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Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro

 
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
LA CRISI BLOCCA IL PIANO DI ALIENAZIONE 
Immobili invenduti, il Comune congela le aste 
Il sindaco Pizzolitto: «Attendiamo condizioni di mercato più convenienti»

di LAURA BORSANI

Il piano di alienazione degli immobili comunali resta al palo. Imbrigliato tra il mercato che rischia di deprezzare il valore degli edifici pubblici e il sistema delle aste che, come impone il regolamento, comporta un ribasso del 10% per ogni tornata di vendita. Un meccanismo inceppato. Che congela le alienazioni, in attesa di garantire condizioni convenienti per il Comune. L’operazione attraverso la quale l’ente locale punta a incassare nel triennio 2010-2012 circa 10,2 milioni di euro, di fatto oggi rappresenta una sorta di ”palla al piede”, legata com’è alla riorganizzazione degli uffici comunali.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto osserva: «Il piano-alienazioni è estremamente problematico in questo momento. Ma una cosa è certa: non intendiamo svendere il patrimonio immobiliare pubblico. Se pertanto le condizioni di mercato non sono favorevoli, attenderemo tempi migliori. Non siamo gli unici, del resto, a dover fronteggiare questa sofferenza». L’assessore Massimo Schiavo conferma: «Il mercato è in crisi generalizzata. Basti pensare, ad esempio, alla difficoltà di vendita legata agli immobili residenziali già autorizzati del complesso del ”Parco Rocca”. Anche il piano residenziale ex Detroit, di fronte all’ospedale di San Polo, è bloccato. Il problema è che le imprese non costruiscono più perchè devono smaltire gli immobili rimasti invenduti».
Frenata, dunque, sulle vendite comunali. Anche perchè, aggiunge il primo cittadino, «non abbiamo l’acqua alla gola. Non intendo deprezzare i nostri immobili, condizionando le scelte legate a questa operazione. Nè voglio accelerare questo processo a tal punto da gettare al vento le nostre risorse immobiliari». Il riferimento è in particolare al progetto relativo al centro dirigenziale ipotizzato nel nuovo complesso di via Rossini, al quale il piano-vendite è legato.
Come uscire da questa spirale? Il sindaco spiega: «Il punto dolente è proprio il collegamento del piano di alienazione degli immobili comunali e il progetto relativo al ”Parco Rocca”. Premesso che l’ipotesi non è tramontata del tutto, stiamo attendendo a giorni lo studio elaborato dai nostri uffici attraverso il quale potremo valutare quanto l’investimento sia funzionale in rapporto ai costi e alla disponibilità di ulteriori spazi. Nel contempo, potremo verificare, attraverso specifiche simulazioni, anche i costi ipotizzati per interventi su alcuni edifici». Pizzolitto quindi sottolinea: «Mantengo questo disegno collegato alla cessione degli immobili comunali, che non significa svendita, ma vendita ad equo prezzo, nella migliore condizione di mercato». Un modo chiaro dunque per far capire: se il piano-alienazioni non decolla, si mantiene la dovuta cautela. E si attende.
Altra questione è la messa in sicurezza ed il restyling del palazzo municipale. Investimento ”sganciato” dal piano-alienazione degli immobili comunali. Il sindaco infatti spiega: «Voglio distinguere i finanziamenti relativi alla riorganizzazione degli uffici comunali e alla ristrutturazione del municipio. Per quest’ultimo, le risorse economiche sono reperibili con maggiore facilità al di fuori del piano di alienazione». Il riferimento è alla Regione: «L’amministrazione regionale – dice Pizzolitto – non può trascurare l’importanza dell’intervento per il municipio, che rappresenta il simbolo della città. Sarebbe problematico che Monfalcone fosse lasciata sola in questo frangente». Per questo, il primo cittadino propone una «sinergia territoriale e trasversale», coinvolgendo in primis i consiglieri regionali, al fine di «reperire velocemente i finanziamenti, per garantire il recupero del municipio legato alla dignità e all’immagine della nostra città».

NONOSTANTE IL PREZZO SIA SCESO A 50MILA EURO 
Nessuno vuole la casa di vicolo della Filanda

Gli euro richiesti per l’acquisto sono scesi a 50mila, ma nessuno, nemmeno questa volta, si è fatto vivo per acquistare la casa di vicolo della Filanda messa in vendita dal Comune nell’ambito del programma di alienazioni finalizzato a fare cassa.
E asta deserta per due volte pure per Casa Mazzoli. A novembre è fallito il tentativo del Comune di allargare il raggio d’azione dell’asta per la vendita dell’immobilei a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento. Proprio per questo motivo l’amministrazione aveva deciso di non andare al terzo tentativo, che avrebbe comportato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza, 736mila euro, ma di riaprire i termini del secondo, andato deserto a fronte di un prezzo base di 662.400 euro. Nel Piano triennale il valore stimato dell’immobile cala però a 600mila euro, la cifra con la quale Casa Mazzoli dovrebbe essere posta nuovamente in gara (il ricavato è destinato al recupero del rione di Panzano).
A dicembre è andato deserto anche il primo tentativo di alienare per un valore a base d’asta di 4 milioni di euro il mercato coperto di via della Resistenza, la cui cessione ai privati era ed è un tassello fondamentale nell’operazione di riorganizzazione della logistica del Comune. L’amministrazione a inizio anno stava cercando la soluzione per non scendere sotto questa cifra, ma nel Piano triennale il valore viene stimato in modo più realistico tra i 3,6 e i 3,2 milioni di euro. Quanto si incasserebbe se si dovesse procedere con un secondo o addirittura un terzo tentativo di vendita ai privati. Nell’ambito del programma delle alienazioni, rientra anche la vendita di altri immobili come l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, l’ex sede della Polizia municiapale di viale San Marco e la sede dell’Anagrafe di via Duca d’Aosta.

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Il Piccolo, 02 giugno 2009 
  
Casa Mazzoli va all’asta, il ricavato della vendita per il recupero di Panzano  
Prezzo base 736mila euro. L’anno scorso l’intervento delle forze dell’ordine per cacciare gli inquilini abusivi
 
 
di ELENA ORSI

Via alla vendita di Casa Mazzoli. Finalmente, il Comune può mettere all’asta uno tra i più prestigiosi edifici di Monfalcone. La base d’asta della vendita viaggia attorno ai 750mila euro. Chi rileverà l’edificio, che sorge in via Don Bosco, dovrà accollarsi anche i lavori di sistemazione, visto che la casa è ormai pericolante da tempo (tanto è vero che il Comune ha provveduto a una messa in sicurezza per evitare che si ripetano i crolli di calcinacci avvenuti qualche mese fa).
LA VENDITA In base al bando, che è stato appena approvato dal Comune, che ha anche appena fatto pubblicare l’avviso sui principali organi di stampa, la casa andrà in vendita per un prezzo minimo di 736mila euro. Nel caso in cui la prima asta andasse deserta, il prezzo sarà diminuito del 10% in una prima seduta e di altrettanto nella seconda. Le offerte, per questa prima tranche, dovranno arrivare entro il 23 giugno. Il ricavato della vendita servirà al Comune a sostenere il recupero del rione di Panzano nel cui perimetro la casa era un tempo inserita. Ma questo non è l’unico motivo per cui si è decisa la cessione: si deve infatti considerare l’evidente urgenza di avviare la ristrutturazione, viste le condizioni di degrado e la possibilità di intrusioni.
LA STORIA Casa Mazzoli è stata costruita nel 1908, e all’epoca era il più alto edificio di Monfalcone. Nel 2005, 9 dei 12 appartamenti in cui è suddiviso lo stabile, erano vuoti. É così iniziate una serie di occupazioni abusive che hanno portato a situazione di estrema tensione. Nel marzo 2006 ci fu il caso dell’aggressione di due minorenni da parte di abitanti abusivi nell’immobile. A marzo 2007 le forze dell’ordine, intervenute per sedare una lite, trovarono nell’edificio armi da taglio, mazze e bastoni chiodati. In precedenza, a essere malmenata era stata anche un’anziana, che abitava da decenni nello storico palazzo ed era uno dei pochi inquilini. Nel palazzo, che era stato affidato in gestione all’Ater, sono staccati da mesi ormai non solo l’acqua, ma anche luce e gas, con la chiusura di tutti gli accessi onde evitare nuove occupazioni. L’anno scorso l’intervento della forze dell’ordine per cacciare gli inquilini abusivi.
IL PATRIMONIO IMMOBILIARE Casa Mazzoli è solo il primo passo della vendita del patrimonio immobiliare da parte del Comune per fare cassa. In totale, infatti, si conta di incassare tra quest’anno e il prossimo, circa 10 i milioni di euro, per l’alienazione di una serie di proprietà tra cui appunto Casa Mazzoli e soprattutto il mercato coperto di via della Resistenza. Per quest’ultimo, il prezzo di vendita del è stato stimato in 4 milioni di euro. Il tutto rientra nel Piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare che l’amministrazione ha allegato allo schema di bilancio pluriennale 2009-2011 come previsto dalla legge 133 dello scorso agosto. Il Piano di valorizzazione presenta anche più ipotesi per i due immobili di via Sant’Ambrogio (l’ex albergo Roma e l’ex sede Enel e dei vigili urbani, ora sede di uffici comunali), compresa quella del riuso-rifunzionalizzazione o quella della concessione-alienazione tramite project financing. Una soluzione che non viene scartata neppure per l’ex Inam di via Manzoni per il quale l’ente locale ha ricevuto un primo finanziamento dalla Regione per trasformare l’immobile, fatiscente e vincolato dalla Soprintendenza, in Casa delle associazioni.

Messaggero Veneto, 01 agosto 2009 
 
Monfalcone, niente asta per Casa Mazzoli Possibile un’alienazione tramite la Immobili Fvg  
 
MONFALCONE. Casa Mazzoli, la bella ma rovinata casa di via San Giovanni Bosco a Monfalcone, teatro di occupazioni abusive e di arresti delle forze dell’ordine, non sarà venduta tramite asta, ma con un’alienazione tramite la società Gestione Immobili Fvg. Almeno questa sarebbe l’opzione che sta valutando l’amministrazione comunale di Monfalcone, dopo il “flop” del bando per la vendita. La prima asta, il cui termine era fissato per lo scorso 23 giugno, è andata infatti deserta e il Comune si è trovato a dover fare una scelta: o proseguire con una seconda asta abbassando il prezzo (da 736 mila euro a poco più di 600 mila), o trovare una seconda via. Non cambia la volontà di vendere un edificio che altrimenti peserebbe sull’amministrazione, ma si stanno valutando altre strade, tra le quali l’alienazione tramite la Società regionale, così come fatto con altre aree cittadine fra cui il vecchio ospedale di via Rossini, ora divenuto il nuovo Parco Rocca.
L’intervento della società regionale si rende necessario per velocizzare l’iter, che altrimenti rischia di essere troppo lungo, mentre la casa ha urgente necessità di interventi, soprattutto dopo che nel settembre 2008 si è provveduto allo sgombero dell’edificio che era abitato abusivamente da una ventina di inquilini abusivi (tre famiglie e due «isolati»). La ristrutturazione oltre a evitare che una casa di pregio architettonico possa essere danneggiata irreparabilmente, eliminerebbe anche il pericolo di nuove occupazioni e intrusioni non legali e i conseguenti problemi per arrivare poi allo sgombero. Il ricavato della vendita servirà al Comune a sostenere il recupero del rione di Panzano nel cui piano di recupero specifico la casa era un tempo inserita, ma da cui poi è stata alienata . Attualmente l’edificio è stato imbragato con impalcature e reti di sicurezza per evitare crolli.
Casa Mazzoli è stata costruita nel 1908, e all’epoca era il più alto edificio di Monfalcone. Nel 2005, 9 dei 12 appartamenti in cui è suddiviso lo stabile, erano vuoti. È così cominciata una serie di occupazioni abusive che hanno portato a una situazione di estrema tensione.
Nel marzo 2006 ci fu il caso dell’aggressione di due minorenni da parte di abitanti abusivi nell’immobile. A marzo 2007 le forze dell’ordine, intervenute per sedare una lite, trovarono nell’edificio armi da taglio, mazze e bastoni chiodati. In precedenza, a essere malmenata era stata anche un’anziana, che abitava da decenni nello storico palazzo ed era uno dei pochi inquilini. Nel palazzo, che era stato affidato in gestione all’Ater, sono staccati da mesi ormai non solo l’acqua, ma anche luce e gas, con la chiusura di tutti gli accessi onde evitare nuove occupazioni. La vendita di Casa Mazzoli è solo il primo passo della vendita del patrimonio immobiliare da parte del Comune per fare cassa. In totale, infatti, si conta di incassare tra quest’anno e il prossimo, circa 10 milioni di euro, per l’alienazione di una serie di proprietà tra cui appunto Casa Mazzoli e soprattutto il mercato coperto di via della Resistenza. Per quest’ultimo, il prezzo di vendita è stato stimato in 4 milioni di euro. Il tutto rientra nel Piano di valorizzazione del patrimonio immobiliare che l’amministrazione ha allegato allo schema di bilancio pluriennale 2009-2011 come previsto dalla legge 133 dello scorso agosto. Il Piano di valorizzazione presenta anche più ipotesi per i due immobili di via Sant’Ambrogio (l’ex albergo Roma e l’ex sede Enel e dei vigili urbani, ora sede di uffici comunali), compresa quella del riuso-rifunzionalizzazione o quella della concessione-alienazione tramite project financing. Una soluzione che non viene scartata neppure per l’ex Inam di via Manzoni per il quale l’ente locale ha ricevuto un primo finanziamento dalla Regione per trasformare l’immobile, fatiscente e vincolato dalla Soprintendenza, in Casa delle associazioni.
Cristina Visintini

Messaggero Veneto, 20 agosto 2009 
 
Il Comune ci riprova: una nuova asta per Casa Mazzoli  
In vendita la bella ma fatiscente residenza di via San Giovanni Bosco, teatro di occupazioni abusive e di arresti
 
 
MONFALCONE. Il comune di Monfalcone ci riprova e, nonostante il flop del tentativo precedente quando la gara andò deserta, rimette in vendita con asta casa Mazzoli, la bella ma rovinata casa di via San Giovanni Bosco, teatro di occupazioni abusive e di arresti delle forze dell’ordine.
Questa volta il prezzo base del fabbricato, costituito da un corpo di fabbrica principale che si sviluppa su quattro piani fuori terra, composto da dodici alloggi, cantine e giardino di pertinenza di un unico alloggio e costruzione accessoria adibita a ripostiglio sita nella corte comune, ricadente in zona “B1 – residenziale di centro città” del piano regolatore e, particolare importante, libero da persone e cose è sceso dagli oltre 700 mila euro della precedente gara a 662.400 euro. Chi intendesse partecipare al pubblico incanto dovrà presentare, pena l’esclusione, una busta opaca sigillata con nastro adesivo trasparente, o con ceralacca, in maniera tale che sia garantita l’assoluta integrità. La busta indirizzata al Comune di Monfalcone, piazza della Repubblica 8, dovrà pervenire entro le 12 del 2 ottobre, a mezzo del servizio postale o tramite agenzie di recapito autorizzate o consegnato direttamente a mano, negli orari di apertura al pubblico dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 12 e nei pomeriggi del lunedì e mercoledì dalle 16 alle 17.45, all’Ufficio protocollo, temporaneamente ubicato in via Sant’Ambrogio 62 – angolo viale San Marco, piano terra. Il 5 ottobre, alle 13, saranno offerte le buste nell’Ufficio del dirigente compatente, nell’ex Pretura.
Da ricordare che casa Mazzoli ha urgente necessità di interventi, soprattutto dopo che nel settembre 2008 si è provveduto allo sgombero dell’edificio che era abitato abusivamente da una ventina di inquilini abusivi (tre famiglie e due “isolati”). La ristrutturazione oltre a evitare che una casa di pregio architettonico possa essere danneggiata irreparabilmente, eliminerebbe anche il pericolo di nuove occupazioni. Il ricavato servirà al Comune a sostenere il recupero del rione di Panzano.
Attualmente l’edificio è stato imbragato con impalcature e reti di sicurezza per evitare crolli. Casa Mazzoli è stata costruita nel 1908, all’epoca era il più alto edificio di Monfalcone. Nel 2005, 9 dei 12 appartamenti erano vuoti. È così cominciata una serie di occupazioni abusive che hanno portato a una situazione di estrema tensione. Nel marzo 2006 ci fu il caso dell’aggressione di due minorenni da parte di abitanti abusivi nell’immobile. A marzo 2007 le forze dell’ordine, intervenute per sedare una lite, trovarono nell’edificio armi da taglio, mazze e bastoni chiodati. In precedenza, a essere malmenata era stata anche un’anziana, che abitava da decenni nello storico palazzo ed era uno dei pochi inquilini. Nel palazzo, che era stato affidato in gestione all’Ater, sono staccati da mesi non solo l’acqua, ma anche luce e gas, con la chiusura di tutti gli accessi onde evitare nuove occupazioni. La vendita di Casa Mazzoli è solo il primo passo della vendita del patrimonio immobiliare da parte del Comune per fare cassa. Si conta di incassare circa 10 milioni, per l’alienazione proprietà tra cui Casa Mazzoli e il mercato coperto di via della Resistenza per il quale il prezzo di vendita è stimato in 4 milioni.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 05 novembre 2009 
 
Casa Mazzoli torna all’asta  
L’obiettivo ora è coinvolgere gruppi nazionali del settore edile 
Il termine per presentare l’offerta scade il 23 novembre. Il prezzo fissato è 662.400 euro
 
 
Il Comune ci riprova. Casa Mazzoli, lo storico edificio del centro, oggetto di occupazioni abusive fino a un anno fa, ritorna all’asta. Non si tratta del terzo tentativo, che avrebbe comportato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza, ma della riapertura dei termini del secondo, andato deserto. L’amministrazione comunale ha deciso di imboccare questa strada con l’obiettivo di coinvolgere operatori nazionali del settore edile e quindi non svendere l’immobile, la cui collocazione è senz’altro interessante, come i pregi architettonici e la superficie abitabile.
L’ente locale sta così pubblicizzando la vendita di casa Mazzoli all’esterno dei confini regionali, su quotidiani a diffusione nazionale, tramite l’Ance (l’Associazione nazionale costruttori edili) e la rete delle agenzie immobiliari. Il termine per la presentazione delle offerte scade il 23 novembre e il prezzo a base d’asta è sempre di 662.400 euro. Una cifra che potrebbe essere ritenuta congrua, visto che l’immobile di via Don Bosco è costituito da un corpo di fabbrica principale che si sviluppa su quattro piani fuori terra e contiene dodici alloggi e cantine. Il palazzo, costruito nel 1908, è però in condizioni di estremo degrado, a causa della mancanza di manutenzioni straordinarie e delle ripetute occupazioni abusive. Chi dovesse acquistare casa Mazzoli dovrebbe quindi sobbarcarsi una spesa consistente per ristrutturare il palazzo che, vista l’età  e il pregio della facciata, dovrebbe essere soggetto ad alcuni vincoli della Soprintendenza. Solo un operatore del settore in grado di investire, quindi, potrebbe pensare di rilevare il palazzo di via Don Bosco per ristrutturarlo e reimmetterlo in un mercato che al momento a Monfalcone continua a languire.
Per il Comune, invece, da un lato c’è l’esigenza di non abbassare troppo il prezzo, visto che il ricavato sarà reinvestito nel recupero del rione di Panzano, e dall’altro quella di vendere, così da vedere sanato il degrado che investe l’edificio. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, 9 dei 12 appartamenti erano però già vuoti. È così che sono iniziate le occupazioni abusive, corredate da alcuni episodi criminosi, che si sono concluse solo con lo sgombero messo in atto dal Comune a metà  del settembre 2008.
Sono invece cinque i privati che si sono fatti avanti per vendere al Comune un appartamento che sarà poi destinato alle donne straniere sole con figli. La cifra offerta dall’ente locale per l’acquisto era di 162.800 euro, stanziati interamento dallo Stato. Il Comune ora provvederà a stabilire il vincitore della gara, che dovrà  mettere a disposizione l’alloggio entro il 31 gennaio del 2010. (l.b.)

Il Piccolo, 25 novembre 2009
 
Pagina 8 – Gorizia
 
IMMOBILI IN VENDITA PER FARE CASSA
 
IL PATRIMONIO 
 
Nuovo mercato, Casa Mazzoli, ex Cassa malati e stabili di via Giacich
 
Restano congelati i 6 milioni che l’amministrazione conta di ricavare
 
Nessuno vuole i 4 ”gioielli” del Comune 
 
 
 
 
 

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di FABIO MALACREA
Sono quattro le ”palle al piede” di cui il Comune non risce proprio a liberarsi: il nuovo mercato di via della Resistenza, Casa Mazzoli in via San Giovanni Bosco, l’ex sede dell’Inam di via Manzoni e i due edifici acquisiti dai privati nell’area destinata a parcheggio tra via Giacich, via Bixio e via Barbarigo. Il Comune vorrebbe disfarsene quanto prima con l’obiettivo di ricavare una somma molto vicina ai sei milioni di euro, indispensabile non solo a mettere qualche cerotto a un bilancio condizionato dai tagli e dall’esplosione delle spese sociali, ma anche da destinare al risanamento del palazzo del Municipio che sta cadendo a pezzi. Sulla carta tutto sembrava facile. In pratica, però, nessuno sembra essere interessato ai gioielli di famiglia del Comune.
L’asta per Casa Mazzoli, il primo grattacielo di Monfalcone risalente al 1908, è andata deserta per la terza volta e adesso l’amministrazione cerca di percorrere altre vie per evitare di dover svendere l’immobile. C’è poi l’ex Inam di via Manzoni, la cui demolizione per farne un parcheggio è stata bloccata per decenni da un vincolo della Soprintendenza e che il Comune ora intenderebbe cedere. Ma non può ancora farlo: sulla vecchia ”cassa malati”, infatti, pesa un contributo regionale di un milione di euro che sarebbe dovuto servire a trasformare il rudere in Casa delle associazioni e il Comune intende ora dirottarlo sul risanamento del Municipio. Poi avrà via libera alla vendita. Ma ci vuole tempo. E soprattutto ci vogliono acquirenti interessati: se a nessuno fa gola Casa Mazzoli, uno degli edifici residenziali di maggior pregio di Monfalcone, che interesse potrebbe suscitare un fabbricato di enormi dimensioni con destinazione quasi obbligata a uffici e servizi?
Il pezzo pregiato è sicuramente il nuovo mercato di via della Resistenza, nato sulle ceneri del Cotonificio Triestino, da cui il Comune spera di ricavare quattro milioni di euro. L’asta è partita e il 14 dicembre dovrebbero essere noti i nomi di eventuali compratori interessati. Le prospettive in questo caso sembrano abbastanza favorevoli, viste le manifestazioni informali di interesse arrivate al Comune. Ma il prezzo richiesto – quattro milioni, appunto – potrebbe rappresentare un ostacolo in un periodo difficile per il comparto commerciale alle prese con la crisi e con la concorrenza dei grandi centri commerciali regionali e oltre confine.
In fatto di ”palle al piede”, il Comune rischia però di averne un’altra, del tutto imprevista: il complesso dei due edifici residenziali esistenti sull’area tra via Giacich e via Barbarigo, destinata a diventare un parcheggio da settanta posti-macchina dopo la demolizione dell’ex carrozzeria Conte. Anche i due edifici, in origine, erano destinati all’abbattimento. Poi è stato deciso di utilizzarli per fare cassa e pagare, con la vendita, i circa 600mila euro necessari per il nuovo parcheggio. Il Comune deve in pratica ancora decidere se andare alla vendita dei due immobili prima di effettuare la gara d’appalto del parcheggio o se includere le due abitazioni nella gara stessa.
Alle difficoltà del mercato immobiliare, insomma, si sommano le indecisioni che rischiano di far slittare al 2011 il nuovo parcheggio, la cui realizzazione, secondo i tempi previsti all’origine, sarebbe dovuta già iniziare.
 

Il Piccolo, 25 novembre 2009 
 
È andata deserta anche la terza asta per Casa Mazzoli, il primo grattacielo 
 
Casa Mazzoli, lo storico edificio in preda al degrado, teatro di occupazioni abusive in questi ultimi anni, rimane invenduta. È andato a vuoto il tentativo del Comune di allargare il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento. Proprio per questo motivo l’amministrazione locale aveva deciso di non andare al terzo tentativo, che avrebbe comportato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza, 736mila euro, ma di riaprire i termini del secondo, andato deserto a fronte di un prezzo base di 662.400 euro. L’obiettivo era quello di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, come i pregi architettonici e la superficie abitabile, controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Ora che anche la riapertura del secondo tentativo non ha prodotto alcun risultato l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio in città riprenda un po’ di verve. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano nel cui Piano di recupero l’immobile era stato originariamente incluso. Per l’ente locale c’è inoltre interesse a vendere per vedere sanato il degrado che investe l’edificio e che si è acuito nel corso degli ultimi 5-6 anni. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, 9 dei 12 appartamenti erano però già vuoti. È così che sono iniziate le occupazioni abusive, corredate da alcuni episodi criminosi, che si sono concluse solo con lo sgombero messo in atto dal Comune a metà del settembre dello scorso anno. Il grande edificio, costituito da un corpo di fabbrica principale che si sviluppa su quattro piani fuori terra e contiene dodici alloggi e cantine, al momento è assediato da impalcature per evitare crolli di materiale lungo via Don Bosco e presenta infrante buona parte delle lastre di vetro delle finestre. È stato danneggiato anche il portoncino liberty.

Il Piccolo, 11 novembre 2008 
  
L’EMERGENZA ABITATIVA IN CITTÀ  
Settanta famiglie sotto sfratto per morosità  
Allarme del Sunia: questi inquilini non possono accedere ad aiuti o bandi Ater  
IL SINDACATO ACCUSA L’AGENZIA DI RITARDARE IL RECUPERO DI 40 ALLOGGI SFITTI
 
 
Sono settanta le famiglie di Monfalcone alle prese con uno sfratto esecutivo e che rischiano di dover lasciare la loro abitazione a causa del decadere della proroga prevista dal governo. A lanciare l’allarme è il Sindacato degli inquilini che sottolinea come l’esclusione dal provvedimento di proroga per Monfalcone e Gorizia causerà gravi problemi alla realtà locale, già sotto pressione in materia di edilizia privata e di accesso al credito. Da anni la città dei cantieri ha ottenuto il riconoscimento dello status di città ad alta tensione abitativa, ma il requisito non si è rilevato sufficiente per vederla inclusa tra i centri in cui gli sfratti esecutivi subiranno un’ulteriore proroga in base al decreto ministeriale del 17 ottobre. «Riteniamo che siano una settantina le famiglie che a Monfalcone sono interessate al provvedimento di sfratto – spiega il segretario del Sunia, Sergio Donda – e la cosa grave è che si tratta di provvedimenti tutti dovuti a morosità degli inquilini». Insomma, molti monfalconesi non ce la fanno più a pagare l’affitto. E il fatto grave è che proprio la morosità è una delle cause che impediscono alle famiglie l’accesso a finanziamenti taglia-affitti o di sostegno da parte del Comune o dell’Ater.
«Chi viene segnalato per mancato pagamento del canone non può partecipare all’assegnazione Ater, e rimane escluso per tre anni dalle graduatorie», spiega il Sunia. Con il risultato che la situazione di queste famiglie si aggrava ulteriormente, visto che il mercato degli affitti a Monfalcone, a differenza di quello di acquisti e vendite, non sta registrando contrazioni. Quindi per una famiglia che si trova in difficoltà con il pagamento dell’affitto difficilmente potrà trovare una soluzione, se non indebitandosi ulteriormente. «Anche perché – spiega il segretario del Sunia – non sembra che al momento l’Ater si stia muovendo in direzione di recuperi di alloggi: all’uscita dell’ultimo bando ne erano stati garantiti una quarantina dall’Agenzia per i cittadini rimasti in graduatoria, ma in realtà gli appartamenti disponibili si contano sulle dita di una o due mani». Il mancato inserimento di Monfalcone e Gorizia tra i comuni che possano godere della proroga degli sfratti rischia dunque di avere gravi conseguenze.
«Finora, anche se una famiglia riceveva lo sfratto, aveva comunque tempo fino giugno 2009 per trovare una sistemazione – spiega Donda –, mentre senza proroga si riceve l’ordine di liberare l’appartamento entro il mese». E 70 famiglie per strada, anche se non a tutte la scadenza cade, naturalmente, nello stesso periodo, non sono cosa da poco. Preoccupazione per tale evento è stata espressa anche dal Comune. «In una situazione che continua a essere sempre molto difficile per quel che riguarda l’accesso alla casa – ha affermato l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin -, la non inclusione di Monfalcone rischia di complicare ancora di più il quadro». Fra l’altro la proroga decisa nel 2007 dal Governo Prodi era legata, ricorda l’assessore, alla realizzazione dei Piani casa da parte dei Comuni secondo quanto previsto dalla legge 9 dello scorso anno che stanziava dei fondi appositi, scomparsi con il nuovo governo.
Nel 2008 il Comune ha stanziato 128mila euro proprio per integrare lo stanziamento della Regione destinato ad alleggerire gli affitti troppo pesanti rispetto il reddito delle famiglie (arrivato comunque in misura ridotta rispetto il previsto, 766.405 euro a fronte di 493 domande ammesse a contributo). Ci sono poi i 14mila euro della convenzione con la Cooperativa Lybra per l’attivazione dello sportello Pronto casa, che aiuta a reperire un alloggio a prezzi accettabili. Altri 20mila euro servono a erogare i contributi a fondo perduto necessari a chi deve versare una caparra e non ha i contanti necessari, mentre 5mila euro alimentano il fondo di rotazione per i prestiti senza interesse concessi per questioni abitative.
In totale, quindi quest’anno il Comune spenderà oltre 300mila euro di fondi comunali per tamponare le difficoltà legate alla casa. Azioni alle quali si aggiunge anche l’incentivazione con sgravi fiscali degli affitti a canone concordato. Scelta efficace, visto che gli affitti a canone concordato sono cresciuti del 15% da dicembre 2007 a settembre 2008.
Elena Orsi

IL SINDACO PIZZOLITTO  
Casa Mazzoli, nessun ostacolo alla vendita
 
 
Il problema di casa Mazzoli, il vecchio e prestigioso stabile di via San Giovanni Bosco occupato fino a un mese fa da una ventina di abusivi, per il sindaco Gianfranco Pizzolitto «è un problema risolto». Dopo l’ordinanza di sgombero coatto emessa alcune settimane fa, di fatto, i nuclei familiari abusivi hanno tutti trovato una sistemazione con il sostegno economico dell’amministrazione, mentre uno dei «singoli» è incappato nelle maglie della giustizia per questioni di droga ed è finito in carcere. Di fatto nel grande stabile ormai quasi vuoto, «resiste» solo Gilberto Mattei, abusivo «storico» monfalconese. Ma le situazioni di maggiore rischio paiono ormai rientrate.
«Ormai tutte le famiglie con minori hanno trovato un’altra sistemazione, per cui non ci sono più ostacoli all’iter di vendita – spiega Pizzolitto -. Provvederemo a tenere sotto controllo la situazione per evitare che si ripetano occupazioni anche perchè lo stabile risulta pericoloso». Il Comune quindi intende dare il via il prima possibile al processo per la vendita. «Adesso dovremmo andare in gara, con un’asta che sicuramente vedrà la prima seduta andare deserta – spiega ancora il sindaco – e quindi sarà necessaria una seconda convocazione. Ma, da parte nostra, riteniamo che ormai tutto quello che si poteva fare è stato fatto, per cui la situazione è risolta». 
 
Complesso di via Bagni già a pezzi dopo 4 anni  
Muffe, mancanza di recinzioni, muri scrostati. Protesta dei residenti: «L’Ater non ci ascolta»
 
 
Cadono a pezzi le case Ater di via Bagni. Muri scrostati dall’umidità, mancanza di vialetti per i disabili e di recinzioni esterne, amianto sotterrato e non portato via in un’area ai confini con la Sbe, erba alta e giardini in disordine. Ora comincia a entrare anche acqua piovana al pianterreno delle abitazioni, mentre l’umidità che arriva dalle fondazioni, raggiunge un’altezza oltre i 40 centimetri sui muri perimetrali anche ai piani alti, con la conseguente formazioni di muffe, che in certi situazioni potrebbero creare seri danni specie a chi è allergico e ha problemi di respirazione. Sulle pareti esterne e ai piedi delle colonne, sono evidenti il distacco della malta, gli intonaci danneggiati, mentre le pitture hanno perso il colore e la consistenza. E’ di nuovo protesta nel villaggio delle case Ater di Panzano dove specie in questo periodo, le famiglie devono affrontare una serie di problemi. Sei edifici, 82 famiglie, con le prime case assegnate nel 2001, il resto nel 2004. Poi si sono trovati subito di fronte a una difficile realtà. La preoccupazione maggiore è che il piano base del villaggio di case sembra avere un’altezza anomala nel senso che avrebbe un livello inferiore a quello stradale. Quando ci sono le piogge abbondanti, via Bagni diventa come un fiume e l’acqua si riversa nei recinti delle abitazioni ed entra nelle case. «Guardi dove sono costretta a dormire – dice la signora Lucia mostrando le pareti della camera da letto – c’è più di mezzo metro in altezza di malte staccate e il letto matrimoniale è al centro della stanza. Con la pioggia dei giorni scorsi ho trovato le stanze allagate. Ho avvisato l’Ater ma nessuno ancora si è fatto vivo. Intanto ho chiamato una ditta per il lavoro più urgente poi vedremo chi dovrà pagare». Sebastiano Tricomi, uno dei sei capicasa, sostiene che i residenti si sentono abbandonati dalla gestione e difficilmente riescono a risolvere i problemi di assistenza. «La situazione – afferma – si è venuta a creare dopo la conclusione dell’esperienza del cosiddetto progetto Alice, composto dai capicasa, dal Comune e dall’Ater. Ha funzionato un po’ un anno fa, poi per mancanza di risorse il Comune si è ritirato, è finita la collaborazione ed è molto difficile avere contatti immediati con Ater».
Protesta anche la signora Laura che da 5 anni attende ancora una squadra degli operai di Ater per mettere a posto la propria terrazza dove le cui pareti danno un’immagine eloquente del degrado in atto. «Hanno fatto un paio d’anni fa il sopralluogo – ribadisce – dicendo “ci vediamo”. Da allora li aspetto ancora». I residenti lamentano, inoltre, diversi furti da malviventi che arrivano da fuori senza difficoltà, in quanto mancano le recinzioni più volte promesse e mai arrivate. «A un anno di distanza con un incontro fatto con l’ex assessore Montagnani – dicono i residenti – il Comune, inoltre, non ha ancora preso provvedimenti per la pulizia della strada. Ha messo la spazzatrice che funzione la domenica mattina dove alle 8 la gente si dovrebbe alzare per spostare le auto».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 13 ottobre 2008 
 
RAGGIUNTO L’ACCORDO CON LE FAMIGLIE  
Casa occupata, cominciano i traslochi
 
 
Gli abusivi se ne vanno. Con la mediazione del Comune, 19 dei 20 inquilini che occupano da anni Casa Mazzoli, l’antico stabile di via San Giovanni Bosco, si preparano al trasloco in alloggi che sono stati reperiti sul mercato con la collaborazione dei Servizi sociali e potranno fare affidamento su un intervento di sostegno da parte del Comune per affrontare le spese di affitto, oltre alle loro possibilità. Resta da risolvere un solo caso, relativo a uno dei due «isolati», per il quale potrebbe quindi profilarsi lo sgombero coatto in virtù dell’ordinanza di sgombero forzoso firmata dal sindaco Pizzolitto. La mediazione del Comune, portata avanti dall’assessore ai Servizi sociali del Comune, Cristiana Morsolin, ha dunque centrato l’obiettivo, quello cioè di trovare una soluzione «pacifica» soprattutto per la necessità di risolvere un problema grave dal punto di vista sanitario e della sicurezza personale degli occupanti, la tutela dei minori presenti nello stabile e la necessità di mantenere uniti i nuclei familiari. Obiettivi che gli stessi capofamiglia hanno ben compreso cercando un accordo e un sostegno. Tramite lo sportello Pronto Casa, il Comune provvederà ora a erogare alle famiglie dei prestiti, senza interessi, per far fronte alle prime spese e per integrare le somme necessarie al pagamento dei canoni di mercato per i primi mesi. Trovati gli alloggi dove trasferirsi, per le famiglie occupanti. che da quasi un mese sono costrette a vivere senz’acqua, dopo il «taglio» delle forniture da parte di Iris, e con riscaldamenti a gas o elettrici decisamente fuori norma, si tratta ora solo di organizzare i traslochi. Questione di giorni, dunque, e lo stabile sarà finalmente vuoto, pronto per essere messo in vendita.

Il Piccolo, 05 ottobre 2008 
 
PRIMA DELLO SGOMBERO FORZOSO  
Casa Mazzoli, gli abusivi se ne vanno  
Occupanti vicini all’accordo col Comune che verserà un sostegno economico 
Da due settimane le tre famiglie sono senza acqua
 
 
Casa Mazzoli, l’antico stabile occupato da anni in via San Giovanni Bosco da una ventina di inquilini abusivi (tre famiglie e due «isolati»), potrebbe essere sgomberata pacificamente nel giro di alcuni giorni grazie a una serrata trattativa che, dal momento della firma dell’ordinanza di sgombero forzoso da parte del sindaco Pizzolitto, è stata avviata tra gli stessi inquilini e i servizi sociali del Comune. Scopo dell’iniziativa, che ha visto impegnata in prima persona l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, soprattutto la necessità di risolvere un problema grave dal punto di vista sanitario e della sicurezza personale degli occupanti, la tutela dei minori (quattro sono bambini) presenti nello stabile e la necessità di mantenere uniti i nuclei familiari. Obiettivi che gli stessi capifamiglia hanno ben compreso cercando un accordo e un sostegno da parte del Comune, a fronte delle difficoltà, più volte denunciate, di trovare una sistemazione diversa e dignitosa ad affitti compatibili con le loro necessità. Tramite lo sportello Pronto Casa, il Comune erogherà alle famiglie dei prestiti, senza interessi, per far fronte alle prime spese e per integrare le somme necessarie al pagamento dei canoni di mercato per i primi due-tre mesi. Le stesse famiglie, dal canto loro, con il sostegno del Comune, stanno cercando ora delle sistemazioni alternative. Una volta trovate, lasceranno l’immobile di via San Giovanni Bosco in cui, da una quindicina di giorni, sono costretti a vivere senz’acqua, dopo il «taglio» delle forniture da parte di Iris, e con riscaldamenti a gas o elettrici decisamente fuori norma.
Resta comunque in vigore la richiesta che il sindaco Pizzolitto ha rivolto alla Prefettura di Gorizia per arrivare allo sgombero forzoso degli occupanti abusivi. L’operazione dovrebbe essere messa in atto nell’arco di alcuni giorni, per cui si confida che lo sgombero spontaneo possa avvenire prima dell’arrivo delle forze dell’ordine, evitando così situazioni di tensione. Gli stessi occupanti, del resto, se ne rendono conto e stanno cercando di trovare delle sistemazioni alternative.
L’assessorato si prepara in ogni caso a provvedere all’accoglienza dei minori e delle loro madri nel caso in cui si arrivi a questa soluzione. Casa Mazzoli è stata costruita nel 1908, quando era il più alto edificio di Monfalcone. Casa Mazzoli è tutta ingabbiata da tempo dopo i crolli di calcinacci che si erano verificati sulla via Don Bosco. Lo stabile ha «pagato» nel 2005 il fatto che 9 dei 12 appartamenti fossero privi di inquilini. Sono così iniziate una serie di occupazioni abusive che hanno portato anche a situazione di tensione. Vi finì malmenata anche un’anziana, che abitava da decenni nello storico palazzo ed era uno dei pochi assegnatari regolari dell’Ater. A marzo 2006 è stata la volta dell’aggressione di due minorenni da parte di abitanti abusivi nell’immobile. A marzo 2007 le forze dell’ordine, intervenute per sedare una lite, trovarono nell’edificio armi da taglio, mazze e bastoni chiodati.

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