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Il Piccolo, 21 aprile 2009

NELLA CASA-ALBERGO DI VIA CROCIERA 
No all’appalto-mensa, sit-in in municipio 
Scalinata ”occupata” per protesta dai dipendenti. Incontro con il sindaco

Privatizzazione della casa di riposo? Scatta la protesta. Una protesta clamorosa, messa in atto ieri pomeriggio, davanti alla sede del Comune di Monfalcone. Approfittando della programmata seduta di di giunta del lunedì, infatti, una delegazione di lavoratrici della casa di riposo, supportati da Rsu e organizzazioni sindacali, hanno realizzato un presidio nella sede comunale per protestare contro la paventata chiusura della vecchia struttura della casa di riposo e contro l’appalto della cucina. Anche perché, oltre a rappresentare, secondo le sigle sindacali, «uno spreco di denaro», visti gli oltre 70mila euro stanziati lo scorso anno proprio per mettere a posto la struttura interna alla casa di riposo, è anche una minaccia per alcuni posti di lavoro.
«Se la cosa venisse confermata così com’è – spiegano le Rsu – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione. Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal primo luglio, senza lavoro. «Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale – spiegano Cgil Funzione pubblica, Cisl Funzione pubblica e Rsu del Comune di Monfalcone -. Per questo, durante il presidio sono state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che ci portano a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Da parte sua, alla fine della seduta di giunta il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha incontrato i rappresentanti sindacali assicurando loro la massima collaborazione e mettendo in agenda prima possibile un incontro per discutere della questione. Invito che i sindacati hanno accolto, sottolineando però che, se la data di cessione del servizio al primo luglio dovesse essere confermata, si susseguiranno iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla vicenda.
Già ieri i sindacati hanno recapitato al sindaco delle lettere dei degenti della casa di riposo in solidarietà ai lavoratori. «Una società civile si definisce tale solo se presta attenzione e cura i più deboli – concludono le Rsu –. E il costo del wellfare non può essere un problema di numeri e di percentuale, anche in una situazione finanziaria pesante come quella che gli enti locali devono gestire.
Nelle scelte di razionalizzazione delle spese – hanno concluso ieri i lavoratori e le lavoratrici della casa di riposo – gli amministratori devono tener conto dei reali bisogni delle fasce più deboli dei cittadini e quindi proprio degli anziani». (e.o.)

Il Piccolo, 23 aprile 2009 
 
Stop alle conferenze in Casa albergo  
Uno degli effetti della chiusura della struttura decisa dal Comune
 
 
Chiusura dal 1 luglio prossimo, stop alle conferenze, agli incontri di associazioni e uffici comunali fuori dalla casa albergo di via Crociera. La delibera sulla chiusura della struttura che costa troppo (180mila euro all’anno) è passata, regolarmente, in giunta lunedì. E’ stata però stralciata la posizione riguardante gli addetti alla cucina, per la quale in contemporanea alla seduta si è tenuta una manifestazione di protesta dei sindacati. «Abbiamo deliberato la chiusura della vecchia struttura della casa di riposo – spiega il vicesindaco Silvia Altran – per via dei costi, visto che tenerla aperta, per ospitare le sedi comunali e le associazioni, costava 180mila euro all’anno, quindi troppo, anche perchè gli ospiti sono ormai stati trasferiti nella nuova struttura e, al momento, non abbiamo nessuna certezza circa il contributo regionale per poter mettere a norma l’edificio». Dal primo luglio quindi la sala conferenze verrà chiusa, così come gli uffici comunali ospitati (che saranno trasferiti in altre sedi) e le associazioni presenti, per le quali si sta cercando una sistemazione alternativa. Tutto sospeso invece per quanto riguarda la cucina, per la quale lunedì era scattata la protesta dei sindacati anche per il pericolo che le tre persone attualmente impegnate nella cooperativa che la gestisce vedessero messi in pericolo i loro posti di lavoro. «Abbiamo deciso per il momento di verificare il da farsi», afferma la Altran. Lo stesso sindaco Pizzolitto, alla fine della seduta di giunta, aveva infatti rivolto un appello ai sindacati affinchè si aprisse un dialogo sulla vicenda. Mentre resta del tutto aperta la questione relativa al contributo ”congelato” in attesa che la Regione proceda con la riclassificazione delle strutture. La Regione ha infatti bocciato il maxi-finanziamento di un milione di euro per l’ampliamento e la ”messa a norma” della Casa albergo di via Crociera. La richiesta che riguardava l’assegnazione di un contributo superiore al milione di euro per la realizzazione di un sistema antincendio, di un ascensore che poter usare anche in casi di emergenza e la sistemazione dei servizi adattandoli alle necessità di persone con disabilità motorie ha visto il ”no” da parte della giunta regionale. La casa di riposo assieme a un’altra decina di strutture simili in regione, è infatti stata inserita nell’elenco dei progetti non ammissibili. Il Comune di Monfalcone ha quindi espresso l’intenzione di aprire una vertenza con la Regione sul mancato finanziamento della manutenzione straordinaria della Casa albergo di via Crociera, chiusa perché non a norma e i cui 70 posti letto per anziani autosufficienti rischiano di tornare a essere utilizzabili solo fra alcuni anni. «Stando alla delibera della giunta regionale, la nostra domanda era accoglibile – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -, ma non essendoci fondi a sufficienza è stata rinviata a quando sarà attuata la riclassificazione delle strutture per anziani, che ora partirà in via sperimentale solo nel Medio e Basso Friuli. Questo significa che l’assegnazione del finanziamento è stata rinviata a data da destinarsi». Un fatto che l’assessore definisce «molto grave», vista la situazione di Monfalcone e del resto del Basso Isontino sul fronte delle residenze per anziani.
Elena Orsi

Il Piccolo, 26 aprile 2009 
 
Casa di riposo, uno spiraglio per la mensa  
Domani la Rsu incontra il sindaco: sul tappeto la decisione di esternalizzare il servizio

Dopo la clamorosa protesta dello scorso lunedì, quando le Rsu e alcuni lavoratori hanno attuato un sit-in sulle scale del municipio di Monfalcone, l’amministrazione potrebbe tornare sui suoi passi riguardo la decisione di esternalizzare il servizio mensa della Casa albergo di via Crociera. Tutto è ancora da definire, ma i lavoratori hanno ottenuto di poter discutere della situazione in un incontro tra le Rsu e il sindaco Pizzolitto che si svolgerà domani mattina. Da esso dovrebbero scaturire gli indirizzi che il Comune intende tenere nei confronti della Casa di riposo e soprattutto del servizio mensa, la cui decisione di esternalizzarlo aveva innescato la protesta. «Se la decisione venisse confermata così com’è – spiegano i sindacati della funzione pubblica di Cgil e Cisl Funzione Pubblica e la Rsu del Comune di Monfalcone – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione. Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal 1 luglio, senza lavoro. Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale». Per questo, durante il presidio erano state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che portavano i sindacati «a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Le stesse motivazioni saranno ribadite durante l’incontro di domani. La delibera sull’attività della casa di riposo era passata in giunta lunedì, e prevede dal 1 luglio anche lo stop alle attività nella sala conferenze, così come degli uffici comunali ospitati (che saranno trasferiti in altre sedi) e la chiusura delle sedi delle associazioni presenti, per le quali si sta cercando una sistemazione alternativa. Tutto sospeso invece per quanto riguarda la cucina, per la quale lunedì era scattata la protesta dei sindacati anche per il pericolo che le tre persone attualmente impegnate nella cooperativa che la gestisce vedessero messi in forse i loro posti di lavoro. «Abbiamo deciso per il momento di verificare il da farsi», aveva spiegato l’amministrazione. Ma a tal proposito, adesso le Rsu vogliono rassicurazioni. (e. o.)

Il Piccolo, 29 aprile 2009 
 
INCONTRO COMUNE-RSU-SINDACATI  
Casa-albergo, schiarita sul caso-cucina  
Forse un dietro-front sulla decisione di esternalizzare il servizio
 
 
Si aprono spiragli nella vicenda della casa di riposo di via Crociera. L’incontro di ieri che ha visto allo stesso tavolo il sindaco Gianfranco Pizzolitto, Rsu e sindacati, ha segnato una parziale apertura da parte del Comune: il sindaco ha ascoltato la protesta di Rsu e sindacati contro l’esternalizzazione dei servizi della struttura, in particolare della cucina, con conseguente licenziamento di tre dipendenti, e ha demandato il tutto al tavolo di contrattazione che sarà convocato per questo pomeriggio tra Rsu, sindacati e amministrazione (in particolare il dirigente a cui il servizio della casa di riposo fa riferimento). Oggi quindi la questione sarà affrontata nello specifico, ma già il fatto che da parte del sindaco si sia dichiarata la volontà a discutere del problema per le Rsu è un notevole passo in avanti. Tanto più che nella vicenda sono entrati anche i rappresentanti dello Spi, il sindacato dei pensionati, che si considerano, come rappresentanti degli anziani, una delle principali parti in causa. «La nostra prima preoccupazione, che abbiamo espresso anche al sindaco, riguarda il fatto che spesso si parte da un’idea di esternalizzazione temporanea che però alla fine diventa definitiva – spiega il rappresentante della Cigl Fpl, Luca Manià – e non vorremmo che questo accada con una struttura fondamentale come la casa di riposo. In più, se si considera che viene tutelato solo un dipendente ”pubblico”, mentre gli altri tre, di una cooperativa, sarebbero a rischio, ecco che la situazione si fa quanto mai delicata». Il sindacato, che confida in una retromarcia del Comune, ha già messo in atto un’iniziativa a sensazione durante una delle ultime riunioni di giunta, quando una delegazione di lavoratrici della casa di riposo, supportati da Rsu e organizzazioni sindacali avevano realizzato un presidio nella sede comunale per protestare contro la chiusura della vecchia struttura e l’appalto della cucina. Anche per questo, il Comune aveva bloccato l’approvazione della delibera, dando l’assenso solo alla chiusura della struttura alle attività esterne dal primo luglio, tenendo in stand-by la questione cucina. Per rafforzare la loro posizione, i sindacati avevano anche recapitato alla giunta delle lettere redatte dagli ospiti della struttura che chiedevano di mantenere inalterata l’attuale situazione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 08 maggio 2009 
  
ASSISTENZA  
Appalti troppo cari, parte una revisione  
I risparmi destinati a sostenere l’azione dei Servizi sociali
 
 
Il Comune torna sui suoi passi per quanto riguarda il servizio di cucina della casa-albergo di via Crociera, decidendo di non affidarla all’esterno. Non solo: saranno anche acquistate nuove attrezzature così da risparmiare sul tempo e sui costi. Anche il personale rimarrà invariato: una cuoca comunale e tre addetti forniti da una cooperativa. Soddisfazione dei sindacati che hanno ottenuto quanto volevano. Quando, il primo luglio, un’ala della casa di riposo chiuderà i battenti, ecco che la cucina rimarrà invece aperta e funzionante. Rimane certo ancora fermo il nodo della riapertura della parte vecchia della struttura, ma si tratta di una questione indipendente dalla volontà del Comune: i lavori sono infatti fermi per la mancata attribuzione del contributo regionale. Il cambio di rotta consentirà anche di dirottare 240mila euro ai Servizi sociali. Non solo: ulteriori risparmi saranno realizzati con l’imminente revisione di alcuni appalti in scadenza tra quest’anno e il prossimo. E che quindi verranno rivisti al ribasso. Tutto ciò senza andare a ulteriori esternalizzazioni, come è stato richiesto dalle sigle sindacali.
La questione nasce dal fatto che gli appalti stipulati anni fa risultano troppo onerosi per il Comune che, ora, punta a ridurne l’impatto sui conti del 40%. La revisione avverrà alle scadenze. Primi tra tutti, quelli che riguardano proprio la casa-albergo (pulizie, assistenza, servizio di lavanderia). E proprio in questo ambito il Comune spera di effettuare i primi consistenti risparmi. Con la chiusura della strutture precedente, infatti, anche gli appalti di gestione saranno rivisti al ribasso: risparmi ci saranno sulla pulizia, sull’assistenza, ma anche sulla luce, gas e riscaldamento. Il tutto, per una somma di 240mila euro che verranno dirottati ai Servizi sociali, in grossa difficoltà. «La fetta più grossa andrà – spiega l’assessore Morsolin – all’assistenza ai minori e ai servizi di assistenza a domicilio. Tutti servizi che è sempre più difficile garantire per l’aumento degli utenti e il taglio dei fondi regionali». La revisione degli appalti non andrà comunque a interferire sul livello del personale: nell’accordo è stato scritto chiaro e tondo che l’esternalizzazione dei servizi riguarderà solo servizi già appaltati in precedenza. «Si tratta di un accordo per noi positivo – spiega Luca Manià (Cigl Funzione pubblica) – perchè è la prima volta che risparmi derivanti da tagli vengono reinvestiti nel sociale. E di questo siamo soddisfatti». «Non ci sarà alcun taglio di personale, ma una riorganizzazione – specifica la Morsolin – e questo è un segnale importante».
Elena Orsi

Il Piccolo, 23 maggio 2009 
 
I LAVORI POSSONO RIPRENDERE  
Fondi sbloccati, riparte la casa-albergo  
Approvato in Regione un odg di Razzini, Sasco e Brussa. Cento anziani in attesa
 
 
Già con le prossime variazioni al bilancio regionale saranno a disposizione i fondi per realizzare gli interventi più urgenti di messa a norma e sicurezza della casa-albergo di via Crociera, svuotata e ormai chiusa quasi del tutto per la sua inagibilità. Il presidente della Regione Renzo Tondo ha fatto suo, inserendolo quindi nel provvedimento complessivo anti-crisi approvato giovedì in aula, l’odg presentato dal consigliere monfalconese della Lega Nord Federico Razzini e sottoscritto anche dai consiglieri Galasso del Pdl-Fi, Sasco dell’Udc e Franco Brussa del Pd.
«In questo modo – spiega Razzini – ci saranno le risorse per intervenire e riaprire una struttura indispensabile per una città in cui c’è oltre un centinaio di anziani in lista d’attesa per ottenere un posto nella struttura pubblica». La Regione, però, aveva stoppato il progetto del Comune di Monfalcone, rinviando «l’assegnazione dei contributi ad avvenuta conclusione dell’istruttoria supplementare, ritenuta necessari a seguito dell’entrata in vigore del regolamento di definizione dei requisiti minimi strutturali, tecnologici e organizzativi che ha ridefinito, tra l’altro, i requisiti strutturali per le strutture residenziali per anziani». Ora, facendo suo il documento presentato dall’esponente della Lega Nord, Tondo ha impegnato la giunta «a prevedere uno stanziamento adeguato quanto meno ad avviare un primo lotto di ristrutturazione della casa-albergo di Monfalcone con un provvedimento urgente inserito nelle prossime variazioni di bilancio». Nell’odg si è sottolineata del resto l’importanza della struttura e come l’impasse sorta con il mancato accoglimento della richiesta di finanziamento avanzata dal Comune stia creando «una grave disfunzione nel bacino di riferimento del Monfalconese» e un allungamento delle liste di attesa in altre strutture della provincia.
Il progetto del Comune prevede la messa a norma attraverso un intervento sul sistema anticendio, la realizzazione di un ascensore da poter usare in caso di emergenza e la sistemazione dei servizi igienici adattandoli alla necessità di persone con disabilità motorie, per una spesa complessiva di un milione di euro. L’impossibilità di utilizzare la casa-albergo, i cui ospiti già da un anno sono trasferiti nella nuova struttura per anziani non autosufficienti, ha convinto il Comune a chiudere del tutto l’edificio a partire dal primo luglio, così da risparmiare sulle spese fisse. I costi di gestione della struttura sono quantificabili, stando all’ente locale, in 90mila euro solo per il secondo semestre del 2009.
Spese che saranno eliminate grazie al trasferimento degli uffici di supporto e del centro diurno per anziani nella nuova residenza protetta e degli uffici del servizio sociale in un’altra sede comunale, mentre per le associazioni che utilizzavano la vecchia casa-albergo il Comune si è impegnato a trovare delle soluzioni alternative. (la.bl.)

Il Piccolo, 28 maggio 2009 
  
PARLA UNO DEI VIGILANTI DELLA CASA-ALBERGO  
«Resterò senza lavoro a 55 anni»
 
 
I primi a farsi avanti, tra i lavoratori che dal primo luglio perderanno il posto causa lo stop all’attività della casa di riposo (per la precisione la vecchia struttura, inutilizzabile e in attesa dei contributi regionali per i lavori di ampliamento) sono gli addetti alla vigilanza. Che per decisione del Comune verranno dimezzati: ne resterà uno solo. Ciò significa che non solo la casa di riposo rimarrà senza vigilanza, minimo danno visto che a partire da luglio, almeno nella sua parte vecchia, la struttura verrà chiusa. Ma a perdere in sicurezza saranno anche gli abitanti delle case vicine e comunque gli operatori della nuova struttura, che si troveranno con una vigilanza ridotta a mezza giornata. A restare senza lavoro sarà Trano Dhionis, 55 anni, da quattro anni adetto alla sorveglianza della casa-albergo, prima operatore del Comune, poi passato alla cooperativa che ha vinto l’appalto. Da luglio sarà a casa, visto che il Comune ha deciso di ridurre la vigilanza per la chiusura della vecchia struttura, il trasferimento degli uffici e la riduzione complessiva dell’attività. Per quanto riguarda il settore infermieristico, riprogrammando il servizio, sarà eliminata la copresenza dell’infermiera (attualmente dalle 8 alle 12), mentre rimarranno in servizio un infermiere e un operatore socio-assistenziale. Il Centro diurno verrà spostato nella nuova struttura e questo permetterà di riorganizzare il sistema di operatori socio-assistenziali che potranno essere utilizzati per il supporto alla cucina e per una riorganizzazione complessiva del servizio per evitare quanto più possibile il ricorso a un appalto esterno. Per quanto riguarda la custodia, invece, verranno garantiti controlli nei pomeriggi e di notte, visto che con lo stop all’attività nella vecchia struttura si ritiene inutile la sorveglianza diurna.
«Siamo perennemente alle prese con problemi riguardanti la sicurezza della zona – spiega Dhionis – perchè ci siamo trovati molte volte, specie di sera, alle prese con ragazzi ubriachi che tentavano di entrare nel giardino o che facevano confusione, o con altre questioni di pubblica sicurezza. Tanto che spesso venivamo allertati dagli stessi abitanti della zona, che avevano il nostro numero telefonico. Adesso che il servizio viene dimezzato, come si pensa di fare? Una sola persona non potrà rispondere a tutte le emergenze giorno e notte. Non comprendiamo questa decisione, perchè non pensiamo che siano gli 800 euro che portiamo a casa ogni mese a creare problemi al bilancio comunale». A complicare le cose è anche il fatto che gli operatori in questione lavorano per una cooperativa, quindi sono senza ”paracadute sociale” nel caso di licenziamento. «Ho 55 anni, due figli, e ho solo questo lavoro che da luglio finirà. Me lo spiega il Comune cosa dovrò fare?». (el.or.)

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Il Piccolo, 30 gennaio 2009 
 
ACCORDO TRA COMUNE E SINDACATI DEI PENSIONATI  
Sconti su tasse e tariffe per 7276 anziani  
Esenzioni e riduzioni di Ici, Tarsu, Irpef e bus. Misure contro il caro-rette in casa-albergo
 
 
La città è ringiovanita nell’ultimo anno, grazie soprattutto all’arrivo di centinaia di immigrati, ma gli anziani, o quantomeno gli ultrasessantacinquenni, rimangono una fetta consistente della popolazione di Monfalcone, cioé 7276, poco meno del 26% del totale. E quasi tutti alle prese con sempre maggiori difficoltà economiche, visto lo scarso potere d’acquisto delle pensioni, ed esigenze di assistenza e cura. L’amministrazione locale, d’intesa con le organizzazioni dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, ha quindi varato un pacchetto di azioni che comprendono riduzioni o esenzioni su tasse e imposte e l’acquisto di abbonamenti del bus, ma anche la volontà di aprire un secondo ambulatorio infermieristico rionale a Panzano e il sostegno all’esperienza del Punto d’ascolto gestito dal Volontariato cittadino.
I sindacati dei pensionati, dal canto loro, non avrebbero voluto prendere atto dell’aumento del 5% delle rette della casa di riposo comunale di via Crociera – comunque tra le più basse a livello provinciale – ma il regolamento per l’integrazione di quanto dovuto dagli utenti interviene in qualche modo a tutelare le famiglie con i redditi più bassi. Il protocollo sottoscritto ieri dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin e dai rappresentanti dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil conferma innanzitutto l’esenzione dal pagamento dell’addizionale Irpef, che nel 2009 si suppone resterà ferma allo 0,3%, per i redditi sotto i 15mila euro. Una misura che lo scorso anno ha interessato 6.097 monfalconesi. C’è poi la riduzione del 50% della Tassa rifiuti per gli ultrasessantacinquenni che abitano da soli o con un’altra persona anziana in case di tipo economico-popolare e con un reddito complessivo lordo ai fini dell’Irpef rispettivamente sotto i 12.014,39 euro e i 18.020,27 (il dato deve essere riferito al 2008). Sono esentati del tutto dal versamento della Tarsu invece i cittadini con un reddito complessivo pari o inferiore all’importo della pensione sociale quindi, per il 2009, 7.540 euro. In totale lo scorso anno hanno pagato il 50% di Tarsu 630 monfalconesi sopra i 65 anni e altri 183 ne sono stati esentati del tutto. Il protocollo, come hanno sottolineato le stesse organizzazioni sindacali ieri, prevede però anche l’acquisto da parte del Comune di abbonamenti dell’Apt che saranno quindi assegnati gratuitamente o a tariffa agevolata a chi vive in uno stato di disagio economico, il mantenimento del fondo per il risarcimento delle vittime della microcriminalità (4 le persone che lo hanno utilizzato nel 2006, nessuna nel 2007 e 2008, comunque), la rateizzazione, a seconda dell’Isee, delle sanzioni amministrative. «C’è poi la disponibilità dell’amministrazione a sperimentare una partecipazione diretta di ospiti della casa di riposo e loro familiari – hanno rilevato le organizzazioni dei pensionati – che potrebbero esercitare una funzione di controllo sulle problematiche inerenti gli utenti».
Proseguirà anche il tavolo di lavoro per tentare di migliorare la condizione degli anziani residenti nelle case Ater di via Volta e il confronto con l’Azienda sanitaria sull’ampliamento dell’esperienza dell’ambulatorio per il rione del rione Romana-Solvay. «Avrò un confronto con il direttore generale Manuela Baccarin lunedì – ha confermato ieri l’assessore Cristiana Morsolin – per una verifica del funzionamento del servizio di via Valentinis in modo da aprire poi il ragionamento sulla creazione di un servizio analogo a Panzano, i cui rappresentanti mi hanno rinnovato in questi giorni l’esigenza di mettere in campo il progetto». I sindacati dei pensionati temono però che l’Ass «freni» su questo fronte, visto che tra i quartieri di Monfalcone quello di Panzano è proprio quello a più bassa concentrazione di ultrasessantacinquenni: 694, contro i 2.197 di Aris-San Polo, i 1.976 del centro, i 1.231 di largo Isonzo e i 1.196 di via Romana. «Per noi si tratta però sempre di attivare un servizio di prossimità nei rioni più distanti dal Distretto sanitario e utili per la sicurezza sociale della popolazione», hanno sottolineato ieri i sindacati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 febbraio 2009 
 
PRIORITÀ AI NON AUTOSUFFICIENTI  
SITUAZIONE  
ASSISTENZA  
Casa di riposo, 100 in lista d’attesa  
Il Comune ha chiesto un contributo alla Regione per ampliare la struttura 
Previsti aiuti alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle rette 
Nel Basso Isontino un solo posto-letto ogni mille abitanti, 7 invece nel resto della Provincia
 
 
A Monfalcone sono un centinaio le persone in lista di attesa per poter entrare nella casa di riposo comunale, che mette a disposizione 60 posti, dando la priorità ai non autosufficienti nella nuova struttura protetta inaugurata lo scorso anno. La capacità è destinata a raddoppiare, ma solo quando sarà effettuata la manutenzione straordinaria dell’edificio più vecchio, che ha vent’anni di vita alle spalle.
Dalla Regione, cui il Comune si è rivolto per un sostegno finanziario, non è arrivata però ancora alcuna notizia su un possibile contributo al progetto, il cui costo complessivo supera il milione di euro.
Il dato sulle dimensioni della lista d’attesa per l’accesso alla casa di riposto comunale è emerso nel corso dell’ultima riunione della quarta commissione consiliare ed è stato letto come un indicatore di come il ricovero nella struttura di via Crociera sia visto come ottimale, ma anche come nel Monfalconese il numero di posti a disposizione nelle case di riposo non sia sufficiente a differenza di quanto accade nel resto del Friuli Venezia Giulia.
Nel Basso Isontino continua del resto a esserci un posto per non autosufficienti ogni mille abitanti, mentre i posti salgono a sette solo nell’Alto Isontino.
Appare quindi fondamentale, e i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil che hanno partecipato alla riunione si sono trovati d’accordo, arrivare alla messa in rete delle case di riposo del Basso isontino, in modo tale che i cittadini dell’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità. Esiste però una lista d’attesa anche per quanti chiedono l’assistenza domiciliare.
Non tutti quindi, come sottolinea la presidente della commissione Barbara Zilli, stanno avendo risposta.
All’incontro i sindacati provinciali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno del resto partecipato per discutere la bozza di ordine del giorno che le stesse organizzazioni hanno presentato a tutti i Consigli comunali per chiedere all’amministrazione regionale un maggiore investimento proprio sull’assistenza domiciliare.
I sindacati dei pensionati vogliono insomma tentare di garantire la permanenza dell’anziano nel proprio ambiente familiare e sociale piuttosto che il ricovero in case di riposo. Nella riunione è stato sollevato quindi il problema della contrazione dei fondi a disposizione sia per l’assistenza domiciliare sia per l’autonomia possibile. I sindacati confederali provinciali hanno quindi chiesto ai consiglieri comunali di poter aggiornare e adeguare il testo dell’ordine del giorno secondo quanto emerso dall’incontro e presentarlo in aula, inoltrandolo alla Regione, se approvato.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale è stato intanto approvato, a maggioranza (19 sì, compresi quelli di Lega Nord e La Destra, 4 no quelli di Fi e An), il regolamento per l’integrazione delle rette della casa di riposo. Come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il regolamento introduce i tetti Isee a protezione delle famiglie con i redditi più bassi.
In sostanza, i «civilmente obbligati» a sostenere il carico della retta nel caso il ricoverato non abbia risorse sufficienti interverranno a copertura del costo fino a quanto consentito dal loro reddito, mentre per la parte restante subentrerà il Comune. Il regolamento stabilisce anche un tetto al prelievo sul conto bancario degli anziani ricoverati per il pagamento della retta.
«In conto dovranno rimanere sempre 3.500 euro – ha spiegato l’assessore – e con il regolamento abbiamo anche cercato di dare risposta a delle situazioni particolari. La contribuzione dovuta dai familiari si riduce inoltre all’ampliarsi del grado di parentela e c’è un’ulteriore riduzione se il familiare ha un’invalidità o disabilità certificata». Lo sforzo compiuto dall’amministrazione, che pure ha aumentato del 5% le rette dovute per il 2009, è stato condiviso sia dalla Lega Nord sia da La Destra.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 01 febbraio 2009 
 
Monfalcone. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito: oltre ai familiari interverrà il Comune  
Casa di riposo, aiuti agli anziani in difficoltà nel pagare le rette
 
 
MONFALCONE. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito su cui sarà decisa l’eventuale integrazione delle rette di ricovero degli anziani nella casa albergo comunale. È questa la principale novità del “Regolamento per l’integrazione delle rette di ricovero di anziani in strutture residenziali”, approvato dal consiglio (con il voto contrario di Fi e An) e che prevede, nel caso l’anziano sia in stato di disagio economico, la compartecipazione nel pagamento delle rette dei “civilmente obbligati”, ovvero dei familiari, ma anche del Comune.
«L’introduzione della valutazione Isee come elemento determinante della tariffe e strumento di tutela delle fasce più deboli è stata chiesta da più parti, in particolare dei sindacati pensionati – spiega l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Morsolin –. Sono già previste modalità di abbattimento delle rette, ma l’Isee è strumento codificato e uguale per tutti. Fra sei mesi sarà valutato l’effetto di applicazione del regolamento».
Regolamento che prevede, comunque, una serie di misure volte a tutelare le fasce più deboli. In merito alla compartecipazione alla retta, questa viene richiesta se l’anziano ricoverato non riesce a coprire il costo con la sua pensione o i suoi redditi (anche fondi bancari). A quel punto viene chiesto l’intervento dei familiari per l’integrazione, con quota a scendere a mano a mano che si allontana il grado di parentela. Se anche questi avessero difficoltà sarebbe il Comune a coprire la parte mancante. Sono previste situazioni particolari, tra cui una coppia di anziani con un’unica fonte di reddito e in cui uno dei due coniugi dovesse essere ricoverato: per non lasciare l’altra persona priva di risorse, sono previsti esoneri o integrazioni. Se al momento della discussione Sergio Pacor (Lega nord) ha ringraziato l’amministrazione per quanto attua a favore degli anziani, sia nella struttura comunale sia con l’assistenza domiciliare, Riccardo Grassili (Fi-Pdl) ha chiesto il rinvio della discussione.
«Il regolamento non è completo e vorremmo confrontarlo con il regolamento regionale, soprattutto riguardo alla residenza degli eventuali utenti», ha detto.
Sia Alessandro Saullo (Rc) sia Lionella Zanolla (La Destra-gruppo misto), apprezzando il lavoro fatto e il sostegno alle fasce deboli, hanno sollecitato una maggior attenzione alle domiciliarità degli anziani. Richiesta che peraltro era giunta anche dai sindacati confederali dei pensionati nel corso della recente Commissione per la tutela della salute, presieduta da Barbara Zilli. I sindacati hanno chiesto di discutere anche in consiglio comunale a Monfalcone un ordine del giorno in cui s’invita la Regione a definire i regolamenti per la riclassificazione e l’accreditamento delle case di riposo, ad aumentare le risorse destinate agli anziani non autosufficienti, a sostenere le forme di assistenza domiciliare. Anche se a Monfalcone c’è un centinaio di persone in lista per la casa albergo.
«Se è vero che in regione il numero dei posti letto nelle case di riposo appare sovraddimensionato, a Monfalcone accade il contrario.
È stato quindi concordato – spiega Zilli – d’individuare un percorso di messa in rete delle case di riposo dell’ambito Basso Isontino perché i cittadini residenti in quest’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità».
Il percorso, in effetti, era già cominciato in passato, ma poi si era arenato.

Il Piccolo, 13 gennaio 2009 
 
DOPO IL CONGELAMENTO DELLE TASSE IN BASE AL DECRETO BRUNETTA  
Casa di riposo, manovra contro il caro-rette  
Aumentate le tariffe, l’assessore Morsolin preannuncia un’azione a tutela delle fasce più deboli
 
 
di LAURA BORSANI

Tasse congelate per il 2009, secondo il decreto Brunetta, che limita la manovra dell’ente locale solo relativamente alle tariffe e ai servizi. In città ciò ha prodotto al momento una lievitazione delle tariffe per la Casa di riposo: per le persone autosufficienti l’importo passa da 35,50 euro a 37,30 giornalieri per quanto riguarda le persone autosufficienti, mentre per gli anziani non autosufficienti la tariffa giornaliera passa da 62 a 65,10 euro al giorno.
Una situazione, tuttavia, per la quale sta lavorando l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, impegnata sul fronte della tutela delle fasce più deboli della popolazione. È in corso, infatti, la trattativa con i sindacati per ridiscutere il «protocollo di salvaguardia», grazie al quale si intende proteggere i cittadini più esposti.
Sul tappeto, dunque, ci sono anche le esenzioni della Tarsu e l’esenzione totale dell’Irpef sotto i 15mila euro di reddito.
L’incontro tra l’assessore Morsolin e i sindacati è previsto per domani. «In quella sede – ha spiegato l’assessore -, che fa seguito ad un incontro preventivo, effettuato prima di portare in giunta l’aumento delle tariffe, presenterò un regolamento specifico sulle contribuzioni che le famiglie potranno fare in base non solo al reddito, ma al parametro Isee, indicatore che prende in considerazione uno spettro più ampio delle situazioni economiche in cui versano i nuclei familiari. L’obiettivo comune è quello di tutelare al massimo proprio i cittadini maggiormente in difficoltà».
Per intervenire con le eventuali altre modifiche alle tariffe c’è comunque tempo ancora fino 18 febbraio prossimo.
E intanto, si fanno i primi conti. Le cifre vanno tuttavia considerate provvisorie e orientative. Il Comune nel 2008 ha incassato 9.434.506,94 euro, tra Ici, Tarsu ordinaria e addizionale Irpef. Il dato tendenziale, rispetto al 2007, è una diminuzione delle entrate in relazione ai servizi a domanda individuale. Scendendo nel dettaglio delle cifre, l’ente locale ha riscosso in ordine all’imposta comunale sugli immobili 5.559.929,58 euro, incassato in due rate, a giugno (2.857.260,16 euro) e a dicembre (2.752.669,42 euro). L’accertato relativo al 2008 è stato quantificato in 5.750.000 euro. C’è da considerare inoltre il trasferimento legato al rimborso statale relativo all’Ici per la prima casa, abolita dal Governo Berlusconi.
Il recupero già incamerato dall’ente locale è di 671.141,89 euro, ai quali si attende il saldo per una cifra dello stesso ordine, presumibilmente per il mese di febbraio. Per quanto riguarda la Tarsu ordinaria, il Comune ha riscosso nel 2008 un importo pari a 3.236.584,08 euro (compreso il trasferimento compensativo del minor gettito Tarsu relativo agli istituti scolastici), rispetto ad un importo accertato di 3.954.311,35 euro. Il tasso di copertura dei costi di gestione del servizio di raccolta differenziata dei rifiuti, per quanto riguarda i cittadini contribuenti, è pari al 79,54% (ad assestamento di bilancio di gestione 2008). La spesa quantificata nell’ambito del contratto chiuso tra il Comune e Iris, imputa per il 2008 un importo pari a 4,850 milioni di euro. Il Comune pertanto interviene con un importo che si attesta orientativamente sugli oltre 900mila euro, tra gli esoneri dalla differenziata e le riduzioni concordate da regolamento e la copertura rimanente della spesa. Per quest’anno è difficile ipotizzare una modifica della Tarsu, considerando, tra gli innumerevoli fattori economici propri delle manovre di bilancio interne all’ente locale, anche il fatto che le proiezioni indicano una diminuzione dei costi del servizio a partire dal 2010. Spetterà comunque agli indirizzi della giunta valutare la definizione della Tarsu per quest’anno.
Per quanto riguarda l’addizionale comunale Irpef, sempre in via provvisoria, si quantifica in 637.993,28 euro la riscossione del 2008/2007 per l’ente locale. In particolare, l’incasso 2008 è pari a 289.593,28 euro, mentre l’ulteriore riscosso (deve essere effettuato il riparto tra il 2007 e il 2008 e quindi tra i rispettivi residui) è di 348.400 euro. L’importo relativo all’addizionale comunale Irpef accertato dall’ente locale per il 2008 è di 860 mila euro.

Il Piccolo, 13 novembre 2008 
 
IL COMUNE ANDRÀ A ULTERIORI APPALTI ESTERNI  
Mense e casa di riposo, gestione ai privati  
«Scelta dettata dal Patto di stabilità». Il sindacato attacca: «Più precariato e meno qualità»
 
 
Dopo l’affidamento all’esterno delle mense scolastiche, parte della gestione della Biblioteca, delle cucine degli asili nido pubblici, anche per il servizio della casa albergo per anziani si profila la stessa sorte. Una decisione in linea con la scelta di fondo effettuata dal Comune, cioé di non andare alla copertura del turn-over nell’ambito dei servizi alla persona, ma procedere con progressivi affidamenti all’esterno. Ma questa linea non piace ai sindacati. E le segreterie provinciali della Cgil e della Cisl Funzione pubblica e la Rsu dell’ente locale sono preoccupate non solo per la perdita di posti di lavoro diretti, ma anche per la qualità dei servizi erogati.
«Quello in atto è un processo strisciante – spiega Luca Manià, della segreteria provinciale della Cgil Funzione pubblica -, perché l’amministrazione comunale attende il pensionamento dei dipendenti, non va alla copertura dei posti resisi liberi e procede all’esternalizzazione. È quanto è successo proprio di recente con il servizio di refezione nei due asili nido pubblici». I sindacati sono andati al confronto con l’ente locale, che pare però intenzionato a non abbandonare questa strada. «È peraltro assai difficile farlo – afferma l’assessore al Personale Michele Luise – nel momento in cui il rispetto del Patto di stabilità ci impone un blocco delle assunzioni».
Luise non esclude, quindi, che in futuro l’intera gestione delle residenze per gli anziani possa essere affidata all’esterno. Il Comune sembra però intenzionato ad attendere che entrambe le strutture siano operative, visto che al momento solo la nuova residenza è funzionante, in attesa che la casa-albergo di via Crociera sia sottoposta a manutenzione straordinaria. Al momento, comunque, nella struttura per anziani non operano solo dipendenti comunali, 16 in tutto cui si aggiungono anche due infermiere, ma anche lavoratori di una cooperativa. Si tratta di 10 persone, più due infermiere, che coprono i pomeriggi e le notti. I lati positivi dell’esternalizzazione non sono del resto trascurabili, a prescindere da un possibile risparmio per l’ente locale. L’affidamento all’esterno garantisce flessibilità e copertura del servizio, senza accollarsi problemi di ferie, malattia, permessi dei lavoratori. In più la diminuzione della spesa per il personale, che nel 2008 ammonterà in tutto a 13 milioni di euro per 330 dipendenti circa, consente di aumentare la copertura dell’ammortamento dei mutui contratti per realizzare opere pubbliche. Le Rsu e le segreterie provinciali di Cgil e Cisl contestano, però, «questa politica di gestione dei servizi rivolti alle fasce più indifese dei cittadini: i bambini e gli anziani». Il lavoro pubblico, secondo i sindacati, è garanzia di accesso per tutti al diritto all’assistenza e alla cura, di servizi efficienti e di qualità perché fuori dalle logiche del mercato e del profitto, di presenza costante e qualificata degli operatori nel rapporto con le persone. «Certo, per l’amministrazione gli appalti possono anche non essere convenienti dal punto di vista economico – aggiungono i sindacati -, e spesso non lo sono affatto, ma lo sono invece per tutta una serie di altri motivi: la gestione del personale non è più in carico al Comune, i congedi per maternità, le ferie, le malattie sono problemi della ditta. Pazienza se gli operatori delle ditte o cooperative cambiano frequentemente, se di conseguenza non è garantita la continuità nei rapporti con le persone, se i lavoratori delle stesse ditte o cooperative sono spesso precari, se non ricevono la formazione necessaria, se, per tutti questi motivi, il servizio perde di qualità ed efficienza, se i cittadini pagano rette più alte». Per tutti questi motivi i sindacati dicono quindi «no» all’appalto del servizio di cucina degli asili nido e della casa di riposo, «no» all’esternalizzazione della gestione della casa-albergo. Alle amministrazioni della provincia di Gorizia, al sindaco del Comune di Monfalcone in qualità di presidente regionale dell’Anci i sindacati chiedono quindi una presa di posizione chiara e precisa anche nei confronti del Governo, perché «non si parli sempre e solo di tagli, ma si ricominci ad investire sui lavoratori e sui servizi pubblici». Per quel che riguarda i servizi affidati all’esterno alcuni erano effettivamente da sempre in capo all’ente, come la gestione della biblioteca o delle mense scolastiche, altri sono in qualche modo «accessori» e stagionali (ludoteca, centri estivi), altri ancora sono stati aperti ex novo negli ultimi anni. È il caso del Centro giovani e del Centro a bassa soglia, per i quali comunque il Comune è ricorso a convenzioni con associazioni del territorio.
Laura Blasich

SINDACATI  
«L’assenteismo in Comune è un fenomeno limitato»  
Sotto accusa il decreto che «costringe i dipendenti malati a mettersi in ferie»
 
 
Gli assenteisti in Comune? «In larga parte non esistono. O meglio, non esistono come si crede. Perchè non si può partire dal dato sterile del calo drastico di assenze per malattie da luglio ad oggi, reso noto dal Comune, e trarre le conclusioni che le precedenti assenze erano tutte ingiustificate». Lo sostengono i sindacati della funzione Pubblica, che sul tema intervengono per commentare i dati che indicano un drastico calo delle ore di assenza dei dipendenti comunali di Monfalcone soprattutto da quando è entrato in vigore il cosiddetto decreto Brunetta.
«Per leggere tali dati servirebbe analizzarli nel dettaglio – spiega Luca Manià della Cgil Funzione pubblica – perchè non si puà semplicemente dire che le malattie non erano giustificate: la verità è che molti dipendenti, visto che con il decreto Brunetta viene prevista una riduzione in busta-paga in caso di più assenze per malattia. Visto che gli stipendi dei dipendenti “normali”, non dirigenti, non sono certamente alti, ecco che ci sono molti che preferiscono prendere giornate di ferie o recuperi di ore per rimanere a casa in malattia».
Il problema, secondo i sindacati, è che ad alzare la medie erano le assenze cosiddette “salvavita”, che prevedevano permessi per malattia a lungo termine, anche di venti mesi. «Si tratta di casi gravi – spiega Manià – che certo non possono essere considerate assenteismo. Inoltre, è da considerare la presenza anche di ore per le malattie dei figli».
Insomma, secondo i sindacati si dovrebbero analizzare nel dettaglio la composizione delle ore cosiddette «di malattia», perchè gli elementi in ballo sono parecchi. «Tempo fa sono stati resi noti, ad esempio, i dati sui permessi per malattia nella Fincantieri – spiega ancora Manià – ed erano molto alti. Altrimenti non poteva essere: è chiaro che ci sono maggiori probabilità di ammalarsi in uno stabilimento che in altri luoghi». E il discorso vale un po’ per tutto. «Negli asili nido è evidente che le maestre rischiano di prendersi tutte le malattie portate loro malgrado dai bambini – spiega il rappresentante della Cgil – mentre in una casa di riposo saranno comuni le assenze legate ad esempio a patologie legate alla schiena».
Anche nel settore pubblico ci sono settori in cui i carichi di lavoro non sono di poco conto, e lì è evidente che si concentrerà il massimo delle assenze. «Per esempio è lampante il caso delle assistenti sociali: se nella Sinistra Isonzo sono in una situazione abbastanza buona, nella Destra invece sono la metà di quante ne servirebbero. Il risultato è che devono correre avanti e indietro come pazze per rispondere a tutte le esigenze».
Il vero assenteismo, secondo i sindacati, è ben altro. «Sono i casi clamorosi di cui sente parlare a volte in televisione, di persone che timbrano il cartellino e se ne vanno a casa. Quella non è malattia, la malattia deve essere un’assenza giustificata». (e.o.)

Messaggero Veneto, 13 novembre 2008 
 
Monfalcone. I sindacati sollecitano l’amministrazione comunale a fare chiarezza sulla gestione  
«Non affidare a esterni i servizi per asilo nido e casa di riposo»
 
 
«L’esternalizzazione è strisciante e viene applicata senza creare traumi, basti vedere come si è fatto per l’appalto della mensa degli asili nido, dove l’affidamento esterno della gestione del servizio è stata giustificata con il pensionamento di due cuoche», spiega il segretario generale della Cgil-Fp di Gorizia, Luca Manià.
L’ente locale, interrogato dai rappresentanti sindacali su quale linea intenda seguire, avrebbe risposto che in sostanza non viene sostituito chi va in pensione.
«Così l’ente risparmia, ma l’utente paga di più e non al Comune, bensì al privato che si è preso l’appalto», prosegue Mania, sottolineando come sia certo «allettante» il fatto che le cooperative che assumono i servizi garantiscono sempre la presenza di personale, al di là delle malattie o delle ferie.
«Il lavoro pubblico nella gestione dei servizi alla persona – si afferma in un nota congiunta inviata da Cgil Fp e Cisl Fps – è una garanzia di accesso per tutti al diritto all’assistenza e alla cura, di servizi efficienti e di qualità perché fuori dalle logiche del mercato e del profitto, di presenza costante e qualificata degli operatori nel rapporto con le persone assistite».
Per l’amministrazione comunale, gli appalti esterni possono anche non essere convenienti dal punto di vista economico, ma lo sono invece per tutta una serie di altri motivi, tra i quali il fatto che «la gestione del personale non è più in carico al Comune, ma i congedi per maternità, le ferie e le malattie sono problemi della ditta incaricata».
Fatti – secondo i sindacati – che fanno dimenticare che «gli operatori delle ditte cooperative cambiano frequentemente, spesso non è garantita la continuità nei rapporti con le persone, i lavoratori delle ditte cooperative sono spesso precari, con salari più bassi e con minori tutele e senza la formazione necessaria e quindi – proseguono i rappresentanti dei lavoratori – il servizio perde di qualità e di efficienza, mentre i cittadini pagano rette più alte».
Alle amministrazioni pubbliche della provincia di Gorizia, al sindaco del Comune di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, nella veste di presidente regionale dell’Anci, chiedono una presa di posizione chiara e precisa anche nei confronti del governo Berlusconi «perché non si parli sempre e soltanto di tagli, ma si ricominci finalmente – concludono – a investire sui lavoratori e sui servizi pubblici».
Cristina Visintini

Mense, biblioteca e teatro affidati a privati 
CASO “ESTERNI”
 
 
MONFALCONE. Attualmente l’amministrazione comunale di Monfalcone prevede tra i servizi gestiti da esterni la gestione delle mense scolastiche, la biblioteca comunale, il centro giovani, il centro bassa soglia, il servizio di vigilanza, maschere e controllo biglietti al teatro di corso del Popolo, il servizio di controllo e di assistenza alla galleria comunale d’arte contemporanea.
Le mense scolastiche, gestite dalla Sr di Bolzano, prevedono una convenzione fino al 2011 per un importo di due milioni e mezzo di euro, per un lavoro affidato a una ventina di persone.
Il centro a bassa soglia di via Natisone è regolato da una convenzione tra il Comune e l’associazione Entrata libera, che impegna quattro persone: per il centro, comunque, sono assicurati fondi fino al marzo del prossimo anno, poi l’attività potrebbe essere sospesa.
Nella casa albergo per anziani di via Crociera, dove attualmente sono ricoverati 60 utenti, sono impegnati 16 dipendenti comunali (9 al piano, 3 al centro diurno, uno in lavanderia, 3 in cucina) e 10 dipendenti di cooperativa che fungono da assistenti nel pomeriggio e durante la notte.
Ci sono ancora due infermiere dipendenti comunali per il mattino e due infermieri di cooperativa per il pomeriggio e la notte (in caso di necessità può essere eventualmente aggiunto del personale).
Il centro di aggregazione giovanile è gestito dall’associazione Banda larga, così come previsto dallo statuto, con una convenzione della durata di tre anni e l’impiego di due operatori, ma è stata assorbita però anche l’addetta allo sportello dell’Informagiovani.
I servizi sociali contano invece su cinque dipendenti comunali, ai quali si affiancano gli addetti delle imprese accreditate, che però hanno rapporto diretto con gli utenti assistiti.
«Servirebbe indubbiamente ampliare l’organico – sostiene l’assessore comunale alle Tematiche sociali, Cristiana Morsolin –, ma purtroppo dobbiamo fare i conti con il rispetto del patto di stabilità». (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 14 novembre 2008 
 
Asili e case di riposo: «No ai servizi esterni» 
 
MONFALCONE. «Oggi si appalta la mensa degli asili nido, domani sarà la volta della cucina della casa di riposo che, a sua volta, dopodomani, sarà interamente esternalizzata. Sono queste le scelte del Comune di Monfalcone?». Lo chiedono le Rsu e le segreterie provinciali di Cgil e Cisl della Funzione pubblica, preoccupati per la tendenza alle esternalizzazioni, contestando questa politica di gestione dei servizi rivolti alle fasce più indifese dei cittadini, in particolare i giovani e gli anziani e chiedendo che non vengano privatizzate le mense dei nidi, né la gestione della casa albergo. «Non è soltanto una battaglia sindacale – dicono –. Dobbiamo difendere un’idea di società che garantisca, attraverso le istituzioni, una qualità di vita dignitosa a tutti i cittadini in ogni fase della loro vita». «L’esternalizzazione è strisciante e viene applicata senza creare traumi, basti vedere come si è fatto per l’appalto della mensa degli asili nido, dove l’esternalizzazione è stata giustificata con il pensionamento di due cuoche», spiega il segretario generale Cgil-Fp Gorizia, Luca Manià.
L’ente locale, interrogato dai rappresentanti sindacali su quale linea intenda seguire, avrebbe risposto che in sostanza non viene sostituito chi va in pensione. «Così l’ente risparmia, ma l’utente paga di più, non al Comune, ma al privato che ha preso l’appalto», prosegue Mania, sottolineando come sia certo «allettante» il fatto che le cooperative che assumono i servizi garantiscano sempre la presenza di personale, al di là di malattie o ferie. «Il lavoro pubblico nella gestione dei servizi alla persona – si afferma in un nota inviata da Cgil-Fp e Cisl-Fps – è garanzia di accesso per tutti al diritto all’assistenza e alla cura, di servizi efficienti e di qualità perché fuori delle logiche del mercato e del profitto, di presenza costante e qualificata degli operatori nel rapporto con le persone». Per l’amministrazione gli appalti esterni possono anche non essere convenienti dal punto di vista economico, ma lo sono invece per tutta una serie di altri motivi fra cui il fatto che «la gestione del personale non è più in carico al Comune, i congedi per maternità, le ferie, le malattie sono problemi della ditta». Fatti che fanno dimenticare che «gli operatori delle ditte-cooperative cambiano frequentemente, spesso non è garantita la continuità nei rapporti con le persone, i lavoratori delle ditte-cooperative sono spesso precari, con salari più bassi e con minori tutele e senza la formazione necessaria e quindi – proseguono – il servizio perde di qualità ed efficienza e i cittadini pagano rette più alte». Alle amministrazioni della provincia di Gorizia, al sindaco del Comune di Monfalcone, nella veste di presidente regionale dell’Anci, chiedono una presa di posizione chiara e precisa anche nei confronti del Governo, «perché non si parli sempre e solo di tagli, ma si ricominci – concludono – a investire sui lavoratori e sui servizi pubblici».

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

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