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Il Piccolo, 13 agosto 2010

CHIUSURA ANTICIPATA DEL CONTRATTO CHE VINCOLAVA L’ENTE CON LE BANCHE FINO AL 2036 
Derivati, il Comune fuori dalla trappola 
Nessun onere o perdite per l’ente, cade la causa intentata nei confronti degli istituti di credito

di LAURA BORSANI

Il Comune di Monfalcone ha chiuso la partita dei derivati Uscendo definitivamente dalla ”trappola” che lo vincolava fino al 2036. Il contratto stipulato nel 2003 con le banche è stato sciolto attraverso l’estinzione dello strumento finanziario senza perdite od oneri a carico dell’ente locale. Il controvalore maturato ad oggi grazie ai tassi favorevoli, sarà rimborsato in tranche graduali. Non solo. L’estinzione anticipata del derivato sblocca parte dei 750mila euro accantonati dall’amministrazione comunale a titolo prudenziale. Un ”tesoretto” da poter dirottare, dunque, a favore della comunità.
L’azzeramento del derivato è frutto di uno specifico accordo raggiunto l’altro ieri tra il Comune, con l’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno che ha seguito passo a passo la spinosa vicenda, e gli istituti bancari del Gruppo Intesa San Paolo, la Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia Spa, tesoriere e consulente finanziario (advisor) dell’ente locale, e la Biis Spa, con le quali era stato sottoscritto e successivamente rinegoziato lo strumento finanziario.
Proprio nei confronti dei due istituti di credito la giunta comunale, lo scorso luglio, aveva deciso di avviare un’azione legale volendo tutelare l’ente dal rischio di eventuali perdite future, con i soldi pubblici, pur essendo stato finora favorito attraverso i flussi di cassa scambiati ogni 6 mesi, tanto da guadagnare al 31 dicembre dello scorso anno 368mila euro. Una mossa decisa anche in virtù dei richiami della Corte dei conti, in relazione ad eventuali danni erariali. La giunta comunale, infatti, aveva così deliberato: «Si ritiene di avviare un’azione legale a tutela delle ragioni del Comune, volta a far valere la responsabilità precontrattuale e/o contrattuale degli istituti in questione nei nostri confronti, chiedendo il risarcimento del danno e la risoluzione del contratto in corso».
ACCORDO. Vertenza giudiziaria superata, con reciproca soddisfazione delle parti. L’accordo tra l’ente locale e gli istituti bancari è stato sancito l’altro giorno stabilendo l’estinzione anticipata del derivato. «Il controvalore – viene spiegato quindi in una nota congiunta – verrà rimborsato secondo un piano di pagamento graduale, senza perdite od oneri per il Comune di Monfalcone». L’accordo raggiunto è frutto anche delle «favorevoli condizioni di mercato».
LA CAUSA. Alla luce dell’estinzione anticipata del derivato, viene di fatto meno l’azione legale, visto l’accordo raggiunto che, proprio perchè senza oneri nè perdite per l’ente locale, fa cadere i presupposti per procedere.
TRIVIGNO. Evidenti il sollievo e l’orgoglio manifestati dall’assessore alle Finanze, Gianluca Trivigno, all’indomani dell’intesa concordata con le banche. «Non posso che esprimere grande soddisfazione – ha osservato – per aver raggiunto un importante obiettivo per la città, secondo il mandato indicato in maniera trasversale dal Consiglio comunale. A tale proposito, ringrazio quanti hanno lavorato in squadra in questi giorni frenetici, e ringrazio il Consiglio comunale per il bel dibattito sviluppatosi nell’ultima seduta su questo argomento, nonchè gli istituti coinvolti per la disponibilità dimostrata». L’assessore Trivigno ha definito l’estinzione del derivato «il più grande risultato portato a casa per la nostra comunità. Ora non abbiamo più il fiato sul collo su eventuali rischi futuri del derivato, a tutto vantaggio per l’ente locale, ma soprattutto per i cittadini. È il migliore regalo che consegnamo ai monfalconesi, dopo un arduo e duro lavoro messo in campo. Per quanto mi riguarda – ha concluso l’assessore -, questa risoluzione rappresenta la mia migliore soddisfazione amministrativa, dopo quella sperimentata in occasione delle iniziative legate al centenario del cantiere navale, quando ricoprivo l’incarico di assessore alla Cultura».

VALORE DECISO DAL MERCATO 
Strumento ad alto rischio

Un strumento derivato, in finanza, è considerato ogni contratto o titolo il cui prezzo è basato sul valore di mercato di altri beni (azioni, indici, valute, tassi eccetera). I derivati hanno raggiunto solo di recente una enorme diffusione enorme nel mondo grazie alla globalizzazione dei mercati e alla contestuale introduzione dei computer per il calcolo dei prezzi in relazione, talvolta complessa, tra loro. Esistono diversi derivati strutturati per ogni esigenza e basati su qualsiasi variabile, perfino la quantità di neve caduta in una determinata zona. Gli utilizzi principali sono però l’arbitraggio, la speculazione e la copertura (detta hedging). Quest’ultima è stata quella utilizzata dal Comune di Monfalcone, non avendo finalità di tipo speculativo. Le variabili alla base dei titoli derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura; possono essere cioè un’azione, un’obbligazione, un indice, una commodity come il petrolio o anche un altro derivato. I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati, ma soprattutto all’over the counter, mercati alternativi alle borse vere e proprie creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite reti telefoniche. Tali mercati, di solito, non sono regolamentati.

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Messaggero Veneto, 17 gennaio 2010
 
Monfalcone: attivato il servizio on line per accedere agli atti pubblici del Comune

MONFALCONE. Importante novità all’insegna dell’innovazione e della trasparenza al Comune di Monfalcone con l’attivazione dell’Albo pretorio on line, che permette a tutti i cittadini di accedere agli atti pubblici direttamente dal portale dell’amministrazione comunale dal sito www.comune.monfalcone.go.it. In questo modo l’ente si colloca fra quelli più avanzati, attuando quanto stabilito da una recente disposizione di legge, nella modernizzazione dell’azione amministrativa mediante il ricorso agli strumenti ed alla comunicazione informatica.
«Il nuovo sistema – ha rilevato il sindaco Gianfranco Pizzolitto – non solamente rende direttamente accessibili i documenti con l’utilizzo del computer, ma consente anche uno scambio d’informazioni, una vera e propria interazione tra gli uffici interni ed esterni, riducendo notevolmente i passaggi e le procedure burocratiche».
In pratica, cliccando su un apposito link posto nella sezione denominata “Albo pretorio” del sito del Comune, si potrà accedere non solamente alle deliberazioni, ma anche a tutti gli avvisi ufficiali dei diversi enti che una volta pubblicati all’albo del Comune si intendono conosciuti e possono, pertanto, dar seguito ai loro effetti giuridici, ovvero possono essere impiegati in base ai termini di pubblicazione. In questo modo aumentano le garanzie sia per i cittadini, sia per i soggetti collettivi, di poter essere edotti e informati sulle decisioni che riguardano la nostra comunità.

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
LO SCONTRO. LA PROTESTA È APPRODATA IERI IN MUNICIPIO. L’ASSESSORE ALTRAN: NON POSSIAMO FARCI NULLA 
Sfrattati 300 nuotatori, arrivano i carabinieri 
Tensione alla piscina comunale. Il gestore ha impedito l’accesso degli atleti. I genitori: «Fatto scioccante per i bambini»
 

di TIZIANA CARPINELLI

Venti campioncini all’asciutto, costretti a restarsene fuori vasca per lo strappo tra il proprio gruppo sportivo e il gestore della Piscina comunale. Sono rimasti bloccati fuori dall’ingresso, ancora con la sacca di tela blu in mano, gli atleti della categoria esordienti (età 8 anni) che giovedì e ieri alle 15.30 si sono presentati al polo natatorio di via Capitello del Cristo. Stessa sorte è toccata, due ore dopo, alla categoria Assoluti (13 anni). Risultato: intervento dei carabinieri, genitori inviperiti e allenatori sul piede di guerra. Le gare infatti incombono e saltare un allenamento equivale a compromettere la stagione. Scoppia il caso ”Rari Nantes Adria” a Monfalcone, la società di nuoto che raduna 300 atleti in città, sfrattata per il mancato versamento della quota per l’utilizzo delle corsie richiesta dalla General service di Roberto Abram, società cui l’amministrazione ha affidato, con una convezione pluriennale, la gestione della struttura.
Ieri alle 10.30, con un vero e proprio blitz in municipio, una rappresentanza di genitori – che versano alla società agonistica la retta annuale di 520 euro, a loro dire una delle più care in Regione – si è presentata in piazza della Repubblica per protestare e chiedere al sindaco Gianfranco Pizzolitto, assente per un impegno a Gorizia, di ricomporre la grave frattura venutasi a creare. Il gestore della piscina, dal suo canto, ha riferito di essersi attenuto al regolamento e di aver sollecitato in questi mesi i pagamenti alla società, senza tuttavia ricevere risposta in tal senso: per questo ha negato al sodalizio l’accesso alla struttura, applicando ancora una volta le disposizioni. Gli attriti con la Rari Nantes Adria, comunque, non sono cosa nuova, anzi si trascinano da tempo e della situazione l’ente locale è informato.
Ma ai genitori, rimasti anche ieri alla porta, le ragioni ”politiche” importano poco. «Mio figlio di 13 anni non ha potuto allenarsi – ha spiegato una mamma, Nicoletta De Laszo –: nonostante risulti in regola coi versamenti non ha potuto accedere alla piscina, che è una struttura pubblica, costruita coi soldi dei contribuenti». «La retta è molto onerosa – ha riferito un’altra mamma, Federica Dal Canto -: vedersi sbattere fuori il proprio bambino, davanti a tutti, è stato uno choc. A noi non importano gli screzi di gestore e società: noi vogliamo che i nostri ragazzi, dei veri campioni, continuino a nuotare qui. Il resto si risolverà in un secondo tempo: ora è importante che tornino in vasca». «Mio figlio – racconta un padre, Giuseppe Milano – ieri sera mi ha detto: ”Papà, io so solo nuotare, dove andrò?”. Putroppo si sono create delle ripicche che finiscono per incidere su chi non c’entra nulla, ovvero i piccoli. Anche a Natale abbiamo patito sacrifici enormi, poiché nonostante la piscina fosse aperta agli atleti non è stato possibile scendere in vasca e le famiglie hanno dovuto portare i ragazzi a Gorizia».
Un nonno ha addirittura minacciato di chiamare i carabinieri. E la minaccia si è concretizzata ieri pomeriggio, quando qualcuno, vedendo per la seconda volta negata la vasca al figlio (è stato possibile solo l’ingresso da privato, dopo le 18, pagando l’entrata, ndr), ha telefonato ai militari della Compagnia di Monfalcone, intervenuti sul posto. I carabinieri hanno ascoltato i genitori e la direzione, avviando le indagini del caso. Sul posto anche il consigliere Udc Giuliano Antonaci, che già al mattino, assieme al vicesindaco Silvia Altran, aveva ascoltato le istanze dei genitori. «È da oltre un anno che dico che, con la piscina, non si può andare avanti così – ha tuonato Antonaci – ho presentato un esposto alla Procura della Repubblica e so che anche la Corte dei conti è informata, non dico altro perchè sono stato sentito come persona informata sui fatti». «Nei rapporti tra il gestore e la società non possiamo entrare – così l’assessore allo Sport Altran -, ma senz’altro io e il sindaco ci porremo come intermediari per fare in modo che la vertenza venga affrontata e le due parti trovino un punto di accordo».

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
LO SCONTRO. STORIA 
Da mini-vasca a centro wellness
 
 
La piscina comunale di Monfalcone è sorta al confine con Staranzano nel lontano 1986. Da allora, l’impianto è molto cambiato, diventando col tempo un vero Polo natatorio, dotato di due piscine, una coperta e una scoperta, e recentemente pure di un’ala dedicata alla riabilitazione di sportivi e non, con centro benessere. In media attrae 400 utenti al giorno, utenti che non gravitano solo attorno al Monfalconese ma provengono anche da Duino, comune sprovvisto di tali strutture. Ma, soprattutto, la Piscina comunale è una fucina di ottimi sportivi. È il caso di Davide Peric, campione nei 200 stile libero, uno degli atleti più in vista della ”scuderia” Comunale.
Ieri mattina Peric, allenatore a Monfalcone dei bambini, è sceso in campo dalla parte dei genitori: «Mi è dispiaciuto per i più piccoli – ha commentato in municipio -: io li alleno e devo dire che si è formato un bel gruppetto. Sono giunto in piscina e ho saputo che l’accesso era stato negato: rammarica vedere che, ad andarci di mezzo, sono i bambini. Credo sia giusto che continuino ad allenarsi». La fatica, del resto, non è poca. E anche a proposito di Peric i genitori non hanno mancato di fare le loro osservazioni: «Alla Bianchi di Trieste, uno come lui lo farebbero allenare gratis…E invece paga, come noi, 520 euro: è una vergogna. Anche a Gorizia ci hanno fatto nuotare gratuitamente, sapendo della nostra difficoltà». (t.c.)

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
LO SCONTRO. IL SODALIZIO È CHIAMATO A PAGARE 35MILA EURO 
Abram: «Applico il regolamento»

«Non ho fatto altro che applicare il regolamento comunale sull’utilizzo degli impianto, il quale prevede che le società versino un canone per l’impiego delle corsie. Tutte le altre realtà pagano, non vedo perchè la Rari Nantes Adria non debba fare altrettanto». Questa la versione dei fatti di Roberto Abram, titolare della General Service, la società che gestisce la piscina comunale. «Ieri – ha proseguito – ho precluso l’ingresso alla società perchè da luglio non versa quanto dovuto: il provvedimento, in linea con quanto previsto dalla convenzione, è stato preso dopo diversi solleciti e tentativi di mediazione. Non voglio passare per l’orco cattivo della situazione, perchè non rispecchia il mio spirito negare agli sportivi l’accesso alle strutture: i genitori dovrebbero chiedere alla società il perchè di questa situazione, io mi limito ad applicare le regole».
Neppure sulla cifra da versare c’è accordo: i genitori hanno parlato di 35mila euro, Abram di una somma che si aggirerebbe sui 10mila. Una cosa è certa, quanto accaduto è solo il risultato di rapporti pregressi particolarmente tesi, legati anche ai cambi avvenuti ai vertici della società. Come riferito dall’ex assessore Michele Luise, a dare anima alla Rari Nantes Adria è stato Abram, un tempo nel direttivo, dunque anche sponsor del gruppo, e oggi invece fuori dal team. «La piscina ha bisogno di una società prestigiosa e viceversa: su questo si dovrebbe riflettere», così l’ex assessore allo Sport Luise. Volutamente assente alle proteste di ieri il presidente della Rari Nantes Adria Fabio Pangas ha spiegato: «È complesso dire come si sia arrivati fin qui: il punto saliente è che a inizio stagione la società si è ritrovata a pagare una somma di 35mila euro, pari a oltre metà del nostro bilancio di 50mila euro. Per le nostre finanze, versare tale somma è impossibile. Fino allo scorso anno, per un accordo pregresso, la società non pagava l’utilizzo delle corsie. Cambiando l’intesa ci siamo trovati in difficoltà. Il precedente assessore allo Sport si era impegnato a trovare un dilazionamento per arrivare al termine della stagione, ma con la sua dipartita è saltato tutto. Il gestore avrà anche le sue ragioni, non dico altro visto che abbiamo un incontro mercoledì. Ai genitori avevo chiesto di stare calmi: loro hanno optato per un’altra via. Ora mi preme solo di arrivare al termine della stagione». (ti.ca.)

Il Piccolo, 10 gennaio 2010
 
IL CASO DELLA SOCIETÀ DI NUOTO ESCLUSA DALLA PISCINA 
Abram non cede, l’Adria resta fuori 
Il gestore: la società non rispetta gli accordi. Atleti costretti ad allenarsi a Gorizia

di LAURA BORSANI

«Sono il primo a voler risolvere presto la situazione. I ragazzi della Rari Nantes Adria, in veste di vice e di presidente per lungo tempo, li ho visti crescere. Per anni ho sostenuto la loro attività nell’impianto senza oneri. Ma ho precisi doveri da rispettare. E di fronte all’assunzione di un impegno da parte della società di nuoto, c’è da attendersi la conseguente assunzione delle responsabilità». Roberto Abram, gestore della piscina comunale attraverso la General Service, ha ribadito anche ieri di essersi attenuto al regolamento, in ordine al mancato utilizzo delle vasche da parte dei ragazzi. Chiama in causa esigenze di carattere gestionale, non trattandosi, dice, di una questione di rapporti personali: «Sono dispiaciuto per quanto è accaduto, ma tutto è dovuto al fatto che i dirigenti della società di nuoto non hanno provveduto a informare adeguatamente i propri iscritti di come stavano le cose. Non solo. I 520 euro all’anno richiesti alle famiglie non li incassa la General Service, ma la società».
Ieri intanto sono andati a Gorizia una parte degli atleti della Rari Nantes Adria Monfalcone, per allenarsi. Lo ha confermato il presidente pro tempore della società di nuoto, Fabio Pangos: «Una parte dei nostri atleti oggi (ieri, ndr) è stata ospitata nella piscina comunale gestita dalla Gorizia Nuoto, che peraltro ringrazio per la disponibilità. Era già accaduto a Natale, quando l’impianto di Monfalcone era chiuso per le festività. I ragazzi hanno utilizzato la struttura goriziana anche ieri e l’altro ieri. Altri nostri atleti si sono invece allenati in città, durante il nuoto libero». Ma Pangos confida in una risoluzione a breve della questione.
Una fase di attesa, dunque, dopo che a un gruppo di piccoli campioncini l’altro ieri è stato negato l’uso delle vasche in virtù del mancato versamento della quota per l’utilizzo delle corsie richiesta dalla General Service, società alla quale l’amministrazione comunale, proprietaria dell’impianto natatorio, attraverso una convenzione pluriennale, ha affidato la gestione. Si parla di 35mila euro l’anno, stimati dall’ente gestore. L’attenzione ora si concentra sugli aspetti contingenti. Il neo assessore allo Sport, Silvia Altran, ha promosso un incontro mercoledì pomeriggio, alle 15.30, in municipio: «Ho invitato l’ente gestore e il direttivo della società sportiva in Comune al fine di poter raggiungere una congrua soluzione. L’obiettivo di fondo resta quello di permettere ai ragazzi di condurre in tranquillità l’annata sportiva. Ritengo che una conciliazione sia possibile, nell’interesse dei ragazzi e delle loro famiglie».
Un auspicio ribadito anche dal presidente Pangos: «Entro lunedì (domani, ndr) daremo comunque una risposta ai ragazzi e alle famiglie. È un impegno che abbiamo assunto nei confronti dei nostri atleti. I ragazzi devono poter riprendere regolarmente a frequentare l’impianto natatorio cittadino. Sono ottimista, credo che una soluzione positiva sarà assunta. L’ente gestore ha dimostrato apertura al confronto».
Il presidente del Coni, Giorgio Brandolin, da parte sua, ha evidenziato: «Devo dare atto a General Service che garantisce una gestione tra le più economiche in regione. È sempre stata disponibile per ogni tipo di attività, sportiva e promozionale del Coni. Nel 2000, poco prima delle Olimpiadi, nell’impianto monfalconese si erano svolti i campionati italiani assoluti di nuoto, ospitati nella piscina esterna appena inaugurata e realizzata di fatto a carico della General Service. Un evento unico per Monfalcone». Brandolin ha aggiunto: «Siamo di fronte a un progetto di finanza pilota, dove il privato ha investito in termini consistenti. Ha realizzato non solo la piscina scoperta da 50 metri, ma anche il reparto ”Acqua amica”, inaugurato 2 anni fa. Interventi sostenuti in proprio e con un contributo regionale. Opere autofinanziate su suolo pubblico che restano in capo all’ente locale. Per questo – ha concluso – il Comune, e mi riferisco al sindaco Pizzolitto, deve prendere una posizione chiara».
 
Accuse-boomerang Antonaci querelato

Il legale della General Service, l’avvocato Riccardo Cattarini, ha fatto presente ieri che, «per alcune dichiarazioni fatte dal consigliere Antonaci sulla stampa, ho sporto da tempo querela. Vi sono due indagini pendenti alla Procura della Repubblica di Gorizia». Sempre ieri il consigliere comunale dell’Unione di Centro, Giuliano Antonaci, ha spiegato: «È da 4 anni che sollecito l’amministrazione a prendere di petto la situazione della piscina comunale, in modo da dare ai ragazzi della scuola dell’obbligo la possibilità di frequentare l’impianto a prezzo agevolato. In sede di approvazione del bilancio comunale 2008, posi come condizione al mio voto favorevole l’accoglimento della mia proposta. Condizione accordata dal sindaco Pizzolitto, ma alla quale ad oggi non è seguito alcun atto conseguente. Ritengo corretto che una struttura comunale, come tale, debba svolgere in primis una funzione pubblica. Per quanto riguarda il gestore, non ho nulla da obiettare: fa i suoi interessi. È l’amministrazione comunale, il sindaco o chi ne ha delega, a dover dare risposte precise. Per questo – continua – chiedo formalmente che venga disdetta la convenzione con la società, circostanza contemplata in caso di interesse pubblico, procedendo ad una gara di appalto per la gestione». Antonaci precisa: «Non avendo mai ricevuto riscontro alle mie ripetute sollecitazioni, circa un anno fa ho fatto una segnalazione alla Procura e alla Corte dei conti regionale al fine di valutare la conformità della convenzione stabilita dall’amministrazione».

Il Piccolo, 12 gennaio 2010
 
CASO PISCINA: CONTINUANO I SACRIFICI PER I GENITORI DEGLI ATLETI 
Rari Nantes a Lignano per gli allenamenti

«Siamo come degli esuli, praticamente costretti a elemosinare ospitalità agli altri impianti della Regione». Le tribolazioni, per i genitori dei giovani atleti della società sportiva Rari Nantes Adria Monfalcone, ”sfrattata” giovedì dalle corsie della Piscina comunale di via Capitello del Cristo per il mancato pagamento delle corsie, non finiscono.
In attesa della riunione convocata domani alle 15.30 in municipio, anche ieri pomeriggio si sono visti costretti a far allenare i propri figli in un polo natatorio diverso da quello in cui si cimentavano solo una settimana fa. Nella fattispecie, i campioni della categoria Esordienti A2 sono finiti alla Piscina olimpionica di Lignano, perdendo in pratica due ore del loro tempo solo per approdare alla struttura.
«Devo dire che molti gestori, da Gorizia a Trieste, si sono gentilmente offerti di accoglierci – spiega Federica Dal Canto, portavoce delle famiglie -: ma i sacrifici, specialmente per i più piccoli che devono fare i compiti e studiare, sono notevoli. Se, infatti, i grandi si arrangiano in un modo o nell’altro, per i bimbi la situazione è più delicata: hanno appena iniziato a gareggiare e il rischio concreto è che i loro genitori, vista la criticità, invochino la restituzione della quota associativa, ritirandoli delle corsie. È vero, infatti, che questi campioncini fanno agonismo, ma è altresì notorio che non vi sono degli sponsor a supporto dell’attività. Il pulmino per assicurare il trasporto ad altre piscine ospita solo 9 posti e non tutti, dunque, possono trovare un passaggio. Insomma, non siamo affatto messi bene».
I gestori della piscina di Gorizia hanno garantito la disponibilità di quegli spazi: «Sì – conferma – però il polo è più piccolo rispetto a quello di Monfalcone e potranno assicurare la copertura sufficiente solo a maggio, quando anche la piscina esterna verrà riaperta».
«L’auspicio – aggiunge Dal Canto – è che dalla riunione di mercoledì emerga una soluzione, altrimenti davvero non sapremo che pesci pigliare. La società confida che si possa trovare un accordo ed è quello che speriamo anche noi genitori».
Le gare, inutile dirlo, incombono: oggi e domani, alla Bianchi di Trieste, si tengono infatti le competizioni interegionali che coinvolgono gli atleti di 13 e 14 anni. «Vedremo – conclude – se la situazione di disagio ha compromesso i risultati fin qui raggiunti: sarebbe un vero peccato». (t.c.)

Il Piccolo, 13 gennaio 2010
 
Adria-Gs, il match si sposta in Municipio  
Nessun accordo tra società e gestore della piscina. Prima grana per il neoassessore Altran
 
 
Per le famiglie degli atleti della Rari Nantes Adria, le tariffe per l’utilizzo della piscina di Bistrigna sono eccessive, raggiungendo la quota di 520 euro l’anno. Per il gestore dell’impianto, Roberto Abram, titolare della General Service, «le tariffe applicate a Monfalcone sono più basse di quelle di molte altre città della regione». Se esiste un margine di manovra a disposizione dell’assessore allo Sport e vicesindaco Silvia Altran per ricomporre lo strappo tra l’ente gestore e i genitori dei nuotatori che frequentavano la piscina, sta tutto in una nuova tariffa che possa soddisfare entrambe le parti. Altre soluzioni al momento sembrano impraticabili. Davvero brutta, comunque, la gatta da pelare per il vicesindaco, visto che le speranze di ”un avvicinamento tra le parti” che Silvia Altran aveva manifestato nei giorni scorsi in vista dell’incontro di oggi alle 15.30 con società e gestore sembrano cadute. Insomma, per saggiare le capacità di mediazione del neoassessore allo Sport, subentrato al dimissionario Michele Luise da meno di due mesi, questo sarà un primo banco di prova importante.
Nel frattempo tra General Service e Adria Nuoto è sempre muro contro muro. Roberto Abram non intende recedere dall’applicazione del regolamento che impone il pagamento di una tariffa alla società. Questa, dal canto suo, ritiene eccessive le richieste e ha continuato in questi giorni a utilizzare, per i suoi atleti, altri impianti regionali, come Gorizia e Lignano. Ma si tratta di una condizione difficilmente sostenibile ancora per molto.
Tutti aspettano quindi l’esito dell’incontro odierno. La società, per bocca del presidente Fabio Pangos, spera in una soluzione mediata. «Non esistono solo il bianco e il nero, ci sono anche molte sfumature di grigio», ha detto ieri assai preoccupato ma anche fiducioso. Roberto Abram ha ribadito di voler rispettare il regolamento. «Ho fatto nascere io questa società – ha detto – e ho visto quei ragazzi crescere. Figuriamoci se voglio impedire loro di fare sport. Ma i genitori devono capire che non possono avere un trattamento privilegiato. Le tariffe si pagano dappertutto, a Trieste, come a Gorizia o a Lignano. Ritengo che non sia corretto pretendere che tutti i costi ricadano su chi, come me, ha messo su da solo un impianto natatorio di questo livello che, tra l’altro, dal 2019, a scadenza della convenzione, sarà a completa disposizione della città». (f.m.)

Il Piccolo, 14 gennaio 2010
 
Debito dimezzato, tariffe ridotte Ora l’Adria può tornare in piscina  
Firmato un accordo tra la società sportiva e la General Services
 
 
di TIZIANA CARPINELLI

L’attesa fumata bianca, alla fine, è arrivata: i sessanta giovani nuotatori della Rari Nantes Adria, rimasti per una settimana a bordo piscina, potranno tornare ad allenarsi nella loro vasca.
È stato messo per iscritto – e quindi ufficialmente siglato ieri pomeriggio in Comune – l’accordo di ”pace” tra il gestore del polo natatorio comunale Roberto Abram e la società Rari Nantes Adria Monfalcone, entrambi al centro di uno scontro sfociato, nei giorni scorsi, nello ”sfratto” degli atleti dall’impianto di via Capitello del Cristo.
All’origine degli attriti il mancato versamento, da parte del gruppo sportivo, di una somma di denaro più volte sollecitata e mai ottenuta dalla General Services, l’ente gestore, per l’uso delle corsie, secondo quanto regolarmente stabilito dalla convezione comunale.
Il risultato positivo, incassato dall’assessore allo Sport e vicesindaco Silvia Altran – mai come ieri costretta nella difficile arte della mediazione a ricomporre la frattura – può ritenersi più che soddisfacente per tutte le parti.
Tre le voci più importanti dell’intesa: la riduzione del debito pregresso accumulato dalla società sportiva, il prezzo ”politico” (8 anzichè 11 euro all’ora) per l’uso delle corsie di nuoto e la ripresa immediata degli allenamenti in piscina. «A questo punto – ha commentato Silvia Altran, dopo un pomeriggio interminabile – mi aspetto che arrivino presto anche ottimi risultati sportivi».
Il contradditorio tra le parti è stato a tratti vivace: dalla stanzetta al primo piano del municipio che un tempo ospitò l’ufficio di Lucio Gregoretti, segretario particolare del sindaco, e oggi accoglie le sedute di giunta, a più riprese si sono sentite discussioni accese, ma alla fine tutti hanno avuto soddisfazione, in virtù di reciproci impegni assunti proprio davanti all’amministratore pubblico.
«La questione è stata risolta in maniera abbastanza positiva – così Altran – perchè su mia rischiesta la General Services ha acconsentito a riconsiderare la situazione, nonostante la convenzione vada assolutamente rispettata. Da sottolineare, comunque, che il gestore della nostra piscina comunale applica la tariffa di 11 euro all’ora per l’impiego di una corsia: prezzo tra i più bassi in regione, perfino inferiore a quello applicato dalla Bianchi di Trieste, che è un centro federale di nuoto». Come ricorda l’assessore allo Sport, «per una serie di motivi, la società non aveva corrisposto la somma dovuta per l’utilizzo delle corsie, accumulando così una serie di debiti che, trascinandosi nel tempo, hanno contribuito a creare questa situazione di dissidio».
«In pratica – ha proseguito l’assessore – il debito pregresso è stato ridotto in maniera considerevole e la società si è impegnata a versare quanto dovuto anche per il futuro». Roberto Abram, dal canto suo, ha rinunciato a incassare una parte della somma, dimostrando il suo attaccamento agli atleti. «In questo modo, una volta riappianato il quadro, i giovani potranno da subito tornare in piscina – ha concluso il vicesindaco -. La cosa che più premeva a tutti, ovvero che i piccoli potessero riprendere a nuotare a Monfalcone, è stata ottenuta. Inoltre, la società verserà per le corsie una quota inferiore rispetto agli 11 euro stabiliti dalla convezione: si potrà allenare al costo di 8 euro. A questo punto potremo veramente dire di avere la tariffa più bassa in Friuli Venezia Giulia».

Il Piccolo, 16 giugno 2010
 
I GENITORI DEGLI AGONISTI TEMONO RIDUZIONI DI SPAZI E ORARI 
Abram: «Gli atleti avranno i loro spazi in piscina»

Riesplode il ”caso piscina” a Monfalcone. Già a gennaio una sessantina di giovani nuotatori della Rari Nantes Adria erano rimasti per una settimana a bordo vasca, a seguito dei dissidi venutisi a creare tra il gestore del polo natatorio e la società sportiva, oltre che a causa dei mancati versamenti di una parte delle quote per l’utilizzo delle corsie. La frattura, grazie anche alla mediazione dell’assessore allo Sport Silvia Altran, si era poi ricomposta. Ma, a quanto pare, la ruggine è ancora presente e non fa ben sperare per il futuro. «Mancano 30 giorni alla scadenza dell’accordo – scrivono in una lettera i familiari dei giovani atleti – e i nostri ragazzi forse non nuoteranno più a Monfalcone, in totale sprezzo di un diritto fondamentale rappresentato dallo sport: quale genitore e quale adulto possono violare in silenzio questo diritto? Noi parenti dei ragazzi della Rari Nantes non ce la sentiamo e quindi non ci stiamo! Vogliamo gioire con loro, visto che i risultati non mancano, e vogliamo soffrire con loro e per loro. Fino a che non ci saranno risposte serie e concrete da parte del gestore della piscina e del Comune di Monfalcone, non saremo interessati alle mezze verità, al vuoto e al gioco di parole. Gli atleti vogliono solo nuotare!».
Chiara la replica del gestore della piscina Roberto Abram: «Entro il mese o al massimo ai primi di luglio verrà resa nota la programmazione per settembre. Noi garantiamo a tutti quanti la possibilità di usare gli impianti, senza alcuna discriminazione di sorta: sarà nostra premura accordare a ogni atleta uno spazio. Qui non si vieta niente a nessuno». A spiegare nel dettaglio le problematiche dei genitori è una mamma, Federica Dal Canto: «Tra due settimane scadrà l’accordo col gestore, ma a tutt’oggi non sappiamo che fine faranno i nostri ragazzi, ovvero a che ora si potranno allenare e se ci sarà spazio per loro. Sappiamo che non possono essere estromessi dalle corsie come utenti, ma il timore, visti i contrasti, è che manchi la disponibilità a garantire le vasche in orari compatibili con le necessità di studio dei ragazzi». Dal Canto afferma che la società «ha già perduto il suo ufficio e il presidente si è visto costretto ad allestire una sede nel suo giardino, proprio davanti alla piscina, per raccogliere i nuovi iscritti». «Ma la cosa che spiace di più – conclude – è constatare come a fronte di risultati ragguardevoli (terzo posto al Trofeo dell’Est, nono al memorial di Brescia, ndr) si continuino a riscontrare difficoltà, al punto che oggi c’è chi si allena a Gorizia, pur risiedendo a Monfalcone. Non mi aspetto un intervento del gestore bensì del Comune, che latita nel dare risposte». (ti.ca.)

Il Piccolo, 27 novembre 2009
 
A DICEMBRE IL PIANO URBANO DEL TRAFFICO APPRODERÀ IN CONSIGLIO 
Il Comune insiste: Corso chiuso alle auto 
Si annuncia battaglia con l’Ascom, contraria a questa scelta per la storica via

La battaglia è annunciata. Causa scatenante: la pedonalizzazione di corso del Popolo. I commercianti la temono, considerandola il ”colpo di grazia” alla crisi della storica strada. Il Comune la prevede nel nuovo Piano urbano del traffico che disegna una zona pedonale estesa a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco tra via Plinio e piazza della Repubblica. La previsione è contenuta nel nuovo Piano del traffico che sarà portato in Consiglio nel prossimo mese per essere adottato.
Una scelta precisa e che non mancherà di essere contestata, almeno da una parte dei commercianti, ancora convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via. Se il Corso, però, si sente e si vede solo come strada di transito e di attraversamento, proprio la chiusura al traffico, affiancata da investimenti sull’arredo, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.
L’estensione della zona pedonale avverrà, come ha ribadito l’assessore all’Urbanistica, Massimo Schiavo, quando saranno realizzati gli interventi necessari a intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta. La previsione comunque c’è, come è emerso mercoledì in commissione per la Programmazione territoriale economica, assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro di via Cosulich, nel tratto tra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti a Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana. La filosofia del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è quella non solo di definire le funzioni delle diverse strade, ma anche di intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo.
Qualche opera nuova comunque c’è, ha sottolineato l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie le principali intersezioni lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada di accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte della Checca. «Entrambe le soluzioni – spiega l’assessore Schiavo – si poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzitutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale Sud». Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non solo attraverso la revisione dei sensi di marcia (vedi i casi di via Aquileia, via Terenziana e via Carducci) e delle svolte, ma anche proponendo la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, quelli tra via Aulo Manlio e via Crociera e tra la stessa strada e via Isonzo dovrebbero essere soppiantati da rotatorie, come dovrebbe accadere anche all’intersezione tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi. L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via 9 Giugno tra via Bixio e via Duca d’Aosta. «Per ora non si può pensare a una sua chiusura – ha detto la progettista -, ma a un suo depotenziamento – e quindi a una sua valorizzazione sotto il profilo commerciale». Il Put si occupa anche della mobilità ciclabile e pedonale, affrontata con il completamento della rete esistente e soprattutto l’introduzione massiccia delle ”Zone 30” in tutto l’agglomerato urbano.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 27 novembre 2009
 
Il Comune, che si appresta a vagliare il piano urbano del traffico, non intende cedere alla pressione dei commercianti 
Monfalcone, la zona pedonale sarà ampliata

MONFALCONE. Arriverà in discussione e adozione del consiglio comunale di Monfalcone nelle prossime sedute di dicembre il Put, Piano urbano del traffico urbano elaborato dal Comune di Monfalcone assieme alle amministrazioni di Ronchi dei Legionari e Staranzano, nell’ottica di dare una visione e una soluzione d’insieme al problema della mobilità.
Fra le scelte più forti per Monfalcone, illustrate alla Commissione consiliare per la programmazione territoriale economica, sicuramente quella di estendere la zona pedonale anche a corso del Popolo e al tratto di via San Francesco compreso tra via Plinio e piazza della Repubblica. Una scelta che provocherà (ma ha già provocato) le reazioni dei commercianti dell’arteria cittadina, convinti che chiudere al traffico il corso porterà alla morte definitiva della via, già da alcuni anni in sofferenza.
Contrario, invece, il parere dell’amministrazione comunale, secondo la quale proprio la chiusura del corso, a cui saranno affiancati investimenti sull’arredo urbano, potrebbe portare a un rilancio dell’area, che continuerà a essere servita dai mezzi pubblici.
Resta fermo il fatto che l’estensione della zona pedonale avverrà, come ha sempre ribadito l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, soltanto quando saranno stati realizzati gli interventi necessari per intercettare il traffico di attraversamento e potenziare la sosta.
La previsione di ampliamento della zona pedonale è stata illustrata assieme a quella della trasformazione in un senso unico in direzione del centro, di via Cosulich, nel tratto fra via Aquileia e l’incrocio con via Rossini, dove sarà realizzata una corsia preferenziale per i bus diretti verso Panzano. In questo modo sarà possibile semplificare l’incrocio tra via Rossini, via Cosulich e via Ponziana.
La filosofia di base del nuovo Put, elaborato dall’ingegner Fiorella Honsell e dal suo staff, è del resto quella non soltanto di definire le funzioni delle diverse strade, assegnando quindi a ciascuna il proprio ruolo, ma anche d’intervenire usando il più possibile l’esistente, riorganizzandolo. «Qualche opera nuova comunque c’è», ha sottolineato in commissione l’ingegner Honsell. Oltre a ricomprendere il potenziamento di via Boito-via Colombo, che vede trasformate in rotatorie i maggiori incroci lungo l’asse, il Put conferma la presenza di una nuova strada d’accesso alla zona industriale Schiavetti-Brancolo, ma anche la scelta di realizzare una nuova via parallela al Brancolo a servizio del litorale tra Monfalcone e Staranzano con conseguente potenziamento del ponte “della Checca”.
«Entrambe le soluzioni – spiega l’assessore Schiavo – poggiano sul ruolo della nuova bretella di connessione tra Ronchi e la provinciale 19, dove si vuole instradare innanzi tutto il traffico pesante proveniente dall’autostrada e diretto alla zona industriale sud».
Il Put, anche nelle zone urbane di Monfalcone, agisce non soltanto attraverso la revisione dei sensi di marcia e delle svolte, ma propone anche la semplificazione di alcuni incroci. Stando al piano, dovrebbero divenire rotatorie gli incroci tra via Aulo Manlio e via Crociera, tra via Crociera e via Isonzo, tra via Foscolo e via Valentinis e tra via Roma e via Garibaldi.
L’assetto dei sensi unici rimane invece invariato in centro, dove si pensa però a un futuro meno denso di traffico per il tratto di via IX giugno compreso tra via Bixio e via Duca d’Aosta, che dovrà essere valorizzato sotto il profilo commerciale. (c.v.)

Il Piccolo, 21 novembre 2009
 
L’AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE BLINDA IL PIANO DEGLI INTERVENTI 
Il Comune: no alla privatizzazione dell’acqua

Messa in sicurezza per il piano d’investimento trentennale predisposto dall’Autorità d’ambito territoriale ottimale orientale goriziano, autorità di regolazione del ciclo integrato dell’acqua, istituita da apposita legge regionale (la 13 del 2005), alla quale fanno parte i 25 Comuni dell’Isontino. Il piano, elaborato nel 2005 ai fini del completamento della rete fognaria e del miglioramento delle condotte idriche nella provincia, prevede un investimento di 250 milioni di euro, di cui 110 già finanziati grazie a una convenzione sancita con il Banco Infrastrutture Innovazione e Sviluppo e la Dexia Crediop Spa. L’Aato, organo di programmazione, indirizzo e controllo, ha infatti affidato in ”house” la gestione del ciclo integrato dell’acqua (dl 267/2000), assegnandola a Irisacqua. Un piano messo in forse dalla modifica della legge, ora alla Camera, che con decreto 135/2009 del settembre scorso, in virtù della conversione dell’articolo 15 con l’articolo 23-Bis, in relazione ai Servizi pubblici di rilevanza economica, prevede la cessazione delle gestioni in ”house”, a fronte del passaggio del 40% del capitale ai privati. L’articolo recita: «Le gestioni in essere alla data del 22 agosto 2008, affidate conformemente ai principi comunitari in materia di cosiddetta ”in house” cessano improrogabilmente e senza necessità di deliberazione da parte dell’ente affidante, alla data del 31 dicembre 2011. Esse cessano alla scadenza prevista dal contratto di servizio a condizione che entro il 31 dicembre 2011 le amministrazioni cedano almeno il 40% del capitale». Una prospettiva che trasformerebbe l’ente gestore, Irisacqua, attualmente pubblico, in società mista, non senza possibili conseguenze in termini di tariffe. Prospettiva, tuttavia, che potrebbe venire scongiurata alla luce della presentazione di un emendamento in deroga per gli enti ”virtuosi”.
Da qui, la presa di posizione dei Comuni appartenenti all’Aato isontina. Con Monfalcone in prima linea a lanciare la ”battaglia” contro la privatizzazione dell’«oro blu». L’assessore Giordano Magrin, con il supporto fornito da Claudia Fumolo, responsabile dell’Ufficio società partecipate del Comune, ha spiegato: «Ci siamo fatti parte attiva sulla questione legata alla privatizzazione da parte del Governo del ciclo integrato dell’acqua. Con una manovra che definisco ambigua, è stato modificato l’articolo 15, convertito nell’articolo 23-Bis, con il quale si dispone che l’ente pubblico gestore dell’acqua dovrà privatizzarla al 40% entro il 2011. È un’operazione assurda, considerati gli ottimi risultati di gestione dimostrati. L’assemblea d’Ambito ha predisposto un ”odg”, trasmesso ai parlamentari, affinchè non ci sia un obbligo totale a cedere le quote sul mercato, fatto non contemplato neppure a livello europeo. Siamo l’unica Aato in regione che sta funzionando in modo efficiente». Sul piano predisposto nel 2005, le banche convenzionate hanno preteso garanzie, alla luce del disegno di legge in fieri: «L’assemblea d’Ambito – ha continuato Magrin – ha adottato un atto di indirizzo per tranquillizzare gli istituti di credito sul rispetto della convenzione. Intendiamo comunque continuare la battaglia cercando di mantenere pubblica la gestione dell’acqua».

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