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Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
CONFERENZA REGIONALE A TRIESTE 
L’amianto uccide ogni anno sessanta persone in regione

«Ogni anno in Friuli Venezia Giulia muoiono 60 persone per mesotelioma della pleura. Considerando che nel 2008 i morti di infortunio sul lavoro sono stati 30, ci si rende conto della strage che ci troviamo ad affrontare». Con queste parole il presidente della Commissione amianto Mauro Melato ha dato il via alla quarta Conferenza regionale sull’amianto in Friuli Venezia Giulia. La giornata dei lavori ha visto alternarsi numerosi relatori che hanno affrontato il problema amianto nelle sue articolazioni sanitarie, ambientali, giuridiche. «In regione sono ancora presenti infinite quantità di questo materiale – ha detto Melato – perlopiù disperse in piccoli depositi». L’intervento di Enrico Bullian, componente della Commissione amianto, si è concentrato proprio sulla bonifica dei siti contaminati: «Tra 2001 e 2008 i piani di lavoro regionali hanno registrato un aumento continuo degli interventi – ha detto -, passando dalle poche centinaia degli anni ’90 ai 2631 di due anni fa». Bullian ha indicato l’esempio da seguire nel progetto di microraccolta per privati portato avanti dalla provincia di Gorizia: «Gorizia è all’avanguardia in questo settore – ha spiegato Bullian – mentre Trieste il progetto è agli inizi: la provincia registra un basso numero di domande d’intervento da parte dei privati». Bullian ha poi sottolineato l’esistenza in regione di diversi casi di grave inquinamento: in provincia di Trieste sono si segnalano l’ex raffineria Aquila e lo Scalo legnami di Servola.
Giorgio Matassi, di Arpa Fvg, ha delineato le proporzioni del problema: «Abbiamo censito oltre un milione di metri quadri sul territorio regionale, e si segnalano 752 strutture associate a 335 soggetti dichiaranti». Anche le conseguenze sanitarie sono in continua crescita, e secondo gli studiosi picco delle malattie correlate arriverà soltanto nel 2015-2020: «Nel frattempo Trieste e Gorizia sono le province con la maglia nera in Italia – ha commentato Melato – assieme a Genova e La Spezia». Maria Giovanna Munafò, membro della commissione e tra gli organizzatori della sorveglianza sanitaria regionale, ha riportato i dati sugli esposti: «In regione abbiamo 8400 iscritti al registro degli esposti amianto, di cui 5032 per motivi professionali». Di questi i cittadini della provincia di Trieste sono 2877, mentre i monfalconesi e isontini sono 1321. Per rapporto esposti-abitanti, Gorizia detiene il triste primato della provincia “più esposta”. All’alto numero degli esposti consegue la diffusione delle malattie asbesto-correlate: «Il problema dei mesoteliomi è importantissimo nella zona costiera – ha affermato la responsabile del registro mesoteliomi Renata De Zotti – e l’andamento dei dati non accenna a una riduzione dei casi con il passare degli anni». I procuratori capo dei tribunali di Gorizia e Trieste, Caterina Ajello e Michele Della Costa, hanno esposto il versante giuridico del “dramma amianto”: «Lancio un grido di dolore – ha detto Ajello – perché per fare il nostro lavoro abbiamo bisogno di più aiuto da parte dell’Ass: queste indagini non possono essere condotte solo dalle forze dell’ordine, serve personale specializzato che solo l’azienda ci può fornire».

Giovanni Tomasin

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LA DENUNCIA DELL’EX SINDACALISTA ED ESPOSTO LUIGINO FRANCOVIG 
Processi amianto, la carenza di magistrati allunga i tempi 
Esigue anche le risorse economiche per tradurre gli studi scientifici in concrete risposte terapeutiche

Il procuratore capo della Repubblica di Gorizia, Caterina Ajello lo ha dichiarato in occasione della quarta Conferenza regionale dedicata all’amianto, tenutasi a Trieste il 10 febbraio scorso: la magistratura non è sufficiente per fronteggiare i processi in ordine ai decessi dei lavoratori esposti al minerale. Con ciò ponendo il problema in relazione ai tempi dei procedimenti. È stata presa in considerazione anche la questione legata alla necessità di avvalersi di tecnici specializzati ai fini della ricostruzione inquirente nell’ambito delle indagini. A rilanciare il problema è l’ex sindacalista ed esposto all’amianto, Luigino Francovig. «Ho assistito alla Conferenza regionale – spiega – e sono emerse importanti questioni. In primis, la carenza di magistrati assegnati ai processi per l’amianto, come ha sostenuto il procuratore capo di Gorizia. È un problema reale: quale garanzia c’è affinchè vengano espletati i processi in tempi congrui? Sono aspetti, è stato spiegato alla Conferenza, già esposti al Consiglio superiore della magistratura, ma intanto la realtà resta quella dell’evidente divario tra i procedimenti che faticano a giungere a sentenza, mentre dall’altro si continua a morire di amianto. Si è parlato di 60 decessi all’anno».
Francovig si sofferma sull’aspetto sanitario: «Durante la Conferenza una ricercatrice di Trieste ha messo in evidenza l’esistenza di studi importanti sulle malattie legate all’esposizione all’amianto, ma non ci sono risorse economiche per tradurre questi percorsi scientifici in percorsi terapeutici. Con ciò senza considerare i potenziali rischi provocati anche dall’utilizzo nelle fabbriche degli attuali materiali. E ancora: che indicazioni ci sono a proposito del Centro specialistico ipotizzato a Monfalcone, come pure dell’assistenza specialistica decentrata? Il piano socio-sanitario regionale prevede evidenti riorganizzazioni per l’ospedale di San Polo e per quello di Gorizia. Ci si chiede pertanto quale prospettiva di cura può avere un ammalato esposto all’amianto?». Francovig conclude: «La Conferenza regionale ha messo in luce aspetti sui quali è necessario riflettere. Sarebbe auspicabile un piano complessivo, che possa coordinare gli interventi oggi prodotti dalle singole e rispettive istituzioni, per affrontare questa complessa e drammatica problematica in modo più incisivo». (la. bo.)

Il Piccolo, 10 marzo 2010
 
ACCORPATI DAL TRIBUNALE DI GORIZIA SU RICHIESTA DEL PM DUE PROCEDIMENTI 
Morti d’amianto, tre rinvii a giudizio 
Indagini sul ruolo ricoperto da Marino Visintin nell’ambito di Fincantieri

Due nuovi procedimenti per omicidio colposo legati a due decessi per esposizioni all’amianto sono approdati ieri dinanzi al giudice dell’udienze preliminari Paola Santangelo. I due fascicoli sono stati riuniti e il giudice, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Luigi Leghissa, ha rinviato a giudizio Manlio Lippi, Enrico Bocchini e Vittorio Fanfani, che all’epoca dei fatti erano ai vertici dell’Italcantieri. Sono state ammesse anche le parti civili rappresentante dai familiari dei due operai i cui decessi sarebbero legati all’amianto.
L’accusa agli imputati è di aver omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e si sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Il processo è stato fissato per il 13 aprile dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Gorizia.
È stata invece stralciata la posizione di Mario Abbona e Marino Visintin per ulteriori accertamenti sulle funzioni ricoperte all’interno del cantiere di Monfalcone. Abbona era addetto al servizio centrale di sicurezza del gruppo, mentre Visintin era responsabile della sicurezza all’interno dello stabilimento di Monfalcone nel periodo tra il 1972 e il 1992.
Visintin non è la prima volta che viene chiamato in causa in questi procedimenti legati all’amianto. Nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste Visintin non era stato indagato, ma sentito come teste. In un altro caso, quello avviato dalla Procura della Repubblica di Gorizia invece il pm aveva chiesto per Visintin il rinvio a giudizio. Ma il Gup, sposando la linea della procura triestina, richiesta non accolta dal gup che aveva prosciolto Visintin. Ma la vicenda giudiziaria non si è conclusa: il pubblico ministero ha impugnato la decisione di proscioglimento ricorrendo alla Corte di Cassazione, che ha disposto una parziale riapertura delle indagini nei confronti di Visintin per accertare se i dipendenti colpiti dalla malattia fossero gerarchicamente sottoposti a Visintin oppure se i loro capi fossero altri.
Marino Visintin per questo suo coinvolgimento nell’inchiesta ha già pagato sul piano politico con le dimissioni da assessore al Lavoro. Nell’ambito del centrosinistra, che governa la Provincia, si era aperto un anno fa un vivace dibattito con Rifondazione comunista che aveva chiesto con forza le sue dimissioni. Sulla stessa posizione anche il centrodestra che aveva rimarcato come più volte il presidente Gherghetta avesse espresso la volontà che la Provincia si costituisse parte civile nei processi per le morti da amianto. (fra. fem.)

Il Piccolo, 12 marzo 2010

CONVENZIONE CON LA PROVINCIA 
Parte alla Svoc la bonifica dell’amianto

Parte la bonifica dell’eternit alla Società velica Oscar Cosulich. Riguarda un deposito di imbarcazioni adibite alla scuola di vela, per il quale è stata sottoscritta una convenzione tra la Provincia di Gorizia e la società di Panzano. L’importo stabilito è di 31,7 mila euro, di cui 20mila garantiti dall’ente provinciale e i restanti in compartecipazione dalla stessa Svoc. L’intervento, ha spiegato il presidente della società velica, ingegner Sergio Lapo, vuole essere un primo, importante passo lungo il percorso di risanamento e sistemazione delle strutture. La bonifica del deposito rappresentava una «spina nel fianco», da tempo ritenuta urgenza prioritaria, che ha trovato la solerte e piena disponibilità della Provincia. I lavori partiranno lunedì e dureranno un mese. Lavori, peraltro, ”inaugurati” dal maltempo dell’altro giorno, quando la bora ha scoperchiato parte del tetto in eternit, mentre era in preparazione il cantiere. «Ci auguriamo – ha aggiunto Lapo – che questa bonifica possa rappresentare l’inizio di una serie di interventi di risanamento e di restauro di tutta la sede. Per questo, avvalendoci delle leggi in vigore, intendiamo insistere con la Regione per il reperimento delle risorse».
Nel giro di un anno, da quando la società ha posto il problema della bonifica all’avvio dei lavori, espletati tutti i necessari passaggi burocratici, si va dunque verso la risoluzione di un annoso problema. La convenzione stipulata costituisce un ”modello funzionale” di compartecipazione tra pubblico e privato, ha evidenziato l’assessore provinciale dallo Sport, Sara Vito. La Provincia ha garantito 20mila euro, mentre i restanti 11mila saranno a carico della Svoc. Un impegno finanziario non indifferente, per la società velica. La formalizzazione della convenzione è avvenuta nell’autunno 2009. «Abbiamo accolto l’istanza della Svoc per due ordini di motivi – ha continuato l’assessore Vito -, per l’urgenza dell’intervento di bonifica in sè, che rientra nell’ambito della politica della Provincia volta alla lotta contro il problema-amianto, e per l’importanza della società sportiva, fucina di atleti di grande livello. Il segnale è che, lavorando insieme, si riescono a ottenere risultati di qualità.». L’assessore ha spiegato che la Provincia ha investito molto sull’impiantistica sportiva, un milione di euro, che sarà liquidato a breve per realizzare interventi in tutti i Comuni dell’Isontino. «L’intenzione è quella di garantire almeno un intervento per ogni Comune, in una logica di pianificazione mirata. I finanziamenti relativi alla bonifica per la Svoc, invece, sono risorse suppletive, legate a fondi residui erogati attraverso la convenzione». (la.bo.)

Il Piccolo, 19 marzo 2010
 
LA GRAVE SITUAZIONE DEL TRIBUNALE ESAMINATA DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO 
Mancano giudici, processi per l’amianto a rischio 
È emersa la necessità di chiedere al ministero e al Csm di dichiarare Gorizia sede disagiata

di FRANCO FEMIA

I processi per i casi d’amianto sono a rischio per la carenza di giudici. Lo ha accertato il Consiglio giudiziario del distretto, presieduto dal presidente della Corte d’appello Mario Trampus, riunitosi in via straordinaria a Gorizia proprio per focalizzare la grave situazione in cui versa il tribunale, struttura ritenuta insufficiente per far fronte alla domanda di giustizia che emerge nel circondario.
Il prossimo trasferimento di tre magistrati giudicanti (Vicinanza, Bigattin e Masiello) di fatto impedirà lo svolgimento dei processi per l’amianto – tra gli altri a ruolo ce ne sono due con un centinaio di parti civili – se non attraverso l’applicazione di giudici dei tribunali di Udine e Pordenone. Ma anche la parte ordinaria rischia di collassare perché opererebbero al tribunale di Gorizia solo un gip e un giudice monocratico. Per questo motivo concorde è stata la richiesta al ministero della Giustizia e al Csm di dichiarare il tribunale di Gorizia sede disagiata in modo da incentivare l’arrivo di nuovi giudici. Il sindaco Ettore Romoli, presente all’incontro assieme al presidente della Provincia Enrico Gherghetta, ha assicurato il suo interessamento con il ministro Alfano perché la richiesta venga esaudita. «È importante che il Consiglio giudiziario si sia riunito a Gorizia – ha detto Romoli – perché ha acceso i riflettori sulla gravissima situazione in cui versa il tribunale, la cui amministrazione della giustizia rischia di diventare ingestibile».
È emersa anche la necessità che venga aumentata la pianta organica del tribunale passando dagli attuali 11 a 18 giudici. «Ma noi ci accontenteremo anche di 15», ha detto il presidente dell’Ordine degli avvocati Silvano Gaggioli.

Il Piccolo, 20 marzo 2010
 
DIPENDENTI DI DIVERSE AZIENDE DEL MONFALCONESE CHIEDONO UN RISARCIMENTO ECONOMICO PER IL DANNO SUBITO 
Amianto, già 400 esposti si appellano al giudice del lavoro 
Le prime udienze previste a inizio di giugno. Le pratiche raccolte in sei mesi dallo sportello Inca della Cgil

Sono oltre 400 i lavoratori di fabbriche del Monfalconese esposti all’amianto che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, cioè il risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto eventualmente erogato dall’Inail.
Tante sono le pratiche che nell’arco di poco più di sei mesi ha raccolto l’apposito sportello creato dall’Inca della Cgil, nella sede situazione nel complesso Paciana, tra via Bixio e via 9 Giugno.
Le prime udienze davanti al giudice del Lavoro di Gorizia sono attese per l’inizio di giugno, come spiega l’avvocato Giancarlo Moro, esperto in diritto del lavoro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo.
La maggior parte dei casi riguarda lavoratori del cantiere navale, diretti e indiretti, affiancati però da persone impiegate all’Ansaldo, in porto, alla centrale elettrica, allora Enel, Cartiera Burgo e Ferrovie dello Stato, tutti residenti nel Monfalconese e nella Bassa friulana.
Allo sportello della Cgil si sono rivolti però anche cittadini che hanno contratto patologie asbestocorrelate nella propria abitazione, vicina ai posti di lavoro dove l’amianto si è usato in modo massiccio in alcuni periodi. L’obiettivo della Cgil rimane del resto quello di “dare tutela a tutti”. «La malattia più diffusa sono le placche pleuriche – spiega l’avvocato Moro -, che però ottengono tra 1 e 5 punti dall’Inal. Peccato che i risarcimenti scattino dal sesto punto in poi». Per questi lavoratori, secondo il legale, la tutela risarcitatoria è l’unica opzione quindi a fronte dei danni alla salute subiti. La strada dei procedimenti penali va perseguita e la Cgil si costituisce parte civile ogni volta che si va a processo. «La Procura, la cui attività vediamo con favore, in primis si occupa però dei reati più gravi, cioè l’omicidio colposo – afferma Moro -, e non potrà, con le forze a disposizione, perseguire tutti i reati per le patologie medie o minori». Che, però, possono trovare una risposta attraverso il ricorso al giudice del Lavoro, secondo il legale, per il riconoscimento del “danno differenziale”. Quella del riconoscimento del danno differenziale è inoltre un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera.
I casi saranno valutati singolarmente dal giudice, ma il legale della Cgil auspica che possa essere utilizzato il notevole materiale probatorio già  accumulato per supportare i procedimenti penali e civili.
Laura Blasich

Il Piccolo, 31 marzo 2010
 
AL COMPUTER 
Si raccolgono e incrociano dati e documenti sulla vita del cantiere dal 1970 a oggi 
Amianto, al lavoro pool di 10 persone per rendere più celeri i processi

C’è un pool che lavora sui procedimenti per l’amianto. Un pool di 10 persone creato dalla Procura della repubblica e formato dai sostituti procuratori Luigi Leghissa e Valentina Bossi, da sei appartenenti alla forze dell’ordine (in gran parte carabinieri), due dirigenti del servizio di prevenzione e sicurezza sull’ambiente del lavoro dell’Azienda sanitaria isontina.
C’è poi a disposizione un consulente informatico e, grazie a un server fornito dalla Regione, la Procura sta informatizzando tutto quanto è necessario per snellire il lavoro legato all’esposizione all’amianto. «Si tratta di riscrivere la storia dei cantieri di questi ultimi anni», dice il procuratore Caterina Ajello. C’è da ricostruire 40 anni di storia dei cantieri, dal tipo e dalle modalità di costruzione delle navi, dai vertici apicali che si si sono succeduti in questi anni nello stabilimento di Panzano. Si tratta poi di memorizzare e incrociare migliaia di dati riferiti ai lavoratori e allo loro mansioni, il materiale documentale in possesso dei magistrati. Si stanno raccogliendo e informatizzando anche le testimonianze fornite dai familiari e dai colleghi degli dipendenti deceduti divise anche per periodi di lavoro.
Una mole di lavoro notevole ma che tornerà utile nell’economia processuale. Le informazioni raccolte e catalogate renderanno più spediti i procedimenti che per la materia trattata e per le numerose parti coinvolte – imputati, parti civili, periti e testimoni – si presentano assai complessi.
L’udienza del maxiprocesso, che vede sul banco degli imputati 26 tra dirigenti dell’ex Italcantieri e ditte che operavano nello stabilimento di Panzano, è fissata per il 13 aprile. Ma sarà ancora un’udienza interlocutoria dove il giudice monocratico sarà alle prese con le procedure preliminari legate ancora alla riunificazione dei numerosi fascicoli procedurali. Ma si tratta di una tappa importante di un processo atteso da anni dai familiari delle centinaia di vittime dell’amianto e che vedrà presenti come parti civili alcuni enti come il Comune di Monfalcone, la Provincia, l’Inail, l’Associazione esposti amianto e la Fiom-Cgil (fra. fem.)
 
APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO E AL MINISTRO ALFANO
«La Procura di Gorizia è in ginocchio» 
Ajello: «Ci restano solo tre magistrati». Cinque trasferimenti in pochi mesi

di FRANCO FEMIA

«Siamo in ginocchio. Da cinque sostituti procuratori a disposizione mi ritroverò presto solo con tre e con la gestione dell’inchiesta giudiziaria sull’amianto e anche con l’ordinaria amministrazione»: alla vigilia del maxiprocesso sull’amianto, il Procuratore della Repubblica Caterina Ajello lancia l’allarme. Ha già scritto al ministro della Giustizia Angelo Alfano per renderlo a conoscenza della situazione in cui versa il Palazzo di giustizia a Gorizia e ora la dottoressa Ajello è decisa a informare anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Non c’è pace dunque per la giustizia isontina alle prese da anni con un organico ristretto e con un valzer continuo di magistrati sia inquirenti che giudicanti. In un anno sono stati trasferiti, su loro richiesta, quattro sostituti procuratori ed ora un quinto, il dottor Fabrizio Suriano, è sul piede di partenza. Ne sono arrivati tre grazie al fatto che Gorizia è stata dichiarata sede disagiata, ma ora questa corsia preferenziale non esiste più.
Non si ride neppure al primo piano del palazzo di via Sauro. Il Tribunale entro l’estate perderà quattro magistrati giudicanti tanto che il maxi processo per l’amianto sarà presieduto direttamente dal presidente Matteo Trotta, non essendo altri giudici disponibili a seguire un procedimento che rischia di durare parecchi mesi se non qualche anno.
C’è, dunque, il rischio di prescrizione sui processi per l’amianto come sostiene l’Associazione esposti amianto? La dottoressa Ajello è fiduciosa, ritiene che per alcuni processi si possa arrivare al pronunciamento di 1° grado, che sarebbe un traguardo importante anche ai fini di una causa civile.
Oltre al maxiprocesso che vede riunite in un unico procedimento 102 parti lese, operai dei cantieri morti per asbestosi, sono pendenti in Procura procedimenti per altri 230 morti sempre per esposizione all’amianto. E altri fascicoli potrebbero arrivare negli uffici dei pm perché si ritiene che i decessi legati all’amianto proseguiranno ancora per molti anni.
«Noi stiamo lavorando a tamburo battente – dichiara l’Ajello -, è stato formato un pool coordinato da due sostituti procuratori impegnato a definire i fascicoli legati all’amianto».

Il Piccolo, 14 aprile 2010
 
UDIENZA LUNEDÌ 26 APRILE
Si gonfia il maxi-processo sull’amianto 
Aggiunti altri procedimenti. Un centinaio i cantierini deceduti

di FRANCO FEMIA

Si irrobustisce il già corposo fascicolo processuale che riguarda i morti da amianto. Due nuovi procedimenti, riferiti ad altrettanti presunti decessi per asbestosi, sono approdati ieri sul tavolo del giudice monocratico Emanuela Bigattin. E, come è accaduto per gli ultimi casi, anche questi su richiesta del pm Luigi Leghissa, vanno a confluire in quel mega-processo che è stato avviato dal tribunale di Gorizia e che prenderà il via lunedì 26 aprile.
Con i procedimenti di ieri si chiude questa fase procedurale dell’inchiesta sulle morti da amianto avviata dalla Procura della Repubblica e che riguarda esclusivamente decessi di quanti hanno lavorato all’interno del cantiere di Panzano. Altre decine di denunce sono ancora al vaglio del pool di magistrati, forze dell’ordine e tecnici che è stato creato appositamente dalla Procura goriziana. Ma saranno tutti casi che formeranno un successivo processo dal momento che non si è neppure arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio e quindi all’udienza preliminare. Inoltre,continuano i decessi legati all’esposizione all’amianto e, secondo le previsioni, continueranno fino al 2020.
Sarà lo stesso presidente del tribunale Matteo Trotta in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. Devono rispondere di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo perché nel frattempo deceduti Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere.
Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti d’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil.
Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perché il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testi. Si preannuncia, comunque, un processo complesso che richiederà numerose udienze per ascoltare testimoni e nel quale ci sarà anche il confronto tra le perizie dell’accusa e della difesa. Ma il dottor Trotta è intenzionato ad accelerare i tempi proponendo udienze molto ravvicinate in modo da poter arrivare in tempi ragionevole alla sentenza.
Il tribunale di Gorizia ha già emesso una sentenza di condanna per il decesso di un dipendente dell’Italcantieri nei confronti di Manlio Lippi, dirigente dell’ex Italcantieri. La pena a un anno di reclusione è stata poi annullata in appello, perché l’imputato ha potuto godere della prescrizione del reato.

Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
PARTI CIVILI I FAMILIARI, L’AEA, IL COMUNE, LA PROVINCIA, LA REGIONE, L’INAIL E LA FIOM-CGIL 
Si apre il maxi-processo per i morti di amianto 
Il procedimento riguarda il decesso di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri

Si apre oggi, al Tribunale di Gorizia, il maxi-processo per amianto. Sarà lo stesso presidente del Tribunale, Matteo Trotta, in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo, che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. L’ipotesi di accusa è quella di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario.
Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo, perchè nel frattempo deceduti, Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere. Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil. Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perchè il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testimoni.

Il Piccolo, 19 dicembre 2008 
 
La Rsu: «Nelle saldatrici la fibra-killer fino al ’92»  
Il sindacato interno ha chiesto un incontro a questore e prefetto 
 
Nello stabilimento navale di Monfalcone i lavoratori furono certamente a contatto con fibre dell’amianto fino alla fine del 1988, oltre 3 anni in più rispetto a quanto era stato stabilito dal ministero del Lavoro e dall’Inail, che avevano fissato il termine ultimo del riconoscimento dell’esposizione al settembre del 1985. L’innalzamento del tetto temporale era stato richiesto dalle organizzazioni sindacali a fronte dell’utilizzo delle macchine saldatrici semiautomatiche one-side. La domanda è stata in ogni caso accolta solo in parte, perché già nel maggio del 2005 le Rsu Fim, Fiom, Uilm chiesero che il termine fosse spostato all’inizio del 1992, quando le macchine saldatrici one-side, dotate di un carter di amianto che si consumava al progredire della macchina sulla lama, andarono fuori uso. Già allora i sindacati ritennero il risultato ottenuto un punto di partenza e non di arrivo.
L’impiego di amianto nel cantiere di Monfalcone sarebbe continuato dunque fino al 1992, anche dopo l’entrata in vigore della legge 257. A sostenerlo sono numerosi lavoratori dello stabilimento dove, stando invece agli accertamenti dell’Inail, il minerale killer fu impiegato non oltre la fine del 1988. Le Rsu Fim, Fiom, Uilm hanno fatto propria la rivendicazione di quanti affermano di aver continuato a effettuare lavorazioni che comportavano l’uso di amianto e hanno chiesto un incontro a prefettura e questura di Gorizia per affrontare la questione. A monte rimane il problema della mancanza di documentazione che comprovi la posizione dei lavoratori del cantiere navale, perché Fincantieri continua a sostenere che l’impiego del minerale si fermò nel 1989, anno in cui iniziò il nuovo ciclo della costruzione di navi passeggeri nello stabilimento. «Nel 2006 il limite è stato spostato dal 1985 al 1988 per gli operai impegnati nelle lavorazioni one-side – ricorda il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di fabbrica, Moreno Luxich -, ma diversi lavoratori dicono che si andò perfino oltre la messa al bando dell’amianto in Italia. Mancano in ogni caso i documenti, perché l’azienda li ha prodotti solo fino al 1989». Dal confronto con le istituzioni i rappresentanti sindacali sperano di ottenere delle indicazioni sulle possibili azioni da intraprendere per riuscire a fornire una risposta ai lavoratori, entrati in stabilimento nel 1981 e che, quindi, a meno di uno spostamento del limite temporale dell’uso dell’amianto, non potranno mai ottenere il ricoscimento dell’esposizione e i conseguenti benefici pensionistici. I sindacati comunque rilevano l’esigenza di arrivare alla creazione a Monfalcone di un Centro per le malattie asbestocorrelate che funzioni da punto riferimento per la regione e non solo come proposto dall’amministrazione provinciale alla Regione. la. bl. 
 
UNA LETTERA DELL’ENTE AD AUTORITÀ LOCALI E IMPRENDITORI  
I rischi noti già nel 1978 nello scalo di Trieste  
Lavoratori avvisati: «Le fibre possono determinare gravissime malattie polmonari»
 
 
Il 6 febbraio 1978 era già nota all’Autorità portuale, allora Ente autonomo del Porto, la pericolosità dell’amianto e la possibilità che l’esposizione all’asbesto potesse innescare il mesotelioma pleurico. Lo si legge nella lettera dell’allora direttore dell’Ufficio del lavoro portule, Lorenzo Colautti, inviata all’Associazione industriali, all’Unione spedizionieri internazionali, all’Unione agenti marittimi, all’Associazione armatori, alla Camera di commercio e all’Ufficio di sanità marittima. La lettera è protocollata IV/78 con numero 1238 e ha per oggetto «La manipolazione dell’amianto nel porto di Trieste». «In base ai rapporti redatti dal servizio di Medicina del lavoro, è emerso che le fibre di amianto possono determinare per inalazione gravissime malattie polmonari individuabili, oltre che nell’asbestosi, nei tumori e soprattutto nei mesoteliomi della pleura. Proprio quest’ultimo risulta il tipo di rischio a cui sono esposti i lavoratori portuali essendo sufficiente un’esposizione all’amianto limitata nel tempo e a concentrazioni modeste». La lettera – che dice come già 40 anni fa il pericolo dell’amianto fosse conosciuto anche per quanto ruguarda l’innesco dei mesoteliomi – era stata provocata dalle terribili condizioni con cui i lavoratori portuali avevano dovuto manipolare una partita di amianto destinata a essere imbarcata su una nave. «A seguito del recente transito attraverso il nostro scalo di una partita di amianto in sacchi giunti a Trieste con destinazione oltremare – scrive Colautti – questo ufficio è stato interessato dai lavoratori della Compagnia portuale maneggio merci a terra sulle misure di sicurezza da adottare stante la ravvisata pericolosità che la manipolazione di questa merce poteva rappresentare». Colautti nella stessa lettera spiega che a livello ufficiale in base al decreto 1008 del 9 maggio 1968, «L’amianto non è considerata merce pericolosa in quanto non inclusa nell’elenco di cui al regolamento per l’imbarco, il trasporto per mare, lo sbarco e il trasbordo delle merci pericolose in colli». Lo stesso dirigente del porto però comprende che non basta proteggersi dietro un decreto e nelle, successive righe della lettera informa l’Associazione industriali e tutte le altre che il suo ufficio ha «recentemente interessato gli organi sanitari locali sul problema costituito dalla movimentazione dell’amianto in campo industriale. In altre parole mette le mani avanti perché dal tenore dell’informativa emerge una volta in più che già 40 fa era conosciuta una correlazione tra l’esposizione all’amianto e i mesoteliomi alla pleura. Questa consapevolezza viene ulteriormente ribadita nei successivi paragrafi: «Pur di fronte all’adozione di precise misure di sicurezza rigidamente osservate, i rischi da manipolazione di amianto potrebbero essere ridotti ma non eliminati per cui la soluzione ottimale consiste in un imballaggio della merce tale che non si possa avere alcuna dispersione delle fibre. In questo modo non solo è garantita la sicurezza dei lavoratori ma si eviterebbe un inquinamento dell’aria circostante con eventuale esposizione anche per altre persone».  
 
LE INCHIESTE SULLE MORTI BIANCHE IN CANTIERE 
Procura: pool-amianto per far decollare i processi  
Il procuratore capo Aiello però denuncia: «Fra qualche mese solo 3 magistrati in servizio a Gorizia»
 
 
di GUIDO BARELLA

La costituzione di un pool alla Procura della Repubblica di Gorizia composto da magistrati, Polizia giudiziaria e personale tecnico di Inail e Azienda sanitaria; la definizione di un protocollo di intervento sugli accertamenti che il Servizio di prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro dell’Azienda sanitaria è chiamata a svolgere nei casi di malattie professionali; la riunificazione dei procedimenti giudiziari che presentano caratteristiche comuni. Sono questi i binari sui quali il procuratore capo della Repubblica di Gorizia Caterina Aiello ha deciso di far proseguire il lavoro per quel che riguarda le indagini sulle morti e le malattie da amianto tra i lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone. Ma gli interventi rischiano di essere vanificati dalla cronica mancanza di personale della Procura isontina, che tra pochi mesi si ritroverà con soli tre magistrati in servizio sui sei in organico.
«In questi giorni si è parlato della conclusione delle indagini per 42 casi di decessi di ex lavoratori dei Cantieri per malattie riconducibili all’esposizione all’amianto, ma la Procura di Gorizia – spiega la dottoressa Aiello – ha trattato e sta trattando circa 1900 fascicoli su questo tema. E nonostante enormi difficoltà dovute alle croniche carenze negli organici dei magistrati, ai continui turn over per i trasferimenti e alla pressochè totale mancanza di collaborazione con le strutture dell’Azienda sanitaria a loro volta gravate da carenze di organico, i magistrati goriziani sono riusciti a definire ormai quasi 1500 casi, grazie anche al grande lavoro svolto dalla sezione di Polizia giudiziaria. Non solo: ad aprile (in data anteriore quindi al Tribunale di Venezia) è stata emessa a Gorizia la prima sentenza di condanna per reati conseguenti all’esposizione ad amianto e altri 13 processi sono in corso mentre per ulteriori 49 casi è già stato chiesto il rinvio a giudizio e sono un centinaio i fascicoli per i quali è stata richiesta l’archiviazione».
Intanto, la dottoressa Aiello ha chiesto, e ottenuto, la collaborazione dell’assessorato regionale alla Sanità e dell’Azienda sanitaria Isontina per la collaborazione nel gruppo di lavoro comprendente magistrati e uomini della Pg ormai esperti del settore che intende costituire, mentre proprio ieri ha diffuso agli organi tecnici dell’Ass il protocollo al quale dovranno attenersi nello svolgere accertamenti sui casi di malattie professionali.
«Tale collaborazione – spiega il procuratore capo – è fondamentale per portare a termine accertamenti che sono particolarmente complessi, anche perchè si devono ricostruire situazioni risalenti fino a cinquant’anni fa». Inoltre, mentre inizialmente si tendeva a istruire processi per ogni singolo caso, ora l’orientamento è cambiato: «Cerchiamo di individuare situazioni omogenee per accorpare il più alto numero di fascicoli possibile», spiega la dottoressa Aiello.
Ma sulla procura della Repubblica di Gorizia pesa comunque un’incognita pesante: nei prossimi mesi lasciano l’Isontino due sostituti per i quali è già stato disposto il trasferimento (Massimo De Bortoli a Trieste, Annunziata Puglia a Udine) e in Procura rimarranno così solo 3 magistrati sui 6 in organico, mentre resta comunque pesante il lavoro quotidiano relativo alla lotta alla criminalità e alla partecipazione a tutti gli altri processi a ruolo. «Il Ministero e il Csm – conclude il procuratore Aiello – devono assicurare quindi la copertura della pianta organica in tempi rapidi altrimenti si rischia di vanificare l’impegno profuso in anni e anni di indagini». 
 
L’IMPIEGO DEL MINERALE  
Esposti anche gli operai di Ansaldo, centrale e porto 
 
A Monfalcone, quinto polo industriale della regione, l’amianto è stato utilizzato diffusamente, come in tutta Italia, soprattutto negli anni ’50, ’60 e anche ’70. A essere coinvolto non solo il cantiere navale, ma anche Ansaldo, l’ex Simo, la centrale termoelettrica, il porto e perfino i manutentori della centrale termica dell’ex ospedale di via Rossini. Per quel che riguarda Ansaldo nel 2000 è arrivato il riconoscimento dell’esposizione fino al 1987 per gli operai dell’officina e fino al ’90 di quelli impiegati nella manutenzione, provocando l’esodo di un centinaio di lavoratori. Per la Compagnia portuale, che effettuò i trasporti del minerale per Fincantieri, il ricoscimento arriva pure fino al 1990 e gli esodi anticipati hanno riguardato una sessantina di soci dell’impresa. Nella centrale termoelettrica sono state riconosciute professionalità esposte al rischio amianto quelle dei manutentori elettrici e meccanici e i benefici pensionistici hanno riguardato una trentina di lavoratori. Nel 2001 è scattata però la richiesta all’Inail da parte di un centinaio di persone che lavorarono nell’ex stabilimento siderurgico Simo dove erano impiegate 350 persone la cui esposizione all’amianto non finì con il fallimento dell’industria. Molti trovarono infatti lavoro in Fincantieri o Ansaldo.

Messaggero Veneto, 19 dicembre 2008 
 
Monfalcone. Il procuratore capo di Gorizia interviene sulla vicenda delle lungaggini dei procedimenti relativi alle morti di dipendenti dei cantieri navalmeccanici  
Amianto, definiti 1.500 fascicoli su 1.900  
Caterina Ajello: il tutto nonostante le carenze d’organico della Procura e l’immobilismo dell’Azienda sanitaria
 
 
MONFALCONE. Carenza di organico insostenibile, ma anche “immobilismo” dell’Azienda sanitaria. È così che la Procura di Gorizia si “difende” a fronte del perdurare del caso legato ai ritardi nelle indagini sui decessi correlati con l’esposizione all’amianto. A intervenire in prima persona sulla questione è stata ieri direttamente Caterina Ajello, neo-procuratore capo di Gorizia, all’indomani delle dichiarazioni del procuratore generale Deidda.
Il Pg aveva parlato di un rischio paralisi nei processi sulle morti collegate all’amianto «se non interverrà – aveva detto – un cambiamento radicale nella composizione del Tribunale goriziano».
La dottoressa Ajello, che nei mesi scorsi ha preso il posto dell’ex procuratore capo Carmine Laudisio, ha voluto esprimere una serie di precisazioni per delineare il difficilissimo scenario in cui opera la magistratura goriziana. Sottolineando come la Procura isontina «abbia fatto il possibile per attivarsi e assicurare giustizia alle morti bianche e che così continuerà a fare a patto che ministero e Csm intervengano per adeguare l’organico». Ma nelle parole del magistrato ci sono anche critiche esplicite per quella che definisce «la sostanziale inadeguata collaborazione» e «l’immobilismo» dell’Ass.
La dottoressa Ajello prende spunto dal grande risalto con cui negli ultimi giorni gli organi d’informazione hanno riportato la conclusione delle indagini (avocate dalla Procura generale di Trieste) svolte su 42 casi di decessi di ex lavoratori dei cantieri navali di Monfalcone, risalto che induce la magistratura goriziana «a uscire dal naturale riserbo – afferma il procuratore capo – per fornire un quadro completo del fenomeno».
Caterina Ajello tiene a ribadire quale sia la dimensione della spaventosa mole di lavoro che la Procura si trova a gestire sul fronte delle indagini sui decessi per l’amianto: «La Procura – sottolinea – ha trattato e sta trattando circa 1.900 fascicoli riferibili a problemi d’amianto, tra enormi difficoltà derivanti dalla costante, cronica carenza di organico di magistrati, dai continui turnover dovuti a trasferimenti e dalla sostanziale inadeguata collaborazione dell’Ass isontina, a sua volta gravata da carenze di organico. Nonostante ciò e nonostante la necessità di assicurare lo svolgimento di tutto il lavoro ordinario di lotta alla criminalità, anche di elevata caratura delinquenziale, i magistrati sono riusciti a portare avanti gran parte dei processi definendone circa 1.500, grazie anche all’intensa attività investigativa della sezione di Pg della polizia cui sono state dirottate in massa le investigazioni a causa dell’immobilismo dell’Ass».
Piero Tallandini
 
Caterina Ajello: solo così eviteremo la paralisi  
«Ministero e Csm rimpiazzino i tre sostituti che mancano»
 
 
MONFALCONE. Il ministero della Giustizia e il Consiglio superiore della magistratura assicurino il pronto rimpiazzo di tre sostituti procuratori (su un organico di sei magistrati) in tempi celeri, al fine di impedire l’interruzione dell’impegno profuso nelle investigazioni. Questa, secondo il procuratore capo di Gorizia, Caterina Ajello, la condizioni irrinunciabili per evitare che l’impegno profuso dai magistrati della Procura isontina sul fronte dell’amianto sia vanificato.
Oggi, come ricorda la stessa Ajello, sono soltanto tre su sei i posti coperti. Inoltre, il magistrato chiede un impegno ulteriore da parte dell’assessorato regionale alla Sanità e dell’Ass isontina «il cui apporto tecnico – evidenzia – è indispensabile per portare a compimento i complessi accertamenti che questi casi richiedono tramite il Servizio di prevenzione e sicurezza ambienti di lavoro, organo tecnico preposto a questo tipo d’indagini». 
 
«Restano da smaltire ancora alcune centinaia di casi» 
IL PROCURATORE CAPO
 
 
MONFALCONE. Solo alcune centinaia di casi ancora da smaltire e comunque già avviati verso la conclusione, 13 procedimenti in fase dibattimentale e una ventina di richieste di rinvio a giudizio già depositate per ulteriori 49 casi di operai colpiti da malattie riconducibili all’esposizione alla fibra killer.
Questo secondo i dati forniti ieri dal procuratore capo Caterina Ajello il punto numerico sullo stato di avanzamento di indagini e processi per le morti legate all’amianto nel palazzo di giustizia goriziano. Dati che sembrano confermare insomma come al di là delle perduranti difficoltà di organico l’impasse sia ormai alle spalle (lo ha affermato l’altro giorno anche il procuratore capo Deidda) senza dimenticare che in aprile è stata pronunciata la prima sentenza di condanna.
«Allo stato attuale – conferma Caterina Ajello – rimangono da smaltire soltanto alcune centinaia di casi, che presentano delle complessità peculiari, ma che sono stati avviati a una rapida procedura conclusiva, compatibilmente con le difficoltà dell’ufficio e con le carenze di organico del Tribunale cui spetta la parola definitiva».
«Nell’aprile di quest’anno è stata emessa poi dal giudice monocratico di Gorizia – ricorda il procuratore capo – la prima sentenza di condanna per reati conseguenti all’esposizione ad amianto e 13 procedimenti che riguardano complessivamente 34 casi tra morti e ammalati per amianto si trovano in fase dibattimentale. Inoltre per altri 49 casi di morti e ammalati per esposizione ad amianto sono già state depositate le richieste di rinvio a giudizio nei confronti di una ventina di imputati e ancora per un altro centinaio di fascicoli è stata avanzata richiesta di archiviazione». (p.t.)

Il Piccolo, 04 luglio 2008 
 
Missione a Roma per salvare il Tribunale  
È ufficiale: Caterina Ajello procuratore capo al posto di Laudisio
 
di GUIDO BARELLA

Mentre arrivava la notizia della nomina ufficiale di Caterina Ajello a procuratore capo di Gorizia (dovrebbe assumere l’incarico subito l’estate) il presidente dell’Ordine degli avvocati di Gorizia Silvano Gaggioli accompagnava il presidente della Corte d’appello di Trieste Da Pelo in missione a Roma per discutere la situazione del Tribunale di Gorizia. Insieme sono stati ricevuti al ministero di via Arenula dal sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo. Non solo, Gaggioli nell’occasione, si è incontrato con anche l’avvocato Celestina Tinelli, membro del Csm, vicepresidente della commissione che sovrintende ai trasferimenti dei giudici.
Da entrambi gli interlocutori Da Pelo e Gaggioli hanno avuto ampia disponibilità a seguire con attenzione la questione-Gorizia, ma, di fatto, nessuna promessa concreta, anche alla luce delle difficoltà che attanagliano tutto il pianeta giustizia a livello nazionale con ulteriori consistenti tagli per l’ordinaria amministrazione programmati in Finanziaria.
Al centro dell’attenzione, dunque, le sofferenze del Tribunale di Gorizia, a iniziare dal problema degli organici, dei magistrati così come del personale amministrativo. Al momento i magistrati giudicanti sono sotto di due unità, dopo i recenti trasferimenti dei giudici Nicoli e Cazzola. Ben più grave la situazione per il personale amministrativo, sotto organico di dieci persone in Tribunale e di otto persone in procura (e in entrambi i servizi stanno per lasciare i primi dirigenti).
Il sottosegretario Caliendo ha spiegato a Da Pelo e Gaggioli come la situazione sia difficile in tutta Italia e solo una riforma delle circoscrizioni dei Tribunali possa contribuire a risolverla: riforma però che dovrà essere fatta con accordo trasversale in Parlamento. Gorizia potrebbe sperare di veder ampliate le proprie competenze, allargandosi sul mandamento di Cervignano, il che la porterebbe ad avere in regione lo stesso peso di Trieste e Pordenone. Quando al personale amministrativo, i vertici del ministero (lo stesso ministro Alfano o il sottosegretario Caliendo) saranno invece al termine dell’estate a Trieste per rinnovare l’accordo con la Regione per la mobilità di personale tra le due amministrazioni. Una mobilità che però per Gorizia non ha dato nella sua prima fase gli esiti sperati, con un solo passaggio dalla Regione al Tribunale isontino. Dal Csm infine è giunta la conferma della possibilità dell’applicazione a Gorizia di un giudice extradistrettuale per un periodo che potrebbe andare dai sei ai dodici mesi.
«Da parte nostra – commenta Gaggioli – continueremo a lavorare per difendere il ruolo di Gorizia e del suo Tribunale: a breve diffonderemo ai parlamentari della regione un libro bianco per dimostrarne l’importanza».
Intanto, lo stesso presidente dell’Ordine Gaggioli, che ha da poco tempo assunto anche la presidenza della fondazione Carnelutti che gestisce la scuola per praticanti avvocati attualmente attiva a Palmanova, ha annunciato la possibilità che Gorizia diventi sede della scuola stessa, i cui corsi biennali sono un punto di riferimento per i praticanti dei fori di Trieste, Gorizia, Udine e Tolmezzo.
 

Messaggero veneto, 04 luglio 2008 
 
PLENUM DEL CSM  
Sostituirà in Procura il dottor Laudisio 
È ufficiale la nomina della Ajello
 
 
Il plenum del Consiglio superiore della magistratura ha provveduto ieri alla nomina di 20 nuovi procuratori capo in altrettanti uffici direttivi la maggioranza dei quali erano rimasti privi di titolare in seguito all’entrata in vigore della norma, prevista dal nuovo ordinamento giudiziario, che impone la sostituzione dei capi degli uffici dopo dieci anni di permanenza nella carica.
La maggior parte delle nomine – a eccezione di quella del procuratore capo del Tribunale di Catanzaro avvenuta a maggioranza – sono state proposte e deliberate all’unanimità.
Fra di esse figura anche la nomina della dottoressa Caterina Ajello al Tribunale di Gorizia e del dottor Michele Della Costa a quello di Trieste.
La Ajello dovrebbe entrare in servizio dopo l’estate.

Messaggero Veneto, 03 luglio 2008 
 
«Massima collaborazione con il Pg»  
Amianto: Fincantieri conferma il sequestro degli archivi a Monfalcone La soddisfazione dell’Aea: speriamo che l’azione arrivi in tempo utile
 
 
MONFALCONE. È stato confermato da Fincantieri il sequestro degli archivi dello stabilimento di Monfalcone da parte della Procura generale presso la Corte d’appello di Trieste, nell’ambito degli approfondimenti di indagine avviati sulle morti legate all’esposizione all’amianto.
La notizia, diffusa ufficialmente sulla cronaca di ieri, è stata confermata da un portavoce dell’azienda, che non rilasciando altre dichiarazioni ha però ribadito come Fincantieri intenda offrire la massima collaborazione al buon esito dell’indagine.
Era stato il pg presso la Corte d’appello di Trieste, Beniamino Deidda, la scorsa settimana, ad avocare a sé dalla Procura di Gorizia i fascicoli sulle morti bianche legate all’amianto e a istituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste sulla fibra killer. La prima azione del gruppo, tramite il sostituto procuratore Federico Fachin, sarebbe stato dunque il contatto con Fincantieri e con alcuni capisettore della società e il sequestro degli archivi, tra cui anche quelli relativi alle forniture di materiali, proprio per capire, probabilmente, fino a quando l’amianto fu usato nelle lavorazioni.
Il pool-amianto è costituito, nell’ambito della Procura generale di Trieste, da un gruppo a cui partecipano consulenti, agenti di polizia giudiziaria, che completeranno le indagini preliminari in collaborazione con le Medicine del lavoro delle Ass competenti. A coordinare il lavoro sarà appunto Deidda, che ha il compito di istruire i fascicoli che saranno esaminati dal nuovo procuratore in arrivo al tribunale di Gorizia, Caterina Aiello, in sostituzione del procuratore Carmine Laudisio.
Sono in attesa di conoscere gli esiti di tale sequestro e comunque dell’opera del pool, i rappresentanti dell’Associazione esposti amianto di Monfalcone, da lunghi anni impegnati nella battaglia per il riconoscimento di giustizia e dignità delle vittime dell’amianto, ma anche dei loro familiari. «Possiamo dire: ben arrivato San Beniamino – hanno commentato alcuni rappresentanti dell’Aea, alla notizia del sequestro –. Speriamo solo che questa azione decisiva arrivi in tempo utile: da tempo avevamo denunciato ritardi e lungaggini, sopratutto nei processi. Questa potrebbe essere la volta buona per spezzare il muro di silenzio che ha avvolto questa tragedia troppo a lungo».
«Siamo soddisfatti perché questo atto – afferma la responsabile delle questioni legali dell’associazione di Monfalcone dei familiari degli esposti all’amianto, Chiara Paternoster – certifica che la Procura generale presso la Corte d’appello triestina sta procedendo con sollecitudine nei propri accertamenti e speriamo che anche l’atteggiamento collaborativo di Fincantieri possa servire. Certo – ha aggiunto – sono passati tanti anni e un’acquisizione degli archivi sarebbe dovuta essere stata eseguita già diverso tempo fa». (cr.vi.)

Il Piccolo, 02 luglio 2008 
 
Amianto: sequestro degli archivi Fincantieri  
Prima disposizione del pool costituitosi alla Procura generale di Trieste per snellire i processi

Il sequestro degli archivi della Fincantieri di Monfalcone sarebbe stato disposto dalla Procura generale di Trieste nell’ambito degli approfondimenti di indagine avviati sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto. Lo si è appreso negli ambienti delle associazioni dei familiari esposti all’amianto. Era stato il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Trieste, Beniamino Deidda, la scorsa settimana, ad avocare dalla Procura di Gorizia una cinquantina di fascicoli sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto e a istituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste sull’amianto presso la Corte d’appello di Trieste. Decisione criticata dal Procuratore capo di Gorizia che si era detto sorpreso della decisione «dopo le nostre inascoltate richieste di aumento di personale alla procura goriziana».
Prima azione del pool nato all’interno della Procura generale di Trieste, dunque, specializzato nella trattazione delle inchieste sulle morti correlate all’esposizione all’amianto. Il sostituto procuratore Federico Fachin avrebbe già avuto, in effetti, un primo contatto con Fincantieri. Il magistrato avrebbe infatti incontrato a Trieste alcuni capisettore della società, che ha sede nel capoluogo giuliano. L’interesse del magistrato si sarebbe rivolto proprio agli archivi e forse anche a quello degli acquisti del materiale effettuati dalla società nei decenni scorsi per capire fino a quando l’amianto venne usato nelle lavorazioni.
Lo speciale pool-amianto è costituito, nell’ambito della Procura generale di Trieste, da una «squadra» di consulenti e di agenti di Polizia giudiziaria che completeranno le indagini preliminari, in collaborazione con le Medicine del lavoro delle Aziende sanitarie competenti: a coordinare il lavoro, è Beniamino Deidda, che ha il compito di istruire i fascicoli che verranno esaminati dal nuovo Procuratore della Repubblica in arrivo al Tribunale di Gorizia, Caterina Aiello. La decisione assunta da Deidda di avocare a sé le indagini sui morti nei cantieri navali come quelle di istituire una squadra ad hoc per questo tipo di processi, era stata salutata con soddisfazione dall’Associazione esposti amianto di Monfalcone.
«Da tempo – aveva dichiarato Chiara Paternoster, responsabile delle questioni legali dell’associazione delle famiglie esposti amianto – avevamo denunciato i ritardi e le lungaggini nei processi». Della questione, le cosiddette «vedove dell’amianto» avevano a suo tempo investito anche il Capo dello Stato Girogio Napolitano il quale, nella sua recente visita in provincia, aveva incontrato, nel municipio di Gorizia, una delegazione dell’Aaa alla quale aveva promesso il suo interessamento per dare una accelerazione ai processi che da anni giacevano al Tribunale di Gorizia.

Messaggero Veneto, 02 luglio 2008 
 
Monfalcone. Morti bianche: avviati gli approfondimenti da parte del nuovo pool di magistrati  
Amianto, verso il sequestro degli archivi di Fincantieri da parte della Procura generale
 
 
La notizia, ha cominciato a circolare nel tardo pomeriggio di ieri negli ambienti monfalconesi e ieri sera non è stata né confermata né smentita dalla Fincantieri.
Da sottolineare peraltro che il sequestro degli archivi della Fincantieri costituirebbe una sorta di “atto dovuto” nell’ambito degli approfondimenti di indagine che la Procura generale presso la Corte d’appello triestina ha avviato istituendo il pool e avocando i fascicoli.
Un accertamento, quello consistente nell’acquisizione degli archivi degli stabilimenti navalmeccanici monfalconesi, che era stato inoltre proposto ed auspicato in passato proprio dagli esponenti dell’associazione esposti amianto.
La voce ha cominciato come detto a circolare a Monfalcone nel tardo pomeriggio di ieri, prima negli ambienti di Fincantieri e poi in seno agli esponenti dell’associazione esposti amianto. Da Fincantieri, vista anche l’ora (la questione del sequestro degli archivi ha cominciato ad assumere concretezza nella tarda serata) non è stato possibile avere conferme ufficiali, tuttavia, un portavoce si è limitato a dire “non posso né smentire né confermare”.
Come ricordavamo in apertura, era stato il Procuratore generale presso la Corte d’appello di Trieste, Beniamino Deidda, la scorsa settimana, ad avocare dalla Procura di Gorizia una cinquantina di fascicoli sulle morti bianche legate all’esposizione all’amianto e ad istituire un pool di indagine specializzato nella trattazione delle inchieste sui decessi legati all’esposizione della “fibra killer” presso la Corte d’Appello del capoluogo regionale.
La decisione aveva suscitato in particolare la soddisfazione degli esponenti del sodalizio che unisce i familiari degli operai, uomini e donne, deceduti in seguito alle malattie causate dall’amianto.
Scelta criticata, invece, dal Procuratore capo di Gorizia Carmine Laudisio che si era detto sorpreso della decisione dopo le inascoltate richieste di aumento di personale alla procura goriziana.
“Sono sorpreso e perplesso – aveva affermato Laudisio -. Per anni abbiamo denunciato la situazione di sotto organico della nostra Procura, situazione che creava inevitabili rallentamenti nelle inchieste sull’amianto ma non ci è mai stato inviato un magistrato anche solo in supplenza, adesso invece viene creato addirittura un pool, a Trieste”.

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Il caso Fincantieri:
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