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Il Piccolo, 04 luglio 2010
 
INTANTO CGIL,CISL E UIL PROVINCIALI CHIEDONO UN INCONTRO UFFICIALE COL MINISTRO 
Maroni in città? Volantinaggio delle tute blu per sollecitare una reale politica d’integrazione

Mentre le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto di poter incontrare domani il ministro degli Interni Roberto Maroni, che potrebbe decidere, come annunciato dalla Lega Nord, di fare tappa a Monfalcone dopo gli impegni istiuzionali previsti a Trieste e Udine, i sindacati dei metalmeccanici Fim-Cisl, Fiom-Cgil e Uilm saranno in piazza della Repubblica alle 18 per distribuire volantini sul tema dell’immigrazione e del lavoro. «Non privilegi, ma parità ed equità di trattamenti per un’integrazione reale» è quanto i sindacati dei metalmeccanici credono serva a Monfalcone e non solo. «L’Italia ha mandato 27 milioni di italiani nel mondo, il numero maggiore tra i Paesi europei – affermano Fim, Fiom e Uilm -. È grave che oggi non riesca a darsi un diritto e delle politiche di legalità ed accoglienza. Qui oggi vivono e lavorano diverse migliaia di immigrati, comunitari e no. Essi sono per la nostra città, per la nostra economia, per la nostra società una risorsa importante nel presente e nel futuro». Nel volantino che sarà distribuito domani pomeriggio in centro i sindacati dei metalmeccanici sottolineano di non ritenere che gli immigrati abbiano solo diritti e nessun dovere. «Ad esempio solo il 2,3% delle case popolari regionali sono a loro affidate – affermano -, mentre in tutto il Paese i lavoratori immigrati producono il 10% del Pil. Le aziende stesse confermano che non potrebbero farne a meno. I lavoratori immigrati pagano 21 miliardi di contributi aiutando a sostenere anche le ”nostre” pensioni di oggi. Lavorano e regolarmente pagano le tasse: spesso accade che siano loro le vittime di paghe irregolari, sfruttati nel mondo del lavoro, ricattati nella loro condizione di lavoratori immigrati». E spesso agli stranieri, ricordano ancora Fim, Fiom e Uilm, viene affidata la cura delle persone come nel caso delle badanti o le occupazioni più dure e umili.
«Non è nemmeno vera l’equazione, come i dati forniti dalle Questure dimostrano, che immigrato è uguale a delinquente», aggiungono i sindacati dei metalmeccanici, che chiedono «pari diritti e pari doveri». «Chi arriva in Italia deve rispettare le leggi e la cultura del nostro Paese e deve a sua volta essere trattato con dignità e rispetto», concludono Fim, Fiom e Uilm, unite senza incrinature su questo fronte.
A Monfalcone il problema dell’integrazione tra comunità  locale e quelle immigrate è legato saldamente a quello dell’occupazione e, quindi, in buona sostanza alle prospettive di lavoro dello stabilimento Fincantieri. E’ questo il nodo di fondo, anche se non l’unico, che i segretari provinciali di Cgil Paolo Liva, Cisl Umberto Brusciano e Uil Giacinto Menis sperano di poter affrontare domani in un incontro con il ministro Maroni. I segretari provinciali si sono quindi rivolti in questi giorni al prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu per chiederle di farsi promotrice del momento di confronto su temi che rischiano di diventare sempre più “caldi” per Monfalcone.

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Il Piccolo, 27 maggio 2009 
 
SINDACATO  
Pensionati uniti: gravi carenze nell’assistenza
 
 
In tempi di accordi separati e fratture i sindacati dei pensionati dell’Isontino si sono ritrovati nella sede della Cisl, ex Flm, in modo unitario. Lo hanno fatto per varare in modo altrettanto unitario una ”piattaforma rivendicativa” dai contenuti forti nei confronti di Comuni, Ambiti socio-assistenziali e Ass. L’obiettivo è quello di garantire adeguati livelli di assistenza alla popolazione anziana e alle famiglie che si fanno carico di un non autosufficiente a costi accettabili, visto che quelli attuali, secondo i sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, sono sempre meno sostenibili. Con il direttivo unitario, presieduto da Itala Cristin della Fnp-Cisl, mentre la relazione è stata tenuta da Vittorio Franco dello Spi-Cgil e le conclusioni da Sergio Benvenuto della Uilp, i sindacati vogliono quindi rilanciare una contrattazione territoriale che muove dai risultati già raggiunti a livello locale, come le riduzioni dei pagamenti Tarsu a Monfalcone, anche se alcuni sono rimasti solo sulla carta. È il caso, secondo i sindacati, dell’accordo sulle dimissioni protette dall’ospedale di cui si chiede quindi una verifica. «Si sono verificate troppe dimissioni al venerdì, non sempre il paziente è uscito dotato del primo ciclo di terapie, non sempre il medico di medicina generale è stato avvisato tre giorni prima delle dimissioni – affermano i sindacati – e manca spesso una vera integrazione tra i servizi dell’Ambito e quelli sanitari». Cgil, Cisl e Uil chiedono quindi di arrivare a un nuovo protocollo, oltre che di potenziare il Distretto sanitario cui è destinato solo il 40% della spesa dell’Azienda, mentre l’ospedale assorbe sempre il 57%, e la Medicina di gruppo, cioé le associazioni tra più medici di medicina generale. Con l’Ass i sindacati vogliono inoltre riprendere il confronto su prenotazioni e liste d’attesa, consultorio e salute mentale. Cgil, Cisl e Uil denunciano invece per quel che riguarda gli Ambiti socio-assistenziali, formati dai Comuni, la carenza del numero di assistenti sociali, indispensabili per gestire sul territorio la partita dell’aiuto alle famiglie che assistono un non autosufficiente. Con gli Ambiti i sindacati vogliono aprire un confronto urgente quindi anche per capire cosa intendano fare «di tutte quelle domande dei cittadini che si sono messi in lista e non riceveranno alcun contributo perché le risorse del fondo regionale per l’autonomia sono largamente insufficienti». I sindacati hanno però anche intenzione di domandare che siano attuate regole uguali nell’Alto e nel Basso Isontino per l’accesso ai fondi nazionali per l’autonomia possibile e segnalano come sarebbe opportuno, per agevolare i cittadini, che le liste di nominativi delle badanti siano in mano alle assistenti sociali. Rimane poi ancora da sciogliere il nodo della messa in rete delle case di riposo pubbliche della provincia per arrivare a regole omogenee di accesso e, si spera, anche a una riduzione delle rette. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 28 maggio 2009 
 
Pensionati, sindacati uniti sulle rivendicazioni  
Mensilità da rivalutare, la 14ª anche oltre i 650 euro, meno tasse e più detrazioni fiscali  
Vertice Cgil, Cisl e Uil 
MONFALCONE 
Sollecitati anche l’adeguamento del fondo per la non autosufficienza e maggiori risorse agli enti locali per valorizzare la contrattazione sociale e territoriale. «Non bastano bonus e social card»
 
 
MONFALCONE. Per migliorare condizioni e qualità della vita dei pensionati vanno rivalutate le pensioni, va estesa la 14ª anche per le pensioni oltre i 650 euro, vanno ridotte le tasse sulle pensioni e incrementate le detrazioni fiscali, va adeguato il finanziamento del Fondo per la non autosufficienza nazionale e vanno destinate più risorse a Comuni, Regioni e Province per valorizzare la contrattazione socio-territoriale: sono le richieste espresse ieri unitariamente dal sindacato pensionati, Spi Cgil, Fnp Cisl e Uilp Uil, al direttivo presieduto da Itala Cristin (Fnp), con Vittorio Franco (Spi) e Sergio Benvenuto (Uilp). 
Comune la volontà di sottolineare come in tempi di divisioni e fratture sindacali il direttivo si sia svolto in modo unitario e unanime siano state richieste e conclusioni.
“Le nostre tre organizzazioni hanno alle spalle un importante lavoro unitario e i protocolli firmati con Comuni, Azienda sanitaria e Ambito sono una dimostrazione che l’unità paga sempre in termini di conquista. Dobbiamo continuare così”, ha detto Franco parlando anche della crisi che sta toccando tanti lavoratori, tante famiglie e tanti pensionati, per cui risultano insufficienti le iniziative del governo quali bonus o social card.
In regione su 26 mila persone potenzialmente aventi diritto, solo 4 mila sono state le carte-famiglia effettivamente attivate. “Non possiamo attendere la fine della crisi economica. Si devono difendere le condizioni economiche degli anziani e dei cittadini anche con una buona ed efficace contrattazione sociale e territoriale”, ha sollecitato, ricordando i numerosi risultati raggiunti, tra cui la riduzione della Tarsu per ultra-65enni e l’esenzione della Tarsu per cittadini con reddito pari o sotto i 7.450 euro annui.
E’ stato poi potenziato il servizio domiciliare con il sistema del “privato accreditato” ed è stato realizzato il centro diurno per malati di Alzheimer nel Basso Isontino. Una battaglia costante è la riduzione delle rette della case di riposo, che si vuole siano messe in rete sotto la gestione degli Ambiti, mentre si è sollecitato il governo regionale ad un aumento dei fondi.
Con l’Azienda sanitaria è stato firmato un importante protocollo sulle dimissioni protette dall’ospedale (che prevede ridotte al minimo le dimissioni nel fine settimana, l’avviso del medico di medicina generale e la dotazione dei pazienti con il primo ciclo di terapia).
“Ancora molto resta da fare”, ha ammesso Franco, specificando che con gli Ambiti in cui servono nuove assunzioni di assistenti sociali e per cui sarà fatta una forte azione di protesta con i Comuni capofila (Gorizia e Monfalcone). Sarà anche chiesto un incontro per capire cosa si intende fare e che risposte saranno date a tutte le domande per il fondo per l’assistenza per l’autonomia, che non sono state incluse negli elenchi dei beneficiari. Si solleciterà anche un regolamento unico provinciale per l’accesso al fondo per l’autonomia possibile.
“Chiederemo – specifica – che sia data attuazione all’impegno sottoscritto per mettere la case di riposo, perché abbiano un unico regolamento e siano abbattute le rette. Rispetto all’accreditamento del privato, chiederemo che ciò sia possibile anche per l’Alto Isontino. Con giugno partiranno i tavoli di consultazione per i piani di zona a cominciare dall’Alto Isontino: oltre al tavolo anziani e non autosufficenti, chiederemo di partecipare anche ai tavoli su minori e famiglie e disagio adulto”.
All’Ass sarà chiesto l’andamento del protocollo sulle dimissioni protette, “le cui procedure sottoscritte spesso non sono state rispettate. Sarà opportuno che si faccia un nuovo protocollo sottoscritto da sindacati, azienda sanitaria, medici di base ma anche ambiti. Chiederemo un potenziamento del distretto sanitario e la concretizzazione del progetto della Medicina di gruppo. Infine, rispetto ai Comuni cercheremo di coinvolgere maggiormente la gente nei protocolli che saranno firmati: faremo un percorso di consultazione prima di presentare le richieste e alla fine – conclude – faremo un’assemblea pubblica per illustrare i risultati”.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 13 giugno 2009 
 
ORDINE DEL GIORNO VOTATO ALL’UNANIMITÀ  
Il Consiglio chiede più risorse per gli anziani  
Auspicato l’aumento dei fondi per i non autosufficienti e per tagliare le rette delle case di riposo
 
 
Più risorse per garantire un presente sereno agli anziani, che sono il 26% della popolazione, e alle loro famiglie. È quanto chiede alla Regione in modo del tutto trasversale il Consiglio di Monfalcone che ha approvato, all’unanimità, un ordine del giorno sui bisogni della terza età. A fronte della situazione esistente sul territorio l’assemblea chiede che siano aumentati il fondo per gli anziani non autosufficienti e le risorse necessarie ad abbattere le rette delle case di riposo, estendendo il beneficio anche ai centri diurni, ma anche di adeguare la capacità di accoglienza in struttura ora insufficiente a Monfalcone a causa dell’esigenza di andare alla manutenzione straordinaria della vecchia casa-albergo, ormai vuota da più di un anno. Al sindaco il Consiglio ha invece dato mandato di farsi parte attiva per la messa in rete delle case di riposo dell’Ambito Basso Isontino. Il documento è stato appoggiato da centrosinistra e centrodestra, dopo che il primo ha accolto le richieste del secondo di eliminare qualsiasi possibile riferimento al reddito di cittadinanza. Il Consiglio ha pure approvato a maggioranza (16 sì, tra i quali quello di Giorgio Pacor e 7 astenuti, Fi, Lega, Maurizio Volpato e Destra), alcune modifiche al Piano del commercio. Alcune di sostanza, come quella relativa all’ampliamento da 600 a 1500 metri quadri della superficie di vendita del mercato coperto di via della Resistenza il cui futuro rimane oggetto di perplessità per Giuseppe Nicoli di Forza Italia.
«Mettere all’asta l’edificio senza renderlo agibile apre il rischio – ha detto in aula Nicoli – di svendere l’immobile. Si dovrebbe pensare anche all’ipotesi di utilizzarlo come sede per i servizi comunali, visto che l’ipotesi della cittadella dei servizi nell’area di via Rossini pare del tutto tramontata». Una sollecitazione cui il sindaco ha risposto come ormai a giorni in giunta andrà lo studio comparativo sulla creazione di una nuova sede per più uffici comunali. «Poi chiederò la collaborazione dei capigruppo – ha aggiunto Pizzolitto – per nominare un esperto che definisca quale sia la soluzione migliore».
L’altra modifica di rilievo, pure avvallata dall’aula, riguardava invece l’espansione per ulteriori 1.500 metri quadri dell’area no food dell’Emisfero, riservando all’alimentare solo 500 dei 2mila metri quadri a disposizione con questa destinazione. Approvata anche la liberalizzazione della vendita di quotidiani e riviste. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 14 giugno 2009

«Deve essere risolto il caso della chiusura della vecchia struttura di via Crociera» 

Appello della Cgil
MONFALCONE. La chiusura, pur se temporanea, della “vecchia” casa albergo di via Crociera è una situazione che deve essere risolta sia per questioni di mantenimento ottimale del servizio, sia per questioni di sicurezza visto che l’edificio vuoto rischia di essere occupato illegalmente. Proprio l’altra settimana è successo che, approfittando dell’apertura del cancello per permettere l’accesso di un’autoambulanza chiamata dal personale per un ospite, siano entrati anche due soggetti: solo grazie alla presenza di spirito del custode notturno le due persone sono state trovate, e debitamente cacciate, mentre cercavano di forzare, danneggiandola, una porta d’ingresso della parte vecchia della casa di riposo.
La Funzione pubblica della Cgil, assieme alla Rsu del Comune di Monfalcone, ha chiesto all’ente stesso un incontro urgente in merito, incontro che si rende necessario per effettuare una verifica sull’impegno preso dalla parte pubblica al momento della sigla dell’accordo sulla chiusura temporanea della casa albergo, in cui veniva esplicitata una precisa assunzione di responsabilità sulla salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti e/o soci delle cooperative operanti nella struttura. In particolare, la Cgil si riferisce alla cuoca e al servizio di vigilanza notturna eseguito da due persone, il cui compito, visto quando è accaduto, non è certo trascurabile.
“Dobbiamo infatti ricordare – scrive la segretaria provinciale della Fp Cgil – che la struttura ed il giardino annesso coprono complessivamente un’area di quasi 4000 metri quadri e che durante la notte non è raro che delle persone oltrepassino il cancello ed entrino nel giardino”.
Il pericolo di ingressi non voluti è presente e rimane tale anche se una parte dell’edificio è vuoto per la ristrutturazione.
“Inoltre – concludono – ci pare inutile risparmiare su un servizio la cui eliminazione non farebbe altro che rendere più insicura la struttura e, produrre un grave danno a certe persone”. (c.v.)
 
«Va proposto un nuovo welfare» 
Odg trasversale: assistenza non significa solo casa albergo o casa di riposo

 
MONFALCONE. La soluzione per migliorare la vita della terza età e di chi ha bisogno di assistenza la soluzione non può essere unicamente la casa albergo o la casa di riposo.
E’ necessario, invece, ridisegnare un nuovo welfare e realizzare una serie di servizi che si adeguino all’evoluzione in atto e alla costante crescita numerica degli anziani, categoria che comprende un ampia fascia di età e un’eterogenità di situazioni. E’ per mettere in atto tutto questo che i consiglieri comunali monfalconesi di Pd, Rc, Socialisti Italiani, CittàComune, Lega e La Destra hanno presentato unitariamente un ordine giorno, approvato trasversalmente da centrosinistra e centrodestra, che recepisce le istanze del territorio, palesate anche dalle organizzazioni sindacali Confederali dei pensionati Cgil, Cisl e Uil, consultate nell’ambito della Commissione consiliare perla tutela della slaute, presieduta da Barbara Zilli.
“Le tendenze sono volte a contrastare l’istituzionalizzazione dell’anziano anche se le persone in lista di attesa per la casa di riposo, nel monfalconese, sono tante – ha spiegato Barbara Zilli capogruppo Pd e presidente della commissione per la tutela della salute -. Laddove c’è la rete familiare si vuole favorire la domiciliarità e fare in modo che il ricorso alle strutture residenziali diventi l’ultima opzione, fermo restando il principio della libera scelta”. Il documento è stato presentato con la coscienza che il periodo è di crisi e che è ancora più difficile istituire e rafforzare le strutture a sostegno del welfare, ma è necessario razionalizzare e organizzare al meglio l’esistente, partendo proprio dalla messa in rete delle case di riposo e dei servizi all’anziano a livello di ambito, in modo da garantire pari opportunità per tutti i residenti ed è stato approvato all’unanimità dopo aver limato il riferimento della legge al reddito di cittadinanza, come richiesto da Sergio Pacor della Lega, richiesta sostenuta da Giorgio Pacor (Udc).
“Cogliamo la richiesta – ha detto Zilli – perchè crediamo che sia importante dare risposte al disagio degli anziani e dei cittadini, ma la legge era stata citata innazitutto per i riferimento al fondo per l’autonomia possibile e non per il reddito di cittadinanza e poi perchè abbracciava tutto il disagio sociale, tanto che l’attuale assessore regionale Kosic avrebbe intenzione di riprenderne qualche parte”. Nell’odg l’assemblea invita la giunta regionale ad aumentare sostanzialmente le risorse destinate agli anziani non autosufficienti, per sostenere la permanenza a domicilio attraverso il Fondo per l’autonomia possibile (Fap), “un servizio vitale nel territorio, che ha fatto emergere il fenomeno delle badanti e ha portato ad un aumento della regolarizzazione dei rapporti di lavoro con le stesse”.
Ma anche ad aumentare le risorse per abbattere le rette delle case di riposo, estendendo il beneficio anche ai Centri diurni e alle altre forme di residenzialità alternativa. (cr.vi.)

Il Piccolo, 10 agosto 2009 
 
LA STRUTTURA COMUNALE DI VIA CROCIERA HA SOLO SESSANTA POSTI  
Casa di riposo, 150 anziani in lista d’attesa  
Ben 118 sono non autosufficienti. Ampliamento bloccato per mancanza di fondi regionali
 
 
di ELENA ORSI

Si allunga la lista d’attesa per l’accesso alla casa di riposo comunale di via Crociera. Sempre più sono infatti gli anziani che chiedono di essere ricoverati nella struttura e che devono mettersi in fila per un un posto che spesso arriva solo dopo tre anni. Di conseguenza, i numeri si fanno sempre più pesanti: dal centinaio di persone un tempo costantmente in lista si è passati questo mese a quasi 150. Un vero boom.
LA LISTA DI ATTESA Secondo quanto rilevato dalla stessa struttura, le persone che attualmente sono in attesa di avere un posto nella casa di riposo comunale sono 147. Di questi, ben 118 sono non autosufficienti, mentre i restanti 29 sono autosufficienti. «Come Comune – riferisce l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – diamo la precedenza proprio alle perosne non autosufficienti o a quabnti, benché autosufficenti, si trovano da soli». Qualòi i tempi di attesa? «Purtroppo possiamo accogliere una nuova persona solo quando si libera uno dei posti nella struttura. E come è prevedibile, chi entra, poi rimane, non è previsto un ritorno a casa». Di conseguenza, la media dell’attesa è minimo di tre anni.
LA NUOVA CASA DI RIPOSO La situazione, certo, potrebbe essere sbloccata dai lavori alla nuova casa di riposo. Purtroppo, ad aprile la Regione aveva congelato il finanziamento chiesto dal Comune. La domanda che riguardava l’assegnazione di un contributo superiore al milione di euro per la realizzazione di opere quali un sistema antincendio, un ascensore che poter usare anche in casi di emergenza e la sistemazione dei bagni adattandoli alle necessità di persone con disabilità motorie era stata inserita nell’elenco dei ”progetti non ammissibili”. Poi la Regione è tornata parzialmente sui sui passi, concedendo uno stanziamento di 350mila euro. «Solo che si tratta di una cifra assolutamente insufficiente a garantire l’inizio dei lavori – spiega l’assessore Morsolin – perché di solito la Regione garantiva la copertura di almeno il 50% delle spese». Cosa che non è avvenuta». Perchè? «Credo essenzialmente perché non c’erano fondi». Fondi che però non ha neppure il Comune.
I POSTI DISPONIBILI L’attuale casa di riposo ospita una sessantina di pazienti, più una ventina che frequentano il centro diurno. Si parla in realtà della nuova ala della struttura, che era stata iniziata nel 2005 e completata due anni dopo, e doveva essere dedicata esclusivamente a ospitare persone non autosufficienti. I pazienti (non e autosufficienti) erano stati trasferiti dalla vecchia alla nuova ala, in attesa che la prima venisse ristrutturata e potesse garantire quindi un’altra sessantina di posti. Purtroppo i lavori bloccati per la mancanza di fondi: di conseguenza, i sessanta posti in più, che permetterebbero quasi di dimezzare la lista d’attesa, arriveranno con un ritardo di almeno due anni.

Il Piccolo, 15 agosto 2009 
 
DOPO IL RIDIMENSIONAMENTO DEI SERVIZI  
Posto di lavoro assicurato ai dipendenti delle coop impegnate nella casa di riposo
 
 
Saranno ricollocati tutti i lavoratori impegnati nella casa di riposo di via Crociera. L’assicurazione è arrivata dalle stesse cooperative che sono impegnate nella gestione della struttura. I lavoratori in a rischio del posto’ erano quattro. Di questi, due erano i vigilante, poi c’era un’infermiera e un addetto alle cucine. L’ultimo incontro Comune-sindacati-cooperative si è dunque concluso positivamente. «Solo uno dei due vigilantes ha rifiutato il posto alternativo che gli era stato concesso – ha spiegato l’assessore Cristiana Morsolin -. L’altro invece ha avuto una ricollocazione immediata». E così anche per l’infermiera, una professionalità, come spiegano i sindacati, «che non ha avuto difficoltà di ricollocamento». Anche il quarto, l’addetto alle cucine, è stato impegnato in un’altra mansione. In questo modo, si è riusciti a recuperare tutto il personale che era stato perso con la chiusura della vecchia struttura della casa, che comportava una spesa per il Comune ormai insostenibile. E ancora i «danni» sono stati limitati, visto che l’intenzione iniziale era la chiusura totale del servizio cucina, con l’affidamento esterno di tutto il servizio. Dopo una trattativa serrata con i sindacati, infine, si è deciso di mantenere almeno due cuoche alla mattina e una al pomeriggio, con la riduzione quindi di una sola unità. Nel frattempo saranno acquistati vari macchinari che permetteranno di migliorare e velocizzare il lavoro. Dal mese di luglio si è quindi dato lo stop all’attività, riducendo quindi la necessità di alcuni servizi (tra i quali la vigilanza) e contemporaneamente spostando gli uffici comunali ancora presenti altrove, e trovando anche una sistemazione alternativa alle associazioni che nella Casa albergo avevano il loro spazio-riunioni.

Il Piccolo, 16 ottobre 2009 
 
Casa di riposo, stop alla messa a norma  
Fondi bloccati. S’allunga la lista d’attesa per l’assistenza domiciliare
 
 
Avrebbero dovuto iniziare tra la fine di quest’anno e l’inizio del prossimo, per dare finalmente una risposta al centinaio di anziani in attesa. Invece, causa lo ”stop” ai fondi, tutto è stato rimandato. A data da destinarsi. I 150mila euro che la Regione ha concesso per l’adeguamento alla Casa di riposo sono troppo pochi, impossibile aprire il cantiere di rifacimento il prossimo anno. E gli anziani? Al momento, si cerca di rispondere con l’assistenza domestica. Solo che i fondi, anche in questo caso, sono limitati. Il caso era esploso qualche mese fa, quando la Regione aveva reso noto l’elenco di strutture destinatarie di finanziamenti. Con una recente delibera, la Regione ha infatti destinato 6 milioni di euro per la ristrutturazione di strutture. In totale, oltre 6 milioni di euro in conto capitale e 157.526,88 euro in contributi annui costanti per vent’anni. Risorse previste dal bilancio regionale per «il sostegno degli interventi di completamento, ristrutturazione, arredamento e adeguamento funzionale di strutture destinate all’accoglimento di persone anziane non autosufficienti». Non tutte le richieste erano state accolte: quella di Monfalcone era rimasta esclusa. Il Comune, sorpreso dalla decisione, aveva chiesto spiegazioni. La motivazione era stata l’attesa della riclassificazione delle strutture, che la Regione sta portando avanti. Con ciò comportando il blocco dei fondi fino alla fine del 2010.
Risultato? La lista d’attesa degli autosufficienti in questi mesi si è allungata superando le cento unità. «Almeno il lato positivo è che, avendo trasferito gli utenti nell’ala appena realizzata in attesa di riqualificare quella vecchia, abbiamo la possibilità di accogliere più persone non autosufficienti – spiega l’assessore Cristiana Morsolin –. Ma sicuramente i lavori di riqualificazione che dovevamo iniziare tra quest’anno e il prossimo non partiranno. I fondi a disposizione non sono sufficienti e non averci concesso il finanziamento richiesto è stata di fatto una decisione politica, vista l’inconsistenza della motivazione». Per il momento, quindi, gli anziani di Monfalcone dovranno contare sul servizio di assistenza domiciliare, che però conta già 365 utenti seguiti. «L’assistenza domiciliare è la strada che si cerca di percorrere il più possibile, visto che la casa di riposo dovrebbe essere l’ultima tappa – spiega la Morsolin –. Tuttavia è chiaro che anche in questo campo i fondi sono limitati e con un carico già presente di oltre 360 utenti, la situazione non è semplice».
La ”Casa” di via Crociera è stata chiusa «perchè non a norma»: affiancata da poco meno di un anno da una nuova residenza, riservata a un’utenza non autosufficiente, era già stata svuotata degli ospiti, temporaneamente trasferiti nella nuova ala. L’edificio sarebbe quindi stato sottoposto a interventi di adeguamento e messa a norma, ma solo a fronte dell’erogazione di un finanziamento dalla Regione. Finanziamento, dunque, rimandato a data da destinarsi, visto che la riclassificazione delle case di riposo è prevista non prima della fine del 2010.
Elena Orsi

Il Piccolo, 11 gennaio 2010
 
OPERE PUBBLICHE. GARANTITI 150MILA EURO, SERVONO 1,3 MILIONI  
Casa di riposo incompiuta, dopo dieci anni di attesa i fondi sono ancora bloccati  
Sono oltre cento le persone che hanno presentato domanda d’accesso alla struttura per non autosufficienti di via Crociera 
Partiti nel 200O i lavori della nuova ala inaugurata nel 2008, mentre per il vecchio edificio tuttora inagibile è necessario un massiccio intervento di messa a norma 
 
di LAURA BORSANI

Un’opera necessaria ma ancora incompiuta la Casa-albergo di via Crociera. È una lunga attesa, di una decina d’anni, considerato che la costruzione del primo lotto della nuova ala inaugurata nella primavera del 2008, originariamente riservata ai non autosufficienti, era iniziata nel 2000, ai tempi della seconda Giunta Persi. Il vecchio immobile è stato chiuso perchè non più rispondente alle norme di sicurezza, con il trasferimento nell’attigua struttura di una sessantina di anziani ospiti, tra autosufficienti e non autosufficienti. E ora il percorso di sistemazione resta un cammino in salita. Il progetto di messa a norma, infatti, in particolare relativo all’impianto antincendio e all’abbattimento delle barriere architettoniche dei servizi igienici, continua ad accumulare ritardi.
Rinvii di fronte a finanziamenti a singhiozzo, comunque inadeguati per affrontare un intervento che, secondo le stime dell’amministrazione comunale risalenti a due anni fa, richiedeva una copertura di 1,3 milioni di euro. L’obiettivo del Comune di Monfalcone è quello di arrivare al raddoppio dei posti disponibili per gli anziani.
Ma ai 150mila euro già garantiti e attesi dalla Regione, come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, non hanno fatto seguito ulteriori stanziamenti. Con ciò avendo altresì affiancato un corrispettivo finanziario comunale pari al 20% del contributo regionale, di circa 20mila euro. Risorse comunque troppo risicate per poter garantire l’operazione di messa a norma.
L’amministrazione comunale aveva chiesto ragguagli di fronte ai ridotti trasferimenti economici regionali, ricevendo assicurazioni circa successive erogazioni di contributo. Ma al momento tutto è affidato all’impegno del sindaco Gianfranco Pizzolitto, che sta verificando la possibilità di un ulteriore e adeguato reperimento di risorse.
Intanto resta la lista d’attesa. Un centinaio sono le richieste, delle quali 90 di utenti non autosufficienti e una quindicina di autosufficienti. Anziani che si avvalgono dell’assistenza domiciliare, gonfiando ulteriormente il carico della domanda già onerosa del servizio, oppure delle badanti, quando non sono ”emigrati” in altre strutture del mandamento.
Una situazione difficile, ha osservato l’assessore Morsolin, che vede allungare i tempi in relazione proprio all’obiettivo, pianificato in passato contestualmente alla realizzazione della nuova ala, di raddoppiare l’offerta.
«La Casa-albergo – ha osservato la Morsolin -, che prima ospitava una sessantina di anziani, di cui metà autosufficienti e metà non autosufficienti, è stata accreditata, nell’ambito del progetto di messa a norma, per ospitare prevalentemente non autosufficienti. Eravamo pronti a partire con i lavori. L’iter progettuale è stato completato, ma il percorso si è bloccato quando, questa estate, pur nell’accoglimento da parte della Regione, del piano di messa a norma, sono di fatto venuti meno i finanziamenti. Di fronte a questa situazione e ai nostri solleciti, era seguito anche un intervento in primis della Lega Nord, che aveva richiesto alla Regione un’adeguata copertura economica. Di fatto ad oggi stiamo attendendo l’erogazione di 150mila euro, del tutto insufficienti. Ma non ci siamo fermati. Il sindaco sta seguendo la situazione e sta lavorando al reperimento dei fondi necessari. Si tratta di un’opera importante, considerato l’aumento della domanda a Monfalcone. Intendiamo andare avanti per garantire una risposta consona per la popolazione anziana».
Qualche giorno fa è stato effettuato un sopralluogo all’immobile di via Crociera da parte del personale del Servizio sociale e dell’Ufficio tecnico per verificare la situazione. Sono state prospettate, ha aggiunto la Morsolin, più ipotesi partendo dall’erogazione minima regionale dei 150mila euro. «L’intenzione – ha osservato l’assessore – è quella di avviare comunque i lavori, si spera entro l’anno, iniziando dall’intervento di abbattimento delle barriere architettoniche di alcuni bagni, confidando nel frattempo nell’arrivo di ulteriori finanziamenti per poter proseguire con la messa a norma dell’impianto antincendio».

Il Piccolo, 01 maggio 2009 
 
ECONOMIA. I SINDACATI: «NON C’É ALCUN SEGNO DI SVOLTA. CALO DELLE COMMESSE IN TUTTI I SETTORI»  
La crisi morde in tutto l’Isontino In bilico 1.500 posti di lavoro
 
 
di FRANCESCO FAIN

È un’erosione lenta. Ma continua e incessante. Nell’Isontino si stanno perdendo posti di lavoro quasi quotidianamente. Le previsioni dei sindacati formulate ad inizio anno («Sono almeno 1.500 le persone che perderanno la propria occupazione nell’Isontino», le parole di Cgil, Cisl e Uil) si stanno puntualmente avverando.
«Avremmo preferito essere smentiti e avere preso un enorme abbaglio ma purtroppo quanto temevamo si sta puntualmente avverando – sottolinea Umberto Brusciano, segretario provinciale della Cisl -. La preoccupazione è alta perché questa è una crisi trasversale che colpisce, indistintamente, tutti i settori». Sino a qualche anno fa, infatti, era il commercio a fare da «salvagente»: essendo un comparto in salute era in grado di assorbire tutte (o quasi) le maestranze estromesse dall’industria. Oggi, non è più così. La riprova viene anche dagli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale del commercio secondo il quale, dal 2007 al 2008, si sono persi in tutto 368 esercizi commerciali in tutto il Triveneto: Gorizia fa la sua parte con 39 serrande abbassate in dodici mesi. In altre parole, il commercio non può più essere la valvola di sfogo. «La crisi, da queste parti, ha iniziato a mordere ancora prima – argomenta Brusciano -. È chiaro che assistiamo con profonda attenzione all’evolversi della situazione». Il numero uno della Cisl segnala anche un fenomeno. «Ci sono certe aziende che, con estrema furbizia, approfittano del momento e licenziano personale. Spiegano che ”c’è la crisi” e lo fanno senza alcun problema». In poche parole, stando alle parole di Brusciano, c’è chi «ci marcia» fra gli imprenditori. «Per quanto ci riguarda, noi continueremo a lottare perché vengano attivati tutti gli ammortizzatori sociali previsti in questi casi», conclude.
Visibilmente preoccupato Giacinto Menis, segretario provinciale della Uil. Anche lui – ad inizio anno – era stato piuttosto pessimista sul futuro. «Qualcuno dice che a livello nazionale piccoli segnali di controtendenza si iniziano a vedere. A Gorizia, no: a livello locale non c’è nemmeno una parvenza di svolta, qui la crisi è profonda». Stando all’osservatorio della Uil, le cose stanno peggiorando. Continuamente. Inesorabilmente. «Per fortuna che la Fincantieri regge. Sarebbe un dramma se anche nel settore navale la crisi iniziasse a mordere». Ma la lingua batte dove il dente duole. E il sindacalista, sollecitato anche dal cronista, rimarca una volta di più la scarsa efficacia dei vari tavoli del Patto per lo sviluppo. «Sì, ci incontriamo: il più delle volte i giudizi e le idee sono anche convergenti ma non si riesce mai a intraprendere azioni risolutive. Basterebbero pochi punti, due o tre al massimo, per cominciare a gettare le basi del rilancio di Gorizia».
Ma intanto, come evidenziato nei giorni scorsi dalla Fillea-Cgil, segnano il passo settori sino a qualche anno fa in grande salute: ovvero quello edilizio e quello del legno. E i posti di lavoro calano. Sempre più.

ECONOMIA. ISONTINO IN TESTA TRA LE PROVINCE DEL NORDEST  
Aumento record della cassa integrazione  
Nel primo bimestre 2009 autorizzate più di 265mila ore
  
 
Tra il primo bimestre del 2008 e il primo bimestre del 2009 le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Gorizia sono più che raddoppiate: da 120-125mila ore a oltre 265mila. Il dato lo ha reso noto la Cgil. Non è un caso se con 10,2 ore di cassa per dipendente, l’Isontino sia al secondo posto tra le province del Nordest messe peggio. Ci supera solo Belluno, con una media di 10,5 ore, mentre Pordenone, Trieste e Udine si difendono rispettivamente con 6,3, 2,6 e 2,9 ore per addetto.
«Paghiamo la dimesione terzista delle nostre imprese – osserva il direttore dell’Assindustria, Flavio Flamio, commentando i dati, rilanciati da ’Il Sole 24 ore – Nordest’ -. Questo significa che abbiamo una deboleza realtiva maggiore rispetto a chi produce e vende un prodotto finito e completo».
In realtà, dagli anni Ottanta a oggi uno «svecchiamento» c’è stato, soprattutto nel comparto della metalmeccanica. «Se questa crisi che stiamo vivendo si fosse abbattuta in quegli anni la situazione sarebbe di gran lunga più difficile – conferma Flamio -. In più, non va dimenticato che in questi mesi, nonostante tutto, diverse imprese hanno innovato i loro processi produttivi e fatto investimenti, in alcuni casi anche molto consistenti. Si tratta di scelte coraggiose che, non appena s’innescherà la ripresa, daranno i loro frutti».
Su questo preciso punto Paolo Liva, il segretario provinciale della Cgil fa notare come «non sia un caso che ad essere andato in crisi, tra gli altri settori, sia stato il legno». Un comparto, rimarca Liva, «che nel recente passato ha puntato poco sulla ricerca e che, di fronte a un mercato che cambiava e a una clientela che nel mondo modificava i propri gusti, non è riuscito a riconvertirsi».
A questa annotazione si aggiunge, poi, da parte del sindacato la preoccupazione. «Se i dati sulla cassa integrazione del primo bimestre vengono confermati per l’intera durata dell’anno andremo incontro a uno scenario durissimo – afferma Liva, guardando ai prossimi otto mesi – e il prezzo che il tessuto socio-economico sarà chiamato a pagare sarà particolarmente pesante».
La nota positiva, comunque, c’è: i licenziamenti sono stati meno pesanti rispetto a tante altre zone d’Italia e, in particolare, dello stesso Triveneto. «Effettivamente il ricorso alla mobilità è stato più contenuto – prosegue il numero uno provinciale della Cgil – e di questo possiamo essere moderatamente soddisfatti: la salvaguardia del lavoro è a nostro avviso irrinunciabile». La vicenda della Astrel, di Mossa, in questo senso è simbolica e fa ben sperare. Di fronte alla richiesta di mettere in mobilità 20 degli 87 dipendenti avanzata dalla proprietà, le trattative con i sindacati hanno permesso di far scattare un anno di cassa integrazione che, a rotazione, dal prossimo giugno coinvolgerà tutto il personale. Una soluzione che, anche sotto il profilo psicologico, tutt’altro che secondario in frangenti come questi, può essere molto importante.
Nicola Comelli

Il Piccolo, 30 gennaio 2009 
 
ACCORDO TRA COMUNE E SINDACATI DEI PENSIONATI  
Sconti su tasse e tariffe per 7276 anziani  
Esenzioni e riduzioni di Ici, Tarsu, Irpef e bus. Misure contro il caro-rette in casa-albergo
 
 
La città è ringiovanita nell’ultimo anno, grazie soprattutto all’arrivo di centinaia di immigrati, ma gli anziani, o quantomeno gli ultrasessantacinquenni, rimangono una fetta consistente della popolazione di Monfalcone, cioé 7276, poco meno del 26% del totale. E quasi tutti alle prese con sempre maggiori difficoltà economiche, visto lo scarso potere d’acquisto delle pensioni, ed esigenze di assistenza e cura. L’amministrazione locale, d’intesa con le organizzazioni dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil, ha quindi varato un pacchetto di azioni che comprendono riduzioni o esenzioni su tasse e imposte e l’acquisto di abbonamenti del bus, ma anche la volontà di aprire un secondo ambulatorio infermieristico rionale a Panzano e il sostegno all’esperienza del Punto d’ascolto gestito dal Volontariato cittadino.
I sindacati dei pensionati, dal canto loro, non avrebbero voluto prendere atto dell’aumento del 5% delle rette della casa di riposo comunale di via Crociera – comunque tra le più basse a livello provinciale – ma il regolamento per l’integrazione di quanto dovuto dagli utenti interviene in qualche modo a tutelare le famiglie con i redditi più bassi. Il protocollo sottoscritto ieri dall’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin e dai rappresentanti dei sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil conferma innanzitutto l’esenzione dal pagamento dell’addizionale Irpef, che nel 2009 si suppone resterà ferma allo 0,3%, per i redditi sotto i 15mila euro. Una misura che lo scorso anno ha interessato 6.097 monfalconesi. C’è poi la riduzione del 50% della Tassa rifiuti per gli ultrasessantacinquenni che abitano da soli o con un’altra persona anziana in case di tipo economico-popolare e con un reddito complessivo lordo ai fini dell’Irpef rispettivamente sotto i 12.014,39 euro e i 18.020,27 (il dato deve essere riferito al 2008). Sono esentati del tutto dal versamento della Tarsu invece i cittadini con un reddito complessivo pari o inferiore all’importo della pensione sociale quindi, per il 2009, 7.540 euro. In totale lo scorso anno hanno pagato il 50% di Tarsu 630 monfalconesi sopra i 65 anni e altri 183 ne sono stati esentati del tutto. Il protocollo, come hanno sottolineato le stesse organizzazioni sindacali ieri, prevede però anche l’acquisto da parte del Comune di abbonamenti dell’Apt che saranno quindi assegnati gratuitamente o a tariffa agevolata a chi vive in uno stato di disagio economico, il mantenimento del fondo per il risarcimento delle vittime della microcriminalità (4 le persone che lo hanno utilizzato nel 2006, nessuna nel 2007 e 2008, comunque), la rateizzazione, a seconda dell’Isee, delle sanzioni amministrative. «C’è poi la disponibilità dell’amministrazione a sperimentare una partecipazione diretta di ospiti della casa di riposo e loro familiari – hanno rilevato le organizzazioni dei pensionati – che potrebbero esercitare una funzione di controllo sulle problematiche inerenti gli utenti».
Proseguirà anche il tavolo di lavoro per tentare di migliorare la condizione degli anziani residenti nelle case Ater di via Volta e il confronto con l’Azienda sanitaria sull’ampliamento dell’esperienza dell’ambulatorio per il rione del rione Romana-Solvay. «Avrò un confronto con il direttore generale Manuela Baccarin lunedì – ha confermato ieri l’assessore Cristiana Morsolin – per una verifica del funzionamento del servizio di via Valentinis in modo da aprire poi il ragionamento sulla creazione di un servizio analogo a Panzano, i cui rappresentanti mi hanno rinnovato in questi giorni l’esigenza di mettere in campo il progetto». I sindacati dei pensionati temono però che l’Ass «freni» su questo fronte, visto che tra i quartieri di Monfalcone quello di Panzano è proprio quello a più bassa concentrazione di ultrasessantacinquenni: 694, contro i 2.197 di Aris-San Polo, i 1.976 del centro, i 1.231 di largo Isonzo e i 1.196 di via Romana. «Per noi si tratta però sempre di attivare un servizio di prossimità nei rioni più distanti dal Distretto sanitario e utili per la sicurezza sociale della popolazione», hanno sottolineato ieri i sindacati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 febbraio 2009 
 
PRIORITÀ AI NON AUTOSUFFICIENTI  
SITUAZIONE  
ASSISTENZA  
Casa di riposo, 100 in lista d’attesa  
Il Comune ha chiesto un contributo alla Regione per ampliare la struttura 
Previsti aiuti alle famiglie in difficoltà nel pagamento delle rette 
Nel Basso Isontino un solo posto-letto ogni mille abitanti, 7 invece nel resto della Provincia
 
 
A Monfalcone sono un centinaio le persone in lista di attesa per poter entrare nella casa di riposo comunale, che mette a disposizione 60 posti, dando la priorità ai non autosufficienti nella nuova struttura protetta inaugurata lo scorso anno. La capacità è destinata a raddoppiare, ma solo quando sarà effettuata la manutenzione straordinaria dell’edificio più vecchio, che ha vent’anni di vita alle spalle.
Dalla Regione, cui il Comune si è rivolto per un sostegno finanziario, non è arrivata però ancora alcuna notizia su un possibile contributo al progetto, il cui costo complessivo supera il milione di euro.
Il dato sulle dimensioni della lista d’attesa per l’accesso alla casa di riposto comunale è emerso nel corso dell’ultima riunione della quarta commissione consiliare ed è stato letto come un indicatore di come il ricovero nella struttura di via Crociera sia visto come ottimale, ma anche come nel Monfalconese il numero di posti a disposizione nelle case di riposo non sia sufficiente a differenza di quanto accade nel resto del Friuli Venezia Giulia.
Nel Basso Isontino continua del resto a esserci un posto per non autosufficienti ogni mille abitanti, mentre i posti salgono a sette solo nell’Alto Isontino.
Appare quindi fondamentale, e i sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil che hanno partecipato alla riunione si sono trovati d’accordo, arrivare alla messa in rete delle case di riposo del Basso isontino, in modo tale che i cittadini dell’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità. Esiste però una lista d’attesa anche per quanti chiedono l’assistenza domiciliare.
Non tutti quindi, come sottolinea la presidente della commissione Barbara Zilli, stanno avendo risposta.
All’incontro i sindacati provinciali dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil hanno del resto partecipato per discutere la bozza di ordine del giorno che le stesse organizzazioni hanno presentato a tutti i Consigli comunali per chiedere all’amministrazione regionale un maggiore investimento proprio sull’assistenza domiciliare.
I sindacati dei pensionati vogliono insomma tentare di garantire la permanenza dell’anziano nel proprio ambiente familiare e sociale piuttosto che il ricovero in case di riposo. Nella riunione è stato sollevato quindi il problema della contrazione dei fondi a disposizione sia per l’assistenza domiciliare sia per l’autonomia possibile. I sindacati confederali provinciali hanno quindi chiesto ai consiglieri comunali di poter aggiornare e adeguare il testo dell’ordine del giorno secondo quanto emerso dall’incontro e presentarlo in aula, inoltrandolo alla Regione, se approvato.
Nell’ultima seduta del Consiglio comunale è stato intanto approvato, a maggioranza (19 sì, compresi quelli di Lega Nord e La Destra, 4 no quelli di Fi e An), il regolamento per l’integrazione delle rette della casa di riposo. Come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il regolamento introduce i tetti Isee a protezione delle famiglie con i redditi più bassi.
In sostanza, i «civilmente obbligati» a sostenere il carico della retta nel caso il ricoverato non abbia risorse sufficienti interverranno a copertura del costo fino a quanto consentito dal loro reddito, mentre per la parte restante subentrerà il Comune. Il regolamento stabilisce anche un tetto al prelievo sul conto bancario degli anziani ricoverati per il pagamento della retta.
«In conto dovranno rimanere sempre 3.500 euro – ha spiegato l’assessore – e con il regolamento abbiamo anche cercato di dare risposta a delle situazioni particolari. La contribuzione dovuta dai familiari si riduce inoltre all’ampliarsi del grado di parentela e c’è un’ulteriore riduzione se il familiare ha un’invalidità o disabilità certificata». Lo sforzo compiuto dall’amministrazione, che pure ha aumentato del 5% le rette dovute per il 2009, è stato condiviso sia dalla Lega Nord sia da La Destra.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 01 febbraio 2009 
 
Monfalcone. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito: oltre ai familiari interverrà il Comune  
Casa di riposo, aiuti agli anziani in difficoltà nel pagare le rette
 
 
MONFALCONE. Sarà l’indice Isee la misura di valutazione del reddito su cui sarà decisa l’eventuale integrazione delle rette di ricovero degli anziani nella casa albergo comunale. È questa la principale novità del “Regolamento per l’integrazione delle rette di ricovero di anziani in strutture residenziali”, approvato dal consiglio (con il voto contrario di Fi e An) e che prevede, nel caso l’anziano sia in stato di disagio economico, la compartecipazione nel pagamento delle rette dei “civilmente obbligati”, ovvero dei familiari, ma anche del Comune.
«L’introduzione della valutazione Isee come elemento determinante della tariffe e strumento di tutela delle fasce più deboli è stata chiesta da più parti, in particolare dei sindacati pensionati – spiega l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Morsolin –. Sono già previste modalità di abbattimento delle rette, ma l’Isee è strumento codificato e uguale per tutti. Fra sei mesi sarà valutato l’effetto di applicazione del regolamento».
Regolamento che prevede, comunque, una serie di misure volte a tutelare le fasce più deboli. In merito alla compartecipazione alla retta, questa viene richiesta se l’anziano ricoverato non riesce a coprire il costo con la sua pensione o i suoi redditi (anche fondi bancari). A quel punto viene chiesto l’intervento dei familiari per l’integrazione, con quota a scendere a mano a mano che si allontana il grado di parentela. Se anche questi avessero difficoltà sarebbe il Comune a coprire la parte mancante. Sono previste situazioni particolari, tra cui una coppia di anziani con un’unica fonte di reddito e in cui uno dei due coniugi dovesse essere ricoverato: per non lasciare l’altra persona priva di risorse, sono previsti esoneri o integrazioni. Se al momento della discussione Sergio Pacor (Lega nord) ha ringraziato l’amministrazione per quanto attua a favore degli anziani, sia nella struttura comunale sia con l’assistenza domiciliare, Riccardo Grassili (Fi-Pdl) ha chiesto il rinvio della discussione.
«Il regolamento non è completo e vorremmo confrontarlo con il regolamento regionale, soprattutto riguardo alla residenza degli eventuali utenti», ha detto.
Sia Alessandro Saullo (Rc) sia Lionella Zanolla (La Destra-gruppo misto), apprezzando il lavoro fatto e il sostegno alle fasce deboli, hanno sollecitato una maggior attenzione alle domiciliarità degli anziani. Richiesta che peraltro era giunta anche dai sindacati confederali dei pensionati nel corso della recente Commissione per la tutela della salute, presieduta da Barbara Zilli. I sindacati hanno chiesto di discutere anche in consiglio comunale a Monfalcone un ordine del giorno in cui s’invita la Regione a definire i regolamenti per la riclassificazione e l’accreditamento delle case di riposo, ad aumentare le risorse destinate agli anziani non autosufficienti, a sostenere le forme di assistenza domiciliare. Anche se a Monfalcone c’è un centinaio di persone in lista per la casa albergo.
«Se è vero che in regione il numero dei posti letto nelle case di riposo appare sovraddimensionato, a Monfalcone accade il contrario.
È stato quindi concordato – spiega Zilli – d’individuare un percorso di messa in rete delle case di riposo dell’ambito Basso Isontino perché i cittadini residenti in quest’area abbiano tutti gli stessi diritti e le stesse opportunità».
Il percorso, in effetti, era già cominciato in passato, ma poi si era arenato.

Il Piccolo, 17 gennaio 2009 
 
Industria, sostegno dagli enti locali  
Confronto tra il sindaco e i sindacati in vista del Consiglio comunale
 
 
Comune e sindacati sono d’accordo sul fatto che vanno messe in campo strategie coerenti per salvaguardare la vocazione industriale del Monfalconese su cui si basa il reddito di oltre un terzo delle famiglie dell’area. È quanto emerso nell’incontro tra il sindaco Gianfranco Pizzolitto e i segretari provinciali di Cgil Paolo Liva, Cisl Umberto Brusciano e Uil Giacinto Menis, programmato in vista dei Consigli comunali sulla situazione economica che sono stati convocati per martedì e giovedì.
La crisi globale e le sue ripercussioni sui mercati rendono indispensabile, hanno concordato amministrazione locale e sindacati, che in questa fase di transizione si proceda nel senso della qualificazione delle produzioni e degli investimenti nei settori ad alta tecnologia e a forte tasso di innovazione, che rappresentano il fattore determinante ai fini della competitività del sistema. Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato però anche una forte presenza dell’ente locale nei confronti dei problemi sociali creati dall’aggravarsi della condizione dei lavoratori e dei pensionati, auspicando appunto «un positivo protagonismo del Comune di Monfalcone a favore di una stagione di concertazione sulle scelte strategiche del territorio nell’ambito del piano provinciale di sviluppo». Cgil, Cisl e Uil hanno comunque dimostrato attenzione e interesse nei confronti del piano d’iniziative che l’amministrazione comunale di Monfalcone sta portando avanti per sostenere lo sviluppo economico della città e affrontare le problematiche sociali dell’attuale fase. Si tratta in sostanza del piano di investimenti che, in linea con il programma politico – amministrativo, si stanno completando per adeguare le strutture cittadine.
«Il polo formativo e il distretto navale nell’ex albergo impiegati, il recupero delle Terme romane, la realizzazione della grande viabilità di accesso, lo sviluppo del porto – ha sottolineato il sindaco Pizzolitto – rappresentano opportunità di grande rilievo per la competitività e l’attrattività economica del nostro territorio». Dimostrata anche in questi ultimi mesi dalla decisione della francese Beneteau, leader mondiale nel settore della nautica da diporto, di insediare un suo stabilimento per la realizzazione di maxi-yacht lungo la sponda meridionale del canale Est Ovest del Lisert.

Messaggero Veneto, 17 gennaio 2009 
 
Investimenti contro la crisi  
Presentato un piano per adeguare le strutture cittadine 
STRATEGIE ECONOMICHE  
Incontro fra Pizzolitto e le organizzazioni sindacali: si è discusso di Terme, porto e viabilità di accesso. Doppio consiglio comunale
 
 
MONFALCONE. Ci sono attenzione e interesse da parte delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil per il piano d’iniziative che l’amministrazione comunale di Monfalcone sta portando avanti per sostenere lo sviluppo economico della città e affrontare le problematiche sociali dell’attuale fase di crisi. 
È quello che è emerso nell’incontro fra il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, e i segretari provinciali di Cgil, Paolo Liva, Cisl, Umberto Brusciano, e Uil, Giacinto Menis, nel corso del quale è stata fatta un’ampia disamina della realtà produttiva cittadina, anche in preparazione del consiglio comunale a tema, convocato per martedì e giovedì, alle 20.30, e dedicato appunto alla discussione dell’attuale situazione economica, produttiva, occupazionale e della crisi congiunturale. Il primo appuntamento servirà per fare il punto della situazione, non soltanto cittadina, ascoltando i soggetti interessati: sindacati, categorie economiche, istituzioni.
La seconda convocazione servirà per sviluppare il dibattito, da cui, quasi sicuramente, emergerà un documento contenente linee guida a cui l’amministrazione dovrà attenersi. Intanto l’incontro dei giorni scorsi è servito al sindaco per presentare il piano d’investimenti che si sta completando per adeguare le strutture cittadine. «Il polo formativo e il distretto navale nell’ex albergo impiegati, il recupero delle Terme, la realizzazione della grande viabilità di accesso, lo sviluppo del porto – ha sottolineato Pizzolitto – rappresentano opportunità di grande rilievo per la competitività e l’attrattività economica del nostro territorio».
In questo senso, il sindaco e i segretari delle organizzazioni sindacali convengono sull’esigenza di perseguire scelte coerenti con la salvaguardia della vocazione industriale del Monfalconese, su cui si basa il reddito di oltre un terzo delle famiglie. La crisi globale e le sue ripercussioni sui mercati rendono indispensabile che, in questa fase di transizione, si proceda nel senso della qualificazione delle produzioni e degli investimenti nei settori ad alta tecnologia e a forte tasso d’innovazione, che rappresentano il fattore determinante ai fini della competitività del sistema.
A loro volta le organizzazioni sindacali hanno sollecitato attenzione nei confronti dei problemi sociali, soprattutto in considerazione dell’aggravarsi delle condizioni di vita dei lavoratori e di alcune fasce deboli della popolazione, e hanno auspicato un positivo protagonismo del Comune di Monfalcone a favore di una stagione di concertazione sulle scelte strategiche del territorio, nell’ambito del piano provinciale di sviluppo. Si è parlato anche della proposta della giunta (proposta che era stata avanzata però anche dal consigliere del gruppo misto/Rosa bianca, Giuliano Antonaci) di promuovere una conferenza economica quale momento di coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali e imprenditoriali sulle politiche del territorio, in sintonia con gli obiettivi del Patto per lo sviluppo della provincia: si è così convenuto di costituire un gruppo di lavoro per affrontare gli aspetti preparatori di quest’appuntamento.

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