You are currently browsing the tag archive for the ‘Esposti Amianto’ tag.

Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
AVEVA LAVORATO ALLA CARTIERA PRIMA DI TROVARE UN POSTO AL SINCROTRONE DI TRIESTE 
Muore di cancro, sospetto amianto 
Vittima il monfalconese Fabrizio Antoniazzi, di 53 anni. Disposta l’autopsia

di TIZIANA CARPINELLI

Un’altra vittima potrebbe aggiungersi alla tragica sequela di decessi legati all’amianto. Giovedì scorso è spirato, in un letto dell’ospedale civile di Gorizia, il monfalconese Fabrizio Antoniazzi. Aveva da poco compiuto 53 anni e a stroncarlo è stato un tumore maligno al polmone. Dirigeva il reparto elettrico del Sincrotrone di Trieste, ma per vent’anni aveva lavorato, come il padre Nerio e la zia Valnea, alla cartiera di San Giovanni di Duino. A seguito del decorso clinico e del percorso professionale dell’uomo, il personale sanitario che lo ha assistito nelle ultime settimane ha presentato nei giorni scorsi denuncia all’Inail. E la magistratura ha disposto per domani alle 8.30 l’autopsia sul cadavere, che verrà eseguita a Gorizia da un anatomopatologo del presidio monfalconese.
I risultati dell’esame autoptico, che dovranno essere depositati alla Procura di Gorizia entro sessanta giorni, saranno utili a chiarire e l’origine della neoplasia e le cause del decesso. Il sospetto è infatti che la morte possa essere riconducibile all’esposizione all’amianto. Lo ha riferito la sorella Michela, fino all’ultimo rimasta amorevolmente accanto a Fabrizio. «Vicini al nostro dolore – così Michela Antoniazzi – la compagna Bruna, pure lei al capezzale, il nipote Federico e l’inseparabile amico Ivan». Dopo il nulla osta della magistratura, i funerali si terranno, giovedì alle 10, alla cappella del cimitero di via 24 Maggio, a Monfalcone. Fabrizio Antoniazzi era molto noto in città e la notizia della sua scomparsa ha destato vasto cordoglio. Profondamente addolorati gli amici di una vita, i compagni di pallone (in gioventù militava nel San Michele), i vicini (viveva nel rione di largo Isonzo, in una casa di via Ippolito Nievo) e i tanti colleghi del Sincrotrone, dove fin dall’inizio dell’attività del polo scientifico Antoniazzi, perito elettrotecnico, aveva trovato lavoro. «Putroppo – ha riferito Michela Antoniazzi – non potrò mantenere le ultime volontà di mio fratello, che desiderava essere cremato. L’atto dell’autopsia, infatti, nega la possibilità di incenerire il corpo. Apprendere che mio fratello potrebbe essere una vittima dell’amianto è stata una cosa assolutamente terribile: non avevo mai pensato, prima, a una tale eventualità. Sapevo, sì, che aveva lavorato per vent’anni in cartiera, iniziando d’estate, durante le vacanze, ma non credevo che avrebbe potuto fare questa fine. All’avvio del Sincrotrone, la sua domanda era stata accolta e la parentesi della cartiera si era conclusa».
Non è stato possibile accertare l’ipotesi di una conclamata asbestosi o di un mesotelioma mentre Fabrizio era in vita, per le complicanze patite dall’uomo. Durante una recente broncoscopia si era sentito male e i medici non avevano potuto effettuare l’esame. «Tutto – ha proseguito la sorella – è iniziato a novembre, all’insorgere di una trombosi. Mio fratello, che era sempre stato sano come un pesce, praticava ancora lo sport e andava pure a correre, si era presto ristabilito, ma il cardiologo a cui si era rivolto privatamente aveva notato, da una radiografia al polmone, una macchia scura. Verso la fine di dicembre, infatti, una brutta tosse aveva preso a perseguitarlo e il medico, forse con lungimiranza, aveva difatti intravisto qualcosa di anomalo». Di qui la trafila delle corsie d’ospedale, a causa di una serie di problemi sempre più gravi. «Da ultimo – ha concluso – era insorto un focolaio di broncopolmonite dal quale si stava comunque riprendendo. Ma il tumore, inoperabile, non gli ha dato scampo. Mi piace ricordarlo per ciò che è sempre stato: un amante della vita, uno cui piaceva la Monfalcone di un tempo, giocare a pallone, frequentare gli amici al bar. Era una persona dolce e disponibile. Mi mancherà moltissimo».

Annunci

Il Piccolo, 10 aprile 2010
 
AVEVA 63 ANNI, DI CUI 22 PASSATI A BORDO DELLE NAVI 
Amianto, un altro ex cantierino ucciso da un tumore polmonare

L’amianto continua a mietere vittime. In modo spietato e crescente. «Dei suoi colleghi e amici se ne sono andati in tanti, ormai», dicono guardandoti dritto negli occhi Daniela e Monica, che hanno perso rispettivamente il marito e il padre, Luciano Pizzin, nato a cresciuto a Turriaco e morto alla vigilia di Pasqua a 63 anni appena. A portarselo via, come racconta Monica, che lavora al patronato della Cgil a Monfalcone, dove vede sfilare in continuazione malati d’amianto e vedove, non è stato un mesotelioma, ma un microcitoma. Vale a dire un carcinoma polmonare a piccole cellule, una neoplasia polmonare che origina dalle cellule neuroendocrine dei grossi bronchi, caratterizzato da estrema malignità, elevatissima mortalità e precoce capacità metastatica. Stando alla letteratura, il fumo di sigaretta costituisce il principale fattore di rischio per l’insorgenza di microcitoma, ma ulteriori fattori di rischio sono l’esposizione all’asbesto e al radon.
«E’ vero, mio padre fumava, ma aveva smesso da oltre vent’anni a causa di problemi di salute che, stando ai medici, non sono collegabili con quelli emersi nel 2008 – spiega Monica -. E’ anche vero che mio padre ha lavorato 22 anni a bordo delle navi in costruzione nel cantiere navale di Monfalcone, a strettissimo contatto con l’amianto». Tanto da vedersi riconosciuta dall’Inail l’indennità per l’esposizione a fronte anche della presenza di una fibrosi polmonare interstiziale e ispessimenti bilaterali dei polmoni con deficit spirometrico e della diffusione, causa di un’invalidità del 16% poi passata al 60% con l’insorgere del tumore. «Vogliamo sia accertata la causa della malattia che si è portato via mio padre e in ogni caso proseguiremo l’azione avviata con l’avvocato Moro, che sta operando con il patronato della Cgil, per il riconoscimento del danno differenziale da amianto», dice Monica. La storia di Luciano Pizzin, appassionato di moto d’epoca, una figura attiva nel suo paese, per un periodo delegato Fiom nel consiglio di fabbrica dello stabilimento di Panzano, è quella di tanti altri lavoratori ed ex lavoratori del cantiere navale, in cui erano entrati spesso giovanissimi. Luciano Pizzin, come racconta la moglie Daniela, aveva iniziato a lavorare a soli 14 anni, prima con un’impresa di idraulica a Monfalcone, poi in cantiere a bordo e poi, gli ultimi 8 anni, prima del pensionamento avvenuto nel 1998, in magazzino. «Di 12 famiglie che abitano nella nostra palazzina, noi siamo la terza a perdere una persona per amianto», sottolinea la moglie Daniela. Le fa eco Monica. «All’Inca Cgil siamo cinque impiegate e in tre – dice – abbiamo perso il padre a causa dell’amianto. Di questo si deve continuare a parlare». Alle spalle i funerali, celebrati ieri pomeriggio nella chiesa di Turriaco, la famiglia vuole ringraziare il servizio Adi dell’Azienda sanitaria, che ha consentito a Luciano Pizzin di rimanere nella sua abitazione, e in particolare la dottoressa Marta Calligaris. «Vorremmo che le eventuali donazioni andassero al fondo La borsa di Mario, creato dallo stesso Adi per fornire alle famiglie – spiega Monica – medicinali e presidi che non sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale». Le donazioni possono essere effettuate sul conto corrente postale numero 10077493 oppure al Cup dell’ospedale di Monfalcone.
Laura Blasich

Il Piccolo, 11 febbraio 2010
 
CONFERENZA REGIONALE A TRIESTE 
L’amianto uccide ogni anno sessanta persone in regione

«Ogni anno in Friuli Venezia Giulia muoiono 60 persone per mesotelioma della pleura. Considerando che nel 2008 i morti di infortunio sul lavoro sono stati 30, ci si rende conto della strage che ci troviamo ad affrontare». Con queste parole il presidente della Commissione amianto Mauro Melato ha dato il via alla quarta Conferenza regionale sull’amianto in Friuli Venezia Giulia. La giornata dei lavori ha visto alternarsi numerosi relatori che hanno affrontato il problema amianto nelle sue articolazioni sanitarie, ambientali, giuridiche. «In regione sono ancora presenti infinite quantità di questo materiale – ha detto Melato – perlopiù disperse in piccoli depositi». L’intervento di Enrico Bullian, componente della Commissione amianto, si è concentrato proprio sulla bonifica dei siti contaminati: «Tra 2001 e 2008 i piani di lavoro regionali hanno registrato un aumento continuo degli interventi – ha detto -, passando dalle poche centinaia degli anni ’90 ai 2631 di due anni fa». Bullian ha indicato l’esempio da seguire nel progetto di microraccolta per privati portato avanti dalla provincia di Gorizia: «Gorizia è all’avanguardia in questo settore – ha spiegato Bullian – mentre Trieste il progetto è agli inizi: la provincia registra un basso numero di domande d’intervento da parte dei privati». Bullian ha poi sottolineato l’esistenza in regione di diversi casi di grave inquinamento: in provincia di Trieste sono si segnalano l’ex raffineria Aquila e lo Scalo legnami di Servola.
Giorgio Matassi, di Arpa Fvg, ha delineato le proporzioni del problema: «Abbiamo censito oltre un milione di metri quadri sul territorio regionale, e si segnalano 752 strutture associate a 335 soggetti dichiaranti». Anche le conseguenze sanitarie sono in continua crescita, e secondo gli studiosi picco delle malattie correlate arriverà soltanto nel 2015-2020: «Nel frattempo Trieste e Gorizia sono le province con la maglia nera in Italia – ha commentato Melato – assieme a Genova e La Spezia». Maria Giovanna Munafò, membro della commissione e tra gli organizzatori della sorveglianza sanitaria regionale, ha riportato i dati sugli esposti: «In regione abbiamo 8400 iscritti al registro degli esposti amianto, di cui 5032 per motivi professionali». Di questi i cittadini della provincia di Trieste sono 2877, mentre i monfalconesi e isontini sono 1321. Per rapporto esposti-abitanti, Gorizia detiene il triste primato della provincia “più esposta”. All’alto numero degli esposti consegue la diffusione delle malattie asbesto-correlate: «Il problema dei mesoteliomi è importantissimo nella zona costiera – ha affermato la responsabile del registro mesoteliomi Renata De Zotti – e l’andamento dei dati non accenna a una riduzione dei casi con il passare degli anni». I procuratori capo dei tribunali di Gorizia e Trieste, Caterina Ajello e Michele Della Costa, hanno esposto il versante giuridico del “dramma amianto”: «Lancio un grido di dolore – ha detto Ajello – perché per fare il nostro lavoro abbiamo bisogno di più aiuto da parte dell’Ass: queste indagini non possono essere condotte solo dalle forze dell’ordine, serve personale specializzato che solo l’azienda ci può fornire».

Giovanni Tomasin

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LA DENUNCIA DELL’EX SINDACALISTA ED ESPOSTO LUIGINO FRANCOVIG 
Processi amianto, la carenza di magistrati allunga i tempi 
Esigue anche le risorse economiche per tradurre gli studi scientifici in concrete risposte terapeutiche

Il procuratore capo della Repubblica di Gorizia, Caterina Ajello lo ha dichiarato in occasione della quarta Conferenza regionale dedicata all’amianto, tenutasi a Trieste il 10 febbraio scorso: la magistratura non è sufficiente per fronteggiare i processi in ordine ai decessi dei lavoratori esposti al minerale. Con ciò ponendo il problema in relazione ai tempi dei procedimenti. È stata presa in considerazione anche la questione legata alla necessità di avvalersi di tecnici specializzati ai fini della ricostruzione inquirente nell’ambito delle indagini. A rilanciare il problema è l’ex sindacalista ed esposto all’amianto, Luigino Francovig. «Ho assistito alla Conferenza regionale – spiega – e sono emerse importanti questioni. In primis, la carenza di magistrati assegnati ai processi per l’amianto, come ha sostenuto il procuratore capo di Gorizia. È un problema reale: quale garanzia c’è affinchè vengano espletati i processi in tempi congrui? Sono aspetti, è stato spiegato alla Conferenza, già esposti al Consiglio superiore della magistratura, ma intanto la realtà resta quella dell’evidente divario tra i procedimenti che faticano a giungere a sentenza, mentre dall’altro si continua a morire di amianto. Si è parlato di 60 decessi all’anno».
Francovig si sofferma sull’aspetto sanitario: «Durante la Conferenza una ricercatrice di Trieste ha messo in evidenza l’esistenza di studi importanti sulle malattie legate all’esposizione all’amianto, ma non ci sono risorse economiche per tradurre questi percorsi scientifici in percorsi terapeutici. Con ciò senza considerare i potenziali rischi provocati anche dall’utilizzo nelle fabbriche degli attuali materiali. E ancora: che indicazioni ci sono a proposito del Centro specialistico ipotizzato a Monfalcone, come pure dell’assistenza specialistica decentrata? Il piano socio-sanitario regionale prevede evidenti riorganizzazioni per l’ospedale di San Polo e per quello di Gorizia. Ci si chiede pertanto quale prospettiva di cura può avere un ammalato esposto all’amianto?». Francovig conclude: «La Conferenza regionale ha messo in luce aspetti sui quali è necessario riflettere. Sarebbe auspicabile un piano complessivo, che possa coordinare gli interventi oggi prodotti dalle singole e rispettive istituzioni, per affrontare questa complessa e drammatica problematica in modo più incisivo». (la. bo.)

Il Piccolo, 10 marzo 2010
 
ACCORPATI DAL TRIBUNALE DI GORIZIA SU RICHIESTA DEL PM DUE PROCEDIMENTI 
Morti d’amianto, tre rinvii a giudizio 
Indagini sul ruolo ricoperto da Marino Visintin nell’ambito di Fincantieri

Due nuovi procedimenti per omicidio colposo legati a due decessi per esposizioni all’amianto sono approdati ieri dinanzi al giudice dell’udienze preliminari Paola Santangelo. I due fascicoli sono stati riuniti e il giudice, accogliendo la richiesta avanzata dal pubblico ministero Luigi Leghissa, ha rinviato a giudizio Manlio Lippi, Enrico Bocchini e Vittorio Fanfani, che all’epoca dei fatti erano ai vertici dell’Italcantieri. Sono state ammesse anche le parti civili rappresentante dai familiari dei due operai i cui decessi sarebbero legati all’amianto.
L’accusa agli imputati è di aver omesso le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e si sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Il processo è stato fissato per il 13 aprile dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Gorizia.
È stata invece stralciata la posizione di Mario Abbona e Marino Visintin per ulteriori accertamenti sulle funzioni ricoperte all’interno del cantiere di Monfalcone. Abbona era addetto al servizio centrale di sicurezza del gruppo, mentre Visintin era responsabile della sicurezza all’interno dello stabilimento di Monfalcone nel periodo tra il 1972 e il 1992.
Visintin non è la prima volta che viene chiamato in causa in questi procedimenti legati all’amianto. Nell’inchiesta della Procura della Repubblica di Trieste Visintin non era stato indagato, ma sentito come teste. In un altro caso, quello avviato dalla Procura della Repubblica di Gorizia invece il pm aveva chiesto per Visintin il rinvio a giudizio. Ma il Gup, sposando la linea della procura triestina, richiesta non accolta dal gup che aveva prosciolto Visintin. Ma la vicenda giudiziaria non si è conclusa: il pubblico ministero ha impugnato la decisione di proscioglimento ricorrendo alla Corte di Cassazione, che ha disposto una parziale riapertura delle indagini nei confronti di Visintin per accertare se i dipendenti colpiti dalla malattia fossero gerarchicamente sottoposti a Visintin oppure se i loro capi fossero altri.
Marino Visintin per questo suo coinvolgimento nell’inchiesta ha già pagato sul piano politico con le dimissioni da assessore al Lavoro. Nell’ambito del centrosinistra, che governa la Provincia, si era aperto un anno fa un vivace dibattito con Rifondazione comunista che aveva chiesto con forza le sue dimissioni. Sulla stessa posizione anche il centrodestra che aveva rimarcato come più volte il presidente Gherghetta avesse espresso la volontà che la Provincia si costituisse parte civile nei processi per le morti da amianto. (fra. fem.)

Il Piccolo, 12 marzo 2010

CONVENZIONE CON LA PROVINCIA 
Parte alla Svoc la bonifica dell’amianto

Parte la bonifica dell’eternit alla Società velica Oscar Cosulich. Riguarda un deposito di imbarcazioni adibite alla scuola di vela, per il quale è stata sottoscritta una convenzione tra la Provincia di Gorizia e la società di Panzano. L’importo stabilito è di 31,7 mila euro, di cui 20mila garantiti dall’ente provinciale e i restanti in compartecipazione dalla stessa Svoc. L’intervento, ha spiegato il presidente della società velica, ingegner Sergio Lapo, vuole essere un primo, importante passo lungo il percorso di risanamento e sistemazione delle strutture. La bonifica del deposito rappresentava una «spina nel fianco», da tempo ritenuta urgenza prioritaria, che ha trovato la solerte e piena disponibilità della Provincia. I lavori partiranno lunedì e dureranno un mese. Lavori, peraltro, ”inaugurati” dal maltempo dell’altro giorno, quando la bora ha scoperchiato parte del tetto in eternit, mentre era in preparazione il cantiere. «Ci auguriamo – ha aggiunto Lapo – che questa bonifica possa rappresentare l’inizio di una serie di interventi di risanamento e di restauro di tutta la sede. Per questo, avvalendoci delle leggi in vigore, intendiamo insistere con la Regione per il reperimento delle risorse».
Nel giro di un anno, da quando la società ha posto il problema della bonifica all’avvio dei lavori, espletati tutti i necessari passaggi burocratici, si va dunque verso la risoluzione di un annoso problema. La convenzione stipulata costituisce un ”modello funzionale” di compartecipazione tra pubblico e privato, ha evidenziato l’assessore provinciale dallo Sport, Sara Vito. La Provincia ha garantito 20mila euro, mentre i restanti 11mila saranno a carico della Svoc. Un impegno finanziario non indifferente, per la società velica. La formalizzazione della convenzione è avvenuta nell’autunno 2009. «Abbiamo accolto l’istanza della Svoc per due ordini di motivi – ha continuato l’assessore Vito -, per l’urgenza dell’intervento di bonifica in sè, che rientra nell’ambito della politica della Provincia volta alla lotta contro il problema-amianto, e per l’importanza della società sportiva, fucina di atleti di grande livello. Il segnale è che, lavorando insieme, si riescono a ottenere risultati di qualità.». L’assessore ha spiegato che la Provincia ha investito molto sull’impiantistica sportiva, un milione di euro, che sarà liquidato a breve per realizzare interventi in tutti i Comuni dell’Isontino. «L’intenzione è quella di garantire almeno un intervento per ogni Comune, in una logica di pianificazione mirata. I finanziamenti relativi alla bonifica per la Svoc, invece, sono risorse suppletive, legate a fondi residui erogati attraverso la convenzione». (la.bo.)

Il Piccolo, 19 marzo 2010
 
LA GRAVE SITUAZIONE DEL TRIBUNALE ESAMINATA DAL CONSIGLIO GIUDIZIARIO 
Mancano giudici, processi per l’amianto a rischio 
È emersa la necessità di chiedere al ministero e al Csm di dichiarare Gorizia sede disagiata

di FRANCO FEMIA

I processi per i casi d’amianto sono a rischio per la carenza di giudici. Lo ha accertato il Consiglio giudiziario del distretto, presieduto dal presidente della Corte d’appello Mario Trampus, riunitosi in via straordinaria a Gorizia proprio per focalizzare la grave situazione in cui versa il tribunale, struttura ritenuta insufficiente per far fronte alla domanda di giustizia che emerge nel circondario.
Il prossimo trasferimento di tre magistrati giudicanti (Vicinanza, Bigattin e Masiello) di fatto impedirà lo svolgimento dei processi per l’amianto – tra gli altri a ruolo ce ne sono due con un centinaio di parti civili – se non attraverso l’applicazione di giudici dei tribunali di Udine e Pordenone. Ma anche la parte ordinaria rischia di collassare perché opererebbero al tribunale di Gorizia solo un gip e un giudice monocratico. Per questo motivo concorde è stata la richiesta al ministero della Giustizia e al Csm di dichiarare il tribunale di Gorizia sede disagiata in modo da incentivare l’arrivo di nuovi giudici. Il sindaco Ettore Romoli, presente all’incontro assieme al presidente della Provincia Enrico Gherghetta, ha assicurato il suo interessamento con il ministro Alfano perché la richiesta venga esaudita. «È importante che il Consiglio giudiziario si sia riunito a Gorizia – ha detto Romoli – perché ha acceso i riflettori sulla gravissima situazione in cui versa il tribunale, la cui amministrazione della giustizia rischia di diventare ingestibile».
È emersa anche la necessità che venga aumentata la pianta organica del tribunale passando dagli attuali 11 a 18 giudici. «Ma noi ci accontenteremo anche di 15», ha detto il presidente dell’Ordine degli avvocati Silvano Gaggioli.

Il Piccolo, 20 marzo 2010
 
DIPENDENTI DI DIVERSE AZIENDE DEL MONFALCONESE CHIEDONO UN RISARCIMENTO ECONOMICO PER IL DANNO SUBITO 
Amianto, già 400 esposti si appellano al giudice del lavoro 
Le prime udienze previste a inizio di giugno. Le pratiche raccolte in sei mesi dallo sportello Inca della Cgil

Sono oltre 400 i lavoratori di fabbriche del Monfalconese esposti all’amianto che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, cioè il risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto eventualmente erogato dall’Inail.
Tante sono le pratiche che nell’arco di poco più di sei mesi ha raccolto l’apposito sportello creato dall’Inca della Cgil, nella sede situazione nel complesso Paciana, tra via Bixio e via 9 Giugno.
Le prime udienze davanti al giudice del Lavoro di Gorizia sono attese per l’inizio di giugno, come spiega l’avvocato Giancarlo Moro, esperto in diritto del lavoro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo.
La maggior parte dei casi riguarda lavoratori del cantiere navale, diretti e indiretti, affiancati però da persone impiegate all’Ansaldo, in porto, alla centrale elettrica, allora Enel, Cartiera Burgo e Ferrovie dello Stato, tutti residenti nel Monfalconese e nella Bassa friulana.
Allo sportello della Cgil si sono rivolti però anche cittadini che hanno contratto patologie asbestocorrelate nella propria abitazione, vicina ai posti di lavoro dove l’amianto si è usato in modo massiccio in alcuni periodi. L’obiettivo della Cgil rimane del resto quello di “dare tutela a tutti”. «La malattia più diffusa sono le placche pleuriche – spiega l’avvocato Moro -, che però ottengono tra 1 e 5 punti dall’Inal. Peccato che i risarcimenti scattino dal sesto punto in poi». Per questi lavoratori, secondo il legale, la tutela risarcitatoria è l’unica opzione quindi a fronte dei danni alla salute subiti. La strada dei procedimenti penali va perseguita e la Cgil si costituisce parte civile ogni volta che si va a processo. «La Procura, la cui attività vediamo con favore, in primis si occupa però dei reati più gravi, cioè l’omicidio colposo – afferma Moro -, e non potrà, con le forze a disposizione, perseguire tutti i reati per le patologie medie o minori». Che, però, possono trovare una risposta attraverso il ricorso al giudice del Lavoro, secondo il legale, per il riconoscimento del “danno differenziale”. Quella del riconoscimento del danno differenziale è inoltre un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera.
I casi saranno valutati singolarmente dal giudice, ma il legale della Cgil auspica che possa essere utilizzato il notevole materiale probatorio già  accumulato per supportare i procedimenti penali e civili.
Laura Blasich

Il Piccolo, 31 marzo 2010
 
AL COMPUTER 
Si raccolgono e incrociano dati e documenti sulla vita del cantiere dal 1970 a oggi 
Amianto, al lavoro pool di 10 persone per rendere più celeri i processi

C’è un pool che lavora sui procedimenti per l’amianto. Un pool di 10 persone creato dalla Procura della repubblica e formato dai sostituti procuratori Luigi Leghissa e Valentina Bossi, da sei appartenenti alla forze dell’ordine (in gran parte carabinieri), due dirigenti del servizio di prevenzione e sicurezza sull’ambiente del lavoro dell’Azienda sanitaria isontina.
C’è poi a disposizione un consulente informatico e, grazie a un server fornito dalla Regione, la Procura sta informatizzando tutto quanto è necessario per snellire il lavoro legato all’esposizione all’amianto. «Si tratta di riscrivere la storia dei cantieri di questi ultimi anni», dice il procuratore Caterina Ajello. C’è da ricostruire 40 anni di storia dei cantieri, dal tipo e dalle modalità di costruzione delle navi, dai vertici apicali che si si sono succeduti in questi anni nello stabilimento di Panzano. Si tratta poi di memorizzare e incrociare migliaia di dati riferiti ai lavoratori e allo loro mansioni, il materiale documentale in possesso dei magistrati. Si stanno raccogliendo e informatizzando anche le testimonianze fornite dai familiari e dai colleghi degli dipendenti deceduti divise anche per periodi di lavoro.
Una mole di lavoro notevole ma che tornerà utile nell’economia processuale. Le informazioni raccolte e catalogate renderanno più spediti i procedimenti che per la materia trattata e per le numerose parti coinvolte – imputati, parti civili, periti e testimoni – si presentano assai complessi.
L’udienza del maxiprocesso, che vede sul banco degli imputati 26 tra dirigenti dell’ex Italcantieri e ditte che operavano nello stabilimento di Panzano, è fissata per il 13 aprile. Ma sarà ancora un’udienza interlocutoria dove il giudice monocratico sarà alle prese con le procedure preliminari legate ancora alla riunificazione dei numerosi fascicoli procedurali. Ma si tratta di una tappa importante di un processo atteso da anni dai familiari delle centinaia di vittime dell’amianto e che vedrà presenti come parti civili alcuni enti come il Comune di Monfalcone, la Provincia, l’Inail, l’Associazione esposti amianto e la Fiom-Cgil (fra. fem.)
 
APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO E AL MINISTRO ALFANO
«La Procura di Gorizia è in ginocchio» 
Ajello: «Ci restano solo tre magistrati». Cinque trasferimenti in pochi mesi

di FRANCO FEMIA

«Siamo in ginocchio. Da cinque sostituti procuratori a disposizione mi ritroverò presto solo con tre e con la gestione dell’inchiesta giudiziaria sull’amianto e anche con l’ordinaria amministrazione»: alla vigilia del maxiprocesso sull’amianto, il Procuratore della Repubblica Caterina Ajello lancia l’allarme. Ha già scritto al ministro della Giustizia Angelo Alfano per renderlo a conoscenza della situazione in cui versa il Palazzo di giustizia a Gorizia e ora la dottoressa Ajello è decisa a informare anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.
Non c’è pace dunque per la giustizia isontina alle prese da anni con un organico ristretto e con un valzer continuo di magistrati sia inquirenti che giudicanti. In un anno sono stati trasferiti, su loro richiesta, quattro sostituti procuratori ed ora un quinto, il dottor Fabrizio Suriano, è sul piede di partenza. Ne sono arrivati tre grazie al fatto che Gorizia è stata dichiarata sede disagiata, ma ora questa corsia preferenziale non esiste più.
Non si ride neppure al primo piano del palazzo di via Sauro. Il Tribunale entro l’estate perderà quattro magistrati giudicanti tanto che il maxi processo per l’amianto sarà presieduto direttamente dal presidente Matteo Trotta, non essendo altri giudici disponibili a seguire un procedimento che rischia di durare parecchi mesi se non qualche anno.
C’è, dunque, il rischio di prescrizione sui processi per l’amianto come sostiene l’Associazione esposti amianto? La dottoressa Ajello è fiduciosa, ritiene che per alcuni processi si possa arrivare al pronunciamento di 1° grado, che sarebbe un traguardo importante anche ai fini di una causa civile.
Oltre al maxiprocesso che vede riunite in un unico procedimento 102 parti lese, operai dei cantieri morti per asbestosi, sono pendenti in Procura procedimenti per altri 230 morti sempre per esposizione all’amianto. E altri fascicoli potrebbero arrivare negli uffici dei pm perché si ritiene che i decessi legati all’amianto proseguiranno ancora per molti anni.
«Noi stiamo lavorando a tamburo battente – dichiara l’Ajello -, è stato formato un pool coordinato da due sostituti procuratori impegnato a definire i fascicoli legati all’amianto».

Il Piccolo, 14 aprile 2010
 
UDIENZA LUNEDÌ 26 APRILE
Si gonfia il maxi-processo sull’amianto 
Aggiunti altri procedimenti. Un centinaio i cantierini deceduti

di FRANCO FEMIA

Si irrobustisce il già corposo fascicolo processuale che riguarda i morti da amianto. Due nuovi procedimenti, riferiti ad altrettanti presunti decessi per asbestosi, sono approdati ieri sul tavolo del giudice monocratico Emanuela Bigattin. E, come è accaduto per gli ultimi casi, anche questi su richiesta del pm Luigi Leghissa, vanno a confluire in quel mega-processo che è stato avviato dal tribunale di Gorizia e che prenderà il via lunedì 26 aprile.
Con i procedimenti di ieri si chiude questa fase procedurale dell’inchiesta sulle morti da amianto avviata dalla Procura della Repubblica e che riguarda esclusivamente decessi di quanti hanno lavorato all’interno del cantiere di Panzano. Altre decine di denunce sono ancora al vaglio del pool di magistrati, forze dell’ordine e tecnici che è stato creato appositamente dalla Procura goriziana. Ma saranno tutti casi che formeranno un successivo processo dal momento che non si è neppure arrivati alla richiesta di rinvio a giudizio e quindi all’udienza preliminare. Inoltre,continuano i decessi legati all’esposizione all’amianto e, secondo le previsioni, continueranno fino al 2020.
Sarà lo stesso presidente del tribunale Matteo Trotta in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. Devono rispondere di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario. Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo perché nel frattempo deceduti Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere.
Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti d’amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil.
Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perché il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testi. Si preannuncia, comunque, un processo complesso che richiederà numerose udienze per ascoltare testimoni e nel quale ci sarà anche il confronto tra le perizie dell’accusa e della difesa. Ma il dottor Trotta è intenzionato ad accelerare i tempi proponendo udienze molto ravvicinate in modo da poter arrivare in tempi ragionevole alla sentenza.
Il tribunale di Gorizia ha già emesso una sentenza di condanna per il decesso di un dipendente dell’Italcantieri nei confronti di Manlio Lippi, dirigente dell’ex Italcantieri. La pena a un anno di reclusione è stata poi annullata in appello, perché l’imputato ha potuto godere della prescrizione del reato.

Il Piccolo, 26 aprile 2010
 
PARTI CIVILI I FAMILIARI, L’AEA, IL COMUNE, LA PROVINCIA, LA REGIONE, L’INAIL E LA FIOM-CGIL 
Si apre il maxi-processo per i morti di amianto 
Il procedimento riguarda il decesso di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri

Si apre oggi, al Tribunale di Gorizia, il maxi-processo per amianto. Sarà lo stesso presidente del Tribunale, Matteo Trotta, in qualità di giudice monocratico chiamato a condurre il processo, che vede imputati gli ex amministratori e dirigenti dell’ex Italcantieri e i responsabili delle ditte d’appalto. L’ipotesi di accusa è quella di omicidio colposo per la morte di un centinaio di dipendenti dell’ex Italcantieri, oggi Fincantieri, per aver omesso negli anni che vanno dal Sessanta all’Ottanta le misure di sicurezza necessarie per contenere l’esposizione all’amianto, di fornire ai dipendenti mezzi personali di protezione (mascherine e guanti) e di sottoporli a un adeguato controllo sanitario.
Sono usciti dall’inchiesta e quindi dal processo, perchè nel frattempo deceduti, Dario Alessandrini, ex direttore dell’Italcantieri, e Filippo Pianini, legale rappresentante di una ditta che lavorava all’interno del cantiere. Per questo processo si sono costituiti parte civile oltre ai familiari della maggior parte delle vittime, l’Associazione esposti amianto di Monfalcone, il Comune di Monfalcone, la Provincia di Gorizia, la Regione, l’Inail e la Fiom-Cgil. Ci vorranno comunque un paio di udienze, dedicate alle eccezioni preliminari e alle ammissioni delle prove che verranno richieste da difesa e accusa, perchè il processo possa iniziare con la deposizione dei primi testimoni.

Il Piccolo, 22 gennaio 2010
 
MOSSA. GIÀ DONATORE DI SANGUE, AVEVA FONDATO IL CLUB FRECCE TRICOLORI 
Nuovo decesso per amianto 
La vittima è Valentino Bevilacqua, operaio nei cantieri negli anni ’60

MOSSA Valentino Bevilacqua se n’è andato sabato scorso, in punta di piedi, abbracciato dall’amore della moglie Elena e sostenuto durante la breve ma insormontabile malattia dalle figlie Martina e Valentina, dal genero Fabio, dalle sorelle Rosalia e Rita e dal fratello Mario. Lasciando un vuoto incolmabile tra i famigliari, resterà impresso nella memoria di tutti come un’anima dolce e generosa, profondamente legata alla propria famiglia d’origine.
“Tino”, che avrebbe compiuto 68 anni il prossimo 19 marzo, era nato a Mossa. Fin da piccolo aveva manifestato una grande passione per la natura che ha saputo tramandare anche ai nipotini Erik e Sara. Il mestiere del padre lo aveva portato, agli inizi degli anni ’60, nei cantieri navali di Monfalcone dove, esposto alle polveri di amianto, ha contratto il male che a distanza di 40 anni ha segnato il suo destino. Qualche anno dopo è entrato a far parte della Cooperativa Ite di Gorizia alla quale era rimasto legato fino alla pensione raggiunta nel 1995.
Nel 1970 ha conosciuto Elena con la quale ha costruito una forte e affidabile famiglia, apprezzata anche dai parenti e dagli amici sloveni. Era stato per tanti anni donatore di sangue di Gorizia e dal 2006 socio fondatore nonché appassionato sostenitore del 115° Club Frecce Tricolori di Gorizia dove svolgeva le proprie attività con il contributo di tutta la famiglia. Ex corista del “Seghizzi”, non perdeva occasione per intonare un bel canto e trasformare un momento sereno della giornata in un avvenimento gioioso e indimenticabile. Così era anche il suo carattere, allegro, gentile e disponibile. Non era solo una brava persona, bensì una persona che, nella sua semplicità, tutti definivano buona.
I funerali si svolgeranno domani alle 9.30 nella chiesa parrocchiale di Mossa con partenza dal nuovo ospedale civile di Gorizia. La famiglia chiede di onorare il suo ricordo senza fiori bensì tramite donazioni all’Associazione Cure Palliative “Mirko Špacapan – Amore per Sempre” (Banca di Cividale, fil. Udine, IBAN IT22D0548412305064571001651 causale “per Valentino”; www.srcek-beepworld.it )

Il Piccolo, 02 gennaio 2010
 
UN’ALTRA VITTIMA DELLA FIBRA-KILLER. LUNEDÌ L’AUTOPSIA 
Ex cantierino ucciso dall’amianto a 66 anni 
Bruno Borsetti era originario di Ferrara. Era stato anche calciatore nella Spal

La tragica escalation continua, l’amianto colpisce ancora. Si è spento nei giorni scorsi all’ospedale di Monfalcone, all’età di 66 anni, Bruno Borsetti, vinto anch’egli da un tumore legato all’esposizione al minerale-killer dopo una vita lavorativa passata quasi interamente nel cantiere di Monfalcone. Originario di Ferrara, Borsetti si era trasferito in città nel 1971 avendo trovato occupazione in cantiere in una grossa ditta di verniciature industriali. Borsetti ha lavorato nello stabilimento di Panzano dal 1971 al 1998, anno in cui era andato in pensione, segnalandosi non solo per le capacità tecniche e la grande professionalità che lo avevano fatto diventare uno dei punti di riferimento nel suo settore, ma anche per la generosità e la bontà d’animo, qualità riconosciutegli dai suo stessi operai, con una targa ricordo che ha sempre conservato con gioia, al momento del congedo dall’ambiente di lavoro.
Impegnatissimo nel suo lavoro, spesso con lunghe trasferte legate alle commesse della Fincantieri, Borsetti dedicava il tempo libero rimanente alla famiglia di cui andava orgoglioso, alla moglie Lidia e ai figli Silvia e Corrado, e alle sue passioni di una vita: alla pesca, a lunghe camminate in montagna alla ricerca di funghi, e al calcio. Prima di trasferirsi a Monfalcone per motivi di lavoro, infatti, Borsetti era stato promettente calciatore nelle file della Spal, la storica società calcistica ferrarese, squadra che aveva continuato a seguire anche da lontano, così come seguiva il Milan, di cui è sempre stato grande tifoso e di cui non si perdeva mai una partita in televisione. Borsetti, dopo aver abitato a Monfalcone, si era trasferito da molti anni con la sua famiglia a Staranzano, e proprio nella comunità staranzanese, che lo ricorda con affetto, era molto conosciuto ed apprezzato per le sue qualità morali, la sua vitalità e la sua simpatia. Si è goduto la nipotina Giulia, che ora ha sei anni, e ha fatto in tempo solamente a conoscere l’altro nipotino Lorenzo, nato l’8 settembre all’ospedale di Monfalcone, giorni in cui Bruno era ricoverato al reparto di oncologia della stessa struttura in un destino che ha voluto accoppiare la felicità di una nuova venuta al mondo e la tristezza di una fine ormai prossima.
«Mio papà è sceso a trovare il nipotino in carrozzina, era già molto debole – racconta la figlia Silvia, la mamma dei suoi due nipoti – non ha fatto in tempo a goderselo. Una malattia che non perdona ce lo ha strappato troppo presto. L’amianto sta facendo strage, spegnendo la vita di chi ne viene colpito dopo una vera e propria agonia, e rovinando la vita di intere famiglie. Spero con tutto il cuore che i responsabili di questa strage, chi sapeva e chi ha taciuto, chi non ha fatto nulla per proteggere gli operai dai rischi nonostante gli studi avessero fatto chiarezza già decine di anni fa, possano essere perseguiti come meritano».
Anche per Borsetti, come sempre nei casi legati all’esposizione all’amianto, la Procura della Repubblica di Gorizia ha fissato l’autopsia, che sarà eseguita lunedì. Poi, salvo richieste di ulteriori accertamenti, arriverà il nullaosta per i funerali, che proprio per questo motivo non sono ancora stati fissati.
Michele Neri

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 221.952 visite
Annunci