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Il Piccolo, 22 dicembre 2009
 
LA VITTIMA, BENITO TRICARICO, AVEVA 71 ANNI 
Morto a causa dell’amianto il timoniere di tutti i sommergibili costruiti nel Dopoguerra

Si allunga la lista nera delle vittime dell’amianto. Il minerale killer ha colpito venerdì il settantunenne Benito Tricarico. I funerali si svolgeranno mercoledì nella chiesa della Marcelliana, alle 11. Tricarico ha combattuto due anni contro l’asbestosi, la terribile malattia che non lascia scampo. Monfalcone, in questo senso, ha un triste primato legato al principale motore dell’economia locale, il cantiere navalmeccanico sdi Panzano Tricarico era nato a Monfalcone da genitori pugliesi, che si erano trasferiti nella nostra città proprio per cercare lavoro. Il padre di Benito aveva lavorato all’interno dell’allora Cantiere navale triestino, diventato poi Italcantieri. Come molte altre persone colpite dallo stesso destino, anche Benito Tricarico ha dedicato gran parte della sua vita al lavoro nel cantiere, prima come falegname, poi come collaudatore di sommergibili. Era orgoglioso del suo lavoro, raccontava a tutti di essere stato l’unico a fare da timoniere all’interno di tutti i sommergibili prodotti nel cantiere di Panzano, dal 1965 al 1992, anno in cui si era ritirato in pensione. Durante un viaggio aveva avuto modo di conoscere l’allora capitano Giampaolo Di Paola, diventato nel 2004 capo di Stato maggiore della Difesa. In occasione di questo incarico, Tricarico aveva inviato una lettera di congratulazioni. Di Paola, rimasto sinceramente legato a Tricarico, aveva risposto personalmente al messaggio, rendendo il sommergibilista monfalconese fiero del suo operato e dei tanti sacrifici fatti. «E’ un episodio che mio padre ci raccontava spesso e di cui andava davvero orgoglioso» ha spiegato il figlio Marco. Tricarico era una persona tranquilla e pacifica, instancabile lavoratore e dedito alla famiglia, in particolare alla moglie Paola e ai figli Marco e Davide. La famiglia si unirà agli altri familiari delle vittime dell’amianto per ottenere giustizia per i propri cari scomparsi, confidando che vengano individuati i responsabili di questo dramma.
Rossella de Candia

Il Piccolo, 24 ottobre 2009 
 
EMESSA DAL GIUDICE DEL LAVORO LA PRIMA SENTENZA LEGATA ALL’ESPOSIZIONE  
Amianto, l’Ass dovrà risarcire un operaio  
A un ronchese di 70 anni 5000 euro. Lavorò nei locali caldaie dell’ex ospedale 
 
di FRANCO FEMIA

Prima sentenza del giudice del lavoro del tribunale di Gorizia legata alle malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto.
Il giudice dottoressa Barbara Gallo ha condannato l’Azienda dei servizi sanitari Isontina a risarcire un suo ex dipendente, affetto da placche pleuriche contratte durante il suo lavoro. Il risarcimento riconosciuto è di cinquemila euro. Un risarcimento contenuto. Ciò è dovuto al fatto che la patologia sofferta da V. O. è allo stato attuale lieve e la percentuale di invalidità riconosciuta dall’Inail è quindi bassa.
«L’importanza di questa sentenza – ha sottolineato l’avvocato di Marco Bianca, che ha tutelato nel processo V.O. – sta nel fatto che è stato riconosciuto come il mio assistito abbia lavorato in ambienti dove era presente l’amianto e che per questo motivo ha contratto la malattia».
La causa civile contro l’Azienda per i servizi sanitari era stata promossa cinque anni fa da V.O., un settantenne residente a Ronchi dei Legionari, che per molti anni aveva lavorato come conduttore di caldaie all’ex ospedale civile di via Rossini a Monfalcone. L’uomo riteneva che la malattia di cui soffriva e riconosciutagli dall’Inail, fosse stata causata dall’esposizione all’amianto presente in abbondanza nei locali in cui aveva lavorato per anni.
Il suo difensore era riuscito, prima delle demolizione del vecchio impianto, a far effettuare dal tribunale degli accertamenti tecnici da parte dei locali dove V.O, aveva lavorato. Era emerso così come nella zona della caldaia termica fosse forte la presenza dell’amianto, sia nelle lastre che nelle guarnizioni.
Questo riscontro ha convinto il giudice che la malattia contratta da V.O. sia stata in effetti causata proprio dall’esposizione prolungata all’amianto. E nella sentenza che ha condannato l’Azienda per i servizi sanitari la dottoressa Gallo sottolinea come l’Ass Isontina non abbia adottato quelle minime misure necessarie che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polvere di amianto presente sul posto.
La presenza dell’amianto in alcuni settori dell’ex comprensorio ospedaliero era stata più volte rilevata dal nostro giornale. Ed anche delle sue cause letali. Nel 2005, proprio l’anno in cui V.O. aveva deciso di fare causa all’Azienda sanitaria, era morto un suo collega, che per trent’anni aveva svolto servizi di manuntenzione nella struttura sanitaria di via Rossini.
A sostenere l’esistenza dell’amianto c’era anche una perizia, effettuata nel 2004, su richiesta del giudice del tribunale di Gorizia, Angela Masiello.

Messaggero Veneto, 24 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Nella prima causa civile andata a sentenza, l’Azienda sanitaria dovrà risarcire con 5 mila euro un ex dipendente del vecchio ospedale  
Invalidità da amianto, condannata l’Ass isontina
 
 
MONFALCONE. Prima sentenza di risarcimento danni derivati dall’esposizione all’amianto: a pronunciarla è stato il giudice del lavoro del Tribunale di Gorizia Barbara Gallo che ha condannato l’Azienda sanitaria isontina a risarcire un ex dipendente, “vittima”, appunto, della fibra killer che gli ha procurato un’invalidità derivata da “placche pleuriche”.
Il danno è stato quantificato dal giudice in 5 mila euro. Una somma ritenuta congrua rispetto la gravità della patologia. A beneficiarne V.O., un settantenne di Ronchi dei Legionari, già “manutentore” della caldaia dell’ex ospedale di via Rossini. Oltre sei anni fa, all’uomo, che era andato da poco in quiescenza, i sanitari riscontrarono delle “placche pleuriche”, una patologia riferibile, secondo i sanitari, all’esposizione all’amianto.
V.O. decise, così, di rivolgersi all’avvocato Marco Bianca il quale, prima che demolissero il “vecchio” ospedale, riuscì ad ottenere dal Tribunale un accertamento tecnico circa la presenza di amianto nel comprensorio di via Rossini.
E la risposta degli esperti fu chiara e inconfutabile: nell’ex ospedale fu trovato amianto in abbondanza, sotto forma di lastre, guarnizioni, stufe e pure nel vano caldaie. Senza contare i 150 chili stoccati, rinvenuti anni prima.
A questo punto, il giudice s’è convinto che la malattia, contratta da V.O., era stata provocata dall’esposizione alla fibra killer ed ha emesso, come si è detto, la sentenza risarcitoria a favore del settantenne ronchese cui l’Ass dovrà ora versare 5 mila euro. Il giudice Barbara Gallo, nella sentenza, scrive, tra l’altro: «Non sono state neppure effettuate quelle minime precauzioni che avrebbero potuto ridurre la concentrazione di polveri d’amianto».
A quanto risulta, V.O. non è l’unico ex dipendente del nosocomio monfalconese ad essersi ammalato a causa dell’esposizione all’amianto i cui fumi, almeno in un caso, avrebbero provocato addirittura un decesso. Per quanto riguarda i processi penali, legati alle morti da amianto, sono attualmente al vaglio dei giudici, come si ricorderà, alcuni filoni (frutto della riunione di diversi procedimenti) in cui sono imputati di omicidio colposo i vertici dell’Italcantieri. (n.v.)

Messaggero Veneto, 08 settembre 2009 
 
Incontro con Casson stamane in piazza 
 
MONFALCONE. Piazza della Repubblica ospiterà, stamane alle 11, un incontro-dibattito con il senatore Felice Casson, candidato al ruolo di segretario regionale del Pd del Veneto per la mozione Marino. L’incontro, aperto al pubblico, servirà per parlare di giustizia e libertà d’informazione, ma diversi potrebbero essere gli argomenti di discussione soprattutto riguardo ai temi d’attualità. Sarà presente all’incontro la candidata alle segreteria regionale Pd Maria Cristina Carloni, che pure sostiene a livello nazionale la Mozione Marino. Un’occasione, dunque, per conoscere i due candidati e capire il valore della “terza mozione” anche in ambito regionale, in attesa delle primarie del Pd. Felice Casson è un magistrato e politico italiano, inoltre è consigliere comunale a Venezia. In magistratura il suo lavoro più noto è relativo allo smascheramento dell’Operazione Gladio, una struttura segreta paramilitare. Ha lasciato la magistratura nel 2005 per candidarsi sindaco di Venezia. Dopo le elezioni politiche del 2006, è stato eletto senatore nelle file dei Democratici di Sinistra e assieme assieme al Malabarba ha presentato un “Disegno di legge concernente le Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto e dei loro familiari”, nonché delega al governo per l’adozione del testo unico in materia di esposizione all’amianto. Per primo raccolse la denuncia degli operai di Porto Marghera.

Il Piccolo, 08 settembre 2009 
 
OGGI A SELZ  
Esposti all’amianto Incontro con Casson
  
 
RONCHI Rischi amianto, come tutelare gli esposti. Questo il tema della terza festa regionale di Libertà Fvg, il periodico dello Spi Cgil regionale. Ospite d’onore della manifestazione, che si terrà domani mattina a Ronchi, nell’area festeggiamenti di Selz, sarà l’ex magistrato Felice Casson, senatore del Pd e primo firmatario del disegno di legge per la tutela degli esposti all’amianto. La giornata si aprirà alle 9.30 con un dibattito introdotto da Gio Batta Degano, segretario regionale del sindacato pensionati Cgil. Seguiranno gli interventi di Vittorio Franco, vicepresidente della commissione regionale Fvg sull’amianto, di Mario Riccieri dello Spi nazionale e di Giuliana Pigozzo, della segreteria regionale Cgil. Il programma proseguirà con un concerto della banda di Cervignano e con la premiazione dei volontari Spi più attivi nella distribuzione del giornale.

Il Piccolo, 09 settembre 2009 
 
Casson: pochi magistrati per i processi-amianto  
L’ex pubblico ministero a Monfalcone: «Serve un pool di esperti in Tribunale a Gorizia»
 
 
«Questa regione, in particolare la provincia di Gorizia, soffre di una grave carenza di magistrati. Ne parlai con l’allora procuratore generale di Trieste, Beniamino Deidda. In Senato ho sollecitato il ministro della Giustizia a intervenire con l’adeguamento degli organici. Sono stato anche primo firmatario di un emendamento finalizzato a inserire i processi sulle malattie professionali e gli infortuni sul lavoro tra le priorità degli uffici giudiziari». Il senatore Felice Casson, magistrato di punta in fatto di processi sulle ”morti bianche” e sulla sicurezza sul lavoro, non lo ha sottaciuto, ieri, a margine della visita in città, dove, in piazza della Repubblica, ha incontrato i cittadini per sviscerare i programmi sostenuti dalla mozione-Marino, per la quale, nell’ambito del congresso nazionale del Pd previsto il 25 ottobre, è candidato alla segreteria regionale in Veneto, assieme alla candidata alla segreteria regionale del Friuli Venezia Giulia, Maria Cristina Carloni. I due candidati hanno offerto puntuali risposte. Nel segno della chiarezza della linea politica («nella candidatura Marino vi è un’apertura mentale più ampia, che non si limita al tema della laicità»), della «tutela degli spazi di libertà, dello Stato sociale e dei diritti previsti dalla Carta Costituzionale, soprattutto a salvaguardia dei lavoratori, che il Governo Berlusconi sta destrutturando». Sul testamento biologico, Carloni ha annunciato che si batterà «perchè, dove c’è richiesta, siano strutturati i Registri in cui raccogliere le dichiarazioni anticipate di fine vita espresse dai cittadini». Casson era reduce da un confronto con i sindacati regionali dello Spi-Cgil, a Selz, durante il quale ha approfondito le problematiche del lavoro, della sicurezza, illustrando il disegno di legge ripresentato e ora in Commissione lavoro, sulle disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto. Intanto a proposito di amianto e processi, ha osservato: «I processi sono lunghi e difficili da gestire. Presuppongono un’adeguata squadra inquirente, non solo in ordine ai magistrati, ma anche al personale di Polizia giudiziaria e ai consulenti tecnici. Per i miei processi, conclusi con la condanna di dirigenti Fincantieri in parte anche coinvolti nei procedimenti in corso a Gorizia, mi sono avvalso di un buon pool». Il Tribunale di Gorizia, dunque, ”in sofferenza”? «A mio avviso – ha dichiarato -, serve una riorganizzazione del lavoro e dell’organico in forza all’Ufficio giudiziario». E il rischio-prescrizioni? «C’è sempre questo rischio. I tempi sono troppo brevi per la complessità di questi processi, ulteriormente ridotti dal Governo Berlusconi. Con Deidda qualcosa s’è mosso. Va tenuta alta l’attenzione sul problema. È una vera emergenza, che deve ancora vedere il picco nel 2020». Significativi gli obiettivi del disegno di legge. Come l’entrata in funzione del Fondo per le vittime e i benefici Inps per gli esposti-amianto, «fondo – ha detto Casson – bloccato da oltre un anno. Ho sollecitato il ministro Sacconi, senza avere risposte in tal senso. I soldi ci sono, 30 milioni di euro, per iniziare». Altro obiettivo, il completamento del censimento delle zone a rischio (immobili, naviglio militare e civile, territori, discariche) ai fini della bonifica, per la quale sono previsti fondi pubblici e incentivi fiscali ai privati. Infine, la sorveglianza sanitaria costante e gratuita per gli esposti all’amianto, unitamente al sostegno della ricerca scientifica sulla devastante patologia e sull’inertizzazione del minerale. (la. bo.)

Messaggero Veneto, 10 settembre 2009 
 
Pd, Casson e Carloni a Monfalcone: «Noi con Marino gli unici credibili, affidabili e liberi da condizionamenti» 
 
MONFALCONE. La credibilità e l’affidabilità della candidatura di Ignazio Marino a segretario del Pd e della sua mozione sono stati gli argomenti principali affrontati nel breve ma intenso incontro che il senatore Felice Casson, candidato alla segretaria regionale del Pd in Veneto, e Maria Cristina Carloni, candidata alla segreteria regionale Pd in Friuli Venezia Giulia, hanno tenuto ieri in piazza della Repubblica a Monfalcone.
Un incontro, come detto, che è servito ai due candidati per ribadire che «le persone che aderiscono alla mozione Marino sono persone credibili, affidabili, liberi da condizionamenti». Casson ha sottolineato, come peraltro fatto in altre occasioni, che nella candidatura Marino vi è un’apertura mentale più ampia, che non si limita al tema della laicità e aiuta a ragionare diversamente e con maggiore apertura. «Io porto il mio contributo sui temi che conosco meglio: sicurezza, giustizia, sicurezza sul lavoro», ha detto il senatore Casson, non dimenticando di evidenziare «la collocazione europea del Friuli Venezia Giulia», terra di confine che è divenuta cuore dell’Europa. Si è parlato anche di sicurezza del e nel lavoro, anche in considerazione dell’impegno di Felice Casson nell’ambito della tutela degli esposti all’amianto.
Casson è il primo firmatario del «Disegno di legge concernente le Disposizioni a favore dei lavoratori e dei cittadini esposti ed ex esposti all’amianto e dei loro familiari, nonché delega al governo per l’adozione del testo unico in materia di esposizione all’amianto», disegno di legge, già presentato nella passata legislatura e ripresentato al Senato nella Giornata mondiale delle vittime dell’amianto e che stamattina è stato anche argomento di confronto nel corso della terza festa regionale di Libertà Fvg (il periodico edito dallo Spi-Cgil regionale) che si è tenuta nell’area delle feste di Selz, a Ronchi dei Legionari.
Maria Cristina Carloni ha invece voluto toccare il delicato tema del testamento biologico: «Come futuro segretario regionale del Pd – si è impegnata – mi batterò perché, dove c’è richiesta, siano strutturati i registri in cui raccogliere e conservare le dichiarazioni anticipate di fine vita espresse dai cittadini, più comunemente note come testamento biologico. Mi batterò perché questo avvenga il prima possibile». Maria Cristina Carloni ha evidenziato come il cittadino abbia la necessità di essere accompagnato in ogni percorso sanitario, anche verso la fine della vita, ma «voglia decidere con responsabilità e consapevolezza. Il testamento biologico, detto anche “direttive personali di fine vita”, è uno strumento di libere scelte consapevoli e responsabili che attengono ai diritti individuali dei cittadini, meno ai sudditi. Gli esempi concreti e facilmente perseguibili come il Registro istituito dal Comune di Roma e in Regione i dibattiti iniziali svoltisi nei consigli comunali di Ronchi dei Legionari, Gorizia e Udine sulla possibilità di istituirli, ci dicono che il Pd è un partito laico e concreto. Per quanto mi riguarda – ha concluso –, non posso che auspicare che i Registri si strutturino dove c’è richiesta e che possano essere fruibili grazie alla rete informatica regionale». (c.vis.)

Il Piccolo, 06 agosto 2009 
 
OGGI I FUNERALI  
L’amianto fa un’altra vittima ex cantierino morto a Ronchi  
Giorgio Bevilacqua aveva 75 anni e da una quindicina aveva smesso di lavorare
 
 
L’amianto continua purtroppo a mietere le sue vittime. Un bollettino di guerra che non sembra potersi esaurire. Ed è proprio il mesotelioma pleurico la causa del decesso di Giorgio Bevilacqua, ex operaio del cantiere navale di Panzano residente a Ronchi dei Legionari. Bevilacqua, che lascia la moglie Annamaria e i figli Antonella e Paolo, aveva 75 anni e da una quindicina era in pensione dopo aver lavorato per oltre trent’anni nello stabilimento navalmeccanico come operaio qualificato. La malattia lo aveva colpito di recente e, come purtroppo succede in casi come questo, non gli ha dato scampo. I funerali si svolgeranno oggi, alle 11, nella chiesa parrocchiale di via San Lorenzo, dove la salma giungerà dalla cappella dell’ospedale di San Polo. Giorgio Bevilacqua era molto conosciuto a Ronchi dei Legionari dove abitava da sempre. La sua grande passione era la pesca ed in questa egli si dilettava nei momenti liberi, passione che condivideva con gli amici di sempre. La famiglia, in questo triste momento, desidera ringraziare il personale medico e infermieristico dei reparti di Oncologia e di Medicina dell’ospedale di Monfalcone. Un grazie particolare va alle dottoresse Muggia, Lentini e Bressan. Sono sempre numerosi i casi di decesso tra gli operai del cantiere, e non solo, che si registrano ogni anno e che sono la causa degli anni in cui l’amianto era usato senza particolari precauzioni in tutti i reparti e per moltissime lavorazioni. Una sostanza “killer” che purtroppo non perdona. (l .p.)

Il Piccolo, 05 agosto 2009 
 
Nevio Pasi morto a 60 anni, è l’ultima vittima dell’amianto 
 
Un’altra vittima dell’amianto. L’ennesima a Monfalcone, che va ad aggiungersi a una triste lista che si allunga di mese in mese. L’ultimo caduto sotto i colpi dell’amianto è Nevio Pasi, operaio nella città dei cantieri, residente da sempre nel quartiere operaio di Panzano, deceduto pochi giorni fa dopo aver lottato corraggiosamente per due anni contro la malattia. Nevio Pasi è morto all’età di sessant’anni, dopo una vita dedicata al lavoro. Un’esistenza finita, la scorsa settimana, dopo lunghe sofferenze, che non gli hanno dato scampo. Una battaglia persa, come tanti altri, contro il tumore. I funerali sono già stati celebrati. L’ultimo saluto a Pasi è stato dato nella chiesa della Beata Vergine Marcelliana nel rione di Panzano.
Nevio Pasi era sposato e aveva una figlia. Agli amici e ai parenti che hanno condiviso il loro dolore, la moglie Giusi, la figlia Erika e la sorella Manuela hanno chiesto di non acquistare corone di fiori. Ma hanno semplicemente invitato tutti a offrire un’elargizione in favore della ricerca sul mesotelioma della pleura per aiutare medici e ricercatori a combattere uno dei mali più grandi e oscuri del nostro tempo.
Il triste destino toccato a Nevio Pasi, infatti, è molto simile a quello di molti altri colleghi, trovatasi a contatto con la fibra killer. L’amianto ha distrutto negli ultimi anni la vita di tanti, tantissimi, operai. Soprattutto a Monfalcone.
Solo pochi giorni fa era toccato a Lino Dagri, ucciso a soli 57 anni dal mesotelioma. Dagri aveva cominciato la sua attività lavorativa giovanissimo nel cantiere di Monfalcone e poi era entrato nelle Ferrovie dello Stato, sempre nel Comune bisiaco. Da due anni era in pensione. Gli era stata riconosciuta la malattia professionale dell’asbestosi. (el.col.)

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