You are currently browsing the tag archive for the ‘centrale endesa’ tag.

Il Piccolo, 18 giugno 2009
  
Smog, la centrale osservata speciale  
La provincia isontina tra le più inquinate da anidride carbonica
 
 
Nel 2008 l’Isontino ha sforato la quota assegnatagli di emissioni di anidride carbonica per oltre 6mila e 500 tonnellate. Il dato, ripreso dal ”Sole 24 ore Nordest”, è stato rilevato dallo studio di consulenza Bartucci. La provincia isontina avrebbe dovuto mantenersi entro un limite di due milioni 418mila tonnellate. Invece, di Co2, ne ha dispersa per più di due milioni 425mila. E nel Triveneto, quella di Gorizia è stata l’unica provincia, assieme a quelle di Udine e di Trieste, a superare la quota prevista, sia pure di poco.
«Si tratta comunque di uno sforamento sostanzialmente contenuto che, credo, già dal prossimo anno non si ripeterà (la provincia giuliana ha sforato di oltre mezzo milione di tonnellate il monte-emissioni previsto, ndr) – sottolinea l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic -. La maggior parte dei siti industriali provinciali, a partire dalla centrale termoelettrica E.On (ex Endesa e in futuro A2A, ndr), stanno adottando misure e accorgimenti per l’abbattimento delle emissioni».
Una conferma su questo punto arriva anche dagli uffici della Confindustria isontina, dai quali si sottolineano «gli importanti investimenti condotti sotto il profilo ambientale dagli associati». L’impianto più interessato da questi adeguamenti è proprio quello della centrale termoelettrica di Monfalcone da cui, è lecito supporre, provengano una parte non trascurabile di emissioni di anidride carbonica. In provincia di Gorizia, infatti, non ci sono raffinerie di petrolio o industrie per la lavorazione delle ceramiche, ovvero le due tipologie di siti industriali ritenuti, al pari delle centrali termoelettriche, tra i principali “produttori” di Co2.
Nell’area del Goriziano esistono, invece, realtà produttive impegnate sul fronte cartario, anch’esse osservate speciali sotto il profilo ambientale. «Certamente, al di là dei singoli investimenti promossi dal mondo imprenditoriale – fa notare l’assessore all’Ambiente del Comune di Gorizia, Francesco Del Sordi – è fondamentale che si facciano ulteriori sforzi. Per questa ragione ritengo che potrebbe essere valutata l’opportunità di sfruttare parte delle risorse messe disposizione dal Fondo Gorizia in questa direzione».
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009 
 
Allarme diossina, sollecitato il controllo dei vertici dell’azienda termoelettrica 
 
MONFALCONE. Monfalcone e il suo territorio stanno pagando un prezzo pesantissimo in conseguenza al massiccio uso dell’amianto effettuato nel cantiere navale e in altre industrie, ma ora rischia di trovarsi anche a dover pagare la presenza di diossina in atmosfera.
Infatti sembra che dopo l’Ilva di Taranto, al primo posto in Italia per emissione di varie diossine, al secondo posto ci sarebbe la centrale termoelettrica di Monfalcone. L’attenzione sull’argomento viene portata dal consigliere comunale di CittàComune, Maurizio Volpato che ha presentato al sindaco un’interrogazione chiedendo se gli amministratori della CittàComune, stiano seguendo gli sviluppi sulle necessarie assunzioni di impegno da parte dei nuovi vertici aziendali della centrale termoelettrica (che passata da Endesa a E.On, presto diverrà proprietà ufficiale di A2A) e quali siano le emissioni effettive in atmosfera di diossina e quali i rischi per la salute della popolazione. «Il consigliere Giorgio Pacor (Forza Italia ora Udc) ha già elencato in una recente interrogazione i nodi della tutela ambientale ancora irrisolti a Monfalcone: l’inquinamento del mare che bagna Marina Julia, l’inquinamento da scarichi fognari della sorgente termale del Lisert, il mancato completamento della rete fognaria cittadina, e appunto – scrive Volpato nella sua interrogazione – la mancata riconversione a metano dei gruppi a olio combustibile della centrale termoelettrica, ipotetica causa dell’emissione di diossina in atmosfera, mettendo soprattutto in rilievo che il Comune non rende periodicamente noti i dati sullo stato dell’ambiente, il che fa supporre che siano disastrosi». Ricorda anche che Legambiente, in una lettera dell’ottobre scorso, metteva in guardia il sindaco sull’emissione di diossina a Monfalcone «ritenendo urgente un immediato chiarimento sui problemi aperti e l’assunzione di un preciso impegno da parte dei vertici aziendali della nuova società che gestisce la centrale, in merito alla verifica della corrispondenza attuale dei dati relativi alle emissioni di diossine con quelli dichiarati dall’istituto Ines, intervenendo anche con provvedimenti di sospensione dell’attività della centrale, se dovessero essere confermati possibili rischi sanitari per la popolazione, ricordando anche che il sindaco è la massima autorità sanitaria del Comune».
Legambiente aveva chiesto anche l’immediata entrata in funzione dei desolforatori realizzati nella centrale per abbattere le emissioni dei gruppi a carbone e la conferma del processo di riconversione a gas naturale delle sezioni a olio combustibile.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
  
Centrale da luglio nel gruppo A2A  
Mercoledì prossimo la presentazione del Piano industriale
 
 
Da mercoledì prossimo, primo luglio, la centrale termoelettrica di Monfalcone cambia di proprietà, entrando a far parte del gruppo A2A. Nella circostanza, all’interno dell’impianto, attualmente ancora di proprietà di E.On, alle 10.30, ci sarà un incontro di presentazione delle principali linee-guida del Piano industriale di A2A e del suo programma di investimenti sull’impianto di Monfalcone. Sarà presente Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A. L’attenzione è ora incentrata sull’effettiva partenza della conversione a metano dei gruppi attualmente alimentati a olio combustibile, secondo il piano elaborato a suo tempo da Endesa Italia. Per l’impianto monfalconese, realizzato negli anni Sessanta e sottoposto a innumerevoli adeguamenti, il più grande della regione, si tratta del terzo ”passaggio di mano”, da Enel a Endesa Italia, ad E.On e ora ad A2A.
A2a ed E.On Produzione hanno stipulato l’atto di scissione parziale di E.On Produzione a favore di A2a Produzione, che può entrare così in possesso della centrale, oltre che del nucleo idroelettrico della Calabria, a fronte della cancellazione della partecipazione del 20% detenuta da A2a in E.On Produzione. Come informa una nota, gli effetti patrimoniali, economici e finanziari della scissione saranno riflessi nei conti consolidati di A2a a partire dalla seconda metà del 2009. La capacità attuale della centrale di Monfalcone è di circa 1000 megawatt (quella dell’impianto della Calabria di 550 megawatt). Per effetto dell’operazione, la capacità di generazione che sarà gestita da A2a sarà di circa 5700 megawatt, di cui circa 1400 da fonte idroelettrica.

Il Piccolo, 25 giugno 2009  

ENNESIMO STOP  
Guasta la centralina antismog  
Non vengono registrati proprio i dati relativi alle polveri sottili
  
  
Centralina Arpa di nuovo fuori uso. Il disservizio è iniziato venerdì scorso con la mancanza dei dati relativi ai livelli di biossido di azoto ed è continuato sabato con lo stop totale. Ancora una volta Monfalcone si trova scoperta dal punto di vista della lotta all’inquinamento. La centralina Arpa, situata nel cortile della scuola elementare Duca d’Aosta, è l’unico strumento di misurazione dell’inquinamento in città. Il malfunzionamento tecnico che ne ha causato il momentaneo blocco, affermano all’Arpa, dovrebbe essere risolto entro breve tempo. È questa l’ennesima ”puntata” di una storia che si ripete. Due mesi fa, ad aprile, l’impianto era rimasto spento per oltre due giorni. Poi il guasto era stato riparato. Ora si ripete. Insomma Monfalcone continua a essere priva, sia pure saltuariamente, di uno strumento di misurazione dei livelli d’inquinamento, fatto grave se si considera la presenza in città di numerose realtà industriali e soprattutto di una centrale termoelettrica che è ritenuta una delle cause principali di inquinamento in provincia. Più di una volta, poi, Monfalcone è rimasta priva proprio dei dati relativi ai livelli delle polveri sottili (Pm10), cioè dell’inquinamento da traffico e riscaldamenti. Da cui dipende l’eventuale ricorso alla riduzione del traffico.

Il Piccolo, 02 luglio 2009 
 
LA CENTRALE ELETTRICA RILEVATA DALLA MULTIUTILITY LOMBARDA CHE INVESTIRÀ 500 MILIONI IN 4 ANNI  
A2A: ridurremo l’inquinamento del 30%  
La proprietà: nessun licenziamento. Il vicesindaco: «Mantenere il rapporto con il territorio»
 
 
di ELISA COLONI
Inquinamento ridotto del 25-30% entro il 2013: è questo l’obiettivo di A2A, la multiutility italiana dell’energia da ieri proprietaria della centrale termoelettrica di Monfalcone.
La società, nata nel 2008 dalla fusione delle municipalizzate di Milano e di Brescia, investirà tra i 400 e i 500 milioni di euro nei prossimi quattro anni per rendere più efficiente l’impianto con una serie di interventi. Il più importante consisterà nella sostituzione dei vecchi gruppi a olio combustibile denso con una nuova produzione in ciclo combinato alimentato a gas. In poche parole, nel nuovo corso della Centrale – che dopo nove anni torna in mani italiane – l’olio che oggi viene bruciato per produrre energia elettrica verrà messo nel cassetto e sostituito da gas naturale, meno inquinante, da utilizzare assieme al carbone.
I dettagli di questo passaggio di mano sono stati illustrati ieri nella sede della Centrale. Un’occasione durante la quale i vertici di A2A (che, tra l’altro, ha costruito anche il termovalorizzatore di Acerra) hanno sottolineato come, dopo l’era del colosso spagnolo dell’energia Endesa e della tedesca E.on, «l’impianto termoelettrico torna sotto il controllo di un gruppo italiano, attento alle esigenze del territorio».
LA PROPRIETÀ In realtà i lombardi erano già di casa a Monfalcone sin dal 2001, anno del passaggio da Enel a Endesa Italia. In quella data l’Asm di Brescia era entrata in Endesa con una quota del 20%. Poi la fusione dell’azienda bresciana con la Aem di Milano aveva dato vita all’odierna A2A, diventata proprietario unico dell’impianto di via Timavo (dotato di una potenza installata pari a 976 megawatt). Ieri però non c’è stato solamente il ”battesimo” di Monfalcone all’interno della A2A; anche il Nucleo idroelettrico della Calabria, infatti, è entrato nel gruppo lombardo. O meglio, nella nuova «famiglia dell’energia italiana», come affermato dal presidente del Consiglio di gestione di A2A, Giuliano Zuccoli, collegato in videoconferenza con Monfalcone e Catanzaro. Grazie a questi due ”colpi” A2A diventa il secondo operatore elettrico italiano per capacità installata e volumi di vendita.
INVESTIMENTI Le risorse che la nuova proprietà intende investire nei prossimi quattro anni su Monfalcone ammontano, come confermato da Paolo Rossetti, direttore generale Area tecnico-operativa di A2A, a 400-500 milioni di euro. «L’intervento più significativo porterà alla sostituzione dell’olio combustibile con il gas – ha precisato Rossetti – attraverso la costruzione, entro il 2013, di un gasdotto che arriverà alla centrale partendo da Villesse, senza interessare le aree carsiche e le zone storiche. Si tratta del nostro principale obiettivo, che ci viene richiesto dall’Aia (Autorizzazione integrata ambientale) dello scorso 29 maggio. Così riusciremo a ridurre le emissioni di polveri, biossido di zolfo, ossidi di azoto e anidride carbonica del 25-30%». Ma gli interventi non finiscono qui. Come spiegato dal direttore della Centrale, Luigi Manzo, infatti, all’orizzonte ci sono anche la costruzione di una nuova gru portuale per lo scarico del carbone; la sostituzione di tre trasformatori per ridurre l’inquinamento acustico e vari interventi minori all’impiantistica.
OCCUPAZIONE I dipendenti della Centrale sono 143, cui si aggiungono circa 60 collaboratori esterni. Ma quali saranno le conseguenze dell’arrivo di A2A per impiegati e operai? Su questo fronte Rossetti ha assicurato: «Non sono previsti né tagli del personale né nuove assunzioni. Punteremo piuttosto a una graduale ottimizzazione delle risorse umane, che verranno preparate rigorosamente al passaggio dall’olio combustibile al gas».
IL TERRITORIO Alla presentazione di ieri non hanno voluto mancare il vicesindaco Silvia Altran e l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. «Abbiamo sempre mantenuto ottimi rapporti di collaborazione con la proprietà della Centrale – ha spiegato il vicesindaco – che auspico rimangano invariati in futuro». «Vigileremo affinché si operi nel rispetto delle normative in materia ambientale e in armonia con il territorio», ha concluso l’assessore Cernic.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
A2A: vecchi i dati di Legambiente  
«Oggi le emissioni di diossina sono entro i limiti di legge»
 
 
La centrale termoelettrica A2A di Monfalcone indicata da Legambiente tra le aziende italiane che producono maggiori emissioni inquinanti. Il riferimento è alla ”voce” diossina, nella quale la centrale monfalconese viene collocata al secondo posto, in termini di grammi di emissione all’anno, dopo l’Ilva di Taranto. Ma se per l’Ilva il rapporto indicato è di 92 grammi/anno, per la centrale cittadina viene riportato il valore di 4 grammi/anno. Un dato per il quale il direttore dello stabilimento, ingegner Luigi Manzo, offre una circostanziata spiegazione: «Il dato si riferisce al 2005, indicato nel registro Ines 2006, registro nazionale gestito dall’Ispra (settore operativo del ministero dell’Ambiente), al quale le grandi aziende dichiarano annualmente i dati delle emissioni prodotte. Il dato è stato ampiamente ridotto nei due anni successivi, relativi al 2007 e 2008, molto al di sotto della soglia indicata nello 0,1 grammi/anno. Parliamo di un dato migliaia di volte inferiore al limite di legge».
Il parametro è il prodotto della concentrazione dell’inquinante per ogni metro cubo di gas emesso nell’aria. «Il dato denunciato nel 2006 – aggiunge Manzo – era frutto di tecniche di rilevamento molto sofisticate e cautelative assunte dall’azienda. Nei due anni successivi, l’azienda si è omologata alle modalità di rilevamento indicate dal ministero ai fini dell’omogeneità della registrazione dei dati. Le diverse rilevazioni adottate hanno consegnato valori di emissione decisamente inferiori». Le dichiarazioni relative al 2007 e 2008 non sono state inserite nel registro nazionale, proprio perchè risultate al di sotto dello 0,1 grammi/anno. Manzo fornisce anche il dato, pubblicato dal ministero nell’ambito dei rilevamenti legati al protocollo di Kyoto, sulle emissioni di anidride carbonica registrate nel 2008, pari a circa 2 milioni e 300mila tonnellate. Nel rapporto di Legambiente l’azienda più inquinante è la centrale Enel di Brindisi Sud, con 14 milioni e 198mila tonnellate/anno di emissioni. La società investirà 400-500 milioni nei prossimi 4 anni per rendere più efficiente l’impianto riducendo l’inquinamento del 25-30% entro il 2013, grazie alla riconversione dei vecchi gruppi a olio combustibile.

Annunci

Il Piccolo, 26 marzo 2009 
 
L’INFORTUNIO DEL 30 NOVEMBRE 2004 NELL’IMPIANTO TERMOELETTRICO  
Operaio morì in centrale, un anno a due tecnici  
Bernardo Fanelli, 56 anni, rimase schiacciato da un blocco di cemento caduto da una gru

Due tecnici della centrale termoelettrica di Monfalcone sono stati condannati ieri, in tribunale a Gorizia, per concorso in omicidio colposo al termine del processo per la morte di un dipendente di una ditta dell’appalto, Bernardo Fanelli, all’epoca 56 anni, in seguito a un incidente avvenuto alla fine del 2004. Il giudice monocratico Caterina Brindisi (pm Suriano) ha inflitto un anno di reclusione ciascuno (la pena però è stata sospesa) al monfalconese Andrea Revoltella, 46 anni, e al triestino Diego Roitero di 57. L’incidente si verificò nel primo pomeriggio del 30 novembre di 5 anni fa nell’impianto, all’epoca di proprietà di Endesa Italia. Bernardo Fanelli, era impegnato per conto della ditta dell’appalto Adok di Aiello, assieme a un collega e ad alcuni operai di Endesa, nello spostamento di una paratia delle prese dell’acqua dal canale Valentinis, utilizzate per il raffreddamento dell’impianto. L’uomo venne colpito alla testa e parzialmente schiacciato dalla paratia, un manufatto di cemento del peso di oltre due quintali, sbilanciatosi durante l’operazione di sollevamento e cadutogli addosso da tre metri di altezza. Fanelli morì all’istante per le devastanti ferite riportate al capo e al tronco. All’epoca Andrea Revoltella era il manovratore dell’autogru mentre Diego Roitero era il responsabile della sezione manutenzione meccanica di Endesa. Il giudice ha ritenuto responsabile Revoltella anche di una specifica violazione di sicurezza, infliggendogli un ulteriore mese di arresto.
I due tecnici sono stati condannati anche al pagamento di una provvisionale di 20mila euro nei confronti dei due figli di Fanelli, Iolanda e Gaetano, e della madre dell’operaio, Pasqualina Zampetti, costituitisi parti civili e rappresentati dagli avvocati Crevatin e Ginaldi.
L’episodio, l’ultimo con esito mortale avvenuto nella centrale termoelettrica monfalconese, suscitò grande scalpore nel mondo del lavoro cittadino. Bernardo Fanelli, nativo di Taranto ma residente da anni nell’Isontino, secondo gli stessi compagni di lavoro, era «uno degli operai più esperti che operavano con le ditte dell’appalto all’interno della centrale». L’operaio lavorava da due anni alle dipendenze della ditta friulana, impiegata normalmente per interventi di manutenzione all’interno della centrale termoelettrica di Monfalcone.

Messaggero Veneto, 26 marzo 2009 
 
Morì un operaio alla centrale termoelettrica: due condanne 
MONFALCONE 
Cooperazione in omicidio colposo per la fine di Bernardo Fanelli
 
 
MONFALCONE. Due condanne per cooperazione in omicidio colposo. Si è concluso così ieri al Tribunale di Gorizia il processo legato alla tragica morte del 56enne Bernardo Fanelli, nativo di Taranto, ma residente da anni nell’Isontino, che nel novembre del 2004 aveva perso la vita in un incidente sul lavoro verificatosi nell’area della centrale termoelettrica Endesa di Monfalcone.
L’uomo era stato accidentalmente colpito alla testa da un pancone di cemento pesante più di due quintali ed era morto praticamente sul colpo.
Il giudice monocratico di Gorizia Caterina Brindisi ha condannato ieri a un anno ciascuno di reclusione, pena sospesa con la condizionale, i due imputati, il 46enne Andrea Revoltella e il 57enne Diego Roitero. All’epoca dei fatti Revoltella, residente a Monfalcone, era manovratore di un’autogrù oltre che referente Endesa per le ditte esterne mentre Roitero, residente a Trieste, era responsabile della sezione manutenzione meccanica dell’Endesa. Fanelli era dipendente di una ditta esterna all’Endesa, la cooperativa Adok di Ajello (il cui legale rappresentante è stato già condannato con rito abbreviato), ed era impegnato in un intervento di pulizia.
Il giudice Brindisi ha condannato i due imputati al risarcimento danni da definire in sede civile e intanto al pagamento di una provvisionale esecutiva di 20 mila euro a beneficio di ciascuna delle parti civili, ovvero la figlia e il figlio di Fanelli, Iolanda e Gaetano, e la madre Pasqualina Zampetti, rappresentati dagli avvocati Franco Crevatin e Alealdo Ginaldi. Revoltella e Roitero erano difesi dagli avvocati Franco Obizzi e Tudor. La pubblica accusa era sostenuta dal pm Fabrizio Suriano.
Sostanzialmente, i due avrebbero secondo l’accusa omesso di osservare procedure antinfortunistiche che avrebbero potuto evitare la tragedia. Il giudice ha ritenuto responsabile Rivoltella (disposto un mese aggiuntivo di arresto) anche per una specifica violazione in tema di sicurezza.
Il processo era scaturito come si diceva dal drammatico infortunio sul lavoro avvenuto il 30 novembre del 2004 quando Fanelli era stato colpito alla testa da un pancone pesante 210 chili (si tratta di pesanti lastre di cemento che messe una sopra l’altra costituivano una sorta di saracinesca che impediva l’accesso a una vasca interna).
Mentre veniva manovrato con una autogrù nell’ambito di un’operazione di manutenzione, il pancone si era improvvisamente staccato precipitando da un’altezza di tre metri addosso al 56enne di origine pugliese provocandogli la frattura della volta cranica e determinando il decesso pressoché istantaneo.

Il Piccolo, 06 marzo 2009 
 
INTERVENTI ANTI-INQUINAMENTO  
In funzione i desolforatori della centrale  
Ridotte le emissioni di zolfo. Avviato il trasformatore del gruppo 2 a carbone
 
 
In attesa della «stabilizzazione» della proprietà dell’impianto, dopo la scalata di Enel a Endesa, nella centrale termoelettrica di Monfalcone non si fermano gli interventi per migliorarne il rendimento ambientale e quello strettamente produttivo. A effettuarli la tedesca E.On che, in seguito all’acquisizione di Endesa da parte di Enel è entrata in possesso degli impianti di Endesa Italia, in parte poi da cedere ad A2A. Tra questi c’è la centrale di Monfalcone, opzionata dalla società nata dalla fusione della municipalizzata di Milano con quella di Brescia, che di Endesa Italia deteneva il 20%. Tra novembre e febbraio E.On ha sostituito i trasformatori relativi al gruppo 2, funzionante a carbone, mentre l’installazione per il gruppo 1, sempre a carbone, è prevista per aprile 2010 e a occuparsene sarà quindi la nuova proprietà. Le macchine, progettate per un livello di emissione acustica molto inferiore all’attuale, grazie alla loro moderna concezione porteranno a un significativo miglioramento delle immissioni sonore, fa sapere la società tedesca, che conferma inoltre l’entrata a regime dei desolforatori. In questo caso l’investimento, da 70 milioni di euro, era partito con Endesa Italia, frenando poi lo scorso anno nella fase finale a causa di un contenzioso con l’impresa, spagnola, realizzatrice dei due «desox». I due impianti di desolforazione per i gruppi 1 e 2 a carbone, fa sapere E.On, sono stati messi a punto negli ultimi mesi del 2008, mentre il loro collaudo definitivo è previsto nei prossimi mesi (insieme a tutti gli altri impianti ausiliari necessari al loro funzionamento). Gli impianti, in grado di ridurre le emissioni di zolfo, hanno un’efficienza di oltre il 90%. Le due sezioni, la cui ambientalizzazione era stata prevista dal protocollo d’intesa tra Endesa e Regione e Provincia nel 2004, ma in ogni caso era necessaria per rispondere ai criteri della normativa europea, continuano inoltre a utilizzare anche biomasse in co-combustione con il carbone, con un rilevante risparmio nelle emissioni di anidride carbonica. Ad attuare la seconda parte fondamentale del protocollo, relativa alla riconversione a gas dei due gruppi a olio combustibile da 360 megawatt ciascuno, sarà invece A2A, che nel suo piano industriale ha riconfermato la trasformazione in un ciclo combinato da 800 megawatt dei due gruppi a olio dell’impianto termoelettrico di Monfalcone.
In questa fase è cambiata comunque anche la direzione dell’impianto, passata dall’ingegner Carlo Enas all’ingegner Luigi Manzo, responsabile di impianto dal primo gennaio di quest’anno. Nato nel 1966, sposato, con un figlio, è residente dalla nascita a Gorizia, città in cui ha conseguito la maturità scientifica. Si è laureato a pieni voti in ingegneria elettronica all’Università di Trieste, ed ha lavorato negli anni ’90 nel campo dell’automazione industriale e della produzione dell’acciaio. Dal 1996 lavora nel settore della generazione termoelettrica, prima alle dipendenze dell’Enel nella centrale di Fusina, quindi nella centrale di Monfalcone, attualmente di proprietà di E.On Produzione.
Laura Blasich

Il Piccolo, 07 novembre 2009 
 
IL COMUNE NON DEROGA SUGLI OBIETTIVI DEL POLO ENERGETICO  
Pizzolitto: centrale, riconversione obbligata  
«So che A2A sta facendo le valutazioni ma no a qualsiasi ipotesi nucleare»
 
 
A Monfalcone la qualità  dell’aria si è mantenuta buona durante tutto l’ultimo mese e anche nel resto dell’anno. Un contributo alla riduzione delle emissioni in atmosfera la centrale termoelettrica, da luglio di proprietà  di A2A, lo ha dato con l’entrata in funzione a pieno regime dei due desolforatori dei gruppi a carbone, quelli più utilizzati per la produzione. Monfalcone, però, attende sempre la riconversione a gas dei due gruppi ora alimentati a olio pesante, diseconomici, ma anche più inquinanti.
A ribadirlo è il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che conferma comunque come la società  stia portando avanti il progetto avviato da Endesa Italia, ereditato da E.On e già corredato dall’Autorizzazione integrata ambientale del ministero dell’Ambiente.
«Ho parlato anche di recente con A2A, che ha confermato il percorso già  avviato per sostituire i gruppi 3 e 4 con una nuova sezione a ciclo combinato – afferma il sindaco -. So che la società  sta effettuando una valutazione complessiva del progetto esistente, visto anche l’investimento in gioco. Al momento al Comune non è¨ stato però presentato alcun tracciato alternativo per il gasdotto di alimentazione dell’impianto». L’amministrazione e la città  intera, secondo Pizzolitto, non derogano dall’obiettivo della riconversione, inseguito da anni, come altrettanto fermamente si oppongono a qualsiasi «ipotesi nucleare».
«Il rigassificatore Snam non è passato e dovrebbe riuscirci un progetto di centrale nucleare? Che ci provino – dice con chiarezza il sindaco Pizzolitto -, in una città che sta ancora gestendo pesanti impatti industriali precedenti, come quello dell’amianto». Per il rione Enel l’entrata in funzione dei due desolforatori e l’ammodernamento dei sistemi di trasporto del carbone sembrano intanto aver segnato già  un netto miglioramento della situazione ambientale della zona circostante la centrale. «Il fenomeno delle ricadute e delle polveri non si avverte da quando sono attivi i due Desox – afferma il presidente del comitato Adriano Bernadel -.Possiamo finalmente mettere ad asciugare il bucato senza inconvenienti».
Anche quanto a rumorosità  le due nuove strutture non starebbero creando problemi, se non alle abitazioni di via del Lisert, che si trovano a pochissima distanza dai Desox. «Da due giorni in compenso conviviamo con un sibilo fastidiosissimo legato, a quanto ho appreso chiamando in centrale, al riavvio dei gruppi a olio – aggiunge il presidente del Comitato rione Enel -. Per quel che riguarda gli odori rimane ogni tanto il problema creato dallo stoccaggio in porto della sansa, utilizzata in co-combustione con il carbone». Anche il comitato conferma di non mollare sul progetto di riconversione a gas e di mantenere quindi alta la sua attenzione, perchè «alle parole seguano i fatti». L’intenzione è quindi quella di chiedere un incontro al Comune per un’analisi e una verifica del progetto di trasformazione a ciclo combinato.
Laura Blasich

Il Piccolo, 05 settembre 2008 
 
CENTRALE  
Slittato l’utilizzo del filtro contro l’inquinamento
 
 
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha ricevuto rassicurazioni dalla nuova proprietà della centrale termoelettrica, A2A, di voler prestare attenzione alle esigenze del territorio. Intanto però l’entrata in funzione del primo dei due desolforatori realizzati per abbattere le emissioni inquinanti dei gruppi a carbone dell’impianto non è ancora avvenuta e rischia di slittare ancora. La causa? Il contenzioso che si è aperto tra il committente dell’opera da 70 milioni di euro (Endesa Italia in origine) e l’impresa, la spagnola Duro Felguera, che ha realizzato i lavori e sta completando quelli relativi al secondo «desox». La messa in funzione del primo desolforatore e l’ultimazione del secondo non sono del tutto bloccate, ma sono estremamente rallentate dal contenzioso economico in corso che in sostanza ruota attorno a penali da pagare e a compensi da ricevere. Il braccio di ferro economico-finanziario strarebbe fra l’altro creando a caduta dei problemi alle imprese locali e regionali che sono state utilizzate come subappaltatori. Entrambe gli impianti necessari ad ambientalizzare i due gruppi a carbone da 170 megawatt ciascuno dovrebbero essere consegnati al più tardi entro la fine dell’anno. Non ci sono invece al momento ancora notizie sul completamento dell’iter autorizzativo della sostituzione dei due gruppi a olio combustibile con una nuova sezione a gas da 815 megawatt e della creazione del gasdotto necessario ad alimentarla.

Il Piccolo, 26 agosto 2008 
 
CHIESTO L’INTERVENTO DELLE ISTITUZIONI  
Sfiati dalla centrale, il rione all’attacco  
Gli abitanti della zona: «Il frastuono è tale che a volte copre perfino le voci»
 
 
Rumori molesti non solo a Panzano. Pure il rione Enel, l’altro quartiere a contatto con il cantiere (anche se in mezzo, come si sa, c’è il canale Valentinis) conta conseguenze pesanti riguardo il frastuono delle lavorazioni di Fincantieri. Tanto che, lo scorso luglio, proprio i problemi di frastuono erano stati al centro di una visita del presidente della Provincia Enrico Gherghetta, del sindaco Gianfranco Pizzolitto e dell’assessore Andrea Montagnani su richiesta dello stesso Comitato di rione. «I problemi del rumore si verificano soprattutto nella zona a contatto con la recinzione della centrale – spiega il responsabile del Comitato, Adriano Bernardel – e abbiamo avuto a tal proposito mole segnalazioni. A risentirne sono soprattutto le case alte, quelle i cui piani sovrastano la recinzione del campo di calcio, che fa da barriera. Qui i rumori sono molto alti, anche nei giorni festivi come il sabato.
«Non sappiamo che cosa sia – continua -, il suono è simile a quello di getti ad alta pressione che vengono usati per le sabbiature». Il rumore è talmente alto che in certi punti del rione non si riesce neppure a sentirsi parlare. «Ecco perchè abbiamo chiesto al Comune che si faccia qualcosa – spiega ancora Bernardel – e infatti so che il sindaco aveva avuto un incontro con la direzione che si era impegnata a costruire delle barriere fonoassorbenti. Solo che, al momento, non si è visto niente di simile: forse sono state messe dalla parte di Panzano, ma dalla nostra non ancora». E intanto i rumori continuano. E non sono neppure i soli: a dare fastidio agli abitanti della zona è infatti anche la centrale. E proprio per questo il Comune ha deciso di attivare quanto prima un controllo tramite centraline Arpa, consentendo di capire l’eventuale impatto sul fronte della rumorosità del nuovo desolforatore dei gruppi a carbone della centrale Endesa. (e.o.)

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 221.952 visite
Annunci