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Il Piccolo, 15 ottobre 2009 
 
Cantieristica strozzata dalla crisi  
Da oltre due anni la Carnival non ha più commissionato unità in Italia  
CASSA IN VISTA
A Panzano l’ultima nave sarà terminata nel 2011 Impiego ”congelato” per almeno 500 addetti
 
 
di GIULIO GARAU

TRIESTE Nessun ordine di nave da crociera dall’inizio del 2009 ad oggi in tutto il mondo, alla Fincantieri per prima. I dati dell’ultimo notiziario di Assonave su tutti i prodotti della cantieristica sono desolanti: gennaio-agosto 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008 denuncia un calo di ordini dell 83%. Il mercato mondiale è fermo. Soffre Fincantieri, primo attore al mondo con una quota del 40% del mercato e, pur ricca delle sue 12 navi in portafoglio, guarda con preoccupazione al futuro. Ma temono anche i concorrenti tedeschi di Meyer Werft che di navi in portafoglio ne hanno 9 (31% del mercato) e Stx Europe (i cantieri finlandesi e francesi acquisiti dai coreani con Aker Yards) con 5 navi e il 23,2% del mercato.
Non è solo dal 2009, sono oltre due anni che gli armatori, ancor prima della crisi mondiale, causa anche le grandi oscillazioni del dollaro (l’ultima botta anche ieri con l’euro in rialzo a quota 1,49 dollari), non battono chiodo. Forti gli aumenti dei listini e gravi le difficoltà dell’export per i cantieri europei. E nonostante le navi da consegnare ancora, i tre grandi cantieri europei affilano i denti e le unghie per spuntare uno straccio di ordine. La stessa Carnival, morsa dalla crisi, è da oltre 2 anni che (oltre a non distribuire dividendi ai suoi azionisti) non commissiona nulla a Fincantieri. Poche settimane fa è stata consegnata la Carnival Dream, a Monfalcone il cantiere ne sta allestendo ancora tre per il gruppo, Azura (P&O) prevista per primavera, la Queen Elizabeth (Cunard) per fine 2010, la gemella della Dream, Carnival Magic (Carnival Cruises) nel 2011. Non c’è altro e a Monfalcone, dove continua a girare la leggenda di opzioni e di un accordo tra Fincantieri e Carnival per tre navi, ci ha pensato lo stesso ad, Carnival, Micky Arison a spegnere le illusioni.
«Difficilmente ordineremo altre navi entro fine 2009, forse una per Princess Cruises». A quale cantiere non si sa. Una doccia gelata dall’armatore che controlla il 43% del mercato delle navi da crociera che ha reso ancora più fosco il futuro per i tre big europei. Sono gli unici a resistere in un panorama devastante fatto di chiusure e fallimenti. Trentasette i cantieri tedeschi chiusi per mancanza di ordini, crollo di quelli cinesi e coreani (il mercato povero dei mercantili è alla paralisi), fallimento in Italia dei cantieri De Poli e altri piccoli.
Soffrono anche Meyer Werft e Stx Europe, ma in proporzione Fincantieri che ha una quota maggiore, dà lavoro a 9 mila dipendenti (e tre volte tanto nell’indotto) soffre di più. Dei 7 stabilimenti Palermo e Castellamare hanno iniziato ad andare in crisi prima di tutti per la mancanza di commesse. La malattia si manifesta con gli «scarichi di lavoro» che partono dai settori dove si inizia a lavorare per realizzare la nave. «Una fase difficile e delicata» ribadisce da tempo Fincantieri che ha iniziato a ricorrere alla cassintegrazione, dopo gli accordi con il sindacato, e che riguarderà tutti i sette stabilimenti e coinvolgerà 1200 dipendenti. Monfalcone per ora è toccata in maniera minore, a ottobre sono coinvolti una trentina di lavoratori. Non è detto che tutti vadano in Cig, solo se è necessario, ma secondo il calendario, se non arriveranno ordini, entro giugno lo «scarico di lavoro» coinvolgerà gradualmente non meno di 500 persone su 1800.
Non parliamo nemmeno dell’indotto che durante l’allestimento di una nave a Monfalcone fa salire il numero di occupati da 1800 a 5 mila. L’ad di Fincantieri sta lanciando messaggi e raccomandazioni da tempo sulla situazione pur sapendo di essere alla guida del leader tra i cantieri. La fame di commesse infatti sta facendo affilare i denti a tutti i concorrenti, sta facendo muovere governi e Ue. Si sta pensando a un piano europeo di rottamazione delle navi vecchie e insicure (Scrap and Built), si parla di eco-bonus ed un piano di rinnovo flotte come per le auto, è stato anche recepito dal Cesa, l’associazione costruttori europei. Se ne è parlato in questi giorni a Milano a un convegno sulle Pmi dove c’erano anche il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, quello alle riforme Umberto Bossi e lo stesso ad di Fincantieri, Giuseppe Bono. E proprio ieri a Roma in un vertice tra governo, sindacati e aziende della cantieristica (c’erano tutti, da Fincantieri a Ancanap dei cantieri privati, Assonave, Ucina, l’associazione riparatori, i Nuovi cantieri di Apuania di Invitalia) si è giunti forse al bivio. Non si è parlato solo di possibili commesse pubbliche come pattugliatori per le capitanerie, traghetti nuovi per Tirrenia, nuove piattaforme off-shore per Eni e Saipem fino addirittura alla realizzazione di carceri galleggianti.
Si è toccato anche un tasto fondamentale per la concorrenza: incentivare gli armatori a ordinare in Italia grazie a prezzi e condizioni concorrenziali. Non bastano «competitività e l’efficienza, essenziali per spuntare gli ordini dando prezzi migliori», l’ad Fincantieri lo sa bene, serve (lo ha ripetuto a Milano) «la capacità di fare sistema del Paese».
Il discorso è chiarissimo, si riferisce agli organismi (di garanzia all’export) che «supportano» gli armatori quando ordinano nuove navi. In Italia la Sace, in Germania Hermes e il Coface francese. Sono quelle realtà che, di fronte a un investimento di 500-600 milioni, fanno da intermediari tra l’armatore (che non ha contanti) e le banche dando garanzie e fideiussioni. Chi offre il «pacchetto migliore» alla fine incide sul prezzo e la spunta. Lo sanno benissimo i tedeschi che sono molto competitivi. E lo stesso, per avere più chance, deve fare l’Italia. Ieri il ministro per i rapporti con il parlamento, Elio Vito, ha dato l’assicurazione: «Per Fincantieri tra i vari impegni (ammortizzatori e incentivi ndr) è stato assunto quello di affrontare il riallineamento degli strumenti finanziari a quelli europei». La cartina di tornasole potrebbe essere proprio la sola ed unica commessa che ipotizza Carnival entro fine 2009.

FEDERMECCANICA FIRMA L’INTESA SOLO CON DUE SIGLE. IL MINISTRO SACCONI: «MODELLO POSITIVO»  
Metalmeccanici, accordo separato da 112 euro  
Soddisfatti Fim e Uilm: «Un buon risultato». Protesta la Fiom: «Piattaforma illegale, faremo il referendum»
 
 
ROMA Accordo raggiunto sul contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici, ma senza la firma della Fiom, esclusa dall’inizio dal tavolo delle trattative. Fim-Cisl e Uilm e Federmeccanica hanno concordato un aumento medio di 112 euro lordi al mese. Il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi, ha definito l’accordo odierno «un accordo molto buono e responsabile nei confronti dei lavoratori, delle aziende e del Paese».
Estremamente positivo anche il commento del ministro del Welfare Maurizio Sacconi: «La sottoscrizione del contratto dei metalmeccanici in tempi brevi e con rilevanti contenuti di welfare conferma la positività del nuovo modello contrattuale e la semplificazione delle relazioni industriali che grazie ad esso si sta realizzando. Le nuove regole infatti tolgono al contratto nazionale quell’improprio carico di significati – anche di carattere ideologico – facendone un momento importante ma inserito in un continuo contesto di interazione tra le parti sociali nella dimensione dei territori e delle aziende».
Soddisfatti Uilm e Fim. «Quello siglato oggi è un contratto estremamente importante. – sottolinea il segretario generale della Uilm, Antonino Regazzi -. Il mio giudizio è estremamente positivo per la quantità di soldi che abbiamo in più e per il fondo di sostegno al reddito governato dall’ente bilaterale partecipato al 50% dai lavoratori e al 50% dalle aziende. In più abbiamo rispettato i tempi». «È un buon risultato dal punto di vista salariale che garantirà il reddito dei lavoratori dall’inflazione nel prossimo triennio. – dice il leader delle tute blu della Cisl, Beppe Farina -. È stata una trattativa non lunga ma molto difficile in un momento di crisi del settore che comunque conferma che il diritto al rinnovo esiste sempre».
Ma le polemiche sull’esclusione della Fiom sono molto forti: «La Fiom è stata invitata, ha partecipato. Il tempo dirà cosa può succedere», dice Ceccardi. Ma per la Fiom si tratta di «una piattaforma illegale»: «Il problema non è dell’esclusione della Fiom, ma dei lavoratori – spiega il segretario Gianni Rinaldini -. La piattaforma approvata non ha avuto alcuna validazione da parte dei lavoratori. E allora noi diciamo: sottoponiamola a referendum. Il contratto collettivo vigente, che scade nel 2011, era unitario ed era stato approvato da referendum. Due organizzazioni adesso l’hanno disdettato unilateralmente, come se fosse di loro proprietà, tanto che noi li abbiamo diffidati. Tuttavia, se i lavoratori approvano il nuovo accordo, noi ne prendiamo atto, se lo bocciano, anche Uilm e Fim devono ritirare la firma. Se non è così vuol dire che siamo davanti a un colpo di Stato. Attendiamo una risposta, se fosse negativa abbiamo già convocato gli organismi dirigenti per martedì. In ogni caso la Fiom non applicherà quelle regole per quanto riguarda la contrattazione, noi abbiamo un solo vincolo ed è quello dei lavoratori».
Altro fronte di disaccordo è aperto con Ugl e Fismic, che, per ora, non firmeranno il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, a causa dell’esclusione dalla partecipazione dell’ente bilaterale che gestisce il fondo di sostegno al reddito previsto dal contratto. Ad annunciare il no sono i segretari generali Giovanni Centrella e Roberto Di Maulo. «Vogliamo pari dignità con gli altri sindacati» dicono.
In dettaglio, l’accordo prevede «un aumento medio di 112 euro con una distribuzione degli oneri che in qualche modo corrisponde alle esigenze delle imprese di contenere i costi» spiega il direttore generale di Federmeccanica, Roberto Santarelli. Gli aumenti salariali partiranno con la prima tranche di 28 euro mensili dal 1° gennaio 2010; 40 dal 1° gennaio 2011 e 42 dal 1° gennaio 2012.

Il Piccolo, 07 novembre 2009 
  
SI FA SEMPRE PIÙ NERO IL FUTURO DELLO STABILIMENTO DI PANZANO  
In cantiere solo tre navi prima del baratro  
Zero commesse all’orizzonte. A New York battesimo della Dream con l’attrice premio Oscar Marcia Gay Harden
 
 
di ROBERTO COVAZ

Cantieristica italiana in allarme rosso e non ci sono alle viste nuove commesse, né a Panzano né negli altri stabilimenti di Fincantieri. Ieri a Roma si è tenuta- coordinata dal presidente di Fincantieri Corrado Antonini – l’assemblea dell’Assonave, l’associazione nazionale dei costruttori, riparatori e fornitori navali. Sono emerse note assai dolenti. Ma anche uno spiraglio, ovvero la possibilità di ottenere aiuti dall’Unione Europea (servizio in Economia).
Allo stato nello stabilimento di Panzano si sta lavorando su tre navi: l’Azura P&O già varata e la cui consegna è prevista nella primavera del 2010; la Queen Elizabeth-Cunard da varare in gennaio 2010 e consegna prevista autunno 2010 e la Carnival Magic-Carnival Cruise Lines in consegna nel 2011.
Poi c’è il vuoto. Da tempo le organizzazioni sindacali si interrogano sul futuro e la città osserva con crescente sgomento l’evolvere della situazione. Senza nuove commesse il tessuto economico del Monfalconese rischia di implodere, con pesanti conseguenze su più versanti.
Sono già in affanno, ad esempio, le agenzie immobiliari che negli anni passati sono sorte come funghi. Il mercato degli affitti ha conosciuto picchi impensabili ma ora è in calo vertiginoso.
Anche la corona di grandi centri commerciali che adorna il mandamento è figlia del boom di dimoranti, in gran parte arrivati nel Monfalconese sulla scia degli appalti e dui subappalti della Fincantieri.
E se il cantiere dovesse restare sguarnito come affrontare l’emergenza? Anche alla fine degli anni Ottanta ci fu un pauroso scarico; in quell’occasione si ricorse a dosi massiccie di prepensionamenti, ma allora la gran parte dei cantierini erano di origine locale e con alle spalle già molti anni di contributi. Ora la situazione è diversa, allarmante per certi versi.
Ma in un contesto assai pesante e deprimente ecco arrivare da New York una notizia che renderà orgogliosi i cantierini monfalconesi. Giovedì infatti è prevista la cerimonia del battesimo del mare per la ”nostra” Carnival Dream e per la suggestiva cerimonia è stata scelta addirittura un’attrice da premio Oscar, Marcia Gay Harden.

Il Piccolo, 13 novembre 2009 
 
Incontro sul cantiere sindacati-Brandolin  
Preoccupazione per carichi di lavoro e ricorso alla Cigo

 
Forte preoccupazione è stata espressa da Fim-Fiom-Uilm nel corso di un incontro che le rappresentanze Fincantieri hanno avuto, ieri con il consigliere regionale Giorgio Brandolin, componente della quarta commissione. La preoccupazione di Fim, Fiom e Uil si è indirizzata verso due elementi in particolare: il rischio di perdere tre commesse a favore dei cantieri tedeschi e le immediate conseguenze sull’occupazione, con la possibilità che, dall’inizio del 2010 possa scattare la cassa integrazione ordinaria per centinaia di lavoratori.
A preoccupare i sindacati – è stato detto – sarebbero però anche voci di corridoio sempre più insistenti sul possibile abbandono di Fincantieri da parte di Carnival e su «carenze qualitative» di alcune recenti realizzazioni di Fincantieri. Senza contare, hanno riferito i sindacati, l’emergenza sociale che potrebbe verificarsi nel Monfalconese a fronte del fatto che, su tremila lavoratori delle ditte private, solo un migliaio potrebbe contare su ammortizzatori sociali. Da parte sua, l’azienda ieri ha ribadito che il quadro degli effetti dello scarico di lavoro non è ancora stato definito, nè avviato l’iter per eventuali ammortizzatori sociali. Smentendo inoltre che Carnival, con cui i contatti stanno continuando, abbia manifestato l’intenzione di dirottare su altri cantieri la realizzazione di grandi passeggeri. «Le trattative da parte di Carnival con vari cantieri in grado di soddisfare le sue richieste ci sono sempre state – ha riferito Fincantieri – ma proseguono anche con noi». Smentite da parte dell’azienda anche di problemi di qualità delle navi realizzate a Monfalcone.
Da parte di Brandolin, comunque, l’impegno è di coinvolgere nel problema tutti i soggetti interessati: «Riferirò le osservazioni che mi sono state portate al gruppo del Pd e alla commissione regionale – ha detto -. Ho inoltre già provveduto a chiedere un incontro con la direzione aziendale. Sarà poi necessario coinvolgere anche gli enti locali, il presidente della Regione Tondo e gli assessori regionali».

Messaggero Veneto, 15 novembre 2009
 
«Ora Fincantieri rischia tre commesse» 
Monfalcone: i timori dei sindacati espressi in un incontro con Brandolin

 
MONFALCONE. Forte preoccupazione: è questo il sentimento espresso dai rappresentanti di Fim-Fiom-Uilm nel corso dell’incontro avuto con il consigliere regionale Giorgio Brandolin, componente della IV commissione (lavori pubblici, edilizia, viabilità, trasporti) e in stretto contatto con la II commissione regionale (industria, artigianato, commercio interno ed estero, turismo e terziario, sostegno all’innovazione nei settori produttivi, formazione professionale).
La preoccupazione di Fim, Fiom e Uil si è indirizzata verso due elementi in particolare: la possibile perdita di tre commesse a favore dei cantieri tedeschi (che pure rappresentano, diversamente da Fincantieri che è il leader incontrastato del mercato navi da crociera, il 20% del settore) e le immediate conseguenze sull’occupazione, con la possibilità che, da gennaio 2010, scatti la Cassa Integrazione Ordinaria per centinaia di lavoratori.
«A preoccupare, in particolare, sono due fattori – hanno spiegato le rappresentanze –. La prima, è che pare che a orientare la decisione dell’armatore verso la Germania siano state delle carenze riscontrate dal punto di vista della qualità. Questo comporterebbe la perdita anche dell’incarico di realizzazione dei prototipi, che avrebbe gravi conseguenze anche sul settore della progettazione. La seconda, è che mentre per i lavoratori diretti di Fincantieri sono garantiti gli ammortizzatori sociali, diversa è la situazione per i lavoratori dell’appalto: se si riuscirà a ottenere la tutela per mille dei tremila di questi lavoratori sarà un grande successo».
E questo potrebbe trasformarsi in una grande emergenza sociale per il territorio monfalconese. «Si rischia per Monfalcone una vera e propria “bomba sociale”, anche per via della situazione critica che è ormai cronica nel settore degli appalti esterni. Per questo quello che chiediamo all’azienda è di avere, quanto prima, delle notizie certe sulla situazione, visto che i dati in nostro possesso derivano unicamente da “voci di corridoio”. A giorni dovremmo quindi avere una convocazione da parte della direzione» hanno spiegato Fim, Fiom e Uilm.
Da parte del consigliere Brandolin, l’impegno preso è stato quello di coinvolgere nel problema tutti i soggetti interessati: il problema “lavoro” è, infatti, uno degli elementi cardini del programma del nuovo segretario nazionale del Pd, Pierluigi Bersani.
«In primo luogo riferirò le osservazioni che mi sono state portate al gruppo del Pd e alla commissione regionale – ha detto –. In secondo luogo, ho già provveduto a chiedere un incontro con la direzione aziendale. Sarà poi necessario coinvolgere anche gli enti locali, il presidente della Regione Tondo e gli assessori regionali». Il 19 novembre, intanto, le rappresentanze sindacali hanno già in programma un incontro a livello provinciale.

Il Piccolo, 21 novembre 2009 
 
INCONTRO TRA LA DIREZIONE DI FINCANTIERI E I SINDACATI  
Commesse in stallo, sarà ridotto l’appalto
 
 
L’appalto al momento non è in sofferenza nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, ma in vista c’è un suo ridimensionamento a favore del lavoro diretto. È quanto è emerso nell’incontro di verifica, prevista dal contratto integrativo, tra azienda e segreterie provinciale e Rsu Fim, Fiom, Uilm nella sede di Assindustria. La riduzione del ricorso alle ditte esterne è collegato non solo allo scarico di lavoro per i settori gestiti da Fincantieri a partire da febbraio del 2010, ma alla prospettiva di una generale contrazione della domanda di nuove navi nel corso dei prossimi anni. L’intenzione della società, secondo quanto riferisce il segretario provinciale della Uilm Luca Furlan, è quindi quella di procedere a una riqualificazione e mobilità interna del proprio personale dalla salderia alla costruzione in bacino, divenuta in pratica appannaggio quasi esclusivo dell’appalto in questi ultimi anni.
«A fronte di un rallentamento del mercato, che dovrebbe puntare su maggiore qualità e tempistiche di costruzione più allungate – afferma Furlan -, l’operazione potrebbe servire per scremare l’appalto all’insegna della qualità. L’indotto ridurrà i suoi numeri e dei lavoratori non saranno impiegati qui e questo non è mai positivo. Lo è però che Fincantieri sia presente nei diversi settori della produzione, avendo così modo di governare il processo». Partendo dalla dichiarazione dell’azienda secondo la quale il ricorso all’appalto va progressivamente ridotto, la Fiom-Cgil ha quindi chiesto nei prossimi incontri di verificarne l’impatto tanto sui lavoratori diretti quanto sugli appalti stessi. Al momento, con unità in consegna a marzo e settembre 2010 e aprile 2011, lo stabilimento impiega 2861 lavoratori esterni, di cui 379 in attività di scafo, suddivisi in circa 300 ditte, a loro volta quasi tutte organizzate in diversi consorzi. L’appalto, stando a Fincantieri, entrerà in sofferenza più tardi rispetto le lavorazioni dirette per le quali si attende uno scarico che coinvolgerà 150 lavoratori a partire da febbraio.
I problemi arriveranno però anche per le ditte esterne e la società, spiega Furlan, ha dato la sua massima disponibilità a informare le imprese sugli ammortizzatori sociali a disposizione per i loro dipendenti. La Fiom-Cgil da parte sua sottolinea invece come sia improrogabile la messa in campo di misure atte a salvaguardare i lavoratori degli appalti dall’impatto della crisi, quali a esempio accordi diretti con i consorzi per l’anticipo dei trattamenti Inps. «La previsione di una riduzione del carico di lavoro anche per le imprese esterne – aggiunge la Fiom – impone una seria riflessione tanto a Fincantieri quanto al territorio in ordine alla gestione dell’appalto e dell’indotto che rischiano di divenire una vera e propria bomba sociale, il tutto aggravato dal clima attorno alla popolazione bangladese. Una comunità che l’azienda stessa al tavolo ha riconosciuto essere tra le più rispettose delle regole e di fondamentale importanza per la costruzione delle navi da crociera». Rimane però il problema, sollevato dai sindacati, della conoscenza della lingua, che pone problemi anche di comprensione dei diritti.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 21 novembre 2009 
 
Fumata bianca dal vertice tra sindacati e Fincantieri: appalti ridimensionati a favore del lavoro diretto 
  
MONFALCONE. L’appalto al momento non è in sofferenza nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, ma in vista c’è un suo ridimensionamento a favore del lavoro diretto. È quanto è emerso nel corso dell’incontro di verifica, prevista dal contratto integrativo, tra azienda e segreterie provinciale e Rsu Fim, Fiom, Uilm nella sede dell’Assindustria di Gorizia.
La riduzione del ricorso alle ditte esterne è collegato non solo allo scarico di lavoro per i settori gestiti da Fincantieri in vista a partire da febbraio del 2010, ma alla prospettiva di una generale contrazione della domanda di nuove navi nel corso dei prossimi anni. Fiom-Cgil sottolinea come sia improrogabile la messa in campo di misure atte a salvaguardare i lavoratori degli appalti dall’impatto della crisi, quali ad esempio accordi diretti con i consorzi per l’anticipo dei trattamenti Inps.
«La previsione di una riduzione del carico di lavoro anche per le imprese esterne – aggiunge la Fiom – impone una seria riflessione tanto a Fincantieri quanto al territorio in ordine alla gestione dell’appalto e dell’indotto che rischiano di divenire una vera e propria bomba sociale, il tutto aggravato dal clima, che rasenta il razzismo, creato attorno alla popolazione bangladese in queste settimane. Una comunità che l’azienda stessa al tavolo ha riconosciuto essere tra le più rispettose delle regole e di fondamentale importanza per la costruzione delle navi da crociera».
Grosso rimane il problema della conoscenza della lingua, che pone problemi sia sul fronte della sicurezza, sia della comprensione dei propri diritti. Fincantieri avrebbe quindi dato una certa disponibilità a trovare delle formule per coinvolgere i lavoratori stranieri in corsi di italiano. Nel corso dell’incontro è stato sollevato anche il problema dei controlli sulla timbratura e della lotta alle paghe globali, che, stando alla Fiom, «sono ancora una realtà consistente».
La stessa Fiom valuta, invece, positiva la disponibilità dell’azienda a discutere di un sistema di trasporti interni che sia fruibile da tutti, compresi appalti e ditte di pulizie, così come richiesto dall’organizzazione che già dal prossimo incontro, a gennaio, intende verificarne la fattibilità e ritiene doverosa la lotta alle paghe globali «che ancora sono una realtà consistente ed un ripristino della legalità e della esigibilità contrattuali da parte di tutte le maestranze coinvolte nell’appalto Fincantieri». Per quanto attiene ai carichi di lavoro l’Azienda intravede i primi scarichi per il prossimo febbraio (circa 150 lavoratori), mentre per i lavoratori dell’appalto lo scarico sarà successivo, comunque dichiara l’Azienda, difficilmente si tornerà ai livelli produttivi di questi ultimi anni.
Positiva la discussione avuta con l’azienda anche secondo il segretario provinciale Uilm, Luca Furlan, che riferisce come sia intenzione dell’azienda procedere a una riqualificazione e mobilità interna del proprio personale dalla salderia alla costruzione in bacino, divenuta in pratica appannaggio quasi esclusivo dell’appalto in questi ultimi anni. «A fronte di un rallentamento del mercato, che dovrebbe puntare su maggiore qualità e tempistiche di costruzione più allungate – afferma Furlan –, l’operazione potrebbe servire per scremare l’appalto all’insegna della qualità. L’indotto ridurrà i suoi numeri e dei lavoratori non saranno impiegati qui e questo non è mai positivo. Lo è però che Fincantieri sia presente nei diversi settori della produzione, avendo così modo di governare il processo».

Messaggero Veneto, 23 novembre 2009
 
Fincantieri, niente cassa integrazione
 
MONFALCONE. Il tema scottante della crisi delle commesse a Fincantieri è stato oggetto di un incontro fra l’Udc di Monfalcone e le rappresentanze sindacali unitarie Fim, Fiom, Uilm del cantiere navale.
Dal confronto, richiesto dai rappresentanti del partito, è emersa la grande preoccupazione per le conseguenze sociali di una riduzione o, peggio, di una caduta verticale delle attività, che colpirebbe in modo durissimo la città, i lavoratori, specie dell’indotto, privi delle protezioni di cui godono i dipendenti diretti di Fincantieri.
La Rsu, peraltro, ha negato vi siano notizie verificate su una programma di cassa integrazione già avviata per quanto concerne 500 lavoratori Fincantieri, già dal prossimo giugno, come conseguenza di una altrettanto non verificata decisione dell’armamento di chiudere o peggio dirottare verso altri cantieri europei commesse di Fincantieri.
Ove notizie simili dovessero provenire dalla direzione aziendale, le Rsu saranno le prime a chiedere conto, anche in riferimento alle voci da tempo circolanti, circa una caduta della qualità del prodotto, che sarebbe stata denunciata dagli armatori stessi.
L’incontro, al di là dell’aver riportato in discussione la ventilata serie di commesse pubbliche per carceri galleggianti per far fronte alla crisi delle navi crociera, è stata l’occasione per i sindacati di rimarcare anche la precarietà dei lavoratori degli appalti, oltre 2.500, molti dei quali ormai stanziali, per le condizioni salariali e contributive, per la sicurezza, specie per le lavorazioni più critiche (coibentazione, lega leggera, pitturazione), sotto il profilo sia degli infortuni sia delle malattie professionali.
A questo riguardo la Rsu ha messo in evidenza l’insufficienza dei controlli, il depotenziamento della Medicina del Lavoro, cui tenta di far supplenza l’attività costante dei rappresentanti dei lavoratori per la Sicurezza, peraltro in numero eccessivamente ridotto (solo sei persone) per le necessità; un recente accordo integrativo ha permesso, almeno, che vi sia un ulteriore rappresentante, per i lavoratori degli appalti.
L’Udc, rappresentata dal segretario cittadino Lorenzo Oggianu, insieme con il componente del direttivo Claudio Zoff e i consiglieri comunali Giorgio Pacor e Cesare Calzolari, ha dato atto del contributo di conoscenza dei problemi del cantiere offerto dalle Rsu, di cui terrà conto nella sua azione politica ai diversi livelli a cominciare dal consiglio comunale, dove sono già state presentate dall’Udc interrogazioni tese proprio alla difesa del lavoro e dei lavoratori della nostra principale industria cittadina. (c.v.)

Il Piccolo, 24 novembre 2009 
 
INCONTRO TRA L’UNIONE DI CENTRO E LE RSU DELLO STABILIMENTO  
Fincantieri, timori dell’Udc per i 2500 dell’indotto  
Il previsto calo delle commesse a Panzano potrebbe avere pesanti ricadute sociali
  
 
Lo scottante tema della crisi delle commesse a Fincantieri è stato oggetto di un incontro fra l’Udc cittadina, che lo aveva richiesto, e le Rsu Fiom- Cgil, Uilm, e Fim-Cisl dello stabilimento di Panzano. Dal confronto, è emersa la grande preoccupazione per le conseguenze sociali di una riduzione o peggio di una caduta verticale delle attività, che colpirebbe in modo durissimo la città, i lavoratori, specie dell’indotto, privi delle protezioni di cui godono i dipendenti diretti di Fincatieri. La Rsu, riferisce il consigliere comunale provinciale dell’Udc Giorgio Pacor, «ha peraltro negato che vi siano notizie verificate su una programma di cassa integrazione già avviato per quanto concerne 500 lavoratori Fincantieri già dal prossimo giugno, come conseguenza di una altrettanto non verificata decisione dell’armamento di chiudere o peggio dirottare verso altri cantieri europei commesse in pectore di Fincantieri». «Ove notizie simili dovessero provenire dalla direzione aziendale – aggiunge – le Rsu saranno le prime a chiedere conto di un tanto anche in riferimento alle voci da tempo circolanti, circa una caduta della qualità del prodotto, che sarebbe stata denunciata dagli armatori stessi». L’incontro è stata l’occasione per le Rsu di rimarcare anche la precarietà dei lavoratori degli appalti – oltre 2500 – molti dei quali ormai stanziali, per le condizioni salariali e contributive, per la sicurezza, specie per le lavorazioni più critiche (coibentazione, lega leggera, pitturazione), sotto il profilo sia degli infortuni sia delle malattie professionali, che potranno manifestarsi solo anni dopo. A questo riguardo la Rsu, riferisce Pacor, ha messo in evidenza l’insufficienza dei controlli, il depotenziamento della Medicina del lavoro.

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Il Piccolo, 10 settembre 2009

SI PROFILA IL RITORNO ALLA PACE SINDACALE NELLO STABILIMENTO DI PANZANO 
CONTENUTI 
C’è l’accordo, 950 euro in più ai cantierini 
Firmata l’intesa tra direzione e sindacati. Aumento legato agli obiettivi di efficienza e di programma
Saranno istituite commissioni per la verifica dei risultati

di ELISA COLONI

Quasi 950 euro (lordi) in più in busta paga a fine anno a tutti i 1800 dipendenti diretti di Fincantieri: questo il risultato della pace sindacale raggiunta dai rappresentanti dei lavoratori e la direzione aziendale dello stabilimento di Panzano. L’intesa mette fine alle turbolenze che negli ultimi mesi avevano creato una spaccatura profonda sia tra sindacati e azienda sia all’interno delle stesse forze sindacali. A dividere erano i due punti dell’integrativo inerenti i premi di efficienza e di programma. Due nodi che sono stati finalmente sciolti l’altro ieri, durante un incontro tra i segretari provinciali e le Rsu di Fim, Fiom e Uilm e i rappresentanti di Fincantieri, svoltosi nella sede goriziana di Confindustria. Un faccia a faccia che entrambe le parti hanno definito «positivo e soddisfacente», le cui conseguenze si materializzeranno nelle tasche dei dipendenti, che a fine anno riceveranno più soldi in busta paga: 943 euro lordi, corrispondenti, appunto, al premio di efficienza (750 euro) sommato a quello di programma (193 euro).
Uno dei problemi che si erano venuti a creare negli ultimi mesi riguardava appunto il premio di efficienza. Non si era riusciti a firmare l’accordo che istituisce le apposite commissioni che devono verificare lo stato delle officine e, di conseguenza, misurare l’aumento dell’efficienza. Se quella firma non fosse arrivata, i lavoratori avrebbero perso 750 euro. «Abbiamo stabilito l’istituzione delle commissioni di efficienza – spiega Thomas Casotto, segretario Fiom – con il relativo calendario di incontri di verifica». Viaggia su binari paralleli la questione relativa all’altro premio, quello di programma. I 193 euro previsti in questo caso avrebbero dovuto finire nelle buste paga per le prove in mare della Dream. Prove non portate a termine come richiesto dall’azienda, a causa (questo sostiene Fincantieri) degli scioperi proclamati dalla Fiom. Con il risultato che quei soldi non erano mai stati erogati. «Abbiamo raggiunto un accordo anche su questo – spiega Gianpiero Turus, segretario Fim -. Per permettere ai lavoratori di guadagnare quei 193 euro è stato fissato un nuovo obiettivo: il varo della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre, con saldatura al 100% e start-up di una caldaia e tre motori».
«Per quanto riguarda la situazione degli appalti – aggiunge Turus – durante l’incontro abbiamo chiesto e ottenuto la convocazione di un confronto periodico, il primo già entro questo mese». Soddisfazione anche da parte di Fincatieri: «È stato colto l’appello lanciato dall’ad Bono sulla necessità di contribuire, tutti, all’aumento della produzione, e di mettere assieme le forze per raggiungere obiettivi di efficienza condivisi, fondamentali in un momento così delicato come quello attuale». E proprio in merito alla crisi e allo spauracchio della cassa integrazione che, nel caso non arrivassero nuove commesse, potrebbe far rimenere a casa, già a partire da ottobre, un centinaio di lavoratori, Luca Furlan (Uilm), spiega: «Durante l’incontro abbiamo discusso anche di questo: i sindacati monitoreranno l’andamento dei carichi produttivi e delle relative ricadute occupazionali».

Messaggero Veneto, 10 settembre 2009

Monfalcone. Siglata la “pax sindacale” dopo il vertice nella sede di Confindustria: entro il prossimo 31 dicembre il varo della Queen Elizabeth 
Fincantieri, c’è l’accordo con Fim Fiom Uilm e le Rsu aziendali

MONFALCONE. L’istituzione di una commissione di efficienza con il relativo calendario di incontri di verifica (già definiti), l’impegno dell’azienda, in coerenza con gli accordi sottoscritti, a operare in direzione di una migliore organizzazione del lavoro, impiantistica, formativa e di sicurezza e la definizione di un nuovo obiettivo per quanto attiene il premio di programma, ovvero il varo entro il prossimo 31 dicembre della Queen Elizabeth con il 100 per cento della nave saldata e start-up di una caldaia e tre motori: sono gli importanti punti su cui è stato trovato un accordo, martedì nella sede della Confindustria di Gorizia tra Fincantieri, le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu aziendali. Come previsto dall’accordo integrativo è stato concordato un tavolo specifico sulla situazione appalti, convocato entro settembre.
L’esito dell’incontro stempera un clima di tensione che si respirava da qualche tempo in azienda e stava creando serie difficoltà in merito al premio di efficienza e di programma. «È positiva la chiusura del confronto che vede la firma dei due accordi e dei relativi allegati e che di fatto rende esigibile il sistema premiante previsto dal nuovo accordo di secondo livello», affermano unitariamente le segreterie territoriali e le rsu Fim, Fiom e Uilm, che spiegano anche come si sia giunti così allo sblocco dei 750 euro previsti dal premio di efficienza con pagamento dell’80 per cento a dicembre e del restante 20 a gennaio 2010 a cui si aggiungeranno i 193 euro del gradino del premio di programma. Il nuovo obiettivo di programma, concordato in via del tutto eccezionale, sarà monitorato e verificato dalla commissione efficienza con «l’impegno da parte dell’azienda di ricercare i correttivi e le soluzioni necessarie, in caso di scostamenti o turbative che potessero mettere a rischio il raggiungimento dell’obiettivo». È stato fatto anche un rapido quadro sui carichi di lavoro, che dipinge una situazione di possibili difficoltà derivanti dalla carenza di ordinativi, con il rischio del ricordo alla cassa integrazione ordinaria dal prossimo mese di ottobre per circa 100 lavoratori. «Anche su questo tema, assolutamente centrale – dicono i sindacati – sarà monitorato l’andamento dei carichi produttivi e delle relative cadute occupazionali».
Soddisfatta per l’esito anche Fincantieri che plaude alla ritrovata “pax sindacale”, ma che evidenzia anche come l’accordo rappresenti il riconoscimento da parte dei lavoratori della «necessità di migliorare lo standard di produzione, così da poter stare sul mercato. È necessario il contributo di tutti – dice il portavoce dell’azienda – per recuperare competitività, in modo da essere in prima linea quando si tratterà di acquisire nuove commesse. La crisi passerà e il comparto riprenderà a crescere, ma non più a due cifre come prima». (c.v.)

Il Piccolo, 19 settembre 2009 
 
Fincantieri regge ma crollano gli ordini  
Utile di 9 milioni nel primo semestre. Parte l’aumento da 300 milioni
  
 
di PIERCARLO FIUMANÒ

TRIESTE Fincantieri chiude in utile (9 milioni di euro in calo rispetto ai 15 del 2008) il primo semestre ma i nuovi ordini crollano del 71,1% passando da 1.425 milioni a 398 milioni. In aumento (+15%) i ricavi, passati dai 1.372 milioni di euro del primo semestre 2008 ai 1.576 milioni dei primi sei mesi del 2009: un effetto del consolidamento del gruppo Usa Manitowoc Marine Group. A fine anno -come ha detto in più occasioni l’ad Giuseppe Bono- si prevede un utile ridotto ma sempre positivo.
Il gruppo cantieristico, in tempi di crisi, fa così il pieno di risorse finanziarie per realizzare un piano industriale (alla base del progetto ancora sospeso di quotazione in Borsa, peraltro previsto nel Dpef) che punta sull’aggiornamento tecnologico necessario a fronteggiare la ripresa dei mercati quando arriverà. Nel frattempo Bono chiede al governo e al ministro Tremonti «una più stretta collaborazione con i vari attori del sistema Paese». Possibili sgravi per la rottamazione delle navi ormai obsolete non sarebbero certo sgraditi a Trieste.
Fincantieri ha un portafoglio ordini ancora importante (9,8 milioni di euro) ma non è sufficiente per garantire la saturazione di tutti i cantieri. I tempi sono grigi per tutti: il 2009 sta soffrendo sul mercato mondiale della cantieristica un calo degli ordini del 90%. Un calo – ha spiegato Fincantieri – che riflette «la crisi finanziaria mondiale che ha portato a un sostanziale azzeramento dei nuovi ordini di navi da crociera e di traghetti». Il gruppo, pur assicurando «un carico di lavoro significativo», non può «garantire la saturazione completa della capacità produttiva di tutti gli stabilimenti già nel breve periodo» per cui si sta facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria per modulare l’attività nei cantieri in modo da non dover tagliare posti di lavoro. La cassa è già scattata progressivamente a Castellamare di Stabia, Palermo, Sestri Ponente. A Monfalcone, e ad Ancona, potrebbe partire in ottobre ma solo in assenza di nuovi ordini e «in modo graduale». Come affermano a Trieste «sono strumenti congiunturali» che consentono al gruppo di affrontare una fase critica sui mercati. Sia il risultato operativo (23 milioni di euro), sia l’utile – ha sottolineato Fincantieri – risentono «ancora delle tensioni sul mercato delle materie prime, in particolare acciaio e petrolio» che si sono «riflesse sugli acquisti conclusi nell’ultimo triennio e attualmente in carico alle navi in portafoglio». Ma per la ripresa, in un mercato ciclico, è solo questione di tempo. Di fatto -si sottolinea a Trieste- il mercato armatoriale tiene e si delinea una leggera crescita: Fincantieri si attrezza modulando l’attività su vari comparti: dalle navi da crociera al militare. Dall’inizio dell’anno nel settore militare Fincantieri ha incassato ordini per quasi 500 milioni di euro.
La posizione finanziaria netta negativa per 384 milioni di euro riflette i forti investimenti legati al maggior volume di ordini acquisiti negli anni precedenti: il gruppo triestino deve pagare fornitori e materiali su cifre notevoli (nel 2008 sono state consegnate 4 navi da crociera per circa 2 miliardi di euro). Da qui l’aumento del fabbisogno di circolante. Il bilancio semestrale del gruppo navalmeccanico, guidato da Giuseppe Bono, contrario ad aiuti di Stato («Dobbiamo mantenerci in piedi da soli»), è stato esaminato ieri a Trieste dal consiglio di amministrazione che ha deciso di richiamare l’aumento di capitale, autorizzato dall’ultima assemblea dei soci, per l’intero importo di 300 milioni di euro. La decisione è stata presa – spiega una nota – per «riequilibrare la situazione finanziaria, come previsto dal piano industriale».

Messaggero Veneto, 19 settembre 2009 
 
Monfalcone. Sindacati critici sulle parole dell’ad di Fincantieri Bono alla cerimonia della Carnival  
«Dimenticati i morti per le navi»
 
 
MONFALCONE. «È stato giusto rendere onore a chi contribuisce a portare la democrazia nel mondo, esprimendo cordoglio e solidarietà. Ma visto che l’amministratore delegato ha voluto ricordare i caduti in Afghanistan, morti nel compimento del loro dovere, crediamo sarebbe stato giusto anche ricordare le due persone che hanno perso la vita in cantiere, pure nel compimento del loro dovere: ovvero lavorando. Sarebbe bene che non ci si dimenticasse del sacrificio di chi ha perso la vita costruendo le navi». È amara la constatazione di Moreno Luxich, coordinatore Fiom nella Rsu Fincantieri dopo aver ascoltato l’intervento dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, giovedì nel corso della cerimonia di consegna della Carnival Dream, cerimonia che proprio per quanto avvenuto a Kabul si è svolta in tono dimesso.
Ma non solo il mancato riferimento ai lavoratori deceduti ha lasciato perplessi i sindacati, che sono trasaliti sentendo Bono affermare che è stata affrontata una lunga vertenza sindacale,«in cui siamo riusciti a portare avanti una nostra piattaforma (nostra riferita a Fincantieri, ndr) con principi innovativi». «Non siamo d’accordo su questa affermazione. È stato bypassato il sindacato. È stato invece stretto un accordo, all’inizio di settembre, tra azienda e parti sociali, accordo che ora come ogni documento di tale tipo va gestito, anche perché è stato il frutto di una discussione aspra», spiega Luxich, ricordando come questo accordo prevede anche un tavolo tra azienda e sindacati sulla situazione degli appalti che deve essere riunito mensilmente per avere periodicamente il polso della situazione. Luxich si dice rimasto basito anche dinanzi al concetto della moralità e della immoralità dei pagamenti («è morale pagare in modo congruente ed equo, se si crea un buon prodotto, altrimenti pagare è immorale», ha detto Bono). «È una cosa che non può essere accettata. I lavoratori producono se sono messi in grado di produrre. Ma se non si mette mano al processo produttivo con gli opportuni investimenti e miglioramenti, i lavoratori difficilmente possono recuperare l’efficienza». Che si parli di un accordo integrativo raggiunto tra tutte le parti coinvolte e non solo da parte dell’azienda è un concetto condiviso anche da Luca Furlan, segretario provinciale Uilm. «Non voglio fare polemica in un giorno di festa, ma che non siano assolutamente corrette le dichiarazioni sentite in questi giorni da parte di un politico locale che è andato a Palermo a fare proselitismo dicendo che Fincantieri è azienda nord-leghista. Non credo sia utile usare queste parole in funzione di elezioni attese per il 2013», ha detto, plaudendo per il lavoro realizzato «dai lavoratori tutti, quelli diretti e quelli delle imprese in appalto». Michele Zoff, coordinatore Fim nella Rsu, ha ribadito il fatto che l’accordo è stato preso a «quattro: tre sindacati e azienda. In questo momento di crisi è importante mantenere il lavoro e pensare che solo unitariamente si possono affrontare le difficoltà. Le responsabilità sono di tutti, non solo dei lavoratori, ma anche dell’azienda». (c.vis.)

Il Piccolo, 08 ottobre 2009 
 
MANIFESTAZIONE FIOM PER IL CONTRATTO  
Cento lavoratori monfalconesi domani in corteo a Milano
 
 
Sono un centinaio i lavoratori aderenti alla Fiom-Cgil che domani partiranno da Monfalcone per partecipare alla manifestazione indetta dall’organizzazione per sostenere la propria posizione nella vertenza per il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale. Lo sciopero di 8 ore e le iniziative organizzate a livello nazionale sono state precedute in questi giorni dalle assemblee nelle principali fabbriche della città. «La risposta dei lavoratori è stata più che buona – afferma il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil, Thomas Casotto -, anche in Fincantieri, dove l’assemblea non era retribuita. I lavoratori sono con noi nel voler avere diritto di parola sugli accordi che li riguardano». Sta proprio qui il nodo per la Cgil e non solo sul fronte salariale. Federmeccanica invece ha risposto negativamente alla proposta dell’organizzazione, affermando che non è disponibile a sospendere o modificare il sistema di regole relative alla contrattazione definite, a livello confederale, con un accordo separato senza la Cgil. Federmeccanica non ha accolto nemmeno la proposta di bloccare i licenziamenti. La Fiom ha confermato quindi lo sciopero generale di domani di 8 ore della categoria «per la difesa dell’occupazione, la democrazia e il rinnovo del biennio economico». La Fiom ribadisce inoltre di essere disponibile a un referendum sulle piattaforme presentate al tavolo tra tutti i metalmeccanici, il cui esito però sia vincolante per tutte le organizzazioni. Domani scioperano anche gli aderenti all’Unicobas Scuola, che scenderà in piazza, a Roma, in difesa dei precari.

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
CONTRATTO MOBILITAZIONE  
Oggi volantinaggio Fiom sulla statale 305 a Ronchi  
Ripartita ieri la protesta nelle maggiori fabbriche contro la firma separata 
Tre ore di sciopero all’Ansaldo Sistemi Industriali e quattro alla fine di ogni turno alla Fincantieri
 
 
La Fiom-Cgil ha avviato anche nel Monfalconese la sua mobilitazione contro la firma separata del contratto dei metalmeccanici, siglato da Fim-Cisl e Uilm con Federmeccanica. Lo ha fatto ieri con un volantinaggio in centro e scioperi nelle principali fabbriche cittadine e tornerà a farlo oggi a Ronchi dei Legionari. I rappresentanti della Fiom negli stabilimenti di Roen Est, Mw, Galileo Avionica, Omi e Detroit si sono dati appuntamento davanti a quest’ultima per distribuire volantini agli automobilisti di passaggio lungo la statale 305, dove, tra le 8 e le 11, il traffico sarà quindi rallentato in corrispondenza dell’incrocio verso il casello autostradale. Intanto ieri, rispettando le decisioni dell’assemblea dei delegati di Bologna, la Fiom ha proclamato 3 ore di sciopero all’Ansaldo Sistemi Industriali (dove un’ora di sciopero è stata utilizzata martedì per tenere un’assemblea con i lavoratori) e 4 alla fine di ogni turno in Fincantieri. I delegati sono inoltre andati tra le bancherelle del mercato settimanale del centro città per spiegare i motivi della propria protesta contro la firma separata del contratto e ribadire le proposte anti-crisi della Fiom. Ovvero blocco dei licenziamenti, estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori e individuazione quindi di una soluzione transitoria di accordo economico. «Crediamo quindi che del contratto, fra l’altro non ancora scaduto e secondo noi perciò rinnovato in modo illegittimo, si sarebbe dovuto discutere una volta passata la crisi», ha detto ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu di Asi Maurizio Vesnaver. Uno dei volantini ieri comunque si intitolava: ”Accordo separato: pochi euro, zero democrazia”. La Fiom ieri è tornata a stigmatizzare il comportamento di Fim e Uilm, organizzazioni minoritarie nel settore metalmeccanico, anche a livello locale. «Pure nella principale realtà industriale del territorio, cioè Fincantieri, Fim e Uilm non hanno ancora dato conto delle proprie decisioni in assemblea – ha osservato ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu del cantiere navale Moreno Luxich -. Auspichiamo che lo facciano quanto prima». Rifiutata a livello nazionale la proposta di un referendum vincolante per tutti sul nuovo contratto, la Fiom tornerà nelle fabbriche, anche a Monfalcone, a chiedere a Fim e Uilm di tenere una consultazione sull’intesa che coinvolga ogni lavoratori e non solo gli iscritti alle due organizzazioni. Le Rsu Failms-Cisal della Fincantieri hanno invece proclamato domani uno sciopero di due ore alla fine di ogni turno. La protesta è stata indetta, spiega il coordinatore della Failms Mario Pizzolitto, per sollecitare l’azienda a occuparsi della tensione esistente in area Centro Manufatti Scafo e per «interrompere l’intero sistema selvaggio di appalti».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
Fiom: sciopero e volantinaggio  
Metalmeccanici, protesta per l’intesa “monca” sul contratto
 
 
MONFALCONE. Sciopero e volantinaggio nell’ambito del mercato settimanale in città: sono queste le iniziative organizzate ieri dalla Fiom Cgil che hanno coinvolto Rsu e lavoratori di Fincantieri, Ansaldo ed Eurogroup nell’ambito della mobilitazione permanente «che ha lo scopo – si legge nei volantini – di rendere esigibile la democrazia nei luoghi di lavoro e la consultazione col referendum di tutti i lavoratori metalmeccanici iscritti e non iscritti a sindacati».
Oggetto della protesta l’intesa separata sul contratto nazionale dei metalmeccanici, siglato da Fim Cisl, Uilm Uil e Ugl con Federmeccanica. Prima del volantinaggio i rappresentanti sindacali e alcuni lavoratori si sono riuniti davanti all’ingresso Ansaldo, dove è stata fatta un’ora di assemblea con 3 ore di sciopero, mentre in Fincantieri sono state proclamate 4 ore di sciopero alle fine di ogni turno. «Lo scorso gennaio è stata siglata tra Governo, Confindustria, Cisl e Uil la riforma delle regole sulla contrattazione e che la Cgil non ha sottoscritto perché disattendeva le proposte portate avanti nella piattaforma, inizialmente unitaria. Seguendo tali nuove regole – dice per la Fiom della Rsu Ansaldo, Maurizio Vesnaver – è stato disdettato senza alcun mandato il contratto nazionale e approvata una piattaforma non condivisa da tutte le parti coinvolte. Alla luce di ciò Fim e Uilm non vogliono sottoporre l’intesa su contratto al referendum e al voto di tutti i lavoratori, ma solo dei loro iscritti. Ma i lavoratori devono avere la possibilità di esprimersi su una piattaforma che oltre a non prevedere un’adeguata tutela dei salari, introduce nuove norme che si insedieranno pericolosamente nella vita quotidiana dei lavoratori. Come Fiom Ansaldo abbiamo chiesto alle altre Rsu chiarimenti sulla posizione e fare il referendum. A giorni Fim e Uilm, e speriamo Ugl, dovranno venire a chiarire la loro scelta».
È poi il coordinatore Fiom nella Rsu Fincantieri, Moreno Luxich a spiegare come il contratto disdettato sarebbe scaduto solo alla fine del 2010. «Non so se Fim e Uilm ricordano che è stato frutto di forti battaglie e per noi è stato conquistato con una denuncia e l’apertura di un fascicolo per l’occupazione del casello autostradale. Mi pare strano come qualcuno disconosca quel periodo, quelle battaglie e quelle conquiste sia salariale, sia per parte normativa» dice, evidenziando come peraltro le due organizzazioni sindacali, nell’azienda più importante del territorio, siano minoritarie e come non diano spiegazione della loro scelta. Fare un referendum dedicato solo ai loro iscritti significherebbe chiedere il parere alla minoranza e soprattutto solo ad una parte dei lavoratori, per cui poi il contratto sarebbe applicato. «La maggior parte dei lavoratori non è con loro», dice Luxich.
Fiom annuncia quindi che il percorso di protesta è solo all’inizio. Intanto stamani dalle 8 alle 11 lavoratori e sindacati Fiom di Detroit, Mw, Rohen Est, Galileo e Omi con altre aziende della Destra Isonzo si riuniranno all’incrocio tra statale 305 e bretella che conduce all’autostrada per volantinaggio con rallentamento traffico.

Il Piccolo, 29 luglio 2009 
 
UFFICIALE IL PASSAGGIO DI PROPRIETÀ  
Fantuzzi-Reggiane in mani Usa  
Referendum in Fincantieri: sì alla linea Fiom sull’integrativo
 
 
È ufficiale: il gruppo Fantuzzi-Reggiane comprendente anche lo stabilimento di Monfalcone è stato acquisito dalla Terex. Presenti i rappresentanti sindacali e i segretari territoriali di Fiom e Uilm, e due rappresentanti della società Usa, è stata confermata la chiusura del closing e quindi il passaggio di proprietà del gruppo da Fantuzzi-Reggiane a Terex. Già oggi nello stabilimento di Monfalcone i sindacati terranno assemblee. Dopo le ferie collettive, dal 24 agosto sono previste ancora 5 settimane di cassa integrazione ordinaria a rotazione.
I lavoratori della Fincantieri di Monfalcone, intanto, hanno approvato a larga maggioranza la linea Fiom sia per quanto riguarda l’ipotesi di piattaforma contrattuale nazionale, sia in relazione ai ”ritocchi” concordati dalla Fiom con l’azienda relativi all’integrativo già firmato da Fim e Uilm. Lo rileva l’esito del doppio referendum che la Fiom ha organizzato nel cantiere di Monfalcone. Per quanto riguarda la piattaforma nazionale hanno preso parte alla consultazione 773 dipendenti su 1281 aventi diritto (60,3%). I sì sono stati l’82,3% (773) i no il 15,5% (120); 127 invece i lavoratori dell’appalto partecipanti, con larga maggioranza di sì (89,8%). Per quanto riguarda l’integrativo i votanti sono stati 774 su 1281 aventi diritto (60,4%), i sì 625 (80,75%), i no 138 (17,83%).

Messaggero Veneto, 29 luglio 2009 
 
Monfalcone. L’attesa fumata bianca è arrivata ieri a Reggio Emilia: la società americana ha acquisito ufficialmente il gruppo Fantuzzi-Reggiane  
Arriva la Terex, gli stipendi sono salvi
 
 
MONFALCONE. È stato decisivo l’incontro di ieri, a Reggio Emilia, per il gruppo Fantuzzi-Reggiane e quindi per lo stabilimento di Monfalcone: convocato dall’azienda, l’incontro è servito per ufficializzare l’acquisizione del gruppo da parte della statunitense Terex.
Alla presenza dei rappresentanti sindacali e quindi anche dei rappresentanti delle segretarie territoriali isontine di Fiom e Uilm, ma anche due rappresentanti della società americana, è stata confermata la notizia della chiusura del closing e quindi del passaggio di proprietà del gruppo da Fantuzzi-Reggiane alla statunitense Terex, passaggio che allenta la tensione dopo mesi di forte preoccupazione per il futuro del gruppo e dei lavoratori, dopo il tira e molla delle banche e dopo la grave crisi di liquidità in cui è stato catapultato anche il sito monfalconese e che aveva spinto i lavoratori, qualche settimana fa, a chiedere un incontro prima con il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto e poi con il Prefetto di Gorizia.
«Dopo la cautela dei giorni scorsi, oggi possiamo finalmente dire che la notizia è certa: Fantuzzi-Reggiane è passata in proprietà alla Terex. Devono ancora essere precisate molte cose e sarà fatto in base a dati ufficiali, ma l’importante è che si ripartirà e che Terex ha già confermato di voler fare un’iniezione di liquidi. Ciò – ha detto Fabio Baldassi della segretaria Fiom Cgil, parlando anche a nome degli altri colleghi – permette di guardare con serenità ai prossimi mesi soprattutto perché vengono confermati gli stipendi dei dipendenti.
La nostra paura era appunto che ciò non succedesse, invece Terex ha confermato la volontà di proseguire l’attività e di aver deciso di acquisire Fantuzzi-Reggiane proprio per la serie di prodotti collocati in diversi mercati».
Insomma esistono potenzialità certe anche per lo stabilimento monfalconese di essere forti sui mercati e poter reggere e superare la crisi, anche perché dall’incontro non sono emerse brutte sorprese riguardo al bond: l’azienda americana, subentrando come controparte degli obbligazionisti, rimborserà l’ultima tranche del bond in scadenza, per un impegno complessivo (acquisizione compresa) di 170 milioni di euro. Una cifra inferiore alla valutazione di 215 milioni di euro, alla base del pre-accordo dell’estate del 2008.
Già oggi nello stabilimento di Monfalcone i sindacati terranno assemblee informative con i lavoratori. Dopo le ferie collettive, dal 24 agosto sono previste ancora 5 settimane di cassa integrazione ordinaria a rotazione e comunque da gestire secondo le esigenze produttive. Soddisfazione è stata espressa anche dal segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan che ricorda come «ci siamo spesi tutti per salvare l’azienda, abbiamo retto per 14 mesi, anche arrivando a momenti allo scontro con i lavoratori, che hanno però capito come era necessario anche stare fermi per il bene dell’azienda. Comunque ora si dovranno capire le intenzioni della nuova proprietà il piano industriale, le intenzioni per il gruppo e per Monfalcone. Terex sembra azienda seria, che potrebbe fare di tutto per rilanciare un gruppo con professionalità e potenzialità che sarebbe peccato perdere».
Soddisfatto per la conclusione dell’acqusizione anche il segretario provinciale della Failms-Cisal, Fabrizio Ballaben che lamenta però di aver appreso la notizia da Internet sul giornale interattivo degli investitori “Milano Finanza”.
«C’è molto stupore e dispiacere perché le notizie non sono giunte da chi si era impegnato formalmente in prefettura di Gorizia a fornirmi le notizie sull’evolversi della situazione dell’azienda – ha affermato riferendosi al segretario provinciale della Fiom-Cgil e ricordando come avesse chiesto di essere informato anche al sindaco, così come le altre sigle sindacali –, ma a oggi le informazioni non sono pervenute».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 02 agosto 2009 
 
Reggiane, chiesta una proroga della ”cassa” fino a novembre La Failms: «L’azienda dia risposte» 
Il segretario Ballaben: «La vendita a Terex gestita in silenzio dalla proprietà»
  
 
«Siamo soddisfatti per il risultato raggiunto, che si sia rasserenata la situazione alla luce dell’acquisto della società americana Terex della Reggiane. Ma siamo, per contro, ampiamente amareggiati perchè le notizie non le abbiamo assunte da fonti ufficiali. Chi si era preso l’impegno di informarci nel tavolo di confronto in Prefettura a Gorizia, non lo ha fatto. È un comportamento scorretto nei confronti di tutti i lavoratori». A prendere posizione, all’indomani della sigla del closing di cessione, attraverso il quale la Terex è subentrata alla famiglia Fantuzzi nell’ambito del Gruppo Fantuzzi Reggiane e Noell Crane, è la Failms-Cisal, con il segretario regionale Fabrizio Ballaben. «L’altro ieri – ha spiegato – ci siamo incontrati nella sede istituzionale a Trieste con l’assessore regionale al Lavoro, Rosolen, mentre era assente poichè in ferie il capo del personale della Reggiane. Durante l’incontro abbiamo espresso la soddisfazione per l’acquisizione da parte della società americana, ma abbiamo evidenziato il fatto che non ci sia pervenuta alcuna informazione ufficiale. Alla Regione abbiamo chiesto, attraverso l’assessore Rosolen, di avere ulteriori informazioni sullo sviluppo della situazione, facendo presente che in sede istituzionale dovrà avvenire un incontro per capire quale sarà la gestione della fase transitoria e la futura programmazione lavorativa della nuova azienda americana». Una richiesta di chiarimento anche a fronte del fatto che la Reggiane Cranes and Plants Spa, che in città ha uno stabilimento con una settantina di dipendenti, tra operai e impiegati, ha comunicato la richiesta di una proroga della cassa integrazione ordinaria dal 24 agosto fino al 2 novembre. Nella comunicazione ai sindacati, infatti, si legge: «Data l’attuale situazione in cui continuano a persistere comprovate difficoltà legate ad una crisi temporanea di mercato, ai sensi dell’articolo 5, legge 164/1975, ci troviamo costretti a chiedere la proroga della cassa integrazione ordinaria per lo stabilimento di Monfalcone per il periodo dal 24 agosto al 2 novembre».
Il segretario Ballaben aggiunge: «Il rammarico, in questa vicenda, è che il nostro ricercare in tutti i modi l’unione sindacale per il bene dei lavoratori della aziende venga svilito dall’atteggiamento ostruzionistico di dirigenti di altre organizzazioni sindacali, frutto di determinate strategie politiche. Atteggiamento che crea solo un danno agli effettivi destinatari della nostra attività istituzionale, e cioè i lavoratori. Auspichiamo che si consolidi una netta differenza tra il far sindacato e il far politica, e che non ci siano deleterie e deprecabili commistioni tra le due attività».

Il Piccolo, 15 ottobre 2009 
 
Reggiane, prolungata la cassa integrazione  
Ricorso alla Cigo fino al 20 novembre per 70 dipendenti
  
 
Si prolunga il ricorso alla cassa integrazione ordinaria alla Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, acquisita assieme al resto della società dalla statunitense Terex lo scorso mese di luglio. Nonostante il ripianamento dei debiti, la situazione di Reggiane non si è ancora stabilizzata e azienda e sindacati hanno firmato in questi giorni il ricorso alla Cigo per altre sette settimane. Fino al 20 novembre i 70 dipendenti dello stabilimento del Lisert continueranno a lavorare solo due giorni alla settimana, benché un certo carico di lavoro ci sia. «L’azienda aveva proposto in prima battuta di rinnovare la cassa integrazione per 11 settimane – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – e a zero ore. Quanto abbiamo respinto in assenza di un piano industriale da parte della nuova proprietà e anche perchè in questo modo saremmo andati a esaurire tutte e 52 le settimane di Cigo utilizzabili». Reggiane ha poi accettato la richiesta dei sindacati dei metalmeccanici di prorogare la cassa integrazione per un periodo più breve, confermando la modalità degli ultimi mesi, cioè tre giorni a casa e due al lavoro.
«Lo stabilimento di Monfalcone ha ancora un carico di lavoro discreto – aggiunge Baldassi -, come pure quello di Lentigione in Emilia, mentre qualche problema in più c’è a Reggio Emilia. Rimane quindi fondamentale discutere quanto prima il piano industriale con Terex». In piazza ieri è invece scesa la ”Rete dignità e lavoro”, nata a Monfalcone per dare voce alle centinaia di lavoratori che in provincia sono finiti in cassa integrazione ordinaria e straordinaria o in mobilità. (la.bl.)

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
LA DECISIONE SOTTOSCRITTA DAI SINDACATI DOPO UN INCONTRO CON LA PROPRIETÀ  
Alla Reggiane altre 10 settimane di ”cassa”
 
 
Nello stabilimento monfalconese di Reggiane-Terex la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta per altre dieci settimane, concludendosi solo alla fine di gennaio. La misura richiesta dalla società per tutti i siti produttivi acquisiti da Fantuzzi alla fine dello scorso luglio è stata avallata dai sindacati dei metalmeccanici nell’incontro di lunedì a Reggio Emilia. L’impegno che Terex si è assunta è però quello di incontrare nuovamente Fim, Fiom, Uilm attorno alla metà di gennaio e in quella sede precisare le prospettive e soprattutto le strategie per il 2010 e gli anni a seguire.
All’incontro era presente Thomas Ostermann nominato all’inizio di settembre vicepresidente e managing director di Terex Cranes, con responsabilità di gestire in particolare Reggiane, la società di più recente acquisizione. «La società ha chiesto ancora alcune settimane di tempo per chiudere le sue verifiche sulla situazione di Reggiane – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom, presente all’incontro di Reggio -. L’intesa è stata raggiunta, ma è ormai non più prorogabile l’avvio di un confronto sul futuro, perché con la fine gennaio saranno finite le 52 settimane di Cigo a disposizione per tamponare gli scarichi di lavoro. All’inizio dell’anno la società dovrà necessariamente illustrare i propri programmi». Nello stabilimento di Monfalcone, dove si producono grandi gru portuali gommate e la cassa è stata utilizzata per tre giorni alla settimana, si continua in ogni caso a lavorare per rispettare i tempi di consegna delle commesse. La forza lavoro dello stabilimento negli ultimi due anni di incertezza e difficoltà  finanziaria di Fantuzzi è del resto scesa da oltre 80 a una settantina di lavoratori. (la. bl.)

Il Piccolo, 11 maggio 2010
 
CONCLUSA LA CIGO ALLA TEREX CON L’ARRIVO DI NUOVE COMMESSE 
Detroit, ”cassa” prorogata di sei settimane 
Il provvedimento coinvolgerà sino a un massimo di trenta dei 150 dipendenti

La crisi è tutt’altro che alle spalle per le fabbriche del Monfalconese. Come Ansaldo sistemi industriali, anche la Detroit di Ronchi dei Legionari, appartenente al gruppo De Rigo che produce banchi frigo per grandi realtà commerciali, prolunga il ricorso alla cassa integrazione ordinaria. Dopo le prime sette settimane, azienda e sindacati dei metalmeccanici hanno siglato l’accordo per estendere la Cigo di altre sei settimane e raggiungere così il periodo della chiusura estiva per ferie. Le modalità del ricorso alla cassa integrazione ordinaria non si sono comunque appesantite rispetto al mese di marzo. L’intesa sottoscritta da azienda e rappresentanti dei lavoratori coinvolgerà quindi sempre un massimo di 30 dei 150 dipendenti della fabbrica.
La cassa integrazione viene anticipata dalla società e sarà utilizzata a rotazione. Detroit aveva utilizzato la cassa integrazione, sempre ordinaria, nel corso del 2009, ma era stata poi una delle prime realtà metalmeccaniche del territorio a uscire dalle secche della crisi economica mondiale. A marzo Detroit ha chiesto di poter utilizzare di nuovo la Cigo, perché il numero di ordini da gennaio non è stato quello previsto. La situazione di Detroit non viene però ritenuta preoccupante, anche se la cassa integrazione è destinata appunto a prolungarsi. Si moltiplicano invece le imprese dell’indotto Fincantieri che stanno andando all’utilizzo della cassa integrazione ordinaria per tamponare il “buco produttivo” tra le commesse già  in lavorazione e quelle di recente acquisizione. «L’ultima in ordine di tempo per la quale siamo stati convocati – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – è un’impresa operante in tutti i cantieri del gruppo con un’attività di carpenteria e impianti elettrici e che a Monfalcone impiega una trentina di persone». Non sta invece più ricorrendo alla Cigo la Terex (ex Fantuzzi Reggiane), che dispone di un buon carico di lavoro, stando al sindacato. Il piano industriale della società statunitense prevede comunque per lo stabilimento del Lisert un organico di 70 addetti, sempre impegnati nella produzione di gru portuali. (la. bl.)

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
Terex, lavoro garantito fino a marzo del 2011 
Chiuso il periodo della ”cassa” legato alla crisi di Fantuzzi

Quasi un anno dopo l’acquisizione da parte di Terex, lo stabilimento monfalconese ex Fantuzzi Reggiane sembra aver trovato una certa stabilità e una prospettiva di crescita. La conferma è arrivata nell’incontro che i vertici della società hanno avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm. Per ora non si parla ancora di un aumento dell’occupazione, scesa attorno alla settantina di unità negli ultimi due anni di difficoltà del gruppo Fantuzzi, ma il carico di lavoro è intanto garantito fino a marzo del 2011.
Dopo aver prodotto e consegnato nel corso della primavera due nuove gru postpanamax “Ship-to-Shore” ordinate dal Conateco (Consorzio Napoletano Terminal Containers), lo stabilimento sarà impegnato nei prossimi mesi nella costruzione di altre cinque gru portuali di grandi dimensioni, destinate a “fare magazzino”. «Non si tratta di un dato negativo, perché il mercato sta richiedendo ai produttori del settore di avere in casa delle gru disponibili per pronta consegna – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -. Tutte le società del settore si stanno muovendo in questo senso». Terex sembra avere inoltre l’intenzione di realizzare e potenziare l’attività di service così da seguire le esigenze dei clienti anche ad avvenuta consegna. Di fatto a Monfalcone, su cui la società statunitense conferma di puntare molto, la cassa integrazione aperta per tamponare la contrazione del lavoro legata alle difficoltà finanziarie di Fantuzzi si è conclusa.
Diversa la situazione degli stabilimenti emiliani di Reggio Emilia e Lentigione, dove si stanno utilizzando la cassa integrazione straordinaria e gli esodi incentivati per realizzare la riorganizzazione proposta da Terex.
Anche per altre aziende del territorio la ripresa sembra essere arrivata. Alla Roen Est di Ronchi dei Legionari la cassa integrazione è decisamente alle spalle, si sta lavorando a pieno regime e l’azienda sta effettuando l’inserimento di qualche lavoratore interinale, mentre alla Omi di Fogliano l’azienda sta chiedendo il ricorso agli straordinari. Fanno eccezione in questo panorama la Detroit, dove la Cigo ha subito un ulteriore prolungamento di sei settimane e l’Eurogroup, dove la Cigs viene ormai utilizzata a zero ore. Azienda e sindacati si ritroveranno comunque oggi in Assindustria per fare il punto della situazione.

Il Piccolo, 17 luglio 2009 
 
DOPO LA FIRMA DELL’INTESA CHE VEDE IL RIENTRO DELLA FIOM-CGIL  
Fincantieri, torna la pace sociale Ora si punta su nuove commesse
 
 
di DOMENICO DIACO

La rappresentanza sindacale della Fiom-Cgil all’interno della Rsu dello stabilimento Fincantieri di Panzano saluta la nuova firma dell’accordo integrativo di gruppo con l’azienda come un successo, ma non certo come una vittoria. «Questo non è l’accordo che volevamo – afferma Moreno Luxich della Fiom-Cgil nella Rsu di Panzano – ma è certamente migliorativo rispetto a quell’intesa che il primo aprile scorso la nostra organizzazione sindacale si era rifiutata di sottoscrivere». «Si tratta di un verbale di accordo che ci fa molto piacere – afferma il segretario provinciale della Uilm e rappresentante della Rsu, Luca Furlan -. Ci fa piacere perché significa un rientro della Fiom». «In questo momento di crisi diffusa, la pace sociale diventa un elemento importante per consentire all’industria di affrontare la crisi, aggredendo il mercato e conquistando nuove commesse». «Un’intesa, quest’ultima – aggiunge Furlan – che spero possa rappresentare anche l’avvio di una ricucitura tra Fim e Fiom anche se non possiamo dimenticare gli attacchi, anche personali, che abbiano subito in questi ultimi mesi».
Dello stesso tenore le dichiarazioni di Fincantieri sull’intesa che recupera la rottura tra la Fiom e gli altri sindacati: «L’azienda ha sempre lavorato per raggiungere l’unitarietà con tutte le componenti sindacali, cosciente del fatto che mai come in questo momento è indispensabile il massimo della coesione per il recupero dell’efficienza necessaria ad affrontare con successo la drammatica crisi del settore».
La ripresa delle trattative che hanno portato alla firma della nuova intesa firmata ieri a Roma da Fim, Fiom, Uilm e Ugl nazionali da una parte e società dall’altra, sono, secondo Luxich, frutto degli scioperi proclamati dalla Fiom per denunciare un accordo sul quale erano state manifestate diverse perplessità e opposizioni. Un accordo, quello dell’aprile scorso, che non era piaciuto neppure alla Fim provinciale di Gorizia e al rappresentante della stessa organizzazione all’interno della Rsu monfalconese che si era dunque posta in netto contrasto con i vertici nazionali del sindacato dei metalmeccanici della Cisl. Diverse ore di sciopero per arrivare al contratto di aprile e una trentina per contestarlo e per giungere alla nuova intesa. «La mobilitazione – sottolinea Luxich – è dunque servita, ma voglio sottolineare che non siamo il sindacato che dice sempre no. Ad ogni modo il nuovo accordo porterà soldi nelle tasche dei lavoratori già entro l’anno». Per quanto riguarda il recupero dell’efficienza, fissato nel 20%, la Fiom di Monfalcone ritiene importante l’impegno espresso dall’azienda a intervenire sull’organizzazione del lavoro e sull’impiantistica dello stabilimento di Panzano, il più importante del gruppo navalmeccanico.
 
IL PERSONAGGIO  
«Io la vertenza non l’avrei gestita così»
«Oggi anche il sindacato ha smarrito l’ideologia, si pensa solo ai soldi» 
Franco Buttignon, storico dirigente Fiom
 
 
Quasi trent’anni di cantiere alle spalle per Franco Buttignon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu fino al 2005, non trancia giudizi sulla vertenza che si è appena chiusa ieri, forse senza vinti né vincitori, ma rimugina solo quanta acqua ne é passata sotto i ponti dalle lotte sindacali di un tempo a oggi. «Un tempo la battaglia sarebbe stata gestita in modo diverso – spiega Buttignon – perché tutto era diverso: i metalmeccanici erano uniti, i dirigenti del cantiere erano radicati nel territorio e in ciò che si faceva in cantiere, i lavoratori si muovevano anche sui princìpi». Fincantieri era ancora una vera e propria azienda pubblica. «Per quel che riguarda l’azienda ora l’unico imperativo è quello di far quadrare i conti – snocciola Buttignon -. I nuovi dirigenti sono usciti dalla Bocconi e per loro è indifferente se si fanno bici o navi». C’è meno cuore in giro, insomma, secondo Buttignon, che pensa però anche al sindacato. «Una volta si facevano ragionamenti più profondi, magari si litigava, ma poi fuori dalla sede tutti uniti – non nasconde Buttignon, delegato Fiom dal 1988 in un cantiere in cui è entrato nel 1981 -. Come nella politica odierna, si vive con maggior volgarità il presente. E in ogni caso anche i lavoratori sono “altri” rispetto al passato e così la battaglia che si è appena chiusa è stata soprattutto legata alla “scarsela”. Di ideologia non è rimasta davvero molta. Non è che la gente in stabilimento non si chieda fino a che punto reggerà il sistema costruito sull’appalto, ma poi non si va oltre la discussione, Intanto all’appalto Fincantieri sta chiedendo ribassi che si aggirano sul 20%».
Questo è il ritratto di un cantiere che con quello di soli 15 anni fa non ha più molto da spartire, lascia intendere Buttignon. «Alla fine, qui e ora, non si poteva gestire questa vertenza in modo diverso», conclude.
Laura Blasich 
 
Il Piccolo, 18 luglio 2009 
 
PRESENTI SOLO FIOM E UGL  
Fincantieri, la Rsu approva l’integrativo-bis
 
 
La Rsu dello stabilimento di Panzano della Fincantieri ha approvato il verbale di accordo sottoscritto giovedì a Roma tra Fiom, Fim, Uilm e Ugl nazionali con l’azienda, una sorta di contratto integrativo-bis rispetto a quello firmato il 4 aprile scorso a cui però non avevano aderito i metalmeccanici della Cgil.
Ad approvare l’intesa-bis è stata ieri una Rsu con molti assenti. Erani infatti presenti 8 delegati della Fiom-Cgil (un altro aveva delegato un collega a rappresentarlo) e tre dell’Ugl. Assenti i due rappresentanti della Fim-Cisl, i quattro della Uilm-Uil e i due della Failms-Cisal.
Dunque, presente la maggioranza dei delegati, il verbale è stato approvato. Martedì prossimo si terranno nello stabilimento diverse assemblee per illustrare i contenuti dell’accordo che verrà poi sottoposto al voto dei lavoratori in un referendum che la Fiom presente nella Rsu di Panzano intende indire ancor prima delle date del 28 e 29 luglio indicate a livello nazionale.
In merito all’approvazione della verbale da parte della Rsu dello stabilimneto di Panzano della Fincantieri, la componente dell’Ugl rileva che «è indispensabile tornare a un agire sindacale etico e coerente dove pur rivendicando le diversità idoelogiche, la passione del lavorare a beneficio della classe operaia non deva mai passare in secondo piano rispetto alla realizzazione politica».
Parole dure rivolte alla Fiom da parte dei delegati dell’Ugl che sull’intesa sottoscritta giovedì a Roma hanno dato una diversa interpretazione politica da qualle sostenuta dai rappresentanti sindacali dei metalmeccanici della Cgil nella Rsu.
Inspiegabile, secondo Moreno Luxich, coordinatore della Fiom all’interno della Rsu della Fincaniteri di Panzano, l’assenza dei colleghi della Fim, della Uilm, organizzazioni che pure hanno sottoscritto l’accordo del primo aprile e quello dell’altroieri.
«Non capisco tale assenza – aggiunge Luxich – che per me rappresenta una vera e propria contraddizione».
Il referendum che la Fiom intende indire a Panzano riguarderà tutti i lavoratori e non soltanto quelli iscritti al sindacato dei metalmeccanci della Cgil. Se l’intesa sarà approvato allora la Fiom nazionale procederà alla firma dell’intesa.
Luxich ci tiene però a sottolineare che il verbale di accordo sottoscritto l’altroieri a Roma, pur essendo migliorativo dell’accordo separato, non rappresenta ancora quello che i metalmeccanici della Cgil volevano. L’intesa di giovedì prevede però una serie di confronti con l’azienda secondo un determinato calendario ai quali la Fiom si presenterà con proposte di ulteriori miglioramenti rispetto all’acccordo sull’integrativo del primo aprile scorso.

Il Piccolo, 08 agosto 2009 
 
Fincantieri: senza firma niente premio di efficienza  
L’azienda accusa Fim, Fiom e Uil: così in un semestre gli operai perdono 750 euro lordi
 
 
Niente firma, niente soldi. L’equazione è presto fatta. Il cantiere di Monfalcone è l’unico stabilimento Fincantieri in Italia in cui le Rsu non hanno accettato il punto del contratto integrativo che prevede le cosiddette ”scale di efficienza”. Il risultato? «Se i sindacati non si decideranno a firmare – spiegano da Fincantieri – l’azienda non potrà versare ai lavoratori il premio di efficienza previsto per il primo semestre 2009, cioè 750 euro lordi».
Il confronto tra sindacati e azienda sull’integrativo sembra destinato ad arrivare, ancora una volta, al muro contro muro. Se a livello nazionale, infatti, le sigle sindacali (Fiom compresa) il 16 luglio avevano accettato, dopo lunghe e accese trattative, il premio di efficienza contenuto nel contratto, a Monfalcone, quella firma, da parte di Fim, Fiom e Uilm non è mai arrivata. «Proprio ieri (l’altro ieri, ndr.) anche nello stabilimento di Genova-Sestri Ponente si è riusciti a raggiungere l’accordo – spiega ancora l’azienda -. Monfalcone rimane quindi l’unico cantiere in cui azienda e rappresentanti dei lavoratori non riescono a concordare sul punto relativo al premio di efficienza. Ciò significa che i 750 euro lordi previsti per questi primi sei mesi per ogni lavoratore non arriveranno negli stipendi».
Poi una considerazione generale: «Dispiace e risulta incomprensibile – aggiungono ancora da Fincantieri – che in un momento di crisi economica così profondo come quello attuale, non si riesca a trovare una coesione e un clima collaborativo tra lavoratori e azienda, a causa di evidenti resistenze ideologiche da parte dei sindacati». (el. col.)

Il Piccolo, 09 agosto 2009 
 
DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’AZIENDA NAVALE SUL PAGAMENTO DEL PREMIO DI EFFICIENZA  
I cantierini: «Basta scontri. Noi vogliano i soldi»  
Gli operai chiedono al sindacato di sottoscrivere l’accordo che sblocca il premio di 750 euro
 
 
di ELISA COLONI

Meno contrapposizioni ideologiche e più soldi in busta paga. Meno scontri tra azienda e sindacati e più chiarezza. «Già noi metalmeccanici siamo mal pagati, subiamo e subiremo più di altri le bastonate della crisi economica. Adesso basta. Le Rsu puntano i piedi sulla questione del premio di efficienza? Forse, visti i tempi che corrono, sarebbe meglio firmare l’accordo e avere quei 750 euro in busta paga».
Per molti dei dipendenti Fincantieri con questo weekend è iniziato il periodo delle ferie. Ma tra chi ieri, finito il turno, usciva alle 14 dai cancelli, serpeggiava un palpabile malumore. Dopo la notizia resa nota dall’azienda, che ha comunicato che Monfalcone è l’unico stabilimento italiano in cui le Rsu non hanno firmato il punto dell’integrativo relativo al premio di efficienza e che quindi non verrà versato ai dipendenti il premio a fine anno (pari a 750 euro lordi per un semestre, al quinto livello), tra i lavoratori impegnati nello stabilimento il morale era a terra.
Pur preferendo restare nell’anonimato, più di qualche cantierino ha voluto commentare. «Qui il lavoro non è più quello di dieci anni fa. Adesso c’è la crisi – ha spiegato un operaio veneto -. E il continuo scontro tra azienda e sindacati non fa che peggiorare le cose. È il momento di prendere tutti i soldi che arrivano. Mi auguro che le Rsu firmino l’intesa sul premio di efficienza e che quei 750 euro ci arrivino. Già ne abbiamo persi 193 per le mancate prove della Dream». «Il punto chiave è la chiarezza – ha aggiunto un altro operaio -. Né da parte dei sindacati né da parte dell’azienda abbiamo ricevuto, negli ultimi mesi, notizie chiare e univoche. Non capiamo più nulla: quanti premi esistono, quanti soldi ci spettano, che obiettivi dobbiamo raggiungere. A volte penso che da entrambe le parti ci sia solo l’intenzione di gettarci fumo negli occhi».
E in effetti, ascoltando le parole dei dipendenti Fincantieri che uscivano dallo stabilimento di Panzano, l’impressione era proprio questa: che il nodo-integrativo, per gli operai, fosse ancora tutto da sciogliere, come una sorta di grande groviglio di tavoli e intese, punti e programmi, molto lontano dalle difficoltà concrete. «Che l’azienda cerchi di mettere i lavoratori contro i sindacati non è un mistero – ha commentato un altro cantierino – ma penso che sia arrivato il momento, per i sindacati, di abbandonare le posizioni ideologiche. Io, quei 750 euro in busta paga, li vorrei. Che si decidano a firmare e trovino un accordo». Completamente senza speranza, invece, un altro operaio: «Che si firmi o meno, mi sa che quei soldi non arriveranno mai. Staremo a vedere, ma non mi fido più di nessuno».
Ma qual è l’opinione dei rappresentanti dei lavoratori? L’unica a prendere posizione è la Uilm, visto che Moreno Luxich, coordinatore dalla Fiom nella Rsu, non ha voluto rilasciare dichiarazioni e non è stato possibile rintracciare i delegati della Fim. «L’azienda dice che Monfalcone è l’unico cantiere in cui non si è firmato l’accordo sul premio di efficienza? Vero. Peccato che sia anche l’unico in cui i lavoratori non hanno, ingiustamente, ricevuto i 193 euro lordi del premio di programma – spiega Andrea Holjar della Uilm -. L’azienda sostiene che sia stata colpa degli scioperi, che hanno impedito le prove della Dream, ma noi non concordiamo. E poi c’è da aggiungere che, a differenza degli altri stabilimenti, le comunicazioni nei nostri confronti sono state difficili e tardive. Nonostante questo, capisco i lavoratori che oggi si lamentano per la paura di non ricevere quei 750 euro. Credo che l’accordo vada firmato e mi auguro che lo si faccia a settembre, al ritorno dalle ferie».
Ma come funziona il premio di efficienza? «A ogni lavoratore spettano 1500 euro lordi annui in base al raggiungimento di un obiettivo, suddiviso in 20 punti. Una sorta di scala: a ogni gradino raggiunto equivale una parte del premio. Se si arriva in cima alla scala, scatta il versamento dei 1500 euro. Il problema è che – aggiunge Holjar – per capire di quanto migliora la produzione, bisogna sapere qual è lo stato attuale delle officine, firmando un accordo che preveda l’istituzione di apposite commissioni. È questo l’accordo non ancora firmato, a causa dei ritardi e dei problemi interni che ci sono stati negli ultimi mesi. L’azienda ha comunque garantito che per questo semestre il premio verrà versato, come se fossero stati raggiunti i 20 punti. Ma solo se l’accordo verrà siglato dalle Rsu».

Il Piccolo, 10 agosto 2009 
 
SCONTRO NELLA RSU DELLO STABILIMENTO DI PANZANO  
Fincantieri, sindacati divisi sul premio di 750 euro  
La Failms alla Fiom: basta ideologie, firmi l’intesa. Marcatti (Ugl): comprendo il malumore degli operai
 
 
di ELISA COLONI

Il cantiere di Panzano rallenta temporaneamente i motori in occasione delle ferie di agosto, ma la vita dello stabilimento, almeno sul fronte sindacale, rimane bollente, con le Rsu sempre più divise tra loro. Ogni sigla sindacale con le proprie istanze, i propri tempi, le proprie ”ricette” per far uscire indenni i lavoratori dall’attuale momento di crisi economica, che è inevitabilmente piombata anche su un big della cantieristica come Fincantieri.
Rimane ancora aperto il dibattito dopo le polemiche degli ultimi giorni. L’azienda aveva dato un ”ultimatum” alle Rsu dello stabilimento, evidenziando che quello di Monfalcone rimane l’unico cantiere del gruppo in cui i rappresentanti dei lavoratori non hanno ancora firmato il punto dell’integrativo relativo al premio di efficienza. Sottolineando che, se quella firma non dovesse arrivare, i 750 euro lordi di premio semestrale previsti a fine anno non verranno messi in busta paga.
Una notizia che i diretti interessati, cioè i dipendenti Fincantieri, non hanno ben digerito. E stando almeno alle dichiarazioni dei cantierini che l’altro ieri uscivano dai cancelli di Panzano, il messaggio rivolto ai sindacati suonava forte e chiaro: «Mettetevi d’accordo tra di voi e parlate con chiarezza. Nelle officine vogliamo meno politica e più sindacato. E, soprattutto, fate in modo che i soldi che ci spettano finiscano negli stipendi».
Dopo la Uilm, che ieri ha sottolineato che «l’accordo deve essere trovato al ritorno dalle ferie, per garantire i 750 euro ai lavoratori», ora intervengono anche Ugl e Failms-Cisal. Entrambi in difesa degli operai, ma proponendo ognuno un metodo diverso. Se l’Ugl coglie al volo le lamentele dei lavoratori, sottolinenado come il clima in cantiere stia diventando sempre più «teso» e «confuso», la Failms attacca la Fiom e minaccia cause contro Fincantieri.
«I dipendenti hanno ragione – spiega Mauro Marcatti, della Rsu Ugl – perché credo che mai come in questo periodo ci sia un clima di confusione e incertezza in azienda. Abbiamo firmato l’integrativo in aprile convinti che fosse la scela più giusta. Auspico che dopo la pausa per le ferie collettive ci sarà da parte dell’azienda e dei sindacati la volontà di sedersi attorno a un tavolo per fare il punto della situazione per quanto concerne l’erogazione del premio di efficienza e i carichi di lavoro. Anche perché persistono alcuni problemi da risolvere. Un esempio? Il trattamento differenziato tra lavoratori diretti (chi opera a bordo delle navi come gruisti, carperntieri, saldatori, ndr.) e indiretti (chi sta a terra, ndr.). Anche se arrivasse la firma, infatti, i secondi percepirebbero il 30% in meno del premio di efficienza. In questo modo l’azienda mette l’uno contro l’altro i lavoratori». Poi Marcatti lancia una frecciata in direzione della Fiom: «L’azienda ha assunto un atteggiamento negativo nei confronti della Rsu anche a causa dell’insistente contrasto della Fiom, che ha tirato troppo la corda. E ora l’azienda coglie la palla al balzo e ci marcia». Poi non rinuncia a una ”bacchettata” finale a Fincantieri: «I dirigenti non sono esenti da responsabilità. Sostengono di avere il controllo della situazione, ma in realtà sembra che la gestione dei rapporti interni allo stabilimento sia sfuggita di mano».
Sul piede di guerra il sindacato autonomo della Failms (l’unico a non aver firmato l’integrativo), che per voce di Fabrizio Ballaben e Mario Pizzolitto attacca un po’ tutti: «Capisco il malumore dei lavoratori, ma li invito anche a ricordare che, a prescindere dalla crisi economica, bisogna stare attenti: accettare determinate condizioni imposte dall’azienda oggi può equivalere a perdere potere contrattuale domani anche su questioni più serie, come i licenziamenti». Poi arriva la critica nei confronti dei sindacati «politicizzati» che, secondo Ballaben, «avendo accettato l’integrativo, farebbero bene a mettere la firma al documento relativo al premio di efficienza per non far perdere i soldi agli operai». «Sembra comunque impossibile – continua – parlare con un’unica voce all’interno della Rsu perché Fiom, Fim e Uilm sono legate a partiti politici. Ma non capiscono che ai lavoratori non interessa che la politica entri in azienda. È anche per colpa della Fiom che gli operai hanno perso i 193 euro del premio di programma legato alle prove della Dream. I nostri tesserati sono furibondi e vogliono quei soldi. Il nostro sindacato sta preparando un’azione legale nei confronti di Fincantieri per far ottenere ai lavoratori la retribuzione prevista».

Il Piccolo, 11 agosto 2009 
 
Fiom, Fim e Uilm unite: «Sul premio di efficienza Fincantieri ricatta gli operai»  
 
Un «ricatto». Una «minaccia». È così che Fiom, Fim e Uilm definiscono, in un comunicato unitario, la presa di posizione di Fincantieri, che alcuni giorni fa ha comunicato che non verserà ai lavoratori in busta paga a fine anno i 750 euro lordi del premio di efficienza semestrale se le Rsu non firmeranno il verbale che di fatto avvia il sistema di efficienza correlato al premio di risultato. «Si tratta di un ricatto – spiegano le tre sigle sindacali – perché quella firma è inserita all’interno di un pacchetto che l’azienda ci ha proposto, comprensivo di altre clausole che non intendiamo accettare». Fiom, Fim e Uilm si riferiscono al premio di programma: «Non siamo assolutamente d’accordo con l’azienda quando attribuisce il mancato raggiungimento del premio per le prove in mare della Dream (di 193 euro, ndr.) alle agitazioni sindacali. Noi ci stiamo battendo affinché quei soldi arrivino nelle tasche degli operai, ma di fronte alle nostre rimostranze, l’azienda, per il recupero del premio, ci ha proposto una soluzione inaccettabile: varo della nave in costruzione, con saldatura al 100%, accensione caldaia, 3 motori entro la fine di dicembre. Si tratta di una soluzione assolutamente peggiorativa». In pratica, stando ai sindacati, l’azienda dice ai lavoratori: vi diamo quei 193 euro, però solo se raggiungete una serie di obiettivi con la nuova nave entro dicembre. «Premio di programma e premio di efficienza sono legati a filo doppio: l’azienda ci ha proposto un pacchetto prendere o lasciare, vincolando la firma del verbale sull’efficienza all’accettazione delle clausole realtive al recupero del premio di programma, con chiare intenzioni ricattatorie. Inoltre, lo scorso 5 agosto noi rappresentanti dei sindacati ci eravamo messi d’accoro per affrontare la quesione al rientro delle ferie. Il fatto che l’azienda ne abbia approfittato per minacciare di non pagare il premio ai dipendenti, non è accettabile».
Relativamente al premio di programma interviene anche il segretario provinciale della Failms Fabrizio Ballaben, che spiega: «Abbiamo dato mandato ai nostri legali, come per altre azioni collettive di tutela dei nostri associati, di promuovere un’azione legale finalizzata al recupero di quanto spetta ai lavoratori. Il 5 agosto i delegati delle Rsu Failms, dopo le numerose lamentele pervenuteci dai nostri iscritti, si sono incontrati con la Direzione di stabilimento per discutere della mancata corresponsione del premio prove a mare, un accordo sottoscritto a livello nazionale e successivamente a livello locale. Eisistono quattro vincoli di programma, quattro step. In un primo momento potrebbe sembrare che gli appuntamenti programmatici siano stati individuati perché tutti cadono nel corso del 2009. Ma già da ora siamo in grado di dire che per quanto riguarda due step l’azienda tenderà a sollevare tutte le obiezioni possibili per dimostrare che non sono stati raggiunti». (el.col.)

Messaggero Veneto, 11 agosto 2009 
 
Monfalcone. I sindacati accusano l’azienda che non ha versato il premio di efficienza per il primo semestre del 2009  
«La posizione della Fincantieri è inaccettabile»
 
 
MONFALCONE. «Inaccettabile»: così definisce la segreteria provinciale e nazionale di Fiom Cgil, la posizione di Fincantieri rispetto al mancato versamento del premio di efficienza per il primo semestre e quindi ai 750 euro lordi che non sono stati inclusi nella busta paga. Fincantieri nei giorni scorsi aveva spiegato come la mancata accettazione da parte dei sindacati dello stabilimento di Monfalcone del punto del contratto integrativo che prevede le scale di efficienza potrebbe portare l’azienda a non versare ai lavoratori il premio di efficienza previsto per il primo semestre. L’azienda aveva evidenziato come la situazione si verifichi solo a Monfalcone e aveva sollecitato responsabilità da parte dei rappresentanti sindacali, visto anche il difficile momento di crisi. «La ripartizione del recupero del 20% di efficienza doveva essere equamente divisa tra l’azienda (organizzazione, impianti, formazione, sicurezza, recupero costi generali) e la prestazione di lavoro (miglioramento qualitativo e quantitativo). Non si può accollare tutto il recupero sulle spalle dei lavoratori – commentano i sindacati –. Tutto ciò non è stato fatto e in più Fincantieri ha messo in mezzo il premio di programma su cui è stato posto il veto. E questo, possiamo dirlo, è solo una scelta politica perché in realtà la nave è uscita regolarmente per le prove in mare e alcuni test hanno potuto essere eseguiti in navigazione, così come peraltro fatto altre volte».
Fiom evidenzia che nel documento di integrazione del contratto integrativo, firmato il 16 luglio a livello nazionale, non è stato invece sottoscritto da Fim, Fiom e Uilm di stabilimento, perché prevedeva delle voci peggiorative rispetto a quanto conquistato. «Oltretutto sul premio di efficienza abbiamo dichiarato da subito che o il punto era condiviso da tutti o non se ne faceva nulla. Noi non accettiamo ricatti. Possiamo dire però, a questo, punto che lo stabilimento di Monfalcone non può decidere nulla e che i 750 euro non saranno pagati, potremmo anche far saltare l’accordo. Questa è la partita che si giocherà a settembre a Roma – annunciano i rappresentanti Fiom, rimandando al mittente le accuse di poca responsabilità –. Quando l’azienda convoca i sindacati lo faccia se c’è qualcosa da decidere e da confrontare e non solo per firmare degli atti notarili. Altrimenti si impedisce al sindacato di svolgere il suo ruolo».
In merito all’intesa del 16 luglio, interviene la segreteria provinciale di Rifondazione comunista, ricordando come il nuovo accordo “integrato” abbia ottenuto la stragrande maggioranza di voti favorevoli da parte dei lavoratori, 3.852 pari all’89,7% del totale. «Si tratta di un risultato molto importante nonostante il periodo di ferie e, soprattutto, nonostante il rifiuto della Fim e della Uilm di far votare i lavoratori. Il nuovo testo introduce significative modifiche – migliorative – rispetto al testo dell’accordo separato del 1º aprile sottoscritto solo da Fim e Uilm», afferma Rc, spiegando come a livello occupazionale si preveda la salvaguardia di tutti i siti produttivi e del loro dimensionamento occupazionale con l’esclusione di chiusure ed esuberi e la gestione della crisi con mezzi congiunturali con la prospettiva di istituire un tavolo nazionale per la gestione della crisi. Sul versante della sicurezza è prevista l’istituzione di un gruppo di lavoro paritetico che entro novembre dovrà definire modalità d’individuazione, diritti e svolgimento delle attività degli Rls di sito. «Si tratta di un risultato importante ottenuto grazie all’impegno caparbio della Fiom. Come Rc esprimiamo la nostra soddisfazione per i risultati conseguiti, pur sapendo che molti nodi rimangono aperti, a partire dal trattamento salariale e normativo degli indiretti. Continueremo a sostenere le rivendicazioni dei lavoratori Fincantieri e a impegnarci per garantire la corretta e celere applicazione dell’accordo, in particolare per quanto concerne il sistema degli appalti e le condizioni di sicurezza». (c.v.)

Il Piccolo, 12 agosto 2009 
 
La Fincantieri agli operai: per superare indenni la crisi serve il contributo di tutti  
 
«Invitiamo le Rsu e i lavoratori a dare il proprio contributo per raggiungere quegli obiettivi che non solo daranno soldi veri ai dipendenti, ma che concorreranno a rafforzare l’azienda in questo momento di grave crisi, evitando scarichi di lavoro permanenti che potrebbero portare a dolorose conseguenze». Non la nomina apertamente, ma il riferimento alla cassa integrazione suona forte e chiaro nelle parole del direttore dello stabilimento di Monfalcone Paolo Capobianco. Fincantieri affida a lui la replica alle accuse rivolte all’azienda da Fiom, Fim e Uilm.
Le tre sigle sindacali ieri avevano definito, in un comunicato unitario, la posizione di Fincantieri in merito al premio di programma e di efficienza «ricattatoria». Accuse che i dirigenti del cantiere di Panzano rispediscono al mittente. «In merito al mancato raggiungimento del primo obiettivo relativo al premio di programma – spiega Capobianco – la Fiom, all’atto della firma dell’accordo del 16 luglio, ci chiese se saremmo stati disponibili a confrontarci per fare recuperare ai lavoratori quanto non corrisposto. Abbiamo acconsentito. L’unico altro obiettivo possibile è stato individuato nel varo della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre, con saldatura completa e start up di una caldaia e tre motori. Le Rsu non hanno accettato questo obiettivo, che poteva consentire di recuperare quanto già perso dai lavoratori, perché ritenuto una sfida troppo impegnativa. Inoltre non hanno ancora firmato gli obiettivi di efficienza contenuti nell’accordo siglato a livello nazionale (a fronte dei quali, per il loro raggiungimento, l’azienda corrisponderà 750 euro lordi al lavoratore). Senza la firma degli obiettivi niente potrà essere corrisposto e quindi i lavoratori, oltre ad aver perso i soldi del precedente obiettivo legato al premio di programma, potrebbero perdere anche gli ulteriori 750 euro».
«L’azienda – conclude Paolo Capobianco – si domanda se la posizione delle Rsu dello stabilimento di Monfalcone, contraria a quella delle Rsu degli altri cantieri del gruppo, non sia volta a perpetuare una situazione di privilegio: ottenere incentivi indipendentemente dal lavoro svolto. Ciò è contrario allo spirito degli accordi firmati in sede nazionale e alla situazione di crisi che stiamo attraversando. L’azienda è sicura che quanto prima, anche nello stabilimento di Monfalcone, si possa ripristinare un clima di coesione tra azienda e lavoratori così come sta avvenendo negli altri cantieri». (el.col.)

Messaggero Veneto, 13 agosto 2009 
 
Fincantieri: le Rsu non hanno voluto firmare gli obiettivi 
 
MONFALCONE. «In merito al mancato raggiungimento del primo obiettivo relativo al premio di programma, la Fiom, all’atto della firma dell’accordo del 16 luglio ci chiese se eventualmente saremmo stati disponibili a confrontarci per fare recuperare ai lavoratori quanto non corrisposto. Abbiamo acconsentito, c’è stato un incontro e l’unico altro obiettivo possibile è stato individuato nel varo, con saldatura completa e start up di 1 caldaia e 3 motori della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre. Le Rsu non hanno accettato questo nuovo obiettivo, che poteva consentire di recuperare quanto già perso dai lavoratori, in quanto ritenuto troppo sfidante».
Prosegue il botta e risposta tra Fincantieri e sindacati, in particolare Fiom Cgil sulla mancata corresponsione del premio di produttività. Con una nota firmata dallo stesso direttore di stabilimento, Paolo Capobianco l’azienda spiega che le Rsu non hanno ancora ritenuto di firmare gli obiettivi di efficienza contenuti nell’accordo firmato a livello nazionale (a fronte dei quali per il loro raggiungimento l’azienda corrisponderà alla fine dell’anno 750 euro al lavoratore). «Senza tale impegno e quindi senza la firma degli obiettivi è ovvio che niente potrà essere corrisposto e quindi i lavoratori oltre ad aver perso i soldi del precedente obiettivo legato al premio di programma, potrebbero perdere gli ulteriori 750 euro» spiega il direttore. L’azienda si domanda se la posizione delle Rsu dello stabilimento di Monfalcone, contraria a quella delle Rsu di tutti gli altri stabilimenti del gruppo e agli accordi firmati in sede nazionale, non sia semplicemente volta a perpetuare una situazione di privilegio che, in sostanza, è quella di ottenere incentivi indipendentemente dal lavoro svolto.
«Ciò è contrario allo spirito e alla lettera degli accordi firmati in sede nazionale e soprattutto alla situazione di crisi che stiamo attraversando» osserva il dirigente dello stabilimento che pertanto, assieme all’azienda, ancora una volta invita le Rsu e i lavoratori di Monfalcone a dare il proprio contributo per il raggiungimento di quegli obiettivi «che daranno non solo soldi veri ai lavoratori, ma concorrendo a rafforzare l’azienda in questo momento di grave crisi, eviteranno che si registrino scarichi di lavoro permanenti che potranno portare a dolorose conseguenze. L’azienda è sicura che quanto prima, anche nello stabilimento di Monfalcone, si possa ripristinare un clima di coesione tra azienda e lavoratori così come sta avvenendo negli altri cantieri».
In merito alla vicenda interviene anche il segretario provinciale della Failms, Fabrizio Ballaben che indica come la Fiom abbia messo in atto «la strategia del gambero, ossia un passo in avanti e due indietro. Nel senso che non si può siglare un accordo con l’Azienda per il raggiungimento di un premio di programma e poi offrire all’Azienda il pretesto per non erogare lo stesso. In questi casi coloro che pagano le spese di un comportamento, frutto di una logica di appartenenza partitica, sono i lavoratori e le loro famiglie. A loro bisogna pensare quando si decide e si attua una politica di contrasto con l’Azienda. Noi lo facciamo, diciamo “sì” quando è utile farlo e “no” quando occorre farlo. Auspichiamo che davanti a questioni come queste riguardanti i lavoratori tutti non vi siano rifiuti di confronti ai tavoli di concertazione da parte di altre organizzazioni sindacali, come purtroppo è già accaduto. Atteggiamenti che a nostro parere creano solo danni agli effettivi destinatari della Nostra attività istituzionale, e cioè tutti i lavoratori». (c.v.)

Il Piccolo, 26 agosto 2009 
 
VERSO UNA VERIFICA  
Vertice sindacati-azienda sul trasporto in fabbrica
 
 
Riunione in Fincantieri tra Fim, Fiom e direzione aziendale in merito alle modifiche sulla viabilità interna comunicate alla Rsu ma che non sarebbero state, secondo il sindacato, preventivamente discusse in base a quanto sottoscritto nel dicembre 2006 tra Fincantieri e sindacati dei metalmeccanici territoriali. La riunione, dopo un lungo confronto, è stata aggiornata ai prossimi giorni. L’obiettivo è quello di arrivare a chiarire quali siano le esigenze della viabilità interna in relazione alle nuove modifiche che sono state illustrate, e alle esigenze manifestate dai lavoratori. Sul problema è intervenuta anche la rappresentanza della Failms che ha rilevato come, al rientro delle ferie collettive, l’azienda abbia provveduto a modificare alcune linee interne di bus relative ai collegamenti tra spogliatoio, postazioni di lavoro e viceversa. In particolare la Failms ha rilevato come sia stata cancellata una corsa per ogni turno e come questo fatto comporti il rischio per i lavoratori di non arrivare in perfetto orario nelle varie postazioni. Anche la Failms si è richiamata all’accordo tra azienda e Rsu del dicembre 2006 proprio su questo problema «che prevedeva – secondo il sindacato – una verifica preventiva congiunta tra azienda e sindacati» qualora si fosse proceduto alla modifica della viabilità interna.

Messaggero Veneto, 29 agosto 2009 
 
Fiom assente allo spettacolo sulla Carnival 
 
MONFALCONE. Stasera, nel teatro della Carnival Dream, nave realizzata nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, si svolgerà lo spettacolo di beneficenza a favore dell’Admo, associazione donatori di midollo osseo, che avrà quale ospite d’onore l’étoile Raffaele Paganini.
Un’iniziativa, voluta dall’azienda, che viene riconosciuta come “momento importante” anche dalla Fiom, visto che l’obiettivo della beneficenza è sicuramente un “atto encomiabile”. Ma nonostante ciò e nonostante l’invito da parte dell’Azienda, le Rsu Fiom dello stabilimento di Monfalcone hanno deciso di non partecipare. «In queste ultime settimane infatti i rapporti fra azienda e parti sociali si sono inaspriti e, per volere della Direzione dello stabilimento, su molte questioni non si è riusciti a trovare un accordo», spiegano i rappresentanti sindacali, specificando come le Rsu Fiom si riferiscano soprattutto agli aspetti economici dell’integrativo.
«Negli ultimi incontri – proseguono – l’azienda ha adottato un modo autoritario nel condurre le relazioni sindacali e ha dimostrato una totale chiusura sulle questioni di merito: ha diffuso inoltre ai lavoratori, e tramite dichiarazioni alla stampa, una versione completamente differente dalla realtà dei fatti. Per questi motivi – concludono – le Rsu Fiom, con estrema trasparenza e coerenza con il proprio modo di agire, ribadiscono la bontà dell’iniziativa, ma confermano la loro assenza». Raffaele Paganini, uno dei ballerini italiani più acclamati di sempre, porterà a Monfalcone lo spettacolo con cui sta girando i teatri italiani, dal titolo “Ho appena cinquant’anni”. Paganini è reduce da una recente esperienza televisiva con il reality show ”Academy”.
Il tutto si svolgerà tra le 18 e le 21 (la nave sarà però visitabile già a partire dalle 16). Parteciperanno allo spettacolo 1.300 persone. (c.v.)

Il Piccolo, 13 giugno 2009

Cremaschi: successo dello sciopero a Panzano
La Failms contesta l’iniziativa e ritira la sua adesione

La Fiom non arretra, convinta che «le navi più belle del mondo si devono fare, ma con dignità per i lavoratori», come ha sottolineato ieri il coordinatore dell’rganizzazione nella Rsu, Moreno Luxich. «Il grande successo dello sciopero a Monfalcone, dove c’è stato anche il blocco totale dei lavoratori in appalto – ha affermato il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi – dice che la vertenza non si è conclusa con l’accordo separato. Abbiamo aspettato, dopo il successo dello sciopero di gruppo del 22 maggio, ma finora l’azienda ha fatto finta di nulla». Lo sciopero di Monfalcone e quelli che seguiranno in tutti i cantieri dicono però, secondo Cremaschi, che «Fincantieri deve prendere atto della realtà e convocare le trattative». Per la Fiom rimane imprescindibile la revisione del meccanismo del premio di efficienza. «Il recupero di 20 punti di produttività – ribadisce Luxich – non può avvenire solo a spese dei lavoratori, come si sta profilando in Salderia B, dove, dopo le riunioni effettuate dall’azienda, saranno imposte pause-caffé a orari fissi e sanzioni nel caso in cui si abbandoni la lavorazione sul blocco. Stiamo parlando di saldocarpentieri, che non possono operare per 8 ore continuate. Abbiamo già chiesto un documento di valutazione dei rischi a Fincantieri per quell’area».
La Fiom torna però a chiedere anche una più stringente regolamentazione degli appalti. Lo fa a fronte del caso dei lavoratori croati non pagati per due mesi, ma anche di nuove segnalazioni, da addetti dell’appalto che si sono visti trattenere i badge dai propri capi in grado così di effettuare le timbrature a proprio piacimento.
Dalla Uilm ieri, dopo l’incontro con il direttore di stabilimento, è arrivato invece un appello alla responsabilità. «Visto il quadro delineato dal direttore e anche perché non si può mettere a rischio una fetta così consistente del salario dei lavoratori», ha detto ieri Luca Furlan a nome della segreteria provinciale Uilm, che all’azienda ha chiesto invece di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro». Nella divisione in atto a livello sindacale si inserisce comunque anche la decisione della Failms-Cisal di ritirare le sue due firme al documento con cui la maggioranza dei delegati Fincantieri si è dichiarata contraria all’accordo integrativo, chiedendo quindi la riapertura della trattativa. Una maggioranza che senza i due delegati Failms nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone ora non esiste più. La Failms, come spiega il segretario nazionale Gabriele Bazzaro, pur ribadendo il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, aveva però chiarito che a fronte degli obiettivi del documento sottoscritto anche dalle sue Rsu doveva esserci una collegialità sulle iniziative da prendere», dando mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento sottoscritto.

INTEGRATIVO FINCANTIERI APERTA A PANZANO UNA NUOVA FASE DELLA VERTENZA
Riparte la protesta Fiom, a rischio i test di ”Dream”
Bloccati per tre ore gli ingressi. L’azienda convoca i sindacati: «In pericolo due obiettivi su 4 dei lavoratori»

di LAURA BLASICH

La Fiom-Cgil ha aperto ieri da Monfalcone, il più grande stabilimento di Fincantieri, una nuova fase di azioni contro il contratto integrativo che la società ha sottoscritto il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl. E l’azienda annuncia che le agitazioni stanno mettendo a rischio il varo e i test in mare delle due unità in contruzione e allestimento,
LO SCIOPERO. Tre le ore di sciopero per turno con presidio dell’ingresso del cantiere navale, con un’adesione del 44% dei lavoratori Fincantieri, la più alta di sempre da quando l’organizzazione ha avviato la sua campagna contro un integrativo di cui non condivide soprattutto l’aumento del 20% della produttività ”a totale carico delle maestranze”. Lo sciopero ha inoltre bloccato buona parte dei camion con a bordo le forniture necessarie alla produzione all’esterno dello stabilimento e lungo le strade del rione di Panzano che portano al cantiere navale, del tutto bloccate per alcune ore, oltre ad aver fatto saltare la prova di evacuazione dalla Azura P&O. La Fiom ieri ha inoltre annunciato nuovi presidi e quindi blocco del lavoro straordinario oggi e domani e una nuova iniziativa di sciopero lunedì. Il tutto a una settimana dall’uscita della Carnival Dream, il colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda e 300 metri di lunghezza da consegnare nella seconda metà di settembre, per le prove in mare aperto e a due settimane dal varo della Azura P&O, altra maxi-passeggeri da 116mila tonnellate di stazza lorda, la cui consegna è programmata per la prossima primavera.
L’AZIENDA. Nel primo pomeriggio di ieri il direttore dello stabilimento, l’ingegner Paolo Capobianco, ha quindi convocato d’urgenza la Rsu al completo, comunicando che «vista la nuova fase di scioperi avviata dalla Fiom, è a rischio l’uscita per le prove in mare della Carnival Dream e le difficoltà si stanno riversando pure sulla Azura P&O che deve essere varata il 27 giugno». In pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioé 600 euro. «Alla Rsu ho comunicato anche – prosegue Capobianco – che a oggi non ci sono ancora nuove commesse per Monfalcone, che quindi inizierà ad avere qualche problema di scarico di lavoro già a ottobre per quel che riguarda gli uffici tecnici e a novembre per l’area sottoassiemi e navale. Anche nel caso fosse siglata qualche commessa nei prossimi mesi, ci sarà qualche scarico da gestire».
NUOVE COMMESSE. Fincantieri, come ha confermato anche nel corso della primavera, sta proseguendo fitte trattative con Carnival. Pare su un ordine di tre navi per la cui realizzazione la società armatrice avrebbe però chiesto uno ”sconto” del 10%, pari quindi a circa 60 milioni di euro a unità. Novità positive, se ci saranno, non sono comunque attese che dopo l’estate, mentre per il mondo dell’indotto, fornitori e appalti, si profila quindi un’ulteriore riduzione dei margini di profitto. Intanto, a Castellammare di Stabia l’accordo sul ricorso alla cassa integrazione ordinaria è stato siglato due giorni fa e da qui alla fine dell’anno saranno un migliaio, su 9.500, i dipendenti che andranno in Cigo nei cantieri del gruppo, esclusi quelli di Monfalcone, Marghera, Riva Trigoso e Muggiano.
PIENA OCCUPAZIONE. Allo stato attuale il cantiere di Panzano sta però vivendo una situazione di superaffollamento, perché la fase avanzata di allestimento della Dream si somma all’uscita della Azura dal bacino in cui sarà impostata, subito dopo il varo della P&O, la Queen Elizabeth. In cantiere ci sono quindi quasi 5mila addetti: i lavoratori esterni hanno raggiunto il tetto delle 3mila unità che vanno a sommarsi ai circa 1.800 dipendenti Fincantieri.

Messaggero Veneto, 13 giugno 2009

Monfalcone. La seconda fase della protesta è cominciata, ieri mattina, con uno sciopero di tre ore
Sale la tensione alla Fincantieri

MONFALCONE. Come deciso nel corso del Coordinamento nazionale Fiom della scorsa settimana, che ha stabilito un pacchetto di otto ore di sciopero da distribuire nelle settimane seguenti, è cominciata ieri la seconda fase della vertenza del contratto integrativo, sostenuta da Fiom e partita già prima della firma separata dell’accordo.
La seconda fase di protesta si è iniziata con lo sciopero di tre ore per ogni turno (primo turno dalle 6 alle 9, giornalieri dalle 8 alle 11 e per gli altri turni le ultime tre ore) e presidio delle portinerie dalle 5 alle 10. Il presidio della portinerie proseguirà anche oggi e domani. Lunedì, oltre al presidio dalla 5 alle 11, i lavoratori incroceranno le braccia per altre tre ore. Lo sciopero di ieri non ha creato disagi al traffico, visto che i mezzi pesanti diretti al cantiere sono stati fatti entrare per il portone di viale Cosulich. «Si parla di recupero di produttività, ma come lo si fa – chiede amaro il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –? Con imposizione della pausa caffè a orari fissi, con la caccia all’uomo se un lavoratore si allontana dal blocco senza motivazioni apparenti e con le sanzioni. Si cerca il recupero della produttività, ma sulla schiena dei lavoratori, mentre Fincantieri non ha presentato piani per un’organizzazione decente del lavoro».
Porta l’esempio della salderia B, per cui è stata chiesta una valutazione del rischio, «visto che i saldocarpentieri fanno un tipo di lavoro che non può essere protratto per otto ore filate». Resta aperta poi la questione appalto. Sarebbero giunte alla Fiom denunce di lavoratori di ditte private secondo cui il loro datore di lavoro tratterebbe per sé il loro tesserino d’ingresso e lo timbrerebbe per loro. «Serve una regola», sollecita Luxich, anche a fronte della presenza in cantiere, dove si sta allestendo la Dream Princess, si sta per varare l’Azura e per impostare la Queen Elizabeth, di 3 mila operai esterni. «Per ogni cantiere sono stati firmati premi di programma diversi, che non rispondono a quanto previsto dall’integrativo. Vuol dire che quell’accordo – conclude il rappresentante Fiom – non vale niente». Nella mattinata di ieri il direttore dello stabilimento Fincaniteri, Paolo Capobianco, ha convocato i rappresentanti della Fiom, a cui ha chiaramente spiegato come il proseguimento della vertenza possa mettere in pericolo l’uscita della Dream Princess per le prove in mare, prevista per il 19 giugno, visto che nel corso della settimana dovranno essere realizzati importanti test.

Il Piccolo, 14 giugno 2009

L’AZIENDA MINACCIA DI ANTICIPARE AD AUTUNNO LA ”CASSA” PREVISTA IN ASSENZA DI COMMESSE PER INIZIO 2010
Protesta Fiom, presìdi a oltranza a Fincantieri
Il sindacato: violato il protocollo sulla sicurezza, operai entrati senza timbrare. La ditta: solo persone note alla vigilanza

di LAURA BLASICH

Il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone, dove è insediato il più grande stabilimento del gruppo, si fa sempre più duro. Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, l’organizzazione dei metalmeccanici ieri ha iniziato a presidiare l’ingresso del cantiere navale prima delle 4, pronta a riproporre la stessa azione oggi e a ritornare in sciopero non solo lunedì, per altre tre ore, ma anche martedì e, forse, oltre.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
Il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova quindi tutta la sua preoccupazione per la situazione che si sta venendo a creare a Monfalcone.
«In questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare – spiega Capobianco – e quindi è davvero a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, che, va sottolineato, tutti ci auguriamo, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. L’ammortizzatore dovrà poi essere impiegato a caduta per il personale dell’officina navale».
Fincantieri denuncia che ieri il presidio “anticipato”, alle 4, della Fiom abbia «reso impossibile l’accesso alla maggior parte del personale delle ditte». Il sindacato da parte sua invece segnala come «Fincantieri abbia autorizzato l’ingresso di personale delle imprese esterne e dell’armatore senza che fosse effettuata la smarcatura ai tornelli e da altri accessi secondari».
«Si tratta di una procedura del tutto anomala – ha denunciato ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – rispetto all’esigenza di sicurezza dello stabilimento e anche ai contenuti del Protocollo di trasparenza. Ho poi personalmente visto dei lavoratori entrare alle 3.45, persone che hanno lavorato durante tutto il resto della settimana e con tutta probabilità si presenteranno anche domani (oggi, ndr). Si parla sempre di sicurezza, ma quante ore accumulano i dipendenti degli appalti? Monitoreremo il fenomeno ed effettueremo delle segnalazioni agli organi competenti».
La società spiega invece come sia stata autorizzata l’entrata, anche da accessi diversi dall’ingresso principale, di persone già conosciute alla vigilanza dello stabilimento, sottolineando invece «l’ingresso del coordinatore Fiom nella Rsu nelle officine, come non potrebbe avvenire».
«Fincantieri non può scaricare sulla Fiom – ha aggiunto ieri proprio il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – problemi che ha voluto creare, scegliendo di chiudere un integrativo in modo separato e senza il consenso della maggioranza dei lavoratori, che sono invece con noi. Il modo più semplice per andare a una conclusione positiva della vicenda è quello di aprire un tavolo e discutere per trovare una soluzione oppure sottoporre il nuovo integrativo al parere di tutti i lavoratori del gruppo».
La Fiom in ogni caso è decisa a proseguire le azioni di protesta, dopo il presidio di oggi e lo sciopero di domani: nuove iniziative sono già in vista per martedì.

Il Piccolo, 15 giugno 2009

Fincantieri, prosegue la protesta della Fiom
Terza giornata di sciopero e presìdi E oggi si replica

Puntuali, delegati e aderenti alla Fiom-Cgil ieri si sono presentati alle 5 di mattina davanti all’ingresso dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per presidiarlo. E’ stato il terzo giorno consecutivo di protesta da parte dell’organizzazione sindacale, che non considera quindi affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo di gruppo e che per oggi ha indetto altre tre ore di sciopero per turno. Quante saranno effettuate con tutta probabilità anche domani, superando di fatto il pacchetto di otto ore deciso dal coordinamento nazionale della Fiom. «Valuteremo a questo punto come concludere la settimana», ha detto ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, presente al presidio come sabato, quando però l’azione era scattata attorno alle 4. La mattinata di ieri, stando alla Fiom, è stata tranquilla: in stabilimento sono entrati però solo gli addetti alla sicurezza delle unità in allestimento, mentre i lavoratori delle ditte in appalto che si erano affacciati a Panzano se ne sono andati, dopo aver visto che in atto c’era una nuova protesta.
«Fincantieri insiste sulla possibilità di uno scarico di lavoro – ha detto ancora ieri Casotto – che non neghiamo, ma che resta del tutto indipendente dalla vertenza sul nuovo contratto integrativo. Non vorremmo, quindi, si trattasse di una prospettiva usata solo per spaventare i lavoratori, che in questi giorni ancora una volta hanno ribadito di non condividere in larga maggioranza l’accordo separato firmato il primo aprile. La crisi c’è e lo sappiamo anche noi, ma il suo costo non può essere scaricato solo sulle spalle dei lavoratori». Casotto osserva inoltre come Fincantieri non dica però una parola sulle modalità con cui lavorano gli appalti nello stabilimento di Monfalcone. «Un turno che inizia alle 3.30 non l’ho mai visto – ha sottolineato ieri il segretario provinciale della Fiom -. Intanto continuano ad arrivare segnalazioni da parte di lavoratori che lamentano di non essere stati pagati con regolarità».

Il Piccolo, 16 giugno 2009

BLOCCO DEGLI INGRESSI DELLO STABILIMENTO DI PANZANO
Sciopero, saltano il varo di Azura e i test di Dream
Il direttore Capobianco: «Ormai mancati due dei quattro obiettivi del premio di programma»

di FABIO MALACREA

Gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo tornano a bloccare il cantiere di Panzano. E l’azienda ammonisce: solo una ripresa immediata a ritmi serrati del lavoro nello stabilimento potrebbe consentire il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovevano essere avviati venerdì, salvando due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori. Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita ma che le tute blu monfalconesi perderanno qualora, come tutto ormai fa prevedere, i due obiettivi saranno mancati. Ad affermarlo è il direttore dello stabilimento Paolo Capobianco che invita la Fiom a far rientrare la protesta in un momento cruciale per lo stabilimento e ricorda che in assenza di nuove commesse ci saranno scarichi di lavoro in progressione a partire da quello del settore-progetti già tra settembre e ottobre, e un possibile ricorso alla cassa integrazione ordinaria per i dipendenti diretti tra novembre e dicembre. Il direttore Capobianco prospetta uno scenario futuro estremamente incerto e chiama la Fiom a una riflessione, visto che la sua linea dura rischia di ritorcersi non solo sul piano economico contro gli stessi lavoratori.
Ci sono rischi immediati per lo stabilimento di Monfalcone visto l’aumento della tensione sindacale?
Come direttore dello stabilimento mi sono molto preoccupato nel momento in cui la Fiom ha annunciato una nuova ondata di scioperi e per questo ho chiesto a tutte le componenti della Rsu di affrontare assieme la situazione. Purtroppo la Fiom si è dissociata. La realtà è che, se la vertenza dovesse proseguire in questi termini, sta già diventando impossibile programmare per venerdì l’uscita della Carnival Dream per i test che dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, operazioni di carenaggio di una settimana all’Arsenale di Trieste e le prove di velocità e manovrabilità in mare aperto, con rientro a Monfalcone il 2 luglio. Non solo, il blocco in banchina di Dream provocherà anche il rinvio del varo di Azura, ora in bacino, in programma il 27 giugno. Queste due scadenze incidono per il 50% sul premio di programma, negli stessi termini della presentazione di Dream, prevista il 18 settembre, e la consegna dei blocchi-nave a fine ottobre.
C’è ancora margine per il rispetto dei tempi?
Ci sarebbe ancora una possibilità: una ripresa del lavoro a pieno regime che, alla luce di quanto si avverte sul fronte sindacale, è assai remota.
Proprio nel cantiere di Monfalcone la Fiom sta alzando i toni della protesta. Ci sono rischi concreti per il futuro dello stabilimento?
Il futuro del nostro stabilimento si giocherà sulla competitività. La crisi ha incattivito il mercato, i nostri concorrenti sono sempre più aggressivi. Anche quando tutto sarà finito, dovremo ricalibrarci su un pacchetto-navi dimezzato rispetto al passato: non più cinque o sei navi passeggeri l’anno ma due o tre. E a lavorare saranno i cantieri più produttivi e competitivi. Fa riflettere, in questo contesto, che Monfalcone accusi un tasso di assenteismo altissimo, vicino al 17%, il doppio rispetto a Marghera. Insomma ci sarebbe bisogno di compattarsi, di uno sforzo maggiore da parte di tutti.
Sembra che la tensione si stia alzando a Monfalcone. Lo confermerebbe l’ampio spiegamento di forze dell’ordine.
La tensione sale ma in effetti non ci sono mai stati degli eccessi. È stata una mobilitazione preventiva. C’era solo da evitare forzature nel caso qualche lavoratore avesse voluto entrare in fabbrica. La presenza delle forze dell’ordine è stata molto discreta.
Si parla di trattative per nuove commesse.
Le trattative ci sono, non si sono mai interrotte. Ma sono sempre più difficili. Purtroppo però, anche se entro quest’anno dovesse arrivare qualche ordine, non si potrebbero evitare i primi scarichi di lavoro. Tra settembre e ottobre nel settore progettazione e ingegneria, tra ottobre e novembre nell’officina navale. Le prefabbricazioni resteranno senza lavoro tra dicembre e gennaio.
Il ricorso alla cassa integrazione è già iniziato in alcuni cantieri del gruppo. E a Monfalcone?
Tra le ditte private si stanno già registrando riduzioni di lavoro. Il nostro obiettivo è di garantire il posto ai dipendenti diretti e lo facciamo anche riorganizzando il lavoro, a esempio, nell’area scafo con un maggiore impiego di lavoratori diretti rispetto all’appalto. Ma senza nuove commesse sarà inevitabile il ricorso alla cassa integrazione tra novembre e dicembre anche a Monfalcone.
Il futuro si gioca dunque sulla produttività.
Il mercato mondiale ed europeo delle crociere sta contenendo la flessione solo con l’abbattimento delle tariffe. La crisi passerà, ma è indubbio che, alla ripresa, nulla sarà come prima. Gli armatori americani soffrono per la chiusura del credito da parte delle banche. La ripresa sarà lenta. E a beneficiarne saranno i cantieri più produttivi e affidabili. In quest’ottica mi sarei aspettato un’assunzione di responsabilità da parte dei sindacati, della Fiom in particolare. Mi auguro che la Fiom comperenda questa situazione e non persegua ancora obiettivi che rischiano di rivoltarsi contro gli stessi lavoratori.

UN’ALTRA GIORNATA DI TENSIONE
Quarto giorno di presìdi, cordoni di polizia
Adesione del 40%. La Fim: «A rischio il salario frutto di un buon accordo»

di LAURA BLASICH

Lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri è stato presidiato, per il quarto giorno consecutivo, dagli aderenti alla Fiom-Cgil, ma anche da una massiccia presenza delle forze dell’ordine. Una ventina tra agenti di Polizia e carabinieri si è posizionata a ridosso dell’ingresso principale del cantiere navale, mantenendolo sgombero e utilizzabile dalle automobili, mentre un’altra ventina si è piazzata davanti all’ingresso del parco-lamiere, impiegato ieri per l’ingresso dei mezzi pesanti in stabilimento. Uno spiegamento che raramente si è visto in questi ultimi anni in occasioni di scioperi alla Fincantieri, ma che ha dato la misura del livello raggiunto dallo scontro in atto tra società e Fiom sul nuovo integrativo.
Non ci sono comunque state tensioni. L’adesione alla protesta indetta dalla Fiom è stata del 40% nel primo turno e giornalieri (dati Fincantieri), nonostante il rischio denunciato dalla società dello slittamento delle prove a mare della Dream. Le nuove iniziative di sciopero già in vista per oggi sono state però sospese, in parte perché il pacchetto di 8 ore deciso dal coordinamento per la cantieristica Fiom è andato quasi esaurito tra ieri e venerdì, in parte perché l’organizzazione attendeva qualche novità da Roma, frutto di un possibile dialogo tra i propri vertici e Fincantieri. «I lavoratori hanno aderito alla protesta e non hanno risposto alle provocazioni – ha il coordinatore della Fiom nella Rsu, Moreno Luxich -. Il ruolo del sindacato in questi casi è teso a spiegare perché c’è una mobilitazione: questo è un presidio. Non facciamo picchetti e chi ha voluto entrare lo ha fatto senza problemi. A Fincantieri ancora diciamo che per chiudere il contenzioso basta indire un referendum sull’integrativo il cui risultato va però accettato da tutti».
Il segretario provinciale Fiom Thomas Casotto si è detto «contento della presenza delle forze dell’ordine. Magari, però, ci fosse ogni giorno, a controllare cosa accade nello stabilimento», ha aggiunto Casotto, sottolineando l’impegno del sindacato nel sostenere il rispetto della legalità. Le altre organizzazioni ieri hanno invece espresso preoccupazione sulla possibile perdita di un pezzo del premio di programma. Lo ha fatto Michele Zoff, a nome della Fim, secondo cui «i lavoratori rischiano davvero di perdere del salario garantito da un buon accordo. A quelle sigle che mi hanno attaccato per averlo sottoscritto – ha aggiunto – voglio dire che non accetto lezioni da chi si è fatto eleggere sotto una bandiera, ben presto abbandonata per passare ad altri».
In un comunicato la Uilm, pure sottolineando la preoccupazione e facendo appello al senso di responsabilità di tutti, ha invece voluto porre ai lavoratori alcune riflessioni. La Uilm si chiede innanzitutto come mai solo a Monfalcone siano «attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti, mettendo così a rischio parte del premio siglato con accordo Fim-Uilm pari a circa 600 euro». Vedi l’assenza, secondo la Uilm, di «azioni di lotta forti» in occasione della doppia consegna di Costa Pacifica e Costa Luminosa in Liguria, dove poi il premio di programma è stato sottoscritto anche dalla Fiom. La Uilm chiede ai lavoratori di pensare a quante ore di sciopero siano state fatte a Monfalcone e quante negli altri cantieri. Ai lavoratori hanno portato la propria solidarietà il consigliere regionale di Rifondazione Roberto Antonaz e l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin.

Una partita che si gioca sul recupero complessivo del 20% di efficienza

Oggetto del contendere è il nuovo contratto integrativo sottoscritto da Fincantieri il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, ma non dalla Fiom e dalla Failms-Cisal. Cardine dell’intesa, e anche dello scontro tra Fincantieri e Fiom, è il recupero di efficienza complessivo del 20%. Il relativo premio è stato quindi articolato in 20 punti da 75 euro lordi annui l’uno per un obiettivo massimo quindi di 1500 euro annui. Secondo la Fiom, si tratta di un traguardo irraggiungibile, perché scaricato semplicemente sulla “buona volontà” dei lavoratori. Stando all’accordo, l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un impegno dell’azienda a sviluppare gli interventi impiantististici indispensabili per il consolidamento del sistema produttivo, a proseguire il potenziamento delle capacità gestionali nelle officine, a promuovere le innovazioni tecnologiche, a intensificare il programma di miglioramento continuo, che punta alla riduzione degli sprechi. Per contro alle risorse viene chiesto un nuovo impegno nello svolgimento della prestazione, dovendo poter contare, per i traguardi da raggiungere, su una prestazione che si caratterizzi per una maggiore presenza, tempi e qualità di esecuzione. In ogni caso si tratta di assicurare un miglioramento di sistema, in termini di efficienza globale, dell’ordine del 20%.

Messaggero Veneto, 16 giugno 2009

Monfalcone. Allo sciopero di ieri ha partecipato il 40 per cento dei lavoratori. Polemiche per la presenza della polizia
Nuovo contratto, Fiom-Fincantieri ai ferri corti

MONFALCONE. Prosegue e si fa sempre più teso il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone. Ieri davanti all’ingresso dello stabilimento, in via Marconi e davanti all’ingresso del parco lamiere, in viale Cosulich oltre ai lavoratori in sciopero e ai rappresentanti sindacali, c’erano anche decine di agenti della polizia, alcuni in assetto antisommossa e carabinieri. Presenza che sembra sia stata richiesta dalla stessa azienda, che, come già fatto nei giorni scorsi, ha aperto il grande cancello del parco lamiere per fare entrare i mezzi pesanti diretti allo stabilimento.
Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, che ha dato il via alla seconda fase della vertenza sostenuta da Fiom contro l’accordo per l’integrativo firmato separatamente da Fim, Uilm e Ugl e soprattutto contro il previsto aumento del 20% della produttività «a totale carico delle maestranze», l’organizzazione dei metalmeccanici di Cgil anche ieri ha presidiato l’ingresso del cantiere navale fin dalla prime ore del mattino, pronta a riproporre la stessa azione e tornare in sciopero anche oggi, superando quindi il pacchetto di otto ore deciso a livello nazionale dalla sigla sindacale.
Allo sciopero di tre ore di ieri ha partecipato il 40% dei lavoratori (per il primo turno e giornalieri), una percentuale piuttosto alta, superata comunque dalla percentuale di venerdì quando ad incrociare le braccia sono stati il 44% dei dipendenti Fincantieri.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
«Abbiamo notato lo spiegamento di forze dell’ordine davanti al cantiere, ma i lavoratori non hanno risposto alla provocazione e hanno aderito alla manifestazione. I nostri sono presidi e non picchetti, e quanti hanno chiesto di entrare sono potuti entrare» ha detto il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich, che, prendendo atto del successo dello sciopero, ha voluto evidenziare come sia ruolo proprio del sindacato spiegare il perché della manifestazione.
Luxich ha, quindi, confermato come sia costante il contatto della Rsu con la segretaria nazionale per decidere come e cosa fare. «Ci saranno altre mobilitazioni – ha spiegato – che rafforzeranno la posizione del cantiere di Monfalcone. La cosa più semplice da fare per porre termine a questa tensione è l’indizione di un referendum sull’accordo: Fiom terrebbe conto dell’esito».
Il segretario provinciale Fiom, Thomas Casotto presente davanti al cantiere ha voluto sottolineare di essere contento della presenza delle forze dell’ordine, che garantiscono la sicurezza, «sarebbe bello che venissero ogni giorno dentro lo stabilimento per garantire la stessa cosa. E comunque il sindacato agisce sempre nella legalità». Mentre già nei giorni scorsi la Uilm aveva fatto appello alla responsabilità di Fiom perché non venga messa a rischio una fetta consistente del salario dei lavoratori (in pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioè 600 euro) e aveva chiesto all’azienda di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro, ieri anche i rappresentanti Fim si sono detti preoccupati per il rischio del premio di programma, «punto positivo previsto dall’integrativo. Abbiamo paura che la gente, non solo chi sciopera, ma anche altri, non ottengano i loro soldi».
Anche il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova la preoccupazione per la situazione e ricorda che in questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare.
Ricorda che è a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. (c.v.)

La Failms ritira le firme dal documento sottoscritto con gli altri sindacati

MONFALCONE. Come chiesto dalla segretaria nazionale, anche i rappresentanti della Failms nella Rsu del cantiere navale di Monfalcone hanno ritirato le proprie firme da documento che alcuni mesi fa avevano sottoscritto assieme alle Rsu di altre organizzazioni e che avrebbe dovuto rilanciare una nuova proposta sull’intesa del contratto integrativo siglata tra Azienda – Fim-Uilm e successivamente anche da Ugl.
«Da sempre gli incontri con l’Azienda si svolgono a tavoli divisi e la firma del documento avrebbe dovuto permettere la nascita di un movimento per produrre proposte fuori dalle orbite delle organizzazioni sindacali, e di fatto annullare quelle diversità che Fim Fiom e Uilm, da sempre, sollevano nei nostri confronti – spiega la segretaria nazionale Failms –. La bontà del ragionamento era confermata dall’adesione a questo documento anche da parte di delegati di Rsu appartenenti a organizzazioni sindacali che avevano sottoscritto l’intesa».
Alla luce di ciò la Failms aveva risposto positivamente alla richiesta pervenuta dal segretario della Fiom nazionale. «Oggi dopo diverse settimane dal nostro documento che ribadiva, sì il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, ma chiedeva anche collegialità sulle iniziative da prendere, prendiamo atto – dice Failms – che Fiom invece ha intrapreso una strada del tutto autonoma sulla questione».
La segreteria, quindi, ha dato mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento, «perché non vi sia un uso improprio delle firme apposte. Nel ribadire la linea sulle risposte pervenuteci dall’Azienda inerenti le nostre richieste per il rinnovo del contratto aziendale, invitiamo le Segreterie provinciali Failms ad aprire una discussione con i propri dirigenti sulla questione, in vista di una riunione nazionale che dovrà tracciare la strada da intraprendere».

Il Piccolo, 17 giugno 2009
 
«Il ritardo di Dream non dipende dalla Fiom»  
Il sindacato ribatte alle affermazioni dei vertici Fincantieri
 
 
La costruzione di Dream è in ritardo a prescindere dagli scioperi della Fiom. È quanto ribatte l’organizzazione al direttore dello stabilimento Paolo Capobianco, secondo il quale le azioni di protesta degli ultimi giorni hanno compromesso l’uscita della super-passeggeri da 130mila tonnellate per le prove a mare e messo fortemente a rischio anche il varo di Azura P&O. Due appuntamenti importanti per la società, ma anche per i lavoratori, perché il loro raggiungimento vale la metà del premio di programma. «La costruzione di Dream è in ritardo di un paio di mesi e non di certo per colpa degli scioperi Fiom – afferma il coordinatore nella Rsu, Moreno Luxich -, ma forse perché Fincantieri dovrebbe rivedere l’organizzazione del lavoro necessaria per realizzare un prodotto come quello, senza scaricare poi la responsabilità di recuperare il 20% di efficienza solo sui lavoratori. Ci viene chiesta affidabilità, ma dove è quella dell’azienda che non ha ancora indicato le azioni da mettere in campo per migliorare il sistma produttivo? I ritardi in cantiere sono comunque legati anche a investimenti corposi, ma poco riusciti, come la nuova panel-line, che stenta a funzionare a pieno regime». La Fiom quindi rimane sul piede di guerra, sempre con l’obiettivo di arrivare alla riapertura di un confronto con Fincantieri sull’integrativo frutto di un accordo separato dell’azienda con Fim, Uilm e Ugl. «Il ciclo di mobilitazioni non è ancora finito – preannuncia Luxich – e azioni di protesta sono iniziate anche negli altri cantieri del gruppo, perché noi vogliamo andare al tavolo per discutere i punti contesi». A Fim e Uilm, che hanno espresso le proprie preoccupazioni sulla decurtazione del premio di programma per lo slittamento delle prove a mare della Dream, la Fiom ribatte invece che «gli scioperi sono contro questo integrativo e per evitarli bastava tenere un referendum tra tutti i lavoratori che, come è evidente condividono la posizione, vista l’adesione alla protesta di iscritti ad altre organizzazioni».
Rispetto al fenomeno dell’assenteismo, la Fiom si limita a ribadire di aver chiesto da tempo l’apertura, possibile, di un canale preferenziale per gli infortunati, così da ridurre i tempi di diagnosi e cura.
Rispetto alla cassa integrazione, infine, il sindacato sottolinea come si tratti di qualcosa di assolutamente indipendente dalla vertenza sull’integrativo. Gli scioperi degli ultimi giorni avrebbero comunque creato più di qualche malumore nel mondo dell’indotto, costretto a rispettare le scadenze imposte da Fincantieri, oltre che a fare i conti con margini di utile sempre più risicati, e messo quindi in difficoltà da azioni di protesta che hanno anche rallentato il flusso delle forniture allo stabilimento.

Messaggero Veneto, 17 giugno 2009 
 
Uilm: la Fiom fa perdere soldi agli operai 
 
Vertenza Fincantieri
MONFALCONE. «Sosteniamo con forza, ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti coloro che con queste agitazioni mettono a rischio due dei 4 obiettivi del premio, prove a mare e varo, pari a circa 600 euro. Pur legittime, ma non condivise, queste azioni rischiano di penalizzare fortemente anche quei lavoratori che condividono la scelta responsabile della Uilm e della Fim che, in questo difficile momento, durante cui si apprende che ad oggi non ci sono nuovi ordini e Castellammare ha fatto partire la Cassa integrazione ordinaria mentre altri cantieri sono prossimi a scarichi di lavoro, si sono assunte la responsabilità di sottoscrivere l’accordo integrativo di gruppo separatamente consapevoli delle conseguenze»: è questo quanto chiede la Rsu Uilm di Fincantieri Monfalcone in merito allo sciopero proclamato da Fiom, ricordando che i primi risultati di quell’accordo «sono tangibili e verificabili già dalle ultime buste paga, dove si può riscontrare il congelamento della vecchia produttività e nei prossimi mesi, buon senso permettendo, vedremo l’intera applicazione dell’accordo a dimostrazione della bontà della scelta di firmare effettuata dalla Uilm e dalla Fim».
I rappresentanti sindacali dei metalmeccanici Uil, pongono ai lavoratori alcuni riflessioni. «Come mai solo a Monfalcone vengono attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti del gruppo, mettendo così a rischio parte del premio? perché in Liguria dove si è firmato unitariamente l’accordo sul premio di programma non ci sono state azioni di lotta forti durante la mega-cerimonia di consegna, dove sicuramente l’effetto mediatico sarebbe stato molto più visibile e sentito dall’azienda?» chiedono e proseguono domandando se il pacchetto nazionale di sciopero è di 8 ore «quante ne sono state fatte nel resto del gruppo e quante si intendono fare a Monfalcone», ma anche per quale motivo altri integrativi sottoscritti sul territorio, come ad esempio quello di pochi giorni fa con la ditta Beraud Mare «vengono costruiti con lo stesso impianto di quello di Fincantieri (efficentamento, recupero produttività e presenza) e firmati unitariamente? Come Uilm ci chiediamo perché, le lavoratrici e i lavoratori di Monfalcone, devono sempre dare più degli altri stabilimenti, riguardo a ore di sciopero, con ingenti sacrifici economici? Solo perché siamo lo stabilimento più grosso del gruppo? Il sacrificio economico per raggiungere un obiettivo comune – concludono – dovrebbe essere della stessa proporzione».

Il Piccolo, 18 giugno 2009
 
Vertenza integrativo, interverrà Tondo  
Replica ad Antonaz nel question-time in giunta regionale
 
 
Il presidente della Regione, Renzo Tondo, chiederà un incontro a Fincantieri per fare il punto sulla situazione anche a fronte della forte contrapposizione creatasi con la Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo. È questa la risposta fornita dall’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani al consigliere regionale di Rifondazione comunista Roberto Antonaz nel ”question time” che ha aperto la seduta del Consiglio regionale.
Nella sua interrogazione Antonaz, ricostruendo le tappe della vertenza, puntava il dito sull’atteggiamento di rigidità, definita ”sconcertante”, dell’azienda, sottolineando nello stesso tempo l’importanza di Fincantieri per l’economia del Friuli Venezia Giulia.
Secondo Antonaz era ed è quindi «interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare l’economia di un territorio già alle prese con una grave crisi». «L’impegno del presidente Tondo c’è ed è un dato positivo – ha commentato ieri il consigliere di Rc -, ma mi sono detto non soddisfatto della risposta fornita dall’assessore Ciriani, perché credo la si potesse articolare di più e, soprattutto, spingersi a prendere una posizione sulla vicenda».
Dallo scontro in atto tra la Fiom e la Fincantieri la politica cittadina rimane intanto molto defilata, se si eccettua appunto Rifondazione comunista, che ribadisce, attraverso il proprio segretario provinciale e consigliere comunale Alessandro Saullo, la propria piena solidarietà ai lavoratori in sciopero. «È scandaloso che l’azienda accusi i lavoratori – aggiunge Saullo – della cattiva gestione della produzione e degli appalti». La Fiom da parte sua preannuncia altre iniziative, ma ”a sorpresa”, rispetto invece a quanto avvenuto tra venerdì e lunedì, ribadendo ancora una volta, anche a Fim e Uilm, come la vertenza sia facilmente risolvibile ricorrendo alla consultazione dei lavoratori. In stabilimento la situazione è tranquilla, nel frattempo, ma i rapporti con l’azienda sono meno distesi, anche su aspetti che riguardano la vita ordinaria del sito produttivo.
A denunciarlo è la Uilm, che ieri, assieme proprio alla Fiom, mancando la Fim, ha chiesto a Fincantieri un incontro per discutere della turnazione estiva, adattata per le categorie le cui lavorazioni diventano ancora più gravose con il caldo. «L’zienda ci ha risposto che se ne discute la prossima settimana – spiega Luca Furlan a nome della Uilm -. Riusciamo a capire che Fincantieri usi a questo punto gli strumenti a sua disposizione per difendere le proprie posizioni, ma ci appelliamo al senso di responsabilità dell’azienda rispetto una questione pratica la cui soluzione va anche nel suo interesse». (la.bl.)

FINCANTIERI MOMENTANEA TREGUA SINDACALE  
Test della ”Dream”, corsa contro il tempo  
Lavori a pieno regime per consentire domani la partenza della nave e rispettare il cronoprogramma 
 
di FABIO MALACREA

La temporanea ”tregua” sindacale degli ultimi due giorni e una forte accelerazione dei ritmi di lavoro potrebbero consentire domani l’avvio delle prove in mare di ”Carnival Dream”, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda la più grande nave passeggeri mai realizzata nello stabilimento di Panzano e dalla Fincantieri nel suo complesso, attualmente all’ormeggio alla banchina di Fincantieri per il completamento dell’allestimento. Ma questo obiettivo, al quale è legato il 20% del premio di programma di circa 1200 euro ai lavoratori, non è per nulla scontato. Sarà una sorta di lotta contro il tempo che solo nelle ultime ore consentirà di capire se l’enorme mole della ”Dream” potrà lasciare lo stabilimento e iniziare le verifiche tecniche previste dal contratto. Fincantieri, che due giorni fa, per bocca del suo direttore di stabilimento Paolo Capobianco, ha rivolto un appello alla distensione alla Fiom, nella vertenza-integrativo, afferma che lo stabilimento sta operando a pieno regime cercando di ridurre al massimo l’impatto della protesta sindacale.
Secondo l’azienda a rischiare di ritardare l’avvio dei test potrebbe essere il mancato completamento del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. Di fatto, comunque, l’azienda ha già avviato la procedura per la partenza della nave nella giornata di domani, attorno alle 9.30. Notificando i tempi di uscita alla Capitaneria, mobilitando circa 500 tecnici che dovrebbero salire a bordo, predisponendo carte di imbarco e cabine. Anche la cambusa è già stata adeguatamente rifornita. «Comunque vada – aggiunge Fincantieri – faremo di tutto per ridurre al massimo eventuali ritardi». I test di ”Dream” dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, una settimana di ricovero all’arsenale triestino San Marco per le operazioni di carenaggio e quindi test di velocità e manovrabilità nel Medio e Alto Adriatico.
Il rientro a Monfalcone è previsto per il 2 luglio. Poco prima, il 27 giugno, dovrebbe essere effettuato il varo tecnico di ”Azura”, l’unità in fase di costruzione in bacino.
Fincantieri replica anche alla Fiom che ieri ha attribuito proprio alle falle nel sistema produttivo dell’azienda i ritardi accumulati dalle due navi. «La ”Dream” – afferma Fincantieri – è in linea con i programmi, tanto che la data di consegna è stata confermata per il 18 settembre. Per quanto riguarda poi la ”Panel line” – conclude Fincantieri – sta lavorando già dal mese di febbraio al massimo della produttività».

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009
 
Failms-Fincantieri, fumata nera  
Fallito il tentativo di conciliazione sul tempo necessario ai lavoratori per cambiarsi
I rappresentanti dell’azienda non si sono presentati all’incontro con il sindacato L’avvocato Liuzzi: gli operai vanno tutelati, il ricorso approderà in tribunale
 
 
MONFALCONE. È fallito, per la mancata presenza di una delle parti, il tentativo di conciliazione fra la Failms, il sindacato metalmeccanici della Cisal, e la Fincantieri: a non presentarsi, alla Direzione provinciale del lavoro di Gorizia, è stata quest’ultima, mentre c’erano diversi lavoratori che hanno inscenato una manifestazione assieme a esponenti dell’Rsu, al segretario provinciale della Fialms, Fabrizio Ballaben, e al legale del sindacato, Faustino Liuzzi.
Sul tappeto c’era il ricorso al magistrato del lavoro nei confronti dell’azienda affinché il tempo utilizzato dai lavoratori per vestirsi e svestirsi, con le obbligatorie tute, considerate per legge un dispositivo per la protezione individuale, venga considerato all’interno dell’orario di lavoro e, quindi, retribuito.
Si tratta di circa 50 minuti complessivi al giorno, utilizzati all’inizio e alla fine del turno per il cambio degli abiti, che la Fialms ritiene debbano essere retribuiti, anche in considerazione di precise sentenze della Cassazione, ovvero, secondo l’avvocato Liuzzi, in presenza di «un consolidato orientamento giurisdizionale». La seconda richiesta riguarda il lavaggio delle tute, anche questo a carico, attualmente, del lavoratore. Secondo la Failms, la legislazione prevede, invece, che a farsene carico debba essere il datore di lavoro e domanda, quindi, il rispetto di questa normativa, anche attraverso un rimborso delle spese sostenute dal dipendente per la “manutenzione” degli abiti da lavoro.
Fallito il tentativo di conciliazione all’Ufficio del lavoro, è chiaro che, adesso, il ricorso approderà in tribunale, come conferma l’avvocato Liuzzi. «Crediamo fermamente che queste richieste siano mirate a tutelare un diritto dei lavoratori – afferma il legale –, considerando anche che in altre realtà, come per esempio Marghera, sono già state acquisite da tempo e soltanto a Monfalcone c’è ancora questa situazione. Voglio però precisare – aggiunge – che noi non perseguiamo la logica pura e semplice della contrapposizione, ma siamo disponibili anche a un confronto costruttivo con l’azienda e auspichiamo che quest’ultima sia altrettanto orientata in tal senso».
Come detto, davanti alla Direzione del lavoro di Gorizia ieri mattina erano presenti diversi lavoratori, che hanno esposto uno striscione riguardante la vertenza. «Voglio nuovamente ricordare che la nostra battaglia è a difesa non soltanto degli iscritti, ma di tutto il personale interessato da questi provvedimento della Fincantieri – ha ribadito Ballaben – e abbiamo il sostegno, in questo, non soltanto dei lavoratori presenti, ma anche di molti altri che, per motivazioni di lavoro, non hanno potuto partecipare a quest’importante appuntamento. Sapevamo che il tentativo di conciliazione molto probabilmente non sarebbe andato a buon fine, ma noi abbiamo intenzione di proseguire sulla strada tracciata e andremo avanti per far valere questi diritti, affinché nelle buste paga del personale arrivi, finalmente, anche l’importo relativo a quei 50 minuti giornalieri che vengono utilizzati per il cambio degli abiti e che rientrano, a tutti gli effetti, nell’ambito dell’orario di lavoro».
Patrizia Artico 
 
Antonaz: adesso deve intervenire subito la Regione  
 
La vertenza
MONFALCONE. «È intenzione del presidente della Regione, Renzo Tondo intervenire a tutti i livelli con Fincantieri e a livello governativo perché venga riaperta la trattativa azienda-sindacati, superando veti e rigidità pregiudiziali nell’interesse generale della comunità regionale?»: la domanda è posta dal consigliere regionale di Rc, Roberto Antonaz in un’interrogazione che vuole sollecitare la Regione «per richiamare Fincantieri alle sue responsabilità», alla luce dell’aspra vertenza in atto nel gruppo Fincantieri e quindi anche nello stabilimento di Monfalcone.
Vertenza che, secondo Antonaz, si sta inasprendo a causa della rigidità dell’azienda, mentre l’attuale situazione è la diretta conseguenza dell’accordo separato firmato il primo aprile, su contenuti non condivisi da tutti i lavoratori. «In questi mesi il rifiuto dell’accordo separato è cresciuto, culminando nello sciopero generale del gruppo con manifestazione nazionale di Trieste. Anche nelle sigle sindacali firmatari i dissensi sono forti e in alcuni casi culminati anche nella clamorosa sconfessione delle scelte dei loro dirigenti» dice Antonaz, che prosegue indicando come l’azienda «invece di cercare una soluzione positiva della vertenza ha manifestato una rigidità sconcertante, chiudendo ogni spiraglio alla riapertura della trattativa. Fincantieri è una delle nostre attività industriali più importanti e prestigiose ed è interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare tutta l’economia di un territorio già alla prese con una grave crisi».
Intanto l’azienda, nei giorni scorsi, ha sottolineato come gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo mettono in pericolo il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovrebbero essere avviati domani e di conseguenza anche due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori.
Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita, ma che le tute blu monfalconesi potrebbero perdere qualora i due obiettivi fossero mancati. Sembra però che a fronte dell’assegnazione delle cabine agli addetti ai lavori, avvenuta nelle scorse ore, i test in mare di Dream potrebbero svolgersi come programmato.

Il Piccolo, 19 giugno 2009
 
L’AVVIO DEI TEST ERA PREVISTO PER OGGI  
Slittate le prove in mare della ”Dream”  
Nonostante il superlavoro Fincantieri non è riuscita a preparare la nave per l’uscita
 
 
La Carnival Dream non ce la farà a uscire oggi in mare per le necessarie prove tecniche. La ”tregua sindacale” e l’accelerazione dei ritmi di lavoro nello stabilimento di Panzano non hanno consentito a Fincantieri di approntare adeguatamente la nave per consentirle di lasciare la banchina. Una valutazione, fa sapere l’azienda, verrà fatta in questi giorni per fissare la data d’inizio delle prove tecniche di navigazione. Intanto, per quanto riguarda i presunti ritardi imputati dal rappresentante Fiom in seno alla Rsu ad alcune carenze nel sistema produttivo dell’azienda, Fincantieri, replicando che i tempi sono in linea con i programmi prefissati, lancia il suo affondo nei confronti degli scioperanti: «Probabilmente il rappresentante Fiom nella Rsu, che spara tali accuse, è troppo impegnato nell’organizzazione dei picchetti che finisce per perdere di vista la reale attività produttiva del cantiere». La Fiom-Cgil da parte sua respinge direttamente le accuse al mittente. «Fincantieri non può assolutamente imputare agli scioperi degli scorsi giorni il fatto che non si sia riusciti a completate le verifiche a terra degli impianti, i cosiddetti test memoranda – afferma il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -. Di fronte a impianti nuovi di un’unità nuova, non una ripetuta, Fincantieri è arrivata in ritardo a causa della sua disorganizzazione. Se Fincantieri non vuole quindi pagare la parte di premio di programma legata alle prove in mare, si assuma le responsabilità di ritardi di cui sta tendando appunto di scaricare le cause. La nostra è una battaglia di dignità e anche quanto accaduto negli ultimi giorni sarebbe stata evitabile: bastava solo far votare l’accordo sul contratto integrativo a tutti i lavoratori». Ed è finito in un nulla di fatto, l’altro giorno, il tentativo di conciliazione con Fincantieri sulla riconoscimento richiesto dalla Failms-Cisal del “tempo tuta”, cioé del tempo necessario per vestire e svestire la tenuta da lavoro, e del costo sopportato dai lavoratori per lavare il “terliz”. La società non si è semplicemente presentata nella sede della Direzione del lavoro di Gorizia, dove avrebbe dovuto avere luogo il tentativo di conciliazione obbligatorio e davanti alla quale si è radunata una trentina di dipendenti Fincantieri, i primi che si sono associati all’azione legale della Failms. «Il tentativo ha avuto esito negativo per la mancata comparizione dell’azienda – spiega il legale della Failms, avvocato Faustino Liuzzi del Foro di Napoli, che sta seguendo azioni analoghe per altri cantieri del gruppo Fincantieri e per altre realtà industriali -. Presenteremo quindi ricorso al magistrato del lavoro a brevissimo, essendosi conclusa la fase pregiudiziale per questa prima tranche di lavoratori, una trentina appunto. L’adesione da parte dei lavoratori all’iniziativa della Failms è però superiore e davvero corposa, riconoscendo così sia la validità in sé dell’azione sia l’impegno dell’organizzazione sindacale nel tutelare i diritti reali dei lavoratori». Il legale della Failms auspica, nonostante la mancata comparizione, che con Fincantieri possa aprirsi un momento di dialogo sull’oggetto del contendere. La Failms si è mossa a fronte delle sentenze della Cassazione e di alcuni Tribunali che hanno dato ragione ai lavoratori che chiedevano il riconoscimento della retribuzione per il tempo necessario alla “vestizione-svestizione indumenti da lavoro”, ma anche “l’indennizzo e corresponsione oneri lavaggio abiti di lavoro”.

Il Piccolo, 20 giugno 2009
  
”Dream” inizia i test in mare, partenza tra stasera e domani  
Palleggiamento di responsabilità sui ritardi tra Fiom e azienda

di LAURA BORSANI

”Carnival Dream” lascerà il cantiere di Panzano per dare inizio ai test di navigazione tra questo pomeriggio e domani mattina. Condizioni meteorologiche permettendo. Lo ha riferito ieri l’azienda, in considerazione dello stato, in via di ultimazione, del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. E intanto, viene ribadito che, presumibilmente, non verrà corrisposta la tranche del premio di programma, a fronte del mancato rispetto del primo dei quattro obiettivi stabiliti in ordine alle prove in mare. Secondo l’azienda, lo step non è stato rispettato, a fronte di uno slittamento di due giornate rispetto alla tempistica stabilita. Lo aveva anticipato il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco quando, davanti alle Rsu, aveva prospettato il rischio del mancato pagamento.
Dalla Fiom-Cgil giungono nuovi rimandi circa i presunti ritardi che l’azienda imputa ai presidi attuati dal sindacato la scorsa settimana. La Fiom-Cgil sostiene che ”Carnival Dream” è pronta per uscire in mare: «Una parte dei lavoratori è già imbarcata – ha affermato ieri il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich – con l’indennità di prove a mare. In base alle notizie che abbiamo, ci chiediamo come mai la nave non esce, visto che a bordo c’è tutto quanto serve per partire». Luxich ha aggiunto: «A Fincantieri vorrei ribadire che la Fiom non ha mai effettuato alcun picchetto, ma dei presidi, come riconosciuto dallo stesso direttore dello stabilimento. Tant’è vero che chi è voluto entrare in cantiere lo ha fatto senza difficoltà». Luxich respinge altresì gli attacchi personali ricevuti: «Rappresento un’organizzazione e i lavoratori che vi si riconoscono, rappresento un potere contrattuale e in questo ambito opero. Non accetto quindi che si facciano delle personalizzazioni, che comunque lasciano il tempo che trovano, visto il consenso dato dai lavoratori all’azione della Fiom anche in questi ultimi giorni».
Ma anche dalla Failms-Cisal giungono precisi segnali. Se infatti a Trieste, martedì scorso, in virtù dell’asserita autonomia e della propria linea sindacale intorno al contratto integrativo, il sindacato ha concordato con la direzione un «percorso di collaborazione», a livello di stabilimento evidenzia due aspetti di peso: l’«assenza a bordo della Dream per le prove in mare di un rappresentante dei lavoratori, necessario per vigilare sulla tutela e la sicurezza delle maestranze, cosa mai avvenuta ad oggi». La Failms rimarca altresì la mancata risposta in relazione a una specifica richiesta espressa al capo del personale per la partecipazione di un proprio delegato a bordo. Il segretario provinciale e regionale della Failms, Fabrizio Ballaben, nel richiedere spiegazioni per questa esclusione, ha parlato di circostanze «molto gravi». Ciò, nonostante «gli sforzi prodotti per addivenire a un rapporto non conflittuale con l’azienda, a Trieste. I nostri lavoratori già imbarcati – ha aggiunto Ballaben preannunciando ulteriori prese di posizione – hanno riscontrato una disorganizzazione lamentando che la nave esca in mare senza un proprio rappresentante sindacale». La Failms interviene altresì sul prospettato mancato pagamento relativo al premio di programma. «Non accettiamo – ha sottolineato il coordinatore della Rsu di stabilimento Mario Pizzolitto – che, anche per una questione politica, il lavoratore ci rimetta il premio, perchè tutti i lavoratori hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo. Come coordinatore, mi attiverò per cercare in tutti i modi possibili e leciti di garantire il pagamento».

Il Piccolo, 21 giugno 2009
 
IL SOFFERTO AVVIO DEI TEST IN MARE DELLA NAVE PASSEGGERI  
Questa mattina la ”Dream” sfila nel Golfo  
Confermati tra venerdì e sabato il varo e l’uscita dal bacino di ”Azura P&o”
 
 
Ormai alle spalle il duro scontro di questi giorni tra Fincantieri e Fiom sul nuovo integrativo, la ”Carnival Dream” esce questa mattina per le prove in mare. La conferma arriva dalla Capitaneria cui ieri la società ha richiesto la disposizione di servizi per la mattina di oggi. L’orario esatto in cui saranno mollati gli ormeggi dalla riva E dello stabilimento di Panzano non è stato stabilito, anche perché condizionabile da una situazione meteo decisamente instabile, anche se in tendenziale miglioramento. A bordo della ”Dream”, superpasseggeri da 130mila tonnellate di stazza lorda per 301 metri di lunghezza, la più grande nave da crociera mai realizzata da Fincantieri e dallo stabilimento di Monfalcone, già ieri si trovava imbarcato tutto il personale necessario, cioé alcune centinaia di persone tra tecnici e addetti di Fincantieri, imprese esterne e società armatrice, in parte a bordo già da giovedì, in attesa dell’uscita in golfo. Stando al programma originario della società, la super-passeggeri avrebbe dovuto lasciare il cantiere venerdì scorso, per entrare poi il 22 giugno nell’arsenale San Marco di Trieste, da cui sarebbe dovuta ripartire il 29 giugno per altri due o tre giorni di test di velocità in Adriatico. Tutto dovrebbe essere spostato in avanti di un paio di giorni, mentre al momento non pare debba subire slittamenti il varo della ”Azura P&O”, le cui due fasi, cerimonia e uscita dal bacino, sono previste per venerdì pomeriggio e sabato mattina. I sindacati non hanno ricevuto al momento indicazioni contrarie rispetto a quanto programmato.
L’assenza della ”Carnival Dream”, la cui consegna è prevista a metà settembre, sarà sfruttata per posizionare in banchina la ”Azura”. La nuova unità della flotta P&O, gemella della ”Ventura”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, sarà trasferita dai rimorchiatori in riva E, dove finora è stata ormeggiata la ”Dream”, che al suo rientro a Monfalcone passerà invece in riva D per completare l’allestimento. La riva E dello stabilimento di Monfalcone è stata del resto dotata di una nuova gru a braccio della portata massima di 20 tonnellate che il mezzo è capace di esprimere anche a sbraccio completo. Il completamento di ”Azura” è in programma per l’inizio della prossima primavera e il suo posto in bacino dovrebbe essere occupato, già la prossima settimana dalla prima sezione della ”Queen Elizabeth”, 92mila tonnellata di stazza, ma alto standard qualitativo, che sarà realizzata per conto di Cunard del gruppo Carnival. I test in mare rappresentano uno step fondamentale nella realizzazione della ”Dream”, di cui sarà comandante il ligure Carlo Queirolo.
Durante le prove in mare i diversi sistemi sono testati in condizioni estreme. Vedi il ”Crash stop”, brusca ”frenata” al massimo della velocità. La Dream è un prototipo a tutti gli effetti: a bordo potranno viaggiare 3646 passeggeri e 1367 componenti dell’equipaggio. (la.bl.)

Il Piccolo, 22 giugno 2009 
 
LA NUOVA CARNIVAL SI È STACCATA ALL’ALBA DALLA BANCHINA 
La ”Dream” protagonista nel Golfo di Trieste  
Imponente la stazza della passeggeri, impegnata nelle prime manovre e nelle verifiche
 
 
di LAURA BLASICH

La ”Carnival Dream” ha lasciato la banchina dello stabilimento Fincantieri di prima mattina, ieri, per affrontare i test degli impianti di bordo e di navigazione in mare aperto. Cogliendo di sorpresa quanti contavano di godersi lo spettacolo dell’uscita della superpasseggeri che, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda e i suoi 301 metri di lunghezza, è la più grande nave da crociera mai realizzata a Monfalcone, la Dream si è staccata dalla banchina poco dopo le 6 per la sua personale passerella. Il personale Fincantieri era stato allertato già alle 4 per le operazioni preliminari necessarie alla partenza, avvenuta quindi in piena luce.
LA PARTENZA. Come previsto dall’accordo che la Rsu dello stabilimento ha sottoscritto il primo dicembre 2007 con Fincantieri, dopo che i sindacati avevano aperto la vertenza sulla sicurezza delle operazioni in banchina, messe sotto accusa quando il traghetto Fram, che avrebbe dovuto essere ormeggiato nel primo pomeriggio, era poi uscito dal bacino solo alle 21 di un giorno di novembre. In base a quanto stabilito dall’accordo, le fasi di ormeggio e disormeggio, per quel che riguarda vari o prove a mare, dovrebbero essere sempre programmate durante le ore diurne, mentre partenze o rientri devono avvenire entro la mattinata, in modo da evitare che si concludano con il buio, e in caso di situazioni eccezionali qualsiasi decisione deve essere assunta assieme ai rappresentanti dei lavoratori. La bora, che ieri mattina spazzava il golfo in modo abbastanza sostenuto (raffiche fino a 30 nodi), non ha invece rallentato le operazioni di uscita e lo svolgimento dei primi test. La Dream ieri mattina si stagliava quindi netta sullo sfondo di Trieste e delle alture carsiche alle spalle del capoluogo regionale, rendendo in qualche modo meglio comprensibili le sue eccezionali dimensioni, ma anche dimostrando la sua manovrabilità. La passeggeri, con a bordo alcune centinaia di tecnici Fincantieri, della società armatrice e delle imprese esterne, ha effettuato alcune virate piuttosto strette, fornendo uno spettacolo inaspettato a quanti ieri mattina si sono trovati a percorrere la strada costiera tra Trieste e Monfalcone o già affollavano il litorale cittadino.
”QUEEN ELIZABETH”. Lo stabilimento di Monfalcone si cimenterà comunque a breve anche con ”prodotti” improntati a una politica decisamente diversa. È il caso della ”Queen Elizabeth”, la cui impostazione in bacino è ormai imminente: 92mila tonnellate di stazza lorda, allestimenti extralusso, valore di circa 500 milioni di euro. La ”Queen Elizabeth”, che potrà ospitare fino a 2.092 passeggeri, in consegna nell’autunno 2010, per l’elevatissimo livello di comfort che offrirà ai suoi ospiti, rifletterà l’eccellenza propria dello stile Cunard, la cui flotta si caratterizza per l’inconfondibile colore nero dello scafo, bianco delle sovrastrutture e rosso del fumaiolo. Tra ”Dream” e ”Queen Elizabeth” si colloca comunque la ”Azura P&O”, in consegna nella primavera del prossimo anno, mentre a chiudere il portafoglio ordini per ora c’è ancora solo la ”Carnival Magic”, gemella di ”Dream”, in consegna nella primavera del 2011.

Messaggero Veneto, 26 giugno 2009
 
Monfalcone. La corazzata dei mari di 116 mila tonnellate, realizzata dalla Fincantieri, sarà completata all’inizio della prossima primavera  
Rinvio scongiurato, stamane il varo della nave da crociera Azura P&O
 
 
MONFALCONE. Fugati i timori dei giorni scorsi di non poter rispettare i tempi previsti, si terrà stamattina nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone la cerimonia del varo di Azura P&O, nuova nave da crociera in costruzione nel cantiere, gemella di Ventura, nave consegnata lo scorso anno alla società armatrice P&O Cruises. 
La cerimonia, che potrebbe avere come madrina la moglie del comandante designato della nave passeggeri, prenderà il via alle 10.20 con la “coin ceremony”, cioè la sistemazione di una moneta in segno di buon augurio ai piedi di quello che sulle navi tradizionali era l’albero maestro a cui seguirà alle 11 il varo vero e proprio che prevede il tradizionale taglio della cordicella che trattiene la bottiglia di spumante, che dovrà andare a rompersi sulla fiancata della nave.
Oltre ai rappresentanti della società armatrice, sarà presente alla cerimonia il direttore di stabilimento, Paolo Capobianco. La “Azura”, 116 mila tonnellate di stazza lorda, sarà completata all’inizio della prossima primavera, visto che la società armatrice ha programmato la partenza della crociera inaugurale, di 16 giorni nel Mediterraneo, per il 12 aprile del 2010. Potrà vantare un teatro da 800 posti sviluppato su due livelli, tre piscine principali, un grande schermo affacciato su una delle aree esterne dotate di piscina, mentre ad arricchire l’offerta enogastronomica (12 i bar e locali a bordo) ci sarà il ristorante Sindhu dello chef stella Michelin, Atul Kochhar.
Intanto mercoledì è giunta a Trieste la Carnival Dream, che con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda è la più grande nave da crociera realizzata da Fincantieri. La Dream, lunga 306 metri, alta come un palazzo di 25 piani e larga poco meno di 50 metri, dopo la prima tranche di prove in mare degli scorsi giorni, si trova nel bacino dell’arsenale San Marco, dove sarà sottoposta alle operazioni di carenaggio e dove rimarrà fino a mercoledì, quando riprenderà il mare aperto per testare la capacità di velocità e le performance di navigazione.
Il colosso dei mari è dotata del caratteristico fumaiolo a coda di balena, ma ha anche una serie di scivoli degni di un parco acquatico. Il 2 luglio, invece, dovrebbe essere impostata la prima sezione di “Queen Elizabeth” che affonda le sue radici nella tradizione di Cunard, la cui prima unità dallo stesso nome comparve nel ’38, diventando la più grande nave di linea del momento. La “Queen” sarà lunga 294 metri, larga 32 e alta 54,5 dalla linea di galleggiamento. In tutto sarà in grado di trasportare 2.058 passeggeri che potranno contare sull’85% delle cabine affacciate all’esterno.
Dei grandi transatlantici del passato la “Queen” riprenderà la livrea nera e rossa che contraddistingue Cunard e grandi altezze negli spazi pubblici, ricchi decori e pannellature in legno, mosaici e candelieri e marmi. Rimandi all’Art deco renderanno quindi omaggio alla Queen Elizabeth “originale”, assieme, però, anche alla gamma di intrattenimenti che sarà offerta a bordo. Nello stesso tempo l’unità ricorderà i legami storici che Cunard può vantare con la famiglia reale britannica.
E così a bordo i passeggeri troveranno la Queens room, la tradizionale sala da ballo, da tremila metri quadri di superficie, che sarà tappezzata da vedute dei palazzi reali e fotografie della regina e della famiglia reale, mentre la Garden lounge, con il suo soffitto di vetro ricreerà l’ambiente di una serra ispirata alle “glass houses” dei Kew Gardens di Londra. (c.v.)

Il Piccolo, 26 giugno 2009
 
PANZANO  
Tregua armata della Fiom: non ci faremo intimidire dalle sparate di Fincantieri  
Il sindacato: senza fondamento la richiesta di risarcimento per presunti danni d’immagine  
Oggi la cerimonia del varo di ”Azura”. Proseguono i test della ”Carnival Dream”
 
 
di LAURA BLASICH

E’ una tregua armata quella che è in corso a Monfalcone tra Fiom-Cgil, che continua a ritenere aperta la vicenda del nuovo contratto integrativo, e Fincantieri, che intende avanzare nei confronti dell’organizzazione sindacale una richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro per i presunti danni d’immagine arrecati all’azienda a seguito delle azioni di protesta organizzate dalla Fiom. Nello stabilimento di Panzano in vista non ci sono oggi, nella cui mattinata avrà luogo la cerimonia del varo dell’Azura P&O, nuove iniziative di mobilitazione, stando a quanto affermato ieri dal segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto. Rimangono però da effettuare ancora 2 delle 8 ore di sciopero proclamate dall’organizzazione a livello di gruppo e la Fiom non sembra avere alcuna intenzione di non utilizzarle, a meno che la situazione in qualche modo non si sblocchi. «Abbiamo deciso di non effettuare nuove azioni nel periodo in cui la Dream effetua le prove a mare – ha detto ieri Casotto – e comunque le 2 ore vanno effettuate entro il 15 luglio». Sempre come deciso nell’ultima riunione del coordinamento nazionale per la cantieristica Fiom, che tornerà a riunirsi martedì, dopo che la riunione convocata per ieri è slittata a causa dell’indisponibilità di Casotto (impegnato in assemblee all’Ansaldo) e del segretario di Venezia. «Non è escluso che il coordinamento decida un ulteriore pacchetto di ore di sciopero, se Fincantieri non accetterà di riaprire il dialogo», ha aggiunto ieri Casotto. Intanto oggi scioperano gli aderenti alla Fiom delle sedi di Genova e Trieste, mentre la segreteria nazionale della Fiom ieri ha chiarito di considerare «priva di qualsiasi fondamento la richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro ventilata dai legali della Fincantieri nel processo per antisindacalità in atto contro l’azienda». «La Fiom ha semplicemente esercitato dei puri diritti costituzionali, di pensiero, parola e sciopero», sottolinea il segretario nazionale dell’organizzazione Giorgio Cremaschi, che ribadisce come la vertenza vada avanti. Secondo la Fiom la richiesta di Fincantieri è «la conferma piena della cultura e delle scelte antisindacali del gruppo». Dopo un accordo separato che «ha violato le più elementari regole di democrazia», tutte le azioni di protesta, rivendica la Fiom, sono state effettuate in un contesto di rispetto delle regole e delle leggi. «Peraltro la Fincantieri è stata più volte sanzionata dalla magistratura – aggiunge la segreteria nazionale della Fiom -, ultimo caso ad Ancona, che ha definito come antisindacali i suoi comportamenti tesi a limitare il diritto di sciopero. La minaccia dei danni è priva di qualsiasi fondamento giuridico e materiale, ma è, purtroppo l’ennesima dimostrazione che l’azienda ha intrapreso una strada di rottura e scontro con il più importante sindacato del gruppo e la grande maggioranza dei lavoratori. Non saranno certo atteggiamenti di questo genere che faranno deviare la Fiom dalla decisione di perseguire un accordo giusto e condiviso da tutti i lavoratori del gruppo». Fincantieri da parte sua ribatte di non perseguire alcuna politica antisindacale, sottolineando come la richiesta di risarcimento danni nei confronti di Fiom sia «al momento solo un’ipotesi percorribile». Fincantieri non ha quindi presentato alcuna istanza formale di risarcimento danni, che, comunque, secondo la società, rappresenterebbe «una risposta a un’azione giudiziaria avviata per iniziativa della Fiom». «Rispetto alla presunta infondatezza delle nostre azioni – conclude Fincantieri – crediamo che a esprimersi dovranno essere gli organismi preposti e non certo la Fiom». Intanto questa mattina lo stabilimento di Monfalcone festeggerà il primo contatto con il mare di una nuova grande nave passeggeri, l’”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza la cui consegna è programmata per l’inizio della primavera 2010. Alla cerimonia saranno presenti per l’armatore David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e Nigel Esdale, managing di director di P&O, mentre per Fincantieri è certa la partecipazione del direttore di stabilimento Paolo Capobianco.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
FINCANTIERI. MERCOLEDÌ UN’APPOSITA SEDUTA  
In Consiglio la vertenza Fiom-azienda
 
 
Del braccio di ferro tra Fiom-Cgil e Monfalcone si occuperà mercoledì prossimo il Consiglio comunale di Monfalcone, città la cui economia dipende ancora in buona parte dal cantiere navale e il cui assetto sociale è stato ed è largamente condizionato dalle necessità produttive dello stabilimento. La conferenza dei capigruppo consiliari giovedì sera ha deciso di dedicare un’intera seduta alla vertenza sul contratto integrativo che in queste ultime settimane si è intrecciata a importanti scadenze produttive dello stabilimento e alla prospettiva di uno scarico di lavoro per alcuni settori del cantiere già a partire dal prossimo autunno, anche nel caso in cui fosse chiuso un ordine in tempi medio-brevi. La discussione comunque partirà mercoledì dall’ordine del giorno presentato dal gruppo di Rifondazione comunista. A fronte della situazione creatasi nelle ultime settimane, secondo Rc, «le amministrazioni delle città dove questi cantieri sono insediate non possono ritenersi estranee a un processo che rischia di deteriorare i rapporti democratici e sindacali in uno dei maggiori gruppi industriali del Paese». Di fatto Rc chiede al sindaco di convocare il tavolo di coordinamento dei comuni delle città dei cantieri perché sostenga nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura delle trattative per arrivare a «un accordo efficace e sostenuto dalla maggioranza dei lavoratori», ma anche «l’applicazione di strumenti di democrazia sindacale per la verifica degli accordi contrattuali come modalità di risoluzione dei conflitti tra le parti». 
 
OGGI LA MAXI-NAVE PASSEGGERI LASCERÀ IL BACINO DELLA FINCANTIERI  
Tace la protesta, festa per il varo di «Azura»  
Rispettata la tregua annunciata dai metalmeccanici Cgil. Appello del direttore di stabilimento a un recupero di produttività
 
 
di LAURA BLASICH

Una nuova maxi-nave da crociera, la Azura P&O, è stata varata ieri nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. A vent’anni dall’impostazione della prima Crown Princess, che segnò l’inizio di una scommessa, vinta, per Fincantieri, cioé il rientro nella costruzioni di navi passeggeri, le prospettive si fanno altrettanto incerte per il cantiere navale, per il quale si profila in modo sempre più deciso uno scarico di lavoro a partire dall’autunno, perlomeno per alcuni settori. Anche se nuovi ordini fossero acquisita entro la fine dell’anno, come pare potrebbe avvenire. Il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco, nel suo intervento durante la cerimonia del varo di Azura, ha quindi lanciato un nuovo appello stare uniti nel puntare su un recupero di efficienza ritenuto necessario per poter rimanere sul mercato. «Purtroppo, come tutti sanno, anche noi oggi dobbiamo confrontarci con una situazione particolarmente delicata – ha detto – a seguito della crisi economica internazionale. Se finora questo stabilimento ha potuto contare su un portafoglio ordini solido, acquisito negli anni passati, è anche vero che al momento nuove commesse non ce ne sono e, se non ne arriveranno già nel breve-medio termine, non potremo garantire la saturazione di tutti i reparti della linea produttiva». Oggi, quindi, per Monfalcone, così come per altri stabilimenti del gruppo, ha aggiunto il direttore del cantiere navale, è «più che mai necessario puntare al recupero dell’efficienza così da metterci nella posizione di stimolare la domanda, offrendo navi a prezzi sempre più competitivi». «E’ questo il nostro obiettivo – ha aggiunto – e mi auguro che il nostro impegno sia condiviso a tutti i livelli dell’organizzazione». Il direttore ha quindi ringraziato, a nome del presidente di Fincantieri Corrado Antonini e dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, tutte le maestranze che, si è detto sicuro Capobianco, porteranno a compimento un ottimo lavoro su Azura, «nonostante la recente tensione delle relazioni industriali di stabilimento». Di cui ieri non si è vista comunque traccia: la Fiom-Cgil, che ritene ancora del tutto aperta la vertenza sul contratto integrativo, frutto di un accordo separato con Fim, Uilm e Ugl, non ha effettuato alcuna iniziativa di protesta. E’ quanto del resto era stato preannunciato alla vigilia della cerimonia, sia a fronte dell’impegno rappresentato dalle prove in mare della Dream sia perché un nuovo coordinamento nazionale Fiom si terrà martedì a Roma. Da parte sua la società armatrice, per voce di David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e di Nigel Esdale, managing director di P&O, ha confermato l’ottimo livello di collaborazione raggiunto con Fincantieri, che ha «compreso bene le esigenze dell’armatore rendendo Ventura un successo». «Ecco perché possiamo aspettare con fiducia la consegna di Azura, che di Ventura è gemella, nella prossima primavera», ha detto Dingle. Dopo la cerimonia di ieri, di cui è stata madrina Amanda Dowds, moglie del futuro comandante dell’unità, Keith Dowds, la nave passeggeri è attesa all’uscita dal bacino questa mattina, attorno alle 10.45, come indicato dall’ordinanza della Capitaneria di porto che vieta, dalle 10 e fino a conclusione delle operazioni, la sosta e la navigazione nel tratto di mare antistante le banchine della Fincantieri. Il secondo obiettivo del premio di programma, costituito appunto dal varo dell’Azura entro il 27 giugno, è stato centrato. A differenza, perlomeno secondo Fincantieri, del primo, l’uscita per le prove in mare della Dream, slittata di due giorni a causa degli scioperi Fiom, un’accusa che l’organizzazione ha respinto al mittente.

Il Piccolo, 30 giugno 2009 

HANNO ABBANDONATO LA TRATTATIVA. PARTI SEMPRE DISTANTI  
Fim, Fiom e Uilm ritrovano l’unità sindacale contro Fincantieri sul premio d’efficienza

Dopo mesi di contrastri, sul contratto integrativo, i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri si sono mossi all’unisono nell’abbandonare il tavolo convocato dall’azienda per fare il punto sull’applicazione del premio di efficienza, sul quale le distanze rimangono tutte. A ricompattare i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil è stata alla presenza all’incontro di tre delegati a nome della Failms-Cisal, mentre, secondo quanto deciso dalla commissione elettorale, dovrebbero essere due, riportando il numero complessivo a 21. Al momento i delegati sono invece 22, perché la Failms rivendica l’acquisizione di un terzo rappresentante dal 2008, da quando cioé un eletto con l’Ugl passò ai metalmeccanici della Cisal, e l’Ugl, da parte sua, non ha mai accettato di vedere stravolto il risultato del rinnovo della Rsu del 2007. “Non c’è nulla di personale nei confronti della Failms e del suo delegato – afferma il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – , ma non è possibile che esista questa confusione e che l’azienda gestisca le cose in questo modo”. Il coordinatore della Uilm, Luca Furlan, ieri ha sottolineato come fra l’altro si sia andati oltre l’accordo integrativo, che prevedeva per la commissione del premio di efficienza tre componenti delle Rsu e tre dell’azienda, decidendo di garantire un rappresentante per ogni organizzazione sindacale. “Ci siamo trovati invece con la presenza di tutti i componenti della Failms e senza che sia stata fatta rispettare la decisione della commissione elettorale – ha aggiunto Furlan -. Non ci pare un comportamento coerente da parte di una società che chiede rapporti chiari e collaborativi. Torneremo al tavolo quando Fincantieri chiarisce chi fa parte della Rsu”. Michele Zoff, coordinatore della Fim-Cisl, rileva come “a questo punto ognuno potrebbe sentirsi legittimato ad aumentare i propri delegati, a prescindere dal numero massimo di 21 previsto per lo stabilimento”. Doveva essere proprio la commissione elettorale e il comitato dei garanti interni alla Rsu di Fincantieri a decidere se la Failms-Cisal, sigla sorta dopo le elezioni della Rsu del cantiere navale del 2007, avesse diritto ad aumentare ancora il suo «peso» quanto a numero di delegati. È quanto aveva disposto il giudice del Lavoro del tribunale di Gorizia, cui la Failms si era rivolta. Il contenzioso, che ha coinvolto anche Fincantieri, era nato nel 2008, quando un delegato dell’Ugl aveva deciso di aderire alla Failms, diventandone quindi rappresentante nella Rsu. L’Ugl non aveva però abbozzato rispetto la scelta del suo ex iscritto e aveva nominato un nuovo delegato, difendendo, quindi, il risultato delle elezioni del 2007 e di conseguenza il numero di 3 rappresentanti dei lavoratori. A questo punto Fincantieri, a fronte dell’indicazione di un sostituto da parte dell’Ugl, aveva effettuato una comunicazione di presa d’atto, non riconoscendo implicitamente il delegato trasmigrato alla Failms, che aveva quindi deciso di ricorrere al giudice del Lavoro.

Messaggero Veneto, 03 luglio 2009
 
Comune, tavolo di confronto con Fincantieri 
 
MONFALCONE. È stata quasi una serata dedicata a Fincantieri, quella che ha visto riunito, l’altro giorno, il consiglio comunale di Monfalcone, che, partendo dalla discussione su un ordine del giorno presentato da Rc e dedicato a “Sostegno al lavoro e lavoratori Fincantieri” e a cui è stato contrapposto un altro documento presentato dal Pdl, è arrivato a parlare del peso economico e sociale che l’azienda rappresenta per la città, dello sviluppo portato dai cantieri, ma anche del disagio causato dal sistema produttivo con appalti e subappalti, dei riflessi della crisi economica e del pericolo concreto di scarico di lavoro con conseguente spettro di cassa integrazione, della tensione che in questi ultimi mesi ha caratterizzato il rapporto sindacati-lavoratori da una parte e azienda dall’altra a causa delle firma separata sul contratto integrativo, non condiviso dalla Fiom.
È stato ricordato anche come in occasione dell’ultimo sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento sia comparsa la polizia in assetto antisommossa. Insomma, una serata che ha cercato di valutare a 360 gradi il significato della presenza Fincantieri a Monfalcone. Il documento di Rc, che è stato approvato con il voto positivo della maggioranza (“no” di Grassilli, Nicoli, Kulier, la Lega Nord non ha votato, mentre erano assenti i consiglieri che si identificano con l’Udc, Giorgio Pacor, Calzolari, Murgia e Antonaci) non chiedeva un voto sul contratto integrativo, «ma – come ha spiegato Alessandro Saullo di Rc – sul percorso travagliato tra lavoratori e azienda. Non vogliamo fare sindacato, ma politica, ma la città è preoccupata se vede la polizia davanti ai cancelli e la politica deve occuparsi del cantiere, deve dire che se non va bene se non c’è un accordo condiviso e deve capire quali possono essere le prospettive future».
L’odg, alla luce di tutti gli aspetti affrontati, impegna il sindaco a convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni della città dei cantieri e «a sostenere nelle sedi opportune la necessità di una immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace e condiviso». Chiede anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali, ma impegna anche sindaco e giunta a un dialogo sempre più proficuo con Fincantieri in modo da giungere a una constatazione della situazione economica generale dello stabilimento con attenzione a prospettive future, commesse e carichi di lavoro e soprattuto «garantire un’armoniosa coesistenza tra le esigenze della città e quelle dell’industria e lavorative, attraverso l’integrazione delle preoccupazioni di impatto sociale ed etico all’interno della visione strategica dell’impresa».
Articolato il dibattito, che ha visto intervenire tutte le forze politiche, in modo pacato e civile. Dura, tra queste, la posizione di Sergio Pacor (Lega Nord) che ha parlato di un’azienda in cui «non ci sono pié regole, né controlli. I problemi sociali della città sono responsabilità di Fincantieri: si deve capire che questa non è la città dei cantieri, ma la città con i cantieri. Tutto si sopporta perché tutto, si dice, dipende da Fincantieri, ma Monfalcone ha avuto ben poco vantaggio dal cantiere, ha prodotto ben poco benessere e il degrado della città è vergognoso».
È stato il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, a sottolineare come sia stato opportuno affrontare l’argomento perché il Comune è “istituzione di prossimità” e deve occuparsi di temi che creano ansia nei cittadini. Il sindaco ha cercato con obiettività di toccare luci e ombre del rapporto con l’azienda, con cui «entro Natale dovremmo arrivare alla firma per la dismissione della piccola ferrovia che taglia la città. Sono dati che indicano che c’è una forte apertura e che la grande fabbrica non può andare in direzione diversa rispetto alla città. Rispetto alla tensione attuale per il contratto integrativo, non possiamo entrare nelle dinamiche sindacali, ma dobbiamo sollecitare una distensione».
Ha stigmatizzato comunque l’intervento della polizia in occasione dello sciopero, «intervento che poteva essere una provocazione, ma priva di senso».

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
SARÀ CONVOCATO IL COORDINAMENTO DELLE CITTÀ DOVE HANNO SEDE GLI STABILIMENTI DEL GRUPPO  
Pizzolitto mediatore tra Fincantieri e Fiom  
Il Consiglio comunale ha dato mandato al sindaco di promuovere un’azione di pacificazione
 
 
L’inasprirsi dello scontro tra Fincantieri e Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo preoccupa Monfalcone, in cui è insediato il più grande cantiere del gruppo, anche a fronte del progressivo assottigliamento del portafoglio ordini dello stabilimento. A tal punto che il Consiglio comunale, ribadendo di non potere e non volere entrare nel merito di una vertenza che è e rimane sindacale, ha deciso nella seduta di giovedì sera di dare mandato al sindaco Gianfranco Pizzolitto di avviare un’azione di “pacificazione” tra le parti.
L’assemblea lo ha fatto a maggioranza (centrosinistra più l’esponente della lista civica Città Comune), approvando l’ordine del giorno presentato da Rifondazione comunista, che l’ha poi riveduto e corretto nel corso degli ultimi giorni per cercare di trovare il massimo consenso possibile in aula. Il sindaco dovrà quindi innanzitutto “convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni delle città  dei cantieri e sostenere nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace largamente condiviso». Al primo cittadino viene chiesto però anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali in modo da trovare una più alta modalità  di risoluzione dei problemi ancora aperti. Sindaco e giunta dovranno però pure tentare di dare corpo a un dialogo sempre più proficuo con ”il mondo Fincantieri” viste le prospettive, al momento allarmanti, sul carico di lavoro e l’esigenza, tuttora presente, di arrivare a una coesistenza tra le necessità della città e quelle industriali e lavorative dello stabilimento. Nel corso del dibattito giovedì sera è ritornato del resto a galla, e in modo piuttosto trasversale, il nodo degli impatti prodotti su Monfalcone, 28mila abitanti, dalla presenza del cantiere, 5mila lavoratori, sul fronte dell’immigrazione, pressione sui servizi sociali, sanitari e scolastici, situazione abitativa. Un giudizio estremamente critico su quanto prodotto negli ultimi vent’anni dalle politiche di Fincantieri lo ha espresso ancora una volta la Lega Nord, che non ha voluto votare il documento, come del resto anche Giorgio Pacor dell’Udc, Cesare Calzolari, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia dell’Unione di centro (che non si sono nemmeno presentati in aula).
«Abbiamo visto approvare molti ordini del giorno in questi anni, ma non abbiamo visto uscirne nulla di buono», ha sottolineato il capogruppo del Carroccio Sergio Pacor. Il documento presentato da Rc, invece, secondo il sindaco Pizzolitto, «risponde alla necessità di rompere il silenzio rispetto a una situazione che sta creando forte ansia in città». «Siamo l’istituzione di prossimità – ha detto il sindaco – e l’interesse della nostra gente non possiamo trascurarlo». Pur sottolineando i passi avanti compiuti nel rapporto con Fincantieri, che hanno prodotto gli accordi sul recupero delle case Spaini e degli ex alberghi e stanno per produrre un accordo quadro sulla nuova viabilità per lo stabilimento, il sindaco non ha nascosto la sua perplessità rispetto l’impiego di forze consistenti di polizia davanti agli ingressi dello stabilimento in concomitanza con l’ultimo sciopero indetto dalla Fiom. Pizzolitto ha ribadito come la volontà  dell’amministrazione e del Consiglio non sia quella di entrare in percorsi estranei all’ente locale, ma quella di «dare lo spunto per creare un contesto generale diverso e più sereno». L’approvazione dell’ordine del giorno di Rc ha fatto decadere quello presentato dal Pdl che al sindaco chiedeva invece di agire in modo «forte e autorevole» per promuovere la sottoscrizione dell’integrativo anche da parte della Fiom così da consentire alla società di rimanere sul mercato.
Laura Blasich

Il Piccolo, 08 luglio 2009 
 
FINCANTIERI: I NUMERI DELLO ”SCARICO DI LAVORO” 
Fra un anno il 10% a rischio-cassa  
A ottobre i primi 34 tra operai e impiegati fuori della produzione
 
 
di FABIO MALACREA

Se non dovessero andare in porto le trattative per nuove commesse, nello stabilimento di Panzano della Fincantieri, a ottobre di quest’anno lo scarico di lavoro interesserà 34 lavoratori, destinati a raddoppiare il mese successivo, fino a raggiungere il top di 508 a giugno del 2010, il 10% dell’intera forza-lavoro. Sono questi i numeri che Fincantieri ha fornito ieri alla Rsu e ai sindacati a margine della riunione programmata per discutere del premio di efficienza. Una ”fotografia” della situazione allo stato attuale, senza cioè nuove commesse all’orizzonte, che non significa – precisa l’azienda – automaticamente un ricorso alla cassa integrazione. Una contrazione del lavoro che, comunque, l’azienda intende affrontare in modo congiunturale e non strutturale in attesa che la crisi passi. La cassa integrazione, del resto, è già scattata a giugno nel cantiere di Castellammare di Stabia, ed è attesa a settembre a Sestri e a Palermo. Monfalcone si accoderebbe, assieme ai cantieri di Ancona, a ottobre. La data era stata anticipata di recente da Fincantieri che aveva parlato di primi ”scarichi” proprio a ottobre nei settori della progettazione e del taglio delle lamiere. Ora ci sono anche i numeri: all’inizio contenuti ma poi in crescita verticale e molto preoccupanti, pur in un cantiere che occupa oltre cinquemila lavoratori, tra ”diretti” e dell’appalto.
La lista parte dai 34 lavoratori di ottobre, ai 76 di novembre, ai 138 di dicembre. Una progressione al raddoppio che continua con i 200 di gennaio 2010, ai 259 di febbraio, ai 325 di marzo, ai 385 di aprile, fino ai 508 di giugno 2010, passando attraverso i 449 di maggio. A essere colpiti dallo scarico di lavoro e quindi da un possibile ricorso alla cassa integrazione, insomma, potrebbe essere, la prossima estate, il 10% dello stabilimento, tra impiegati e operai. Fincantieri non ha invece quantificato i periodi di cassa integrazione, auspicando che, comunque, siano i più brevi possibile. Tutto ciò, ha chiarito l’azienda, se non dovessero subentrare novità circa nuove commesse. E non sembra che attualmente ci siano le premesse per una schiarita su questo fronte visto che le trattative in corso non sembrano trovare sbocchi a breve termine.
«Sono numeri che mancano della considerazione del ”se” – ha commentato Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu -, numeri allarmistici che andavano trattati con maggiore prudenza da parte di un’azienda che ha la responsabilità di dare lavoro a Monfalcone a cinquemila persone. Sono numeri, oltretutto, che pongono delle serie responsabilità anche agli amministratori locali che rischiano di scottarsi presto con una patata bollente del genere tra le mani».
Preoccupazione è stata espressa dalla Failms: «Ci sono situazioni economiche insostenibili in cui i lavoratori – ha detto il coordinatore nella Rsu Mario Pizzolitto – non riescono più a ”sbarcare” il mese. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei Lavoratori». La Failms ha chiesto a Fincantieri di fornire quanto prima «informazioni spettanti per legge al sindacato»: schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, carichi di lavoro suddivisi per reparti. 
 
Finita la tregua, tornano i presìdi davanti al Cantiere 
 
A quasi un mese dalla precedente tornata di scioperi la Fiom-Cgil riprende la sua protesta venerdì con l’obiettivo di riaprire il tavolo di confronto sul contratto integrativo firmato da Fincantieri con Fim, Uilm e Ugl. Come da mandato del coordinamento nazionale per la cantieristica dell’organizzazione, la Fiom a livello locale dovrebbe esaurire il pacchetto di 8 ore di sciopero deciso a inizio giugno e quindi andare a effettuare 2 ore di astensione dal lavoro. Resta ancora da vedere con quali modalità. Non è escluso, come accaduto attorno a metà dello scorso mese, che possa essere effettuato il presidio dell’ingresso del cantiere navale di Panzano. «La vertenza sull’integrativo si sta intrecciando con il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici – afferma il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto -. Per quanto ci riguarda terremo le assemblee con i lavoratori, anche di Fincantieri, entro il 28 luglio». Intanto la società sta ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria a Castellamare e ha già previsto di utilizzare l’ammortizzatore sociale in altre realtà del gruppo. Il coordinamento nazionale Fiom ritiene però che «prima è necessario risolvere al più presto i problemi determinati dall’accordo separato, con una nuova intesa basata su soluzioni più giuste ed equilibrate, e immediatamente dopo è indispensabile convocare un tavolo nazionale per la gestione contrattata della crisi con l’obiettivo di evitare che l’attuale gestione della crisi da parte dell’azienda possa arrivare a configurare esuberi che in Fincantieri non ci sono e non ci saranno».
Se per lo stabilimento di Monfalcone la Cigo potrebbe aprirsi già in autunno per gli uffici tecnici, altre realtà del territorio la stanno prolungando a fronte della mancata ripresa degli ordini. Dopo la Sbe, anche la Detroit del gruppo de Rigo ha deciso di ricorrere a un nuovo periodo di Cigo: si tratta di 6 settimane a completamento delle 7 avviate a inizio maggio. La Cigo coinvolge, a rotazione, una quarantina dei 100 lavoratori dello stabilimento di Ronchi. Per Roen Est ci sarà invece una verifica sulla Cigo alla fine del mese. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009 
 
Monfalcone. Lo ha comunicato la stessa azienda in un incontro con le rappresentanze sindacali  
Fincantieri, rischio cassa integrazione
  
 
MONFALCONE. Da ottobre, anche nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone potrebbe arrivare la cassa integrazione.
Lo ha comunicato la stessa azienda nel corso di un incontro convocato dalla Direzione Fincantieri a cui sono state chiamate le Rappresentanze Sindacali Unitarie e voluto per informare i rappresentanti dei lavoratori in merito allo stato futuro di lavoro, futuro non certo roseo con l’ attuale situazione delle commesse e la previsione di un preoccupante scarico di lavoro.
«Prima che si arrivi alla cassa integrazione ordinaria, la Direzione ha voluto fornirci una ipotesi di situazione che potrebbe verificarsi in caso di mancate nuove acquisizioni di commesse, situazione determinata dalla crisi economica finanziaria di portata internazionale, che ha provocata discontinuità nei carichi di lavoro» spiega il coordinatore Failms nella Rsu, Mario Pizzolitto che fa anche un elenco ipotetico del numero di lavoratori che potrebbero essere interessati dalla cassa integrazione: in ottobre 2009, 34 lavoratori, seguiti da 76 nel novembre 2009, 138 per dicembre 2009. Nel 2010 si proseguirebbe con 200 persone a gennaio, 259 per febbraio, 325 per marzo, 385 per aprile, 449 per maggio, 508 in giugno.
Naturalmente Fincantieri dal canto suo auspica che ci siano acquisizioni di costruzioni entro tempi brevi e che il periodo di cassa integrazione siano le più brevi possibili
La Failms esprime preoccupazione, visto che già oggi esistono situazioni economiche insostenibili, con lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese. “Si prevedono periodi difficili. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei lavoratori. Abbiamo rimarcato a Fincantieri – dice Pizzolitto – di fornire quanto prima informazioni spettanti per legge al Sindacato, quali le schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, i carichi di lavoro suddivisi per reparti e la formazione in corso nel 2009 per operai, impiegati e quadri”.
 

Il Piccolo, 10 luglio 2009 
 
INTEGRATIVO FINCANTIERI  
Sospesi sciopero e picchetti, giovedì incontro con l’azienda
 
 
Niente sciopero oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La Fiom-Cgil aveva proclamato una sospensione del lavoro di 3 ore a sostegno della sua vertenza per il rinnovo del contratto integrativo, ma ha deciso nella tarda mattinata di ieri di sospendere l’iniziativa a fronte della convocazione di un incontro da parte di Fincantieri per giovedì prossimo. «A seguito di questa convocazione – si legge in una brevissima nota dell’organizzazione sindacale – la segreteria nazionale della Fiom ha deciso di sospendere le iniziative di lotta previste per i prossimi giorni nel gruppo e di convocare per la giornata del 10 luglio il coordinamento nazionale. Questo ai fini di trovare una soluzione positiva al conflitto sindacale aperto». Anche i rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento di Monfalcone saranno quindi oggi a Roma per il confronto interno che precederà la riapertura del dialogo con la società. Resta tutto da vedere l’esito dell’appuntamento della prossima settimana che arriva dopo mesi contrassegnati da uno scontro sempre più duro tra Fincantieri, che ha firmato l’integrativo il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, e la Fiom, che si è dichiarata contraria ai contenuti dell’intesa, chiedendo il referendum sull’accordo tra tutti i lavoratori o in alternativa la riapertura della trattativa.

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