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Il Piccolo, 28 aprile 2009 
 
Il Comune alla Regione: «L’ospedale di San Polo non va depotenziato»  
Verrà rilanciata la proposta di un Centro per la cura e la ricerca sulle malattie da amianto
 
 
di LAURA BLASICH

Alla Regione, Monfalcone chiede di non depotenziare il suo ospedale, in diversi settori il quarto del Friuli Venezia Giulia per volume di attività, e di tenere conto di un tessuto sociale sempre più complesso e in cui esigenze diverse di accavallano. Senza scordare il prezzo che il territorio sta ancorsa pagando in termini di lutti, ma anche di spesa socio-sanitaria, alla pesantissima esposizione all’amianto nelle sue fabbriche. Resta da verificare però se il Consiglio domani sera si muoverà in modo compatto sul futuro dei servizi ospedalieri, sanitari e sociali, rispondendo ai quesiti posti dal Libro verde dell’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic. È in tema di sociale, e non di sanità, che maggioranza di centrosinistra e minoranza di centrodestra potrebbero dividersi. Lo scoglio pare sia rappresentato sempre dal reddito di cittadinanza, cancellato dalla giunta Tondo e che il centrosinistra continua a ritenere fondamentale e a difendere. Il lavoro svolto rispetto le sollecitazioni giunte dal Libro verde è stato però finora unitario, sottolinea la presidente della commissione consiliare per la Tutela della salute, che ha riunito i commissari più volte, aprendo un confronto diretto con i vertici dell’Ass e i dirigenti di ospedale e Distretto sanitario. Alla Regione si chiede quindi il riconoscimento di quanto l’ospedale di Monfalcone ha saputo costruire in questi anni, delle sue specialità, nonostante nessuno metta in discussione come gli ”hub” di riferimento in Friuli Venezia Giulia non possano che essere Trieste e Udine. «Una delle azioni prioritarie che vengono inoltre sollecitate – aggiunge Barbara Zilli – consiste sempre nella creazione a Monfalcone del centro di riferimento per le malattie asbesto-correlate». L’assessore alle Politiche sociali e alla Salute Cristiana Morsolin esprime invece la propria preoccupazione per il futuro dell’integrazione socio-sanitaria, «uno dei punti meno chiari del Libro verde dove si parla di una regia in capo al Distretto di tutti i servizi socio-sanitari – spiega -. Anche di quelli sociali, quindi, storicamente gestiti in prima persona dai Comuni? Sarebbe una scelta grave». L’assessore ritiene inoltre che il Libro verde non affronti in modo adeguato il tema dell’immigrazione e quello dei minori, entrambe di stretta attualità per Monfalcone. «Per noi l’urgenza è quella dei minori con disabilità – ricorda -, ma i bisogni anche in questo ambito non si fermano qui, mentre i Piani di zona non sono stati rifinanziati e servizi che siamo riusciti a erogare finora, anche attraverso gli oratori, andranno persi». Perplessità infine sul mancato finanziamento della casa-albergo.

Messaggero Veneto, 29 aprile 2009 
 
Monfalcone. Possibile l’adesione della minoranza dopo l’analisi del Libro verde dell’assessore Kosic  
Sanità, odg-appello alla Regione stasera in consiglio comunale
 
 
MONFALCONE. La riforma del sistema sanitario si traduca in un miglioramento del quadro epidemiologico della popolazione, della qualità delle prestazioni erogate e della qualità della vita dei malati cronici e delle persone non autosufficienti, ma anche nel miglioramento degli accessi e nell’investimento sulla prevenzione attraverso azioni di azzeramento dei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie per acuti sia ambulatoriali sia di ricovero ospedaliero (nella rete regionale ed extraregionale) sia in quelle per post acuti (quali Rsa e prestazioni riabilitative), nonché per le prestazioni di pronto soccorso caratterizzate da lunghe attese dovute, per lo più, alla funzione impropria che il pronto soccorso sta svolgendo in quanto il maggior numero di casi non riguarda emergenze, ma codici bianchi e verdi.
È quanto chiede il consiglio comunale di Monfalcone in un ordine del giorno scritto dopo l’analisi del Libro verde dell’assessore regionale alla Sanità Vladimiro Kosic e che sarà presentato stasera da Barbara Zilli, capogruppo del Pd e presidente della commissione salute, documento che potrebbe trovare la condivisione anche dell’opposizione. Redatto in seguito a numerosi incontri anche con i dirigenti dell’Azienda sanitaria, con la cittadinanza attraverso rappresentanze rionali, dai quali è emerso che i bisogni più sentiti dalla popolazione riguardano l’istituzione dell’infermiere di comunità, la creazione di una rete di trasporti verso i luoghi di cura nell’ambito locale (San Polo) e regionale (per chemioterapia e radioterapia al Cro di Aviano), la necessità di avere continuità delle cure e dell’assistenza nei confronti delle persone dimesse anche temporaneamente non autosufficienti, l’odg evidenzia come in provincia sia necessario programmare «seri interventi di screening con particolare riguardo alle patologie che hanno gli indici di mortalità superiori alla media nazionale, come quelle legate all’amianto, e perciò chiediamo un riconoscimento territoriale con l’istituzione in città del centro per patologie asbestocorrelate».
Sono individuati come obiettivi irrinunciabili sicurezza degli interventi e delle cure, libera scelta del cittadino nella strutture della rete ospedaliera regionale a parità di condizioni per tutti, continuità delle cure dal ricovero al domicilio, tempi di attesa azzerati per gli acuti, rilancio del ruolo del medico di medicina generale, autonomia organizzativa dell’Ass nella gestione di territorio e ospedali di rete, seppur in un’ottica di collaborazione con l’Area vasta e, più in generale, con tutte le strutture del sistema sanitario regionale. L’odg sarà inviato al presidente Tondo e all’assessore Kosic, al dg dell’Ass, Ferri, al presidente della 3ª commissione consiliare regionale, ai consiglieri regionali eletti nell’Isontino assieme a un documento che contiene gli indirizzi del consiglio di Monfalcone per la pianificazione socio-sanitaria. (cr.vi.) 
 

«Sia istituito in città il Centro per malattie asbesto correlate» 
 
Il documento
MONFALCONE. Si divide in più parti il documento sul Libro verde regionale della sanità redatto dai rappresentanti del consiglio comunale di Monfalcone e che sarà inviato alla Regione. Un documento frutto di analisi e confronti dello stesso Libro verde e che si articola in più parti dedicate a ospedale, territorio, personale, tecnologia e innovazione, ma che indica anche temi non adeguatamente trattati quali lavoro e minori.
Ospedale. Si chiede che s’investa per un’ulteriore qualificazione tecnologica, strutturale e professionale dei presidii di Gorizia e Monfalcone, secondo un’ottica volta ad assicurare maggiori standard di sicurezza ed efficacia degli interventi, ma anche che si costituisca una rete ospedaliera regionale a sua volta in rete a livello extraregionale e transfrontaliero, che gli ospedali della rete regionale siano diversificati secondo la performance e la qualità degli interventi e che venga individuato, allo scopo, un organo per valutare gli esiti delle cure erogati dai singoli reparti in rapporto alla casistica trattata, specializzandoli quindi per funzioni. «Gli ospedali di Gorizia e Monfalcone – si scrive – devono assicurare l’eccellenza nelle funzioni di primo livello e devono costituire punto di riferimento per segmenti specialistici di attività e diventare punto di riferimento di Area vasta, regionale ed extraregionale». Perciò si chiede che i due ospedali non subiscano declassamenti rispetto a quanto delineato dalla legge regionale 13 del 1995 e restino classificati quali ospedali regionali, che le funzioni siano mantenute e potenziate valorizzando e incentivando le eccellenze (come ortopedia e oculistica), che i due ospedali debbano continuare a far capo all’Ass Isontina, seppur nell’ambito di una proficua collaborazione con le aziende ospedaliere. Quali azioni prioritarie sono chieste l’istituzione a Monfalcone del Centro regionale per patologie asbestocorrelate, il rilancio della chirurgia affinché sia in grado di effettuare gli interventi chirurgici di media complessità, il potenziamento della medicina che ha un’occupazione media costantemente superiore rispetto ai posti letto disponibili e regolarmente sono presi a prestito posti letto di altri reparti (chirurgia e Rsa), l’istituzione di reparti geriatrici soppressi e il potenziamento del punto nascite con estensione del parto in analgesia garantito 24 ore.
Territorio. Vanno definiti i livelli essenziali delle prestazioni socio-sanitarie affinché per le diverse istituzioni coinvolte sia chiaro chi deve erogare cosa: prestazioni sanitarie e socio-sanitarie di pertinenza dell’Ass, prestazioni socio-assistenziali di pertinenza dell’ente locale. Servono anche campagne d’informazione nelle scuole e nei luoghi di lavoro per attuare programmi di promozione della salute. Rispetto alle prestazioni sanitarie, va rafforzato il ruolo del medico di base, limando gli accessi impropri al pronto soccorso. La costituzione di ambulatori unici o grandi aggregazioni funzionali di medici di base che garantiscono la presenza costante 12 ore il giorno appare come la giusta via verso un potenziamento del territorio. Va migliorata la prestazioni ambulatoriali, evitando che le Rsa siano rese “posteggio di pazienti”. Per le prestazioni socio-assistenziali si evidenzia che l’integrazione socio-sanitaria nella nostra realtà ha raggiunto buoni livelli: «Siamo stati i primi a far partire i piani di zona e l’assemblea dei sindaci svolge un ruolo d’indirizzo attivo e propositivo. Il coordinamento delle prestazioni integrate deve però essere unico, l’ente locale deve rimanere titolare della funzione in materia di programmazione e attuazione dei servizi sociali sia per le funzioni allo stesso conferite dalla Costituzione sia perché è l’istituzione più vicina a esigenze e bisogni del cittadino».
Prestazioni sociali. Punto complesso. «A Monfalcone la spesa sociale è in costante aumento e, considerato il tessuto demografico locale, l’attuale forma di attribuzione dei finanziamenti basati sul parametro residenza non appare più adeguata. La realtà socio-economica è completamente cambiata da 5 anni con un picco critico che vede la città coinvolta nella crisi economica che ha colpito principalmente alcuni settori del sistema manifatturiero che hanno messo in cassa integrazione i dipendenti o li hanno licenziati. Ciò comporta l’ingresso di nuove povertà ed è necessario, a livello regionale, istituire fondi a sostegno dei redditi finalizzato alla lotta al disagio e alla precarietà. A tali scopi è stato istituito dalla legge 6 del 2006 il Fondo per l’autonomia possibile che ha permesso di regolarizzare le posizioni di diverse badanti. Il fondo oggi evidenzia una disponibilità residua inferiore a quella prevista per il biennio precedente. Considerato che la Regione non ha destinato ulteriori stanziamenti volti a incrementare il fondo, riteniamo che in un momento di crisi il Fap vada implementato, per esempio dirottando i fondi previsti per i premi dei dirigenti pubblici e privati di nomina politica.
Personale. Vanno valorizzate le professionalità locali e deve prevalere il merito rispetto all’appartenenza ed è necessario incentivare gli infermieri che svolgono attività di alta assistenza piuttosto che attività amministrative o d’ufficio. Per la tecnologia e l’innovazione si chiede che i referti di laboratorio e di diagnostica per immagini devono essere messi in rete e che la Carta dei servizi sia implementata con la storia clinica dell’assistito. (c.v.)

Il Piccolo, 01 maggio 2009 
 
ORDINE DEL GIORNO APPROVATO CON VOTO TRASVERSALE  
Il Consiglio a difesa dell’ospedale: minori tempi d’attesa e più tecnologia
 
 
di LAURA BLASICH

No a qualsiasi declassamento degli ospedali provinciali, attenzione alle esigenze sanitarie e sociali della popolazione di un’area, quella monfalconese, che sta sommando emergenze di vecchia data, come quella provocata dall’esposizione all’amianto, a nuovi ma importanti fenomeni, come quello dell’immigrazione. Lo ha detto il Consiglio approvando il documento di risposta agli interrogativi posti dal ”Libro verde” sulla sanità dell’assessore Vladimir Kosic, quasi all’unanimità.
VOTO TRASVERSALE. La compattezza dell’assemblea, che ha visto assieme, dopo un lavoro trasversale di due mesi, centrosinistra e centrodestra, è stata incrinata dal ”no” di Maurizio Volpato di CittàComune, secondo cui l’odg non ha messo in evidenza le carenze di cui soffre da anni la sanità monfalconese rispetto anche a quella erogata nel capoluogo. Al ”no” di Volpato si è poi aggiunta l’astensione dei consiglieri dell’Unione di centro Antonaci e Murgia. Pdl, Lega, Destra e Udc si sono invece schierate a sostegno di una posizione ritenuta equilibrata, che ha evitato giudizi di valore, puntando sui contenuti tecnici.
GLI OBIETTIVI. Monfalcone individua come obiettivi irrinunciabili la sicurezza degli interventi e delle cure, la libera scelta del cittadino delle strutture della rete ospedaliera regionale, la continuità delle cure dal ricovero al domicilio, tempi di attesa azzerati per gli acuti, rilancio del ruolo del medico di medicina generale e, infine, l’autonomia organizzativa dell’Ass nella gestione del territorio e degli ospedali di rete, seppure in un’ottica di collaborazione di Area vasta.
PIÙ TECNOLOGIA. Per quel che riguarda l’ospedale, il Consiglio chiede che si investa per un’ulteriore qualificazione tecnologica, strutturale e professionale. I due ospedali provinciali, inoltre, «devono assicurare l’eccellenza nelle funzioni di primo livello e costituire punto di riferimento per segmenti specialistici di attività». Si chiede quindi che gli ospedali isontini non subiscano un declassamento rispetto al 1995, che le attuali funzioni siano mantenute e potenziate, e che continuino a fare capo all’Ass isontina.
IL CASO-AMIANTO. In considerazione del quadro epidemiologico locale il Consiglio individua come azioni prioritarie l’istituzione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate, ma anche «il rilancio della Chirurgia affinché sia in grado di effettuare interventi chirurgici di media complessività assicurando i più elevati standard di sicurezza». Tra le azioni prioritarie anche il potenziamento di Medicina, anche con l’istituzione di reparti geriatrici, e il potenziamento del Punto nascita attraverso l’estensione del parto in analgesia sulle 24 ore. Per quel che riguarda il territorio il Consiglio ritiene che vada mantenuta distinta la gestione tra servizi socio-sanitari (di competenza dell’Ass) e servizi socio-assistenziali (in capo ai Comuni), ma anche rafforzato il ruolo del medico di base, «perno dell’integrazione socio-sanitaria», come ha sottolineato il consigliere socialista Panariello.
ANZIANI. Mancano posti di Rsa e di riabilitazione post intervento chirurgico, ma anche di accoglienza per gli anziani, visti i problemi a ristrutturare la vecchia casa-albergo, mentre il mancato finanziamento dei Piani di zona mette a rischio una serie di servizi rivolti ad anziani, minori con disabilità, scuole e ricreatori. Monfalcone, viste le sue peculiarità, ha inoltre bisogno di maggiori risorse per rispondere ai bisogni, molteplici e complessi, della sua comunità. Ci sono poi i temi che il Consiglio ritiene non siano stati trattati in modo adeguato dal libro verde: quello del lavoro, fondamentale per Monfalcone che continua a sollecitare più prevenzione e più controlli, ma anche quello dei minori e degli adolescenti. I minori disabili che usufruiscono di interventi sono 154 nel Basso Isontino contro i 70 dell’Alto Isontino. Il Consiglio chiede quindi che i finanziamenti siano incentrati sui biosgni e non su parametri statistici che non trovano rispondenza nella realtà.

Il Piccolo, 07 maggio 2009 
 
UIL SANITÀ  
Personale Rsa, raccolta di firme  
Il sindacato minaccia stato di agitazione e stop agli straordinari
 
 
Blocco agli straordinari, stato di agitazione, una raccolta firme per chiedere l’inserimento della Rsa di Monfalcone e della Medicina e della Rsa di Gorizia nel progetto di inserimento dell’operatore socio sanitario con formazione complementare nelle equipe assistenziali. Un progetto che permetterebbe non solo di garantire al personale di supporto maggiore formazione e competenze, ma anche un aiuto qualificato agli infermieri. Pur senza essere equiparato alle figure infermieristiche, infatti, l’Oss «specializzato» potrebbe intervenire nei reparti più in difficoltà per carenza di personale. Questo il motivo per cui, dopo lo stop dato al progetto dalla Uil, il sindacato che registra maggiori adesioni all’ospedale cittadino, ora il reparto monfalconese è in subbuglio e sta aderendo in massa alla raccolta firme che sarà poi inoltrata al dirigente sanitario e che chiede in pratica «pari dignità ai lavoratori e riconoscimento del lavoro svolto costantemente e diligentemente, responsabili professionisti che da pionieri hanno creato piani di lavoro e protocolli per migliorare la qualità lavorativa e per poter disporre di personale di assistenza, inserendo l’Oss anche nel turno notturno». Secondo la Uil Flp, infatti, «tutto il personale del Dipartimento di Gorizia, i servizi Rsa di Gorizia ed Rsa di Monfalcone, infermieri, infermieri generici, Oss e Ossc manifestano il loro disappunto ed esprimono perplessità sulla scelta discriminatoria nei loro confronti. Trovano inoltre le motivazioni strumentali, legate a supposte disparità di esperienza maturata, cosa non richiesta dalle linee guida regionali, logica anche non coerente con il numero di operatori presenti in queste realtà lavorative, ovvero 15 in Medicina a Gorizia, 9 in Rsa a Monfalcone, 7 in Rsa a Cormons e a Gorizia».
Ecco quindi la richiesta al Direttore generale di intervenire direttamente inserendo nel progetto anche i reparti esclusi, visto che, secondo la Uil, «si può supporre che l’impossibilità a inserire nel progetto più unità operative sia solo dovuta ad incapacità gestionale. Infermieri oggi discriminati, quando si sono resi disponibili nell’aiutare la direzione in momenti di grave carenza di personale o quando l’assetto organizzativo del nuovo ospedale non era ancora ben impostato».

Il Piccolo, 17 gennaio 2009
 
APPELLO ALLA REGIONE DI ISTITUZIONI ED ESPOSTI
MORSOLIN 
Chiesti all’Ass tutti i dati disponibili su ammalati e decessi 
L’ex cestista Tristano Papais l’ultima vittima. La Provincia accelera l’iter
«Centro di ricerca sull’amianto a San Polo» 
 
La Provincia, il Comune di Monfalcone, l’Associazione esposti amianto e i sindacati torneranno a chiedere alla Regione, già nei prossimi giorni, di fare in modo che l’ospedale di San Polo diventi la sede di un Centro di riferimento regionale per le malattie asbestocorrelate. Una necessità urgente che viene espressa dopo la morte, avvenuta mercoledì sera, dell’ex cestista Tristano Papais, ennesima vittima dell’amianto in città. L’azione nata un anno fa dall’esigenza di diagnosi e cura sempre più efficace da parte di un territorio pesantemente colpito dall’uso massiccio dell’amianto, come gli ultimi decessi per mesotelioma della pleura dimostrano, ma anche dalle competenze cresciute proprio per questo motivo nella stessa area, è stata rilanciata ieri dal tavolo promosso dall’assessore provinciale alle Politiche sociali Licia Morsolin, che già tra 2007 e inizio 2008 aveva tirato le fila del progetto. A parteciparvi sono stati gli assessori comunali alla Salute Cristiana Morsolin e all’Ambiente Paolo Frittitta, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e di Fim, Fiom e Uilm, l’Associazione esposti amianto e i capigruppo consiliari di Monfalcone del Pd Barbara Zilli, di Rifondazione comunista Emiliano Zotti e del Partito socialista Giacomo Panariello. L’incontro è stato aperto inoltre dal saluto del presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che ha annunciato l’approvazione da parte della sua giunta della delibera di indirizzo per la costituzione di parte civile dell’ente nei maxi-processi per le morti d’amianto che dovessero aprirsi nel corso dell’anno. «All’assessore regionale alla Salute Vladimiro Kosic avevamo già ripresentato il progetto del Centro per le malattie asbestocorrelate – spiega l’assessore provinciale Licia Morsolin -, senza però ottenere finora una risposta. Abbiamo quindi ritenuto necessario avviare delle azioni utili a rilanciare l’iniziativa». La prima sarà messa in campo già la prossima settimana proprio dall’assessore provinciale, che tornerà a chiedere in modo formale un nuovo incontro con l’assessore regionale, inviando inoltre all’assessorato alla Salute l’esito del tavolo riunito ieri nella sede della Provincia a Gorizia. Dall’incontro di ieri è emersa però anche la volontà e la necessità di mettere in rete le esperienze e le attività svolte in rapporto alla questione amianto nell’area isontina. «Grazie all’impegno di molti il problema dell’amianto è ormai entrato nella coscienza del territorio – afferma Licia Morsolin -, ma c’è ancora l’esigenza di incidere in modo più concreto. Finora non siamo riusciti a creare quella rete che invece esiste in una realtà come Casale Monferrato». Un primo passo in questo senso è comunque rappresentato dalla decisione del tavolo convocato dalla Provincia di elaborare e mettere in atto, se possibile, una piattaforma rivendicativa che va oltre la nascita del Centro per le malattie asbestocorrelate nell’ospedale di Monfalcone. «Intanto abbiamo chiesto e vogliamo dall’Ass tutti i dati disponibili su esposti all’amianto, decessi, incidenza delle patologie correlate all’amianto – dice Licia Morsolin -. Rimane poi il nodo del potenziamento dell’Unità operativa per la prevenzione negli ambienti di lavoro dell’Ass, quello dell’operatività dell’Inail e anche del lato giudiziario di questa dolorosissima vicenda. Insomma, vogliamo usare il tavolo nato per sollecitare la realizzazione del Centro di riferimento anche su altri fronti». Nell’incontro si è parlato anche della bonifica e dello smaltimento del minerale killer, ancora presente sul territorio, come la vicenda del palasport proprio di Monfalcone ben rappresenta. La Provincia riconferma per il 2009 i contributi a favore dei privati per l’eliminazione dell’amianto (pari al 50% della spesa). (la.bl.)
 
Messaggero Veneto, 17 gennaio 2009
 
MONFALCONE 
Chiesto un centro per la patologie legate all’amianto

 
MONFALCONE. Dovrà sorgere nell’ospedale di Monfalcone il centro di riferimento regionale per le malattie asbestocorrelate, un centro che trova la sua ragion d’essere a Monfalcone proprio perché la città dei cantieri ha pagato un tributo altissimo in fatto di morti provocati dall’amianto e attende con timore, nei prossimi anni, gli effetti dell’esposizione alla fibra killer.
La volontà, fortissima, sostenuta da Provincia, Comune di Monfalcone, Associazione esposti amianto e sindacati è stata ribadita ieri nel corso di un incontro, convocato in Provincia dall’assessore provinciale alle politiche sociali, Licia Morosolin (che già tra 2007 e inizio 2008 aveva tirato le fila del progetto), e a cui hanno partecipato tutti questi soggetti che torneranno a chiedere con forza alla Regione, già nei prossimi giorni, che venga data vita al centro.
Al tavolo goriziano erano presenti gli assessori comunali alla salute, Cristiana Morsolin, e all’ambiente, Paolo Frittitta, le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil e di Fim, Fiom e Uilm, l’Associazione esposti amianto e i capigruppo consiliari di Monfalcone del Pd, Barbara Zilli, di Rifondazione comunista, Emiliano Zotti e del Partito socialista, Giacomo Panariello, partiti promotori di un ordine del giorno (approvato all’unanimità dal consiglio comunale monfalconese) sulla necessità di dare una sede monfalconese al centro.
Un saluto è stato portato dal presidente, Enrico Gherghetta, che ha annunciato l’approvazione da parte della giunta della delibera di indirizzo per la costituzione di parte civile della Provincia nei maxi-processi per le morti d’amianto che dovessero aprirsi nel corso dell’anno. Licia Morsolin ha spiegato che era già stato presentato all’assessore regionale alla salute, Vladimiro Kosic, il progetto del Centro per le malattie asbestocorrelate, senza però ottenere finora una risposta.
«Abbiamo voluto quindi – ha aggiunto – avviare delle azioni utili a rilanciare l’iniziativa». La prima sarà messa in campo già la prossima settimana proprio dall’assessore provinciale, che tornerà a chiedere in modo formale un nuovo incontro con l’assessore regionale, a cui sarà inviato anche l’esito dell’incontro di ieri, da cui sono emerse, però, anche la volontà e la necessità di mettere in rete le esperienze e le attività svolte in rapporto alla questione amianto nell’area isontina.
Un primo passo potrebbe essere la decisione di elaborare e mettere in atto, se possibile, una “piattaforma rivendicativa” che vada oltre la nascita del centro. «Intanto abbiamo chiesto e vogliamo dall’Azienda sanitaria tutti i dati disponibili su esposti all’amianto, decessi, incidenza delle patologie correlate all’amianto – dice Licia Morsolin –. Rimane poi il nodo del potenziamento dell’Unità operativa per la prevenzione negli ambienti di lavoro dell’Ass, quello dell’operatività dell’Inail e anche del lato giudiziario di questa dolorosissima vicenda. Insomma, vogliamo usare il tavolo nato per sollecitare la realizzazione del Centro di riferimento anche su altri fronti».
Nell’incontro di ieri si è parlato anche della bonifica e dello smaltimento dell’amianto, bonifica per cui la Provincia ha riconfermato, per il 2009, i contributi a favore dei privati per l’eliminazione della fibra killer (contributi che possono arrivare al 50% della spesa a carico dei cittadini).

Il Piccolo, 08 gennaio 2009
 
FINANZIARIA REGIONALE  
Malattie da amianto, Centro senza fondi  
L’assessore alla Salute Cristiana Morsolin: «È stata una grave mancanza»
 
 
L’assenza nella Finanziaria regionale 2009 di qualsiasi fondo per la creazione del centro per le malattie asbestocorrelate nell’ospedale di Monfalcone, centro di un territorio pesantemente colpito dagli effetti dell’esposizione all’amianto, viene definita «grave» dall’assessore comunale alla Salute Cristiana Morsolin. La battaglia, partita proprio un anno fa con un coinvolgimento trasversale dei consiglieri comunali e coordinata dalla Provincia, sarà quindi ripresa con forza, chiedendo un confronto diretto con l’amministrazione regionale, preannuncia l’assessore Morsolin. «Non crediamo si possa far finta di niente rispetto quanto l’intero territorio regionale e non solo quello di Monfalcone sta pagando all’esposizione all’amianto – sottolinea Cristiana Morsolin – e quanto, soprattutto, pagherà ancora nell’arco dei prossimi anni. Crediamo si debba essere lungimiranti e creare una struttura in grado di fornire tutte le risposte necessarie in termini di diagnosi, cura, assistenza a tutte le persone esposte del Friuli Venezia Giulia, partendo dall’esperienza accumulata a Monfalcone nell’arco ormai di decenni».
La volontà è quindi quella non solo di contattare i consiglieri regionali espressi dal territorio, ma anche avviare un confronto diretto con la Regione. «È grave che del centro non ci sia alcun accenno nella Finanziaria 2009 – aggiunge l’assessore comunale alla Salute -, perché si tratta di dare risposta a delle esigenze reali e non dovrebbe esserci un problema di paternità politica del progetto». Il Comune di Monfalcone aveva trasmesso il suo progetto alla precedente giunta regionale che aveva dato un assenso di massima alla creazione del centro per le malattie asbestocorrelate. Il Comune lo aveva fatto però all’inizio del 2008, ormai a ridosso delle elezioni per il rinnovo dell’amministrazione regionale. Dopo il cambio alla guida del Friuli Venezia Giulia, del progetto non si è più parlato. Anche l’assessore provinciale alle Politiche sociali Licia Morsolin non ha comunque abbandonato l’azione intrapresa un anno fa per tentare di arrivare alla creazione di un centro di riferimento regionale per le malattie asbestocorrelate nell’ospedale di Monfalcone. «Non ho più avuto segnali dalla Regione – ha affermato di recente, confermando la costituzione di parte civile della Provincia negli eventuali nuovi maxi-processi per le morti d’amianto – alla quale tornerò però a sottoporre il progetto. Chiederò all’assessore regionale alla Sanità Vladimiro Kosic di avviare un tavolo per ragionare su come si potrebbe arrivare a costruire un servizio che funzioni da punto di riferimento per diagnosi e cura delle malattie legate all’esposizione all’amianto». A settembre la commissione consiliare per la Tutela della salute aveva deciso innanzitutto di effettuare un nuovo incontro con l’Ass e in particolare la Medicina del lavoro per verificare la situazione e le esigenze che esistono nel territorio per quel che riguarda la prevenzione e la cura. Secondo la presidente della commissione, Barbara Zilli, avrebbe dovuto invece essere il sindaco Gianfranco Pizzolitto ad attivarsi nei confronti dell’Inail per sondare la possibilità di un confinanziamento della struttura, visti i precedenti esistenti in Italia.

Il Piccolo, 01 settembre 2008 
 
Malattie da amianto, la città vuole un centro studi  
Dovrebbe diventare punto di riferimento per ricerca, diagnosi, cura e sostegno alle famiglie
 
 
Monfalcone non ha abbandonato il progetto di diventare sede di un centro di riferimento regionale per le malattie asbestocorrelate. Difficile rinunciare visto che l’amianto continua a mietere vittime e lo farà ancora a lungo.
 
Il progetto era stato inviato in Regione a inizio anno a pareva avesse trovato una buona accoglienza, in un momento in cui però l’assessorato stava varando l’operazione di accorpamento dell’Azienda sanitaria isontina con quella triestina, ora del tutto stoppata. Assieme, però, anche al giudizio sul centro di riferimento per le malattie asbestocorrelate di Monfalcone. La commissione comunale consiliare per la Tutela della salute, presieduta da Barbara Zilli del Pd, che all’elaborazione della proposta relativa al centro ha lavorato assieme ad altri consiglieri comunali di maggioranza e minoranza, tornerà quindi a riunirsi il 9 settembre proprio per fare il punto sul progetto. «Dalla Regione non abbiamo più avuto alcun segnale da inizio anno a oggi – spiega la capogruppo dei Ds-Pd -, mentre la commissione è stata sollecitata a confrontarsi su questo tema dal consigliere Giuliano Antonaci, anche perché è emerso come in altre zone d’Italia l’Inail abbia partecipato alla creazione di strutture sanitarie. Credo quindi vada verificata la possibilità che l’istituto a livello nazionale possa compartecipare alla nascita del centro in un territorio che ha una mortalità per mesotelioma della pleura tra le più alte al mondo». Monfalcone ha chiesto di essere sede di un centro regionale per le patologie asbesto-correlate a fronte delle centinaia di morti provocate dall’amianto sul territorio e dell’esperienza accumulata dalle strutture e dal personale dell’ospedale cittadini e dai medici di medicina generale del territorio. Monfalcone in sostanza già è e può diventarlo ancor più un punto di riferimento per il resto del Friuli Venezia Giulia, il territorio nazionale e un’area europea in cui l’amianto si usa ancora (vedi la Croazia). Il documento prodotto dal gruppo di lavoro coordinato dalla Provincia, e approvato dalle giunte provinciali e comunale di Monfalcone, ha chiesto alla Regione di riconoscere questo patrimonio di conoscenza, garantendo lo sviluppo di una diagnostica specializzata e la promozione e il sostegno alla ricerca. Il centro regionale di riferimento, stando al progetto, dovrebbe inoltre essere una struttura in grado di fornire le informazioni sui percorsi di salute che i cittadini affetti da patologie asbesto-correlate devono intraprendere, in grado di fare prevenzione e diagnosi precoce, anche di tipo invasivo, e di garantire assistenza assistenza pre e post operatoria, domiciliare e ospedaliera. Il centro dovrebbe fornire anche assistenza psicologica ed essere dotato di tutti gli strumenti, tecnologici e umani, necessari.

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