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Il Piccolo, 09 marzo 2009 
 
I DATI DELLA CAMERA DI COMMERCIO RELATIVI AL MONFALCONESE  
Il conto della crisi, perse in un anno 200 imprese  
In maggiore difficoltà i settori delle costruzioni e manifatturiero. Aumenta il ricorso al credito
 
 
di ELENA ORSI

In quest’ultimo anno a Monfalcone il saldo tra le nuove imprese e quelle che hanno chiuso i battenti registra per la prima volta un forte segno negativo. All’inizio del 2008 il numero complessivo delle imprese – molte di piccole dimensioni, operanti nell’indotto dei cantieri o in altri settori manifatturieri o che a Monfalcone possiedono solo filiali – si è ridotto di duecento unità circa rispetto all’inizio del 2008. La crisi economica, dunque lascia un segno pesante, registrato impietosamente dagli ultimi dati forniti dalla Camera di commercio di Gorizia. Duecento le imprese in meno, dunque, se si considera il dato complessivo. Ma molto più pesante, in termini percentuali, se si considerano solo le imprese con filiali a Monfalcone: nel corso del 2008 ne sono state aperte 190 e chiuse 290, con un saldo negativo di 100, un tracollo rispetto al 2007 quando, a fronte di 205 nuove imprese, c’era stata la cessazione di 218.
Lo stesso saldo negativo riguarda le imprese con sede nel Monfalconese, molto più numerose delle precedenti. Dalle 3226 registrate alla fine del 2007 si è passati alle 3117 di fine 2008. Una flessione di oltre 100 nel giro di un anno. A soffrire di più la crisi economica, a Monfalcone, sembrano essere soprattutto le imprese che operano nel settore delle costruzioni e dell’immobiliare, oltre che del manufatturiero. Si tratta dei numeri peggiori da un decennio a questa parte, che rischiano di essere superati con le prime stime relative al 2009 che la Camera di commercio sta ora elaborando e che indicano chiari segnali di crescente sofferenza soprattutto nella piccola e media impresa. Sono, comunque, dati che rispecchiano il saldo negativo di 400 unità nel corso del 2008 nell’artigianato locale, e il fatto che sono sempre più numerose le piccole imprese che devono ricorrere ai crediti bancari del Consorzio fidi (Confidi) di Gorizia che, tra il 2007 e il 2008, ha visto una crescita dei crediti da 47 a 72 milioni di euro.
Le conseguenze della crisi, nel Monfalconese, cominciano dunque a essere evidenti anche sul piano dei numeri. A partire da quelli sulla cassa integrazione ordinaria, sia pure ancora aggiornati solo fino a metà dello scorso anno. Tra gennaio e luglio, nelle imprese edili erano state effettuate 21.522 ore di cassa integrazione ordinaria contro le 10mila dello stesso periodo dell’anno precedente, nell’artigianato edile 15.664. Il ricorso agli ammortizzatori sociali era quindi quasi quadruplicato. Il dato peraltro è confermato da alcune importanti chiusure e sofferenze nel comparto industriale del Monfalconese, a cominciare da quello di Finmek Acess Media, a quello di Ineos Films, acquistata dalla Mangiarotti. Alle difficoltà del settore manifatturiero, come quella della Eaton Autmotive, causata dal crollo del mercato dell’auto (con un ricorso alla Cigo per tutti i 340 lavoratori dello stabilimento di via Bagni Nuova) si sommano quelle del comparto edilizio, che sta facendo i conti con una crisi che non ha paragoni negli ultimi anni e investe anche il settore delle ristrutturazioni. Più settimane di cassa ordinaria hanno poi coinvolto quest’anno tutti o parte dei 40 dipendenti del mulino De Franceschi. Poi ecco un periodo di cassa integrazione ordinaria per una trentina degli 80 lavoratori delle Reggiane, coinvolte nei problemi finanziari della Fantuzzi Reggiane. 
 
BILANCIO DI PREVISIONE 2009  
Comune, due milioni in meno per il sociale  
Si rivela problematica l’attuazione degli aiuti previsti per i cassintegrati
 
  
Due milioni in meno per il sociale da parte del Comune di Monfalcone che, nel bilancio di previsione 2009, ha messo in conto una spesa complessiva di 12,6 milioni di euro, di cui 7,127 per i servizi sociali veri e propri, un altro milione e 300mila euro per asili nido, infanzia e minori, 528mila per la prevenzione e la riabilitazione e 2,6 per in funzionamento della struttura residenziale per anziani.
La «coperta», dunque, è più corta di 2 milioni rispetto il dato consolidato 2008, mentre nel 2007 l’uscita complessiva si era fermata a 12,786 milioni. Nel corso dell’anno, certo, è possibile l’arrivo di fondi aggiuntivi da parte della Regione, ma se così non fosse la possibilità di rispondere ai bisogni crescenti di una comunità alle prese con la recessione economica e i cui redditi rientrano nelle fasce medio-basse sarebbe decisamente ridotta. La decisione del Consiglio di fare in modo che l’ente locale metta in campo uno sforzo particolare a sostegno dei lavoratori e delle famiglie coinvolte dalla crisi rischia quindi di restare lettera morta o quasi. In ogni caso nel bilancio non esiste un capitolo specifico, perché la giunta ha già stabilito che tutte le risorse disponibili saranno gestite nella logica di un unico fondo di solidarietà, secondo le indicazioni date dall’aula. In sostanza, si cercherà di aiutare i cittadini con i redditi più bassi anche favorendo l’accesso a tariffe agevolate dei servizi. Su questo fronte resta però da chiarire se l’ente locale sarà in grado di mettere in moto un meccanismo che consenta ai cittadini bisognosi di dimostrare in tempo pressoché reale la loro condizione di difficoltà.
L’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente, da sempre certifica la situazione del singolo o della famiglia al 31 dicembre dell’anno precedente. Rimane inoltre il problema della veridicità delle dichiarazioni che il Comune non può che controllare a campione, visto che il fenomeno della paga globale è tutt’altro che scomparso. «A fronte della crisi che sta investendo il nostro territorio – spiega l’assessore alle Finanze Gianluca Trivigno – il Consiglio ha risposto, anche se ciò sarà difficile per un ente locale che deve garantire i servizi a tutti, a prezzi equi e in modo efficiente». L’assemblea ha però impegnato la giunta anche a promuovere, nell’ambito del Patto provinciale per lo sviluppo e assieme alla Provincia, una Conferenza economica sullo sviluppo dell’area monfalconese con gli attori sociali e istituzionali.
L’agenda della Conferenza è già delineata, perché il Consiglio ha chiesto vi si affrontino i temi del sistema industriale e delle sue ricadute locali, della logistica e dei fattori competitivi, del riordino istituzionale e riorganizzazione dei servizi pubblici sul territorio, oltre alle nuove prospettive di sviluppo. L’obiettivo della Conferenza economica dovrà quindi essere quello di «mettere a punto un documento condiviso sulla prospettiva economica del territorio». (la.bl.)

COMMERCIO IN DIFFICOLTÀ  
Negozi, periferia in sofferenza
 
 
Se via Duca d’Aosta sta rifiorendo, con le nuove attività che si stanno impiantando, è vero che invece è sempre più di crisi il piccolo commercio che garantisce i servizi minimi nelle periferie. Se il «cuore» di Monfalcone regge ancora, i rioni più periferici, come Romana-Solvay o Panzano, mostrano chiari segni di crisi. «Purtroppo le zone periferiche si stanno svuotando – spiega il presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli – e la situazione si sta facendo sempre più critica. Per accorgersene basta attraversare via Romana, dove i negozi di alimentari sono ormai solo un paio, oppure Panzano, o il borgo San Michele. Certo, alcune di queste zone sono meno interessate dal commercio per motivi ”storici”, visto che non sono mai state vie di grande passaggio. Ma è anche vero che altre sono ridotte in queste condizioni non solo per colpa della crisi, ma anche delle scelte del Comune a favore della grande distribuzione».
Per Boscarolli «le dinamiche del commercio in tal senso sono fin troppo chiare. Se un cittadino nel suo quartiere non trova ciò che cerca si rivolge alla grande distribuzione – spiega Boscarolli –. A poco a poco, poi, si crea un circolo vizioso che svuota i negozi di vicinato, costretti a chiudere». E secondo Boscarolli, la localizzazione dei mega-centri doveva essere più ponderata per evitare questi risultati. «In centro le variazioni tra chiusure e nuove aperture sono stabili spiega Boscarolli – se si accettua corso del Popolo, in sofferenza per la viabilità difficile».
Per quanto riguarda Panzano, invece, in quest’ultimo periodo c’è stata la chiusura di un negozio «storico» di elettrodomestici, di un bar accanto allo stabilimento di Fincantieri, e ci sono molti altri negozi che stanno sopravvivendo a fatica. Nei decenni passati proprio Panzano era il piccolo «regno» dei negozi di vicinato. Ora sono rimasti un negozio di alimentari, una parrucchiera, un bar, una pizzeria, e poco altro. Ad animare il quartiere ci pensa un po’ il mercato rionale, introdotto qualche anno fa e ben accolto dalla popolazione anziana. In via Romana, invece, la situazione è più grave.
«Che il commercio di vicinato sia in crisi è fin troppo chiaro – spiega Giorgio Busatto, presidente del Comitato del rione Romana-Solvay–. Soltanto in questi ultimi mesi abbiamo assistito alla scomparsa di una panetteria e ci sono altri due negozi in procinto di chiudere. Ma un rione senza negozi è destinato a morire. Via Romana non ha una Fincantieri a garantire clientela. la nostra è una zona di passaggio, abitata da anziani. Senza scelte mirate sarà difficile rivitalizzarla». (e.o.)

Il Piccolo, 19 maggio 2009 
 
INDUSTRIE IN CRISI  
Ex Ineos, accelera il piano di Mangiarotti  
L’assessore Schiavo: «Stretti contatti con il Comune e stadio di progettazione avanzato»
 
 
Il progetto della friulana Mangiarotti per la riconversione dell’ex Ineos da fabbrica di materie plastiche a sito per l’assemblaggio di componentistima per centrali nucleari non è stato rallentato dalla crisi economica. A sostenerlo è l’amministrazione comunale con cui la società sta mantenendo stretti contatti per arrivare quanto prima presentazione del progetto definitivo ai fini della richiesta di rilascio della concessione edilizia. «I contatti con l’amministrazione comunale continuano e lo stadio della progettazione è avanzato», sottolinea l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, mentre il sindaco Gianfranco Pizzolitto come le prospettive rimangano decisamente interessanti grazie alla logistica dell’area, che consentirà a Mangiarotti di avere accesso all’area portuale e alla banchina per il trasporto all’estero degli enormi manufatti assemblati all’interno dell’ex Ineos, di cui rimarrà ben poco.
Le costruzioni esistenti dovrebbero essere tutte demolite per lasciare spazio a un grande capannone e anche a una nuova palazzina uffici. La società, che ha annunciato un investimento complessivo di 100 milioni di euro per riconvertire il sito, avrebbe trattenuto anche tre degli edifici residenziali costruiti dalla Solvay nell’area adiacente allo stabilimento per destinarli all’accoglienza del proprio personale.
L’obiettivo indicato dalla società era quello di concludere il percorso autorizzativo e vedere avviati i lavori entro la fine dell’anno in modo da ottenerne la conclusione entro la fine del 2011. La Mangiarotti è divenuta a febbraio la nuova proprietaria dello stabilimento e dell’area ex Ineos, che l’aveva acquistata poco meno di 4 anni fa da Solvay, decidendo di dismetterla nell’aprile del 2007. Il contratto definitivo di compravendita è stato siglato, dopo che la società di Pannellia di Sedegliano, uno dei leader mondiali nella produzione di componenti per il settore dell’oil and gas e ora anche del nucleare, aveva definito con la Capitaneria di porto, l’Azienda speciale per il porto e il Comune le modalità di accesso alla banchina di Portorosega dallo stabilimento di via Timavo.
Si trattava della condizione essenziale per chiudere l’accordo, dopo il preliminare firmato con Ineos la scorsa estate, visto che nel sito di Monfalcone si assemblerà la componentistica (turbine) per centrali nucleari proveniente dagli altri stabilimenti della società per poi imbarcarla, riducendo i problemi di trasporto. (la.bl.)

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Il Piccolo, 24 gennaio 2009 
 
L’Albergo impiegati sarà pronto il 14 marzo  
Lo storico edificio destinato a ospitare la Conferenza economica
 
 
La Conferenza economica voluta dall’amministrazione e dal Consiglio di Monfalcone per programmare le linee dello sviluppo del territorio si allarga su base provinciale. La proposta è stata avanzata dal sindaco Pizzolitto all’interno del Patto per lo sviluppo che l’ha accolta. La Conferenza economica avrà però luogo in città, quinto polo industriale della regione, dopo la metà di marzo. Una tempistica dettata da quella dell’inaugurazione del restaurato Albergo impiegati, destinato a diventare un polo di alta formazione e sede del Distretto tecnologico navale e che l’amministrazione ha già individuato come sede della Conferenza economica. «L’ex Albergo impiegati sarà inaugurato il 14 marzo – ha annunciato in aula il sindaco – e noi vogliamo tenere l’appuntamento dentro quella struttura, che può essere un reale incubatore di innovazione tecnologica». Pizzolitto si è detto d’accordo con il segretario provinciale della Cgil Paolo Liva su uno dei fattori della debolezza del sistema economico italiano: la mancata o scarsa innovazione di prodotto che non affianca e completa quella di processo. Nello storico palazzo, realizzato dai Cosulich all’inizio degli anni ’20 per accogliere gli impiegati celibi del cantiere navale di Panzano, entreranno Fincantieri, Ditenave, Anci e Anci Federsanità, Consorzio per lo sviluppo industriale di Monfalcone, oltre allo Ial che, assieme a Icep di Pordenone e la società alberghiera Helios di Grado, è tra i promotori del project financing che ha consentito il recupero dell’immobile e il suo riutilizzo. Il pubblico, in gran parte il Comune sostenuto dalla Regione, e i privati hanno investito oltre 15 milioni di euro in un’operazione che si sta concludendo nel pieno rispetto dei tempi previsti.

Messaggero Veneto, 24 gennaio 2009 
 
Conferenza economica isontina nel rinnovato Albergo Impiegati 
MONFALCONE 
Dopo l’inaugurazione programmata per il 14 marzo
 
 
MONFALCONE. La conferenza economica che sarà organizzata a Monfalcone, nell’ambito del Patto provinciale per lo sviluppo e congiuntamente alla Provincia, si svolgerà dopo il 14 marzo. Lo ha detto il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, che ha spiegato come quella sia una data spartiacque, perchè proprio sabato 14 marzo sarà inaugurato il ristrutturato ex Albergo Impiegati. «Poi sarà giusto organizzare là l’importante appuntamento», ha sostenuto il primo cittadino.
Intanto, eliminati i ponteggi esterni, lo storico edificio è visibile nella sua nuova veste color ocra e rosso, veste “ricucita” dopo decenni di incuria. L’ex Albergo Impiegati è uno degli edifici di maggior pregio architettonico a Monfalcone, realizzato all’inizio degli anni ’20 contestualmente al rione di Panzano da parte dei Cosulich. Progettato dall’ingegner Dante Fornasir, era originariamente destinato a ospitare gli impiegati celibi, ma è stato poi sede della Capitaneria di porto (1977 – 1995) e della Navalgenarmi, finchè alla fine del secolo scorso è stato vuotato, rimanendo per anni preda del degrado. Ora, dopo la ristrutturazione e il restauro sarà sede di un Centro di alta formazione e di un albergo a 4 stelle, grazie alla sinergia pubblico-privato per un investimento globale di circa 15,5 milioni di euro.
Nel palazzo di via Cosulich si insedierà lo Ial, tra i soci dell’Ati (composta anche dall’impresa edile Icep di Pordenone e dalla società alberghiera Helios di Grado) che dopo il recupero gestirà l’immobile di proprietà comunale per 28 anni, ma anche l’Anci, Federsanità Anci per il settore sicurezza sui luoghi di lavoro e il Consorzio per lo sviluppo industriale, che vi trasferirà la propria sede.
L’ex albergo potrebbe diventare pure sede del Distretto tecnologico navale, Ditenave che ha tra i suoi attori principali Fincantieri, che nell’ex albergo collocherà uffici. In base al project financing costruito dal Comune, il 50,5% degli 8.242 mq utili è destinato a un uso pubblico, cioé alla formazione e all’alta formazione, mentre il restante 49,5% sarà impiegato per la struttura ricettiva, la ristorazione e i servizi. La struttura sarà dotata di quattro nuovi elementi di distribuzione verticale (scale-ascensori) di cui all’ingresso della hall, dove si troveranno la reception dell’albergo a 4 stelle e l’accoglienza dell’area formativa.
Sul retro del piano terra ci sarà la cucina che servirà la sala da pranzo dell’albergo, che si trova sempre al piano terra in una delle due sale dal tetto vetrato. Sul fronte, vicino la reception, è previsto un bar. L’altra sala sul lato sinistro ospiterà convegni e sarà collegata a due sale per riunioni operative. Il primo piano è tutto destinato all’alta formazione, nel lato sinistro, e alla formazione, lato destro. Tutto il secondo piano è invece occupato dall’albergo. Mel seminterrato trovano posto un’area di fitness, archivi e depositi dell’area formativa. (cr.vi.)

Il Piccolo, 22 gennaio 2009
 
IMPRENDITORI 
Crisi nell’industria, la cassa integrazione cresciuta del 135% 
Consiglio comunale straordinario alla presenza delle categorie economiche e dei sindacati
Appello agli enti locali di accelerare l’avvio di opere pubbliche già finanziate

 
Gli enti locali, anche i Comuni, possono giocare un ruolo fondamentale nel sostegno all’economia del territorio in un momento in cui la crisi sta iniziando a colpire duro nel settore dell’edilizia e in quello metalmeccanico, oltre che in quello del legno nel resto dell’Isontino. Lo hanno detto, per una volta d’accordo, rappresentanti di imprese e sindacati martedì sera nella sala del Consiglio comunale, riunito in via straordinaria proprio per tracciare un quadro dello stato di salute dell’economia del territorio in vista della seduta di questa sera, in cui l’assemblea dovrebbe fornire degli indirizzi di intervento all’amministrazione Pizzolitto. Al di là dell’impegno delle categorie a trovare credito per i propri associati, consentendo ai più deboli dal punto di vista finanziario di non morire di asfissia, deve esserci quello di Comuni, Province, Regione. «Chi ha il maggiore di potere di intervento ora sono le stazioni appaltanti, cioé gli enti locali, in grado di mettere in campo delle azioni anticicliche», ha sottolineato il presidente dell’Assindustria Gorizia, Gianfranco Di Bert, che un mese fa non a caso ha scritto a tutti i sindaci, alla Provincia, a Friuli Venezia Giulia strade, chiedendo di accelerare gli iter di opere già finanziate, immettendo così risorse finanziarie fresche nel territorio e utile soprattutto al comparto dell’edilizia.
Stando a Di Bert, nel Monfalconese e nell’Isontino dal comparto industriale arrivano comunque segnali contradditori e quindi non del tutto negativi. Intanto nel 2008 la provincia di Gorizia ha attratto il 30% di tutti i fondi stanziati dal Frie. «Vuol dire – ha spiegato Di Bert – che c’è stata una ventata d’innovazione e si è investito per l’ampliamento e lo sviluppo di aziende, quindi più attrezzate per fronteggiare la crisi». Industrie di grandi dimensioni stanno invece lavorando su progetti pluriennali che ne stanno quindi garantendo la fase di sviluppo, mentre tra i fattori positivi Di Bert ha inserito anche l’avvio della creazione del parco commerciale di Villesse. Ci sono comunque segnali di sofferenza e di tensione, hanno concordato il presidente di Assindustria e quello di Confartigianato, Ariano Medeot, che ha posto soprattutto l’accento sulle esigenze di finanziamento delle piccole e piccolissime aziende artigiane del territorio, in gran parte sottocapitalizzate. «Basterebbe quindi mantenere gli strumenti che ci sono, cioé Mediocredito e Artigiancassa, mentre il Confidi si sta rivelando fondamentale», ha aggiunto. Stando a Medeot, il comparto sta comunque ancora tenendo sotto il profilo occupazionale. Già nel 2008, comunque, la situazione è decisamente peggiorata rispetto il 2007, a detta dei segretari di Cgil, Cisl e Uil, Paolo Liva, Umberto Brusciano e Giacinto Menis, che martedì sera hanno portato all’attenzione del Consiglio i dati sulla cassa integrazione. Lo scorso anno in totale sono state effettuate 669.361 ore di «cassa» in provincia di cui 122.963 ordinaria e 546.398 straordinaria, pari a un incremento del 148% rispetto l’anno precedente. Si tratta di una cifra cui vanno poi aggiunte le 64.835 ore di cassa integrazione ordinaria effettuate nel comparto edilizio. In totale, quindi, rispetto l’anno precedente la cassa integrazione ordinaria ha subito un incremento del 135%, quella straordinaria del 120% In una sala affollata dai lavoratori e dalle lavoratrici di Eaton Automotive, in cassa integrazione da settimane, i sindacati martedì sera hanno sottolineato l’esigenza da un lato di sostenere l’occupazione e il reddito dei lavoratori coinvolti dalla crisi, chiamando direttamente in causa anche le imprese che negli scorsi anni hanno accumulato utili, dall’altro di riavviare appunto gli investimenti pubblici. Tra le azioni proposte da Cgil, Cisl e Uil ci sono però anche una stabilizzazione delle tariffe pubbliche e la revisione del ruolo di Friulia, ma anche un «aggiornamento» del rapporto con Fincantieri, chiamata a reinvestire parte degli utili sul territorio e a ragionare in termini di bilancio sociale.
Laura Blasich
 
NEL MANDAMENTO 
Commercio, persi in 12 mesi quasi 200 posti di lavoro 
Nel 2008 hanno chiuso l’attività 50 piccole imprese su un totale di 1050

 
Il commercio risentirà pure con sei mesi di ritardo della crisi, ma il comparto ha chiuso il 2008 comunque in negativo, quanto a occupazione, a livello del territorio monfalconese. Effetto dello svuotamento dei centri più piccoli del mandamento provocato dalla concentrazione di attività nei centri commerciali? Di fatto lo scorso anno ha visto la chiusura di 50 piccole imprese in un’area che ne conta in totale 1.050, il 40% del totale della provincia. «Si tratta di una perdita di quasi 200 addetti, tra titolari e dipendenti», ha detto il presidente dell’Associazione commercianti mandamentale, Glauco Boscarolli, tracciando il quadro della situazione del settore nel corso della seduta di martedì sera del Consiglio comunale, convocato in modo straordinario proprio per fare il punto sullo stato di salute dell’economia locale. «E’ come se fosse scomparsa una fabbrica di medie di dimensioni – ha aggiunto Boscarolli -, che però non ha fatto rumore andandosene e alla quale nessuno ha prestato attenzione, perché i tagli riguardano poche persone alla volta che, fra l’altro, non possono contare su cassa integrazione o altri ammortizzatori». La chiusura dei piccoli esercizi nei centri del Monfalconese ha però anche altri risvolti sociali, ha ricordato il presidente dell’Ascom. «Senza negozi i nostri paesi si trasformano in dormitori o luoghi meno sicuri», ha sottolineato. Nel 2008 il volume di vendite è comunque diminuito in media solo del 2%, ma i costi fissi sono aumentati di oltre il 5% a causa soprattutto, secondo Boscarolli, dell’incremento dell’imposizione fiscale locale. Le prospettive per il 2009 non sono intanto rassicuranti, anche se «forse non si è ancora capito bene cosa sta portando la crisi mondiale dell’economia».
Il settore del commercio, come ha spiegato Boscarolli, del resto risente di solito 5-6 mesi dopo degli effetti della recessione, che possono dilatarsi fino a 9 mesi per una regione come il Friuli Venezia Giulia rispetto aree più «ricche» come la Lombardia. L’Ascom, da parte sua, ha assicurato il presidente dei commercianti, continuerà a operare per migliorare la professionalità degli addetti del comparto e reperire credito a sostegno delle imprese. «Anche gli enti locali devono però fare la loro parte – ha detto con chiarezza Boscarolli -, perché è giusto realizzare infrastrutture a sostegno dell’industria, fonte di benessere per l’itera comunità, ma anche il commercio ne ha bisogno». L’Ascom continua a ritenere indispensabili in sostanza interventi per migliorare viabilità e sosta. «L’amministrazione comunale di Monfalcone ha però preferito fare scelte estetiche e non di sostanza – ha attaccato Boscarolli -. A fronte del caos traffico esploso in questi ultimi mesi, la proposta che avevamo avanzato di studiare la possibilità di creare una strada di connessione tra lo Zochet e il centro non pare così inutile». L’Ascom rimane comunque disponibile a ogni collaborazione, ha assicurato il suo presidente, non mancando però di ricordare la morte prematura dell’iniziativa che avrebbe dovuto vedere Comune e Ascom assieme per la promozione complessiva di Monfalcone. «Se vogliamo rimettere in moto il nostro territorio, dobbiamo però lavorare assieme», ha concluso il presidente dei commercianti. (la. bl.)
 
Messaggero Veneto, 22 gennaio 2009
 
Monfalcone. Appello in consiglio: sostegno non solo finanziario all’economia. Oggi altra seduta 
Crisi, sollecitata una sinergia tra le istituzioni e le imprese

 
MONFALCONE. La situazione per ora non è gravissima e gli effetti della crisi, in provincia, nel mandamento e a Monfalcone, non si sono ancora fatti sentire in modo pesante. Ciò grazie anche ai provvedimenti immediati messi in atto nell’Isontino in tema di fidi, in collaborazione tra Assindustria, associazioni di artigiani e commercianti per non lasciare le piccole realtà in crisi di liquidità e consentire loro di proseguire produzione e attività. È importante, però, costituire un “network” di istituzioni, associazioni di categoria, imprese per fare fronte comune a quelli che potranno essere gli sviluppi, anche negativi, dei prossimi mesi. In particolare, poi, gli enti pubblici e locali si dovrebbero impegnare a cantierare quante più opere possibile, usando i fondi già previsti in bilancio, proprio per dare un segnale di ripresa e una boccata di ossigeno a cominciare dal settore dell’edilizia, influenzando anche l’indotto e altri settori.
E’ questo l’esito della prima serata monotematica del consiglio comunale di Monfalcone, dedicata appunto all’analisi della situazione produttiva e occupazionale locale a fronte della crisi economica mondiale.
La serata è stata dedicata agli interventi dei rappresentanti di categorie economiche e sindacali, mentre oggi, la seconda serata di convocazione, sarà dedicata al dibattito e alla stesura di un documento contenente delle linee d’azione a cui dovrà attenersi l’amministrazione comunale. Presenti alla serata i lavoratori della Eaton, in cassa integrazione dal 5 dicembre, esclusa la settimana dal 12 al 18 gennaio.
«Dalla crisi non si esce con la bacchetta magica o con il provvedimento di un unico paese. Dobbiamo invece stare tutti assieme», ha detto il presidente dell’Unione industriali di Gorizia, Gianfranco Di Bert, che ha sottolineato come i segnali contraddittori che arrivano dalla provincia «sono positivi, il segnale che non siamo in caduta libera. Nell’ultimo anno il 30% dei soldi stanziati dal Frie sono andati in provincia di Gorizia e ciò significa che si è puntato sull’innovazione e sull’ampliamento e che le aziende sono competitive. Inoltre, le aziende più grosse del nostro territorio lavorano su tempi di consegna lunghi e non hanno ancora risentito della crisi, anche se aziende legate per esempio al settore automobilistico sono già state colpite», ha detto, ricordando come Assindutria abbia già costituto un tavolo di confronto con le banche e assieme a Confartigianato e commerciati si sia dato vita a Confidi, istituto di potenziamento dei fidi, «per non lasciare le piccole aziende, le più giovani e innovative, senza liquidità. Certo aspettavamo dalla Regione un segnale più deciso e chiaro che non è ancora arrivato: i provvedimenti invece devono essere rapidi, per poter dare risposte. Quella fatti fra sei mesi non servono più».
«E’ importante invece – ha detto – che Stato, Regioni, Province e Comuni agiscano cantierando il prima possibile e per quanto possibile le opere pubbliche già previste, iniziando a dare così una boccata d’ossigeno al settore edilizio».
Ricco di dati l’intervento di Glauco Boscarolli, presidente dell’Ascom di Monfalcone, che ha spiegato come nel mandamento ci siano 1.050 imprese commerciali, pari al 40% delle imprese della provincia, e come nel 2008 ne siano state chiuse 50, con perdita di 200 posti di lavoro.
«Una piccola fabbrica, di cui però nessuno si è preoccupato anche se ogni chiusura ha anche dei risvolti sociali, visto che un’area cittadina senza negozi diventa un’area – dormitorio, senza luce, che può essere preda del degrado. Il volume delle vendite nel 2008 è calato in media del 2%, mentre i costi fissi sono aumentati del 5%. In regione si sono persi 2.688 posti di lavoro e il 45% sono nel commercio», ha detto Boscarolli, mettendo in guardia sul fatto che nel settore la crisi si sentirà 5 – 6 mesi dopo gli altri comparti. Ha sollecitato quindi gli enti locali a fare la loro parte, fornendo al commercio le infrastrutture viarie e di sosta, necessarie per vivere.
Il presidente provinciale della Confartigianato, Ariano Medeot, ha ricordato come la panacea della crisi non siano le grandi finanze, ma «chi lavora ogni giorno in piccole realtà». Finora non si sono stati segnali devastanti di crisi, «non chiediamo interventi straordinari, basterebbe – ha detto – che si potesse usare ciò che già c’è, come Mediocredito e Artigiancassa. Strumento valido è Confidi. Per ora il settore tiene, ma è vero che c’è poca fiducia nel futuro e nel comparto pubblico».
Cristina Visintini
 
Cassa integrazione aumentata del 123,43%
I SINDACATI

 
MONFALCONE. In provincia nel 2008 la disoccupazione è rimasta a livello del 3,2%. Una notizia positiva nel mare di negatività a cui ci siamo abituati negli ultimi tempi. La cattiva notizia è che nell’Isontino il ricorso alla cassa integrazione è aumentato del 123,43%, passando dalle 328.596 ore del 2007 alle 734.200 del 2008. Il dato è stato fornito dal segretario provinciale della Uil, Giacinto Menis, nel corso del consiglio comunale di Monfalcone dedicato alla situazione occupazionale ed economica.
La cassa integrazione ordinaria è aumentata del 135,47% passando da 79.756 a 187.798 ore (di cui 32.560 per il settore alimentare, 27.535 per metalmeccanico-meccanico, 17.592 tessile, 15.313 carta-tipografico, 10.554 legno) e la cassa speciale è aumentata del 119%, passando da 248.840 a 546.398 ore (di cui 307.840 chimico, 223.952 metalmeccanico-meccanico, 14.606 trasporti). Tra le industrie in crisi che hanno usufruito della Cigo per Monfalcone, Eaton (340 dipendenti, oggi in cassa ordinaria) e Reggiane (50).
«Non è questione di ottimismo o pessimismo, ma di scelte o non scelte», ha detto il segretario provinciale Cgil, Paolo Liva, per il quale sarà inevitabile che nell’avanzare della crisi e dei suoi riflessi anche sulle nostre aziende il consiglio comunale e quello provinciale chiedano un segnale forte alla Regione perché riveda il ruolo delle finanziarie, in particolare quello di Friulia. Ha quindi sollecitato anche la revisione degli ammortizzatore sociali «perché non è questione di destra o di sinistra se dagli ammortizzatori sono esclusi i precari. Serve poi capire che un lavoratore, magari con famiglia a carico, non può improvvisamente trovarsi a vivere con soli 700 euro al mese rispetto ai 1.200 dello stipendio. Servirà anche affrontare temi difficili come le politiche occupazionali giovanili e quelle della formazione rispetto alle esigenze e richieste del territorio». Ha quindi sollecitato il Comune ad “approfittare” del momento per rivedere e intensificare i rapporti con Fincantieri, l’azienda che più caratterizza il territorio. “Per ora non ci sono gravi riflessi, ma credo che Fincantieri debba reinvestire i propri profitti non in Borsa, ma sul territorio, pensando al vero bilancio sociale».
Il segretario provinciale Cisl, Umberto Brusciano, ha espresso la speranza che la crisi serva a far capire quante risorse possono essere affidate alla finanza e quante al lavoro, serve ripartire dai punti di forza dell’economia reale. «Ognuno è chiamato alla sua responsabilità. Le imprese dovrebbero essere chiamate a usare i profitti accumulati per favorire l’occupazione. Vorremmo maggiore cooperazione nei progetti di risanamento e crescita», ha detto, sollecitando anche un piano sinergico tra tutti i soggetti interessati. (cr.vi.)

Il Piccolo, 21 gennaio 2009 
 
SITUAZIONE  
Riparte la Cassa per i 340 della Eaton  
Ieri sera i lavoratori presenti alla seduta del Consiglio comunale 
Produzione solo per 7 giorni
 
 
Di nuovo in cassa integrazione ordinaria da oggi, i lavoratori della Eaton Automotive ieri sera si sono radunati sotto il municipio e sono poi entrati nella sala del Consiglio comunale, riunito in via straordinaria per discutere della crisi che sta investendo anche l’economia locale, da quella manifatturiera a quella dell’edilizia. La delegazione di lavoratori della fabbrica di via Bagni nuova, le cui difficoltà sono comprensibili, visto che l’andamento della produzione è legato a doppio filo a quello del mercato dell’auto, ha voluto ricordare in modo concreto quale sia una delle facce di questa crisi a livello locale. Dopo essere entrati e usciti dalla «cassa» a partire da settembre, i 340 dipendenti di Eaton sono rimasti a casa dal 5 dicembre all’11 gennaio compreso, hanno lavorato 6 giorni tra la scorsa settimana e l’inizio di questa con la prospettiva di lavorarne altri 6 all’inizio di febbraio. Marzo rimane un’incognita, mentre già alla fine del 2008 Eaton ha chiuso il suo stabilimento di Massa, come già fatto nel 2006 per quello di Rivarolo Canavese. La preoccupazione per il futuro del sito di Monfalcone, dove pure la società ha investito in questi ultimi anni, era quindi del tutto palpabile ieri sera tra i lavoratori della Eaton. Secondo le Rsu Fim, Fiom, Uilm dello stabilimento di via Bagni Nuova, era ed è positivo che il fatto che si parli della crisi (il Consiglio comunale si riunisce domani sera per il dibattito sulla questione crisi). Basta, però, che il tutto non si risolva solo in una discussione, «chiusa tra le mura di un Comune». I rappresentanti sindacali dei lavoratori di Eaton chiedono che la questione sia estesa a tutti gli enti, dalla Provincia, unica amministrazione competente sull’avvio e gestione dei corsi di formazione, alla Regione che «nei suoi documenti finanziari può deliberare maggiori fondi», allo Stato, che «può e deve legiferare sulla questione». Da qui la decisione di partecipare al Consiglio comunale, sperando che «l’assise dia delle risposte chiare su come s’intende affrontare la crisi». L’auspicio, insomma, è che gli appuntamenti programmati a Monfalcone non si dimostrino solo una vetrina politica, ma consentano di mettere in campo un programma concreto di iniziative a sostegno dell’economia locale e dei lavoratori. L’amministrazione comunale ha intanto già deciso di promuovere l’organizzazione di una Conferenza economica cittadina. L’amministrazione Pizzolitto ha però chiarito di voler preparare adeguatamente la Conferenza, da mettere in campo quindi a marzo, non solo come un’occasione di studio e analisi, quanto come una sede di concertazione e di orientamento per fare sinergia e valorizzare le potenzialità del territorio. Il sindaco ha avuto intanto una serie di incontri nei maggiori stabilimenti e ha inoltre incontrato le segreterie provinciali di Cgil, Cisl e Uil. (la.bl.)

Il Piccolo, 17 gennaio 2009 
 
Industria, sostegno dagli enti locali  
Confronto tra il sindaco e i sindacati in vista del Consiglio comunale
 
 
Comune e sindacati sono d’accordo sul fatto che vanno messe in campo strategie coerenti per salvaguardare la vocazione industriale del Monfalconese su cui si basa il reddito di oltre un terzo delle famiglie dell’area. È quanto emerso nell’incontro tra il sindaco Gianfranco Pizzolitto e i segretari provinciali di Cgil Paolo Liva, Cisl Umberto Brusciano e Uil Giacinto Menis, programmato in vista dei Consigli comunali sulla situazione economica che sono stati convocati per martedì e giovedì.
La crisi globale e le sue ripercussioni sui mercati rendono indispensabile, hanno concordato amministrazione locale e sindacati, che in questa fase di transizione si proceda nel senso della qualificazione delle produzioni e degli investimenti nei settori ad alta tecnologia e a forte tasso di innovazione, che rappresentano il fattore determinante ai fini della competitività del sistema. Le organizzazioni sindacali hanno sollecitato però anche una forte presenza dell’ente locale nei confronti dei problemi sociali creati dall’aggravarsi della condizione dei lavoratori e dei pensionati, auspicando appunto «un positivo protagonismo del Comune di Monfalcone a favore di una stagione di concertazione sulle scelte strategiche del territorio nell’ambito del piano provinciale di sviluppo». Cgil, Cisl e Uil hanno comunque dimostrato attenzione e interesse nei confronti del piano d’iniziative che l’amministrazione comunale di Monfalcone sta portando avanti per sostenere lo sviluppo economico della città e affrontare le problematiche sociali dell’attuale fase. Si tratta in sostanza del piano di investimenti che, in linea con il programma politico – amministrativo, si stanno completando per adeguare le strutture cittadine.
«Il polo formativo e il distretto navale nell’ex albergo impiegati, il recupero delle Terme romane, la realizzazione della grande viabilità di accesso, lo sviluppo del porto – ha sottolineato il sindaco Pizzolitto – rappresentano opportunità di grande rilievo per la competitività e l’attrattività economica del nostro territorio». Dimostrata anche in questi ultimi mesi dalla decisione della francese Beneteau, leader mondiale nel settore della nautica da diporto, di insediare un suo stabilimento per la realizzazione di maxi-yacht lungo la sponda meridionale del canale Est Ovest del Lisert.

Messaggero Veneto, 17 gennaio 2009 
 
Investimenti contro la crisi  
Presentato un piano per adeguare le strutture cittadine 
STRATEGIE ECONOMICHE  
Incontro fra Pizzolitto e le organizzazioni sindacali: si è discusso di Terme, porto e viabilità di accesso. Doppio consiglio comunale
 
 
MONFALCONE. Ci sono attenzione e interesse da parte delle organizzazioni sindacali di Cgil, Cisl e Uil per il piano d’iniziative che l’amministrazione comunale di Monfalcone sta portando avanti per sostenere lo sviluppo economico della città e affrontare le problematiche sociali dell’attuale fase di crisi. 
È quello che è emerso nell’incontro fra il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, e i segretari provinciali di Cgil, Paolo Liva, Cisl, Umberto Brusciano, e Uil, Giacinto Menis, nel corso del quale è stata fatta un’ampia disamina della realtà produttiva cittadina, anche in preparazione del consiglio comunale a tema, convocato per martedì e giovedì, alle 20.30, e dedicato appunto alla discussione dell’attuale situazione economica, produttiva, occupazionale e della crisi congiunturale. Il primo appuntamento servirà per fare il punto della situazione, non soltanto cittadina, ascoltando i soggetti interessati: sindacati, categorie economiche, istituzioni.
La seconda convocazione servirà per sviluppare il dibattito, da cui, quasi sicuramente, emergerà un documento contenente linee guida a cui l’amministrazione dovrà attenersi. Intanto l’incontro dei giorni scorsi è servito al sindaco per presentare il piano d’investimenti che si sta completando per adeguare le strutture cittadine. «Il polo formativo e il distretto navale nell’ex albergo impiegati, il recupero delle Terme, la realizzazione della grande viabilità di accesso, lo sviluppo del porto – ha sottolineato Pizzolitto – rappresentano opportunità di grande rilievo per la competitività e l’attrattività economica del nostro territorio».
In questo senso, il sindaco e i segretari delle organizzazioni sindacali convengono sull’esigenza di perseguire scelte coerenti con la salvaguardia della vocazione industriale del Monfalconese, su cui si basa il reddito di oltre un terzo delle famiglie. La crisi globale e le sue ripercussioni sui mercati rendono indispensabile che, in questa fase di transizione, si proceda nel senso della qualificazione delle produzioni e degli investimenti nei settori ad alta tecnologia e a forte tasso d’innovazione, che rappresentano il fattore determinante ai fini della competitività del sistema.
A loro volta le organizzazioni sindacali hanno sollecitato attenzione nei confronti dei problemi sociali, soprattutto in considerazione dell’aggravarsi delle condizioni di vita dei lavoratori e di alcune fasce deboli della popolazione, e hanno auspicato un positivo protagonismo del Comune di Monfalcone a favore di una stagione di concertazione sulle scelte strategiche del territorio, nell’ambito del piano provinciale di sviluppo. Si è parlato anche della proposta della giunta (proposta che era stata avanzata però anche dal consigliere del gruppo misto/Rosa bianca, Giuliano Antonaci) di promuovere una conferenza economica quale momento di coinvolgimento di tutti gli attori istituzionali e imprenditoriali sulle politiche del territorio, in sintonia con gli obiettivi del Patto per lo sviluppo della provincia: si è così convenuto di costituire un gruppo di lavoro per affrontare gli aspetti preparatori di quest’appuntamento.

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