You are currently browsing the tag archive for the ‘centro bassa soglia’ tag.

Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
È polemica sul bando del Centro Bassa soglia 
I gestori furiosi: «Dopo sette anni ci hanno esclusi»

«Dopo sette anni di gestione all’associazione Nuova Entrata Libera è stata negata la partecipazione alla gara pubblica per la gestione del Centro bassa soglia di via Natisone». «Nessuna volontà politica di esclusione, sono solo cambiati i criteri tecnici di affidamento del servizio». Botta e risposta. Da una parte c’è la denuncia dell’associazione, dall’altra la replica dell’amministrazione comunale.
«Il Centro Bassa Soglia, unico servizio regionale rivolto ad un target definito “a grave disagio sociale”, è stato condotto da più di sei anni dai nostri operatori e volontari – scrive l’associazione -. L’equipe è composta da quattro operatori e cinque volontari, la presenza minima per l’apertura è di tre operatori. La gamma dei servizi gratuiti offerti va dalla distribuzione di un pasto caldo, all’uso della doccia, della lavatrice, fino al taglio dei capelli e all’ascolto individuale, al supporto nei percorsi di soluzione dei problemi, agli invii e accompagnamenti presso altri servizi, la stesura dei curriculum, l’uso telefono e fax, la gestione di attività ricreative, l’uso del computer, della TV e di una piccola biblioteca. Inoltre come Nuova Entrata Libera abbiamo sviluppato progetti con obiettivi specifici come la riduzione del danno per persone con problemi di tossicodipendenza, attraverso il lavoro di strada e la distribuzione di materiali sterili, anche per far emergere una realtà sconosciuta di persone che utilizzano sostanze in modo quotidiano ma che non accedono ai servizi, oppure il lavoro fatto per individuare e indirizzare al servizio i senza tetto che pur essendo una realtà anche del nostro territorio, passano completamente inosservati».
«La strada indicata dal Comune di Monfalcone per dare stabilità al Centro e permettere l’ampliamento della progettualità è stata quella di far entrare il progetto nell’Ambito Basso Isontino. Tale passaggio è avvenuto formalmente più di due anni fa, ma da quel momento si è iniziata a intravedere la fine», prosegue Nuova Entra Libera ricordando che quando è uscito il nuovo bando i criteri permettevano la partecipazione solo a poche grosse cooperative.
Da parte sua l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Mosrolin ricorda che il progetto economico approvato dal Consiglio comunale è tarato sull’Ambito Basso isontino ed è ovvio che i criteri per la partecipazione al bando cambino. «L’amministrazione mette l’indirizzo politico, poi a stabilire i criteri sono i dirigenti. Siamo comunque disponibili ad incontrare i rappreentanti dell’associazione perché da parte nostra non c’è alcuna volontà di emarginarli. La qualità del loro lavoro è sempre stata riconosciuta e valorizzata».

Il Piccolo, 23 dicembre 2010 
 
Coperte e cibi caldi distribuiti ai senzatetto da Nuova entrata libera
Il progetto a cui collabora la Caritas Sant’Ambrogio si protrarrà per tutto l’inverno

La crisi picchia ancora duro a Monfalcone, creando nuove povertà e fenomeni fino a due anni fa impensabili in città. Come quello dei senza tetto, persone rimaste prive di lavoro e di casa e finite sulla strada per la mancanza di reti familiari di aiuto. L’associazione Nuova entrata libera ne ha raggiunti sette, tutti uomini, italiani e stranieri comunitari, in rifugi di fortuna, dove sono rimasti, per mancanza di alternative, anche lo scorso fine settimana, sotto la neve e alle prese con temperature crollate sotto lo zero. A tutti l’associazione ha portato coperte, indumenti pesanti, bevande calde, cibo, perché di giorno i punti di riferimento ci sono, che si tratti delle mense Caritas o del Centro a bassa soglia o, magari, dei centri commerciali, dove riscaldarsi. La sera i posti dove recarsi per un’accoglienza temporanea, che potrebbe rivelarsi anche “salvavita” in inverno, invece non ci sono. Parte da qui, ma anche dalla constatazione che le difficoltà finanziarie sono forti e trasversali e che va messa in pratica una strategia di “riduzione del danno”, in questo caso economico, il progetto “Nessuno escluso” che ”Nel” sta attuando, grazie anche allo stanziamento ricevuto dalla Regione. Il progetto, predisposto dopo la mancata vincita dell’appalto per la gestione del Centro a bassa soglia di via Natisone, curata per oltre sei anni da ”Nel”, coprirà tutto l’inverno. A metterlo in pratica sono e saranno gli operatori sociali dell’associazione che si avvale anche della collaborazione della Caritas della parrocchia di Sant’Ambrogio. «Il tentativo è quello di fornire un aiuto immediato – ha spiegato ieri Genni Fabrizio di Nuova entrata libera -, ma anche di far emergere situazioni di difficoltà e cercare di attivare le risposte adeguate da parte dei servizi strutturati. Nessuno escluso vuol dire anche che gli strumenti di welfare devono esserci per tutti». Le uscite serali vengono affiancate anche da quelle diurne finalizzate a proseguire in qualche modo l’attività  di riduzione del danno, bloccatasi secondo ”Nel” con la nuova gestione del Bassa soglia, a favore dei tossicodipendenti cronici. Il progetto comprende pure un’attività di Last minute market, cioé il recupero degli alimenti ad alta deperibilità rimasti invenduti per distribuirli a chi ne ha bisogno. Nuova entrata libera si è già  attivata anche su questo fronte, grazie anche alla collaborazione di una volontaria della Caritas. «Anche in questo caso l’azione è stata elaborata partendo da esigenze reali», ha detto Stefano Micheluz, che ha visto persone “scavare” nei contenitori per i rifiuti esterni ai supermercati monfalconesi a caccia di confenzioni integre di alimenti, anche se scadute.

Annunci

Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
Bassa soglia, scongiurata la chiusura 
Prorogata al 30 giugno la convenzione con ”Entrata libera”. Poi la gara per l’appalto
Sempre più numerose le persone in difficoltà che si rivolgono al servizio

 
Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Lo fa, però, ancora una volta grazie a una proroga in extremis della convenzione con l’associazione che gestisce il servizio decisa dall’amministrazione comunale di Monfalcone. Il passaggio del Centro a bassa soglia, che negli ultimi mesi ha visto aumentare gli utenti a causa delle ripercussioni della crisi sui livelli occupazionali, tra i servizi dell’Ambio socio-assistenziale Basso Isontino è stato del resto rinviato, facendo ulteriormente slittare il consolidamento dell’attività svolta in via Natisone. Nonostante l’avvicinarsi della scadenza della convenzione, fissata per domani, non sono serviti a raggiungere l’obiettivo nè i numerosi incontri sia a livello tecnico sia politico degli organismi e strutture dell’Ambito, nè l’approvazione da parte dell’Assemblea dei sindaci, tra le linee di indirizzo per il bilancio 2010, anche di un progetto per le dipendenze, di cui il Centro a bassa soglia è parte, progetto da avviarsi in stretta collaborazione con l’Azienda sanitaria. Così non è stata ancora espletata la procedura di gara necessaria a dotare di una gestione stabile il centro di via Natisone.
A incidere, come afferma la giunta comunale di Monfalcone nella delibera con cui si è deciso di prorogare l’incarico all’associazione Nuova entrata libera, di fatto è stato il “dissenso” del Comune di Fogliano Redipuglia, che ha comunicato di non voler aderire al progetto già  approvato dai Comuni soci dell’Ambito. “Ciò purtroppo ha creato problemi, oltre che di riconsiderazione dei rapporti tra Comuni e della relativa compartecipazione – afferma l’amministrazione monfalconese -, anche interpretativi sul piano giuridico».
Vista la situazione di stallo creatasi, per non rischiare di chiudere il servizio, l’amministrazione Pizzolitto ha deciso di prorogare la convenzione con Nuova entrata libera fino al 30 giugno, avviando comunque le procedure per riaffidare il servizio, con gara, nelle attuali modalità. «Nel momento in cui si saranno determinate le condizioni per l’assunzione del servizio da parte dell’Ambito – conclude la giunta Pizzolitto -, le modalità per l’estensione delle prestazioni, sia per tipologia sia per territorio, verrà valutata in quella sede». (la. bl.)

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
RIAFFIDATA LA GESTIONE 
Centro anti-emarginazione scongiurata la chiusura

Il Centro a bassa soglia di via Natisone non chiude e non lo farà nemmeno in futuro. E’ questo l’impegno dell’amministrazione comunale di Monfalcone, dopo che latrasformazione del Centro in servizio dell’Ambito socio-assistenziale Basso Isontino è stata stoppata dalla mancata adesione del Comune di Fogliano Redipuglia al progetto. In attesa di procedere alla gara che dall’autunno darà stabilità al Centro a bassa soglia, gestito da Monfalcone in collaborazione con l’Azienda sanitaria, l’amministrazione ha assegnato per quattro mesi la conduzione della struttura all’associazione Nuova entrata libera. «Non si tratta di una proroga – specifica l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, perché siamo arrivati all’individuazione del gestore attraverso la comparazione delle offerte di tre realtà associative attive sul territorio». Entro ottobre, l’amministrazione procederà però appunto alla gara per assegnare l’incarico per un periodo decisamente maggiore. «Nello stesso tempo stiamo già predisponendo la convenzione con i Comuni del mandamento che credono nell’utilità del servizio anche per la propria comunità, aggiunge l’assessore Morsolin, che ricorda, comunque, come gli utilizzatori del centro, non siano solo monfalconesi. Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, ma anche da Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. «Il progetto che era stato condiviso con tutte le amministrazione del mandamento – sottolinea l’assessore alle Politiche sociali – non prevedeva fra l’altro solo l’attività del Centro, ma anche quella di una serie di operatori che sarebbero stati presenti sul territorio, nei singoli comuni». Il centro, comunque, non chiude, soprattutto in un momento di crisi che ha provocato un aumento dell’utenza giornaliera della struttura, passata da una ventina a una trentina di persone.

Monfalcone, 25 marzo 2010 

Operazione blu ritorno al futuro
Si va verso la conferma di ciò che fu denunciato un anno fa

L’udienza preliminare per il processo dell’operazione blu, che si è tenuta lo scorso 16 marzo al Tribunale di Gorizia, ha portato a risultati tanto attesi quanto previsti.Era chiaro, ad un anno di distanza dagli arresti che hanno costretto diversi attivisti dell’Officina sociale di via Natisone a due settimane di reclusione, che sancire e ridicolizzare il “grossolano errore” della questura goriziana con l’archiviazione totale del caso sarebbe stato inaccettabilmente eclatante e avrebbe ulteriormente compromesso l’immagine già troppo lesa degli inquirenti. È in quest’ottica che il proscioglimento, totale o parziale, di molti imputati, ha provato l’ennesimo ridimensionamento delle accuse e di tutto il teorema incriminatorio imbastito dal Pm Marco Panzeri insieme alla Squadra mobile del Commissariato e del nucleo operativo dei carabinieri di Monfalcone.A conti fatti, la definitiva archiviazione dell’art. 79 della legge sugli stupefacenti non è un particolare di poco conto: si trattava infatti dell’imputazione principale, la cornice in cui si iscriveva il quadro probatorio dellesupposte condotte illecite di spaccio e cessione di sostanze stupefacenti.
Invece, diversi attivisti sono stati prosciolti proprio dall’accusa “…di aver adibito dei luoghi di propria pertinenza al consumo e al traffico di sostanze stupefacenti..”; accusa che riguardava in particolare lo spazio autogestito dell’officina sociale e alcune case auto-assegnate. È fallito dunque il tentativo generalizzato di criminalizzare gli spazi sociali e le migliaia di persone che in questi anni hanno frequentato l’Officina rendendola viva e attiva sul territorio. Il giorno degli arresti le cronache locali non lanciavano solo a caratteri cubitali nomi e ipotesi di reato, ma anche, riportando quasi alla lettera l’ordinanza di carcerazione, sancivano lo spazio sociale come nodo nevralgico del narcotraffico di tutta la provincia. Eppure adesso il giudice per l’udienza preliminare ha definitamente sentenziato che tale circostanza, oltre a non emergere in nessun riscontro materiale, non corrisponde al vero.
É stata inoltre disposta l’apertura del processo vero e proprio, che si terrà il prossimo 16 luglio: quel giorno i 13 imputati rimasti, tutti militanti dell’officina sociale e soggetti attivi nella realtà politico-culturale del territorio, dovranno rispondere di singole imputazioni derivanti dalle sommarie informazioni testimoniali raccolte per due anni tra decine e decine di giovanissimi o persone che in maniera saltuaria hanno frequentato lo spazio sociale di via Natisone o il bar Tommaso di Monfalcone. In quella sede si potrà capire come, dove e perché certe informazioni sono state raccolte dagli inquirenti, soprattutto da quei carabinieri che, poche settimane dopo la scarcerazione dei sei compagni arrestati, sono stati a loro volta inquisiti, allontanati dalla loro sede di lavoro e in alcuni casi arrestati a loro volta. Questo aspetto potrebbe essere effettivamente il più interessante di tutta la vicenda, nonché il lato positivo della non archiviazione del processo. Possiamo essere certi che tante sorprese verranno allo scoperto anche in questa ulteriore fase del processo “operazione blu”. Il passaggio da imputati a parti lese non è particolarmente interessante: quello che ci interessa è continuare a ribaltare il punto della discussione per sottolineare come le operazioni repressive che si continuano a susseguire nel nostro territorio rappresentano la foglia di fico del sistema politico, economico e giudiziario in questo angolo di nordest. Come abbiamo detto davanti alle porte del tribunale il 16 marzo, ribadiamo che non c’è differenza tra il potere politico, quello economico/finanziario e quello giudiziario: tre pilastri su cui si basa il tessuto affaristico- mafioso che sta tentando di trarre massimo profitto dalla crisi economica in corso e contemporaneamente garantirsi la pace sociale e l’emarginazione di quei soggetti che da sempre rivendicano indipendenza e praticano la disobbedienza contro le logiche di sfruttamento e di precarizazzione della società.
Ridicolizziamo sul loro terreno e nei loro tribunali la retorica della legalità e della sicurezza pretendendo libertà, giustizia e dignità per tutti, soprattutto per chi come noi rivendica da sempre la propria colpevolezza.
Noi siamo colpevoli, colpevoli di non essere né spacciatori né confidenti, colpevoli di essere indipendenti, insofferenti al controllo e contro i proibizionismi..
Siamo colpevoli di praticare quello in cui crediamo. Siamo colpevoli di rivendicare la legalizzazione dei derivati dalla cannabis perché sappiamo che la canapa italiana può rappresentare una materia prima fondamentale all’interno di una svolta “green economy” sostenibile e dal basso. Rivendichiamo la possibilità dell’utilizzo della cannabis e dei suoi derivati nella ricerca farmaceutica e scientifica come praticato da molti altri paesi, europei e non.
E rivendichiamo anche la possibilità, per chi lo vuole, di coltivarsi e consumare in libertà un prodotto naturale e innocuo che viene utilizzato dall’umanità dall’alba dei tempi. Denunciamo il fatto che le politiche proibizioniste nella complessità di tutto il fenomeno non solo hanno prodotto e producono tutt’ora risultati contrari a quelli enunciati e perseguiti, ma sono funzionali ad una “economia sommersa” che fornisce liquidità al sistema economico globale, cosa non di poco conto soprattutto quando i bilanci ufficiali dei governi parlano di crisi economiche.
Rivendichiamo la fine del proibizionismo soprattutto per sconfiggere il narcotraffico, sviluppare e articolare servizi e progetti di accoglienza, riduzione del danno, inchiesta e intervento contro tutte le dipendenze perché il proibizionismo è l’arma migliore delle mafie come dei regimi autoritari e oscurantisti.
Lottiamo quotidianamente per altre politiche sociali, culturali ed economiche che sappiano aggredire alla radice le precarietà esistenziali e lavorative come il degrado culturale che sta alla base dell’espandersi delle diverse dipendenze e della marginalità sociale connesse.
Rivendichiamo soprattutto la fine di un sistema ipocrita di “mele marce” dove trafficanti, mafiosi e “inquirenti” costruiscono le loro fortune sulla pelle delle moltitudini di lavoratori precari, studenti e semplici consumatori a cui viene lasciato un mondo fatto di carcere, lacrime, sangue………e merda, tanta merda.
Fino a qui di merda ne abbiamo vista fin troppa.
Rimane una convinzione: questo processo non va avanti perchè gli inquirenti conoscevano gli imputati come spacciatori, ma perchè li conoscevano come aderenti ad uno spazio che intraprende battaglie con finalità sociali e politiche.

Operazione blu still in action.

Il Piccolo, 15 marzo 2010
 
NON SOLO EMARGINATI AL ”BASSA SOGLIA” 
Licenziati e senza più una casa i nuovi utenti di via Natisone

Almeno una decina al giorno: sono questi i numeri del picco che nelle ultime settimane ha vissuto il Centro a bassa soglia (progetto Drop In) attivo in via Natisone. Almeno una decina di persone al giorno, in aggiunta alla solita ventina, che non si recano al Centro per questioni di dipendenza da droga o alcol, ma perché licenziate, in cerca di lavoro e che si trovano senza casa in quanto impossibilitate a pagare l’affitto, oppure perché si sono viste tagliare acqua o gas essendo più in grado di far frionte alle scadenze delle bollette.
«Nelle ultime settimane abbiamo notato un aumento di casi come questi – spiega Luciano Capaldo, tra i responsabili della struttura – cosa che si è riflettuta sull’operatività. Diciamo che se normalmente trattiamo una ventina di casi, negli ultimi tempi siamo arrivati anche a trenta al giorno. Sono persone che non vengono per una terapia, bensì per usufruire dei servizi di base: il pasto caldo, come la doccia, la lavanderia, un posto dove stare, visto che non hanno più casa».
Alcune di queste situazioni si risolvono da sole. «Alcune persone che avevamo in carico fino a qualche settimana fa hanno trovato lavoro fuori regione e quindi si sono spostate – spiega ancora l’operatore – ma molte altre sono ancora molto in difficoltà». Insomma, iniziato come un centro per la riduzione del danno, destinato soprattutto a persone con dipendenze da droga e alcol, adesso il Centro è divenuto un punto fondamentale per persone che si trovano in difficoltà economica». Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavanderia, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. Rimane ancora aperta, però, la questione della convenzione per la gestione: è stata al momento rinnovata fino alla fine di aprile, ma niente si sa di quello che succederà poi, anche se si parla di un nuovo rinnovo in attesa che a livello di ambito si dia il via al bando che dovrà decidere, una volta per tutte, l’associazione che dovrà gestire la struttura. (e.o.)

Sostanze stupefacenti: ordine pubblico o questione culturale e sanitaria?

Ad un anno dalla famosa Operazione BLU che vide alcune persone ristrette della propria libertà per 16 giorni con pesanti accuse, successivamente destrutturate dal tribunale del riesame di Trieste, il territorio del basso isontino ritorna ad essere protagonista nel subire operazioni di polizia definite contro il narcotraffico, ma che lasciano grossi dubbi su efficacia e obiettivi reali.

Incontro pubblico giovedì 18 febbraio 2010 ore 20 – Officina Sociale, via Natisone 1 Monfalcone

Sostanze, Lotta al narcotraffico, Società del consumo, ricerca del piacere, carcere , diritti civili.

ne parliamo con:

Capaldo Luciano (Operatore Drop In Monfalcone)
– operatore del Drop in di Monfalcone

Avv. Riccardo Cattarini ( Camera Penale di Gorizia) 
– l’azione della Camera Penale di Gorizia contro l’operazione di polizia svolta nel Basso Isontino tra il 5 e 6 febbraio. Consigli utili per conoscere i propri diritti.

Anastasia Barone (rappresentante studenti UDS)
– un punto di vista studentesco.

Rappresentante Centro Sociale Rivolta (Marghera) Venezia
– una esperienza dal basso di osservazione ed intervento nei contesti di musica elettronica.

Tutti sono invitati.

In primo piano su Forum Droghe

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 221.952 visite
Annunci