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Il Piccolo, 13 marzo 2010
 
SCIOPERO PROVINCIALE DELLA CGIL E COMIZI DAVANTI ALLO STABILIMENTO
In 300 a fianco dei lavoratori della Eaton 
Fronte comune con le istituzioni. Chiesta la proroga della Cigs avviata un anno fa

LA CGIL
Chiesta la revisione del sistema degli ammortizzatori sociali, estendendo la cassa integrazione.
Cassa integrazione in deroga e lavori socialmente utili: chiesta la possibilità di coniugare i due aspetti.
Auspicato un fronte comune per la difesa del diritto al lavoro assieme a tutte le istituzioni e all’intera classe politica.
EATON
L’azienda chiede almeno altri 4 mesi di fermo-produzione, dal 14 aprile, data di scadenza della cassa integrazione.
Eaton spera nella ripresa del mercato per consentire la riapertura dello stabilimento.
In questo anno di pausa produttiva la società ha comunque tenuto la fabbrica in manutenzione per consentire un’eventuale immediata riapertura.
LA CASSA
Nell’Isontino il settore delle attività meccaniche ha totalizzato a febbraio oltre 113mila ore di Cigo e oltre 106mila di Cigs.
Il settore installazioni e impianti per l’edilizia ha registrato oltre 17mila ore di Cigo e 646 di Cigs, l’alimentare rispettivamente 304 ore e oltre 18mila.
Per i trasporti e comunicazioni sono state utilizzate 511 ore di Cigo e oltre 4mila ore di Cigs.
di LAURA BORSANI

La crisi tutt’altro che finita, la delocalizzazione che rischia di far perdere il patrimonio professionale al territorio. E gli ammortizzatori sociali, che vanno raddoppiati ed estesi, la cassa in deroga vincolata ai corsi di formazione e non accessibile a quanti svolgono lavori socialmente utili. Ancora, equità nella redistribuzione dei redditi, tassazioni alle rendite finanziarie, riduzione della prima aliquota Irpef, lotta all’evasione fiscale. Precarietà e lavoro insostenibile che attraversa tutte le categorie. Perchè il Governo «sta attaccando i diritti dei lavoratori previsti dalla Costituzione». La manifestazione della Cgil ieri mattina davanti alla Eaton tra i lavoratori in ”cassa”, in occasione dello sciopero provinciale, è stata una battaglia ”a tutto campo”, ma anche l’ennesima testimonianza di solidarietà a un’azienda simbolo della crisi nell’Isontino. «Continuiamo a lottare per salvare il posto di lavoro – ha detto Livio Menon, della Rsu di Eaton -. Siamo vittime di leggi ingiuste, creano solo una guerra tra poveri». Il messaggio è chiaro: serrare le fila per fare ”massa critica” coinvolgendo tutta la classe politica. I lavoratori stringono alleanza, assieme alle altre categorie sociali, come i pensionati, rappresentati ieri da Vittorio Franco (Spi-Cgil). Lo sciopero provinciale della Cgil, di tutte le categorie, a Monfalcone ha rinnovato il sostegno ai 310 dipendenti della Eaton, per i quali il 14 aprile scadrà, dopo un anno, la cassa integrazione straordinaria . Erano presenti circa 300 persone. Secondo la Cgil, il dato medio di adesione regionale si è assestato tra il 40 e il 50% con punte del 70% in alcune aziende come Fincantieri. A fianco dei lavoratori c’erano il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, e il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto. Gherghetta ha ribadito: «La Provincia è vicina a tutti i lavoratori. Siamo di fronte a una crisi creata dall’economia di carta che ha ”mangiato” l’economia reale. Invece di fare decreti interpretativi sulle liste elettorali – ha aggiunto -, è il caso di farli sulla possibilità di coniugare ammortizzatori in deroga e progetti socialmente utili». Ha fatto eco il sindaco Gianfranco Pizzolitto: «Le istituzioni sono coese. Siamo di fronte a gruppi finanziari e l’aspetto speculativo è preminente. A livello di Anci, collegandoci al sindacato, abbiamo messo in piedi tutte le misure possibili. Ma gli strumenti vanno coordinati e pubblicizzati». Ha citato il patto territoriale per comprendere tutte le potenzialità esistenti: «Si tratta non solo di posti di lavoro, ma di un patrimonio professionale che rischia di venire disperso». Ha ricordato le opportunità di Portorosega, che potrebbe diventare il porto della Baviera: «In questo dinamismo le singole criticità possono essere affrontate con altri approcci e strumenti».
Il segretario provinciale della Cgil, Paolo Liva, ha spiegato: «Lo sciopero odierno è contro l’incapacità del Governo di gestire la crisi. Abbiamo scelto di manifestare davanti alla Eaton simbolo di una realtà, l’Isontino, tra le aree della regione più investite dalla crisi. Non lasceremo soli i lavoratori». La Cgil ha sottolineato la necessità di rivedere il meccanismo degli ammortizzatori sociali: «Da subito – ha osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – abbiamo dato priorità a un elemento fondamentale: fermare i licenziamenti, condizione non risolutiva, ma necessaria per uscire dalla crisi. Chiediamo al Governo misure serie, non palliativi. L’eliminazione dei massimali previsti dalla Cigo e dalla Cigs e percorsi omogenei per i lavoratori». Ha evidenziato le incongruenze: «Per avere la cassa in deroga bisogna fare i corsi di formazione, dovendo attingere a fondi europei. Non è possibile accedervi se si è impiegati nei lavori socialmente utili. Dobbiamo restare uniti. Vogliamo lottare per difendere il diritto al lavoro previsto dalla Costituzione». Moreno Luxich, della Rsu Fiom di Fincantieri, ha aggiunto: «Anche noi stiamo soffrendo gli scarichi di lavoro, ma rispetto ai lavoratori della Eaton, siamo fortunati, poichè si tratta di scarichi definiti nel tempo. In Italia non c’è una politica industriale che possa dare prospettiva e dignità al lavoro. Sono problemi drammatici, che si ripercuotono nei rapporti tra gli stessi lavoratori». S’è rivolto poi alle altre sigle sindacali: «Con un Governo di centrodestra, non è possibile che sia solo una parte del sindacato a dire ”no”». Maurizio Vesnaver, della Rsu dell’Ansaldo, ha ricordato come all’Ansaldo dal primo marzo è partita la ”cassa”, a fronte di prospettive tutte da verificare.
 
LA PROPRIETÀ SPERA DI ACQUISÌRE NUOVE COMMESSE 
L’azienda: fondamentali altri 4 mesi di ”cassa”

Il lavoro allo stabilimento Eaton potrebbe ripartire. Ma per raggiungere questo obiettivo, confidando nella ripresa del mercato e quindi nel ritorno degli ordini, è necessario che il blocco della produzione venga prorogato almeno di ulteriori quattro mesi. L’azienda risponde ai lavoratori, ai quali ieri durante la manifestazione provinciale della Cgil, è stata rinnovata la solidarietà. Dunque la cassa integrazione in deroga per un periodo almeno di quattro mesi rappresenta un provvedimento fondamentale per riuscire ad ”agganciare” la ripresa. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha infatti affermato l’azienda in una nota -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi».
L’azienda ha inoltre richiesto alla Pubblica amministrazione di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove.
Nell’aprile del 2009, ricorda l’azienda, in seguito a una riduzione senza precedenti degli ordini effettuati presso la fabbrica di Monfalcone, Eaton ha annunciato che avrebbe messo in cassa integrazione i propri dipendenti e avrebbe interrotto la produzione per un periodo di un anno. «Durante tutta la pausa di produzione – ha aggiunto -, la compagnia ha lavorato per assicurare degli ammortizzatori sociali a impiegati e operai, in modo da ridurre l’impatto della crisi dell’industria sui lavoratori e le loro famiglie. La compagnia ha sempre tenuto lo stabilimento di Monfalcone in manutenzione, in modo da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto. Il duro lavoro e la dedizione di tutti gli operai, insieme al costante supporto dimostrato dalla comunità, sono molto apprezzati da Eaton». (la.bo.)

DOPO LA RIAPERTURA DEI BANDI 
Altre 8 assunzioni in Comune di personale che sarà impiegato in lavori socialmente utili

Altri otto lavoratori saranno impiegati dal Comune di Monfalcone in progetti di Lavori socialmente utili. Andranno ad affiancare quelli che, in cassa integrazione o mobilità, già da mesi stanno operano per la manutenzione del verde e degli arredi urbani e per la manutenzione della casa albergo e dell’asilo nido di via Tagliamento. I posti disponibili in base ai progetti approvati dalla Regione sono stati occupati solo ora, perché il Comune ha dovuto riaprire i termini dei bandi, allargandoli a tutto il mandamento, dopo che il primo tentativo era andato deserto. Le qualifiche richieste erano di tipo impiegatizio e l’ente locale non era riuscito a trovare dei candidati su base comunale. Tre degli otto lavoratori sono donne, che saranno impiegate nelle unità operative Contabilità fiscale ed economica, Contabilità e Finanza e Gestione economica del personale. «Da quanto so, almeno una delle lavoratrici che hanno superato la selezione è dipendente di Eaton – spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin – e quindi rischia di rimanere al lavoro nemmeno un mese, visto che i Lavori socialmente utili sono incompatibili con la cassa integrazione in deroga. Il sindaco sta quindi continuando a lavorare a livello regionale per tentare di trovare una soluzione e garantire ai lavoratori di Eaton di integrare l’indennità di cassa integrazione, se possibile».
Con la riapertura del bando su base mandamentale il Comune è riuscito a trovare anche l’addetto caposquadra-coordinatore dei operai cinque addetti al verde impiegati grazie agli Lsu già dallo scorso autunno. Sono stati coperti anche i cinque posti (di cui tre andati a delle donne) del progetto di attività con funzioni amministrativo contabili per migliorare le prestazioni offerte dall’ente a favore dell’utenza. (la. bl.)

Il Piccolo, 03 aprile 2010
 
PROROGA DELLA ”CASSA” 
Eaton e sindacati giovedì al tavolo del ministero

Eaton e sindacati saranno giovedì al tavolo del ministero del Lavoro per tentare di ottenere la concessione della cassa integrazione in deroga per un periodo di almeno quattro mesi. L’appuntamento, decisivo per evitare tagli, avrà luogo a sei giorni dalla chiusura della cassa integrazione straordinaria, dopo la quale rimane solo la mobilità per i 320 dipendenti del sito. «Nell’immediato non ci sono spiragli di una ripartenza e quindi la cassa in deroga è fondamentale», ribadisce Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, che assieme alle altre organizzazioni dei metalmeccanici aveva richiesto l’incontro al ministero nelle scorse settimane. A sottolineare l’esigenza di utilizzare ancora gli ammortizzatori sociali è stata la stessa multinazionale statunitense a metà marzo. «Per riprendere la produzione il 14 aprile – ha affermato l’azienda -, data di fine della cassa integrazione, gli ordini dovrebbero ancora tornare ai livelli che permetterebbero di riaprire lo stabilimento. Eaton spera in una ripresa del mercato. Per questo motivo, sta lavorando con le istituzioni locali e con i rappresentanti dei sindacati per richiedere che il periodo di stop della produzione venga esteso di almeno ulteriori 4 mesi». L’azienda ha inoltre richiesto alle amministrazioni di dare avvio ai corsi di formazione professionale per i lavoratori che desiderino trovare un altro impiego altrove. La società dall’avvio della Cigs, poco meno di un anno fa, ha sempre tenuto in manutenzione lo stabilimento in modo, ha spiegato la stessa Eaton, «da consentire un’eventuale riapertura immediata dell’impianto». Nonostante le rassicurazioni, i lavoratori continuano però a essere ”vicini” allo stabilimento per evitare qualsiasi tentativo di depauperamento. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 aprile 2010
 
ATTESA PER IL VERTICE AL MINISTERO. MERCOLEDÌ SCADE LA CIGS 
Eaton al bivio, 310 famiglie col fiato sospeso 
Oggi a Roma la decisione sulla ”cassa”: azienda e sindacati chiedono 12 mesi di proroga

di LAURA BORSANI

Ore di ansia e attesa per i 310 lavoratori di Eaton Automotive. Il loro destino è di fatto appeso alla decisione che assumerà oggi il ministero sulla richiesta della ”cassa” in deroga. Ormai siamo agli sgoccioli: mercoledì prossimo scade la cassa integrazione straordinaria, durata un anno. E le condizioni per la ripresa della produzione di valvole per motori nello stabilimento di via Bagni nuova, sono ancora lontane. Non si intravedono infatti al momento segnali utili a sostenere la riapertura dell’attività.
C’è pertanto grande attesa attorno all’esito di questo vertice, ritenuto per nulla scontato. L’incontro al ministero del Lavoro è previsto in tarda mattinata, alla presenza dei vertici dell’azienda, nonchè dei rappresentanti delle organizzazioni sindacali nazionali e provinciali, oltre ad un esponente della Rsu di stabilimento.
Siamo al bivio, considerando che, qualora non venga accolta la richiesta per la cassa in deroga, si aprirebbe uno scenario davvero buio, con lo spettro delle procedure di licenziamento. Un’ipotesi alla quale nessuno, azienda e sindacati, vogliono pensare. Con ciò pur nella consapevolezza che non sarà una trattativa facile: «Siamo decisamente preoccupati – ha infatti osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – L’esito positivo del confronto non è affatto scontato».
Con questo clima, dunque, ci si prepara ad affrontare la ”giornata del destino”. L’azienda, da parte sua, confidando in una ripresa del mercato che consenta la riapertura dello stabilimento, comunque tenuto in costante manutenzione per consentire un’eventuale riavvio immediato dell’impianto, punta a un obiettivo minimo di una proroga di 4 mesi, ritenuta però insufficiente volendo ”portare a casa” il più possibile. Otto mesi rappresenterebbero un ”respiro maggiore” e dodici mesi un traguardo definito ”ottimale”.
Una proroga di dodici mesi è quella che intendono richiedere i sindacati. «Puntiamo a ottenere il prolungamento più esteso possibile – ha spiegato Casotto -. Dodici mesi sarebbero la risposta migliore, mentre 4 mesi sono insufficienti. Significherebbe ritrovarsi questa estate con la stessa situazione attuale. Piuttosto sarebbe, a quel punto, auspicabile un lasso di 8 mesi, in modo da ripartire con le valutazioni il prossimo anno». A fare eco alle preoccupazioni è il rappresentante delle Rsu di stabilimento, Livio Menon: «Confidiamo che la cassa integrazione in deroga venga accettata, non è un passaggio automatico. In questa sede, ci attendiamo anche di conoscere le idee e la posizione dell’azienda. Il fatto comunque che si vada a discutere ancora di ammortizzatori sociali ci fa mantenere qualche speranza. La nostra richiesta è di una deroga per 12 mesi. Dalle ultime indicazioni fornite in occasione dell’incontro a Gorizia nel febbraio scorso, sappiamo che l’azienda al momento non è in grado di riaprire lo stabilimento in mancanza di condizioni di mercato sufficienti ai fini della ripresa. Siamo chiaramente preoccupati».
Una situazione molto delicata. Per la quale la ”cassa” in deroga rappresenta l’unica via per ”rimanere agganciati” alla salvezza dello stabilimento e alla salvaguardia occupazionale. Il provvedimento comporterebbe, inoltre, la frequentazione obbligatoria dei corsi di formazione, a fronte di una copertura del 30% delle ore di ”cassa”, da parte dei dipendenti, ai quali è necessaria l’iscrizione entro tre giorni, pena la perdita dell’indennità.
I sindacati hanno programmato due assemblee con i lavoratori, lunedì e venerdì prossimi. Incontri durante i quali i rappresentanti sindacali valuteranno la situazione e il da farsi, alla luce dell’esito dell’incontro al ministero. Ci sono altri aspetti presi in considerazione: il segretario provinciale Thomas Casotto ribadisce l’inadeguata funzionalità del sistema degli ammortizzatori sociali, denunciata da tempo dal sindacato. Pone anche l’aspetto retributivo, sostenendo la necessità di abbattere gli attuali massimali, a fronte dei quali la ”cassa” copre solo il 60% del reddito, con una media di circa 800 euro al mese.
 
LAVORI SOCIALMENTE UTILI 
«Dateci garanzie sui contratti»

Da una parte la cassa integrazione in deroga. Dall’altra i lavori socialmente utili. Una ”convivenza” difficile, per la quale i sindacati attendono risposte ufficiali dalla Regione. A riproporre anche questo aspetto è il rappresentante della Rsu di stabilimento della Eaton, Livio Menon: «L’esigenza – spiega – è quella di veder riconosciuti i contratti legati ai lavori socialmente utili pur in regime di cassa in deroga. La Regione ha dato un giudizio positivo in tal senso, volendo garantire la continuità dei contratti. Aspettiamo, pertanto, fiduciosi nella emissione della circolare regionale che ne sancisca il riconoscimento. Si tratta di un palliativo, ma comunque rappresenta un sostegno al reddito dei lavoratori».
Menon evidenzia «l’ottima partecipazione» dei dipendenti della Eaton ai lavori socialmente utili, quantificati in una sessantina rispetto ai 400 complessivi.
«Altre prospettive – aggiunge il rappresentante della Rsu di stabilmento – si profilano anche con il Comune di Grado, prevedendo pertanto un aumento delle adesioni. Per questo confidiamo in una risoluzione positiva che possa pertanto permettere ai dipendenti di mantenere o di accedere a queste occupazioni alternative, senza perdere il diritto alla cassa integrazione». (la.bo.)

MOLTI COLORO CHE HANNO PERSO IL LAVORO 
Nuovi poveri, oltre 500 gli assistiti dalla Cri 
Più che raddoppiate in due anni le persone che chiedono un aiuto alimentare e vestiti

Oltre cinquecento assistiti al mese con la consegna di borse della spesa, vestiti, oggetti di prima necessità. E i fondi che sono sempre meno, mentre le richieste aumentano. È la situazione in cui si trova a vivere la sezione cittadibna della Croce rossa, associazione che si occupa di garantire un sostegno, anche se temporaneo, a famiglie del mandamento monfalconese che si trovano in difficoltà. Fino a due anni fa si viaggiava sui 200 casi al mese. Ma negli ultimi tempi le cose sono molto peggiorate. Adesso, infatti, le persone assistite hanno sfondato quota 500. «Con la chiusura delle fabbriche e la Cassa integrazione le domande di assistenza si sono moltiplicate – spiega la responsabile della Cri locale, Bruna Muntoni Puzzi – e sono soprattutto famiglie. Anzi, negli ultimi tempi sono arrivati anche gli stranieri, che si trovano all’improvviso con un reddito dimezzato, ma una famiglia molto numerosa, di tre o quattro figli, da mantenere. Noi viviamo essenzialmente sulle elargizioni private e sui contributi che riusciamo a ottenere, e cerchiamo di fare il massimo con quello che abbiamo».
Le famiglie arrivano da tutto il mandamento, persino da Fogliano, ma la maggior parte si tratta di nuclei residenti a Ronchi e Monfalcone, oltre che da Staranzano.
La Cri locale copre il territorio da Monfalcone a Fogliano, fino a Doberdò e Grado (pari a oltre 72mila residenti). Si occupa non solo della spesa sociale, ma anche di trasporto infermi, attività socio-assistenziali e sanitarie, fondi e manifestazioni. Per quanto riguarda l’attività di trasporto infermi, la Cri effettua 8mila interventi complessivi per un totale di oltre 500 chilometri, impiegando 60 volontari. Per le attività socio-assistenziali si parla di 105 assistiti e di un totale di 421 interventi, con 519 ore totali. Per fortuna, i volontari non mancano: i corsi di formazione, iniziati nel 1984, hanno visto ben 1175 partecipanti. In totale, i soci sono circa 300, di cui una ventina appartenenti al corpo militare, 142 volontari del soccorso, 116 del comitato femminile, e 23 ”pionieri”.
Per poter mantenere questi suoi impegni, l’associazione ha messo in campo negli ultimi mesi diverse iniziative di auto-finanziamento per le quali è però richiesta la partecipazione della cittadinanza intera. A novembre grande successo ha riscosso il ballo organizzato all’Albergo Impiegati, che peraltro riprendeva una tradizione di qualche anno fa. Adesso, il nuovo appuntamento è per il 26 aprile, alle 20.30, al teatro Comunale di Monfalcone dove andrà in scena lo spettacolo musicale «Pinocchio… e qualcos’altro», in collaborazione con il coro Lions Singers diretto dal maestro Severino Zannerini, composto da parti raccontate e musicali. I biglietti sono in vendita alla sede della Croce rossa in via Cosulich il martedì e il venerdì dalle 10 alle 11. (e.o.)

Messaggero Veneto, 13 agosto 2009 
 
«Il presidio alla Eaton deve continuare»  
I sindacati invitano i lavoratori a non mollare: il salvataggio della Innse serva d’esempio
 
 
MONFALCONE. La notizia del raggiungimento dell’accordo tra le organizzazioni sindacali e la nuova cordata d’imprenditori, per la cessione dell’Innse di Milano rappresenta un’inversione di tendenza sulle politiche industriali e sociali del nostro paese. Lo affermano le Rsu della Eaton di Monfalcone, che invitano i lavoratori a proseguire il presidio iniziato qualche settimana fa per difendere il loro stabilimento e il loro lavoro.
Il risultato dell’Innse «è stato ottenuto grazie all’impegno e alla caparbietà dimostrata dai lavoratori, raggiunto con la lotta e con l’obbiettivo di salvare il loro sito industriale e la sua alta qualità produttiva, peraltro salvaguardando l’occupazione e prospettive future» dicono i rappresentanti sindacali dello stabilimento di via Bagni che a nome di tutte le lavoratrici e lavoratori, da mesi in cassa integrazione straordinaria e quotidianamente impegnati nel monitoraggio dello stabilimento di via Bagni nuova, esprimono solidarietà a tutti i lavoratori italiani, che hanno intrapreso ogni forma di lotta per la difesa del proprio posto di lavoro.
«Il grande risultato raggiunto all’Innse apre una importante fase sul fronte delle rivendicazioni operaie e dà speranza a tutti; pertanto, le lavoratrici e i lavoratori della Eaton oggi impegnati nella salvaguardia del proprio posto di lavoro, esprimono soddisfazione per il risultato raggiunto a Milano» dicono, ricordando che cassaintegrati e Rsu proseguiranno anche questa settimana l’attività di monitoraggio dello stabilimento, coinvolto dalla pesantissima crisi del settore dell’automobile per il quale produce valvole e di fatto fermo dall’inizio dell’anno.
Un gruppo di lavoratori, assieme ai loro rappresentanti sindacali sarà presente ogni giorno dalle 9 alle 12 nella fabbrica di via Bagni nuova per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione. Un’ipotesi questa che era emersa nel corso di un incontro con la società nella seconda meta di giugno nella sede dell’Assindustria di Gorizia e che i sindacati avevano subito stoppato. Tra azienda e sindacati è già intervenuta una sorta d’intesa per la rottamazione di un macchinario ritenuto obsoleto, ma i lavoratori temono che dall’azienda possano uscire anche apparecchiature ancora utili alla produzione. «Vogliamo far capire alla società che siamo presenti – spiega Livio Menon, della Rsu Eaton – e che ci opponiamo sempre a qualsiasi tentativo di delocalizzazione».
La situazione dell’azienda, investita dalla crisi già dallo scorso autunno dal crollo del mercato dell’auto, non dovrebbe migliorare nei prossimi mesi a livello europeo, mentre qualche timido segnale di ripresa si sta affacciando negli Usa e in Asia. Azienda e sindacati hanno quindi già stabilito di incontrarsi ancora a settembre per un nuovo punto della situazione, finalizzato alla migliore gestione possibile dello scarico di lavoro che per i lavoratori si sta traducendo in crescenti difficoltà economiche. L’obiettivo della Rsu rimane quindi quello di salvaguardare i posti di lavoro, 335, esistenti a Monfalcone durante tutta la durata di una crisi la cui conclusione, comunque, secondo i sindacati non è vicina.
Cristina Visintini

Il Piccolo, 13 agosto 2009 
 
DOPO LA VICENDA INNSE  
Nuove speranze tra i lavoratori Eaton
 
 
Mentre prosegue il monitoraggio della loro fabbrica, chiusa per cassa integrazione straordinaria da quattro mesi, i lavoratori della Eaton Automotive di Monfalcone guardano con speranza al risultato ottenuto dai colleghi della Innse di Milano, acquisita dopo un anno di crisi dal gruppo Camozzi, che assorbirà tutte le maestranze. Le Rsu dello stabilimento di via Bagni nuova invitano quindi tutti i lavoratori della Eaton a proseguire lungo la strada decisa in assemblea, nella quale «il presidio intrapreso diventa determinante per il prosieguo della vertenza». Secondo le Rsu della Eaton, il raggiungimento dell’accordo tra le organizzazioni sindacali e la nuova cordata d’imprenditori per la cessione dell’Innse di Milano «senza dubbio rappresenta un’inversione di tendenza nelle politiche industriali e sociali del Paese». «Questo risultato è stato ottenuto grazie all’impegno e alla caparbietà dimostrata dai lavoratori dell’Innse – aggiungono comunque le Rsu -, raggiunto con la lotta e con l’obiettivo di salvare il proprio sito industriale e la sua alta qualità produttiva, peraltro salvaguardando l’occupazione e prospettive future».

Il Piccolo, 23 settembre 2009 
 
DOPO LA CHIUSURA DELLA FABBRICA A MASSA E 50 LICENZIAMENTI IN PIEMONTE  
I 300 della Eaton in cassa temono la mobilità  
Da mesi senza lavoro, si guarda con preoccupazione alla situazione negli altri stabilimenti
 

Il mercato dell’automobile è in leggera ripresa, ma la cristi che ha investito il settore a partire dalla metà dello scorso anno fa ancora molta paura agli oltre 300 dipendenti dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone, che produce valvole per case automobilistiche italiane e straniere. Dopo aver chiuso nel 2005 il sito di Rivarolo Canavese e alla fine del 2008 quello di Massa (350 licenziati), Eaton ha deciso di ridurre anche l’occupazione dell’altro stabilimento di Rivarolo, la Amtec, che produce testate per automobili. Si tratta di un segnale preoccupante per i rappresentanti sindacali dei lavoratori di Monfalcone, tutti in cassa integrazione straordinaria da aprile.
«Possiamo pensare a una delocalizzazione corposa di tutto il business in Italia», affermano le Rsu. «La decisione di licenziare una cinquantina di dipendenti nello stabilimento piemontese – aggiungono i rappresentanti sindacali -, senza alcuna prospettiva futura, con la proposta di rivedere le mansioni interne di tutto il personale, accompagnata all’utilizzo della Cigs per un anno per la settantina di lavoratori che non saranno messi in mobilità, impone a tutti una riflessione sulle prospettive future di Eaton». Anche a fronte di quanto sta accadendo alla Carraro di Gorizia, dove 80 lavoratori sono stati posti in mobilità, le Rsu della Eaton Automotive chiedono che i rappresentanti politici prendano una posizione chiara sul rischio di una delocalizzazione delle attività industriali presenti nell’Isontino. I sindacati guardano in ogni caso all’incontro con l’azienda in programma per il 16 ottobre nella sede dell’Assindustria di Gorizia. All’appuntamento le Rsu intendono presentarsi per difendere il futuro dello stabilimento di Monfalcone. «Prendiamo atto della situazione Amtec – affermano i sindacati -, ma non intendiamo percorrere minimamente la strada piemontese, cioè quella della mobilità e dei licenziamenti. La discussione deve tener conto di investimenti e prospettive industriali. Il rilancio dello stabilimento di Monfalcone passa ovviamente attraverso la volontà di Eaton di investire e potenziare il sito, anche accedendo ai fondi regionali per avviare i corsi di riqualificazione, che permettono di aumentare le capacità tecniche delle maestranze, migliorando la qualità prodotta».
Le Rsu e numerosi lavoratori continuano intanto a mantenere un contatto quotidiano con lo stabilimento per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione.
Un’ipotesi questa che era emersa nel corso di un incontro con la società nella seconda meta di giugno nella sede dell’Assindustria di Gorizia e che i sindacati avevano subito duramente contestato. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 23 settembre 2009 
 
Monfalcone. I sindacati non intendono scendere a compromessi con l’azienda. Vertice in ottobre  
Posti di lavoro “blindati” alla Eaton
 
 
MONFALCONE. L’obiettivo rimane fermo: mantenere attivo il sito Eaton di Monfalcone. L’intento è stato ribadito dalle Rsu dello stabilimento, da sempre attive nella difesa del loro posto di lavoro e che sarà ripetuto anche nel corso dell’incontro che il prossimo 16 ottobre i sindacati avranno con l’azienda nella sede dell’Associazione degli industriali, soprattutto alla luce delle dichiarazioni comparse sui quotidiani regionali, secondo cui la dirigenza Carraro Pnh intende ridurre l’occupazione nello stabilimento di Gorizia, mettendo in mobilità ottanta lavoratori.
«Notizia che impone a tutti una seria riflessione sullo stato della crisi che colpisce la nostra provincia. Le condizioni che viviamo – dice la Rsu di Eaton, i cui 340 dipendenti sono in cassa integrazione ormai dall’inizio anno – sono tragiche, ci portano a pensare che il disegno complessivo di delocalizzazione che è perpetuato da più imprenditori. Anche Eaton ha deciso di applicare la stesse cura nello stabilimento Amtec di Rivarolo Canavese in Piemonte, e fa pensare a una delocalizzazione corposa di tutto il business in Italia». La Rsu Eaton chiede di riflettere attentamente anche sulla decisione di licenziare una cinquantina di dipendenti, nello stabilimento Eaton piemontese, senza nessuna prospettiva futura, con la proposta di rivedere le mansioni interne di tutto il personale, accompagnata all’utilizzo della Cassa integrazione straordinaria per un anno.
Decisione che influenzerà decisamente le prospettive future di Eaton. «Le Rsu Eaton, in nome di tutte le lavoratrici e lavoratori di Monfalcone, esprimono la massima solidarietà alle maestranze di Carraro e vogliono porre l’accento, sull’esigenza di un rifiuto totale al progetto industriale in atto, dicendo basta alle delocalizzazioni. Chiedono che il mondo politico prenda una posizione chiara su questa questione. Inoltre prendono atto della situazione Amtec, ma non intendono percorrere minimamente la strada piemontese: la discussione – dicono – deve tener conto d’investimenti e prospettive industriali. Il rilancio dello stabilimento di Monfalcone passa ovviamente attraverso la volontà di Eaton, di investire e potenziare il sito, anche accedendo ai fondi regionali per avviare i corsi di riqualificazione, che permettono di aumentare le capacità tecniche delle maestranze, migliorando la qualità prodotta».
Nel corso dell’estate, compresa la settimana di Ferragosto, nello stabilimento di via Bagni è proseguita l’attività di monitoraggio per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione.

Il Piccolo, 02 ottobre 2009 
 
I 330 operai della Eaton in Cassa: «Nessun aiuto da banche e istituzioni»  
Il sindaco ammette ritardi. La ripresa del settore auto non si è sentita nell’azienda di via Bagni
 
 
di LAURA BLASICH

In cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile, i 330 lavoratori di Eaton Automotive continuano a essere molto preoccupati per il futuro dell’azienda di via Bagni Nuova. Un minimo di ripresa c’è, ma finora a beneficiarne non è stata la fabbrica monfalconese, mentre nello stabilimento piemontese di Bosconero a fine agosto si è chiusa la cassa integrazione, in quello tedesco di Nordhausen si fanno gli straordinari e il sito polacco lavora a pieno regime. «La crisi c’è ancora, perché il calo del settore dell’auto è passato dal 35 al 25% – dicono Livio Menon e Fiorenzo Puntin della Rsu di Eaton -, ma al momento viene fatta pagare tutta a Monfalcone». Da Eaton sindacati e lavoratori vogliono quindi indicazioni chiare sul proprio futuro ed è quanto solleciteranno nell’incontro del 16 ottobre in Assindustria a Gorizia. Dalle istituzioni si attendono invece azioni concrete a sostegno del reddito e della riqualificazione professionale. Quanto non è invece ancora avvenuto, hanno sottolineato ieri i delegati della Rsu incontrando in municipio il sindaco Gianfranco Pizzolitto e nel pomeriggio il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, nella sede dell’Ufficio per l’impiego di Monfalcone. Il sindaco, come presidente dell’Anci regionale, ha dovuto ammettere che si sta muovendo molto lentamente il percorso avviato con gli istituti bancari per arrivare alla sospensione del pagamento di mutui e finanziamenti da parte dei lavoratori coinvolti dalla crisi. Il Comune conta invece, come ha spiegato l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, di avviare in tempi abbastanza stretti i progetti per 16 lavori socialmente utili. «La capacità dei vari servizi dell’ente locale è limitata – ha spiegato l’assessore Morsolin -, ma stiamo comunque valutando di aggiungere al progetto iniziale altri 5-6 posti». Dalla Regione non è arrivato ancora il via libera formale, ma un’indicazione a procedere sì. Nella riunione di ieri la giunta ha quindi approvato una delibera con cui si indica all’Ufficio per l’impiego di Monfalcone i posti disponibili e i requisiti richiesti. È una possibilità, quella dei lavori socialmente utili, sulla quale sindacati e lavoratori non puntano comunque molto, anche perché i criteri di selezione potrebbero privilegiare chi il lavoro l’ha perso proprio o è in mobilità.
Sindacati e lavoratori vorrebbero invece veder partire in fretta corsi di riqualificazione. «Pensiamo al polo nautico – ha osservato Fiorenzo Puntin – che ha bisogno di falegnami e di resinatori o ai nuovi insediamenti industriali previsti a Monfalcone». Pure sul fronte della formazione la Rsu rileva «un ritardo sconcertante» da parte di istituzioni. «Un’azione di sollecito è stata effettuata – ha affermato il sindaco Pizzolitto -, ma è vero che finora non si è mosso granché».

Messaggero Veneto, 02 ottobre 2009 
 
Crisi Eaton, i rappresentanti dei lavoratori sollecitano efficaci corsi di formazione 
 
MONFALCONE. Organizzare corsi di formazione per mansioni che rispondano alle necessità del territorio, arrivare a un accordo con le banche per il blocco dei mutui in attesa che passi il periodo di crisi, avviare forme corporativistiche e l’ausilio dei lavori previsti dai progetti socialmente utili sono stati i temi affrontati durante l’incontro che i rappresentanti dei lavoratori di Eaton Automotive hanno avuto con il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto, e con l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin.
Incontro voluto a fronte della difficile situazione che stanno vivendo i quasi 340 dipendenti dello stabilimento di via Bagni, in cassa integrazione da lunghi mesi e per cui è già stata siglata la mobilità, che interesserà al massimo 20 lavoratori volontari (le adesioni non incentivate sarebbero 5). La richiesta più forte, spiegata da Livio Menon e Fiorenzo Puntin (Rsu), è avviare corsi di formazione che rispondano al mercato lavorativo del territorio.
«Un operaio messo fuori dal mercato produttivo non può pensare di avere un futuro con i progetti socialmente utili. Ben vengano, ma sono un ausilio. Abbiamo invece chiesto – hanno detto – di poter partecipare a corsi che ridisegnino il tessuto produttivo in base a una mappatura delle richieste del territorio. Per esempio, quelle del polo nautico, che abbisogna di falegnami e resinatori e che ora impiegano personale che arriva da Slovenia e Croazia».
Riconoscendo lavoro e impegno del Comune di Monfalcone e dell’Anci, Menon ha sollecitato più comunicazione e relazione tra gli enti interessati «perché altrimenti non si arriva a nulla. Serve un tavolo concertativo per fare chiarezza anche con Regione e Consorzio industriale». Enti con cui il sindaco s’è impegnato a organizzare un incontro, in particolare con il presidente Tondo, atteso a breve in città. Pizzolitto ha spiegato come il percorso che coinvolge Regione, Anci, Upi con le banche e che riguarda i mutui, sia stato avviato, «ma va a rilento». L’assessore regionale Rosolen ha già chiesto alle banche di presentare proposte, che saranno vagliate. Il primo cittadino, ricordando l’esempio di Icicoop, ha avanzato anche la proposta di poter avviare per Eaton una forma corporativistica e ha proposto di organizzare un incontro con rappresentanti e tecnici delle cooperative. Proposta che sarà vagliata dai rappresentanti Eaton e che sarà presentata ai lavoratori all’assemblea del 27 ottobre.

Il Piccolo, 17 ottobre 2009 
  
Formazione retribuita per i lavoratori Eaton  
I 330 dipendenti sono in ”cassa” dallo scorso aprile
 
 
Non c’è lavoro in vista per la Eaton Automotive di Monfalcone, i cui 330 dipendenti sono in cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile. Il mercato dell’auto, per il quale lo stabilimento produce valvole, continua a rimanere in una situazione di difficoltà e la società non ritiene ci sia la possibilità di una ripresa della produzione entro la fine dell’anno, mentre anche le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti. Nell’incontro di ieri all’Assindustria di Gorizia azienda e sindacati hanno però trovato un’intesa sul ricorso alla formazione retribuita, possibilità offerta dalle azioni anti-crisi messe in campo dal Governo nel corso dell’estate, per tutti i lavoratori della fabbrica di via Bagni Nuova. Eaton e sindacati si attiveranno quindi, ciascuno per i propri canali, nei confronti della Regione per avviare nel più breve tempo possibile un percorso formativo in grado di integrare il reddito dei cassintegrati e nello stesso tempo di qualificare e mantenere in attività i lavoratori in vista della ripresa.
«Lo strumento della formazione retribuita pare quindi adeguato sia per l’azienda, che ha l’esigenza appunto di effettuare una formazione continua delle maestranze – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, ieri presente al tavolo assieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus e alle Rsu -, sia dei lavoratori, che hanno bisogno di integrare l’indennità di Cigs». I sindacati sperano che i percorsi formativi retribuiti siano attivabili nel più breve tempo possibile, coinvolgendo tutti i 330 dipendenti di Eaton, anche se a scaglioni. Alcuni lavoratori intanto hanno presentato domanda per uno dei 18 posti di lavoro socialmente utile creati dal Comune di Monfalcone grazie ai fondi stanziati dalla Regione.

Messaggero Veneto, 17 ottobre 2009 
 
Crisi Eaton, raggiunta l’intesa sulla formazione retribuita 
 
MONFALCONE. Il mercato dell’auto continua ad essere in gravi difficoltà e ciò comporta, quale conseguenza, l’assenza di lavoro per i 330 dipendenti della Eaton Automotive di Monfalcone, che sono in cassa integrazione straordinaria dallo scorso aprile.
Oltre alla già pesante realtà attuale, la società, che ieri ha incontrato nella sede di Assindustria a Gorizia i rappresentanti sindacali, non ritiene ci sia la possibilità di una ripresa della produzione entro la fine dell’anno, mentre anche le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti.
L’ incontro è servito però per trovare un’intesa sul ricorso alla formazione retribuita, possibilità offerta dalle azioni anti-crisi messe in campo dal Governo nel corso dell’estate. Eaton e sindacati si attiveranno quindi, nei confronti della Regione per avviare nel più breve tempo possibile un percorso formativo in grado di integrare il reddito dei cassintegrati e nello stesso tempo di qualificare e mantenere in attività i lavoratori in vista della ripresa. “Lo strumento della formazione retribuita pare quindi adeguato sia per l’azienda, che ha l’esigenza appunto di effettuare una formazione continua delle maestranze sia dei lavoratori, che hanno bisogno di integrare l’indennità di Cigs” spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, presente al tavolo assieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus e alle Rsu.
Eaton non ha parlato di un possibile prolungamento della Cigs oltre al prossimo aprile, ma ha comunque prospettato un 2010 di difficoltà nel caso in cui il settore dell’auto non fosse trainato da un rinnovo degli incentivi.

Messaggero Veneto,  25 ottobre 2009 
 
Le Rsu Eaton attaccano la Provincia: «Non ha mantenuto le promesse» 
 
MONFALCONE. «Se è stato commesso un errore e le promesse non possono essere mantenute, le istituzioni abbiano il coraggio di ammetterlo e non proseguano in un atteggiamento che non serve a nulla». È questa la richiesta della Rsu Eaton, a nome di tutti i lavoratori dello stabilimento di via Bagni a Monfalcone, dopo l’ultimo incontro in cui sarebbe emerso che poche delle promesse fatte sui futuri corsi di formazione sarebbero state realizzate.
«Dopo il primo incontro con l’amministrazione provinciale di Gorizia, le Rsu unitamente a tutte le lavoratrici e lavoratori, avevano avuto una certa fiducia e speranza, dalle parole del presidente prima e dall’assessore al lavoro provinciale poi. Le promesse fatte – spiegano i rappresentanti sindacali – indicavano una strada atta a organizzare corsi professionali per la riqualificazione e l’integrazione al reddito e veniva data la piena disponibilità dell’ufficio provinciale per l’impiego, dichiarando addirittura, che il funzionario responsabile scelto avrebbe indossato la maglietta con la scritta Eaton, segnale di grande sensibilità».
Durante il recente incontro con il gruppo di operai, scelto dalle Rsu in rappresentanza di tutte le maestranze, si sarebbe scoperto che «le promesse rimangono parole al vento. Una doccia fredda in merito alle promesse fatte dall’amministrazione provinciale, che scopriamo irrealizzabili» afferma la Rsu chiedendo che si tenga fede alle promesse e che se non possono realizzarsi, si ammetta chiaramente l’errore, «rimediando all’eventuale confusione sulle varie competenze spettanti. Non chiediamo l’impossibile, ma rifiutiamo categoricamente promesse irrealizzabili perché non sono di competenza della Provincia. Le Rsu, unitamente a tutti i lavoratori intendono proseguire il dialogo con tutti, dalle amministrazioni locali, provinciali e regionali, perché solo con l’assunzione delle proprie responsabilità si può dare risposte serie ai problemi».

Il Piccolo, 28 ottobre 2009 
 
IL CASO  
Dalla Provincia solo parole ai lavoratori Eaton
 
 
Dopo, l’incontro con l’amministrazione provinciale di Gorizia, le Rsu unitamente a tutte le lavoratrici e lavoratori, avevano avuto una certa fiducia e speranza, dalle parole del Presidente prima e dall’Assessore al lavoro provinciale poi. Le promesse fatte indicavano una strada atta a organizzare corsi professionali per la riqualificazione e l’integrazione al reddito, come anche la disponibilità di mettere tutta la struttura dell’ufficio per l’impiego provinciale, dichiarando addirittura, che il funzionario responsabile scelto, indosserà la maglietta con la scritta Eaton, facendo così capire a tutte e tutti i presenti, la massima sensibilità.
Dopo l’incontro del 20 ottobre, con il gruppo di operai, scelto dalle Rsu, in rappresentanza di tutte le maestranze, si scopre che promesse rimangono parole al vento, una doccia fredda per le promesse fatte dalla Provincia, che scopriamo irrealizzabili. Pertanto le scriventi chiedono di tener fede alle promesse e se esse non possono realizzarsi, si ammetta chiaramente l’errore. Non chiediamo l’impossibile, ma rifiutiamo categoricamente promesse irrealizzabili perché non sono di competenza della Provincia.
Le Rsu, con i lavoratori intendono proseguire il dialogo con tutti, dalle amministrazioni locali, provinciali e regionali, perché solo con l’assunzione delle proprie responsabilità si può dare risposte serie e certe. Pertanto invitiamo la giunta provinciale a fare chiarezza sulle competenze e darci il proprio appoggio solidale e tecnico.
Rsu Eaton, Monfalcone

Messaggero Veneto, 13 novembre 2009 
 
Caso Eaton, si mobilitano Fiom e Fim  
Sollecitata una disposizione attuativa del decreto anti-crisi del governo
 
 
MONFALCONE. Resta difficile la situazione per i 330 lavoratori della Eaton di Monfalcone, in cassa integrazione straordinaria da aprile.
Non ci sono prospettive di ripresa del settore e oltre alla crisi è forte il timore della delocalizzazione, dato che gli stabilimenti aziendali polacchi, tedeschi e di Bosconero (Torino) invece lavorano. «Sarebbe ottimo usare il decreto anti-crisi del governo per intervenire soprattutto sulla formazione retribuita, se esistesse però il decreto attuativo che lo rende usabile. È un ottimo strumento, che non può però essere usato», spiegano con amarezza i segretari provinciali di Fiom, Casotto, e Fim, Turus, che hanno incontrato alcuni funzionari regionali dell’assessorato all’industria (l’assessore era impegnato in altro incontro) per monitorare la situazione Eaton e appunto la possibilità di usare il decreto anti-crisi.
«L’azienda ha affermato di pensare a una ristrutturazione interna, ma anche se ci fosse una ripresa del settore, dovrebbero essere rivisti pure gli organici. Cadrebbe a fagiolo quindi il decreto nazionale, ma non può essere usato – ribadiscono –. È per questo che abbiamo chiesto alla Regione di farsi carico dell’attivazione del decreto attuativo, anche perché è sconcertante che una legge così importante, che prevede la formazione retribuita e i contratti solidali, resti ferma. È un ritardo grave che dimostra come le misure messe in campo dalla politica siano insufficienti».
Riconoscendo disponibilità e tempestività della Regione nell’organizzare l’incontro, riferiscono che i funzionari si sono impegnati per “premere” settimanalmente sul governo perché il decreto possa divenire realtà «vista la necessità dei lavoratori e delle famiglie di avere delle risposte».
Ieri lavoratori e sindacati Fiom di Detroit, Mw, Rohen Est, Galileo e Omi con altre aziende della Destra Isonzo hanno manifestato tra le 9 e le 11 all’incrocio tra la statale 305 e la bretella che conduce all’autostrada per un volantinaggio con rallentamento del traffico. L’iniziativa organizzata dalla Fiom nell’ambito della mobilitazione permanente «ha lo scopo – si legge nei volantini – di rendere esigibile la democrazia nei luoghi di lavoro e la consultazione col referendum di tutti i lavoratori metalmeccanici». Oggetto della protesta l’intesa separata sul contratto nazionale dei metalmeccanici siglato da Fim, Uilm e Ugl con Federmeccanica. L’iniziativa, preceduta mercoledì da un sciopero in Ansaldo e Fincantieri e dal volantinaggio al mercato settimanale, non ha creato tensioni. (cris.vis.)

Il Piccolo, 29 novembre 2009
 
LAVORATORI EATON  
Staranzano, assunti cinque cassintegrati  
Il Comune li metterà per un anno sotto contratto
 
 
STARANZANO Sono tutti cassintegrati a zero ore della Eaton di Monfalcone ma residenti a Staranzano, i cinque lavoratori che prenderanno servizio nel Comune da martedì.Il contratto durerà un anno intero. Quattro operai e un impiegato a tempo determinato nell’ambito del progetto regionale “Lavori socialmente utili”, che hanno superato la selezione conclusa nei giorni scorsi, dopo che erano state presentate ben 74 domande. Si chiude, dunque, il cerchio per combattere la crisi, con soddisfazione da parte dell’amministrazione dopo che l’iniziativa, seppur in misura contenuta ma coronata da successo, è stata proposta dal Comune con l’aiuto di contributi regionali.
Per l’assessore ai Servizi Sociali, Riccardo Marchesan, purtroppo la massiccia richiesta delle domande di lavoro che ha coinvolto un vasto territorio, ha evidenziato che tanti non hanno più un posto di lavoro, perché sono in cassa integrazione o in mobilità, cioè l’anticamera del licenziamento. «Grazie ai lavori socialmente utili – ha ribadito Marchesan – oltre a dare una risposta concreta a chi si trova in difficoltà a causa della crisi economica, si potrà anche intervenire in settori che non sempre possono essere adeguatamente curati dal Comune per la ristrettezza di personale». I quattro operai, come illustrato nel bando di concorso, verranno utilizzati, in stretta collaborazione con la squadra di operai già esistente (in tutto ora saranno 10), per la manutenzione ordinaria e straordinaria del verde pubblico, per la riparazione pulizia di strade, edifici pubblici, siti archeologici, sentieri naturalistici e manutenzione di aree lacustri fluviali e costiere.
Il secondo progetto del bando riguarda, invece, l’assunzione di una unità da impiegare nel lavoro amministrativo degli affari generali. L’impegno settimanale sarà di 36 ore di cui 20 retribuite dal trattamento previsto dalla cassa integrazione o mobilità e le restanti 16 come da retribuzione della pubblica amministrazione. C’è da sottolineare che se in aprile finirà la cassa integrazione e i lavoratori rientreranno alla Eaton, si dovrebbe procedere alla loro sostituzione per completare il periodo di un anno, come previsto dal bando.
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 31 dicembre 2009
 
LAVORO. LA FABBRICA DI VIA BAGNI SIMBOLO DELLA CRISI A MONFALCONE 
Il Capodanno più difficile per i 340 della Eaton 
Tutti a casa con 800 euro al mese e produzione azzerata da aprile. Pessimismo sulle possibilità di ripresa

di FABIO MALACREA

Sarà il Capodanno più angoscioso quello che aspetta i 340 lavoratori della Eaton Automotive, la fabbrica-simbolo della crisi del lavoro a Monfalcone. Da un anno 320 tra operai e impiegati sono in cassa integrazione e sono costretti a cavarsela con 800 euro al mese. Dall’aprile scorso la produzione è azzerata e una ventina di dipendenti, per lo più impiegati amministrativi e tecnici, hanno già scelto l’esodo non incentivato. L’ammortizzatore scadrà il 14 aprile e le prospettive sono nere. Prognosi infausta, si dice per un malato senza speranza.
Lo ritiene anche il sindaco che ha amaramente definito «ormai persa» la fabbrica di via Bagni Nuova. Non se lo nascondono nemmeno i lavoratori che non ritengono verosimile un cambio di rotta visto che la crisi dell’auto è destinata a proseguire, secondo tutti gli osservatori, anche nel 2010. I contatti con l’azienda sono sempre più rari. E le voci che arrivano sono improntate al più nero pessimismo.
Nel frattempo ci sono 340 famiglie che non ce la fanno più a tirare avanti e che, peggio ancora, non hanno speranze. I lavoratori di Eaton hanno un’età media di 35-45 anni, è tutta gente con famiglia. Molti hanno il mutuo-casa da pagare e i figli da mandare a scuola. I più anziani, una cinquantina in tutto, hanno approfittato di tre scivoli incentivati tra il 2005 e il 2008. Hanno abbandonato la nave appena in tempo per evitare il naufragio. Quelli che sono rimasti sono troppo giovani per pensare alla pensione e troppo ”vecchi” per trovare nuove collocazioni. E davanti hanno un anno ricco solo di incognite che li costringe a vivere in una situazione psicologica a dir poco precaria.
«Nel Natale del 2008, un anno fa – ricorda Fiorenzo Puntin della Rsu Fim – ci ritrovammo tutti in piazza con il sindaco e l’assessore provinciale. Eravamo già in cassa con produzione al minimo. Ci furono impegni, ci fu data qualche speranza. Ma quest’anno è passato inutilmente o quasi. I corsi di riqualificazione promessi dalla Provincia sono rimasti per ora sulla carta, i lavori socialmente utili stanno dando una mano a una trentina di persone. Ma non basta. Qui ci vuole un impegno preciso da parte delle istituzioni, degli Industriali, delle forze politiche. Quest’anno non siamo tornati in piazza. Temo che ad aprile, quando scadrà la cassa straordinaria, vedrete anche noi sul tetto della fabbrica, così forse qualcuno si accorgerà del dramma che stiamo vivendo».
La Eaton Automotive è da 35 anni una delle realtà industriali più importanti della città e uno degli stabilimenti di punta della multinazionale Usa. Produceva valvole per auto per clienti prestigiosi: Fiat, Iveco, tutte le case francesi, Audi e Volkswagen. Dagli anni ’90 anche per i giapponesi, Nissan e Toyota. Da Monfalcone uscivano 25 milioni di valvole l’anno, una media di due milioni 200mila al mese. Da gennaio ad aprile 2009 la produzione è crollata a tre milioni l’anno. Da aprile scorso a zero. Tutti a casa, compresi i lavoratori della mensa e delle pulizie, una ventina.
La Eaton è stata stretta nella morsa della crisi Lehman Brothers e da quella dell’auto, con il crollo del 25% delle vendite. Nel settembre 2008 l’azienda ha comunicato gli scarichi di lavoro a Monfalcone che hanno prodotto i primi sei mesi di cassa ordinaria e la chiusura del turno weekend.
«Si lavorava 5 o 6 giorni al mese ma si lavorava – precisa Puntin -. Poi, scaduta la cassa ordinaria, l’azienda ci ha convocati in Assindustria e ci ha mandati tutti a casa: un anno di cassa straordinaria, l’anticamera della mobilità». Prospettive? Nere. Eaton ha scaricato di fatto la crisi sullo stabilimento di Monfalcone che le garantiva il 25% della produzione, guarda caso la stessa percentuale di contrazione delle vendite di auto. «È così – conclude Puntin -. Gli stabilimenti Eaton in Polonia e in Germania continuano a viaggiare a pieno ritmo. E anche quello di Rivarolo ha ripreso dopo alcuni mesi di cassa. È chiaro che si è voluto concentrare solo su di noi i tagli. Ed è assai improbabile che si possa assistere a un cambio di rotta. Sicuramente non nel 2010».

Il Piccolo, 13 febbraio 2010
 
INCONTRO ALL’ASSINDUSTRIA DI GORIZIA TRA AZIENDA E SINDACATI 
Crisi Eaton, nessuna proroga della ”cassa”

Non ci sono ancora le condizioni per la ripresa della produzione di valvole per automobili nello stabilimento Eaton di Monfalcone, fermo da metà aprile 2009. Nell’incontro di ieri all’Assindustria di Gorizia con le Rsu e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm la società non ha però parlato di ricorso alla mobilità e quindi di chiusura della fabbrica. Non lo ha fatto a due mesi dalla conclusione dell’anno di cassa integrazione straordinaria concessa a tutti i lavoratori del sito (scesi da 340 a 310) per fare fronte allo scarico di lavoro legato alla crisi del mercato dell’auto. La Cigs non è però prorogabile per un altro anno e quindi azienda e sindacati si ritroveranno all’inizio di marzo per definire un quadro di strumenti alternativi per fare fronte a un carico di lavoro sempre insufficiente. Eaton, secondo quanto riferito dai sindacati dei metalmeccanici, sta attendendo ancora alcuni dati dal mercato e si è quindi presa un paio di settimane per effettuare valutazioni. «La situazione, quanto a volumi di valvole per lo stabilimento di Monfalcone, non sembra essere cambiata rispetto allo scorso autunno – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -. In sostanza, al momento non c’è un carico di lavoro sufficiente per far ripartire lo stabilimento. L’azienda ha però affermato che lo stabilimento rientra ancora nei suoi piani industriali e non ricorrerà alla mobilità». Come previsto nell’accordo sull’apertura della cassa integrazione straordinaria, gli impianti della fabbrica di via Bagni nuova vengono sempre sottoposti a regolare manutenzione e verifica. Intanto per i lavoratori della Eaton Automotive, passati da 340 a 310 nell’arco di 10 mesi, l’integrazione del reddito sembra per ora essere arrivata soprattutto dai Lavori socialmente utili e in misura minore dai percorsi di formazione e riqualificazione professionale. Sono 30 i cassintegrati di Eaton che sono riusciti accedere ai progetti dei lavori socialmente utili, anche se a mettersi in corsa sono stati 50. «Questo risultato è stato raggiunto grazie all’impegno di un gruppo di noi che ha effettuato un puntiglioso lavoro di raccordo con gli Uffici del lavoro – sottolinea Menon – e di comunicazione all’interno dell’azienda». Quanto rimanga comunque a rischio e desti preoccupazione la situazione della fabbrica lo ha confermato ieri la presenza di circa 150 lavoratori all’esterno della sede dell’Assindustria di Gorizia, dove il confronto tra Eaton e sindacati ha preso il via nel primo pomeriggio per concludersi dopo oltre due ore.
Laura Blasich

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
INCONTRO CON IL SINDACO AL TERMINE DI UN’ASSEMBLEA SINDACALE 
Eaton, 200 operai in municipio 
Chiesto a Pizzolitto di attivarsi per la concessione della ”cassa in deroga”

A due mesi dalla conclusione della cassa integrazione straordinaria i 310 lavoratori della Eaton Automotive hanno paura e sono arrabbiati. Per questo in 200 ieri hanno deciso, alla fine dell’assemblea tenuta in stabilimento, di raggiungere il municipio per incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto e chiedergli di contattare con urgenza il prefetto Maria Augusta Marrosu e il presidente della Provincia Enrico Gherghetta. Il primo nodo da sciogliere in fretta è quello della continuità degli ammortizzatori sociali, ma quello di fondo sta nella salvaguardia dei 310 posti di lavoro della Eaton.
Nell’ultimo incontro nella sede dell’Assindustria, solo alcuni giorni fa, la società ha dichiarato di non prevedere la chiusura del sito di Monfalcone, ma non ha nemmeno fornito delle indicazioni sulla ripresa della produzione. «Intanto, però, lo stabilimento di Bosconero in Piemonte lavora 6 giorni su 7, quello di Nordhausen in Germania pure e la fabbrica in Polonia sta pure producendo a ritmo sostenuto», hanno spiegato al sindaco i lavoratori, incontrati nell’atrio del municipio, visti i problemi di staticità dell’edificio. Segnali contrastanti quelli che arrivano dall’azienda, quindi, e che hanno convinto i lavoratori a rafforzare immediatamente il presidio dello stabilimento per evitare l’eventuale trasferimento di macchinari negli altri siti produttivi di Eaton.
L’unico strumento che potrebbe garantire comunque un minimo di respiro, cioé per alcuni mesi, dopo la conclusione della Cigs, il 14 aprile, è rappresentato dalla concessione della “cassa in deroga”, per nulla sicura. «Non è un percorso garantito – ha sottolineato il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, affiancato dal segretario della Fim-Cisl Gianpiero Turus -. L’indennità fra l’altro non può essere anticipata dall’azienda e quindi i lavoratori rischiano di rimanere senza salario per un paio di mesi”. La “cassa in deroga”, poi, come il sindacato ha accertato proprio ieri con la Regione, è “incompatibile” con i Lavori socialmente utili, che al momento stanno permettendo a una trentina di dipendenti della Eaton di integrare il proprio reddito. Il sindaco, che ha incontrato i lavoratori assieme all’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin, si è impegnato a contattare già nella serata di ieri sia il prefetto sia il presidente della Provincia. Con l’obiettivo di mettere in campo una serie di iniziative che facciano leva sulle potenzialità del territorio. Dall’avvio dell’attività dello stabilimento Seaway ai progetti di sviluppo per il porto, che richiederanno anni per essere concretizzati (se lo saranno). I lavoratori di Eaton, come osserva il sindacato, hanno però problemi di sopravvivenza molto più contingenti.
«Si dovrebbe in qualche modo imporre alle industrie insediate nel territorio di assorbire i lavoratori rimasti senza impiego», ha osservato Casotto. Se inoltre i Lavori socialmente utili si sono rivelati uno strumento utile e gli istituti bancari hanno proceduto al blocco dei mutui, si sono dimostrati del tutto inadeguati, oltre che tardivi, secondo sindacati e lavoratori, i percorsi formativi attivati per riqualificare i cassintegrati. «Sono angosciato come voi dalla situazione che state vivendo», ha concluso il sindaco, deciso a far pesare anche il proprio ruolo di presidente regionale dell’Anci per sostenere la battaglia delle maestranze della Eaton.

Il Piccolo, 18 febbraio 2010
 
L’INCONTRO VOLTO A CHIEDERE UNA PROROGA DELLA CIG PER I 310 OCCUPATI 
Crisi Eaton, Pizzolitto e Gherghetta dal prefetto

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto e il presidente della Provincia Enrico Gherghetta incontreranno la prossima settimana il prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu per discutere della situazione di grandissima incertezza del futuro della Eaton Automotive. Come richiesto dai sindacati di categoria e da 200 dei 310 lavoratori di Eaton che lunedì si sono recati in municipio per esprimere la loro preoccupazione per il proprio posto di lavoro, il sindaco si è immediatamente attivato, ottenendo la pronta disponibilità del prefetto a un incontro. «Il momento è davvero difficile e bisogna cercare innanzitutto – afferma Pizzolitto – di ottenere la cassa integrazione in deroga, così da tutelare i lavoratori nell’immediato. Il nodo rimane però quello del futuro dello stabilimento. Con il presidente della Provincia Enrico Gherghetta cercheremo quindi di coinvolgere la Regione, perché convochi l’azienda a un tavolo, consentendo di fare un minimo di chiarezza. Non è possibile che la società affermi di non avere l’intenzione di chiudere lo stabilimento di Monfalcone e nello stesso momento anche di non avere lavoro a sufficienza per il sito di via Bagni nuova». Il territorio va messo quanto meno nelle condizioni di progettare un futuro alternativo per lo stabilimento della Eaton, che oggi, come rileva il sindaco, ha una logistica diversa rispetto al passato. «L’apertura della “bretellona” tra Ronchi e la provinciale lo ha messo in buona connessione con il casello autostradale di Redipuglia – spiega – e pure la rete ferroviaria a servizio dell’area industriale Schiavetti-Brancolo potrà essere implementata». Prima di pensare a una riconversione della fabbrica Monfalcone è però decisa a difendere una realtà industriale da cui dipendono 310 famiglie cui se ne aggiungono altre venti, calcolando l’indotto che ruota attorno a Eaton. «Ci deve comunque essere una sinergia vera con la Regione per impedire che si ripeta la chiusura messa in atto da Eaton a Massa due anni fa», ribadisce il sindaco. Il Pd intanto sta seguendo passo dopo passo l’evolversi della situazione e della crisi che sta coinvolgendo 300 famiglie. «Il problema – afferma il capogruppo in Consilgio comunale, Barbara Zilli – non è solo locale: è regionale e nazionale. E’ necessario intervenire su due versanti. Da un lato le istituzioni devono fare la loro parte, ognuna per la propria competenza, sul piano della proroga degli ammortizzatori sociali oramai in scadenza. Posto che è positivo che al momento non si sia sentito parlare di mobilità è necessario però ragionare sin da ora su un’ipotesi di piano industriale, qualsiasi esso sia».

Il Piccolo, 24 febbraio 2010
 
INDUSTRIA. A METÀ APRILE SCADE LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA PER GLI OLTRE 300 DIPENDENTI 
La Eaton è in agonia, scatta la mobilitazione 
Regione ottimista sulla proroga degli ammortizzatori sociali. Dai vertici dell’azienda nessuna dichiarazione

di TIZIANA CARPINELLI

Il tentativo di salvataggio della Eaton, in ginocchio per l’azzeramento della produzione e la cassa integrazione straordinaria ormai arrivata agli sgoccioli per 330 tra operai e impiegati, è iniziato. In un tour de force che nelle ultime 48 ore ha coinvolto anche il prefetto Maria Augusta Marrosu, oltre a Provincia, nella persona di Enrico Gherghetta, Comune, Regione e sindacati, le istituzioni hanno fatto quadrato per mantenere l’occupazione sul territorio e garantire il sito produttivo, in attesa di auspicabili segnali di ripresa dal mercato dell’auto. La crisi del settore ha trascinato l’azienda di via Bagni in una situazione drammatica: da una produzione annuale di 25 milioni di valvole si è passati nel primo trimestre del 2009 a 3 milioni e, da aprile, a zero.
Ieri uno spiraglio è emerso, almeno sul fronte degli ammortizzatori sociali, dalle dichiarazioni rese dall’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen: «La proroga della cassa integrazione, in deroga alla vigente normativa, è un traguardo facilmente raggiungibile». Che tradotto significa: una boccata di ossigeno per tirare avanti ancora un po’. La conclusione della Cigs è prevista il prossimo 14 aprile. L’unico strumento in grado di assicurare un reddito a oltre 300 famiglie, allontanandole temporaneamente dallo scenario altrimenti ineludibile della mobilità e dunque del licenziamento, è quello della cassa integrazione in deroga. Un intervento a sostegno delle imprese in difficoltà che assegna al lavoratore una somma in denaro a parziale copertura della mancata retribuzione dopo che gli ammortizzatori sociali previsti dalla normativa (Cigo e Cigs) si sono esauriti. Chiamata in causa ad attivarsi per l’erogazione è la Regione, la quale ieri, per bocca appunto dell’assessore Rosolen, ha indicato una strada spianata: «Non ci sono problemi, l’importante è che l’azienda dimostri di voler garantire la continuità produttiva, altrimenti si tratta di tempo perso. Lo stesso dicasi per tutte le grosse aziende che versano nelle medesime condizioni di Eaton, come la Safilo. Lo strumento della cassa in deroga è importantissimo, ma le responsabilità vanno condivise tra Stato, Regione e parte datoriale. Io ho avuto modo di parlare nei giorni scorsi con esponenti provinciali e vertici aziendali: deve essere chiara, per quanto ci riguarda, la disponibilità del gruppo a voler continuare a investire sul territorio, altrimenti la Regione si trova ad avere le mani legate».
L’azienda comunque, secondo quanto asserito da Fiom-Cgil, non avrebbe intenzione di chiudere lo stabilimento di Monfalcone: a riprova di ciò, il fatto che gli impianti vengono regolarmente sottoposti a manutenzione. Le condizioni per una riapertura a breve dell’impianto tuttavia non ci sono: manca il carico di lavoro, anche se in altri poli (su tutti Germania e Polonia) la produzione prosegue a ritmo sostenuto. Interpellato ieri, Luca Cuoghi, responsabile del personale della Eaton Italia, non ha inteso rilasciare dichiarazioni e senza recepire le domande ha attaccato il telefono. Chi invece si è rimboccato le maniche, lunedì, è stato il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, che assieme al sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto si è recato in Prefettura per incassare l’appoggio del rappresentante del governo sulla vertenza Eaton: «Abbiamo attivato una collaborazione molto stretta tra enti – ha sottolineato Gherghetta – riscotendo l’adesione del prefetto Marrosu. Il nostro intento è di aprire due tavoli: uno in Regione per risolvere la questione degli ammortizzatori sociali, l’altro in Ministero per vedere come inserire la fabbrica monfalconese nell’ambito della crisi automobilistica, sotto il profilo degli aiuti». Intanto ieri, nella sede della Regione, i sindacati sono stati ascoltati dalla Seconda commissione consiliare presieduta da Maurizio Franz (Ln), assente l’assessore al Lavoro («Mi scuso si è trattato di un errore nella trasmissione degli ordini del giorno da parte degli uffici», così Rosolen).
«Abbiamo chiesto alla Giunta Tondo – ha spiegato Thomas Casotto, parlando a nome di Fiom-Cgil e Fim-Cisl – una modifica della normativa che rende incompatibile il ricorso ai lavori socialmente utili per chi si trova in regime di cassa in deroga. Il provvedimento interessa 30 lavoratori, i quali potranno, se cambiata la legge, proseguire nell’integrazione di 200-400 euro sul salario decurtato. Ora gli operai percepiscono 800 euro. La seconda istanza investe invece l’azienda, con la richiesta di anticipo del Tfr sulla cassa integrazione per i dipendenti che ne hanno la disponibilità». Sul primo punto Rosolen in serata ha presentato un’interrogazione al ministero del Lavoro, impegnandosi ad attivarsi per una soluzione.

Il Piccolo, 25 febbraio 2010
 
«Viviamo con l’incubo che Eaton smobiliti» 
I timori di uno dei 320 addetti che da dieci mesi vive con 800 euro al mese

di TIZIANA CARPINELLI

Una fabbrica fantasma. Questo è lo specchio della Eaton, oggi, a Monfalcone. Lo stato d’animo degli operai, da 18 mesi costretti a tirare a campare con un reddito di 800 euro per 30 lunghissimi giorni, passa alternativamente dalla rabbia alla depressione. C’è chi, per risparmiare, si sposta in bici, anche quando fuori viene giù che Dio la manda. E chi, lo racconta il sindacalista Fim della Rsu Fiorenzo Puntin, vive al di sotto della soglia di povertà: «Come si può resistere, dignitosamente, con 800 euro al mese?».
«Eppure per noi – racconta un dipendente, Guido Rizzo, 54 anni, da 34 alla Eaton – lavorare in questa fabbrica equivaleva ad avere un posto statale: eravamo sicuri che nessuno ce lo potesse togliere, quanto ci sbagliavamo». Caposquadra nel reparto di Preparazione, Rizzo ha iniziato come operaio semplice a 20 anni. È sposato, ha una figlia di 22 anni che si è diplomata e a sua volta sta cercando un lavoro. La moglie è casalinga. Con i suoi 800 euro manda avanti tutta la famiglia. «Mi mancano quasi sei anni alla pensione – dice – sono troppo giovane per appendere al chiodo la tuta e troppo vecchio per essere reinserito in un altro posto: chi mi piglia, oggi? Che ne sarà di me?».
Eppure quanto orgoglio c’era nel forgiare tutte quelle valvole. «Avevo soddisfazione ad andare in fabbrica, sì c’andavo volentieri come i miei compagni – prosegue -. Nel 2008, le prime avvisaglie: produzione che rallenta, infine si azzera. E la cassa integrazione ordinaria, prima a singhiozzo, poi fissa, con l’ingresso nella straordinaria. Ora arriva il peggio, perché anche se ci danno la cassa in deroga continuiamo a non sapere di che morte moriremo. Cosa provo? Rabbia, tristezza, malinconia. E paura, paura che si ripeta ciò che è avvenuto in Spagna, a Massa e a Rivarolo, dove l’azienda ha chiuso da un giorno all’altro gli impianti: il percorso sembra sempre lo stesso».
«Abbiamo a che fare con una multinazionale – conclude il caposquadra -, il prezzo fa il mercato: in Polonia costa meno e quindi si produce lì, delocalizzando. É la logica dell’economia, lo so bene. Ma in me c’è ancora un rimasuglio di fede, che mi porta ad affermare che forse non è detta l’ultima parola. Speriamo».
Il sindacalista Puntin ribadisce che «l’azienda è contraria alla chiusura del polo monfalconese: lo stabilimento è sicuramente in crisi ma non siamo al capolinea, l’obiettivo è di ottenere la cassa in deroga per 4 mesi, al termine dei quali il gruppo sarà chiamato a rilasciare una dichiarazione di intendimenti, pena un difficile rilascio di ulteriori ammortizzatori sociali». «C’è – continua – un abbruttimento che si legge nelle facce dei lavoratori dettato dalla situazione precaria: vivere con 800 euro per un periodo così lungo è estremamente difficile. Quei parlamentari che ancora non si sono neppure interessati di prendere informazioni sullo stato dell’azienda dovrebbero perlomeno pensare a noi lavoratori, alla depressione in cui, sotto il profilo umano, siamo caduti».
Sul punto è intervenuta ancora l’altro giorno l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen, la quale pure ieri ha ribadito «la disponibilità ad avviare le procedure per concedere il trattamento in deroga», riservandosi la verifica dell’impegno delle imprese a «dimostrare la volontà di perseguire la ripresa con la salvaguardia dei siti produttivi».

Il Piccolo, 26 febbraio 2010
 
L’OBIETTIVO DELL’ASSESSORE REGIONALE ROSOLEN 
Eaton Automotive, si punta alla proroga della Cassa integrazione per tutto il 2010

«Considerato il numero elevato di lavoratori coinvolti stiamo valutando l’opportunità di apportare modifiche all’accordo sulla cassa integrazione in deroga, prevedendo l’estensione del periodo massimo di trattamento». Da quattro a otto mesi: l’assessore regionale al Lavoro Alessia Rosolen apre alla possibilità di offrire una ”coperta” più lunga ai lavoratori della Eaton Automotive di via Bagni, e così pure ai dipendenti di altre grandi imprese investite dalla crisi, per consentire alle realtà industriali di superare la buriana recessiva. La condicio sine qua non è l’«impegno aziendale a salvaguardare l’occupazione», attraverso «la rotazione dei lavoratori in produzione e il ricorso alla formazione e riqualificazione degli stessi». L’accordo relativo gli ammortizzatori in deroga per il 2010 è stato silgato tra esecutivo Tondo e parti sociali a dicembre: la richiesta di 30 milioni di euro per l’anno in corso, invece, è stata consegnata al ministero il 12 febbraio scorso.
Gli uffici regionali, sempre per quanto concerne la Eaton, azienda produttrice di valvole per automobili, stanno verificando la possibilità di includere i 330 lavoratori e impiegati della Eaton che percepiranno gli ammortizzatori in deroga nei progetti di lavoro di pubblica utilità: una richiesta, questa, espressa dai sindacati nel corso dell’incontro avvenuto lunedì in sede di Seconda commissione consiliare regionale. Un tavolo, questo, che ha già registrato diversi commenti: «Abbiamo assicurato il massimo impegno a far sì che la giunta si industri a trovare delle soluzioni per i lavoratori – così Giorgio Brandolin, consigliere regionale (Pd) -. In particolare si valuteranno le possibilità di ricollocazione e si studierà l’applicazione degli ammortizzatori in deroga». «La speranza è sempre l’ultima a morire – ha concluso – ma dobbiamo comunque fare i conti con la situazione contingente, che certo non è positiva: per questo ci concentreremo soprattutto sulla possibilità di garantire sostegno ai lavoratori in caso di bisogno. Come prima cosa, quindi, ho richiesto all’esecutivo Tondo di verificare tutti i regolamenti inerenti a Cigo, ammortizzatori in deroga e lavori socialmente utili per capire come poter integrare questi tre strumenti facendo in modo che si supportino e non ostacolino le rispettive applicazioni».
Per il consigliere regionale Franco Brussa (Pd) forse non c’è stata l’attenzione politica giusta su una realtà non banale come la Eaton, mentre per il presidente della Seconda Commissione Maurizio Franz (Ln) è stato importante rimarcare la volontà dei lavoratori di costruire un percorso di riqualificazione professionale. Il più duro è stato il consigliere regionale di Prc Roberto Antonaz, il quale oltre a stigmatizzare l’assenza della Rosolen all’incontro di lunedì ha invocato l’accesso alla Cigo in deroga con il contestuale mantenimento del reddito prodotto dai lavori socialmente utili: «Abbiamo dato 400 milioni di euro a imprese e banche e solo 80 a sostegno al reddito, è giunto il momento di spostare parte di quel denaro a favore delle famiglie». (ti.ca.)

Il Piccolo, 08 agosto 2009 
 
DA MONFALCONE SOLIDARIETÀ AI COLLEGHI DELL’INNSE DI MILANO  
Eaton, a Ferragosto cassintegrati in fabbrica per scongiurare il trasferimento dei macchinari
 
 
Cassaintegrati e Rsu proseguiranno anche nella settimana di Ferragosto l’attività di monitoraggio dello stabilimento Eaton Automotive di Monfalcone, coinvolto dalla pesantissimi crisi del settore dell’automobile per il quale produce valvole e di fatto fermo dall’inizio dell’anno. Un gruppo di lavoratori, in Cigs dal mese di aprile, assieme ai loro rappresentanti sindacali sarà presente ogni giorno dalle 9 alle 12 anche durante la prossima settimana nella fabbrica di via Bagni nuova per evitare che in assenza di sorveglianza possano essere trasferiti all’esterno dello stabilimento macchinari fondamentali per la produzione. Un’ipotesi questa che era emersa nel corso di un incontro con la società nella seconda meta di giugno nella sede dell’Assindustria di Gorizia e che i sindacati avevano subito stoppato. Tra azienda e sindacati è già intervenuta una sorta d’intesa per la rottamazione di un macchinario ritenuto obsoleto, ma i lavoratori temono che dall’azienda possano uscire anche apparecchiature ancora utili alla produzione. «Vogliamo far capire alla società che siamo presenti – spiega Livio Menon, della Rsu Eaton – e che ci opponiamo sempre a qualsiasi tentativo di delocalizzazione». Nell’ultimo appuntamento all’Assindustria, meno di un mese fa, la società non ha comunque riportato sul tavolo questa prospettiva, ma solo la formalizzazione dell’apertura della mobilità volontaria per un massimo di 20 dei 235 lavoratori dello stabilimento, investito già dallo scorso autunno dal crollo del mercato dell’auto. Una situazione che, stando a quanto riferito dai rappresentanti della multinazionale statunitense, non conoscerà alcun miglioramento a livello europeo nei prossimi mesi, mentre qualche timido segnale di ripresa si sta affacciando negli Usa e in Asia. Azienda e sindacati hanno quindi già  stabilito di incontrarsi ancora a settembre per un nuovo punto della situazione, finalizzato alla migliore gestione possibile dello scarico di lavoro che per i lavoratori si sta traducendo in crescenti difficoltà economiche. L’obiettivo della Rsu rimane quindi quello di salvaguardare i posti di lavoro, 335, esistenti a Monfalcone durante tutta la durata di una crisi la cui conclusione, comunque, secondo i sindacati non è vicina. I rappresentanti delle maestranze della Eaton continuano perciò anche a percorrere tutte le strade utili a sostenere il reddito dei lavoratori e delle loro famiglie. Vedi l’intesa, sollecitata proprio dai lavoratori Eaton e dal sindacato dei metalmeccanici, raggiunta dall’Anci regionale con l’Abi, l’associazione degli istituti bancari, per la sospensione dei mutui contratti da persone coinvolte dalla crisi.
“Stiamo vagliando sempre anche la possibilità  di ricorrere ai lavori socialmente utili – aggiunge Menon -. Benché non convenga molto dal punto di vista monetario, questo strumento ha sua importanza dal punto di vista psicologico per chi ormai si trova da quasi un anno escluso dal mondo del lavoro». Secondo la Fiom-Cgil, la cui segreteria provinciale non a caso esprime la sua solidarietà  ai lavoratori della Innse di Milano che da un anno difendono l’esistenza del sito produttivo lombardo, vicende come quella della Eaton potrebbero moltiplicarsi nei prossimi mesi. (la. bl.)

Il Piccolo, 21 luglio 2009 
 
INCONTRO ALL’ASSINDUSTRIA  
Eaton, formalizzata la mobilità per 20 In cassa gli altri 200
  
 
Più di cento lavoratori della Eaton Automotive di Monfalcone si sono ritrovati ieri pomeriggio sotto la sede dell’Assindustria di Gorizia, dove era in programma un nuovo incontro tra l’azienda e i sindacati. Le maestranze dello stabilimento di via Bagni nuova hanno manifestato così tutta la propria attenzione, oltre che contrarietà, a qualsiasi tentativo di spostare dei macchinari utili alla produzione da Monfalcone alla fabbrica di Eaton in Polonia.
Nell’appuntamento di ieri pomeriggio la società non ha comunque riportato sul tavolo questa prospettiva, ma solo la formalizzazione dell’apertura della mobilità volontaria per un massimo di 20 dei 235 lavoratori, tutti in cassa integrazione straordinaria da aprile, dello stabilimento, investito già dallo scorso autunno dalla pesantissima crisi del settore dell’automobile per il quale produce valvole. Una situazione che, stando a quanto riferito ieri dai rappresentanti della multinazionale statunitense, non conoscerà alcun miglioramento a livello europeo nei prossimi mesi, mentre qualche timido segnale di ripresa si sta affacciando negli Usa e in Asia.
Azienda e sindacati hanno quindi già stabilito di incontrarsi ancora a settembre per un nuovo punto della situazione, finalizzato alla migliore gestione possibile dello scarico di lavoro che per i lavoratori si sta traducendo in crescenti difficoltà economiche. «A settembre si tratterà di capire come andare avanti e soprattutto come procedere per arrivare a un’integrazione del reddito dei lavoratori a fronte del decreto anti-crisi del Governo», ha detto ieri dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, presente al tavolo assieme al segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus e alle Rsu di stabilimento. Nel frattempo Eaton, che nell’insieme delle sue attività mantiene un margine di utile, anche se ridotto, mentre nell’automotive perde il 50%, manterrà in attività i macchinari dello stabilimento di Monfalcone, dove nel 2008 si sono prodotti oltre 22 milioni di valvole, un volume ridotto a 3,5 milioni quest’anno.
Sotto la sede dell’Assindustria ieri si sono recati però anche rappresentanti della Fiom di altre aziende dell’Isontino, da Fincantieri ad Asi, da Carraro a Mw, da Sbe a Roen Est, per sottolineare la necessità di andare a una difesa dei posti di lavoro oltre la fine di quest’anno, perché la crisi, perlomeno secondo i metalmeccanici della Cgil, è tutt’altro che in via di esaurimento.

Messaggero Veneto, 02 luglio 2009 
 
Alleanza fra lavoratori per sconfiggere la crisi  
Monfalcone: chiesto un patto con i sindacati in tema di blocco dei licenziamenti e delle tariffe
 
 
MONFALCONE. La crisi che sta investendo le realtà produttive del Friuli Venezia Giulia ogni giorno porta ad aumentare il numero di lavoratori che perdono o rischiano di perdere il proprio posto di lavoro. I lavoratori, insieme ai delegati Rsu degli stabilimenti di Eaton, Eco-Luvata, Safilo, Savio riuniti in assemblea aperta, lanciano un appello alle maestranze delle altre aziende in crisi per la creazione di un coordinamento tra le stesse che punti alla formazione di una rete a sostegno delle vertenze in atto.
Gli obiettivi e le proposte che ne conseguono dovranno, per ottenere la massima efficacia, essere discussi con le strutture sindacali e, trovando una piattaforma comune, con loro portati avanti. «Noi, come delegati Rsu e lavoratori iscritti ai sindacati – affermano gli aderenti al Coordinamento cassintegrati del Friuli Venezia Giulia, che è partito dai lavoratori in Cig della Eaton – proponiamo alle organizzazioni sindacali di cui facciamo parte la collaborazione di quest’ultime su alcune proposte, tra cui blocco dei licenziamenti, salvaguardia di ogni singolo posto di lavoro e una maggiore collaborazione tesa a proseguire la necessaria pressione verso gli enti preposti (Comuni, Provincia, Regione, Anci, Upi) affinché attivino rapidamente politiche di supporto al reddito dei lavoratori in Cassa integrazione ordinaria o straordinaria, mobilità, oltre al precariato diffuso attualmente senza tutele, politiche che prevadano blocco dei mutui, degli affitti, delle tariffe dei servizi pubblici, degli sfratti».
Oltre a questo il coordinamento propone la creazione di un tavolo anticrisi regionale permanente che miri a trovare possibili soluzioni occupazionali anche attraverso corsi formativi legati al ricollocamento dei lavoratori colpiti dalla crisi e la restituzione (rivalutata al valore corrente) dei contributi pubblici a vario titolo “incamerati dalle aziende che oggi intendono ridimensionare, delocalizzare, la propria attività, al fine di creare un fondo a sostegno dell’occupazione. Non possiamo più permetterci altre perdite di posto di lavoro. La difesa del patrimonio produttivo e dei posti di lavoro – dicono – deve essere prioritario sia nel nostro presente che per il nostro e altrui futuro.

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