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Messaggero Veneto, 05 maggio 2009

TESTIMONI ASSENTI, UDIENZA AGGIORNATA 
Amianto, il processo va a rilento

Breve udienza ieri al tribunale di Gorizia, dinanzi al giudice monocratico Paola Santangelo, del processo per lesioni a 13 ex dipendenti del cantiere di Panzano e della centrale Enel e della Beraud dovute all’esposizione all’amianto.
Ieri è stato ascoltato solamente un teste, un ufficiale di polizia giudiziaria che aveva effettuato degli accertamenti sulla proprietà e sui dirigenti della Fincantieri. L’assenza di altri testi ha costretto il giudice ha rinviare l’udienza al 3 giugno per la deposizione dei testi della difesa. La dottoressa Mastrangelo ha anche fissato altre due udienze a luglio per completare il dibattimento ed iniziare la discussione. Entro luglio, se non ci saranno intoppi, è prevista anche la sentenza.
Imputati in questo provvedimento giudiziario sono sempre i dirigenti e i vertici che hanno retto il cantiere negli anni che vanno da metà degli anni Sessanta e tutto l’Ottanta, quelli della centrale Enel e della ditta Beraud. Si tratta di Giorgio Tupini, Vittorio Fanfani, Enrico Bocchini, Manlio Lippi, Corrado Antonini, Giancarlo Testa, Francesco Corbellini, Beraud Barbotto, Franco Viezzoli, Guido Benetello, Maurizio Voltan e Sergio Feudale.
A chiamarli in causa 11 dipendenti della Fincantieri, uno della Beraud e uno della centrale elettrica che, esposti all’amianto, lamentano neoplasie plastiche, placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari dove all’asbestosi. Agli imputati viene contestato di non aver osservato norme a tutela dei lavoratori, omettendo di adottare le misure di sicurezze e i provvedimenti tecnici e organizzativi necessari per contenere l’esposizione all’amianto e di sottoporre i lavoratori ad adeguati controlli sanitari.
Il 22 giugno invece è in calendario il processo in relazione alle morti da amianto di sei lavoratori, Umberto Gasser, Adriano Bullian, Flavio Valentinuz, Carlo Furlan, Aldo Pescatore e Salvatore Cossu. Il procedimento rappresenta uno dei «filoni» aperti al Tribunale di Gorizia, legati alle vittime del «minerale killer». In questo procedimento sono imputati sette alti dirigenti dell’allora Italcantieri, Vittorio Fanfani, Manlio Lippi, Giorgio Tupini, Enrico Bocchini, Corrado Antonini, Giancarlo Testa e Mario Pagliani.
L’ipotesi di accusa è di omicidio colposo, con l’aggravante del mancato rispetto delle norme di sicurezza sul posto di lavoro.

Il Piccolo, 05 novembre 2008 
 
IL SINDACO: «PIÙ CONTROLLI CONTRO L’INQUINAMENTO»  
Centrale, filtri anti-carbone in funzione  
A2A conferma di voler completare la riconversione a metano
  
 
I desolforatori commissionati da Endesa Italia per abbattere le emissioni dei due gruppi a carbone della centrale termolettrica di Monfalcone sono già entrati in funzione, mentre il percorso per la riconversione a gas dei due gruppi alimentati a olio combustibile non si è arenato. E A2A, che dal primo gennaio subentrerà a E.On nella proprietà del più grande impianto energetico della regione, intende rispettare il programma avviato a suo tempo da Endesa Italia per mettere al banbo i due gruppi alimentati a olio combustibile, peraltro già ora scarsamente utilizzati.
Lo afferma il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo di fatto a Legambiente che in questi giorni aveva espresso le sue preoccupazioni sul rispetto dell’accordo siglato da Endesa con Regione e Provincia nel 2004 per l’ambientalizzazione dell’impianto a fronte dei cambiamenti subiti dalla proprietà della centrale in questi ultimi mesi. Legambiente aveva inoltre chiesto rassicurazioni sulle emissioni di diossina dell’impianto. «Ho incontrato due volte in modo ufficiale i massimi vertici di A2A – ha affermato il sindaco -, ponendo soprattutto il problema della conversione a gas dei due gruppi funzionanti a olio combustibile. Ho chiarito inoltre che l’amministrazione comunale e la comunità monfalconese possono ragionare con i nuovi insediati solo a patto che l’accordo siglato da Endesa nel 2004 sia rispettato nella sua totalità. In caso contrario ho spiegato altrettanto nettamente che l’amministrazione comunale e la comunità sono pronte a scendere in guerra».
Risolto il contenzioso tra il committente e l’impresa realizzatrice, comunque, i due desolforatori a calcare-gesso progettati per ridurre le emissioni di anidride solforosa dei due gruppi alimentati a carbone sono entrati in funzione, riferisce il sindaco. Il percorso autorizzativo della nuova sezione a ciclo combinato alimentata a gas da 815 megawatt che andrà a sostituire i due gruppi a olio da 320 megawatt di potenza ciascuno non si è inoltre fermato. «Mancano l’Aia, cioé l’Autorizzazione integrata ambientale, e il decreto finale del ministero dello Sviluppo economico – prosegue il sindaco -. La conferenza dei servizi relativa all’Aia era già stata convocata ed è stata poi rinviata. Credo però che sarà riunita a breve, dando la possibilità di completare l’iter e vedere partire i lavori».
L’Aia, fra l’altro, sottolinea Pizzolitto, comprenderà anche un piano di monitoraggio ambientale con un’azione combinata tra azienda, Arpa e ministero dell’Ambiente. «A quel punto esisterà uno strumento di natura oggettiva attraverso il quale la situazione sarà costantemente monitorata», spiega il sindaco. Per raggiungere l’obiettivo ci vorrà però almeno un anno e quindi il sindaco ha chiesto ad Arpa di fornire nel frattempo ogni quattro mesi i dati sulle emissioni della centrale termoelettrica in contraddittorio con quelli rilevati dalla rete di monitoraggio gestita sul territorio dalla proprietà dell’impianto.
«In questo modo sarà fugata la possibilità che esista qualsiasi rischio per la salute dei cittadini e l’ambiente», afferma Pizzolitto, che ha contattato Arpa anche per avere dei dati puntuali sulle emissioni di diossina della centrale termoelettrica, finita alla ribalta nelle scorse settimane dopo la pubblicazione del dato che attribuisce all’impianto la produzione del 3,7% di tutta la diossina dispersa nell’aria in Italia. Una quota di emissioni niente affatto trascurabile, visto che rappresenta più del doppio della diossina prodotta in tutta l’Austria.
La Provincia ha fra l’altro già deciso di riunire la Commissione grandi impatti per approfondire il parametro riportato dall’Inventario nazionale delle emissioni (l’Ines), redatto direttamente dal Ministero dell’ambiente, nel quale viene riportato il coefficiente del 3,7%.
«Vogliamo chiarezza, anche perché questa tipologia di impianti – prosegue il sindaco – in linea di massima non produce emissioni di questo genere». Pizzolitto conta quindi di fornire una risposta puntuale a Legambiente anche su questo fronte nell’arco dei prossimi giorni.

Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
CENTRALE. LA SOCIETÀ RESPINGE LE ACCUSE DI INQUINAMENTO  
A2A pronta a entrare nella partita-nucleare  
Il presidente Zuccoli precisa: «Il ministero deve ancora decidere se e dove saranno realizzati gli impianti»
 
 
di NICOLA COMELLI

«La centrale di Monfalcone dispone della certificazione europea Emas, e questo significa che l’impatto ambientale rientra nei limiti previsti dalla normativa». A2A, dopo le preoccupazioni che in questi ultimi giorni sono piovute dall’una e dall’altra parte del confine (da parte dei primi cittadini di Monfalcone e Nova Gorica, Pizzolitto e Brulc), interviene per dire la sua sull’impianto che recentemente ha rilevato da E.On. Anche per ricordare che, sul nucleare, «intende essere della partita». Del resto, il presidente della multiservizi bresciano-milanese, Giuliano Zuccoli, si era esposto già da tempo sul questo tema, affermando in diverse occasioni, che la società che guida «è pronta a giocare un ruolo attivo in materia di politica energetica nazionale».
Anche se, ricordano da A2A, «se, e dove, le centrali nucleari verranno realizzate nel nostro Paese lo deciderà il Governo, e più precisamente il ministero per lo Sviluppo economico. Non certo noi». Al momento, la società intende concentrarsi sul piano di riconversione ”pulita” della centrale monfalconese. Un piano, ricordano dalla multiutility, «del quale sono a conoscenza tutti gli enti locali, a cominciare dal sindaco di Monfalcone, che sa perfettamente quali sono gli interventi messi in calendario e gli investimenti previsti». Al momento, comunque, la certificazione Emas garantisce «la massima copertura di natura ambientale».
Periodicamente, spiegano i tecnici della società, «gli esperti dell’ente certificatore si recano negli impianti che richiedono, o sono già in possesso, della certificazione, per verificare che strutture, procedure di gestione e modalità di funzionamento rispettino gli standard previsti. E se qualcosa non torna allora il ”diploma di qualità ambientale” viene immediatamente sospeso, fino a quando tutti i parametri non rientrano nei limiti previsti».
Emas è l’acronimo di Eco-management and audit scheme: si tratta di uno strumento volontario (ma non obbligatorio) del quale possono fare richiesta oltre che le aziende, comprese quelle medio piccole, anche le pubbliche amministrazioni. Nel Friuli Venezia Giulia, sulla base dei dati pubblicati sul sito internet dell’Ispra (www.isprambiente.it), l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, costola operativa del ministero dell’Ambiente, sono 18 i siti in possesso di questa certificazione. Fra queste, per l’appunto, la centrale termoelettrica monfalconese di A2A, il cui codice certificativo è IT-000068.
La data della prima registrazione risale al 31 luglio 2001, mentre il certificato oggi posseduto dall’impianto scadrà il prossimo 30 maggio. Entro quella data, in altre parole, riceverà la visita degli ispettori che dovranno esaminere se i requisiti Emas permangono, oppure no. Ad aver verificato la rispondenza ai protocolli Emas è stata la Certiquality srl, società specializzata in questo genere di verifiche, accreditato dal 1998 dal ministero dell’Ambiente (codice di accreditamento IT-V-001) per questo genere di indagini. Come detto, a possedere la certificazione, in regione, figurano anche alcune organizzazioni: tra queste, oltre a diverse amministrazioni comunali (nessuna della provincia di Gorizia però), anche il Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone e la multiservizi triestino – padovana AcegasAps.
 
NEL 1965 L’ENTRATA IN FUNZIONE DEL PRIMO GRUPPO  
Convivenza difficile da 44 anni

 
È da oltre quarant’anni che un quartiere di Monfalcone è costretto a convivere con una centrale termoelettrica. Ma è da 26 – da quando cioè sono stati raddoppiati i gruppi alimentati a olio combustibile – che l’impatto sui circa 500 residenti nelle abitazioni circostanti si è fatto più pesante alimentando critiche, fino alla costituzione di un Comitato. La coabitazione comunque è sempre difficile: all’inizio per il problema dell’amianto, utilizzato ampiamente nell’impianto. Poi per le ricadute di macchie oleose, di varie sostanze inquinanti e di polveri di carbone sulle abitazioni. Quindi per il rumore prodotto dall’impianto.
Preoccupazioni sono emerse anche per la salute della gente residente attorno al quartiere. Al punto che l’Ass e il Comune hanno provveduto a effettuare una monitoraggio sanitario sulla popolazione. Centinaia i cittadini sottoposti a esami clinici, circa due anni fa, che hanno però fornito dati rassicuranti.
La centrale, realizzata da Enel e passata in anni recenti prima a Endesa, quindi a E.On. e ad A2A, si trova lungo la sponda orientale del canale Valentinis su un’area di venti ettari. È costituita da quattro gruppi che funzionano indipendentemente con potenza complessiva di 976 megawatt. Le sezioni 1 e 2, alimentate sia a carbone che a olio combustibile sono entrate in esercizio nel 1965 e nel 1970, mentre le sezioni 3 e 4, a olio combustibile nel 1983 e nel 1984. È stato in quegli anni che l’impianto è diventato il più potente della regione. Anche grazie alle battaglie di Comitato, associazioni ambientaliste e Comune, l’impianto è stato sottoposto negli anni a vari interventi per ridurne l’impatto sia isolando i cumuli di carbone, sia limitando l’impiego dei gruppi alimentati a olio combustibile. All’inizio del 2008, poi, sono entrati in servizio i desolforatori per l’abbattimento delle emissioni di biossido di zolfo delle sezioni a carbone.
Per la centrale sono già stati previsti investimenti, già autorizzati e corredati di valutazione di impatto ambientale. È destinato a slittare però proprio il progetto più importante sul tappeto, costituito dalla dismissione dei due gruppi alimentati a olio combustibile, i più inquinanti. La loro chiusura, con la contestuale installazione di un nuovo gruppo alimentato a metano di 815 megawatt, così da portare la potenza complessiva dell’impianto a circa 1140 megawatt, era prevista entro il 2011. Ma A2A ha deciso di rivedere il progetto, ritenendo di andare anche a una modifica del gasdotto di 17 chilometri tra Villesse e la centrale. Tutto ciò dovrebbe far slittare l’intervento al 2013, termine ultimo concesso dal ministero. (f.m.)

Il Piccolo, 03 ottobre 2008 
 
TREDICI PARTI LESE  
Amianto, processo ripreso a Gorizia  
Accusa di lesioni per i vertici di Enel e del cantiere navale
 
 
È ripreso ieri al Tribunale di Gorizia, giudice monocratico Santangelo, il processo per lesioni a 13 ex dipendenti del cantiere di Panzano e della centrale Enel. Un’udienza caratterizzata dall’ammissione di documenti e atti da parte del pubblico ministero Annunziata Puglia oltre alla deposizione dei primi testi. Ma sono già inserite in calendario altre udienze, il 4 dicembre prossimo e il 2 aprile 2009, nelle quali saranno sentiti gli altri testi citati dal pm e dalla difesa oltre ai periti.
A rispondere di lesioni sono i dirigenti e gli amministratori che hanno retto il cantiere di Panzano negli anni che vanno da metà degli anni Sessanta a tutto l’Ottanta e quelli della centrale Enel. A chiamarli in causa 11 dipendenti della Fincantieri, uno della Beraud e uno della Centrale Enel che, esposti all’amianto, lamentano neoplasie plastiche, placche pleuriche e lesioni pleuro-polmonari da asbestosi.
Agli imputati viene contestato di non aver osservato norme a tutela dei lavoratori, omettendo di adottare le misure di sicurezze e i provvedimenti tecnici e organizzativi necessari per contenere l’esposizione all’amianto e di sottoporre i lavoratori a adeguati controlli sanitari.
Questo processo è uno dei tanti che il tribunale sta affrontando in merito all’esposizione all’amianto. Una prima sentenza si è avuta nell’aprile scorso quando l’ex direttore dell’allora Italcantieri, oggi Fincantieri, Manlio Lippi, è stato condannato a un anno di reclusione con la condizionale e al risarcimento della parte civile in merito alla morte di Annamaria Greco, dipendente di una ditta che si occupava delle pulizie nel cantiere. La donna, che era morta nel 1998 a 52 anni per mesetelioma alla pleura, aveva lavorato negli anni Settanta sulle navi in costruzione alc cantiere di Panzano.

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