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Il Piccolo, 30 ottobre 2010 
 
È polemica sul bando del Centro Bassa soglia 
I gestori furiosi: «Dopo sette anni ci hanno esclusi»

«Dopo sette anni di gestione all’associazione Nuova Entrata Libera è stata negata la partecipazione alla gara pubblica per la gestione del Centro bassa soglia di via Natisone». «Nessuna volontà politica di esclusione, sono solo cambiati i criteri tecnici di affidamento del servizio». Botta e risposta. Da una parte c’è la denuncia dell’associazione, dall’altra la replica dell’amministrazione comunale.
«Il Centro Bassa Soglia, unico servizio regionale rivolto ad un target definito “a grave disagio sociale”, è stato condotto da più di sei anni dai nostri operatori e volontari – scrive l’associazione -. L’equipe è composta da quattro operatori e cinque volontari, la presenza minima per l’apertura è di tre operatori. La gamma dei servizi gratuiti offerti va dalla distribuzione di un pasto caldo, all’uso della doccia, della lavatrice, fino al taglio dei capelli e all’ascolto individuale, al supporto nei percorsi di soluzione dei problemi, agli invii e accompagnamenti presso altri servizi, la stesura dei curriculum, l’uso telefono e fax, la gestione di attività ricreative, l’uso del computer, della TV e di una piccola biblioteca. Inoltre come Nuova Entrata Libera abbiamo sviluppato progetti con obiettivi specifici come la riduzione del danno per persone con problemi di tossicodipendenza, attraverso il lavoro di strada e la distribuzione di materiali sterili, anche per far emergere una realtà sconosciuta di persone che utilizzano sostanze in modo quotidiano ma che non accedono ai servizi, oppure il lavoro fatto per individuare e indirizzare al servizio i senza tetto che pur essendo una realtà anche del nostro territorio, passano completamente inosservati».
«La strada indicata dal Comune di Monfalcone per dare stabilità al Centro e permettere l’ampliamento della progettualità è stata quella di far entrare il progetto nell’Ambito Basso Isontino. Tale passaggio è avvenuto formalmente più di due anni fa, ma da quel momento si è iniziata a intravedere la fine», prosegue Nuova Entra Libera ricordando che quando è uscito il nuovo bando i criteri permettevano la partecipazione solo a poche grosse cooperative.
Da parte sua l’assessore ai Servizi sociali Cristiana Mosrolin ricorda che il progetto economico approvato dal Consiglio comunale è tarato sull’Ambito Basso isontino ed è ovvio che i criteri per la partecipazione al bando cambino. «L’amministrazione mette l’indirizzo politico, poi a stabilire i criteri sono i dirigenti. Siamo comunque disponibili ad incontrare i rappreentanti dell’associazione perché da parte nostra non c’è alcuna volontà di emarginarli. La qualità del loro lavoro è sempre stata riconosciuta e valorizzata».

Il Piccolo, 23 dicembre 2010 
 
Coperte e cibi caldi distribuiti ai senzatetto da Nuova entrata libera
Il progetto a cui collabora la Caritas Sant’Ambrogio si protrarrà per tutto l’inverno

La crisi picchia ancora duro a Monfalcone, creando nuove povertà e fenomeni fino a due anni fa impensabili in città. Come quello dei senza tetto, persone rimaste prive di lavoro e di casa e finite sulla strada per la mancanza di reti familiari di aiuto. L’associazione Nuova entrata libera ne ha raggiunti sette, tutti uomini, italiani e stranieri comunitari, in rifugi di fortuna, dove sono rimasti, per mancanza di alternative, anche lo scorso fine settimana, sotto la neve e alle prese con temperature crollate sotto lo zero. A tutti l’associazione ha portato coperte, indumenti pesanti, bevande calde, cibo, perché di giorno i punti di riferimento ci sono, che si tratti delle mense Caritas o del Centro a bassa soglia o, magari, dei centri commerciali, dove riscaldarsi. La sera i posti dove recarsi per un’accoglienza temporanea, che potrebbe rivelarsi anche “salvavita” in inverno, invece non ci sono. Parte da qui, ma anche dalla constatazione che le difficoltà finanziarie sono forti e trasversali e che va messa in pratica una strategia di “riduzione del danno”, in questo caso economico, il progetto “Nessuno escluso” che ”Nel” sta attuando, grazie anche allo stanziamento ricevuto dalla Regione. Il progetto, predisposto dopo la mancata vincita dell’appalto per la gestione del Centro a bassa soglia di via Natisone, curata per oltre sei anni da ”Nel”, coprirà tutto l’inverno. A metterlo in pratica sono e saranno gli operatori sociali dell’associazione che si avvale anche della collaborazione della Caritas della parrocchia di Sant’Ambrogio. «Il tentativo è quello di fornire un aiuto immediato – ha spiegato ieri Genni Fabrizio di Nuova entrata libera -, ma anche di far emergere situazioni di difficoltà e cercare di attivare le risposte adeguate da parte dei servizi strutturati. Nessuno escluso vuol dire anche che gli strumenti di welfare devono esserci per tutti». Le uscite serali vengono affiancate anche da quelle diurne finalizzate a proseguire in qualche modo l’attività  di riduzione del danno, bloccatasi secondo ”Nel” con la nuova gestione del Bassa soglia, a favore dei tossicodipendenti cronici. Il progetto comprende pure un’attività di Last minute market, cioé il recupero degli alimenti ad alta deperibilità rimasti invenduti per distribuirli a chi ne ha bisogno. Nuova entrata libera si è già  attivata anche su questo fronte, grazie anche alla collaborazione di una volontaria della Caritas. «Anche in questo caso l’azione è stata elaborata partendo da esigenze reali», ha detto Stefano Micheluz, che ha visto persone “scavare” nei contenitori per i rifiuti esterni ai supermercati monfalconesi a caccia di confenzioni integre di alimenti, anche se scadute.

Il Piccolo, 05 ottobre 2010

L’AMMINISTRAZIONE AVEVA RESPINTO LA RICHIESTA 
Comune condannato a pagare gli assegni Inps a un kosovaro
 

L’assegno Inps per le famiglie numerose dovrà essere corrisposto anche ai genitori stranieri titolari di un permesso di soggiorno di lunga durata. Il giudice del lavoro di Gorizia ha accolto il ricorso presentato da un cittadino kosovaro, padre di tre figli e con una situazione reddituale Isee modesta, a cui il Comune di Monfalcone e l’Istituto nazionale di previdenza sociale avavano negato l’aiuto economico.
Si tratta di una sentenza che apre una nuova strada e che è destinata a fare giurisprudenza. Il cittadino kosovaro aveva presentato domanda d’accesso al beneficio Inps nel novembre dello scorso anno, ma ad aprile, su sollecito dell’Inps, il Comune aveva respinto la richiesta giustificando la decisione con la mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria.
Con il sostegno dell’Asgi-Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, l’uomo aveva quindi avviato un’azione giudiziaria anti-discriminatoria. «L’11 agosto – ricorda l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – l’amministrazione comunale aveva riconosciuto che la famiglia aveva diritto all’assegno, ma che l’erogazione non dipendeva da noi».
La delibera non sembra però essere stata sufficiente a evitare la condanna. Venerdì il tribunale di Gorizia ha ritenuto illegittima la disparità di trattamento tra cittadini italiani e comunitari da un lato e cittadini di Paesi terzi titolari di un permesso di soggiorno per lungo periodo dall’altra. In base al principio di parità di trattamento in materia di benefici di assistenza sociale, il giudice del lavoro ha quindi ordinato al Comune di Monfalcone e all’Inps di porre fine al trattamento discriminatorio e di corrispondere all’uomo l’assegno per l’anno 2009 (inclusi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria). L’amministrazione comunale e l’Istituto nazionale di previdenza sociale sono stati, inoltre, condannati al pagamento delle spese legali.
Nell’esprimere apprezzamento per l’ordinanza del Tribunale di Gorizia, l’Asgi confida ora che la sentenza possa indurre il ministero del Lavoro e la stessa l’Inps a non applicare più il requisito della cittadinanza agli stranieri di Paesi terzi protetti dal diritto comunitario. (s.b.)

Il Piccolo, 14 maggio 2010

NUOVO BANDO DEL COMUNE 

Tornano i contributi contro il caro-affitti per famiglie in difficoltà

Entro un paio di settimane i residenti in città alle prese con un affitto troppo elevato rispetto il reddito familiare potranno tornare a farsi avanti per ottenere un aiuto finanziario. Il Comune conta di pubblicare verso la fine del mese, come spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, il nuovo bando per l’assegnazione di contributi per il sostegno alle locazioni. Il bando dovrebbe poi chiudersi alla fine di giugno, dando modo al Comune di raccogliere le domande presentate ai Caf per poi inviarle alla Regione entro il 31 luglio.

«Non ci aspettiamo una diminuzione del fabbisogno – sottolinea l’assessore Morsolin -, perchè i redditi si stanno contraendo sempre più. Chi presenta domanda è inoltre ormai residente da anni in città o comunque in Italia, e quindi non credo che i vincoli posti dalla normativa regionale incideranno in modo determinante». Nel 2009 il Comune di Monfalcone ha ricevuto 568 richieste di aiuto per alleggerire locazioni troppo pesanti, ma le domande risultate ammissibili si sono poi ridotte a 470. Un centinaio scarso di richieste è risultato quindi escluso per mancanza di requisiti, tra i quali c’è la residenza, ma anche il fatto di essere titolare di un regolare contratto di locazione o di non possedere un altro immobile sul territorio italiano. Nonostante la riduzione del numero, i beneficiari finali non hanno ottenuto il contributo massimo cui avevano diritto, perchè la Regione ha trasferito al Comune attorno ai 700mila euro rispetto al milione 200mila euro necessari. Una cifra integrata dal Comune con 120mila euro, il 10% della richiesta complessiva, per poter ottenere i fondi riservati dalla Regione agli enti locali che investono fondi propri. «È quanto faremo anche quest’anno e penso che l’importo sarà simile», assicura l’assessore Morsolin. Le condizioni richieste dalla Regione per l’erogazione dei fondi non sono modificare rispetto lo scorso anno. Beneficeranno dei contributi i nuclei familiari che hanno un indice Isee fino a 11.150 euro e un’incidenza del canone annuo sul reddito familiare imponibile non inferiore al 14%. I soggetti con un indice Isee tra gli 11.150 euro e i 16.420 euro dovranno avere invece un’incidenza non inferiore a 24%. Il regolamento regionale richiede di essere residenti o prestare attività lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi, in Italia, di cui uno in regione. (la.bl.)

Il Piccolo, 15 maggio 2010

EMERGENZA ABITATIVA 

La crisi continua a colpire, un inquilino Ater su otto non paga il canone d’affitto 

In tutto il 2009 l’Agenzia ci ha rimesso 85mila euro Ma da gennaio ad aprile la somma ammonta già a 50mila

L’assessore alle Politiche sociali Morsolin: «Ci sono persino alcune famiglie costrette a mettere all’asta la casa per il mutuo elevato»

di TIZIANA CARPINELLI

Case popolari, un inquilino su otto è moroso. Ammontano a 85mila euro i crediti complessivamente accumulati dall’Ater di Gorizia, l’ente che gestisce in Provincia gli alloggi di edilizia residenziale pubblica, nei confronti degli inquilini di Monfalcone. Il dato, relativo al 2009, evidenzia come a fronte di un totale di 1.058 abitazioni regolarmente assegnate vi siano 130 nuclei familiari, il 12,28%, che evadono il canone di locazione.

Tra i morosi figurano soprattutto persone strozzate dalla crisi economica, dunque cittadini in mobilità o con redditi ridotti ai minimi termini. Ma stando al Sunia, entro la fascia degli insolventi si anniderebbe una buona percentuale di ”furbetti”, pari grosso modo alla metà dei non paganti.

Il guaio è che, sempre secondo le cifre rese note dal direttore dell’Ater, Sergio De Martino, il 2010 non si è aperto all’insegna di un’inversione di tendenza, tutt’altro. Da gennaio ad aprile, infatti, l’ente ha già raccolto crediti per un totale di 50mila euro a fronte di 132 nuclei in stato di morosità. Mediamente, dunque, da un anno all’altro si sarebbe assistito a un aumento dell’insolvenza quadrimestrale pari al 76,47%. Naturalmente nulla vieta che nei mesi a seguire i debiti degli inquilini Ater possano rientrare confermando quindi l’andamento del 2009, ma la sofferenza delle famiglie, in questo particolare frangente economico, è sotto gli occhi di tutti. «In realtà – afferma il direttore De Martino – la percentuale di morosità risulta fisiologica e in linea con quella degli scorsi anni. L’Ater, per i nuclei in difficoltà, attua comunque un recupero dei crediti rateizzato, così da venire incontro alle esigenze dell’utenza». Che il problema della casa sia un assillo per molti cittadini impossibilitati a presentare una dichiarazione dei redditi da Paperon de’ Paperoni, lo sottolinea anche l’assessore comunale alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, la quale quotidianamente lavora coi servizi per fronteggiare l’emergenza abitativa. «Esiste una casistica di persone, penso al cassintegrato, ma anche al cittadino privo di ammortizzatori sociali che oggettivamente sta risentendo parecchio della crisi – chiarisce – tant’è che ho evidenza di una decina di situazioni relative al mercato immobiliare privato in cui la famiglia si è vista costretta a mettere all’asta la casa perchè non ce la faceva a ottemperare al versamento delle rate del mutuo».

Allora come interviene il Comune per arginare il fenomeno? «Ogni anno – replica Morsolin – l’ente locale sostiene le famiglie in difficoltà assegnando un fondo di 44mila euro all’Ater, fondo destinato a coprire le morosità. A tale contributo possono attingere le persone aventi basso reddito (8mila euro circa, ndr), per evitare l’accrescere della relativa situazione debitoria. Spesso, infatti, le famiglie pensano di poter frenare la morosità attendendo un miglioramento della propria disponibilità economica mentre invece il quadro peggiora. Putroppo è accaduto pure che persone aventi i requisiti per ottenere il contributo non lo domandassero, quindi abbiamo cercato di intensificare l’informazione in merito. Resta un dato di fatto che negli ultimi anni, a differenza di quelli precedenti, il fondo è andato esaurito. Un segno, anche questo, di disagio».

NEL MIRINO LE FALSE AUTOCERTIFICAZIONI 

Sunia: la metà sono ”furbetti”

«Il problema dell’evasione dei canoni d’affitto rappresenta indubbiamente una grossa criticità. All’ultima riunone del dimissionario cda dell’Ater, il direttore Sergio De Martino ha affermato che sono stati fatti dei passi in avanti sul fronte della ”caccia agli irregolari” e gliene dò merito, poichè nei mesi scorsi sono avvenuti controlli capillari. Ma ancora non basta». Ad asserirlo è Sergio Donda, segretario provinciale del Sunia: «L’operazione – specifica – ha consentito un recupero dei crediti, ma per quanto ho avuto modo di sapere la metà dei morosi accertati poteva tranquillamente versare il doppio dei canoni attualmente imposti». Vale a dire? «Si tratta – replica – di inquilini che dichiarano un reddito inferiore rispetto a quello reale». E come può accadere? «Non consegnano, come esigo io dalle persone che si rivolgono al Sunia, il Cud o il 730 al momento della presentazione dei redditi – chiarisce Donda – bensì un’autocertificazione e in quella scrivono ciò che vogliono. D’altro canto non esiste una legge in grado di impedirglielo e dunque chi è ”furbetto” ricorre all’escamotage». Insomma, omettono il reddito effettivo. «Sì, si rivolgono all’Ater di Monfalcone o Gorizia e presentano l’autocertificazione – prosegue -: per quanto mi riguarda, delle 500 pratiche svolte nella mia sezione, ogni nucleo familiare ha allegato Cud o 730». Stando a Donda, vi sarebbero dei casi di «persone che non avrebbero nemmeno diritto, sulla base delle proprie, effettive disponibilità economiche a risiede in un alloggio popolare». «Ho più volte sollecitato, in sede regionale, la modifica della normativa, ma non sono ancora stato ascoltato – aggiunge -. Il male è che a fronte di tali situazioni mancano i soldi per svolgere tutte le ristrutturazioni di cui gli alloggi necessiterebbero». Ma Donda ne ha per tutti, anche per la politica: «Quattro dei cinque nomi che già circolano sulle prossime nomine del cda a mio avviso non hanno idea di cosa significhi il problema della casa. Indipendentemente dalla bandiera abbiamo bisogno di persone con competenza, professionalità ed esperienza». (ti.ca.)

Il Piccolo, 11 luglio 2010
 
SI AGGRAVA IL PROBLEMA DELLA CASA IN CITTÀ
Stranieri stangati, affitti d’oro ma stop agli aiuti 
L’assessore: «È avvenuto quanto si temeva. La colpa è dei nuovi limiti posti dalla Regione»

di LAURA BORSANI

Gli immigrati pagheranno alto lo scotto sui contributi per l’abbattimento degli affitti. Si stima che almeno 80 famiglie siano di fatto tagliate fuori dal beneficio. Famiglie costrette a dover pagare a pieno il canone di locazione, in media 600-700 euro al mese, non potendo avvalersi dello specifico fondo. Si prospetta insomma un nuovo fronte sociale per la comunità straniera che in città, a fronte di 4096 residenti, rappresenta il 14,61% della popolazione (i bengalesi, 1437, sono il 5,12%). Lo si evince dal calo delle domande di contributo taglia-affitti presentate al Comune di Monfalcone: quest’anno sono state 400, rispetto alle 568 inoltrate nel 2009. Almeno un 30% in meno. Un calo riconducibile proprio agli stranieri. A rilanciare l’allarme è l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin. «La Regione – spiega – ha acuito la disparità dei diritti avendo inserito, quale ulteriore requisito ai fini dell’ottenimento dei fondi da parte degli immigrati, la condizione di essere lavoratori attivi, dovendo dimostrare di avere un’occupazione nel momento della presentazione della domanda».
Insomma, un altro giro di vite nei confronti della comunità straniera, dopo la condizione già stabilita in ordine alla residenza: almeno 10 anni in Italia, anche non continuativi, di cui uno nella regione.
«È una beffa – osserva ancora l’assessore – di fronte al fatto che l’assegnazione di questi fondi è già disciplinata da requisiti molto stringenti, dovendo dimostrare di aver onorato al pagamento del canone senza morosità nel precedente anno. Si rischia di aggiungere nuovi poveri a poveri. La comunità straniera è caratterizzata da numerosi lavoratori dipendenti di ditte in appalto e, soprattutto, con contratti saltuari, soggetti quindi a fluttuazioni occupazionali».
Un paradosso, sottolinea la Morsolin, nel momento in cui la crisi economica, che ha macinato anche in città la cassa integrazione, ricade pesantemente proprio sulla comunità immigrata. «Per un immigrato – spiega la Morsolin – poter beneficiare del contributo taglia-affitti può significare un abbattimento fino a 2-300 euro al mese. Quest’anno la legge regionale, inserendo il requisito dell’attività lavorativa, ha irrigidito e peggiorato la situazione, penalizzando la comunità straniera. È un assurdo, un controsenso, dato che anche gli immigrati pagano tasse e affitti».
Ma secondo la Morsolin, la «gravità è duplice: da un lato si crea un danno in virtù di una impostazione razzista della legge regionale, creando una situazione discriminante, dall’altro si produce un appesantimento per l’economia delle famiglie monfalconesi proprietarie di alloggi, che vivono anche grazie agli affitti pagati dagli stranieri». Una questione che rischia di tradursi in una ulteriore emergenza sociale, obbietta l’assessore, rischiando peraltro di veder aumentare il fenomeno degli affitti in nero.
La Morsolin aggiunge: «La Regione ha sempre dato di meno negli anni, quando invece il Comune ha aumentato la sua quota, essendo proporzionalmente cresciuto il fabbisogno». L’assessore pone un’altra contraddizione politica: «La legge regionale relativa ai servizi sociali era stata modificata prevedendo l’esclusione degli extracomunitari indipendentemente dalla residenza. Il nostro Comune aveva pertanto scelto di applicare la legge solo per i finanziamenti regionali. Il Governo ha poi impugnato la normativa della Regione perchè ritenuta anticostituzionale. L’articolo di modifica pertanto è stato stralciato dalla legge regionale».
 
QUEST’ANNO ”SOLO” 400 RICHIESTE CONTRO LE 568 DEL 2009 
Tagliati i fondi, domande calate del 30%

Sono 400 i cittadini di Monfalcone che si sono fatti avanti per ottenere i contributi assegnati per alleggerire affitti troppo pesanti rispetto al reddito familiare, il 30% in meno rispetto allo scorso anno, quando le domande ricevute dal Comune furono 568, anche se poi ridotte a 470 una volta verificati i requisiti richiesti per l’ammissione al finanziamento. Un calo drastico, che l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin imputa alle nuove restrizioni introdotte dalla Regione. Per poter accedere ai contributi quest’anno erano richiesti un indice Isee fino a 11.150 euro e un’incidenza del canone annuo sul reddito familiare imponibile non inferiore al 14% oppure un indice Isee tra gli 11.150 euro e i 16.420 euro e un’incidenza non inferiore a 24%. In entrambi i casi l’indicatore della situazione economica (Isee) dei nuclei familiari non doveva superare l’importo di 31.130 euro. Il regolamento regionale richiedeva appunto di essere residenti o prestare attività lavorativa da almeno dieci anni, anche non continuativi, in Italia, di cui uno in Friuli Venezia Giulia. Il vincolo non valeva invece per i corregionali all’estero e i loro discendenti che abbiano ristabilito la residenza in regione e per quanti prestano servizio nelle Forze Armate e nelle forze di Polizia. Nel 2009 il Comune di Monfalcone aveva ricevuto 568 richieste di aiuto per alleggerire locazioni troppo pesanti, anche se poi le domande risultate ammissibili a finanziamento si erano ridotte a 470. Nonostante la riduzione del numero, i beneficiari finali non hanno comunque ottenuto il contributo massimo cui avevano diritto, perchè la Regione ha trasferito al Comune attorno ai 700mila euro rispetto al milione 200mila euro necessari per coprire il fabbisogno totale.
Una cifra integrata dal Comune con 120mila euro, il 10% della richiesta complessiva, per poter ottenere i fondi riservati dalla Regione agli enti locali che investono fondi propri. (la.bl.)

Il Piccolo, 15 settembre 2010

CRESCE L’EMERGENZA-CASA IN CITTÀ: UN MIGLIAIO I NUCLEI IN FORTE DIFFICOLTÀ 
Ater: 399 famiglie in lista, 24 alloggi assegnati 
Nel 2010 evaso solo l’8% delle domande. Settanta a rischio di sfratto, il fenomeno degli affitti in nero

di FABIO MALACREA

Settanta famiglie sotto sfratto, esecutivo o in attesa di sentenza da parte del Tribunale, almeno 500 famiglie in difficoltà per pagare l’affitto di cui solo 400 potranno ricevere un contributo. Poco meno di 400 famiglie in graduatoria da anni, con tutti i requisiti in regola, in attesa di entrare in un alloggio dell’Ater. E ancora uno stuolo di famiglie – centinaia – impantanatesi nell’emergenza-casa negli ultimi mesi per la perdita del posto di lavoro dell’unica fonte di reddito o per una consistente riduzione degli introiti mensili a causa della cassa integrazione.
Non è esagerato affermare che oggi, a Monfalcone, almeno mille famiglie siano in sofferenza per il problema-casa. E, in questo quadro desolante, una goccia nell’oceano è rappresentata dagli alloggi consegnati dall’Ater in città: nei primi sei mesi dell’anno 24 su 399 domande valide, l’anno precedente ancora meno, 16 su 395, nel 2008 41 su 382 domande. Numeri che dimostrano come la necessità di trovare un alloggio a canone sociale sia sempre più pressante ma la risposta ancora troppo debole, come confermato peraltro dai cambi di alloggio avvenuti: 32 nel 2008 e solo 8 l’anno scoprso e nel primo semestre di quest’anno. Insomma, su cento nuclei monfalconesi in difficoltà, solo 8 riescono a ottenere una risposta. Gli altri devono aspettare. E vanno a ingrossare le fila di quanti non sanno come arrivare a fine mese.
In questa realtà s’inserisce il fenomeno degli affitti in nero, dei nuclei familiari, soprattutto stranieri, costretti a condividere gli spazi e a dividersi i canoni, dei gruppi di lavoratori che convivono in uno stesso appartamento. Senza contare tutti coloro che, pur di avere una casa, si accontentano di spazi ridottissimi trovandosi poi nell’impossibilità di espandersi con l’arrivo dei figli.
L’emergenza-casa non è un bluff a Monfalcone. Colpa di un mercato ”drogato” dai fenomeni dell’elevata immigrazione e del trasfertismo che ha fatto salire i canoni di affitto, arricchendo solo i proprietari di appartamenti e mettendo in crisi anche chi non soffre di particolari problemi economici. Una situazione, dunque, da ”bollino rosso”, come si evince dal costante aumento delle richieste di sostegno pervenute ai Servizi sociali del Comune a fronte però di una riduzione del Fondo sociale che rende difficoltosi anche gli interventi di ristrutturazione degli alloggi sfitti, con la conseguenza di una minore offerta di alloggi.
In questa realtà, come ha rilevato di recente Sergio Donda, segretario del Sunia, «non c’è alcun bando per gli alloggi popolari, poichè si procede alle integrazioni delle graduatorie attraverso l’inserimento di quanti hanno subito uno sfratto esecutivo, mentre il precedente cda dell’Agenzia si era impegnato ad aprire entro l’anno un nuovo bando per Monfalcone, a fronte di una trentina di alloggi».
La stessa Ater è consapevole di una situazione sempre più difficile da gestire. Tanto che, sul problema del cambio di alloggi, è costretta ad allagrare le braccia: «Gli strumenti a disposizione delle famiglie per porre rimedio a situazioni di disagio dovuti a insufficienza di spazi – scrive Ater – sono quelli che gli uffici dell’Ater continuano a suggerire: ovvero la procedura di cambio-alloggio, che essendo abbastanza complessa richiede tempi medio-lugnhi, oppure quella dello scambio consensuale di alloggio». Come dire: vedetevela un po’ voi.

SENZA CONTRIBUTI REGIONALI CHIUDERÀ DAL PRIMO GENNAIO 
In bilico l’attività dello Sportello Casa

Non ci sono solo gli aiuti taglia-affitti a sostenere le famiglie in difficoltà per pagare i canoni di locazione. Almeno fino alla fine dell’anno c’è anche lo sportello Pronto Casa, istituito per fornire assistenza nella ricerca di un alloggio a costi contenuti. Lo scorso anno lo sportello ha erogato 50 prestiti complessivi, di cui 35 nella sola Monfalcone. Si tratta di anticipi che permettono alle famiglie di ottenere un alloggio a fronte di agevolazioni economiche.
Lo sportello Pronto Casa ha raccolto nel 2009 oltre un centinaio di utenti, cioè nuove famiglie in difficoltà nel territorio mandamentale in cerca di aiuto per garantirsi un alloggio. In totale l’intervento finanziario messo a disposizione dei cittadini si è attestato sui 100mila euro.
Per accedere ai benefici di questo strumento è però necessario avere un reddito pari ad almeno il doppio del canone di locazione.
Ma questa risorsa, come altre, è ora a rischio. Lo sportello, sostenuto da contributi regionali, integrati da un finanziamento concesso alle Acli regionali, consistenti in prestiti finalizzati a coprire parte delle spese per accedere alle locazioni. per il momento è a disposizione delle famiglie nella sede dell’Anagrafe e dei Servizi sociali di via Duca d’Aosta il venerdì, dalle 10 a mezzogiorno, e nella sede di via Pisani, nel rione di Panzano, il martedì, dalle 16 alle 19, e il giovedì, dalle 14 alle 16. Ma c’è il rischio che, con l’inizio del prossimo anno debba chiudere i battenti.
«Al momento – ha rilevato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – siamo riusciti a riattivarlo con i fondi dell’Ambito socio-assistenziale del Basso Isontino in quanto si tratta di un servizio rivolto non soltanto a coloro che risiedono a Monfalcone. Noi speriamo di poterlo mantenere ancora a lungo».
Ma per farlo, a partire dal primo gennaio del 2011, sarà indispensabile un contributo della Regione, che in questi anni ha finanziato il servizio. (la.bl.)

Il Piccolo, 10 maggio 2010
 
INIZIATIVA DELL’ASSESSORE MORSOLIN CHE HA SCRITTO ALL’ORDINE 
Testamento biologico, convenzione con i notai

 
L’Amministrazione comunale intende istituire il registro del testamento biologico, sulla falsa riga di quanto già attuato a Gradisca e a San Canzian d’Isonzo. Perciò, l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin si è decisa a prendere carta e penna e a scrivere all’Ordine dei Notai della Provincia per stipulare una convenzione.
«L’amministrazione – ha scritto nella missiva Morsolin – vorrebbe poter predisporre un elenco di notai della nostra realtà territoriale o della Provincia disponibili a titolo gratuito a raccogliere le dichiarazioni relative al testamento biologico, ovvero la dichiarazione di volontà atta a respingere i trattamenti che prolungano in modo artificiale le funzioni vitali».
Il Comune, ha spiegato l’assessore, intende in questo modo promuovere «un’azione di sostegno per un problema dai profondi risvolti umani, al fine di far rispettare la volontà della persona in caso di perdita permanente di coscienza in modo che la certificazione notarile – anche in assenza di una legge – garantisca valore giuridico al documento».
Il testamento biologico, salito alla ribalta della cronaca dopo la straziante vicenda di Eluana Englaro, si estrinseca nella volontà di esprimere una dichiarazione anticipata sui trattamenti a cui si vuole essere sottoposti in caso di fine vita.
Tale manifestazione va resa in condizioni di lucidità mentale e concerne le terapie da accettare o meno nell’eventualità in cui ci si dovesse trovare nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure proposte per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti, malattie che costringano a trattamenti permanenti con macchine o sistemi artificiali che impediscano una normale vita di relazione.
«Attendiamo una risposta – ha concluso Morsolin – per vedere come procedere». (ti. ca.)

Messaggero Veneto, 22 gennaio 2010
 
Monfalcone. Il Comune contribuirà alle rette delle case di riposo e varerà un piano per la distribuzione dei prodotti alimentari  
Sconti e agevolazioni per i meno abbienti
 
 
MONFALCONE. Il coordinamento delle politiche per la cittadinanza sociale da parte dell’amministrazione comunale di Monfalcone, sostenendo i cittadini in condizioni di difficoltà con l’applicazione del nuovo regolamento per l’erogazione d’interventi economici finalizzati all’autonomia dei singoli e la messa in rete della case di riposo pubbliche a livello d’ambito anche alla luce della riclassificazione regionale, per meglio garantire l’autosufficienza, in modo che i costi di gestione sociali e sanitari vengano ripartiti equamente, prevedendo il loro contenimento e, in fase di bilancio preventivo, anche l’assorbimento di eventuali aumenti delle rette: sono questi i primi due punti previsti dall’accordo firmato ieri dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, in rappresentanza dell’amministrazione comunale di Monfalcone e dai rappresentanti dei sindacati pensionati di Cgil, Cisl e Uil, accordo per prevede, però, anche il sostegno al monitoraggio dei prezzi dei prodotti alimentari e la possibilità di utilizzare i prodotti alimentari in prossima scadenza nei grandi magazzini, al fine di destinarli a persone in condizioni di disagio economico. «C’è già stato un incontro con la Coop e ora si attendono le risposte di altri esercizi commerciali. L’Auser si è detta disponibile a ritirare i prodotti e distribuirli a chi già prepara i pasti per le persone disagiate. Pensiamo alla Caritas o anche al Centro a bassa soglia», ha spiegato l’assessore Morsolin, che ricorda come l’accordo confermi ragionamenti e azioni degli anni scorsi, ampliandosi però in base alle modificazioni sociali e normative sempre con la volontà di sostenere le fasce di popolazione più fragili.
«È un’occasione importante anche per verificare le politiche sociali che stiamo attuando, per renderle più adatte alla popolazione», ha detto ancora, mentre Vittorio Franco della Cgil-Spi ha evidenziato che si stanno contattando tutti i Comuni della provincia per cercare di arrivare ad accordi simili.
«La nostra rappresentanza non vale soltanto per i pensionati, ma si è allargata ad altre fasce sociali: cassintegrati e persone in mobilità. Ci troviamo nella condizione in cui i pensionati sono divenuti i veri ammortizzatori di figli e nipoti che tornano a casa», ha affermato, ricordando che è stato chiesto anche di ampliare i progetti di lavoratori socialmente utili, anche alla Provincia. Il 5 febbraio i sindacati pensionanti avranno un incontro con la Provincia per capire come questa possa partecipare al fondo per l’autonomia possibile, consentendo di tenere in casa le persone non autosufficienti. L’accordo prevede anche che siano effettuati corsi di formazione per i cassintegrati. «Da evidenziare che è stato concordato con l’amministrazione comunale di mantenere lo stesso livello di risorse per i servizi sociali. Dato importante, visti i tagli di risorse. Inoltre – ha spiegato –, per fasce deboli e cassintegrati si è ottenuto di valutare l’Isee, necessario per certe richieste, sulla situazione reddituale attuale e reale».
Fra i punti dell’accordo anche l’esenzione dell’addizionale Irpef per redditi inferiori a 15 mila euro, la riduzione e l’esenzione dalla Tarsu secondo fasce d’età e di reddito, un fondo per interventi economici prioritari per acquisto di beni alimentari o pagamento di affitto e riscaldamento, il proseguimento dell’attività dello sportello Punto d’incontro gestito da associazioni e volontari, il sostegno del progetto dell’infermiere di comunità nel rione di Panzano.

Il Piccolo, 22 gennaio 2010
 
FIRMATO UN PROTOCOLLO TRA COMUNE E SINDACATI DEI PENSIONATI  
Prodotti vicini alla scadenza gratis ai poveri  
Confermati gli sconti e le agevolazioni su tariffe e tasse per gli ultrasessantacinquenni
 
 
Sconti e agevolazioni su tariffe e tasse per gli ultrasessantacinquenni, ma non solo. Il Protocollo d’intesa tra Comune e sindacati dei pensionati di Cgil, Cisl e Uil quest’anno, a fronte della crisi economica che ancora colpisce il territorio, si fa carico anche di altre fasce fragili e non esclusivamente di quella anziana. L’amministrazione si impegna quindi anche a verificare la possibilità di utilizzare i prodotti alimentari vicini alla scadenza nei supermercati per destinarli gratis a persone in difficoltà. «La verifica è già iniziata – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -. L’Auser, che già effettua un servizio di trasporto degli anziani, si è reso disponibile a recuperare i prodotti della cui distribuzione si potrebbero poi occupare il Centro a bassa soglia o la Caritas». Per il 2010 l’amministrazione conferma inoltre l’esenzione del pagamento dell’addizionale Irpef per i cittadini con reddito inferiore ai 15mila euro e l’esenzione della Tarsu per i nuclei familiari con reddito pari o inferiore alla pensione sociale (7.730 euro nel 2009). Gli ultrasessantacinquenni hanno invece diritto a uno sconto del 50% se abitano in case non di lusso e se rispettano i tetti di reddito indicati dal Comune (nel 2009 erano dati da 12.398 euro per una persona, 18.596 per due). Quest’anno il Comune non andrà inoltre ad aumentare le rette della sua casa di riposo e procederà all’acquisto abbonamenti autobus Apt da assegnare gratis o a tariffa agevolata alle persone in difficoltà. Continuerà inoltre l’esperienza dello sportello anziani gestito da un gruppo di volontari delle associazioni locali in via Volta, nato per fornire una risposta all’emergenza caldo, ma poi rimasto attivo anche nel periodo invernale. Viene confermato infine il sostegno al progetto dell’Infermiere di comunità nel rione di Panzano. «Il protocollo con i pensionati è stato quindi non solo mantenuto, ma anche ampliato – afferma l’assessore Morsolin -, nonostante il consistente taglio ai trasferimenti della Regione e il mancato rimborso da parte dello Stato dell’intero gettito che era garantito dall’Ici sulla prima casa». Il confronto con i sindacati ha consentito di fare il punto sulle esigenze della popolazione anziana e dell’intera comunità.
Laura Blasich

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