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Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
OGGI LA FIRMA DELLA CONVENZIONE 
Pannelli fotovoltaici, accordo allargato Provincia-banche

Oggi alle 15.30, nella sala della Giunta provinciale, il presidente Enrico Gherghetta e il vicepresidente vicario della Federazione delle Banche di Credito Cooperativo del Friuli Venezia Giulia, Roberto Tonca, firmeranno la convezione che sancirà la collaborazione per il progetto ”Go Elios Family”: convenzione della quale abbiamo parlato diffusamente anche nei giorni scorsi.
Sarà presente anche l’assessore provinciale all’Ambiente, Mara Cernic. Dopo la collaborazione con la Banca di Cividale, la Provincia intende dunque estendere la partnership anche alla federazione delle Bcc, incentivando ulteriormente l’installazione e la messa in opera di impianti fotovoltaici domestici sul territorio provinciale.
«Beneficiare di energia pulita senza spendere un euro», è lo slogan coniato da Gherghetta. È Go Elios Family, progetto della Provincia di Gorizia in collaborazione con la Banca di Cividale e, ora, anche con la federazione delle Bcc. Un’iniziativa unica in Italia, che consente a ogni famiglia dell’isontino di installare sul tetto di casa un pannello fotovoltaico da 3 kiloWatt, di avvalersi dell’energia prodotta e di un contributo di 300 euro a fondo perduto erogato dalla Provincia. Il tutto a costo zero per il cittadino.
La potenza nominale degli impianti sarà, per l’appunto, di 3 kilowatt e l’importo massimo finanziabile è rispettivamente di 15.320 euro per gli impianti integrati nella struttura abitativa e di 14.180 per quelli parzialmente integrati. La durata massima del finanziamento è di vent’anni. Da ricordare che le ditte che si occuperanno dei lavori saranno chiamate a rispettare una nota tecnica standardizzata. I montaggi eccessivamente difficoltosi (per via delle caratteristiche strutturali dell’immobile) o la necessità di adeguamenti strutturali per il supporto dei pannelli non sono ricompresi e saranno a carico del proprietario dell’abitazione. Sul sito internet della Provincia sono disponibili tutte le informazioni del caso, che possono essere richieste anche agli uffici dell’ente, in corso Italia, a Gorizia.

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Il Piccolo, 29 agosto 2010
 
Nucleare a Monfalcone, a scegliere sarà il Comune
Rivoluzione della Sogin: nessuna imposizione arriverà dall’alto

Deposito nucleare a Monfalcone? Ipotesi ancora aperta, ma prospettiva che cambia. Entro un mese la Sogin (la società dei rifiuti atomici creata dalla liberalizzazione elettrica che riunisce soprattutto le competenze di Enel e Enea) dovrebbe consegnare la mappa dei luoghi potenzialmente idonei a ospitare il parco tecnologico con deposito atomico. Monfalcone è tra le località papabili, ma c’è una novità. Per risolvere alla radice il problema delle proteste che paralizzerebbero ogni progetto, la scelta non dovrebbe più venire dall’alto. Anziché imporre un impianto ai cittadini, la Sogin cercherà di sollecitare la sua richiesta proprio da parte di chi non lo vuole. È una vera e propria rivoluzione copernicana.
Come avverrà tutto ciò? Secondo quanto pubblicato nei giorni scorsi dal quotidiano economico Il Sole 24 Ore, una volta individuati i Comuni potenzialmente idonei ad ospitare il polo tecnologico e scientifico con annesso deposito per le centrali nucleari e per la raccolta dei materiali radioattivi, la Sogin emanerà un bando di gara nel quale, tra le altre cose, saranno previsti sussidi e compensazioni per tutti quei Comuni che si dichiareranno interessati all’insediamento. La scelta dei luoghi verrà quindi solo successivamente e qui si arriva addirittura al paradosso. Una volta che i Comuni si saranno candidati ci sarà addirittura la possibilità che dopo la scrematura non vengano scelti.
Il sottosegretario allo Sviluppo economico Stefano Saglia sostiene che per il momento non esiste alcuna mappa, che ci sono solo indicazioni di massima legate al fatto che servono grandi masse d’acqua fresca in prossimità di potenti linee di alta tensione. In questo senso Monfalcone è uno dei siti papabili, ma a questo punto, spetterà all’amministrazione proporsi: a questo punto la domanda è meglio intascare un bel po’ di fondi o rischiare di bruciarsi agli occhi dell’opinione pubblica? (s.b.)

Il Piccolo, 30 agosto 2010
 
INTERVENTO DEL CONSIGLIERE COMUNALE ZOTTI (PRC) 
«Nessun incentivo giustifica il nucleare»

«Nessun beneficio o incentivo può giustificare il nucleare a Monfalcone». A dirlo è il consigliere comunale di Rifondazione comunista Emiliano Zotti che ieri è intervenuto sulla ”rivoluzione copernicana” messa a punto dalla Sogin per la scelta dei siti dove potenzialmente insediare attività legate al nucleare.
«La Società di gestione impianti nucleari – scrive Zotti – conferma che il monfalconese è un potenziale sito per la realizzazione di una centrale nucleare, con buona pace di tutti quelli che lo negavano».
«Il governo – prsegue l’esponente di Rc -, in evidente crisi di popolarità, vorrebbe, però, che siano i comuni a chiedere che tali centrali siano costruite sui propri territori. Per quanto mi riguarda, fino a quando governeremo questa città, nessuna richiesta di ospitare una centrale nucleare a Monfalcone verrà mai inoltrata. La contrarietà alla realizzazione di una centrale nucleare sul nostro territorio è un punto programmatico irrinunciabile. Non ritengo esista nessun beneficio o incentivo che possa giustificare una svendita, morale e materiale, di questo tipo».
«Mi auguro – conclude Zotti – che tale atteggiamento si ripeta in tutti i territori soggetti a questo ricatto, perché penso che il nucleare sia una scelta sbagliata indipendentemente da dove si intenda realizzarla. Ritengo altresì ipocrita l’atteggiamento di quelle forze politiche che si dichiarano contrarie alle centrali nucleari se realizzate qui, ma favorevoli se costruite altrove».

Il Piccolo, 22 ottobre 2010 
 
Nucleare, Monfalcone nella mappa dei Verdi 
Ma non è tra le località in cima alla lista per ospitare la centrale

Monfalcone rientra tra le eree adatte ad ospitare un reattore nucleare, ma non sembra essere tra le prime scelte del governo. Questo è quanto sostengono i Verdi. Mercoledì ad Anguillara l’Enea ha riacceso il nocciolo del reattore nucleare Triga e secondo la mappa realizzata dagli ambientalisti, in pole-position per ospitare il primo nuovo reattore d’Italia ci sarebbe Montalto di Castro nel Lazio. Per gli altri tre impianti che il governo ha in mente di realizzare ci sarebbero Caorso in Emilia Romagna, Chioggia in Veneto e una tra Oristano in Sardegna e Nardò in Puglia. Anche se non compare tra le prime scelte, Monfalcone rimane nella lista. Nella mappa dei Verdi si trova in compagnia di Fossano e Trino in Piemonte, Scarlino in Toscana, San Benedetto del Tronto nelle Marche, Latina nel Lazio, Termoli in Molise, Mola di Bari e Manduria in Puglia e Palma in Sicilia.
Se per i siti delle centrali le località sono state individuate nella mappa dei Verdi, il rilancio del nucleare passa comunque attraverso l’Agenzia per la sicurezza nucleare che dovrà intanto vagliare, sulla scorta della Valutazione ambientale strategica, l’elenco delle 52 località che la Sogin ha individuato come ipotetiche sedi del deposito delle scorie radioattive. Nel dettaglio, la situazione prevede che i depositi di scorie o Parchi tecnologici con aree di scienza e ricerca potrebbero essere realizzati nel Viterbese, nella Maremma, al confine tra Puglia e Basilicata, tra Puglia e Molise, sulle colline emiliane, nel Piacentino o nel Monferrato. Sarebbero invece escluse Sicilia e Sardegna, le località di alta montagna, le zone troppo abitate, i terreni con rischio sismico rilevante e i luoghi soggetti a frane o allagamenti. Come era già stato rilevato anche negli scorsi mesi la comunità che accetterà di ospitare le scorie verrà ricompensata con quelli che sono definiti ”forti incentivi economici”. I criteri per la realizzazione del deposito non possono in ogni caso prescindere da acune caratteristiche. Su tutte verranno prese in esame la stabilità del suolo, la non sismicità e la bassa densità di popolazione. Per individuare le aree i tecnici si sono basati su un costrutto definito ”strati a Gis”’ dove sono stati incrociate, sovrapponendole, le mappe dei diversi criteri. Alla fine sono state prese in considerazione come idonee le aree dove rimenevano dei ”buchi”. In ogni caso, allo stato attuale si sta valutando l’ipotesi per individuare il sito superficiale che dovrà ospitare le scorie ”a bassa e media radioattività” (pari al 95% del totale) e ”temporaneamente anche quelle ad alta intensità”. Queste ultime dovranno poi andare a finire in un deposito geologico, di cui ancora non si parla. (s.b.)

Il Piccolo, 17 agosto 2010
 
SORGERÀ A BISTRIGNA NEL COMUNE DI STARANZANO AL CONFINE CON QUELLO DI MONFALCONE 
Centrale a biomasse, iniziati i lavori 
L’impianto, del costo di 60 milioni, avrà una una capacità produttiva di 55 megawatt

di CIRO VITIELLO

Aperto il cantiere per la costruzione della centrale a biomasse a Bistrigna, in Comune di Staranzano. Fine lavori 31 maggio 2013. Questa la data indicata sul tabellone che è stato sistemato nei giorni scorsi dall’impresa. È dunque iniziata la costruzione dell’impinato a biomasse da 55 megawatt, alimentata da fonti rinnovabili e olio vegetale. E se tutte le tappe rispetteranno i tempi stabiliti dal progetto fra tre anni comincerà la produzione dell’energia elettrica “da esportazione”. Il cantiere è aperto in località della Risaia, proprio nella zona accanto al depuratore.
Tutta l’area è recintata per la costruzione dell’impianto, mentre le ruspe sotto un sole cocente estivo hanno cominciato a spianare il terreno. Dalle parole ai fatti. Il Comune, retto dal sindaco Lorenzo Presot, dunque, tira dritto per la sua strada e tutto quello che prima era solo sulla carta, ora comincia a diventare realtà con la concreta costruzione del mega impianto. Verrà costruito dalla B.O. Power per conto dell’Elettrostudio di Venezia-Mestre che ha realizzato il progetto.
Sono finite, dunque, le discussioni fra le forze politiche e si scrive, invece, la storia che per oltre un anno ha coinvolto i partiti, ha spaccato l’ex maggioranza con l’uscita di Rifondazione comunista e facendo nascere nelle ultime elezioni il movimento “Staranzano Partecipa” che si oppone alla costruzione dell’impianto, ottenendo il 22% dei consensi elettorali e incassando l’appoggio di Prc, Verdi, ambientalisti e Legambiente e di Pdl e Lega Nord.
Favorevoli Pd, “Sinistra per Staranzano” e Italia dei valori. I contrari all’impianto mettono in primo piano la questione ambientale e lo sfruttamento del terzo mondo per l’estrazione dell’olio di palma da piantagioni che potevano servire all’agricoltura locale. Per i favorevoli, invece, ci sono tutte le garanzie per l’ambiente.
La centrale, che costerà 60 milioni di euro, in base alla convenzione, porterà un beneficio economico in 15 anni nelle casse del Comune di 3 milioni e 300 mila euro, a cui si aggiungeranno 2 milioni di euro di opere pubbliche nella zona industriale e un investimento “una tantum” per la realizzazione di due parchi giochi in altrettante zone del paese.
In uno degli ultimi consigli comunali, inoltre, era stata approvata una fidejussione del valore di un milione di euro a garanzia di tutela del territorio nel caso in cui l’imprenditore decida di abbandonare il progetto, mancando al suo dovere di ripristino dello stato precedente.

Il Piccolo, 11 novembre 2009
 
PIZZOLITTO E AMBIENTALISTI 
Reattore nucleare in città? «Sarebbe mobilitazione» 
Legambiente nazionale lancia una campagna anche a Monfalcone

«A Monfalcone non esistono le condizioni per ospitare una centrale nucleare. Se una prospettiva di questo genere, per ora solo fonte di indiscrezioni, dovesse prendere consistenza l’unica soluzione sarebbe quella di chiamare a raccolta la città». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non intende ancora prendere in considerazione l’eventualità che Monfalcone possa diventare sito nucleare. Non crede alla ”lista” che comprende la nostra città come uno dei dieci siti possibili in Italia e non si fa impressionare dal fatto che A2A, proprietaria della centrale, sia pronta a giocarsi la partita-nucleare. Ragionando nel campo delle ipotesi, però, Pizzolitto non ha dubbi.
«Prendo piuttosto atto con piacere – afferma Pizzolitto – che A2A confermi il percorso già avviato per arrivare a una centrale pulita, anche se l’ottenimento della certificazione deve andare di pari passo con la metanizzazione dell’impianto. La disponibilità al nucleare di A2A mi interessa poco. La mia preoccupazione va piuttosto al sito, che non può e non deve essere Monfalcone. Come cittadino sono contrario a un ritorno al nucleare proprio mentre gli altri Paesi stanno rinunciando a questa scelta, per primi gli Usa. Come sindaco, ribadisco che Monfalcone sta già pagando un prezzo alto sul piano ambientale. Una scelta nucleare è incompatibile con la nostra città».
Michele Tonzar, responsabile di Legambiente, boccia in pieno la corsa al nucleare del governo. «È irragionevole – dice – sul piano ambientale ma anche economico. Il problema dello smaltimento delle scorie e della dismissione di vecchi impianti è ancora irrisolto. O meglio, ci stanno pensando le mafie. È da irresponsabili – continua -, poi, pensare di non coinvolgere le cittadinanze in scelte del genere. Voglio proprio vedere cosa ne pensano i monfalconesi ma non solo, anche i triestini, i gradesi, i goriziani della sola ipotesi di trovarsi una centrale nucleare sotto casa. Certo, se dovesse prendere corpo una scelta del genere, ci sarà una mobilitazione a tutti i livelli. Monfalcone ha già bocciato con un referendum un impianto, come il terminal Snam, che pure prevedeva grosse compensazioni per la città, tra cui la metanizzazione della centrale. Ecco, mi farebbe piacere che, piuttosto, A2A affrettasse l’iter per arrivarci».
Contro il ritorno del nucleare in Italia si mobilita intanto anche Legambiente nazionale, anche a Monfalcone. L’associazione in questi giorni ha promosso un’iniziativa davanti ai cancelli della centrale di Montalto di Castro, e si ripromette di informare i cittadini delle aree del nostro Paese che rischiano l’arrivo dei quattro reattori previsti dall’accordo italo francese di febbraio. Il problema, intanto, viene sollevato anche dal segretario provinciale del Pd Omar Greco che ha presentato un’interrogazione al sindaco. «Le dichiarazioni del presidente di A2A, proprietaria della centrale – dice Greco -, non mi lasciano per niente tranquillo. A parte le questioni generali su cui il Pd è in netto disaccordo con il governo, ciò che sconcerta è che si continui a parlare della possibilità di realizzare un impianto nucleare a Monfalcone. Questo territorio sta pagando un prezzo salatissimo in termini di qualità della vita all’impatto sociale e ambientale di grandi realtà produttive come Fincantieri, alla stessa centrale che impatta pesantemente sulla vita delle persone che vivono nei pressi, al dramma dell’amianto e all’importante tessuto industriale che genera ricchezza, ma inevitabilmente anche fonti inquinanti. Aggiungere a tutto ciò una centrale nucleare sarebbe sbagliato e immagino dovrebbe fare i conti con una forte contrarietà della popolazione». (f.m.)

Messaggero Veneto, 14 novembre 2009 
 
Monfalcone. Il sindaco Pizzolitto in consiglio comunale: ci rivolgeremo al governatore Tondo. Legambiente favorevole alle fonti di energia rinnovabili  
Torna a preoccupare l’ipotesi di una centrale nucleare
 
 
MONFALCONE. L’eventualità della realizzazione di una centrale nucleare a Monfalcone è tornata a essere tema di discussione in consiglio comunale. Al momento del question time, Giuseppe Sabato ed Emiliano Zotti hanno chiesto al sindaco di avere notizie chiare in merito, soprattutto alla luce, come ha detto Sabato, «di una recente visita di uomini del ministro Scajola che hanno misurato i volumi della portata del fiume Isonzo, proprio ai fini dell’uso dell’acqua per una possibile centrale nucleare». Notizia che è stata accolta con preoccupazione dal primo cittadino, Gianfranco Pizzolitto. «Gli interessi nella vicenda sono enormi e chiederò ai consiglieri regionali di fare un’interrogazione a Tondo per capire che cosa accade anche nell’Euroregione, visto che comunque una centrale a pochi chilometri da qui porta allarme. Come cittadino sono contrario al nucleare e come sindaco sono disponibile a farmi parte attiva per avere informazioni, visto che da più fonti Monfalcone è indicato come sito possibile per una centrale nucleare. Ma noi siamo un’area industriale matura e dobbiamo selezionare gli interventi, prendendo ciò che produce innovazione. Siamo in condizioni di fare una selezione e non dobbiamo accettare tutto. Qui un impianto nucleare non va fatto: abbiamo già una centrale non ancora pulita e nel cuore della città. Abbiamo già dato troppo». Su A2A, proprietaria della centrale termoelettrica, ha evidenziato gli ottimi rapporti e ha confermato l’intenzione della società di metanizzare la centrale operando nel contempo in un miglioramento degli impianti a carbone.
Contraria al nucleare anche Legambiente. Il presidente Michele Tonzar sottolinea come non sia solo «questione di collocazione. La nostra strategia in tema energetico è sempre stata quella del rifiuto di nucleare e carbone a favore delle fonti rinnovabili e per un periodo di transizione del gas metano. Il nucleare è tecnologia di retroguardia, i cui costi in termini di approvvigionamento di uranio, messa in sicurezza, stoccaggio delle scorie sono destinati ad aumentare, mentre le rinnovabili, col progresso della ricerca, saranno sempre più economiche ed efficienti».
Tonzar spiega che la tecnologia nucleare in realtà non riduce le emissioni di gas serra: «Se consideriamo il processo di costruzione delle centrali, di estrazione dell’uranio dalle rocce uranifiche, il suo trasporto e lo smaltimento delle scorie, il decomissioning delle centrali, ci accorgiamo che il contributo del nucleare è tardivo e meno efficiente rispetto alle fonti rinnovabili. Anche in termini di creazione di posti di lavoro le rinnovabili risultano molto convenienti».
E non va dimenticato il costo economico delle centrali. «Insomma – conclude Tonzar –: nell’ottica del buon padre di famiglia, il nucleare è scelta irresponsabile per le generazioni attuali e future, a livello nazionale e locale, ed è importante che la popolazione sia sempre informata su questi temi». (cr.vi.)

Messaggero Veneto, 22 novembre 2009 
 
Legambiente: difficile che qui arrivi il nucleare 
 
MONFALCONE. «Un parere personale? Difficilmente in Italia vedremo l’inaugurazione di una centrale nucleare, perché le stagioni politiche sono troppo brevi rispetto alle stagioni economiche. È probabile che tutti i passaggi intermedi saranno anche percorsi, ma poi l’avvio concreto non ci sarà. Anche perché tra il processo triennale di avvio di tutte le operazioni politiche, normative, finanziarie, progettuali per l’avvio del cantiere, i sette anni per realizzare il sito e i 60 anni di vita della centrale, il percorso totale diventa settantennale e nessun imprenditore serio farebbe un investimento di questo genere, anche perché la tecnologia è in rapida evoluzione e fare oggi una centrale nucleare significa che sarà superata tecnologicamente prima di essere finita»: l’opinione personale è quella di Alberto Fiorillo, responsabile nazionale della comunicazione di Legambiente, presente in regione per alcune iniziative udinesi e interpellato in merito alla possibilità che Monfalcone diventi sede di centrale nucleare.
«Certo, se in Italia dovesse ripartire il nucleare, Monfalcone potrebbe essere papabile. La voce più certa di questo periodo è che se ciò fosse vero, verrebbero ripresi in mano i vecchi studi sulla migliore localizzazione di centrali, valutando i cambiamenti demografici, geologi, infrastrutturali intervenuti. Ma resta vero il fatto che – aggiunge – i siti privilegiati sono quelli in cui esiste già una produzione di energia elettrica e, comunque, una realtà industriale».
Fiorillo ricorda che comunque, se dovesse essere diffuso un elenco di siti, propedeutico all’apertura di qualsiasi processo, «è chiaro che tutto ciò dovrà essere preceduto dalla consulenza politica a livello locale: non certo con la popolazione, ma con Regione, Province e Comuni e questo sarà terreno di scontro. Esiste un’opposizione trasversale al nucleare, ma anche un certo favore che aiuta all’individuazione dei siti».
Ricorda, inoltre, come il tema della sicurezza delle centrali sia fondamentale, ma è altrettanto importante pensare a tenuta sociale, economica e territoriale.
Sempre in merito al nucleare, il presidente monfalconese di Legambiente, Michele Tonzar, spiega che sarà fatta una campagna informativa della popolazione «perché Monfalcone non può esimersi dal prendere atto di ciò che potrebbe succedere in futuro e faremo le nostre iniziative tra le gente, che spesso crede alla politica degli annunci. Per noi la priorità – conclude – è la metanizzazione della centrale termoelettrica».

Il Piccolo, 01 dicembre 2009
 
A2A dice sì al nucleare. Ma non al Lisert  
La società, sollecitata da Legambiente, disposta a ragionare sul teleriscadamento
 
 
Il vapore prodotto dalla centrale termoelettrica potrebbe alimentare una rete di teleriscaldamento. È quanto Legambiente suggerisce da un paio di decenni ed è quanto la municipalizzata di Brescia, conglobata da A2A, ha realizzato da lungo tempo nella città lombarda. Sull’ipotesi, emersa nell’incontro che i responsabili locali di Legambiente hanno avuto con i rappresentanti della società, A2A si è detta disponibile a ragionare e quindi a utilizzare parte dell’energia del vapore di bassa pressione per una rete di teleriscaldamento, da svilupparsi per fornire calore a significativi poli di utenze e a settori del terziario. Legambiente vorrebbe però una centrale ancora più ”verde”, a prescindere dalla riconversione a metano dei due gruppi a olio combustibile.
L’associazione ha quindi chiesto anche un impegno alla realizzazione di un impianto fotovoltaico nell’area della centrale, ad esempio a copertura dei parcheggi, che potrebbe raggiungere, secondo le sue stime, 200 kW di potenza installata. La risposta di A2A, non particolarmente impegnata sull’energia prodotta dal sole, è stata comunque di disponibilità a valutare la fattibilità di un’installazione significativa. Nel corso dell’incontro la società ha comunque ribadito il proprio ”sì” al nucleare, ma non a Monfalcone. Il tema è stato posto sul tavolo dalla delegazione di Legambiente, costituita dal responsabile del settore Energia regionale, Cristiano Gillardi, dal presidente del circolo monfalconese, Michele Tonzar, e dal segretario del Circolo, Fabio Morea. Legambiente ha domandato chiarimenti ai rappresentanti di A2A, il responsabile di area per il settore termoelettrico, Massimo Tiberga, il responsabile Iniziative sul territorio, Roberto Corona, e il capo centrale, Luigi Manzo, secondo i quali dichiarazioni relative a un possibile ingresso nella gestione del programma nucleare in Italia riguardano aspetti di politica energetica e industriale più generali e appaiono insomma per certi versi ”scontate”.
Rispetto alla dichiarata volontà di rivisitare il progetto relativo al gasdotto che dovrà alimentare la centrale riconvertita, il che, secondo Legambiente, avrebbe potuto far preludere a un disimpegno in tal senso, A2A ha confermato la propria determinazione a raggiungere l’obiettivo. La variante, stando ad A2A, non rallenterà il processo di Via e dovrebbe avere un impatto minore, soprattutto sul territorio carsico. La società ha inoltre ricordato come entro marzo 2013 i gruppi a olio combustibile dovranno interrompere del tutto la loro attività.
Gli sforamenti nelle emissioni annue di diossine sono invece stati determinati in passato in sostanza da un’errata interpretazione nel metodo di calcolo dei dati. Allo stato attuale, assicura A2A, la centrale non presenta mai valori superiori a quelli corrispondenti alla soglia di dichiarazione massima annua. Nel suo assetto impiantistico attuale la centrale non può in ogni caso accogliere rifiuti solidi urbani per il loro incenerimento. Lo ha affermato sempre A2A, sgomberando il campo da possibili equivoci. La centrale continua invece, questo sì, a bruciare farine animali mescolate al carbone e idonee all’ottenimento dei Certificati Verdi, che premiano l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.
L’incontro si è concluso con l’impegno della società di fornire informazioni tempestive sull’iter della metanizzazione della centrale e a collaborare nell’interesse del territorio e dell’ambiente. Legambiente da parte sua ha promesso di essere di continuo stimolo per tutti i soggetti interessati, perchè ciò si realizzi nel più breve tempo possibile. (la. bl.)

Il Piccolo, 22 giugno 2009 
 
ENERGIA  
Il Comune frena sulle biomasse  
Saranno ammessi soltanto impianti alimentati ad alghe

Una centrale a biomasse autorizzata e l’altra in procinto di esserlo, rispettivamente della potenza di 6,3 e 2,5 megawatt elettrici, rimarranno gli unici due impianti di questo tipo realizzabili a Monfalcone. A meno che le biomasse non siano rappresentate da alghe spiaggiate, soprattutto lungo il litorale monfalconese. L’amministrazione pone precisi paletti e lo fa attraverso la variante 31 al Piano regolatore, come spiega l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo. «Per impedire che nuovi impianti possano insediarsi nel nostro territorio – afferma – bisogna modificare la normativa urbanistica, ed è quanto stiamo facendo attraverso intese con il Consorzio industriale in occasione dell’approvazione della variante 31. Nelle nostre zone industriali sarà esplicitamente vietato installare impianti di produzione energetica, fatta eccezione per l’eolico, il solare, l’idroelettrico e ”da alghe”, unica biomassa ammessa, utile in prospettiva per lo spiaggiato del litorale». Al momento l’impianto a biomasse autorizzato è quello progettato dalla Tersa al Lisert, della potenza di 6,3 megawatt elettrici, inferiore ai 20 megawatt termini. In questo caso quota parte dell’energia prodotto dalla centrale sarà utilizzata per scopi idro-termosanitari. Il progetto di Iskra legno, che riguarda la zona Schiavetti-Brancolo, è ancora in fase di autorizzazione, ma non pare possano esserci grandi difficoltà nella conclusione dell’iter. L’impianto, che sarebbe alimentato da cascami di legno, avrebbe una potenza di soli 2,5 megawatt elettrici, inferiore ai 10 megawatt termini. Entrambi percorsi autorizzativi sono stati seguiti direttamente dalla Regione e non dal Comune, perché le richieste delle imprese sono partite prima della legge regionale 24 del 2006 che ha conferito funzioni e compiti amministrativi agli enti locali in materia di agricoltura, foreste, ambiente, energia, pianificazione territoriale e urbanistica, mobilità, trasporto pubblico locale. È stata quindi la Regione a convocare e seguire le relative conferenze dei servizi, mentre il parere che il Comune ha potuto esprimere in quella sede è essenzialmente tecnico, di natura urbanistica. I due impianti saranno comunque alimentati da una filiera corta, a differenza della centrale progettata a Staranzano, e che comunque avrà una potenza di 55 megawatt elettrici. Ecco perché la maggioranza di centrosinistra, compresa Rifondazione, decisamente contraria all’impianto di Bistrigna, ha ritenuto strumentale la mozione presentata dal consigliere Giorgio Pacor, nella seduta di giovedì sera del Consiglio. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, inoltre, ha risposto, sostenendo che mai il Consiglio aveva approvato un odg che vietasse l’insediamento di centrali a biomassa nel territorio comunale. (la.bl.)

Il Piccolo, 14 settembre 2009 
 
Centrale a biomasse, lavori entro l’anno  
Tersa ha già avviato i contatti sul fronte della filiera agricola 
 
Tersa conta di avviare entro la fine dell’anno la realizzazione della centrale a biomasse da 6,3 megawatt di potenza progettata nella zona industriale del Lisert in modo da vederla completata entro la fine del 2011. L’intervento aveva già superato a fine inverno tutto il percorso autorizzativo necessario all’avvio dei lavori, ma è stato rallentato, come spiega l’amministratore della società, Paolo Sabatini, dall’esigenza di risolvere alcuni problemi tecnici con Enel, che gestisce le linee di trasmissione dell’energia elettrica.
L’investimento, che si aggira sui 13-14 milioni di euro, è però confermato, come sottolinea Tersa, che conta appunto di vedere aperto il cantiere entro la fine del 2009. Tersa sta non a caso da un lato lavorando per creare una filiera agricola corta utile all’alimentazione dell’impianto, dall’altro per rivendere l’energia ad aziende insediate nella zona industriale del Lisert. «Ci stiamo impegnando molto sul fronte della filiera agricola – afferma Sabatini – per arrivare già a marzo del prossimo anno con una superficie interessante, attorno ai 100-200 ettari, di coltivazione a miscanto». Gli operatori agricoli restano un po’ diffidenti, nonostante la dimostrazione visiva e pratica data dalla Tersa lo scorso marzo delle colture di miscanto e canna comune finalizzate alla produzione di energia elettrica, avanzando fra l’altro già una proposta commerciale agli imprenditori del settore. In sostanza un contratto di 15 anni con il ritiro garantito del materiale raccolto a un prezzo base, calcolato sul secco, di 45 euro a tonnellata, rinnovato annualmente. Il prezzo totale a partire dal terzo anno potrebbe quindi raggiungere i 55 euro a tonnellata. Tersa si è attivata anche per rivendere l’energia in modo diretto a insediati nella zona del Lisert e non attraverso la Borsa elettrica. (la.bl.)

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