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Messaggero Veneto, 30 settembre 2008 
 
Casa Mazzoli, verso una soluzione  
Monfalcone: ieri il presidio di alcuni occupanti davanti al municipio Le famiglie sotto sgombero potrebbero accettare le offerte del Comune
 
 
MONFALCONE. Si starebbe lentamente risolvendo la situazione di casa Mazzoli. Mentre il Comune di Monfalcone ha messo in moto la procedura di sgombero forzoso della casa di via San Giovanni Bosco, le famiglie che abitano il palazzo e che sono state raggiunte da ordinanza di sgombero per inagibilità degli alloggi occupati hanno mantenuto i contatti con i servizi sociali del Comune, che stanno lavorando per trovare alloggi alternativi, che potrebbero essere accolte, dopo precedenti tentativi andati invece a vuoto.
E’ lo stesso assessore ai servizi sociali, Cristiana Morsolin, ad auspicare che si possa arrivare a una soluzione in tempi brevi e soprattutto senza arrivare a soluzioni estreme, come il taglio della rete idrica attuato lo scorso 15 settembre e che ha isolato la casa dalla rete pubblica di distribuzione dell’acqua. Da allora i residenti si procurano l’acqua necessaria alla vita quotidiana tramite taniche. L’ente locale ha inoltre riattivato lo sportello Pronto casa, che per conto del Comune si occupa di individuare delle soluzioni abitative compatibili con le disponibilità economiche degli utenti. Lo sportello, sempre per conto del Comune, che lo finanzia, eroga inoltre le anticipazioni necessarie a coprire le spese della caparra e delle anticipazioni delle mensilità di affitto di solito richieste dai proprietari. In ottobre, inoltre, il comune procederà al pagamento dei contribuiti “taglia affitti” alle famiglie che sono entrate in graduatoria.
Ieri pomeriggio intanto non c’è stato l’annunciato presidio degli occupanti di casa Mazzoli, annunciato una settimana fa con un volantino, distribuito da uno degli occupanti, presidio che si sarebbe dovuto tenere “per il diritto alla casa contro il precariato nel mondo del lavoro”. Solo un gruppo di quattro persone si è raccolto sotto la loggia del municipio. Nel volantino, come nei precedenti, veniva attaccato soprattutto il sindaco Gianfranco Pizzolitto e si denunciava come la città abbia visto «in tutti questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto ad avere una casa dove dormire per sé e i propri cari, mai risolto da parte di questa amministrazione, capace solo di sgomberare con la forza e la minaccia chi ha difficoltà economiche a causa del precariato». (cr.vi.)
 

Il Piccolo, 30 settembre 2008 
 
Abusivi di Casa Mazzoli, protesta-flop  
Quasi tutti gli inquilini alla ricerca di una soluzione prima dello sgombero
 
 
Non ha raccolto adesioni tra gli altri occupanti di Casa Mazzoli la manifestazione di protesta indetta da Gilberto Mattei, che da tempo vive nell’edificio di via San Giovanni Bosco, sotto al municipio per reclamare maggiore attenzione al problema della casa a Monfalcone. Mattei, quindi, non ha fatto altro che sedersi sui gradini del municipio, al cui interno era in corso la consueta riunione di giunta del lunedì pomeriggio, con il megafono a fianco. La manifestazione era stata preannunciata nei giorni scorsi con un nuovo volantino, distribuito da uno degli occupanti, con cui si annunciava il presidio in piazza della Repubblica «per il diritto alla casa contro il precariato nel mondo del lavoro». Nel volantino, come nei precedenti, veniva attaccato soprattutto il sindaco Gianfranco Pizzolitto e si denunciava come la città abbia visto «in tutti questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto ad avere una casa dove dormire per sé e i propri cari, mai risolto da parte di questa amministrazione, capace solo di sgomberare con la forza e la minaccia chi ha difficoltà economiche a causa del precariato». Nel volantino venivano sottolineate inoltre le crescenti difficoltà cui vanno incontro anche molte persone anziane. In sostanza però tutti gli altri occupanti stanno lavorando con i servizi sociali per trovare una sistemazione regolare prima che venga attuato lo sgombero forzoso deciso dall’amministrazione comunale a fronte dell’inagibilità di Casa Mazzoli, acuitasi dopo il taglio dell’acqua, effettuato il 15 settembre d’intesa con Irisacqua.
Nonostante le famiglie e anche i singoli si stiano «arrangiando» con il rifornimento di taniche di acqua grazie all’aiuto di una serie di amici, il disagio per il venir meno della fornitura idrica si sta facendo sentire. Le famiglie, con il supporto dei servizi sociali, si starebbero quindi sforzando di trovare nel più breve tempo possibile un alloggio regolare.

Il Piccolo, 25 settembre 2008 
 
CONTRO LO SGOMBERO FORZOSO  
Casa Mazzoli, protesta degli abusivi
 
 
Mentre il Comune di Monfalcone ha messo in moto la procedura di sgombero forzoso di Casa Mazzoli, in città è comparso un nuovo volantino, distribuito da uno degli occupanti, con cui si annuncia un presidio per lunedì, dalle 16, in piazza della Repubblica «per il diritto alla casa contro il precariato nel mondo del lavoro». Nel volantino, come nei precedenti, viene attaccato soprattutto il sindaco Gianfranco Pizzolitto e si denuncia come la città abbia visto «in tutti questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto ad avere una casa dove dormire per sé e i propri cari, mai risolto da parte di questa amministrazione, capace solo di sgomberare con la forza e la minaccia chi ha difficoltà economiche a causa del precariato».
Nel volantino vengono sottolineate inoltre le crescenti difficoltà cui vanno incontro anche molte persone anziane. Proprio in questi giorni alcuni degli occupanti abusivi di Casa Mazzoli, già dichiarata inagibile per una famiglia, colpita quindi da un’ordinanza di sgombero, sono tornati invece a rivolgersi ai servizi sociali del Comune per tentare di trovare un alloggio regolare.
L’ente locale è quindi tornato a riattivare lo sportello Pronto casa, che per conto del Comune si occupa di individuare delle soluzioni abitative compatibili con le disponibilità economiche degli utenti.
Lo sportello, sempre per conto del Comune, che lo finanzia, eroga inoltre le anticipazioni necessarie a coprire le spese della caparra e delle anticipazioni delle mensilità di affitto di solito richieste dai proprietari. La procedura di sgombero forzoso, che l’amministrazione comunale ha deciso di attivare dopo il taglio della fornitura idrica il 15 dicembre e dopo che in due anni non si era riusciti a trovare una soluzione positiva alla vicenda, concede comunque due settimane di tempo agli occupanti per un’uscita volontaria dall’immobile.
Dovrebbe quindi esserci ancora un minimo di spazio per tentare di trovare una sistemazione abitativa che consenta di evitare l’intervento delle forze dell’ordine.
Nell’immobile abita ancora una ventina di persone, di cui quattro sono bambini.
 
 Messaggero Veneto, 25 settembre 2008 
 
Casa Mazzoli, gli occupanti lunedì in piazza 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Gli occupanti di casa Mazzoli scendono in piazza e annunciano per lunedì, dalle 16, il presidio di piazza della Repubblica.
“Per il diritto alle casa, contro il precariato nel mondo del lavoro” è lo slogan che annuncia il presidio. «Monfalcone è una città che ha visto in questi anni aumentare il problema degli affitti, del diritto di avere una casa, dove dormire, per sé e i propri cari. Un problema – si legge sul volantino distribuito ieri, in occasione del mercato settimanale – mai risolto dall’amministrazione, capace soltanto di sgomberare con la forza e le minacce chi ha difficoltà economiche a causa del precariato o chi ha una pensione da fame o chi ha una famiglia numerosa ma non ha i soldi per mantenerla. Infatti o si paga l’affitto o si mangia. Ma l’affitto ormai è diventato un lusso».
Ricordano anche le persone che sono costrette a vivere in macchina o a vivere di espedienti e che si rivolgono ai servizi sociali senza avere risposte. Monfalcone è una città in cui la povertà, la nuova povertà, è in crescita, con famiglie che fanno fatica a trovare le risorse per vivere.
«L’altro giorno – dice uno degli occupanti – ho assistito a una scena orribile. Ho visto persone anziane che frugavano nei rifiuti e addirittura una signora anziana che, dopo aver trovato nel cestino dei rifiuti un sacchetto con tracce di cibo, mangiava i pezzetti di carta. Viene da dire: che schifo. Ma quello che mi fa più schifo è che tutta la gente che passava, invece di aiutare questa persona, si allontanava. Come se la povertà fosse una malattia».
L’amministrazione comunale, intanto, sta facendo proseguire l’iter per l’ordinanza di sgombero. «Non ho alcuna intenzione di mettere in atto interventi punitivi nei confronti degli inquilini abusivi di casa Mazzoli – ripete il sindaco –. Che un forte disagio sociale ci sia, in città e in particolare sul fronte della casa, è sotto agli occhi di tutti. Ma non è giusto che ci siano due diverse categorie fra le tante persone che sono costrette ad affrontare queste difficoltà: quelle che osservano le regole e che seguono percorsi legittimi per cercare di trovare una soluzione e quelle che, invece, cercano di risolvere il problema rifiutando ogni proposta e mettendosi contro le regole. Tollerare una situazione del genere è ingiusto nei confronti di chi, invece, le regole le osserva. Ora, anche per tutelare i più deboli, cioè i bambini che si trovano a vivere in condizioni veramente difficili in quella casa, è il momento d’intervenire e ripristinare la legalità». (c.v.)

Messaggero Veneto, 24 settembre 2008 
 
Casa Mazzoli sarà sgomberata  
Firmata l’ordinanza, che sarà fatta rispettare entro dieci giorni 
EMERGENZA A MONFALCONE 
Il sindaco Pizzolitto si augura che non si arrivi al provvedimento forzoso Ma sembra che gli occupanti abusivi non intendano lasciare gli alloggi
 
  
MONFALCONE. È stata firmata l’ordinanza di sgombero di casa Mazzoli. Sgombero che potrebbe anche diventare “forzoso” se gli occupanti senza titolo degli alloggi della grande casa di via San Giovanni Bosco non se ne andranno. L’applicazione dell’ordinanza sarebbe attesa entro dieci giorni. La richiesta di sgombero è stata presentata al prefetto di Gorizia, che ha dato la sua approvazione.
Ciò consentirà al sindaco di procedere con l’iter e di firmare, lunedì, l’annunciata ordinanza. Come già sottolineato più volte, Pizzolitto preferirebbe che la situazione si risolvesse pacificamente.
«Non ho intenzione di mettere in atto interventi punitivi nei confronti degli abusivi di casa Mazzoli – ribadisce –. Che un forte disagio sociale ci sia in città sul fronte della casa è sotto agli occhi di tutti. Ma non è giusto che ci siano due categorie tra le tante persone costrette ad affrontare tali difficoltà: quelle che osservano le regole e che seguono percorsi legittimi per cercare una soluzione e quelle che invece rifiutano ogni proposta mettendosi contro le regole. Tollerare una situazione del genere è ingiusto nei confronti di chi, invece, le regole le osserva. Ora, anche per tutelare i più deboli, cioè i bambini che si trovano a vivere in condizioni difficili in quella casa, è il momento di ripristinare la legalità».
Il sindaco, insomma, non intende cedere, anche se ribadisce che «le decisioni devono essere prese con calma e non sull’onda delle pressioni» e continua a dire che confida «che alla fine prevalga il buon senso e gli occupanti decidano spontaneamente di lasciare l’immobile di via Don Bosco e accettare le proposte che sono state loro fatte». Ricorda che esistono altri strumenti, invece delle occupazioni abusive, per risolvere il problema-casa a Monfalcone e che numerosi ne sono stati avviati in questi ultimi anni per attenuare il disagio. Evidenzia quindi come la situazione generale sia difficile, soprattutto per l’emergere di nuova povertà. Le famiglie si trovano alle prese con il caro-vita, redditi che non bastano più e sono sempre più numerosi quelli che chiedono un sostegno all’amministrazione, che, da parte sua, cerca di dare risposte con le risorse di cui dispone.
Nel frattempo gli abusivi di casa Mazzoli continuano a rifornirsi con taniche per ovviare alla chiusura della fornitura dell’acqua. La situazione si fa sempre più difficile, ma sembra che nessuno intenda uscire spontaneamente.
«Il problema è – spiega l’assessore alla politiche sociali, Cristiana Morsolin – che ora, emersa la situazione di casa Mazzoli, nessuno vuole affittare alloggi a queste persone. Noi abbiamo attivato lo sportello Pronto casa: nel caso si trovasse disponibilità di alloggi, il Comune garantisce, come in altri casi di disagio economico, l’anticipo delle mensilità». Chiarisce inoltre che non sono disponibili alloggi a rotazione. «Esistevano, ma il sistema non ha funzionato, visto che le persone che avrebbero dovuto averne l’uso temporaneo in realtà sono dentro da dieci anni», afferma amaramente, ricordando che in caso di sgombero il Comune si prenderà carico di mamme e bambini, come peraltro aveva offerto anche in occasione del taglio dell’acqua.
Cristina Visintini
 

Il Piccolo, 24 settembre 2008 
 
PRESENTATA AL PREFETTO  
Casa Mazzoli, formalizzata la richiesta di sgombero
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha firmato la richiesta rivolta alla prefettura di Gorizia di sgombero forzoso degli occupanti abusivi di Casa Mazzoli. L’operazione dovrebbe quindi essere messa in atto nell’arco dei prossimi giorni, mentre gli «inquilini» dell’edificio di via San Giovanni Bosco, una ventina di persone in tutto, compresi quattro bambini, si sono messi alla ricerca di una sistemazione regolare, senza riuscire per ora a trovarla. «Purtroppo a fronte di quanto è accaduto negli ultimi dieci giorni – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, c’è un’evidente difficoltà ad affittare un alloggio a queste famiglie». Gli occupanti in questi giorni sono tornati a rivolgersi ai servizi sociali del Comune per tentare di trovare un appartamento a prezzi accessibili. L’ente locale ha quindi attivato lo sportello Pronto casa, che non solo si occupa della ricerca di alloggi rispondenti alle esigenze degli utenti, ma anche anticipa gli importi, che possono essere abbastanza consistenti, delle prime due-tre mensilità. «E’ un aiuto che non verrebbe meno nemmeno in questo caso», sottolinea Cristiana Morsolin. L’assessorato alle Politiche sociali nel frattempo si prepara in ogni caso a provvedere all’accoglienza dei minori e delle loro madri nel caso in cui si arrivi allo sgombero forzoso. Quanto era già stato offerto il 15 settembre, quando è stata interrotta la fornitura dell’acqua allo stabile, che, occupato abusivamente da circa 4 anni, il Comune ha deciso di vuotare a fronte dei rischi igienico-sanitari e di crolli dovuti alle condizioni fatiscenti di Casa Mazzoli. «Alloggi di rotazione comunque non ce ne sono – tiene a spiegare l’assessore Morsolin -, anche perché è una soluzione che non ha mai funzionato. Le persone che si trovano in quelli che il Comune ha messo a disposizione vi sono dentro in modo provvisorio da 10 anni. In questo momento non c’è quindi disponibilità di alloggi di rotazione e non ce ne sarà». Il sindaco Pizzolitto da parte sua conferma di aver firmato lunedì la richiesta ufficiale al prefetto di Gorizia di sgombero forzoso dell’immobile. «Ritenevo e ritengo che fosse un’azione da effettuare senza fretta e non sulla spinta di pressioni», ribadisce il sindaco, che in questi giorni si è augurato comunque a più riprese che non ci sia l’esigenza di ricorrere alle forze dell’ordine.

Il Piccolo, 22 settembre 2008

«Fincantieri coinvolta nei problemi sociali»  
Lo Sdi punta il dito sulla politica degli appalti attuata dalla società
 
 
La vicenda di Casa Mazzoli è figlia in qualche modo dei grandi cambiamenti sociali indotti nella città negli ultimi 10-15 anni dalle scelte produttive della Fincantieri. Lo Sdi, che si è riunito in questi giorni per esprimere un proprio giudizio sulla vicenda, torna quindi a chiamare pesantemente in causa Fincantieri la situazione di tensione abitativa esplosa a Monfalcone a causa della forte immigrazione da fuori regione e, negli ultimi anni, anche da Paesi extracomunitari.
«La Fincantieri ha dato tanto alla città, perché nessuno di noi è tanto pazzo da sottovalutare il valore del lavoro prodotto dal cantiere navale di Panzano – sottolinea il consigliere comunale dello Sdi, Giordano Magrin -, ma anche la città ha dato tanto, accollandosi il peso sociale delle scelte produttive operate dalla società negli ultimi vent’anni».
Lo Sdi continua a ritenere che Fincantieri dovrebbe contribuire a risolvere, almeno in parte, i problemi abitativi esistenti a Monfalcone. I socialisti ritengono perciò che Fincantieri dovrebbe dotarsi di uno strumento come il bilancio sociale per meglio interagire con la comunità, di meno di 28mila residenti, e il territorio in cui è insediato il più grande cantiere navale del gruppo.
Lo Sdi ritiene comunque che anche l’Ater abbia le sue responsabilità. «È sacrosanto che gli alloggi siano assegnati a chi è in graduatoria e a chi ne ha diritto – afferma ancora il consigliere comunale Magrin -, ma qualche sbocco si potrebbe trovare per risolvere le situazioni più urgenti». Rispetto alla vicenda di Casa Mazzoli, giunta a un punto di rottura una settimana fa con il taglio della fornitura dell’acqua, i socialisti vogliono esprimere piena solidarietà e sostegno al lavoro svolto dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che «ha cercato con impegno di arrivare a una soluzione positiva dell’occupazione abusiva». Lo Sdi esprime solidarietà anche al sindaco Gianfranco Pizzolitto «per le scritte ostili nei suoi confronti che sono comparse in città in questi giorni». Pure i socialisti si augurano comunque che «non ci sia la necessità di un’azione forzosa di sgombero, vista la presenza di bambini nell’edificio». 
 
L’OCCUPAZIONE DI VIA DON BOSCO 
Abusivi in difficoltà, chiedono di trattare  
Il sindaco Pizzolitto invita gli inquilini a lasciare la casa prima dello sgombero forzoso
 
 
di FABIO MALACREA

«Qui in Casa Mazzoli continuiamo a rifornirci con la taniche per ovviare alla chiusura della fornitura dell’acqua da parte di Iris. La situazione si fa sempre più difficile. Ma nessuno di noi intende uscire spontaneamente fino a quando non ci saranno prospettate delle alternative accettabili. Ciò che finora ci è stato offerto non lo è». È Gilberto Mattei, monfalconese, abusivo «storico» a parlare, una sorta di portavoce degli inquilini di Casa Mazzoli occupata da anni da una ventina di persone (tre famiglie campane con 4 figli minori e due «isolati»). Ma la situazione è difficile e Mattei ha chiesto di poter incontrare il sindaco oggi per cercare di trovare una via d’uscita «incruenta» all’impasse. Da una settimana ormai gli occupanti si trovano senz’acqua (gli inquilini avevano accumulato un debito di 4000 euro con Iris), ma l’energia elettrica c’è ancora e le famiglie utilizzano stufe elettriche e a gas per riscaldarsi. E come Mattei non sono disposte a cedere neanche le altre famiglie asseragliate nello stabile che fa affidamento anche sulla comunità campana presente in città per ricevere qualche aiuto.
«Non siamo dei delinquenti – dice una giovane donna napoletana, che con il marito e i 3 figli occupa un alloggio vicino -. E se siamo venuti qui è stato per disperazione, non certo perchè la riteniamo una situazione comoda. Lo stipendio di mio marito non ci basta per vivere. Là fuori non si trovano appartamenti in affitto a 3-400 euro al mese, quanto potremmo pagare. Come possiamo farcela? Non meritiamo di essere trattati da delinquenti. Invece di buttarci fuori da qui, ci diano piuttosto un sostegno per l’affitto». La donna e la sua famiglia ora si scaldano con stufette elettriche. «Le bollette dell’elettricità le paghiamo tutte – aggiunge Mattei – e sono salatissime. Ora lo saranno ancora di più, visti i consumi. Al momento non vedo uno sbocco favorevole. Siamo tutti in attesa di vedere quello che accadrà nei prossimi giorni. Tutti noi stiamo vivendo momenti di grande angoscia e preoccupazione».
Un’altra famiglia campana vive a Monfalcone dal ’99 anni e dal 2004 occupa Casa Mazzoli, da quando lo stabile è stato abbandonato dagli inquilini «regolari». Nessuno lavora: il capofamiglia ha avuto problemi di salute e ci sono i figli piccoli. Prima la famiglia abitava a Panzano. Ma ha dovuto lasciare l’alloggio per problemi di agibilità. Da allora si sono trasferiti in via San Giovanni Bosco. «Il mio sogno – dice la donna – sarebbe una casa con i termosifoni, visto che qui non c’è riscaldamento e ci arrangiamo con le stufe elettriche». Anche lei è preoccupata dell’ultimatum del Comune. «Certo che siamo preoccupati, lo siamo tutti, non sappiamo quello che potrebbe succedere», aggiunge Mattei.
I venti occupanti di Casa Mazzoli insomma resistono, mentre il Comune ha avviato la procedura per ottenere lo sgombero forzoso dello stabile di via San Giovanni Bosco, pur nella speranza che si possa non arrivare all’intervento diretto delle forze dell’ordine e che l’abbandono avvenga spontaneamente.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto preferirebbe, dal canto suo, che la situazione si risolvesse in modo pacifico. «Non ho alcuna intenzione di mettere in atto interventi punitivi nei confronti negli inquilini abusivi di Casa Mazzoli – dice il sindaco -. Che un forte disagio sociale ci sia, in città, sul fronte della casa è sotto agli occhi di tutti. Ma non è giusto che ci siano due diverse categorie tra le tante persone che sono costrette ad affrontare queste difficoltà: quelle che osservano le regole e che seguono percorsi legittimi per cercare di trovare una soluzione, e quelle che invece cercano di risolvere il problema rifiutando ogni proposta e mettendosi contro le regole. Tollerare una situazione del genere è ingiusto nei confronti di chi, invece, le regole le osserva. Ora, anche per tutelare i più deboli, cioè i bambini che si trovano a vivere in condizioni veramente difficili in quella casa, è il momento di intervenire e ripristinare la legalità».
Il sindaco, insomma, non cede di un passo sulla sua decisione di andare allo sgombero forzoso di Casa Mazzoli, anche se confida «che alla fine prevalga il buon senso e gli inquilini decidano spontaneamente di lasciare l’immobile di via San Giovanni Bosco e di accettare le proposte alternative che sono state loro fatte».
Il sindaco si è confrontato con il nuovo prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu e ha deciso di firmare l’ordinanza di sgombero forzoso. Non si può pretendere di non rispettare le regole – aggiunge – senza subirne le conseguenze. Non esistono gradazioni di legalità, ce n’è una sola e va rispettata. Esistono altri strumenti, oltre alle occupazioni abusive, per risolvere il problema della casa a Monfalcone. Ne abbiamo mesi in piedi numerosi in questi ultimi anni, basta osservare le poste in bilancio finalizzate proprio ad attenuare il disagio-casa. Bisogna però tenere conto che la vera emergenza che sta vivendo il Comune di Monfalcone non è costituita dalla criminalità, per fortuna sotto controllo, ma piuttosto dalle nuove povertà. In passato una famiglia con un reddito di 1300 euro al mese non avrebbe incontrato difficoltà. Oggi sì.
«Con l’aumento degli affitti e il caro-vita – continua – questi redditi non bastano più e sono sempre più numerosi quelli che chiedono un sostegno all’amministrazione. Che, da parte sua, cerca di dare risposte con le risorse di cui dispone. Con aiuti per pagare gli affitti, con interventi diretti di sostegno a favore degli anziani, di chi è senza casa. Il disagio sociale è evidente, e lo sappiamo, ma è inaccettabile che ci siano alcune frange che cercano di condizionare l’amministrazione, di superare le regole. Non possiamo, come amministrazione, tollerare che, all’interno di questa situazione di disagio, ci siano i ”furbi” e quelli dotati di senso civico. Una guerra fra poveri, in questo senso, frantumerebbe la città in mille pezzi».

Messaggero Veneto, 23 settembre 2008 
 
Emergenza casa, lo Sdi punta il dito su Fincantieri e Ater 
 
MONFALCONE
MONFALCONE. La vicenda di Casa Mazzoli (nella foto), oltre a essere conseguenza di situazioni di disagio sociale ed economico, deriva anche dai grandi cambiamenti sociali indotti a Monfalcone negli ultimi 10-15 anni dalle scelte produttive di Fincantieri. E’ lo Sdi di Monfalcone, riunitosi in questi giorni per esprimere un proprio giudizio sulla vicenda, a chiamare pesantemente in causa, ancora una volta, il sistema produttivo di Fincantieri a causa della forte immigrazione di lavoratori da fuori regione e, negli ultimi anni, anche da Paesi extracomunitari ha aggravato la situazione di tensione abitativa esplosa a Monfalcone.
“Nessuno sottovaluta il valore del lavoro prodotto dal cantiere navale ed è indubbio che Fincantieri abbia dato tanto alla città – sottolinea il consigliere dello Sdi, Giordano Magrin -, ma anche la città ha dato dato, accollandosi il peso sociale delle scelte produttive operate dalla società. Lo Sdi continua a ritenere che Fincantieri dovrebbe contribuire a risolvere, almeno in parte, i problemi abitativi esistenti a Monfalcone”. I socialisti ritengono perciò che Fincantieri dovrebbe dotarsi di uno strumento come il bilancio sociale per meglio interagire con la comunità e il territorio in cui è insediato il più grande cantiere navale del gruppo.
Non da meno lo Sdi individua forti responsabilità anche nell’Ater. “E’ sacrosanto che gli alloggi siano assegnati a chi è in graduatoria e a chi ne ha diritto – afferma ancora il consigliere comunale Magrin -, ma qualche sbocco si potrebbe trovare per risolvere le situazioni più urgenti”. Rispetto la vicenda di casa Mazzoli, giunta a un punto di rottura nove giorni fa con il taglio della fornitura dell’acqua, i socialisti vogliono esprimere piena solidarietà e sostegno al lavoro svolto dall’assessore alle politiche sociali Cristiana Morsolin, che “ha cercato con impegno di arrivare a una soluzione positiva dell’occupazione abusiva”. Lo Sdi esprime solidarietà anche al sindaco Gianfranco Pizzolitto “per le scritte ostili nei suoi confronti che sono comparse in città in questi giorni” e come il primo cittadino si augurano comunque che “non ci sia la necessità di un’azione forzosa di sgombero, vista la presenza di bambini nell’edificio”.

Il Piccolo, 23 settembre 2008

Il sindaco non cede: si va allo sgombero  
Ieri confronto con un occupante di Casa Mazzoli
 
 
Sono intanto giorni di attesa per l’amministrazione comunale e per gli abusivi di Casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco occupato da tre famiglie e due «isolati» per complessive 20 persone, tra cui alcuni bambini. Dopo aver concordato con Irisacqua il taglio della fornitura dell’acqua, il 15 settembre, l’amministrazione comunale ha avviato la procedura di sgombero forzoso dell’immobile, che il sindaco Gianfranco Pizzolitto prevede potesse essere attuata nell’arco di una decina di giorni.
L’amministrazione comunale, insomma, non fa marcia indietro. Lo ha confermato ancora una volta ieri il sindaco Pizzolitto, che in questi giorni ha avuto un incontro a quattr’occhi in centro con Gilberto Mattei, uno degli occupanti dell’edificio di via San Giovanni Bosco. «Pur comprendendo le difficoltà in cui le famiglie si possono essere venute a trovare in questi giorni – ha aggiunto il sindaco -, non ci possono essere eccezioni alle regole. Non può essere che chi più grida scavalca altri, che pure si trovano in condizioni di disagio, ma sono rimasti in percorsi di legalità».
L’amministrazione comunale, proprietaria dell’immobile, in condizioni di sempre maggiore degrado, anche dal punto di vista igienico-sanitario, ha inviato anche delle segnalazioni al Tribunale dei minori in modo da tutelare i quattro bambini che risiedono nell’edificio assieme alle loro famiglie.

Il Piccolo, 20 settembre 2008 
  
L’EMERGENZA ABITATIVA IN UN INCONTRO COMUNE-SUNIA  
Casa Mazzoli, gli abusivi non se ne vanno  
Il sindaco spera che per lo sgombero non sia necessaria la forza pubblica
 
 
Dopo l’annuncio di giovedì dell’avvio della procedura di sgombero forzoso di Casa Mazzoli, in cui risiede abusivamente una ventina di persone, in città sono comparse nuove scritte contro l’amministrazione comunale e il sindaco Gianfranco Pizzolitto che, dopo due anni spesi alla ricerca di una soluzione alternativa, ha scelto la linea della fermezza. Le scritte, appunto contro il primo cittadino, sono state tracciate da mani ignote però nella zona della città in cui abita con la sua famiglia l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che però ieri è voluta tornare sul tema dell’emergenza abitativa.
Intanto, gli occupanti rimangono nell’edificio di via San Giovanni Bosco, benché il palazzo sia privo dell’acqua dal primo pomeriggio di lunedì, quando i tecnici di Irisacqua hanno tagliato la fornitura d’intesa con il Comune. «In questi giorni è comunque emerso che non c’è molta chiarezza sul tema della casa», ha detto ieri l’assessore Morsolin, ribadendo ancora una volta di ritenere che per quel che riguarda l’emergenza abitativa l’assessorato abbia fatto tutto quanto in suo potere, cercando anche delle strade innovative. Come l’abbattimento dell’Ici dovuta per le seconde abitazioni che vengono affittate a canone concordato. Una misura che sarà riproposta nel bilancio del Comune per il 2009 e che ha consentito una notevole crescita delle locazioni a canone concordato, passate dalle 563 del 12 dicembre del 2007 alle 651 dell’11 settembre, pari a un più 16,6%. «Fra l’altro l’8,5% del totale delle locazioni a canone concordato è dato da quelle con il prezzo più basso», ha sottolinea ieri Cristiana Morsolin, sottolineando comunque come le azioni messe in campo dal Comune siano necessarie, ma non sufficienti a fare fronte a una situazione abitativa in progressivo peggioramento. «Manca una politica nazionale – ha detto ieri -, perché quanto iniziato con la legge 9 del 2007 è in fase di smantellamento. I 550 milioni destinati dalla legge all’edilizia residenziale pubblica sono finiti in un generico Fondo casa. L’obiettivo poi della legge 133 del 6 agosto, che entrerà in vigore il 21 ottobre, è poi quello di mettere in vendita il patrimonio pubblico per poi eventualmente acquistare nuovi alloggi». Viste le condizioni del patrimonio comunale e dell’Ater, ha osservato il segretario provinciale del Sunia (il sindacato degli inquilini assegnatari), Sergio Donda, servirà la vendita di almeno tre alloggi per ottenerne indietro uno nuovo. A Monfalcone poi dei 1.172 alloggi pubblici la metà è affittata a canone sociale, a persone, quindi, che non avranno alcuna intenzione, con tutta probabilità, di rilevare l’alloggio in cui risiedono. «Di fatto si tolgono investimenti a un settore che ne ha un fortissimo bisogno – ha aggiunto l’assessore – e si spingono gli alloggi in proprietà e non in locazione, di cui c’è una crescente esigenza per la mobilità del lavoro e il livello delle locazioni». La Regione, quindi, secondo l’assessore e Donda, nettamente contrario alla vendita del patrimonio residenziale pubblico, non dovrebbe recepire la nuova normativa nazionale. «Si dovrebbe piuttosto investire per il recupero di questo patrimonio», ha sottolineato Donda, secondo cui gli alloggi sfitti, perché da recuperare, gestiti dall’Ater a Monfalcone sono oltre una sessantina. Nel frattempo sta comunque proseguendo l’azione per avviare l’autorecupero di un immobile messo a disposizione dal Comune, che si è rivolto all’associazione Alisei, già forte di esperienze del genere in Lombardia. 
 
 Messaggero Veneto, 20 settembre 2008
 
Monfalcone. L’assessore alle Politiche sociali fa il punto della situazione dopo la vicenda di casa Mazzoli  
«Alloggi, il Comune fa il possibile»  
Cristiana Morsolin: mancano specifici indirizzi a livello nazionale
 
 
MONFALCONE. La vicenda di casa Mazzoli riporta con prepotenza l’attenzione sul problema casa a Monfalcone, su cui «non c’è grande conoscenza. Ritengo – dice l’assessore alla politiche sociali, Cristiana Morsolin – che il Comune abbia fatto quanto in suo potere rispetto alle norme esistenti per far fronte alla crescente tensione abitativa». Basti pensare che dal dicembre 2007, quando i canoni d’affitto concordato erano 563, si è passati ai 651 del 4 settembre (+15,63%). «E di questi, l’8% riguarda proprietari che hanno potuto vedere l’Ici sulla seconda casa, facilitazione prevista per chi affitta a canone concordato, diminuita dal 7 al 3 per mille: ciò significa che hanno applicato l’affitto a fascia più bassa. E’ un buon risultato» osserva l’assessore, che ricorda come a Monfalcone si sia firmato un accordo Comune/Ater per l’autorecupero di alloggi.
Oltre ad aver messo a disposizione una struttura comunale, sono state destinate risorse per fare il piano di recupero assieme all’associazione Alisei e a famiglie in stato di disagio eonomico. Insomma, azioni che rispondono alla fame di alloggi in città.
«Siamo d’accordo che il milione di euro destinato all’abbattimento degli affitti avrebbe potuto essere usato per realizzare residenze pubbliche, ma serve allora cambiare la legge. Per ora resta una soluzione tampone, che consente però alle famiglie di arrivare a fine mese» afferma, riconoscendo che la situazione sta peggiorando e che ciò deriva dall’assenza di una politica nazionale residenziale pubblica. «Era stata avviata un’inversione con la legge 9, legge Ferrero che aveva stanziato fondi per l’edilizia residenziale pubblica e con cui il Comune di Monfalcone aveva ottenuto fondi. Ora invece – prosegue – i 550 milioni di euro stanziati sono finiti in un generico Piano Casa compreso nella legge 133 dell’agosto 2008, che diventerà operativa in ottobre e che parla di vendita di alloggi pubblici. Ciò crea una doppia criticità: taglia le risorse all’edilizia pubblica e non incentiva il mercato di alloggi in affitto accessibile. Promuove invece gli alloggi in proprietà, in un momento che richiede invece affitti».
Sergio Donda, segretario provinciale Sunia, evidenzia che il Piano Casa fa perdere risorse (da 550 a 150 milioni da affidare ai Comuni) con l’unico obiettivo di privatizzare il patrimonio pubblico, «ipotesi a cui siamo contrari». (cr.vi.)

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