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Il Piccolo, 23 dicembre 2010a 
 
CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO 
Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup 
La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria

di LAURA BLASICH

Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un’acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l’avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L’esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l’incontro, nonostante la pioggia battente. Nell’assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L’obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell’avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c’è, però, nulla di certo».
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell’arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L’azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c’era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.
 
CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257 
Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011

Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d’automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L’unica per ora consiste nel prolungamento dell’attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E’ quanto la società ha annunciato ieri nell’incontro all’Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell’autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest’anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all’utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell’inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell’auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall’azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti – hanno affermato dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell’instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall’inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)

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Il Piccolo, 19 ottobre 2010 
 
L’ANNUNCIO NEL CORSO DEL VERTICE A VICENZA TRA SINDACATI E AZIENDA 
Cartiera Burgo, a dicembre chiude la linea 1 
A fine anno scade anche il contratto di solidarietà siglato per congelare i 50 esuberi

Dopo un’agonia durata due anni, chiude la linea 1 della Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. L’annuncio da parte della proprietà è scaturito nel corso del vertice convocato all’Assindustria di Vicenza, cui hanno preso parte anche alcuni delegati dello stabilimento locale. Dall’autunno 2008 la linea 1, l’impianto più datato della fabbrica, familiarmente chiamato “Anna” dagli operai, risultava in fermo produttivo. Mentre le altre linee, la 2 e la 3, pur colpite a singhiozzo da iniezioni di cassa integrazione hanno continuato a funzionare, per l’impianto in questione la ripresa della produzione, al di là degli interventi manutentivi, non è mai stata riavviata. Entro dicembre, dunque, “Anna” andrà in pensione.
D’altro canto, il perdurare della difficile congiuntura economica cui si imputa d’aver provocato a livello internazionale un crollo verticale della domanda di prodotto, aveva segnato un biennio da dimenticare, con ricadute pesanti sui fatturati. E appena adesso si inizia a intravedere un’inversione di tendenza. Per una cattiva notizia che allarma i rappresentanti dei lavoratori ve n’è, infatti, un’altra che spinge i sindacati a un cauto ottimismo: l’andamento positivo di Burgo group, illustrato dall’azienda nel corso dell’incontro vicentino. Merito della ristrutturazione che Burgo group, risultato della fusione tra il cartario torinese Burgo e la famiglia famiglia vicentina Marchi (43,3% del capitale), ha avviato a partire dal 2004, la prima metà dell’anno ha registrato un fatturato consolidato di 1,15 miliardi di euro (erano 1,02 miliardi nel primo semestre 2009) e un margine operativo lordo di circa 82 milioni di euro (erano 72 milioni nel 2009). L’indebitamento finanziario netto è sceso di 76 milioni. Stando alle previsioni riferite dal neoriconfermato delegato Rsu Adriano Valle (Ugl), nel 2011 “ci saranno investimenti per 30 milioni di euro, 12 dei quali verranno posti sulla manutenzione ordinaria nei diversi stabilimenti del gruppo”. La rimanente quota sarà distribuita invece negli impianti di Sora e Avezzano. “La proprietà – ha spiegato Valle – concentrerà gli investimenti sul funzionamento delle centrali turbogas delle fabbriche, strategicamente chiamate ad aumentare il margine dei profitti”. Segnali positivi anche sul fronte del ricorso agli ammortizzatori sociali, che nei primi nove mesi di quest’anno è diminuito dell’ 85% rispetto al 2009. Per assenza di ordinativi l’azienda si è invece vista costretta a confermare la terza settimana consecutiva di Cigo alla cartiera di Toscolano: “Se la tendenza non verrà invertita – ha commentato il sindacalista dell’Ugl – nei primi mesi del 2011 sarà purtroppo dichiarata la chiusura anche di questo stabilimento, dopo le fabbriche di Marzabotto e Chieti”. Per quanto riguarda invece le trattative in corso alla Cartiera Burgo di San Giovanni, a fine anno scadrà l’accordo sul premio produzione e dunque i sindacati saranno chiamati al rinnovo dell’intesa con la contrattazione di secondo livello. Altro importante scoglio da affrontare, per tamponare i circa 50 esuberi, la proroga per l’anno venturo del contratto di solidarietà, il cui termine è fissato il 31 dicembre 2010. Intanto è stata resa nota la nuova Rsu votata nei giorni scorsi dai 450 lavoratori: Uil e Cgil hanno perso un delegato rispetto all’ultima nomina. Questi i nominativi: per la Cisl Mauro Benvenuto, Roberto Pugliese e Alessandro Matteacci; per la Cgil Maurizio Goat, Simone Cumin e Francesco Vozza; mentre per l’Ugl Adriano Valle (il più votato in assoluto con 39 voti per Rsu e 79 per Rsl) e Andrea Capun; e per la Uil Luca Mian.
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 10 dicembre 2010 
 
Cartiera Burgo, trattative a oltranza 
Sul tappeto il rinnovo del contratto di solidarietà ai lavoratori
A fine anno la linea 1 cesserà la produzione, settanta esuberi dichiarati

Sono proseguite fino a ieri in tarda serata le trattative alla Confindustria di Trieste per il rinnovo del contratto di solidarietà alla Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. Il tavolo, convocato per discutere punto per punto le condizioni avanzate nel precedente incontro dall’azienda, ha preso avvio alle 14. Ma le prime quattro ore sono servite solo per affrontare la materia del documento presentato la volta prima da Burgo group. I sindacati hanno proposto le proprie modifiche, concertate assieme agli operai, consultati nel corso dell’assemblea di fabbrica di martedì. Dopodiché i rappresentanti della proprietà si sono ritirati per altri sessanta minuti. Quindi il braccio di ferro serrato sul tema più delicato: la riorganizzazione del settore manutentivo. Come noto, i vertici aziendali hanno avanzato la richiesta di trasformare a giornata il turno diurno di un meccanico e un elettricista, chiamati a garantire anche la reperibilità sulle 24 ore nelle giornate infrasettimanali (durante i giorni festivi l’organico resta allo stato attuale), previa retribuzione ulteriore di 80 euro settimanali.
Fino a sera inoltrata le parti sindacali hanno strenuamente difeso le posizioni, avanzando la controproposta che ogni deroga al contratto nazionale di categoria – e sul riassetto della manutenzione e sulla riduzione dei turni di riposo, avvenga su base volontaria e non obbligatoria – come invece appunto vorrebbe Burgo group. In caso di mancata riconferma, da parte dell’azienda, della volontà di sottoscrivere il contratto di solidarietà, per i lavoratori dello stabilimento di San Giovanni di Duino, si prospetterebbe lo scenario della cassa integrazione straordinaria e dei licenziamenti, stante i 70 esuberi dichiarati dalla proprietà. A fine anno infatti, secondo quanto annunciato, la linea 1 cesserà definitivamente la produzione. A causa della difficile congiuntura economica e della crisi attraversata dal mercato cartaio negli ultimi anni, l’impianto risultava dal 2008 in fermo forzato. (ti.ca.)

Il Piccolo, 10 ottobre 2010

INCONTRO A VICENDA TRA AZIENDA E SINDACATI DI TUTTI GLI STABILIMENTI
Ansaldo: finita la cassa, 6 nuovi assunti
Buone prospettive anche dopo la perdita della commessa per i motori delle nuove unità Fincantieri

Persa la commessa per la costruzione dei motori elettrici per le nuove unità Fincantieri, Ansaldo Sistemi Industriali guarda comunque avanti, cercando spazi su nuovi mercati. È quanto emerso ieri a Vicenza nell’incontro tra la società e i rappresentanti sindacali di tutti gli stabilimenti italiani. Per Monfalcone il carico di lavoro è assicurato fino alla metà del 2011, anche se ancora con qualche interrogativo. La cassa integrazione ordinaria, alla quale Asi è ricorsa dall’inizio dello scorso marzo fino a fine settembre, è comunque alle spalle e Asi ha annunciato di voler effettuare 5-6 nuovi inserimenti in stabilimento a copertura delle esigenze dei reparti e del turn-over. «Monfalcone ha una buona saturazione della produzione fino alla fine dell’anno – spiega Maurizio Vesnaver, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -, mentre per i primi sei mesi dell’anno ci sono ancora in ballo delle offerte significative. C’è qualche problema sull’acquisizione dei motori di grande taglia con problemi sul fronte della produzione, ma anche dei margini di guadagno».
Al tavolo Asi ieri ha affermato di aver perso la commessa per Fincantieri, andata a una realtà tedesca della statunitense L-3 Communications, la cui proposta è stata giudicata migliore sotto il profilo dei costi, pare, rispetto a quella presentata da Ansaldo assieme a Siemens. Asi continua però a lavorare assieme a Fincantieri sullo sviluppo di piattaforme eoliche off-shore. Lo stabilimento Ansaldo di Monfalcone ha già ultimato comunque il prototipo di generatore eolico che la società intende mettere sul mercato, confermando di puntare sul mercato delle energie rinnovabili. «Come Rsu rimane una certa preoccupazione – dichiara Vesnaver -, perchè servirebbe un carico di lavoro significativo per avere una certa tranquillità nel 2011. Conforta la continuità degli investimenti da parte della società non solo sulle infrastrutture, ma anche su processo e prodotto, oltre che sulla sicurezza e l’ambiente». I sindacati sono d’accordo con Asi sulla necessità di puntare sul miglioramento dell’efficienza e della qualità dei prodotti per fronteggiare la concorrenza asiatica. L’Ugl Metalmeccanici ieri ha incontrato a un tavolo separato la società, dopo che la Fim, su indicazione della propria segreteria nazionale, aveva minacciato di abbandonare l’incontro se così non fosse stato.
Laura Blasich

Il Piccolo, 12 settembre 2010

CASO DENUNCIATO DALLA CISAL 
Negate le ferie a un bengalese 
Messo in cassa integrazione a parole dal datore di lavoro ha desiso di rivolgersi al prefetto

Assunto a tempo indeterminato da un’impresa locale dell’indotto Fincantieri, ma senza poter godere di ferie e permessi malattia. E’ quanto è capitato ad H.S. originario della città di Sharat Pur in Bangladesh, che un mese fa si è visto comunicare solo a parole dal suo datore di lavoro di essere stato messo in cassa integrazione ordinaria a causa dello scarico di lavoro. «Ho chiesto una comunicazione scritta – afferma -, ma non mi è mai stata fornita».
L’uomo, sposato e con due figli, residente in provincia, non ci sta però a essere un lavoratore di serie C, come si definisce, e ha deciso di rivolgersi al sindacato, pronto anche a portare il suo caso all’attenzione del prefetto di Gorizia. «La mia preoccupazione è forte in quanto sono padre di famiglia e ho a carico una moglie e due figli», dice H. S., che però ha deciso di difendere i propri diritti, nonostante il suo datore di lavoro l’avrebbe cercato di convincere a non rivolgersi al sindacato.
«Sono convinto – prosegue l’uomo – che il sindacato cui mi osno rivolto, la Cisal, risolverà la mia situazione. Se non verrà risolta, comunque, per salvaguardare la mia famiglia sono disposto a recarmi dal prefetto per spiegare che a chi lavora onestamente in Italia come me con un contratto a tempo indeterminato devono essere riconosciute tutele e diritti e non deve essere trattato come uno schiavo». H. S. sa di altri lavoratori del Bangladesh nelle sue stesse condizioni che, però «stanno nel silenzio e nell’anonimato perché hanno paura che appena dicono qualche cosa il datore di lavoro usi l’arma del licenziamento diretto».
Il segretario provinciale della Cisal, Fabrizio Ballaben sottolinea come la sua organizzazione si batta «contro ogni forma di sfruttamento del lavoro clandestino e minorile, per la piena dignità dei lavoratori immigrati, secondo una programmazione delle opportunità di lavoro che tenga comunque conto dell’obiettivo primario della piena occupazione dei cittadini italiani». «Per quanto riguarda i diritti – aggiunge Ballaben – questi devono essere tali per qualsiasi soggetto e i datori di lavoro debbano rispettare anche se essi provengono dal Bangladesh». La Cisal preannuncia quindi che difenderà i diritti dei lavoratori, compresi quelli del suo assistito originario del Bangladesh, in qualsiasi sede, anche quella giudiziaria, se necessario. (la. bl.)

Il Piccolo, 15 agosto 2010
 
STANNO PER FINIRE LE FERIE COLLETTIVE 
Rientro in fabbrica pieno di incognite 
All’Eurogroup a rischio 86 posti. Prosegue la ”cassa” a Eaton, Ansaldo e Detroit
LA SITUAZIONE NELLE GRANDI AZIENDE DEL MONFALCONESE RESTA PREOCCUPANTE

di LAURA BLASICH

Ancora una settimana e tutte le più grandi aziende del Monfalconese riapriranno i cancelli, dopo la consueta pausa per le ferie collettive. Lo faranno ritrovando di fatto i problemi lasciati momentaneamente alle spalle all’inizio di agosto. La ripresa per qualche realtà del territorio c’è già stata, ma si tratta di imprese di medie dimensioni, mentre a preoccupare, nonostante al momento il lavoro ci sia, è sempre il futuro dello stabilimento Fincantieri, in cui al momento lavorano circa 5.300 persone, di cui 3.500 dell’indotto.
Assieme a Eaton, dove pure è rientrata dopo quasi due anni di cassa integrazione una quarantina di dipendenti, e all’Eurogroup la situazione che va monitorata e seguita con maggiore attenzione secondo il sindacato dei metalmeccanici. Anche perché l’impatto di Fincantieri sulla città, tessuto commerciale compreso, rimane a dir poco importante. In cima alla lista delle priorità c’è quindi la Fincantieri.
FINCANTIERI. Il futuro dello stabilimento è legato a quello complessivo della cantieristica italiana. Il 21 settembre non a caso i sindacati si ritroveranno a Roma con i sindaci delle città sede di cantiere navale per fare il punto della situazione. L’obiettivo è quello di organizzare una manifestazione congiunta a sostegno del settore e per ottenere risposte, finora mai fornite, dal Governo, come spiega il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan. Non viene però persa di vista l’esigenza di un monitoraggio costante dell’indotto, dove «la politica pare quella della compressione dei costi e non della qualità, con ciò che ne consegue anche per i lavoratori». Attualmente sono circa 3500 i lavoratori dell’indotto Fincantieri, picco massimo in vista della consegna della Queen Elizabeth a fine settembre, ma questo numero è destinato a scendere successivamente attorno alle 3000 unità per poi ridursi a circa 2300-2500 da gennaio 2011 in poi. .
EUROGROUP. Un altro nodo è rappresentato senz’altro dall’Eurogroup, di cui è stata avviata la procedura di liquidazione a causa dell’importante contrazione degli ordini, dopo che per lo stesso motivo gli 86 dipendenti sono finiti in cassa integrazione straordinaria a zero ore. «A settembre ci sarà un nuovo incontro con la proprietà – afferma Furlan -. Cercheremo di capire cosa succede. Il momento è delicato, ma il nostro obiettivo rimane quello della salvaguardia di quegli 86 posti di lavoro».
EATON. Nonostante il timido segnale arrivato a inizio agosto con il rientro di una quarantina di lavoratori, la situazione di Eaton non si può certo definire “fuori pericolo”. «In questo caso si tratta di chiarire che consistenza ha il rientro», sottolinea il segretario provinciale della Uilm.
LE ALTRE. Il quadro è diversificato, anche se ce ne vorrà ancora perché la paura della crisi sia del tutto alle spalle. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta all’Ansaldo, anche se in quest’ultimo periodo in modo nominale. Ad agosto la cassa integrazione ordinaria, aperta da marzo per fronteggiare il calo delle commesse (che negli scorsi mesi aveva raggiunto un picco del 30%), è stata sospesa per ferie per essere riattivata a settembre. A luglio la Cigo non è stata comunque del tutto utilizzata nelle officine, mentre negli uffici si è ridotta a una giornata al mese. Qualche ordine è arrivato e Asi è sempre attiva sul mercato, ma è difficile chiudere le offerte. Alla Roen Est di Ronchi dei Legionari, 180 dipendenti, e alla Omi di Fogliano Redipuglia, 90 dipendenti, la “cassa” è al momento un ricordo. Il buon carico di lavoro alla Omi si sta traducendo nella richiesta di straordinari e nell’inserimento di alcuni lavoratori interinali. Alla Detroit di Ronchi la “cassa” proseguirà invece anche dopo le ferie. Ci sono poi realtà dove la saturazione al momento è tale che le ferie saranno scaglionate. Vedi, grazie alla fortissima diversificazione dei propri prodotti (che vanno dalle telecomunicazioni alle scatole nere per automobili), la MW di Ronchi, che tra diretti e interinali sfiora i 350 addetti ormai. Alla Terex di Monfalcone, una settantina di dipendenti, uscita dalle secche delle difficoltà del gruppo Fantuzzi, le ferie saranno pure scaglionate per fare fronte alla consegna di una gru portuale.

Il Piccolo, 22 agosto 2010

Pagate le indennità ai lavoratori Eaton 
Parziale riapertura della fabbrica con 40 richiamati

I 280 lavoratori della Eaton hanno ricevuto le indennità della cassa integrazione in deroga, anticipate dall’Inps. Si tratta di una prima parte, relativa a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a giugno. Indennità che variano da duemila euro per un lavoratore a tempo indeterminato a 1300-1500 euro per le maestranze con contratto di part-time. Come promesso dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, in occasione dell’incontro avvenuto a fine luglio, è stata superata l’impasse che aveva bloccato l’erogazione della cassa in deroga, accordata ad aprile dal ministero del Lavoro per altri 12 mesi, fino all’aprile del 2011, ma per la quale i lavoratori non avevano percepito alcuna indennità. Famiglie dunque alle prese con la difficoltà a pagare anche le spese più elementari, fino a ricorrere a indebitamenti o a sospendere le rate di mutui o degli affitti.
Il problema, come avevano spiegato i sindacati, era legato al fatto che il ministero del Tesoro non aveva ancora autorizzato la copertura della cassa in deroga comunque concessa dal ministero del Lavoro. Da qui l’intervento del prefetto che, dopo aver avviato i contatti istituzionali, ha sbloccato la vicenda, con l’anticipazione delle indennità da parte dell’Inps. Attualmente, ha spiegato il coordinatore della Rsu della Eaton, Livio Menon, rimangono gli arretrati relativi al mese di luglio e di metà agosto, che l’Inps dovrebbe garantire, a copertura anticipata, come previsto, di 4 mesi di indennità.
Con ciò in attesa che venga pubblicato il decreto ministeriale relativo alla cassa integrazione in deroga per ”mettere a regime” le erogazioni delle indennità fino alla scadenza del provvedimento, il 14 aprile 2011. I sindacati e i lavoratori confidano che il decreto possa venir pubblicato, con la firma del ministero del Tesoro, la prossima settimana. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere le 40 unità. Assieme agli interventi di manutenzione, dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte ad un’eventuale ripresa. (la.bo.)

Il Piccolo, 24 agosto 2010
 
Quali gli effetti della crisi? Radiografia del Consorzio sulle industrie monfalconesi
L’operazione finalizzata anche a rinnovare la certificazione ambientale

Il Consorzio per lo sviluppo industriale torna a radiografare le imprese insediate a Monfalcone. Un’operazione indispensabile da un lato per rinnovare la certificazione ambientale Emas di cui il Csim si è dotato in questi ultimi anni e dall’altro per individuare, come spiega il direttore dell’ente, Gianpaolo Fontana, le esigenze delle realtà  produttive per crescere e sviluppare le proprie attività. Certo è che il “censimento” servirà anche a capire quale sia lo stato di salute del tessuto industriale monfalconese a due anni di distanza dall’ultima fotografia scattata dal Csim, a crisi non ancora del tutto esplosa sul territorio locale. L’immagine che ne era uscita due anni fa era quella di un’area sana, perché secondo l’analisi voluta dal Consorzio, il bilancio occupazione delle imprese insediate nella zona Schiavetti Brancolo e del Lisert era per l’81% dei casi positivo, con una forza lavoro superiore alle 1.700 unità. La ricerca era stata condotta su un numero di 121 aziende, 85 delle quali avevano risposto dichiarando un totale di 1729 occupati nel 2007 e 1738 nel 2008. Nella scheda di rilevazione che sarà distribuita alle imprese il Csim non chiede però solo il numero degli addetti e la qualità dell’occupazione, ma anche gli aspetti critici rilevati nell’attuale localizzazione dell’attività, l’importanza assegnata alle infrastrutture logistiche, alla disponibilità di impianti per il trattamento dei rifiuti e di impianti antincendio centralizzati, oltre che di reti tecnologiche adeguate. Il Csim domanda agli insediati anche quale peso attribuiscano alla possibilità di usufruire di reti di teleriscaldamento, servizi alla persona (dai ristoranti a una struttura per il relax nella pausa pranzo), aree verdi e consulenza e assistenza tecnica e finanziaria.
«Vogliamo capire quali sono le esigenze e le necessità degli insediati riguardo all’infrastrutturazione delle aree», spiega il direttore del Csim, che si sta fra l’altro già muovendo per urbanizzare e rendere utilizzabili nuove porzioni di terreno nella zona Schiavetti-Brancolo, dove sorgerà anche un centro servizi dotato di asilo nido aziendale. Un’espansione che, nonostante le condizioni economiche non ancora stabili, sta richiamando l’interesse di diverse imprese, in prelavenza della regione, anche se di piccole dimensioni. La rilevazione del Consorzio industriale servirà comunque anche a rinnovare la certificazione Emas. Da qui le domande rivolte agli insediati su consumi annui di energia elettrica, certificazioni ambientali possedute, consumi e gestione delle acque, tipologia e quantità di rifiuti prodotti, sistemi di trasporto utilizzati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 25 agosto 2010
 
Rientro dalla ”cassa” all’Officina tubisti 
Un’intesa azienda-sindacati ha scongiurato l’annunciata chiusura del reparto

 
Con la conclusione delle due settimane di ferie collettive sono rientrati lunedì al lavoro nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone anche i 25 dipendenti dell’Officina tubisti, finora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. Quanto è stato possibile, secondo alcune sigle sindacali, grazie all’intesa raggiunta con l’azienda nell’incontro tenuto nella sede dell’Assindustria di Gorizia prima dell’inizio delle ferie. L’Officina tubisti non sarà  infatti chiusa, ma riorganizzata, come spiega MoreNO Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, firmataria del verbale di riunione assieme a Fim-Cisl, Uilm e Failms-Cisal (presente in questo caso il segretario nazionale Gabriele Bazzaro). «Nell’incontro l’azienda ci ha fatto capire che era intenzionata a ridurre di molto l’attività  dell’officina per una questione di costi e di modus operandi – afferma Luxich -. Come abbiamo sempre affermato, l’officina per noi non poteva e non può essere chiusa». L’intesa è stata raggiunta su una riorganizzazione che prevede la ricollocazione degli operai in altre officine con mansioni analoghe a quelle finora svolta, per essere reimpiegati nell’Officina tubisti nel caso in cui questo fosse necessario.
«Il rischio era che gli operai dell’Officina tubisti rimanessero in cassa integrazione fino a quando fosse rimasta aperta per poi magari finire in mobilità – dice Luxich -. In questo modo, con il verbale di riunione sottoscritto con l’azienda, invece siamo riusciti a ottenere il rientro di tutti». Con il procedere della costruzione della nuova gemella di “Dream” e “Magic” sono comunque rientrati al lavoro tutti i dipendenti della Salderia B ed entro l’inizio della prossima settimana lo saranno anche i lavoratori della linea pannelli. A settembre dovrebbe tenersi un incontro per definire il ritorno in cantiere dei lavoratori dell’area di premontaggio e montaggio. La Cigo nel cantiere navale di Monfalcone ha preso il via l’8 febbraio, coinvolgendo una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. La “cassa” ha interessato da subito anche una trentina di maestranze della salderia B e una ventina di operai adibiti ai magazzini. (la. bl.)

Il Piccolo, 04 settembre 2010
 
Cassa in deroga, finalmente arriva l’ok del ministro

Adesso c’è finalmente anche il decreto del ministero del Lavoro per la concessione della cassa integrazione in deroga ai 280 lavoratori della Eaton Automotive. Il documento è stato pubblicato solo giovedì scorso sul sito Web del ministero, anche se la data della sua emanazione è quella dell’8 agosto. Guarda caso, nemmeno dieci giorni dopo la manifestazione dei lavoratori davanti alla Prefettura di Gorizia, dopo che i sindacati avevano già sensibilizzato le istituzioni locali sulla mancata firma e quindi sulla mancata erogazione delle indennità di cassa non solo alla Eaton, ma anche all’Eurogroup e all’Adriatica, impresa dell’indotto di Fincantieri.
«Dobbiamo ringraziare il prefetto Maria Augusta Marrosu per la sua disponibilità e sensibilità e il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto per il suo intervento – afferma Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. È comunque paradossale si debba arrivare a una manifestazione per ottenere ciò che è dovuto e niente di più».
Le prospettive per la fabbrica di valvole per auto di via Bagni continuano a essere nebulose e improntate al pessimismo. La firma del decreto ministeriale però consentirà almeno di mettere a regime le erogazioni delle indennità fino alla scadenza della cassa in deroga, prevista per il 13 aprile del prossimo anno. Due settimane fa, intanto, i 280 lavoratori della Eaton avevano ricevuto un anticipo da parte dell’Inps, relativo però a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a tutto giugno. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere un totale di 40 unità.
Dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte a un’eventuale ripresa della produzione. Nell’incontro tenutosi in questi giorni in stabilimento sulla gestione dei lavoratori rientrati in fabbrica, l’azienda non si è comunque sbilanciata su un prolungamento dell’apertura dello stabilimento dopo il 17 settembre.
«L’azienda ha ribadito la difficile situazione del mercato, aggiungendo solo che entro settembre si terrà un incontro con i vertici europei», afferma ancora Menon.
Nei mesi scorsi i lavoratori della Eaton e quelli di altri realtà produttive in crisi si erano rivolte anche al Comune per tentare di ottenere un trattamento di favore in merito a tasse e tariffe. In particolare avevano chiesto una riduzione della tariffa sui rifiuti, quella che maggiormente pesa sulle buste-paga dei lavoratori.

Il Piccolo, 18 novembre 2010 
 
Eaton, rientro dalla Cig per altri 20 operai 
Senza nuove commesse resta sempre incerto il futuro produttivo

Lo stabilimento Eaton di Monfalcone continuerà l’attività  fino alla fine di dicembre, garantendo il rientro a 115 lavoratori contro i 95 impiegati fino alla metà di questo mese per raggiungere le certificazioni di qualità della produzione. Sotto l’albero di Natale di 280 dipendenti di Eaton non sembra troveranno però il regalo più atteso, cioè la certezza che la fabbrica riapra a tutti gli effetti dopo due anni di stop quasi totale dovuto alla crisi del mercato dell’automobile per il quale lo stabilimento produce le valvole.
Nell’incontro di martedì con i rappresentanti sindacali nello stabilimento di via Bagni nuova l’azienda ha annunciato che porterà tutte e quattro le linee in produzione anche nel turno di notte e fino alle 14 del 31 dicembre. In totale rientreranno in fabbrica 115 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. «L’azienda ha però aggiunto che la situazione del mercato – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento – e il computo complessivo delle valvole non consentono però di fare ragionamenti di alcun tipo a più lunga scadenza. La situazione, quindi, rimane gravissima, benché il prolungamento della produzione e il rientro di un numero maggiore di lavoratori non possa essere giudicato che in modo positivo». Società e rappresentanti sindacali si confronteranno comunque il 29 novembre al tavolo di Assindustria a Gorizia. Le organizzazioni dei metalmeccanici dubitano, però, che dalla riunione possa emergere maggiore chiarezza sul futuro. Intanto la difficile situazione dei lavoratori rischia di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale dei posti per lavori socialmente utile in regione.
La questione non è affatto secondaria, quindi, per le Rsu, che hanno chiesto un incontro al sindaco Gianfranco Pizzolitto, anche nella sua veste di presidente regionale dell’Anci, per portarlo a conoscenza del problema. I Comuni e le Province hanno comunque tempo fino al 30 novembre per presentare i nuovi progetti di Lsu alla Regione. I dipendenti di Eaton rischiano inoltre di essere penalizzati dalla scadenza abbastanza ravvicinata, il 13 aprile del prossimo anno, della cassa integrazione integrazione in deroga.

Il Piccolo, 01 dicembre 2010 
 
INCONTRO SINDACATI-AZIENDA 
Torna il lavoro alla Eaton ma il futuro resta incerto 
Rientrati dalla cassa integrazione 120 operai su 280 per produrre 40mila valvole di automobili

Da lunedì alla Eaton di Monfalcone si è tornati a lavorare anche di notte, come non accadeva da due anni. In totale sono 120, su 280, i lavoratori rientrati in fabbrica, dove si produce però una media di 40-45mila valvole per motori d’auto, circa la metà del carico di lavoro esistente prima della crisi del settore. L’uscita dalla cassa integrazione in deroga, in scadenza a metà aprile, è comunque solo temporanea, perché la società nell’incontro di inizio settimana con le segreterie provinciali di Fim e Fiom e le Rsu non ha annunciato nessun ulteriore prolungamento dell’attività oltre la fine del mese.
Non c’è, quindi, ancora alcuna chiarezza sul futuro che, sempre stando a quanto emerso al tavolo di Assindustria a Gorizia, non pare riservare nulla di buono. «La direzione di stabilimento sta attendendo il profit-plan per il 2011 – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma ci ha fatto capire di non voler dare illusioni a nessuno, perché i carichi di lavoro sono attesi in riduzione in tutto il settore automotive». In sostanza, Eaton, che possiede grandi impianti a Nordhausen in Germania e in Polonia, non può permettersi di mantenere attivo uno stabilimento con ordini in grado di saturare le linee solo per due mesi all’anno. «Il profit plan è atteso per fine gennaio – aggiunge Casotto – e solo in quel momento capiremo se ci sarà o meno la ripresa dell’attività». Al tavolo le organizzazioni dei metalmeccanici hanno comunque ribadito per l’ennesima volta di essere contrarie a un’ipotesi di chiusura e di essere pronte a battersi per evitarla. In oltre due anni di crisi la realtà di via Bagni nuova ha comunque già visto calare la forza lavoro di un centinaio di unità, grazie anche all’impiego della mobilità incentivata. Intanto in produzione ci sono tutte e quattro le linee. Rimarranno attivo fino alle 14 del 31 dicembre. In totale, in fabbrica ci sono appunto 120 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. La difficile situazione dei lavoratori rischia inoltre di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale degli Lsu attivati in Friuli Venezia Giulia.
Laura Blasich

Il Piccolo, 10 dicembre 2010 
 
INDOTTO FINCANTIERI 
Crisi alla Coifer, 40 dipendenti rimasti senza paga 

Si fanno sempre più nere le prospettive di Coifer, impresa impegnata in Fincantieri con un subappalto per Demont. In questi giorni l’Ugl ha firmato con l’azienda un nuovo verbale relativo al pagamento dello stipendio di ottobre, che non era stato versato a fine novembre alla quarantina di lavoratori. Lo scorso mese i dipendenti si erano rivolti ai sindacati per ottenere il pagamento delle buste-paga di agosto e settembre. Quanto è stato alla fine ottenuto, anche se non in modo totale, come è avvenuto ora per la mensilità di ottobre.
«Demont si è fatta carico della situazione – spiega Mauro Marcatti, della segreteria provinciale Ugl -, ma non pare che Coifer possa proseguire l’attività oltre fine anno. Se così fosse, saranno necessari nuovi incontri per definire il pagamento di tutte le spettanze ed eventualmente il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per tutelare al meglio i lavoratori, alcuni dipendenti di Coifer da una decina d’anni».
Nell’ultimo incontro che la Fiom-Cgil ha avuto con l’impresa è stato intanto firmato il ricorso alla Cigo per tutti i lavoratori con l’impegno a utilizzarla a rotazione, a seconda delle necessità. Il rallentamento della produzione nello stabilimento Fincantieri sta creando difficoltà, comunque, non solo a imprese di medio-piccole dimensioni, ma anche a realtà storiche come Beraud, in attesa di un nuovo appalto da parte della società navalmeccanica, e, pare, anche Sprea, impresa di pulizie industriali.
In cassa integrazione ordinaria a novembre c’erano 309 lavoratori delle imprese dell’appalto, stando alle ultime stime della Fiom-Cgil, che dalla fine di settembre ha firmato 14 verbali con altrettante ditte per il ricorso alla Cigo. Una cifra cui vanno aggiunti altri 35 lavoratori per i quali il 15 ottobre è stata firmata l’apertura della Cigs per 12 mesi.
È un andamento che rischia di non rallentare, visto che dall’inizio del 2011 lo scarico di lavoro per l’indotto di Fincantieri dovrebbe coinvolgere 600 addetti. (la.bl.)

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