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Il Piccolo, 22 giugno 2009

I PASTI IN DISTRIBUZIONE NON BASTANO. CHIESTO AIUTO ALLA CARITAS  
Utenti-boom, in crisi il Centro a bassa soglia 
Gli operatori: impennata di presenze in seguito all’abolizione del Reddito di cittadinanza

Finisce il Reddito di cittadinanza, scatta l’allarme al Centro bassa Soglia. Con l’aumento delle richieste che nelle ultime settimane ha quasi rischiato di paralizzare il servizio. Tanto che i pasti normalmente forniti, solitamente una ventina, a volte sono risultati insufficienti a garantire tutte le richieste. E gli operatori hanno dovuto arrangiarsi: distribuendo le vivande, recuperando le porzioni che non erano state consumate, e quindi cercando di garantire a tutti, nei limiti del possibile, un pasto caldo. La spiegazione, come sottolineano gli operatori della struttura, è chiara: in queste settimane sta iniziando a finire il supporto garantito dal Reddito di cittadinanza, il provvedimento regionale che comportava anche a Monfalcone l’assegnazione di un contributo a chi si trovava in difficoltà economica. Venuto meno il sostegno, il Centro a bassa soglia ha visto tornare persone che non vedeva da parecchio tempo. E il risultato è che il numero di persone giornalmente servito è aumentato di molto. «Negli ultimi tempi stiamo vedendo una crescita esponenziale degli assistiti – spiegano gli operatori -. Se finora in mediaci si assestava sulla ventina di persone, adesso si viaggia sulla trentina. Per il momento ci siamo arrangiati distribuendo le vivande, o recuperando le parti di pasti, come il secondo o i contorni, che non venivano consumati e che potevano poi essere riutilizzati per altri assistiti. O con l’aiuto della Caritas», spiegano gli operatori. L’emergenza è secondo gli operatori direttamente collegata allo stop al Reddito di cittadinanza, che a Monfalcone aveva visto oltre 500 assegnazioni. «Adesso queste persone stanno perdendo anche questa fonte di reddito, e di conseguenza si trovano nuovamente in difficoltà. Tra avere un reddito di 400 o 500 euro e non avere più nulla c’è una grande differenza. Di conseguenza, anche queste persone si trovano a dover pesare sul servizio sociale». Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavatrice, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. (e.o.)

Il Piccolo, 21 agosto 2009 
 
Sert, in sei mesi 40 nuovi assistiti under 24  
Si tratta di giovani inviati a seguito di operazioni anti-droga delle forze dell’ordine
 
 
Duecento persone in carico nei primi sei mesi dell’anno, di cui 40 arrivate proprio nel pirmo semestre perché trovate in possesso di sostanze stupefacenti da parte delle Forze dell’ordine. E, quel che è più preoccupante, queste quaranta sono tutti ragazzi al di sotto dei 24 anni. I dati sulle prese in carico gennaio-giugno 2009 sono un ulteriore segno di quello che il Sert, il Servizio per le Tossicodipendeze dell’Ass Isontina, ha potuto constatare sul campo: che specie a Monfalcone la dipendenza dalle sostanze, legali e no, arriva sempre prima. «Da quello che abbiamo potuto vedere nella nostra attività di educazione e prevenzione nelle scuole, l’uso di alcol e fumo avviene sempre più in giovane età – spiega il responsabile, il dottor Andrea Fiore -. L’uso di alcol e tabacco avviene ormai abbondantemente nelle scuole medie inferiori, mentre per quanto riguarda il primo approccio alle droghe ormai la soglia sono i 14 anni». La conferma è il fatto appunto che ben 40 utenti in questi primi sei mesi dell’anno sono arrivati al Sert perchè segnalati dalle forze dell’ordine in quanto trovati in possesso di sostanze stupefacenti: cannabis in particolare, ma non mancano eroina e cocaina. E sono tutti al di sotto dei 24 anni. La prevalenza è maschile, anche se non così elevata come nel resto dell’utenza, dove gli uomini rappresentano l’80% del totale. Oltre a questi, come detto, ci sono 160 utenti (tra Monfalcone e Grado) che frequentano il Centro assumendo metadone o altri farmaci. Di questi, il 10% circa è in realtà a Monfalcone per ragioni lavorative, ma iscritto a un’altra Ass, spesso di altre regioni d’Italia. A questi, si aggiungono altre 13 persone che sono in riabilitazione in Comunità terapeutica. «Il fenomeno non pare in evoluzione – spiega ancora Fiore – e rimane anche il fatto che chi si rivolge al Sert solitamente è la punta dell’iceberg di un fenomeno enormemente più vasto. Sicuramente quello che deve far pensare è che stanno aumentano sempre più i ragazzi segnalati». Per quanto riguarda le sostanze, quelle più usate sono senz’altro la cocaina e la marijuana, ma non manca l’eroina, anche perché il Sert è individuato ”a priori” come soggetto che tratta la dipendenza da questa sostanza.
Ma è soprattutto la presenza di giovani a preoccupare, ed ecco perché il Servizio ha deciso di mettere in campo speciali azioni per prevenire questo genere di abusi. «Abbiamo intenzione di aprire una collaborazione con il Centro giovani di San Canzian, dove ci sono operatori già formati nel campo, per iniziare un percorso di prevenzione e conoscenza con gli utenti – spiega ancora il dottor Fiore – che andrà quindi a completare la progettualità già messa in campo».
Il Sert infatti organizza anche corsi di educazione (anche con i genitori) nelle scuole, collabora con il Centro a Bassa soglia e i Servizi sociali, e la Caritas. Una collaborazione con il Centro di San Canzian tornerebbe utile per poter contattare i ragazzi che a volte, pur facendo uso di sostanze, non si sentono ”malati” e non ritengono di dover frequentare una struttura così connotata come il Sert. In questo modo sarebbe possibile seguirli prima che l’uso diventi abuso vero e proprio e operare quindi un’adeguata prevenzione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 03 novembre 2009
 
IL COMUNE RINNOVA LA CONVENZIONE CON IL CENTRO PER ALTRI SEI MESI 
Povertà e disagio, boom di domande al ”Bassa soglia” 
Una quarantina gli utenti che si sono rivolti agli operatori della sede di via Natisone
 

Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Il Comune ha deciso di rinnovare la convenzione con l’associazione Nuova entrata libera, in scadenza in questi giorni, così da non far venire meno il servizio. Sempre più utilizzato a causa delle difficoltà economiche che hanno investito l’Isontino.
Dalla ventina di utenti di media dei giorni di apertura negli ultimi mesi si è passati a 30-40, secondo quanto riferisce l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «Si tratta di persone che non risiedono solo a Monfalcone – aggiunge – e che si rivolgono al centro perché in difficoltà contingente e non perché borderline».
Nonostante l’uso allargato a tutto il Monfalconese del centro, sorto come azione di riduzione del danno, al progetto dell’Ass sulle tossicodipendenze che aveva nella struttura un cardine non hanno aderito tutti i Comuni dell’Ambito socio-assistenziale Basso isontino.
«Per ora non è stato quindi possibile – prosegue Cristiana Morsolin – mettere a bando la gestione del centro. In attesa di una soluzione condivisa, che pareva già certa, Monfalcone, che comunque si sarebbe accollata una spesa più alta rispetto ai centri del mandamento, ha deciso di farsi carico del problema, rinnovando la convenzione con Nuova entrata libera per altri sei mesi». Tutti i Comuni dell’Ambito avevano concordato con il progetto dell’Azienda sanitaria, che prevedeva anche la presenza di operatori di strada nei centri più piccoli.
«Dopo il rinnovo dell’amministrazione, il Comune di Fogliano Redipuglia ha comunicato di non voler aderire, anche fino alla scorsa settimana l’aveva fatto solo in modo verbale», aggiunge l’assessore alle Politiche sociali. Il Centro a bassa soglia è l’unico servizio erogato sul territorio, oltre a quello del Sert, dopo che è stato chiuso il Centro diurno per tossicodipenti di Terranova. Nel 2008 la struttura di via Natisone ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi). Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto aveva convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 novembre 2009 
 
DALL’AMMINISTRAZIONE NETTA CONTRARIETÀ AL PROGETTO PUBBLICO DI PREVENZIONE  
Tossicodipendenze, Fogliano taglia i fondi  
Il sindaco: «Il centro Bassa Soglia non si batte per vietare l’uso di stupefacenti» 
Il messaggio deve essere ”non drogatevi” e non ”drogatevi poco” per questo non assicuro il nostro contributo

di LUCA PERRINO

FOGLIANO Nella conferenza dei sindaci dell’ambito socio-assistenziale, che si è tenuta a Turriaco nei giorni scorsi, il sindaco Antonio Calligaris ha comunicato che il Comune di Fogliano Redipuglia non finanzierà il progetto Bassa Soglia. Il progetto prevede di mantenere la gestione del centro di Monfalcone e l’istituzione di un servizio di educatori di strada su tutti i Comuni del mandamento per l’attività di prevenzione alle tossicodipendenze nei confronti di giovani ed adolescenti.
«Quello che non convince la nostra amministrazione – spiega Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. Senza dubbio può essere un’iniziativa apprezzabile l’attività cosìddetta su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze. Ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno che ci è stato chiesto di finanziare».
Nello specifico tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza anziché, secondo il primo cittadino, prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche delle droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, durante la conferenza dei sindaci Calligaris ha espresso la sua perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia. «Intendo, infatti – continua – evitare che si realizzi anche nella nostra comunità un intervento come quello del progetto Extreme della Asl di Firenze che ha condotto degli educatori di strada a dispensare nelle scuole vere e proprie istruzioni per l’uso, seppur limitato, di sostanze stupefacenti. Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è ’drogatevi poco’ anziché quello di ’non drogatevi affatto’, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo ho ritenuto che i 2300 euro, che vengono richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili. Mi sembra, infatti, più consono in tema di prevenzione alle tossicodipendenze, continuare ad investire sulle attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale, anziché disperdere queste risorse in progetti a dir poco discutibili».

Messaggero Veneto, 08 novembre 2009 
 
Lotta alle dipendenze, polemica tra Calligaris e Romano 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Il tema più importante al recente consiglio comunale di Fogliano Redipuglia era la variazione di bilancio collegata alla rinuncia all’alienazione dell’immobile oggi sede municipale. Punto su cui Ottavio Romano, consigliere di Rc-Pdci, si è astenuto sottolineando che «per la lista comunista in linea di principio può essere condivisibile il mantenimento della proprietà dell’immobile, da destinarsi a fini istituzionali o sociali, o anche per offrire spazi all’associazionismo. Tuttavia è innegabile che l’alienazione dell’immobile fosse stata inserita in una pianificazione complessiva che puntava a reperire risorse per il programma triennale dei lavori pubblici, cioè per investimenti sul territorio comunale».
Secondo Romano, la rinuncia all’alienazione ha aperto un «buco di 450 mila euro non colmato in alcun modo, prova ne sia che la variazione di bilancio della giunta presenta un saldo negativo di 411 mila euro in meno di entrate e di conseguenza 411 mila euro in meno di uscite per investimenti. E questo, concretamente, significa ridimensionamenti, discutibili, dei lavori programmati, o addirittura cancellazione completa degli stessi, come l’intervento in piazza Roma».
In apertura di consiglio, inoltre, il sindaco Antonio Calligaris ha voluto comunicare la decisione della giunta di non aderire al progetto previsto dal Piano di zona dell’Ambito Basso Isontino dell’Ass e del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito, in collaborazione con l’associazione Nuova entrata libera, progetto che prevede l’utilizzo di operatori di strada in funzione di prevenzione della marginalità sociale e delle dipendenze da alcol o droga, in particolare di giovani e adolescenti, e la gestione del Centro bassa soglia di Monfalcone. «Quello che non convince la nostra amministrazione – ha spiegato Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno su cui si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. È apprezzabile l’attività su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze, ma ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno. Tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza, anziché prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche di droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, alla conferenza dei sindaci ho espresso la mia perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia».
«Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è “Drogatevi poco” anziché quello di “Non drogatevi affatto”, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo – ha concluso Calligaris – ho ritenuto che i 2.300 euro richiesti al Comune possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili, come le attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale».
Stupefatto di tale decisione Romano, che non concorda con la banalizzazione del problema operata dal sindaco, «che non ha spiegato come il Comune intenda muoversi di fronte all’eventuale presenza di gruppi informali o singoli a rischio marginalità o dipendenza. Chissà, forse, al posto degli operatori, manderanno le ronde». (c.v.)

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
INTERVENTI ANTI-DROGA 
IL SERT  
Il ”no” di Fogliano fa saltare il progetto tossicodipendenze  
Tutto era pronto. L’assessore Cristiana Morsolin: «Ora dovremo ricorrere a una nuova convenzione» 
«Il sindaco Calligaris avrebbe dovuto almeno informarsi sul lavoro che stiamo portando avanti»
 
 
di LAURA BORSANI

MONFALCONE Battuta d’arresto per il progetto sulle tossicodipendenze predisposto dai Comuni dell’Ambito socio-assistenziale del Monfalconese. La posizione assunta dal sindaco di Fogliano Redipuglia, Antonio Calligaris, che ha manifestato perplessità, rischia di vedere slittare al prossimo anno l’intero pacchetto dedicato agli interventi sul territorio. Il motivo sarebbe sostanzialmente legato a una questione di natura giuridica: «L’eventuale mancato contributo finanziario da parte del Comune foglianino – spiega l’assessore alle Politiche sociali di Monfalcone, Cristiana Morsolin – porrebbe la necessità di dover rivedere il piano, già licenziato anche sotto il profilo della quantificazione economica nel 2008 e che avrebbe dovuto trovare avvio quest’anno. Tutto era pronto per partire, i Comuni avevano infatti inserito le poste in bilancio. Eccetto Fogliano. Si pone a questo punto il problema di dover ricorrere a una diversa convenzione». Il costo complessivo è stato quantificato in 108.542,80 euro, ripartito tra i 9 enti locali dell’Ambito in base al numero di abitanti, con Monfalcone a sostenere in larghissima parte le spese relative al Centro Bassa Soglia.
TUTTO SLITTA Sembrano dunque prospettarsi rallentamenti all’inziativa messa in campo in collaborazione con l’Ass Isontina, in particolare il Sert. Calligaris ha ritenuto che «i 2300 euro richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili», non condividendo «l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata» ed il «messaggio che si vuole diffondere». Una situazione che fa osservare l’assessore Morsolin: «Dispiace che non sia stata colta l’importanza e la lungimiranza del progetto. La posizione del sindaco Calligaris mi sembra più legata a pregiudizi ideologici che non a una reale comprensione del piano». L’assessore continua: «Si tratta di un percorso portato avanti in questi ultimi due anni, insieme al Sert e ai tecnici del Servizio sociale di Ambito. Un piano che ora intendiamo implementare e potenziare, soprattutto in ordine agli interventi preventivi. Abbiamo costruito un sistema di messa in rete rivolto a tutte le fasce d’età e articolato su più livelli. Vi rientra dunque la sfera riguardante la cura e la riduzione del danno a carico del Sert con percorsi definiti e il supporto del Centro a Bassa Soglia, al quale confluiscono utenti da tutto il mandamento. Ma l’aspetto sul quale i Comuni si sono concentrati – prosegue – è legato all’azione preventiva. La tossicodipendenza viene considerata in senso più ampio, legata a droghe non lecite ma anche lecite, come l’abuso di alcol».
IL PROGETTO Un’azione, dunque, strutturata su più livelli, che partendo dalla prevenzione primaria, di informazione e educazione nelle scuole, rivolta ad alunni e alle famiglie, passa attraverso gli interventi territoriali, con il lavoro garantito dagli operatori di strada. Fino a raggiungere le realtà dei giovani e degli adulti, per i quali viene condotta un’opera di rieducazione alla salute, puntando sulla riduzione del danno personale, ma anche sociale ed economico. Con ciò avvalendosi contestualmente del contributo fornito dalle realtà associative del territorio. «L’operatore di strada – spiega la Morsolin – è molto importante. Si tratta di creare occasioni di incontro e di aggancio con i ragazzi e i giovani, sfruttando questi momenti per parlare di prevenzione. È un approccio di guida, di accompagnamento, e di individuazione di eventuali problematiche, di sentori di disagio che possono essere affrontati in termini informali, prima che una situazione a rischio possa sfociare in una criticità conclamata». L’assessore ricorda poi l’importanza di Overnight che «oltre ad essere stato riconosciuto dalla Regione come migliore piano presentato, ha una forte valenza preventiva e educativa apprezzata e condivisa dalle famiglie».
IL SERT Il responsabile del Sert di Monfalcone, Andrea Fiore, da parte sua interviene in qualità di operatore. «Non voglio entrare nel merito politico della questione – premette -. Voglio invece chiarire che il progetto è strutturato in modo capillare e modulare, occupandosi su più fronti di tutte le forme di dipendenza. Ciò che avrei auspicato dal Comune di Fogliano – aggiunge – è una richiesta di informazioni diretta sul lavoro che stiamo portando avanti». Fiore evidenzia: «La filosofia non è quella semplicistica di invitare a drogarsi di meno, ma di porre in atto azioni strutturate su esigenze e problematiche diverse, a partire dalla prevenzione primaria con l’informazione nelle scuole, fino al monitoraggio dei disagi e la cura vera e propria. Si tratta, insomma, di un’opera sinergica tra più attori del progetto per controllare il fenomeno. Ciascuno sta facendo la sua parte e si chiede a tutti di partecipare in modo coeso. Non aderire significa perdere il senso della costruzione globale».

INTERVENTI ANTI-DROGA. VIAGGIO NEL CENTRO BASSA SOGLIA DI VIA NATISONE  
Non solo tossici, anche operai senza lavoro

MONFALCONE Via Natisone 1, ore 12. Le porte di questo edificio bluastro tappezzato di murales si aprono e la gente – almeno 25 persone al giorno – comincia a entrare. Sono alcolisti, tossicodipendenti, o semplicemente operai rimasti senza lavoro, che vanno all’Officina sociale per farsi una doccia. Ognuno con i propri problemi, ognuno con il proprio bagaglio di emarginazione. Lì, in quello che per anni è stato comunemente chiamato il ”Centro blu”, e che dal 2003 è la sede del progetto Bassa soglia, decine di persone pranzano, parlano, giocano a carte e tamponano in vario modo i bisogni e le sofferenze fisiche, psicologiche, socio-economiche, frutto di dipendenze ed emarginazione.
C’è l’operario 56enne siciliano, da 25 anni a Monfalcone, prima finito in cassa integrazione e adesso disoccupato, che dopo aversi visto tagliare la corrente elettrica a casa, viene quasi ogni giorno della settimana, tra le 12 e le 14 (orario di apertura del centro) a lavarsi. C’è la 25enne monfalconese eroinomane, neomamma, che parla di tasse e documenti. C’è l’immigrato nordafricano che chiede informazioni sul permesso di soggiorno. C’è il 70enne alcolista che vive in camper e deve mangiare. E di là passa anche chi, prima di andare a lavorare, chiede di avere una siringa pulita per iniettarsi in vena una dose di eroina, lontano da occhi indiscreti.
Negli ultimi tre anni le persone che il centro di via Natisone ha contattato sono state 269. Di queste, quasi tutte frequentano assiduamente la struttura. Lo si vede dai registri che gli operatori sociali dell’associazione ”Nuova entrata libera” custodiscono negli uffici, al primo piano. Pagine e pagine in cui, pur nel rispetto dell’anonimato delle persone, raccolgono dati e informazioni che vengono poi trasmessi al Sert. «Il nostro non è, ovviamente, un lavoro di tipo sanitario – spiega Luciano Capaldo, il referente del progetto Bassa soglia, che riceve circa 100mila euro annui dal Comune di Monfalcone, che servono per la gestione della struttura, l’erogazione dei pasti, le utenze telefoniche e il materiale utilizzato, oltre al lavoro svolto dagli operatori in strada -. Lavoriamo per ridurre l’emarginazione delle persone e fare da filtro con i servizi sociali. Molto spesso, infatti, in chi ha bisogno di aiuto subentrano la vergogna e la paura di correre dei rischi. Noi ci occupiamo di riduzione del danno, che è uno dei quattro pilastri sui quali si basa la lotta alle tossicodipendenze (gli altri sono prevenzione, cura e contrasto al narcotraffico, ndr.). A differenza di ciò che sostengono persone come il sindaco di Fogliano Calligaris, la riduzione del danno è fondamentale per far emergere il sommerso, per evitare casi di overdose, per ridurre la diffusione di malattie». Per questo, se un tossicodipendente bussa alle porte dell’Officina sociale e chiede di avere una siringa pulita, questa non gli viene negata.
Il centro, per chi lo frequenta (non solo tossicodipendenti, ma anche persone con altre problematiche di tipo psicologico e sociale), è questo: un luogo a metà tra punto di riferimento e ultima spiaggia. Alle 12 il centro apre ed è come se suonasse la campanella a scuola. La gente, di tutte le età, entra, si saluta, va in sala da pranzo. Si ferma fuori coni cani, parcheggia il camper. Lo spazio comune, aperto a tutti, è quello al piano terra. Su un tavolino c’è un mucchietto di preservativi; affissi al muro ci sono poster, ma anche avvisi dell’Ufficio del lavoro di Gorizia, numeri di affittacamere e di organizzazioni sindacali. Ci sono i divanetti, qualche libro, qualche gioco di società. C’è la lavatrice. «Il prossimo anno dovremmo riuscire ad avere due postazioni Internet libere – afferma ancora Luciano Capaldo -. Qui da noi c’è sempre gente, e non sono di Monfalcone. C’è una coppia di Turriaco con un figlio, ci sono alcuni gradesi, c’è anche qualcuno di Fogliano».

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
L’opposizione accusa il sindaco: superficialità e populismo nel no al Centro a bassa soglia 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Sconcerto esprimono i consiglieri della lista Insieme (Sara Vito, Mauro Piani, Sergio Contin, Federico Zorzenon) dai banchi d’opposizione sulle affermazioni del sindaco Calligaris circa il Centro a bassa soglia e il più ampio progetto pubblico di prevenzione delle tossicodipendenze, con protagonisti Comuni della sinistra Isonzo, Ambito distrettuale Basso Isontino e Azienda sanitaria.
Progetto a cui Fogliano, unico tra gli enti locali coinvolti, ha deciso di non aderire. Avverso tale decisione, tutta la minoranza ha espresso da subito la propria forte contrarietà. «Ciò che in primo luogo lascia senza parole sono la superficialità e il populismo che Calligaris e la sua coalizione hanno usato per valutare un progetto di importanza provinciale, che ha trovato d’accordo all’unanimità tutti i Comuni coinvolti. Quello che è stato un bell’esempio di lavoro condiviso tra amministratori isontini, che hanno con grande senso di responsabilità affrontato il problema vista l’importanza e la gravità delle tossicodipendenze, ha visto come unica nota stonata – dicono – l’atteggiamento del Comune di Fogliano, che sembra aver capito ben poco degli obiettivi del progetto, peraltro proposti da personale medico competente in materia».
Spiegano che il Centro a bassa soglia d’accesso è solo una delle azioni di un progetto ben più ampio, che incentra la sua valenza soprattutto sulla prevenzione anche attraverso la figura degli operatori di strada. «Il concetto della riduzione del danno, tanto bistrattato da Calligaris e dalla sua maggioranza, è usato solo nei confronti di malati cronici ed è inevitabilmente l’unico mezzo utile per almeno avviare un percorso di recupero di quelle persone già tossicodipendenti o alcolizzate. Fogliano è l’unico Comune che, non aderendo al progetto, non solo non dà risposta alcuna al problema della dipendenza già in essere, ma non mette nulla in campo in tema di prevenzione. I 2.300 euro che avrebbe dovuto versare Fogliano non sono che una goccia nel mare per consolidare questo progetto fatto in rete che, dividendo le spese tra tutti gli enti aderenti, permette l’avvio di un progetto strutturato che altrimenti un singolo Comune, da solo, non potrebbe di certo. Quindi ben venga la volontà di investire queste risorse sul nostro centro di aggregazione giovanile, ma si tratta, e fortunatamente per la nostra collettività, di questioni ben distinte perché le politiche giovanili non sono di certo legate a quelle sociali e di assistenza in caso di devianze».
Dicono che la posizione della maggioranza si fonda su pura e inutile demagogia, che non solo non risolve, ma nemmeno affronta il problema al quale infatti non dà alcuna risposta. (cr.vi.)

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
ESAURITO IL FONDO SOLIDARIETÀ DELLA CARITAS STA PER PARTIRE UNA NUOVA COLLETTA 
Oltre 500 pasti al mese nella mensa dei poveri 
Domenica all’oratorio San Michele il tradizionale pranzo natalizio con 130 commensali

La Caritas decanale delle parrocchie di Monfalcone assiste ogni mese in media circa 150 famiglie fornendo loro «borse della spesa», mentre la mensa all’oratorio San Michele di Monfalcone prepara circa 500 pasti caldi per coloro che versano in condizioni di disagio estremo. Allo sportello Caritas di via Mazzini, inoltre, arrivano centinaia di richieste di ogni genere da diverse persone che, grazie alla disponibilità di diversi volontari riescono a ricevere il minimo aiuto essenziale del quotidiano. Continua pure la raccolta di indumenti e di mobili (alla Marcelliana). Ieri, poi, nell’ultimo giorno di scuola si sono mobilitati anche i bambini della materna di via Roma, che hanno effettuato per il Natale la raccolta della pasta consegnata alla Caritas. E’ un bilancio piuttosto pesante di fine anno, riscontrato proprio alla vigilia delle festività natalizie, dal parroco di Sant’Ambrogio, don Fulvio Ostroman, per una situazione che continua a peggiorare e con le persone disagiate in forte aumento. «Per questi motivi chiediamo aiuto a tutti e non lasciamo soli chi soffre – afferma don Fulvio – poiché contrariamente a quello che si pensa, questi segnali preoccupanti ci fanno capire che la povertà è in aumento e tutti noi abbiamo il dovere di intervenire con chi è in difficoltà o è caduto in disgrazia per la perdita del posto di lavoro. Proprio su questo fronte, purtroppo confermo che è già esaurito il fondo di solidarietà, proposto nei mesi scorsi dall’arcivescovo di Gorizia monsignor Dino De Antoni, che ha raccolto e distribuito circa 250mila euro e al quale vi hanno aderito tutte le parrocchie della provincia, per aiutare le famiglie bisognose che vivono nel disagio sociale (una trentina solo nel mandamento monfalconese), ridotte alla povertà perché il genitore o è in mobilità o in cassa integrazione a zero ore. Tutto questo oggi sembra incredibile per chi non ha problemi. Purtroppo è la cruda realtà che stiamo vivendo. Si pensa, infatti, a livello diocesano – sottolinea ancora don Fulvio – di riprendere il progetto perché quello che è stato fatto non è bastato». Domenica la parrocchia di Sant’Ambrogio, la Caritas decanale che coinvolge tutte le parrocchie di Monfalcone e quella di Staranzano organizzano all’Oratorio San Michele una giornata speciale. Si comincerà alle 12 con la messa, seguita alle 13 dal pranzo natalizio. E’ prevista la partecipazione di 130 persone con invito esteso alle autorità cittadine.

Il Piccolo, 28 dicembre 2009
 
Giovani e cassintegrati al pranzo della Caritas 
Al San Michele l’evento natalizio per i bisognosi. Don Ostroman: «Non più solo anziani»

di ELISA COLONI

«Purtroppo la povertà, qui a Monfalcone, è in aumento. Poco prima di iniziare il pranzo ne parlavo con gli altri in cucina: quest’anno si vedono facce nuove, tra cui molti giovani, che raccontano di essere cassintegrati o disoccupati. Un fenomeno che gli anni scorsi non si notava in città».
A parlare è don Fulvio Ostroman, il parroco del Duomo di Sant’Ambrogio, ”anima” del pranzo natalizio organizzato dalla Caritas decanale per i monfalconesi che versano in difficili condizioni economiche o patiscono l’isolamento e la solitudine della vecchiaia. Ieri, infatti, le sale dell’oratorio San Michele di via Mazzini hanno accolto circa 120 persone per il tradizionale appuntamento che riunisce i sacerdoti del decanato e i bisognosi di aiuto e di compagnia.
Tanti gli anziani, anche se non sono mancate le facce giovani, qualche bambino e alcune persone straniere, prevalentemente bengalesi. «Quando abbiamo avviato questa tradizione, circa 15 anni fa – ha spiegato don Ostroman – eravamo in dieci, di cui quasi tutti sacerdoti. Adesso siamo almeno in 120 e le facce sono cambiate. Negli anni scorsi c’erano quasi esclusivamente anziani, mentre oggi purtroppo si vedono molte famiglie giovani, che raccontano di avere difficoltà sul lavoro e di non riuscire più a permettersi un vero pranzo di Natale». Oltre ai 120 pasti preparati ieri, altri 40 sono stati confezionati e portati dai volontari della Caritas e da un gruppo di fedeli della parrocchia di Sant’Ambrogio nelle case di monfalconesi anziani e malati, che non riescono più a spostarsi di casa.
L’appuntamento di ieri (solitamente il pranzo natalizio si faceva il 26 dicembre, però quest’anno si è optato per la domenica) è iniziato a mezzogiorno con la messa che si è svolta nella cappella dell’oratorio San Michele, seguita dal pranzo alle 13. Menu: salumi, formaggi e insalata russa come antipasto, un bis di primi (gnocchi e pasticcio), maiale con verdure per secondo e, infine, dolce e caffè.
Ma al di là del cibo, l’occasione di ieri è stata, come sempre, un modo per stare insieme, per far dimenticare a tante persone i problemi e le difficoltà di ogni giorno. Seduti a due grandi tavolate, gli ospiti hanno mangiato, parlato, riso e ascoltato la band salita sul palco. E poi hanno potuto giocare alla lotteria, con dei premi messi in palio grazie al contributo di un gruppo di lavoratori della centrale termoelettrica A2A.
«Vorrei ringraziare tutte le persone e le realtà che hanno permesso la realizzazione, anche quest’anno, di un evento importante e che riesce a donare gioia a tante persone – ha commentato don Ostroman -. A partire dai tanti volontari e fedeli che hanno dato una mano. E poi ci tengono a dire grazie a tutti coloro che, con le loro donazioni, hanno contribuito alla riuscita del pranzo. A partire dalla Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia e dai lavoratori della centrale A2A, che hanno volontariamente contribuito all’acquisto dei premi con cui abbiamo potuto organizzare una divertente lotteria».

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
IN ATTESA DEL BANDO  
Centro bassa soglia, gestione prorogata  
Resta per ora affidata all’associazione Nuova entrata libera
 
 
Chiusura rinviata per il Centro a bassa soglia. O meglio: rinviato il rinnovo della convenzione che fino ad ora c’è stata con Entrata Libera e che l’associazione potrebbe non vedersi rinnovata, dopo la vicenda legata a un presunto traffico di sostanze stupefacenti che ha coinvolto l’edificio di via Natisone dove hanno sede sia il Centro a bassa soglia, sia il Centro sociale. L’attuale convenzione è scaduta il 31 marzo. Il Comune ha provveduto a prorogare il contratto di gestione con Entrata Libera almeno fino all’emissione del nuovo bando, che da voci pare non sarà pronto prima di due-tre mesi. Nel frattempo, quindi, il Centro a bassa soglia non chiuderà, bensì verrà gestito ancora dalla stessa associazione. L’allarme per la chiusura della struttura, qualche settimana fa, era stato lanciato dal presidente dei Verdi della provincia di Gorizia, Mauro Bussani, riferendosi a una telefonata del sindaco Gianfranco Pizzolitto che gli annunciava la volontà di chiudere il centro. «Sarebbe stato un peccato – ha detto il presidente provinciale dei Verdi – poiché l’unica iniziativa all’altezza della sfida che la precarietà devastante impone alla città sarebbe stata chiusa da questa amministrazione». A stretto giro di posta era poi arrivata la precisazione dello stesso sindaco: il Centro a bassa soglia non sarà chiuso, ma potrebbe esservi, questo sì, un’interruzione del servizio erogato finora e frequentato da un numero crescente di utenti. Questo, per via della scadenza della convenzione con l’associazione Nuova Entrata Libera che finora ha gestito il centro per conto del Comune di Monfalcone, poi affiancato da quelli di Ronchi e Staranzano. Il timore era quindi che non aprile si aprisse un periodo di vuoto nella gestione di un Centro che, con l’andare del tempo, è diventato un punto di riferimento per l’intero Ambito socio-assistenziale Basso isontino. Per evitare questo, il Comune ha prorogato la gestione attuale fino all’emanazione del futuro bando. Il servizio, che appunto da ottobre dello scorso anno viene fornito a livello di Ambito, continuerà, ma dovrà essere riorganizzato in base all’esito del bando.

CHE MONFALCONE VOGLIAMO?

La vicenda degli arresti ai danni degli animatori delle associazioni che operano nello stabile comunale di via Natisone ha riempito in queste settimane le cronache dei giornali e prodotto finalmente un ampio dibattito pubblico tra i cittadini.
In qualche maniera ha segnato un punto di svolta dal quale non è più possibile tornare indietro.
Il servizio messo a disposizione dal Centro a bassa soglia e dalle altre associazioni di Officina Sociale hanno rappresentato forse l’unico tentativo a Monfalcone di intervento nell’area diffusa e variegata del precariato evidenziando la necessità di nuovi diritti e nuove tutele per quella parte sempre più larga di cittadini che sono i primi ad essere colpiti dagli effetti della crisi globale in atto.
Parallelamente abbiamo visto dispiegarsi un intervento politico sempre più senza colore che ha spianato la strada ad un dispositivo di repressione e controllo che, oltre a colpire i più deboli e a garantire grosse speculazioni ai soliti noti, trasforma chi cerca di fare qualcosa in “criminali” da incarcerare preventivamente, al di la del fatto se siano stati commessi reati o meno.
L’eco della grossa partecipazione numerica ed emotiva alle iniziative per la liberazione degli arrestati non è evidentemente arrivata nelle teste di chi amministra questa città tanto che una parte della giunta fa trapelare segnali di intenzione di chiudere proprio il bassa soglia e proseguire in un’opera tutta telecamere, delirio sicuritario e con il rischio di carcerazione per chi reclama dignità e una più equa distribuzione di risorse e reddito in questa città.
Non si propone la difesa ad oltranza di un progetto che semmai può essere rivisto o potenziato grazie al grosso carico di esperienza accumulato.
Lo stesso intero spazio sociale di via Natisone non è detto che debba continuare ad essere quello che è stato finora.
Ma sicuramente si tratta di un “bene comune” per tutta la città che deve essere valorizzato proprio come punto di riferimento per le dinamiche di nuova società quale è diventato.
E’ proprio l’approfondimento pubblico di questo dibattito che viene rifiutato dalla quasi totalità della classe politica attuale, sempre più inadeguata a gestire le gravi problematiche che insistono sulla città con l’inasprirsi della crisi economica.
Quale Monfalcone vogliamo?
E’ la domanda fondamentale che è necessario porsi oggi pubblicamente, da parte di tutti.
E se la politica vuole sottrarsi a questo dibattito rinchiudendosi nei palazzi e nelle città carcere non può esistere altra strada che il darsi un nuovo spazio politico pubblico e libero dove affrontare questi problemi e costruire risposte in maniera partecipata.
Domanda che rappresenta l’esatto senso della presenza di questa sera fuori dal municipio mentre dentro si discute di un bilancio e di interessi sempre più avulsi dalle necessità della cittadinanza. Vecchia o nuova che sia.

Monfalcone, 19 marzo 2009

Monfalcone, 18 marzo 2009.

Comunicato stampa
Oggetto: Incomprensibili le parole di Pizzolitto.

In merito alla vicenda degli arresti di alcuni attivisti di associazioni con sede nell’edificio comunale di via Natisone 1 a Monfalcone preme sottolineare quanto siano poco credibili, nonchè offensive, le dichiarazioni rilasciate dal sindaco Pizzolitto nell’articolo del Piccolo di domenica 15 marzo.
Non si capisce infatti a che tipo di “verifica di congruità agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo” dell’edificio comunale dal momento che esiste una convenzione su un articolato progetto chiamato “Officina Sociale” che ne regola gli usi e i servizi erogati. Progetto di cui il sindaco è certamente a conoscenza dal momento che va avanti da molti anni ed è stato oggetto di periodiche revisioni per migliorarne l’efficacia. Modifiche sempre condivise, tra l’altro, con l’assessorato ai Servizi Sociali.
La lettura degli atti relativi all’indagine che ha portato agli arresti invece evidenzia una realtà di completa ignoranza da parte degli organi inquirenti delle attività in essere nel progetto Officina Sociale dove gli utenti con problemi di marginalità seguiti dal Bassa Soglia (con orario 12-14, dal lunedì al venerdì) vengono visti in un tuttuno indististinto con gli animatori degli altri servizi e associazioni.
La prima domanda che viene in mente è: nella miriade di Comitati per l’ordine pubblico che Pizzolitto ha presieduto negli ultimi anni, com’è
che non gli è passato per le testa di spiegare agli inquirenti le attività li portate avanti?
E ancora, come mai carabinieri e polizia si sono sempre rifiutati di rispondere alle richieste ufficiali di incontro con gli operatori del Bassa Soglia, com’è logica consuetudine di tutti i presidi sanitari di questo genere?
Forse la risposta è giunta oggi da una telefonata con il sindaco con la quale mette al corrente che il Bassa Soglia verrà chiuso con la fine del mese e che tale decisione verrà ufficializzata la settimana prossima.
Peccato, l’unica iniziativa all’altezza della sfida che la precarietà devastante impone alla città viene chiusa da questa amministrazione.
E Monfalcone diventerà completamente grigia.
Grigia come i suoi amministratori, come la speculazione, come i modi di fare mafiosi.

Mauro Bussani, Presidente dei Verdi della Provincia di Gorizia.

 

Messaggero Veneto, 19 marzo 2009 
 
Il Centro bassa soglia chiuderà a fine mese 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. A fine mese chiuderà il Centro bassa soglia di Monfalcone. La decisione è stata comunicata ieri a operatori e responsabili di Entrata libera, che ha la gestione del centro e del progetto Officina sociale, dal sindaco Pizzolitto. Anche se va detto che la decisione sarà ufficializzata la prossima settimana: lunedì è infatti previsto l’incontro sul futuro del centro, la cui convenzione con Entrata libera per la gestione scade il 31 marzo.
Il presidente dell’associazione e presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, spiega come alla prima telefonata del sindaco ne sia seguita un’altra con cui il primo cittadino ha lasciato qualche margine a una diversa soluzione della vicenda. Che pare però difficile. Da ricordare che il Bassa soglia di via Natisone da oltre tre anni porta avanti in modo stabile a Monfalcone, ma con attenzione a un territorio più vasto, un centro diurno capace di fare da punto di riferimento per le situazioni di tossicodipendenza, povertà o estremo disagio sociale presenti sul territorio. Un’attività a cui si affianca il lavoro di strada, mirato a far emergere i fenomeni sommersi, il tutto garantendo l’anonimato. Nell’ultimo mese 2008 la struttura aveva visto un’impennata del numero delle persone che aveva chiesto sostegno. Dall’assistenza di circa 15 persone al giorno, a dicembre ne sono state registrate fino a una trentina. La previsione degli operatori parlava per il 2009 di un passaggio da una media di 400 assistenze al mese, a ben 900, con richieste diverse, non solo da tossicodipendenti, ma da anche persone con difficoltà economiche, o con problemi di alcolismo, a volte anche cinquantenni che avendo perso il lavoro fanno fatica a trovare un’altra occupazione e non hanno il denaro per mangiare.
Dal 2008 è stata avviata anche una collaborazione con i colleghi di analoghe strutture di Nova Gorica. Il sospetto di chi opera al centro è che la chiusura sia stata “facilitata” dalle recenti vicende che hanno visto protagonisti alcuni attivisti di Entrata libera (tre sono stati arrestati per cessione di stupefacente). Riferendosi alle parole che il sindaco ha espresso solo qualche giorno fa in merito al centro, Bussani le definisce «poco credibili e offensive. Non si capisce infatti a che tipo di verifica di congruità agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo dell’edificio comunale dal momento che esiste una convenzione su un articolato progetto chiamato Officina sociale che ne regola gli usi e i servizi erogati”.

Il Piccolo, 19 marzo 2009 
 
DOPO L’OPERAZIONE ANTI-DROGA DEI CARABINIERI  
Centro a bassa soglia, a fine mese si chiude  
Mauro Bussani dei Verdi: «Il sindaco l’ha anticipato con una telefonata»
 
 
Il Centro a bassa soglia chiuderà a fine mese. Ospitato nella palazzina comunale di via Natisone dove ha pure sede l’Officina sociale, oggetto di perquisizione il 17 febbraio scorso da parte dei carabinieri nell’ambito di un operazione antidroga che ha portato all’arresto di sei persone, cesserà l’attività. Ad affermarlo è il presidente dei Verdi della provincia di Gorizia, Mauro Bussani che riferisce di una telefonata del sindaco Gianfranco Pizzolitto che annuncia la volontà di chiudere il centro. In un comunicato, Bussani sostiene inoltre che in merito alla vicenda degli arresti di alcuni attivisti di associazioni con sede nell’edificio di via Natisone le dichiarazioni rese dal sindaco «siano poco credibili, nonché offensive». «Non si capisce – afferma Bussani – a che tipo di “verifica di congruità agli scopi e obiettivi di carattere sociale per i quali è stato concesso l’utilizzo” dell’edificio comunale dal momento che esiste una convenzione su un articolato progetto chiamato Officina Sociale che ne regola gli usi e i servizi erogati. Progetto di cui il sindaco è certamente a conoscenza dal momento che va avanti da molti anni ed è stato oggetto di periodiche revisioni per migliorarne l’efficacia. Modifiche sempre condivise, tra l’altro, con l’assessorato ai Servizi sociali».
Secondo Bussani poi «la lettura degli atti relativi all’indagine che ha portato agli arresti invece evidenzia una realtà di completa ignoranza da parte degli organi inquirenti delle attività in essere nel progetto Officina Sociale dove gli utenti con problemi di marginalità seguiti dal Bassa soglia (con orario 12-14, dal lunedì al venerdì) vengono visti in un tutt’uno indistinto con gli animatori degli altri servizi e associazioni». «La prima domanda che viene in mente – aggiunge l’esponente dei Verdi – è: nella miriade di Comitati per l’ordine pubblico che Pizzolitto ha presieduto negli ultimi anni, com’è che non ha ritenuto di spiegare agli inquirenti le attività lì portate avanti? E ancora, come mai carabinieri e polizia si sono sempre rifiutati di rispondere alle richieste di incontro con gli operatori del Bassa soglia, come è logica consuetudine di tutti i presidi sanitari di questo genere?. Forse la risposta – conclude Bussani – è giunta oggi (ieri, ndr) da una telefonata con il sindaco con la quale mette al corrente che il Bassa soglia verrà chiuso con la fine del mese e che tale decisione verrà ufficializzata la settimana prossima. Peccato – è il commento del presidente provinciale dei Verdi – poiché l’unica iniziativa all’altezza della sfida che la precarietà devastante impone alla città viene chiusa da questa amministrazione. E Monfalcone diventerà completamente grigia. Grigia come i suoi amministratori, come la dilagante speculazione».

Il Piccolo, 20 marzo 2009 
 
IL SINDACO ANNUNCIA CONTROLLI SULL’USO DELLA STRUTTURA DI VIA NATISONE  
Centro a bassa soglia, un bando per la gestione  
La convenzione con l’associazione Nuova entrata libera scade a fine mese
 
 
Il Centro a bassa soglia attivo da sei anni in via Natisone non sarà chiuso, ma potrebbe esservi, questo sì, un’interruzione del servizio erogato finora e frequentato da un numero crescente di utenti.
La convenzione con l’associazione Nuova entrata libera che finora ha gestito il centro per conto del Comune di Monfalcone, poi affiancato da quelli di Ronchi dei Legionari e Staranzano, scade il 31 marzo. Nel frattempo, dall’ottobre 2008, il centro è diventato un punto di riferimento per l’intero Ambito socio-assistenziale Basso isontino cui spetta quindi aprire la procedura di bando per affidare la gestione del servizio.
Proprio i tempi di questo percorso rischiano di non essere conclusi entro fine mese, facendo sì che ci sia un nuovo gestore alla scadenza della convenzione esistente. «La linea di intervento deve essere ancora decisa – afferma da parte sua il sindaco Gianfranco Pizzolitto – e per ora niente è ufficiale. Esiste però una delibera che allarga il servizio a tutto l’Ambito, che inserisce il centro in questo contesto, e quindi si dovrà sicuramente fare un bando per assegnare la gestione».
Il servizio, che appunto da ottobre dello scorso anno viene fornito a livello di Ambito, continuerà, ma dovrà essere riorganizzato in base all’esito del bando. «Inviteremo comunque a un colloquio – aggiunge il sindaco – i rappresentanti di Nuova entrata libera, l’associazione che ora gestisce il centro e il progetto Officina Sociale».
Il primo cittadino rigetta quindi eventuali sospetti che una decisione di chiusura sia stata presa a causa delle recenti vicende gudiziarie in cui sono stati coinvolti alcuni attivisti dell’associazione, sottolineando come il 31 marzo, giorno segnalato per la chiusura, corrisponda in realtà con il giorno in cui scade la convenzione che il Comune ha sottoscritto con Nuova entrata libera.
«In quanto istituzione, non mi occupo delle vicende individuali – ricorda Pizzolitto -, ma mi occupo della verifica in merito a un uso proprio della struttura pubblica. Apriremo quindi un percorso di controllo per appurare se c’è stato un uso improprio».
Altre sono le considerazioni politiche personali di Pizzolitto, che in linea generale, sulla vicenda degli arresti per hashish, trova «eccessive alcune misure».
«In sede istituzionale, però – sottolinea -, questa mia opinione non conta, mentre conta il rispetto delle norme».
Il segretario provinciale e consigliere comunale di Rc Alessandro Saullo chiede invece che non venga interrotto il servizio, anche se dovese cambiare la gestione del Centro bassa soglia.
«E’ vero che il bilancio dell’ambito – afferma Saullo -, in cui rientra il centro, è stato approvato in ritardo e quindi anche il relativo bando per l’assegnazione della gestione del centro sarà realizzato solo tra qualche mese, ma questo non significa che l’assistenza fornita debba essere interrotta».
Saullo chiede quindi sia data continuità a un servizio rivolto a un’utenza «fatta di persone fragili e vulnerabili». «Il Comune – conclude il consigliere di Rc – deve trovare il modo per garantire il servizio anche dopo il 31 marzo».
Nel 2008 il centro ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi).
Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto ha convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale.
E ieri sera, in occasione della seduta del Consiglio comunale, si è tenmuto un presidio di protesta cui hanno preso parte alcuni giovani del centro sociale di via Natisone. Sono stati inoltre distribuiti volantini con i motivi della protesta e per ribadire l’utilità dell’attività svolta del Centro a bassa soglia.

Messaggero Veneto, 20 marzo 2009 
 
Pizzolitto: servirà un bando per assegnare la gestione del Centro di bassa soglia 
 
MONFALCONE. «La linea di intervento deve essere ancora decisa e per ora niente è ufficiale. Esiste una delibera che allarga il servizio a tutto l’ambito, che inserisce il centro in questo contesto, e quindi si dovrà sicuramente fare un bando per assegnare la gestione». È il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto a spiegare come, per ora, in realtà, l’ultima parola sull’attività del Centro bassa soglia di Monfalcone non sia ancora stata scritta. Anzi il servizio, che appunto da ottobre dello scorso anno viene fornito a livello di ambito, continuerà, ma si dovrà riorganizzare in base all’esito del bando.
«Inviteremo comunque a un colloquio i rappresentanti di Entrata libera, l’associazione che ora gestisce il centro e il progetto Officina sociale», aggiunge il primo cittadino, rigettando eventuali sospetti che la decisione di chiusura sia stata presa a causa delle recenti vicende gudiziarie in cui sono stati coinvolti alcuni attivisti dell’associazione e ricordando che il 31 marzo, giorno segnalato per la chiusura, corrisponde con il giorno in cui scade la convenzione che il Comune ha sottoscritto con Entrata libera. «In quanto istituzione, non mi occupo delle vicende individuali, ma mi occupo del controllo in merito a un uso proprio della struttura pubblica. Apriremo quindi un percorso di controllo – prosegue – per appurare se c’è stato un uso improprio e questo è un procedimento che, in sede istituzionale, è un atto proprio». Altre sono le considerazioni politiche personali di Pizzolitto, che in linea generale, sulla vicenda degli arresti per hascisc, trova «eccessive alcune misure. Ma in sede istituzionale questa mia opinione non conta, conta invece il rispetto delle norme».
Il segretario provinciale e consigliere comunale di Rc, Alessandro Saullo, chiede invece che non venga assolutamente interrotto il servizio, anche se dovesse cambiare la gestione del Centro bassa soglia.
«È inconcepibile che venga interrotto il servizio. È vero che il bilancio dell’ambito, in cui rientra il centro, è stato approvato in ritardo e che quindi anche il relativo bando per l’assegnazione del centro sarà realizzato solo tra qualche mese, ma questo non significa che l’assistenza fornita debba essere interrotta». Nel periodo di vacanza della gestione occorre che venga mantenuto il servizio all’utenza «che è un’utenza particolare, fatta di persone fragili e vulnerabili. Un interruzione potrebbe mettere in pericolo il loro già precario equilibrio di vita. Il Comune – conclude – deve trovare il modo per dare continuità al servizio». Intanto ieri sera operatori e utenti del Bassa soglia, approfittando della presenza del consiglio comunale riunito per l’approvazione del bilancio di previsione, si sono riuniti sotto il palazzo municipale per protestare contro la chiusura del centro.

Il Piccolo, 21 marzo 2009 
 
INTERVENUTA LA POLIZIA  
Sit-in per il Centro a bassa soglia
 

La seduta del Consiglio è stata attraversata da più di qualche momento di tensione e confusione. Non nel dibattito sul bilancio 2009, quanto per un presidio con volantinaggio organizzato sotto il municipio a difesa dell’apertura del Centro a bassa soglia. La protesta ha avuto luogo in modo molto tranquillo all’esterno del palazzo di piazza della Repubblica, dove è comparso uno striscione e sono stati distribuiti volantini dal titolo «Che Monfalcone vogliamo?». Un paio di aderenti all’iniziativa, utenti del servizio offerto in via Natisone dall’associazione «Nuova entrata libera» su convenzione con il Comune e il Sert dell’Ass, sono poi saliti nella sala del Consiglio e uno dei due ha cominciato a commentare ad alta voce il dibattito. L’uomo si è infine seduto nell’emiciclo riservato ai consiglieri, rifiutandosi poi di alzarsi all’invito del presidente dell’assemblea Marco Ghinelli. Male interprentando la situazione, altri consiglieri hanno alzato la voce, chiedendo l’allontanamento dall’aula, ma non facendo altro che innervosire ancora di più l’uomo. Alla fine, nonostante la presenza, di routine quando il Consiglio si riunisce, di due vigili urbani in municipio, sul posto ha dovuto recarsi personale del commissariato per calmare il monfalconese e accompagnarlo fuori dall’edificio. Nel suo intervento, nell’ambito del dibattito sul bilancio di previsione il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha quindi spiegato che martedì riceverà un rappresentate dell’associazione che gestisce il servizio fino al 31 marzo, data di scadenza della convenzione, precisando come la questione sarà oggetto di un incontro della maggioranza. «Nessuno si è mai sognato di chiudere il Centro a bassa soglia – ha ripetuto il sindaco -, perché c’è stata anzi la volontà di ampliare il servizio a livello di Ambito socio-assistenziale Basso isontino». La convenzione scade il 31 marzo, ma “non ci sarà alcuna lacuna nel servizio, perché si andrà alla copertura dell’assistenza primaria, come l’erogazione dei pasti». L’amministrazione sa in sostanza che deve farsi carico del bisogno consolidato dall’aver creato un certo tipo di assistenza. Il sindaco in aula ha ribadito anche che «non è accettabile un uso di una struttura pubblica in modo difforme da quanto previsto dalle leggi italiane». Nel volantino distribuito all’esterno del municipio si accusa invece la quasi totalità della classe politica locale di aver rifiutato il dibattito sul ruolo assunto dallo spazio di via Natisone e dalla sua valorizzazione come bene comune per tutta la città e soprattutto come «punto di riferimento per le dinamiche di nuova società quale è diventato». Nel 2008 il Centro, che si avvale di 4 operatori dell’associazione, ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass, di cui 55 semplici e 49 complessi. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 21 marzo 2009 
 
Protesta contro la chiusura del Centro bassa soglia 
MONFALCONE
 
 
MONFALCONE. Si sono ritrovati sotto il palazzo municipale. Hanno esposto lo striscione “Vergogna. Che Monfalcone vogliamo?” e hanno protestato contro la possibile chiusura del Centro bassa soglia di via Natisone, che sarebbe stata annunciata nei giorni scorsi. Un gruppo di operatori e utenti del centro ha accolto così, giovedì sera, i consiglieri comunali e gli assessori che si stavano recando alla seduta di consiglio per votare il bilancio di previsione 2009.
«Il servizio messo a disposizione dal centro e dalle associazioni di Officina sociale ha rappresentato forse l’unico tentativo a Monfalcone di intervento nell’area diffusa e variegata del precariato, evidenziando la necessità di nuovi diritti e nuove tutele per quella parte, sempre più ampia, di cittadini che sono i primi a essere colpiti dagli effetti della crisi. Parallelamente – hanno scritto nel volantino distribuito – abbiamo visto dispiegarsi un intervento politico, sempre più senza colore, che ha spianato la strada a un dispositivo di repressione e controllo che oltre a colpire i più deboli e a garantire grosse speculazioni, trasforma chi cerca di fare qualcosa in “criminali” da incarcerare preventivamente, al di là del fatto se siano stati commessi reati o meno».
Il riferimento è alla vicenda che ha visto arrestati tre attivisti di Entrata libera e Officina sociale, vicenda che, pur a fronte di manifestazioni partecipate e importanti per la liberazione degli arrestati, avrebbe influenzato la decisone di chiudere il centro «e proseguire in un’opera tutta telecamere e con il rischio di scarcerazione di chi reclama dignità e una più equa distribuzione di risorse. Non si propone la difesa a oltranza di un progetto che potrebbe essere rivisto o potenziato grazie al carico di esperienza accumulato. Non è detto che lo spazio di via Natisone debba continuare a essere quello che è stato finora, ma certo si tratta di un bene comune che deve essere valorizzato come punto di riferimento per le dinamiche di una nuova società».
Ma secondo i rappresentanti di Entrata libera e Officina sociale l’approfondimento pubblico e il dibattito vengono rifiutati dalla quasi totalità della classe politica attuale. “Quale Monfalcone vogliamo?”. È questa la domanda da porsi. Se la classe politica vuole sottrarsi a questo dibattito non può esistere altra strada – concludono – che darci un nuovo spazio politico, pubblico e libero dove affrontare i problemi e costruire risposte».
È stato il sindaco, poi, in fase di discussione del bilancio, a chiarire che non corrisponde a verità il fatto che lui stesso avrebbe telefonato per annunciare la chiusura del centro e ha comunicato che è prevista per lunedì una riunione di maggioranza sul futuro del centro, mentre martedì riceverà per un colloquio i rappresentanti del Bassa soglia.
«Nessuno ha mai voluto eliminare il centro, anzi si incrementerà visto che oltretutto è inserito nell’Ambito. Il problema – ha spiegato – è la scadenza, il 31 marzo, della convenzione con l’associazione che lo gestisce e quindi il segmento “vuoto” tra la sospensione della gestione e il nuovo servizio che sarà assegnato con bando. In qualsiasi modo si decida, però, non si è mai pensato di interrompere pasti e assistenza primaria o di provocare l’abbandono di un servizio. Faremo una riflessione tranquilla e daremo le risposte».
In merito alla verifica sul funzionamento del centro ha ribadito ancora una volta come si tratti «di un atto istituzionale dovuto, per valutare l’uso proprio della struttura». Giovedì sera intanto, mentre il consiglio si dedicava alla discussione del bilancio, ci sono stati attimi di tensione tra alcuni consiglieri e un utente del centro, che si era fermato ad ascoltare gli interventi, ma lo aveva fatto sedendosi a un tavolo entro l’area dedicata ai consiglieri ed esprimendo a voce alta espressioni di dissenso. Invitato a uscire dal presidente del consiglio, il ragazzo ha espresso contrarietà, avvicinandosi al banco della giunta. Grazie poi all’intervento di alcuni consiglieri e vigili urbani, il ragazzo ha lasciato l’aula. (c.v.)

Comunicato stampa – Monfalcone, 4 marzo 2009

Don Gallo visita gli attivisti in carcere a Udine

Don Gallo Andrea ha visitato questo pomeriggio i tre attivisti rinchiusi dal 17 febbraio scorso nel carcere di Udine. Una visita durata un’ora e mezza, in cui Don Gallo, il sacerdote che da anni dirige la Comunità di San Benedetto al Porto di Genova, ha potuto esprimere di persona la solidarietà ai tre ragazzi rinchiusi, Cristian, Stefano e Francesco, che ha definito essere “vittime innocenti di uno spietato controllo sociale”. La visita è stata per Don Gallo l’occasione per portare ai tre ragazzi, che da sempre offrono il proprio contributo all’interno di Officina Sociale e nella città di Monfalcone, il saluto e la vicinanza della Comunità di San Benedetto, dei familiari, degli amici e della rete di associazioni che da tutta Italia hanno espresso in questi giorni la loro indignazione agli arresti. “Sono con voi – ha commentato infine Don Gallo, stringendo i tre attivisti in un abbraccio – e aspetto di abbracciarvi da liberi, il prima possibile, quando potrete farmi visita nella Comunità di Genova”.

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