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Il Piccolo, 22 ottobre 2009 
 
NON È IL PRIMO CASO REGISTRATO NELLA ZONA CARSICA DI RONCHI  
Lastre di eternit abbandonate alle Mucille  
Ad accorgersi è stata una donna che passeggiava con il cane. Intervento dei carabinieri
 
 
RONCHI Torna l’allarme amianto nelle campagne. Ancora una volta il ritrovamento di lastre di eternit abbandonate da persone senza scrupoli. È successo nei giorni scorsi nella zona dei laghetti delle Mucille, nel rione di Selz, ed è stata una donna che passeggiata con il suo cane ad accorgersene. Sono stati così avvisati i carabinieri che hanno adottato tutte le procedure prima di dare il via alle operazioni di smaltimento della non poca quantità di lastre abbandonate. Come detto non è la prima volta, come non è la prima volta che le campagne ed il territorio carsico a Ronchi sono meta di chi si disfa dei rifiuti in maniera illegale. Ci sono due precedenti importanti e significativi. Solo un anno fa sono stati ritrovati, in un terreno agricolo di via Monte Sei Busi, sette sacchi di nylon con all’interno brandelli di lastre di eternit.
In un’altra zona della città, invece, fu la polizia municipale ad occuparsi del caso, riuscì a scoprire dove erano stati acquistati i sacchi e da qui al colpevole dell’abbandono dei rifiuti. E ora si spera che le indagini possano andare a buon fine, anche se non è certamente cosa facile. Resta il fatto che le campagne ed il Carso, a Ronchi ma non solo, sono vulnerabili e spesso meta di persone senza scrupoli che, con l’arrivo delle tenebre, scaricano da automobili e furgoncini di tutto e di più. Mobili, frigoriferi, altri ingombranti, ma anche solo sacchetti colmi di spazzatura che c’è chi si diverte persino di lanciare dalla macchina in corsa. È emergenza ora come ieri. In città continua ad operare una squadra di operai che deve quotidianamente lavorare per ripulire quelle zone, non solo nella periferia, che diventano discariche incontrollate. È questione di educazione, certo, ma a questo punto è anche questione di sicurezza e di igiene. Che diventa terreno spinoso, visto che non ci possono essere controlli 24 ore su 24 nelle aree a rischio. Potrebbero aiutare le telecamere, ma a Ronchi dei Legionari se ne sente parlare da tempo senza che se ne sia installata una. L’abbandono dei rifiuti è sempre un fenomeno che non sembra arrestarsi in città. Nonostante che, nei mesi scorsi, proprio la polizia municipale abbia attuato dei servizi in borghese che, però, non hanno portato ad alcun risultato.
Luca Perrino

Il Piccolo, 14 agosto 2009 
 
L’ASSESSORE  
Via i tetti in eternit, la Provincia investe altri 116mila euro  
L’Amministrazione concorre a metà della spesa a carico dei privati 
«Il successo dell’iniziativa è nelle 330 richieste di rimozione fatte nell’Isontino»
 
 
di LUIGI TUREL

GORIZIA La Provincia rilancia sul programma di smaltimento di tettoie in eternit con un appalto da 116mila 666 euro. E si accolla il 50% dei costi mentre l’altra metà sarà a carico del privato che richiede l’intervento di rimozione delle coperture in cemento-amianto da abitazioni private come dai pollai o dai box-ripostiglio.
«Sull’amianto c’è poco da discutere, men che meno fare filosofia. Bisogna eliminare l’eternit perché è micidiale», rimarca l’assessore all’Ambiente Mara Cernic. Aggiunge: «E ogni promessa è un impegno per noi. Visto il successo della prima iniziativa, avevamo assicurato che nel bilancio della Provincia sarebbe stata inserita una nuova posta per un ulteriore lotto di eliminazioni dell’eternit. E così ecco altri 116mila euro che, con la quota che spetta ai privati, sommerà a 232mila euro per la ”rottamazione” dell’eternit. Non solo. Vedremo di reperire altre risorse quando faremo le variazioni al bilancio, servono molti più soldi visto il boom di richieste che non abbiamo potuto soddisfare con il primo appalto. E già mi immagino un’altra lista d’attesa di coloro che non saranno esauditi anche con questo secondo appalto».
La Provincia, dunque, continua a fare da battistrada alle amministrazioni pubbliche concorrendo alle spese sostenute dai privati. Di più. Evita ai cittadini anche di fare la spola tra uffici, Azienda sanitaria compresa, con il rompicapo della rimozione delle tettoie in fibra di cemento e amianto: a tutto penserà l’impresa che si aggiudicherà l’appalto. L’unico compito che spetterà a chi chiede l’intervento è quello – del resto è già stato rodato con l’appalto di due anni fa – di contattare la ditta e concordare il sopralluogo.
Sono sei le tipologie di interventi ammessi (sono riportate a fianco assieme al prezzo base sul quale i concorrenti all’appalto dovranno fare il ribasso). Rispetto al primo lotto, c’è una novità che amplia le possibilità di eliminare le lastre in eternit: anche quelle che un tempo erano tettoie e che, smantellate «fai da te» dal privato, sono rimaste accatastate a terra in qualche angolo del giardino di casa.
«Per fortuna, qualcuno ha avuto giudizio dopo aver tolto da solo la tettoia del pollaio o del ripostiglio. Voglio dire che quel cittadino ha avuto almeno la coscienza di non abbandonare l’eternit nei boschi, disseminando amianto tra Carso e Collio, per non scordare affatto i casi di alvei di torrenti e fiumi trasformati in discarica. Questa volta abbiamo ampliato le possibilità di smaltimento per poter accogliere anche le richieste di rimozione delle coperture lasciate a terra», rimarca ancora l’assessore Mara Cernic.
Sulle nuove domande, avranno la precedenza quelle rimaste inevase. Già perché nel 2008 era stato polverizzato il budget di 100mila euro accantonato dalla Provincia: ben 330 le domande di intervento a riprova del successo dell’iniziativa dell’Amministrazione presieduta da Enrico Gherghetta. A metà maggio di quest’anno la Edilanzutti di Remanzacco che si era aggiudicata l’appalto aveva soddisfatto 131 richieste (gli interventi fatturati in realtà erano 141 in quanto in un caso la domanda era cumulativa per un garage in un condominio a Monfalcone). Complessivamente – ma gli interventi sono ancora da esaurire – erano stati rimossi 3mila 795 metri quadrati di tettoie in cemento-amianto poi smaltiti in una discarica in Austria.

Il Piccolo, 09 novembre 2009 
 
DOSSIER DI LEGAMBIENTE 
Ancora troppo amianto a Monfalcone  
Solo a Panzano ci sono distese di eternit. Oggi vertice sulla tutela dei lavoratori
  
 
Liberi dall’amianto. Lo torna a chiedere con forza Legambiente con un dossier da cui emergono con evidenza i ritardi nelle bonifiche dei siti nazionali, i drammatici effetti sulla salute e l’urgenza di rendere l’Italia un Paese più sicuro. Nel convegno tenuto venerdì a Torino si è parlato quindi soprattutto della situazione dei siti in cui l’amianto si prelevava e si lavorava come materia prima, quindi la cava a cielo aperto di Balangero o lo stabilimento Eternit di Casale Monferrato. Senza scordare però che l’amianto è anche quello miscelato con il cemento nella classica ondulina dei tetti e nelle tamponature degli edifici industriali o domestici realizzati negli anni ’70 e ’80 e presente diffusamente anche a Monfalcone, soprattutto a Panzano, dove sono stati censiti 120 metri quadri di coperture in eternit. Il dossier di Legambiente inoltre non scorda l’impiego dell’amianto nella cantieristica navale, “dove le proprietà isolanti e l’alta resistenza del minerale fibroso sono state sfruttate per la produzione di una grande quantità di materiali e manufatti vari, impiegati in questo settore». Tra tutti spiccano, come ricorda l’associazione ambientalista, “i cantieri di Monfalcone, Trieste e Taranto”.
«Il problema di Monfalcone ora purtroppo è quello di pagare le conseguenze del massiccio impiego del minerale nel suo cantiere navale – afferma il responsabile locale di Legambiente, Michele Tonzar -. C’è per questo ancora una diffusa presenza di enternit nel territorio, che costituisce un pericolo, anche se inferiore a quello rappresentato dall’amianto friabile usato nelle coibentazioni navali». Le coperture in eternit, comunque, ricorda Tonzar, non rappresentano un rischio se rimangono integre e quindi vanno rimosse.
«Quanto sta facendo la Provincia, stanziando dei finanziamenti in grado di aiutare i cittadini a procedere alla bonifica, va bene – aggiunge Tonzar -. Ci rendiamo purtroppo conto che in questo momento di crisi risorse aggiuntive non saranno dirottate su questo fronte, ma su altri, più urgenti. Sarebbe importante in ogni caso che i privati segnalino le situazioni più rischiose».
Intanto oggi, dalle 9, all’Europalace Monfalcone di via Cosulich la Cgil parlerà del diritto alla tutela per gli esposti all’amianto. I lavori del seminario saranno introdotti dal segretario generale della Cgil di Gorizia, Paolo Liva.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 10 novembre 2009 
 
Amianto, sportello Inca attivato in via Ponchielli 
 
MONFALCONE. La tutela individuale del danno differenziale, cioè della quota di danno non indennizzato dall’Inail, che ha lo scopo di agevolare tutti i lavoratori danneggiati o le famiglie dei lavoratori deceduti e di favorire il tema della diagnosi precoce delle malattie è stato il tema del seminario, organizzato dalla Cgil e svoltosi ieri a Monfalcone all’Europalace di via Cosulich. Un incontro che ancora una volta ha ricordato come Monfalcone e mandamento abbiano pagato e stiano pagando un pesante tributo in termini di vita umane per l’esposizione all’amianto.
È stato il segretario provinciale Cgil, Paolo Liva, a ricordare come da ieri sia attivo al 100% lo sportello Inca (in via Ponchielli, complesso Paciana), utile proprio per ottenere la tutela individuale del danno differenziale.
«Lo sportello è stato attivato per avvicinare le persone, con cui già si sono avuti contatti, per prospettare la possibilità di avviare le cause per ottenere il danno differenziale. Ben 130 tra lavoratori e famiglie sulle 150 contattate, hanno aderito e hanno dato mandato per avviare il procedimento, che sarà seguito dalla studio legale Moro di Padova», ha spiegato Liva, che ha parlato di “lavoro immane” visto che in archivio ci sono ben 3 mila nominativi di persone interessate all’esposizione.
Ha anche affermato come si sia deciso di partire anche con le cause per il riconoscimento dell’esposizione e dei diritti pensionistici a favore dei 70 lavoratori a cui mancavano solo pochi mesi per coprire il periodo di 10 anni necessario a ottenere il riconoscimento e ha annunciato che se si otterrà il risarcimento di parte civile, il sindacato utilizzerà quel denaro per avviare una fondazione che si occupi di ricerca e di tutela.
L’avvocato Giancarlo Moro ha detto che, data anche l’età degli imputati dei processi per omicidio colposo relativi ai decessi per amianto e vista la recente assoluzione per prescrizione del reato, i procedimenti penali rischino d’essere vicoli ciechi. «Senza dimenticare la penale, è opportuno forse usare la strada della causa civile. Il danno differenziale è legato al destino delle parti lese e quindi i termini del procedimento possono essere prorogati», ha detto, ricordando che a Venezia sono state vinte 13 cause e molte di più a Padova.
L’assessore provinciale Licia Morsolin ha ricordato che la Provincia ha avviato un tavolo permanente sui problemi da amianto, destina 100 mila euro l’anno per la bonifica dell’amianto e sostiene la realizzazione a Monfalcone del Centro regionale per le malattie asbesto-correlate.
Parlando a titolo personale, ha voluto poi indicare come «forse il sindacato abbia lasciato a margine i casi di donne esposte, sia quelle che lavoravano al cantiere, in mensa, sia le mogli e le madri che sono state contagiate lavando le tute dei loro uomini».
Nel corso del seminario è intervenuto anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto, che ha sottolineato l’aspetto emozionale di una vicenda «che fa rabbia, visto che le persone muoiono a causa del lavoro che hanno fatto per una vita. Gli esposti si sentono schierati al muro, condannati».
Sono intervenuti anche l’avvocato Luigi Genovese, il parlamentare del Pd Alessandro Maran e il presidente Inca nazionale, Franca Gasparri. (cr.vi.)

Il Piccolo, 10 novembre 2009 
 
RIBADITA LA NECESSITÀ DI UN CENTRO SANITARIO PER LE MALATTIE LEGATE ALL’ASBESTO  
Amianto, 130 domande di risarcimento  
Bilancio dello sportello aperto dalla Cgil per ottenere il ”danno differenziale” 
 
Sono circa 130 le famiglie colpite dal dramma dell’amianto e i lavoratori esposti del Monfalconese che hanno deciso di rivolgersi al giudice del Lavoro per tentare di ottenere il riconoscimento economico del ”danno differenziale”, vale a dire del risarcimento del danno subito a livello globale dalla persona a causa della malattia professionale, tolto in sostanza quanto erogato dall’Inail. A offrire l’opportunità di percorrere la strada risarcitoria, che si affianca a quella dei procedimenti penali e civili, è stata la Cgil attraverso il suo patronato Inca di via Ponchielli, dove ora funzionerà lo sportello attivato appositamente nell’estate.
«Continueremo a contattare ora i lavoratori e le famiglie che possono avere accesso al riconoscimento del danno differenziale. E sono migliaia», ha annunciato il segretario provinciale della Cgil Paolo Liva ieri nel seminario organizzato all’Europalace. «Avvieremo però anche cause di lavoro per ottenere il riconoscimento dell’esposizione e quindi dei benefici pensionistici connessi – ha aggiunto Liva – per la settantina di lavoratori di Fincantieri che non riescono a raggiungere la soglia minima dei 10 anni di esposizione, perchè l’Inail ha accertato un uso del minerale fino a fine 1988. I lavoratori sostengono invece che l’amianto in cantiere si impiegò fino alla messa al bando del materiale in Italia, cioè il 1992».
Il risarcimento che la Cgil potrebbe ottenere come parte civile nei processi penali per le morti d’amianto sarà invece utilizzato per creare una fondazione che si occupi di informazione, ricerca, sorveglianza sanitaria. Quella del riconoscimento del danno differenziale è un’esperienza ormai consolidata, come dimostrano le 13 cause vinte a Venezia da parte di lavoratori del cantiere di Marghera, come ha spiegato l’avvocato Giancarlo Moro, il cui studio di Padova collabora con la Cgil da tempo. «L’ambizione è di fornire una tutela adeguata a qualsiasi persona che porti le conseguenze dell’esposizione all’amianto, anche a Monfalcone», ha detto Moro.
L’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin, che a lungo ha lavorato nella mensa del cantiere di Panzano, ha invitato a mettere sullo stesso piano i problemi delle donne entrate in contatto con l’amianto dentro e fuori lo stabilimento e ha rilanciato l’insediamento a Monfalcone di un centro di riferimento regionale per le malattie asbesto-correlate. Un fronte condiviso questo anche da Moreno Luxich, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu Fincantieri. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha ribadito, di fronte a una vicenda che provoca rabbia e dolore, la decisione del Comune di costituirsi parte civile, «non per un senso di vendetta, ma di giustizia sociale».
Laura Blasich

Il Piccolo, 19 novembre 2009 
 
Bonifica dell’amianto: dai privati 71 domande per smaltire 1500 chili 
 
Oltre millecinquecento metri quadrati di amianto da smaltire, con 71 richieste. Di cui, però, finora solo 15 sono state evase, permettendo di smaltire solo 472 metri quadrati, poco meno di un terzo del necessario. È questo il bilancio per il territorio di Monfalcone del Progetto di microraccolta di coperture contenenti cemento-amianto (eternit) organizzato dalla Provincia di Gorizia ai fini della bonifica delle coperture nello stesso materiale nocivo nella Provincia di Gorizia, per il quale sono stati stanziati, nel bilancio dell’amministrazione provinciale centomila euro. Monfalcone è la città che in tutta la provincia ha visto il maggior numero di richieste, 71 appunto, seguita da Gorizia con 57. Per quanto riguarda invece i metri quadri, Monfalcone arriva al secondo posto anche se per poco: Gorizia infatti si colloca al primo posto in provincia con 1652 metri quadrati.
Anche in questo caso, gli interventi eseguiti sono stati poco più di un terzo. Rimane quindi ancora molto lavoro da fare, come la stessa amministrazione provinciale ricorda. «Si evince che nel 2008 sono state soddisfatte poco più di un terzo delle domande complessivamente pervenute. Il progetto che sta continuando nel offrirà la possibilità di soddisfare anche la graduatoria esistente. Attraverso la nuova gara d’appalto infatti si assegnerà il nuovo incarico di servizio». La prima fase dello smaltimento era stata affidata alla ditta Edilanzutti, che ha provveduto alla trasmissione delle prime quattro fatture corrispondenti a circa l’80% dei fondi stanziati per il programma in parola. Attualmente si è in attesa dell’invio della documentazione relativa all’ultima tranche degli interventi finanziabili con i fondi stanziati nel 2008. In totale, in provincia sono state presentate 330 richieste di intervento di bonifica a beneficio, per un totale di contribuzione richiesto di euro 201.040. «Anche se parte delle richieste non sono ammissibili a beneficio e molte altre sono state oggetto di ritiro – spiega la stessa Provincia – appare evidente che i fondi stanziati non saranno sufficienti a soddisfare pienamente tutti gli interventi. La ditta Edilanzutti attraverso la relazione trasmessa alla Provincia di Gorizia a maggio del 2009 ha comunicato che i sopralluoghi eseguiti sono stati 202.

Il Piccolo, 13 luglio 2010
 
L’ASSESSORE BULLIAN: «NEL 2011 CI OCCUPEREMO DEL TETTO DELLA PALESTRA DI PIERIS» 
San Canzian, partono le bonifiche dell’eternit 
Assegnato ai privati un contributo di 600 euro per eliminare le coperture d’amianto

di LAURA BLASICH

SAN CANZIAN Sono già sei i privati che a San Canzian d’Isonzo smaltiranno delle coperture di eternit grazie al contributo a fondo perduto stanziato dal Comune per incentivare la bonifica dell’amianto nel proprio territorio.
Il budget a disposizione dell’ente locale non era enorme, ma ai cittadini veniva garantito un aiuto massimo di 600 euro, assegnato però a fondo perduto. Il contributo dovrebbe comunque essere sufficiente a consentire lo smaltimento di coperture in eternit di non grandi dimensioni, ancora sparse nel territorio comunale. «In effetti questo è il problema, perché le grandi superfici sono state bonificate o sono in via di rimozione – spiega il consigliere comunale con delega all’amianto Enrico Bullian -. Tenuto conto che il Comune interverrà il prossimo anno per eliminare il tetto in eternit della palestra di Pieris». L’intenzione è quindi quella di riproporre il bando anche il prossimo anno, sempre in attesa che riprenda l’intervento della Provincia, che lo scorso anno aveva indetto l’appalto per l’assegnazione del servizio di rimozione e smaltimento delle coperture di cemento amianto, coperto da un budget di 116mila euro. Nel caso fosse stato presentato un numero maggiore di domande da parte dell’amministrazione di San Canzian c’era comunque l’impegno a cercare di integrare i fondi disponibili per quest’anno.
L’erogazione del contributo ai privati avverrà in ogni caso solo in seguito alla presentazione di regolare fattura di una ditta qualificata e certificata allo smaltimento di materiali contenenti amianto. In base al bando, la priorità sarebbe inoltre andata alle domande relative alle maggiori quantità di amianto da smaltire, a prescindere dalla data di presentazione delle richieste. L’erogazione dei contributi ai singoli proprietari avverrà poi con provvedimenti del responsabile del Servizio Urbanistica ed Edilizia privata del Comune, a seguito di verifica dell’esatto adempimento delle opere. Con questa azione il Comune di San Canzian spera di eliminare o di ridurre gli abbandoni di coperture in amianto-cemento che ancora si verificano. È quanto è accaduto fra l’altro proprio alla vigilia della pubblicazione del bando per l’assegnazione dei fondi ai privati.

Il Piccolo, 17 giugno 2009
 
Processo-amianto rischia di ”saltare” 
L’iter potrebbe bloccarsi per il trasferimento del giudice Caterina Brindisi

di LAURA BORSANI

Rischia di ”saltare” uno dei processi in corso al Tribunale di Gorizia, in relazione alle morti da amianto. A causa del trasferimento del giudice monocratico al quale è stato affidato il procedimento, Caterina Brindisi, assegnata a Roma. Si tratta del processo in ordine ai decessi di sei lavoratori, Umberto Gasser, Adriano Bullian, Flavio Valentinuz, Carlo Furlan, Aldo Pescatore e Salvatore Cossu. Per due di questi lavoratori, i familiari si sono costituiti parte civile: sono gli eredi di Cossu, difesi dall’avvocato Francesco Donolato, e quelli di Bullian, in particolare la figlia Elisabetta, assistita dall’avvocato Massimo Bergamasco. In questo procedimento sono imputati sette dirigenti dell’allora Italcantieri, Vittorio Fanfani, Manlio Lippi, Giorgio Tupini, Enrico Bocchini, Corrado Antonini, Giancarlo Testa e Mario Pagliani.
L’ipotesi di accusa è di omicidio colposo con l’aggravante del mancato rispetto delle norme di sicurezza sul posto di lavoro. Nell’udienza fissata per lunedì era previsto l’ascolto di una ventina di testimoni, presentati dall’accusa rappresentata dal Pubblico ministero Annunziata Puglia. Ma il processo non avrà luogo: dalla Procura, infatti, è giunta comunicazione alle parti che il procedimento non potrà proseguire, con il relativo ascolto dei testi, proprio in virtù del trasferimento del giudice monocratico Caterina Brindisi ad altra sede.
In quella udienza, pertanto, verrà richiesto alle parti il consenso per l’utilizzo del materiale probatorio finora raccolto, potendo così garantire la prosecuzione del procedimento riassegnato a un nuovo giudice. Il rischio che si prospetta, di fronte all’eventuale diniego delle parti, è l’azzeramento del processo, dovendo ricominciare tutto da capo. Con ciò prefigurando anche il rischio della prescrizione.
Il procedimento in questione è stato contrassegnato da una gestione travagliata, per il quale peraltro la sola pubblica accusa ha presentato almeno oltre 50 testimoni. La prima udienza preliminare risale a luglio 2005, seguita da una integrazione istruttoria. Nel giugno 2006, a seguito di un supplemento di indagine, fu disposto il rinvio a giudizio e nel dicembre dello stesso anno si aprì il processo, ma fu rinviato in virtù del trasferimento del giudice Giorgio Nicoli a Trieste. Nel giugno 2007 iniziò il processo con la riassegnazione al giudice subentrante, Caterina Brindisi.

Messaggero Veneto, 22 giugno 2009 
 
Fincantieri, processo per i 22 decessi a causa dell’amianto: anche il Codacons regionale si è costituito parte civile 
 
MONFALCONE. Anche il Codacons del Friuli Venezia Giulia interviene sul caso amianto e si costituisce parte civile nel procedimento penale per il decesso di 22 persone nei confronti dei responsabili dal 1960 al 1985, a vario livello, della Fincantieri di Monfalcone.
Il procedimento è stato instaurato innanzi al Tribunale di Gorizia a seguito della richiesta di rinvio a giudizio della Procura Generale della Repubblica della Corte di Appello di Trieste «al fine di ottenere – spiega il presidente regionale Codacons Vitto Claut –, previa l’affermazione della penale responsabilità degli imputati, il risarcimento del danno non patrimoniale nella misura che il Giudice riterrà di giustizia». La prossima udienza si terrà il 6 luglio.
Anche se il reato contestato è di omicidio colposo, il Codacons ritiene che la rilevanza delle condotte e dei fatti «abbiano carattere sovra-individuale per la loro intrinseca gravità, la loro attinenza con la sicurezza e la tutela della salute pubblica e per l’allarme sociale che hanno determinato». Tra fini statutari dell’associazione, infatti, rientra espressamente la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente, e in tal modo il Codacons vuole poter dare il proprio contributo nell’accertamento delle eventuali responsabilità nel procedimento instaurato, che non è l’unico pendente a Gorizia relativo alle decine di decessi causati dell’uso dell’amianto nei cantieri navali di Monfalcone. L’interesse qualificato del Codacons alla partecipazione al processo è stato riscontrato anche dal Gup del Tribunale di Gorizia, che ne ha ammesso la costituzione di parte civile.
«I cittadini italiani malati di mesotelioma, anche contratto 30 o 40 anni fa, così come i familiari delle vittime di tale male, possono quindi contattare il Codacons, senza spese, per chiedere ai fondi costituiti negli Usa il corposo indennizzo, fino a 400.000 dollari, messo a disposizione dai produttori di amianto».
Con riferimento al procedimento di Gorizia, le condotte contestate nella richiesta di rinvio a Giudizio formulata implicano per gli imputati «l’aver favorito, e/o non impedito, per colpa negligenza, imprudenza, imperizia l’uso dell’amianto in ingenti quantità, omettendo di adottare le necessarie misure di sicurezza, nonché di informare correttamente i lavoratori sui rischi connessi a tale sostanza, di fornire e verificare l’utilizzo di strumenti di protezione presso gli stabilimenti navali Fincantieri di Monfalcone», che hanno determinato il decesso di 22 persone dipendenti, o comunque lavoratori nei medesimi stabilimenti, per mesotelioma maligno, causato da esposizione all’amianto, e patologie tumorali connesse.
Le condotte contestate consistono nell’aver fatto svolgere ai dipendenti negli stabilimenti navali di Monfalcone dalla fine degli anni Cinquanta agli anni Ottanta mansioni comportanti un’esposizione attiva e passiva all’amianto, utilizzato in ingenti quantità, «omettendo di adottare le necessarie misure di sicurezza e i provvedimenti necessari per eliminare o ridurre l’esposizione, senza curare la fornitura e l’effettivo l’impiego di mezzi personali di protezione individuale (quali idonee maschere respiratorie, limitazione tempi di esposizione eccetera), e senza informare il lavoratore circa gli specifici rischi derivanti dall’esposizione all’amianto o verificare che le lavorazioni avvenissero in locali separati e comunque senza la presenza di altri lavoratori non impiegati nelle operazioni di coibentazione, il tutto causando un contatto diretto e indiretto continuato e intenso da parte dei lavoratori impiegati con la sostanza indicata».
Ciò che per il Codacons in nessun modo potrebbe essere fatta valere la giustificazione della scarsa conoscenza, ai tempi, circa i rischi legati all’uso di tale sostanza: «Nonostante l’utilizzo di amianto sia stato vietato per legge solo nel 1992, già alla fine degli anni 50 – epoca in cui ha cominciato la sua attività la maggior parte dei dipendenti deceduti – se ne conosceva la pericolosità».
In Italia, dai dati statistici relativi alla mortalità per tumore alla pleura emerge il dato che le province in cui vi è un’attività produttiva connessa con l’uso di amianto mostrano un tasso di mortalità da 2 a 5 volte superiore a quello medio nazionale.

Messaggero Veneto, 26 giugno 2009
 
Ex esposti all’amianto: i dati della sorveglianza 
 
MONFALCONE. La sorveglianza sanitaria gratuita per gli ex esposti all’amianto è sempre stato uno degli obiettivi dell’Associazione esposti amianto. Finalmente a livello regionale nell’ottobre 2008 è iniziata la sorveglianza per le persone esposte professionalmente all’amianto e regolarmente iscritte nell’apposito registro regionale. Il progetto di sorveglianza sanitaria e i dati su questi primi mesi di attività saranno presentati martedì 30 giugno, alle 15 nell’auditorium dell’ospedale civile di San Polo di Monfalcone.
Nella stessa giornata verrà distribuito gratuitamente il DVD prodotto dalla Regione Friuli Venezia Giulia sullo stesso argomento, che spiega quali sono i soggetti ai quali rivolgersi e le procedure da seguire per attuare la sorveglianza sanitaria degli ex esposti. L’iniziativa nasce per volontà della Commissione regionale amianto, i cui membri parteciperanno all’incontro e saranno a disposizione del pubblico per domande, chiarimenti, osservazioni. Sarà presente anche l’assessore regionale alla salute Vladimir Kosic. L’iniziativa è aperta al pubblico.

 Il Piccolo, 26 giugno 2009
 
CONSORZIO INDUSTRIALE  
Ex Ekorecuperi, conclusa la bonifica dall’eternit  
Rimossa la copertura di un capannone di 2mila metri quadrati
 
 
L’ex deposito di pneumatici di via dei Boschetti è ormai pronto per accogliere una nuova attività artigianale o industriale. Dopo aver ultimato un anno fa lo smaltimento dei 10mila metri cubi di pneumatici accatastati nell’area dell’ex Ekorecuperi che ingombravano l’area, rappresentando una vera e propria bomba ecologica innescata a poca distanza da abitazioni e altre attività economiche, il Consorzio per lo sviluppo industriale ha effettuato anche la bonifica dell’eternit che copriva il capannone presente nell’area e rifatto il tetto dello stesso. L’intervento è costato in tutto circa 120mila euro che vanno quindi a sommarsi agli oltre 700mila che il Csim ha speso per ripulire l’area dai pneumatici e dagli altri rifiuti ingombranti e nocivi che sono stati scoperti proprio grazie all’azione di bonifica. Il Consorzio industriale sta comunque concludendo la caratterizzazione del terreno, per escludere che vi siano presenti degli inquinanti, e conta quindi di poter vendere il lotto di 10mila metri quadri, su cui insiste il capannone di 2mila metri quadri e una pesa che è stata rimessa in funzione, nel corso del prossimi mesi. Stando al Csim, esistono già degli interessamenti nei confronti dell’area, inserita nella zona industriale dello Schiavetti-Brancolo. L’intenzione è però quella di valutare con attenzione l’attività che andrà a insediarsi in una zona densamente urbanizzata e che si trova appunto a non molta distanza da abitazioni.
Nell’area fino a poco più di un anno fa si trovavano anche fusti d’olio esausto, tettoie in eternit, batterie di automobile, scoperte sotto i cumuli di pneumatici stoccati per anni in via dei Boschetti. Un incedio scoppiato nell’ex deposito avrebbe quindi avuto conseguenze pesantissime per la salute e per l’ambiente. Fusti d’olio, eternit e batterie d’auto hanno dovuto essere inviati nelle discariche specializzate per lo smaltimento, mentre i 10mila metri cubi di pneumatici sono stati trasportati all’estero per essere triturati e poi riutilizzati o inviati all’incenerimento in altri impianti autorizzati.
E’ in dirittura d’arrivo anche la ristrutturazione dell’ex foresteria Solvay, che il Consorzio industriale conta di rendere disponibile entro la fine del 2009, a oltre tre anni dall’avvio dei lavori. La necessità di bonificare e smaltire più amianto di quanto previsto non ha inciso comunque solo sulla tempistica (i lavori sono iniziati nel 2006 e avrebbero dovuto concludersi entro fine 2007), ma anche sui costi della ristrutturazione. La maggiore spesa è stata però coperta da un contributo di 400 mila euro che la giunta regionale ha erogato nella primavera del 2007, accogliendo la domanda presentata dall’ente economico.
 
 Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
IL PUNTO SUL PROGETTO  
Sorveglianza sanitaria per gli esposti all’amianto  
Un incontro pubblico promosso dall’Aea all’ospedale di San Polo
 
 
La sorveglianza sanitaria gratuita per gli ex esposti all’amianto è sempre stato uno degli obiettivi dell’Aea di Monfalcone. Finalmente a livello regionale, nell’ottobre del 2008, è iniziata la sorveglianza per le persone esposte professionalmente all’amianto e regolarmente iscritte nell’apposito Registro regionale. Il progetto di sorveglianza sanitaria e i dati su questi primi mesi di attività saranno presentati martedì alle 15 nell’auditorium dell’ospedale di San Polo di Monfalcone. Nella stessa giornata verrà distribuito gratuitamente il dvd prodotto dalla Regione Friuli Venezia Giulia sullo stesso argomento, che spiega quali sono i soggetti ai quali rivolgersi e le procedure da seguire per attuare la sorveglianza sanitaria degli ex esposti. L’iniziativa nasce per volontà della Commissione regionale amianto, i cui componenti parteciperanno all’incontro e saranno a disposizione del pubblico per domande, chiarimenti, osservazioni. Sarà presente anche l’assessore regionale alla Salute Vladimir Kosic. L’iniziativa è aperta alla comunità e quindi l’Aea invita tutti i soci e simpatizzanti a partecipare.

Ansa, 10 ottobre 2008 – 17:55

ETERNIT: STRAGE DI 2000 MORTI, DUE RINVII A GIUDIZIO

TORINO – Disastro doloso, omissione volontaria di cautele contro le malattie professionali: con queste accuse la Procura di Torino ha concluso la sua inchiesta sulla lunga catena di morti provocate – è la tesi – dall’amianto usato negli stabilimenti italiani dell’Eternit. Il pm Raffaele Guariniello ha chiesto di processare i vertici della multinazionale svizzera del cemento, il miliardario elvetico Stephan Schmidheiny, 61 anni, e il nobile belga Jean Louis Marie Ghislain De Cartier, 87 anni.

Sono loro, a suo giudizio, i responsabili di quanto avveniva nelle quattro sedi prese in esame durante le indagini: Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Bagnoli (Napoli), Rubiera (Reggio Emilia). Conoscevano la portata del problema, ma non hanno preso provvedimenti adeguati. Le carte processuali, composte da oltre 200 mila documenti, raccontano la storia di migliaia di persone colpite da mesotelioma, carcinoma, asbestosi: dipendenti Eternit, ma anche i loro familiari e persino residenti nelle vicinanze della fabbrica. Basta il conto dei lavoratori deceduti per dare la portata della tragedia: 1.378 a Casale (più sedici di una ditta esterna), 118 a Cavagnolo, due a Rubiera e 384 a Bagnoli, dove fino all’apertura dell’inchiesta il problema non si conosceva nemmeno. Poi ci sono i 697 operai gravemente malati. E ci sono i semplici cittadini: un deceduto a Cavagnolo, 252 a Casale Monferrato, quattro a Rubiera; a Bagnoli i colpiti dalle patologie sono tre.

Un vero “disastro”, come si legge nel capo d’accusa, generato dalla dispersione nell’aria delle fibre d’amianto. Nei paesi che la ospitavano, e in particolare a Casale, la Eternit faceva distribuire una parte dei propri manufatti per pavimentare strade e cortili o per coibentare i sottotetti, senza però far presente “la pericolosità dei materiali”: le popolazioni, quindi, sono rimaste per decenni soggette a “un’esposizione incontrollata, continuativa e a tutt’oggi perdurante” che non ha risparmiato nemmeno “fanciulli e adolescenti”. Gli avvocati di parte civile sottolineano che l’azienda ha sempre minimizzato: “Per i dirigenti la consegna era di non parlare e, in caso di necessità, rivolgersi a un certo laboratorio tedesco per avere indicazioni”. Nemmeno sui sacchi d’amianto compariva qualche dicitura sui possibili rischi per la salute. Quanto alle condizioni operative delle quattro sedi, Guariniello e i suoi ispettori affermano che sono state trascurate misure come gli impianti di ventilazione o aspirazione delle polveri, i sistemi di lavorazione a ciclo chiuso, i piccoli dispositivi di protezione personale come le mascherine. E si poteva evitare che a lavare le tute da lavoro degli operai fossero le mogli, in casa: in diverse si sono ammalate.

Negli ultimi quindici anni sono già stati processati diversi rappresentanti locali dell’Eternit. Ora si cercano le responsabilità ai massimi livelli. E una seconda inchiesta riguarda gli italiani che hanno prestato servizio nelle sedi in Svizzera. Qui l’indagato è Thomas Schmidheiny, fratello di Stephan, altro membro di una delle famiglie più ricche del mondo: secondo notizie raccolte in Procura, ad essa viene attribuita la proprietà della striscia di terra in Centro America che la Rai affittò per girare il reality ‘L’Isola dei Famosi’.

Ansa, 16 ottobre 2008 – 15:08
AMIANTO, DA ETERNIT SI’ A RISARCIMENTO VITTIME
TORINO  – E’ disposto a risarcire i familiari delle vittime dell’amianto il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, uno dei proprietari della Eternit indagato a Torino per i casi di oltre duemila lavoratori ammalati o morti per il contatto con il minerale-killer.

Il magnate elvetico ha preso questa iniziativa attraverso una delle sue società, la Becon Ag, che é pronta a mettere a disposizione alcune decine di milioni di euro. Per Schmidheiny, così come per un anziano nobile belga, la procura subalpina ha chiesto il rinvio a giudizio, nei giorni scorsi, per disastro doloso in relazione ai tumori accusati dagli ex dipendenti delle filiali di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

Il Piccolo, 25 maggio 2008 

IN PROVINCIA 329 RICHIESTE DI CONTRIBUTO  
Bonifica dell’eternit, fondi esauriti  
Sono state 71 le domande dei monfalconesi per abbattere i costi
 
 
Boom di 329 domande nell’ambito del Progetto amianto istituito dalla Provincia di Gorizia che ha stanziato all’inizio dell’anno 100mila euro (già andati polverizzati) contribuendo per il 50% alla spesa di ogni singolo intervento per la rimozione e lo smaltimento delle coperture in cemento-amianto (eternit) di manufatti, fabbricati ed edifici ad uso civile ubicati in provincia di Gorizia. Delle richieste pervenute alla scadenza del 31 marzo scorso, ne sono state registrate 311 in quanto per le altre, le particelle delle costruzioni non risultano accatastate e perciò a tutti gli effetti abusive. Più della metà provengono dall’Isontino (163), ma in testa alla graduatoria figura Monfalcone con 71 domande, seguito da Gorizia con 51, Ronchi 39, Staranzano 24 e Gradisca 23.
Spetterà, ora, alla Provincia di Gorizia formulare la graduatoria delle richieste inviate alla «Edilanzutti srl» di Remanzacco, incaricata dalla stessa Provincia di effettuare la microraccolta dell’amianto. Purtroppo non tutti potranno usufruire del contributo in quanto non basteranno i soldi stanziati dalla Provincia. La prima tranche di stanziamenti, infatti, ammonta solo a 100mila euro e agevolerà i cittadini per quelle le domande che rispetteranno i requisiti del bando. Probabilmente potranno ricevere il contributo circa 170 utenti.
La speranza è che la Provincia decida di rinnovare lo stanziamento con una cifra ancora maggiore, per dare la possibilità anche ad altri di smaltire questo pericoloso materiale. Da questa settimana, intanto, l’Edilanzutti comincerà i sopralluoghi per la verifica della metratura dei tetti da rimuovere e per avere una definitiva conferma che l’utente voglia eliminare l’eternit. Ecco l’elenco completo dei 27 paesi con il numero delle domande: Monfalcone 71, Fogliano-Redipuglia 8, Cormons 6, Lucinico 7, Gorizia 51, Staranzano 24, San Lorenzo 4, Grado 4, Villesse 1, Palazzo 1, San Canzian d’Isonzo 2. San Pier d’Isonzo 3, Grado 23, Ronchi dei legionari 39, Turriaco 6, Sagrado 12, San Floriano del Collio 2, Doberdò del Lago 3, Marano 11, Romans 6, Medea 4, Savogna 8, Capriva 4, Pieris 3, Mossa 3, Farra 4 e Dolegna 1.
La Provincia di Gorizia ha formulato uno schema secondo il quale le tipologie e il costo complessivo dell’intervento si riferiscono essenzialmente a quattro condizioni. Per la rimozione e lo smaltimento di coperture con superficie fino a 10 metri quadrati posizionate a un’altezza inferiore a 3 metri, il costo complessivo ammonta a 800 euro dei quali 400 arrivano dalla Provincia.
Per la stessa quadratura, ma posizionata a un’altezza superiore a 3 metri dal suolo, il costo sarà di 1.040 euro, dei quali 520 dalla Provincia. Per la rimozione di coperture da 10 a 25 metri quadrati fino a 3 metri di altezza, si spenderà, invece, 1.280 euro sempre meno il 50% del contributo. Per l’altezza superiore a 3 metri da terra, il costo sarà di 1.600 euro dei quali 800 concessi con il finanziamento. (ci.vi.)

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