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Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
Centrale a metano cancellata dal piano di A2A 
Tagliati 350 milioni. Ma l’azienda assicura: «È solo un ritardo legato alle autorizzazioni ambientali»

Nel piano quinquennale 2010-2014 degli investimenti della società A2A non c’è traccia: all’appello manca la ”voce” relativa alla riconversione dei gruppi a olio a carbone pulito e a gas della centrale termoelettrica di Monfalcone, a fronte di un importo pari a 350 milioni di euro. L’azienda, attraverso il suo presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, ha quantificato in circa 550 milioni complessivi i minori investimenti per l’intera società. Zuccoli, nel presentare recentemente i progetti e le linee strategiche di A2A, ha osservato che l’operazione su Monfalcone al momento è stata ”accantonata”.
Un vuoto programmatorio che ha destato perplessità e preoccupazione in città, considerato che il progetto per la centrale termoelettrica era atteso da tempo. Lo stesso sindaco Gianfranco Pizzolitto, ha più volte sollecitato risposte e garanzie, anche alla Regione, proprio per conoscere lo stato dell’intervento. Il rallentamento del processo di riconversione è stato peraltro letto, non solo dal primo cittadino, ma anche da Legambiente, come un possibile cambio di strategia produttiva, ipotizzando una trasformazione del sito monfalconese ai fini della possibilità di insediare una centrale nucleare. Ipotesi, tuttavia, smentite dai vertici della società. Che proprio ieri, attraverso il direttore generale dell’Area tecnico-operativa, Paolo Rossetti, ha invece ribadito la volontà di procedere con la riconversione del sito di Monfalcone.
Il mancato inserimento dell’investimento nel piano quinquennale 2010-2014, ha spiegato l’ingegner Rossetti, è legato a un ritardo procedurale, in relazione all’iter autorizzatorio. In particolare, si tratta della procedura di Valutazione di impatto ambientale (Via), che richiede un opportuno riadeguamento.
«Non abbiamo abbandonato il progetto di riconversione a carbone pulito e a gas su Monfalcone – ha spiegato l’ingegner Rossetti -. Siamo in attesa di procedere con l’adeguamento della procedura di Via che, impostata nel 2004 tra Endesa e il ministero, richiede una necessaria modifica, confacente alle condizioni attuali. In questo senso, abbiamo già anticipato al ministero competente l’istanza di adeguamento della procedura. Non potendo pertanto conoscere i tempi per lo sblocco di questo iter autorizzativo, non siamo in grado di programmare l’intervento. Per questo nel piano quinquennale l’operazione non è stata prevista».
Il direttore generale dell’Area tecnico-operativa di A2a aggiunge: «Una volta chiarito l’aspetto autorizzatorio, potremo inserire nel calendario l’operazione per il sito di Monfalcone. Confidiamo di poter definire tutta la procedura entro quest’anno e di procedere quindi con l’aggiornamento del piano di investimenti che, peraltro, viene ridefinito annualmente, inserendo l’intervento riguardante Monfalcone». (la.bo.)

Il Piccolo, 12 febbraio 2010
 
IL PRESIDENTE TONZAR: NONOSTANTE LE GARANZIE DA A2A 
Legambiente: restiamo vigili sulla riconversione della centrale

Legambiente mantiene alta l’attenzione sull’operazione di riconversione dei gruppi a olio a carbone pulito e a gas legati alla centrale termoelettrica di A2a. Lo conferma il presidente dell’associazione ambientalista di Monfalcone, Michele Tonzar, all’indomani dello ”slittamento” del progetto, non contemplato nell’ambito del piano quinquennale degli investimenti 2010-2014 della società. Si tratta di un importo quantificato in 350 milioni, a fronte di un contenimento degli investimenti complessivi, come ha spiegato lo stesso presidente del Consiglio di gestione, Giuliano Zuccoli, pari a 550 milioni.
Il mancato inserimento del processo di riconversione nel programma aziendale, ha spiegato il direttore generale dell’Area tecnico-operativa di A2a, Paolo Rossetti, è legato all’iter autorizzatorio, in ordine al riadeguamento della procedura di Valutazione di impatto ambientale, per la quale la società ha già presentato istanza al ministero competente. L’ingegner Rossetti ha pertanto confermato la volontà di procedere con la riconversione, osservando che l’impegno aziendale potrà essere calendarizzato una volta sbloccato il percorso relativo al Via.
E Legambiente mantiene dunque la ”sorveglianza”: «Continuiamo a monitorare la situazione – ha dichiarato Tonzar -, guardiamo ai fatti concreti. Crediamo al progetto di riconversione fino a prova contraria». Il presidente dell’associazione ambientalista continua: «Recentemente abbiamo avuto un incontro con il direttore della centrale, assieme ai responsabili per il settore termoelettrico e per la promozione delle iniziative territoriali. Abbiamo chiesto quali sono le prospettive sul processo di ambientalizzazione, anche in relazione alla modifica relativa al tracciato per il gasdotto. L’azienda ha dato ampie assicurazioni, sostenendo che le integrazioni al progetto di Endesa non avrebbero comportato allungamenti dei tempi. Abbiamo altresì stabilito un contatto costante con l’azienda, proprio per essere informati tempestivamente sugli sviluppi. Resta comunque il fatto che entro il 2014 i gruppi ad olio dovranno essere dismessi. Si tratta quindi di continuare a verificare la situazione».

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
«Rispettare gli impegni sulla riconversione» 
Greco (Pd) preoccupato dalle dichiarazioni fatte dai vertici di A2a

Preoccupazioni vengono epsresse dal consigliere comunale del Pd, Omar Greco, che è pure segretario cittadino del partito, in merito alle dichiarazioni fatte dalla dirigenza di A2a sul processo di riconversione dei gruppi a olio combustibile della centrale e la non inclusione della stessa nel Piano degli investimenti della società.
«Attendiamo con fiducia e attenzione il percorso di Valutazione d’impatto ambientale – afferma Greco – e ribadiamo quanto per noi sia imprescindibile attuare l’impegno assunto qualche tempo fa dai precedenti proprietari della centrale, grazie alla determinazione dell’allora Giunta Illy e dell’amministrazione comunale. Nell’impianto si continua a bruciare olio pesante e a inquinare il territorio; questa condizione va superata nel minor tempo possibile. E’ vero che entro il 2014 i gruppi a olio dovranno essere dismessi, noi però crediamo che l’impegno di tutti possa portare al contenimento dei tempi, ed è ciò che chiediamo ai soggetti interessati». Secondo Greco «il territorio ha pagato già un prezzo salato in termini di salute e la chiusura dei gruppi a olio combustibile è un risultato dal quale Monfalcone non può prescindere». A ciò si aggiunge il no al nucleare e su questo argomento Greco ribadisce il concetto vista la reticenza del Governo a svelare i siti prescelti per l’insediamento delle future centrali.
«È evidente – prosegue – come la concomitanza con le elezioni regionali condizioni il pronunciamento, ma anche le notizie più recenti confermano Monfalcone come potenziale sito. A noi, a differenza della destra cittadina, le dichiarazioni di Tondo non ci rassicurano affatto, perché non escludono nulla; al contrario il presidente della Regione sostiene solo che il nostro territorio non è adatto all’insediamento della tecnologia nucleare, cosa assolutamente non dimostrata e non suffragata da dati oggettivi. La verità è che ancora tutto è possibile e la scelta nuclearista del governo e della Regione non può che preoccuparci». «Per quanto ci attiene continueremo a vigilare, pronti anche a ricorrere alla mobilitazione dei cittadini e – conclude Greco – allo strumento del referendum».

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
A2a, preoccupazioni del Comitato rione Enel 
I residenti critici sull’annunciato rinvio della metanizzazione

Allarme, tra i residenti del rione Enel, per la mancata presenza nel piano quinquennale degli investimenti della società A2a del capitolo sulla riconversione dei gruppi a olio in gruppi a carbone pulito e a gas, per la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’accantonamento dell’operazione (importo totale 350 milioni di euro) agita gli animi dei residenti, che contavano sull’intervento per risolvere definitivamente l’annosa, difficile, convivenza con l’impianto industriale.
«Non vorremmo che la società, visti anche gli ultimi rumors sul nucleare a Monfalcone – spiega il presidente del rione Enel Adriano Bernardel -, intravedesse in quest’affare la molla per lasciare le cose come stanno, mentre invece le famiglie residenti da tempo sollecitano l’adeguamento degli impianti. Già con l’avvento del desolforatore, infatti, alcune problematiche si sono risolte e con quest’ulteriore potenziamento il quadro si completerebbe». Grazie alla riconversione si ipotizza, per il quartiere, un sostanziale miglioramento delle condizioni, sia sotto un profilo ambientale (aria più pulita) che di qualità della vita (ronzii).
«Siamo molto preoccupati – afferma Bernardel – perchè il recente annuncio dei vertici societari disattendono le promesse prese nei confronti del rione due anni or sono. Sulla conversione noi puntavamo moltissimo: il timore è che A2a, legata agli ambienti romani e dunque bene informata sugli sviluppi, intenda, nell’eventualità in cui il nucleare un domani possa trovare casa nella nostra Regione, spendere i propri quattrini su quel versante piuttosto che sulla riqualificazione della centrale termoelettrica. Al momento l’investimento risulta temporaneamente sospeso. Speriamo non sia, nella realtà, definitivamente sfumato».
Per questo Bernardel sollecita l’intervento dell’amministrazione e invoca un incontro pubblico, alla presenza di tutti i comitati rionali, sul tema, per avere chiarimenti sulla situazione. Sul punto era intervenuto anche il presidente di Legambiente Michele Tonzar, il quale invece era apparso più ottimista: «Continuiamo a monitorare la situazione – aveva dichiarato -, guardiamo ai fatti concreti. Crediamo al progetto di riconversione fino a prova contraria». Il comitato Enel, invece, mette le mani avanti. E chiede al sindaco Gianfranco Pizzolitto rassicurazioni. (ti.ca.)

Il Piccolo, 27 febbraio 2010
 
A2a chiude per sempre i due gruppi a olio della Centrale elettrica 
Slitta la riconversione a metano. In un incontro con il sindaco la società esclude l’opzione nucleare
Pizzolitto: «La scelta risolverà il problema dell’inquinamento»

di FABIO MALACREA

A2a esclude la possibilità di effettuare investimenti per il nucleare nel sito di Monfalcone, si accinge a dismettere definitivamente i due gruppi alimentati a olio pesante della centrale termoelettrica ma conferma che la loro riconversione a metano non sarà imminente per ragioni di mercato. È quanto emerso in un incontro che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha avuto ieri con il presidente del Consiglio di gestione della società proprietaria della centrale termoelettrica, Giuliano Zuccoli, per un esame dei diversi aspetti connessi all’insediamento e, in particolare, per affrontare il problema dell’attuazione dell’accordo siglato con la Regione sulla riqualificazione ambientale dell’impianto, anche alla luce del taglio di 320 milioni di investimenti previsto per Monfalcone per il quinquennio, secondo il piano industriale della società.
Formale è stato l’impegno di A2a con il sindaco Pizzolitto, di escludere investimenti per il nucleare a Monfalcone. Un’assicurazione che lo stesso Pizzolitto auspicava da tempo alla luce delle ”voci” che continuano a inserire la città tra le possibili sedi di impianti nucleari.
Ma la comunicazione più importante, accolta dal sindaco «con soddisfazione», riguarda la totale e definitiva dismissione dei gruppi alimentati a olio pesante anche senza che, per il momento, gli stessi gruppi vengano riconvertiti a gas. In sostanza, secondo quanto ha riferito il sindaco, A2a conferma di voler mantenere valida l’opzione per l’attivazione di due gruppi alimentati a metano, ma di non dar corso alla loro messa in funzione nell’immediato. Secondo quanto emerso, l’attuale situazione del mercato elettrico nazionale, condizionata da uno squilibrio fra la disponibilità effettiva e le potenzialità di utilizzo, obbliga A2a a una grande cautela verso questa soluzione, oggi poco conveniente.
Per il sindaco, comunque, «la chiusura delle due unità a olio combustibile viene a risolvere il problema più grave per la nostra città in tema di rischio ambientale e di inquinamento e per la loro rimozione l’amministrazione comunale si è fortemente impegnata».
Il presidente del Consiglio di gestione Giuliano Zuccoli ha pure rilanciato la prospettiva di sviluppare proprio a Monfalcone innovative forme di teleriscaldamento, cioè di riscaldamento degli edifici cittadini mediante il ricircolo di acqua calda e vapore prodotti dalla centrale. La società, ha riferito Zuccoli, essendo espressione di due importanti municipalizzate, vuole avere proficui rapporti con le istituzioni e il territorio in cui è presente e, per quanto riguarda Monfalcone, intende portare avanti un intervento coordinato finalizzato a una forte riduzione dell’impatto dal punto di vista ecologico.
Investimenti sono invece stati annunciati da A2a nei gruppi a carbone, con la tecnologia a combustibile pulito, per introdurre ulteriori migliorie, che si accompagnano a quelle già prodotte sui gruppi in esercizio con la introduzione dei desolforatori, i quali coniugano la maggior efficienza energetica con il minore impatto ambientale. Dalla società sono arrivate anche garanzie sul mantenimento degli attuali livelli di occupazione.
Assicurazioni sono arrivate anche in merito a una proposta, avanzata da Pizzolitto, di invitare imprese locali nelle gare per questi lavori, nel rispetto delle normative vigenti. Il gruppo ha confermato l’attenzione verso il territorio e la volontà di continuare a sostenere iniziative di carattere sociale. Ambiti interessanti di collaborazione si aprono infine fra il gruppo lombardo e l’amministrazione nel campo dell’innovazione e della ricerca. Oltre alla sperimentazione del teleriscaldamento, si intendono portare avanti congiuntamente iniziative e progetti, in particolare nel campo della ricerca, che possano usufruire di fondi comunitari.

Il Piccolo, 28 febbraio 2010
 
A2a incassa il plauso del comitato Enel 
La dismissione dei gruppi a olio arriva dopo anni di lotte dei residenti

 
Il definitivo ”pensionamento” dei gruppi alimentati a olio pesante della centrale termoelettrica A2a viene accolto con un sospiro di sollievo dal comitato di quartiere Enel, che intravede dunque un happy end nell’annosa convivenza (a tratti forzata) intessuta con l’impianto industriale. «Per noi – ha infatti commentato ieri pomeriggio il presidente rionale Adriano Bernardel – è una magnifica novità, sempre che le maestranze restino numericamente intatte, cosa di cui dubito, visti i tempi che corrono. Se esiste la possibilità concreta, da parte della proprietà, di una dismissione dei gruppi a olio noi non possiamo che esserne lieti, visto l’impatto ambientale determinato da tali impianti».
La notizia è emersa l’altro giorno a seguito dell’incontro tra il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il presidente del Consiglio di gestione della società proprietaria della centrale termoelettrica Giuliano Zuccoli. A2a ha confermato l’opzione per l’attivazione di due gruppi alimentati a metano, ma rispetto al cronoprogramma degli interventi la riconversione a metano, per motivi di opportunità economica, non sarà imminente. La situazione del mercato nazionale, infatti, impone oggi cautela.
«Tra l’altro – prosegue Bernardel – queste dichiarazioni ci rincuorano almeno sul versante del paventato ricorso al nucleare: per A2a, a questo punto, l’ipotesi dovrebbe essere definitivamente accantonata. Per carità, dovessero fare una tale centrale a Fossalon mi mobiliteri comunque, poichè non si tratterebbe di uno scenario poi così diverso rispetto a quello di un impianto vicino casa, tuttavia preferiamo accogliere ulteriori notizie prima di lanciare allarmi».
Non a caso, nei prossimi giorni, il comitato rionale incontrerà il Comune per ottenere ulteriori delucidazioni. «Tra le situazioni che cercheremo di chiarire – conclude Bernardel – anche la tempistica relativa al cambio di trasformatore del gruppo 1, ipotizzabile ad aprile-maggio. La nostra volontà sarebbe quella di fare in modo che l’azienda inserisca una tipologia di dispositivo col ”silenziatore”, in moda da abbattere i ronzii cui siamo costantemente sottoposti per la vicinanza alla fabbrica. Chiederemo inoltre al Comune di poter essere ”parte attiva” nel processo di dismissione dei gruppi a olio: vorremmo infatti capire dove verranno posizionati, in futuro, gli impianti a metano, per capire quanto prossimi saranno alle abitazioni dei residenti». (ti.ca.)

Il Piccolo, 05 marzo 2010
 
Sindacati preoccupati sul futuro occupazionale della centrale elettrica

Sindacati sul chi va là per il disimpegno da parte di A2a ad attuare nell’immediato la riconversione a metano della centrale termoelettrica. Le segreterie regionali di Filctem-Cgil, Flaei-Cisl e Uilcem-Uil esprimono infatti «forti preoccupazioni» per il futuro del sito produttivo di proprietà della multiutility lombarda, che l’altro giorno ha altresì annunciato il definitivo ”pensionamento” dei gruppi alimentati a olio pesante. Una notizia, questa, che è stata accolta con un generale sospiro di sollievo dal comitato di quartiere Enel, da anni costretto a una convivenza forzata con l’impianto.
Invece, a far drizzare le antenne ai sindacati, è il profilo occupazionale: «Le notizie apprese dalla stampa locale sono divergenti – affermano le tre sigle in una nota -. Quello che ci preoccupa è che sinora, nonostante gli impegni, A2a si sia sottratta al confronto sul Piano industriale. La proprietà da una parte dichiara che intende perseguire la strada della conversione a gas degli attuali gruppi a olio, mentre in altre sedi afferma di non vedere futuro nei gruppi a gas, ciò a causa dell’alto costo del combustibile».
Insomma, segnali in antitesi, che danno da pensare ai rappresentanti dei lavoratori, i quali sottolineano il «rischio di una contrazione dell’occupazione diretta nella centrale, ma anche dell’incertezza degli investimenti che servirebbero per migliorare il sito produttivo, con conseguenti ricadute positive sull’ambiente». Sotto la lente anche la situazione delle commesse, per la quale evidentemente i sindacati intravedono elementi di criticità. Commesse che «darebbero respiro occupazionale al territorio in questi tempi di crisi» e che tuttavia potrebbero sfumare.
Intanto lunedì alle 18 la Quarta commissione consiliare (Salute, ambiente e qualità della vita), presieduta dalla consigliera del Pd Barbara Zilli, presenterà al comitato Enel i risultati del monitoraggio acustico commissionato dalla Provincia di Gorizia nell’area confinante con la centrale. Le rilevazioni erano state effettuate prima e dopo l’entrata in funzione del desolforatore ed erano proseguite per più di un anno. Al fine di approfondire ulteriormente il tema è stata invitata anche la società A2a, rappresentata dal direttore dello stabilimento, Luigi Manzo. (t.c.)

Il Piccolo, 13 maggio 2010
 
FLAEI INSODDISFATTA SULLE RELAZIONI INDUSTRIALI MINACCIA LA MOBILITAZIONE DELLE MAESTRANZE 
Il sindacato: alla Centrale posti di lavoro a rischio 
Per la Cisl il passaggio a tutto carbone previsto da A2A comporterà un forte ridimensionamento dell’impianto

L’esecutivo regionale del Friuli Venezia Giulia della Federazione lavoratori aziende elettriche italiane (Flaei) della Cisl si dice preoccupato per il ridimensionamento della centrale termoelettrica di Monfalcone.
«Un impianto – afferma il sindacato di categoria – che è stato fondamentale per lo sviluppo del territorio isontino e di tutta la regione, ma che ora viene ridimensionato dal piano industriale di A2A». «L’unico programma che l’azienda ha in mente – afferma la Flaei-Cisli la realizzazione di un unico gruppo a carbone in sostituzione dei quattro oggi presenti, dimezzandone la potenza e di conseguenza l’occupazione diretta e dell’indotto». Ciò, secondo il sindaco, «nel silenzio di una classe politica che preferisce investire in impianti all’estero e rinunciare all’industria elettrica regionale».
L’eesecutivo della Flaei della Cisl, inoltre, esprieme la propria insoddisfazione per quanto riaurda le relazioni industriali instaurate dal sindacato con la nuova proprietà, la quale, secondo i rappresentnati dei lavoratori «rimanda sempre ad altra data la soluzione di problemi esistenti da tempo». A seguito di ciò l’esecutivo regionale della Federazione non escludeno di dare vita a una mobilitazione dei lavoratori della centrale termoelettrica di Monfalcone «se le questioni oggi sul tavolo negoziale non trovino a breve una soluzione».

Il Piccolo, 06 giugno 2010
 
DISAGI NEL RIONE 
Ronzio dalla centrale, i residenti protestano 
Il nuovo inconveniente si è presentato alla ripartenza dei gruppi alimentati a carbone

«Un fischio continuo per più di 24 ore. Uno sfiato che non si è interrotto neanche durante la notte. Per un certo periodo la centrale termoelettrica si era di fatto fermata, per lavori di manutenzione. Da venerdì pomeriggio i gruppi alimentati a carbone sono ripartiti, provocando un rumore forse non altissimo ma alla lunga insopportabile». Tornano le proteste del rione Enel, costretto a convivere a stretto contatto di gomito con l’impianto di A2a. Un rapporto che sembrava essersi messo al meglio, tanto che la recente indagine sul rumore provocato dall’impianto non aveva rilevato dati preoccupanti. Da qualche giorno, tra l’altro, la centrale si è di fatto fermata. Ai residenti non è parso vero: un silenzio quasi ”normale”, nemmeno quel rinzio sordo di fondo al quale erano abituati da sempre. «È stato un operiodo di vera pace per noi – dice una residente nel quartiere -. Purtroppo è durato poco. E adesso ci tocca anche pagare la riconquistata tranquillità subendo questo sbuffo continuo che non cessa neanche durante la notte». Alla ripartenza della centrale, infatti, è iniziato questo rumore anomalo.
Il rapporto tra la centrale più potente della regione e il quartiere che la circonda sembrava aver trovato un certo equilibrio, dopo l’attivazione dei desolforatori, la chiusura dei due gruppi alimentati a olio combustibile e un’effettiva sostanziale riduzione dell’impatto acustico, confermata dall’indagine disposta dal Comune. È anche per questa ragione che il ronzio continuo di questi giorni sta creando del malumore. «È esasperante – conclude la residente che ha denunciato l’episodio -. È come vivere a contatto con un ”gigante” che soffia. È arrivato il primo caldo, le finestre sono aperte. Capisco che bisogna sopportare qualche disagio per il bene comune. Ma è difficile vivere con un ronzio continuo che non dà tregua».

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
DISAGI NEL RIONE ENEL 
La centrale torna a farsi sentire Protestano gli abitanti del rione: «Siamo vittime del rumore» 
Sfiati e ronzii persistenti hanno reso la vita impossibile Il direttore Manzo: colpa del riavvio di alcuni gruppi 
Il trasformatore ”silenziato” da 2 milioni di euro resta parcheggiato dentro la fabbrica perché Terna non ne consente l’allacciamento

di TIZIANA CARPINELLI

Un intero rione è ripiombato nell’incubo. Dopo mesi di tregua e di riconquistato silenzio, la centrale elettrica A2a ha ripreso a fare i ”capricci”, scatenando la protesta dei residenti che fino all’altra notte hanno denunciato rumori molesti e un persistente e più intenso ronzio di sottofondo, in alcuni giorni protrattosi anche per 12 ore di fila, perlopiù in fascia diurna, ma non solo. Sfiati, boati, fischi assordanti e improvvisi, tanto più insopportabili in quanto prodotti durante la bella stagione e dunque quando le finestre abitualmente si spalancano per far entrare in casa un po’ di frescura. Operazione banale, quest’ultima, ma di fatto preclusa a chi risiede nelle case che si affacciano sul canale Valentinis, nel quartiere Enel, letteralmente vessato dall’attività della fabbrica nelle ultime settimane.
«Altro che 70 decibel di tolleranza – tuona il presidente rionale, Adriano Bernardel – secondo me la soglia è stata abbondantemente superata nei giorni scorsi, poiché diversi cittadini mi hanno telefonato, molto infastiditi, per segnalare il problema: le frequenze dei sibili, dettate dai gruppi a olio, risultavano così elevate che io stesso ho notato un certo fastidio pure nei cani. Si sa, del resto, che l’orecchio degli animali è più sensibile rispetto al nostro, ma garantisco che andare avanti così è impossibile. Si avverte un ronzio persistente e micidiali fischi fendono l’aria d’un colpo: è come se la centrale fosse un’enorme pentola a pressione che, per non saltare, sfiata. Qualcuno mi ha riferito anche di fumate nere, visibili anche dagli altri quartieri della città».
Bernardel ha chiesto spiegazioni ai tecnici di A2a, i quali hanno ricondotto i disagi dell’ultimo mese alle operazioni di riavvio del gruppo 1 a carbone, fermo almeno dai primi di maggio per consentire le operazioni di manutenzione. Pare, addirittura, che la ripresa della produzione abbia provocato dei principi di incendio, subito sventati dal personale interno. Oltre a quell’impianto, su ordine da Roma, sono stati riavviati anche i gruppi a olio, con ulteriore aggravio delle problematiche relative all’inquinamento acustico. Come se tutto ciò non bastasse, stando a quanto riferito ieri dall’ingegner Luigi Manzo, direttore dello stabilimento, l’«allacciamento del nuovo trasformatore silenziato da 2 milioni di euro è stato al momento stoppato da Terna, ente gestore della rete, che ha addotto motivi di sicurezza». Risultato: il gioiellino tecnologico, che avrebbe ulteriormente abbattutto i rumori provenienti da A2a, è a tutt’oggi parcheggiato in un angolo della fabbrica. «Nonostante l’avvenuta autorizzazione dei lavori – spiega il direttore – tutto è stato bloccato ed è in corso un contenzioso tra le parti. Auspichiamo, comunque, che l’allacciamento possa essere svolto al più presto, viste anche le risorse impegnate. Per quanto riguarda invece i rumori, essi sono riconducibili al riavvio di diversi gruppi rimasti a lungo fermi per manutenzione. Nel tentativo di non incidere sulla quotidianità dei residenti abbiamo adottato degli accorgimenti, evitando di effettuare le prove per la ripresa della produzione nelle fasce serali. Garantisco che le operazioni si sono concluse nella notte a cavallo tra venerdì e sabato e che, dunque, i problemi cesseranno».

Il Piccolo, 03 novembre 2008 
  
CENTRALE TERMOELETTRICA  
Nuova gru per lo sbarco di carbone
 
 
Un investimento di oltre 3 milioni di euro per una nuova gru portuale interamente progettata e costruita da imprese locali. È quello che interessa la centrale elettrica di Monfalcone e che si concretizzerà nei primi mesi del prossimo anno con l’approntamento di un nuovo e rivoluzionario sistema di scarico del carbone dalla banchina e il suo convogliamento verso la centrale. Il tutto in un più vasto programma di ammodernamento deciso da E-On, già Endesa, che punta a diversi obiettivi. Il nuovo macchinario sostituirà i due attuali ponti gru, ormai vetusti. Realizzeranno la gru l’Ardea e le Reggiane, l’una per la tramoggia, l’altra per la gru. Il nuovo «sistema» sarà operativo dal 2009. Si tratta di una struttura colossale: la tramoggia è alta 15 metri, larga 10, del peso di 150 tonnellate e dalla capacità di 200 metri cubi. La gru è alta 64 metri, larga 16, pesa 330 tonnellate e ha una portata di 16. La nuova gru consentirà di sveltire le operazioni di scarico del carbone per alimentare l’impianto di 160 megawatt della centrale, con una minor dispersione di polveri nell’atmosfera. Le manovre saranno effettuate all’interno di una cabina insonorizzata e con il semplice uso di un joystick. «È indubbio il vantaggio anche sotto il profilo economico – afferma Giuseppe Picini, responsabile dei grandi progetti di E-On – visto che lo scarico si svolgerà in tempi ridotti rispetto al passato con una minor permanenza delle navi e delle chiatte in banchina. Rilevante anche il riflesso nei confronti dell’indotto, visto che le due imprese che stanno lavorando e che hanno vinto una gara che vedeva impegnati competitor internazionali, sono entrambe locali e hanno dimostrato tutta la loro professionalità nel condurre l’operazione. La nuova gru avrà la possibilità di movimentare quasi il doppio del carbone che oggi viene scaricato usando due macchinari». Le operazioni di approntamento della gru inizieranno a metà gennaio e nello stesso periodo verranno accantonate le due già esistenti.
Luca Perrino
 

Messaggero Veneto, 03 novembre 2008 
 
«Impianto a biomasse, rischio inquinamento» 
STARANZANO
 
 
STARANZANO. Esprime perplessità nei confronti del progetto di impianto di biomasse che dovrebbe essere realizzato a Staranzano, in località Bistrigna dalla società Elettrostudio srl, ma chiarisce che la sua posizione non deriva da un giudizio preconcetto o in quanto estremista dell’ambiente, visto che l’impianto per alimentarsi userebbe olio vegetale, quindi fonte di energia rinnovabile e quindi assimilabile all’energie alternative previste dai parametri europei più moderni.
«La mia preoccupazione – spiega il consigliere comunale staranzanese di Alleanza nazionale, Alessandro Marega – riguarda invece alcuni punti che non sono chiari e riguardano l’eventuale inquinamento delle falde acquifere a cui non è stata data risposta. Visto la grandezza di questo impianto un problema è legato (e questa è una mia grossa preoccupazione) al prelievo dal sottosuolo di enormi quantità d’acqua necessaria al raffreddamento degli impianti e la gestione delle acque reflue».
Evidenzia poi come non sia chiaro come avverrà il trasporto del combustibile. Se avvenisse via ferrovia Marega non avrebbe nulla da ridire, ma se invece, come proposto dal segretario del Pd, servisse creare un impianto a tubazione, il rappresentante di An sarebbe nettamente contrario, visto che «sarebbe un’opera che porterebbe maggiori escavazioni e vincoli al territorio comunale. Altro fatto rilevante è che la società di gestione dell’impianto farà degli accordi a carattere pluriennale con l’amministrazione comunale e sarebbe il caso che la giunta comunale si attivasse per chiarire quali vantaggi i cittadini avrebbero da questo accordo. In ogni caso – prosegue – spero che questi accordi possano andare a favore di tutta la comunità attraverso congrue diminuzioni della bolletta energetica delle famiglie staranzanesi». Il progetto per l’impianto a biomasse dispone dei premi derivati dai cosiddetti “certificati verdi”, contributi erogati per la produzione di energia da fonti rinnovabili. «Ma terminata l’erogazione dei certificati, la centrale probabilmente sarà antieconomica e bisognerà pensare ad una ipotetica conversione o dismissione. E allora – chiede – chi se ne farà carico? Penso che si debba coinvolgere maggiormente la popolazione residente con una discussione serena e aperta evitando fratture ideologiche e di propaganda. Il mio non è un no assoluto, ma ritengo che sarebbe più utile attendere il piano energetico regionale, che quantificherà il fabbisogno energetico regionale e individuerà le zone dove installare impianti».

Il Piccolo, 23 ottobre 2008 
  
PROVINCIA  
Diossina, verifica sulla centrale
 
 
La Provincia riunisce la commissione «Grandi impatti» per fare il punto sulla centrale termoelettrica, all’indomani della rivelazione del dato che attribuisce all’impianto la produzione del 3,7% di tutta la diossina dispersa nell’aria in Italia. Una quota di emissioni niente affatto trascurabile, visto che rappresenta più del doppio della diossina prodotta in tutta l’Austria. «Abbiamo deciso di riunire la commissione per approfondire il parametro riportato dall’Inventario nazionale delle emissioni (l’Ines, redatto direttamente dal Ministero dell’ambiente, nel quale viene riportato il coefficiente del 3,7%, ndr) – spiega l’assessore provinciale all’Ambiente Mara Cernic – e per fare un bilancio sull’andamento della procedura per l’ottenimento dell’Autorizzazione ambientale integrata a cui attualmente è sottoposta la centrale». La «Grandi impatti» si riunirà nei prossimi giorni. È composta dai tecnici dell’assessorato guidato da Cernic ed è presieduta dal consigliere Ennio Pironi. «Una volta che avremo definito con maggiore precisione i contorni di questa situazione renderemo pubbliche le conclusioni alle quali giungeremo – aggiunge la titolare della delega all’Ambiente della giunta Gherghetta -. Non è da escludere l’ipotesi che vengano effettuati anche dei campionamenti dell’aria attorno alla centrale». Campionamenti che andrebbero a integrare la mappatura delle emissioni sul territorio di Co2, ovvero di anidride carbonica, alla quale la Provincia lavora già da tempo. Sulla base dell’Ines, i cui dati sono stati ripresi con grande enfasi nei giorni scorsi anche dal «Corriere della sera», emerge che l’Isontino è la 26° provincia d’Italia per emissioni industriali. Emissioni che non vengono stabilite attraverso delle rilevazioni sul terreno, ma registrate sulla base delle autocertificazioni prodotte dalle stesse imprese industriali.
Nicola Comelli

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Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

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