You are currently browsing the tag archive for the ‘Casa’ tag.

Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
Undici alloggi recuperati dai cittadini 
Piano-pilota in via Valentinis: tra 10 giorni il bando per partecipare

Sarà pubblicato entro una decina di giorni il bando per la partecipazione al progetto di autorecupero di 11 alloggi, ora di proprietà comunale, nella palazzina di via Valentinis 88. Il traguardo è stato raggiunto dall’assessorato alle Politiche sociali, dopo un percorso non facile, anche perchè pressochè inedito in Italia. A dire però se il progetto avrà colto nel segno in una città a forte tensione abitativa sarà ora proprio l’adesione al bando, che come requisito di fondo chiede soprattutto una forte motivazione.
I vincitori del bando dovranno costituirsi in cooperativa, acquistare l’immobile dal Comune (il cui valore non è comunque quello di “mercato”) e i materiali per la ristrutturazione, accordarsi sul progetto definitivo e poi lavorare tutti assieme, mettendo a disposizione un minimo monte ore settimanale per l’organizzazione del cantiere. «Il punto di forza sta appunto nel prezzo di vendita dell’immobile e quindi nella possibilità di accedere a un alloggio altrimenti irragiungibile – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, ma anche nell’affiancamento di un facilitatore e di personale tecnico qualificato. Il costo della manodopera poi non c’è». Per illustrare il progetto, curato dall’associazione Kallipolis e sostenuto dall’Ater, e chiarire i contenuti del bando arriva prima un convegno il 6 novembre, dalle 9.30, nella sala conferenza della Biblioteca comunale e poi uno sportello informativo, aperto dal 9 novembre in via Sant’Ambrogio 12 fino a dicembre inoltrato. Entrambe le iniziative, come l’attività di promozione, è stata resa possibile dal contributo concesso dalla Fondazione Carigo all’ente locale, come ricorda l’assessore Morsolin, che proprio con la Fondazione ha avviato anche un confronto sull’accesso al credito degli autorecuperatori.
Il progetto preliminare della ristrutturazione c’è già e prevede la creazione di tipologie di appartamenti in grado di soddisfare esigenze diversificate. «Sarà poi la cooperativa a decidere sul progetto definitivo, in base alle necessità dei partecipanti – spiega Dario Piatelli, dell’associazione Kallipolis, che ha al suo attivo esperienze di autocostruzione e autorecupero anche nell’ex Jugoslavia -. Il punto di forza sta comunque nel fatto che tutti lavorano per tutti, contribuendo a creare legami molto solidi». Proprio l’architetto Piatelli illustrerà nel convegno le esperienze di autocostruzione e autorecupero assistito finora realizzate in Italia, mentre la cooperativa Lybra farà un quadro della tensione abitativa nell’Isontino. L’associazione Kallipolis infine spiegherà come si accede al bando e dove trovare le informazioni. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
CASA. SPORTELLO AL PALAVENETO 
Autorecupero, parte martedì la campagna d’informazione

Si parlerà del progetto pilota di autorecupero assistito costruito dal Comune di Monfalcone, ma anche dei problemi più generali legati alla casa presenti nel territorio nel convegno di domani, dalle 9.30, nella sala conferenze della Biblioteca comunale di via Ceriani. All’appuntamento interverranno il sindaco e presidente dell’Anci regionale Gianfranco Pizzolitto, il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, il vicepresidente dell’Ater Sergio Pacor e un rappresentante della Fondazione Carigo, che ha deciso di sostenere la parte promozionale e informativa del progetto. La Cooperativa Lybra farà il punto sulle problematiche della tensione abitativa nella provincia, mentre l’associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, illustrerà il progetto nato a Monfalcone. Saranno fornite le spiegazioni su come si accede al bando, che sarà pubblicato lunedì, e dove trovare tutte le informazioni. Per agevolare la partecipazione dei cittadini il Comune, grazie al contributo della Fondazione Carigo, attiverà da martedì uno sportello al piano terra del palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio, già  sede dell’Urp. Lo sportello sarà attivo martedì e giovedì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10 alle 12 con orari quindi utili ad agevolare i lavoratori. Si potranno attingere informazioni inoltre anche dal sito internet dedicato www.autorecupero.altervista.org, mentre le richieste di chiarimenti potranno essere inoltrate anche via mail all’indirizzo autorecupero.monfalcone@hotmail.it.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
Parte il progetto dell’autorecupero 
L’intervento pilota in regione interesserà una palazzina Ater di via Valentinis

Attitudine al lavoro di gruppo, disponibilità di tempo libero da destinare al progetto, affidabilità, spiccata abilità manuali, una sana e robusta costituzione. Sono queste le doti che deve possedere chi ha intenzione di partecipare al progetto di autorecupero assistito di 10 alloggi nella palazzina di via Valentinis 88 promosso dal Comune di Monfalcone. Un progetto pilota in regione i cui requisiti possono essere comunque “trasferiti” a un parente o a un familiare. Non possono invece esserlo i criteri di base stabiliti dal bando che il Comune pubblicherà domani e rimarrà aperto fino al 30 gennaio 2011. Per aderire al progetto bisogna essere maggiorenni, cittadini dell’Unione europea o extracomunitari regolari e dotati di lavoro, dipendente o autonomo, ed essere residenti o lavorare a Monfalcone e nei comuni limitrofi. Non bisogna essere proprietari, anche parziali, di altri immobili nel territorio nazionale. Vietato pure essere stati sfrattati per morosità nell’arco degli ultimi cinque anni. L’Isee, invece, deve essere compreso tra 11.150 e 29mila euro, un range che potrebbe escludere singoli o famiglie in situazione di difficoltà. Saranno ammessi al bando quanti possiedono questi requisiti generali, mentre ad accertare quelli richiesti per la buona riuscita del progetto (dall’attitudine alla cooperazione alla capacità di non mancare all’impegno preso con gli altri autorecuperatori) sarà un colloquio. La priorità sarà data comunque ai nuclei familiari in lista d’attesa per l’assegnazione di alloggi o alle prese con uno sfratto esecutivo e poi a quelli residenti o un cui familiare lavori da almeno cinque anni in città o nei centri vicini. Inciderà anche la presenza di un familiare invalido. Gli autorecuperatori dovranno costituirsi in cooperativa per realizzare la ristrutturazione dei 10 alloggi, il cui costo è valutato dal Comune in mille euro a metro quadrato. Una cifra che comprende non solo l’acquisto dell’immobile, ma anche il recupero e le spese connesse all’intervento nella sua totalità. La cooperativa dovrà ottenere un finanziamento destinato sia all’acquisto sia al recupero, che l’ente locale stima sia completabile nell’arco di 12 mesi. Gli alloggi non potranno poi essere rimessi in vendita per 15 anni e nel momento in cui lo saranno il diritto di prelazione va all’Ater. In questo percorso la cooperativa non sarà sola, ma affiancata, dalla fase burocratica a quella di cantiere, da un soggetto individuato dal Comune. Come hanno dimostrato le foto e il filmato proiettato ieri dall’Associazione Kallipolis, che affianca l’assessorato alle Politiche sociali in questo percorso e ha un’esperienza ultradecennale alle spalle, nell’ex Jugoslavia e in Italia, l’obiettivo non è irragiungibile. Da martedì prossimo fino alla metà di gennaio sarà inoltre disponibile uno sportello informativo nel Palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio. (la. bl.)

Emergenza casa, ferme all’Ater 400 richieste di alloggi popolari 
L’ente interverrà in città recuperando il patrimonio edilizio degradato

di LAURA BLASICH

L’Ater si impegnerà per fornire una risposta al forte bisogno di alloggi ad affitti accessibili sempre presente a Monfalcone. Lo farà, però, non realizzando nuove costruzioni, ma attraverso il recupero del proprio patrimonio edilizio, che in città conta una settantina di appartamenti sfitti. In vista c’è quindi un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi Ater a Monfalcone. «Lo pubblicheremo il prossimo anno», ha annunciato ieri il vicepresidente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale Sergio Pacor, intervendo al convegno “La casa fatta in casa” per il lancio del progetto di autorecupero promosso dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune e sostenuto anche dall’Ater. L’emergenza casa a Monfalcone rimane una realtà di fatto, anche in base agli indicatori in possesso all’Ater. «Ho lasciato l’Ater cinque anni fa con 400 domande di alloggi inevase e il numero è rimasto invariato – ha detto Pacor -. La situazione è resa più difficile da una vera e propria emergenza sociale, resa evidente anche dalla crescente difficoltà che la stessa Ater ha a vedersi pagare regolarmente gli affitti». L’Ater avrà quindi “un occhio di riguardo per Monfalcone”, rimettendo in circolo il proprio patrimonio immobiliare. «Non abbiamo intenzione di effettuare interventi come quelli che negli anni ’60 stravolsero la realtà cittadina – ha spiegato -, ma di recuperare gli alloggi, attività già in corso, contribuendo così a limitare anche situazioni di degrado e di emarginazione». Nelle politiche per la casa, «diritto che deve essere certo e assicurato a tutti», andrebbe comunque coinvolta Fincantieri, «responsabile perlomeno in parte della situazione presente a Monfalcone», ha rilanciato ieri Pacor. Il progetto di autorecupero assistito, il primo del genere in regione, può comunque fornire una risposta complementare, e quindi importante, a quelle garantire dall’Ater e dai contributi taglia-affitti. Lo ha sottolineato ieri l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che, con il sostegno del sindaco Gianfranco Pizzolitto, da due anni sta lavorando con caparbietà al progetto. «Con il quale non solo si crea un altro canale per l’accesso alla casa – ha osservato -, ma si riesce a recuperare del patrimonio edilizio pubblico senza consumare altre aree, costruendo invece un piccolo nucleo solidale che lavora per un obiettivo comune». Come ha spiegato ieri l’architetto Dario Piattelli, dell’Associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, gli autorecuperatori conoscono quale sarà il loro alloggio solo quando è stato realizzato l’80% dell’intervento. A dare la misura della tensione abitativa esistente a Monfalcone e nei centri limitrofi sono i dati dello Sportello Casa, gestito dalla cooperativa Lybra. «Gli utenti sono attorno ai 110 all’anno, come a Trieste», ha spiegato ieri Maria Stropkovicova. Fino al 31 ottobre gli utenti sono stati 71 e 41 i microprestiti erogati per consentire di pagare le tre mensilità anticipate di affitto richieste alla stipula del contratto di locazione. «Gli affitti rimangono molto alti – ha proseguito l’operatrice della cooperativa Lybra -. I prezzi medi oscillanno tra i 550 e i 700 euro per un bicamere con soggiorno e viaggiano attorno ai 450 euro per un appartamento con una sola camera e soggiorno. I nostri utenti riescono però a sostenere una spesa media attorno ai 450 euro per i primi e attorno ai 300 per i secondi. Sul mercato ce ne sono pochissimi e la ricerca di una casa a prezzi equi può durare anche un anno». Il tasso di sofferenza nel pagamento dei microprestiti è però inferiore al 10%. «Il prestito è in sostanza d’onore e chi lo contrae lo sa», ha concluso Maria Stropkovicova. Al convegno ieri sono intervenuti anche la vicesindaco Silvia Altran, l’assessore provinciale all’Ambiente Mara Cernic e per la Fondazione Carigo Franco Bratina, che ha confermato il supporto al progetto.

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
EMERGENZA CASA 
Aiuti taglia-affitti, -26% di domande 
Calo determinato dall’esclusione ai contributi degli extra comunitari

Anche quest’anno i contributi che il Comune di Monfalcone girerà ai cittadini alle prese con affitti troppo pesanti rispetto al proprio reddito saranno ridimensionati rispetto al tetto massimo possibile. Anche se, va detto, i finanziamenti ricevuti da Regione e Stato per rispondere al fabbisogno delle famiglie per il 2009 sono in rapporto un po’ più alti rispetto allo scorso anno. Un riconoscimento dell’emergenza abitativa sempre presente in città? Di certo c’è che anche quest’anno Monfalcone detiene il numero di richieste d’aiuto presentate e ammesse a contributo (oltre 130 in più rispetto a Gorizia). Anche nel 2010 l’amministrazione locale ha inoltre deciso di integrare il budget destinato ai contributi taglia-affitti con propri fondi per un totale di 91.851 euro, conquistandosi una fetta in più di trasferimenti rispetto a chi non l’ha fatto, come il Comune di Pordenone, ad esempio. I vincoli posti dalla Regione, che hanno di fatto escluso dalla corsa ai contributi gli stranieri extra comunitari, hanno prodotto comunque una sostanziale riduzione del numero delle richieste ammesse a finanziamento, passate dalle 470 del 2009 alle 344 di quest’anno. Il fabbisogno non è però diminuito di pari passo, perché, come rileva l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è aumentata l’incidenza media degli affitti sui redditi, colpiti anche in modo pesante dalla crisi. Così a fronte di 26,8% di domande in meno il fabbisogno complessivo calcolato dal Comune per fare fronte alle richieste delle famiglie è pure diminuito, ma del 23,7%.In rapporto gli stanziamenti arrivati dalla Regione e dallo Stato sono stati comunque superiori rispetto allo scorso anno, quando a fronte di una richiesta del Comune di 1 milione 83.170 euro (cifra al netto del cofinanziamento dell’ente locale di 120.352 euro) ne arrivarono in totale 702.183, il 35,2% in meno. Quest’anno a fronte di una domanda di 826.663 euro Regione e Stato ne hanno erogato in totale 596.141, pari al 27,9% in meno rispetto a quanto necessario per soddisfare appieno le esigenze dei residenti a Monfalcone. In particolare la Regione quest’anno ha di fatto aumentato la propria quota: 406.876 euro contro i 463.112 del 2009, quando però le domande ammesse a contributo erano appunto decisamente di più. «Adesso attendiamo il trasferimento per poi procedere all’erogazione dei contributi, penso tra questo mese e il prossimo», afferma l’assessore Morsolin, che rimane decisamente critica rispetto alla decisione della Regione di penalizzare i cittadini extracomunitari.

Annunci

Il Piccolo, 12 ottobre 2010 
 
Il Comune vende 28 suoi alloggi 
A Panzano e ad Aris Si punta a incassare 1,6 milioni di euro

Il Comune di Monfalcone vende una trentina di alloggi popolari di proprietà per incassare risorse economiche da reimpiegare nella manutenzione del proprio patrimonio immobiliare. Giovedì, infatti, approderà in Consiglio comunale il piano di vendita relativo al 2010, oggetto di confronto oggi nella commissione competente.
Si tratta di 28 alloggi popolari che l’ente locale ha affidato in gestione all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), per i quali l’amministrazione comunale ha deciso l’alienazione in virtù del carente stato di manutenzione, ma anche delle manifestazioni di interesse da parte degli affittuari all’acquisto.
Sono 16 immobili situati a Panzano e 12 distribuiti in altre zone cittadine, in particolare in via Aris, nel rione Aris-San Polo. Per questo ”contingente” residenziale il Comune ha ipotizzato un incasso complessivo pari a 1 milione e 620mila euro, di cui 791mila euro per gli alloggi di Panzano e circa 829mila euro per gli altri immobili. Nell’ambito della messa in vendita degli alloggi, come ha spiegato l’assessore Massimo Schiavo, sarà tenuto conto del diritto di acquisto prioritario che potrà venire espresso dagli attuali inquilini interessati. Alienazioni a fronte di un’offerta vantaggiosa rispetto ai prezzi di mercato.
Non è il primo piano di vendita elaborato dall’ente locale che, attualmente, mantiene un consistente patrimonio immobiliare in città, stimato in circa 300 alloggi complessivi, di cui circa 200 concentrati a Panzano. Nello stesso rione sono stati alienati altri dieci appartamenti.
Si tratta di alloggi comunque ”datati”, soprattutto quelli di Panzano, dove le realizzazioni risalgono al periodo tra il 1908 e il 1927. È pertanto necessaria un’opera di costante manutenzione.
«La filosofia di fondo – ha osservato l’assessore Massimo Schiavo – è quella di mettere in vendita una quota del patrimonio comunale che risulta non essere più in condizioni di venire riaffittato. Le risorse economiche così recuperate, vengono riutilizzate per l’opera di manutenzione, valorizzando pertanto i nostri immobili».
Da qui, dunque, l’elaborazione di specifici piani, analizzando le condizioni degli alloggi e l’opportunità di procedere con la relativa alienazione.

Il Piccolo, 11 ottobre 2010

FENOMENO IN CONTROTENDENZA DOPO ANNI DI MASSICCIA IMMIGRAZIONE
Stranieri, primi segnali di fuga dalla città
Colpita dalla crisi soprattutto la numerosa comunità bengalese. Bambini ritirati da scuola

di LAURA BORSANI

Stranieri? Per la prima volta si inverte la tendenza in città. Perchè non solo rallentano gli arrivi, ma è iniziato anche un fenomeno migratorio. Numeri piccoli in termini assoluti, comunque significativi: poco meno di un centinaio, da gennaio a settembre, si sono trasferiti. Metà sono bengalesi. E in buona parte, a rientrare nel Paese d’origine, sono donne e bambini. Le famiglie così si dividono, poichè a lasciare la città sono per prime proprio le donne, che non lavorano, e la prole. Ciò sta portando anche a ritiri di bambini dalle scuole, in primis la Duca d’Aosta e la media Giacich, da tempo caratterizzate da alti tassi di presenza di alunni stranieri (uno su quattro), avendo impostato una specifica attività di integrazione.
È un fenomeno inedito per Monfalcone, legato alla crisi. Uomini che si spostano in un altro Paese in cerca di occupazione. E i nuclei familiari si assottigliano di fronte alla difficoltà economica. L’inversione di tendenza non è passata inosservata. Negli ultimi mesi gli stranieri già iscritti all’anagrafe ed emigrati all’estero sono stati 63, di cui 32 donne e 31 uomini. La metà è bengalese, 34 in tutto, di cui 23 donne e 11 uomini. Seguono i croati (7 uomini e una donna), i macedoni (5) e i kosovari (4, di cui 3 donne).
Cifre ancora insignificanti sotto il profilo statistico, ma tali da far riflettere una città abituata a costanti flussi migratori con una presenza straniera che resta importante. A Monfalcone il rapporto è di un cittadino straniero su sette. Dal 2008 al 2009 i non italiani sono passati dal 13,2% al 14,6% della popolazione residente totale. E dopo il picco del 2007, c’è stata una flessione in termini assoluti del volume complessivo dei nuovi arrivati. Dei 28.043 abitanti di Monfalcone registrati al 31 dicembre scorso, 4.096 sono stranieri. Nel 2008 erano 3.713. La comunità più numerosa resta quella bengalese, che, a livello mandamentale è a quota 1529, seguita dai bosniaci (480), romeni (672) e croati (595). Il fenomeno in controtendenza può essere legato alla perdita del lavoro.
«I motivi per cui questi stranieri risultano emigrati all’estero – osserva l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – possono essere riconducibili a diversi fattori, tra i quali anche il disagio economico. Incrociando altri dati, inoltre, notiamo un comportamento specifico espresso dalla comunità più numerosa, quella bengalese. In alcuni casi i bambini non frequentano più le nostre scuole. In momenti difficili come quello attuale, prima se ne vanno le donne e i loro figli, poi, gli uomini. Per le altre etnie, specie quella croata e macedone, gli spostamenti riguardano soprattutto gli uomini in cerca di occupazione».
Ma ad affrontare la crisi sono anche numerosi stranieri stanziali, ormai radicati in città. Per loro, in particolare i bengalesi, che spesso lavorano alle dipendenze di ditte in appalto a Fincantieri, i problemi si moltiplicano. Non c’è solo la questione legata alla garanzia degli ammortizzatori sociali. L’aggravante è costituita dal fatto che gli stranieri non possono accedere ad interventi di sostegno.
«La legge regionale sul Fondo di solidarietà esclude gli stranieri – spiega la Morsolin -. Si evidenziano pertanto situazioni in cui lavoratori dipendenti di una stessa azienda in crisi hanno possibilità diverse, creando di fatto un’evidente disparità di trattamento».

LO SOSTIENE IL PRESIDENTE DELLA CONSULTA IMMIGRATI
«I dati ufficiali sottostimano l’esodo»

«Gli stranieri che sono tornati a casa, sono molti di più rispetto a quelli indicati nei dati ufficiali del Comune». Mohammad Hossain Mukter, noto come Mark, ne è certo. Il presidente della Consulta stranieri spiega però che nessuno parte con l’idea di non tornare. «Al momento la situazione economica è difficile per tutti – dice -. La mancanza del lavoro non permette al capofamiglia di mantenere la moglie e i figli. In Bangladesh un po’ per tradizione, un po’ per orgoglio, si pensa che il maschio debba mantenere tutti, così per evitare situazioni imbarazzanti chi perde il lavoro fa rientrare i propri cari perché a casa la vita costa di meno».
«Chi è in possasso di un permesso di soggiorno a tempo indeterminato o a lungo periodo – prosegue il presidente della Consulta – è obbligato a tornare in Italia entro un anno per non perderlo».
Mukter ricorda in ogni caso che c’è anche il fenomeno opposto. Che cioé normalmente gli immigrati emigrano non con il proposito di fermarsi all’estero per tutta la vita, piuttosto si spostano con l’idea di rientrare appena possibile. «Tutti vengono con un programma di una decina d’anni. L’idea è di mettere da parte un po’ di denaro per poi aprire un’attività o comperare una casa nel Paese d’origine. Se poi uno si trova bene, magari si ferma anche in Italia, ma è l’eccezione, non la regola».
Tra le criticità individuate da Mark, c’è quella dall’abitazione. Da quando sono stati fissati dei limiti sul numero di persone che possono occupare un dato appartemento, le comunità straniere sono andate in crisi. Di questo se n’è parlato anche nel corso della prima riunione della Consulta stranieri convocata ieri mattina nell’ex Libreria Mondadori di via Sant’Ambrogio. «Prima due fratelli potevano dividere l’affitto di un appartamento vivendo con le rispettive famiglie, oggi non possono più farlo. Devono prendere una casa loro. Ma l’affitto non si dimezza e non riescono a sostenere le spese. Ecco allora che mogli e figli devono rimpatriare». (s.b.)

Il Piccolo, 29 settembre 2010
 
MUFFA, UMIDITÀ, INFILTRAZIONI E CREPE AL PREZZO DI 500 EURO MENSILI 
A Panzano nel degrado le nuove case Ater scoppia la rabbia degli inquilini esasperati

Muffa, umidità, infiltrazioni d’acqua dai tetti oltre che da porte e finestre. Scale rotte e pericolose. E ancora: crepe e fessure sui muri maestri, fogne che non fanno defluire lo scarico d’acqua, travi marce, grondaie rotte, verande esterne al limite della sicurezza e materiale scadente di infissi e serramenti che non si chiudono. La lista è lunghissima. In più l’affitto è di 500 euro mensili, troppo alto per l’offerta. Esplode con forza la rabbia dei residenti delle case Ater di Panzano delle vie Predonzani, Firenze e Torino (tutte traverse di via Callisto Cosulich a quattro passi dal cantiere). Sono state consegnate da meno di quattro anni, ma presentano già evidenti segni di degrado e l’Ater non ha alcuna intenzione di intervenire. Le abitazioni, sostengono gli affittuari, non sono state costruite a regola d’arte perché realizzate con il massimo del risparmio e una mano d’opera non specializzata e, soprattutto, che costava poco.
La protesta è tale che i residenti convocheranno a breve il consiglio di quartiere. Vogliono andare per vie legali e fermare il disfacimento delle abitazioni: un patrimonio storico del rione e un simbolo della città che si è sviluppata attorno al cantiere. «A questo punto – afferma Alfio Pizzo – auspichiamo una commissione d’inchiesta che faccia luce su come è stato sperperato il denaro, per colpire i responsabili ed evitare che facciano altri danni. Ci stanno umiliando. Faremo sicuramente le nostre azioni, ma spero che venga aperta un’inchiesta da parte della magistratura». Marco Moratti, che abita a piano terra, dice che ogni volta che piove in abbondanza (come nei giorni scorsi) le fognature scoppiano. Si allaga tutto il giardino visto che le pendenze della pavimentazione sono al contrario (cioè non vanno verso la strada, ma vanno verso le case) e l’acqua piovana arriva fino a 30 centimetri sui muri esterni. Naturalmente attraverso le fessure sui muri l’acqua penetra nelle case provocando muffa e umidità che fanno staccare anche i parchetti. «La scorsa settimana – dice Moratti – con le piogge abbondanti dalle fogne sono fuoriusciti escrementi che hanno invaso tutto il giardino. Uno schifo». Eligio Garimberti, pur non essendo un architetto di professione, mostra le travi che sostengono la copertura della sua veranda che sono più corte di almeno dieci centimetri rispetto alla lunghezza. Quello che manca è sostituito da staffe fissate al muro maestro con viti da 8 millimetri. «Mi meraviglio – osserva incredulo – come ci sia l’abitabilità. Comunque, con una piccola scossa di terremoto è certo che crollerà tutto. Ho già chiesto di andar via».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 04 giugno 2010

INVERSIONE DI TENDENZA NEL MOVIMENTO MIGRATORIO. SEMPRE PIÙ SCARSI I RICONGIUNGIMENTI 
Stranieri, la crisi economica spezza le famiglie 
Mogli rispedite in patria. I nuclei passati dai 671 censiti nel 2009 ai 616 dei primi mesi dell’anno

di LAURA BLASICH

La crisi c’è ancora a Monfalcone. A confermarlo non sono solo i numeri della cassa integrazione aperta nelle fabbriche del territorio, ma anche la diminuzione del numero degli stranieri residenti. Irrisoria quanto si vuole, perchè si tratta di una sola unità rispetto alla fine di dicembre 2009, anche se alle spalle di questo numero si affaccia un movimento migratorio per la prima volta da anni, ormai, più importante in uscita da Monfalcone che in entrata.
Stando ai dati in possesso alla Polizia municipale, a fine dicembre risultavano abitanti in città 3.486 stranieri, comunitari ed extracomunitari, che a fine aprile sono scesi a 3.485, frutto di un’emigrazione di 180 persone contro l’arrivo di 179 (cifra che però tiene conto anche dei nuovi nati). A parlare delle difficoltà di mantenere il lavoro, quanto meno con gli standard precedenti la crisi, è però soprattutto la riduzione delle famiglie straniere residenti: a dicembre 2008 erano 660, ad aprile 2009 erano 671, adesso sono 616.
In sostanza, le peggiorate condizioni economiche non consentono più di mantenere tutta la famiglia in loco. «Diversi immigrati stanno riportando le famiglie in patria, i ricongiungimenti diminuiscono», spiega il maresciallo capo Odorico Ciot, che coordina e svolge le verifiche anagrafiche di cui è competente la Polizia municipale.
Accertamenti di residenza, ma non solo, per un totale di oltre 3mila pratiche all’anno. Le nuove dinamiche innescate dalla crisi nella comunità straniera, a iniziare da quella originaria del Bangladesh, la più numerosa, non stanno però riducendo il fenomeno del sovraffollamento negli alloggi presi in affitto, in prevalenza nel centro cittadino.
«Le famiglie rientrano e gli uomini si spostano per condividere l’alloggio con colleghi e amici», spiega ancora Ciot, che nel 2009 assieme alla sua squadra ha totalizzato 52 accertamenti per sovraffollamento, nella maggior parte dei casi risultato reale.
Solo di una verifica, comunque, si tratta, anche se i problemi igienico-sanitari creati da situazioni del genere ci sono, perché non esiste una normativa che sanzioni appartamenti “troppo pieni”, pur stabilendo i criteri dello stesso sovraffollamento.
L’amministrazione starebbe quindi non a caso studiando se sia possibile emettere un’ordinanza utile a ridimensionare il fenomeno. Lo scorso anno, però, la polizia municipale ha stilato anche 11 verbali per la mancata denuncia di ospitalità di stranieri accolti da connazionali nel loro alloggio. In questo caso la sanzione c’è ed è piuttosto salata: 320 euro.
Quest’anno, la Polizia municipale non ha rilevato alcun caso del genere. «Gli stranieri si sono fatti molto attenti e rispettosi su questo fronte, vista l’entità della sanzione», afferma il maresciallo capo Ciot.
Da inizio gennaio a ora gli accertamenti di sovraffollamento sono stati solo cinque, in sostanza per un dirottamento del personale su altri compiti e obiettivi. «In tutti gli accertamenti, comunque – sottolinea Ciot -, non abbiamo mai individuato irregolarità nei documenti degli stranieri». Che intanto stanno diventando più ligi anche nell’osservanza dell’obbligo scolastico dei propri figli.
Nell’anno scolastico che si sta concludendo la Polizia municipale ha effettuato verifiche sulla situazione di sette bambini (di cui uno per due volte). In tre casi si trattava solo di mancate iscrizioni alla prima elementare dovute però a trasferimento della famiglia, mentre per quattro bambini (tre stranieri e un italiano) il problema era di mancata frequenza e l’accertamento è finito in una segnalazione alla procura della Repubblica e al Tribunale dei minori.
Il reato è di competenze del Giudice di pace, che però sta riuscendo a trattare ora casi relativi a cinque anni fa.

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
INCONTRO CON IL SINDACO 
Il sindacato chiede sconti per i cassintegrati

Il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, si è incontrato, assieme all’assessore Cristiana Morsolin, con una delegazione sindacale per affrontare la possibilità di introdurre agevolazioni nell’accesso ai servizi pubblici per i lavoratori in cassa integrazione che subiscono pesanti riduzioni salariali. Le condizioni più problematiche riguardano le famiglie monoreddito e, quelle, dove il capofamiglia ha subito il licenziamento o il mancato rinnovo del contratto a termine. La crisi della Eaton, e di alcune altre situazioni del territorio, hanno messo in situazione di grande difficoltà centinaia di famiglie che si trovano con disponibilità molto ridotte.
Il sindacato ha evidenziato come il riferimento alle fasce di reddito per accedere ai benefici sociali risultino sperequanti in presenza di una acclarata evasione fiscale di alcune categorie che dichiarano entrate molto basse. Il sindaco si è impegnato a portare il problema nel direttivo dell’Anci, per adottare linee guida in modo da orientare il comportamento delle amministrazioni comunali. A questo fine è stato deciso di dar vita a un gruppo di lavoro coordinato dall’assessore Morsolin, con rappresentanti sindacali, per elaborare una specifica proposta.

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 221.952 visite
Annunci