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Il Piccolo, 19 marzo 2010
 
AMBIENTE. TUTTI I GRUPPI SARANNO ALIMENTATI A CARBONE 
Centrale, congelata la metanizzazione 
Il direttore generale: la riconversione a gas non è più economicamente conveniente
 

di LAURA BORSANI

Congelata la riconversione a metano per la centrale termoelettrica di A2a, l’azienda si concentra invece sull’«opzione» del carbone pulito. Lo ha confermato il direttore generale dell’area tecnico-operativa, ingegner Paolo Rossetti, in linea con le dichiarazioni espresse dallo stesso direttore dell’impianto monfalconese, ingegner Luigi Manzo, in occasione della Commissione consiliare salute, convocata l’altro ieri dalla presidente Barbara Zilli.
Il progetto-metano, dunque, viene ”accantonato”, per specifiche ragioni. Di carattere economico, legate all’attuale situazione del mercato elettrico, ma anche produttivo, in relazione alla non sostenibilità della realizzazione di un impianto ad alta tecnologia, qual è quello a turbogas, rispetto a una domanda elettrica non conforme alla tipologia del prodotto che verrebbe fornito.
L’ingegner Rossetti, infatti, spiega: «Non riteniamo attualmente affrontabile la riconversione a metano per due ordini di motivi. Le condizioni del mercato elettrico, peraltro fluttuanti e modificatesi con rapidità in questi anni, non rendono praticabile il progetto. C’è anche un aspetto tecnologico: gli impianti a turbogas non rispondono più alla tipologia della domanda elettrica. Trattandosi, pertanto, di investimenti consistenti, sull’ordine di oltre 400 milioni di euro, non è quindi opportuno intraprendere questo impegno, a fronte anche di posti di lavoro non confermabili nel tempo. È quanto sta accadendo per alcune centrali a turbogas del Centro e del Sud Italia».
La ”linea metano”, dunque, viene di fatto abbandonata? Il direttore generale dell’area tecnico-operativa osserva: «Non abbiamo abbandonato questa prospettiva, l’abbiamo temporaneamente congelata, in attesa dell’evolversi della situazione. Il progetto di fatto è già definito per le autorizzazioni più importanti, ma non intendiamo procedere alla realizzazione finchè le condizioni del mercato elettrico non cambieranno. Del resto – continua -, è difficile poter fare previsioni a breve, se non relative a situazioni specifiche».
Il metano, quindi, al momento non conviene. Si punta pertanto all’opzione-carbone pulito, un’operazione quantificata sull’ordine dei 400 milioni di euro. L’ipotesi è quella di prevedere la sostituzione degli attuali due gruppi a carbone, autorizzati a funzionare almeno entro il 2015, con un’unica sezione a carbone pulito, fermando contestualmente i due gruppi ad olio la cui dismissione obbligatoria è fissata nell’arco di tre anni.
Tempi, progetti e passaggi autorizzatori, tuttavia, non sono definibili al momento nel dettaglio: «Siamo ancora in una fase propedeutica – precisa infatti l’ingegner Rossetti -. L’attuale parco carbone continua a funzionare, mentre stiamo vagliando la realizzazione di un impianto a carbone pulito. Le procedure autorizzatorie contemplano un percorso territoriale, relativo alle richieste alla Regione, alla Provincia e al Comune, e statale facendo riferimento al ministero dello Sviluppo Economico e dell’Ambiente. Considerando, quindi, che dovremo fermare i gruppi a olio, si tratta di organizzare al meglio questi passaggi di trasformazione».

Il Piccolo, 03 maggio 2010
 
IN CONSIGLIO 
Il sindaco chiede chiarezza a A2A sui programmi
 
Sul futuro della centrale non c’è chiarezza, se si esclude il congelamento della metanizzazione. Il sindaco Pizzolitto intende quindi chiedere un incontro al presidente della Regione Renzo Tondo per pensare a un percorso condiviso in modo ufficiale tra Regione, Comune e A2A. Il sindaco lo ha annunciato nell’ultimo Consiglio, rispondendo all’interrogazione della capogruppo del Pd e presidente della commissione Salute, Barbara Zilli. Rispetto alla trasformazione della centrale non esistono al momento progetti presentati in modo formale, ma non esistono nemmeno, a detta del sindaco, «indicatori che la società agisca in malafede o con progetti nascosti». «È vero che il direttore ha affermato che per ora slitterà la metanizzazione, perchè ora non competitiva a livello di costi – ha aggiunto Pizzolitto -, ma A2A è un’ex municipalizzata e dove ha operato l’ha fatto in modo corretto». Il sindaco Pizzolitto ritiene comunque necessario monitorare «qualsiasi movimento e scostamento da quelli che erano i patti per la metanizzazione, sottoscritti con la giunta Illy».

Il Piccolo, 25 settembre 2009 
  
SONO 47 I MESI DI TEMPO PREVISTI PER OTTENERE L’AUTORIZZAZIONE INTEGRATA AMBIENTALE  
Centrale, ”A2a” frena la riconversione a gas  
Avviato un ripensamento del progetto da 400milioni di euro ereditato dalla precedente proprietà
 
 
di LAURA BLASICH

La riconversione a metano dei due gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di Monfalcone frena. La nuova proprietà dell’impianto, la lombarda ”a2a”, ha deciso di effettuare una revisione generale del progetto, già autorizzato dal ministero dell’Ambiente, per quel che riguarda gli aspetti finanziari ed esecutivi, ma non solo. La società  conferma di aver avviato un ripensamento anche sul tracciato del gasdotto di collegamento di 17 chilometri tra la rete Snam a Villesse e la centrale termoelettrica, che aveva ottenuto tutti i via libera necessari in campo ambientale. Il nuovo percorso del metanodotto, secondo le intenzioni di ”a2a, sarà  migliore sotto il profilo degli impatti rispetto al precedente, che avrebbe dovuto transitare in zona carsica tra Ronchi dei Legionari e Monfalcone, ma ogni variante al progetto originario dovrà però essere autorizzata. La società lombarda ha pure chiarito di aver previsto la realizzazione del nuovo ciclo combinato da 815 megawatt entro il 2013, cioè entro il tempo massimo concesso dal ministero dell’Ambiente nell’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto energetico di Monfalcone rilasciata a fine marzo alla precedente proprietà, E.On.
Una modifica sostanziale del progetto potrebbe però riaprire questo termine e allungare ancora la realizzazione di un intervento atteso da anni a Monfalcone e dal territorio circostante, mentre in tasca l’Aia, la società avrebbe potuto ottenere il decreto autorizzativo del ministero dello Sviluppo economico alla costruzione dei ciclo combinato nell’arco di qualche mese per poi dare il via ai lavori in breve tempo.
Un passaggio questo che la società, stando a indiscrezioni, avrebbe per il momento stoppato proprio a fronte dell’intenzione di verificare l’operazione, da 400 milioni di euro, nel suo complesso. «Non c’è alcun blocco del progetto – chiarisce in ogni caso il direttore della centrale termoelettrica di Monfalcone, ingegner Luigi Manzo -, ma c’è un rallentamento dovuto al cambio di proprietà. ”A2a” vuole definire appalti e aspetto finanziario, insomma effettuare una revisione generale del progetto. C’è un ripensamento in atto sul tracciato definitivo del gasdotto, perché si stanno studiando soluzioni meno impattanti del progetto che ha già  completato il suo percorso autorizzativo». Tutte le varianti, come conferma il capocentrale, dovranno però essere riautorizzate. La società fa comunque i conti con l’Aia che è di 47 mesi per i gruppi 3 e 4 a olio combustibile, che non saranno quindi più autorizzati a operare, salvo proproghe, scaduto questo termine, concesso in attesa della realizzazione del ciclo combinato. La proprietà  dell’impianto termoelettrico ha di fatto preso tempo anche con i rappresentanti sindacali di categoria, con cui c’è stato un primo incontro proprio in questi giorni. Il confronto è stato riaggiornato a ottobre-novembre, quando «la società dovrebbe essere in grado di meglio precisare il proprio piano industriale», come riferisce il segretario regionale della Filcem-Cgil, Gianfranco Comparone. Proprio sul piano industriale e sulle relative ricadute occupazionali i sindacati avrebbero voluto comunque già  aprire la discussione con la nuova proprietà. L’amministrazione comunale dal canto suo al momento rimane ferma al progetto autorizzato dal ministero dell’Ambiente. «Non abbiamo indicazioni diverse – afferma l’assessore comunale all’Urbanistica Massimo Schiavo -. Anzi c’è stato un confronto con ”a2a sull’assetto della rotatoria tra via Terza Armata, via Timavo e la strada di accesso all’impianto attraverso che dovrà consentire il transito dei componenti, di grandi dimensioni, della nuova sezione a gas».

Con l’uso del metano smog ridotto del 30%  
Cinque anni fa il protocollo d’intesa per la trasformazione
 
 
L’abbandono dell’olio combustibile a favore del metano nella centrale termoelettrica di Monfalcone, così da ridurre le emissioni inquinanti del 30%, è un obiettivo che Monfalcone insegue da anni.
Tramontata nel 1996 l’ipotesi Snam, che assieme al rigassificatore avrebbe portato anche una trasformazione a ciclo combinato dell’impianto allora di proprietà Enel, un punto fermo sulla riconversione è stato posto poi solo otto anni dopo, nel 2004. Sono quindi trascorsi già oltre 5 anni dalla sigla del protocollo d’intesa tra Regione, Provincia, Comune ed Endesa Italia, subentrata a Enel nel 2001 e che alle pressioni del territorio si è piegata dopo aver comunque tentato la strada del “tutto carbone”. A fronte della ferma posizione di contrarietà assunta anche dalla Regione e non solo dal Comune, Endesa alla fine accettò di sottoscrivere un patto con il territorio che includeva non solo la creazione del ciclo combinato, ma anche la realizzazione dei nuovi desolforatori delle due sezioni a carbone. Un’operazione questa da 70 milioni di euro e che si è¨ conclusa del tutto nel corso di quest’anno, con l’entrata a regime dei due “desox”, dai quali è attesa una riduzione delle emissioni di biossido di zolfo da 1.700 a 650 microgrammi per metro cubo.
Endesa avviò subito anche il percorso autorizzativo della riconversione a metano, incappando però in un primo stop del ministero dell’Ambiente nell’ottobre del 2005. Il ministero non accolse infatti la richiesta di esclusione dalla Via avanzata da Endesa, ritenendo il progetto di riconversione troppo ”importante” per poter essere esentato, a differenza di quello per l’ambientalizzazione dei due gruppi a carbone, che si è appunto conclusa. L’iter autorizzativo è stato poi preso in carico da E.On per il periodo di transizione tra Endesa e A2a, che ha ottenuto l’impianto dopo l’acquisizione della società spagnola da parte di Enel. Proprio E.On ha ottenuto l’Autorizzazione integrata ambientale da parte del ministero dell’Ambiente che comprende anche la riconversione a metano. In questi anni il rione circostante l’impianto ha intanto continuato a convivere con ricadute e inquinamento acustico. (la. bl.)

Il Piccolo, 26 settembre 2009 
 
Il rione vuole lo stop dei due gruppi a olio  
Giorgio Brandolin interroga sul rischio nucleare in città
 
 
Il consigliere regionale del Pd Giorgio Brandolin torna alla carica sull’ipotesi di una centrale nucleare a Monfalcone. «Ho presentato una nuova interrogazione – afferma Brandolin – perché dopo le elusive risposte del febbraio scorso alla prima interrogazione su questa scellerata ipotesi, recentemente sono apparse nuove dichiarazioni del ministro Scajola su tempi e modalità di realizzazione delle nuove centrali che, anticipa, saranno centrali di terza generazione da progettare entro il 2013 e avviare entro il 2020. In un articolo del più importante quotidiano economico italiano – continua Brandolin – il ministro prefigura tempi rapidi per fissare i criteri per la localizzazione delle nuove centrali e nella mappa dei siti possibili a corredo dell’articolo compare anche Monfalcone». La preoccupazione nasce anche da altri fattori, continua Brandolin: «Apprendiamo poi che A2a blocca la metanizzazione della centrale di Monfalcone, necessaria per sostituire gli inquinanti gruppi ad olio, rinviando la realizzazione del gasdotto per portare il metano all’impianto.
I ”ripensamenti” di A2a hanno colto di sorpresa il rione Enel, in prima linea da anni per ottenere l’abbattimento dell’inquinamento e del rumore prodotti dall’impianto. Dura quindi la reazione del quartiere che vive a ridosso della centrale che, per bocca del suo presidente Adriano Bernardel, chiede «il rispetto degli impegni presi solo tre mesi fa dai vertici della società». Bernardel chiede ulteriori garanzie al Comune, affinchè pretenda dalla società che il piano elaborato da Endesa e ormai pronto a partire venga attuato quanto meno per tutelare l’incolumità dei cittadini. E alla stessa A2a affinchè, qualora per ragioni economiche intenda soprassedere alla riconversione, interrompa almeno il funzionamento dei due gruppi alimentati a olio combustibile, i più inquinanti dell’impianto.
Il rione è preoccupato per la piega che sta prendendo la situazione dopo il passaggio di proprietà in centrale. «Non si può non notare – afferma Bernardel – come la soglia del rumore in quest’ultimo periodo sia aumentata e come, dopo cinque anni, sia ripresa in centrale una pessima abitudine che eravano riusciti a interrompere: l’uso dell’altoparlante per le comunicazioni interne. Senza contare la presenza dei nuovi desolforatori che, se da un lato abbattono i livelli d’inquinamento, dall’altro tolgono con la loro mole almeno quattro ore di sole alle abitazioni del rione».

Il Piccolo, 03 ottobre 2009 
 
ALLO STUDIO DUE OPZIONI PER IL TRACCIATO DEL METANODOTTO. DOMANI AZIENDA APERTA PER VISITE GUIDATE  
Centrale, zero inquinamento entro il 2015  
”A2a” intende abbandonare l’alimentazione a olio combustibile e puntare su gas e ”carbone pulito”

di LAURA BLASICH

Un impianto termoelettrico a prova d’ambiente. E’ questo l’obiettivo di ”a2a”, che ribadisce da un lato di voler abbandonare l’olio combustibile a favore del gas, dall’altro di puntare al cosiddetto “carbone pulito” entro il 2015. Gli investimenti per ambientalizzare le due sezioni a carbone, da 170 megawatt l’una, non si fermeranno quindi dopo la realizzazione dei due desolforatori, avviata da Endesa Italia e ormai ultimata. ”A2a” conferma di aver avviato una rivisitazione complessiva del progetto di sostituzione delle due sezioni a olio combustibile da 320 megawatt l’una con un ciclo combinato da 815 megawatt, sottolineando però di essere già al lavoro con Snam su un nuovo tracciato del gasdotto necessario per alimentare l’impianto. «La tematica delle coerenze ci sta molto a cuore – afferma Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa del gruppo ”a2a” – e i patti si rispettano. L’autorizzazione Aia sulla riambientalizzazione della centrale e l’ottimizzazione dei processi produttivi ci hanno condotto a presentare la proposta di abbandonare l’olio pesante e sostituirlo con un turbogas ad alta efficienza e a intervenire ulteriormente sul carbone». La nuova sezione dovrà essere alimentata da un adeguato trasporto di gas e ”a2a”, come sottolinea Rossetti, sta già lavorando su un fronte che coinvolge le competenze di Snam e degli enti territoriali. «Con Snam stiamo ragionando su due opzioni – aggiunge il direttore generale dell’Area tecnico-operativa del gruppo – in modo determinato e intenso. Il tracciato è quindi in via di definizione e andrà valutato con il ministero dell’Ambiente, Regione, Provincia e i proprietari dei terreni». La società in ogni caso è intenzionata ad abbandonare il percorso del progetto Endesa, già autorizzato, ma non ancora giunto alla fase degli accordi bonari con i privati, che avrebbero in qualche modo vincolato la nuova proprietà. Il tracciato concordato da Endesa Italia con gli enti locali era lungo 17 chilometri, attraversava il Carso e sarebbe costato poco meno di 20 milioni di euro, ma era stato preferito alla fine al collegamento meridionale decisamente più corto, ma che avrebbe raggiunto la centrale via mare. Il cosiddetto ”tracciato Isonzo” avrebbe comportato il dragaggio di 674 mila metri cubi di materiale dal bacino di Panzano per consentire il passaggio del tubo a mare, mentre il ”tracciato Carso con variante”, che sarebbe corso a nord dell’autostrada A4, parallelo al percorso del metanodotto regionale Snam, avrebbe comportato l’apertura di una pista di 12 metri a fianco di quella di 15 già esistente, senza incrociare zone di protezione ambientale. ”A2a assicura il proprio impegno comunque anche sul costante miglioramento della qualità ambientale dei gruppi funzionanti a carbone. «I desolforatori, costati oltre 60 milioni di euro, sono entrati in funzione – afferma Rossetti – e hanno già fornito una certa risposta. L’obiettivo è però quello di arrivare al “carbone pulito” entro il 2015. Gli interventi sono in ogni caso continui e interessano anche i sistemi di movimentazione del carbone in banchina e trasporto del materiale alle sezioni». Sul fronte del nucleare il gruppo è “interessato alla tematica, ma è guidato dalle decisioni sui siti che saranno assunte il prossimo anno dal ministero dello Sviluppo economico». «Monfalcone non pare sia interessata, in ogni caso», aggiunge il direttore generale dell’Area tecnico-operativa del gruppo. Intanto ”A2a” ha aderito all’iniziativa promossa da Assoelettrica per festeggiare la quinta giornata dell’energia elettrica, aprendo domani il proprio impianto alla comunità. L’inizio delle visite, che avranno luogo ogni 30 minuti, è fissato per le 9.30, mentre l’ultimo giro partirà alle 17.30. I cittadini che aderiranno all’iniziativa saranno guidati alla scoperta della centrale termoelettrica a bordo di un trenino. Per informazioni: segreteria.mf@a2a.eu, oppure contattando telefonicamente lo 0481/749217.

Il Piccolo, 19 luglio 2009 
 
Rumore dalla Centrale, è protesta nel rione  
Molte lamentele nel rione Enel per i lavori di svuotamento di una grande vasca
 
 
Sono giorni di passione per i residenti del rione Enel, costretti a restare barricati in casa, con porte e finestre ermeticamente sigillate, pur di non avvertire i continui, fastidiosi, molesti rumori che provengono dalla centrale A2A (ex Endesa). La prima a segnalare il diffuso disagio, ieri mattina, è stata una signora che risiede al civico 8 di via Lisert, la strada che confina direttamente con l’impianto. «E’ da giorni – tuona la cittadina – che non abbiamo più pace: la mattina presto arrivano i camion di una ditta specializzata nell’asporto di liquidi dai pozzi neri e subito gli operai attaccano le pompe per rimuovere il materiale dalla grande vasca che è stata posizionata sul piazzale della centrale. Queste pompe provocano un frastuono difficilmente sopportabile da chi, come me, ha il giardino a dieci metri in linea d’aria di distanza dal sito in cui vengono svolte tali operazioni». «Non dico – chiarisce – che questa procedura non debba essere svolta, chiedo solo che la si faccia in un altro punto, così da poter tenere aperte porte e finestre. Qui non si vive più». Va detto che l’azienda svuotale vasche al mattino proprio per non disturbare il sonno di quanti al pomeriggio vogliono schiacciare un pisolino, tuttavia i disturbi acustici – a detta dei residenti – prosegue. «E’ vero – ammette la cittadina – che da quando la fabbrica ha adottato alcuni accorgimenti il problema delle polveri, molto sentito fino a tempo fa, si è praticamente azzerato, ma sul fronte delle vibrazioni e dei rumori la situazione pare anzi peggiorata. La mia casa c’era prima della nascita della centrale e ancora oggi mi chiedo come si sia potuto dare il permesso per costruirla. Si dirà che erano altri tempi, che c’era scarsa informazione, ma oggi a patire siamo sempre noi». “E’ una vergogna – sbotta il vicino Albano Colovatti – da quando è in moto il desolforatore siamo costretti a starcene chiusi in casa. I rumori ci fanno impazzire». «A volte – riferisce Antonio Iacumin, che per 14 anni ha vissuto nel rione – sento il frastuono della centrale fino in via Romana: questo non è solo il problema di un quartiere ma di tutta la città». (t. c.)

Il Piccolo, 11 dicembre 2008 
 
Via libera da Roma alla riconversione a gas della Centrale  
Concessa dal ministero l’autorizzazione che consentirà di ridurre l’inquinamento 
L’intervento porterà allo smantellamento dei gruppi di produzione attualmente alimentati a olio combustibile
 
  
Si fa più vicino l’avvio della riconversione a gas dei due gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica di Monfalcone, ancora per poco targata E.On, visto che dal primo gennaio la proprietà passerà in via definitiva ad A2A.
L’impianto ha ottenuto il 4 dicembre, stando a quanto riferito dal sindaco Gianfranco Pizzolitto al Consiglio comunale martedì sera, l’Autorizzazione integrata ambientale richiesta dall’allora proprietario Endesa Italia.
Si tratta dell’ultimo passaggio prima di ottenere il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico, dopo le Valutazioni di impatto ambientale cui sono stati sottoposti i progetti della creazione del ciclo combinato e del nuovo gasdotto tra Villesse e Monfalcone necessario ad alimentarlo.
L’investimento preventivato da Endesa per demolire le due sezioni funzionanti a olio combustibile, da 320 megawatt ciascuna, e sostituirle con un termo-gruppo da 815 megawatt ammonta a 350 milioni di euro, mentre erano 20 i milioni ritenuti necessari per costruire il metanodotto di 17 chilometri.
Stime che potrebbero essere state riviste al rialzo, visto il tempo trascorso dall’avvio del progetto a oggi.
Endesa a maggio del 2007 aveva parlato di fine 2008 come data di avvio della riconversione, quantificando in circa 2 anni il tempo indispensabile per portare a termine la trasformazione che consentirà di abbandonare il più inquinante olio pesante.
In realtà, i tempi sembrano superiori a guardare la documentazione prodotta da Endesa al ministero dell’Ambiente per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale dell’impianto.
Anche nel caso in cui l’apertura del cantiere segua di poco l’autorizzazione alla costruzione del ministero dello Sviluppo economico, stando al programma degli interventi di adeguamento pare ci vogliano più di 3 anni per arrivare al funzionamento del nuovo gruppo termico.
«Il 4 dicembre la conferenza tecnica ha concesso l’Aia e stiamo quindi andando – ha detto il sindaco in aula martedì sera – verso la conclusione del percorso, anche se la prudenza rimane d’obbligo».
Pizzolitto ha preannunciato di voler riprendere i contatti con A2A, che pure «in due occasioni ha confermato di voler realizzare la riconversione a gas”, prevista dal protocollo d’intesa sottoscritto ancora nel 2004 dall’amministrazione regionale del Friuli Venezia Giulia, della Provincia di Gorizia ed Endesa.
Un accordo al quale, quindi, la nuova proprietà potrebbe ritenersi non vincolata. Nei due incontri con A2A il sindaco ha del resto chiarito che l’amministrazione comunale e la comunità monfalconese possono ragionare con i nuovi insediati solo a patto che l’accordo siglato nel 2004 sia rispettato nella sua totalità.
«In caso contrario ho spiegato altrettanto nettamente che l’amministrazione comunale e la comunità sono pronte a scendere in guerra», aveva sottolineato Pizzolitto.
«Quando inizieranno i lavori, non sarà comunque mai troppo presto», sottolinea Michele Tonzar, responsabile del circolo cittadino di Legambiente, che da anni si batte per ridurre l’impatto ambientale dell’impianto termoelettrico, causa di inquinamento atmsoferico e acustico, come più volte lamentato dal Comitato del rione Enel.
Nel frattempo sono entrati in funzione i desolforatori commissionati, con un investimento di 70 milioni di euro, da Endesa Italia per abbattere le emissioni dei due gruppi alimentati a carbone della centrale termolettrica, da 170 megawatt l’uno.
Il Consiglio comunale nella seduta di martedì ha invece approvato la cessione di 1.354 metri quadrati di proprietà comunale che ricadono all’interno del perimetro dell’impianto a un prezzo che gli uffici comunali hanno stimato in 144.430 euro.
Nella stessa seduta la massima assise cittadina ha approvato anche la sdemanializzazione di due aree nella zona di via dell’Agraria e la loro acquisizione da parte dell’amministrazione comunale, un passaggio che rientra nel percorso attivato per realizzare la nuova viabilità e il nuovo raccordo ferroviario al servizio della Fincantieri e dello stabilimento dell’Ansaldo sistemi industriali di Panazano.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 11 dicembre 2008 
 
Monfalcone. L’autorizzazione integrata già concessa dalla Conferenza dei servizi  
Centrale a gas, si attende il nullaosta del ministero dell’Ambiente per i lavori
 
  
MONFALCONE. Dopo un periodo di stasi, prosegue il percorso autorizzativo della nuova sezione a ciclo combinato alimentata a gas da 815 megawatt della centrale termoelettrica, gà Enel ed Endesa, ora E.on, presto A2A, sezione che andrà a sostituire i due attuali gruppi a olio da 320 megawatt di potenza ciascuno.
E’ stato il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, a rendere noto che lo scorso 4 dicembre, a seguito della Conferenza dei servizi appositamente convocata, sarebbe stata finalmente concessa l’Aia, cioé l’Autorizzazione integrata ambientale. Ora si attende il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico che darà la possibilità di completare l’iter e vedere partire i lavori. L’Aia comprenderà anche un piano di monitoraggio ambientale con un’azione combinata tra azienda, Arpa e ministero dell’Ambiente.
«A quel punto esisterà uno strumento di natura oggettiva attraverso il quale la situazione sarà costantemente monitorata», aveva spiegato qualche tempo fa il sindaco, intervenendo a proposito delle ipotizzate emissioni di diossina della centrale monfalconese. Per raggiungere l’obiettivo ci vorrà però almeno un anno e quindi il sindaco ha chiesto ad Arpa di fornire nel frattempo ogni quattro mesi i dati sulle emissioni della centrale termoelettrica in contraddittorio con quelli rilevati dalla rete di monitoraggio gestita sul territorio dalla proprietà dell’impianto.
«In questo modo sarà fugata la possibilità che esista qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e l’ambiente», aveva affermato Pizzolitto, che ha contattato Arpa anche per avere dei dati puntuali appunto sulle emissioni di diossina della centrale termoelettrica, finita alla ribalta nelle scorse settimane dopo la pubblicazione del dato che attribuisce all’impianto la produzione del 3,7% di tutta la diossina dispersa nell’aria in Italia.
Nel corso del consiglio comunale di martedì e nell’ambito della discussione relativa alla cessione di particelle di territorio di proprietà comunale, senza interesse pubblico proprio nell’area della centrale, il sindaco, sollecitato dal consigliere di Fi, Cesare Calzolari ha comunicato l’ottenimento dell’Aia, confermando che la nuova proprietà è intenzionata a proseguire nel percorsi di “massificazione” della centrale.
«Conviene anche a loro prevedere una diversificazione energetica dell’alimentazione della centrale, parte con carbone ambientalizzato, parte a gas. Attenderò qualche giorno – si è impegnato – e poi contatterò i nuovi gestori per sollecitare la concretizzazione del percorso».
In merito alla cessione delle particelle, 1354 metri quadrati in totale, il comune prevede un introito di 144.430 euro. La vendita sarà trattata con Endesa che risulta, al momento essere ancora la proprietaria della centrale. “Vorremmo concludere al più presto proprio per trattare ancora con Endesa – ha spiegato la dirigente del Patrimonio, Caterina Viscomi –. In ogni caso, abbiamo già contattato E.On che si è detto d’accordo nella formalizzazione della cessione». (c.v.)

Il Piccolo, 05 settembre 2008 
 
CENTRALE  
Slittato l’utilizzo del filtro contro l’inquinamento
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha ricevuto rassicurazioni dalla nuova proprietà della centrale termoelettrica, A2A, di voler prestare attenzione alle esigenze del territorio. Intanto però l’entrata in funzione del primo dei due desolforatori realizzati per abbattere le emissioni inquinanti dei gruppi a carbone dell’impianto non è ancora avvenuta e rischia di slittare ancora. La causa? Il contenzioso che si è aperto tra il committente dell’opera da 70 milioni di euro (Endesa Italia in origine) e l’impresa, la spagnola Duro Felguera, che ha realizzato i lavori e sta completando quelli relativi al secondo «desox». La messa in funzione del primo desolforatore e l’ultimazione del secondo non sono del tutto bloccate, ma sono estremamente rallentate dal contenzioso economico in corso che in sostanza ruota attorno a penali da pagare e a compensi da ricevere. Il braccio di ferro economico-finanziario strarebbe fra l’altro creando a caduta dei problemi alle imprese locali e regionali che sono state utilizzate come subappaltatori. Entrambe gli impianti necessari ad ambientalizzare i due gruppi a carbone da 170 megawatt ciascuno dovrebbero essere consegnati al più tardi entro la fine dell’anno. Non ci sono invece al momento ancora notizie sul completamento dell’iter autorizzativo della sostituzione dei due gruppi a olio combustibile con una nuova sezione a gas da 815 megawatt e della creazione del gasdotto necessario ad alimentarla.

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