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Il Piccolo, 07 settembre 2009 
 
CHIUSA LA CIGO ANCHE ALLA DETROIT  
Roen Est, dopo sei mesi di cassa integrazione 180 di nuovo a orario pieno 
 
Dopo sei mesi, i 180 lavoratori della Roen Est, azienda di Ronchi che produce scambiatori di calore, sono ritornati a orario pieno. La cassa integrazione ordinaria alla quale si era iniziati a ricorrere alla fine di febbraio per un calo del carico di lavoro è stata chiusa con il rientro dalle ferie. Alle spalle c’è l’acquisizione operata nel corso dell’estate dalla Sofipa Sgr (Unicredit), per conto dei fondi Sofipa Equity e Sopfipa Equity 2, del 37% di Roen Est. La Cigo in questi mesi non è stata comunque utilizzata per chiudere del tutto lo stabilimento, ma per andare a un dimezzamento dell’orario di lavoro per i dipendenti a tempo pieno e tempo parziale.
A febbraio l’azienda aveva dichiarato una diminuzione del 35% del proprio carico di lavoro a causa dell’andamento del mercato, evidenziando anche difficoltà legate al costo del rame e dell’alluminio. La Cigo si è chiusa anche alla Detroit di Ronchi dei Legionari, mentre all’Eurogroup, insediata nella zona industriale del Lisert, l’arrivo di una commessa per Fincantieri sta consentendo di limitare il ricorso alla cassa integrazione ordinaria a 14 della novantina dei lavoratori dello stabilimento. Eurogroup prima delle ferie aveva invece siglato un accordo con le segreterie provinciali dei metalmeccanici per un ricorso alla Cigo per il massimo concesso, cioè 13 settimane per tutti i suoi 93 dipendenti. La settantina di lavoratori della Reggiane Cranes&Plants, pure collocata al Lisert, continuano invece al momento a essere in Cigo tre giorni alla settimana.

Il Piccolo, 06 maggio 2009 
 
DA LUNEDÌ  
Quaranta in cassa per 7 settimane alla Detroit
 
 
Anche la Detroit-De Rigo Refrigeration di Ronchi ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria per tamponare una riduzione del carico di lavoro. Lo farà da lunedì per 7 settimane, aprendo la Cigo a zero ore per 40 del centinaio di lavoratori dello stabilimento. «La riduzione degli ordini c’è, ma pare contenuta – hanno affermato ieri i segretari provinciali della Fiom Thomas Casotto e della Fin Gianpiero Turus dopo la firma dell’accordo sulla Cigo – e la situazione della Detroit desta meno preoccupazione di altre, anche perché la società sta continuando a investire, come dimostra il rinnovamento di una linea di produzione al momento in corso». Solleva timori, invece, come denunciano le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, lo spettro della delocalizzazione e dei tagli emerso dagli incontri con alcune aziende del territorio. I sindacati si riferiscono soprattutto ai confronti avuti in Carraro a Gorizia e in Eaton a Monfalcone. «Aziende i cui dirigenti – affermano Fim, Fiom, Uilm – ipotizzano in futuro di voler delocalizzare alcune lavorazioni verso Paesi a più basso costo del lavoro. Sappiamo però che di qui a breve il problema potrebbe riguardare anche altre realtà. Tutto ciò, è evidente, si innesta in una crisi già pesantissima e rischia di far cedere dalle fondamenta l’intero sistema industriale e sociale del territorio». La crisi rischia quindi di aggravarsi e allungarsi, secondo i sindacati, se «non si interverrà con le misure appropriate, a iniziare dalla salvaguardia dei livelli occupazionali». Anche perché in questo momento essere licenziati significa uscire dal mondo del lavoro con scarse possibilità di rientrarvi. Fim, Fiom, Uilm, ribadendo il proprio no ai tagli, chiedono che la crisi sia gestita nella maniera più «equa e solidale» possibile, che siano utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali e che anche le aziende considerino il loro ruolo e responsabilità nella società. «Rivendichiamo un diritto al lavoro che oggi sembra essere messo pesantemente in discussione – concludono le organizzazioni – e un futuro per il nostro Paese che non può prescindere da un serio e profondo confronto sul suo sistema industriale, sociale e di welfare». I lavoratori della Eaton Automotive intanto sono pronti a presidiare la fabbrica nel caso in cui ci fosse il sentore che la società voglia far uscire dei macchinari. Quanto hanno già dovuto fare in un recente passato le lavoratrici dell’ex Finemk a Ronchi, prima che si procedesse alla vendita dello stabilimento.

Il Piccolo, 07 maggio 2009 
 
INDUSTRIA  
Si allunga la ”cassa” a Roen-Est e Reggiane  
Il sindacato preoccupato per lo scarico di lavoro di alcune ditte in Fincantieri
 
 
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, indicatore di quanto sia pesante la crisi economica, non rallenta nel Monfalconese. Se alla Detroit, finora immune da scarichi di lavoro, la Cigo prenderà il via lunedì, coinvolgendo 40 lavoratori a rotazione per 7 settimane, alla Roen-Est, sempre a Ronchi, i 160 dipendenti rimarranno in ”cassa” fino al limite massimo finora consentito, cioé il 18 maggio. L’azienda incontrerà i sindacati dei metalmeccanici il 14 maggio per fare il punto della situazione e verificare le prospettive per i prossimi mesi, che pare, stando alle indicazioni già in possesso dei rappresentanti dei lavoratori, possano essere migliori rispetto questo inizio d’anno, contrassegnate anche per la Roen-Est, che produce scambiatori di calore, da una diminuzione degli ordini.
In attesa del passaggio di consegne tra Fantuzzi e la statunitense Terex, che ha acquisito la società un mese e mezzo fa, sindacati e azienda hanno intanto siglato in questi giorni a Reggio Emilia un accordo sul prolungamento della cassa integrazione ordinaria, che sta interessando anche gli 80 dipendenti dello stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone. Lo scarico di lavoro è maggiore negli stabilimenti emiliani, ma anche a Monfalcone, dove si producono grandi gru portuali, si sono sentite le ripercussioni della crisi di liquidità che ha investito la società. La Cigo finora, comunque, ha imposto la riduzione dell’apertura della fabbrica durante la settimana lavorativa, ma non la chiusura totale.
Nella giornata di ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno invece inviato all’Inps una richiesta di verifica della rotazione della cassa integrazione ordinaria a zero ore che sta coinvolgendo una trentina del 330 dipendenti della Sbe. I sindacati si sono mossi in base a segnalazioni di ”anomalie” sulla rotazione della Cigo. La Sbe sta ricorrendo alla cassa integrazione ormai dall’inizio dell’anno per tamponare la riduzione del carico di lavoro. Apertasi all’inizio di gennaio, la Cigo è stata prorogata per altre 13 settimane un mese fa a fronte di un calo di lavoro dichiarato dalla proprietà del 30-40%.
I sindacati dei metalmeccanici hanno infine sottoscritto un accordo con l’Mw di Ronchi, che produce componenti per il settore dell’elettronica, per la gestione delle ferie collettive. «Al momento è un’azienda che ”tiene” – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, assieme a poche altre». A preoccupare i sindacati di categoria non è solo il futuro della Eaton Automotive, i cui 340 lavoratori sono tutti in cassa integrazione straordinaria per un anno, ma anche il carico di lavoro dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, attorno al quale ruota una miridiade di piccole o piccolissime imprese. Ormai si riduce del resto sempre più il margine utile entro il quale acquisire una nuova commessa senza dover interrompere la continuità della produzione. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 07 maggio 2009 
 
Ronchi. Carico di lavoro ridotto: da lunedì l’ammortizzatore sociale per 40 dipendenti su 100  
Cassa integrazione alla Detroit  
Ma i sindacati sono preoccupati di più per Carraro e Eaton
 
NO AI TAGLI

Fiom, Fim e Uilm contestano l’intenzione di alcune aziende di delocalizzare la produzione in Paesi in cui il lavoro costa poco

RONCHI. Scatterà lunedì anche alla Detroit-De Rigo Refrigeration di Ronchi dei Legionari la cassa integrazione ordinaria per tamponare una riduzione del carico di lavoro.
La Cigo a zero ore per 40 del centinaio di lavoratori dello stabilimento ronchese è prevista per sette settimane. La firma sull’accordo per la Cigo è stata apposta dai segretari provinciali della Fiom, Thomas Casotto, e della Fim, Giampiero Turus, che hanno voluto però chiarire come la riduzione del lavoro sia contenuta e che la situazione della Detroit desta meno preoccupazione di altre, anche perché la società sta continuando a investire, come dimostra il rinnovamento di una linea di produzione al momento in corso.
Timori ben maggiori invece vengono rivelati dalle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm rispetto alle possibili delocalizzazioni e ai tagli, emersi dagli incontri con alcune aziende del territorio.
I sindacati si riferiscono soprattutto ai confronti avuti in Carraro a Gorizia e in Eaton a Monfalcone. «Aziende i cui dirigenti – affermano Fim, Fiom, Uilm – ipotizzano in futuro di voler delocalizzare alcune lavorazioni verso paesi a più basso costo del lavoro. Sappiamo però che di qui a breve il problema potrebbe riguardare anche altre realtà. Tutto ciò, è evidente, si innesta in una crisi già pesantissima e rischia di far cedere dalle fondamenta l’intero sistema industriale e sociale del territorio».
La crisi rischia quindi di aggravarsi e allungarsi, secondo i sindacati, «se non si interverrà con le misure appropriate, a cominciare dalla salvaguardia dei livelli occupazionali».
Fim, Fiom, Uilm, ribadendo il proprio «no ai tagli» anche perché un’uscita dal mercato del lavoro in questo momento significa un difficilissimo rientro, chiedono che la crisi sia gestita nella maniera «più equa e solidale possibile», che siano utilizzati tutti gli ammortizzatori sociali e che anche le aziende considerino il loro ruolo e la responsabilità nella società.
«Rivendichiamo un diritto al lavoro che oggi sembra essere messo pesantemente in discussione – concludono le organizzazioni dei metalmeccanici in una nota che è stata diffusa ieri – e un futuro per il nostro paese che non può prescindere da un serio e profondo confronto sul suo sistema industriale, sociale e di welfare».

Il Piccolo, 07 gennaio 2009 
 
Riaprono le fabbriche, 700 lavoratori a casa  
Eaton, Detroit, ditte dell’appalto ripartiranno solo il 12 gennaio «a singhiozzo» 
RIPRESA DIFFICILE 
INDUSTRIA  
Nel nuovo anno subito un vertice in Regione sulla crisi locale e avvio di corsi di riqualificazione per gli ex Ineos
 
 
La conclusione delle festività non coinciderà oggi con il rientro di tutti i lavoratori nelle fabbriche del Monfalconese. Almeno 700 resteranno a casa. Le ferie per le maestranze di Detroit si concluderanno lunedì mattina a causa del rallentamento della produzione imposto dall’avanzare della crisi mondiale dell’economia. Lo stesso accadrà per i 340 lavoratori di Eaton Automotive, in cassa integrazione ordinaria dallo scorso 5 dicembre, ma il ritorno nello stabilimento di via Bagni nuova è destinato a durare solo una settimana, come annunciato dall’azienda e concordato con i sindacati all’inizio dello scorso mese.
La «cassa» riprenderà quindi alla fine della prossima settimana, con il 17 gennaio, per essere sospesa per un’altra settimana a febbraio e poi riprendere nuovamente. I lavoratori e i loro rappresentanti sindacali attendono quindi con ansia l’incontro programmato sempre per la prossima settimana con la società per effettuare una verifica della situazione. Resta da capire, vista la situazione del mercato dell’automobile, cosa accadrà dopo febbraio. Intanto le difficoltà di Eaton si stanno ripercuotendo sull’indotto dell’azienda, pure ridottosi negli anni.
«C’è la Rcm, anche se il numero di persone la cui attività è legata a Eaton è ridotto – spiega il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Livio Menon -, ma anche la Camst che effettua il servizio di refezione impiegando 8-9 persone o l’impresa di pulizie che utilizza un numero uguale di addetti per fornire il servizio a Eaton». Le segreterie provinciali dei metalmeccanici nei prossimi giorni avvieranno però una verifica anche della situazione di altre imprese medio-piccole che hanno chiesto l’apertura della cassa integrazione ordinaria per tamponare lo scarico di lavoro.
L’assessore provinciale al Lavoro Marino Visintin, impegnato su più fronti di crisi, dal settore del legno a quello metalmeccanico, sottolinea l’esigenza di verificare le situazioni presenti nel Monfalconese, non riconducibili solo alle difficoltà di Eaton Automotive. «Vanno verificate anche le prospettive di Fincantieri – afferma Vinsintin -, oltre che chiarito il futuro di Eaton, perché una cosa è una crisi congiunturale, risolvibile nell’arco di alcuni mesi, un’altra l’eventuale volontà della società di effettuare una riorganizzazione del proprio assetto. Se si trattasse del secondo caso, il confronto va allargato alla Regione».
Visintin ha comunque già avviato un dialogo con l’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani. «C’è già l’impegno a effettuare attorno metà mese a Gorizia una disamina complessiva della situazione dell’Isontino», aggiunge l’assessore provinciale al Lavoro. A breve però, con tutta probabilità a febbraio, prenderanno il via i corsi di riqualificazione professionale finalizzata al reinserimento dei lavoratori espulsi dal mondo del lavoro, come quelli dell’ex Ineos Films di via Timavo, in mobilità dalla metà dello scorso agosto dopo un anno di cassa integrazione straordinaria. Si tratterà di percorso formativo di 300 per saldatori e carpentieri, figure professionali di cui c’è ancora richiesta nel territorio e che, stando alle previsioni della Provincia, dovrebbe fornire serie garanzie di lavoro alla sua conclusione.
«I corsi, che potranno accogliere 150 persone – spiega l’assessore provinciale al Lavoro, Marino Visintin -, sono stati costruiti coinvolgendo una decina di imprese dell’Isontino. L’intenzione è che la maggior parte del corso sia realizzato in fabbrica, dove ci sono le tecnologie più avanzate, ma dove anche può avvenire un primo incontro diretto tra chi offre e chi potenzialmente può domandare lavoro». Si tratta del primo corso del genere proposto e costruito direttamente da una Provincia, che non ha competenza diretta sul fronte della formazione. I corsi dovrebbero fornire una risposta adeguata alle esigenze di ricollocamento degli ex lavoratori Ineos in attesa che la riconversione del sito industriale di via Timavo fornisca ulteriori opportunità di impiego. Stando all’assessore provinciale al Lavoro, che sta mantenendo stretti contatti con la società friulana, Mangiarotti sta continuando a operare per trasformare l’ex fabbrica di materia plastiche in uno snodo strategico della propria produzione, ampliatasi negli ultimi anni alla produzione di componenti di centrali nucleari. Proprio a Monfalcone, forte dell’accesso diretto dello stabilimento alla banchina del porto, dovrebbe essere realizzato l’assemblaggio delle enormi parti d’impianto che potranno essere poi imbarcate senza difficoltà sul fronte dei trasporti.
Laura Blasich

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