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Il Piccolo, 11 dicembre 2010 
 
Assegni Inps agli stranieri, il Comune dovrà pagare 
L’amministrazione aveva rigettato la domanda di un kosovaro. Sentenza destinata a fare giurisprudenza

di FRANCO FEMIA

I cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno e da tempo residenti sul territorio nazionale hanno diritto all’assegno per i nuclei familiari numerosi, che viene assegnato dall’Inps tramite il Comune in cui risiedono. Lo ha stabilito il Tribunale di Gorizia respingendo, lo scorso 7 dicembre, il ricorso presentato dall’Inps contro la sentenza emessa il primo ottobre scorso dal giudice del lavoro Barbara Gallo. Il ricorso si riferiva al caso di una famiglia kosovara residente a Monfalcone – composta da padre, madre e tre figli con un modesto reddito – che aveva presentato domanda al Comune per ottenere il contributo sociale che viene poi concesso dall’Inps.
Nella motivazione della decisione presa, in sede di appello, il giudice Nicola Russo ha ritenuto responsabile di discriminazione non soltanto il Comune di Monfalcone ma anche l’Inps in quanto, sebbene il beneficio venga concesso dai Comuni e solo successivamente erogato dall’Istituto di previdenza, quest’ultimo non è immune da responsabilità nel mancato riconoscimento del diritto spettante agli extracomunitari che legalmente risiedono da lungo tempo in Italia, in quanto ha emanato circolari e pareri volti a escludere illegittimamente gli immigrati dal contributo.
Il Tribunale di Gorizia, nel rigettare il reclamo, ha disposto che il Comune di Monfalcone e l’Inps, ciascuno in base alle proprie competenze, pongano fine al trattamento discriminatorio attivandosi per corrispondere alla famiglia l’assegno dovuto inclusi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.
«La sentenza del Tribunale di Gorizia – afferma il dottor Walter Citti dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che ha assistito nella causa la famiglia kosovara – è la prima in Italia e segna un precedente importante. È destinata cioè a fare giurisprudenza».
Il cittadino kosovaro aveva presentato domanda di accesso al beneficio Inps nel novembre dello scorso anno, ma ad aprile, su sollecito dello stesso Inps, il Comune di Monfalcone aveva respinto la richiesta giustificando la decisione con la mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria. Con il sostegno dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), lo straniero aveva quindi avviato un’azione giudiziaria anti-discriminatoria assistito dagli avvocati Tamara Amadio e Alberto Guariso, messi a disposizione dell’Associazione studi giuridici dell’immigrazione, che pure aveva presentato ricorso. L’Asgi si appella, dunque agli enti locali e all’Anci, di cui tra l’altro il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto è presidente regionale, affinchè cessi ogni discriminazione nei confronti degli stranieri titolari di un lungo permesso di soggiorno che chiedono l’assegno per i nuclei familairi numerosi.
 
L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI ACCOGLIE CON FAVORE LA SENTENZA 
Morsolin: «Ora la Regione riveda la legge»

«Il Comune di Monfalcone, già in occasione del primo pronunciamento del Tribunale a favore dello straniero, aveva deciso di non presentare ricorso. Non solo perchè l’ente locale era semplice erogatore di fondi regionali, dovendosi attenere alla normativa, ma anche perchè non riteniamo congrua la legge che stabilisce un tetto di residenza per gli stranieri al fine di poter beneficiare di contributi». L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ribadisce la sua posizione, all’indomani della sentenza definitiva pronunciata dal Tribunale, che ha rigettato il ricorso presentato dall’Inps che aveva negato l’assegno familiare integrativo a un kosovaro, padre di tre figli. L’assessore quindi sottolinea: «Accogliamo con favore la sentenza, poichè la normativa regionale, a nostro avviso, non garantisce equità, negando un diritto agli stranieri che si trovano in un grave stato di disagio economico. Del problema – aggiunge la Morsolin – abbiamo anche investito l’Anci, per capire come devono comportarsi i Comuni di fronte a questa legge alla quale non possono sottrarsi e che in regione ha registrato numerosi ricorsi risultati favorevoli ai cittadini proponenti. Ritengo che la conferma definitiva da parte del Tribunale rappresenti la rivincita del buonsenso e delle regole civili. Auspico, pertanto, che la Regione, di fronte a questi ricorsi, possa avere un ripensamento sulla normativa». La Morsolin conclude: «Per quanto riguarda invece la gestione dei fondi comunali in questo ambito, i nostri regolamenti tengono esclusivamente conto dell’indicatore di reddito e della situazione sociale del cittadino richiedente il contributo. Abbiamo assunto una linea precisa, basata sul criterio di necessità». (la.bo.)

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Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
Undici alloggi recuperati dai cittadini 
Piano-pilota in via Valentinis: tra 10 giorni il bando per partecipare

Sarà pubblicato entro una decina di giorni il bando per la partecipazione al progetto di autorecupero di 11 alloggi, ora di proprietà comunale, nella palazzina di via Valentinis 88. Il traguardo è stato raggiunto dall’assessorato alle Politiche sociali, dopo un percorso non facile, anche perchè pressochè inedito in Italia. A dire però se il progetto avrà colto nel segno in una città a forte tensione abitativa sarà ora proprio l’adesione al bando, che come requisito di fondo chiede soprattutto una forte motivazione.
I vincitori del bando dovranno costituirsi in cooperativa, acquistare l’immobile dal Comune (il cui valore non è comunque quello di “mercato”) e i materiali per la ristrutturazione, accordarsi sul progetto definitivo e poi lavorare tutti assieme, mettendo a disposizione un minimo monte ore settimanale per l’organizzazione del cantiere. «Il punto di forza sta appunto nel prezzo di vendita dell’immobile e quindi nella possibilità di accedere a un alloggio altrimenti irragiungibile – afferma l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin -, ma anche nell’affiancamento di un facilitatore e di personale tecnico qualificato. Il costo della manodopera poi non c’è». Per illustrare il progetto, curato dall’associazione Kallipolis e sostenuto dall’Ater, e chiarire i contenuti del bando arriva prima un convegno il 6 novembre, dalle 9.30, nella sala conferenza della Biblioteca comunale e poi uno sportello informativo, aperto dal 9 novembre in via Sant’Ambrogio 12 fino a dicembre inoltrato. Entrambe le iniziative, come l’attività di promozione, è stata resa possibile dal contributo concesso dalla Fondazione Carigo all’ente locale, come ricorda l’assessore Morsolin, che proprio con la Fondazione ha avviato anche un confronto sull’accesso al credito degli autorecuperatori.
Il progetto preliminare della ristrutturazione c’è già e prevede la creazione di tipologie di appartamenti in grado di soddisfare esigenze diversificate. «Sarà poi la cooperativa a decidere sul progetto definitivo, in base alle necessità dei partecipanti – spiega Dario Piatelli, dell’associazione Kallipolis, che ha al suo attivo esperienze di autocostruzione e autorecupero anche nell’ex Jugoslavia -. Il punto di forza sta comunque nel fatto che tutti lavorano per tutti, contribuendo a creare legami molto solidi». Proprio l’architetto Piatelli illustrerà nel convegno le esperienze di autocostruzione e autorecupero assistito finora realizzate in Italia, mentre la cooperativa Lybra farà un quadro della tensione abitativa nell’Isontino. L’associazione Kallipolis infine spiegherà come si accede al bando e dove trovare le informazioni. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
CASA. SPORTELLO AL PALAVENETO 
Autorecupero, parte martedì la campagna d’informazione

Si parlerà del progetto pilota di autorecupero assistito costruito dal Comune di Monfalcone, ma anche dei problemi più generali legati alla casa presenti nel territorio nel convegno di domani, dalle 9.30, nella sala conferenze della Biblioteca comunale di via Ceriani. All’appuntamento interverranno il sindaco e presidente dell’Anci regionale Gianfranco Pizzolitto, il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, il vicepresidente dell’Ater Sergio Pacor e un rappresentante della Fondazione Carigo, che ha deciso di sostenere la parte promozionale e informativa del progetto. La Cooperativa Lybra farà il punto sulle problematiche della tensione abitativa nella provincia, mentre l’associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, illustrerà il progetto nato a Monfalcone. Saranno fornite le spiegazioni su come si accede al bando, che sarà pubblicato lunedì, e dove trovare tutte le informazioni. Per agevolare la partecipazione dei cittadini il Comune, grazie al contributo della Fondazione Carigo, attiverà da martedì uno sportello al piano terra del palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio, già  sede dell’Urp. Lo sportello sarà attivo martedì e giovedì dalle 17 alle 19 e sabato dalle 10 alle 12 con orari quindi utili ad agevolare i lavoratori. Si potranno attingere informazioni inoltre anche dal sito internet dedicato www.autorecupero.altervista.org, mentre le richieste di chiarimenti potranno essere inoltrate anche via mail all’indirizzo autorecupero.monfalcone@hotmail.it.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
Parte il progetto dell’autorecupero 
L’intervento pilota in regione interesserà una palazzina Ater di via Valentinis

Attitudine al lavoro di gruppo, disponibilità di tempo libero da destinare al progetto, affidabilità, spiccata abilità manuali, una sana e robusta costituzione. Sono queste le doti che deve possedere chi ha intenzione di partecipare al progetto di autorecupero assistito di 10 alloggi nella palazzina di via Valentinis 88 promosso dal Comune di Monfalcone. Un progetto pilota in regione i cui requisiti possono essere comunque “trasferiti” a un parente o a un familiare. Non possono invece esserlo i criteri di base stabiliti dal bando che il Comune pubblicherà domani e rimarrà aperto fino al 30 gennaio 2011. Per aderire al progetto bisogna essere maggiorenni, cittadini dell’Unione europea o extracomunitari regolari e dotati di lavoro, dipendente o autonomo, ed essere residenti o lavorare a Monfalcone e nei comuni limitrofi. Non bisogna essere proprietari, anche parziali, di altri immobili nel territorio nazionale. Vietato pure essere stati sfrattati per morosità nell’arco degli ultimi cinque anni. L’Isee, invece, deve essere compreso tra 11.150 e 29mila euro, un range che potrebbe escludere singoli o famiglie in situazione di difficoltà. Saranno ammessi al bando quanti possiedono questi requisiti generali, mentre ad accertare quelli richiesti per la buona riuscita del progetto (dall’attitudine alla cooperazione alla capacità di non mancare all’impegno preso con gli altri autorecuperatori) sarà un colloquio. La priorità sarà data comunque ai nuclei familiari in lista d’attesa per l’assegnazione di alloggi o alle prese con uno sfratto esecutivo e poi a quelli residenti o un cui familiare lavori da almeno cinque anni in città o nei centri vicini. Inciderà anche la presenza di un familiare invalido. Gli autorecuperatori dovranno costituirsi in cooperativa per realizzare la ristrutturazione dei 10 alloggi, il cui costo è valutato dal Comune in mille euro a metro quadrato. Una cifra che comprende non solo l’acquisto dell’immobile, ma anche il recupero e le spese connesse all’intervento nella sua totalità. La cooperativa dovrà ottenere un finanziamento destinato sia all’acquisto sia al recupero, che l’ente locale stima sia completabile nell’arco di 12 mesi. Gli alloggi non potranno poi essere rimessi in vendita per 15 anni e nel momento in cui lo saranno il diritto di prelazione va all’Ater. In questo percorso la cooperativa non sarà sola, ma affiancata, dalla fase burocratica a quella di cantiere, da un soggetto individuato dal Comune. Come hanno dimostrato le foto e il filmato proiettato ieri dall’Associazione Kallipolis, che affianca l’assessorato alle Politiche sociali in questo percorso e ha un’esperienza ultradecennale alle spalle, nell’ex Jugoslavia e in Italia, l’obiettivo non è irragiungibile. Da martedì prossimo fino alla metà di gennaio sarà inoltre disponibile uno sportello informativo nel Palazzetto veneto di via Sant’Ambrogio. (la. bl.)

Emergenza casa, ferme all’Ater 400 richieste di alloggi popolari 
L’ente interverrà in città recuperando il patrimonio edilizio degradato

di LAURA BLASICH

L’Ater si impegnerà per fornire una risposta al forte bisogno di alloggi ad affitti accessibili sempre presente a Monfalcone. Lo farà, però, non realizzando nuove costruzioni, ma attraverso il recupero del proprio patrimonio edilizio, che in città conta una settantina di appartamenti sfitti. In vista c’è quindi un nuovo bando per l’assegnazione di alloggi Ater a Monfalcone. «Lo pubblicheremo il prossimo anno», ha annunciato ieri il vicepresidente dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale Sergio Pacor, intervendo al convegno “La casa fatta in casa” per il lancio del progetto di autorecupero promosso dall’assessorato alle Politiche sociali del Comune e sostenuto anche dall’Ater. L’emergenza casa a Monfalcone rimane una realtà di fatto, anche in base agli indicatori in possesso all’Ater. «Ho lasciato l’Ater cinque anni fa con 400 domande di alloggi inevase e il numero è rimasto invariato – ha detto Pacor -. La situazione è resa più difficile da una vera e propria emergenza sociale, resa evidente anche dalla crescente difficoltà che la stessa Ater ha a vedersi pagare regolarmente gli affitti». L’Ater avrà quindi “un occhio di riguardo per Monfalcone”, rimettendo in circolo il proprio patrimonio immobiliare. «Non abbiamo intenzione di effettuare interventi come quelli che negli anni ’60 stravolsero la realtà cittadina – ha spiegato -, ma di recuperare gli alloggi, attività già in corso, contribuendo così a limitare anche situazioni di degrado e di emarginazione». Nelle politiche per la casa, «diritto che deve essere certo e assicurato a tutti», andrebbe comunque coinvolta Fincantieri, «responsabile perlomeno in parte della situazione presente a Monfalcone», ha rilanciato ieri Pacor. Il progetto di autorecupero assistito, il primo del genere in regione, può comunque fornire una risposta complementare, e quindi importante, a quelle garantire dall’Ater e dai contributi taglia-affitti. Lo ha sottolineato ieri l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, che, con il sostegno del sindaco Gianfranco Pizzolitto, da due anni sta lavorando con caparbietà al progetto. «Con il quale non solo si crea un altro canale per l’accesso alla casa – ha osservato -, ma si riesce a recuperare del patrimonio edilizio pubblico senza consumare altre aree, costruendo invece un piccolo nucleo solidale che lavora per un obiettivo comune». Come ha spiegato ieri l’architetto Dario Piattelli, dell’Associazione Kallipolis, partner tecnico del Comune, gli autorecuperatori conoscono quale sarà il loro alloggio solo quando è stato realizzato l’80% dell’intervento. A dare la misura della tensione abitativa esistente a Monfalcone e nei centri limitrofi sono i dati dello Sportello Casa, gestito dalla cooperativa Lybra. «Gli utenti sono attorno ai 110 all’anno, come a Trieste», ha spiegato ieri Maria Stropkovicova. Fino al 31 ottobre gli utenti sono stati 71 e 41 i microprestiti erogati per consentire di pagare le tre mensilità anticipate di affitto richieste alla stipula del contratto di locazione. «Gli affitti rimangono molto alti – ha proseguito l’operatrice della cooperativa Lybra -. I prezzi medi oscillanno tra i 550 e i 700 euro per un bicamere con soggiorno e viaggiano attorno ai 450 euro per un appartamento con una sola camera e soggiorno. I nostri utenti riescono però a sostenere una spesa media attorno ai 450 euro per i primi e attorno ai 300 per i secondi. Sul mercato ce ne sono pochissimi e la ricerca di una casa a prezzi equi può durare anche un anno». Il tasso di sofferenza nel pagamento dei microprestiti è però inferiore al 10%. «Il prestito è in sostanza d’onore e chi lo contrae lo sa», ha concluso Maria Stropkovicova. Al convegno ieri sono intervenuti anche la vicesindaco Silvia Altran, l’assessore provinciale all’Ambiente Mara Cernic e per la Fondazione Carigo Franco Bratina, che ha confermato il supporto al progetto.

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
EMERGENZA CASA 
Aiuti taglia-affitti, -26% di domande 
Calo determinato dall’esclusione ai contributi degli extra comunitari

Anche quest’anno i contributi che il Comune di Monfalcone girerà ai cittadini alle prese con affitti troppo pesanti rispetto al proprio reddito saranno ridimensionati rispetto al tetto massimo possibile. Anche se, va detto, i finanziamenti ricevuti da Regione e Stato per rispondere al fabbisogno delle famiglie per il 2009 sono in rapporto un po’ più alti rispetto allo scorso anno. Un riconoscimento dell’emergenza abitativa sempre presente in città? Di certo c’è che anche quest’anno Monfalcone detiene il numero di richieste d’aiuto presentate e ammesse a contributo (oltre 130 in più rispetto a Gorizia). Anche nel 2010 l’amministrazione locale ha inoltre deciso di integrare il budget destinato ai contributi taglia-affitti con propri fondi per un totale di 91.851 euro, conquistandosi una fetta in più di trasferimenti rispetto a chi non l’ha fatto, come il Comune di Pordenone, ad esempio. I vincoli posti dalla Regione, che hanno di fatto escluso dalla corsa ai contributi gli stranieri extra comunitari, hanno prodotto comunque una sostanziale riduzione del numero delle richieste ammesse a finanziamento, passate dalle 470 del 2009 alle 344 di quest’anno. Il fabbisogno non è però diminuito di pari passo, perché, come rileva l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è aumentata l’incidenza media degli affitti sui redditi, colpiti anche in modo pesante dalla crisi. Così a fronte di 26,8% di domande in meno il fabbisogno complessivo calcolato dal Comune per fare fronte alle richieste delle famiglie è pure diminuito, ma del 23,7%.In rapporto gli stanziamenti arrivati dalla Regione e dallo Stato sono stati comunque superiori rispetto allo scorso anno, quando a fronte di una richiesta del Comune di 1 milione 83.170 euro (cifra al netto del cofinanziamento dell’ente locale di 120.352 euro) ne arrivarono in totale 702.183, il 35,2% in meno. Quest’anno a fronte di una domanda di 826.663 euro Regione e Stato ne hanno erogato in totale 596.141, pari al 27,9% in meno rispetto a quanto necessario per soddisfare appieno le esigenze dei residenti a Monfalcone. In particolare la Regione quest’anno ha di fatto aumentato la propria quota: 406.876 euro contro i 463.112 del 2009, quando però le domande ammesse a contributo erano appunto decisamente di più. «Adesso attendiamo il trasferimento per poi procedere all’erogazione dei contributi, penso tra questo mese e il prossimo», afferma l’assessore Morsolin, che rimane decisamente critica rispetto alla decisione della Regione di penalizzare i cittadini extracomunitari.

Il Piccolo, 12 ottobre 2010 
 
Il Comune vende 28 suoi alloggi 
A Panzano e ad Aris Si punta a incassare 1,6 milioni di euro

Il Comune di Monfalcone vende una trentina di alloggi popolari di proprietà per incassare risorse economiche da reimpiegare nella manutenzione del proprio patrimonio immobiliare. Giovedì, infatti, approderà in Consiglio comunale il piano di vendita relativo al 2010, oggetto di confronto oggi nella commissione competente.
Si tratta di 28 alloggi popolari che l’ente locale ha affidato in gestione all’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater), per i quali l’amministrazione comunale ha deciso l’alienazione in virtù del carente stato di manutenzione, ma anche delle manifestazioni di interesse da parte degli affittuari all’acquisto.
Sono 16 immobili situati a Panzano e 12 distribuiti in altre zone cittadine, in particolare in via Aris, nel rione Aris-San Polo. Per questo ”contingente” residenziale il Comune ha ipotizzato un incasso complessivo pari a 1 milione e 620mila euro, di cui 791mila euro per gli alloggi di Panzano e circa 829mila euro per gli altri immobili. Nell’ambito della messa in vendita degli alloggi, come ha spiegato l’assessore Massimo Schiavo, sarà tenuto conto del diritto di acquisto prioritario che potrà venire espresso dagli attuali inquilini interessati. Alienazioni a fronte di un’offerta vantaggiosa rispetto ai prezzi di mercato.
Non è il primo piano di vendita elaborato dall’ente locale che, attualmente, mantiene un consistente patrimonio immobiliare in città, stimato in circa 300 alloggi complessivi, di cui circa 200 concentrati a Panzano. Nello stesso rione sono stati alienati altri dieci appartamenti.
Si tratta di alloggi comunque ”datati”, soprattutto quelli di Panzano, dove le realizzazioni risalgono al periodo tra il 1908 e il 1927. È pertanto necessaria un’opera di costante manutenzione.
«La filosofia di fondo – ha osservato l’assessore Massimo Schiavo – è quella di mettere in vendita una quota del patrimonio comunale che risulta non essere più in condizioni di venire riaffittato. Le risorse economiche così recuperate, vengono riutilizzate per l’opera di manutenzione, valorizzando pertanto i nostri immobili».
Da qui, dunque, l’elaborazione di specifici piani, analizzando le condizioni degli alloggi e l’opportunità di procedere con la relativa alienazione.

Il Piccolo, 05 ottobre 2010

L’AMMINISTRAZIONE AVEVA RESPINTO LA RICHIESTA 
Comune condannato a pagare gli assegni Inps a un kosovaro
 

L’assegno Inps per le famiglie numerose dovrà essere corrisposto anche ai genitori stranieri titolari di un permesso di soggiorno di lunga durata. Il giudice del lavoro di Gorizia ha accolto il ricorso presentato da un cittadino kosovaro, padre di tre figli e con una situazione reddituale Isee modesta, a cui il Comune di Monfalcone e l’Istituto nazionale di previdenza sociale avavano negato l’aiuto economico.
Si tratta di una sentenza che apre una nuova strada e che è destinata a fare giurisprudenza. Il cittadino kosovaro aveva presentato domanda d’accesso al beneficio Inps nel novembre dello scorso anno, ma ad aprile, su sollecito dell’Inps, il Comune aveva respinto la richiesta giustificando la decisione con la mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria.
Con il sostegno dell’Asgi-Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, l’uomo aveva quindi avviato un’azione giudiziaria anti-discriminatoria. «L’11 agosto – ricorda l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – l’amministrazione comunale aveva riconosciuto che la famiglia aveva diritto all’assegno, ma che l’erogazione non dipendeva da noi».
La delibera non sembra però essere stata sufficiente a evitare la condanna. Venerdì il tribunale di Gorizia ha ritenuto illegittima la disparità di trattamento tra cittadini italiani e comunitari da un lato e cittadini di Paesi terzi titolari di un permesso di soggiorno per lungo periodo dall’altra. In base al principio di parità di trattamento in materia di benefici di assistenza sociale, il giudice del lavoro ha quindi ordinato al Comune di Monfalcone e all’Inps di porre fine al trattamento discriminatorio e di corrispondere all’uomo l’assegno per l’anno 2009 (inclusi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria). L’amministrazione comunale e l’Istituto nazionale di previdenza sociale sono stati, inoltre, condannati al pagamento delle spese legali.
Nell’esprimere apprezzamento per l’ordinanza del Tribunale di Gorizia, l’Asgi confida ora che la sentenza possa indurre il ministero del Lavoro e la stessa l’Inps a non applicare più il requisito della cittadinanza agli stranieri di Paesi terzi protetti dal diritto comunitario. (s.b.)

Il Piccolo, 01 settembre 2010
 
CAUSA PILOTA. L’ASGI: «VIVE IN CITTÀ DA 11 ANNI E MERITA GLI STESSI DIRITTI» 
Gli negano il bonus per il terzo figlio Kosovaro denuncia Comune e Inps

di GIOVANNI TOMASIN

Vive in Italia da più di dieci anni, il suo terzo figlio è nato a Gorizia, eppure il Comune gli nega il bonus da mille euro per il terzo figlio. Protagonista della vicenda è un cittadino kosovaro residente a Monfalcone, che per ottenere il contributo ha avviato una causa contro Inps e Comune, rispettivamente ente pagante ed ente erogatore del bonus, secondo quanto stabilito dalla legge.
A occuparsene è l’avvocato milanese Alberto Guariso, membro dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. L’Asgi è infatti promotrice della causa assieme all’interessato. Guariso era ieri a Gorizia per la prima udienza del processo: «Si tratta a tutti gli effetti di una causa pilota – spiega l’avvocato -: ciò che il giudice deciderà in questo caso farà da guida ai tanti casi analoghi che si stanno verificando in Italia». La legge sul bonus per il terzo figlio, risalente al 1998, stabilisce che il beneficio sia riservato soltanto ai cittadini italiani, e per questo motivo il bonus è stato negato al cittadino kosovaro: «Ma quella norma è ormai sorpassata da una direttiva comunitaria – spiega l’avvocato -. Bruxelles ha stabilito che gli immigrati di lunga residenza debbano avere gli stessi diritti dei cittadini. Il mio cliente, nella fattispecie, è detentore di carta di soggiorno, e vive stabilmente in Italia dal 1999. Lavora qui addirittura dal 1996».
La famiglia kosovara, insomma, possiede tutti i requisiti per essere considerata ”di lunga residenza”, e quindi meritevole del bonus: «Se vogliamo è una piccola controversia – dice Guariso -, ma è esemplificativa della differenza di trattamento generalizzata che viene applicata a italiani e stranieri». Il divario è provocato dalla confusione delle norme italiane in materia di immigrazione, che spesso creano casi paradossali come quello del kosovaro: «I suoi primi due figli hanno lasciato il Kosovo giovanissimi – dice l’avvocato -, e la terza è addirittura nata in Italia. Si sentono italiani a tutto tondo, eppure per lo Stato sono cittadini stranieri e non meritano gli stessi diritti degli italiani».
Secondo Guariso è prematuro parlare degli esiti della causa: «Il giudice ha rinviato al 30 settembre – spiega l’avvocato -, ma ha preso seriamente in considerazione le nostre osservazioni. Se la causa dovesse andare come speriamo, costituirebbe un precedente prezioso».

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