You are currently browsing the tag archive for the ‘eurogroup’ tag.

Il Piccolo, 23 dicembre 2010a 
 
CRISI. LA CASSA INTEGRAZIONE STRAORDINARIA CESSERÀ L’11 MARZO 
Natale amaro, 80 in mobilità all’Eurogroup 
La decisione comunicata ieri a Gorizia dall’azienda a Fim, Fiom e Uilm in un vertice in Confindustria

di LAURA BLASICH

Sarà un Natale amarissimo per gli 80 lavoratori di Eurogroup e le loro famiglie. La società, posta in liquidazione nei mesi scorsi, ieri ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici al tavolo di Assindustria l’apertura della mobilità per tutti i dipendenti. Salvo un’acquisizione, di cui non esiste al momento alcuna certezza, gli esuberi diventeranno reali alla conclusione della cassa integrazione straordinaria, fissata per l’11 marzo del prossimo anno. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm ieri hanno ribadito da parte loro che non firmeranno l’avvio di alcuna procedura di mobilità, a meno che non sia stata richiesta dai lavoratori su base del tutto volontaria. L’esito, pessimo, del faccia a faccia con la società è stato subito comunicato dalle segreterie provinciali alla trentina di dipendenti che sono rimasti davanti la sede degli Industriali durante tutto l’incontro, nonostante la pioggia battente. Nell’assemblea volante sindacati e maestranze hanno deciso di non allentare il presidio allo stabilimento del Lisert, entrato in difficoltà lo scorso anno con la crisi della cantieristica e della navalmeccanica alle quali la sua produzione era legata. L’obiettivo rimane quello di evitare qualsiasi trasferimento di macchinari e materiale fuori dalla fabbrica.
La società, non coinvolta in una procedura fallimentare, farà partire oggi la richiesta di apertura della mobilità. Sempre da oggi scattano quindi i 75 giorni di tempo concessi prima dell’avvio vero e proprio e i sette giorni entro i quali le organizzazioni sindacali possono richiedere un nuovo incontro. «Quanto abbiamo già deciso di fare – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – per verificare eventuali sviluppo. La società ieri ha comunicato di avere in corso sempre delle trattative per la cessione e che nuovi soggetti si sarebbero fatti avanti. Non c’è, però, nulla di certo».
Proprio per questo motivo Eurogroup ha spiegato ieri di aver deciso di aprire ora la mobilità, per ritrovarsi troppo a ridosso dalla scadenza della Cigs. Al tavolo la società ha ribadito però anche di non voler lasciare nessun lavoratore in strada e quindi di essere disposta a utilizzare anche altri ammortizzatori sociali, se si creassero le condizioni giuste, ritirando a quel punto la mobilità. Una soluzione dovrebbe comunque arrivare nell’arco di un mese e mezzo. Nel caso in cui così non fosse, negli ultimi 30 giorni a disposizione la palla passerà alla Provincia per una nuova mediazione tra le parti. «Da parte nostra ribadiamo che non firmeremo la mobilità e che faremo di tutti per arrivare all’utilizzo di altri ammortizzatori sociali», ha sottolineato ieri Baldassi. L’azienda ha del resto previsto di mettere in vendita anche i macchinari e non solo il capannone industriale del Lisert (il cui prezzo di vendita supererebbe i 15 milioni di euro). I lavoratori ieri hanno lasciato Gorizia sotto una pioggia battente delusi e preoccupati. La speranza di una cessione a un altro gruppo industriale c’era fino a qualche settimana fa, dopo che a ottobre la società aveva fatto il punto sulle trattative in corso anche con la Tad-Metals del gruppo Agarini.
 
CRISI. IN FABBRICA 170 DIPENDENTI SU 257 
Eaton, lavoro solo fino a gennaio nessuna certezza per il 2011

Alla Eaton di Monfalcone la produzione di valvole per motori d’automobile non si fermerà il 31 dicembre, ma certezze per il 2011 ancora non ce ne sono. L’unica per ora consiste nel prolungamento dell’attività dello stabilimento di via Bagni nuova per tutto il mese di gennaio con un contestuale aumento dei lavoratori impiegati dagli attuali 145 a 170. E’ quanto la società ha annunciato ieri nell’incontro all’Assindustria di Gorizia con le segreterie provinciali di Fim e Fiom. Per capire quale sarà il futuro della fabbrica, la cui produzione è rallentata nell’autunno del 2008 per poi bloccarsi del tutto nel 2009 e nella prima metà di quest’anno, si dovrà  attendere il Profit plan che Eaton conta di definire tra fine gennaio e inizio febbraio. Non troppo lontano, quindi, dalla scadenza della cassa integrazione in deroga, la cui chiusura è prevista per la metà di aprile. Intanto, dopo la riapertura avvenuta in agosto per consentire il rinnovo della certificazione di qualità, alla Eaton si prevede che a gennaio lavorino sei linee su sette per fare fronte a un picco della domanda, impiegando un totale di 170 dei 257 dipendenti della fabbrica.
Un numero che si sta progressivamente assottigliando grazie all’utilizzo della mobilità volontaria. Prima dell’inizio delle difficoltà, legate alla crisi internazionale del mercato dell’auto, Eaton contava infatti 340 addetti. «Stando a quanto affermato dall’azienda, il nuovo Profit plan sarà meno rigoroso dei precedenti – hanno affermato dopo l’incontro il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, e il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus -, a causa dell’instabilità del mercato e anche della tenuta dei competitors, che, chiudendo, lasciano volumi di valvole sul campo. Difficile, quindi, fare ancora delle previsioni». Eaton ieri ha comunque definito buona la qualità  della produzione realizzata finora a Monfalcone (circa 40mila valvole al giorno), che, secondo i sindacati, dimostra di essere uno stabilimento in grado di stare sul mercato e di avere un futuro. Come dichiarato sin dall’inizio dei problemi, i sindacati ribadiscono di essere pronti a confrontarsi in modo costruttivo con la società se si tratta di dare una prospettiva allo stabilimento, ma non nel caso si parli di chiusura ed esuberi. Le organizzazioni dei metalmeccanici considerano in ogni caso decisive le prossime settimane. (la.bl.)

Annunci

Il Piccolo, 17 dicembre 2010 
 
FINCANTIERI ATTACCA I SINDACATI. È SCONTRO SULLA SICUREZZA
Bono: «Più efficienza o il cantiere chiude» 
L’Ad denuncia un assenteismo del 16% e l’acquisizione di commesse in perdita 

di SILVIA ZANARDI

I toni sono da ultimatum: o si riga dritto, o la Fincantieri di Monfalcone chiude. E i presupposti di questa conclusione vengono elencati uno per uno: assenteismo superiore al 16%, percentuale di infortuni più alta qui che altrove, produttività neanche paragonabile a quella degli stabilimenti americani, perdite economiche importanti.
REPLICA. È questo il succo della replica di Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, alla lettera aperta della Rsu Fim, Fiom e Uilm alle istituzioni e all’azienda. Nel loro testo, i sindacati chiedevano un confronto sul grave infortunio dell’operaio Carlo Bevilacqua, travolto da un tubo di acciaio il 13 dicembre. Ma Bono, pur non minimizzando l’accaduto, ha colto l’occasione per far esondare un fiume in piena, che collega la possibile noncuranza dei lavoratori nel rispetto delle norme sulla sicurezza a un andamento del cantiere di Monfalcone, da sempre considerato fiore all’occhiello del Gruppo, tutt’altro che incoraggiante.
ATTACCO. L’ad parte con un attacco diretto alla Rsu definendo la lettera l’ennesima ”strumentalizzazione” di un episodio grave, quello dell’incidente, per imputare il verificarsi di tali eventi, come scriverà in seguito, «a un’asserita e generica compressione dei tempi di lavoro e dei costi». Ma, a questo, Bono ci arriva affermando convinto che l’operaio infortunato Carlo Bevilacqua, con 30 anni di esperienza, ha effettuato l’operazione di imbragatura dei tubi «di norma e in piena autonomia» e, più avanti nella lettera, mettendo in fila le iniziative che il cantiere monfalconese dedica alla tutela della salute dei lavoratori.
ASSENTEISMO. La compressione del lavoro e dei costi imputata all’azienda, per l’ad di Fincantieri, è però il pretesto per arrivare a un attacco secco all’efficienza dei lavoratori monfalconesi: «Il valore della prestazione media dei dipendenti dello stabilimento è assolutamente al di sotto dei minimi livelli accettabili, attestandosi su soglie di assenteismo superiore al 16%, con un totale di ore lavorate annue intorno alle 1.400 procapite», scrive Bono. E aggiunge: «In pratica è come se si lavorasse per nove mesi all’anno, a fronte di una retribuzione di 13 mensilità e con una produttività largamente inferiore a quella degli anni’90».
AMERICANI. E qui inizia a fare il paragone con gli stabilimenti americani di Fincantieri: «Negli Stati Uniti, in condizioni operative e climatiche più disagiate, e con standard impiantistici meno evoluti, il livello di prestazione si attesta a oltre 1800 ore procapite annue e un tasso di infortuni decisamente più basso». Come riporta una tabella allegata dallo stesso ad di Fincantieri alla lettera, nel 2009, nel cantiere americano di Sturgeon Bay sono stati registrati 79 casi di infortunio (su 550 dipendenti diretti) contro gli 833 (su 1025 dipendenti diretti) dello stabilimento di Panzano.
VALUTAZIONI. Bono, dunque, tira le somme: «Il cantiere di Monfalcone presenta uno dei livelli più elevati di assenteismo del Gruppo e la percentuale più alta di infortuni pur essendo il cantiere ove sono stati effettuati i più significativi investimenti e che usufruisce di spazi maggiori per poter svolgere le attività lavorative nelle migliori condizioni».
INTERVENTI. E arrivano altre riflessioni, con l’accusa al sindacato di non aiutare a diffondere senso di responsabilità fra i lavoratori: «Interventi, investimenti e programmi a nulla valgono se non accompagnati dalla consapevolezza che la sicurezza passa innanzitutto dall’adozione di corretti comportamenti individuali e soggettivi. L’azienda, proseguendo nel suo programma di interventi sulla sicurezza, non potrà prescindere dall’adottare azioni sempre più incisive nei confronti di coloro che che opereranno in maniera non adeguata alla propria professionalità o con negligenza».
QUALITÀ. Nello stabilimento, dice poi l’amministratore delegato, si stanno portando avanti i processi per il miglioramento della qualità nelle attività di saldatura, che riduce gradualmente l’utilizzo della molatura, processo in cui era impegnato l’operaio Carlo Bevilacqua al momento dell’infortunio.
COMMESSE. Ma il ragionamento di Bono vuole arrivare alla drastica riduzione delle commesse, che sta poi alla base delle profonde preoccupazioni dell’azienda sul futuro del cantiere di Monfalcone.«Fincantieri, nel corso del 2009-2010 ha acquisito, per il cantiere di Monfalcone, commesse a prezzi non remunerativi che hanno comportato perdite pesanti nel 2009 e ancora maggiori nel 2010», scrive. L’ad ne ha parlato ieri a La Spezia anche con il ministro per lo Sviluppo economico Paolo Romani, in occasione del varo della nave ”Rossita”, prima portascorie nucleari realizzata da Fincantieri per Atomflot, ente per l’energia atomica della Federazione russa. «Superato il punto più basso della crisi adesso per Fincantieri sarà necessario approntare un piano industriale. Negli ultimi anni le commesse sono calate dell’85% e i segnali positivi riguardano lo stabilimento Usa», ha detto a Romani.
CONCLUSIONI. Sulla base delle criticità emerse nella lettera e sulla riduzione delle commesse monfalconesi, scatta invece il vero appello di Giuseppe Bono ai lavoratori di Fincantieri: «Chiedo a noi e a tutti voi, con preoccupazione, se qui sia ancora possibile svolgere un’attività cantieristica sostenibile per costi e qualità».

I sindacati: toni inaccettabili 
La reazione dei coordinatori nazionali cantieristica di Fiom, Fim e Uilm

di LAURA BORSANI

Toni e paragoni fuori luogo, inaccettabili e inopportuni. Le parole scritte dall’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, sono andate «oltre le righe». Così hanno commentato i coordinatori nazionali per la cantieristica di Fiom, Fim e Uilm. Alessandro Pagano, per la Fiom, parla di una «lettera agghiacciante». E aggiunge: «Sono rimasto stupefatto. Le Rsu di Monfalcone hanno posto criticità precise sulla scorta dell’infortunio avvenuto nello stabilimento. Ritengo sia legittimo collegare quanto è accaduto con la continua ricerca da parte dell’azienda di accelerare le operazioni di produzione. Sarà comunque l’autorità giudiziaria a far luce sull’evento. La questione di fondo resta la sicurezza sul posto di lavoro. Bono chiama in causa aspetti che non c’entrano con la riflessione proposta dai sindacati. Rivolge accuse pesanti facendo riferimento alla responsabilità del lavoratore rimasto gravemente ferito, che trovo inaccettabili. Così come è inaccettabile voler sostenere che si prendono commesse in perdita per fare lavorare il cantiere. Rifiutiamo la logica del ricatto all’americana. Cosa significa, poi, il riferimento circa la preoccupazione che a Monfalcone si possa ancora svolgere un’attività sostenibile per costi e qualità? Dobbiamo anche tacere fino a farci del male? Siamo completamente fuori strada. Ci attendiamo spiegazioni, anche al prossimo tavolo sulla navalmeccanica». Alberto Monticco, per la Fim, parla di «caduta di stile da parte di Fincantieri. Non dobbiamo dimenticare che un lavoratore ha subito un grave incidente. Se i ragionamenti dell’ad Bono sarebbero già criticabili in un contesto di normalità, risultano inaccettabili in questo frangente. Produttività, efficienza, costi esulano dal tema legato alla sicurezza, né vanno barattati, nel modo più assoluto. Vogliamo che le maestranze possano andare a lavorare e tornare a casa in salute. Il problema della tutela dei lavoratori, segnalato da tempo dalle Rsu di Monfalcone, va riproposto per l’intera filiera di Fincantieri, al fine di rimuovere le sacche critiche presenti nei siti produttivi». Mario Ghini, per la Uilm, osserva: «Premesso che sull’infortunio sarà la magistratura a fare chiarezza, ritengo che l’evento sia frutto di una concausa di fattori, legati ai tempi di produzione, ma anche alla mancanza di una reale cultura della sicurezza, sia da parte dell’azienda che dei sindacati. A Monfalcone è possibile e necessario continuare a produrre le più belle navi del mondo, come negli altri cantieri, ma senza mettere in secondo piano la sicurezza. Quanto all’assenteismo – conclude -, l’azienda ha tutti gli strumenti per perseguire eventuali negligenze. Né la produttività si raggiunge facendo leva sui costi e sui tempi, ma mettendo in campo le condizioni utili a operare al meglio».
 
INCONTRO CON LE RSU DI STABILIMENTO 
La giunta: siamo vicini ai lavoratori

La lettera dell’ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, ha tenuto banco anche durante l’incontro avvenuto ieri mattina in stabilimento tra la giunta comunale e i rappresentanti delle Rsu. Che, peraltro, si sono riservati, non senza una lunga consultazione interna, un’adeguata e circostanziata risposta. I temi ambiente e sicurezza sono stati comunque al centro dell’incontro. I sindacati hanno chiesto alla giunta comunale di «occuparsi e preoccuparsi» di quanto accade nel cantiere, al fine di garantire una prospettiva di lavoro dignitosa, senza accontentarsi dei meri «volumi produttivi». Perchè, è stato rimarcato, «bisogna lavorare in sicurezza anche nei momenti difficili». Sul tappeto, dunque, è stato posto l’intero processo produttivo che «sta sfuggendo al controllo». Il vice sindaco Silvia Altran ha osservato, esprimendo solidarietà al lavoratore infortunato e ai familiari: «Abbiamo manifestato la nostra attenzione alle problematiche esposte e adesione alle iniziative che migliorino la qualità del lavoro. La sicurezza non può diventare un fattore secondario». L’assessore Cristiana Morsolin ha aggiunto: «È preoccupante quanto è stato prospettato. Trovo inoltre di una gravità assoluta la lettera scritta dall’ad Bono, che scarica ogni responsabilità sui lavoratori». 

L’INDOTTO
Eurogroup, fabbrica presidiata dai lavoratori messi in mobilità 
Dopo 50 anni chiude la Sprea storica azienda di pulizie: salvo il posto dei 21 dipendenti

Eurogroup ha annunciato di voler aprire la mobilità  alla fine della cassa integrazione straordinaria per tutti gli 80 dipendenti dello stabilimento del Lisert, inattivo ormai da mesi a causa della mancanza di commesse da parte di Fincantieri e di altri cantieri minori. La decisione della società, formalizzata in questi giorni al tavolo convocato in Assindustria con i sindacati dei metalmeccanici, ha suscitato però ieri la decisa reazione dei lavoratori riuniti in assemblea. Al termine dell’incontro con i propri rappresentanti e quelli delle segreterie provinciali di Fi, Fiom, Uilm, i dipendenti di Eurogroup non hanno lasciato la fabbrica, anzi. Lo stabilimento del Lisert verrà presidiato a oltranza per lanciare un chiaro “no” alla società agli esuberi, ma anche per evitare che possano essere fatti uscire dalla fabbrica macchinari e materiale utile alla produzione.
«Nell’incontro in Assindustria il liquidatore della società, Gianfranco Imperato, ha spiegato che non esistono prospettive industriali tali – afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – da consentire altre soluzioni. Stando al liquidatore, sarebbero ancora in corso delle trattative per l’acquisizione dello stabilimento, ma non in grado di fornire delle garanzie di occupazione nell’immediato».
Al tavolo in Assindustria i sindacati e le Rsu hanno già chiarito di essere contrari all’apertura della mobilità dopo la fine della Cigs (prevista con l’11 marzo 2011). Le organizzazioni di categoria hanno invece già  sollecitato l’utilizzo degli altri strumenti disponibili, cioé la cassa integrazione ordinaria, di cui sono a disposizione ancora 39 settimane, o la cassa integrazione in deroga. Questa rimarrà la posizione anche nel prossimo incontro in programma mercoledì, sempre nella sede degli Industriali a Gorizia, dove non è escluso si rechino anche i lavoratori dello stabilimento. «Sono arrabbiati e delusi, perché hanno creduto all’azienda sulla possibilità di una cessione a un’altra realtà  industriale», spiega Baldassi.
La vicenda di Eurogroup, il cui 35% del fatturato nel 2009 era legato a Fincantieri, non è l’unica a evidenziare le difficoltà in cui si trova l’indotto del colosso della cantieristica. In questi giorni i sindacati hanno firmato il passaggio di 21 lavoratori della Sprea alla Sgc. Niente di traumatico, ma resta il fatto che l’impresa di pulizie industriali lascia lo stabilimento di Panzano dopo 50 anni, mentre Beraud, altra realtà storica dell’appalto, non ha ancora certezze sulla continuità del lavoro a Monfalcone. L’Ugl Metalmeccanici ha invece dovuto mediare in un nuovo caso di mancato pagamento di stipendi. L’accordo siglato in questi giorni con la Isostar Montaggi garantirà che i sei dipendenti ottengano il saldo del mese di agosto e il versamento degli stipendi di settembre e ottobre.
Laura Blasich

Il Piccolo, 18 dicembre 2010 
 
Belci: «Bono peggio di Marchionne» 
Il segretario regionale della Cgil all’Ad: «Taccia per rispetto dei morti»

«Le parole di Bono a proposito dell’assenteismo e degli infortuni in Fincantieri destano indignazione». Franco Belci, segretario generale della Cgil, commenta così la lettera inviata inviata ai rappresentnati sindacli di Fim, Fiom e Uilm dall’amminisratore del gruppo navalmeccanico che, «sembra studiare per rappresentare una versione più arrogante e sguaiata di Marchionne». «Attribuire unicamente al lavoratore infortunato – con una sentenza preliminare che intende surrogare l’inchiesta della magistratura – le responsabilità dell’incidente e assimilare gli incidenti sul lavoro all’assenteismo – aggiunge Belci – costituisce una concezione aberrante e rappresenta la peggiore dimostrazione di una mentalità padronale che si sta diffondendo: il lavoratore è considerato un mero ingranaggio della produzione, fino a disprezzarne il rischio della vita e il rapporto di lavoro diviene una mera questione commerciale, senza alcuna attenzione per la persona». Belci sottolinea inoltre la «piena sintonia dell’ad di Fincantieri con quanto sostenuto dal ministro Tremonti quando ha affermato che la 626 è un lusso che il Paese oggi non si può permettere». La catena di infortuni sul lavoro di questi giorni, di cui uno mortale, dimostra, secondo il segretario generale della Cgil «quello a cui pochi pensano: c’è una tragica correlazione tra l’intensificazione dei ritmi di lavoro, la riduzione delle pause, la criminalizzazione della malattia, l’incremento dell’uso degli straordinari e l’aumento degli incidenti». «Perciò, per favore – conclude Belci – Bono taccia se non altro per rispetto dei morti». 
 
FINCANTIERI. DUE ORE DI SCIOPERO PER PROTESTARE CONTRO LA LETTERA DEI VERTICI AZIENDALI 
La Rsu: «Assenze? Questo è un lavoro pesante» 
Fim, Fiom e Uilm respingono l’accusa di scarsa produttività mossa dall’amministratore delegato

di LAURA BORSANI

La risposta immediata è stata lo sciopero proclamato dalle Rappresentanze sindacali unitarie Fim-Fiom-Uilm giovedì, lo stesso giorno in cui è stata diramata la lettera dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono. Il lavoro nello stabilimento di Panzano si è fermato ieri per due ore alla fine di ogni turno. La replica non s’è fatta attendere. Una contro-lettera che tira in ballo responsabilità acuendo lo scontro tra azienda e sindacati.
All’Ad le Rsu chiedono ”rispetto” respingendo quello che definiscono un «atteggiamento ricattatorio» avendo ventilato la chiusura del cantiere a causa dell’asserita scarsa produttività. «Le maestranze – affermano i sindacati – non sono più disposte a tollerare responsabilità che non hanno e giudizi fatti da chi dimostra di non conoscere profondamente le realtà di stabilimento». Replica punto su punto. A partire dall’assenteismo, che l’Ad ha quantificato essere a Monfalcone oltre il 16%. I sindacati per contro sollevano due aspetti, la salubrità dell’ambiente di lavoro e la correttezza delle certificazioni: «Bisognerebbe capire – ribattono – il motivo per il quale l’azienda presenta un computo di assenze così alto. A nostro avviso, gli elementi da considerare sono due. Il primo riguarda la salubrità dell’ambiente: in un posto di lavoro poco salubre ci si ammala e ci si infortuna di più. Il secondo aspetto è legato a pratiche non corrette da parte di chi certifica la malattia e l’infortunio: è preciso dovere dell’Ad denunciare e perseguire eventuali responsabilità in tal senso». Le Rsu si soffermano anche sul parallelo tra la cantieristica navale italiana e quella statunitense: «Il paragone proposto non ci pare buona pratica, né dal punto di vista del prodotto (navi da crociera da 130mila tonnellate di stazza lorda rispetto ai pattugliatori americani), né dal punto di vista della presenza sul posto di lavoro. Sull’assenteismo, soprattutto, le due realtà sono così profondamente diverse da non permettere alcuna comparazione attendibile. Negli Usa non esiste l’istituto della malattia, nemmeno l’infortunio, in quanto il welfare americano non è quello italiano. Forse l’Ad pensa che con il sistema americano ci possano essere due morti in meno?».
Altro tasto dolente: i sindacati chiamano in causa materiale non conforme e non meglio precisate indagini radiografiche sulla Queen Elizabeth, che «hanno messo letteralmente in ginocchio l’allestimento delle ultime due costruzioni». E spiegano: «Sulle questioni di qualità pensiamo che ai lavoratori non siano imputabili le situazioni disastrose registrate nell’ultimo periodo. Si tratta della sostituzione di un numero considerevole di tubi di materiale non conforme sulla costruzione 6151 e la questione delle radiografie, ascrivibili esclusivamente alle leggerezze della gestione aziendale. Facciamo notare come i lavoratori dello stabilimento di Monfalcone, nonostante l’oneroso carico di lavoro dovuto alle indagini radiografiche, siano ugualmente riusciti a consegnare nei tempi stabiliti la Queen Elizabeth, con uno sforzo collettivo encomiabile, che Bono non sa (o non vuole) riconoscere». I sindacati aggiungono: «Pensiamo che il decadimento dell’immagine e dell’affidabilità che i clienti si sono fatti della nostra azienda dipenda esclusivamente dagli ultimi aspetti che abbiamo riportato. Non possiamo accettare che la colpa venga addossata sulle spalle dei lavoratori».
Non è finita. Le Rsu parlano di «protocolli stilati tra direzione e sindacati sulla sicurezza il cui rispetto è stato troppo spesso disatteso»; di interventi, investimenti e programmi, citati dall’Ad Bono, «completamente vanificati dai comportamenti della direzione aziendale, tuttora latitante, sia in tema di sicurezza sia di qualità». E sulla molatura scandiscono: «La nostra posizione rimane chiara ed è stata esplicitata negli innumerevoli comunicati divulgati in azienda: vogliamo che venga fatta in modo sicuro e a fronte di investimenti». Non viene tralasciata neppure la questione-appalti: «In quella giungla di contratti e regole violate, i lavoratori sono quotidianamente sfruttati e ricattati. Non è più ammissibile che non si veda ciò che accade in quel mondo». I sindacati quindi chiariscono: «La nostra lettera aperta non si focalizzava solo sulle dinamiche e le responsabilità dell’ultimo grave incidente, ma intendeva denunciare questioni di carattere generale. Spesso l’Ad ha invocato la necessità di portare alla sua attenzione questioni di carattere gestionale, o di qualsiasi altro tipo, che fossero di impiccio al buon funzionamento dell’azienda. Ha sottolineato, anche pubblicamente, che le segnalazioni da parte del sindacato dovrebbero avere uno ”spirito proattivo”. La risposta, risibile e contestabile che abbiamo ricevuto, va nella direzione contraddittoriamente opposta». Infine, a proposito della «solerzia» con cui i suggerimenti dei lavoratori vengono acquisiti e resi pratici: «Sarebbe bello se così fosse – ribatte la Rsu -: verbali di riunioni, volantini e comunicati ufficiali testimoniano l’esatto contrario».
 
L’azienda rincara: «La difesa dei sindacati dimostra mancanza totale di argomenti» 

Fincantieri prende atto dei commenti seguiti alla lettera aperta indirizzata dall’Ad, Giuseppe Bono, alle Rsu di stabilimento e snocciola le sue risposte. «Negli interventi è totalmente assente ogni risposta sul merito delle questioni sollevate, da tanto tempo. Quando non si vuole entrare nel merito, si usano solo argomentazioni generiche e ovvie, sulle quali non si può che convenire. Ma questo ci porta a risolvere i problemi o a continuare ad ignorarli?». Al segretario regionale della Cgil, Franco Belci, rilancia: «Si è addirittura permesso di attribuire al dottor Bono un’insensibilità e un – asserito – mancato rispetto verso i morti, chiamati strumentalmente in causa con affermazioni che confermano l’incapacità di dialogare sui fatti e affrontare le questioni. Quando poi dall’appartenere a Fincantieri, “un’azienda pubblica”, si rivendica una posizione di privilegio, non ritiene il sindacato che sia un’offesa verso tutti gli altri lavoratori che non sono dipendenti di aziende pubbliche? E davvero si pensa che l’azienda pubblica possa operare diversamente dalle regole di mercato?».
Fincantieri ritiene inoltre «paradossale ciò che si dice dei colleghi americani che – e questo voleva dire l’Ad – sono solo più disciplinati e più attenti alle esigenze della propria e dell’altrui sicurezza. Negli Stati Uniti, non parliamo di Paesi in via di sviluppo, si lavora normalmente un numero di ore tali da cui non ci risulta, come dice il sindacato e Belci in particolare, derivi la «tragica correlazione tra l’intensificazione dei ritmi di lavoro, la riduzione delle pause, la criminalizzazione della malattia, l’incremento dell’uso degli straordinari e l’aumento degli incidenti». Circa il riferimento al fatto che i disagi siano provocati da condizioni «poco salubri», l’azienda osserva: «Non risulta che nello stabilimento e dallo stabilimento di Monfalcone si propaghino nel territorio malattie infettive». E ancora chiarisce: «Nessun “ricatto” emerge dalla lettera, ma solo un accorato e appassionato richiamo a riflettere sul futuro, per prepararlo tutti insieme e affrontarlo con il coraggio necessario, affinchè si eviti ciò che sta succedendo in tante aziende nazionali, e come anche Fincantieri rischia, che il nostro futuro venga portato via da altri Paesi». Fincantieri ricorda i notevoli investimenti, oltre 150 milioni di euro effettuati negli ultimi anni, in buona parte rivolti anche al miglioramento delle condizioni di lavoro.
E ancora: «Circa il tono di alcune frasi, al limite dell’offesa, rivolte all’Ad che si limitava solo a precisare le problematiche sollevate dalle Rsu, ricordiamo l’accordo del 10 febbraio scorso, sottoscritto tra la direzione del cantiere e le Rsu con l’intento di recuperare ordini già persi. Le Rsu si erano impegnate a “garantire il loro sforzo volto al comune obiettivo di consolidare l’affidabilità, la qualità, l’efficienza ed il rispetto dei tempi nei confronti delle società armatrici clienti ai quali offrono il massimo supporto per lo svolgimento delle proprie attività”. L’azienda ha fatto la sua parte riprendendosi con determinazione un ordine per due navi già destinate dal nostro cliente alla Germania, e portandole a Monfalcone. Continueremo in questa direzione, ricercando la collaborazione del sindacato che riteniamo un interlocutore indispensabile e al quale non chiediamo altro che essere parte attiva dell’azienda e non forza contraria. Il nostro vertice continua a considerare Fincantieri patrimonio dei lavoratori, ai quali bisogna sempre parlare con chiarezza e trasparenza, indicando le minacce e le misure atte a prevenirle o ad attenuarne gli effetti. Il momento è particolarmente duro e per uscirne bisogna abbandonare le solite posizioni preconcette, agendo invece con coesione e unità di intenti».

Il Piccolo, 19 dicembre 2010

IL SINDACO: IN QUESTO MOMENTO DI CRISI È QUANTOMAI NECESSARIO FARE SQUADRA 
«Le provocazioni di Bono servono solo a dividere» 
Pizzolitto prende le distanze dai contenuti della lettera dell’amministratore delegato di Fincantieri

di LAURA BORSANI

«Il miglioramento della produttività non può che passare attraverso l’organizzazione aziendale. E la sicurezza sul posto di lavoro oltrechè un fattore di civiltà è anche elemento di competitività». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto propone una riflessione ”a tutto campo”, dopo lo scontro tra sindacati e Fincantieri. Sul tappeto c’è dell’altro, a proposito del piano Unicredit sul superporto presentato a Roma e che il sindaco ha definito come una valida diversificazione alla cantieristica navale. Assoporti ha prospettato possibili censure a livello europeo sul progetto. Il sindaco osserva: «Lascia perplessi il fatto che oggi a lanciare le accuse siano coloro che non hanno mai creduto all’iniziativa. Queste prese di posizione dimostrano il disagio di chi è rimasto fuori».
Il sindaco, dunque, prende le distanze da Fincantieri, a proposito di sicurezza e di metodiche aziendali. Quanto all’atteggiamento assunto dall’Ad Giuseppe Bono osserva: «A mio avviso, bisogna spingere verso una chiamata generale a ”fare squadra”, invece vedo solo provocazioni che acuiscono la già difficile situazione. Le scelte generali che Bono ha assunto sono apprezzabili e vanno in direzione della difesa dell’azienda. A Monfalcone si è mosso bene, garantendo nuove commesse. Per questo sono perplesso e diviso: da una parte rilevo la capacità manageriale, ma dall’altra l’incongruenza nell’affrontare adeguatamente i problemi concreti».
Il sindaco pone alcune premesse precisando che il suo vuole essere un contributo alla riflessione, consapevole del momento di difficoltà in cui versa Fincantieri. Esprime inoltre il suo senso di appartenenza alla città: «Sono in linea con le Rappresentanze sindacali unitarie, sono solidale con i lavoratori. Sto con la mia gente, non dimentichiamo che siamo di fronte a un grave infortunio».
Quindi entra nel merito delle questioni. «Se si vuole parlare di produttività – osserva Pizzolitto -, si deve tener conto di due aspetti: la crisi economica non l’ha prodotta il lavoro, ma la finanza e il capitale. È importante riconoscere questo concetto, altrimenti si finisce con l’attribuire al lavoro e ai lavoratori responsabilità che non hanno. È altrettanto fondamentale fare riferimento al fattore organizzativo aziendale, sgomberando il campo da soggettività ed emozioni: diversamente sarebbe come dare degli scansafatiche alle maestranze».
Il sindaco aggiunge: «Il miglioramento della produttività è legato soprattutto all’efficienza organizzativa. E la sicurezza deve rappresentare anche un fattore di competitività, legata alla stessa immagine di Fincantieri. Ritengo, inoltre, che sia il momento di ragionare rispetto alle metodiche aziendali: credo che i numerosi appalti alla fine possano compromettere il percorso di miglioramento della sicurezza e della qualità del prodotto. Venendo meno la fidelizzazione tra le ditte e l’azienda, per assecondare le condizioni poste dall’armatore c’è il rischio di sottoporre le imprese ad una reazione che incide negativamente sulla qualità produttiva».
Pizzolitto chiama quindi in causa il rapporto con la comunità: «È fondamentale che il territorio rimanga coeso continuando a credere nella capacità dell’azienda. Provocare il sindacato e raffreddare i rapporti con la comunità può comportare danni. L’azienda – conclude – ha lanciato il suo grido d’allarme, ma l’ha fatto in modo sbagliato. Tuttavia, l’appello va raccolto e ora ciascuno, nel rispetto degli specifici ruoli, deve contribuire a fare la sua parte senza dimenticare le premesse che richiamano al rispetto del lavoro e che legano la produttività all’efficienza organizzativa».

Il Piccolo, 20 dicembre 2010 
 
Gherghetta: servono imprenditori, non padroni 
«È pericoloso voler applicare le logiche americane al nostro sistema produttivo»
ASSENTEISMO E SICUREZZA IN FINCANTIERI: IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA ATTACCA L’AD

di LAURA BORSANI

Il primo pensiero del presidente Enrico Gherghetta è rivolto a Carlo Bevilacqua, infortunatosi giovedì scorso in cantiere, e alla sua famiglia. Quindi osserva lapidario: «La Provincia di Gorizia è con i lavoratori di Fincantieri». Parte da questo ”imperativo categorico” per lanciare un messaggio forte, all’indomani dello scontro tra i sindacati e l’azienda. E avverte: «È un errore pensare di portare sul territorio non solo isontino ma anche italiano, le logiche di Marchionne, perchè la sua filosofia parte da una società, quella americana, che non è la società italiana». Gherghetta si rivolge a tutti coloro che definisce «gli imitatori» del manager della Fiat. Non solo all’amministratore delegato, Giuseppe Bono, ma a tutti gli imprenditori: «L’appello che rivolgo è chiaro: attenti a cosa fate perchè la realtà italiana non è affatto quella americana. In Italia non abbiamo lavoratori che hanno una mansione, ma maestranze che possiedono un vero e proprio mestiere. E la qualità dell’offerta delle imprese si basa in modo preponderante sulla capacità professionale dei nostri lavoratori. Tanto è vero – aggiunge – che in Italia si usa un termine che non esiste da nessun’altra parte al mondo: il patrimonio umano».
Parole decise, quelle del presidente Gherghetta, che abbandona ogni diplomazia quando si tratta di difendere i lavoratori del territorio. Una posizione esplicita, dunque, rispetto ai contenuti riportati dall’Ad di Fincantieri, Giuseppe Bono, nella sua lettera inviata ai sindacati.
Gherghetta osserva: «I nostri lavoratori fanno la differenza: il made in Italy è sinonimo di fantasia e di creatività, ma anche di tradizione artigianale costruita nei secoli e che ha permesso di garantire una qualità del prodotto che tutti ci invidiano. Il patrimonio umano è il nostro valore aggiunto». Il presidente evidenzia un altro aspetto: «La filosofia sostenuta da Marchionne non ha nè capo, nè coda poichè nessuno dei motivi per i quali oggi l’impresa è in crisi è da imputare al lavoro e ai lavoratori. Parliamo di spostamenti di risorse dai Paesi emergenti, di capitale, di finanza, ma nessuno di questi elementi è collegato al lavoro perchè tutto è invece collegato al profitto. I veri responsabili sono la speculazione finanziaria e l’idea di mercificazione del denaro».
Gherghetta pertanto scandisce: «Proporre un nuovo sistema di relazioni industriali pensato sulla delegittimazione di una parte delle sue componenti, è un controsenso sia dal punto di vista politico che economico. Se oggi c’è bisogno di costruire nuovi margini di produttività, la strada è una sola: sedersi attorno a un tavolo e addivenire a un accordo sindacale. Abbiamo bisogno di imprenditori e non di padroni». Gherghetta aggiunge: «In provincia abbiamo sancito un accordo politico-economico sul progetto del superporto che ha visto l’unità del territorio. Forse sarebbe il caso di copiare questa esperienza, anzichè gettare la croce addosso su chi lavora e produce». Il presidente si sofferma anche sulla questione della sicurezza: «Se in una fabbrica un dipendente si fa male, una delle cause sicuramente è l’organizzazione del lavoro. Anzichè pertanto scrivere lettere, invito l’Ad di Fincantieri a mettere mano all’organizzazione aziendale».
 
DURO APPELLO DEI SINDACATI  
La Cgil provinciale: «Il governo intervenga sulle esternazioni di Bono»

«Se il governo svolgesse il suo ruolo di mediatore tra le parti, considerato che Fincantieri è controllata dallo Stato, la Cgil isontina chiederebbe subito la revoca del mandato all’amministratore delegato Giuseppe Bono». Il sindacato non fa sconti alla posizione assunta dall’ad di Fincantieri dopo l’ultimo grave incidente verificatosi nello stabilimento di Monfalcone e ritiene, anzi, che non dovrebbe farli nemmeno la comunità  isontina e regionale. «Le sue dimissioni non dovremmo chiederle solo noi rappresentanti dei lavoratori – afferma la Cgil provinciale -, ma anche tutta la comunità isontina e di buona parte del Friuli Venezia Giulia, che devono scandalizzarsi per quanto accaduto: è vero che il cantiere è stato e continua a essere una richezza per questo territorio, ma è anche vero che il prezzo pagato in cento e passa anni di presenza è stato altissimo, in caduti sul lavoro e soprattutto per le centinaia di persone decedute per l’uso dell’amianto che si è fatto in quello stabilimento». A Fincantieri, la Cgil chiede quindi un passo indietro e una maggiore attenzione al valore della vita umana, anzichè a quello della Borsa. (la. bl.)

Il dramma di Carlo Bevilacqua, solo fra un anno saprà se potrà riacquistare l’uso delle gambe

Ci vorrà almeno un anno per capire se Carlo Bevilacqua, il 51enne rimasto infortunato giovedì scorso durante le operazioni di imbragatura delle guide lavavetri, nell’ambito dell’allestimento della Carnival Magic, potrà riacquistare l’uso delle gambe. L’uomo ha riportato una frattura scomposta tra la decima e l’undicesima vertebra. All’Unità spinale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico durato 5 ore. L’operazione è riuscita, ma ora per Carlo Bevilacqua si è aperta una strada costellata di incognite. Perchè il percorso di recupero è tutt’altro che semplice e breve. Insomma, una via Crucis per il lavoratore e la sua famiglia, la moglie Roberta e un figlio di 20 anni, ai quali è improvvisamente e drammaticamente cambiata la vita.
«È una situazione molto difficile – ha spiegato la moglie Roberta che anche ieri è rimasta a lungo in ospedale, a fianco del marito -. L’intervento è andato bene, ma non si può sapere se e quando potrà riacquistare l’uso delle gambe. Ora è disteso, bloccato a letto, non avverte alcuna sensibilità agli arti inferiori. Non è chiaro quale sia il danno reale arrecato al midollo spinale. Ha anche riportato la frattura al naso, oltre a ferite alla parte sinistra della testa e in fronte. Purtroppo, ci vorrà tempo, si parla almeno di un anno per poter capire quale sarà l’effettivo recupero. Credo che tuttavia sarà molto difficile per Carlo tornare a camminare come prima».
Roberta racconta con toni pacati, dignitosi, ma tradisce tutta l’angoscia di una famiglia costretta a misurarsi con il dolore e le incognite del domani. E la rabbia nel tentare di capire cosa sia accaduto: «Carlo non ricorda molto dell’incidente – spiega -, ha visto cadere quel tubo che lo ha colpito alla schiena. È stato un attimo. Poi è finito con il volto a terra, senza riuscire a ripararsi. È esperto, ha lavorato trent’anni in cantiere, sa governare le gru. È per questo che non capisco. Certo, sarà la magistratura a chiarire le circostanze, ma non riesco proprio a capacitarmi, considerata la prudenza e la perizia di mio marito». Roberta aggiunge: «Carlo lo ha detto spesso: in questi ultimi tempi in cantiere si lavora male, la sicurezza è un problema reale. Non c’è più rispetto per le persone, si ragiona solo a commesse. A mio figlio ha detto: in cantiere non ci andrai mai». Roberta, spiega, è stata subito ricevuta dal direttore dell’azienda che le ha manifestato solidarietà. Tuttavia, non si sottrae dal commentare quanto espresso dall’Ad di Fincantieri, Giuseppe Bono: «Ho trovato le sue dichiarazioni inopportune. In questo terribile momento, non era proprio il caso. Vorrei incontrare il signor Bono per fargli vedere in quali condizioni ci siamo ridotti». (la.bo.)

Il Piccolo, 05 gennaio 2011

DITTA IMPEGNATA NELLE COIBENTAZIONI DELLE NAVI ALLA FINCANTIERI 
Koifer, in 40 da due mesi senza stipendio 
L’azienda: i soldi arriverranno la prossima settimana. Rientrato lo sciopero già programmato

Gli 80 lavoratori di Eurogroup hanno affrontato il Natale con la prospettiva di finire in mobilità. I 40 di Koifer, altra impresa dell’indotto Fincantieri, attiva questa direttamente nello stabilimento di Monfalcone, lo hanno trascorso con lo spettro di vedersi pignorato l’appartamento o di essere sfrattati. Dopo aver già faticato per vedersi pagati gli stipendi arretrati di agosto, settembre e ottobre, i dipendenti della ditta di Staranzano, legata a Demont, sotto l’albero non hanno trovato le agognate buste paga di novembre, dicembre e quella relativa alla tredicesima (o per qualcuno al trattamento di fine rapporto). «In compenso siamo sempre andati a lavorare, anche a cavallo delle feste di fine anno, anche oggi», ha detto qualcuno dei lavoratori nella tarda mattinata di ieri, all’esterno dell’ingresso del cantiere navale di Panzano. Negli occhi molta rabbia, ma anche la paura di perdere una possibilità di lavoro. Gran parte dei dipendenti di Koifer sono stranieri, affiancati però anche dipendenti italiani.
Nonostante i timori, la volontà di farsi sentire per ottenere una risposta dall’azienda alla fine aveva avuto comunque il sopravvento.
Sotenuti dalla segreteria provinciale dell’Ugl Metalmeccanici, che da tempo segue la vicenda, i lavoratori avevano deciso di proclamare ieri uno sciopero di otto ore, affiancato da un volantinaggio all’esterno dello stabilimento navalmeccanico. La reazione dei lavoratori ha smosso l’azienda e, soprattutto, Demont, per la quale Koifer effettua lavorazioni di isolamento a bordo della Carnival Magic, la maxi-passeggeri che sarà consegnata alla fine di aprile. «Dai responsabili di Demont i lavoratori hanno avuto l’assicurazione che gli arretrati saranno pagati la prossima settimana», ha riferito ieri Mauro Marcatti, della segreteria provinciale dell’Ugl Metalmeccanici. I 40 dipendenti di Koifer hanno così ritirato lo sciopero ieri, pur restando sul piede di guerra. «Quando è stato firmato l’accordo per il pagamento del mese di ottobre, ci era stato detto che una cosa del genere non si sarebbe più ripetuta», ha ricordato ieri uno dei lavoratori dell’impresa. Per tutti quest’ultimo periodo è stato un vero e proprio incubo. «Ci sono le famiglie, le bollette da pagare, i mutui o gli affitti – ha detto un lavoratore -. Ci sono scadenze che vanno rispettate, sennò rischiamo anche di perdere la casa». Ai dipendenti in cassa integrazione ordinaria non è andata meglio, perché l’impresa non ha anticipato gli importi dovuti dall’Inps che ha versato le indennità relative a giugno, luglio e agosto solo in ottobre. La situazione contingente è resa ancora più pesante dalla preoccupazione sulla continuità del lavoro per Koifer all’interno del cantiere navale di Monfalcone, dopo la conclusione dell’attività a bordo di Magic.
«Il problema sono le prospettive – ha detto ieri uno dei dipendenti dell’impresa -. Io ho 64 anni e chi mi dà lavoro, se Koifer chiude? Rischio di non poter arrivare alla pensione». L’Ugl Metalmeccanici ieri ha sottolineato anche di confidare in un intervento di Fincantieri, perché la vicenda trovi una conclusione positiva per i lavoratori coinvolti.

Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
SI TEME IL MANCATO RIASSORBIMENTO 
Gli ex Ineos: Mangiarotti rispetti i patti

Gli ex dipendenti di Ineosfilms Monfalcone (ex Adriaplast) chiedono il rispetto dei patti alla Mangiarotti Spa. Preoccupati dalle affermazioni provenienti dall’azienda in merito al reperimento di personale anche dalle realtà aziendali del territorio colpite dalla crisi, come la Eurogroup e la Eaton. La questione è stata al centro di un’assemblea, l’altra sera, a Staranzano, alla quale hanno partecipato i sindaci di Monfalcone e Staranzano, Gianfranco Pizzolito e Lorenzo Presot, il consigliere provinciale Alessandro Perrone e i rappresentanti di tutti i partiti, tra cui il segretario provinciale di Prc, Alessandro Saullo, e il segretario del Partito democratico di Monfalcone, Paolo Frisenna. La ex Rsu di via Timavo, «che pur non ufficialmente continua ad essere punto di riferimento per i lavoratori ex Ineos», ha convocato la riunione in considerazione dello «sconcerto» riconducibile a quanto sostenuto dalla Mangiarotti, che ha parlato di un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. «Questo accordo, apparentemente soddisfacente – è stato sottolineato -, in realtà annulla gli impegni preesistenti nei confronti dei lavoratori ex Ineos che hanno frequentato i lunghi percorsi di riqualificazione professionale, finanziati con fondi pubblici, richiesti, tra gli altri, dalla stessa Mangiarotti che ha pure fornito indicazioni precise sul tipo di figura professionale di cui avrebbero avuto bisogno a Monfalcone». L’accordo tra la Mangiarotti e le Organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, è stato ancora evidenziato, per quanto legittimo, esclude i lavoratori ex Ineos che si trovano in mobilità, quindi licenziati a tutti gli effetti, quando non scoperti dagli ammortizzatori sociali. Volendo evitare a tutti i costi scenari di conflitto tra lavoratori delle fabbriche in crisi, il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta sono stati incaricati dall’assemblea di convocare entro 2 settimane un incontro tra le parti, Mangiarotti compresa, per riprendere il percorso che «avrebbe già dovuto condurre i lavoratori ex Ineos che hanno frequentato con profitto i corsi di riqualificazione all’assunzione presso la Mangiarotti». Ribadendo gli impegni enunciati al subentro del gruppo friulano, sarà richiesto alla Mangiarotti di farsi carico anche delle figure di impiegati amministrativi qualora la fase d’espansione che l’ha portata a Monfalcone richiedesse figure professionali specifiche.

Il Piccolo, 01 ottobre 2010

LA PROPRIETÀ HA ILLUSTRATO I SUOI PROGRAMMI PER IL SITO DI MONFALCONE 
Mangiarotti, 70 assunzioni ma solo 7 ex Ineos 
L’azienda precisa: «Non c’è alcun accordo esclusivo, cerchiamo gente superspecializzata»

di LAURA BORSANI

Una settantina di lavoratori altamente specializzati. Tanto per cominciare, ai fini dell’apertura del sito in via Timavo della Mangiarotti Spa che si prepara a mettere in campo, nell’ambito di 40mila metri quadrati di superficie acquisita e già in stato avanzato di realizzazione, la produzione di componenti per le centrali nucleari. Ma per i lavoratori dell’ex Ineos la ricerca dell’azienda si è fermata sette dipendenti. Per gli altri, si ipotizza almeno una quarantina, resta l’incertezza (tre avevano già rinunciato).
EX INEOS. Il reperimento di maestranze adeguate alle esigenze della società che intende avviare l’attività nel secondo semestre del 2011, è tutt’altro che semplice e scontato. Tanto da aver sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali provinciali, Fim, Fiom e Uilm, che permetta entro tempi ragionevoli di acquisire e preparare la forza lavoro necessaria. Perchè la Mangiarotti Spa su questo punto è chiara: «Non abbiamo preclusioni di sorta ai fini delle assunzioni. Cerchiamo personale dotato di una specializzazione spinta. Non abbiamo pertanto sottoscritto alcuna intesa esclusiva». Lo sottolineano i proprietari della società, che annovera le sedi di Sedegliano e di Milano, Tarcisio Pio Testa e Paolo Di Salvio, assieme al direttore generale, Davide Vanin. Il riferimento è evidente: con i lavoratori dell’ex Ineos non c’è alcun impegno prestabilito, attenendosi invece ad una ricerca che tiene conto solo dell’istanza professionale. I dirigenti dicono di più: «A suo tempo – spiega Testa – la Provincia di Gorizia ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione professionale per i quali la nostra società ha garantito un supporto di consulenza gratuito. Ma il risultato, ad oggi, è stato ampiamente negativo. Abbiamo comunque già assunto alcuni lavoratori dell’ex Ineos, altri ancora hanno rinunciato. Le nostre esigenze sono quelle di reperire in tempi brevi personale adeguato».
AZIENDE IN CRISI. Da qui il recente accordo formalizzato tra la società e le organizzazioni sindacali, che «va nella direzione di un unico obiettivo – sottolineano i dirigenti -, perseguito fin dall’inizio, quando la società nel settembre 2008, comunicò il suo arrivo a Monfalcone: assumere personale in grado di garantire una produzione ad elevato contenuto tecnologico». Il rigore è tale, da sottoporre i dipendenti non solo ad un monitoraggio costante, ma anche ad una semestrale verifica di certificazione ai fini del mantenimento delle performance professionali. Un’operazione ad ampio raggio, il reperimento di lavoratori. A partire da quelli delle aziende in crisi, come Eurogroup e Eaton, per i quali è stata ravvisata una tipologia professionale compatibile. Ma le prospettive sono altre, volendo attingere personale laureato dagli atenei e diplomati preparati negli istituti del territorio. Testa osserva: «Abbiamo acquisito il terreno in via Timavo 59 poichè garantisce lo sbocco a mare e un pescaggio adeguato. Oltre ad un investimento importante, puntiamo su un’occupazione che riteniamo necessariamente qualificata, non potendo accettare richieste indistinte». La società s’è rivolta al Centro per l’impiego di Monfalcone per l’assunzione di 45 persone. La ricerca guarda anche ad una quindicina di figure di livello medio-alto. «Questi – concludono i dirigenti – sono i patti con il territorio, in collaborazione con i sindacati, gli Uffici del lavoro e la Provincia».
I SINDACATI. Dai sindacati giungono le conferme: «Fermo restando la solidarietà ai lavoratori dell’ex Ineos, con i quali rimaniamo disponibili ad un incontro – hanno osservato i segretari provinciali di Fiom e Fim, Thomas Casotto e Gianpiero Turus -, e che i lavoratori sono tutti uguali avendo diritto ad ogni sostegno possibile, l’accordo formalizzato è inequivocabile: verificare possibili assunzioni tra i lavoratori di Eurogroup e Eaton risultati più consoni alla tipologia produttiva richiesta, ma senza escludere altre aziende. Quanto all’aspetto formativo, riteniamo che le istituzioni regionali non abbiano fatto abbastanza per garantire adeguati percorsi di riqualificazione finalizzati al reintegro lavorativo. L’accordo vuole tutelare l’occupazione senza alcuna esclusione. Se qualcuno ha voluto cogliervi una mancata promessa, se ne assumerà le responsabilità».

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA EVITA POLEMICHE 
Gherghetta ora vuole mediare: «Un tavolo con azienda e sindacati»
«Se è vero che i corsi non hanno funzionato almeno ce lo dicano»

Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, non intende fare alcuna polemica volendo piuttosto ricercare le soluzioni migliori: «Certo – osserva -, non abbiamo siglato formalmente alcuna intesa per gli ex lavoratori dell’Ineos, ma la società aveva a suo tempo espresso la disponibilità a prendere in considerazione quanti avrebbero partecipato ai corsi di formazione sostenuti dalla Provincia e richiesti dalla stessa Mangiarotti».
Il presidente, evidenziando il momento critico per l’occupazione sul territorio e nel rispetto delle difficoltà dei lavoratori e delle loro famiglie, ritiene necessaria, come già proposto dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, la convocazione di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che intende organizzare a breve in Provincia a Gorizia.
Gherghetta pertanto argomenta: «Ritengo sia opportuno fare il punto della situazione e chiarire la questione. Mi chiedo perchè sono stati eseguiti i corsi di formazione, se la Mangiarotti ora sostiene che non hanno prodotto i risultati auspicati. Per questo intendo convocare il tavolo di confronto».
Il presidente aggiunge: «Quando si parla di occupazione e di crisi economica, lo spirito delle istituzioni pubbliche, e in questo caso della Provincia, deve essere necessariamente quello di tutelare e sostenere prima di tutto i lavoratori del proprio territorio. Lavoratori che vanno considerati sullo stesso piano, evitando distinzioni tra maestranze di serie A e maestranze di serie B. In questo senso – continua Gherghetta – la Provincia cerca di affrontare al meglio il problema dei posti di lavoro. L’impegno resta improntato in questa direzione, a salvaguardia del tessuto sociale».
Gherghetta quindi conclude: «Abbiamo seguito e seguiamo quotidianamente i lavoratori dell’ex Ineos, che rappresentano la situazione più pesante sotto il profilo dell’impatto sociale, ma ne stiamo seguendo e ne seguiremo anche altri che potranno essere colpiti dalla crisi».

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
TRATTATIVE IN CORSO CON IL LIQUIDATORE. TEMPO FINO A DICEMBRE 
Tads Metals vuole acquistare Eurogroup

C’è un acquirente per lo stabilimento di Eurogroup di Monfalcone, nato una decina d’anni fa per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri ed entrato in crisi lo scorso anno proprio a causa della riduzione degli ordini legati al colosso della cantieristica. Si tratta di Tad Metals, società della famiglia Agarini, sbarcata nel 2009 in regione per creare un hub logistico a Trieste e un centro per la lavorazione dell’acciaio inox in Friuli Venezia Giulia. Le trattative con il liquidatore di Eurogroup, che corrisponde alla proprietà, sono in corso. Un incontro decisivo è atteso entro la metà della prossima settimana. Dall’esito della trattativa dipende il futuro di 85 lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso marzo, e delle loro famiglie. Unicredit, istituto bancario di riferimento per Eurogroup, ha deciso di concedere ancora fiducia alla società. Unicredit ha posto però come termine la fine di dicembre: se nel giro di meno di due mesi non sarà definito il futuro dello stabilimento, la fiducia verrà meno ed Eurogroup dovrà avviare la procedura di fallimento. In ogni caso la cassa integrazione straordinaria si concluderà a marzo per i lavoratori, il cui rischio è quello di finire comunque in mobilità, perché i tempi sono molti stretti e il periodo di transizione tra Eurogroup e Tad Metals potrebbe non essere così immediato. Ecco perché ieri i rappresentanti delle segreterie provinciali di Fiom e Uilm, Rsu e lavoratori hanno voluto incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Il progetto di Tad Metals Friuli, compartecipata da Friulia, sarebbe quello di importare acciaio coreano – ha spiegato ieri Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – in parte per rivenderlo sul mercato italiano in parte per lavorarlo nello stabilimento del Lisert, sfruttando quindi la vicinanza al porto». Il piano industriale di Tad Metals garantirebbe però occupazione solo a una cinquantina dell’ottantina di lavoratori di Eurogroup. «Al momento si tratta comunque dell’opzione migliore – ha aggiunto Baldassi -, dopo che i contatti con una grande multinazionale indiana sono evaporati. L’altro soggetto interessato al sito era un operatore della logistica spagnolo che avrebbe reimpiegato solo una decina di persone». In vista dell’incontro, nodale, della prossima settimana i sindacati e i lavoratori hanno chiesto il supporto delle istituzioni. Il sindaco ieri si è immediatamente attivato per un primo incontro con la Provincia, dando la propria disponibilità a creare anche un contatto con la prefettura, se si rivelasse necessario. «Purtroppo la crisi di Eurogroup è frutto delle scelte produttive effettuate da Fincantieri – ha detto il sindaco – e sulle quali bisogna iniziare a riflettere, per gli impatti sociali che producono, ma non solo. Mi chiedo se l’attuale politica di esternalizzazione produca a lungo termine i risultati di qualità e competitività utili alla stessa società».

Il Piccolo, 15 agosto 2010
 
STANNO PER FINIRE LE FERIE COLLETTIVE 
Rientro in fabbrica pieno di incognite 
All’Eurogroup a rischio 86 posti. Prosegue la ”cassa” a Eaton, Ansaldo e Detroit
LA SITUAZIONE NELLE GRANDI AZIENDE DEL MONFALCONESE RESTA PREOCCUPANTE

di LAURA BLASICH

Ancora una settimana e tutte le più grandi aziende del Monfalconese riapriranno i cancelli, dopo la consueta pausa per le ferie collettive. Lo faranno ritrovando di fatto i problemi lasciati momentaneamente alle spalle all’inizio di agosto. La ripresa per qualche realtà del territorio c’è già stata, ma si tratta di imprese di medie dimensioni, mentre a preoccupare, nonostante al momento il lavoro ci sia, è sempre il futuro dello stabilimento Fincantieri, in cui al momento lavorano circa 5.300 persone, di cui 3.500 dell’indotto.
Assieme a Eaton, dove pure è rientrata dopo quasi due anni di cassa integrazione una quarantina di dipendenti, e all’Eurogroup la situazione che va monitorata e seguita con maggiore attenzione secondo il sindacato dei metalmeccanici. Anche perché l’impatto di Fincantieri sulla città, tessuto commerciale compreso, rimane a dir poco importante. In cima alla lista delle priorità c’è quindi la Fincantieri.
FINCANTIERI. Il futuro dello stabilimento è legato a quello complessivo della cantieristica italiana. Il 21 settembre non a caso i sindacati si ritroveranno a Roma con i sindaci delle città sede di cantiere navale per fare il punto della situazione. L’obiettivo è quello di organizzare una manifestazione congiunta a sostegno del settore e per ottenere risposte, finora mai fornite, dal Governo, come spiega il segretario provinciale della Uilm, Luca Furlan. Non viene però persa di vista l’esigenza di un monitoraggio costante dell’indotto, dove «la politica pare quella della compressione dei costi e non della qualità, con ciò che ne consegue anche per i lavoratori». Attualmente sono circa 3500 i lavoratori dell’indotto Fincantieri, picco massimo in vista della consegna della Queen Elizabeth a fine settembre, ma questo numero è destinato a scendere successivamente attorno alle 3000 unità per poi ridursi a circa 2300-2500 da gennaio 2011 in poi. .
EUROGROUP. Un altro nodo è rappresentato senz’altro dall’Eurogroup, di cui è stata avviata la procedura di liquidazione a causa dell’importante contrazione degli ordini, dopo che per lo stesso motivo gli 86 dipendenti sono finiti in cassa integrazione straordinaria a zero ore. «A settembre ci sarà un nuovo incontro con la proprietà – afferma Furlan -. Cercheremo di capire cosa succede. Il momento è delicato, ma il nostro obiettivo rimane quello della salvaguardia di quegli 86 posti di lavoro».
EATON. Nonostante il timido segnale arrivato a inizio agosto con il rientro di una quarantina di lavoratori, la situazione di Eaton non si può certo definire “fuori pericolo”. «In questo caso si tratta di chiarire che consistenza ha il rientro», sottolinea il segretario provinciale della Uilm.
LE ALTRE. Il quadro è diversificato, anche se ce ne vorrà ancora perché la paura della crisi sia del tutto alle spalle. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta all’Ansaldo, anche se in quest’ultimo periodo in modo nominale. Ad agosto la cassa integrazione ordinaria, aperta da marzo per fronteggiare il calo delle commesse (che negli scorsi mesi aveva raggiunto un picco del 30%), è stata sospesa per ferie per essere riattivata a settembre. A luglio la Cigo non è stata comunque del tutto utilizzata nelle officine, mentre negli uffici si è ridotta a una giornata al mese. Qualche ordine è arrivato e Asi è sempre attiva sul mercato, ma è difficile chiudere le offerte. Alla Roen Est di Ronchi dei Legionari, 180 dipendenti, e alla Omi di Fogliano Redipuglia, 90 dipendenti, la “cassa” è al momento un ricordo. Il buon carico di lavoro alla Omi si sta traducendo nella richiesta di straordinari e nell’inserimento di alcuni lavoratori interinali. Alla Detroit di Ronchi la “cassa” proseguirà invece anche dopo le ferie. Ci sono poi realtà dove la saturazione al momento è tale che le ferie saranno scaglionate. Vedi, grazie alla fortissima diversificazione dei propri prodotti (che vanno dalle telecomunicazioni alle scatole nere per automobili), la MW di Ronchi, che tra diretti e interinali sfiora i 350 addetti ormai. Alla Terex di Monfalcone, una settantina di dipendenti, uscita dalle secche delle difficoltà del gruppo Fantuzzi, le ferie saranno pure scaglionate per fare fronte alla consegna di una gru portuale.

Il Piccolo, 22 agosto 2010

Pagate le indennità ai lavoratori Eaton 
Parziale riapertura della fabbrica con 40 richiamati

I 280 lavoratori della Eaton hanno ricevuto le indennità della cassa integrazione in deroga, anticipate dall’Inps. Si tratta di una prima parte, relativa a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a giugno. Indennità che variano da duemila euro per un lavoratore a tempo indeterminato a 1300-1500 euro per le maestranze con contratto di part-time. Come promesso dal Prefetto di Gorizia, Maria Augusta Marrosu, in occasione dell’incontro avvenuto a fine luglio, è stata superata l’impasse che aveva bloccato l’erogazione della cassa in deroga, accordata ad aprile dal ministero del Lavoro per altri 12 mesi, fino all’aprile del 2011, ma per la quale i lavoratori non avevano percepito alcuna indennità. Famiglie dunque alle prese con la difficoltà a pagare anche le spese più elementari, fino a ricorrere a indebitamenti o a sospendere le rate di mutui o degli affitti.
Il problema, come avevano spiegato i sindacati, era legato al fatto che il ministero del Tesoro non aveva ancora autorizzato la copertura della cassa in deroga comunque concessa dal ministero del Lavoro. Da qui l’intervento del prefetto che, dopo aver avviato i contatti istituzionali, ha sbloccato la vicenda, con l’anticipazione delle indennità da parte dell’Inps. Attualmente, ha spiegato il coordinatore della Rsu della Eaton, Livio Menon, rimangono gli arretrati relativi al mese di luglio e di metà agosto, che l’Inps dovrebbe garantire, a copertura anticipata, come previsto, di 4 mesi di indennità.
Con ciò in attesa che venga pubblicato il decreto ministeriale relativo alla cassa integrazione in deroga per ”mettere a regime” le erogazioni delle indennità fino alla scadenza del provvedimento, il 14 aprile 2011. I sindacati e i lavoratori confidano che il decreto possa venir pubblicato, con la firma del ministero del Tesoro, la prossima settimana. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere le 40 unità. Assieme agli interventi di manutenzione, dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte ad un’eventuale ripresa. (la.bo.)

Il Piccolo, 24 agosto 2010
 
Quali gli effetti della crisi? Radiografia del Consorzio sulle industrie monfalconesi
L’operazione finalizzata anche a rinnovare la certificazione ambientale

Il Consorzio per lo sviluppo industriale torna a radiografare le imprese insediate a Monfalcone. Un’operazione indispensabile da un lato per rinnovare la certificazione ambientale Emas di cui il Csim si è dotato in questi ultimi anni e dall’altro per individuare, come spiega il direttore dell’ente, Gianpaolo Fontana, le esigenze delle realtà  produttive per crescere e sviluppare le proprie attività. Certo è che il “censimento” servirà anche a capire quale sia lo stato di salute del tessuto industriale monfalconese a due anni di distanza dall’ultima fotografia scattata dal Csim, a crisi non ancora del tutto esplosa sul territorio locale. L’immagine che ne era uscita due anni fa era quella di un’area sana, perché secondo l’analisi voluta dal Consorzio, il bilancio occupazione delle imprese insediate nella zona Schiavetti Brancolo e del Lisert era per l’81% dei casi positivo, con una forza lavoro superiore alle 1.700 unità. La ricerca era stata condotta su un numero di 121 aziende, 85 delle quali avevano risposto dichiarando un totale di 1729 occupati nel 2007 e 1738 nel 2008. Nella scheda di rilevazione che sarà distribuita alle imprese il Csim non chiede però solo il numero degli addetti e la qualità dell’occupazione, ma anche gli aspetti critici rilevati nell’attuale localizzazione dell’attività, l’importanza assegnata alle infrastrutture logistiche, alla disponibilità di impianti per il trattamento dei rifiuti e di impianti antincendio centralizzati, oltre che di reti tecnologiche adeguate. Il Csim domanda agli insediati anche quale peso attribuiscano alla possibilità di usufruire di reti di teleriscaldamento, servizi alla persona (dai ristoranti a una struttura per il relax nella pausa pranzo), aree verdi e consulenza e assistenza tecnica e finanziaria.
«Vogliamo capire quali sono le esigenze e le necessità degli insediati riguardo all’infrastrutturazione delle aree», spiega il direttore del Csim, che si sta fra l’altro già muovendo per urbanizzare e rendere utilizzabili nuove porzioni di terreno nella zona Schiavetti-Brancolo, dove sorgerà anche un centro servizi dotato di asilo nido aziendale. Un’espansione che, nonostante le condizioni economiche non ancora stabili, sta richiamando l’interesse di diverse imprese, in prelavenza della regione, anche se di piccole dimensioni. La rilevazione del Consorzio industriale servirà comunque anche a rinnovare la certificazione Emas. Da qui le domande rivolte agli insediati su consumi annui di energia elettrica, certificazioni ambientali possedute, consumi e gestione delle acque, tipologia e quantità di rifiuti prodotti, sistemi di trasporto utilizzati.
Laura Blasich

Il Piccolo, 25 agosto 2010
 
Rientro dalla ”cassa” all’Officina tubisti 
Un’intesa azienda-sindacati ha scongiurato l’annunciata chiusura del reparto

 
Con la conclusione delle due settimane di ferie collettive sono rientrati lunedì al lavoro nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone anche i 25 dipendenti dell’Officina tubisti, finora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. Quanto è stato possibile, secondo alcune sigle sindacali, grazie all’intesa raggiunta con l’azienda nell’incontro tenuto nella sede dell’Assindustria di Gorizia prima dell’inizio delle ferie. L’Officina tubisti non sarà  infatti chiusa, ma riorganizzata, come spiega MoreNO Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, firmataria del verbale di riunione assieme a Fim-Cisl, Uilm e Failms-Cisal (presente in questo caso il segretario nazionale Gabriele Bazzaro). «Nell’incontro l’azienda ci ha fatto capire che era intenzionata a ridurre di molto l’attività  dell’officina per una questione di costi e di modus operandi – afferma Luxich -. Come abbiamo sempre affermato, l’officina per noi non poteva e non può essere chiusa». L’intesa è stata raggiunta su una riorganizzazione che prevede la ricollocazione degli operai in altre officine con mansioni analoghe a quelle finora svolta, per essere reimpiegati nell’Officina tubisti nel caso in cui questo fosse necessario.
«Il rischio era che gli operai dell’Officina tubisti rimanessero in cassa integrazione fino a quando fosse rimasta aperta per poi magari finire in mobilità – dice Luxich -. In questo modo, con il verbale di riunione sottoscritto con l’azienda, invece siamo riusciti a ottenere il rientro di tutti». Con il procedere della costruzione della nuova gemella di “Dream” e “Magic” sono comunque rientrati al lavoro tutti i dipendenti della Salderia B ed entro l’inizio della prossima settimana lo saranno anche i lavoratori della linea pannelli. A settembre dovrebbe tenersi un incontro per definire il ritorno in cantiere dei lavoratori dell’area di premontaggio e montaggio. La Cigo nel cantiere navale di Monfalcone ha preso il via l’8 febbraio, coinvolgendo una novantina di lavoratori, la maggior parte dei quali (una quarantina) dell’Officina navale. La “cassa” ha interessato da subito anche una trentina di maestranze della salderia B e una ventina di operai adibiti ai magazzini. (la. bl.)

Il Piccolo, 04 settembre 2010
 
Cassa in deroga, finalmente arriva l’ok del ministro

Adesso c’è finalmente anche il decreto del ministero del Lavoro per la concessione della cassa integrazione in deroga ai 280 lavoratori della Eaton Automotive. Il documento è stato pubblicato solo giovedì scorso sul sito Web del ministero, anche se la data della sua emanazione è quella dell’8 agosto. Guarda caso, nemmeno dieci giorni dopo la manifestazione dei lavoratori davanti alla Prefettura di Gorizia, dopo che i sindacati avevano già sensibilizzato le istituzioni locali sulla mancata firma e quindi sulla mancata erogazione delle indennità di cassa non solo alla Eaton, ma anche all’Eurogroup e all’Adriatica, impresa dell’indotto di Fincantieri.
«Dobbiamo ringraziare il prefetto Maria Augusta Marrosu per la sua disponibilità e sensibilità e il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto per il suo intervento – afferma Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento -. È comunque paradossale si debba arrivare a una manifestazione per ottenere ciò che è dovuto e niente di più».
Le prospettive per la fabbrica di valvole per auto di via Bagni continuano a essere nebulose e improntate al pessimismo. La firma del decreto ministeriale però consentirà almeno di mettere a regime le erogazioni delle indennità fino alla scadenza della cassa in deroga, prevista per il 13 aprile del prossimo anno. Due settimane fa, intanto, i 280 lavoratori della Eaton avevano ricevuto un anticipo da parte dell’Inps, relativo però a due mensilità e mezzo arretrate, da metà aprile fino a tutto giugno. Nel frattempo, nello stabilimento della Eaton, dopo il rientro di dieci lavoratori impegnati nelle operazioni di manutenzione, si sono aggiunte altre maestranze, fino a raggiungere un totale di 40 unità.
Dal 16 agosto sono rientrati i lavoratori ai fini del rinnovo della certificazione Isots, scaduta il 14 aprile scorso, necessaria per l’attività produttiva. Una procedura importante anche per rendere lo stabilimento pronto di fronte a un’eventuale ripresa della produzione. Nell’incontro tenutosi in questi giorni in stabilimento sulla gestione dei lavoratori rientrati in fabbrica, l’azienda non si è comunque sbilanciata su un prolungamento dell’apertura dello stabilimento dopo il 17 settembre.
«L’azienda ha ribadito la difficile situazione del mercato, aggiungendo solo che entro settembre si terrà un incontro con i vertici europei», afferma ancora Menon.
Nei mesi scorsi i lavoratori della Eaton e quelli di altri realtà produttive in crisi si erano rivolte anche al Comune per tentare di ottenere un trattamento di favore in merito a tasse e tariffe. In particolare avevano chiesto una riduzione della tariffa sui rifiuti, quella che maggiormente pesa sulle buste-paga dei lavoratori.

Il Piccolo, 18 novembre 2010 
 
Eaton, rientro dalla Cig per altri 20 operai 
Senza nuove commesse resta sempre incerto il futuro produttivo

Lo stabilimento Eaton di Monfalcone continuerà l’attività  fino alla fine di dicembre, garantendo il rientro a 115 lavoratori contro i 95 impiegati fino alla metà di questo mese per raggiungere le certificazioni di qualità della produzione. Sotto l’albero di Natale di 280 dipendenti di Eaton non sembra troveranno però il regalo più atteso, cioè la certezza che la fabbrica riapra a tutti gli effetti dopo due anni di stop quasi totale dovuto alla crisi del mercato dell’automobile per il quale lo stabilimento produce le valvole.
Nell’incontro di martedì con i rappresentanti sindacali nello stabilimento di via Bagni nuova l’azienda ha annunciato che porterà tutte e quattro le linee in produzione anche nel turno di notte e fino alle 14 del 31 dicembre. In totale rientreranno in fabbrica 115 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. «L’azienda ha però aggiunto che la situazione del mercato – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento – e il computo complessivo delle valvole non consentono però di fare ragionamenti di alcun tipo a più lunga scadenza. La situazione, quindi, rimane gravissima, benché il prolungamento della produzione e il rientro di un numero maggiore di lavoratori non possa essere giudicato che in modo positivo». Società e rappresentanti sindacali si confronteranno comunque il 29 novembre al tavolo di Assindustria a Gorizia. Le organizzazioni dei metalmeccanici dubitano, però, che dalla riunione possa emergere maggiore chiarezza sul futuro. Intanto la difficile situazione dei lavoratori rischia di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale dei posti per lavori socialmente utile in regione.
La questione non è affatto secondaria, quindi, per le Rsu, che hanno chiesto un incontro al sindaco Gianfranco Pizzolitto, anche nella sua veste di presidente regionale dell’Anci, per portarlo a conoscenza del problema. I Comuni e le Province hanno comunque tempo fino al 30 novembre per presentare i nuovi progetti di Lsu alla Regione. I dipendenti di Eaton rischiano inoltre di essere penalizzati dalla scadenza abbastanza ravvicinata, il 13 aprile del prossimo anno, della cassa integrazione integrazione in deroga.

Il Piccolo, 01 dicembre 2010 
 
INCONTRO SINDACATI-AZIENDA 
Torna il lavoro alla Eaton ma il futuro resta incerto 
Rientrati dalla cassa integrazione 120 operai su 280 per produrre 40mila valvole di automobili

Da lunedì alla Eaton di Monfalcone si è tornati a lavorare anche di notte, come non accadeva da due anni. In totale sono 120, su 280, i lavoratori rientrati in fabbrica, dove si produce però una media di 40-45mila valvole per motori d’auto, circa la metà del carico di lavoro esistente prima della crisi del settore. L’uscita dalla cassa integrazione in deroga, in scadenza a metà aprile, è comunque solo temporanea, perché la società nell’incontro di inizio settimana con le segreterie provinciali di Fim e Fiom e le Rsu non ha annunciato nessun ulteriore prolungamento dell’attività oltre la fine del mese.
Non c’è, quindi, ancora alcuna chiarezza sul futuro che, sempre stando a quanto emerso al tavolo di Assindustria a Gorizia, non pare riservare nulla di buono. «La direzione di stabilimento sta attendendo il profit-plan per il 2011 – spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma ci ha fatto capire di non voler dare illusioni a nessuno, perché i carichi di lavoro sono attesi in riduzione in tutto il settore automotive». In sostanza, Eaton, che possiede grandi impianti a Nordhausen in Germania e in Polonia, non può permettersi di mantenere attivo uno stabilimento con ordini in grado di saturare le linee solo per due mesi all’anno. «Il profit plan è atteso per fine gennaio – aggiunge Casotto – e solo in quel momento capiremo se ci sarà o meno la ripresa dell’attività». Al tavolo le organizzazioni dei metalmeccanici hanno comunque ribadito per l’ennesima volta di essere contrarie a un’ipotesi di chiusura e di essere pronte a battersi per evitarla. In oltre due anni di crisi la realtà di via Bagni nuova ha comunque già visto calare la forza lavoro di un centinaio di unità, grazie anche all’impiego della mobilità incentivata. Intanto in produzione ci sono tutte e quattro le linee. Rimarranno attivo fino alle 14 del 31 dicembre. In totale, in fabbrica ci sono appunto 120 lavoratori, una ventina in più di quelli al lavoro negli ultimi due mesi. L’attività non è più legata al rinnovo delle certificazioni di qualità, ma al soddisfacimento dei picchi di produzione, che si verificano abitualmente a fine anno, degli altri stabilimenti europei del gruppo. La difficile situazione dei lavoratori rischia inoltre di farsi ancora più pesante, perché i nuovi bandi della Regione per la creazione di Lavori socialmente utili da parte degli enti locali non prevedono il coinvolgimento di chi si trova in cassa integrazione in deroga, come i dipendenti di Eaton. Gli Lsu al momento stanno garantendo un impiego e l’integrazione del reddito a una novantina di lavoratori di Eaton, quasi un quinto del totale degli Lsu attivati in Friuli Venezia Giulia.
Laura Blasich

Il Piccolo, 10 dicembre 2010 
 
INDOTTO FINCANTIERI 
Crisi alla Coifer, 40 dipendenti rimasti senza paga 

Si fanno sempre più nere le prospettive di Coifer, impresa impegnata in Fincantieri con un subappalto per Demont. In questi giorni l’Ugl ha firmato con l’azienda un nuovo verbale relativo al pagamento dello stipendio di ottobre, che non era stato versato a fine novembre alla quarantina di lavoratori. Lo scorso mese i dipendenti si erano rivolti ai sindacati per ottenere il pagamento delle buste-paga di agosto e settembre. Quanto è stato alla fine ottenuto, anche se non in modo totale, come è avvenuto ora per la mensilità di ottobre.
«Demont si è fatta carico della situazione – spiega Mauro Marcatti, della segreteria provinciale Ugl -, ma non pare che Coifer possa proseguire l’attività oltre fine anno. Se così fosse, saranno necessari nuovi incontri per definire il pagamento di tutte le spettanze ed eventualmente il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per tutelare al meglio i lavoratori, alcuni dipendenti di Coifer da una decina d’anni».
Nell’ultimo incontro che la Fiom-Cgil ha avuto con l’impresa è stato intanto firmato il ricorso alla Cigo per tutti i lavoratori con l’impegno a utilizzarla a rotazione, a seconda delle necessità. Il rallentamento della produzione nello stabilimento Fincantieri sta creando difficoltà, comunque, non solo a imprese di medio-piccole dimensioni, ma anche a realtà storiche come Beraud, in attesa di un nuovo appalto da parte della società navalmeccanica, e, pare, anche Sprea, impresa di pulizie industriali.
In cassa integrazione ordinaria a novembre c’erano 309 lavoratori delle imprese dell’appalto, stando alle ultime stime della Fiom-Cgil, che dalla fine di settembre ha firmato 14 verbali con altrettante ditte per il ricorso alla Cigo. Una cifra cui vanno aggiunti altri 35 lavoratori per i quali il 15 ottobre è stata firmata l’apertura della Cigs per 12 mesi.
È un andamento che rischia di non rallentare, visto che dall’inizio del 2011 lo scarico di lavoro per l’indotto di Fincantieri dovrebbe coinvolgere 600 addetti. (la.bl.)

Il Piccolo, 05 novembre 2009
 
LA SOCIETÀ PERÒ NON CONFERMA LE VOCI 
Ansaldo, possibili scarichi di lavoro a partire dal 2010

Ansaldo sistemi industriali non esclude di dover tamponare un possibile scarico di lavoro nello stabilimento di Monfalcone a partire dall’inizio del 2010, ricorrendo a una riduzione dell’orario di lavoro o alla cassa integrazione ordinaria.
È quanto emerso nel corso di un incontro in azienda per la presentazione da parte dell’Ugl (presente nella Rsu della fabbrica con un delegato) del suo nuovo segretario territoriale del settore metalmeccanico, Andrea Marcolini. A riferlo sono fonti del sindacato, mentre la società  ribadisce come al momento non esista ancora un quadro certo e definitivo dei carichi di lavoro per i primi sei mesi del prossimo anno. Per Ansaldo sistemi industriali è quindi del tutto prematuro parlare di un possibile ricorso a strumenti diversi da quelli adottati finora (mobilità  interna, ferie, formazione) per tamponare la mancanza di commesse per il settore dello stabilimento che produce motori a corrente continua. Asi, come concordato con le organizzazioni dei metalmeccanici nell’ultimo incontro, conta invece di poter fornire un quadro più chiaro sulle prospettiva della produzione per il 2010 ai sindacati alla fine di questo mese. Il carico di lavoro è assicurato fino alla fine del 2009, perlomeno per la produzione di grandi motori a corrente alternata, e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al prossimo anno senza ansie.
Intanto però procede senza rallentamenti la costruzione del nuovo capannone, necessario per lo sviluppo di motori di ancora maggiori dimensioni. La struttura, che inizia a diventare visibile da via dell’Agraria, sta richiedendo alla società  un investimento di 14 milioni di euro. Nel corso dell’appuntamento di ieri (che per la società  non aveva alcun carattere formale di confronto sindacale) l’Ugl ha comunque anche chiesto notizie sul fronte della sicurezza, dopo i due incidenti, di lieve entità, verificatisi nello stabilimento di Panzano una decina di giorni fa. Ansaldo sistemi industriali proprio in questo periodo sta procedendo a una formazione in materia di sicurezza di tutto il suo personale operaio a Monfalcone attraverso un corso tenuto da Formindustria. Il percorso formativo si concluderà attorno alla metà di dicembre e l’Ugl ha riferito di essere consapevole degli sforzi che l’azienda sta effettuando sul fronte della prevenzione degli infortuni. (la.bl.)

Il Piccolo, 26 novembre 2009
 
APPROVATO DAI LAVORATORI A LARGHISSIMA MAGGIORANZA  
Ansaldo, passa il contratto
  
 
C’è preoccupazione tra i lavoratori di Ansaldo sistemi industriali sui carichi di lavoro dello stabilimento di Panzano per il prossimo anno. I dipendenti di Asi hanno dato voce ai propri timori durante le assemblee che Fim e Uilm hanno tenuto in questi giorni nella fabbrica per illustrare l’accordo sul rinnovo del contratto nazionale, non sottoscritto dalla Fiom, in vista del referendum tra gli iscritti alle due organizzazioni (apertosi ieri e che si concluderà domani). «E’ indispensabile andare a una verifica entro la fine dell’anno con la società – afferma il segretario provinciale della Fim-Cisl Gianpiero Turus – che non ha nascosto come, se non fossero concretizzati degli ordini, ci sarebbero dei problemi a Monfalcone all’inizio del prossimo anno. La preoccupazione dei lavoratori è comprensibile». Le assemblee avevano comunque al centro il tema del contratto e la Fiom-Cgil è tornata a chiedere attraverso un ordine del giorno che tutti i metalmeccanici e non solo gli iscritti a Fim e Uilm, la cui rappresentanza è minoritaria nel settore. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, con solo 3 voti contrari e con il parere favorevole di moltissimi iscritti a Fim, Uilm e Ugl, riferisce la Fiom.
«Il risultato della votazione ha ribadito quanto sia importante e sentito il valore della democrazia nei luoghi di lavoro – commenta la Fiom -. Il contratto nazionale non è di proprietà di nessuna sigla sindacale. I lavoratori vogliono avere la possibilità di decidere, anche e soprattutto in presenza di proposte diverse, su come sarà il loro futuro, nelle aziende e nella vita sociale”. È stato richiesto che l’ordine del giorno sia portato a conoscenza delle segreterie nazionali, perché venga sentita «la voce che arriva dalle fabbriche».

Il Piccolo, 27 novembre 2009
 
CONTRATTO NAZIONALE ALL’ASI  
La Fiom chiede alla Uilm un referendum vincolante
 
 
«Il contratto nazionale non è proprietà di alcuna sigla sindacale». Lo afferma Thomas Casotto, segretario provinciale della Fiom-Cgil, in merito al referendum sull’accordo promosso nello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali da Fim e Uilm che a livello nazionale hanno sottoscritto l’intesa. Al termine delle assemblee tenutesi in fabbrica sul contratto, ma anche sui carichi di lavori di Asi, la Fiom ha chiesto, attraverso un ordine del giorno, che tutti i metalmeccanici, e non solo quelli iscritti a Fim e Uilm, si potessero esprimere sull’intesa. Il documento è stato approvato a larga maggoranza con soli tre voti contrari e con parere favorevole, sottolinea la Fiom, di moltissimi iscritti a Fim, Uilm e Ugl. In merito alla situazione sindacale presente all’interno dello stabilimento di Panzano, Casotto ricorda che «recentemente la Fim ha perso un delegato e alcuni iscritti proprio a fronte della vicenda contrattuale, ciò a dimostrazione che i lavoratori e le lavoratrici, non solo a Monfalcone, ma in tutta Italia (vedi i recenti fatti di cronaca quali Fiat ed esempio) nelle assemblee contestano questa firma separata, questa disdetta di un contratto unitario ancora in vigore, oltreché la mancanza di un percorso democratico che nei metalmeccanici è ormai tradizione assodata». La Fiom, pertanto, che rappresenta la maggioranza dei lavoratori, ha chiesto a Fim e Uilm un referendum vincolante: se i lavoratori dovessero approvare l’ipotesi firmata da Fim e Uilm, allora anche la Fiom, pur non ritenendola una buona intesa, la firmerebbe per rispetto e mandato di tutti.

Messaggero Veneto, 27 novembre 2009
 
Contratto: l’Ansaldo chiede un referendum fra tutti i lavoratori 
 
MONFALCONE. «L’assemblea dei lavoratori di Ansaldo sistemi industriali dello stabilimento di Monfalcone chiede che tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori metalmeccanici, iscritti e non iscritti al sindacato, possano esprimere il loro giudizio, attraverso un referendum, sull’ipotesi di accordo sul rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, firmata da Federmeccanica con Fim, Uilm e Ugl». È questo il testo dell’ordine del giorno votato a larghissima maggioranza dei lavoratori Ansaldo al termine delle assemblee tenutesi nello stabilimento e convocate da Fim e Uilm, relativamente all’accordo separato sul contratto nazionale dei metalmeccanici.
Dopo l’illustrazione del contenuto, Fim e Uilm avevano infatti ribadito la volontà di far approvare o meno l’accordo attraverso un referendum, a cui avrebbero potuto partecipare soltanto i loro iscritti, ma le Rsu della Fiom-Cgil hanno presentato alle assemblee l’ordine del giorno da sottoporre al voto dei lavoratori e i cui si chiedeva che la possibilità di voto venisse ampliata a tutti i lavoratori. Il documento è stato approvato a larghissima maggioranza, con soli tre voti contrari e con il parere favorevole di moltissimi iscritti anche di Fim, Uilm e Ugl. «Il risultato della votazione – spiegano i rappresentanti Fiom di Ansaldo – ha ribadito quanto sia importante e sentito il valore della democrazia nei luoghi di lavoro».
«L’intesa è stata raggiunta, ma è ormai non più prorogabile l’avvio di un confronto sul futuro, perché con la fine gennaio saranno finite le 52 settimane di Cigo a disposizione per tamponare gli scarichi di lavoro. All’inizio dell’anno la società dovrà necessariamente illustrare i propri programmi».
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e le Rsu incontreranno venerdì mattina il management di Eurogroup, impresa che effettua lavori di carpenteria legati per un terzo a Fincantieri e che prima delle ferie aveva siglato un accordo con le segreterie provinciali dei metalmeccanici per un ricorso alla Cigo per 13 settimane per tutti i suoi 93 dipendenti. Un aumento del carico di lavoro aveva consentito di limitare il ricorso alla cassa integrazione. Al tavolo l’azienda porterebbe quindi un ulteriore prolungamento della Cigo.

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
Eurogroup chiude il ricorso alla ”cassa”  
Rientrano le lavorazioni affidate a una ditta esterna a favore dei 93 dipendenti
 
 
Eurogroup, l’azienda di carpenteria insediata al Lisert, per ora non ricorre più alla cassa integrazione ordinaria per tamponare la riduzione degli ordini e si attiva per riportare in casa delle lavorazioni finora affidate a un’impresa esterna. La società lo ha comunicato nell’incontro avuto in questi giorni con le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici e le Rsu di stabilimento. Le commesse al momento attuale non sono ancora sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro. Visto che la Cigo scadeva a fine novembre e la situazione pare gestibile con l’utilizzo del ponte dell’8 dicembre e poi delle ferie collettive per le festività di fine anno, Eurogroup ha deciso per il momento di non chiedere un ulteriore periodo di ”cassa” per i suoi 93 dipendenti. È stata comunque già fissata una nuova verifica con il sindacato a metà gennaio, quando la situazione del mercato potrebbe essere meglio decifrabile, soprattutto per quel che riguarda il navale. «Il dato positivo è comunque che l’azienda non solo ha rispettato i termini dell’accordo sulla Cigo per quel che riguardava rotazione e versamento dell’anticipo della cassa integrazione – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, ma si sta impegnando per far rientrare delle lavorazioni finora effettuate da un’impresa esterna. In questo senso va l’affiancamento di 12 dipendenti a quelli della ditta in appalto».
A conferma di questa volontà Eurogroup ha già  contattato gli enti formativi per coinvolgere i dipendenti in un corso per saldocarpentiere e in uno per saldatore. Per quel che riguarda il mercato, come riferisce Baldassi, Eurogroup continua a realizzare gli ordini già chiusi con Fincantieri per le unità in fase di costruzione a Monfalcone e Marghera. L’unico cliente che al momento sta garantendo lavoro in modo continuativo pare invece essere il Cantiere navale Visentini di Rovigo. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 04 dicembre 2009
 
“Eurogroup” bloccherà il ricorso alla cassa integrazione ordinaria

MONFALCONE. Arriva da Eurogroup, azienda monfalconese di carpenteria, un piccolo ottimistico segnale positivo rispetto alla crisi che ha colpito numerose aziende. L’azienda, infatti, nel corso di un recente incontro con le segreterie provinciali dei sindacati metalmeccanici e le Rsu, ha comunicato di non dover ricorrere più, per ora, alla cassa integrazione ordinaria dei 93 dipendenti per tamponare la riduzione degli ordini e di attivarsi per riportare in casa delle lavorazioni finora affidate a un’impresa esterna.
È ancora reale il fatto che le commesse al momento attuale non siano sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro, ma considerata la scadenza della Cigo a fine novembre, si è preferito non rinnovarla e utilizzare per una sospensione del lavoro l’utilizzo del ponte dell’8 dicembre e poi le ferie collettive per le festività di fine anno. È stata comunque già fissata una nuova verifica con il sindacato a metà gennaio, quando la situazione del mercato potrebbe essere analizzata in modo più preciso, soprattutto per quel che riguarda il settore navale. «Il dato positivo è comunque che l’azienda non solo ha rispettato i termini dell’accordo sulla Cigo per quel che riguardava rotazione e versamento dell’anticipo della cassa integrazione – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil –, ma si sta impegnando per far rientrare delle lavorazioni finora effettuate da un’impresa esterna. In questo senso va l’affiancamento di 12 dipendenti a quelli della ditta in appalto».
A conferma di questa volontà Eurogroup ha già contattato gli enti formativi per coinvolgere i dipendenti in un corso per saldocarpentiere e in uno per saldatore. Intanto Eurogroup continua a realizzare gli ordini già chiusi con Fincantieri per le unità in fase di costruzione a Monfalcone e Marghera, anche se l’unico cliente che al momento sta garantendo lavoro in modo continuativo pare essere il Cantiere navale Visentini di Rovigo.

Il Piccolo, 11 dicembre 2009
 
SCARICO DI LAVORO  
Cassa all’Ansaldo per 13 settimane  
L’annuncio è stato dato ai sindacati in un incontro a Milano
 
 
A partire dall’inizio del 2010 Ansaldo Sistemi Industriali ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria a Monfalcone per tamponare un consistente scarico di lavoro, non più gestibile con mobilità interna, corsi di formazione e ferie come nel 2009. La società lo ha annunciato ieri a Milano alle Rsu e alle segreterie territoriali dei metalmeccanici. Asi non è riuscita quindi a concretizzare in queste ultime settimane un numero sufficiente di ordini tale da garantire la piena produzione nei primi quattro-cinque mesi del 2010. Una serie di offerte rimangono in campo, per il settore dell’oil&gas e non solo, ma l’eventuale arrivo di nuove commesse avrà ormai effetto sui carichi di lavoro della seconda metà del prossimo anno. Asi dovrà quindi ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire da gennaio o al più tardi febbraio. Il numero di dipendenti coinvolti, che a Monfalcone, il più grande stabilimento di Asi in Italia, sono in tutto 450, e le modalità con cui sarà utilizzata la Cigo saranno definiti mercoledì in un incontro a livello di stabilimento tra azienda e rappresentanti dei lavoratori.
Al tavolo il sindacato intende porre la questione dei contratti interinali in scadenza a fine anno (cinque) e quella dell’utilizzo, ormai consolidato, di una quarantina di lavoratori esterni, tutti romeni. L’inizio dell’anno inizierà all’insegna delle difficoltà solo per lo stabilimento di Monfalcone. La commessa da 35 milioni di euro che Asi si è aggiudicata a novembre, tramite la controllata Answer Drives, da Kerself, società italiana leader nel settore quotata in Borsa, per fornitura di componenti elettrici per impianti fotovoltaici in Puglia avrà ricadute positive, ma per gli stabilimenti di Vicenza e Milano. Monfalcone, che produce motori elettrici a corrente alternata di media e grossa taglia e motori a corrente continua, deve continuare invece a fare i conti con la pesantissima crisi del settore siderurgico e con il rallentamento degli altri mercati, quello navale incluso. «A questo punto la preoccupazione maggiore – ha detto subito dopo l’incontro Maurizio Vesnaver, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu – è che la riduzione della produzione possa prolungarsi anche nella seconda metà del prossimo anno». Stando a quanto spiegato ieri dalla società, il 2009 pare si sia chiuso per lo stabilimento di Panzano in linea con le previsioni di budget. I risultati ottenuti dovrebbero comunque essere inferiori a quelli raggiunti nel 2008 sia come volume di fatturato (oltre 100 milioni di euro) sia come margini. (la. bl.)

Messaggero Veneto, 12 dicembre 2009
 
Monfalcone. Il provvedimento scatterà all’inizio di gennaio a causa del calo di lavoro 
Anche l’Ansaldo ricorrerà alla Cig

MONFALCONE. A partire dall’inizio del 2010 anche nello stabilimento Ansaldo sistemi industriali si dovrà ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. Il ricorso alla Cig, che si rende necessaria per tamponare lo scarico di lavoro, è stato comunicato dalla società, ieri, nell’incontro tenuto a Milano con le Rsu e le segreterie territoriali dei sindacati dei metalmeccanici e voluto per fare il punto della situazione alla fine dell’anno.
Asi non è riuscita quindi a concretizzare in queste ultime settimane un numero sufficiente di ordini tale da garantire la piena produzione nei primi quattro-cinque mesi del 2010 e comunque la serie di offerte che sono in campo per il settore dell’oil&gas, ma non solo, avrà effetto sui carichi di lavoro della seconda metà del prossimo anno. Asi dovrà quindi ricorrere alla cassa integrazione ordinaria per 13 settimane a partire da gennaio o al più tardi febbraio. Il numero di dipendenti coinvolti sono, in tutto, 450, e le modalità con cui sarà utilizzata la cassa integrazione saranno definite mercoledì in un incontro a livello di stabilimento tra l’azienda e i rappresentanti dei lavoratori.
Al tavolo il sindacato con tutta probabilità porrà la questione dei contratti interinali in scadenza a fine anno (cinque) e quella dell’utilizzo, che ormai si protrae da diversi anni, di una quarantina di lavoratori esterni, tutti romeni. C’è da dire che le difficoltà sembrano toccare solo lo stabilimento di Monfalcone, visto che la commessa da 35 milioni di euro che Asi si è aggiudicata a novembre, tramite la controllata Answer Drives, da Kerself, società italiana leader nel settore quotata in Borsa, per fornitura di componenti elettrici per impianti fotovoltaici in Puglia avrà ricadute positive per gli stabilimenti di Vicenza e Milano.
Monfalcone, che produce motori elettrici a corrente alternata di media e grossa taglia e motori a corrente continua, deve continuare invece a fare i conti con la pesantissima crisi del settore siderurgico e con il rallentamento degli altri mercati, quello navale incluso. La principale preoccupazione, secondo quanto riferisce il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Maurizio Vesnaver, è che la riduzione della produzione possa prolungarsi anche nella seconda metà del prossimo anno. «Speriamo in una ripresa del mercato» ha detto.
Stando a quanto spiegato ieri dalla società, il 2009 pare si sia chiuso per lo stabilimento di Panzano in linea con le previsioni di budget. I risultati ottenuti dovrebbero comunque essere inferiori a quelli raggiunti nel 2008 sia come volume di fatturato (oltre 100 milioni di euro) sia come margini.

Messaggero Veneto, 17 dicembre 2009
 
Monfalcone. Azienda e sindacati hanno concordato l’utilizzo dei permessi retribuiti  
Ansaldo, cassa integrazione da febbraio
 
 
MONFALCONE. Lo stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali comincerà la cassa integrazione ordinaria a febbraio. Fino alla fine del mese di gennaio, infatti, secondo quanto emerso nel corso dell’incontro ieri tra azienda e sindacati a livello locale, è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino a fine gennaio.
Al momento, quindi, Asi, che a Monfalcone ha 450 dipendenti, non ha ancora quantificato il numero di persone interessate dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano.
Di conseguenza nell’incontro di ieri le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno posto sul tavolo la questione del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti sono in scadenza a fine anno e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all’interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna.
Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine, sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.

Il Piccolo, 20 dicembre 2009
 
Ansaldo, lavoro dimezzato a febbraio scatta la ”cassa” 
Accordo azienda-sindacati: ferie di Natale prolungate con i permessi retribuiti

La cassa integrazione ordinaria si aprirà con febbraio nello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali. Nell’incontro tra azienda e sindacati a livello locale è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino alla conclusione del mese. Al momento, quindi, Asi non ha ancora quantificato il numero di dipendenti, in totale 450 a Monfalcone, che saranno coinvolti dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano. Di conseguenza le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm hanno posto sul tavolo la questione del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti sono in scadenza a fine anno e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all’interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna. Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette quindi moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.

Messaggero Veneto, 21 dicembre 2009
 
Ansaldo: concordati i permessi retribuiti per prolungare le ferie 
 
MONFALCONE. Erano presenti anche i rappresentanti dell’Ugl al tavolo tra azienda e sindacati, dove è stato firmato il documento che prevede per febbraio l’inizio della cassa integrazione ordinaria per i dipendenti dello stabilimento monfalconese di Ansaldo sistemi industriali.
La precisazione giunge dagli stessi rappresentanti dell’Ugl, che chiariscono come oltre a Fim Fiom e Uilm fosse rappresentata anche la loro sigla. Secondo quanto emerso nel corso dell’incontro è stato concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino a fine gennaio.
Al momento, quindi, Asi, che a Monfalcone ha 450 dipendenti, non ha ancora quantificato il numero di persone interessate dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro tra un mese circa in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori.
Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano.
Ansaldo sistemi industriali ha comunicato di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine, sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010.
Le segreterie provinciali di Fim, Fiom e Uilm si sono dette moderatamente soddisfatte dell’esito dell’incontro.

Il Piccolo, 31 dicembre 2009
 
LAVORO. LO STATO DELL’INDUSTRIA CITTADINA 
La Cassa arriva anche all’Ansaldo

Alle spalle un 2009 di crisi per l’economia del territorio, il 2010 rischia di non portare nulla di meglio per l’industria locale, perlomeno nel suo primo semestre. La cassa integrazione ordinaria è ancora aperta per la settantina di dipendenti dello stabilimento Reggiane-Terex del Lisert e per gli oltre 300 della Sbe di via Bagni vecchia, oltre che per i 180 lavoratori della Roen Est di Ronchi dei Legionari, dove la cassa è stata usata finora per andare comunque a una riduzione dell’orario di lavoro.
Le ferie di Natale e fine anno sono state in alcuni casi prolungate fino all’11 gennaio per tamponare gli insufficienti carichi di lavoro ancora presenti, senza ricorrere così ad altre giornate di cassa integrazione ordinaria. È il caso proprio della Roen Est, ma anche dell’Ansaldo Sistemi Industriali, uscita finora indenne dalla crisi, ma che sarà costretta a ricorrere alla Cigo proprio a partire dall’inizio del 2010. La cassa integrazione ordinaria si aprirà infatti con febbraio nello stabilimento monfalconese. Azienda e sindacati hanno concordato di utilizzare i permessi retribuiti per prolungare le ferie di fine anno fino all’11 gennaio e poi proseguire la produzione fino alla conclusione del mese.
Al momento, quindi, Asi non ha ancora quantificato il numero di dipendenti, in totale 450 a Monfalcone, che saranno coinvolti dalla Cigo, rinviando la definizione del quadro verso la fine di gennaio in un nuovo incontro con i rappresentanti dei lavoratori. Lo scarico preannunciato da Asi rimane comunque pesante (il 50% circa dei livelli attuali) e coinvolgerà sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata e perciò tutto lo stabilimento di Panzano. Sul 2010 pende inoltre la grossa incognita dell’apertura della cassa integrazione nello stabilimento Fincantieri.
«Non ci sono ancora date nè una quantificazione precisa», afferma Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil. Qualche segnale incoraggiante arriva però da alcune realtà di medie dimensioni come la Detroit del gruppo De Rigo di Ronchi dei Legionari e la Omi di Fogliano Redipuglia, che produce compressori e ha iniziato a far rientrare qualche interinale.
«Anche la situazione della Roen Est non pare negativa – afferma Baldassi -. Maggiore chiarezza l’avremo nell’incontro previsto attorno alla metà di gennaio». Nello stesso periodo una verifica sarà effettuata anche con Eurogroup, dove è cessato il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, ma le prospettive rimangono legate, almeno in parte, all’andamento della produzione di Fincantieri. Sempre il prossimo mese i sindacati effettueranno un monitoraggio della situazione con Sbe, oltre che con Eaton, il cui futuro appare decisamente a rischio. (la.bl.)

Il Piccolo, 16 gennaio 2010
 
Riunione all’Assindustria per la ”cassa” all’Ansaldo 
Lunedì l’incontro azienda-sindacati: coinvolti 450 operai

Ansaldo sistemi industriali e sindacati dei metalmeccanici si incontreranno lunedì nella sede dell’Assindustria di Gorizia per stabilire i termini di utilizzo della cassa integrazione ordinaria nello stabilimento di Monfalcone. Al tavolo lunedì si tratterà di definire quanti dei 450 dipendenti della fabbrica saranno coinvolti e in che modo, mentre è già certo che la Cigo si aprirà con il primo febbraio per un periodo di 13 settimane. La riunione al tavolo dell’Assindustria è stata preceduta in questi giorni da una serie di incontri a livello di stabilimento con l’azienda per una puntuale definizione dei carichi di lavoro all’interno della realtà produttiva.
Lo scarico preannunciato da Asi nell’ultimo incontro con i sindacati, un mese fa, era pesante, trattandosi del 50% circa dei livelli del 2009, e avrebbe dovuto coinvolgere sia il settore dei motori a corrente continua sia quello dei motori a corrente alternata. A metà dicembre i sindacati hanno quindi posto sul tavolo il nodo del futuro dei lavoratori interinali i cui contratti erano in scadenza a fine 2009 e del ruolo della trentina di lavoratori romeni che da alcuni anni ormai sono impiegati all’interno della fabbrica come dipendenti di una ditta esterna.
Ansaldo sistemi industriali ha risposto di essere intenzionata a assumere sia i cinque giovani al momento con contratto a termine sia i dieci lavoratori esterni che hanno manifestato la volontà di fermarsi a Monfalcone. La stabilizzazione di una quindicina di posti di lavoro fa quindi sperare che le difficoltà per lo stabilimento si limitino al primo semestre del 2010. Al momento né Eurogroup né Roen Est stanno invece ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria che invece coinvolge ancora la settantina di lavoratori di Terex-Reggiane.

Il Piccolo, 19 gennaio 2010
 
Ansaldo, cassa per 400 da marzo  
Accordo tra azienda e sindacati. La Cigo durerà 13 settimane
 
 
All’Ansaldo sistemi industriali si ricorrerà alla cassa integrazione ordinaria dal primo marzo per un massimo di 13 settimane e 400 lavoratori coinvolti, in pratica tutti i dipendenti dello stabilimento di via Marconi, impiegati e operai. L’accordo siglato ieri dalla società con i rappresentanti sindacali dei lavoratori e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm punta però a ridurre al massimo i contraccolpi sui lavoratori dell’insufficiente numero di commesse che Asi si sta trovando a gestire a Monfalcone nel primo semestre di quest’anno. La Cigo non sarà utilizzata per andare a una riduzione generalizzata dell’orario, ma in ogni caso sarà impiegata in base a una programmazione mensile e a una verifica settimanale con le Rsu. L’obiettivo è quello di consentire al massimo la rotazione della cassa integrazione tra i lavoratori, anche se nella prima fase alcuni reparti saranno più coinvolti di altri. A differenza di quanto preannunciato, la “cassa” si aprirà comunque con l’inizio di marzo e non di febbraio, durante il quale lo scarico di lavoro sarà tamponato come già a gennaio con l’utilizzo delle ferie ancora rimanenti dal 2009. Nonostante Ansaldo sistemi industriali sia stata costretta alla fine a ricorrere alla Cigo per fronteggiare le difficoltà ancora esistenti sui mercati, le prospettive per il 2010 non sembrano nerissime. Tanto da far sperare che le difficoltà che stanno investendo lo stabilimento siano strettamente congiunturali. Sul fronte del carico di lavoro, come riferisce Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, la situazione è ancora in evoluzione, anche perché qualche ordine pare sia arrivato a fine 2009. Asi ha aperto la Cigo, ma anche assunto a tempo indeterminato i sei giovani il cui contratto interinale scadeva alla fine di dicembre e 12 della trentina di lavoratori romeni da tempo impiegati in azienda, ma come esterni. In questo caso Asi ha stabilizzato il posto di quei lavoratori che hanno dichiarato la propria volontà di rimanere a Monfalcone. L’assunzione dei lavoratori interinali e di quelli originari della Romania viene quindi considerata un segnale importante e positivo da parte del sindacato. Come pure la conferma del consistente investimento in atto (si tratta di quasi 15 milioni di euro) per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento con un nuovo capannone in grado di accogliere la realizzazione di motori elettrici a corrente alternata di grandi dimensioni. La società ha annunciato per l’inizio di marzo l’ultimazione del primo lotto e quindi della costruzione della struttura di cui poi si procederà all’allestimento interno. La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. Il capannone sarà dotato di carriponte a tre livelli, di cui due con una portata di 150 tonnellate e due con una portata di 60 tonnellate.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 19 gennaio 2010
 
Ansaldo, la Cigo scatterà a marzo 

MONFALCONE. Cassa integrazione ordinaria da marzo (e non come detto in un primo momento da febbraio) e per un massimo di 13 settimane, per i 140 lavoratori (operai e impoegati) dello stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone. L’accordo del provvedimento è stato siglato ieri dalla società con i rappresentanti sindacali dei lavoratori e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, puntando però a ridurre al massimo i contraccolpi sui lavoratori dell’insufficiente numero di commesse che Asi ha registrato per il primo semestre di quest’anno.
La Cigo non sarà utilizzata per andare a una riduzione generalizzata dell’orario, ma in ogni caso sarà impiegata in base a una programmazione mensile e a una verifica settimanale con le Rsu. L’obiettivo è quello di consentire al massimo la rotazione della cassa integrazione tra i lavoratori, anche se nella prima fase alcuni reparti saranno più coinvolti di altri. A febbraio lo scarico di lavoro sarà tamponato, come già a gennaio, con l’utilizzo delle ferie ancora rimanenti dal 2009. Nonostante Ansaldo sistemi industriali sia stata costretta alla fine a ricorrere alla Cigo, le previsioni per il 2010 non sembrano negative.
Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, riferisce che in merito al carico di lavoro la situazione è ancora in evoluzione, anche perché qualche ordine pare sia arrivato a fine 2009.
D’altra parte occorre evidenziare come l’azienda abbia perlatro assunto a tempo indeterminato i sei giovani il cui contratto interinale scadeva alla fine di dicembre e una dozzina della trentina di lavoratori romeni da tempo impiegati in azienda, ma come esterni, stabilizzando il posto di quei lavoratori che hanno dichiarato la propria volontà di rimanere a Monfalcone. L’assunzione dei lavoratori interinali e di quelli originari della Romania viene quindi considerata un segnale importante e positivo da parte del sindacato. Come pure la conferma del consistente investimento in atto (si tratta di quasi 15 milioni di euro) per ampliare la capacità produttiva dello stabilimento con un nuovo capannone in grado di accogliere la realizzazione di motori elettrici a corrente alternata di grandi dimensioni.
La nuova struttura consentirà di realizzare macchine con un peso fino a 150 tonnellate, lo stesso dei motori di propulsione delle navi da crociera. Azienda e sindacati hanno già concordato un nuovo incontro per la metà di febbraio per un’ulteriore verifica della situazione prima dell’avvio della Cigo.

Il Piccolo, 19 febbraio 2010
 
LA CRISI DELL’INDUSTRIA 
In ”cassa” dal primo marzo i 400 operai dell’Ansaldo 
Dal prossimo mese un anno di Cigs per i 340 della Sbe Difficoltà anche all’Eurogroup

La crisi dovrebbe essere alle spalle, ma per il Monfalconese il peggio sta appena arrivando. Con marzo tutte le più grandi aziende del territorio saranno interessate dal ricorso alla cassa integrazione: Fincantieri, Ansaldo sistemi industriali, Sbe, senza contare la drammatica situazione di Eaton. Un vero e proprio bollettino di una guerra che rischia di coinvolgere nei prossimi mesi oltre un migliaio di famiglie, in modo più o meno pesante. In alcuni casi la “cassa” sarà ordinaria, ma in altri si trasformerà  in straordinaria. E’ il caso della Sbe, che, esaurite le 52 settimane di Cigo a disposizione, dal prossimo mese, come spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto, aprirà la cassa integrazione straordinaria a zero ore per tutti i suoi 340 dipendenti. «L’utilizzo della Cigs sarà comunque modulato in base alle esigenze produttive, come avvenuto con “l’ordinaria” negli scorsi mesi», aggiunge Casotto. Il ricorso alla Cigs, che avrà la durata di un anno, è legato al perdurare della contrazione del mercato, che già tra 2008 e 2009 ha ridotto il fatturato della Sbe del 40% circa. Le previsioni di una ripresa non si sono quindi avverate e il caso dell’azienda di via Bagni vecchia non è isolato. Concluso il periodo di cassa integrazione ordinaria, scattato la scorsa estate, pure l’Eurogroup, una novantina di dipendenti e una produzione in parte legata a Fincantieri, potrebbe avanzare al sindacato la richiesta di un passaggio alla “straordinaria” sempre da marzo. Non c’è nulla di certo, ma un incontro tra società e rappresentanti dei lavoratori dovrebbe avere luogo già la prossima settimana nella sede dell’Assindustria di Gorizia. Dal primo marzo è certo intanto l’avvio della Cigo nello stabilimento di Ansaldo sistemi industriali, oltre 400 dipendenti e una produzione di motori elettrici condizionata, per quelli di piccola taglia, dalla crisi del settore siderurgico. Sindacati e azienda si incontreranno martedì per fare un ultimo punto su carichi di lavoro e numeri della Cigo, che, forse, potrebbero essere non troppo elevati. L’accordo sulla Cigo siglato dalla società con i sindacati ha inoltre incluso l’assunzione a tempo indeterminato di sei giovani i cui contratti interinali scadevano a fine anno e di trenta lavoratori romeni, finora “esterni”. Intanto, nonostante l’arrivo di nuove commesse, nei prossimi mesi la Cigo aumenterà di volume nello stabilimento Fincantieri, toccando un massimo di 440 lavoratori coinvolti a maggio. La cassa integrazione ordinaria è inoltre ancora aperta per la settantina di dipendenti di Terex (ex Fantuzzi Reggiane), che punta però al rilancio dello stabilimento di Monfalcone. Il nodo degli esuberi dichiarati nei due stabilimenti emiliani di Reggio Emilia e Lentigione dovrebbe essere però oggetto di confronto al ministero del Lavoro la prossima settimana. Secondo il segretario provinciale della Fiom le situazioni più gravi sul territorio, per le loro ricadute sociali, sono due: quelle dell’appalto Fincantieri e della Eaton, 310 lavoratori che si trovano a meno di due mesi dalla scadenza della Cigs senza avere alcuna prospettiva certa.
Laura Blasich

Il Piccolo, 24 febbraio 2010
 
INDUSTRIA. RICORSO ALLA CIGO NELLO STABILIMENTO DI PANZANO 
Ansaldo, da lunedì a casa i primi 60

Sono sessanta i lavoratori di Ansaldo Sistemi Industriali in cassa integrazione ordinaria da lunedì a causa della contrazione delle commesse di motori elettrici acquisite negli scorsi mesi dallo stabilimento elettromeccanico di Monfalcone.
I numeri e le modalità di utilizzo dell’ammortizzatore sociale, richiesto per 400 dipendenti per un periodo di tredici settimane, sono stati definiti ieri in un incontro tra la società e i rappresentanti sindacali dei lavoratori. La ”cassa” parte in modo abbastanza morbido per il numero dei dipendenti coinvolti, ma anche perché comporterà per ora una riduzione d’orario di un giorno alla settimana, che con tutta probabilità coinciderà con il venerdì.
La Cigo, il cui utilizzo è stato contenuto grazie a spostamenti interni tra reparto e reparto, riguarderà sia gli uffici tecnici, in modo variabile a seconda dei carichi di lavoro, sia i settori delle trancie e delle lavorazioni meccaniche per i motori a corrente alternata di dimensioni più piccole. La cassa integrazione proseguirà nel corso della prossima primavera in base a una programmazione mensile, ma saranno effettuate verifiche settimanali con la Rsu. La situazione dei carichi di lavoro sarà valutata invece su base quadrimestrale.
Il quadro è in evoluzione sul fronte delle commesse, come riferisce Maurizio Vesnaver, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, e si spera si possa modificare in modo positivo.
Ansaldo Sistemi Industriali è in attesa di concretizzare delle offerte sostanziose, legate al navale e quindi alle nuove commesse in arrivo per Fincantieri, ma non solo. Nel caso in cui non si chiudessero nuovi ordini il ricorso alla cassa integrazione ordinaria potrebbe farsi però più pesante a partire dal mese di maggio, coinvolgendo più lavoratori e più reparti.
Ci sono comunque gli elementi per guardare con sufficiente fiducia oltre a un 2010 che sarà indubbiamente difficile, anche secondo il sindacato. Ci sono le 17 assunzioni effettuate all’inizio dell’anno da Ansaldo nonostante l’apertura della cassa integrazione ordinaria fosse già certa, ma c’è anche la continuità degli investimenti. E si tratta dei 14,7 milioni di euro che la società ha iniziato a spendere per realizzare il nuovo capannone sul retro delle strutture produttive attuali e di cui proprio in questo periodo si sta montando il rivestimento esterno.
Asi va inoltre alla ricerca di nuovi mercati scommettendo sulle opportunità offerte dalla ”green economy”: a Monfalcone un pool di dipendenti è già impegnato nello sviluppo del prototipo di motore elettrico per il parco eolico off-shore nel golfo di Trieste proposto dalla società assieme alla Sbe di via Bagni.
Laura Blasich

Il Piccolo, 27 febbraio 2010
 
Cassa straordinaria chiesta da Eurogroup 
Concluse le 13 settimane di Cigo. Perplessi i sindacati di categoria

Eurogroup, azienda di carpenteria insediata al Lisert, la cui produzione di travi saldate è legata per un terzo a Fincantieri, ha annunciato ai sindacati dei metalmeccanici l’esigenza di aprire la cassa integrazione speciale per un anno per la novantina di dipendenti. La richiesta avanzata alle organizzazioni di categoria è stata motivata dalla società con «evento imprevisto legato ai carichi di lavoro». Una causale che ha lasciato perplessi i sindacati e preoccupato i lavoratori, come è emerso nelle assemblee tenute giovedì nello stabilimento del Lisert. Le organizzazioni dei metalmeccanici hanno quindi chiesto un incontro formale all’Eurogroup per comprendere meglio i termini della questione. Il confronto al tavolo dell’Assindustria di Gorizia è ormai atteso a giorni, come riferisce Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil.
«I lavoratori sono preoccupati, perché la richiesta della Cigs arriva dopo un solo ricorso alla cassa integrazione ordinaria – spiega Baldassi -, per un totale di 13 settimane tra l’estate e l’autunno del 2009. Ci chiediamo cosa possa dettare quindi il passaggio alla procedura straordinaria». Nel caso in cui nel corso della prossima settimana azienda e sindacati raggiungano un’intesa, il ricorso alla Cigs dovrà in ogni caso essere avvallato dalla Regione. In autunno la Cigo si era chiusa con l’intenzione della società di riportare in casa lavorazioni fino a quel momento affidate a un’impresa esterna per tamponare una situazione di contrazione degli ordini. Anche a inizio dicembre le commesse non erano ancora sufficienti a sostenere l’orario normale di lavoro, ma si erano poi utilizzati “ponti” e festività di fine anno come misura di contenimento della situazione. Intanto i sindacati hanno siglato in queste settimane il ricorso alla Cigo o alla cassa in deroga per i dipendenti di alcune ditte dell’appalto Fincantieri di piccole dimensioni. (la. bl.)

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
All’Ansaldo la ”cassa” prorogata di un mese

Ansaldo sistemi industriali vede un 2011 in ripresa per lo stabilimento di Monfalcone. Intanto, però, il 2010 si conferma avaro di ordini soprattutto per il settore dei motori a corrente alternata. Tanto da costringere la società a richiedere un prolungamento fino a fine luglio della cassa integrazione ordinaria che avrebbe dovuto chiudersi il 31 maggio. Asi ha espresso la sua esigenza nella due giorni di confronto con il coordinamento sindacale del gruppo e le Rsu dei singoli stabilimenti che ha avuto luogo a Milano. Il ricorso alla Cigo si è intanto ampliato, passando dalla sessantina iniziale a circa 150 lavoratori coinvolti, anche se per la metà in modo abbastanza ridotto, come sottolinea il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu dello stabilimento di Panzano, Maurizio Vesnaver. «La metà dei lavoratori coinvolti è in cassa integrazione per due giornate al mese, la restante metà per quattro o sei giornate al mese», spiega. I corsi di formazione delle maestranze coinvolte prenderanno il via oggi, mentre attorno alla metà di maggio sindacati e azienda si ritroveranno a livello locale per firmare l’accordo sul prolungamento della Cigo. Agosto sarà poi gestito attraverso la chiusura per ferie collettive. «Non abbiamo ancora indicazioni invece rispetto l’ultimo quadrimestre dell’anno – aggiunge Vesnaver -, mentre la situazione sul fronte delle acquisizioni è data in miglioramento e il 2011 dovrebbe essere un anno meno difficile anche per Monfalcone». Nell’incontro con i sindacati l’amministratore delegato di Asi Claudio Andrea Gemme ha confermato l’impegno della società a diversificare e a entrare nel mercato delle energie rinnovabili (vedi la partnership con Fincantieri per l’eolico off shore) e anche in quello del nucleare. In entrambe i casi l’azienda prevede ricadute in termini di carichi di lavoro per Monfalcone. (la. bl.)

Il Piccolo, 20 maggio 2010
 
SITUAZIONE 
Ansaldo, si allunga la cassa integrazione 
Altre 13 settimane di Cigo a partire dal prossimo mese
Il provvedimento ha riguardato finora 150 dei 400 lavoratori occupati a Panzano

All’Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si allunga fino all’inizio dell’autunno. Azienda e sindacati dei metalmeccanici hanno firmato in questi giorni l’accordo per l’utilizzo della Cigo per altre 13 settimane a partire da inizio giugno, invece delle sette annunciate da Asi nell’incontro di fine aprile a Milano con il coordinamento sindacale del gruppo e le Rsu dei singoli stabilimenti. La società, come riferisce il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu, Maurizio Vesnaver, lamenta uno scarico medio di lavoro attorno al 25% che ha quindi bisogno di essere gestito attraverso la cassa integrazione. Qualche acquisizione, però, come spiegato dall’azienda, c’è stata per Monfalcone anche nella fascia dei motori elettrici a corrente alternata di taglia medio-piccola e non solo nel settore della corrente continua. Tant’è che la Cigo rimane aperta per 400 dipendenti, ma a maggio vi sono stati coinvolti una trentina di addetti delle officine e del magazzino e gli impiegati per due giornate al mese.
Ad aprile il ricorso alla Cigo si era invece ampliato, passando dalla sessantina iniziale a circa 150 lavoratori coinvolti, anche se per la metà in modo abbastanza ridotto (dalle due alle sei giornate al mese). «Ad Ansaldo abbiamo però chiesto come Rsu un’organizzazione e una programmazione più puntuale della cassa integrazione – aggiunge Vesnaver -, in modo da ridurre il più possibile i disagi e la penalizzazione dei lavoratori coinvolti».
La Rsu punta comunque a capire a breve se la cassa integrazione potrà chiudersi definitivamente a settembre, viste le ultime acquisizioni e la previsione della società di un 2011 migliore del 2010 in quanto a ordini. Nell’incontro di fine aprile con i sindacati l’amministratore delegato di Asi. Claudio Andrea Gemme, ha confermato l’impegno della società a diversificare e a entrare nel mercato delle energie rinnovabili (vedi la partnership con Fincantieri per l’eolico off shore) e anche in quello del nucleare. In entrambe i casi l’azienda ha affermato di prevedere ricadute in termini di carichi di lavoro per Monfalcone, dove nel frattempo sta proseguendo la realizzazione del grande capannone destinato alla produzione di motori a corrente alternata di sempre maggiori dimensioni.
Nella due giorni milanese Asi ha fornito qualche indicazione sui risultati del 2009, in base ai quali sarà erogato il premio di programma ai lavoratori. Il fatturato dello stabilimento di Monfalcone sarebbe sceso sotto il risultato, peraltro eccezionale, del 2008, quindi sotto i 100 milioni di euro. Monfalcone ha chiuso però lo scorso anno con pochissime penali, grazie al miglioramento conseguito in termini di efficienza. Asi e sindacati tireranno le fila su prospettive e premio di programma attorno alla metà  di giugno.

Il Piccolo, 08 luglio 2010
 
LA CRISI NON SI ALLENTA 
Eurogroup, prosegue la ”cassa” a zero ore 
Interessati 80 lavoratori Le maestranze rinunciano per ora al premio di presenza

All’Eurogroup di Monfalcone, oltre 80 dipendenti diretti, la cassa integrazione straordinaria aperta lo scorso marzo per ora proseguirà a zero ore. L’attività dello stabilimento del Lisert rimane quindi ferma a causa delle difficoltà del settore navalmeccanico per il quale l’azienda lavora. E’ quanto è emerso nell’incontro che la proprietà e le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm, affiancate dalle Rsu dello stabilimento del Lisert, hanno avuto ieri nella sede dell’Assindustria di Gorizia. Oggetto dell’incontro, come spiegano i sindacati, l’analisi della situazione dopo l’apertura della Cigs avvenuta all’inizio di marzo. «L’azienda conferma il perdurare della Cigs a zero ore per tutti i dipendenti a fronte di una scarico di commesse», aggiungono le organizzazioni dei metalmeccanici.
Come da accordi, l’azienda conferma però la disponibilità ad anticipare le quote derivanti dalla cassa integrazione straordinaria, nonostante a oggi il ministero del Lavoro non abbia ancora emanato il decreto relativo alla Cigs. Proprio per queste ragioni l’azienda ha richiesto il congelamento della seconda tranche del premio presenza previsto dall’accordo integrativo. Le segreterie, assieme alle Rsu aziendali, ieri hanno preso atto della richiesta e «per senso di responsabilità» hanno convenuto con l’azienda che il pagamento del premio presenza verrà erogato contestualmente all’emanazione del decreto ministeriale. Al termine dell’incontro le parti hanno concordato di incontrarsi nuovamente a settembre. Il fatturato di Eurogroup nel 2009 era legato per il 35% a Fincantieri e la discontinuità del carico di lavoro degli stabilimenti del gruppo avevano già provocato lo scorso anno il ricorso alla cassa ordinaria. (la. bl.).

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 219.536 visite
Annunci