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Il Piccolo, 27 aprile 2010
 
Wwf: il super-porto metterà a rischio la zona naturalistica 
Anche Legambiente sottolinea la difficile convivenza tra industria e aree protette
Tonzar: «L’area del Lisert è stata negli anni soggetta a uno sviluppo senza pianificazione Un risanamento appare oggi assai complicato»

di TIZIANA CARPINELLI

Zona di insediamento industriale, ma anche di sviluppo artigianale per l’attività di rimessaggio delle barche. Luogo di interesse naturalistico, ma anche di affari a tre zeri, con la sede della Camera di commercio e l’azienda speciale per il porto. Futuro polo di attrazione turistica, grazie alla prossima rinascita delle Terme Romane, ma anche sito di brillamento delle bombe gettate alle foci del Timavo dopo la Seconda guerra mondiale. E, da ultimo, luogo di raccolta rifiuti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti nell’area del Lisert. Forse troppi. Almeno stando alle parole di Michele Tonzar, presidente della sezione monfalconese di Legambiente: «Nei decenni passati si è assistito a uno sviluppo senza pianificazione di un territorio malgestito. Ora risanare questa situazione non è affatto semplice».
Per l’ambientalista urgono «collegamenti alle diverse aree naturali, in raccordo con le attività umane compatibili». «Va altresì istituito un tavolo con un supervisor – chiosa – per promuovere una futura riorganizzazione degli insediamenti, suscettibile sul lungo termine di garantire solo l’inserimento di realtà industriali tecnologicamente avanzate ed ecocompatibili, per un’occupazione di qualità».
Dello stesso avviso il Wwf Isontino, che da tempo si interessa all’area del Lisert. «La cosiddetta Cassa di Colmata, per quanto artificiale, si è perfettamente naturalizzata, costituendo una particolare attrattiva per gli uccelli acquatici, sia migranti sia stanziali, e offrendo rifugio a un numero eccezionale di specie», riferisce l’ornitologo Paolo Utmar. «La parte più orientale è inclusa nel Sito natura 2000 del Carso Triestino e Goriziano – prosegue – mentre la parte a ovest è destinata a essere tombata per permettere l’ampliamento del porto». Una cosa ovviamente non auspicata dagli ambientalisti, dato il pregio delle specie accolte. Un fenicottero, per esempio, vi ha sostato lo scorso gennaio. Ma sono stati avvistati anche dodici esemplari di Oca granaiola (una specie che sverna con pochi individui in Italia). Mentre nell’adiacente canneto ha nidificato il falco di palude, assieme ad altre 84 specie di volatili. Insomma, un’Isola della Cona in minor.
Come se non bastasse è stato rinvenuto di recente, sempre in quel canneto, un raro grilletto: il grillastro marmorato (Zeuneriana marmorata), dato ormai per scomparso. «La nostra proposta – chiarisce il presidente del Wwf Isontino Claudio Siniscalchi – è di garantire una qualche forma di tutela, come l’ampliamento del Sic o l’istituzione di un biotopo regionale, anche al fine di creare una sorta di corridoio ecologico tra le pendici del Carso e il mare. Sarebbe inoltre opportuno limitare la caccia, realizzando una “zona di rifugio”, in virtù della rarità delle presenze faunistiche presenti». «Negli ultimi mesi – conclude – si è parlato insistentemente dei progetti di ampliamento dello scalo, con la previsione di tombamento del bacino del Porto romano e della Cassa di colmata attiva, oltre alle aree retrostanti. Per tentare di giungere a una convivenza delle attività economiche e delle aree naturalistiche, si propone di procedere per lotti, in modo da valutare se davvero c’è l’esigenza di ampliamenti così consistenti, per non trovarsi con un porto molto ampio e sottoutilizzato».

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Il Piccolo, 22 giugno 2009 
 
ENERGIA  
Il Comune frena sulle biomasse  
Saranno ammessi soltanto impianti alimentati ad alghe

Una centrale a biomasse autorizzata e l’altra in procinto di esserlo, rispettivamente della potenza di 6,3 e 2,5 megawatt elettrici, rimarranno gli unici due impianti di questo tipo realizzabili a Monfalcone. A meno che le biomasse non siano rappresentate da alghe spiaggiate, soprattutto lungo il litorale monfalconese. L’amministrazione pone precisi paletti e lo fa attraverso la variante 31 al Piano regolatore, come spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo. «Per impedire che nuovi impianti possano insediarsi nel nostro territorio – afferma – bisogna modificare la normativa urbanistica, ed è quanto stiamo facendo attraverso intese con il Consorzio industriale in occasione dell’approvazione della variante 31. Nelle nostre zone industriali sarà esplicitamente vietato installare impianti di produzione energetica, fatta eccezione per l’eolico, il solare, l’idroelettrico e ”da alghe”, unica biomassa ammessa, utile in prospettiva per lo spiaggiato del litorale». Al momento l’impianto a biomasse autorizzato è quello progettato dalla Tersa al Lisert, della potenza di 6,3 megawatt elettrici, inferiore ai 20 megawatt termini. In questo caso quota parte dell’energia prodotto dalla centrale sarà utilizzata per scopi idro-termosanitari. Il progetto di Iskra legno, che riguarda la zona Schiavetti-Brancolo, è ancora in fase di autorizzazione, ma non pare possano esserci grandi difficoltà nella conclusione dell’iter. L’impianto, che sarebbe alimentato da cascami di legno, avrebbe una potenza di soli 2,5 megawatt elettrici, inferiore ai 10 megawatt termini. Entrambi percorsi autorizzativi sono stati seguiti direttamente dalla Regione e non dal Comune, perché le richieste delle imprese sono partite prima della legge regionale 24 del 2006 che ha conferito funzioni e compiti amministrativi agli enti locali in materia di agricoltura, foreste, ambiente, energia, pianificazione territoriale e urbanistica, mobilità, trasporto pubblico locale. È stata quindi la Regione a convocare e seguire le relative conferenze dei servizi, mentre il parere che il Comune ha potuto esprimere in quella sede è essenzialmente tecnico, di natura urbanistica. I due impianti saranno comunque alimentati da una filiera corta, a differenza della centrale progettata a Staranzano, e che comunque avrà una potenza di 55 megawatt elettrici. Ecco perché la maggioranza di centrosinistra, compresa Rifondazione, decisamente contraria all’impianto di Bistrigna, ha ritenuto strumentale la mozione presentata dal consigliere Giorgio Pacor, nella seduta di giovedì sera del Consiglio. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, inoltre, ha risposto, sostenendo che mai il Consiglio aveva approvato un odg che vietasse l’insediamento di centrali a biomassa nel territorio comunale. (la.bl.)

Il Piccolo, 14 settembre 2009 
 
Centrale a biomasse, lavori entro l’anno  
Tersa ha già avviato i contatti sul fronte della filiera agricola 
 
Tersa conta di avviare entro la fine dell’anno la realizzazione della centrale a biomasse da 6,3 megawatt di potenza progettata nella zona industriale del Lisert in modo da vederla completata entro la fine del 2011. L’intervento aveva già superato a fine inverno tutto il percorso autorizzativo necessario all’avvio dei lavori, ma è stato rallentato, come spiega l’amministratore della società, Paolo Sabatini, dall’esigenza di risolvere alcuni problemi tecnici con Enel, che gestisce le linee di trasmissione dell’energia elettrica.
L’investimento, che si aggira sui 13-14 milioni di euro, è però confermato, come sottolinea Tersa, che conta appunto di vedere aperto il cantiere entro la fine del 2009. Tersa sta non a caso da un lato lavorando per creare una filiera agricola corta utile all’alimentazione dell’impianto, dall’altro per rivendere l’energia ad aziende insediate nella zona industriale del Lisert. «Ci stiamo impegnando molto sul fronte della filiera agricola – afferma Sabatini – per arrivare già a marzo del prossimo anno con una superficie interessante, attorno ai 100-200 ettari, di coltivazione a miscanto». Gli operatori agricoli restano un po’ diffidenti, nonostante la dimostrazione visiva e pratica data dalla Tersa lo scorso marzo delle colture di miscanto e canna comune finalizzate alla produzione di energia elettrica, avanzando fra l’altro già una proposta commerciale agli imprenditori del settore. In sostanza un contratto di 15 anni con il ritiro garantito del materiale raccolto a un prezzo base, calcolato sul secco, di 45 euro a tonnellata, rinnovato annualmente. Il prezzo totale a partire dal terzo anno potrebbe quindi raggiungere i 55 euro a tonnellata. Tersa si è attivata anche per rivendere l’energia in modo diretto a insediati nella zona del Lisert e non attraverso la Borsa elettrica. (la.bl.)

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