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Il Piccolo, 05 gennaio 2010
 
LA DENUNCIA  
Protestano le associazioni: spazi pubblici pochi e costosi  
Sempre più difficile reperire strutture per attività e incontri  
Persi: fino a 200 euro per affittare due ore una sala nell’ex albergo impiegati
 
 
di ELENA ORSI

Per un’associazione organizzare a Monfalcone un incontro, un evento, un dibattito è diventato difficile se non addirittura impossibile. Ciò principalmente in conseguenza degli spazi carenti ma, soprattutto, dei costi richiesti per utilizzarli, magari anche solo per qualche ora. Riguarda questo particolare aspetto, infatti, la denuncia portata avanti dalle associazioni locali, denuncia di cui si è fatto portavoce, davanti all’assessore alla Cultura Paola Benes, il presidente della Banda civica ed ex sindaco di Monfalcone, Adriano Persi.
Ad avvalorare l’esistenza della criticità i costi (ingenti) necessari per disporre degli spazi pubblici: prendere in affitto il Teatro comunale, per esempio, costa 1700 euro (più Iva) dalle 8 alle 24 (800 euro più Iva nella fascia dalle 14 alle 24), con tariffa agevolata di 80 euro all’ora più Iva. I costi, per la Galleria d’arte contemporanea, si aggirano sugli 80 euro all’ora più Iva (agevolata di 45 euro). Per l’uso della sala della Biblioteca, poi, la tariffa ordinaria è di 40 euro all’ora più Iva (75 nei giorni festivi). Per la sala Antiche mura: 280 euro più Iva (210 euro con le agevolazioni).
«Il problema – spiega Persi – è che a Monfalcone non esistono più spazi pubblici. Il Centro giovani, il palazzetto Veneto, il Centro anziani, la Galleria comunale, la Casa di riposo, il Teatro, non sono liberamente accessibili. Perciò o si hanno 180 euro da spendere per prendere in affitto per 2 ore la sala convegni del nuovo Albergo Impiegati oppure si deve ripiegare sul Kinemax, sempre pagando, naturalmente».
Ma cosa ha portato a questa situazione? Prima di tutto, la chiusura dell’ala ”vecchia” della Casa Albergo, dove c’era una sala deputata a ospitare i convegni delle associazioni: non si potrà usare finchè non arriveranno i soldi per il recupero strutturale, ma potrebbero passare più di due anni. Per quanto riguarda il Centro Giovani, ci sono delle regole precise per il suo utilizzo: la struttura ha infatti la possibilità di ospitare solo determinati eventi e comunque ha una portata limitata. Una volta c’era il Palazzetto Veneto (ex Biblioteca) che però adesso è stato restaurato ed è diventato una sede museale: spesso vi sono ospitate mostre e allestimenti e il piano terra è occupato dall’Ufficio informazioni turistiche. Il teatro Comunale, d’altro canto, è utilizzabile solo per eventi per i quali si prevede una grande partecipazione e le possibilità di disporre della struttura gratuitamente sono state molto limitate.
Per quanto riguarda il Centro anziani, invece, il problema è inserirsi tra i vari corsi e attività dedicate agli utenti: la sala è infatti quasi sempre occupata. Stesso problema per la Galleria Comunale: quasi sempre, infatti, la sala principale (quella attrezzata con un sistema audio, ndr) è occupata da mostre e allestimenti. Alcuni mesi fa venivano ospitati lì molti eventi e perfino le campagne elettorali. Ma quest’anno, invece, le primarie del Pd, giusto per citarne una, hanno traslocato in piazza, in un gazebo, proprio per mancanza di spazi.
L’unica soluzione pare essere quella ricordata dall’ex-sindaco: pagare. Per quanto riguarda il Kinemax e la sala dell’Albergo impiegati, infatti, si va da un costo che si aggira sui 200 euro per due ore, e non è certo una somma a portata di tutte le associazioni. «Con l’arrivo della campagna elettorale, che già dalla metà del 2010 si farà sentire a Monfalcone – conclude Persi – la questione potrebbe farsi esplosiva».

Il Piccolo, 26 gennaio 2010
 
PER LE ASSOCIAZIONI 
Teatro e sale, tariffe meno care 
Nuovo ”listino” con un calo anche del 50%
 

Le tariffe per l’uso delle strutture culturali del Comune da parte delle associazioni saranno abbattute nel 2010, in attesa di arrivare però alla definizione dei criteri per la concessione gratuita di sale e teatro. Gli sconti che la giunta comunale andrà ad approvare prossimamente interesseranno però soprattutto i soggetti ”commerciali”. Ai sodalizi iscritti all’albo comunale l’uso del Teatro costerà sempre 240 euro più Iva per sei ore, mentre per un impiego di 16 ore la cifra scenderà dai 640 euro del 2009 agli attuali 505 (sempre più Iva).
Per le associazioni senza scopo di lucro, non iscritte all’albo, i prezzi passano da 480 a 288 euro più Iva e da 1280 a 606 euro più Iva. La riduzione delle tariffe è ancora più importante per i soggetti commerciali, perché si scende da 800 a 336 euro più Iva per l’affito di sei ore del teatro e da 1700 a 707 euro più Iva per l’affitto di 16 ore. Lo stesso meccanismo si ripete nel caso dell’utilizzo dell’aula grande della Galleria comunale d’arte contemporanea e della sala conferenze della Biblioteca comunale, dove le cifre vanno inoltre aumentate del 25% nel caso di uso serale e il sabato dalle 13 alle 23 e del 75% nei festivi. Le tariffe per le associazioni locali sono comunque di 30 euro più Iva per due ore, come nel 2009, e di 45 euro più Iva per quattro ore invece di 60 euro. L’affitto della sala ”Antiche mura” per una settimana costerà sempre 105 euro più Iva per i sodalizi monfalconesi.
«Le tariffe praticate per le associazioni iscritte all’albo coprono la spesa viva sostenuta dal Comune per garantire l’uso dello spazio – sottolinea l’assessore alla Cultura Paola Benes -. Le cifre vengono aumentate del 20% per gli enti senza fini di lucro e del 40% per quelli commerciali. Il Comune non vuole certo guadagnarci, ma garantire il funzionamento delle sue strutture». Quanto incamerato lo scorso anno dall’affitto del Teatro e delle sale ha inoltre consentito, come ricorda l’assessore Benes, di ripartire in questi giorni 15mila euro di contributi tra le associazioni. Rimane comunque il nodo dei costi di custodia appaltati a ditte esterne e che vanno aggiunti in ogni caso a quelli delle tariffe applicate per l’uso dei contenitori culturali. Si tratta di 13,70 euro l’ora per la galleria e la sala conferenze della Biblioteca e di 21,61 euro l’ora per i servizi tecnici del Comunale per persona impiegata. Per il teatro sono inoltre da aggiungere i costi del servizio sala e biglietteria.

Il Piccolo, 01 marzo 2010
 
INVARIATE LE TARIFFE FISSATE DEL NOLEGGIO DELLE SALE COMUNALI 
Impianti sportivi, spese dimezzate ai giovani 
La decisione presa per agevolare le società che puntano a favorire l’attività dei ragazzi

di LAURA BORSANI

Tasse e tariffe, compresa la Tarsu, bloccate per venire incontro ai cittadini, tenendo conto della crisi che sta facendo emergere le ”nuove povertà”. Ma anche notevoli riduzioni per l’utilizzo degli impianti volendo favorire l’attività sportiva dei giovani. Perchè oltre a non ritoccare le tariffe ai fini dell’Istat, per il settore giovanile la riduzione praticata è di oltre il 50%. Il tutto, a fronte di tagli nei trasferimenti 0che ammontano a 470.840 euro complessivi, di cui 110mila euro solo per il settore della cultura. Il Comune di Monfalcone ha scelto contestualmente di mantenere invariate anche tutte le agevolazioni per le famiglie economicamente ”deboli”. Una politica, quella perseguita nell’ambito del bilancio di previsione 2010, che approderà in Consiglio entro marzo, per la quale sono stati individuati i ”compensi” ai fini dell’equilibrio finanziario, attraverso risparmi interni.
«L’amministrazione – spiega l’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno – ha scelto di non pesare sulle tasche dei cittadini, attivando una mirata procedura di rigore interna, che consente di agevolare i monfalconesi che possono trovarsi in difficoltà in caso di aumenti». I risparmi derivati dalla riduzione di due dirigenti comunali, ma anche la riorganizzazione e l’ottimizzazione del personale e degli uffici comunali, ha permesso di raggiungere pertanto l’equilibrio economico. I dati che seguono si riferiscono all’utilizzo dei maggiori impianti sportivi e delle sale comunali.
IMPIANTI SPORTIVI. Per quanto riguarda l’utilizzo degli impianti sportivi, le tariffe risultano in linea con quelle praticate negli altri comuni della regione. Per quest’anno, tuttavia, l’amministrazione ha deciso di non aggiornare le tariffe sulla base dell’indice Istat, per agevolare l’accesso agli impianti alle associazioni sportive colpite anch’esse dalla crisi, in virtù delle minori sponsorizzazioni giunte dalle imprese. E notevolmente ridotte sono dunque le tariffe praticate per l’attività sportiva giovanile che sono state più che dimezzate. Qualche esempio in relazione all’attività di allenamento. Per il campo di calcio di via Boito, gli allenamenti diurni costano 10,30 euro all’ora per i ragazzi di oltre 15 anni che scendono a 5,20 euro orari sotto i 15 anni. Gli allenamenti notturni, invece (con illuminazione) costano 24 euro all’ora per i ragazzi sopra i 15 anni e 11,80 euro sotto i 15 anni. Per quanto riguarda, invece, Palasport, Palestra Verde e Polifunzionale, gli allenamenti costano 8,20 euro l’ora per i ragazzi di età superiore ai 15 anni, 3,90 euro orari invece per quelli sotto i 15 anni. Altra voce: per le attività di associazioni e gruppi amatoriali iscritti ad una Federazione, il prezzo è di 16,60 euro all’ora, che sale a 25 euro orari per i gruppi amatoriali, aziendali, ricreativi. Per quanto riguarda lo Stadio Cosulich (pista di atletica), l’allenamento senza servizi e illuminazione per le associaizioni sportive e i singoli cittadini è gratuito, mentre viene praticata la tariffa di 3,40 euro all’ora con i servizi e di 20,60 euro orari con i servizi e l’illuminazione.
SALE COMUNALI. Fino a qualche mese fa, le tariffe praticate per le concessioni in uso delle sale comunali, escluse le associazioni iscritte all’Albo, erano più alte. Il primo febbraio scorso, la giunta ha deciso di abbassarle per favorire un accesso più ampio alle strutture comunali. Veniamo alle cifre. Le tariffe si distinguono in tre scaglioni, quella ordinaria, agevolata per enti e associazioni senza scopo di lucro, partiti e sindacati, ridotta per le associazioni iscritte all’Albo ed enti pubblici. Le tariffe sono inoltre composte da un costo fisso e dal costo orario, oltre all’Iva.
Per l’aula grande della Galleria d’arte contemporanea, a fronte di un utilizzo minimo di 4 ore, le tariffe sono le seguenti: ordinaria 42 euro più 21 euro all’ora; agevolata 36 euro più 18 euro all’ora; ridotta 30 euro più 15 euro all’ora. Per la sala conferenze della Biblioteca comunale: ordinaria 21 euro più 15 euro all’ora; agevolata 18 euro più 9 eruo all’ora; ridotta 15 euro più 7,50 euro all’ora. Per la sala espositiva Antiche Mura (tariffa settimanale): ordinaria 147 euro; agevolata 126 euro; ridotta 105 euro. Per il teatro Comunale (comprensivo dei servizi tecnici, oltre al servizo sala e biglietteria): ordinaria (istituti ed enti commerciali) 113 euro di costo fisso più 59 euro l’ora; agevolata 97 euro più 54 euro all’ora; ridotta 81 euro più 48 all’ora.

Il Piccolo, 21 aprile 2009

NELLA CASA-ALBERGO DI VIA CROCIERA 
No all’appalto-mensa, sit-in in municipio 
Scalinata ”occupata” per protesta dai dipendenti. Incontro con il sindaco

Privatizzazione della casa di riposo? Scatta la protesta. Una protesta clamorosa, messa in atto ieri pomeriggio, davanti alla sede del Comune di Monfalcone. Approfittando della programmata seduta di di giunta del lunedì, infatti, una delegazione di lavoratrici della casa di riposo, supportati da Rsu e organizzazioni sindacali, hanno realizzato un presidio nella sede comunale per protestare contro la paventata chiusura della vecchia struttura della casa di riposo e contro l’appalto della cucina. Anche perché, oltre a rappresentare, secondo le sigle sindacali, «uno spreco di denaro», visti gli oltre 70mila euro stanziati lo scorso anno proprio per mettere a posto la struttura interna alla casa di riposo, è anche una minaccia per alcuni posti di lavoro.
«Se la cosa venisse confermata così com’è – spiegano le Rsu – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione. Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal primo luglio, senza lavoro. «Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale – spiegano Cgil Funzione pubblica, Cisl Funzione pubblica e Rsu del Comune di Monfalcone -. Per questo, durante il presidio sono state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che ci portano a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Da parte sua, alla fine della seduta di giunta il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha incontrato i rappresentanti sindacali assicurando loro la massima collaborazione e mettendo in agenda prima possibile un incontro per discutere della questione. Invito che i sindacati hanno accolto, sottolineando però che, se la data di cessione del servizio al primo luglio dovesse essere confermata, si susseguiranno iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla vicenda.
Già ieri i sindacati hanno recapitato al sindaco delle lettere dei degenti della casa di riposo in solidarietà ai lavoratori. «Una società civile si definisce tale solo se presta attenzione e cura i più deboli – concludono le Rsu –. E il costo del wellfare non può essere un problema di numeri e di percentuale, anche in una situazione finanziaria pesante come quella che gli enti locali devono gestire.
Nelle scelte di razionalizzazione delle spese – hanno concluso ieri i lavoratori e le lavoratrici della casa di riposo – gli amministratori devono tener conto dei reali bisogni delle fasce più deboli dei cittadini e quindi proprio degli anziani». (e.o.)

Il Piccolo, 23 aprile 2009 
 
Stop alle conferenze in Casa albergo  
Uno degli effetti della chiusura della struttura decisa dal Comune
 
 
Chiusura dal 1 luglio prossimo, stop alle conferenze, agli incontri di associazioni e uffici comunali fuori dalla casa albergo di via Crociera. La delibera sulla chiusura della struttura che costa troppo (180mila euro all’anno) è passata, regolarmente, in giunta lunedì. E’ stata però stralciata la posizione riguardante gli addetti alla cucina, per la quale in contemporanea alla seduta si è tenuta una manifestazione di protesta dei sindacati. «Abbiamo deliberato la chiusura della vecchia struttura della casa di riposo – spiega il vicesindaco Silvia Altran – per via dei costi, visto che tenerla aperta, per ospitare le sedi comunali e le associazioni, costava 180mila euro all’anno, quindi troppo, anche perchè gli ospiti sono ormai stati trasferiti nella nuova struttura e, al momento, non abbiamo nessuna certezza circa il contributo regionale per poter mettere a norma l’edificio». Dal primo luglio quindi la sala conferenze verrà chiusa, così come gli uffici comunali ospitati (che saranno trasferiti in altre sedi) e le associazioni presenti, per le quali si sta cercando una sistemazione alternativa. Tutto sospeso invece per quanto riguarda la cucina, per la quale lunedì era scattata la protesta dei sindacati anche per il pericolo che le tre persone attualmente impegnate nella cooperativa che la gestisce vedessero messi in pericolo i loro posti di lavoro. «Abbiamo deciso per il momento di verificare il da farsi», afferma la Altran. Lo stesso sindaco Pizzolitto, alla fine della seduta di giunta, aveva infatti rivolto un appello ai sindacati affinchè si aprisse un dialogo sulla vicenda. Mentre resta del tutto aperta la questione relativa al contributo ”congelato” in attesa che la Regione proceda con la riclassificazione delle strutture. La Regione ha infatti bocciato il maxi-finanziamento di un milione di euro per l’ampliamento e la ”messa a norma” della Casa albergo di via Crociera. La richiesta che riguardava l’assegnazione di un contributo superiore al milione di euro per la realizzazione di un sistema antincendio, di un ascensore che poter usare anche in casi di emergenza e la sistemazione dei servizi adattandoli alle necessità di persone con disabilità motorie ha visto il ”no” da parte della giunta regionale. La casa di riposo assieme a un’altra decina di strutture simili in regione, è infatti stata inserita nell’elenco dei progetti non ammissibili. Il Comune di Monfalcone ha quindi espresso l’intenzione di aprire una vertenza con la Regione sul mancato finanziamento della manutenzione straordinaria della Casa albergo di via Crociera, chiusa perché non a norma e i cui 70 posti letto per anziani autosufficienti rischiano di tornare a essere utilizzabili solo fra alcuni anni. «Stando alla delibera della giunta regionale, la nostra domanda era accoglibile – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -, ma non essendoci fondi a sufficienza è stata rinviata a quando sarà attuata la riclassificazione delle strutture per anziani, che ora partirà in via sperimentale solo nel Medio e Basso Friuli. Questo significa che l’assegnazione del finanziamento è stata rinviata a data da destinarsi». Un fatto che l’assessore definisce «molto grave», vista la situazione di Monfalcone e del resto del Basso Isontino sul fronte delle residenze per anziani.
Elena Orsi

Il Piccolo, 26 aprile 2009 
 
Casa di riposo, uno spiraglio per la mensa  
Domani la Rsu incontra il sindaco: sul tappeto la decisione di esternalizzare il servizio

Dopo la clamorosa protesta dello scorso lunedì, quando le Rsu e alcuni lavoratori hanno attuato un sit-in sulle scale del municipio di Monfalcone, l’amministrazione potrebbe tornare sui suoi passi riguardo la decisione di esternalizzare il servizio mensa della Casa albergo di via Crociera. Tutto è ancora da definire, ma i lavoratori hanno ottenuto di poter discutere della situazione in un incontro tra le Rsu e il sindaco Pizzolitto che si svolgerà domani mattina. Da esso dovrebbero scaturire gli indirizzi che il Comune intende tenere nei confronti della Casa di riposo e soprattutto del servizio mensa, la cui decisione di esternalizzarlo aveva innescato la protesta. «Se la decisione venisse confermata così com’è – spiegano i sindacati della funzione pubblica di Cgil e Cisl Funzione Pubblica e la Rsu del Comune di Monfalcone – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione. Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal 1 luglio, senza lavoro. Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale». Per questo, durante il presidio erano state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che portavano i sindacati «a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Le stesse motivazioni saranno ribadite durante l’incontro di domani. La delibera sull’attività della casa di riposo era passata in giunta lunedì, e prevede dal 1 luglio anche lo stop alle attività nella sala conferenze, così come degli uffici comunali ospitati (che saranno trasferiti in altre sedi) e la chiusura delle sedi delle associazioni presenti, per le quali si sta cercando una sistemazione alternativa. Tutto sospeso invece per quanto riguarda la cucina, per la quale lunedì era scattata la protesta dei sindacati anche per il pericolo che le tre persone attualmente impegnate nella cooperativa che la gestisce vedessero messi in forse i loro posti di lavoro. «Abbiamo deciso per il momento di verificare il da farsi», aveva spiegato l’amministrazione. Ma a tal proposito, adesso le Rsu vogliono rassicurazioni. (e. o.)

Il Piccolo, 29 aprile 2009 
 
INCONTRO COMUNE-RSU-SINDACATI  
Casa-albergo, schiarita sul caso-cucina  
Forse un dietro-front sulla decisione di esternalizzare il servizio
 
 
Si aprono spiragli nella vicenda della casa di riposo di via Crociera. L’incontro di ieri che ha visto allo stesso tavolo il sindaco Gianfranco Pizzolitto, Rsu e sindacati, ha segnato una parziale apertura da parte del Comune: il sindaco ha ascoltato la protesta di Rsu e sindacati contro l’esternalizzazione dei servizi della struttura, in particolare della cucina, con conseguente licenziamento di tre dipendenti, e ha demandato il tutto al tavolo di contrattazione che sarà convocato per questo pomeriggio tra Rsu, sindacati e amministrazione (in particolare il dirigente a cui il servizio della casa di riposo fa riferimento). Oggi quindi la questione sarà affrontata nello specifico, ma già il fatto che da parte del sindaco si sia dichiarata la volontà a discutere del problema per le Rsu è un notevole passo in avanti. Tanto più che nella vicenda sono entrati anche i rappresentanti dello Spi, il sindacato dei pensionati, che si considerano, come rappresentanti degli anziani, una delle principali parti in causa. «La nostra prima preoccupazione, che abbiamo espresso anche al sindaco, riguarda il fatto che spesso si parte da un’idea di esternalizzazione temporanea che però alla fine diventa definitiva – spiega il rappresentante della Cigl Fpl, Luca Manià – e non vorremmo che questo accada con una struttura fondamentale come la casa di riposo. In più, se si considera che viene tutelato solo un dipendente ”pubblico”, mentre gli altri tre, di una cooperativa, sarebbero a rischio, ecco che la situazione si fa quanto mai delicata». Il sindacato, che confida in una retromarcia del Comune, ha già messo in atto un’iniziativa a sensazione durante una delle ultime riunioni di giunta, quando una delegazione di lavoratrici della casa di riposo, supportati da Rsu e organizzazioni sindacali avevano realizzato un presidio nella sede comunale per protestare contro la chiusura della vecchia struttura e l’appalto della cucina. Anche per questo, il Comune aveva bloccato l’approvazione della delibera, dando l’assenso solo alla chiusura della struttura alle attività esterne dal primo luglio, tenendo in stand-by la questione cucina. Per rafforzare la loro posizione, i sindacati avevano anche recapitato alla giunta delle lettere redatte dagli ospiti della struttura che chiedevano di mantenere inalterata l’attuale situazione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 08 maggio 2009 
  
ASSISTENZA  
Appalti troppo cari, parte una revisione  
I risparmi destinati a sostenere l’azione dei Servizi sociali
 
 
Il Comune torna sui suoi passi per quanto riguarda il servizio di cucina della casa-albergo di via Crociera, decidendo di non affidarla all’esterno. Non solo: saranno anche acquistate nuove attrezzature così da risparmiare sul tempo e sui costi. Anche il personale rimarrà invariato: una cuoca comunale e tre addetti forniti da una cooperativa. Soddisfazione dei sindacati che hanno ottenuto quanto volevano. Quando, il primo luglio, un’ala della casa di riposo chiuderà i battenti, ecco che la cucina rimarrà invece aperta e funzionante. Rimane certo ancora fermo il nodo della riapertura della parte vecchia della struttura, ma si tratta di una questione indipendente dalla volontà del Comune: i lavori sono infatti fermi per la mancata attribuzione del contributo regionale. Il cambio di rotta consentirà anche di dirottare 240mila euro ai Servizi sociali. Non solo: ulteriori risparmi saranno realizzati con l’imminente revisione di alcuni appalti in scadenza tra quest’anno e il prossimo. E che quindi verranno rivisti al ribasso. Tutto ciò senza andare a ulteriori esternalizzazioni, come è stato richiesto dalle sigle sindacali.
La questione nasce dal fatto che gli appalti stipulati anni fa risultano troppo onerosi per il Comune che, ora, punta a ridurne l’impatto sui conti del 40%. La revisione avverrà alle scadenze. Primi tra tutti, quelli che riguardano proprio la casa-albergo (pulizie, assistenza, servizio di lavanderia). E proprio in questo ambito il Comune spera di effettuare i primi consistenti risparmi. Con la chiusura della strutture precedente, infatti, anche gli appalti di gestione saranno rivisti al ribasso: risparmi ci saranno sulla pulizia, sull’assistenza, ma anche sulla luce, gas e riscaldamento. Il tutto, per una somma di 240mila euro che verranno dirottati ai Servizi sociali, in grossa difficoltà. «La fetta più grossa andrà – spiega l’assessore Morsolin – all’assistenza ai minori e ai servizi di assistenza a domicilio. Tutti servizi che è sempre più difficile garantire per l’aumento degli utenti e il taglio dei fondi regionali». La revisione degli appalti non andrà comunque a interferire sul livello del personale: nell’accordo è stato scritto chiaro e tondo che l’esternalizzazione dei servizi riguarderà solo servizi già appaltati in precedenza. «Si tratta di un accordo per noi positivo – spiega Luca Manià (Cigl Funzione pubblica) – perchè è la prima volta che risparmi derivanti da tagli vengono reinvestiti nel sociale. E di questo siamo soddisfatti». «Non ci sarà alcun taglio di personale, ma una riorganizzazione – specifica la Morsolin – e questo è un segnale importante».
Elena Orsi

Il Piccolo, 23 maggio 2009 
 
I LAVORI POSSONO RIPRENDERE  
Fondi sbloccati, riparte la casa-albergo  
Approvato in Regione un odg di Razzini, Sasco e Brussa. Cento anziani in attesa
 
 
Già con le prossime variazioni al bilancio regionale saranno a disposizione i fondi per realizzare gli interventi più urgenti di messa a norma e sicurezza della casa-albergo di via Crociera, svuotata e ormai chiusa quasi del tutto per la sua inagibilità. Il presidente della Regione Renzo Tondo ha fatto suo, inserendolo quindi nel provvedimento complessivo anti-crisi approvato giovedì in aula, l’odg presentato dal consigliere monfalconese della Lega Nord Federico Razzini e sottoscritto anche dai consiglieri Galasso del Pdl-Fi, Sasco dell’Udc e Franco Brussa del Pd.
«In questo modo – spiega Razzini – ci saranno le risorse per intervenire e riaprire una struttura indispensabile per una città in cui c’è oltre un centinaio di anziani in lista d’attesa per ottenere un posto nella struttura pubblica». La Regione, però, aveva stoppato il progetto del Comune di Monfalcone, rinviando «l’assegnazione dei contributi ad avvenuta conclusione dell’istruttoria supplementare, ritenuta necessari a seguito dell’entrata in vigore del regolamento di definizione dei requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi che ha ridefinito, tra l’altro, i requisiti strutturali per le strutture residenziali per anziani». Ora, facendo suo il documento presentato dall’esponente della Lega Nord, Tondo ha impegnato la giunta «a prevedere uno stanziamento adeguato quanto meno ad avviare un primo lotto di ristrutturazione della casa-albergo di Monfalcone con un provvedimento urgente inserito nelle prossime variazioni di bilancio». Nell’odg si è sottolineata del resto l’importanza della struttura e come l’impasse sorta con il mancato accoglimento della richiesta di finanziamento avanzata dal Comune stia creando «una grave disfunzione nel bacino di riferimento del Monfalconese» e un allungamento delle liste di attesa in altre strutture della provincia.
Il progetto del Comune prevede la messa a norma attraverso un intervento sul sistema anticendio, la realizzazione di un ascensore da poter usare in caso di emergenza e la sistemazione dei servizi igienici adattandoli alla necessità di persone con disabilità motorie, per una spesa complessiva di un milione di euro. L’impossibilità di utilizzare la casa-albergo, i cui ospiti già da un anno sono trasferiti nella nuova struttura per anziani non autosufficienti, ha convinto il Comune a chiudere del tutto l’edificio a partire dal primo luglio, così da risparmiare sulle spese fisse. I costi di gestione della struttura sono quantificabili, stando all’ente locale, in 90mila euro solo per il secondo semestre del 2009.
Spese che saranno eliminate grazie al trasferimento degli uffici di supporto e del centro diurno per anziani nella nuova residenza protetta e degli uffici del servizio sociale in un’altra sede comunale, mentre per le associazioni che utilizzavano la vecchia casa-albergo il Comune si è impegnato a trovare delle soluzioni alternative. (la.bl.)

Il Piccolo, 28 maggio 2009 
  
PARLA UNO DEI VIGILANTI DELLA CASA-ALBERGO  
«Resterò senza lavoro a 55 anni»
 
 
I primi a farsi avanti, tra i lavoratori che dal primo luglio perderanno il posto causa lo stop all’attività della casa di riposo (per la precisione la vecchia struttura, inutilizzabile e in attesa dei contributi regionali per i lavori di ampliamento) sono gli addetti alla vigilanza. Che per decisione del Comune verranno dimezzati: ne resterà uno solo. Ciò significa che non solo la casa di riposo rimarrà senza vigilanza, minimo danno visto che a partire da luglio, almeno nella sua parte vecchia, la struttura verrà chiusa. Ma a perdere in sicurezza saranno anche gli abitanti delle case vicine e comunque gli operatori della nuova struttura, che si troveranno con una vigilanza ridotta a mezza giornata. A restare senza lavoro sarà Trano Dhionis, 55 anni, da quattro anni adetto alla sorveglianza della casa-albergo, prima operatore del Comune, poi passato alla cooperativa che ha vinto l’appalto. Da luglio sarà a casa, visto che il Comune ha deciso di ridurre la vigilanza per la chiusura della vecchia struttura, il trasferimento degli uffici e la riduzione complessiva dell’attività. Per quanto riguarda il settore infermieristico, riprogrammando il servizio, sarà eliminata la copresenza dell’infermiera (attualmente dalle 8 alle 12), mentre rimarranno in servizio un infermiere e un operatore socio-assistenziale. Il Centro diurno verrà spostato nella nuova struttura e questo permetterà di riorganizzare il sistema di operatori socio-assistenziali che potranno essere utilizzati per il supporto alla cucina e per una riorganizzazione complessiva del servizio per evitare quanto più possibile il ricorso a un appalto esterno. Per quanto riguarda la custodia, invece, verranno garantiti controlli nei pomeriggi e di notte, visto che con lo stop all’attività nella vecchia struttura si ritiene inutile la sorveglianza diurna.
«Siamo perennemente alle prese con problemi riguardanti la sicurezza della zona – spiega Dhionis – perchè ci siamo trovati molte volte, specie di sera, alle prese con ragazzi ubriachi che tentavano di entrare nel giardino o che facevano confusione, o con altre questioni di pubblica sicurezza. Tanto che spesso venivamo allertati dagli stessi abitanti della zona, che avevano il nostro numero telefonico. Adesso che il servizio viene dimezzato, come si pensa di fare? Una sola persona non potrà rispondere a tutte le emergenze giorno e notte. Non comprendiamo questa decisione, perchè non pensiamo che siano gli 800 euro che portiamo a casa ogni mese a creare problemi al bilancio comunale». A complicare le cose è anche il fatto che gli operatori in questione lavorano per una cooperativa, quindi sono senza ”paracadute sociale” nel caso di licenziamento. «Ho 55 anni, due figli, e ho solo questo lavoro che da luglio finirà. Me lo spiega il Comune cosa dovrò fare?». (el.or.)

Il Piccolo, 17 marzo 2009 
 
DECISIONE DEL SINDACO  
Chiusa la vecchia ala della casa-albergo, è fuori norma  
Mancano i finanziamenti della Regione, il raddoppio della struttura destinato a slittare
 
 
La casa-albergo di via Crociera, la più datata delle due strutture di accoglienza per anziani del Comune di Monfalcone, va chiusa perché «non a norma». Lo chiarisce il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che non nasconde però l’esigenza attuale dell’ente locale di ridurre i costi di gestione, andando a una razionalizzazione dei propri contenitori con un percorso che dovrebbe portare all’unificazione di più uffici in un’unica sede e alla dismissione di proprietà come l’ex albergo Roma e l’ex sede dei vigili urbani in via Sant’Ambrogio. La casa-albergo, affiancata da poco meno di un anno da una nuova residenza, nata però per un’utenza non autosufficiente, e già vuotata dei propri ospiti da quella data, rischia però di rimanere inutilizzata a lungo, perché il sindaco chiarisce che l’edificio sarà adeguato e messo a norma solo a fronte dell’erogazione di un finanziamento dalla Regione. Del contributo, per il quale l’ente locale ha già presentato domanda, non c’è però notizia. Non a caso l’amministrazione ha previsto l’investimento relativo alla ristrutturazione della casa-albergo (1,3 milioni di spesa complessiva) nel 2010. L’intervento di sistemazione richiederà poi oltre un anno di lavori e quindi, sempre che non ci siano intoppi, la casa-albergo, destinata agli autosufficienti, riaprirà solo verso la fine del 2011. Nel frattempo il Centro diurno per anziani rimarrà nella nuova residenza protetta che, però, secondo i sindacati e la Rsu del Comune, non ha spazi sufficienti. I sindacati temono quindi che il Centro diurno, finora importante aiuto alle famiglie che hanno in cura parenti anziani, possa ridursi a un parcheggio. La casa di riposo di via Crociera finora ha ospitato anche gli uffici dei Servizi sociali e la cucina, adeguata da poco con una spesa di 78mila euro. Cgil e Cisl e le Rsu del Comune hanno lanciato quindi un allarme sul futuro e sulla qualità del servizio garantito a una fascia debole della popolazione. Da un lato ci sono appunto i problemi creati dalla mancata ristrutturazione della casa-albergo, dall’altro le carenze di una struttura nuova, che rende difficile il lavoro quotidiano degli operatori diretti e indiretti. Il sindaco assicura però su questo fronte l’impegno del Comune a effettuare tutti i lavori richiesti dagli operatori. «La struttura è nuova e purtroppo di certe manchevolezze ci si rende conto solo lavorandoci ogni giorno – afferma il sindaco -. C’è quindi l’impegno a effettuare tutti gli interventi necessari».

Il Piccolo, 28 febbraio 2009 
 
STRUTTURE COMUNALI. LA DENUNCIA DEI SINDACATI 
Non autosufficienti, residenza inadeguata  
Inaugurata 10 mesi fa. Intanto chiude la casa albergo. Cento anziani in lista d’attesa
 
 
A Monfalcone le residenze pubbliche per l’accoglienza degli anziani, autosufficienti e non, soffrono di gravi carenze. Tanto da creare una lista d’attesa di oltre cento di persone. La nuova residenza da 60 posti per non autosufficienti ha 10 mesi di vita, ma ne dimostra già molti di più a vedere i problemi accumulati in fatto di serramenti, illuminazione, impianto termico, servizi igienici, scarichi e, pare, anche di impianto di erogazione dell’ossigeno. Nel frattempo slitta a data da destinarsi la ristrutturazione della casa albergo di via Crociera, costruita una ventina d’anni fa e che metteva a disposizione 70 posti per autosufficienti, ma a quanto pare ormai fuori norma. Il raddoppio dei posti a disposizione per l’accoglienza degli anziani di Monfalcone, programmato da anni dal Comune, deve ancora attendere, visto che non c’è ancora traccia del finanziamento richiesto alla Regione e indispensabile per effettuare la manutenzione straordinaria dell’edificio, che nel frattempo costa però troppo all’ente locale. L’amministrazione comunale ha quindi deciso di chiudere del tutto la struttura che ancora ospita il centro diurno per anziani, gli uffici dei servizi sociali, la cucina, adeguata da poco con una spesa di 78mila euro anche perché la funzione è quella di servire la nuova struttura, che ne è priva. Cgil e Cisl Funzione pubblica e le Rsu del Comune di Monfalcone, che hanno incontrato in questi giorni il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il direttore generale Primo Perosa, lanciano quindi un forte allarme sul futuro e sulla qualità del servizio garantito a una fascia debole della popolazione di Monfalcone. Da un lato ci sono appunto le carenze di una struttura nuova, che rende difficile il lavoro quotidiano degli operatori socio-assistenziali, diretti e indiretti, dall’altro i problemi creati dalla mancata ristrutturazione della casa albergo. La chiusura tout court dell’edificio mette a rischio, secondo i sindacati, intanto il servizio del centro diurno che non potrà contare su spazi adeguati nella residenza protetta, ma apre la strada anche all’esternalizzazione del servizio di refezione, ritenuto invece fondamentale dagli operatori per garantire una buona qualità di assistenza e di cura agli anziani ospiti. «La preoccupazione è quella di un lento, ma progressivo peggioramento del servizio – ha sottolineato ieri Luca Manià, della segreteria provinciale della Cgil-Funzione pubblica -, mentre l’amministrazione comunale non sta affatto chiarendo quali siano le sue intenzioni per il futuro, anche se ormai sono divenute abbastanza trasparenti. Erano inoltre mesi che sollecitavamo un incontro a fronte delle carenze della nuova struttura. L’abbiamo ottenuto martedì scorso. Speriamo che la promessa di mettere mano a quanto non funziona nell’arco di un mese sia rispettata». L’interrogativo, ha aggiunto Massimo Bevilacqua, della Cisl-Funzione pubblica, è se all’amministrazione comunale di Monfalcone interesse la qualità di questo servizio, di cui si attende ancora il potenziamento previsto da anni e già ritardato a lungo dalle vicissitudini della realizzazione della nuova residenza protetta (i lavori alla prima impresa, poi fallita, furono appaltati nel 2000). Il sindacato non condivide per nulla la decisione di appaltare all’esterno la cucina, sottolineando inoltre come il centro diurno è stato finora uno strumento molto importante di aiuto per le famiglie che hanno in cura parenti anziani.
Senza spazi adeguati, potrebbe ridursi invece in un parcheggio. I sindacati e le Rsu chiedono quindi che obiettivo dell’amministrazione rimanga quello della messa in funzione al più presto di entrambe gli edifici per realizzare il progetto che ha determinato la scelta della costruzione della nuova casa di riposo. Domandano anche che la cucina non sia chiusa e si copra, con un’assunzione a tempo indeterminato, il posto di cuoca rimasto vacante, e, se necessario, si trovino spazi adeguati per il centro diurno. «Il costo del welfare non può essere solo un problema di numeri – concludono i sindacati – e di percentuali, anche in una situazione finanziaria pesante come quella che gli enti locali devono gestire. Nelle scelte di razionalizzazione delle spese gli amministratori devono tener conto dei reali bisogni delle fasce più deboli dei cittadini».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 28 febbraio 2009 
 
Monfalcone. «E’ in atto un lento ma inesorabile smantellamento»  
Sindacati, timori sulla gestione della casa albergo
 
 
MONFALCONE. Qual è la vera strategia dell’amministrazione comunale rispetto alla gestione della casa albergo di Monfalcone, struttura che fornisce attualmente un servizio di eccellente qualità e che sembra destinata invece a un futuro molto meno “eccellente”, visti i problemi operativi e strutturali che si stanno inesorabilmnete accumulando? La domanda viene posta dai componenti della Rsu comunale, assieme ai segretari generali della funzione punbblica, Luca Manià della Cgil e Massimo Bevilacqua della Cisl, in rappresentanza di tutti gli operatori della struttura, ma in fondo anche degli anziani utenti, visto che soprattutto su loro si riflettono i vari problemi.
Due gli aspetti principali evidenziati: l’esternalizzazione della cucina, ammodernata da poco con una spesa di 78 mila euro e che sembra invece destinata alla chiusura e i problemi concreti della nuova struttura, inaugurata il 7 maggio 2008, in cui sono stati trasferiti tutti gli utenti della vecchia casa albergo e in cui esistono problemi ai serramenti, alle vasche, all’impianto termico, agli aspiratori dei bagni, ai mobili.
«Il 7 maggio è stata inaugurata la nuova casa di riposo, realizzata per accogliere gli anziani non autosufficienti, affiancandosi a quella esistente da destinare a ospiti autosufficienti. Il progetto aveva lo scopo di rispondere all’esigenza sempre più pressante di assistenza alla popolazione anziana e riportare sul territorio le numerose persone accolte in strutture fuori comune», spiega Manià, ricordando che attualmente la struttura ospita 60 anziani, 100 sono in lista d’attesa e 30 sono i monfalconesi che sono in strutture extracittadine (dove il Comune partecipa al pagamento delle rette).
In realtà l’ampliamento di spazi non si è avuto perché il Comune sta ancora attendendo il contributo regionale per poter sistemare la vecchia struttura e nel frattempo è stato deciso di trasferire tutto nella casa nuova, per ridurre i costi. La gestione della casa di riposo è affidata al personale dipendente del Comune (12 persone) e a personale di cooperativa (una quindicina) che collabora all’assistenza agli ospiti, alle mansioni di cucina e all’attività infermieristica. «Negli ultimi anni il personale dipendente che svolge mansioni di assistenza si è ridotto perché l’amministrazione ha scelto di non coprire con nuove assunzioni i posti vacanti per pensionamenti ed è stato aumentato il ricorso alla cooperativa. I servizi alla persona dovrebbero restare di gestione pubblica, ma qui, possiamo dire – aggiunge Bevilacqua – che è in atto un lento smantellamento del pubblico».
Cosa che si starebbe facendo anche per la cucina, dove operano due cuoche, di cui una però a breve dovrebbe andare in pensione e che non sarà sostituita. «La cucina, che fornisce un prodotto sempre fresco, è utilizzata a un terzo delle sue potenzialità, doveva essere usata per fornire i pasti in entrambe le case albergo e potrebbe essere usata come mensa aziendale e invece, nonostante si siano spesi 78 mila euro per sistemarla, si pensa di chiuderla. Tanto che ci chiediamo – dice ancora Bevilacqua – se potrebbe essere ravvisato un danno erariale. Certo è che se dovesse essere chiusa, il servizio esterno sarà di qualità inferiore, ma probabilmente di costo maggiore».
La cosa che più preoccupa sindacati e operatori è che vengono toccati dei servizi eccellenti, che l’amministrazione abdica alle sue responsabilità e che nessuno risponde rispetto a quello che è il vero disegno strategico e il malfunzionamento della struttura nuova. Infatti, ogni giorno gli operatori devono fare i conti con i gravi disservizi provocati dal malfunzionamento, dall’installazione incompleta, dai guasti frequenti delle attezzature. Il giorno di Carnevale, sindaco, direttore generale e assessore ai lavori pubblici hanno effettuato un sopralluogo insieme al personale e ai rappresentanti sindacali e si sono impegnati ad attivare tutti gli interventi necessari per garantire l’efficienza della struttura.

Il Piccolo, 30 gennaio 2009 
 
ACCORDO TRA COMUNE E SINDACATI DEI PENSIONATI  
Sconti su tasse e tariffe per 7276 anziani  
Esenzioni e riduzioni di Ici, Tarsu, Irpef e bus. Misure contro il caro-rette in casa-albergo
 
 
La città è ringiovanita nell’ultimo anno, grazie soprattutto all’arrivo di centinaia di immigrati, ma gli anziani, o quantomeno gli ultrasessantacinquenni, rimangono una fetta consistente della popolazione di Monfalcone, cioé 7276, poco meno del 26% del totale. E quasi tutti alle prese con sempre maggiori difficoltà economiche, visto lo scarso potere d’acquisto delle pensioni, ed esigenze di assistenza e cura. L’amministrazione locale, d’intesa con le organizzazioni dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, ha quindi varato un pacchetto di azioni che comprendono riduzioni o esenzioni su tasse e imposte e l’acquisto di abbonamenti del bus, ma anche la volontà di aprire un secondo ambulatorio infermieristico rionale a Panzano e il sostegno all’esperienza del Punto d’ascolto gestito dal Volontariato cittadino.
I sindacati dei pensionati, dal canto loro, non avrebbero voluto prendere atto dell’aumento del 5% delle rette della casa di riposo comunale di via Crociera – comunque tra le più basse a livello provinciale – ma il regolamento per l’integrazione di quanto dovuto dagli utenti interviene in qualche modo a tutelare le famiglie con i redditi più bassi. Il protocollo sottoscritto ieri dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin e dai rappresentanti dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil conferma innanzitutto l’esenzione dal pagamento dell’addizionale Irpef, che nel 2009 si suppone resterà ferma allo 0,3%, per i redditi sotto i 15mila euro. Una misura che lo scorso anno ha interessato 6.097 monfalconesi. C’è poi la riduzione del 50% della Tassa rifiuti per gli ultrasessantacinquenni che abitano da soli o con un’altra persona anziana in case di tipo economico-popolare e con un reddito complessivo lordo ai fini dell’Irpef rispettivamente sotto i 12.014,39 euro e i 18.020,27 (il dato deve essere riferito al 2008). Sono esentati del tutto dal versamento della Tarsu invece i cittadini con un reddito complessivo pari o inferiore all’importo della pensione sociale quindi, per il 2009, 7.540 euro. In totale lo scorso anno hanno pagato il 50% di Tarsu 630 monfalconesi sopra i 65 anni e altri 183 ne sono stati esentati del tutto. Il protocollo, come hanno sottolineato le stesse organizzazioni sindacali ieri, prevede però anche l’acquisto da parte del Comune di abbonamenti dell’Apt che saranno quindi assegnati gratuitamente o a tariffa agevolata a chi vive in uno stato di disagio economico, il mantenimento del fondo per il risarcimento delle vittime della microcriminalità (4 le persone che lo hanno utilizzato nel 2006, nessuna nel 2007 e 2008, comunque), la rateizzazione, a seconda dell’Isee, delle sanzioni amministrative. «C’è poi la disponibilità dell’amministrazione a sperimentare una partecipazione diretta di ospiti della casa di riposo e loro familiari – hanno rilevato le organizzazioni dei pensionati – che potrebbero esercitare una funzione di controllo sulle problematiche inerenti gli utenti».
Proseguirà anche il tavolo di lavoro per tentare di migliorare la condizione degli anziani residenti nelle case Ater di via Volta e il confronto con l’Azienda sanitaria sull’ampliamento dell’esperienza dell’ambulatorio per il rione del rione Romana-Solvay. «Avrò un confronto con il direttore generale Manuela Baccarin lunedì – ha confermato ieri l’assessore Cristiana Morsolin – per una verifica del funzionamento del servizio di via Valentinis in modo da aprire poi il ragionamento sulla creazione di un servizio analogo a Panzano, i cui rappresentanti mi hanno rinnovato in questi giorni l’esigenza di mettere in campo il progetto». I sindacati dei pensionati temono però che l’Ass «freni» su questo fronte, visto che tra i quartieri di Monfalcone quello di Panzano è proprio quello a più bassa concentrazione di ultrasessantacinquenni: 694, contro i 2.197 di Aris-San Polo, i 1.976 del centro, i 1.231 di largo Isonzo e i 1.196 di via Romana. «Per noi si tratta però sempre di attivare un servizio di prossimità nei rioni più distanti dal Distretto sanitario e utili per la sicurezza sociale della popolazione», hanno sottolineato ieri i sindacati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 febbraio 2009 
 
PRIORITÀ AI NON AUTOSUFFICIENTI  
SITUAZIONE  
ASSISTENZA  
Casa di riposo, 100 in lista d’attesa  
Il Comune ha chiesto un contributo alla Regione per ampliare la struttura 
Previsti aiuti alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle rette 
Nel Basso Isontino un solo posto-letto ogni mille abitanti, 7 invece nel resto della Provincia
 
 
A Monfalcone sono un centinaio le persone in lista di attesa per poter entrare nella casa di riposo comunale, che mette a disposizione 60 posti, dando la priorità ai non autosufficienti nella nuova struttura protetta inaugurata lo scorso anno. La capacità è destinata a raddoppiare, ma solo quando sarà effettuata la manutenzione straordinaria dell’edificio più vecchio, che ha vent’anni di vita alle spalle.
Dalla Regione, cui il Comune si è rivolto per un sostegno finanziario, non è arrivata però ancora alcuna notizia su un possibile contributo al progetto, il cui costo complessivo supera il milione di euro.
Il dato sulle dimensioni della lista d’attesa per l’accesso alla casa di riposto comunale è emerso nel corso dell’ultima riunione della quarta commissione consiliare ed è stato letto come un indicatore di come il ricovero nella struttura di via Crociera sia visto come ottimale, ma anche come nel Monfalconese il numero di posti a disposizione nelle case di riposo non sia sufficiente a differenza di quanto accade nel resto del Friuli Venezia Giulia.
Nel Basso Isontino continua del resto a esserci un posto per non autosufficienti ogni mille abitanti, mentre i posti salgono a sette solo nell’Alto Isontino.
Appare quindi fondamentale, e i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil che hanno partecipato alla riunione si sono trovati d’accordo, arrivare alla messa in rete delle case di riposo del Basso isontino, in modo tale che i cittadini dell’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità. Esiste però una lista d’attesa anche per quanti chiedono l’assistenza domiciliare.
Non tutti quindi, come sottolinea la presidente della commissione Barbara Zilli, stanno avendo risposta.
All’incontro i sindacati provinciali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno del resto partecipato per discutere la bozza di ordine del giorno che le stesse organizzazioni hanno presentato a tutti i Consigli comunali per chiedere all’amministrazione regionale un maggiore investimento proprio sull’assistenza domiciliare.
I sindacati dei pensionati vogliono insomma tentare di garantire la permanenza dell’anziano nel proprio ambiente familiare e sociale piuttosto che il ricovero in case di riposo. Nella riunione è stato sollevato quindi il problema della contrazione dei fondi a disposizione sia per l’assistenza domiciliare sia per l’autonomia possibile. I sindacati confederali provinciali hanno quindi chiesto ai consiglieri comunali di poter aggiornare e adeguare il testo dell’ordine del giorno secondo quanto emerso dall’incontro e presentarlo in aula, inoltrandolo alla Regione, se approvato.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale è stato intanto approvato, a maggioranza (19 sì, compresi quelli di Lega Nord e La Destra, 4 no quelli di Fi e An), il regolamento per l’integrazione delle rette della casa di riposo. Come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il regolamento introduce i tetti Isee a protezione delle famiglie con i redditi più bassi.
In sostanza, i «civilmente obbligati» a sostenere il carico della retta nel caso il ricoverato non abbia risorse sufficienti interverranno a copertura del costo fino a quanto consentito dal loro reddito, mentre per la parte restante subentrerà il Comune. Il regolamento stabilisce anche un tetto al prelievo sul conto bancario degli anziani ricoverati per il pagamento della retta.
«In conto dovranno rimanere sempre 3.500 euro – ha spiegato l’assessore – e con il regolamento abbiamo anche cercato di dare risposta a delle situazioni particolari. La contribuzione dovuta dai familiari si riduce inoltre all’ampliarsi del grado di parentela e c’è un’ulteriore riduzione se il familiare ha un’invalidità o disabilità certificata». Lo sforzo compiuto dall’amministrazione, che pure ha aumentato del 5% le rette dovute per il 2009, è stato condiviso sia dalla Lega Nord sia da La Destra.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 01 febbraio 2009 
 
Monfalcone. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito: oltre ai familiari interverrà il Comune  
Casa di riposo, aiuti agli anziani in difficoltà nel pagare le rette
 
 
MONFALCONE. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito su cui sarà decisa l’eventuale integrazione delle rette di ricovero degli anziani nella casa albergo comunale. È questa la principale novità del “Regolamento per l’integrazione delle rette di ricovero di anziani in strutture residenziali”, approvato dal consiglio (con il voto contrario di Fi e An) e che prevede, nel caso l’anziano sia in stato di disagio economico, la compartecipazione nel pagamento delle rette dei “civilmente obbligati”, ovvero dei familiari, ma anche del Comune.
«L’introduzione della valutazione Isee come elemento determinante della tariffe e strumento di tutela delle fasce più deboli è stata chiesta da più parti, in particolare dei sindacati pensionati – spiega l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Morsolin –. Sono già previste modalità di abbattimento delle rette, ma l’Isee è strumento codificato e uguale per tutti. Fra sei mesi sarà valutato l’effetto di applicazione del regolamento».
Regolamento che prevede, comunque, una serie di misure volte a tutelare le fasce più deboli. In merito alla compartecipazione alla retta, questa viene richiesta se l’anziano ricoverato non riesce a coprire il costo con la sua pensione o i suoi redditi (anche fondi bancari). A quel punto viene chiesto l’intervento dei familiari per l’integrazione, con quota a scendere a mano a mano che si allontana il grado di parentela. Se anche questi avessero difficoltà sarebbe il Comune a coprire la parte mancante. Sono previste situazioni particolari, tra cui una coppia di anziani con un’unica fonte di reddito e in cui uno dei due coniugi dovesse essere ricoverato: per non lasciare l’altra persona priva di risorse, sono previsti esoneri o integrazioni. Se al momento della discussione Sergio Pacor (Lega nord) ha ringraziato l’amministrazione per quanto attua a favore degli anziani, sia nella struttura comunale sia con l’assistenza domiciliare, Riccardo Grassili (Fi-Pdl) ha chiesto il rinvio della discussione.
«Il regolamento non è completo e vorremmo confrontarlo con il regolamento regionale, soprattutto riguardo alla residenza degli eventuali utenti», ha detto.
Sia Alessandro Saullo (Rc) sia Lionella Zanolla (La Destra-gruppo misto), apprezzando il lavoro fatto e il sostegno alle fasce deboli, hanno sollecitato una maggior attenzione alle domiciliarità degli anziani. Richiesta che peraltro era giunta anche dai sindacati confederali dei pensionati nel corso della recente Commissione per la tutela della salute, presieduta da Barbara Zilli. I sindacati hanno chiesto di discutere anche in consiglio comunale a Monfalcone un ordine del giorno in cui s’invita la Regione a definire i regolamenti per la riclassificazione e l’accreditamento delle case di riposo, ad aumentare le risorse destinate agli anziani non autosufficienti, a sostenere le forme di assistenza domiciliare. Anche se a Monfalcone c’è un centinaio di persone in lista per la casa albergo.
«Se è vero che in regione il numero dei posti letto nelle case di riposo appare sovraddimensionato, a Monfalcone accade il contrario.
È stato quindi concordato – spiega Zilli – d’individuare un percorso di messa in rete delle case di riposo dell’ambito Basso Isontino perché i cittadini residenti in quest’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità».
Il percorso, in effetti, era già cominciato in passato, ma poi si era arenato.

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