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Il Piccolo, 20 aprile 2009

AVVIATO IL PROGETTO DI ”ODONTOIATRIA SOCIALE” A FAVORE DELLE FASCE PIÙ DEBOLI 
Dal dentista con lo sconto per battere il carovita 
Ben cinque dei sette ambulatori che hanno aderito all’iniziativa a livello provinciale operano in città

di LAURA BORSANI

Medici odontoiatri a sostegno dei cittadini in difficoltà economica, applicando sconti per le cure. A Monfalcone sono cinque gli studi dentistici che hanno aderito al progetto frutto dell’accordo siglato tra l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), la più grande associazione di categoria, l’Oci, Odontoiatri cattolici italiani, e il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, finalizzato a sostenere le fasce sociali più deboli nell’ambito dell’offerta delle prestazioni dentistiche. L’accordo è caratterizzato da una connotazione volontaria, espressione pertanto di effettiva solidarietà da parte della categoria medica che propone alcune prestazioni odontoiatriche a tariffe ridotte nei confronti di persone in particolare stato di disagio economico.
L’accordo, denominato ”Odontoiatria sociale”, punta dunque a salvaguardare le categorie sociali più deboli, in particolare gli anziani e i bambini, ma anche le donne in gravidanza, volendo altresì promuovere l’educazione sanitaria e soprattutto la prevenzione. Nella provincia isontina hanno aderito all’iniziativa sette dentisti, tra cui uno studio di Grado e uno di Gorizia. Ma l’adesione più massiccia è quella registrata a Monfalcone, con cinque professionisti.
In particolare, sono quattro i requisiti richiesti per poter beneficiare degli sconti per le cure: un reddito Isee annuo non superiore a 8 mila euro, un reddito Isee non superiore ai 10 mila euro, l’esenzione dai ticket sanitari, il possesso della social card. Possono accedere allo sconto anche le donne incinta, ma limitatamente alla visita e all’ablazione del tartaro.
L’accordo è già operativo, quindi, anche in città è già possibile fare riferimento ai medici odontoiatri per avvalersi delle prestazioni a prezzo ridotto. La durata del progetto, a carattere sperimentale, è di due anni.
Le prestazioni oggetto di sconto sono: la visita odontoiatrica, l’ablazione del tartaro e l’educazione all’igiene orale, a fronte di 80 euro; la sigillatura dei solchi molari e premolari, per 25 euro l’uno; l’estrazione dei denti compromessi e non più curabili, per 60 euro l’uno; la protesi parziale, invece, costa 550 euro per arcata, quella totale a 800 euro ad arcata.
Il riferimento ai fini degli sconti per le relative prestazioni è il tariffario nazionale. Il grado di riduzione del prezzo pertanto risente della variabilità degli onorari stabiliti dai singoli medici odontoiatri che, comunque, per l’Isontino risentono già di un effetto ”calmieratore”, in virtù della vincinanza al confine sloveno. Si parla, tuttavia, in particolare in riferimento alle tariffe per le protesi, di sconti sull’ordine del 20-25%.
I cittadini che intendono avvalersi di questa opportunità dovranno comprovare il possesso dei requisiti previsti ai fini del beneficio, mediante un’autocertificazione da consegnare al dentista, il quale, a fronte di uno specifico ”prontuario” ne verificherà la corrispondenza per praticare lo sconto sulla cura. Le prestazioni vanno pagate direttamente al dentista che rilascia la ricevuta fiscale per l’importo dovuto. La ricevuta è utile anche ai fini della detrazione fiscale in ordine alla dichiarazione dei redditi. È disponibile anche un numero verde per conoscere il dentista aderente all’accordo: 800-911202.
«È un accordo su base volontaria – ha spiegato il dottor Lorenzo Spessot, odontoiatra monfalconese -, che offre una risposta di solidarietà alle famiglie in difficoltà economica. Il progetto è pensato in particolar modo per le fasce d’età più esposte, come gli anziani e i bambini. In questo contesto, si intende altresì promuovere la prevenzione facendo affluire negli studi dentistici un maggior numero di pazienti per effettuare periodici controlli».

Il Piccolo, 02 giugno 2009 
 
SI INTENSIFICA LA CAMPAGNA INFORMATIVA DEL SERVIZIO RIVOLTO A CITTADINI DISAGIATI  
Dentista con lo sconto, parte la promozione  
Si punta a coinvolgere odontotecnici, medici di base, associazioni e Comune
 
 
I medici odontoiatri dell’Isontino hanno già dato la loro adesione, con una maggiore rappresentatività a Monfalcone, che ha registrato la partecipazione di 5 studi dentistici rispetto ai 7 complessivi, assieme ad un professionista di Grado e uno di Gorizia. Ora attendono i pazienti ai quali viene offerta l’opportunità di avvalersi di cure e prestazioni odontoiatriche a prezzi agevolati. Ma perchè il nuovo servizio, denominato ”Odontoiatria sociale” e rivolto ai cittadini in difficoltà economica, possa decollare, si pone la necessità di avviare un’appropriata campagna informativa. Identificando i canali di diffusione dell’iniziativa, coinvolgendo i medici di base, ma anche le associazioni di volontariato. Il progetto, frutto dell’accordo siglato tra l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), la più grande associazione di categoria, in provincia presieduta dal dottor Paolo Coprivez, assieme all’Oci (Odontoiatri cattolici italiani) e il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, è finalizzato a sostenere le categorie sociali più deboli erogando una serie di prestazioni dentistiche a tariffe scontate. L’accordo si pone l’obiettivo di aiutare le famiglie in difficoltà ed è rivolto in primis ad anziani e bambini, ma anche alle donne in gravidanza, e contestualmente vuole promuovere un’opera di prevenzione sanitaria.
Si profila pertanto la fase promozionale del progetto, caratterizzato dall’adesione volontaria dei medici odontoiatri. A breve sarà riunito il direttivo dell’Andi goriziano, al fine di mettere a punto la strategia comunicativa e organizzativa, alla ricerca delle istituzioni e dei riferimenti utili a veicolare le informazioni. Un coinvolgimento che si vorrebbe estendere alla categoria degli odontotecnici, per una migliore gestione delle agevolazioni tariffarie, estese anche alle protesi, e delle tipologie di intervento da assoggettare allo sconto. In questo contesto organizzativo, si guarda anche alla possibile sensibilizzazione dei medici di base per promuovere l’iniziativa. Il tutto facendo riferimento agli enti locali. Insomma, si tratta di prevedere una sorta di ”rete” in grado di far arrivare al meglio il messaggio di solidarietà e di promozione sanitaria. «Siamo in una fase organizzativa e di messa a punto del progetto, anche sotto il profilo delle tipologie di prestazioni da assoggettare alle agevolazioni – ha spiegato il dottor Gianfranco Ferrari, medico monfalconese e vicepresidente dell’Andi provinciale -. Intendiamo riunire il nostro direttivo per valutare l’accordo nazionale e la sua migliore applicazione. Pensiamo di poter coinvolgere anche la categoria degli odontotecnici». Il dottor Ferrari sottolinea quindi la necessità di lanciare un adeguato battage promozionale: «Serve una capillare opera informativa per far decollare il servizio. In questo senso, riteniamo importante il supporto del Comune, che si fa carico delle questioni di carattere sociale». I rappresentanti dell’Andi hanno già avuto un primo incontro con l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, per gettare le basi della collaborazione. L’assessore Morsolin, da parte sua, esprime ampia disponibilità: «Il progetto è molto valido, intendiamo pertanto sostenerlo in tutte le forme utili, sia avvalendoci dei nostri sportelli e servizi sociali, sia coinvolgendo le associazioni di volontariato, attraverso la Consulta sociale, con la quale abbiamo già portato avanti iniziative che hanno già sortito positivi riscontri».
Laura Borsani

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
STRATEGIE CONTRO IL CARO-VITA 
Sconti sulla bolletta dei rifiuti da caricare sulla Carta famiglia  
Le richieste pervenute al Comune sono 957. Stanziati 100mila euro
 
 
di LAURA BORSANI

Sconto sulla bolletta dei rifiuti da ”caricare” nella Carta famiglia unitamente al ”bonus” relativo all’energia elettrica che la Regione ha riattivato il 9 marzo. È l’orientamento dei Comuni del Basso Isontino, alle prese con la gestione operativa dello strumento previsto dalla legge regionale a favore delle famiglie in difficoltà e con figli a carico. L’ipotesi al vaglio dei 9 enti locali dell’Ambito, di cui Monfalcone è rappresentativa della metà, diversamente dalla scelta effettuata dall’Alto Isontino che ha stipulato una convenzione finalizzata all’abbattimento della bolletta dell’acqua, è quella di puntare sullo sgravio della tassa sulla raccolta ”porta a porta”, o sulla Tia. La Tarsu, nell’ambito del bilancio di previsione 2009, ha subito in città un aumento del 10%. L’indirizzo di lavoro, spiega il vicesindaco Silvia Altran, è dovuto al fatto che, volendo prevedere erogazioni omogenee, il benefit per l’acqua non sarebbe fattibile a Grado, dove la relativa bolletta è ricondotta agli amministratori condominiali. E intanto si fanno le cifre. Le domande presentate finora in città sono 957, rispetto alle 600 dello scorso anno, lievitate ulteriormente a 900 nel dicembre scorso. Di queste 957 richieste, circa la metà è riconducibile a famiglie con figli al di sotto dei 26 anni, che nel comune sono complessivamente 2039. Quanto agli stanziamenti regionali, per Monfalcone sono a disposizione 100mila euro, metà erogati per l’anno 2007 e metà per il 2008. Significa, in via teorica, un ”bonus” medio per famiglia di 50 euro, pur considerando gli scaglioni minimi e massimi parametrati all’Isee. La ”Carta famiglia” presuppone stanziamenti proporzionali al grado di difficoltà dei nuclei familiari, espresso dall’indicatore Isee, prevedendo più fasce di beneficio. L’indicatore economico va inoltre ripresentato, avendo validità annuale. Tra i requisiti richiesti rientrano un Isee inferiore a 30 mila euro, la residenza in regione da almeno un anno (almeno uno dei genitori), l’avere almeno un figlio a carico. Per le famiglie con 4 o più figli, sono previsti anche benefici per accedere ai quali l’Isee può essere superiore a 30 mila euro. Il vice sindaco Silvia Altran ricorda altri strumenti di sostegno economico. Come il ”bonus elettrico” introdotto dal Governo e reso operativo dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas, per garantire alle famiglie in difficoltà e numerose un risparmio sulle bollette (esteso anche ai casi di disagio fisico, in presenza di patologie che costringano all’utilizzo di apparecchiature elettromedicali indispensabili per il mantenimento in vita). Rientrano nel diritto al benefit le famiglie con Isee non superiore a 7500 euro, con oltre 3 figli a carico e Isee non oltre i 20mila euro. Il valore, quest’anno, è di 58 euro per una famiglia di 1 o 2 persone, di 75 euro per 3 o 4 persone, di 130 euro per oltre 4 persone e di 144 euro per i malati costretti all’utilizzo di apparecchiature elettomedicali. E, ancora, la ”Carta acquisti nazionale”, che vale 60 euro al mese, in virtù dell’integrazione regionale di 20 euro. Viene concessa agli anziani dai 65 anni in su e alle famiglie con bambini di età inferiore ai 3 anni, in possesso di particolari requisiti. La Altran, nel consigliare le famiglie aventi diritto di presentare comunque domanda per tutti i benefici previsti, pone alcune questioni. «Un primo elemento critico – osserva – è rappresentato dalla mancata semplificazione. Sarebbe più pratica per i cittadini l’introduzione del quoziente familiare nell’ambito della tassazione». Sul tappeto altresì la questione dei parametri definiti ai fini dell’erogazione dei fondi regionali ai Comuni. Stanziamento che, come anche per altre erogazioni legate all’assistenza sociale o ai bambini disabili, verrebbe stabilito su base demografica, anzichè in virù dell’effettiva situazione del nucleo familiare. Un criterio che il vice sindaco definisce «improprio», ma soprattutto non equo, poichè non rispetta il reale ”fabbisogno sociale” di un Comune. Con ciò rischiando di determinare disparità di trattamento tra gli enti locali che, a parità di popolazione, registrano invece un diverso numero di famiglie in difficoltà. «Applicare il parametro demografico – osserva – significa penalizzare una città come Monfalcone, caratterizzata da un tessuto industriale in rapida espansione e quindi da un’alta concentrazione di famiglie giovani e con figli a carico».

Messaggero Veneto, 03 aprile 2009 
  
Carta famiglia per sconti sui rifiuti  
Il vicesindaco Silvia Altran: importante presentare correttamente la domanda 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Se per l’ambito Alto Isontino, in particolare a Gorizia, i fondi a disposizione dei Comuni da stanziamento regionale per la Carta famiglia saranno usati per lo sconto sulla bollette dell’acqua, a Monfalcone e nel Basso Isontino si sta ipotizzando di usare i fondi, 100 mila euro, erogati in riferimento a 2007 e metà 2008, per sconti sulle tariffe rifiuti, Tarsu o Tia.
«La situazione è complessa e vorremmo essere omogenei nella decisione. La scelta dello sconto Tarsu – spiega il vicesindaco, Silvia Altran – è dovuta al fatto che per molti condomini nella nostra zona, in particolare a Grado, il titolare della bolletta è l’amministratore e non le famiglie». Una decisione da prendere con attenzione, visto che a Monfalcone, al 19 marzo, le domande di Carta famiglia sono state 957, pari quasi al 50% delle famiglie che hanno figli sotto i 26 anni, che sono 2.039. «Le risorse sono attribuite in due tranche da 50 mila euro, importo modesto a fronte delle tante domande e del fabbisogno», precisa Altran. Chi ha diritto alla Carta famiglia può accedere a un fondo gestito in parte dai Comuni e in parte dalla Regione, che ha previsto agevolazioni sul pagamento delle bollette per l’energia elettrica. Il percorso d’abbattimento sull’energia, concluso il 28 febbraio, è stato riattivato con delibera di giunta regionale il 9 marzo.
«È importante che le famiglie presentino la domanda, ma anche che si ricordino che va ripresentato l’Isee ogni 12 mesi. Inoltre, ci sono altre possibilità di aiuto, quali il bonus elettrico previsto dall’Autorità dell’energia elettrica e del gas (anche per famiglie senza figli) e la Social card nazionale, concessa anche a persone maggiori di 63 anni e minori di 3. Fare domanda non costa nulla, sarebbe un peccato – aggiunge – averne diritto e non chiederla. Certo è che invece di fare tutte queste iniziative sarebbe più facile introdurre un quoziente familiare nella tassazione e semplificare i percorsi, erogando i fondi in base alla realtà demografica e alle necessità delle città. Carta famiglia – conclude – non è legata al fondo di solidarietà che il Comune intende istituire per le persone in difficoltà».
Per benificiare della Carta famiglia occorre essere residenti in regione da almeno un anno (almeno uno dei genitori), avere un figlio fisicamente a carico e un Isee inferiore a 30 mila euro. Per ottenere il beneficio energia elettrica della Regione è necessario presentare al Comune una domanda in cui indicare l’importo totale delle bollette dal 1º dicembre 2007 al 20 novembre 2008, il codice Pod o copia della bolletta su cui il codice è riportato e indicare le modalità per l’eventuale riscossione del beneficio.
Per informazioni, telefonare al numero verde 800.007.008 o andare su sito www.famiglia.fvg.it. Per il bonus elettrico, numero verde 800.166.654 o sito www.autorita.energia.it.

Il Piccolo, 09 maggio 2009 
 
COMUNE  
Tarsu più leggera con la Carta famiglia  
Ogni nucleo potrebbe in media risparmiare cento euro in un anno
 
 
Sconti che potranno arrivare fino al 40% del costo della Tarsu. Anche se, probabilmente, scaglionati a seconda dell’Isee dei richiedenti. A fronte dei fondi disponibili a livello mandamentale (attorno a 200mila euro) e delle domande (circa 1800), per ogni famiglia che ha fatto domanda della ”Carta famiglia” saranno disponibili circa 100 euro. Un esempio per Monfalcone: considerando una famiglia media con una casa di 70 metri quadrati, si arriva a una Tarsu annuale che viaggia attorno ai 160 euro. Il contributo del Comune, sommando due annualità derivanti dalla ”Carta famiglia”, viaggia sui 100mila euro con 900 domande, quindi in linea con il resto del mandamento. «In questi giorni stiamo svolgendo le riunioni conclusive – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – ed entro la fine del mese dovremmo essere in grado di definire nel dettaglio gli importi del beneficio». Visto che i fondi non sono tanti rispetto alle domande pervenute ai Servizi sociali, si dovrà operare una scelta: graduare il contributo a seconda dell’Isee, in modo da garantire alle famiglie più in difficoltà un beneficio maggiore. Dalla media del 40% di Tarsu scontata, quindi, si potrà arrivare anche a una percentuale maggiore.
Tra i requisiti richiesti per la ”Carta famiglia” rientrano un Isee inferiore a 30mila euro, la residenza in regione da almeno un anno (per almeno uno dei genitori), almeno un figlio a carico. Per le famiglie con 4 o più figli, sono previsti benefici per accedere ai quali l’Isee può essere superiore a 30mila euro. Accanto poi ai contributi della Carta decisi dai Comuni, ci sono altri interventi, come il bonus per l’energia elettrica, il primo contributo deciso a livello regionale. Qualche settimana fa, la Regione ha provveduto a identificare nel dettaglio l’importo delle agevolazioni, inserendolo in un range che andava da 200 a 1400 euro, legato al numero dei figli a carico e al reddito complessivo della famiglia, ma anche ai consumi. Ciò significa che se la spesa media sostenuta per l’energia elettrica durante l’anno da una famiglia con un figlio si attesta attorno ai 400 euro, questa riceverà un contributo di 200 euro, mentre chi ha due figli a carico riceverà da un minimo di 300 a un massimo di 800 euro, chi ha tre figli a carico otterrà da un minimo di 500 euro e, per le famiglie numerose, si arriverà fino a un massimo di 1400 euro.
Elena Orsi

Il Piccolo, 13 maggio 2009 
 
Sconti su Tarsu e Tia fino al 40 per cento  
Sono 2170 le domande per la Carta famiglia nella Sinistra Isonzo
 
 
Sono più di duemila, con la parte più consistente di competenza del Comune di Monfalcone, le domande per la Carta famiglia nei Comuni della Sinistra Isonzo dove i benefici saranno destinati all’abbattimento delle tasse (Tarsu e Tia) per la raccolta dei rifiuti urbani. Le domande si sono fissate a quota 2170. Al Comune di Monfalcone saranno destinati 100mila euro, agli altri cifre molto più basse: 24mila a Grado e meno ancora agli altri, per una somma totale disponibile di poco meno di 200mila euro per i nove Comuni del Monfalconese. Ciò non impedirà comunque di confermare i benefici finora ipotizzati. Secondo le previsioni, infatti, gli sconti sulla tassa per la raccolta dei rifiuti potranno arrivare fino al 40% della somma in media pagata dagli utenti. «Adesso i Comuni stanno verificando i dati derivanti dalle singole richieste, per capire quale è la situazione economia prevalente – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin –. L’idea è di applicare lo sconto alla Tarsu in modo scalare, per ciascuna fascia di reddito, con un sistema uguale per tutto il mandamento». In questo modo lo sconto definito a Grado sarà identico a quello di Monfalcone.
«Altra intenzione è di andare a una riduzione significativa – spiega ancora la Morsolin –. Ma per farlo dovremo prima riordinare tutti i dati. E ci vorrà ancora un po’ di tempo». Se si considera il Comune di Monfalcone, che da solo assomma quasi la metà delle domande, lo sconto Tarsu potrebbe andare a coprire quasi la metà della somma sborsata da una famiglia media. Nel caso di un alloggio di 70 metri quadrati, la Tarsu annuale a Monfalcone viaggia attorno ai 160 euro. E il contributo del Comune, sommando due annualità derivanti dalla Carta famiglia, si situerebbe su una media di cento euro.
Visto che i finanziamenti non sono tanti rispetto alle domande pervenute ai Servizi sociali, i Comuni dovranno operare una scelta: graduare il contributo a seconda dell’Isee, in modo da garantire alle famiglie più in difficoltà benefici maggiori. Dalla media del 40% di Tarsu scontata, quindi, si potrà arrivare anche a una percentuale maggiore. Lo sconto sulla Tarsu sarà solo la parte ”comunale” delle agevolazioni previste dalla Carta famiglia: a questo va infatti aggiunta quello regionale sul corsto della bolletta dell’energia elettrica. Qualche settimana fa, la Regione ha provveduto a identificare nel dettaglio l’importo delle agevolazioni, inserendolo in un range che andava da 200 a 1400 euro, legato al numero dei figli a carico e al reddito complessivo della famiglia, ma anche ai consumi. Tra i requisiti richiesti per richiedere la Carta famiglia rientrano un Isee inferiore a 30mila euro, la residenza in regione da almeno un anno, almeno un figlio a carico. Per le famiglie con 4 o più figli, sono previsti anche benefici per accedere ai quali l’Isee può essere superiore a 30mila euro.
Elena Orsi

Il Piccolo, 22 maggio 2009

RIFIUTI 
Arriva la Tarsu con un rincaro del 10% 
La tassa va pagata entro maggio. Sconti per chi ha più di 65 anni e redditi bassi
Gli esentati sono circa ottocento

Scomparsa l’Ici sulla prima casa, l’appuntamento con il pagamento della Tassa rifiuti, da versare entro il 31 maggio (almeno per la soluzione unica o la prima rata), si fa quest’anno decisamente più ”fastidioso” per i monfalconesi. Gli avvisi di pagamento che stanno arrivando nelle case dei cittadini sono infatti maggiorati del 10% rispetto allo scorso anno e nel 2007 (quando la Tarsu crebbe del 15%), nonostante ci sia stata una buona adesione alla raccolta porta a porta, visto che il 60% del totale del materiale conferito in città è riciclabile. Insomma, a due anni dall’introduzione del nuovo sistema la comunità monfalconese si conferma virtuosa, senza però aver ottenuto un alleggerimento della tassa collegata al servizio rifiuti. Il motivo, secondo l’amministrazione, sta in un bilancio dell’ente che, anche a causa di minori trasferimenti e del blocco di un’altra possibile fonte d’entrata come l’addizionale Irpef, non poteva e non può fare a meno di un aumento degli introiti garantiti dalla Tarsu. L’incasso atteso quest’anno è di 4,345 milioni di euro che andranno a coprire l’83,54% dei costi del servizio.
GLI SCONTI. Anche quest’anno l’ente locale ha confermatoforme di tutela delle fasce deboli della popolazione, come gli ultrasessantacinquenni, che in città sono circa 7.300 pari al 26% della popolazione. La riduzione della Tarsu è del 50% per gli ultrasessantacinquenni che abitano da soli o con un’altra persona anziana in case di tipo economico-popolare e con un reddito complessivo lordo ai fini dell’Irpef rispettivamente sotto i 12.014,39 euro e i 18.020,27 (il dato deve essere riferito al 2008). Sono esentati del tutto dal versamento della Tarsu invece i cittadini con un reddito complessivo pari o inferiore all’importo della pensione sociale quindi, per il 2009, 7.540 euro. In totale lo scorso anno hanno pagato il 50% di Tarsu 630 monfalconesi sopra i 65 anni e altri 183 ne sono stati esentati del tutto. A questa fascia si aggiungono ora i nuclei che hanno accesso alla Carta famiglia, ma in questo caso l’abbattimento avverrà a fronte delle spese sostenute e vi provvederanno i Servizi sociali comunali.
PAGAMENTI. Anche quest’anno la riscossione della TarsU viene gestita in forma diretta dal Comune tramite il tesoriere Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia del Gruppo Intesa-San Paolo. È possibile eseguire il pagamento del tributo in unica soluzione entro il 31 maggio o in 4 rate con scadenze 31 maggio, 31 luglio, 30 settembre e 30 novembre 2009 rivolgendosi a qualsiasi sportello bancario (senza oneri aggiuntivi) o in tutti gli uffici postali. Si utilizzano i bollettini Mav precompilati e spediti al domicilio dei contribuenti. L’Ufficio tributi comunale, in via San Francesco 13, è a disposizione per chiarimenti e informazioni il lunedì dalle 9 alle 12 e dalle 15.30 alle 17.30 e il martedì, mercoledì, venerdì dalle 9 alle 12 (giovedì chiuso). (la.bl.)

Messaggero Veneto, 19 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il numero dei richiedenti, rispetto al 2008, è destinato ad aumentare. Assegnati al Comune altri 52 mila euro 
“Carta famiglia”, raccolte già 120 domande

MONFALCONE. cominciata, negli uffici comunali dei servizi sociali della casa albergo di Monfalcone, la raccolta delle domande per beneficiare della “Carta famiglia”. In poche ore sono già state raccolte 120 domande, numero che indica come quasi sicuramente il totale dei richiedenti aumenterà anche rispetto allo scorso anno, quando le domande presentate furono quasi mille, indicazione di come in città sia cresciuto anche il numero delle famiglie in difficoltà. A dicembre, con i nuovi stanziamenti per il secondo round della “Carta famiglia”, al Comune di Monfalcone sono stati assegnati altri 52 mila euro, dopo i finanziamenti del 2008 e del 2007, ma devono ancora essere stabilite le modalità della distribuzione.
Ciò che è certo è che da venerdì, negli uffici della casa albergo, sono in attività anche due mediatori linguistici che aiutano i cittadini stranieri residenti in città a poter richiedere in modo corretto gli aiuti previsti per legge. Sharna Aktir graziosa signora bengalese che lavora anche all’azienda sanitaria e aiuta i cittadini provenienti dal Bangladesh e Bozidar Stanisic per i cittadini provenienti dall’ex Jugoslavia sono i mediatori dell’Associazione Mediatori di comunità di Udine, che ha vinto il bando del comune e che con pazienza e cortesia aiutano gli stranieri delle due comunità più numerose a Monfalcone: i bengalesi sono circa 1.400, mentre i provenienti dall’ex Jugoslavia sono in tutto quasi 1.300. «Il servizio, finanziato dalla Provincia – spiega l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin, sottolineando come si sia voluta un’equa rappresentanza di genere – è un’esigenza che risponde alle richieste espresse più volte dai migranti. È uno strumento che potrà agevolare la comunicazione, riducendo i malintesi e le incomprensioni. Oltre alla presenza nei servizi e alla relazione con il pubblico, intendiamo mettere a disposizione i mediatori anche a chiamata, per risolvere eventuali problemi che dovessero verificarsi».
Il mediatore ha il compito di supportare gli uffici comunali nel rapporto con i cittadini stranieri e italiani, rafforzando le relazioni efficaci tra l’utenza immigrata e i servizi comunali, oltre a diffondere nella comunità straniera la conoscenza della lingua e delle consuetudini locali.
Trattandosi di un servizio sperimentale per ora il mediatore linguistico avrà durata annuale, fino al dicembre 2010 con presenza settimanale di 20 ore per operatore a settimana: per alcuni mesi i mediatori opereranno in casa albergo, mentre a maggio e giugno opereranno per i servizi educativi (iscrizioni alle mese, all’asilo nodo, alle scuole, ai centri estivi) e per il pagamento di tributi (per esempio la Tarsu), poi a settembre e ottobre il servizio sarà ancora a disposizione dei servizi educativi. Per il resto dell’anno si cercherà di rispondere alle esigenze, ma i mediatori saranno comunque disponibili per i servizi sociali, al front office, al servizio anagrafe (dove peraltro il servizio viene richiesto nel corso di tutto l’anno). (c.v.)

Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
DAL CENTRO ALLA PERIFERIA  
Cresce del 20% il prezzo della colazione al bar Clienti in calo di un terzo  
Più consistente in un anno l’aumento di cappuccino e brioche rispetto a quello della tazzina di caffè
 
 
di CIRO VITIELLO

La crisi economica non fa sconti a nessuno. Caffè, cappuccino e brioche sono più cari e la colazione al mattino nei bar è diventata quasi un lusso. Rispetto a gennaio 2008 il prezzo della tazzina di caffè al bar è aumentato in media del 10% e la colazione (cappuccino più brioche) è invece cresciuta del 20%. Nello stesso periodo, però, i consumi sono calati di quasi il 30%. Ecco i prezzi. Al banco la tazzina costa da un minimo di 70 a un massimo di 95 centesimi di euro, mentre la classica colazione cappuccino-brioche, ha un prezzo che oscilla da 1.50 a un massimo di 2.50 euro. Al tavolo, invece, bisogna aggiungere un aumento di circa il 10%. E’ quanto emerge da un’indagine su un’abitudine molto radicata fra la gente, travolta anch’essa da una congiuhtura negativa che non accenna a fermarsi.
La maggior parte dei consumi avviene spesso al mattino o in alcune ore di punta della giornata o anche nel fine settimana, dove la massima concentrazione della clientela si ha soprattutto nelle ore pomeridiane del sabato e in quelle della domenica mattina. Come si rileva nella tabella, i prezzi della torrefazione Casa del caffé (dove la tazzina costa 0.70 euro, mentre la colazione 1,50 euro), sono rimasti praticamente entrambi invariati rispetto allo scorso anno. «Faccio fatica a contenere le spese – dice Luigi Giustina, il titolare – e sono proprio al limite del guadagno solo perché faccio io la tostatura. In 25 anni di lavoro, considerando anche la trasformazione dalla lire in euro non ho mai avuto il coraggio di aumentare il prezzo. E’ rimasto sempre lo stesso di quello in lire».
Alcuni locali, per porre un freno al calo dei consumi, propongono una serie offerte speciali. Ad esempio, «Placet Mo’ Caffè» e il bar «Nazionale», offrono un abbonamento di 10 caffè più 250 grammi di macinato a 8,50 euro. Oppure al caffè «Centrale», l’accoppiata cappuccino più brioche viene data a 1,60 euro invece di 2,30 euro (1,40 cappuccino e 0,90 brioche se consumati singolarmente). O ancora come al bar «De Pellegrin» dove ogni 10 caffè ce n’è uno gratis. Ma esiste anche il parametro «qualità» che impone determinati prezzi. «Per quanto riguarda il caffè e la brioche – spiega il titolare del bar ”Commercio” – credo che il paragone fra le offerte dei vari bar si possa fare solamente a parità di prodotto. Per il caffè a esempio usiamo una speciale miscela di arabica pura. Le brioche, invece, sono fresche di forno ogni giorno e non confezionate o riscaldate perché precongelate». In quasi tutti i bar ci sono stati, tuttavia, incrementi giustificati dai costi di gestione e dall’aumento della materia prima, in particolare di caffè, latte e zucchero. La signora Antonella del bar «Latino», ricorda che gli aumenti sono causati da problemi di mercato. «Abbiamo avuto tre ritocchi sul prezzo del caffè – sostiene – e solo alla fine siamo stati costretti a dover correggere il nostro listino». Ma c’è stato anche chi ha diminuito la tazzina passando da 0,85 a 0,80. «Per ora riusciamo a starci dentro – dice la signora Egle di «Sei come sei» – ma è un sacrificio. Speriamo di continuare così». Anche la titolare del bar «Aris» ha lasciato la tazzina di caffè a 0,85 come nel 2008 «perché – afferma – questo non è il momento di fare aumenti». «I clienti cercano di spendere il minimo indispensabile – dichiara Maria Grazia, titolare della «Nova Gisella» – perché i soldi oramai non sono tanti. Mi accorgo di certe cose perchè vendo anche tabacchi. Molti hanno la sensazione di risparmiare perché con 5 euro fanno colazione e acquistano il pacchetto da 10 sigarette. Invece non è così».

MONITORAGGIO DELLA FEDERCONSUMATORI  
Spesa più conveniente in Slovenia  
Tra i prodotti meno cari frutta e verdura. Sulle mele risparmio di 70 centesimi
 
 
Come annunciato la Federconsumatori ha dato avvio al monitoraggio dei prezzi di largo consumo anche in Slovenia. Oltre ai supermercati abitualmente presi in esame i rilevatori sono andati oltre confine.
sotto la lente è finito infatti l’Interspar di Nova Gorica, già meta non solo dei cittadini residente a Gorizia, ma che di quelli che invece abitano a Monfalcone e nella Bisiacaria. Le rilevazioni hanno quindi permesso di mettere a confronto i prezzi rilevati in Slovenia con quelli dei sei supermercati monitorati nel Monfalconese.
È così emerso che fare la spesa oltre confine è decisamente più conveniente. Anche se alcuni prodotti costano di più che in Italia.
Fare la spesa a Nova Gorica conviene per esempio per prodotti come lo yoghurt, che costa anche 20 centesimi di meno. Oppure l’olio di semi di girasole, che costa anch’esso 20 centesimi in meno. Convenienti anche le mele golden, che arrivano a far risparmiare anche 70 centesimi al chili. Ma non tutto è così conveniente come si potrebbe pensare. Per esempio, a sorpresa, costa di più la pasta: la Barilla arriva infatti a richiedere 11 centesimi in più (costa infatti 0,99 centesimi per la confezione da mezzo chilo).
Altra curiosità è quella del tonno, che pur essendo di marca diversa da quello venduto nei supermercati italiani costa 26 centesimi in più. Costoso anche l’olio extravergine di oliva, e di parecchio: quasi quaranta centesimi in più per la marca più a buon mercato. A costare meno è invece il pane: solo due centesimi per la baguette, ma addirittura 40 per il pane locale. Costa meno anche la verdura, mentre a essere più cari, curiosamente, sono i prodotti per la casa: il dentifricio viene a costare anche 50 centesimi in più, la saponetta anche 40. A salvarsi è il detersivo per i piatti, che perde 40 centesimi. Lo sgrassatore è invece un vero salasso: quasi un euro in più che da noi.
Il monitoraggio della Federconsumatori ha così chiuso, anche con questa tappa, le due trasferte previste dal programma, la prima delle quali si è tenuta, a Sistiana, e la seconda è appunto questa di Nova Gorica. L’azione dei controllo dei prezzi è quindi arrivata alla conclusione della sua seconda azione. Ora si partirà con la terza sezione di controllo dei prezzi cittadini, per poi arrivare alla fine del secondo anno, in maggio, quando sarà fatto il bilancio dell’iniziativa, con un confronto tra inizio e fine e le considerazioni sulla crescita del costo della vita.
Il controllo della Federconsumatori va avanti ormai da oltre due anni, e finora ha contribuito a tenere sotto controllo i prezzi cittadini, mettendo bene in evidenza convenienze e aumenti «esagerati».
Non solo, da quest’anno fa anche la somma di una spesa considerata «tipica» per le famiglie di Monfalcone, con un conteggio totale di quanto si va spendere.
Ecco quindi che è possibile considerare, per ognuna delle sei strutture, quanto costa una spesa di «marca», una di marca di casa e una di «primo prezzo».
I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, e che finora gli aumenti sono stati piuttosto contenuti: a crescere, più che i prodotti di marca, sono stati quelli di sottomarca. Nella sua prima fase, il progetto è durato sei mesi e ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityiper, Coop, Ipercoop Gradisca, A&O di Staranzano, Emisfero, poi modificati parzialmente nella seconda fase).
I risultati sono poi anche pubblicati sul sito Internet del Comune e su degli schermi predisposti nel municipio di piazza della Republbica e appesi alle bacheche nelle sedi dei Comitati di rione. (e. o.)

Messaggero Veneto, 29 maggio 2009 
  
Illustrati i risultati del progetto realizzato da Federconsumatori Gorizia in collaborazione con il Comune  
Il risultato non è stato raggiunto su frutta e verdura 
Prezzi, monitoraggio calmieratore 
 
MONFALCONE. Il progetto Prezzinvista realizzato da Federconsumatori Gorizia con il Comune di Monfalcone ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) e la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita.
Anche se lo stesso risultato non è stato raggiunto per frutta e verdura. È questo il risultato conseguito dal progetto, che sviluppato nel 2008 e parte del 2009, si è concluso in questi giorni.
La responsabile del progetto, Silvia Padovani, spiega che sono state effettuate in tutto 14 rilevazioni che hanno interessato i sei maggiori esercizi commerciali del Monfalconese e della destra Isonzo, nonché una realtà del Triestino e una della Slovenia. Le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana-Trieste), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25, gli stessi considerati nel precedente progetto: pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivo piatti, detersivo lavatrice, sgrassatore. Questi 25 prodotti sono stati monitorati come marca nota, marca della casa, primo prezzo; tutto ciò tranne verdure e pane, che sono stati considerati come prezzo unico per le prime e per formato per il secondo. I tabulati del paniere considerato sono stati trasmessi tempestivamente ai media, mentre il Comune li ha pubblicati sul proprio sito;alcuni esemplari, in formato manifesto, sono stati esposti in municipio, nelle sedi dei Comitati di quartiere e dei sindacati.
La quantità di dati prodotta ogni 15 giugno (414 prezzi) ha consentito di tenere sotto controllo un cospicuo numero di generi di prima necessità e trarre significative considerazioni su andamento e tendenza dei prezzi nei singoli negozi, anche in comparazione fra i vari punti vendita. «Possiamo asserire – dice Padovani – che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi, con contenimento dell’incremento e livellamento verso una media complessiva. Dall’osservazione dei dati balza all’occhio la differenza tra il paniere della marca nota e quello del primo prezzo che, per la marca nota risulta essere superiore del 50%».
Spiega come per le marche note nel periodo gennaio 2008-maggio 2009 i prezzi hanno avuto un costante incremento mediamente del 5%. «Ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalla casa madre. Mentre, dove il singolo rivenditore può intervenire, in particolare per marchio della casa e primi prezzi, si è mantenuto un andamento costante».
Il monitoraggio ha avuto quindi come conseguenza diretta che la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita. Circa la pasta, si constata un lieve calo del prezzo di vendita. Non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione. Si rileva invece un costante ribasso del prezzo dell’olio extravergine d’oliva in tutti e tre i panieri considerati, mentre hanno subito aumenti riso, grana, prosciutti e salsa.
Discorso a parte per frutta e verdura, che hanno subito un costante aumento, specie negli ultimi mesi: aumenti per patate, mele, finocchi, zucchine e carote, con percentuali di incremento anche fino al 350%.

Il Piccolo, 01 giugno 2009 
  
CHIUSA LA CAMPAGNA DI RILEVAMENTO IN SEI SUPERMERCATI CITTADINI  
Il monitoraggio dei prezzi frena i rincari  
Federconsumatori: risultato raggiunto. L’analisi riprenderà in ottobre
 
 
Chiude i battenti il progetto di controllo dei prezzi realizzato da Federconsumatori e Comune di Monfalcone. Con l’ultima rilevazione, infatti, ha ufficialmente chiuso la sua attività per l’anno 2008-2009. Il progetto, secondo quanto annunciato da Federconsumatori, riprenderà in autunno. Innegabile il suo effetto di calmieramento dei prezzi, e anchese sul singlo prodotto il prezzo di vedita è auentato le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere gli aumenti. Un risultato che però non è stato raggiunto per frutta e verdura. «Il nostro progetto viene rinnovato di anno in anno – spiega Mario Cecolin, operatore dell’associazione – e per quanto ci riguarda, visti gli ottimi risultati finora ottenuti, abbiamo già fatto richiesta di rinnovare il progetto per il prossimo anno. Se tutto va bene quindi inizieremo a ottobre». Probabilmente le stesse modalità: rilevazioni quindicinali in sei punti vendita monfalconesi -Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie ed Eurospar (già Despar) – magari qualche puntatina fuori Monfalcone, come accaduto in questi mesi con le ”trasferte” al Qlandia di Nova Gorica e al Conad di Sistiana. Per quanto rigurda l’ultima rilevazione, come sempre, le maggiori differenze si rilevano nella frutta e nella verdura, i generi alimentari che maggiormente sono soggetti a variazioni stagionali. Anche in questo caso, districarsi tra i vari prezzi è veramente difficile. Diverso discorso per le zucchine, che invece calano ovunque: costano da un massimo di 1,49 euro a un minimo di 0,99, ma praticamente dappertutto si parla di un calo, pari anche a un euro rispetto a inizio anno. In modo contrario si comportano invece le carote: aumentano infatti da 1,10 euro agli 1,49 euro attuali, oppure dai 0,78 precedenti ai 1,39 euro attuali. Il progetto 2008-2009 della Federconsumatori ha proposto anche un esame della spesa totale delle famiglie, per capire quanto consistente è il risparmio scegliendo prodotti di marca e non di marca. Acquistando i prodotti monitorati (pasta da mezzo chilo, riso arborio da un chilo, yogurt da due pezzi, burro da 250 grammi, latte intero da un litro, formaggio grana, olio extravergine, olio di semi, caffè, la confezione da tre pezzi di tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro da 700 grammi, un chilo di pane, patate, mele, uova medie, finocchi, zucchine, cavoli, dentifricio, saponetta, detersivo per piatti e per lavatrice e sgrassatore) una famiglia spende una media di 30 euro per articoli ”generici” e sui 47 per quelli di marca.
Elena Orsi

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
CONCLUSO IL MONITORAGGIO  
Di frutta e verdura i rincari-record  
Federconsumatori: «In alcuni casi registrati aumenti del 350%, un’assurdità»
 
 
In un anno, in alcuni casi, frutta e verdura hanno subito aumenti pari al 350% che, secondo Federconsumatori, sono del tutto ingiustificati. È questo il dato, più clamoroso, rilevato dal report finale del monitoraggio dei prezzi dell’associazione dei consumatori nel confronto 2008 – 2009.
Ciò che balza anche all’occhio è la differenza tra il paniere fatto con prodotti di marca e quello ”primo prezzo”: il primo costa il 50% in più. Sono stati soprattutto i prodotti di marca infatti a subire, tra il gennaio 2008 e il maggio 2009 aumenti medi del 5%. Secondo Federconsumatori «ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalle case-madri mentre, dove il singolo rivenditore è in certa misura potuto intervenire, si è mantenuto un andamento pressoché costante».
Ma il vero dato “drammatico” è quello della frutta e verdura, che meritano, come spiega Federconsumatori, un discorso a parte. «Sono aumentate patate, mele, finocchi, zucchine e carote raggiungendo percentuali di incremento anche fino al 350%. Aumenti che paiono ancor più ingiustificati se consideriamo che particolari fenomeni atmosferici o disastri ambientali non risultano essersi manifestati nella passata stagione per i generi monitorati.
Tutto ciò è in netto contrasto anche con la tendenza al calo dei derivati del petrolio che hanno consentito considerevoli diminuzioni nei prezzi di trasporto ed energetici in genere».
Infine, relativamente alla pasta, si avverte un lieve calo del prezzo di vendita non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione, mentre si rileva un costante ribasso del prezzo dell’olia extravergine di oliva in tutti e tre i panieri considerati. Hanno subito un costante aumento: riso, grana, prosciutti e salsa.
Una buona notizia però c’è. «Circa l’utilità del nostro operato è significativo osservare che di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita».
Possiamo asserire che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva. Il monitoraggio di Federconsumatori ha riguardato complessivamente 14 rilevazioni nei sei maggiori esercizi commerciali del mandamento monfalconese e della Destra Isonzo, nonché una realtà della provincia di Trieste e una della Slovenia.
Nel dettaglio, le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative Operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25 (pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo e cotto, salsa, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivi, sgrassatori). (e.o.)

Il Piccolo, 16 febbraio 2009 
 
NESSUN AUMENTO PREVISTO  
Infanzia, tariffe congelate per due anni  
Il Comune ha deciso di accollarsi i ritocchi Istat per nido, mense, scuolabus, ludoteca e centri estivi
 
 
di LAURA BORSANI

Congelate tutte le tariffe per i servizi educativi. Asili nido, mense scolastiche, scuolabus, Ludoteca, Centri estivi e Centri gioco non subiranno modifiche e ritocchi per l’anno scolastico in corso, ma anche, presumibilmente, per il prossimo 2009/2010. Restano altresì invariate le fasce Isee per le relative agevolazioni. L’amministrazione comunale, dunque, ha deciso di venire incontro alle famiglie monfalconesi, accollandosi di fatto gli adeguamenti Istat, derivanti dal carovita. Il blocco delle tariffe rappresenta una precisa scelta assunta dalla giunta, che individua nell’infanzia e negli anziani le due fasce di popolazione più sensibili, per le quali intende mantenere l’attenzione di tutela. L’ente locale, quindi, intende assorbire i rincari senza incidere sui nuclei familiari, alle prese con la morsa della crisi economica. È quanto è scaturito alla luce della predisposizione del bilancio di previsione 2009 dello schema delle spese, valutando le opportune priorità. Sono state altresì effettuate specifiche simulazioni, per verificare la possibilità di adeguare ulteriormente le opzioni da offrire all’utenza, ritenendo alla fine opportuno, in questo momento, di riutilizzare gli strumenti già messi in campo.
«La scelta assunta dalla giunta – spiega il vicesindaco Silvia Altran – non è casuale: bambini e anziani restano le fasce di popolazione più sensibili, per le quali va sostenuta la necessaria tutela. A fronte della difficile situazione economica e del fatto che ci sono molte famiglie giovani, ma anche con più figli a carico, si è deciso di mantenere invariate le tariffe dei servizi educativi allo stesso livello dello scorso anno. Vengono altresì confermate le agevolazioni, che prendono in esame numerosi scaglioni di reddito. Utilizziamo sempre l’indicatore Isee, più equo rispetto alla valutazione del reddito tout-court. Anche sul fronte della mensa, è importante continuare a garantire la gratuità e gli abbattimenti a favore dei redditi bassi, affinchè i bambini abbiano almeno un pasto caldo ed equilibrato al giorno. La stessa logica è applicata ai Centri estivi, per i quali cercheremo di confermare le tariffe dello scorso anno volendo accogliere il maggior numero di bambini possibile».
MENSA SCOLASTICA. Ferma a 4 euro a pasto la tariffa per le scuole elementari, medie e per le materne (comprensiva di merenda). Invariate anche le fasce Isee per le agevolazioni: è prevista l’esenzione a fronte di un Isee fino a 2.500 euro, la tariffa viene invece dimezzata con Isee da 2.500,01 a 8mila euro, mentre la tariffa è piena a fronte di un Isee a partire da 8.000,01 euro. Per l’anno scolastico in corso, risultano iscritti al servizio-mensa 960 alunni, di cui 49 esenti e 204 con la riduzione al 50%. Sono 707 gli alunni che pagano 4 euro.
ASILI NIDO. Gli asili nido comunali ripropongono le stesse rette. Gli scaglioni Isee ai fini delle agevolazioni restano 18. Si va da un minimo di 84 euro al mese sia per le sezioni a tempo pieno (7.30-16) che part-time (7.30-13.30) a fronte di una fascia Isee fino a 2mila euro, fino a un massimo di 490 euro mensili per il tempo pieno e di 405 euro per il part-time a fronte di una fascia Isee di oltre 36mila euro. Altri esempi per le ulteriori fasce, tra le più basse: 108 euro di retta mensile con Isee da 2.000,01 fino a 4.100 euro (tempo pieno e part-time); 144 euro (tempo pieno) e 118 euro (part-time) da 4.100,01 a 6.200 Isee; 164 euro (tempo pieno) e 134 euro (part-time) con Isee da 6.200,01 a 7.700 euro. Tra le fasce centrali: 298 euro (tempo pieno) e 240 euro (part-time) con Isee da 13.900,01 a 15.400 euro; 328 euro (tempo pieno) e 266 euro (part-time) con Isee da 15.400,01 a 17mila euro; 348 euro (tempo pieno) e 286 euro (part-time) con Isee da 17.000,01 a 18.500 euro.
ALTRI SERVIZI. Invariata anche la tariffa per lo scuolabus, fissata in 14 euro mensili. Per i Centri estivi, le quote di iscrizione restano così stabilite: 115 euro per ciascun turno, a utente, per i bambini in età di scuola dell’infanzia; 125 euro a turno e per utente, per i bambini in età di scuola primaria (elementare); 93 euro a turno e per utente, per i ragazzi in età di scuola secondaria di primo grado (media). Viene altresì riconosciuta un’agevolazione del 25% sulla tariffa in caso di iscrizione di più figli. La tariffa per la Ludoteca è di 41 euro per ciclo, con una diminuzione, in caso di iscrizione a ciclo avviato, di 9 euro per ogni mese di servizio non fruito. Infine, per i Centri gioco, la quota individuale è di 41 euro.

Il Piccolo, 11 febbraio 2009 
 
ILLUSTRATO IL BILANCIO 2009  
Stangata sui rifiuti, la Tarsu aumenta del 10%  
Il servizio di Iris nell’anno in corso costerà al Comune 5 milioni di euro. Evitati tagli nel comparto sociale
 
 
Scomparsa per i cittadini e ridotta per i Comuni l’Ici sulla prima casa e congelata l’addizionale Irpef sul livello del 2008, per l’amministrazione comunale di Monfalcone far quadrare il bilancio dell’ente quest’anno si è rivelato un esercizio particolarmente complicato. A fronte della decisione di salvaguardare le fasce deboli e quanti sono colpiti dagli effetti della crisi economica e quindi non tagliare sul sociale, contenendo inoltre per quanto possibile le tariffe dei servizi a domanda individuale, la giunta Pizzolitto si è trovata a far quadrare i conti assumendo una misura di certo non popolare: l’aumento del 10% della Tassa dei rifiuti, che invece avrebbe dovuto, almeno delle speranze, diminuire grazie all’introduzione del sistema di raccolta «porta a porta». La scelta, di cui l’amministrazione si assume «la piena responsabilità politica», come ha sottolineato ieri l’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno presentando la manovra di bilancio, fa il paio comunque con una decisa sfoltita alle spese non essenziali, una contrazione di quelle del personale e l’avvio di una riorganizzazione delle sedi comunali.
«La situazione di difficoltà nell’elaborare il bilancio di previsione – ha spiegato Trivigno – deriva da precise scelte politiche del Governo che hanno ridotto i nostri margini di manovra sulle entrate. Penso al congelamento dell’addizionale Irpef e alla cancellazione dell’Ici sulla prima abitazione, benvenuta se i Comuni ottenessero tutto quanto loro dovuto». Quello di Monfalcone riceverà invece il 95% del dato consolidato del 2007, cioé 1,350 milioni di euro, per una mancata entrata quindi di circa 70mila euro e, come è logico, nessun possibile incremento degli introiti.
Nello stesso tempo l’ente locale si sta trovando a fare davvero i conti con l’aumento dei costi fissi per la gestione delle proprie sedi, sempre più frammentate, e degli altri contenitori, culturali e sociali. La sola contrazione delle spese del personale, che pure scendono ai livelli del 2007, anche se si tratta sempre di 13 milioni di euro sui 42 complessivi della parte corrente del bilancio, dei costi fissi, almeno in parte, e delle uscite per eventi non erano e non sono però sufficienti a far quadrare un bilancio in cui si è voluto mantenere il forte impegno sul sociale, per il quale nel 2009 si conta di spendere oltre 10 milioni di euro, sempre il 30% delle uscite correnti, mentre la quota a carico del Comune di Monfalcone per l’Ambito socioassistenziale passa da 81mila a 200mila euro.
«A fronte della crisi che sta investendo il nostro territorio – ha ricordato l’assessore – il Consiglio comunale ha risposto con prontezza, anche se è difficile per un ente locale che deve garantire soprattutto i servizi a tutti, a prezzi equi e in modo efficiente mettere in campo sforzi straordinari».
La giunta comunale ha quindi deciso che tutte le risorse disponibili saranno gestite nella logica di un unico fondo di solidarietà, secondo le indicazioni date dall’aula consiliare. In sostanza, si cercherà di aiutare i cittadini con i redditi più bassi anche favorendo l’accesso a tariffe agevolate dei servizi. «Nonostante questa serie di azioni e anche a causa dell’esistenza dei vincoli esistenti sul fronte delle entrate, non abbiamo non potuto ricorrere all’aumento della Tarsu, con un introito atteso di 4,345 milioni di euro, per far tornare i conti – ha detto ieri l’assessore alle Finanze -. Lo sappiamo che è un’azione ”sconsigliabile” visto lo sforzo che abbiamo chiesto ai monfalconesi sul porta a porta, ma in questo modo andremo a coprire l’83,54% dei costi, pur garantendo le fasce deboli della popolazione.
«Abbiamo però dovuto muoverci – ha concluso l’assessore Trivigno – anche a fronte del nuovo contratto con Iris che quantifica la spesa del servizio nel 2009 in 5 milioni di euro. I vantaggi ci sono e ci saranno, perché abbiamo finalmente una spesa certa e in tendenziale riduzione nei prossimi anni». Insomma, l’insieme delle scelte operate dall’amministrazione consente, secondo Trivigno, di chiudere un bilancio di previsione sostenibile e soprattutto non privo di margini di azione nel corso dell’anno.
Laura Blasich 
 
Messaggero Veneto, 11 febbraio 2009 
  
Monfalcone. Aumenta la Tarsu. Pesano i mancati trasferimenti statali dopo il taglio dell’Ici  
Bilancio, l’ombra del rincaro della tariffa rifiuti (+10%)
 
 
L’assessore – che ieri ha presentato il bilancio alle commissioni comunali congiunte – prevede «l’impiego di risorse nella politica di formazione e rifomazione per la qualificazione del personale interno in modo da rendere più funzionale la macchina».
Circa i precari, in attesa di dare concretezza a contratti a tempo determinato nei limiti della spesa dei precenti co.co.co saranno attivanti contratti part-time. Il risparmio rispetto al 2008 è stato reso possibile dalla mancata copertura di due figure dirigenziali.
Il livello della spesa si attesta al 33% della spesa corrente, all’interno del 35% imposto dalla legge finanziaria regionale 2009. «Rispetto all’aumento della Tarsu, che certo provocherà il dibattito, vorrei ricordare che è stato fatto un ragionamento preciso, anche con la volontà di fare un bilancio sostenibile, serio, realistico e non tecnico, che speriamo sia capito dai cittadini e dall’intera struttura», prosegue Trivigno, che spiega come nel settore del costo smaltimento rifiuti occorra tenere conto anche di quello che sarà nei prossimi anni il mantenimento dei costi, reso possibile da una contrattualizzazione del servizio con Iris.
Con l’aumento del 10% si prevede un introito complessivo di 4.345.000 euro a fronte di un costo del servizio di 5 milioni. «Con la modifica tariffaria si presume di raggiungere un tasso di copertura dell’83,54%, che potrà restare tale nel futuro, proprio in base a quanto previsto rispetto al contenimento costi dal contratto con Iris».
Se Tosap e Irpef (0,3% del reddito con esenzione per redditi fino a 15 mila euro) restano immutate, aumentano del 5% le rette della casa di riposo e del centro diurno (con contestuale potenziamento delle riduzione/agevolazioni per le fasce più deboli); si propongono adeguamenti non inferiori al tasso inflattivo ai servizi cimiteriali.
Nel settore assistenza, rispetto alle spese aumenta a 210 mila euro (rispetto agli 81 mila del 2008) la quota a carico dell’ente nell’ambito socio-assistenziale mentre tutte le risorse disponibili, previste in 10 milioni, saranno gestite nella logica di un unico fondo di soodiarietà, così come indicato dal consiglio comunale in occasione del dibattito sulla situazione occupazionale ed economica. In quest’ottica si inquadra la razionalizzazzione dei costi gestionali della casa albergo: il servizio sarà completamente spostato nella struttura nuova, chiudendo quella vecchia in attesa di ottenere finanziamenti per la ristrutturazione.
Circa le attività di animazione, saranno contratti gli eventi stagionali mantenendo quelli tradizionali (Carnevale, Festa del Vino, Mercatino di San Nicolò), mentre per i contributi saranno garantiti quelli minimi per attività sportive, culturali, assistenziali e convenzioni in essere. Gli altri saranno assegnati secondo il nuovo regolamento, che a breve sarà portato in consiglio comunale.
Cristina Visintini

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