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Il Piccolo, 20 febbraio 2010
 
Trova in strada il portafoglio di un bosniaco e chiede un ”riscatto” di 500 euro, arrestato

Trova un portafoglio senza soldi ma con carte di credito e documenti. Ma anzichè risalire al proprietario – un autotrasportatore bosniaco -, mettersi in contatto con lui e restituirglielo, gli chiede un ”riscatto”, la somma di 500 euro, per riaverlo. Ma la vicenda ha preso una direzione inaspettata per l’estorsore. Il bosniaco si è infatti rivolto ai carabinieri della Compagnia di Monfalcone che hanno teso un tranello al rinvenitore, per il quale è scattato l’arresto.
Protagonista dell’estorsione un monfalconese di 58 anni, incensurato, che evidentemente cercava di trarre profitto dal casuale ritrovamento. L’episodio si è risolto ieri attorno alle 14. È stato il personale del Nucleo operativo e radiomobile di Monfalcone ad arrestare in flagranza per il reato di estorsione il monfalconese. I militari, informati del fatto, hanno preparato un trabocchetto. L’autostrasportatore bosniaco ha fatto credere al rinvenitore del portafoglio che avrebbe accettato di pagare il riscatto.
Ma ieri verso mezzogiorno c’erano anche loro nei pressi del luogo fissato per l’incontro, nelle vicinanze di un esercizio pubblico. È stato facile per loro sorprendere il responsabile proprio mentre stava ricevendo la somma pattuita in cambio del portafoglio. Il portafoglio conteneva infatti sol documenti vari, carte credito e un bancomat, che sono stati restituiti al proprietario. Mentre il monfalconese è stato associato alla casa circondariale Gorizia.
L’arrestato aveva trovato il portafoglio il giorno precedente in una strada periferica di Monfalcone, probabilmente caduto dalla tasca del proprietario.
Visto che non conteneva denaro ma, comunque, documenti personali indispensabili, aveva pensato di guadagnarci qualcosa, non accontentandosi del compenso che probabilmente avrebbe comunque ricevuto nel caso si fosse limitato alla restituzione.

Il Piccolo, 03 febbraio 2009 
 
IL CASO. L’EPISODIO NEL MARZO 2005  
Raid punitivo, trasfertisti sotto processo  
Volevano dissuadere a colpi di mazza due albanesi dal pretendere somme arretrate 
Accuse di estorsione e lesioni anche per il titolare della ditta che avrebbe «armato» i due siciliani. La prossima udienza convocata per il 29 maggio 
 
di LAURA BORSANI

Due trasfertisti siciliani di 27 e 28 anni avrebbero fatto irruzione, armati con una mazza da baseball, in un appartamento di via Invalidi del lavoro a Monfalcone con l’obiettivo di infierire nei confronti di due colleghi di nazionalità albanese, di 29 e 28 anni. Pugni, colpi di mazza e minacce, volendo convincere gli albanesi a lasciare l’alloggio. L’abitazione, situata in città, veniva utilizzata da un’impresa edile operante, all’epoca dei fatti, soprattutto nella zona di Trieste.
La ditta la metteva a disposizione dei propri dipendenti, ai quali garantiva altresì il vitto.
Nell’appartamento monfalconese in questione, quella sera del marzo del 2005, sarebbero stati presenti anche altri compagni di lavoro dei due albanesi, almeno quattro, rumeni ma anche italiani, sempre originari del Sud.
A processo sono finiti i due siciliani ritenuti autori dell’aggressione, ma anche lo stesso datore di lavoro dei trasfertisti. Secondo la tesi sostenuta dalla pubblica accusa, quell’incursione sarebbe stata organizzata a scopo intimidatorio.
Si voleva, insomma, secondo l’accusa, evitare che i due giovani albanesi potessero richiedere al loro datore di lavoro il pagamento di arretrati per alcuni lavori svolti alle dipendenze dell’azienda edile. Con ciò, quindi, sempre stando a quanto sostenuto dall’accusa, ravvisando responsabilità anche da parte del titolare.
L’ipotesi di reato a carico delle tre persone rinviate a giudizio è quella di estorsione e di lesioni, anche se risultate alla fine di lieve entità, per lo più contusioni, oltre alla contestazione in materia di armi, nel caso specifico, la dotazione della mazza da baseball.
L’udienza preliminare si era svolta il 16 gennaio 2007, il rinvio a giudizio collegiale, nei confronti dei due siciliani e dell’impresario edile, risale all’udienza del 5 ottobre dello stesso anno. Il tutto era stato quindi aggiornato all’11 aprile dello scorso anno.
Nel frattempo, peraltro, era stata effettuata una perizia, sulla scorta delle disposizioni degli inquirenti, in ordine ad alcune intercettazioni ambientali, predisposte in occasione di un apposito incontro organizzato tra gli aggressori e gli aggrediti, con l’installazione di alcune microspie.
L’ultima udienza del processo si è tenuta venerdì scorso, in Tribunale a Gorizia. In quella sede, si è proceduto all’ascolto di un teste, in qualità di collega, dipendente dell’impresa edile.
È stato quindi disposto il rinvio al 29 maggio prossimo, in assenza di altri tre testi, due dei quali indicati dalla pubblica accusa e il terzo dalla difesa, non presentatisi da un paio di udienze. Per loro pertanto è stato stabilito l’accompagnamento coattivo.
Nella prossima udienza, non è escluso che, sentiti i testimoni ancora mancanti, si possa andare contestualmente nella stessa sede alla discussione.
Il presidente del Collegio giudicante è il dottor Matteo Trotta, mentre i legali che sostengono la difesa sono gli avvocati Sabrina Panagin, del Foro di Torino, e Massimo Bruno, del Foro di Gorizia. A rappresentare invece la parte civile è l’avvocato Mariarosa Platania, sempre del Foro goriziano.

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