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Sostanze stupefacenti: ordine pubblico o questione culturale e sanitaria?

Ad un anno dalla famosa Operazione BLU che vide alcune persone ristrette della propria libertà per 16 giorni con pesanti accuse, successivamente destrutturate dal tribunale del riesame di Trieste, il territorio del basso isontino ritorna ad essere protagonista nel subire operazioni di polizia definite contro il narcotraffico, ma che lasciano grossi dubbi su efficacia e obiettivi reali.

Incontro pubblico giovedì 18 febbraio 2010 ore 20 – Officina Sociale, via Natisone 1 Monfalcone

Sostanze, Lotta al narcotraffico, Società del consumo, ricerca del piacere, carcere , diritti civili.

ne parliamo con:

Capaldo Luciano (Operatore Drop In Monfalcone)
– operatore del Drop in di Monfalcone

Avv. Riccardo Cattarini ( Camera Penale di Gorizia) 
– l’azione della Camera Penale di Gorizia contro l’operazione di polizia svolta nel Basso Isontino tra il 5 e 6 febbraio. Consigli utili per conoscere i propri diritti.

Anastasia Barone (rappresentante studenti UDS)
– un punto di vista studentesco.

Rappresentante Centro Sociale Rivolta (Marghera) Venezia
– una esperienza dal basso di osservazione ed intervento nei contesti di musica elettronica.

Tutti sono invitati.

In primo piano su Forum Droghe

Il Piccolo, 23 gennaio 2010
 
L’ACCUSA: AVER ADOTTATO METODI POCO ORTODOSSI IN ALCUNE OPERAZIONI ANTIDROGA 
Carabinieri indagati, inchiesta chiusa dopo 9 mesi 
Coinvolti il maresciallo del Norm Monagheddu e 4 militari, tra cui il vicecomandante della Compagnia

di LAURA BORSANI

Chiuse le indagini per l’inchiesta che, nell’aprile scorso, aveva di fatto quasi decapitato la Compagnia dei carabinieri di Monfalcone, con gli arresti domiciliari nei confronti del maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che allora guidava il Nucleo operativo radiomobile. Nell’indagine erano stati coinvolti altri quattro militari e anche alcune persone orbitanti attorno al mondo degli stupefacenti. Il procedimento è legato ai ”metodi” adottati nella gestione di alcune operazioni antidroga, relativi a episodi diversi. Assieme al maresciallo del Norm, attualmente in regime di libertà, l’inchiesta aveva coinvolto, tra gli altri 4 militari, anche il vicecomandante della Compagnia cittadina, il tenente Antonio Di Paolo. Tutti indagati a piede libero, a vario titolo, e già trasferiti ad altre sedi.
Le ipotesi di accusa sarebbero riconducibili a calunnia e minacce per commettere un reato, ma anche con aggravanti l’abuso e il falso in atti d’ufficio. Il procedimento ha quindi chiamato in causa almeno tredici persone. Voci e ipotesi circolate negli ambienti giudiziari accrediterebbero l’alleggerimento di una serie di posizioni.
Il pubblico ministero della Procura della Repubblica di Gorizia, Marco Panzeri, titolare dell’inchiesta, ha notificato alcuni giorni fa la comunicazione della chiusura delle indagini, che hanno riguardato anche l’esecuzione di due incidenti probatori. A questo punto, dal punto di vista procedurale, si aprono i termini per permettere di presentare eventuali richieste o memorie da parte dei difensori e di poter conoscere tutti gli atti relativi al procedimento. I legali hanno tempo una decina di giorni per presentare le proprie istanze. Tra il perfezionamento degli atti e i tempi di legge garantiti alle parti, potrebbero passare uno o due mesi di tempo prima degli ulteriori sviluppi.
Un’indagine complessa e articolata, per la quale ora sono attesi gli ulteriori elementi e dettagli.
L’inchiesta aveva preso avvio nei primi giorni dell’aprile scorso, in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte di un 21enne operaio tossicodipendente, Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dei carabinieri di Monfalcone, che aveva fatto riferimento proprio ai ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’inchiesta era così finito il personale della Compagnia cittadina, in ordine a presunte irregolarità inquadrabili nella pratica investigativa.
Bruno Esposito è attualmente detenuto in carcere a Gorizia, assieme ad Antonio Pica, 26 anni, di origine napoletana, in relazione alla rapina di un tassista monfalconese, Daniele Pilutti, avvenuta nel novembre scorso, quando l’uomo era in servizio alla stazione ferroviaria cittadina.
I due giovani erano stati individuati e arrestati dalla Polizia del locale Commissariato all’inizio di gennaio, a pochi giorni dalla condanna in relazione ad un furto tentato in un alloggio popolare in via 24 Maggio.

Il Piccolo, 24 gennaio 2010

DOPO LA CHIUSURA DELL’INCHIESTA CHE PORTÒ ALL’IMPUTAZIONE DI 14 PERSONE TRA CUI 5 MILITARI
Carabinieri, si sgonfia l’accusa per Di Paolo
Il difensore del vicecomandante della Compagnia: probabile la richiesta d’archiviazione

Sarebbero quattro, su 14 posizioni finite nell’inchiesta legata ai metodi d’indagine dei carabinieri del Norm della Compagnia di Monfalcone, ritenuti dalla pubblica accusa ”poco ortodossi”, le persone per le quali si prospetta la probabile richiesta di archiviazione da parte del pm, Marco Panzeri. Tra questi, rientrerebbe il vicecomandante, il tenente Antonio Di Paolo. L’ipotesi d’accusa, ha riferito il suo difensore, l’avvocato Giorgio Caruso del Foro di Udine, era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri. Una contestazione che si sarebbe dunque sgonfiata durante uno degli incidenti probatori disposti durante l’inchiesta. Sempre nella possibile richiesta di archiviazione rientrerebbero anche l’appuntato dei carabinieri Lorenzo Carota e il responsabile della vigilanza della Fincantieri, Gino Carnevale. È il quadro che si tratteggia, all’indomani dell’avviso di chiusura delle indagini da parte del pm Marco Panzeri. La notifica riguarderebbe una decina di indagati, tra i quali il maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che all’epoca dei fatti, aprile dello scorso anno, guidava il Nucleo operativo radiomobile della Compagnia dei carabinieri di Monfalcone. Per il maresciallo, difeso dall’avvocato Gianni Morrone del Foro di Padova, risulterebbe alleggerita la posizione, essendo stata richiesta l’archiviazione per una decina di capi d’imputazione. In piedi resterebbero le ipotesi accusatorie legate alle dichiarazioni di Bruno Esposito, attualmente in carcere a Gorizia per la rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Nella possibile archiviazione rientrerebbero anche due carabinieri del Norm e altri ”informatori”. È dalle notifiche di avviso per la chiusura delle indagini che si deduce la possibilità delle richieste di archiviazione da parte del pubblico ministero. Dal punto di vista procedurale, si sono aperti i termini per la presentazione di eventuali richieste o memorie difensive da parte dei legali e la possibilità di accedere a tutti gli atti. L’inchiesta era scaturita nei primi giorni di aprile scorso in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte dell’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, che aveva chiamato in causa i ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’inchiesta era dunque finito il personale in servizio alla Compagnia di via Sant’Anna. Ne seguì il provvedimento degli arresti domiciliari per il maresciallo Monagheddu, ora in regime di libertà. Nell’indagine furono coinvolti, con il vicecomandante Antonio Di Paolo, anche altri quattro militari, tutti indagati a piede libero.

Il Piccolo, 24 giugno 2010

L’ACCUSA: OPERAZIONI ANTI-DROGA CONDOTTE CON METODI ”POCO ORTODOSSI” 
PROCEDIMENTO 
L’inchiesta sui carabinieri approda in Tribunale 
Il 13 luglio l’udienza preliminare. Al vaglio una decina di posizioni tra militari e informatori
Nell’aprile del 2009 venne quasi decapitato il comando della Compagnia

di LAURA BORSANI

Udienza preliminare, davanti al Gup, al Tribunale di Gorizia, martedì 13 luglio, in relazione all’inchiesta legata ai metodi di indagine dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, ritenuti ”poco ortodossi” dalla pubblica accusa. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari ci sarebbero una decina di posizioni, anche ”informatori” e persone estranee all’Arma, per le quali sarà deciso l’eventuale rinvio a giudizio. Tra questi c’è il maresciallo Domenico Monagheddu, 40 anni, che, all’epoca dei fatti, aprile dello scorso anno, guidava il Norm della Compagnia dei carabinieri cittadina. La posizione del maresciallo risulta alleggerita, essendo stata richiesta l’archiviazione per una decina di capi di imputazione. In piedi restano invece le ipotesi di accusa legate alle dichiarazioni di Bruno Esposito, peraltro finito in carcere a Gorizia per la rapina ai danni del tassista monfalconese Daniele Pilutti. Sempre Esposito era stato anche condannato in relazione ad un tentato furto in un’abitazione di via 24 Maggio.
Sono invece usciti dall’inchiesta altri indagati nella vicenda. Tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo, per il quale è stata richiesta l’archiviazione. L’ipotesi di accusa nei suoi confronti era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri. Archiviazione anche per l’appuntato Lorenzo Carota e per il responsabile della vigilanza di Fincantieri, Gino Carnevale.
L’inchiesta era scaturita nei primi giorni di aprile scorso, in seguito alla denuncia al Comando provinciale da parte dell’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, che aveva chiamato in causa i ”metodi” usati da questi ultimi. Al centro dell’indagine era dunque finito il personale in servizio alla Compagnia di via Sant’Anna. Ne seguì il provvedimento degli arresti domiciliari per il maresciallo Monagheddu, poi rimesso in libertà. Nell’inchiesta furono coinvolti, con il vicecomandante Antonio Di Paolo, anche altri quattro militari, tutti indagati allora a piede libero.
Il Comando provinciale dei carabinieri che indagava sulla Compagnia cittadina. Una situazione complessa e delicata, che aveva duramente colpito proprio la squadra del Nucleo operativo radiomobile, fino a interessare lo stesso numero 2 della Compagnia.

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
CARABINIERI SOTTO ACCUSA PER I METODI D’INDAGINE 
Monagheddu, oggi il Gip decide sulla richiesta di rinvio a giudizio

Il Gip del Tribunale di Gorizia deciderà oggi se rinviare o meno a giudizio il maresciallo dei carabinieri Domenico Monagheddu e i suoi due colleghi Nicola Di Tria e Giuliano Giacobbi, coinvolti nella clamorosa inchiesta che, nell’aprile dello scorso anno, li aveva coinvolti assieme ad alcuni informatori e a persone estranee all’Arma. Al centro dell’indagine i presunti metodi ”poco ortodossi” dei carabinieri del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia di Monfalcone, in relazione a episodi legati al traffico di droga. Al vaglio del giudice per le udienze preliminari ci sono una decina di posizioni. Nell’udienza preliminare di ieri, svoltasi in una cappa d’afa che ha messo a dura prova magistrati, avvocati e imputati, il Pm Panzeri ha comunque chiesto il rinvio a giudizio per Monagheddu con le accuse di calunnia, falso, falsa testimonianza e concorso in cessione di stupefacenti, nonchè per Di Tria e Giacobbi per i metodi che, secondo l’accusa, sarebbero stati usati nel corso di operazioni sempre legate al traffico di stupefacenti. Particolarmente accesa la schermaglia tra accusa e difesa per la posizione relativa a Monagheddu, per il quale i legali hanno già chiesto il proscioglimento. Sempre nell’udienza di questa mattina il Gip sarà chiamato a decidere sulla richiesta di rito abbreviato avanzata dall’operaio 21enne Bruno Esposito, utilizzato all’epoca come collaboratore dai carabinieri di Monfalcone, e dalla sua compagna Corrada Rossitto, e su due richieste di patteggiamento. Già decisa invece l’archiviazione per quanto riguarda la posizione di un militare dell’Arma e di un legale, pure entrati nell’inchiesta, e del responsabile della sicurezza dello stabilimento della Fincantieri di Monfalcone, Gino Carnevale. Dall’inchiesta sono già usciti anche altri indagati. Tra questi il vicecomandante della Compagnia dell’Arma monfalconese, il tenente Antonio Di Paolo: l’ipotesi di accusa nei suoi confronti era quella di aver partecipato in parte alla redazione di una denuncia, effettuata da un ”informatore” dei carabinieri.

Monfalcone, 6 maggio 2009

Comunicato stampa
War on drugs ai cantieri di Monfalcone

La questione della sicurezza sul lavoro è un tema che tutti sentono come importante. Una società che si definisce civile non può tollerare la quantità di morti sul lavoro che si registrano in Italia.
Crediamo purtroppo, per quanto riguarda la sicurezza, che il decreto che stabilisce i controlli sui lavoratori sia nuovamente un intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da posizioni svantaggiate.
E’ assurdo che tutta la questione della sicurezza sul lavoro sia inserita in un imbuto dove le cause vengono cercate esclusivamente nei comportamenti individuali delle persone e mai cercate dentro l’organizzazione e le condizioni del lavoro medesimo.
Gli operatori del  Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale rilevando il dato per cui dilagano molto le droghe “da prestazione”. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe senza minimamente mettere in discussione le condizioni dentro le quali si lavora con i subappalti. E’ possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro??
A differenza dell’alcoltest, i narcotest non certificano uno stato psicofisico alterato al momento della prestazione di lavoro, ma scavano nella vita privata del lavoratore, risalgono (nel caso dei cannabinoidi)  a 2 mesi indietro. Questo rischia di essere molto invadente, di fare partire centinaia e centinaia di ricorsi, rischia di fatto di “drogare” più di quanto lo sia già il mercato del lavoro.
Il decreto parla di mansioni a rischio e di spostamento dei lavoratori che risultano positivi ai test. Nel caso il cambio di mansione non è possibile per motivi logistici, cosa succede?? Si parla non di provvedimenti punitivi verso chi risulta positivo ai test; riteniamo che nei fatti questa affermazione può essere seriamente messa in dubbio. Ci sono serie possibilità che questo strumento diventi l’ennesimo ricatto verso i più deboli. Con la fame di lavoro che c’è nel territorio nessuno si permette di fare rivendicazioni sulle proprie condizioni di lavoro. Questo provvedimento va ulteriormente ad incidere in modo negativo su questo aspetto.
Inoltre riteniamo che molto probabilmente la gestione da parte dei ser.t di questi nuovi utenti incrementerà ulteriormente il carico di lavoro a fronte dei striminziti finanziamenti e carenza di personale che tali servizi vivono.
Non sarebbe più utile e meno criminalizzante investire sulla promozione della salute in senso generico? Nessun lavoratore crediamo voglia volontariamente infortunarsi o lasciare la vita sul luogo di lavoro, così come nessun utilizzatore di droghe abbia volontariamente in mente l’intenzione di produrre autolesionismo. La punizione è dimostrato che non garantisce l’astinenza da droghe. Nonostante le leggi repressive in atto, i consumi risultano in costante aumento.
Anche questo provvedimento da apparentemente il senso della tolleranza zero verso il mercato delle droghe, mentre nei fatti la tolleranza zero è praticata solamente verso gli assuntori.

Mauro Bussani, presidente dei Verdi della provincia di Gorizia

 

Il Piccolo, 08 maggio 2009 
 
«STRUMENTO DI RICATTO»  
Narcotest in fabbrica bocciato dai Verdi  
Il Sert: «I controlli vanno preceduti da informazione»
 
 
Per aumentare la sicurezza dei luoghi di lavoro non ci si può limitare ad applicare nelle fabbriche di Monfalcone i test anti-alcol e anti-droga previsti dal Testo unico del 2008. I test, che anche il sindacato ritiene uno strumento utile per aumentare i livelli di prevenzione degli infortuni, rischiano di avere poco senso se non saranno preceduti da un’adeguata informazione, formazione e prevenzione.
SERT. «I controlli dovrebbero essere l’ultimo anello di questo percorso – spiega il responsabile del Sert del Basso Isontino, Andrea Fiore -, perché in caso contrario si rischia di incidere poco sul fenomeno». A monte ci si dovrebbe chiedere perché dei lavoratori abusino di sostanze stupefacenti, che potrebbero essere ”utili” a reggere la stanchezza, o se ci sia solo un fattore culturale alla base di un consumo eccessivo di alcol. Il responsabile del Sert ribadisce quindi l’esigenza di allacciare un rapporto soprattutto con Fincantieri, nel cui stabilimento di Panzano i test potrebbero partire in giugno-luglio. «Credo che ci debba essere un confronto su questo tema – aggiunge Fiore – e anche la possibilità di andare a incontri con i lavoratori nello stabilimento». Secondo il responsabile del Sert i test non possono diventare un alibi per liberarsi dei lavoratori risultati positivi, per i quali la stessa normativa include precise garanzie per quel che riguarda la salvaguardia del posto di lavoro.
I VERDI. Preoccupati sono anche i Verdi provinciali che denunciano la possibilità che quanto previsto dal Testo unico rappresenti un «nuovo intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da condizioni svantaggiate». In sostanza, sottolinea il presidente provinciale Mauro Bussani, si rischia di far ricadere tutte le responsabilità degli incidenti sui singoli, senza ricercarne invece le cause nell’organizzazione e nelle condizioni di lavoro. «Gli operatori del centro a Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada – aggiunge Bussani -, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale, rilevando il dato per cui dilagano molto le droghe ”da prestazione”. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe, senza minimamente mettere in discussione le condizioni di lavoro nell’ambito del subappalto? È possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro?». Stando a Bussani, il narcotest rileva, a differenza dell’alcoltest, l’utilizzo di cannabinoidi fino a due mesi prima del controllo. E anche se non sono previsti appunto dalla normativa provvedimenti punitivi nei confronti del lavoratore, ci sono serie possibilità, secondo Bussani, che i controlli si trasformino in uno strumento di ricatto nei confronti dei lavoratori più deboli. I Verdi ritengono quindi sarebbe forse meglio investire sulla promozione della salute, anche nelle fabbriche. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 08 maggio 2009 
 
Fincantieri, test per droga e alcol: insorgono i Verdi 
 
MONFALCONE. Individuato il laboratorio accreditato, Fincantieri potrebbe partire già a giugno con il sottoporre i suoi lavoratori a test antidroga e antialcool. L’azienda sarà tra le prime ad applicare quanto previsto dal Testo unico in materia di sicurezza, che introduce controlli obbligatori in particolare per quei lavoratori che conducono mezzi di trasporto, ma anche di sollevamento o che manovrano carrelli elevatori.
Il percorso per i lavoratori trovati positivi ai controlli è definito dalla normativa. Il lavoratore è sospeso ed eventualmente ricollocato in altra mansione che non preveda l’uso di certi mezzi. Se si tratta di droga, scatta la segnalazione al Sert, che prende in carico il lavoratore definendone il percorso riabilitativo e certificando la conclusione favorevole. Il lavoratore per cui è accertato un uso saltuario di droga è monitorato per sei mesi prima di essere nuovamente adibito alla sua mansione. In caso di accertata dipendenza, ha l’obbligo di sottoporsi a un percorso riabilitativo con conservazione del posto di lavoro.
Ma i test, provocano la reazione del presidente provinciale dei Verdi, Mauro Bussani, che pur riconoscendo come la sicurezza sul lavoro sia un tema che tutti sentono come importante e come sia intollerabile la quantità di morti sul lavoro che si registrano in Italia, indica però quello dei test come “un intervento di facciata e un ennesimo elemento di controllo sociale e ricatto verso chi parte da posizioni svantaggiate. E’ assurdo che tutta la questione della sicurezza sul lavoro sia inserita in un imbuto dove le cause sono cercate esclusivamente nei comportamenti individuali delle persone e mai dentro l’organizzazione e le condizioni del lavoro medesimo”. Spiega che gli operatori del Bassa soglia di Monfalcone, attraverso il lavoro di strada, hanno monitorato anche la realtà del cantiere navale rilevando come nello stabilimento dilaghino «le droghe da prestazione. Come si può pensare che la via per la sicurezza sia il non uso di droghe senza minimamente mettere in discussione le condizioni dentro le quali si lavora con i subappalti. E’ possibile accettare turni di 10-12 ore di lavoro? A differenza dell’alcoltest – dice -, i narcotest non certificano uno stato psicofisico alterato al momento della prestazione di lavoro, ma scavano nella vita privata del lavoratore, risalgono (nel caso dei cannabinoidi) a 2 mesi indietro. Questo rischia di essere molto invadente, di fare partire centinaia e centinaia di ricorsi”.
Si chiede anche cosa potrebbe succedere se, visto che si prevede un cambio di mansione per i lavoratori che risultassero positivi, questo cambio non fosse possibile. Mette in dubbio che chi sarà trovato positivo non sarà punito, crede invece che i test saranno un ennesimo strumento di ricatto verso i più deboli.

Il Piccolo, 06 maggio 2009

L’AZIENDA PARTIRÀ QUEST’ESTATE CON I CONTROLLI PER LA SICUREZZA 
Test anti-alcol e anti-droga per i cantierini 
Trasfertisti esclusi all’inizio dall’operazione. Sospensione e cambio di mansione per chi risulterà positivo

di LAURA BLASICH

Test anti-alcol e anti-droga? Non solo per chi guida ma anche in fabbrica. E sospensione per chi sarà trovato positivo, con la probabilità di dover cambiare mansione. Fincantieri, la più grande realtà industriale della provincia e una delle principali della regione, si appresta a utilizzarli forse già da quest’estate.
I CONTROLLI. L’azienda sarà tra le prime ad applicare quanto previsto dal Testo unico in materia di sicurezza, che introduce controlli obbligatori quanto meno per quei lavoratori che conducono mezzi di trasporto, ma anche di sollevamento o manovrano carrelli elevatori. Quelli, quindi, una cui disattenzione o imprudenza rischia di provocare conseguenze molto gravi anche ai colleghi che operano a terra. Nello stabilimento di Panzano non si movimentano solo blocchi che pesano centinaia di tonnellate nell’area di bacino, in fase di assemblaggio delle passeggeri, ma anche lamiere o parti di sezioni nelle officine di preffabricazione. Fincantieri, che aveva preannunciato l’introduzione dei test nella riunione annuale per la sicurezza con i rappresentanti dei lavoratori, si sta quindi attrezzando per svolgere quello che è, come sottolinea la società, un obbligo di legge. In sostanza, Fincantieri sta procedendo all’individuazione di un laboratorio accreditato a effettuare le analisi sui campioni prelevati sul posto di lavoro. «Se verrà trovata la struttura, i test potranno partire già a giugno-luglio», afferma quindi la società.
CONSEGUENZE. Il percorso per i lavoratori che venissero trovati positivi ai controlli è ampiamente definito dalla normativa. Il lavoratore viene sospeso ed eventualmente ricollocato in altra mansione che non preveda l’utilizzo del carrello elevatore o del mezzo di sollevamento, che si tratti di gru o carroponte. Se si tratta di sostanze stupefacenti, scatta in ogni caso la segnalazione d’ufficio al Sert, che prende in carico il lavoratore, ne definisce e segue il percorso riabilitativo e ne certifica la conclusione favorevole. Il lavoratore viene appunto inviato al Sert e, se risulta accertato un uso saltuario di droga, viene monitorato per sei mesi prima di essere nuovamente adibito alla propria mansione. Al contrario in caso di accertata dipendenza, ha l’obbligo di sottoporsi a un percorso riabilitativo con conservazione del posto di lavoro. «Si tratta di tutelare il lavoratore e quanti lavorano con lui», sottolinea Fincantieri, che su questo fronte trova dalla sua tutte le organizzazioni sindacali, senza fratture. Fincantieri rimane comunque responsabile dei lavoratori di cui è datrice di lavoro diretta e quindi non di quelli delle imprese in appalto, oltre 2500, frammentati in circa 300 ditte, tenute comunque ad applicare quanto previsto dal Testo unico.
IL RECUPERO. Il Sert del Basso Isontino si attende quindi un vera e propria impennata del numero di utenti a causa dell’applicazione delle leggi contro l’uso di droghe e alcol nei posti di lavoro. «Potremmo avere cento persone in più da seguire», ha spiegato il responsabile del servizio Andrea Fiore. Il futuro per il Sert quindi sta non a caso nella sinergia con enti non socio-sanitari, come Fincantieri, dove saranno applicati i test anti-droga e anti-alcol per aumentare la sicurezza sul lavoro, che per quel che riguarda i dipendenti pare migliorare, anche se il 2008 è stato funestato da due infortuni mortali. Lo scorso anno, stando a quanto emerso nell’incontro annuale sulla sicurezza tra direzione e sindacati, i dipendenti diretti hanno però denunciato 362 infortuni contro i 388 dell’anno precedente, mentre solo nel 2004 ne erano stati dichiarati 568. Nonostante il numero degli addetti sia superiore, anche se fluttuante a seconda delle fasi di lavorazione delle navi (si arriva a picchi di 2500 unità contro 1800 diretti), l’indotto ha collezionato in totale 324 infortuni contro i 329 del 2007. Per la maggior parte si tratta di contusioni alla mano, al tronco, alle ginocchia e di distorsioni alle caviglie. Il dato negativo secondo il sindacato è senz’altro rappresentato dal fatto che l’indice di gravità non è diminuito.

IL SINDACATO CHIEDE GARANZIE 
«Ma non diventi un modo per licenziare»

L’avvio dei controlli anti-alcol e anti-droga all’interno del cantiere navale di Monfalcone vede d’accordo i sindacati, che però invitano a darsi regole precise di attuazione. «Su questo tema siamo assolutamente aperti al confronto con la società – afferma Moreno Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -, anche perché l’avevamo sollevato da tempo. Non possiamo che essere favorevoli, noi che siamo impegnati da sempre su questo fronte, a strumenti in grado di tutelare la sicurezza dei lavoratori, ma poi l’applicazione della normativa va spiegata ai lavoratori e pianificata con attenzione: basta che sia trasparente e argomentata».
Intanto, i controlli si rivolgono in modo prioritario a quei lavoratori che manovrano carichi sospesi o movimentano mezzi. «Si tratta quindi quasi esclusivamente di dipendenti diretti – aggiunge Luxich – di cui si farà carico Fincantieri, mentre la competenza per i lavoratori esterni va al loro datore di lavoro». I controlli per accertare eventuali dipendenze da alcol o droga devono però, secondo i rappresentanti dei lavoratori, rimanere, come previsto dalla normativa, uno strumento non solo per tutelare i colleghi, ma anche il lavoratore che fosse trovato positivo all’accertamento.
«La realizzazione di test di questo genere rientra in quanto previsto da un testo di legge – sottolinea Luca Furlan, coordinatore della Uilm nella Rsu del cantiere navale – e l’azienda ha tutto il potere di esercitare questa competenza. Basta, però, che una normativa che serve per tutelare le persone sul luogo di lavoro non si trasformi in arma di ritorsione, cioé in un altro meccanismo per licenziare la gente». La preoccupazione, precisa Furlan, non riguarda tanto un’azienda come Fincantieri, quanto imprese di dimensioni inferiori o meno sindacalizzate.
«Come sindacato chiederemo in ogni caso di capire il contesto in cui viene applicata la norma e a quali categorie – aggiunge – Ritengo si tratti di effettuare un ragionamento su come si intenda applicarla, dandosi delle regole interne, non per superare la legge, ma per migliorarla».
Il coordinatore della Uilm sottolinea come si tratti chi lavora attorno alla persona che fa uso di alcol o sostanze stupefacenti, ma anche chi ha una dipendenza, aiutandolo a rimanere nel ciclo di lavoro. Alcune ditte in appalto, stando a Furlan, si sarebbero comunque già mosse. «Va tutto bene, ma ci vorrebbe forse lo stesso rigore anche nel fine settimana, sulle strade, e non solo dal lunedì mattina al venerdì pomeriggio», conclude il coordinatore della Uilm. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 febbraio 2009 
  
CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE 
La musica come strumento contro emarginazione e droga  
Anche una sala di registrazione nella struttura di viale San Marco
 
 
La musica comune elemento di aggregazione dei giovani, offrendo spazi e strumenti per esprimere le proprie potenzialità e capacità, ma anche occasioni di visibilità. Il tutto per combattere il rischio di emarginazione e droga mantenendo l’attenzione ai fini della prevenzione del disagio. I ragazzi, dunque, protagonisti di un progetto culturale e formativo volto a favorirne la crescita e la responsabilizzazione. Su questi principi si basa il piano messo a punto dall’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, nell’ambito del Centro giovani di viale San Marco, dove è in corso l’allestimento della nuova cabina insonorizzata di registrazione. La sala ricavata in una stanza grazie a un finanziamento regionale, sarà attrezzata attraverso due contributi forniti dalla Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia. Con questi interventi economici, sono stati acquistati infatti gli strumenti musicali di base (batteria, microfoni e casse acustiche), nonchè le attrezzature informatiche per la registrazione di cd. La sala potrebbe essere messa a disposizione in primavera. Il Comune sta ora lavorando alla predisposizione di uno specifico regolamento, definendo modalità e tariffe per l’utilizzo. È stata altresì presentata dal Comune la richiesta di un ulteriore finanziamento, accolta dalla Regione, per realizzare una seconda sala registrazione, sempre al Centro giovani.
Il progetto ha una portata più vasta, ponendosi l’obiettivo di consolidare l’interscambio tra i ragazzi del mandamento, attraverso la messa a rete delle strutture comunali. Nel quadro di una specifica convenzione, avviata un anno fa dall’ente locale con San Canzian, si intende raccordare l’offerta culturale e formativa dei rispettivi Centri, al fine di favorire l’aggregazione territoriale tra i ragazzi che «si muovono naturalmente» tra le diverse realtà mandamentali. Partendo dalla musica, che forse meglio richiama l’aggregazione, si punta anche a promuovere i gruppi locali. Si tratta infatti di organizzare tra i due Comuni una serie di concerti, con lo scopo di «dare visibilità» e spazio ai giovani impegnati in questo campo.
Strutture pubbliche, dunque, «aperte» alle dinamiche e alle stesse istanze giovanili anche in relazione alla ricerca di spazi adeguati per esprimersi. «Il progetto nasce dalla forte richiesta riscontrata tra i ragazzi, considerando che la musica è forse il veicolo più importante e sentito – spiega l’assessore Morsolin -. Stiamo lavorando per organizzare eventi musicali itineranti tra Monfalcone e San Canzian, mettendo in rete le rispettive strutture comunali». «L’obiettivo è quello di promuovere una serie di concerti, culminanti in una manifestazione finale che possa raccogliere tutte le espressioni giovanili, diventando una sorta di vetrina per i gruppi locali. Con la nuova cabina di registrazione – continua la Morsolin -, viene messa in campo al Centro giovani un’ulteriore offerta, per poter effettuare le prove, che sicuramente aumenterà l’afflusso degli utenti». Nell’arco di un anno, la struttura cittadina ha registrato un aumento del 30% delle presenze, passate nel 2008 a 7909 rispetto alle 5801 del 2007.
L’assessore alle Politiche giovanili di San Canzian, Diego Gratton, conferma la validità del progetto: «Nell’ambito della politica ormai decennale messa in campo dalla nostra amministrazione per valorizzare il mondo giovanile, intendiamo costruire una collaborazione con il Comune di Monfalcone che rappresenta un progetto pilota, partendo dalla musica. È un passo concreto nel percorso di interscambio tra i territori, che mi auguro possa spaziare anche in altri campi, coinvolgendo i ragazzi sulle tematiche proprie del territorio».

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Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
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Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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