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Il Piccolo, 17 gennaio 2010
 
Brandolin accusa: «Scadenti le ultime passeggeri» 
«Errori strutturali e di progettazione su Dream, Ruby e Caribbean». Dura reazione dei sindacalisti

di ROBERTO COVAZ

«La difficoltà di Fincantieri di acquisire nuove commesse per Monfalcone è dovuto anche agli errori di progettazione e strutturali di due delle ultime navi passeggeri uscite da Panzano. L’armatore non è rimasto affatto soddisfatto del prodotto».
L’ha svelato il consigliere regionale del Pd, Giorgio Brandolin, nel dibattito di chiusura della Conferenza economica organizzata venerdì e ieri dalla Provincia all’Europalace di Monfalcone. Si tratta delle Carnival Dream e Ruby Princess. Da queste due navi, poche settimane dopo la consegna, sono stati sostituiti alcuni chilometri di tubazioni che non rispondevano al diametro prestabilito dal contratto. Ancora prima, rilevanti contrattempi avevano interessato la Caribbean Princess; in questo caso si erano repentinamente deteriorati parecchi metri di saldatura. «Ho avuto queste informazioni dalla rsu del cantiere di Panzano – ha specificato Brandolin – . Ma non è certo un segreto quanto ho svelato». Brandolin si riferisce alla mega-convention che si era tenuta il 2 dicembre scorso alla Stazione Marittima di Trieste. Presente tra gli altri l’amministratore delegato Giuseppe Bono, la riunione – a porte rigorosamente chiuse – aveva registrato la partecipazione degli imprenditori delle oltre 300 aziende di appalti, subappalti e indotto della Fincantieri. Da quella convention era filtrata la necessità di una maggior cura nei dettagli dell’impostazione e dell’allestimento delle navi.
«Sappiamo che in questo momento la concorrenza alla Fincantieri arriva soprattutto dai cantieri tedeschi – ha aggiunto Brandolin, suscitando anche la sonora contestazione di un gruppo di sindacalisti presenti al dibattito della Conferenza economica – . Non mi pare che si possa dire che la Germania sia concorrenziale rispetto all’Italia sul piano del costo della mano d’opera. Lo è invece sul piano dell’organizzazione del lavoro e sulla qualità del prodotto. Ed è sul miglioramento dell’organizzazione del lavoro che deve concentrarsi Fincantieri».
Il cantiere di Monfalcone nei suoi 102 anni di storia ha sfornato decine tra le navi più belle del mondo. A farle sono state generazioni di cantierini che l’azienda (Cnt, Crda, Italcantieri e in parte Fincantieri) aveva provveduto a formare professionalmente nei minimi dettagli. Ora non è più così, anche se a Panzano lavorano ancora dirigenti, tecnici e operai di assoluto livello. 

Liva (Fiom): «Non si scarichi la colpa sulle maestranze»

«È un grave errore scaricare la responsabilità della perdita delle commesse sulle maestranze, poichè se delle responsabilità vi sono queste vanno semmai imputate all’inesistente politica di defiscalizzazione del settore della cantieristica portata avanti nel nostro Paese». A contestare apertamente le accuse scagliate ieri dal consigliere regionale Giorgio Brandolin è Paolo Liva, segretario generale della Cgil di Gorizia: «Se la Germania ci ha sfila sotto il naso la realizzazione di nuove navi – prosegue – è perchè lì vi sono meno costi, dovuti al sostegno che quello Stato assicura alle sue industrie. Nel momento in cui l’Italia detassasse le attività messe in campo dalla Fincantieri, automaticamente quest’ultima acquisirebbe almeno 3 punti in più di competitività sui tedeschi, che proprio grazie a queste politiche lungimiranti hanno invece appena conquistato 2 punti». Per Liva «le parole di Brandolin non descrivono la realtà, ricuducibile invece a scenari macroeconomici, e non fanno un buon servizio al territorio». (ti.ca.)

Il Piccolo, 18 gennaio 2010
 
L’AZIENDA REPLICA ALLE ACCUSE DELL’ESPONENTE DEL PD 
L’ira di Fincantieri: «Le nostre navi sono al top»  
Duro giudizio su Giorgio Brandolin: «Quali competenze ha per parlare di cantieristica?»
 
 
di LAURA BORSANI

Fincantieri smentisce che le sue navi da crociera siano mal costruite. E smentisce seccamente che la mancanza di commesse per lo stabilimento di Panzano sia ascrivibile alla scarsa qualità del prodotto. Si scatena il vespaio attorno alle dichiarazioni espresse sabato dal consigliere regionale del Pd, Giorgio Brandolin, nell’ambito della Conferenza economica. L’azienda boccia su tutta la linea quell’intervento «inopportuno» e «fuori luogo». Ma anche i sindacati, tirati in ballo, non le mandano a dire, tanto da considerare l’opportunità di «rivedere i rapporti con la politica».
Lapidaria dunque Fincantieri: «Brandolin chi? Non sappiamo se costui abbia competenza per parlare di cantieristica navale. Ammesso e non concesso che le affermazioni di Brandolin, come lui stesso dice, si basano su fonti sindacali del cantiere, allora, ancora una volta, il sindacato dimostrerebbe poco attaccamento verso l’azienda. Se poi fosse vero quanto Brandolin dice circa la presunta superiorià della qualità del prodotto e dell’organizzazione del lavoro dei cantieri tedeschi, allora come si spiegherebbe che l’unica nave da crociera ordinata nel 2009 sia stata commissionata a Fincantieri?».
Insomma, le rivelazioni pubbliche del consigliere regionale gettano la città nella bufera. Chiamare in causa «errori progettuali e strutturali» in relazione alle ultime due navi realizzate nello stabilimento, facendo riferimento alla sostituzione delle tubazioni due settimane dopo la consegna, è stato fatto notare dagli stessi sindacati, rientra tra gli imprevisti propri di una produzione su vasta scala. Comunque superati. Altra questione è, invece, l’opportunità di «fare sistema» tra azienda e fornitori ai fini di una maggiore competitività, migliorando anche i rapporti con le ditte in appalto.
Sul tappeto viene posto un ulteriore elemento, a proposito di competitività tecnica e organizzativa: la Germania non ha avuto alcun ordine quest’anno dal Gruppo Carnival. La nuova commessa garantita a Fincantieri per lo stabilimento di Panzano rappresenta la prima commessa che, dopo due anni di paralisi del mercato europeo, quindi anche tedesco e francese, ha di fatto riavviato il percorso produttivo. Con ciò considerando altresì una ipotizzata opzione, nel segno di una possibile continuità, pur non confermata ma neppure smentita dalla società armatrice e da Fincantieri. L’azienda continua peraltro a investire nello stabilimento, ne fa fede la recente introduzione di due nuove gru a cavaliere e la riorganizzazione logistica degli spazi.
C’è poi la ”fidelizzazione”, forte di vent’anni di rapporti tra Carnival e Fincantieri che ha consegnato quasi 50 navi passeggeri nell’ambito dei diversi brand della società armatrice. La professionalità e la capacità strategica del Gruppo Fincantieri sono altresì testimoniate dalla diversificazione produttiva, che spazia dalle navi da crociera ai traghetti, ai mega-yacht, fino al settore militare dal quale deriva circa il 30% di fatturato della società. 

LA REAZIONE DEI SINDACATI  
Luxic: «D’ora in poi porte chiuse ai politici»
 
 
Incredulità, fino a diventare un fiume di smentite e stigmatizzazioni. Il sindacato non ci sta a venir chiamato in causa dal consigliere regionale Brandolin, che ha attribuito proprio alle Rsu di stabilimento la fonte delle sue affermazioni sulla scarsa qualità delle navi. I rimandi ieri sono stati duri e immediati. Moreno Luxic, della Fiom-Cgil di stabilimento, sottolinea: «Trovo inaccettabile chiamare in causa i sindacati su una questione che, qualora fosse stata avvalorata dai fatti nei termini e nella portata asseriti, sarebbe comunque rimasta doverosamente circoscritta all’interno del confronto con l’azienda. Se i politici posseggono informazioni che noi non abbiamo, è bene che non ne attribuiscano le responsabilità a chi si incontra con loro, su loro richiesta. A questo punto, per quanto riguarda la Fiom, non intendiamo più ”incontrare” la politica».
Luxic pone la questione del rispetto dei rapporti in ordine alla concertazione con l’azienda: «Se problemi dovessero emergere in fatto di qualità del prodotto – osserva -, è l’azienda che ce li dovrebbe esporre. In relazione poi alla tubesteria delle ultime due navi, preciso che l’azienda ci aveva comunicato la richiesta di verifiche e revisioni. Interventi garantiti. Che per questo la società armatrice abbia cambiato idea sul prodotto di Fincantieri, mi sembra quantomeno esagerato». Il sindacalista quindi chiarisce: «Oltre a ribadire che non si possono scaricare presunte inadempienze sulle maestranze, mi sembra assurdo parlare di lavoro poco competitivo quando recentemente lo stabilimento di Panzano ha acquisito una nuova commessa, oltre ad una ipotizzata opzione».
Andrea Holjar, Uilm della Rsu, era presente alla Conferenza economica: «Non comprendo i motivi per cui il consigliere Brandolin abbia fatto quelle dichiarazioni, coinvolgendo in modo infondato le Rsu. Le nostre preoccupazioni sono di tutt’altro tenore. Ci preme la tenuta produttiva del cantiere, che rappresenta il 52% del Pil prodotto dal territorio, per la quale riteniamo ci sia assoluto bisogno dell’intervento del Governo. Ci preoccupa l’indotto, già in sofferenza». Parole dure anche dal segretario provinciale della Uilm, nonchè coordinatore Uilm di stabilimento, Luca Furlan: «Rimaniamo schoccati da quanto espresso da Brandolin, ammesso e non concesso che sia frutto di chi e in quali termini possa essere stato riferito. Il fatto che politici sempre dichiaratisi ”molto più vicini al sindacato di altri” e pronti a richiederci incontri nei momenti ”topici”, possano fare queste affermazioni, ci induce a rivederne i rapporti. Un dato è certo: Fincantieri, nonostante la crisi globale della cantieristica navale, resta sul mercato e continua ad avere le commesse. Il piano di efficientamento dimostra lo sforzo costante per mantenere una qualità produttiva ai massimi livelli». (la.bo.) 

Antonaz: «Cosa si pretende ancora da gente che guadagna appena mille euro al mese?» 
 
«Ma cosa si può pretendere ancora da operai che a malapena guadagnano mille euro al mese?», ha chiesto provocatoriamente il consigliere regionale di Rifondazione comunista, Roberto Antonaz, nel sentire la denuncia di Brandolin a proposito delle presunte imperfezioni strutturali delle ultime due navi consegnate da Fincantieri. La domanda di Antonaz è scaturita nell’ambito del dibattito tra i consiglieri regionali che ha concluso, sabato scorso, la due giorni della Conferenza economica organizzata dalla Provincia di Gorizia. In quella sede, appunto, Brandolin aveva parlato delle ”navi sbagliate” costruite a Monfalcone. Gli altri consiglieri presenti (Brussa, Marin e Razzini) su questo argomento non sono intervenuti. Alla Conferenza economica ha partecipato il direttore del cantiere di Panzano, Capobianco, che però non era presente al momento dell’intervento di Brandolin. Va detto che Brandolin non ha criticato la Fincantieri ma ha auspicato un miglioramento della condizione generale del lavoro all’interno del cantiere.

Il Piccolo, 20 gennaio 2010
 
LA POLEMICA 
Brandolin: «Nessuna offesa a lavoratori e dirigenti»  
Il consigliere regionale del Pd dal suo blog spiega i motivi dell’intervento sul cantiere
 
 
«Non ho mai voluto, con le mie parole, rivolgere un’accusa ai lavoratori o ai dirigenti del cantiere, anzi. Quello che ho voluto sottolineare è semplicemente un fatto: invece di parlare di sviluppo di altre vocazioni per Monfalcone, come quella turistica su cui si è da più parti insistito, meglio sarebbe rendersi conto che la città ha una sua vocazione industriale che deve assolutamente essere preservata. Ma per farlo c’è la necessità di puntare sulla qualità del lavoro». Il consigliere regionale del Pd, Giorgio Brandolin, replica attraverso il suo blog ai sindacati e a Fincantieri dopo le polemiche suscitate dalla parte del suo intervento alla recente Conferenza economica, in relazione a difetti costruttivi sulle ultime navi uscite dallo stabilimento di Monfalcone.
«Non ho detto, in fondo – scrive ancora Brandolin sul suo blog -, niente di nuovo rispetto a quanto è stato sostenuto in passato da altri, primo tra tutti lo stesso amministratore delegato Giuseppe Bono nel corso di un recente incontro svoltosi a Trieste. Cioè che, per stare sul mercato, serve puntare alla qualità della lavorazione. Quindi la mia è stata tutt’altro che un’accusa ai lavoratori del cantiere, bensì ho voluto sottolineare la necessità di preservare il loro lavoro puntando alla sua valorizzazione. Purtroppo capisco che alcune mie parole, estrapolate dal contesto, possano essere state viste come un’offesa, ma ribadisco che il discorso globale era ben più vasto: invece di perseguire nuove strade aleatorie, come una vocazione turistica, meglio sarebbe valorizzare quella che da sempre è una risorsa per Monfalcone, ovvero il cantiere navale».
Brandolin non ha voluto replicare, sul suo blog, a quanto Fincantieri ha precisato sul problema qualità delle navi passeggeri e anche sulla presunta ”scarsa competenza” su temi legati alla cantieristica. Lo ha fatto, però, indirettamente. «Per quanto riguarda invece le parole di Fincantieri – scrive Brandolin sul suo blog -, non voglio replicare: so di essere solo un piccolo ingegnere di provincia, figlio di un operaio del cantiere navale e fiero di esserlo, per cui di competenze specifiche nel settore navale non ne ho. Quello che so però è che un’azienda, una qualsiasi azienda, per stare sul mercato deve puntare alla qualità e all’alto livello delle lavorazioni, altrimenti la sua sarà una partita persa in partenza».
 
IL DIBATTITO SULLA NAVALMECCANICA 
Fincantieri: «Il futuro è nella qualità»  
Oltre 20mila ore di formazione per i dipendenti. Corsi anche per gli ”esterni”
 
 
di FABIO MALACREA

Fincantieri fuga ogni dubbio circa la qualità delle sue navi. Nella consapevolezza che, per restare su un mercato sempre più concorrenziale alla luce della contrazione delle commesse, deve giocare la carta della qualità e del rispetto dei tempi di consegna. Lo sa bene l’ad Giuseppe Bono che, ai primi di dicembre, in un ”conclave” con fornitori e indotto, ha sintetizzato in qualità del prodotto, rispetto dei tempi e prezzi contenuti le tre regole per battere la concorrenza mondiale. Lo ha confermato il direttore dello stabilimento di Monfalcone, Paolo Capobianco, al recente varo di ”Queen Elizabeth”, quando ha rilevato come «l’obiettivo immediato dev’essere il recupero di efficienza nell’allestimento di navi di alta qualità». Fincantieri vuole evitare che passi la sensazione di uno scadimento del prodotto, anche alla luce delle dichiarazioni polemiche sulla scarsa qualità delle ultime passeggeri uscite dallo stabilimento di Panzano da parte del consigliere regionale del Pd Giorgio Brandolin alla Conferenza economica. E lo fa sciorinando dei numeri. Lo scorso anno – riferisce l’azienda – solo nello stabilimento di Panzano sono state effettuate 18.500 ore di formazione per circa 700 tra capi e operai, parte dedicate alla sicurezza, parte ad attività legate al processo-nave, parte all’addestramento di saldatori e carpentieri. Nel 2010 le ore di formazione diventeranno 25mila. Ma il piano-qualità riguarda anche le ditte, con un iter di qualifica per prodotti e fornitori. Proprio i lavoratori delle ditte hanno rappresentato finora l’anello debole sul piano della professionalità. Nel 2009 circa 2000 operai ”esterni” sono stati interessati a un progetto-sicurezza. Quest’anno anche per loro ci saranno corsi di addestramento finalizzati a garantire la qualità del prodotto.
Sulla bontà delle navi passeggeri, Fincantieri respinge quindi qualsiasi illazione. Tanto più che il cantiere di Panzano è l’unico del gruppo in cui opera un Centro polifunzionale per la formazione dei dipendenti.
La scommessa-qualità si gioca anche sul piano dell’innovazione. È questa la ragione per cui proprio Fincantieri ha deciso di promuovere il Distretto tecnologico navale, in collaborazione con Regione, Area di ricerca, enti locali e imprese. Monfalcone, insomma, non punta solo a restare competitiva sul mercato con il suo prodotto di punta, le passeggeri, ma anche di qualificare una forza-lavoro ancora troppo legata a vecchi schemi. «È fondamentale – rileva il presidente della Provincia Enrico Gherghetta – che i nostri giovani, con titoli di studio superiori e finora senza sbocchi lavorativi in loco, trovino nella loro città occasioni di impiego qualificato. Il Distretto, finalizzato a favorire una sinergia tra aziende e istituti di ricerca, con la mediazione della Regione, può creare grandi opportunità. La ricerca di un mercato locale del lavoro qualificato è la nostra scommessa, non solo nell’ambito della cantieristica navale ma anche della nautica, altro settore in espansione sul territorio. È in questo contesto – prosegue Gherghetta – che chiedo l’istituzione della sede di Friulia a Monfalcone, con un immediato beneficio in termini di occupazione diretta ma anche con un effetto-domino per società di consulenza, ricerca e quant’altro. È un meccanismo naturale. Come il cantiere ha fatto da volano per una miriade di industrie e ditte, una struttura dirigenziale come Friulia potrebbe creare grandi opportunità nel terziario avanzato. I settori trainanti qui non mancano: la cantieristica navale in primis, ma anche la nautica e il settore energetico. Se vogliamo guardare alle prospettive e non al passato per uscire dalla crisi è questa la strada da seguire».

L’ORGOGLIO DELLE EX ”TUTE BLU”  
«Corsi per apprendisti nelle baracche di Panzano: per questo ai nostri tempi c’era più preparazione»
 
 
di TIZIANA CARPINELLI

Quando per la prima volta Ennio Bonato varcò i cancelli dei Cantieri riuniti dell’Adriatico, lo stabilimento navalmeccanico di Panzano appariva come una piccola città nella città. Un microcosmo frastagliato di umori e abilità che, visto da fuori, brulicava di tute blu.
Ennio Bonato all’epoca aveva 15 anni e già suo padre e, prima ancora, il padre di suo padre avevano raggiunto la stessa tappa: diventare un cantierino. Un vero orgoglio per la famiglia: busta paga garantita fino alla pensione e il prestigio di contribuire alla realizzazione di quelle eleganti, robuste, inaffondabili navi bianche.
Da 18 anni in quiescenza, l’ex elettricista di bordo ricorda con una punta di commozione la fatica spesa all’interno del cantiere, quando si fabbricavano le più belle passeggeri del mondo: «C’era molta più competenza rispetto a oggi: per gli apprendisti era obbligatorio frequentare le scuole professionali che si tenevano al Ceriani e, la sera, seguire i corsi alle baracche di Panzano. Un percorso, questo, che durava per almeno tre anni ed era altamente formativo: io acquisii, in quell’ambito, le prime nozioni sul funzionamento degli impianti elettrici, che mi servirono per diventare operaio specializzato».
In seguito, Bonato lavorò per due anni sulla ”Garibaldi”, finì in trasferta a Lisbona dove venivano impostate le superpetroliere e operò pure sui sommergibili (come il ”Sauro”), in «spazi che definire angusti è dir poco». Ma la nave più bella, per lui, resta la passeggeri ”Eugenio Costa”. «In cantiere – ricorda – si faceva tutto: dallo scafo agli allestimenti fino alla mobilia, difatti c’erano parecchi falegnami nello stabilimento. Addirittura il servizio di lucidatura dell’arredo veniva eseguito dai dipendenti del cantiere: lo so perchè mia madre era una ”lustrina”, ovvero un’addetta alla pulizia della mobilia. Oggi la gran parte di questi servizi è invece esternalizzata oppure non si svolge più manualmente. Ma c’era una grande soddisfazione, specialmente al momento del varo, ch’era una festa per tutta la città».
A proposito delle recenti polemiche sollevate dal consigliere regionale Giorgio Brandolin sulla qualità del lavoro svolto dalle attuali maestranze alla Fincantieri Bonato, ex calciatore del Crda Monfalcone, commenta: «Io penso che Brandolin conosca più lo sport che la navalmeccanica: fa male sentire queste parole, perchè se il contesto è molto cambiato negli anni una cosa è rimasta uguale, vale a dire la fatica del lavoro quotidiano».
Secondo il carpentiere in ferro Edelino Vascotto, 51 anni, entrato in cantiere nel giugno del 1980 «il ritmo delle lavorazioni si è velocizzato ed è naturale che la qualità ne abbia in parte risentito: anche i motori delle auto di oggi non sono più quelli di una volta». «Si iniziava da ragazzi con l’apprendistato – riferisce -: erano gli anziani a insegnare il mestiere. C’era orgoglio nell’essere operai della Fincantieri: quando iniziai io il primo salario era di 327mila lire e con due buste paga ti potevi permettere una Vespa. Insomma, era un ”signor mestiere”: non ho mai avuto problemi coi pagamenti e neppure con l’accesso al credito. Bastava dire che lavoravi alla Fincantieri e ti stendevano il tappeto rosso. La nave più bella? La Crown Princess, ma anche la Queen Elizabeth, nonostante le linee retrò, è molto elegante e di qualità».

SEDUTA UNITARIA DELLE ASSEMBLEE DI MONFALCONE, RONCHI E STARANZANO  
Tre Consigli, a faccia con i vertici dell’azienda
 
 
Il territorio ha ricercato e ora sta per andare a un confronto diretto con Fincantieri per capire tempi e modi del calo della produzione che interesserà lo stabilimento di Monfalcone a partire dal primo febbraio e soprattutto prospettive della principale realtà industriale isontina. I Consigli comunali di Monfalcone, Ronchi e Staranzano si riuniranno il 10 febbraio, alle 18, nella Galleria comunale d’arte contemporanea per il faccia a faccia con la società. La disponibilità di Fincantieri ad aprire un dialogo diretto in un momento estremamente delicato della vita dello stabiliemnto c’è, come sottolinea il presidente del Consiglio comunale di Monfalcone, Marco Ghinelli. «Fincantieri ha garantito la sua presenza ai massimi livelli», aggiunge Ghinelli. Al momento non ci sono nomi certi, ma la richiesta partita da Monfalcone era quella di poter avere come interlocutore l’amministratore delegato della società, Giuseppe Bono. «Credo che per Monfalcone, Ronchi e Staranzano l’iniziativa possa rappresentare un’occasione importante di verifica – afferma Ghinelli -. I consiglieri comunali potranno porre gli interrogativi che un po’ tutta la comunità si sta facendo da mesi». Il dibattito politico, se richiesto dai partiti, si terrà in un secondo momento. A sollecitare l’avvio di un dialogo per consentire all’ente locale di gestire al meglio le ripercussioni dello scarico di lavoro del cantiere navale era stato a novembre l’esponente dell’Udc Giorgio Pacor. Il Pdl, attraverso la consigliere Suzana Kulier, aveva poi suggerito di ampliare l’iniziativa ai Comuni confinanti. Dal primo febbraio la cassa integrazione ordinaria interesserà fino a un massimo di 450 dipendenti Fincantieri nell’arco di 13 settimane. Il prossimo mese i dipendenti coinvolti potrebbero comunque essere tra i 60 e i 70.

Il Piccolo, 16 gennaio 2009 
 
FRA UN MESE PREVISTA L’ENTRATA IN SERVIZIO  
Nuove maxi-gru, Fincantieri accelera i tempi  
L’obiettivo dei nuovi investimenti è di consegnare una nave ogni 6 mesi contro gli attuali 9
 
 
La capacità operativa dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, il più grande del gruppo e d’Europa, sarà ulteriormente accresciuta tra circa un mese. Agli investimenti degli ultimi tre anni si affiancheranno le due nuove gru a cavaliere realizzate dalla pordenonese Cimolai e in grado di sviluppare, uniche al mondo, una portata massima di mille tonnellate.
Gli enormi mezzi di sollevamento e trasporto, gommati, sono stati montati nel mese di dicembre da tecnici e addetti della Cimolai, diventando perfettamente visibili, viste le dimensioni, dal rione di Panzano. La prima gru sarà operativa, stando alle indicazioni di Fincantieri, attorno al 15-20 febbraio, mentre la seconda lo sarà tra marzo e aprile. Il sovraccarico finale di mille tonnellate, appunto la portata massima, sarà raggiunto però solo nel mese di giugno.
L’investimento di 15,6 milioni di euro complessivi rientra nel programma di Fincantieri per l’ammodernamento e l’efficientamento produttivo del suo cantiere navale più grande. A differenza delle gru a cavalletto che servono il bacino muovendosi su rotaia, i nuovi mezzi sono gommati, potranno spostarsi in ogni direzione e quindi consentiranno di servire in modo ottimale l’area di premontaggio.
Le gru a cavaliere avranno appunto il compito di sollevare le grandi sezioni realizzate a terra per trasferirle nella zona di interscambio. I nuovi enormi mezzi di sollevamento contribuiranno così alla riduzione dei tempi di costruzione delle unità commissionate allo stabilimento di Monfalcone, come il resto degli importanti cambiamenti effettuati in questi ultimi anni dalla società nel cantiere, che hanno coinvolto non solo la produzione, ma anche la logistica, dallo spostamento degli spogliatoi e dell’ingresso, alla nuova viabilità interna.
In questi ultimi due-tre anni il cantiere navale è stato inoltre dotato di una nuova linea pannelli, che sfrutta la tecnologia di nuova generazione e permette una saldatura automatica con il laser, ed è divenuta operativa la robotizzazione per la costruzione dei sotto-assiemi di scafo. È stata inoltre realizzata anche una nuova officina per i blocchi piani e ora si sta intervenendo nelle fasi di lavorazione successive.
L’obiettivo dell’ammodernamento dello stabilimento è quello di aumentare la capacità produttiva a terra, riducendo i tempi di costruzione in bacino e in ogni caso quelli complessivi di consegna. Al momento il cantiere di Monfalcone consegna una nave di grandi dimensioni ogni 8-9 mesi, mentre nel prossimo futuro sarà in grado di farlo ogni 6 mesi.
Il momento rimane però difficile e all’orizzonte non sembrano, almeno per ora, profilarsi nuove commesse nel settore delle navi da crociera. Per Monfalcone è invece fondamentale rimpinguare nei prossimi mesi il proprio portafoglio ordini, perché in caso contrario alcuni settori dello stabilimento dovranno fare i conti con uno scarico di lavoro già all’inizio del 2010. Intanto procedono secondo programma l’allestimento della Carnival Dream, la più grande passeggeri mai realizzata da Fincantieri e da Monfalcone con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda, e la costruzione in bacino della Azura P&O. La prima sarà consegnata tra poco più di 8 mesi, perché il debutto è fissato per il 21 settembre da Civitavecchia con una crociera di 12 giorni nel Mediterraneo, mentre la seconda sarà ultimata nella primavera del 2010.
La Dream, comunque, si sta rivelando, anche a distanza, un’unità non solo più grande, ma anche dalla linea e dalle soluzioni molto diverse rispetto alle sue sorelle. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 dicembre 2008 
 
Consegne da rispettare: feste di Natale al lavoro per gli operai Fincantieri 
 
In controtendenza rispetto a molte altre realtà del Monfalconese e del resto della provincia, che stanno anticipando le ferie per tamponare lo scarico di lavoro provocato dalla crisi mondiale, per lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone quello di quest’anno sarà un Natale di lavoro. Il cantiere navale difficilmente si svuoterà del tutto a cavallo tra fine dicembre e inizio gennaio, visti gli impegni produttivi dello stabilimento, alle prese con l’allestimento dell’enorme Carnival Dream, 130mila tonnellate di stazza lorda, la più grande nave passeggeri mai realizzata da Fincantieri e quindi dal cantiere navale di Panzano.
All’allestimento della Dream, varata alla fine di ottobre e la cui consegna è programmata per la fine dell’estate-inizio dell’autunno del prossimo anno, si affianca poi la costruzione in bacino della Azura P&O, 116mila tonnellate di stazza lorda, gemella della Ventura, da ultimare nella primavera del 2010. La produzione nello stabilimento di Panzano si fermerà quindi solo con il giorno di Natale. In base all’accordo delle Rsu con l’azienda, costruito sulla possibilità di effettuare dei ponti, lo stabilimento dovrebbe comunque essere fermo tutta la settimana successiva a Natale, che va dal 29 al 2 gennaio, e poi anche il 5 e 6 gennaio. La piena ripresa dell’attività coinciderà quindi con il 7 gennaio, anche se c’è la sensazione che il cantiere navale quest’anno non si svuoterà mai del tutto. «Al lavoro ci saranno non solo i lavoratori delle ditte esterne – afferma Moreno Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -, ma anche di Fincantieri, perché è usuale che nel processo produttivo del cantiere ci sia qualcosa da recuperare, anche se le costruzioni sono grosso modo in linea con i tempi previsti». Di fronte alle difficoltà che stanno attanagliando sempre più realtà dell’Isontino, anche del settore metalmeccanico, la sensazione è quindi anche quella che un Natale di lavoro non infastidisca più di tanto. Già il prossimo Natale del resto potrebbe essere diverso anche in Fincantieri se nel corso del 2009 non arriveranno nuove commesse.
Stando così le cose, il cantiere navale di Panzano rimane appunto con quattro navi nel suo portafoglio ordini, di cui due già in avanzato stato di realizzazione. Le altre due unità commissionate a Monfalcone, oltre a Carnival Dream e Azura P&O, sono la «Queen Elizabeth», di 92mila tonnellate di stazza lorda, che sarà realizzata per Cunard Lines, altro marchi del gruppo Carnival, e la gemella della «Dream», la «Carnival Magic», con consegna rispettivamente nell’autunno del 2010 e nella primavera del 2011. Qualora non dovessero essere garantiti nuovi ordini, l’eventuale scarico di lavoro potrebbe interessare però molto prima del 2011 alcuni settori dello stabilimento, gestiti direttamente da Fincantieri. Il parco-lamiere, ad esempio, potrebbe iniziare a rallentare la sua attività già nella seconda metà del prossimo anno. La crisi dell’economia mondiale inizia quindi a fare paura davvero a Monfalcone, anche se gli elementi negativi che condizionavano il mercato fino a pochissimo tempo fa si sono inoltre modificati. Vedi l’apprezzamento del dollaro sull’euro e la diminuzione del costo delle materie prime, anche se gli effetti positivi di questi due fattori non si faranno sentire che fra un po’ di tempo. La società non è indebitata e sarà quindi in grado sia di cogliere una ripresa degli ordinativi, sia di reggere meglio una crisi. La formula rimane inoltre quella della diversificazione (vedi le commesse nel settore militare acquisite all’Euronaval di Parigi) e della saturazione di tutti gli stabilimenti. In questo contesto, secondo la società, Monfalcone rimane il cantiere più «solido», in grado quindi di accogliere lavoro per conto di altri stabilimenti o nuove linee di business.

Il Piccolo, 25 ottobre 2008 
 
IL VARO DELLA CARNIVAL DREAM  
Un minuto di silenzio l’omaggio alle vittime  
Sirene mute alla cerimonia dopo la recente disgrazia avvenuta in cantiere 
LA PIÙ GRANDE NAVE PASSEGGERI COSTRUITA DALLA FINCANTIERI
 
 
Si è aperta con un minuto di silenzio per commemorare le vittime sul lavoro la cerimonia del varo della Carnival Dream, la più grande nave da crociera mai realizzata da Fincantieri e dal suo stabilimento di Monfalcone. L’appuntamento di ieri pomeriggio nel cantiere navale di Panzano, pur importante, perché ha di fatto segnato il raggiungimento di un ulteriore traguardo per la società e lo stabilimento, non poteva non avere al centro il tema della sicurezza sul lavoro, dopo l’incidente del 15 ottobre in cui ha perso la vita Mauro Sorgo, 43enne dipendente di Fincantieri. Il direttore uscente dello stabilimento, Carlo Demarco, all’inizio del suo intervento ha rivolto «il pensiero a tutte le nostre vittime sul lavoro», invitando «tutti a tenere alta l’attenzione» in modo da evitare il ripetersi di tragedie come quella accaduta la scorsa settimana. Anche il project manager di Carnival Cruise Lines a Monfalcone, Roberto Fazi, ha espresso innanzitutto il suo più profondo cordoglio alla famiglia, agli amici e ai colleghi di Mauro Sorgo. Molti lavoratori, operai e tecnici, hanno presenziato al varo, in silenzio. Non ci sono state contestazioni nei confronti dell’azienda con cui ieri a Roma Fim, Fiom e Uilm hanno ripreso il confronto per un contratto integrativo nel quale i sindacati tornano a chiedere anche più sicurezza sul lavoro. In silenzio è rimasta ieri anche la Carnival Dream, tenuta a battesimo dalla dipendente del cantiere navale Patrizia Bottaro e benedetta dal cappellano del cantiere, padre Ermenegildo Maragno. La grande nave bianca, nuova ammiraglia della flotta Carnival, non ha suonato le sirene dopo che tradizionale bottiglia di champagne si è infranta sulla sua fiancata.
Si tratta, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda, della più grande passeggeri varata nel Mediterraneo, ha sottolineato il project manager di Carnival, dimostrando la grande capacità tecnologica dello stabilimento di Monfalcone nei 100 anni della sua nascita. La realizzazione dell’unità, ha spiegato Fazi, comporta molteplici sfide sia per la complessità della costruzione sia perché si tratta di un prototipo. La Dream è contrassegnata da sostanziali modifiche rispetto le sorelle maggiori (come età e non come stazza) per quel che riguarda il profilo esterno e la distribuzione degli spazi interni. Fazi si è quindi complimentato con Fincantieri, con i suoi tecnici e le sue maestranze a Monfalcone e Trieste che «hanno contribuito a raggiungere questo primo importante traguardo». Il prossimo, la consegna dell’unità, è previsto per l’autunno 2009. Il momento del varo è stato comunque preceduto ieri dalla tradizionale e beneaugurante «coin ceremony», la posa di un dollaro d’argento sull’ultimo ponte della nave, secondo un’antica consuetudine marinara. La Dream, una lunnghezza di 306 metri e 2.559 cabine, potrà ospitare fino a 4.631 ospiti, assistiti da 1.369 componenti dell’equipaggio. Il progetto della Carnival Dream presenta molte discontinuità rispetto a quello della serie Conquest, da cui deriva per evoluzione, 6 navi costruite nei cantieri di Monfalcone, Marghera e Sestri Ponente a partire dal 1996. Notevoli infatti le modifiche che sono state apportate al layout delle sale pubbliche. In particolare il ponte 5 avrà una passeggiata che copre l’intero perimetro della nave e numerose sono le sale pubbliche e i ristoranti che si affacciano all’aperto.
Laura Blasich 
 
OGGI L’INAUGURAZIONE  
Monumento in ricordo dei caduti sul lavoro
 
 
Monfalcone ricorderà in modo tangibile i propri morti sul lavoro oggi, alle 10 inaugurando nel giardino antistante il cimitero un monumento intitolato alle vittime del lavoro alla presenza dell’arcivescovo di Gorizia Dino De Antoni e del presidente nazionale dell’Anmil Petro Mercandelli. Quest’opera assume un particolare significato, spiega l’Anmil, poiché è stato fortemente voluto dagli invalidi di Monfalcone, la città più industrializzata della provincia, ma che detiene, purtroppo, anche il triste primato degli infortuni, per ricordare tutti coloro che per il lavoro e sul lavoro hanno perso la vita. “Non a caso il presidente nazionale dell’Anmil, Pietro Mercandelli, ha voluto essere con noi in questa ricorrenza – spiega il presidente provinciale dell’associazione, Emilio Jelen -, dopo aver ribadito, durante la celebrazione della 58esima Giornata vittime incidenti sul lavoro, il 12 ottobre, l’importanza della prevenzione e della sicurezza nei luoghi di lavoro”. Il monumento, realizzato con il contributo e il patrocinio del Comune di Monfalcone e con il contributo di Fincantieri, è stato ideato da Franco Buttignon ed eseguito dagli operai del cantiere navale di Panzano. E’ un tributo quello dell’Anmil e degli operai per i loro compagni di lavoro che non ci sono più, «persone che hanno perso la vita in infortuni, ma anche per malattie professionali tra le quali la più temibile, l’asbestosi, che continua a mietere vittime.
 

Messaggero Veneto, 25 OTTOBRE 2008 
 
Ha una stazza lorda di 130 mila tonnellate È lunga 306 metri, ha 2.559 cabine ed è in grado di ospitare 4.631 persone 
Varata la “Carnival dream”  
È la più grande nave passeggeri costruita in Italia dalla Fincantieri 
Ieri la cerimonia caratterizzata dal pensiero rivolto alle vittime del lavoro e in particolare a Michele Sorgo
 
 
MONFALCONE. «Il primo pensiero va alla vittima e alle vittime del lavoro. Invito tutti, dirigenti, capi, capisettore, maestranze, sindacati affinché si tenga alta l’attenzione per evitare altre disgrazie». Il direttore uscente dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, Carlo De Marco, ha aperto così il suo breve intervento in occasione della cerimonia del varo di Carnival dream, la nuova nave da crociera in costruzione allo stabilimento monfalconese. 
Cerimonia che, anche in verità, ha risentito ancora del dolore e del cordoglio per la recente morte di Michele Mauro Sorgo, l’operaio 43enne deceduto a bordo della Ruby princess, nave che ha lasciato la banchina del cantiere di Monfalcone giovedì pomeriggio.
Se la partenza di Ruby è avvenuta in silenzio, altrettanto silenzioso è stato il varo, dove la rottura della bottiglia benaugurante contro la fiancata della nave è stata salutata solo da un breve applauso, non seguito dal tradizionale suono delle sirene. Non ci sono state peraltro manifestazioni di dissenso o protesta da parte delle maestranze presenti. Se De Marco (all’ultima cerimonia ufficiale visto che dal primo novembre lascerà la direzione che sarà assunta da Paolo Capobianco) ha poi ricordato la soddisfazione di riprendere il rapporto con Carnival, il rappresentante di Carnival, Roberto Fazi, che non ha mancato di esprimere cordoglio per la famiglia dell’operaio deceduto, ha auspicato che «tutti assieme scongiuriamo il ripetersi di tali fatti».
Ha quindi evidenziato come Dream sia «la più grande nave costruita in Italia e la più grande varata nel Mediterraneo, testimonianza della crescita tecnologica del cantiere, che festeggia 100 anni. E quest’anno è anche il 190º anniversario del varo a Trieste del primo piroscafo del Mediterraneo, il Carolina I, testimone della nostra tradizione marinara». Ha quindi evidenziato come Dream sia la più grande nave passeggeri costruita finora da Fincantieri e in Italia e come sarà l’ammiraglia della flotta di Carnival cruise lines, brand del Gruppo Carnival, primo operatore al mondo del settore crocieristico.
Complimentadosi con Fincantieri, dai tecnici agli operai, per il successo ottenuto, ha salutato De Marco e augurato buon lavoro a Capobianco, sottolineando come il momento di transizione e cambiamento sia dimostrato anche dall’importante ristrutturazione logistica e infrastrutturale che si sta attuando nello stabilimento «volontà del cantiere di far fronte alle esigenze di mercato.
Il momento del varo è stato preceduto dalla tradizionale e beneaugurante “coin ceremony”, la posa di un dollaro d’argento sull’ultimo ponte della nave, secondo un’antica consuetudine marinara. Madrina della cerimonia è stata Patrizia Bottaro, dipendente del cantiere. Il progetto di Carnival Dream, che ha 130.000 tonnellate di stazza lorda, una lunghezza di 306 metri e 2.559 cabine, potrà ospitare fino a 4.631 ospiti, assistiti da 1.369 componenti dell’equipaggio, presenta molte discontinuità rispetto a quello della serie “Conquest”, da cui deriva per evoluzione. Notevoli le modifiche che sono state apportate al layout delle sale pubbliche.
In particolare, il ponte 5 avrà una passeggiata che copre l’intero perimetro della nave e numerose sono le sale pubbliche e i ristoranti che si affacciano all’aperto. “Carnival Dream” verrà allestita nei prossimi mesi con un elevatissimo standard di comfort e proporrà una vasta gamma di intrattenimenti, tra cui teatri, negozi, centri benessere e alcune piscine Jacuzzi. Sarà dotata di due nuovi “water park” situati ai ponti esterni: uno per gli adulti e uno per i più piccoli, con un innovativo schema a quattro scivoli. La consegna è prevista per l’autunno 2009. Già lunedì pomeriggio inoltre sarà impostata la prossima nave, Azura princess, gemella della Ventura.

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