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Il Piccolo, 08 gennaio 2010 
 
IL CASO. UNA VENTINA DI PERSONE NON SARANNO PIÙ DISCRIMINATE  
Il Comune dà una casa ai senzatetto, ma è virtuale  
Sui documenti i cittadini senza fissa dimora risulteranno residenti in una via inesistente, intitolata a Natale Morea
 
 
Monfalcone cancella i senzatetto. Almeno sulla carta. Dai documenti di identità, infatti, scomparirà la dizione ”senza fissa dimora” che sarà sostituita da via Natale Morea, un barbone romano che nel 2003 non esitò a mettere repentaglio la propria vita, rimanendo ferito, per sottrarre due ragazze a un’aggressione. L’uomo ricevette dall’allora presidente Ciampi la medaglia d’oro al valor civile. È a lui che oggi il Comune intende intitolare una strada. Una strada, però, inesistente, che sarebbe vano cercare in città. La strada in cui ”abitano” i senza fissa dimora c’è solo sulla carta, anche se è indispensabile per consentire l’iscrizione all’anagrafe di chi occupa temporaneamente pensioni, roulotte o rifugi provvisori. Una situazione che a Monfalcone interessa una ventina di persone, che un alloggio stabile al momento non ce l’hanno perché la famiglia d’origine si è disgregata e hanno perso il lavoro. Presentare una carta d’identità su cui però come recapito c’è scritto “Via dei Senza fissa dimora” non è certo un biglietto da visita ottimale. Come l’amministrazione comunale ha convenuto, decidendo quindi di intitolare la via che non esiste a Morea, morto nel 2006 a Massafra. Il periodo di 10 anni dalla scomparsa richiesto per procedere all’intitolazione di una via a una persona questa volta non ha però rappresentato un ostacolo: la via non esiste, non ha numeri civici, e quindi la prefettura ha fornito in tempi molto rapidi il proprio parere favorevole. «Abbiamo accolto molto volentieri la proposta di andare a questa intitolazione che è stata avanzata dalla responsabile del servizio anagrafe – spiega l’assessore alle Politiche sociali e servizi demografici Cristiana Morsolin -. Il nome di via dei Senza fissa dimora poteva andare bene fino a qualche anno fa, quando chi si trovava in questa condizione erano di fatto solo i nomadi, che non avevano interesse a radicarsi sul territorio». La situazione è cambiata in questi ultimi anni, quando a trovarsi senza casa sono state e sono persone che già risiedevano a Monfalcone e si sono trovate, per vari motivi, senza più un’abitazione stabile. «Poteva quindi essere lesivo per la loro dignità e discriminatorio trovarsi con quell’indirizzo, perché sarebbero stati subito etichettati», sottolinea l’assessore. Tra l’altro, nella nuova via, ancorchè virtuale, non ”abita” chi ha occupato abusivamente un alloggio. «In quel caso, in base alla normativa, la polizia municipale accerta che la persona sta nel luogo indicato nella richiesta di iscrizione all’anagrafe – spiega l’assessore Morsolin -. E’ quanto è accaduto anche con gli occupanti di casa Mazzoli in via Don Bosco. Che poi l’occupazione sia illegale e faccia scattare provvedimenti di sgombero ed eventuali denuncie è un’altra questione». La decisione di eliminare dalla carta d’identità la dicitura ”senza fissa dimora” è un’iniziativa che anche altre città hanno preso, ricorda il dirigente della mobile della questura di Gorizia, Massimiliano Ortolan. Nel caso il senzatetto dovesse commettere una contravvenzione, la comunciazione della sanzione verrà recapitata nel suo luogo di residenza, e siccome, essendo fissa dimora, la missiva sarà esposta all’albo comunale. Sia che sulla carta d’identità appaia la scritta ”senza fissa dimora” o il nome della via fittizia. In caso di comuncazioni giudiziarie, ricorda ancora Ortolan, queste saranno indirizzate all’avvocato presso è stato eletto domiclio.
Laura Blasich 
 
Messaggero Veneto, 08 gennaio 2010 
 
L’amministrazione comunale, dopo il via libera della Prefettura, ha deciso di intitolarla a Natale Morea, il senzatetto morto nel 2006  
Avrà un nome la via “Dei senza fissa dimora”
 
 
MONFALCONE. In una canzone di Sergio Endrigo si parlava di una casa senza soffitto e senza cantina, in via dei Matti numero zero. Anche a Monfalcone una via-non via esiste: è quella in cui abitano i senza fissa dimora. Ovvero una via che non esiste, se non sulla carta, ma che è indispensabile per consentire l’iscrizione all’anagrafe di chi non ha una casa stabile, ma abita temporaneamente in pensioni, roulotte o rifugi provvisori.
Sembra una situazione paradossale, ma è invece una realtà che interessa una ventina di persone, che non hanno una casa stabile, magari perché la famiglia di origine si è disgregata, o hanno perso il lavoro, o magari hanno dovuto fare delle scelte difficili.
Magari queste persone stanno tentando di ricostruire la loro vita, di trovare un lavoro e devono necessariamente presentare dei documenti con un domicilio. Ma presentare una carta d’identità in cui al recapito compare la dicitura “via dei Senza fissa dimora” non è certo ottimale per fare una buona impressione. Tanto che l’amministrazione comunale di Monfalcone, cercando una soluzione dignitosa e nella norma, ha deciso di intitolare la via che non esiste a Natale Morea, il senzatetto che nel 2003 a Roma fu gravemente ferito da due uomini per aver difeso alcune ragazze che erano state aggredite. Per il suo gesto Morea ricevette la medaglia d’oro al valor civile dall’allora presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
Natale Morea è poi morto nel 2006 a Massafra. Dalla sua morte sono passati dunque solo quattro anni e quindi a rigor di legge non si potrebbe intitolare una via a una persona che non sia deceduta da almeno dieci anni, ma in questo caso non ci sono stati problemi: la via infatti non esiste, non ha numeri civici, e quindi la Prefettura ha fornito in tempi molto rapidi il proprio parere favorevole. «Abbiamo accolto molto volentieri la proposta di andare a questa intitolazione che è stata avanzata dalla responsabile del servizio anagrafe – spiega l’assessore alle Politiche sociali e ai servizi demografici Cristiana Morsolin –. Il nome di via dei Senza fissa dimora poteva andare bene fino a qualche anno fa, quando chi si trovava in questa condizione erano di fatto solo i nomadi, che non avevano interesse a radicarsi sul territorio».
La situazione, però, è cambiata in questi ultimi anni, quando a trovarsi senza casa sono state e sono persone che già risiedevano a Monfalcone e si sono trovate, per vari motivi, senza più un’abitazione stabile. «Poteva quindi essere lesivo per la loro dignità e discriminatorio trovarsi con quell’indirizzo, perché sarebbero stati subito etichettati», sottolinea l’assessore alle Politiche sociali.
Nella via però non abita chi occupa abusivamente un alloggio. In quel caso, in base alla normativa, la polizia municipale accerta che la persona stia nel luogo indicato nella richiesta di iscrizione all’anagrafe, ma poi, visto che l’occupazione è illegale, scattano il provvedimento di sgombero ed eventuali denunce. Solo gli stranieri, comunitari ed extracomunitari, come ricorda l’assessore, sono inoltre tenuti a dimostrare di poter contare su un reddito minimo e un’abitazione per poter ottenere l’iscrizione all’anagrafe.

Il Piccolo, 09 gennaio 2010
 
LA SCELTA DI INTITOLARE AL BARBONE-EROE LA RESIDENZA VIRTUALE DEI SENZATETTO  
Via Natale Morea, Monfalcone fa da apripista  
L’iniziativa del Comune rilanciata da Internet e dalle agenzie di stampa nazionali
 
 
Un giornalista di 27 anni, Gabriele del Grande, ha raccolto in un libro cosa significa essere ”senza fissa dimora”, dopo che per venti giorni ha vissuto a Roma come un barbone, ricorrendo all’elemosina e avvicinando chi abita in strada. Mentre il Comune di Monfalcone, per rispetto nei confronti di questa categoria sociale debole e per questo più esposta, ha eliminato dalle carte d’identità la dicitura ”senza fissa dimora” per dedicare ai senzatetto una ”via virtuale”, nel nome e a ricordo di Natale Morea, il vagabondo che nel 2003 a Roma difese due ragazze da un’aggressione rimanendo ferito. Un gesto che gli valse la medaglia d’oro al valore civile insignitagli dall’allora Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, mentre Walter Veltroni gli trovò un’abitazione e un sostegno. Morea morì tre anni dopo, nel maggio del 2006 a Massafra.
La scelta assunta dal Comune di Monfalcone ha colto nel segno per la sensibilità ma soprattutto per la scelta di Natale Morea. L’eliminazione della dicitura ”Senza fissa dimora” dalle carte d’identità è stata infatti presa anche da altre città, una prassi prevista dalla legge. Per Monfalcone si tratta di un atto simbolico di valore aver battezzato virtualmente la ”via Morea”, rimbalzato sulle maggiori agenzie stampa nazionali, citato anche su Internet. L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ha spiegato questa scelta: «Abbiamo accolto molto volentieri la proposta di questa intitolazione avanzata dalla responsabile del servizio anagrafe. La situazione è cambiata, se qualche anno fa infatti i senzatetto erano sostanzialmente nomadi, che quindi non avevano interesse a radicarsi nel territorio, oggi sono residenti di Monfalcone che, per motivi diversi, si sono trovati senza abitazione. Poteva quindi essere lesivo per la loro dignità e discriminatorio l’indirizzo ”Senza fissa dimora”, poichè sarebbero stati subito etichettabili».
In occasione dei suoi funerali, il presidente onorario Arcigay, Franco Grillini, aveva osservato: «Nonostante la sua condizione non fortunata, Morea seppe ribellarsi eroicamente alla violenza del maschilismo che aveva provato sulla propria pelle, nell’immagine di quel pregiudizio che lo aveva dileggiato e tormentato per tutta la vita. Ci inchiniamo grati a Morea, fragile eroe moderno della libertà».

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Il Piccolo, 15 dicembre 2009
 
EDILIZIA POPOLARE 
All’Ater 2 inquilini su 10 non pagano l’affitto 
Mancati incassi per 740mila euro. Per recuperarli proposte le rateizzazioni
L’AUMENTO DELLA MOROSITÀ DIVENTA TERMOMETRO DELLA CRISI

di FRANCESCO FAIN

Affitti non pagati per 740 mila 157 euro. Con un aumento del 2,5% in un solo mese. Circa novecento gli inquilini ”morosi”, pari al 20% del totale.
Che la crisi continui a mordere, lo dimostra anche questo dato messo a disposizione dall’Ater. Va subito chiarito che si tratta soltanto della morosità corrente cui va aggiunta quella pregressa che si è accumulata negli anni e che l’ente guidato da Roberto Grion sta quantificando.
Entriamo nel merito dei dati che abbracciano i primi dieci mesi dell’anno e che evidenziano chiaramente il trend in pericolosa risalita.
I DATI. Nell’ottobre scorso (è l’ultimo aggiornamento), l’ex Iacp aveva maturato un credito nei confronti degli inquilini morosi dell’Ater pari a 740.157,37 euro.
Pareva stesse concretizzandosi l’inversione di tendenza visto che a luglio si era registrato il picco con 934.305,55 euro e nei due mesi successivi la morosità era stata pari a 724 mila 962,60 (agosto) e 722.128,96 (settembre). Ma il fenomeno del mancato pagamento degli affitti è ricominciato a crescere in maniera preoccupante: segno tangibile che, pur trattandosi di affitti in certi casi molto bassi, si registra una grande difficoltà nell’onorarli.
La gestione Grion, da sempre molto attenta al recupero crediti, continua a sollecitare i pagamenti e va incontro a chi non ce la fa con le rateizzazioni. «La cosa funziona perché, per quanto concerne la morosità pregressa, stiamo recuperando parecchie risorse – fa sapere il presidente dell’Ater -. Vero è anche che questi dati fanno davvero pensare».
La crisi economica, dunque, si avverte anche nel settore degli alloggi popolari e le motivazioni che portano sempre più famiglie a non essere in grado di pagare l’affitto sono sempre le stesse, ovvero l’espulsione dal mondo del lavoro e il caro-vita che “massacra” il bilancio familiare.
La situazione economica generale è molto pesante: più della metà degli inquilini Ater sono inseriti nell’ambito della fascia ”A”, quella dei meno abbienti.
IL PRESIDENTE. Di fronte a quest’aumento evidente della morosità, qual è la strategia messa in atto dall’Ater? Come pensa di recuperare tutti questi crediti? Ad illustrarla è il presidente Roberto Grion. «Nel passato, quando l’insolvenza raggiungeva un certo limite, si dava l’incarico a un legale esterno che metteva in atto tutte le strategie per il recupero delle quote. Cosa capitava? Che, molte volte, gli incassi servivano a malapena a coprire l’onorario dello studio legale: in sostanza, tutta l’operazione di recupero-crediti finiva in nulla, o poco più. Oggi, abbiamo adottato una strategia diversa, molto più redditizia e al tempo stesso attenta ai problemi dei nostri interlocutori: grazie al nostro avvocato, all’inquilino moroso vengono inviate lettere di sollecito. Poi, viene chiamato nei nostri uffici e assieme si concorda un piano di rateizzazione a seconda di quelle che sono le possibilità economiche dell’interessato».
L’Ater è molto indulgente perché è consapevole che l’alternativa è condannare queste persone alla vita… sotto i ponti. «Se proprio non si riesce a recuperare nulla, allora si dà il via alla pratica dello sfratto. Ma è davvero l’ultima ratio», aggiunge Grion.
LE DOMANDE. Come emerso in un nostro servizio dei giorni scorsi, nell’edilizia pubblica (che si regge oggi ancora con risorse finanziarie della ex Gescal, di contributi statali e regionali e dei proventi degli affitti da parte degli assegnatari dell’Ater) cresce costantemente il fabbisogno di alloggi come documentato dalle 1.700 domande giacenti all’ex Iacp
Un altro osservatorio privilegiato è quello di Silvia Paoletti, vicepresidente del Circolo Margotti Acli e presidente del Comitato di difesa della persona e della famiglia. Già nel recente passato aveva affrontato la «piaga» degli sfratti. Continuano a presentarsi, praticamente a cadenza settimanale, davanti al negozio che gestisce con il marito, donne che non sanno cosa fare e dove rivolgersi per trovare un tetto. «La piaga continua ad essere tale. Ci sono persone che non sanno più dove sbattere la testa. Sarebbe necessario che le istituzioni fossero più prodighe di finanziamenti alle Ater».

Messaggero Veneto, 16 dicembre 2009
 
Quattromila gli affittuari dell’Ater Ma in 1.500 cercano un alloggio
IL PROBLEMA
Presentato il bilancio sociale: il 23,8% degli inquilini oggi vive con meno di 14 mila euro l’anno

Sono più di 4,000 mila gli affittuari dell’Ater in Provincia di Gorizia, ma altri 1,507 non hanno ancora un tetto sotto il quale vivere. Il 23,8% degli inquilini Ater(pari a 1795 nuclei familiari) vive con meno di 14 mila euro l’anno, il 56,6% percepisce un reddito annuale inferiore agli 8 mila euro. Di questi sopravvivono con meno di 6 mila euro l’anno 824 famiglie, ovvero il 19,7% degli occupanti gli alloggi popolari. 
Gli over 65 rappresentano il 31% degli inquilini degli alloggi dell’Azienda e più di un terzo nei nuclei familiari composti da una sola persona è formato da anziani di età superiore ai 75 anni ed in gran parte di genere femminile. Sono dati che emergono dal Bilancio sociale dell’Ater, riferito ai dati del 2008. è la prima volta che viene redatto questo documento, che rispetto al bilancio economico offre una fotografia del tessuto sociale e delle ricadute positive per la comunità isontina dall’Azienda. La remunerazione sociale per il territorio isontino si attesta al 59%. Ciò è dovuto alla differenza fra i canoni di affitto proposti dal mercato e da quelli invece offerti dall’Ater, pari a 7 milioni e 521 mila euro su un totale del valore aggiunto di 13 milioni e 160 mila euro circa. Il bilancio sociale è stato illustrato ieri mattina nel dettaglio dal presidente dell’azienda Roberto Grion, dal direttore Sergio De Martino, dal consulente Angelo Santangelo e dal consigliere Giorgio Noverotto, che ha coordinato i lavori. Per quanto riguarda gli impatti sul sistema economico, il 56,7% dei fornitori, (ovvero 200 imprese edili e di manutenzione, studi tecnici e professionisti abilitati) provengono dalla Provincia di Gorizia, il 32,3% (pari a 69 ditte) da altre province del Friuli Venezia Giulia e soltanto l’11% da extra-regione (63 in tutto).
Insomma, l’Ater produce ricchezza, assegnando gli appalti, anche per il tessuto imprenditoriale locale. In tempi di crisi si è assistito, come ha spiegato l’ingegner Alessandra Gargiulo, ad un boom di richieste di partecipazione alle gare, con una media di 150 imprese per ogni bando. Ogni anno vengono assegnati in media 200 appartamenti e l’Ater rientra in possesso di altrettanti alloggi a causa del decesso dell’inquilino.
Nella graduatoria di Gorizia 500 persone attendono ancora un tetto sotto il quale abitare e altre 280 sono in attesa a Monfalcone. In base ai dati del 2008 le domande valide collocate in graduatoria l’anno scorso per l’intera provincia sono state 1.711, 1.346 di cittadini italiani, 20 di Paesi dell’Unione europea, 191 dall’Europa ma extra-Ue e 154 extracomunitari. Nella maggior parte dei casi (699) si tratta di singles, seguono le famiglie di 3-4 componenti (449) e le coppie (417).
Sono 219 i nuclei familiari che si prendono cura di un disabile. La crisi ha incrementato il numero dei morosi (ovvero chi non riesce a pagare l’affitto per almeno tre mesi o più). Dal 2007 al 2008 si è passati da 538 mila 466 euro a 712 mila e 790 euro di morosità corrente, alla quale va aggiunta la quota pregressa (da 714 mila 542 a 614 mila 467 euro). Sono stati però recuperati 638 mila e 542 euro l’anno scorso grazie all’ufficio legale dell’Ater. Un tempo si ricorreva ad avvocati privati ma la parcella risultata più salata per gli affittuari rispetto alla somma dovuta per l’affitto. Quest’anno il periodo di massima allerta è stato il mese di luglio, in corrispondenza del quale la morosità ha avuto un’impennata, sia del corrente sia del pregresso per un totale di oltre 1 milione e 744 mila euro di crediti.
La cifra è progressivamente calata. Ad ottobre si attestava su un totale fra pregresso e corrente di circa 1 milione e 473 mila euro. I morosi sono circa un centinaio.

Il Piccolo, 21 dicembre 2009
 
SPORTELLO ”PRONTO CASA” APERTO DAL COMUNE. LA RESTITUZIONE A RATE 
Prestiti a tasso zero per gli affitti 
Di duemila euro l’importo a disposizione delle famiglie in difficoltà per pagare la caparra

di LAURA BORSANI

Nuove povertà in città. E aumenta la richiesta di prestiti per avere un alloggio in affitto. L’emergenza continua, la tendenza è al rialzo. Compreso l’accesso all’Agenzia Pronto Casa, che offre assieme alla consulenza e la ricerca di appartamenti adeguati alle difficoltà economiche delle famiglie, anche prestiti a titolo di anticipo della caparra per l’affitto. Rate minime da 50 euro al mese, senza interessi, ammortizzando il prestito anticipato in tre mensilità. Se dunque si parla di stipendi da 1000-1200 euro e di affitti che si aggirano dai 500 ai 600 euro, il prestito erogato alle famiglie è di circa 2mila euro.
I dati forniti dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, indicano chiaramente il tenore dello stato di crisi che agli utenti già consolidati vede approdare anche nuovi cittadini che vedono contrasi drasticamente i bilanci familiari.
Gli utenti dello ”Sportello” quest’anno, aggiornati al 10 dicembre, sono stati 103. Oltre un centinaio di nuove famiglie in difficoltà nel territorio mandamentale, in cerca di aiuto per garantirsi un alloggio. Di questi, 74 sono nuclei familiari monfalconesi, 9 di Ronchi dei Legionari, 7 di Staranzano, 8 residenti in altri Comuni dell’Ambito socio-assistenziale, e 5 di altri comuni della regione.
Un andamento, pertanto, che mantiene alto il livello di allarme sociale. Lo ”Sportello” è sostenuto da specifici contributi regionali. Grazie inoltre ad un finanziamento concesso alle Acli regionali, vengono forniti i prestiti finalizzati a coprire parte delle spese per accedere alle locazioni.
Quest’anno sono stati erogati 50 prestiti complessivi, di cui 35 a Monfalcone. Si tratta di anticipi che permettono di ottenere un alloggio a fronte di agevolazioni economiche. Complessivamente, pertanto, l’intervento finanziario del contributo messo a disposizione dei cittadini si attesta sui 100mila euro.
Per accedere ai benefici di questo strumento è necessario avere un reddito pari ad almeno il doppio del canone di locazione. Il prestito è concesso solo prima della firma del contratto per il canone di locazione, con la contestuale pianificazione concordata delle rate.
Dunque, siamo a livelli di emergenza costanti, laddove la casa rappresenta un chiaro ”termometro” sui disagi economici che stanno colpendo i monfalconesi. A confermarlo è lo stesso assessore Morsolin: «C’è un effettivo aumento delle necessità e dei disagi tra le famiglie. Lo possiamo peraltro riscontrare dalla continua segnalazione da parte dei cittadini delle difficoltà a sostenere il pagamento di mutui e di affitti. Un problema esteso anche in ordine agli alloggi popolari dell’Ater, alla quale il nostro Comune versa ogni anno un fondo sociale di 44mila euro, proprio per venire incontro ai casi di maggiore difficoltà a pagare gli affitti. Ci si può pertanto rivolgere all’Azienda territoriale per accedere al Fondo sociale comunale, rispettando specifici limiti di reddito».
L’assessore osserva: «A Monfalcone partiamo da una situazione già pesante, alla quale abbiamo cercato di dare risposta in questi anni, assieme all’Ater, mettendo a disposizione nuovi alloggi e ristrutturandone altri. Abbiamo risolto situazioni critiche e continuamo a fornire sostegni attraverso strumenti diversi, come appunto lo Sportello Casa che sta funzionando bene».
La Morsolin si sofferma quindi sul taglio al Fondo sociale dell’Ater deciso dalla Regione: «Ritengo che tagliare sulla casa pubblica sia una scelta scellerata, in un momento per giunta di crisi. Significa non poter dare risposte adeguate alle famiglie in difficoltà. Significa andare non solo contro le fasce più deboli ma anche a quanti stanno vivendo questo difficile momento. È una fase che invece richiede un potenziamento finanziario proprio su questi settori».

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
IL BILANCIO SOCIALE DELL’EX IACP 
Inquilini Ater, il 50% è sotto la soglia di povertà  
Sono 824 le famiglie che vivono con meno di seimila euro all’anno
 
 
di FRANCESCO FAIN

Ad inizio 2008 erano circa 600 gli inquilini Ater con un reddito inferiore a seimila euro annui, in vari casi sostenuti dai servizi sociali dei Comuni di residenza. In soli dodici mesi, il loro numero è schizzato a 824 con un aumento percentuale del 37,3%.
Lo specchio della crisi che morde e che non dà scampo viene fornito anche da questi numeri contenuti nel bilancio sociale dell’Ater, un agile volumetto di 90 pagine pieno di statistiche, grafici, percentuali.
LA CRISI. «La situazione economica generale – commenta il presidente dell’Ater, Roberto Grion – è molto pesante: più della metà degli inquilini Ater sono inseriti nell’ambito della fascia ”A”, quella dei meno abbienti, la cosiddetta fascia sociale. Le famiglie con meno di 6.000 euro di reddito annuale sono, oggi, 824 e costituiscono il 19,7 per cento del totale degli inquilini Ater che sono complessivamente 4.171. Ci sono poi 987 nuclei familiari che si posizionano in una fascia di reddito fra i 6mila e i 12mila euro: in questo caso equivalgono al 23,6% del totale». Tra i 12 e i 15mila euro (sono 620 le famiglie che dichiarano redditi simili) sono conteggiati sia utenti della fascia sociale A sia della fascia B in quanto il limite di legge è vicino a 13mila 900 euro. Mentre fra i 20 e i 30mila euro (789 nuclei familiari con questo reddito) rientrano utenti di fascia B e di fascia C poiché il limite di legge tra tali due fasce è posizionato a 33.333 euro che è un importo fermo al 2003 mai indicizzato al tasso di inflazione.
LE FASCE. Ma a quanto ammonta l’affitto degli inquilini Ater? Nella fascia A, quella sociale, è di 58,60 euro: si tratta di un dato medio. I contratti stipulati sono 1.795 per un ricavo mensile a favore dell’Ater di 105mila 185 euro. Nella fascia B, la locazione mensile media non supera i 155,50 euro: in questo caso, i contratti stipulati sono 1.607 con un incasso (sempre mensile) di 249 mila 861 euro. Nella fascia C – che raccoglie i casi ”più fortunati” – sono stati 268 i contratti sottoscritti. L’ammontare medio dell’affitto in questa fascia? 321,90 euro. Un’altra conferma della crisi arriva dalla richiesta continua di revisione del canone. Richiesta incessante e in aumento. «La richiesta di rideterminazione del canone di locazione – si legge nel bilancio sociale – può essere presentata all’Ater da utenti di edilizia sovvenzionata quando la situazione reddituale sia variata rispetto al reddito determinato in precedenza di un importo significativo, corrispondente ad almeno il 20% del precedente reddito. Nel corso dell’ultimo anno le richieste di riduzione sono state numerose e in gran parte accolte, a conferma del disagio economico legato alla crisi che ha iniziato ad interessare il 2008, determinando un significativo impatto sulle entrate Ater da canoni».
I vertici dell’ex Iacp precisano – sulle pagine del bilancio sociale – che i ricavi derivanti dai canoni sono essenziali per l’Ater «in quanto è l’unica entrata necessaria per coprire tutte le spese di funzionamento, compresa l’attività tecnico-amministrativa, le manutenzioni ordinaria e straordinaria degli immobili e l’ammortamento (ratei annuali) delle anticipazioni (mutui trentennali) per la costruzione degli alloggi».
L’AUSPICIO. «Un’efficace politica della casa parafrasando un recente intervento suggerirebbe di dare vita, senza ulteriori indugi, ad un sistema di finanziamento in ambito regionale sul modello ’fondi Gescal’ – sottolinea il direttore dell’Ater, Sergio De Martino -. L’Ater, solo in presenza di adeguate risorse, potrà garantire una strategica presenza sul mercato delle locazioni per esercitare il condizionamento economico e sociale a favore delle famiglie più povere».

Il Piccolo, 03 gennaio 2010
 
PROTESTA DEL SUNIA PER LA FINANZIARIA  
«Con i tagli all’Ater affitti più cari e stop a nuovi alloggi»
 
 
Il Sunia provinciale esprime contrarietà in merito al taglio dei fondi da parte della Giunta regionale all’Ater di Gorizia per l’edilizia sovvenzionata. «Ridfurre il fondo sociale – afferma il segretario provinciale, Sergio Donda – produrrà difficoltà di bilancio per tutte le Ater della regione e gli effetti saranno inevitabili quali un aumento degli affitti per gli oltre 4mila inquilini dell’Isontino, che auspichiamo contenuti, e soprattutto con la mancanza di risorse saranno ridotti gli interventi destinati alla manutenzione degli alloggi degradati».
«Va ricordato – sottolinea Donda – che il Fondo sociale non è una mera liberalità da parte della Regione, pur nella crisi, ma è stato istituito con la Legge 24/1999 dall’allora Giunta Tondo per colmare la differenza tra i canoni sociali delle famiglie più povere e l’affitto che dovrebbero effettivamente pagare in base al Censimento dei redditi. Nello stesso tempo la recente Finanziaria 2010 taglia tutte le risorse che la Regione appena nello scorso giugno aveva ripartito tra le Ater del Friuli Venezia Giulia per realizzare nuovi alloggi di edilizia sovvenzionata».
«Pertanto – aggiunge il segretario provinciale del Sunia – chi è in attesa di un alloggio (1700 famiglie nell’Isontino) dovrà attendere anni, così come le imprese di costruzioni e l’insieme delle produzioni anche commerciali a esse collegate non avranno occasioni di lavoro o di vendita dei loro prodotti legati alla casa. Poco vale la promessa della Giunta regionale che nel 2011 i Fondi saranno ripristinati, perché siamo consapevoli che anche il nuovo anno sarà difficile per le famiglie con Cassa integrazione, mobilità e chiusura di fabbriche».
«Come Sunia – prosegue Donda – siamo consapevoli della situazione di crisi che stiamo vivendo, ma le scelte che si stanno compiendo nel settore importante della casa sono irrazionali. Le scelte colpiscono le politiche di welfare come la sanità, la scuola e l’edilizia popolare, perché con i tagli si pesa sui bilanci familiari più poveri, mentre si annullano gli investimenti per la manutenzione e le nuove realizzazioni di case che darebbero fiato alle imprese e respiro all’economia. Con il taglio all’edilizia popolare gravi saranno le ripercussioni anche per l’Ater dell’Isontino, perché senza fondi saranno rinviati gli interventi già programmati per la costruzione nel 2010 di 67 alloggi e le opere necessarie per mettere a norma di legge i tanti alloggi sfitti».

Il Piccolo, 04 marzo 2010
 
INTERVENTO COMPLESSIVO DI 3,4 MILIONI 
Case Spaini, ultimata la riqualificazione Pronte altre due palazzine 
La chiusura dei cantieri è prevista entro il mese Poi la consegna delle chiavi a dodici famiglie
 

di TIZIANA CARPINELLI

Parte il conto alla rovescia per la consegna delle chiavi a dodici famiglie monfalconesi. Intonacate di fresco e con i serramenti appena verniciati di verde e rosso, le ultime due palazzine Spaini di via Valentinis si sono completamente rifatte il look. L’impresa di costruzioni Eurocos, che si è aggiudicata l’appalto dei lavori di riqualificazione del complesso Ater, dopo quasi due anni s’appresta infatti a smantellare i cantieri: gli interni sono stati ultimati e anche le rifiniture sono ormai agli sgoccioli.
Seppur in ritardo sul cronoprogramma (gli alloggi dovevano essere pronti, come riferito dall’ente gestore dell’edilizia residenziale pubblica, a metà novembre), l’impresario Luca Visentin annuncia: «Entro un mese le case Spaini saranno ultimate». Seguirà il collaudo e l’attestazione dell’agibilità, dopodiché gli inquilini potranno finalmente entrare negli alloggi. L’intervento sui due edifici di tre piani rientra in un più ampio progetto di recupero finanziato nel 2003 dallo Stato con un milione 460mila euro. Progetto, questo, che ha interessato 30 appartamenti per un investimento complessivo di 3 milioni 420mila euro, coperto oltre che dai contributi statali da fondi provinciali dell’Ater.
In una prima tranche, come sottolinea il dirigente Ater Renato Mattiussi, sono stati ristrutturati (e già assegnati nel 2008) i 18 appartamenti ai civici 62 e 64. Poi è stata la volta delle ultime due palazzine, oggetto di prossima consegna: i civici 66 e 68, aventi superficie calpestabile interna di circa 55 mq ed esterna di 66 mq. Gli alloggi si compongono di un ingresso-cucina, soggiorno, stanza da letto e bagno. Sono dotati di impianti di riscaldamento centralizzato e accesso attraverso scale esterne.
I due complessi sono stati costruiti tra il 1929 e il 1931 e presentano due alloggi simmetrici per piano. La struttura muraria portante è in mattoni, mentre i solai sono in legno nelle zone notte e in soletta di calcestruzzo nella cucina. I gradini esterni, in pietra, sono sorretti da struttura metallica, di cemento armato i pianerottoli. La ringhiera in ferro, predisposta nei giorni scorsi, è stata rimossa per consentire il posizionamento dei marmi della scala: entro una settimana, però, anche questa fase dovrebbe essere ultimata. Gli interventi di restyling si sono concentrati dapprima nella sostituzione dei solai in legno, mentre per le scale esterne è stata prevista una copertura leggera e trasparente in policarbonato, sorretta da una struttura in ferro colorata della stessa tinta di quella di sostegno dei gradini.
La dotazione impiantistica e quella igienico sanitaria sono state rifatte ex novo, mentre l’impianto di riscaldamento, centralizzato a gas metano, è stato collocato nella cantina del civico 66: le caldaie (del tipo stagno a condensazione) garantiranno migliori rendimenti termici. Potenziato anche l’isolamento termico della muratura perimetrale sulle pareti interne e tutte le finiture interne ed esterne.
 
Un appartamento per donne straniere con figli a carico

Sarà pronto nel giro di qualche mese l’appartamento che il Comune di Monfalcone ha acquistato, con fondi specifici stanziati dallo Stato, per destinarlo all’accoglienza di donne straniere con figli a carico.
L’alloggio si trova in centro città e in una zona vicina a uffici e servizi pubblici, come l’ente aveva richiesto ai privati ai quali si era rivolto con un bando per arrivare all’acquisizione dell’appartamento, e in queste settimane si è dato il via libera sia ad alcuni interventi di manutenzione sia all’acquisto di mobili, tende, biancheria, suppellettili. Insomma, di quanto necessario per rendere l’alloggio abitabile.
La spesa resasi necessaria per completare l’appartamento si aggira sui 30mila euro che vanno ad aggiungersi ai 163mila circa stanziati dallo Stato e investiti per procurarsi l’alloggio.
«Stiamo procedendo con la parte pratica, ma anche con quella relativa alla gestione dell’alloggio – spiega l’assessore alle Politiche sociali e alle Pari opportunità, Cristiana Morsolin -, che sarà con tutta probabilità affidata a un’associazione».
La decisione dell’amministrazione comunale di Monfalcone di fornire un punto d’appoggio alle donne immigrate con bambini risale al 2007, quando un bando ministeriale mise a disposizione dei fondi specifici per le politiche di accoglienza e la Regione, allora governata dal centrosinistra, si fece coordinatrice del progetto nel Friuli Venezia Giulia.
La spesa non va quindi a incidere sulle casse comunali, come ha sottolineato più volte l’assessore Morsolin, consentendo d’altro canto di dare risposta a un’esigenza presente sul territorio.
Il bando ministeriale consentiva di decidere quale fosse una delle priorità nell’accoglienza degli immigrati e l’amministrazione si è indirizzata verso le donne sole con bambini.
I servizi sociali negli anni si sono trovati a fare fronte a più di qualche situazione di difficoltà, legata alla tipologia dell’immigrazione dai Paesi dell’Europa orientale: in questo caso arrivano prima le donne, che trovano lavoro come badanti e poi chiedono il ricongiungimento con i figli. In altri casi la famiglia tradizionale si rompe e il padre decide di rientrare nel Paese d’origine.
La scelta dell’amministrazione Pizzolitto non è andata comunque nemmeno a incidere sugli alloggi di proprietà comunale affidati alla gestione dell’Ater e quindi assegnabili tramite bando. (la. bl.)
 
L’Ater ha acquistato da Fincantieri un altro immobile: lavori al via nel 2011

E dopo il 66 e il 68, toccherà al civico 72: l’Ater di Gorizia ha infatti acquistato dalla Fincantieri un’altra palazzina Spaini di 12 alloggi. «L’inizio dell’attività di progettazione – afferma Renato Mattiussi, dirigente Ater – è prevista nel corso del 2011». Sorto a partire dai primi anni del Novecento, il complesso di case popolari di via Valentinis era destinato ai lavoratori del cantiere navale e a una colonia di operai dell’industria chimica rilevata in seguito dalla Solvay. Il modello abitativo soddisfava due esigenze concrete: quella sociale delle maestranze e quella utilitaristica dei datori di lavoro. Fu infatti la Solvay a realizzare una serie di opere ricreative e assistenziali a beneficio dell’area (l’edificio del dopolavoro, la palestra, l’asilo e altri servizi). L’area delle prime case Spaini, realizzate attorno al 1929, venne ulteriormente urbanizzata negli anni Cinquanta, con l’aggiunta di altri tre edifici e la configurazione di un vero e proprio quartiere a sé. Tra il 1947 e il 1948, pesantemente danneggiate dai bombardamenti, le palazzine furono oggetto di interventi di manutenzione e consolidamento. Data la vetustà dei complessi, prima degli interventi di riqualificazione ad opera dell’Ater, gli alloggi presentavano finiture interne ed esterne assolutamente inadeguate agli attuali standard abitativi. (t.c.)

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
Pronto l’appartamento per straniere in difficoltà 
Acquistato dal Comune con fondi dello Stato in via Carducci
 

E’ pronto l’appartamento acquistato dal Comune con fondi dello Stato per dare accoglienza a donne straniere, sole o con bambini, che si trovino in gravi situazioni di emergenza. Le prime ospiti, che sono già state individuate, entreranno nell’alloggio del palazzo di via Carducci 4 però solo a settembre. I tempi sono dettati dalla conclusione di alcune pratiche burocratiche, mentre il Comune sta procedendo all’affidamento del servizio di assistenza e controllo a un soggetto privato. Le donne straniere che potranno usufruire del servizio, per un massimo di 12 mesi, saranno tutte già in carico ai servizi sociali. Nonostante le garanzie offerte quindi dall’amministrazione sull’utilizzo dello stabile, i vicini di casa non sembrano per ora aver apprezzato molto la novità. Gli abitanti del palazzo di via Carducci sono stati tutti invitati dall’assessorato alle Politiche sociali all’inaugurazione che si è tenuta lunedì pomeriggio, ma solo una residente si è affacciata e fermata per capire come funzionerà il servizio offerto dal Comune. In tutto ci sono due camere da letto, con quattro letti singoli e un lettino, un grande soggiorno, due bagni, la cucina e due terrazzi, anche se non troppo grandi. Vi potranno abitare quattro persone e l’obiettivo è quello che le donne imparino a conoscersi e a creare legami di solidarietà tra loro. «Le donne, con bambini e non, in difficoltà ci sono, sono dell’Europa orientale, ma non solo – ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin -. Sono donne che sono arrivate sole in Italia e più spesso con un compagno con cui poi il rapporto si è concluso. Sono in situazioni di difficoltà lavorativa e senza reti familiari». I servizi sociali finora hanno affrontato emergenze di questo tipo sistemando le donne in affittacamere o nell’alloggio di Monfalcone dell’Associazione Aurora, con cui esiste una collaborazione. «Nel 2007 c’era il bando del ministero e un’azione complessiva della Regione e quindi abbiamo deciso di partecipare – ha ricordato l’assessore Morsolin – per acquistare un alloggio da destinare a questo scopo». Il progetto del Comune di Monfalcone è risultato vincente, perché dallo Stato sono arrivati circa 150mila euro, che sono stati poi affiancati da altri 16mila euro dell’ente locale.«Questa iniziativa è importante, perché consente di riportare dei bambini a un contesto di normalità, abitativa, scolastica e anche familiare», ha osservato la vicesindaco e assessore all’Istruzione Silvia Altran.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Monfalcone, casa Mazzoli rimane invenduta
Il prezzo potrebbe scendere di 60 mila euro

 
MONFALCONE. È andato a vuoto anche il tentativo-bis del secondo bando di gara per la vendita di casa Mazzoli, lo storico edificio di via San Giovanni Bosco, preda del degrado, teatro di occupazioni abusive.
Casa Mazzoli, bella pur nella sua rovina, resta quindi invenduta. Cercando di non andare a un terzo bando di vendita che avrebbe significato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza di 736 mila euro, già arrivato a 662.400 euro con il secondo bando, l’amministrazione aveva pensato a un secondo bando-bis, ovvero allargando il raggio d’azione dell’asta a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento.
La volontà infatti era ed è quella di non svendere l’immobile, la cui collocazione in pieno centro è senz’altro interessante, così come il pregio architettonico e la superficie abitabile, valori controbilanciati però dalle condizioni di fatiscenza e dai possibili vincoli della Soprintendenza.
Alla luce, però, del fatto che anche il tentativo bis è andato male, l’amministrazione dovrà decidere se andare alla terza tornata d’asta e scendere ancora di prezzo, quindi sotto i 600 mila euro, oppure fermarsi in attesa che il mercato edilizio riprenda quota. I fondi ricavati dalla vendita non serviranno a fare cassa per sostenere la creazione di una nuova sede municipale, come avverrà per il mercato coperto, ma sono ugualmente importanti. I proventi della cessione di casa Mazzoli sono infatti destinati a sostenere le azioni di riqualificazione del rione di Panzano.
D’altra parte, l’amministrazione vorrebbe vendere il grande edificio per dare soluzione alla situazione di degrado, che soprattutto negli ultimi anni è aumentata, culminando nella occupazione abusiva degli alloggi e nell’intervento del Comune che ha dovuto procedere allo sgombero. I residenti vicini alla casa avevano più volte lamentato un certo disagio derivante dalla presenza di persone sospette e da episodi di una certa violenza. Nel 1908, quando fu costruita, casa Mazzoli era non solo il più alto edificio di Monfalcone, ma anche uno dei più notevoli dal punto di vista architettonico. Nel 2005, nove dei 12 appartamenti erano però vuoti.

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
LA CRISI BLOCCA IL PIANO DI ALIENAZIONE 
Immobili invenduti, il Comune congela le aste 
Il sindaco Pizzolitto: «Attendiamo condizioni di mercato più convenienti»

di LAURA BORSANI

Il piano di alienazione degli immobili comunali resta al palo. Imbrigliato tra il mercato che rischia di deprezzare il valore degli edifici pubblici e il sistema delle aste che, come impone il regolamento, comporta un ribasso del 10% per ogni tornata di vendita. Un meccanismo inceppato. Che congela le alienazioni, in attesa di garantire condizioni convenienti per il Comune. L’operazione attraverso la quale l’ente locale punta a incassare nel triennio 2010-2012 circa 10,2 milioni di euro, di fatto oggi rappresenta una sorta di ”palla al piede”, legata com’è alla riorganizzazione degli uffici comunali.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto osserva: «Il piano-alienazioni è estremamente problematico in questo momento. Ma una cosa è certa: non intendiamo svendere il patrimonio immobiliare pubblico. Se pertanto le condizioni di mercato non sono favorevoli, attenderemo tempi migliori. Non siamo gli unici, del resto, a dover fronteggiare questa sofferenza». L’assessore Massimo Schiavo conferma: «Il mercato è in crisi generalizzata. Basti pensare, ad esempio, alla difficoltà di vendita legata agli immobili residenziali già autorizzati del complesso del ”Parco Rocca”. Anche il piano residenziale ex Detroit, di fronte all’ospedale di San Polo, è bloccato. Il problema è che le imprese non costruiscono più perchè devono smaltire gli immobili rimasti invenduti».
Frenata, dunque, sulle vendite comunali. Anche perchè, aggiunge il primo cittadino, «non abbiamo l’acqua alla gola. Non intendo deprezzare i nostri immobili, condizionando le scelte legate a questa operazione. Nè voglio accelerare questo processo a tal punto da gettare al vento le nostre risorse immobiliari». Il riferimento è in particolare al progetto relativo al centro dirigenziale ipotizzato nel nuovo complesso di via Rossini, al quale il piano-vendite è legato.
Come uscire da questa spirale? Il sindaco spiega: «Il punto dolente è proprio il collegamento del piano di alienazione degli immobili comunali e il progetto relativo al ”Parco Rocca”. Premesso che l’ipotesi non è tramontata del tutto, stiamo attendendo a giorni lo studio elaborato dai nostri uffici attraverso il quale potremo valutare quanto l’investimento sia funzionale in rapporto ai costi e alla disponibilità di ulteriori spazi. Nel contempo, potremo verificare, attraverso specifiche simulazioni, anche i costi ipotizzati per interventi su alcuni edifici». Pizzolitto quindi sottolinea: «Mantengo questo disegno collegato alla cessione degli immobili comunali, che non significa svendita, ma vendita ad equo prezzo, nella migliore condizione di mercato». Un modo chiaro dunque per far capire: se il piano-alienazioni non decolla, si mantiene la dovuta cautela. E si attende.
Altra questione è la messa in sicurezza ed il restyling del palazzo municipale. Investimento ”sganciato” dal piano-alienazione degli immobili comunali. Il sindaco infatti spiega: «Voglio distinguere i finanziamenti relativi alla riorganizzazione degli uffici comunali e alla ristrutturazione del municipio. Per quest’ultimo, le risorse economiche sono reperibili con maggiore facilità al di fuori del piano di alienazione». Il riferimento è alla Regione: «L’amministrazione regionale – dice Pizzolitto – non può trascurare l’importanza dell’intervento per il municipio, che rappresenta il simbolo della città. Sarebbe problematico che Monfalcone fosse lasciata sola in questo frangente». Per questo, il primo cittadino propone una «sinergia territoriale e trasversale», coinvolgendo in primis i consiglieri regionali, al fine di «reperire velocemente i finanziamenti, per garantire il recupero del municipio legato alla dignità e all’immagine della nostra città».

NONOSTANTE IL PREZZO SIA SCESO A 50MILA EURO 
Nessuno vuole la casa di vicolo della Filanda

Gli euro richiesti per l’acquisto sono scesi a 50mila, ma nessuno, nemmeno questa volta, si è fatto vivo per acquistare la casa di vicolo della Filanda messa in vendita dal Comune nell’ambito del programma di alienazioni finalizzato a fare cassa.
E asta deserta per due volte pure per Casa Mazzoli. A novembre è fallito il tentativo del Comune di allargare il raggio d’azione dell’asta per la vendita dell’immobilei a tutto il territorio nazionale, cercando quindi di coinvolgere operatori con maggiori possibilità d’investimento. Proprio per questo motivo l’amministrazione aveva deciso di non andare al terzo tentativo, che avrebbe comportato un’ulteriore riduzione del 10% del prezzo di partenza, 736mila euro, ma di riaprire i termini del secondo, andato deserto a fronte di un prezzo base di 662.400 euro. Nel Piano triennale il valore stimato dell’immobile cala però a 600mila euro, la cifra con la quale Casa Mazzoli dovrebbe essere posta nuovamente in gara (il ricavato è destinato al recupero del rione di Panzano).
A dicembre è andato deserto anche il primo tentativo di alienare per un valore a base d’asta di 4 milioni di euro il mercato coperto di via della Resistenza, la cui cessione ai privati era ed è un tassello fondamentale nell’operazione di riorganizzazione della logistica del Comune. L’amministrazione a inizio anno stava cercando la soluzione per non scendere sotto questa cifra, ma nel Piano triennale il valore viene stimato in modo più realistico tra i 3,6 e i 3,2 milioni di euro. Quanto si incasserebbe se si dovesse procedere con un secondo o addirittura un terzo tentativo di vendita ai privati. Nell’ambito del programma delle alienazioni, rientra anche la vendita di altri immobili come l’ex albergo Roma di via Sant’Ambrogio, l’ex sede della Polizia municiapale di viale San Marco e la sede dell’Anagrafe di via Duca d’Aosta.

Il Piccolo, 22 novembre 2009
 
Affitti in nero ai trasfertisti, 30 denunciati 
Scoperta nel Monfalconese un’evasione fiscale di 300mila euro da parte di proprietari di case

di DOMENICO DIACO

Non si ferma la lotta della Guardia di finanza contro gli affitti in nero a Monfalcone. La specifica attività svolta, finalizzata al contrasto dell’evasione fiscale nel campo degli immobili destinati ad abitazione ha consentito di scoprire una trentina di situazioni irregolari e di recuperare a tassazione una base imponibile evasa pari a 300 mila euro.
Si tratta di alloggi dati in affitto a trasfertisti, sia cittadini italiani, sia extracomunitari, per lo più bengalesi, occupati in imprese e ditte legate all’appalto della Fincantieri.
L’operazione della Fiamme gialle è stata agevolata dall’implementazione dei processi di analisi informatica e una più efficace utilizzazione delle banche dati a disposizione della Finanza e coniugate e con un esame incrociato delle segnalazioni periodiche che vengono inviate dai competenti uffici della questura di Gorizia, in relazione ai nuovi residenti della provincia con particolare attenzione a quei comuni dove si registra una più alta tensione abitativa, tra cui appunto Monfalcone.
Tale scambio di informazioni ha fornito quindi un base preliminare di informazioni molto utile alla Guardia di fianzna per attivare le successive fasi di investigazione.
Per ogni inquilino segnalato dalla questura del capoluogo isontino è stata verificata l’eventuale disponibilità di immobili di proprietà coincidenti con l’indirizzo di residenza segnalato e la titolarità dei contratti di locazione sottoscritti con i rispettivi proprietari e regolarmente registrati negli uffici giudiziari competenti.
In presenza di un esito negativo dei riscontri preliminari, ai proprietari sono stati inviati appositi questionari al fine di chiarire la natura del diritto legittimante l’effettivo possesso dell’immobile dichiarato quale residenza e verificarne, di conseguenza, il corretto inquadramento dal punto di vista fiscale. Una operazione, questa che viene effettuata dalla fiamme gialle sulla base dei poteri riconosciuti alla stessa Fiananza dall’attuale nornativa fiscale.
Il monitoraggio effettuato ha quindi consentito, quest’anno, di smascherare situazioni illegali portare in luce canoni di locazione percepiti in nero e quindi mai dichiarati ai competenti uffici finanziari in sede di dichiarazione fiscale.
Complessivamente sono state approfondite decine di posizioni riscontrando irregolarità nel 95 per cento dei casi presi in esame.
Prosegue intanto l’attivà della Guardia di finanza in questo campo al fine di recuperare quanto sottratto a tassazione, non soltanto ai fini delle imposte dirette, ma anche dell’Ici (non trattandosi di prima casa) e dell’imposta di registro.

Messaggero Veneto, 26 novembre 2009
 
Alloggi Ater, Rc vuole vederci chiaro 
 
RONCHI. «Esiste una richiesta scritta formulata dall’amministrazione comunale all’Ater di Gorizia nei giorni immediatamente precedenti il 10 ottobre 2009 per conoscere la consistenza e lo stato degli alloggi di edilizia residenziale pubblica nel Comune di Ronchi dei Legionari? Quanti, quali e dove sono collocati gli alloggi di proprietà dell’Ater di Gorizia che risultano attualmente sfitti e inutilizzati nel territorio del Comune di Ronchi dei Legionari e quali sono le motivazioni per la loro mancata assegnazione alle famiglie bisognose?».
La richiesta è rivolta dal consigliere comunale di Rifondazione comunista, Luigi Bon, al sindaco di Ronchi tramite un’interrogazione che sarà presentata durante il consiglio di mercoledì. «Lo scopo dell’intervento – afferma Bon – è anche evidenziare come di fronte a problemi drammatici di vita delle persone si poteva evitare l’insensata e inutile campagna di muratura di un decina di case pubbliche nel rione delle casette Pater; tali abitazioni potevano tornare utili nell’ottica di dare delle risposte concrete e temporanee di alloggio per i senzatetto da parte dell’amministrazione comunale di Ronchi.
Il consigliere ricorda che, secondo una nota dell’Ater di Gorizia, risalente all’aprile 2007, risulterebbe che a Ronchi dei Legionari, su un totale di 302 alloggi di edilizia residenziale pubblica, 21 risultano sfitti: 13 collocati nel quartiere delle casette Pater, gli altri otto in altre vie. Ronchi, inoltre, nonostante il considerevole aumento di residenti (11.437 residenti nel 2003 – 11.519 residenti nel 2004 – 11.743 residenti nel 2005 – 11.813 residenti nel 2006 – 11.939 residenti nel 2007 – 12.043 residenti nel 2008) non è stato inserito nell’elenco dei comuni ad alta tensione abitativa.
Secondo quanto riportato da recenti articoli di cronaca, inoltre, l’assessore alle Politiche sociali, Enrico Masarà, pur avendo chiesto indicazioni all’Ater sul numero di alloggi sfitti, non avrebbe ricevuto risposta «le nostre richieste sono rimaste inevase – ha affermato Masarà –, ovvero l’Ater non ci ha mai messo nelle condizioni di conoscere quella che è la realtà attuale dell’edilizia popolare a Ronchi. Vogliamo avere una fotografia di ciò ci sta attorno per prendere provvedimenti adeguati e, ciò che più conta, per dare risposte alla gente».

Il Piccolo, 04 novembre 2009 
 
L’INTENTO DELL’ASSESSORE MORSOLIN  
Confronto pubblico sul recupero di un edificio della Colonìa
 
 
Il Comune andrà con tutta probabilità  a un momento di confronto pubblico sul progetto elaborato per promuovere l’autorecupero di una palazzina della Colonìa da parte di un gruppo di cittadini. «Il progetto steso dalla cooperativa Sotto il tetto di Milano è molto corposo – spiega l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – e soprattutto indica varie opzioni con cui dare concretezza al progetto». In sostanza, l’ente locale potrebbe prevedere la strada della vendita ai privati che poi procederebbero al recupero dell’immobile o quella di rimanere proprietario e applicare poi un affitto ovviamente parametrato all’impegno finanziario del gruppo di cittadini nel trasformare la palazzina. «Il progetto quindi comprende varie valutazioni sulle soluzioni finanziarie – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali -, anche in base ai lavori che potrebbero essere effettuati in proprio e quelli che invece vanno in modo quasi obbligato affidati a imprese specializzate. Credo che un momento di confronto pubblico potrebbe essere utile».
L’amministrazione comunale, che ha avviato il progetto come misura anti-tensione abitativa, intanto ha deciso di costituire un gruppo di lavoro interno proprio per individuare la soluzione ritenuta migliore e che quindi sarà messa a bando nel corso dei prossimi mesi. In vista c’è anche un incontro con gli estensori del progetto. «Mi rendo conto che i tempi si stanno allungando – afferma l’assessore Morsolin -, ma non esistono molte esperienze di autorecupero in Italia, mentre ne sono state compiute un po’ di più sul fronte dell’autocostruzione. In Friuli Venezia Giulia non esiste poi una legislazione specifica in materia e anche per questo riteniamo importante portare a termine quello che è a tutti gli effetti un progetto pilota». La palazzina individuata per mettere in pratica l’operazione si trova nell’area alle spalle dell’ex dispensario di via Valentinis. Pare perché è già certo che i 12 alloggi al momento presenti nell’edificio scenderanno a 6, in modo da aumentarne le dimensioni, ora molto ridotte e non adatte ad accogliere delle famiglie. (la.bl.)

Il Piccolo, 18 novembre 2009 
 
APPELLO AI CONSIGLIERI REGIONALI  
Donda: no ai tagli all’edilizia pubblica
 
 
Sunia sul piede di guerra per il dietrofront della Regione, che ha annunciato un drastico taglio, nella finanziaria del 2010, ai contributi dell’edilizia pubblica. La segretaria provinciale del Sindacato unitario nazionale inquilini assegnatari rivolge un appello ai consiglieri regionali dell’Isontino, ai sindaci e a tutte le forze politiche e sociali affinché sia garantito un forte impegno per la salvaguardia dei fondi in precedenza destinati al comparto degli alloggi Ater. «Alla luce – afferma il segretario Sergio Donda (nella foto) – dei recenti provvedimenti della giunta Tondo riferiti alla prossima finanziaria in materia di edilizia pubblica, cui fa seguito il drastico taglio dei finanziamenti per l’edilizia sovvenzionata e le indispensabili opere di manutenzione delle case, peraltro in precedenza ripetutamente promessi sulla stampa, il Sunia esprime una vibrante protesta». L’ente, pur consapevole «delle difficoltà economiche e delle limitate risorse in capo alla Regione, anche in rapporto alla crisi occupazionale che colpisce tanti settori e riduce i consumi», ritiene grave il provvedimento della Regione. Provvedimento che «non tiene conto delle priorità d’intervento, soprattutto verso il bene sociale della casa». Nell’Isontino, stando a Donda, risultano 1.700 richieste d’alloggio indirizzate all’Ater, molte delle quali sono state formulate da famiglie con doppio sfratto esecutivo. «Davanti a questa situazione – conclude – che mette in difficoltà lo stesso Ater, poiché non lo rende capace di rispettare i programmi posti, si registrerà la perdita di 67 alloggi per il 2010. Perciò rivolgiamo un pressante invito ai consiglieri regionali dell’Isontino, ai sindaci e a tutte le forze politiche e sociali di esprimere un forte impegno teso a far modificare, nella finanziaria, l’indirizzo delle risorse economiche verso il bene della casa, ritenendola una priorità assieme alla sanità e alla scuola». Per contribuire a far modificare alla Regione le proprie decisioni, il Sunia ha infine chiesto un incontro urgente all’Ater.
Tiziana Carpinelli

Il Piccolo, 22 novembre 2009 
 
INTERVENTO DI PRIVATI SU EDIFICI PUBBLICI DEGRADATI  
Nuovi alloggi con l’autorecupero
 
 
Undici alloggi di proprietà pubblica da autorecuperare e quindi destinare al mercato immobiliare: una soluzione per riuscire a reinserire tra le disponibilità nelle case che altrimenti non verrebbero mai recuperate causa mancanza di fondi dell’amministrazione. Un progetto pilota a livello regionale e nazionale, che adesso il Comune si propone di mettere finalmente in campo dopo gli annunci degli scorsi mesi. Il piano di azione, che il Comune aveva affidato a una cooperativa, è stato finalmente redatto e consegnato all’amministrazione. Nel piano è indicato come si potrà effettivamente realizzare l’autorecupero, con che impegno finanziario e tempi tecnici. «L’intenzione è quella di spiegare agli interessati, che saranno i primi undici alloggi individuati nel piano, come ci si intende muovere, nel corso di un convegno pubblico – spiega l’assessore alle Politiche Sociali Cristiana Morsolin – perchè l’azione sarà di una certa complessità, e sarà quindi necessario essere bene informati». L’incarico dell’esecuzione dello Studio di fattibilità è stato affidato dalla società ”Sotto il tetto” di Milano.Vista l’altissima richiesta di alloggi e le difficoltà in cui si trovano le Ater, il Comune di Monfalcone vuole quindi stringere i tempi sul progetto. L’iniziativa conta su una collaborazione tra Comune e Ater, e prevede l’autorecupero di un primo edificio di proprietà pubblica nella zona Est della città, che ora contiene 11 alloggi di piccole dimensioni, che dopo i lavori (di competenza degli affittuari che poi diverranno proprietari degli alloggi) saranno dieci, questo per rendere alcuni di essi, molto piccoli, adatti ad ospitare anche delle famiglie. I tempi di realizzazione, fase che sarà seguita dall’Ater, gestore del patrimonio edilizio comunale, rimangono però difficili da indicare, proprio perché si tratta di un strada che non ha precedenti sul territorio nazionale. In città gli alloggi di proprietà pubblica sfitti sono al momento 119, di cui 92 dell’Ater e 27 del Comune. Dei 92 dell’Ater 12 sono sfitti per lavori di piccola manutenzione, 12 perché in attesa di progettazione degli interventi, per 31 sono in fase di progettazione i lavori e per 37 è già in corso la ristrutturazione. La ‘fame di case’ è poi evidente anche nella richiesta di contributi per affitti. Monfalcone ricopre in provincia quasi un terzo del numero totale di domande. Su 1146 accettate, infatti, 470 provengono dalla città dei cantieri e 317 da Gorizia.

Messaggero Veneto, 25 novembre 2009

Emergenza case, scatta il piano di autorecupero 
Il Comune è orientato a cedere undici alloggi a un gruppo di privati per risistemarli e affittarli

 
MONFALCONE. È stato approvato dalla giunta comunale di Monfalcone lo studio di fattibilità dell’autorecupero di alloggi, progetto pilota a livello regionale e nazionale che mette il comune di Monfalcone tra i comuni che, appunto, per primi, hanno creduto a questa forma di risposta all’emergenza abitativa.
Lo studio, realizzato dall’associazione “Sotto il tetto” di Miliano, prende in esame sia gli aspetti tecnici, sia economico/sociali dell’intervento e sostanzialmente rispetta quanto previsto all’accordo quadro tra comune e Ater e dal contratto di affidamento, salvo privilegiare il passaggio dell’immobile in proprietà alla cooperativa di autorecuperatori, rispetto al mantenimento della proprietà in capo al Comune.
«Si ritiene – si legge sulla delibera di giunta che approva lo studio – che ciò non sia contrario agli interessi dell’ente e che possa, invece, maggiormente incentivare l’iniziativa dei privati».
Per il seguito del lavoro e data la sua interdisciplinarietà, è già stato valutata in Conferenza dirigenti la proposta del direttore generale di procedere alla costituzione di un apposito gruppo di lavoro interno intersettoriale, cui affidare il compito di verificare con ulteriore dettaglio le proposte dello studio di fattibilità e di avviare il percorso attuativo dell’intervento.
In sostanza si parla, dunque, di undici alloggi di proprietà pubblica da autorecuperare e quindi destinare al mercato immobiliare: una soluzione per riuscire a reinserire tra le disponibilità delle case che altrimenti non verrebbero mai recuperate causa mancanza di fondi dell’amministrazione.
Come si procederà e come saranno effettuati i lavori verrà spiegato nel corso di un convegno pubblico, «perché – come spiega l’assessore alle politiche sociali Cristiana Morsolin – l’azione sarà di una certa complessità, e sarà quindi necessario essere bene informati».
Vista l’altissima richiesta di alloggi e le difficoltà in cui si trovano le Ater, il Comune di Monfalcone vuole quindi stringere i tempi sul progetto. L’iniziativa conta su una collaborazione tra Comune e Ater, e prevede l’autorecupero di un primo edificio di proprietà pubblica nella zona Est della città, che ora contiene 11 alloggi di piccole dimensioni, che dopo i lavori (di competenza degli affittuari che poi diverranno proprietari degli alloggi) saranno dieci, questo per rendere alcuni di essi, molto piccoli, adatti a ospitare anche delle famiglie.
Gli appartamenti, tra i 30 a 45 metri quadrati, saranno assegnati con bando pubblico in base al reddito e potranno godere anche di zone comuni, ad esempio l’area per i congelatori.
I tempi di realizzazione – fase che sarà seguita dall’Ater, gestore del patrimonio edilizio comunale – rimangono però difficili da indicare, proprio perché si tratta di un strada che non ha precedenti sul territorio nazionale.
In città gli alloggi di proprietà pubblica sfitti sono al momento 119, di cui 92 dell’Ater e 27 del Comune. Dei 92 dell’Ater 12 sono sfitti per lavori di piccola manutenzione, 12 perché in attesa di progettazione degli interventi, per 31 sono in fase di progettazione i lavori e per 37 è già in corso la ristrutturazione. La “fame di case” è poi evidente anche nella richiesta di contributi per affitti.
Monfalcone ricopre in provincia quasi un terzo del numero totale di domande. Su 1146 accettate, infatti, 470 provengono dalla città dei cantieri e 317 da Gorizia.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 08 dicembre 2009
 
I CONTI IN TASCA AL COMUNE 
Raddoppia la spesa per consulenti e artisti 
Una tranche dell’importo complessivo di circa 300mila sostenuta da Ue e Regione
Compenso di 18mila euro a Carlo De Incontrera per la direzione musicale
IN ECONOMIA LA PRESTIGIOSA STAGIONE CONCERTISTICA DEL TEATRO: È COSTATA SOLO 81MILA EURO

di LAURA BORSANI

Il Comune presenta il conto in fatto di consulenze esterne e di cachet. Quest’anno si è raggiunta circa quota 300mila euro, rispetto a un ”budget” attorno ai 161mila euro dell’anno precedente. Un impegno economico che, tuttavia, tiene conto del forte intervento legato ai finanziamenti Ue relativi a progetti europei, ministeriali e regionali.
Gli incarichi affidati a consulenti esterni assommano a quasi 150mila euro. Si tratta di compensi lordi. L’importo maggiore riguarda l’affidamento della direzione artistica nell’ambito del Festival Absolute Poetry, a Raffaele Voce, a fronte di 39.936 euro (fondi Anci e compartecipazione comunale). Quindi gli incarichi a Carlo de Incontrera, per 18.400 euro in ordine alla direzione artistica della stagione musicale 2009/2010. Tra le altre consulenze, si considerano altresì gli incarichi a Rada Orescanin (Cooperazione internazionale, 14.972 euro, fondi Ue), nonchè l’incarico affidato a Franco Facin relativo all’analisi dell’investimento e la ricerca del valore attribuibile al compendio immobiliare adiacente all’area termale denominato ”area delle terme romane” (10.771 euro). Sono poi 19.200 euro per l’affidamento di uno studio di fattibilità sul progetto sperimentale legato all’autorecupero di alloggi.
Quanto alla stagione concertistica 2008/2009, l’investimento ai fini delle esecuzioni degli artisti, è di circa 81mila euro. Si tratta di fondi regionali e statali. Una stagione caratterizzata da nomi di indiscutibile fama e da un ”calendario” di alto livello, tanto da rappresentare un’attrattiva culturale di richiamo regionale. La peculiarità della manifestazione è data dalla ricerca continua della qualità delle proposte musicali, cercando di mantenere una gestione economica oculata. Al primo posto tra gli artisti internazionali ospiti al Comunale c’è la pianista Angela Hewitt, con un compenso di 6.600 euro. Altri nomi: Olli Mustonen (5.775), John Steven Isserlis (5.775), la regina della viola Kim Kashkashian (4.400), Robyn Schulkowsky (4.400). Infine, si registrano oltre 80mila euro per incarichi di diversa tipologia. Tra questi, i maggiori compensi sono andati a Arnaldo Becci (coordinamento assemblea dei sindaci, 14.900, fondi riconducibili a Città Mandamento), Chiara Valdesolo (Progetti europei, 11.730, fondi Ue), Patrizia Daneluzzo (Pari opportunità, 9.500, fondi regionali), Federica Franceschini (Pari opportunità, 8.200, fondi regionali).

Il Piccolo, 31 agosto 2010
 
INTERESSATA UNA PALAZZINA DI VIA VALENTINIS 
Con l’autorecupero risparmi del 50%

 
Si mette in moto il progetto di autorecupero a Monfalcone. Ci sono i 13mila euro stanziati dalla Carigo per predisporre a breve il lancio dell’iniziativa e aprire uno sportello informativo, utile anche alla raccolta delle domande di adesione al bando. Bando che l’amministrazione comunale potrebbe aprire tra ottobre e novembre. Si tratta di 12 alloggi individuati in un immobile di via Valentinis, messi a disposizione dei privati che parteciperanno al recupero degli alloggi, diventandone nel tempo proprietari. L’amministrazione ha stipulato un accordo con l’Ater, che gestisce gli immobili di proprietà del Comune e rappresenta l’ente di edilizia pubblica, al fine di trovare una sistemazione alternativa ai cinque inquilini presenti nella palazzina di via Valentinis oggetto del programma di autorecupero. Ad oggi, spiega l’assessore Cristiana Morsolin, sono state risolte quattro situazioni. L’intenzione è quella di liberare l’immobile entro l’anno. «Il progetto era iniziato diverso tempo fa, con più passaggi. In Consiglio comunale era stato approvato il bando di gara per l’affidamento di uno studio di fattibilità. L’appalto è stato aggiudicato all’associazione ”Sotto il tetto” di Trieste, costituita da architetti e ingegneri». È stato prodotto uno studio indicando il costo degli appartamenti e le linee guida per realizzare la sistemazione degli alloggi. «La palazzina in questione – spiega la Morsolin – richiede la messa a norma degli impianti, che saranno rifatti adottando anche sistemi energetici innovativi».
Grazie ai 13mila euro messi a disposizione dalla Carigo, si potrà procedere con l’organizzazione di un convegno illustrativo dell’iniziativa, aprendo poi uno Sportello informativo e per la raccolta delle domande di partecipazione al bando. I vincitori costituiranno una cooperativa e provvederanno ad accendere un mutuo per l’acquisto degli alloggi dal Comune. I privati parteciperanno al recupero degli appartamenti abbattendo pertanto i costi della manodopera, e diventandone proprietari nel tempo. A seguire l’intero procedimento ci sarà un soggetto accompagnatore per guidare i privati nel percorso del recupero. Questa formula permette di favorire l’acquisto degli appartamenti con un risparmio rispetto ai prezzi di mercato del 50%.

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