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Tratto da http://illeciticig.blogspot.com,  16 giugno 2010

LETTERA APERTA
Quando non si può combattere chi comanda, servono strumenti per difendersi
 
Una persona lavora da diversi anni nell’isontino. Grazie all’esperienza maturata è tra le persone necessarie per lo svolgimento del lavoro ma, complice la crisi, l’azienda ha comunicato che a breve inizierà un periodo di cassa integrazione.
Nonostante questo provvedimento concretamente per questa persona non cambierà nulla, visto che verrà resa complice di una truffa ai danni dello stato e sarà “costretta” a lavorare comunque presso il proprio posto di lavoro percependo, in parte i soldi della cassa-integrazione e in parte un contributo in nero dal datore di lavoro raggiungendo così una somma pari alla retribuzione percepita di consueto.

Attualmente, dunque, i lavoratori vengono resi conniventi loro malgrado di un illecito che può portare a conseguenze legali.
Evidentemente se i datori di lavoro continuano a proporre questi escamotage, si sentono al sicuro: al di sopra della legge e delle regole.
I sindacati interpellati da questa persona non sono stati in grado di dare alcuna soluzione al problema. Hanno però fornito un’informazione degna di nota: se i datori di lavoro si sentono così sicuri è anche perchè la legge prevede i controlli siano preannunciati all’azienda con diversi giorni d’anticipo. Viene dato quindi il tempo all’azienda di modificare l’assetto del personale per il giorno in cui avviene il controllo.
Non si può pensare che questa sicurezza e pace d’animo valga anche per il dipendente che, onde evitare la reale perdita del lavoro, si trova costretto ad assecondare le richieste di chi decide del suo futuro.

Ritengo che questa situazione sia diffusa e quindi per questo vi chiedo di rispondere alle seguenti domande

1) Cosa rischia un dipendente se si reca a lavorare nonostante sia in cassa integrazione? (se potete gentilemente dare riferimenti a casi analoghi)
2) Quali sono i modi in cui il dipendente si può tutelare per andare a lavorare, assecondare le richieste del datore di lavoro MA non essere perseguibile dalla legge?
3) Quali sono gli strumenti immediati ed effettivi che verranno adottati per arginare questo fenomeno che sono stati promessi da Enrico Gherghetta, Alfredo Pascolin e Nicolina Cavallaro? (vedi articoli di Malacrea pubblicati sul Piccolo e riportati in questo link)
Tutte queste informazioni sono essenziali perchè se un operaio non può combattere chi lo comanda, deve almeno avere gli strumenti per potersi difendere.
Questi strumenti devono essere messi a disposizione dai politici.

Il Piccolo, 03 luglio 2010
 
ARRIVATO COL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE HA STUDIATO PRIMA ALLA RANDACCIO E POI ALL’IPSIA 
È Rayhan il primo bengalese diplomato in città 
Vorrebbe diventare ingegnere meccanico, ma l’università è un lusso: suo padre è in ”cassa”

di CIRO VITIELLO

Parla il dialetto bisiaco ed è perfettamente integrato nel tessuto cittadino. Ahasan Rayhan Mehadi, nato 19 anni fa a Comilla a 80 chilometri da Dacca, è il primo bengalese di Monfalcone che ieri ha affrontato gli orali della maturità, ultima fatica per conseguire il diploma di “Meccanico impiantistico” all’Ipsia, l’Istituto professionale di via Boito. In città era arrivato dieci anni fa assieme alla mamma a seguito del cosiddetto “ricongiungimento familiare”, essendo il papà già da tre anni occupato come operaio in una ditta del subappalto Fincantieri. Allora, per finire gli studi, Rayhan si era iscritto alla media Randaccio di via Canaletto.
La sua famiglia si completa con l’ultimo arrivato, il fratello Rapin, nato a Monfalcone nove anni fa. Rayhan, che punta ad avere un ottimo voto, al momento non ha la possibilità di programmare il futuro perché il papà è in cassa integrazione e per giunta molto malato. Il suo desiderio sarebbe di diventare ingegnere meccanico, ma la famiglia non ha le possibilità finanziarie, dovrebbe cercarsi un lavoro. Inoltre, poiché ha intenzione di restare a Monfalcone, intende chiedere la cittadinanza italiana. L’esame di ieri è terminato dopo un’ora di interrogazione attorno alle 12. Poi strette di mano, auguri e i complimenti dei presenti, dei bidelli e di qualche professore che lo hanno visto crescere in questi cinque anni. Alla domanda su com’era andato l’esame, Rayhan risponde in dialetto: «Ben, ben, me go incugnà solo un po’ in elettrotecnica».
«Questa scuola mi ha dato molto – afferma con soddisfazione Rayhan – perché mi ha fatto maturare. Fin dal primo momento ho cercato alle medie di imparare subito la lingua italiana, primo mezzo di comunicazione con la città che mi ospita dove ho tanti amici. Il dialetto? E come si fa a non impararlo. Lo senti dalla mattina alla sera e prima o poi le parole e gli accenti vengono da soli». Le riflessioni di Rayhan cadono poi sul problema dell’integrazione di tanti altri bengalesi la cui comunità rappresenta oltre il 5% della popolazione residente a Monfalconese.
«È vero che Monfalcone ha accolto tutti – spiega – però la nostra comunità non è integrata socialmente. Sentiamo critiche che ci sono gruppi di bengalesi che si riuniscono in piazza. Ma a questo rispondo che è l’unico posto del centro che tutti riconoscono. Credo le istituzioni debbano far crescere le iniziative finalizzate all’integrazione e che dallaltra la nostra comunità si adoperi perper conservare e tramandare le tradizioni del nostro Paese». Ieri è stato un giorno speciale anche per la scuola. «Questo risultato – spiega la vicepreside Lucia Indelicato – è un motivo di soddisfazione anche per noi. Oramai il nostro istituto è diventato internazionale, gli stranieri sono il 22%. Sono presenti una ventina di etnie diverse e per ognuna bisogna avere una preparazione particolare.

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
SI È DIPLOMATO CON 86 IL PRIMO STUDENTE DEL BANGLADESH 
Rayhan promosso, all’Università grazie al Comune 
L’obiettivo è una borsa di studio per far superare al ragazzo le difficoltà economiche e familiari

di LAURA BORSANI

Esami di maturità sfiorando il record. Il liceo scientifico ”Michelangelo Buonarroti”, l’istituto professionale e l’Iti Einaudi-Marconi di Staranzano, consegnano un’altissima percentuale di promossi. I neo diplomati rappresentano infatti il 98%. Con l’Isis ”Buonarroti” a recitare la parte del leone, avendo inanellato il 100% delle promozioni. Un quadro di tutto rispetto per gli istituti superiori, caratterizzati anche da una buona presenza di studenti stranieri.
Segno, dunque, della qualità didattica offerta, che passa anche attraverso l’efficacia dell’opera di integrazione. Gli esempi non mancano. Il Polo professionale, dove gli stranieri costituiscono il 22%, ha sfornato quest’anno il primo diplomato bengalese, Ahasan Rayhan Mehadi, 19 anni, nato a Comilla, a 80 chilometri da Dacca. Il ragazzo si è specializzato in meccanica impiantistica conseguendo il punteggio di 86/100. Un risultato significativo, a testimonianza della capacità di apprendimento e di impegno da parte dei giovani stranieri.
Ma per Ahasan Rayhan non è facile ora poter ambire al proseguimento degli studi. Vorrebbe diventare ingegnere meccanico. Il padre, operaio in una ditta in subappalto in Fincantieri, è in cassa integrazione, e non sta bene. Ha anche un fratello, Rapin, nato a Monfalcone 9 anni fa. Una situazione familiare che, considerate le evidenti difficoltà, potrebbe indurlo a rinunciare al desiderio di accedere all’Università (vorrebbe diventare ingegnere) dovendo optare invece per la ricerca di un’occupazione.
L’amministrazione comunale intende scendere in campo in aiuto al bengalese, volendo favorire i ragazzi meritevoli come Ahasan Rayhan, a proseguire nella carriera scolastica. Si parla della promozione di una approfondita campagna informativa relativa agli strumenti a disposizione per agevolare sotto il profilo economico gli studenti. Borse di studio, ma anche agevolazioni ai fini dell’abbattimento delle tasse universitarie e del servizio mensa.
Una scommessa che, prendendo ad esempio il giovane bengalese, si estende a tutti gli studenti monfalconesi per i quali l’ottimo rendimento scolastico rischia di poter venire inficiato ai fini del proseguimento degli studi proprio per le difficoltà economiche delle famiglie, molte peraltro alle prese in città con la cassa integrazione.
Con questo spirito l’assessore all’Istruzione, Silvia Altran, mette sul piatto un’azione più incisiva a sostegno delle famiglie. «Sono tanti i ragazzi che frequentano con particolare profitto le nostre scuole – osserva -. Ritengo inoltre che i giovani stranieri abbiano una maggiore consapevolezza del fatto che impegnarsi negli studi aiuta nella vita. Il loro esempio può essere un utile messaggio. L’intenzione è pertanto quella di promuovere un’adeguata opera di informazione, potenziando così l’orientamento dei ragazzi e delle loro famiglie e mettendo a disposizione lo sportello Informagiovani. È importante far conoscere in modo appropriato l’esistenza di una serie di strumenti di supporto. Si va dalle borse di studio sostenute con specifici fondi dalla Regione, alle agevolazioni delle tasse universitarie commisurate al reddito delle famiglie. Sono previsti anche sconti per la mensa. Insomma, le possibilità non mancano per poter ottenere delle riduzioni economiche».
Il Comune, da parte sua, aggiunge la Altran, mette a disposizione ogni anno tre borse di studio, una per ogni istituto superiore cittadino, attraverso il lascito Godovini, di cui è depositario, finalizzato proprio per volontà della famiglia donatrice a premiare gli studenti meritevoli.

Il Piccolo, 26 maggio 2010
 
FULMINE A CIEL SERENO ALLA FINCANTIERI
Capobianco lascia la direzione, torna De Marco 
Cambio al vertice: il nuovo responsabile sarà affiancato da Quintano proveniente da Ancona
L’azienda: decisione per razionalizzare le competenze

Fulmine a ciel sereno nella stanza dei bottoni alla Fincantieri di Monfalcone. Con decorrenza da ieri, Paolo Capobianco, 58 anni, ingegnere navalmeccanico, non è più direttore dello stabilimento di Panzano, il maggiore dei nove cantieri dell’intero gruppo, che conta circa 1.800 dipendenti diretti, a cui si aggiungono i 2.500 lavoratori delle ditte private impiegate nell’indotto. L’avvicendamento è stato firmato dall’amministratore delegato Giuseppe Bono. Capobianco ha assunto l’incarico di vicedirettore della Corporate sviluppo industriale, con sede a Trieste, il cui vertice è rappresentato da Carlo De Marco, ora nominato nuovo direttore ad interim della Fincantieri di Monfalcone. Sarà supportato da Antonio Quintano, attuale dirigente del cantiere di Ancona, il quale si occuperà in particolare della realizzazione dei programmi produttivi. Quintano è stato vicedirettore del polo di Marghera, dove lo stesso Capobianco – nato a Monfalcone – si era trasferito nel 2002 per impugnare il timone dello stabilimento navale veneto.
Secondo quanto reso noto da Fincantieri, «alla luce dell’esperienza maturata a Marghera e a Monfalcone, Capobianco sarà chiamato a mettere in rete tutte le conoscenze acquisite». Resta il fatto che la fulmineità dell’ordine di servizio partito dall’ad Bono ha fatto sussultare sulle sedie più di un dirigente del gruppo. Una prassi di questo tipo, che ha praticamente azzerato i termini di avviso, risulta infatti assolutamente inusitata. Tant’è che la notizia è circolata molto rapidamente, ieri, tra le alte sfere. È consuetudine che i cambi di ruoli di vertice siano comunicati con un certo anticipo, cosa che, pare, in questo caso non è avvenuta.
«L’avvicendamento – ha proseguito ancora il gruppo – rappresenta una volontà e una necessità di razionalizzazione delle competenze, alla luce anche dell’attuale frangente di scarico produttivo». Ad Ancona, infatti, la mole di lavoro risulta sicuramente ridimensionata rispetto alla realtà monfalconese. Di qui la necessità di ”esportare” Quintano in sedi al momento più opportune.

Il Piccolo, 26 maggio 2010
 
PANZANO. PER L’AZIENDA L’AVVICENDAMENTO ALLA DIREZIONE TRA CAPOBIANCO E DE MARCO E’ DEL TUTTO NORMALE 
«Cantiere, cambio al vertice in una fase delicata» 
Holjar (Uilm): proprio ora che la Cig toccherà il Montaggio. Luxich (Fiom): scelte legate agli scarichi di lavoro

di TIZIANA CARPINELLI

È dai ranghi sindacali che sono uscite, ieri, le prime reazioni al repentino cambio di timone alla Fincantieri di Monfalcone, dove l’altro giorno si è registrato l’avvicendamento di Paolo Capobianco, 58 anni, ingegnere navalmeccanico, dal ruolo di direttore dello stabilimento di Panzano. Andrà a ricoprire l’incarico di vicedirettore alla Corporate sviluppo industriale, con sede a Trieste. Un ruolo ritenuto dall’azienda più prestigioso e in linea con le competenze maturate nel suo cursus honorum. Pur messi a conoscenza, la sera prima, dell’ordine di servizio firmato dall’ad Giuseppe Bono, i rappresentanti delle sigle Fiom, Fim e Uilm sono letteralmente caduti dalle nuvole alla notizia del cambio di vertice. Infatti hanno chiesto ieri mattina un incontro urgente con la direzione dello stabilimento, la quale ha poi illustrato alla Rsu i mutati scenari, presenti lo stesso Capobianco e Carlo De Marco, nominato direttore ad interim (supportato da Antonio Quintano, dirigente proveniente da Ancona).
«È stata una decisione inaspettata – ha esordito Moreno Luxich (Fiom) -: prassi vorrebbe che comunicazioni di questo tipo venissero annunciate con un certo preavviso. Ci rendiamo conto, tuttavia, che si tratta di scelte dettate da contingenze economiche, legate agli scarichi di lavoro, ed è dunque alla luce di un tale quadro che reputo plausibile l’ottimizzazione delle risorse». «Con l’ex direttore Capobianco – ha proseguito – abbiamo avviato un percorso importante, teso alla gestione della Cassa integrazione, di fatto a tutt’oggi la criticità maggiore, e alla discussione sugli appalti, da affrontare a breve in Confindustria. Ebbene finora siamo riusciti a trattare questi aspetti con esito positivo: vi sono state, certo, delle dispute accese e a tratti perfino aspre, ma su tutti i punti si è riusciti a trovare una soluzione. Il nostro auspicio, dunque, è che si possa continuare sul solco tracciato da Capobianco. Poiché, pur nella distanza dei reciproci ruoli, non sono mai venuti meno il rispetto e la lealtà. Il dirigente ha saputo agire con senso di responsabilità, da buon interlocutore». «È stato un fulmine a ciel sereno – ha aggiunto Andrea Holjar (Uilm) – tanto più che l’ordine è arrivato nel momento il cui la Cigo entra nella fase sindacalmente più complessa, andando a toccare le aree del Montaggio e del Pre-montaggio, significativamente in mano alle ditte d’appalto, e a ridosso della verifica di giugno sull’integrativo. Non conosciamo le ragioni interne dell’avvicendamento, ma sappiamo che la motivazione è legata a scelte tecniche: ora Capobianco potrà mettere a frutto la sua grande esperienza seguendo tutti i cantieri. Noi ci siamo trovati bene: anche nello scontro si è dimostrata una persona leale».
E proprio il temperamento franco dell’ex direttore di stabilimento, stando a voci di corridoio, potrebbe aver influito nei rapporti con l’armatore che, in qualche modo, avrebbero a loro volta inciso sugli indirizzi. Ma la Fincantieri non ha inteso prestare il fianco a dietrologie, ribadendo anzi il prestigio dell’incarico assegnato a Capobianco: «Alla Corporate sviluppo e direzione industriale – rende noto il gruppo – egli potrà seguire l’efficientamento complessivo grazie al trasferimento delle pratiche e delle metodologie migliori perseguite nei diversi cantieri, dunque intervenendo sui processi e la qualità dei prodotti. Sulla scorta dell’esperienza maturata Capobianco potrà fare molto bene alla Corporate: continuerà a seguire il cantiere di Monfalcone, ma da un altro livello, superiore s’intende». Relativamente alla fulmineità dell’ordine di servizio, Fincantieri ha sottolineato che «si è trattato di un inter assolutamente normale, non c’è stato alcun taglio di teste: se si va dietro alle voci, allora già mesi fa Capobianco sarebbe dovuto finire in Liguria». «In realtà – ha chiosato – l’avvicendamento rappresenta solo la volontà di razionalizzare le competenze, alla luce dello scarico produttivo».
L’onestà intellettuale dell’ex direttore è stata tirata in ballo anche da Michele Zoff (Fim): «Ci ha lasciato un po’ perplessi l’improvviso colpo di scena, poichè il cambiamento, all’interno della Fincantieri, è sempre stato graduale. Io ho apprezzato molto, sotto il profilo umano, l’ingegner Capobianco: l’ho trovato leale, preparato, aperto al dialogo e sempre rispettoso dei ruoli». E il nuovo direttore ad interim, peraltro già dirigente a Panzano? «Tecnicamente competente e profondo conoscitore dell’ambiente – ha replicato -: non credo che avremo problemi».

Il Piccolo, 15 maggio 2010
 
STORTURE NELLA GESTIONE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI 
Cassa integrazione, c’è chi ne approfitta 
Tecnici risultano in Cig ma sono al lavoro per 8 o più ore in alcune ditte del subappalto

di FABIO MALACREA

Millesettecento lavoratori in cassa integrazione nell’Isontino. Solo nell’ultimo trimestre del 2009 la ”cassa” ha colpito per il 30% in più rispetto a tutto l’anno precedente. Al momento attuale solo i cantierini in Cigo sono circa 170 e arriveranno a 450. La crisi però sta interessando sempre più anche le ditte dell’indotto con scarichi di lavoro e ”cassa” che coinvolgono decine di operai e tecnici del premontaggio e delle salderie. L’effetto è catastrofico per migliaia di famiglie, costrette a vivere con ”buste” di 700 euro al mese con cui pagare il mutuo della casa o l’affitto, far studiare i figli e… sopravvivere.
Eppure c’è anche chi riesce a guadagnarci, sfruttando proprio la ”cassa” per scaricare le spese sullo Stato e far lavorare comunque il personale a pieno regime. Un fenomeno recente che interesserebbe piccole ditte impegnate nell’orbita della Fincantieri, ma non solo. Tanto sommerso da essere per ora sfuggito ai controlli dell’Inps e della stessa azienda navalmeccanica. Anche se, da ”voci” raccolte all’interno degli ambienti sindacali, qualche segnalazione ci sarebbe già stata. Un fenomeno per ora affidato a rivelazioni di lavoratori che si trincerano dietro a uno stretto anonimato, visto che in ballo c’è il loro posto di lavoro e una paga a fine mese.
È il caso, a esempio, di un consorzio di imprese di progettazione navale a Monfalcone che si sta avvalendo della cassa in deroga dallo scorso ottobre. I dipendenti sarebbero stati messi in Cig a 4 e 8 ore, ma si continuerebbe a farli lavorare normalmente pagandoli meno. Come se la ”cassa” non ci fosse. Un aggiramento delle norme, insomma, che consentirebbe alle ditte, mettendo alcuni lavoratori in Cig per 4 ore, di prendere i soldi dall’Inps impiegando ugualamente il dipendente per 8 ore e pagando (meno) le ore extra-Cig. Con il rischio di scatenare una guerra tra poveri.
«Chi si è lamentato, esprimendo le proprie perplessità – confida un lavoratore – è stato messo in cassa a 8 ore pur avendo un mutuo da pagare e una moglie da mantenere, mentre chi il mutuo non ce l’ha o vive con i genitori risulta tranquillamente in ditta solo per rispondere al telefono percependo, da ottobre, le ore di Inps, le ore lavorative regolari, più 7 euro per il lavoro extra». Le situazioni del genere non sarebbero poche, con diverse gradazioni di colpa. E a queste si aggiungerebbero, a danno dei lavoratori, i tempi lunghi per ottenere le prime indennità di cassa.
Fincantieri rivela di non aver mai ricevuto segnalazioni in tal senso. Ma di essere pronta a intervenire se ciò dovesse emergere. «Come sindacato, non siamo a conoscenza di queste storture – dice Paolo Liva, segretario provinciale della Cgil -. Ma non mi meraviglia affatto che possano essersi verificate, soprattutto nelle realtà più piccole. Il rischio non va sottovalutato. Più controlli? Ritengo che, almeno all’interno di Fincantieri, molto potrebbe essere risolto rendendo obbligatoria per tutti i lavoratori dell’appalto la timbratura dei cartellini all’ingresso e all’uscita. Ma mi rendo conto che, comunque, un problema così frammentato sia di difficile soluzione e altrettanto difficile sia la verifica da parte degli organismi di controllo, visto che si basa sul silenzio di tutti: dei responsabili delle ditte, che ci guadagnano, e degli stessi lavoratori, che rappresentano in questo momento l’anello più debole della catena».
 
Il Piccolo, 16 maggio 2010
 
Gherghetta: «Subito verifiche a tappeto speculare sulla ”cassa” è una truffa»

di FABIO MALACREA

Speculazioni sulla cassa integrazione in piccole ditte, lavoratori dissidenti discriminati e lasciati a casa con 750 euro al mese mentre altri colleghi in Cig fanno orario pieno. Ma ora spuntano anche casi di violenze. Viene da Marghera la denuncia dello Slai Cobas che riferisce dell’aggressione di un operaio bengalese da parte di un connazionale amico del titolare di una ditta dell’appalto Fincantieri, solo per essersi rivolto al sindacato allo scopo di avere sostegno nella richiesta di ottenere rimborsi per il trasferimento da Marghera, dove era stato assunto, a Monfalcone.
Distorsioni, guerra tra poveri, lavoratori messi l’uno contro l’altro. A pretendere chiarezza è il presidente della Provincia Enrico Gherghetta. «Sulla gestione della cassa – dice – non possono essere tollerate irregolarità che, alla fine, vanno a pesare sui conti dell’Inps e quindi sulle tasche di tutti i cittadini. Gli ammortizzatori sociali sono uno strumento troppo importante per essere adombrato da trucchi e trucchetti che hanno un solo nome: truffe». Va giù duro Gherghetta dopo la denuncia di irregolarità in alcune piccole realtà dell’indotto Fincantieri, e non solo, che starebbero usufruendo della ”cassa”, sfruttandola per scaricare le spese sullo Stato e far lavorare comunque il personale a pieno regime. Un fenomeno recente che interesserebbe piccole realtà con irregolarità che sarebbero sfuggite per ora ai controlli dell’Inps e della stessa azienda navalmeccanica. Gherghetta non intende restarsene con le mani in mano, visto che proprio la Provincia è impegnata nell’organizzazione di corsi di riqualificazione per lavoratori in cassa o in mobilità, per dare loro una speranza di occupazione in una situazione drammatica che vede nell’Isontino 1700 lavoratori in ”cassa” e un’impennata del ricorso all’ammortizzatore sociale che nei primi quattro mesi del 2010 ha già ampiamente superato il monte-ore del 2009.
«La cassa integrazione ha delle regole complesse ma dei principi estremamente chiari. Se una ditta o un’impresa accusa scarichi di lavoro lascia a casa temporaneamente i lavoratori ai quali viene riconosciuto un indennizzo dallo Stato. Questi lavoratori possono comunque svolgere lavori socialmente utili o frequentare corsi di riqualificazione. Se in una realtà produttiva di qualsiasi genere dei lavoratori in ”cassa” si trovano al lavoro vuol dire che è in atto una truffa bella e buona. Io non ho avuto notizia di questi fatti. Ma non voglio correre rischi. Investirò immediatamente del problema l’assessore al Lavoro Pascolin e chiederò a Fincantieri e all’Ispettorato del lavoro di intensificare i controlli. Non è questo il momento di sfruttare la ”cassa” per guadagnarci su. Spero davvero che si tratti solo di qualche caso isolato».

Il Piccolo, 26 maggio 2010
 
PIENA COLLABORAZIONE DELLA DIREZIONE DEL LAVORO CON LA PROVINCIA 
Accertamenti su eventuali speculazioni nell’utilizzo della Cassa integrazione

 
«Speculare sulla cassa integrazione è una truffa. Chiederò al mio assessore Alfredo Pascolin di sensibilizzare l’Ispettorato del lavoro al fine di intensificare i controlli». Queste le dichiarazioni rese dal presidente della Provincia, Enrico Gherghetta al nostro giornale dove venivano segnalate speculazioni sulla cassa integrazione in piccole ditte, copn lavoratori lasciati a casa con 750 euro al mese mentre altri colleghi in Cassa integrazione guadagni lavoravano a tempo pieno.
Una promessa mantenuta, quella di Gherghetta, visto che la responsabile della Direzione provinciale del Lavoro, dottoressa Nicolina Cavallaro, ha inviato ieri una lettera all’assessore provinciale al Lavoro, Alfredo Pascolin, assicurando all’amministrazione provinciale la piena collaborazione e la dovuta segnalazione in caso di comportamenti non conformi alla legge da parte delle aziende operanti nell’Isontino. «La Cassa integrazione – sottolinea la responsabile della direzione provinciale del Lavoro – è un ammortizzatore sociale quantomai necessario in questo sfavorevole periodo, per le aziende effettivamente in crisi». Piena soddisfazione, dunque, da parte di Alfredo Pascolin. «La pronta risposta della Direzione provinciale del Lavoro – dice l’assessore della Provincia – è un segnale positivo ed estremamente importante. I casi di speculazioni sulla cassa integrazione sono veri e propri abusi che sottraggono risorse alle imprese realmente bisognose». «Si tratta di comportamenti inaccettabili – continua Pascolin – che cercheremo di reprimere con tutti gli strumenti a nostra disposizione».
Sulla stessa linea il presidente Enrico Gherghetta: «Non si possono tollerare truffe nella gestione della cassa integrazione. Eventuali irregolarità andrebbero ad appesantire ulteriormente i conti dell’Inps e, di conseguenza, le tasche di uttti i contrbuenti». «Piena fiducia e collaborazione, dunque, verso la Direzione provinciale del Lavoro – continua Gherghetta – con un unico obiettivo: intensificare i controlli e tutelare gli interessi dei lavoratori in difficoltà e dei cittadini».

Il Piccolo, 26 maggio 2010
 
INCONTRO TRA LA RSU E IL SINDACO PIZZOLITTO 
La Rsu chiede più controlli sull’uso della Cig da parte delle imprese legate al subappalto

La situazione produttiva dei cantieri navali è stata al centro di un incontro fra il sindaco, Gianfranco Pizzolitto e il coordinamento della Rsu di Fincantieri. Sono stati affrontati, in particolare, gli aspetti relativi al carico di lavoro, agli organici e agli appalti, alla luce anche del patto sulla trasparenza sottoscritto con la prefettura. I rappresentanti sindacali hanno rappresentato una serie di anomalie che si riscontrano in questa fase di riduzione del personale e nella quale si possono determinare situazioni di violazione dei diritti contrattuali e salariali nei confronti degli addetti. Si tratta di attivare un maggior controllo, hanno sottolienato, per evitare il rischio che ditte spregiudicate possano determinare con i loro comportamenti situazioni di sfruttamento dei lavoratori. In questi casi la chiusura delle imprese comporta per i dipendenti l’impossibilità di utilizzare gli ammortizzatori sociali e la cassa integrazione. Il sindaco, ha illustrato l’esito del recente incontro con l’amministratore delegato Guseppe Bono, al quale tra l’altro, Pizzolitto ha richiesto anche, che per quanto possibile, nell’indotto sia utilizzata l’imprenditoria regionale. Il sindaco, Pizzolitto, a seguito dell’incontro, si è impegnato a sensibilizzare il prefetto per un incontro con la Rsu sulle problematiche del personale delle ditte in appalto, onde risolvere i problemi segnalati dal sindacato.

Il Piccolo, 15 giugno 2010
 
Cassa in Fincantieri, appello al governo 
I sindacati chiedono un incontro con sindaco e prefetto

L’ordine di due super-passeggeri arrivato a maggio garantisce un minimo di prospettiva allo stabilimento Fincantieri di Monfalcone. Il carico di lavoro a livello di gruppo è però insufficiente. In mancanza di commesse ”governative”, la realizzazione delle due nuove navi da crociera, per quanto grandi, rischia quindi di essere insufficiente ad alimentare la stessa Monfalcone, se la prospettiva è quella di aumentare la quota di lavorazioni affidate ad altri cantieri del gruppo per alleggerire il ricorso alla cassa integrazione. In vista potrebbe esserci anche un aumento del numero di dipendenti Fincantieri di altri stabilimenti dirottati su Monfalcone sempre per tamponare lo scarico di lavoro. Ecco perchè le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e le Rsu delle stesse sigle chiedono, a ranghi serrati e con urgenza, un incontro al sindaco Gianfranco Pizzolitto e al prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu. Dal Governo il sindacato dei metalmeccanici si attende quindi un’assunzione di responsabilità, anche perchè in ballo ci sono i posti di lavoro creati in modo diretto da Fincantieri e i tanti dell’indotto. Il sindacato ieri ha quindi ricordato di aver chiesto a Fincantieri un tavolo per discutere della riorganizzazione complessiva dell’appalto. Le organizzazioni dei metalmeccanici hanno firmato otto accordi di cassa integrazione a maggio e tre a giugno con altrettante imprese esterne. Al momento lo scarico di lavoro nell’indotto è di circa 300 lavoratori (contro i 340 di Fincantieri), ma il settore potrebbe subire un calo tra i 600 e i mille addetti rispetto i 3mila di oggi. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 maggio 2010
 
LA FIRMA DEL CONTRATTO PER LE DUE NUOVE SUPER-NAVI
Ossigeno al cantiere, lavoro garantito fino al 2014 
Il sindaco: «Vedo il futuro con più ottimismo». Luxich (Rsu): «Dimostrazione di fiducia»

LE NUOVE COMMESSE
Le due nuove unità commissionate a Fincantieri per il brand Princess Cruises stazzeranno ciascuna 141mila tonnellate.
Ciascuna potrà ospitare un numero record di passeggeri: 3.600.
Le due unità, che garantiranno lavoro allo stabilimento di Monfalcone fino al 2014, saranno le più grandi navi da crociera mai realizzate da Fincantieri e le ammiraglie della flotta Princess Cruises.
LA ”CASSA”
Attualmente nello stabilimento di Panzano si trovano in cassa integrazione 230 lavoratori diretti.
Il picco massimo di Cigo dovrebbe essere raggiunto tra il luglio e l’agosto di quest’anno con circa 450 unità.
La cassa integrazione sta colpendo pesantemente anche l’indotto dello stabilimento: ne sono interessati al momento 260 lavoratori e una decina di ditte dell’appalto.
CARICO DI LAVORO
È in corso l’allestimento di ”Queen Elizabeth”, varata a inizio gennaio: sarà consegnata a Cunard Lines in autunno.
In costruzione ”Carnival Magic”, gemella di ”Dream”, 130mila tonnellate di stazza lorda, che sarà ultimata nella primavera 2011.
Il cantiere sarà poi impegnato nella costruzione di una gemella di ”Dream”, un’unità da 130mila tonnellate in grado di accogliere 3690 passeggeri, del valore di 740 milioni di dollari.

di TIZIANA CARPINELLI

Fino al 2014 la produzione allo stabilimento navalmeccanico di Panzano è di fatto blindata. Ieri Fincantieri e Carnival Corporation, il colosso croceristico stelle e strisce, hanno annunciato l’ordine per la costruzione di due navi prototipo, destinate a diventare le ammiraglie della flotta Princess Cruises. Generale sospiro di sollievo, dunque, dal momento che dopo l’accordo di massima siglato lo scorso febbraio dalle due società niente era più trapelato circa l’assegnazione delle consegne, facendo anche temere il peggio a fronte del panorama recessivo globale.
Per il gruppo si tratta dell’ennesimo ”colpaccio”: ancora una volta, infatti, l’ha spuntata sui competitor, aggiudicandosi gli unici due ordini presenti sul mercato. Per le tute blu, attualmente alle prese col rinnovo della cassa integrazione, è invece la fine del tunnel. La concreta promessa che, al termine dello scarico di lavoro, la produzione riprenderà a pieno regime. Le due nuove unità avranno una stazza lorda di 141mila tonnellate, per una capacità di 3600 passeggeri: saranno le più grandi passeggere mai realizzate da Fincantieri. Stando a indiscrezioni, il valore per ciascuna nave si aggirerebbe attorno ai 558 milioni di euro.
Anche se al momento non è stata formalizzata la distribuzione delle commesse all’interno degli stabilimenti Fincantieri è praticamente scontato che le fasi più delicate (in particolare l’allestimento) saranno realizzate nelle officine monfalconesi, le uniche specializzate in lavorazioni di questa portata. Tuttavia, in conseguenza della crisi patita dal gruppo, dettata dall’andamento della produzione croceristica internazionale, è verosimile che una parte del lavoro venga assegnata anche ad altri cantieri (per esempio quelli di Ancona o Castellammare), dove la cassa integrazione ordinaria è agli sgoccioli o dove comunque la difficile congiuntura economica si è accusata maggiormente.
L’aggiudicazione delle due commesse non fa rientrare la cassa integrazione che investe attualmente 230 dipendenti (lunedì all’Assindustria di Gorizia i sindacati hanno siglato il suo rinnovo per ulteriori 13 settimane a partire dal 10 maggio) ma certamente fornisce ampie rassicurazioni sulla continuità del lavoro. Portando a un cauto ottimismo sia i rappresentanti delle maestranze che i rappresentanti dei cittadini. In particolare il sindaco Gianfranco Pizzolitto: «Tiro un sospiro di sollievo e vedo il futuro con molto più ottimismo, non solo per lo stabilimento di Panzano ma anche per il resto dell’economia locale, dato che Fincantieri è un elemento trainante nell’Isontino. Farò altri commenti domani (oggi per chi legge, ndr), dopo l’incontro con l’ad Giuseppe Bono».
Commenti positivi pure dal versante sindacale: «Va sottolineato innanzitutto – ha esordito Moreno Luxich (Fiom-Cgil) – che le commesse concernono due prototipi e dunque si tratta di navi mai realizzate prima. Questo aspetto è fonte di soddisfazione per la fiducia accordata al gruppo nonostante la crisi sofferta dalla cantieristica a livello internazionale ma anche di possibile preoccupazione legata alle tempistiche di consegna delle diverse unità. È stata Fincantieri stessa, nel corso di un’audizione al ministero delle Attività produttive, a rimarcare pubblicamente la corsa al risparmio che condiziona il mercato. Ciò deve pertanto indurci, come Rsu, alla prudenza e a un rinnovato impegno nel prestare attenzione alle ricadute delle nuove commesse, con particolare riferimento alle condizioni di lavoro per le maestranze più fragili, operanti nell’appalto».
«Chiaro – ha proseguito – che si tratta di un’autentica boccata di ossigeno e della conferma che tutti i dipendenti in Cigo verranno riassorbiti entro l’anno». Attualmente lo scarico di lavoro si sta riducendo per gli operai impiegati nel Parco lamiere (una ventina di lavoratori hanno fatto rientro già una quindicina di giorni prima rispetto alla data fissata) e nell’Officina navale, mentre sta investendo maggiormente la Prefabbricazione e la Salderia B. A ruota, fino a dicembre, interesserà tutte le fasi della lavorazione. «La situazione non deve spingere le istituzioni ad abbassare la guardia – ha concluso Luxich – va rinvigorito anzi il monitoraggio sulla legalità degli appalti e sulla sicurezza».
«Indubbiamente siamo molto contenti – ha chiosato Michele Zoff (Fim-Cisl) -: sebbene la notizia circolasse già da qualche tempo, mancava infatti l’ufficialità dell’aggiudicazione. Il lavoro garantito fino al 2014 non può che rendere paghi i lavoratori e iniettare un po’ di fiducia nel comparto: Fincantieri, a differenza di altre aziende presenti sul territorio, vede una ripresa. E si dimostra all’altezza della domanda, visto che in Europa non c’è lavoro e gli unici ordini presenti sono stati accaparrati proprio dal nostro gruppo». «Il problema della Cigo, alla luce delle nuove commesse, si ridimensiona notevolmente – ha concluso Andrea Holjar -: certo, la sofferenza negli altri cantieri resta e non va scordata, tuttavia non possiamo che gioire del risultato raccolto».
 
IL CARICO DI LAVORO 
In autunno la consegna a Cunard Lines della ”Queen Elizabeth”

 
Con la conferma delle due super-passeggeri targate Princess Cruises il portafoglio ordini dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone guadagna più che una boccata d’ossigeno, facendo sperare in una progressiva riduzione della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti e delle difficoltà che stanno investendo il mondo dell’indotto. Da qui al 2014 il cantiere navale realizzerà in tutto cinque unità, di cui quattro di grandi dimensioni. Consegnata alla fine di marzo Azura P&O, gemella di Ventura, una nave da 116mila tonnellate di stazza lorda, lo stabilimento è impegnato nell’allestimento di ”Queen Elizabeth” che, varata a inizio gennaio, sarà consegnata a Cunard Lines, a inizio autunno. I test in mare dell’unità avranno luogo entro fine luglio. La società ha intanto già programmato per il 12 ottobre la partenza del viaggio inaugurale, che salperà da Southampton alla volta delle Canarie. ”Carnival Magic”, gemella di ”Dream”, 130mila tonnellate, sarà ultimata invece nella primavera 2011, dopo essere stata impostata a inizio anno. La prima crociera partirà da Venezia il primo maggio 2011 per Barcellona. Il cantiere sarà poi impegnato nella costruzione di una gemella di ”Dream” e ”Magic”, un’unità da 130mila tonnellate in grado di accogliere 3690 passeggeri, del valore di 740 milioni di dollari, che entrerà in servizio nel 2012. (la.bl.)

Il Piccolo, 06 maggio 2010
 
SUPER-NAVI. INCONTRO IERI TRA L’AMMINISTRATORE DELEGATO E IL SINDACO 
PIZZOLITTO 
BONO 
Fincantieri-Comune, patto per lo sviluppo 
Garanzie sulla dismissione della ferrovia e il completamento dell’ex Albergo operai
Disponibilità a coinvolgere maggiormente le ditte locali nell’appalto
«Auspico che questa sia la premessa per la ripresa economica»

di TIZIANA CARPINELLI

Finiti i tempi bui di incertezza, con l’acquisizione delle due ultime commesse Carnival del valore complessivo di oltre un miliardo di euro, è venuto il momento, per Fincantieri, di sciogliere tutti i nodi. Ecco perchè, dall’annunciato incontro di ieri tra il sindaco Gianfranco Pizzolitto e l’amministratore delegato del gruppo, Giuseppe Bono, non è emersa soltanto la soddisfazione per la continuità produttiva (che ha già ampiamente rincuorato le maestranze), bensì una svolta di rilievo, in termini di progettualità, per il territorio. Svolta dettata, in primis, dall’imminente, definitiva rimozione del tracciato ferroviario che separa come due metà della stessa mela la città. Ma anche dalla rinnovata volontà da parte dell’azienda di proseguire l’intervento di recupero dell’ex Albergo operai e dall’impegno a ricorrere all’imprenditoria locale per i lavori in appalto.
IL COMUNE Soddisfatto il primo cittadino, che con Bono ha affrontato le prospettive e dunque anche le ricadute determinate dall’aggiudicazione delle due nuove unità dalla stazza lorda di 141mila tonnellate e dalla capacità di 3.600 passeggeri (le più grandi navi da crociera mai realizzate da Fincantieri). «Finalmente le cose iniziano a girare bene – ha commentato Pizzolitto dopo il tavolo – ci auguriamo che la Fincantieri possa essere l’elemento trainante dell’economia locale. Interessante mi è parso soprattutto il coinvolgimento delle ditte locali nei futuri appalti dell’azienda. Rispetto a una situazione pesante di cassintegrazioni a ripetizione e di nuove povertà, soprattutto a carico di giovani e anziani, una posizione di questo tipo garantisce buone prospettive per il futuro del mandamento».
QUESTIONI APERTE ll primo cittadino ha posto sul tappeto tre questioni di rilevante impatto: la dismissione dell’attuale collegamento ferroviario che divide la città e la realizzazione di un nuovo raccordo che, su prolungamento di quello esistente in zona Schiavetti Brancolo, si ponga a servizio dei cantieri navali e dell’Ansaldo; il completamento della riqualificazione dell’ex Albergo operai, all’interno del quale l’ente locale inserirà il museo della cantieristica; e, infine, la possibilità che nelle gare per i lavori da affidare a ditte esterne venga data preferenza all’imprenditoria locale.
FERROVIA Su questi punti si è registrata, stando a quanto riferito dal sindaco, un’«ampia convergenza e disponibilità da parte dell’ad», tant’è che sono stati «individuati i percorsi per dare concretezza a queste esigenze». Relativamente al raccordo ferroviario, i tempi – dopo un’attesa durata oltre dieci anni – potrebbero ora essere maturi. Si procederà con un approfondimento tecnico che vedrà coinvolti i professionisti del Comune e la direzione dello stabilimento. Le valutazioni serviranno a fissare un accordo di programma che, rendendo definitiva la scelta, potrà concretamente risolvere il problema, stabilendo un nuovo tracciato.
LE NOVITÀ L’infrastruttura si collegherà al potenziamento dell’area industriale Schiavetti Brancolo, in cui si inserirà anche la nuova bretella che rientra nella viabilità d’accesso in fase di realizzazione. Tale viabilità permetterà anche ai mezzi pesanti provenienti dal nuovo raccordo tra il casello di Redipuglia dell’A4 e la provinciale 19 Monfalcone-Grado di accedere direttamente alla Fincantieri e All’Ansaldo, bypassando in toto il quartiere di Panzano, peraltro densamente popolato. In ogni caso, ha osservato il Comune, il nuovo raccordo ferroviario e l’eliminazione dell’attuale collegamento con Ronchi Sud, che negli anni ha creato una vera e propria barriera, migliorerà l’assetto viario dell’intera città.
ALBERGO OPERAI L’ex Albergo operai, per il quale il sindaco ha espresso l’esigenza di poter usufruire quanto prima degli spazi museali, vedrà la ripresa dei lavori sulla facciata, mentre per quanto attiene agli spazi utilizzati da Fincantieri, la società farà una valutazione tenendo conto dell’evoluzione del mercato delle commesse, che pur in una fase di positiva ripresa, mantiene elementi di incertezza.
GLI APPALTI L’ad Bono, infine, ha dato ampia disponibilità affinché nell’affidamento delle lavorazioni possano essere invitate e coinvolte le imprese locali, pur nella logica della libera concorrenza. Ciò può rappresentare un contributo importante per favorire la ripresa e la crescita delle aziende del territorio in una fase di difficoltà economica.
 
I COMMENTI DEI CANTIERINI E DEI TRASFERTISTI 
La grande paura sembra finita: «Ora tutti speriamo di rientrare»

Alla fine, le due super-commesse sono andate in porto. E la certezza, all’indomani della formalizzazione dei contratti con Carnival per i due prototipi targati Princess Cruises, apre il varco a speranze più concrete. Tra i lavoratori diretti, che si alternano con la cassa integrazione, ma anche tra gli operai dell’appalto si respira un clima più rassicurante. Animi sollevati, ma senza abbandonare del tutto le preoccupazioni. E senza trascurare i problemi sul tappeto, come le paghe globali, il sistema dell’appalto, la sicurezza sul posto di lavoro. Alessandro Pezzetta, sposato, 2 figli e moglie a carico, lavora al reparto lamiere. Questa settimana, dice, inizierà la ”cassa”, con il rientro dei primi colleghi: «Lavoro alle dipendenze di Fincantieri dal ’98, prima operavo per conto di una ditta d’appalto. In famiglia vantiamo 4 generazioni di cantierini. La conferma delle due commesse non può che indurre alla speranza. Ora bisognerà capire come sarà spalmata la produzione tra gli stabilimenti e quali saranno le modalità e i ritmi di lavoro. Al parco lamiere sta arrivando nuovo materiale, relativo alla commessa assegnata nel 2009. Non è facile gestire il bilancio familiare, sono l’unico che lavora. L’importante è al momento aver preso le due ulteriori commesse».
Anche il collega Agostino Cian ha due figli a carico, la moglie lavora. È rientrato al parco lamiere da due settimane, dopo un mese di ”cassa”: «C’è speranza, confidiamo che la maggior parte della produzione sia data a Monfalcone. In cantiere ci sono stati investimenti, segnali che fanno pensare alla ripresa. Vedremo anche con le ipotizzate commesse pubbliche, che potrebbero dare ossigeno soprattutto agli altri stabilimenti». Roberto Tull è responsabile carpenteria di una impresa d’appalto. Vi lavora da 21 anni, è sposato e ha un figlio. «È molto positivo – sostiene -, un’iniezione di speranza anche per tante ditte dell’appalto, come la nostra, e per le famiglie. L’indotto qui è molto forte. Ciò che ritengo importante, senza voler discriminare, è salvaguardare le imprese che hanno alle spalle tradizione e una solida organizzazione produttiva, radicate nel territorio». Leonardo Minnici è più cauto nei commenti: «Lavoravo in subappalto, da novembre sono a casa. Sono rientrato al mio paese, in Calabria. Ora sono qui perchè cerco lavoro. Il fatto è – osserva – che l’economia mondiale non va bene. E la competizione si gioca anche sul costo del lavoro. Per questo ritengo giusto affrontare il tema legato ai trattamenti retributivi e alle paghe globali». Carmelo Bonomo da 2 mesi non lavora. Come i suoi due figli, sempre dipendenti di imprese d’appalto. «Quando è andata via ”Azura” la mia impresa ci ha mandato a casa. Ora spero di poter rientrare, il prossimo mese. Anche i miei figli sono in attesa di riprendere a lavorare. Ho 64 anni, me ne manca uno alla pensione. Il problema sono i giovani, ai quali bisogna poter dare prospettive». (la.bo.)

Il Piccolo, 07 giugno 2010
 
OGGI IL RIENTRO IN FABBRICA 
Finita la cassa, al lavoro altri cento cantierini

Il grosso della cassa integrazione nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone deve appena arrivare, ma intanto i lavoratori coinvolti per primi dallo scarico di lavoro del cantiere si apprestano a rientrarvi. Dopo il ritorno al lavoro di alcuni addetti alla fine di aprile, oggi rimetteranno piede nello stabilimento poco meno di un centinaio di addetti, mentre una ventina hanno già ripreso a lavorare con la scorsa settimana.
Si tratta di operai impiegati nell’area della pre-fabbricazione, la prima a essere stata interessata, con il parco lamiere, dal salto nella produzione imposto dallo scarto tra vecchie commesse e i tre nuovi ordini, siglati tra la fine del 2009 e lo scorso mese. Intanto, però, si preparano a rimanere temporaneamente a casa gli addetti del pre-montaggio. Sarà proprio nel corso dell’estate che la ”cassa” toccherà il suo punto massimo con 450 lavoratori coinvolti.
Il rientro avverrà appena nell’autunno. Secondo le ”scansioni” prospettate dall’azienda, l’Officina navale avrebbe dovuto tornare a regime a fine maggio, mentre il settore pre-fabbricazione tra maggio e giugno. La fase di pre-montaggio entrerà in scarico a luglio con rientro a novembre, mentre il montaggio, per l’area bacino, sarà interessato dallo scarico tra settembre e dicembre. La Cigo nel cantiere navale di Monfalcone ha preso il via l’8 febbraio, coinvolgendo una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale.
La ”cassa” ha interessato da subito anche una trentina di maestranze della Salderia B e una ventina di operai adibiti ai magazzini. Si è trattato appunto del primo contingente che, a rotazione, raggiungerà numericamente il picco massimo ipotizzato di 450 unità nel periodo di giugno-luglio e poi, successivamente, di ottobre, quando lo scarico di produzione legato alla prolungata scarsità di commesse avrà il suo culmine. Lo stabilimento al momento è impegnato nell’allestimento, più impegnativo del previsto, a quanto pare, di ”Queen Elizabeth” che, varata a inizio gennaio, sarà consegnata a Cunard Lines, a inizio autunno. I test in mare dell’unità avranno luogo entro fine luglio. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 giugno 2010
 
Rientro dalla ”cassa”, si lavora alla consegna della Queen Elizabeth 
Fincantieri, conclusa la prima trance della Cigo Rsu: no al massiccio ricorso a lavoratori esterni

di TIZIANA CARPINELLI

Con l’animo più leggero, una cinquantina di tute blu ha timbrato ieri mattina il cartellino, siglando così il fatidico rientro in fabbrica dopo il tunnel della cassa integrazione ordinaria. I lavoratori dell’area pre-fabricazione, per primi coinvolti – assieme ai dipendenti del parco lamiere – nello scarico di lavoro conseguente alla crisi del mercato croceristico, hanno infatti rimesso piede nello stabilimento della Fincantieri di Panzano. Dopo aver svolto i corsi e combattutto con i salari decurtati hanno potuto riprendere il loro posto. Ma è presto, stando ai sindacati, per cantar vittoria: l’apice della Cigo deve ancora arrivare. Tra luglio e agosto, infatti, 450 cantierini resteranno a casa, proprio mentre lo scarico produttivo interesserà il pre-montaggio e il montaggio: due settori dove la presenza di lavoratori delle ditte in appalto è più pronunciata.
«Da accordi – ha osservato Moreno Luxich, delegato Fiom nella Rsu – vigileremo affinché non vi sia un ricorso massiccio ai lavoratori esterni, ma anzi sia promossa una gestione oculata degli operai nelle diverse fasi produttive. Fino a oggi i rientri sono in linea con le prospettive indicate. Ma vale la pena ricordare che i sindacati stipulano accordi per l’assegnazione di ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, diretti e dell’indotto: è stato attivato uno sportello appositamente rivolto alle ditte dell’appalto e dunque presteremo particolare attenzione alla situazione, per evitare che vi siano penalizzazioni di sorta». Luxich, reduce dall’ultimo coordinamento Fiom a Roma, non ha delineato scenari rosei per il gruppo: «La Cigo al cantiere di Castellammare è agli sgoccioli e si dovranno chiedere deroghe, perchè la cantierabilità delle commesse pubbliche assegnate è di sei mesi e il periodo di scarico dovrà essere coperto. Non va meglio da altre parti: alle istituzioni nazionali si deve chiedere un intervento a tutela del comparto. La crisi croceristica, per l’assenza di ordinativi in particolare da questo settore, è pronunciata e rischia di penalizzare proprio Monfalcone, quasi esclusivamente attrezzata per la produzione delle passeggeri».
La produzione, per Panzano, è ”blindata” fino al 2014, lasso entro cui andranno realizzate cinque unità. Consegnata a fine marzo Azura, la prossima a salpare dal bacino sarà la Queen Elizabeth, 90.400 tonnellate di stazza lorda, per una lunghezza di 294 metri. Si tratta della seconda nave più grande commissionata dalla società britannica Cunard Line, naturale evoluzione degli ”ocean liner” stile anni Trenta. Potrà ospitare nelle sue 1046 cabine oltre 2500 ospiti, asisstiti da 1097 membri dell’equipaggio. Dopo il varo di gennaio è in fase di allestimento e, da contratto, dovrà essere consegnata entro il 30 settembre. I test in mare, già fissati, si faranno a fine luglio. Carnival Magic, gemella di Dream, sarà ultimata invece nella primavera 2011, dopo essere stata impostata a inizio anno.
Il cantiere di Panzano sarà quindi impegnato nella costruzione di una gemella di ”Dream” e ”Magic”, un’unità da 130mila tonnellate in grado di accogliere 3690 passeggeri, del valore di 740 milioni di dollari, che entrerà in servizio nel 2012. Infine la costruzione di due navi prototipo, destinate a diventare le ammiraglie della flotta Princess Cruises. Le unità avranno una stazza lorda di 141mila tonnellate, per una capacità di 3600 passeggeri: saranno le più grandi passeggere mai realizzate da Fincantieri. Il valore per ciascuna nave si aggirerebbe attorno ai 558 milioni di euro.
 
LA TESTIMONIANZA. MOGLIE E FIGLIO E SOLO 700 EURO 
«Ho tirato la cinghia per 4 mesi»

Tra gli operai rientrati, ieri, c’era anche il monfalconese Luciano Trevisan, 50 anni, di cui quasi trenta trascorsi alle dipendenze del cantiere di Panzano. «È stato un periodo difficile, durato quattro lunghi mesi – ha raccontato -. Il problema più grande è stato fronteggiare un salario asciugato all’osso. Cos’ho fatto? Ho tirato la cinghia, cioé ho dato un taglio a tutte le cose superflue: ho rinunciato, una volta alla settimana, all’abitudine di portare fuori la famiglia a mangiare la pizza e ho detto addio alle gare di pesca, che è la mia passione. Mio figlio va alle medie e mia moglie non lavora: tirare avanti con 700 euro al mese non è stata cosa semplice». E cos’ha fatto in questi quattro mesi di ”digiuno” dal lavoro? «Ho frequentato i corsi di sicurezza, sicurezza avanzata, antincendio, saldatura e disegno – ha replicato – tutte nozioni che, si capirà bene, in trent’anni di lavoro (li coronerà il prossimo aprile, ndr) ho già abbondantemente acquisito». «Ora – ha concluso – sono molto contento di essere rientrato, anche se c’è chi è stato molto più, diciamo, ”fortunato” di me: invece di sorbirsi quattro mesi di Cigo ha fatto solo due o tre settimane».
Dal suo canto Andrea Holjar, sindacalista della Uilm, ha ribadito la necessità di prestare attenzione alla prosecuzione della Cigo, che attraverserà a breve la fase più acuta: «Vigileremo affinché la situazione non vada a scapito dei lavoratori dipendenti e non si assista dunque a una guerra tra poveri. Sindacalmente sarà più difficile spiegare ai dipendenti in cassa che le maestranze dell’appalto invece continueranno a lavorare, dato che il Montaggio vede questi ultimi maggiormente coinvolti. I contratti stipulati vanno ottemperati». (t.c.)

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