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Il Piccolo, 09 luglio 2009 
 
L’ASSESSORE MORSOLIN: SERVONO AIUTI REGIONALI E STATALI  
Fincantieri, trasfertisti i più esposti alla crisi  
Sindaco preoccupato per i risvolti sociali dello scarico del lavoro che investirà anche il subappalto
 
 
A far paura a Monfalcone non è tanto o solo la cassa integrazione che coinvolgerà, a meno dell’arrivo di nuovi ordini in tempi strettissimi, alcune centinaia di dipendenti di Fincantieri, quanto lo scarico di lavoro che a ruota interesserà le maestranze delle imprese dell’appalto e del subappalto. In molti casi, fra l’altro, microditte, con meno di 15 addetti, nelle quali non può essere aperta la Cassa integrazione. Sarà quindi la crisi dell’indotto a scaricarsi in modo più diretto e pesante su Monfalcone, dove vive del resto la maggior parte dei lavoratori dell’appalto ormai in buona parte affiancati dalle proprie famiglie. «Si tratta di persone, italiane e straniere, che vivono qui e in parte a Ronchi dei Legionari e Staranzano, ormai da 5-10 anni e non possiamo pensare decidano di trasferirsi dall’oggi al domani: come tutti aspetteranno la ripresa», sottolinea l’assessore comunale alle Politiche sociali, Cristiana Morsoln, secondo cui serviranno aiuti statali e non solo regionali per fare fronte a una situazione che si profila esplosiva. «Anche Fincantieri ha comunque le sue responsabilità – aggiunge l’assessore alle Politiche sociali – e non può affermare che gli impatti prodotti dal ricorso all’indotto non sono un problema suo, anche perché non è stato il Comune ad adottare la politica degli appalti». L’ente locale, intanto, si sta già dotando degli strumenti per poter aiutare quanti sono rimasti senza lavoro o sono entrati in cassa integrazione, straordinaria e ordinaria. «In commissione è già passato il regolamento per l’assegnazione dei contributi economici alle persone in difficoltà che introduce alcune novità – spiega l’assessore Morsolin -. Viene introdotto innanzitutto il criterio dell’Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente finora utilizzato solo per l’accesso a nidi ed esenzioni e agevolazioni sul pagamento delle mense scolastiche, scuolabus e Tarsu per gli ultrasessantacinquenni». Priorità viene data inoltre non solo ai minori, ma anche a chi si trova in mobilità, in cassa integrazione o ha perso il lavoro. Farà fede quindi l’Isee calcolato alla fine del 2008, ma la situazione del lavoratore sarà valutata direttamente dagli uffici in tempo reale presentando la lettera di licenziamento o i documenti che attestino la Cig. Fatto il regolamento, che l’assessore spera di portare in aula prima della pausa estiva, rimane il problema grosso dei fondi che il Comune potrà erogare. «Con il reddito di cittadinanza abbiamo avuto a disposizione quasi 2 milioni di euro in un anno e mezzo, ora con il Fondo di povertà abbiano ricevuto dalla Regione 220mila euro per il 2008 e 350mila per quest’anno», sottolinea l’assessore. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto rileva come siano in ogni caso stati avviati dei percorsi, a fronte delle crisi già esistenti (Eaton, Ineos, Reggiane, Sbe), per la formazione e la sospensione dei mutui per cassaintegrati e lavoratori in mobilità. Pizzolitto rileva come la Regione abbia stanziato 10 milioni di euro ai Comuni e 4 alle Province per le misure anticrisi, ma manchi ancora il regolamento che renda utilizzabili le risorse. «Il 2010 preoccupa perché diverse aziende non sono in grado di precisare il loro carico di lavoro – conclude il sindaco -, ma ci sono altri movimenti positivi, vedi Mangiarotti. In autunno conto di chiudere alcuni percorsi con Fincantieri e, se ciò avverrà, credo ci darà delle indicazioni sulle prospettive della società a Monfalcone».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 07 luglio 2009 
 
Monfalcone. Raggiunto l’accordo tra l’amministrazione comunale e le parti sociali e imprenditoriali  
Piano anticrisi per aiutare i lavoratori
 
 
MONFALCONE. Un importante piano locale di formazione permanente per i lavoratori interessati dalla situazione di crisi e in generale per la popolazione adulta del nostro territorio è stato sottoscritto fra le istituzioni e le parti sociali ed imprenditoriali.
Promotore dell’iniziativa l’amministrazione comunale di Monfalcone che intende in tal modo per fronteggiare le conseguenze della situazione economica, che sta provocando ripercussioni nel nostro territorio e ha fatto registrare, nelle maggiori realtà industriali del mandamento, diminuzioni di lavoro, comportando difficoltà al tessuto imprenditoriale, commerciale ed artigianale. La formazione consentirà ai lavoratori non solo di restare aggiornati in settori già conosciuti, ma pure di migliorare il grado di professionalità o anche di pensare a raggiungere un livello scolastico superiore a quello posseduto.
Annunciato già qualche settimana fa, il protocollo è stato sottoscritto dal Comune di Monfalcone, in qualità di ente promotore e da varie associazioni, enti e istituti del nostro territorio, e in particolare: l’amministrazione provinciale, i Comuni di San Canzian d’Isonzo, Staranzano, Ronchi dei Legionari, Fogliano, San Pier d’Isonzo, Turriaco, Doberdò, la Camera di commercio, il Consorzio per lo sviluppo industriale, l’Istituto tecnico Einaudi e l’annesso Centro territoriale per l’educazione degli adulti di Staranzano, il Polo professionale, il Liceo Buonarroti, gli enti di formazione Enfap, Enaip, Ial, Job & School, gli istituti comprensivi Giacich e Randaccio, le organizzazioni provinciali di Cgil, Cisl e Uil, le associazioni imprenditoriali – Confindustria, Piccole e Medie imprese, Confartigianato, Cna e l’Associazione commercianti. L’obiettivo del piano è quello di incidere sullo stato di crisi che sta interessando quasi tutti i settori produttivi della provincia di Gorizia, e del territorio monfalconese in particolare, e che ha causato la riduzione degli organici attraverso licenziamenti o la collocazione in cassa integrazione di molti lavoratori che negli anni avevano acquisito competenze professionali di alta specializzazione.
Di conseguenza si pone l’esigenza di offrire a queste maestranze percorsi formativi, articolati su più livelli, sia per tipologia formativa sia temporale, con lo scopo di coinvolgere e ottimizzare le risorse dei vari istituti, enti e associazioni presenti sul territorio. Nelle prossime settimane saranno predisposte iniziative per diffondere notizie e informazioni sulle opportunità che verranno offerte ai lavoratori per usufruire dell’offerta di corsi ed insegnamenti per gli adulti nelle scuole del mandamento. Il vice sindaco, Silvia Altran, ha espresso grande soddisfazione soprattutto per il consistente numero di soggetti che hanno aderito all’iniziativa. «Sono orgogliosa della risposta del nostro territorio – ha dichiarato –, abbiamo messo insieme tante scuole, comuni, enti e organizzazioni.
L’Italia è il paese con il più basso tasso di scolarità e il nostro obiettivo è quello di favorirne l’innalzamento soprattutto tra la popolazione adulta, al fine di agevolare il reinserimento nel mondo del lavoro, migliorare la preparazione professionale e la carriera dei lavoratori. Per questo bisogna collaborare assieme per promuovere una rete funzionale d’interazione e cooperazione attraverso percorsi formativi modulari che potranno essere articolati in base all’interesse dei lavoratori e alle loro disponibilità. A questo fine svilupperemo un’adeguata azione di sensibilizzazione attraverso azioni di comunicazione e di orientamento».

Il Piccolo, 08 luglio 2009 
 
Maternità, più assegni agli extracomunitari  
In tutti gli altri settori i maggiori aiuti vanno agli italiani
 
 
Gli stranieri sono quasi quattromila a Monfalcone, extracomunitari e comunitari, ma c’è solo un ambito in cui i primi chiedono e ottengono più dei secondi e degli italiani messi assieme ed è quello degli assegni di maternità, in base a quanto stabilito dalla legge 448 del 1998. Nel 2007, 47 domande contro le 45 presentate da cittadini dell’Ue, italiani e non, per importi rispettivamente di 67.739 e 66.267 euro, nel 2008, 68 richieste contro 36 pari rispettivamente a 101.840 e 52.417 euro. Nel 2009 siamo 17 a 11, pari a 26.274 euro contro 17mila euro. «In tutti gli altri settori la richiesta, che viene sempre vagliata a fronte dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale o regionale o dai nostri regolamenti, è nettamente inferiore», spiega l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, che ci tiene a «sfatare il mito che tutto va agli stranieri».
«Per quel che riguarda i contributi per l’abbattimento dei canoni di locazione nel 2008 siamo a 298 domande accolte di italiani e comunitari contro 195 di extracomunitari, pari a 545.316 euro di contributi contro 349.547 euro – aggiunge l’assessore -. Fondi che vengono erogati solo se i richiedenti, qualsiasi origine abbiano, sono in regola con il pagamento dell’affitto nell’anno precedente e sono in possesso di un contratto regolare. Il dato inoltre ci sta solo a dire che gli extracomunitari acquistano meno casa, perchè non si sentono ancora radicati, e nello stesso tempo che l’affitto pesa su redditi che evidentemente non sono molto alti». Al dato sugli assegni di maternità, indicatore del tasso di natalità di alcune comunità straniere in città, fa da contraltare quello sui contributi per l’abbattimento delle rette dei nidi: nel 2007 sono stati erogati 37.670 euro di cui 778,25 per extracomunitari, nel 2008 80.678 di cui 3.838 per extracomunitari.
«Le donne straniere, almeno quelle di alcune comunità, fanno figli, ma rimangono a casa – afferma l’assessore Morsolin -, adottando stili di vita che sono diversi dai nostri. Ci sarebbe da chiedersi quindi quali strumenti dovrebbero essere messi in campo per sostenere la ”nostra” maternitá, senza che le donne continuino a dover scegliere o a rischiare di perdere il lavoro». Sul fronte della povertà gli aiuti che il Comune ha dato agli extracomunitari finora hanno oscillato attorno al 15% del totale erogato: 27.663 euro per 31 beneficiari contro 156.987 euro e 143 beneficiari nel 2007, 23.451 euro e 40 beneficiari contro 167.609 euro e 236 beneficiari nel 2008, 8.018 euro e 17 beneficiari contro 41.937 euro e 43 beneficiari nel 2009. Del budget del reddito di cittadinanza, cancellato, nel 2008 gli extracomunitari hanno ottenuto circa un quarto dell’ammontare complessivo (236.073 euro su un totale di 842.915 euro) e nel 2009 55.939 euro su un totale di 274.613 euro. Gli extracomunitari non hanno percepito, perchè non si sono fatti avanti, nemmeno un euro di assegni di cura e assistenza, poi trasformati nel Fondo per l’autonomia possibile.
Laura Blasich 
 
LA CRISI ECONOMICA COMINCIA A INCIDERE SULL’IMMIGRAZIONE  
Rallentano gli stranieri, solo 20 arrivi al mese  
Erano una cinquantina a fine 2008. La comunità asiatica sfiora ormai il 5% della popolazione
 
  
di ELENA ORSI

La crisi economica dimezza l’arrivo di cittadini stranieri a Monfalcone. E a ”frenare” sono soprattutto i cittadini del Bangladesh, che rappresentano l’etnia più numerosa in città con oltre 1300 persone. Se a fine 2008 in città arrivava in media una cinquantina di stranieri al mese – quasi tutti per lavorare nelle ditte operanti in Fincantieri – ora ne arriva una ventina. In questo contesto i bengalesi rappresentano il 5% della popolazione (circa 1300 presenze), a fronte di una percentuale di stranieri che a Monfalcone supera il 13%. Secondo i dati forniti dall’Anagrafe, gli stranieri presenti in città sono poco meno di quattromila (3953) e sono aumentati di 300 unità rispetto alla rilevazione di novembre, quando erano 3600. Un aumento, certo, ma più ”lento” rispetto al passato. Dei quasi quattromila stranieri presenti in città (ufficialmente), 1555 sono le donne, in continua crescita, e 2380 gli uomini. Ma, nel particolare, i cittadini del Bangladesh sono cresciuti ”solo” di 126 unità in oltre 6 mesi. Quindi una media di 21 arrivi al mese quando, nei quattro mesi precedenti la media era superiori ai trenta arrivi. Da sottolineare che le stime ufficiose parlano di una presenza di bengalesi ”non stabile” che si aggira sulle quattromila unità. E che la presenza femminile di questa nazionalità è in continuo aumento a causa dei ricongiungimenti familiari. tanto che ormai le donne bengalesi a Monfalcone sono quasi 500 (476) contro 886 uomini. La comunità straniera più numerosa dopo quella bengalese è la croata con 405 persone, seguita da quella macedone con 382, quella rumena con 342 e quella bosniaca con 311. Queste ultime tre nazionalità sono quelle più ”vivaci”: vedono infatti un aumento anche se non così determinante (si parla di una ventina di unità in media). Come sempre, nel panorama degli stranieri a Monfalcone si nota una maggior presenza di uomini rispetto alle donne, cosa che conferma come l’emigrazione avviene principalmente per motivi legati all’occupazione. gli stranieri a Monfalcone lavorano, oltre che nella navalmeccanica, anche nelle costruzioni e nel turismo. Per quanto riguarda le donne, invece gli arrivi confermano una crescente richiesta in città di badanti per gli anziani. 
 
GLI EXTRACOMUNITARI ASSUMONO COLLABORATRICI TRA LE CONNAZIONALI  
Anche i bengalesi alla ricerca della colf  
Aumento esponenziale della richiesta di badanti da parte dei monfalconesi
 
 
di ELISA COLONI

Mentre nei palazzi romani gli schieramenti si spaccano davanti alla possibilità di bypassare le norme previste dal pacchetto sicurezza attraverso una sanatoria delle badanti, nell’Isontino sempre più famiglie si destreggiano faticosamente tra mille peripezie burocratiche per assumere regolarmente colf e assistenti agli anziani. E in Bisiacaria spunta una novità, sintomo di una società multietnica che cambia. Ad andare alla ricerca di colf, infatti, oggi non sono più solamente gli ”autoctoni”, ma anche gli stranieri: bengalesi che assumono connazionali.
I numeri del fenomeno badanti emergono sia dall’attività dello Sportello delle badanti di Monfalcone (operativo nell’ambito del Centro provinciale per l’impiego) sia dall’andamento del Fondo per l’autonomia possibile Fap (contributi regionali che il Comune eroga a favore delle famiglie che necessitano di una badante).
PIÙ RICHIESTE Che a Monfalcone ci siano sempre più famiglie che richiedono contributi pubblici per poter usufruire di un’assistente domiciliare lo si osserva dai dati forniti dall’assessore comunale ai Servizi socio-sanitari Cristiana Morsolin: «Quando nel 2006 è stato istituito il Fap – spiega – i beneficiari in tutto il Basso Isontino erano solamente 13, mentre oggi il numero è salito a 105. Analizzando solo la situazione relativa a Monfalcone, emerge che nel 2007 il Comune aveva erogato 31mila euro a favore di 26 famiglie, che sono diventati 50mila nel 2008 per 50 beneficiari. A metà 2009 siamo arrivati a quota 47. Questa crescita esponenziale dimostra che sempre più famiglie vogliono assumere le badanti regolarmente, uscendo dall’ombra del lavoro nero».
LO SPORTELLO Andando poi a osservare da vicino ciò che accade allo Sportello delle badanti (riaperto in febbraio, dopo una sospensione di cinque mesi, dovuta a una riorganizzazione degli uffici di Monfalcone e Gorizia) si possono tratte ulteriori informazioni. Lo Sportello serve a far incontrare domanda e offerta, cioè le famiglie con le aspiranti badanti e colf, ma anche a fornire informazioni in materia di contratti di lavoro, retribuzioni, dichiarazioni Inps e Inail, agevolazioni fiscali. I dati forniti dallo Sportello indicano che nel solo mese di giugno i colloqui effettuati con le famiglie sono stati 63 e quelli con i lavoratori 28; alla fine i contratti firmati sono stati 13.
GLI STRANIERI Non sono sempre gli italiani ad arruolare stranieri. Di questi 13 contratti, infatti, 4 sono stati stipulati da famiglie bengalesi, che hanno richiesto l’assunzione di colf della stessa nazionalità. In questi casi i richiedenti non sono passati attraverso lo Sportello per individuare le persone adatte, ma solamente per ricevere aiuto nell’ademipimento di questioni burocratiche (da qui il sospetto di qualcuno che sotto questi contratti possano anche nascondersi tentativi di ricongiungimento familiare, visto che un posto di lavoro permette all’immigrato di rinnovare il permesso di soggiorno).
BADANTE-TIPO Nella maggior parte dei casi si tratta di donne delll’Est Europa, dai vent’anni in su. Per rumene e bulgare (comunitarie) la strada è più semplice. In qualche caso, seppure molto raro, le famiglie sono disponibili ad accogliere anche uomini. Non sono escluse le italiane, che cercano lavoro in quest’ambito soprattutto per l’assitenza notturna e a ore. Purtroppo la metà dei rapporti di lavoro, nel giro di qualche settimana, viene interrotto dalle famiglie, per mancanza di un’adeguata preparazione nel campo dell’assistenza all’anziano. E, per ovviare al problema, la responsabile dello Sportello Stefania Atti lancia l’idea di un corso di formazione.
«Una bella proposta – risponde l’assessore provinciale alle Politiche del lavoro Alfredo Pascolin -. Però in questo momento le risorse sono scarse. Si potrebbe pensare a corsi autofinanziati dalle famiglie interessate all’assunzione delle badanti. Lo Sportello – aggiunge – risulta ad oggi un servizio molto ben organizzato e utile per il territorio».

Il Piccolo, 09 luglio 2009 
 
Porto, alla Cunja mobilità per 8 autisti  
Con il calo dei traffici i 25 della MarTer a stipendio ridotto
 
 
La crisi dei traffici del porto e in generale del settore dei trasporti sta mettendo in difficoltà diverse realtà che gravitano su Portorosega. La Filt-Cgil ha chiuso proprio in questi giorni un accordo alla MarTer, casa di spedizioni e trasporti, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellullosa e caolino in cui è specializzata, per la riduzione di stipendio di tutti e i 25 dipendenti di cui 9 autisti e 8 carrellisti.
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si è trasformato invece in apertura della procedura di mobilità per 8 dei 22 autisti della Cunja, mentre all’Eurocar Logistics si è trovato un’intesa per la riduzione d’orario degli impiegati. Misure che si sommano fra l’altro alla procedure di mobilità volontaria già aperta alla Compagnia portuale per un massimo di 23 lavoratori, quanti in sostanza nell’arco di circa due anni riuscirebbero in ogni caso ad arrivare alla quiescenza.
La Cetal del gruppo Grimaldi, a fronte di una riduzione del traffico di rotabili del 59% nei primi sei mesi dell’anno rispetto lo stesso periodo del 2008, sta da parte sua cercando di tamponare le difficoltà e il sostegno necessario a non ridurre l’occupazione, ora fatta di 30 addetti. Cetal e Grimaldi si stanno in ogni caso muovendo per cercare dei traffici alternativi alle automobili, ma non si tratterà di un obiettivo raggiungibile nell’immediato.
Com’era già nei programmi della società, l’attenzione si sta rivolgendo su traffici Ro-Ro, ma centrati sul trasporto di mezzi pesanti, e contenitori.
«Non sarà qualcosa che realizzeremo entro la fine dell’anno – sottolinea il responsabile della Cetal, Penso – perché al momento l’obiettivo è solo di chiudere il 2009 tamponando il calo dei traffici».
In ogni caso Cetal e Grimaldi, che controlla l’80% di Minoan, vista la disponibilità di navi con rampa laterale, potrebbero avviare la nuova attività a prescindere dal completamento del terminal traghetti, in fase di realizzazione da parte dell’Azienda speciale per il porto. Minoan quindi potrebbe sbarcare a Portorosega, ma in ogni caso non per trasportare passeggeri.

Messaggero Veneto, 09 luglio 2009 
 
È crisi per il porto di Monfalcone: traffici calati del 18,5 per cento  
 
MONFALCONE. Si fanno sentire sempre più gli effetti della crisi sul porto di Monfalcone, che nel mese di giugno ha visto un calo del 18,5% del traffico rispetto allo stesso mese dello scorso anno.
Stando ai dati forniti dall’Azienda speciale per il porto, giugno si è chiuso con 274 mila 864 tonnellate movimentate contro le 337 mila 442 tonnellate movimentate nel mese di giugno del 2008.
In totale, il primo semestre 2009 ha visto movimentare un milione 524 mila 267 tonnellate contro i 2 milioni 30 mila 145 tonnellate dello stesso periodo dello scorso anno, attestando il calo generale al 25 per cento, diminuzione che peraltro era stata registrata già durante i mesi scorsi.
La diminuzione ha interessato tutte le voci merceologiche, dai metallurgici (631 mila 823 tonnellate, meno 25 per cento) alla cellulosa (286 mila 685 tonnellate allo sbarco, meno 23 per cento), al carbone destinato alla centrale termoelettrica A2A (meno 34 per cento).
In totale, gli sbarchi hanno registrato un movimento di un milione 269 mila 720 tonnellate, pari a meno 29 per cento.
La crisi sta facendo slittare gli obiettivi di acquisizione di nuovi traffici e progetti di espansione e investimenti che, in caso contrario, sarebbero stati avviati a Portorosega nel corso di quest’anno.
È il caso pure di Grimaldi, il cui traffico di rotabili attestato a Portorosega sta vistosamente soffrendo, visto che è legato al mercato all’automobile e alla crisi di questo: 23 mila 624 sono stati i mezzi sbarcati e imbarcati nei sei mesi, contro i 58 mila 638 dello stesso periodo del 2008, pari a un calo del 59 per cento.
La Cetal, società del gruppo partenopeo che dal 2003 gestisce il traffico di rotabili a Monfalcone, spiega di lavorare per superare il momento e per non dover lasciare a casa nessuno dei 30 dipendenti.
Com’era già nei programmi della società, l’attenzione si sta rivolgendo su traffici Ro-Ro, centrati sul trasporto di mezzi pesanti e contenitori, ma per ora obiettivo immediato è chiudere l’anno tamponando le perdite.
Inoltre, la crisi tocca anche altre imprese collegate al porto.
La Filt-Cgil ha chiuso in questi giorni un accordo alla MarTer, casa di spedizioni e trasporti, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellulosa e caolino in cui è specializzata, per la riduzione di stipendio di tutti e i 25 dipendenti, di cui 9 autisti e 8 carrellisti.
Il ricorso alla cassa integrazione ordinaria si è trasformato invece in apertura della procedura di mobilità per 8 dei 22 autisti della Cunja, mentre all’Eurocar logistics si è trovata un’intesa per la riduzione d’orario degli impiegati. (cris.vis.) 
 
Più assegni maternità per extracomunitari  
 
MONFALCONE. Sono state 68 le domande per poter usufrire per l’anno 2008 dell’assegno di maternità da parte degli stranieri extracomunitari residenti a Monfalcone, assegno previsto dalla legge 448 del 1998. Trentadue domande in più rispetto alle 36 presentate da cittadini dell’Unione europea, italiani e non italiani, che hanno ottenuto un contributo totale di 101.840 euro, contro 52.417 euro. Nel 2007 le domande erano state 47 contro le 45 presentate da cittadini dell’Ue per importi rispettivamente di 67.739 e 66.267 euro. Nei primi mesi del 2009 le domande sono arrivate a quota 17 a 11, pari a 26.274 euro contro 17 mila. È solo questo il settore in cui gli extracomunitari ottengono “di più” rispetto agli altri residenti.
È l’assessore alle politiche sociali, Cristiana Morsolin, a snocciolare i dati per chiarire come non sia vero che «va sempre tutto agli stranieri. In tutti gli altri settori la richiesta, che viene sempre vagliata a fronte dei criteri stabiliti dalla normativa nazionale o regionale o dai nostri regolamenti, è nettamente inferiore – spiega –. Per quel che riguarda i contributi per l’abbattimento dei canoni di locazione nel 2008 siamo a 298 domande accolte di italiani e comunitari contro 195 di extracomunitari, pari a 545.316 euro di contributi contro 349.547 euro». I fondi d’altra parte vengono erogati solo se i richiedenti, qualsiasi origine abbiano, sono in regola con il pagamento dell’affitto nell’anno precedente e sono in possesso di un contratto regolare. Al dato sugli assegni di maternità, che indica anche il tasso di natalità di alcune comunità straniere, occorre paragonare quello sui contributi per l’abbattimento delle rette dei nidi: nel 2007 sono stati erogati 37.670 euro di cui 778,25 per extracomunitari, nel 2008, 80.678 di cui 3.838 per extracomunitari.
«Le donne straniere, almeno quelle di alcune comunità, fanno figli, ma rimangono a casa – afferma l’assessore –, adottando stili di vita diversi dai nostri. Ci sarebbe da chiedersi quali strumenti dovrebbero essere messi in campo per sostenere la “nostra” maternità, senza che le donne continuino a dovere scegliere o a rischiare di perdere il lavoro». Sul fronte della “povertà” gli aiuti che il Comune ha dato agli extracomunitari finora hanno oscillato attorno al 15% del totale erogato: nel 2007 su un totale di 156.987 euro e 143 beneficiari, sono andati a extracomunitari 27.663 euro per 31 beneficiari, dato che si attesta su 167.609 euro e 236 beneficiari, di cui 40 extracomunitari e 23.451 euro per il 2008 e per il 2009, 8.018 euro e 17 beneficiari extracomunitari a fronte di 41.937 e 43 beneficiari. Del budget del reddito di cittadinanza, cancellato, nel 2008 gli extracomunitari hanno ottenuto circa un quarto dell’ammontare complessivo (236.073 euro su un totale di 842.915 euro) e nel 2009, 55.939 euro su un totale di 274.613 euro. Gli extracomunitari non hanno percepito, perché non si sono fatti avanti, nemmeno un euro di assegni di cura e assistenza, poi trasformati nel Fondo per l’autonomia possibile. «Quelle extracomunitarie sono insomma famiglie giovani e con figli, che fanno difficoltà a sostenere l’affitto di abitazioni che non comprano – conclude l’assessore alle Politiche sociali –. Faccio quindi solo una domanda: nel momento in cui una persona risiede in questa città, lavora, paga le tasse, segue le regole, consuma e contribuisce allo sviluppo della nostra economia, dobbiamo negare quanto di cui ha diritto a causa della sua provenienza?».

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
GLI EFFETTI DEL MANCATO ARRIVO DI NUOVI ORDINI DI NAVI DA CROCIERA  
Crisi Fincantieri, la prima a pagare è Eurogroup  
L’azienda ha un appalto nel settore della carpenteria: dal 29 agosto metterà in cassa 93 lavoratori per 13 settimane
  
 
di LAURA BLASICH

Il mancato arrivo di nuovi ordini per la costruzione di navi da crociera da parte di Fincantieri provocherà uno scarico di lavoro a breve non solo per i dipendenti diretti della società. La situazione di calma piatta ancora presente sul fronte delle commesse, nonostante il mercato turistico delle crociere mantenga un margine di crescita anche nel 2009, seppure più contenuto rispetto gli anni precedenti (2,3 contro l’8%), sta iniziando a mettere in seria difficoltà l’indotto. Com’è Eurogroup, nata nel 1998 al Lisert con l’obiettivo di conquistare una parte significativa del mercato delle travi saldate a “T”, pronte per il montaggio sugli scafi delle navi, che lavora soprattutto per i cantieri adriatici di Fincantieri e che dal 29 agosto e per il massimo concesso, cioè 13 settimane, aprirà la cassa integrazione ordinaria per tutti i suoi 93 dipendenti.
IL PROVVEDIMENTO. La contrazione del carico di lavoro si sta già  facendo sentire, ma nel corso del prossimo mese sarà fronteggiata ricorrendo ai permessi retribuiti e ferie in giacenza dal 2008 o eventualmente utilizzando quota parte delle ferie e dei Par disponibili nel 2009. Le modalità di utilizzo della Cigo, che sarà utilizzata se possibile a rotazione, saranno definite alla fine del prossimo mese, quando ci saranno gli elementi per decidere il ricorso alla “cassa” a zero ore o invece per sostenere una riduzione d’orario. L’accordo già siglato tra l’azienda e i sindacati dei metalmeccanici, che si sono mossi a fronte del mandato già ricevuto dai lavoratori riuniti in assemblea, prevede inoltre che ogni quindici giorni si proceda a una verifica dei principi di rotazione dei lavoratori e che sia garantita una maturazione della tredicesima e degli altri istituti accessori per ogni giorno di eventuale presenza in fabbrica.
LE REAZIONI. «Il ricorso alla Cigo è dovuto, come ha dichiarato l’azienda ed è stato inserito nel verbale di accordo, a una temporanea mancanza di commesse legata all’attuale contrazione del mercato della cantieristica – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -. Il ricorso alla cassa integrazione consente di arrivare alla fine di novembre, quando l’azienda spera che qualcosa inizi a muoversi in quanto a ordini di nuove navi». Al momento non c’è comunque ancora nulla di certo, conferma Fincantieri, che da ottobre inizierà a ricorrere alla Cigo per i suoi dipendenti. L’azienda sta lavorando in modo costante con le società  armatrici per sbloccare il mercato, le trattative sono sempre in corso e non si sono mai interrotte, ma nessun ordine è stato ancora formalizzato.
LE CONSEGUENZE. La diminuzione della produzione all’Eurogroup coinvolgerà , anche se magari in tempi diversi, anche l’impresa esterna che opera all’interno dello stabilimento del Lisert e che impiega tra i 40 e i 45 lavoratori quasi tutti di origine bosniaca. Si tratta di stranieri che però ormai vivono da tempo nel territorio, come buona parte dei dipendenti diretti dell’Eurogroup, anche se originari da fuori regione. Una parte dei lavoratori arriva invece ogni giorno a Monfalcone dalla provincia di Trieste o dalla Bassa friulana. Le difficoltà dell’indotto Fincantieri rischiano quindi di amplificare e non poco l’impatto che la crisi economica sta già provocando nel Monfalconese, dove si sta ricorrendo alla Cigs per Eaton Automotive e ancora per i lavoratori Finmek e alla Cigo alla Sbe, Detroit, Roen Est, Reggiane Cranes&Plants, mentre a metà agosto scade la mobilità  per gli ex lavoratori Ineos e pure nel settore dei trasporti si sta ricorrendo agli ammortizzatori sociali. Per quel che riguarda gli appalti il caso di Eurogroup è il più evidente, al momento, considerate anche le dimensioni dell’impresa, che consentono comunque di gestire in modo corretto lo scarico di lavoro, ma in crisi, stando al sindacato, ci sarebbero anche diverse ditte di piccole dimensioni. Lo stabilimento dell’Eurogroup attualmente sviluppa una produzione di circa 1500-2000 tonnellate al mese di profili saldati navali e componentistica strutturale (sottoassiemi, pannelli, basamenti motori).
Eurogroup fa parte del gruppo Eurosteel di Genova che ha acquisito il controllo della società nell’aprile del 2005, nata invece nel 1998 per volontà di un gruppo imprenditoriale con decennale esperienza nel settore delle costruzioni metalliche e in accordo con la Itainvest, finanziaria del ministero del Tesoro. 
 
In due mesi persi mille posti di lavoro  
Segno meno anche nelle assunzioni: il 40% in meno
  
 
Mille posti di lavoro. A tanto ammonta il prezzo pagato alla crisi dall’Isontino tra gennaio e marzo e marzo 2009. Il dato è contenuto nel rapporto sull’andamento nel primo trimestre dell’anno del mercato dell’occupazione provinciale redatto dall’Agenzia regionale del lavoro presentato ieri in Provincia. Praticamente tutte le cifre riferite al 2009, comparate con l’anno precedente, vengono anticipate dal segno meno. Quelle che prima delle altre balzano agli occhi fanno riferimento agli avviamenti, ovvero ai nuovi rapporti di lavoro (a tempo determinato e a tempo indeterminato). Tra il gennaio e il marzo 2008 erano stati 7232; quest’anno, negli stessi 90 giorni, 4416. Quasi il 40% in meno. «Tutte le più fosche previsioni sono state confermate da questo dossier – ha fatto notare l’assessore provinciale al Lavoro, Alfredo Pascolin -. Ora attendiamo di sapere come è andata nel secondo trimestre: abbiamo delle anticipazioni confortanti. Il momento più difficile della crisi, almeno sotto il profilo occupazionale, dovremmo averlo superato». Percentuali così negative, tuttavia, difficilmente potranno essere ribaltate entro l’anno. Il trend più preoccupante è quello che riguarda i giovani (fino ai 30 anni di età). A fronte dei 2304 inserimenti lavorativi del primo trimestre 2008, quest’anno, ce ne sono stati 1282: il 44,4% in meno. Appena un po’ meglio è andata per gli adulti (tra i 30 e i 54 anni): in questa fascia d’età gli avviamenti – sempre tra i due trimestri – sono calati del 38,2%, pr una variazione assoluta di 1656 unità (4335 contro 2679). Mentre è curioso notare come tra chi perde il lavoro non ci siano differenze etniche. Gli avviamenti di italiani sono diminuiti del 39,1% (5778 contro 3520); quelli di stranieri, con un meno 38,4, sono calati praticamente nella stessa misura percentuale (1454 contro 896, se andiamo a indicare il valore assoluto). «Provvederemo fin dai prossimi mesi a potenziare i nostri centri per l’impiego, in modo da tamponare questa emoraggia di posti di lavoro – ha aggiunto Pascolin -. Cercheremo di fare tutto il possibile per ricollocare quanti hanno perso il posto».
Nicola Comelli

Morsolin preoccupata: «Siamo solo all’inizio»  
L’assessore comunale teme ripercussioni sulle aziende più piccole
 
 
di ELISA COLONI

«Spero di essere smentita dai fatti, ma purtroppo credo cha la crisi economica, anche a Monfalcone, sia appena agli inizi. E temo che le sue conseguenze, che colpiranno soprattutto le piccole realtà produttive, saranno molto pesanti. Per questo motivo la notizia dell’avvio della cassa integrazione per i dipendenti di Eurogroup non mi stupisce». Queste le parole di Cristiana Morsolin, assessore comunale ai Servizi socio-sanitari e assistenziali.
Dopo l’annuncio dell’apertura della Cigo per i 93 lavoratori dell’azienda fornitrice di Fincantieri con sede al Lisert, infatti, è arrivato il momento di fare i conti. Se nella città dei Cantieri, il cantiere numero uno comincia a mostrare qualche segno di debolezza, le conseguenze possono infatti espandersi a macchia d’olio, contaminando il denso indotto che vi ruota attorno. E gli effetti di questa potenziale crisi a catena saltano agli occhi: più lavoratori con stipendio ridotto e maggiori difficoltà ad arrivare a fine mese che bussano alla porta delle istituzioni per chiedere aiuto.
E se Eurogroup dovesse rivelarsi solo la punta dell’iceberg, come si potebbero parare i colpi? «Di certo il Comune non può accollarsi tutti gli oneri – spiega Cristiana Morsolin -. Quella attuale è una crisi di dimensioni eccezionali, che rischia di far patire solo adesso i suoi effetti alla gente comune, ai lavoratori delle fabbriche, alla faccia di chi dice che le turbolenze economiche stanno per trasformarsi solo in un brutto ricordo. I Comuni non possono essere lasciati soli. Sono in primis lo Stato e la Regione che devono farsi carico delle conseguenze della crisi, adottando misure importanti nel lungo periodo sul fronte occupazionale. Infatti il sostegno economico immediato – aggiunge l’assessore – è utilissimo, ma non basta. Penso a un territorio come il nostro: c’è bisgono di lavoro. C’è bisogno di incentivare in tutti i modi le aziende a non delocalizzare, a produrre mantenendo i posti di lavoro. Se le istituzioni non faranno quadrato intorno alla protezione delle dinamiche occupazionali in questo territorio – conclude – la situazione potrebbe veramente diventare ingestibile».

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Alla Eurogroup scatterà la cassa integrazione 
 
MONFALCONE. Saranno utilizzate le ferie par (permessi annui retribuiti) del 2008 per coprire lo scarico di lavoro, ma dal 29 agosto al 28 novembre sarà aperta la cassa integrazione ordinaria, con la speranza che qualcosa nel frattempo si muova e la crisi dia segni di regressione.
È questo ciò di cui si è discusso tra i rappresentanti della Eurogroup, azienda monfalconese che opera nel settore navale, con realizzazione di blocchi, travi, casse di compensazioni e bulbi e che nei giorni scorsi hanno incontrato i rappresentanti della Rsu aziendale.
I rappresentanti di Eurogroup hanno precisato che attualmente esiste un carico di lavoro per una nave in realizzazione a Marghera e qualcosa per altri cantieri, un carico di lavoro che però non copre la potenzialità lavoro dello stabilimenti, per i cui 93 dipendenti, a rotazione, si aprirà appunto a fine agosto la cassa integrazione, anche se deve ancora essere stabilito se con sospensione totale del lavoro o solo con riduzione d’orario.
Saranno, comunque, coinvolti tutti i reparti e tutti gli uffici, ogni 15 giorni si procederà a verifica e sarà l’azienda ad anticipare la Cigo.
È stato anche concordato che se alcuni lavoratori non avessero a disposizione ferie par del 2008, saranno utilizzate quelle del 2009.
Intanto lo stabilimento di via Timavo effettuerà le ferie collettive nelle due settimane centrali di agosto, che per i lavoratori resterà, economicamente, un mese pieno.
Da ricordare che in Eurogroup lavora in appalto una ditta bosniaca, con circa una quarantina di dipendenti che si occupano di tubisteria: l’azienda si è impegnata a rivedere i contratti d’appalto esterni per verificare se fosse possibile affidare le lavorazioni alla forza lavoro interna.

Il Piccolo, 24 luglio 2009 
 
Eurogroup, un terzo d’affari con Fincantieri  
La crisi della crocieristica ha costretto l’azienda a ricorrere alla cassa
 
 
di DOMENICO DIACO

Nonostante la situazione sia alquanto preoccupante a causa dello scarico di lavoro alla Fincantieri di Monfalcone dovuto alla mancanza di nuove commesse per la costruzione di navi da crociera e le negative conseguenze che investono l’indotto, all’Eurogroup, una delle aziende colpite da tale congiuntura, guarda al futuro con ragionato ottimismo. Intanto però l’azienda che ha sede al Lisert e che produce manufatti in acciaio e lega leggera per il mercato della cantieristica italiana si vede costretta a mettere in cassa integrazione a partire dal 29 agosto per il massimo consentito di 13 settimane tutti i suoi 93 dipendenti.
«Una situazione che l’azienda ritiene essere congiunturale e assolutamente temporanea», afferma l’amministratore delegato Gianfranco Imperato che assieme ad Andrea Cavallo è socio dell’Eurogroup spa. Imperato sottolinea infatti «che in uno scenario di mercato siderurgico che ha visto prezzi in calo della nostra materia prima del 50%, il nostro fatturato 2009 è previsto in calo soltanto del 25-30% (chiuderemo tra i 26 e i 29 milioni a seconda dell’andamento dell’ultimo trimestre».
Secondo Imperato quella che si sta vivendo «è la conseguenza di una difficile programmabilità del lavoro soprattutto con il cliente Fincantieri (con tutti gli altri cantieri con cui lavoriamo il volume 2009 sarà uguale o addirittura superiore al 2008)». Fincantieri rappresenta oggi circa il 35% del volume d’affari complessivo di Eurogroup 60% solo a Monfalcone). «E quindi evidente – afferma Imperato – come la discontinuità di ordinativi possa comunque avere ripercussioni sul nostro carico di lavoro». L’amministratore delegato aggiunge però che «negli ultimi mesi la società ha registrato da parte di Fincantieri una sensibilità nuova ai problemi dell’indotto anche a fronte di riorganizzazioni interne». «In seguito a tale nuovo atteggiamento – prosegue Imperato – stiamo già lavorando sui programmi delle costruzioni per il prossimo anno, consci, noi e Fincantieri, del fatto che la competitività del sistema della subfornitura è figlia non solo dello spremere i prezzi degli appalti, ma anche e soprattutto di poter ragionare su volumi regolari e investimenti innovativi».
L’Eurogroup non sottovaluta comunque il rischio che si riduca il mercato delle navi da crociera, ma non si nasconde neppure il fatto che la domanda mondiale di crociere ha subito meno di altri settori l’effetto della crisi e che, ad esempio le oltre 80 navi del gruppo Carnival necessitano di un continuo turnover, la qual cosa, sottolinea Imperato, da sola dovrebbe garantire al sistema Fincantieri un carico di lavoro importante per gli anni a venire».
D’altro canto, Eurogrop, in un momento di generale difficoltà dei mercati non sembra aver perso l’ottimismo di fare impresa decidendo di investire e puntare sulla crescita e sulla internalizzazione del proprio business. Lo scorso mese infatti è stato inaugurato in Vojvodina (Serbia) un nuovo stabilimento di Yogotub, azienda frutto di un progetto avviato con la partecipazione di Finest proprio da Eurogroup per un investimento di oltre 6 milioni di euro finalizzato alla produzione e alla commercializzazione di tubi d’acciaio.

Il Piccolo, 25 luglio 2009 
 
L’ALLARME DEI SINDACATI  
«A settembre 1000 posti di lavoro a rischio»  
Uil e Cisl chiedono alla Provincia di riunire il Patto per lo sviluppo al termine dell’estate
 
 
di NICOLA COMELLI

GORIZIA Un migliaio i potenziali posti di lavoro a rischio da settembre. I sindacati temono che, trascorsa l’estate, molte imprese, soprattutto quelle medio-piccole, dopo aver annaspato per mesi, barcamenandosi alle meno peggio tra i flutti della crisi, intraprendano una serie di incisive ridefinizioni interne degli organici. Per questa ragione chiedono che la Provincia convochi entro la prima metà di settembre il Patto per lo sviluppo, in modo da poter fare il punto della situazione studiando quali misure adottare per evitare ulteriori ripercussioni ai danni dell’occupazione.
«La sensazione che abbiamo è che il vento della crisi che fino a questo momento a spirato soprattutto contro l’industria, leggera e pesante, ora possa abbattersi di riflesso sul commercio – evidenzia Umberto Brusciano, segretario provinciale della Cisl -. Si tratta di un settore difficile da monitorare, perché frammentato in tantissime microimprese che silenziosamente potrebbero iniziare a tagliare il personale o addirittura chiudere». Se così avverrà le ricadute sociali sarebbero di gran lunga ridotte rispetto a quelle generate dalle crisi delle grandi aziende ma non per questo meno complesse. «Il Patto per lo sviluppo è la sede giusta per capire come si sta evolvendo la situazione sul territorio – osserva Giacinto Menis, responsabile provinciale della Uil -. E’ importante seguire passo passo quello che sta accadendo, seguendo da vicino i cambiamenti che stanno interessando le imprese e il mercato del lavoro». Un mercato del lavoro che – lo ricordiamo – nel solo primo trimestre di quest’anno ha già perso mille posti di lavoro. Ad aprile e maggio i dati, seppure non ancora elaborati, fanno propendere «per un cauto ottimismo», ha ricordato su questo punto l’assessore al Lavoro della Provincia, Alfredo Pascolin. «Tuttavia, la guardia va tenuta alta – sottolinea Brusciano –. La crisi è profonda ed è destinata a non andarsene troppo rapidamente». Ragione per cui nelle imprese potrebbe verficarsi la tornata di riorganizzazione temuta dai sindacati. A parlare di settembre come un mese particolarmente «caldo» era stato non a caso il presidente della Confindustria Gianni Di Bert, ancora un po’ di tempo fa per la verità. «Nella prima parte dell’anno le aziende, in un modo o nell’altro tireranno avanti – aveva sottolineato -. E’ con il secondo semestre, e in modo particolare con il terzo quadrimestre, che le cose cambieranno. Quegli imprenditori che non avranno scorto segnali di ripresa relativamente ai mercati sui queli operano potrebbero essere spinti definitivamente a ridimensionarsi per rimanere in piedi».
Il segnale dell’attendismo delle imprese tra gennaio e giugno scorsi di cui parlava Di Bert sta tutto nel milione di ore di cassa integrazione richieste e concesse. Una cifra tre volte superiore a quella del primo semestre 2008 e addirittura quattordici volte superiore a quella dell’analogo periodo del 2007. Meccanica ed edilizia i comparti per i quali è stata maggiore la necessità di attivare gli ammortizzatori sociali, con il legno, l’agroalimentare e i trasporti a seguire. «Al di là dell’apertura dell’Ikea, con i suoi più di 200 nuovi posti di lavoro – fa notare Menis – all’orizzonte non si vedono iniziative in grado di generare benefici occupazionali rilevanti, soprattutto per quanto concerne il commercio». Intanto l’Agenzia regionale per il lavoro ha già dato appuntamento a settembre con i dati occupazionali provinciali sul secondo trimestre. E la sensazione è che la diagnosi del Patto per lo sviluppo potrebbe partire proprio da qui.

Messaggero Veneto, 19 agosto 2009 
 
Monfalcone. La crisi sèguita a creare ripercussioni sullo scalo marittimo eppure in luglio il calo dei traffici è stato inferiore a quello registrato in giugno  
Portorosega, la sofferenza continua ma ci sono segnali di ripresa
  
 
MONFALCONE. Il porto di Monfalcone sembra riprendere lentamente vita dopo il forte rallentamento dei traffici, osservato nei mesi scorsi e determinato dagli effetti della crisi economica. In questi giorni le banchine di Portorosega sono state animate dagli attracchi di numerose navi, concreto segnale di ripresa, anche se i dati di luglio risentono ancora della recessione, registrando numeri ancora negativi e i primi dati positivi si potranno avere probabilmente a settembre.
Lo scorso mese a Portorosega sono state sbarcate e imbarcate in tutto 286.298 tonnellate, appena 10 mila in più rispetto a giugno, ma ben oltre 100 mila in meno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente con una perdita quindi del 27%. Perdita che si riduce, ma resta alta nel bilancio dei primi sette mesi dell’anno: la contrazione dei traffici da gennaio a luglio si assesta sulla perdita del 25,31 per cento. Secondo i dati forniti dall’Azienda speciale per il porto, tra gennaio e la fine dello scorso mese dalle banchine di Portorosega sono transitate in totale, un milione 810.565 tonnellate di merci contro i 2,4 milioni di tonnellate dei primi sette mesi del 2008. La sofferenza viene registrata in tutti i settori merceologici che fanno riferimento al porto monfalconese, compreso quello di carbone diretto alla banchina della centrale termoelettrica, che all’inizio dello scorso mese è passata dalla proprietà E.On ad “a2a”. Fino alla fine di luglio a Portorosega sono state sbarcate 361.942 tonnellate di carbone, che alimenta due delle quattro sezioni dell’impianto energetico, con un calo del 29% rispetto ai primi sette mesi del 2008.
Il calo di movimentazione è molto più accentuato nel settore dei prodotti metallurgici, che negli ultimi anni hanno rappresentato la voce principale per Portorosega: a Monfalcone sono state sbarcate e imbarcate 740.385 tonnellate di metallurgici con un decremento del 31,34% rispetto lo stesso periodo dello scorso anno. Resta comunque abbastanza saldo il movimento di cellulosa, altro settore forte di Portorosega, di cui sono state manipolate 434.150 tonnellate pari a un meno 11% sui primi sette mesi del 2008. La perdita più consistente rimane comunque quella segnata dal traffico di rotabili, gestito dalla Cetal del gruppo Grimaldi, anche se il gap rispetto allo scorso anno si è leggermente ridotto: nei primi sette mesi sono stati movimentati 31.169 mezzi contro i 67.272 del 2008 con un calo del 53,67%. Da evidenziare però che a giugno il calo era stato del 59% e che quindi, pur lentamente, qualcosa di positivo sta succedendo. È ancora presto per dire quanto si possa essere ottimisti e sperare in un vero superamento della crisi, cautela che viene espressa anche dall’Aspm, che però conferma come appunto in banchina ci sia “il tutto esaurito”.
Se il trend fosse quello della prima metà dell’anno, Portorosega chiuderà l’anno con traffici attorno ai 3 milioni di tonnellate, il 25% in meno appunto rispetto al 2008. L’Azienda speciale sta intanto cominciando a lavorare al terminal traghetti per cui si spera però di trovare dei soggetti interessati. Il piazzale da 40 mila metri quadrati è in fase di collaudo, mentre entro la fine dell’anno potrebbero iniziare i lavori, da 8 milioni di euro e in fase di appalto, dell’adeguamento del tratto di banchina riservato al cabotaggio. L’Aspm sta attendendo invece il completamento dell’iter autorizzativo del progetto per la realizzazione della stazione marittima, che richiederà un investimento di altri 2,5 milioni di euro. (c.v.)

Il Piccolo, 01 settembre 2009 
 
RICADUTE SUL PORTO DELLA CRISI IN CARTIERA  
Compagnia, accelera il ricorso alla mobilità
 
 
In porto qualche segnale di ripresa c’è, ma senza al momento avere ricadute sull’occupazione, che invece continua a risentire del rallentamento dei traffici causato dalla crisi. Tant’è che il ricorso alla mobilità concordato a marzo dalla Compagnia portuale con i sindacati e i lavoratori ha subito un’accelerazione. L’accordo siglato a primavera prevedeva che la procedura interessasse gradualmente un massimo di 23 dei 120 addetti dell’impresa portuale nell’arco di 20 mesi, ma in soli cinque mesi in mobilità, finalizzata al raggiungimento comunque della pensione, è già entrata una ventina di lavoratori. «Per chiudere il ricorso alla mobilità mancano quindi davvero poche unità», conferma Elio Gurtner, segretario provinciale della Filt-Cgil. L’accordo includeva anche il distacco di lavoratori (in tutto al momento 12) della Compagnia alla Fratelli Midolini, impresa autorizzata a operare nel porto di Monfalcone da poco meno di un anno, come ulteriore misura per fronteggiare la diminuzione delle operazioni in banchina. Il sindacato rimane anche in attesa di capire in questo momento soprattutto cosa accadrà alla cartiera di San Giovanni di Duino, la cui attività, come ricorda Gurtner, «ha forti incidenze sul porto di Monfalcone». Le ripercussioni negative del calo della produzione della cartiera si sono già fatte sentire quet’estate a Portorosega. A luglio proprio la Filt-Cgil ha chiuso un accordo alla MarTer, che sta soffrendo il calo della movimentazione di cellullosa e caolino, per la riduzione di stipendio di tutti i 25 dipendenti di cui nove autisti e otto carrellisti. «Qualcosa si sta comunque muovendo – afferma Gurtner -. Penso al traffico di legno per Fantoni, ma anche alla ripresa della movimentazione di materiali metallurgici». (la.bl.)

Il Piccolo, 16 febbraio 2010
 
PER FAR FRONTE AL CALO DI LAVORO IN BANCHINA 
In Cassa integrazione gli 86 dipendenti della Compagnia portuale 
Il vicepresidente Scaramelli: la Cigs non è premessa alla mobilità, vogliamo tutelare tutti i lavoratori
Ricorso agli ammortizzatori sociali anche alla Alto Adriatico: finora sono stati coinvolti 24 lavoratori, impiegati 16 giornate al mese

di LAURA BLASICH

Al centro, assieme a Trieste, dell’ambizioso progetto di sviluppo di Unicredit, il porto di Monfalcone continua intanto a fare i conti, molto concreti anche sotto il profilo occupazionale, con le ripercussioni della crisi sui trasporti via mare. La Compagnia portuale, entrata nell’orbita del gruppo Maneschi a luglio del 2008, non è riuscita finora ad agganciare nuovi traffici a causa della condizione dei mercati. Dopo il ricorso alla mobilità per 23 dipendenti ”anziani” attuato nel 2009, l’impresa ha deciso, d’intesa con le organizzazioni sindacali di categoria, di utilizzare la cassa integrazione speciale per tutti gli 86 dipendenti per fare fronte alla contrazione del lavoro in banchina e alla chiusura del contratto con la Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino. La lavorazione dei tronchetti effettuata dalla Compagnia nell’area dello stabilimento vedeva impiegati 16 addetti che ora saranno nuovamente impiegati nelle operazioni di carico e scarico delle navi attraccate a Portorosega.
La cassa integrazione straordinaria, che ha preso il via ieri, non è però l’anticamera alla mobilità e quindi ai licenziamenti, come sottolineano sia il vicepresidente dell’impresa Riccardo Scaramelli, sia il segretario provinciale della Filt-Cgil, Elio Gurtner. «La Cigs è stata scelta per tutelare tutti i lavoratori e salvaguardare l’occupazione esistente – afferma Scaramelli – in attesa di nuovi traffici. Stiamo lavorando in questo senso. Finora i traffici non sono arrivati perché, di fatto, non ce n’erano. Rispetto agli ultimi 18 mesi in cui non c’era alcun interesse vero, qualche segnale diverso c’è». La Cigs rappresenta inoltre una scelta funzionale, come spiega Gurtner, a evitare di andare al rinnovo della cassa integrazione ordinaria ogni 13 settimane. La Cigs garantisce, invece, una copertura per un anno per tutti gli 86 dipendenti. In concreto impiegati e addetti alla manutenzione dei mezzi della Compagnia rimarranno a casa un giorno alla settimana, mentre per chi opera in banchina la Compagnia ha fatto una proiezione di 6 giornate di ”cassa” al mese.
Sta ricorrendo, invece, alla Cigo la Alto Adriatico, impresa autorizzata con articolo 17 e quindi operante per intervenire nel caso di picchi di lavoro nel porto di Monfalcone. Finora, comunque, i 24 dipendenti della Alto Adriatico, affiancati da 11 interinali, hanno lavorato attorno alle 16 giornate al mese. L’impresa opera anche per conto della Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi, effettuando quindi la movimentazione delle autovetture dai traghetti al terminale esistente a Portorosega. Cioé dell’unico traffico che sembra in netta ripresa, a vedere i dati di gennaio dell’attività dello scalo forniti dall’Azienda speciale porto. Nel primo mese del 2010 sono state sbarcate e imbarcate in totale a Monfalcone 5.902 autovetture, con un aumento del 145% rispetto a gennaio del 2009, quando la crisi dell’auto era ormai esplosa. In totale a gennaio a Portorosega, che ha chiuso il 2009 con i traffici in calo del 20% rispetto il 2008, sono state movimentate 218.054 tonnellate di merci, pari a una contrazione del 3,57% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. A mancare sono stati di fatto gli imbarchi, quasi del tutto inesistenti, mentre gli sbarchi hanno registrato un più 3,51%, nonostante il traffico di metallurgici (meno 16%) e quello di cellullosa (meno 12%) siano ancora in difficoltà.
A incidere è stata la ripresa degli sbarchi di carbone per la centrale termoelettrica di A2a e l’arrivo di carichi di sale dal bacino del Mediterraneo diretti verso il Nord Europa. A gestire il traffico in banchina è l’altra impresa autorizzata a Monfalcone con articolo 16, la Fratelli Midolini, che a Portorosega impiega 8 dipedenti e finora non ha dovuto ricorrere agli ammortizzatori sociali. «Come rappresentanti dei lavoratori non possiamo che essere d’accordo con i progetti di sviluppo del porto di Monfalcone – sottolinea il segretario provinciale della Filt-Cgil -, che però al momento paga l’assenza di nuovi traffici e lo spostamento di alcuni traffici “storici” su Trieste a causa, di fatto, degli incentivi all’intermodalità erogati dalla Regione».

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Il Piccolo, 22 giugno 2009

I PASTI IN DISTRIBUZIONE NON BASTANO. CHIESTO AIUTO ALLA CARITAS  
Utenti-boom, in crisi il Centro a bassa soglia 
Gli operatori: impennata di presenze in seguito all’abolizione del Reddito di cittadinanza

Finisce il Reddito di cittadinanza, scatta l’allarme al Centro bassa Soglia. Con l’aumento delle richieste che nelle ultime settimane ha quasi rischiato di paralizzare il servizio. Tanto che i pasti normalmente forniti, solitamente una ventina, a volte sono risultati insufficienti a garantire tutte le richieste. E gli operatori hanno dovuto arrangiarsi: distribuendo le vivande, recuperando le porzioni che non erano state consumate, e quindi cercando di garantire a tutti, nei limiti del possibile, un pasto caldo. La spiegazione, come sottolineano gli operatori della struttura, è chiara: in queste settimane sta iniziando a finire il supporto garantito dal Reddito di cittadinanza, il provvedimento regionale che comportava anche a Monfalcone l’assegnazione di un contributo a chi si trovava in difficoltà economica. Venuto meno il sostegno, il Centro a bassa soglia ha visto tornare persone che non vedeva da parecchio tempo. E il risultato è che il numero di persone giornalmente servito è aumentato di molto. «Negli ultimi tempi stiamo vedendo una crescita esponenziale degli assistiti – spiegano gli operatori -. Se finora in mediaci si assestava sulla ventina di persone, adesso si viaggia sulla trentina. Per il momento ci siamo arrangiati distribuendo le vivande, o recuperando le parti di pasti, come il secondo o i contorni, che non venivano consumati e che potevano poi essere riutilizzati per altri assistiti. O con l’aiuto della Caritas», spiegano gli operatori. L’emergenza è secondo gli operatori direttamente collegata allo stop al Reddito di cittadinanza, che a Monfalcone aveva visto oltre 500 assegnazioni. «Adesso queste persone stanno perdendo anche questa fonte di reddito, e di conseguenza si trovano nuovamente in difficoltà. Tra avere un reddito di 400 o 500 euro e non avere più nulla c’è una grande differenza. Di conseguenza, anche queste persone si trovano a dover pesare sul servizio sociale». Il Centro a bassa soglia eroga circa 2500 pasti l’anno a 120 utenti provenienti da Monfalcone, Ronchi, Staranzano, Grado, Gorizia, San Canzian, Fogliano Redipuglia, Sagrado, con una presenza del 30% di immigrati. Il Centro svolge un lavoro di mediazione sociale, fornisce un servizio pasto, doccia e lavatrice, e, attraverso la presenza di operatori di strada, facilita percorsi di accesso ai servizi a tutta una tipologia di utenza multiproblematica, che per diversi motivi se ne è allontanata. (e.o.)

Il Piccolo, 21 agosto 2009 
 
Sert, in sei mesi 40 nuovi assistiti under 24  
Si tratta di giovani inviati a seguito di operazioni anti-droga delle forze dell’ordine
 
 
Duecento persone in carico nei primi sei mesi dell’anno, di cui 40 arrivate proprio nel pirmo semestre perché trovate in possesso di sostanze stupefacenti da parte delle Forze dell’ordine. E, quel che è più preoccupante, queste quaranta sono tutti ragazzi al di sotto dei 24 anni. I dati sulle prese in carico gennaio-giugno 2009 sono un ulteriore segno di quello che il Sert, il Servizio per le Tossicodipendeze dell’Ass Isontina, ha potuto constatare sul campo: che specie a Monfalcone la dipendenza dalle sostanze, legali e no, arriva sempre prima. «Da quello che abbiamo potuto vedere nella nostra attività di educazione e prevenzione nelle scuole, l’uso di alcol e fumo avviene sempre più in giovane età – spiega il responsabile, il dottor Andrea Fiore -. L’uso di alcol e tabacco avviene ormai abbondantemente nelle scuole medie inferiori, mentre per quanto riguarda il primo approccio alle droghe ormai la soglia sono i 14 anni». La conferma è il fatto appunto che ben 40 utenti in questi primi sei mesi dell’anno sono arrivati al Sert perchè segnalati dalle forze dell’ordine in quanto trovati in possesso di sostanze stupefacenti: cannabis in particolare, ma non mancano eroina e cocaina. E sono tutti al di sotto dei 24 anni. La prevalenza è maschile, anche se non così elevata come nel resto dell’utenza, dove gli uomini rappresentano l’80% del totale. Oltre a questi, come detto, ci sono 160 utenti (tra Monfalcone e Grado) che frequentano il Centro assumendo metadone o altri farmaci. Di questi, il 10% circa è in realtà a Monfalcone per ragioni lavorative, ma iscritto a un’altra Ass, spesso di altre regioni d’Italia. A questi, si aggiungono altre 13 persone che sono in riabilitazione in Comunità terapeutica. «Il fenomeno non pare in evoluzione – spiega ancora Fiore – e rimane anche il fatto che chi si rivolge al Sert solitamente è la punta dell’iceberg di un fenomeno enormemente più vasto. Sicuramente quello che deve far pensare è che stanno aumentano sempre più i ragazzi segnalati». Per quanto riguarda le sostanze, quelle più usate sono senz’altro la cocaina e la marijuana, ma non manca l’eroina, anche perché il Sert è individuato ”a priori” come soggetto che tratta la dipendenza da questa sostanza.
Ma è soprattutto la presenza di giovani a preoccupare, ed ecco perché il Servizio ha deciso di mettere in campo speciali azioni per prevenire questo genere di abusi. «Abbiamo intenzione di aprire una collaborazione con il Centro giovani di San Canzian, dove ci sono operatori già formati nel campo, per iniziare un percorso di prevenzione e conoscenza con gli utenti – spiega ancora il dottor Fiore – che andrà quindi a completare la progettualità già messa in campo».
Il Sert infatti organizza anche corsi di educazione (anche con i genitori) nelle scuole, collabora con il Centro a Bassa soglia e i Servizi sociali, e la Caritas. Una collaborazione con il Centro di San Canzian tornerebbe utile per poter contattare i ragazzi che a volte, pur facendo uso di sostanze, non si sentono ”malati” e non ritengono di dover frequentare una struttura così connotata come il Sert. In questo modo sarebbe possibile seguirli prima che l’uso diventi abuso vero e proprio e operare quindi un’adeguata prevenzione.
Elena Orsi

Il Piccolo, 03 novembre 2009
 
IL COMUNE RINNOVA LA CONVENZIONE CON IL CENTRO PER ALTRI SEI MESI 
Povertà e disagio, boom di domande al ”Bassa soglia” 
Una quarantina gli utenti che si sono rivolti agli operatori della sede di via Natisone
 

Il Centro a bassa soglia di via Natisone rimane aperto. Il Comune ha deciso di rinnovare la convenzione con l’associazione Nuova entrata libera, in scadenza in questi giorni, così da non far venire meno il servizio. Sempre più utilizzato a causa delle difficoltà economiche che hanno investito l’Isontino.
Dalla ventina di utenti di media dei giorni di apertura negli ultimi mesi si è passati a 30-40, secondo quanto riferisce l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «Si tratta di persone che non risiedono solo a Monfalcone – aggiunge – e che si rivolgono al centro perché in difficoltà contingente e non perché borderline».
Nonostante l’uso allargato a tutto il Monfalconese del centro, sorto come azione di riduzione del danno, al progetto dell’Ass sulle tossicodipendenze che aveva nella struttura un cardine non hanno aderito tutti i Comuni dell’Ambito socio-assistenziale Basso isontino.
«Per ora non è stato quindi possibile – prosegue Cristiana Morsolin – mettere a bando la gestione del centro. In attesa di una soluzione condivisa, che pareva già certa, Monfalcone, che comunque si sarebbe accollata una spesa più alta rispetto ai centri del mandamento, ha deciso di farsi carico del problema, rinnovando la convenzione con Nuova entrata libera per altri sei mesi». Tutti i Comuni dell’Ambito avevano concordato con il progetto dell’Azienda sanitaria, che prevedeva anche la presenza di operatori di strada nei centri più piccoli.
«Dopo il rinnovo dell’amministrazione, il Comune di Fogliano Redipuglia ha comunicato di non voler aderire, anche fino alla scorsa settimana l’aveva fatto solo in modo verbale», aggiunge l’assessore alle Politiche sociali. Il Centro a bassa soglia è l’unico servizio erogato sul territorio, oltre a quello del Sert, dopo che è stato chiuso il Centro diurno per tossicodipenti di Terranova. Nel 2008 la struttura di via Natisone ha avuto 351 utenti ed è rimasto aperto 606 ore, erogando 4.940 pasti, mentre pc e telefoni sono stati utilizzati dagli utenti 2.557 volte. Gli operatori hanno effettuato 271 colloqui individuali ed effettuato 104 invii a servizi sociali e servizi dell’Ass (di cui 55 semplici e 49 complessi). Si tratta di dati che confermano la valutazione positiva del servizio finora effettuata dal Sert dell’Azienda sanitaria e che di fatto aveva convinto gli altri centri del mandamento a trasformare il Centro a bassa soglia in un servizio a livello dell’intero Ambito socio-assistenziale. (la.bl.)

Il Piccolo, 08 novembre 2009 
 
DALL’AMMINISTRAZIONE NETTA CONTRARIETÀ AL PROGETTO PUBBLICO DI PREVENZIONE  
Tossicodipendenze, Fogliano taglia i fondi  
Il sindaco: «Il centro Bassa Soglia non si batte per vietare l’uso di stupefacenti» 
Il messaggio deve essere ”non drogatevi” e non ”drogatevi poco” per questo non assicuro il nostro contributo

di LUCA PERRINO

FOGLIANO Nella conferenza dei sindaci dell’ambito socio-assistenziale, che si è tenuta a Turriaco nei giorni scorsi, il sindaco Antonio Calligaris ha comunicato che il Comune di Fogliano Redipuglia non finanzierà il progetto Bassa Soglia. Il progetto prevede di mantenere la gestione del centro di Monfalcone e l’istituzione di un servizio di educatori di strada su tutti i Comuni del mandamento per l’attività di prevenzione alle tossicodipendenze nei confronti di giovani ed adolescenti.
«Quello che non convince la nostra amministrazione – spiega Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. Senza dubbio può essere un’iniziativa apprezzabile l’attività cosìddetta su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze. Ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno che ci è stato chiesto di finanziare».
Nello specifico tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza anziché, secondo il primo cittadino, prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche delle droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, durante la conferenza dei sindaci Calligaris ha espresso la sua perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia. «Intendo, infatti – continua – evitare che si realizzi anche nella nostra comunità un intervento come quello del progetto Extreme della Asl di Firenze che ha condotto degli educatori di strada a dispensare nelle scuole vere e proprie istruzioni per l’uso, seppur limitato, di sostanze stupefacenti. Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è ’drogatevi poco’ anziché quello di ’non drogatevi affatto’, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo ho ritenuto che i 2300 euro, che vengono richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili. Mi sembra, infatti, più consono in tema di prevenzione alle tossicodipendenze, continuare ad investire sulle attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale, anziché disperdere queste risorse in progetti a dir poco discutibili».

Messaggero Veneto, 08 novembre 2009 
 
Lotta alle dipendenze, polemica tra Calligaris e Romano 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Il tema più importante al recente consiglio comunale di Fogliano Redipuglia era la variazione di bilancio collegata alla rinuncia all’alienazione dell’immobile oggi sede municipale. Punto su cui Ottavio Romano, consigliere di Rc-Pdci, si è astenuto sottolineando che «per la lista comunista in linea di principio può essere condivisibile il mantenimento della proprietà dell’immobile, da destinarsi a fini istituzionali o sociali, o anche per offrire spazi all’associazionismo. Tuttavia è innegabile che l’alienazione dell’immobile fosse stata inserita in una pianificazione complessiva che puntava a reperire risorse per il programma triennale dei lavori pubblici, cioè per investimenti sul territorio comunale».
Secondo Romano, la rinuncia all’alienazione ha aperto un «buco di 450 mila euro non colmato in alcun modo, prova ne sia che la variazione di bilancio della giunta presenta un saldo negativo di 411 mila euro in meno di entrate e di conseguenza 411 mila euro in meno di uscite per investimenti. E questo, concretamente, significa ridimensionamenti, discutibili, dei lavori programmati, o addirittura cancellazione completa degli stessi, come l’intervento in piazza Roma».
In apertura di consiglio, inoltre, il sindaco Antonio Calligaris ha voluto comunicare la decisione della giunta di non aderire al progetto previsto dal Piano di zona dell’Ambito Basso Isontino dell’Ass e del Servizio sociale dei Comuni dell’Ambito, in collaborazione con l’associazione Nuova entrata libera, progetto che prevede l’utilizzo di operatori di strada in funzione di prevenzione della marginalità sociale e delle dipendenze da alcol o droga, in particolare di giovani e adolescenti, e la gestione del Centro bassa soglia di Monfalcone. «Quello che non convince la nostra amministrazione – ha spiegato Calligaris – è principalmente l’approccio educativo alla riduzione del danno su cui si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata. È apprezzabile l’attività su strada che si vorrebbe attuare in tema di prevenzione delle tossicodipendenze, ma ciò che non condividiamo è lo spirito educativo e il messaggio che si vuole diffondere attraverso l’approccio alla riduzione del danno. Tale approccio si fonda sull’obiettivo di limitare gli effetti della tossicodipendenza, anziché prediligere un’azione diretta all’ostacolo concreto e totale del diffondersi anche di droghe leggere. Sulla base della valutazione dei vari esperimenti che si sono attuati in questa direzione in altri Comuni italiani, alla conferenza dei sindaci ho espresso la mia perplessità e la conseguente contrarietà di Fogliano Redipuglia».
«Se il messaggio che si vuole trasmettere ai nostri giovani è “Drogatevi poco” anziché quello di “Non drogatevi affatto”, la mia contrarietà non può che essere totale. Per questo – ha concluso Calligaris – ho ritenuto che i 2.300 euro richiesti al Comune possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili, come le attività del nostro Centro di aggregazione giovanile comunale».
Stupefatto di tale decisione Romano, che non concorda con la banalizzazione del problema operata dal sindaco, «che non ha spiegato come il Comune intenda muoversi di fronte all’eventuale presenza di gruppi informali o singoli a rischio marginalità o dipendenza. Chissà, forse, al posto degli operatori, manderanno le ronde». (c.v.)

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
INTERVENTI ANTI-DROGA 
IL SERT  
Il ”no” di Fogliano fa saltare il progetto tossicodipendenze  
Tutto era pronto. L’assessore Cristiana Morsolin: «Ora dovremo ricorrere a una nuova convenzione» 
«Il sindaco Calligaris avrebbe dovuto almeno informarsi sul lavoro che stiamo portando avanti»
 
 
di LAURA BORSANI

MONFALCONE Battuta d’arresto per il progetto sulle tossicodipendenze predisposto dai Comuni dell’Ambito socio-assistenziale del Monfalconese. La posizione assunta dal sindaco di Fogliano Redipuglia, Antonio Calligaris, che ha manifestato perplessità, rischia di vedere slittare al prossimo anno l’intero pacchetto dedicato agli interventi sul territorio. Il motivo sarebbe sostanzialmente legato a una questione di natura giuridica: «L’eventuale mancato contributo finanziario da parte del Comune foglianino – spiega l’assessore alle Politiche sociali di Monfalcone, Cristiana Morsolin – porrebbe la necessità di dover rivedere il piano, già licenziato anche sotto il profilo della quantificazione economica nel 2008 e che avrebbe dovuto trovare avvio quest’anno. Tutto era pronto per partire, i Comuni avevano infatti inserito le poste in bilancio. Eccetto Fogliano. Si pone a questo punto il problema di dover ricorrere a una diversa convenzione». Il costo complessivo è stato quantificato in 108.542,80 euro, ripartito tra i 9 enti locali dell’Ambito in base al numero di abitanti, con Monfalcone a sostenere in larghissima parte le spese relative al Centro Bassa Soglia.
TUTTO SLITTA Sembrano dunque prospettarsi rallentamenti all’inziativa messa in campo in collaborazione con l’Ass Isontina, in particolare il Sert. Calligaris ha ritenuto che «i 2300 euro richiesti al Comune per questa attività, possano essere destinati ad altre opere che reputo più coerenti e utili», non condividendo «l’approccio educativo alla riduzione del danno sul quale si fonderebbe l’azione di prevenzione alle tossicodipendenze che ci è stata prospettata» ed il «messaggio che si vuole diffondere». Una situazione che fa osservare l’assessore Morsolin: «Dispiace che non sia stata colta l’importanza e la lungimiranza del progetto. La posizione del sindaco Calligaris mi sembra più legata a pregiudizi ideologici che non a una reale comprensione del piano». L’assessore continua: «Si tratta di un percorso portato avanti in questi ultimi due anni, insieme al Sert e ai tecnici del Servizio sociale di Ambito. Un piano che ora intendiamo implementare e potenziare, soprattutto in ordine agli interventi preventivi. Abbiamo costruito un sistema di messa in rete rivolto a tutte le fasce d’età e articolato su più livelli. Vi rientra dunque la sfera riguardante la cura e la riduzione del danno a carico del Sert con percorsi definiti e il supporto del Centro a Bassa Soglia, al quale confluiscono utenti da tutto il mandamento. Ma l’aspetto sul quale i Comuni si sono concentrati – prosegue – è legato all’azione preventiva. La tossicodipendenza viene considerata in senso più ampio, legata a droghe non lecite ma anche lecite, come l’abuso di alcol».
IL PROGETTO Un’azione, dunque, strutturata su più livelli, che partendo dalla prevenzione primaria, di informazione e educazione nelle scuole, rivolta ad alunni e alle famiglie, passa attraverso gli interventi territoriali, con il lavoro garantito dagli operatori di strada. Fino a raggiungere le realtà dei giovani e degli adulti, per i quali viene condotta un’opera di rieducazione alla salute, puntando sulla riduzione del danno personale, ma anche sociale ed economico. Con ciò avvalendosi contestualmente del contributo fornito dalle realtà associative del territorio. «L’operatore di strada – spiega la Morsolin – è molto importante. Si tratta di creare occasioni di incontro e di aggancio con i ragazzi e i giovani, sfruttando questi momenti per parlare di prevenzione. È un approccio di guida, di accompagnamento, e di individuazione di eventuali problematiche, di sentori di disagio che possono essere affrontati in termini informali, prima che una situazione a rischio possa sfociare in una criticità conclamata». L’assessore ricorda poi l’importanza di Overnight che «oltre ad essere stato riconosciuto dalla Regione come migliore piano presentato, ha una forte valenza preventiva e educativa apprezzata e condivisa dalle famiglie».
IL SERT Il responsabile del Sert di Monfalcone, Andrea Fiore, da parte sua interviene in qualità di operatore. «Non voglio entrare nel merito politico della questione – premette -. Voglio invece chiarire che il progetto è strutturato in modo capillare e modulare, occupandosi su più fronti di tutte le forme di dipendenza. Ciò che avrei auspicato dal Comune di Fogliano – aggiunge – è una richiesta di informazioni diretta sul lavoro che stiamo portando avanti». Fiore evidenzia: «La filosofia non è quella semplicistica di invitare a drogarsi di meno, ma di porre in atto azioni strutturate su esigenze e problematiche diverse, a partire dalla prevenzione primaria con l’informazione nelle scuole, fino al monitoraggio dei disagi e la cura vera e propria. Si tratta, insomma, di un’opera sinergica tra più attori del progetto per controllare il fenomeno. Ciascuno sta facendo la sua parte e si chiede a tutti di partecipare in modo coeso. Non aderire significa perdere il senso della costruzione globale».

INTERVENTI ANTI-DROGA. VIAGGIO NEL CENTRO BASSA SOGLIA DI VIA NATISONE  
Non solo tossici, anche operai senza lavoro

MONFALCONE Via Natisone 1, ore 12. Le porte di questo edificio bluastro tappezzato di murales si aprono e la gente – almeno 25 persone al giorno – comincia a entrare. Sono alcolisti, tossicodipendenti, o semplicemente operai rimasti senza lavoro, che vanno all’Officina sociale per farsi una doccia. Ognuno con i propri problemi, ognuno con il proprio bagaglio di emarginazione. Lì, in quello che per anni è stato comunemente chiamato il ”Centro blu”, e che dal 2003 è la sede del progetto Bassa soglia, decine di persone pranzano, parlano, giocano a carte e tamponano in vario modo i bisogni e le sofferenze fisiche, psicologiche, socio-economiche, frutto di dipendenze ed emarginazione.
C’è l’operario 56enne siciliano, da 25 anni a Monfalcone, prima finito in cassa integrazione e adesso disoccupato, che dopo aversi visto tagliare la corrente elettrica a casa, viene quasi ogni giorno della settimana, tra le 12 e le 14 (orario di apertura del centro) a lavarsi. C’è la 25enne monfalconese eroinomane, neomamma, che parla di tasse e documenti. C’è l’immigrato nordafricano che chiede informazioni sul permesso di soggiorno. C’è il 70enne alcolista che vive in camper e deve mangiare. E di là passa anche chi, prima di andare a lavorare, chiede di avere una siringa pulita per iniettarsi in vena una dose di eroina, lontano da occhi indiscreti.
Negli ultimi tre anni le persone che il centro di via Natisone ha contattato sono state 269. Di queste, quasi tutte frequentano assiduamente la struttura. Lo si vede dai registri che gli operatori sociali dell’associazione ”Nuova entrata libera” custodiscono negli uffici, al primo piano. Pagine e pagine in cui, pur nel rispetto dell’anonimato delle persone, raccolgono dati e informazioni che vengono poi trasmessi al Sert. «Il nostro non è, ovviamente, un lavoro di tipo sanitario – spiega Luciano Capaldo, il referente del progetto Bassa soglia, che riceve circa 100mila euro annui dal Comune di Monfalcone, che servono per la gestione della struttura, l’erogazione dei pasti, le utenze telefoniche e il materiale utilizzato, oltre al lavoro svolto dagli operatori in strada -. Lavoriamo per ridurre l’emarginazione delle persone e fare da filtro con i servizi sociali. Molto spesso, infatti, in chi ha bisogno di aiuto subentrano la vergogna e la paura di correre dei rischi. Noi ci occupiamo di riduzione del danno, che è uno dei quattro pilastri sui quali si basa la lotta alle tossicodipendenze (gli altri sono prevenzione, cura e contrasto al narcotraffico, ndr.). A differenza di ciò che sostengono persone come il sindaco di Fogliano Calligaris, la riduzione del danno è fondamentale per far emergere il sommerso, per evitare casi di overdose, per ridurre la diffusione di malattie». Per questo, se un tossicodipendente bussa alle porte dell’Officina sociale e chiede di avere una siringa pulita, questa non gli viene negata.
Il centro, per chi lo frequenta (non solo tossicodipendenti, ma anche persone con altre problematiche di tipo psicologico e sociale), è questo: un luogo a metà tra punto di riferimento e ultima spiaggia. Alle 12 il centro apre ed è come se suonasse la campanella a scuola. La gente, di tutte le età, entra, si saluta, va in sala da pranzo. Si ferma fuori coni cani, parcheggia il camper. Lo spazio comune, aperto a tutti, è quello al piano terra. Su un tavolino c’è un mucchietto di preservativi; affissi al muro ci sono poster, ma anche avvisi dell’Ufficio del lavoro di Gorizia, numeri di affittacamere e di organizzazioni sindacali. Ci sono i divanetti, qualche libro, qualche gioco di società. C’è la lavatrice. «Il prossimo anno dovremmo riuscire ad avere due postazioni Internet libere – afferma ancora Luciano Capaldo -. Qui da noi c’è sempre gente, e non sono di Monfalcone. C’è una coppia di Turriaco con un figlio, ci sono alcuni gradesi, c’è anche qualcuno di Fogliano».

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
L’opposizione accusa il sindaco: superficialità e populismo nel no al Centro a bassa soglia 
 
FOGLIANO REDIPUGLIA. Sconcerto esprimono i consiglieri della lista Insieme (Sara Vito, Mauro Piani, Sergio Contin, Federico Zorzenon) dai banchi d’opposizione sulle affermazioni del sindaco Calligaris circa il Centro a bassa soglia e il più ampio progetto pubblico di prevenzione delle tossicodipendenze, con protagonisti Comuni della sinistra Isonzo, Ambito distrettuale Basso Isontino e Azienda sanitaria.
Progetto a cui Fogliano, unico tra gli enti locali coinvolti, ha deciso di non aderire. Avverso tale decisione, tutta la minoranza ha espresso da subito la propria forte contrarietà. «Ciò che in primo luogo lascia senza parole sono la superficialità e il populismo che Calligaris e la sua coalizione hanno usato per valutare un progetto di importanza provinciale, che ha trovato d’accordo all’unanimità tutti i Comuni coinvolti. Quello che è stato un bell’esempio di lavoro condiviso tra amministratori isontini, che hanno con grande senso di responsabilità affrontato il problema vista l’importanza e la gravità delle tossicodipendenze, ha visto come unica nota stonata – dicono – l’atteggiamento del Comune di Fogliano, che sembra aver capito ben poco degli obiettivi del progetto, peraltro proposti da personale medico competente in materia».
Spiegano che il Centro a bassa soglia d’accesso è solo una delle azioni di un progetto ben più ampio, che incentra la sua valenza soprattutto sulla prevenzione anche attraverso la figura degli operatori di strada. «Il concetto della riduzione del danno, tanto bistrattato da Calligaris e dalla sua maggioranza, è usato solo nei confronti di malati cronici ed è inevitabilmente l’unico mezzo utile per almeno avviare un percorso di recupero di quelle persone già tossicodipendenti o alcolizzate. Fogliano è l’unico Comune che, non aderendo al progetto, non solo non dà risposta alcuna al problema della dipendenza già in essere, ma non mette nulla in campo in tema di prevenzione. I 2.300 euro che avrebbe dovuto versare Fogliano non sono che una goccia nel mare per consolidare questo progetto fatto in rete che, dividendo le spese tra tutti gli enti aderenti, permette l’avvio di un progetto strutturato che altrimenti un singolo Comune, da solo, non potrebbe di certo. Quindi ben venga la volontà di investire queste risorse sul nostro centro di aggregazione giovanile, ma si tratta, e fortunatamente per la nostra collettività, di questioni ben distinte perché le politiche giovanili non sono di certo legate a quelle sociali e di assistenza in caso di devianze».
Dicono che la posizione della maggioranza si fonda su pura e inutile demagogia, che non solo non risolve, ma nemmeno affronta il problema al quale infatti non dà alcuna risposta. (cr.vi.)

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
ESAURITO IL FONDO SOLIDARIETÀ DELLA CARITAS STA PER PARTIRE UNA NUOVA COLLETTA 
Oltre 500 pasti al mese nella mensa dei poveri 
Domenica all’oratorio San Michele il tradizionale pranzo natalizio con 130 commensali

La Caritas decanale delle parrocchie di Monfalcone assiste ogni mese in media circa 150 famiglie fornendo loro «borse della spesa», mentre la mensa all’oratorio San Michele di Monfalcone prepara circa 500 pasti caldi per coloro che versano in condizioni di disagio estremo. Allo sportello Caritas di via Mazzini, inoltre, arrivano centinaia di richieste di ogni genere da diverse persone che, grazie alla disponibilità di diversi volontari riescono a ricevere il minimo aiuto essenziale del quotidiano. Continua pure la raccolta di indumenti e di mobili (alla Marcelliana). Ieri, poi, nell’ultimo giorno di scuola si sono mobilitati anche i bambini della materna di via Roma, che hanno effettuato per il Natale la raccolta della pasta consegnata alla Caritas. E’ un bilancio piuttosto pesante di fine anno, riscontrato proprio alla vigilia delle festività natalizie, dal parroco di Sant’Ambrogio, don Fulvio Ostroman, per una situazione che continua a peggiorare e con le persone disagiate in forte aumento. «Per questi motivi chiediamo aiuto a tutti e non lasciamo soli chi soffre – afferma don Fulvio – poiché contrariamente a quello che si pensa, questi segnali preoccupanti ci fanno capire che la povertà è in aumento e tutti noi abbiamo il dovere di intervenire con chi è in difficoltà o è caduto in disgrazia per la perdita del posto di lavoro. Proprio su questo fronte, purtroppo confermo che è già esaurito il fondo di solidarietà, proposto nei mesi scorsi dall’arcivescovo di Gorizia monsignor Dino De Antoni, che ha raccolto e distribuito circa 250mila euro e al quale vi hanno aderito tutte le parrocchie della provincia, per aiutare le famiglie bisognose che vivono nel disagio sociale (una trentina solo nel mandamento monfalconese), ridotte alla povertà perché il genitore o è in mobilità o in cassa integrazione a zero ore. Tutto questo oggi sembra incredibile per chi non ha problemi. Purtroppo è la cruda realtà che stiamo vivendo. Si pensa, infatti, a livello diocesano – sottolinea ancora don Fulvio – di riprendere il progetto perché quello che è stato fatto non è bastato». Domenica la parrocchia di Sant’Ambrogio, la Caritas decanale che coinvolge tutte le parrocchie di Monfalcone e quella di Staranzano organizzano all’Oratorio San Michele una giornata speciale. Si comincerà alle 12 con la messa, seguita alle 13 dal pranzo natalizio. E’ prevista la partecipazione di 130 persone con invito esteso alle autorità cittadine.

Il Piccolo, 28 dicembre 2009
 
Giovani e cassintegrati al pranzo della Caritas 
Al San Michele l’evento natalizio per i bisognosi. Don Ostroman: «Non più solo anziani»

di ELISA COLONI

«Purtroppo la povertà, qui a Monfalcone, è in aumento. Poco prima di iniziare il pranzo ne parlavo con gli altri in cucina: quest’anno si vedono facce nuove, tra cui molti giovani, che raccontano di essere cassintegrati o disoccupati. Un fenomeno che gli anni scorsi non si notava in città».
A parlare è don Fulvio Ostroman, il parroco del Duomo di Sant’Ambrogio, ”anima” del pranzo natalizio organizzato dalla Caritas decanale per i monfalconesi che versano in difficili condizioni economiche o patiscono l’isolamento e la solitudine della vecchiaia. Ieri, infatti, le sale dell’oratorio San Michele di via Mazzini hanno accolto circa 120 persone per il tradizionale appuntamento che riunisce i sacerdoti del decanato e i bisognosi di aiuto e di compagnia.
Tanti gli anziani, anche se non sono mancate le facce giovani, qualche bambino e alcune persone straniere, prevalentemente bengalesi. «Quando abbiamo avviato questa tradizione, circa 15 anni fa – ha spiegato don Ostroman – eravamo in dieci, di cui quasi tutti sacerdoti. Adesso siamo almeno in 120 e le facce sono cambiate. Negli anni scorsi c’erano quasi esclusivamente anziani, mentre oggi purtroppo si vedono molte famiglie giovani, che raccontano di avere difficoltà sul lavoro e di non riuscire più a permettersi un vero pranzo di Natale». Oltre ai 120 pasti preparati ieri, altri 40 sono stati confezionati e portati dai volontari della Caritas e da un gruppo di fedeli della parrocchia di Sant’Ambrogio nelle case di monfalconesi anziani e malati, che non riescono più a spostarsi di casa.
L’appuntamento di ieri (solitamente il pranzo natalizio si faceva il 26 dicembre, però quest’anno si è optato per la domenica) è iniziato a mezzogiorno con la messa che si è svolta nella cappella dell’oratorio San Michele, seguita dal pranzo alle 13. Menu: salumi, formaggi e insalata russa come antipasto, un bis di primi (gnocchi e pasticcio), maiale con verdure per secondo e, infine, dolce e caffè.
Ma al di là del cibo, l’occasione di ieri è stata, come sempre, un modo per stare insieme, per far dimenticare a tante persone i problemi e le difficoltà di ogni giorno. Seduti a due grandi tavolate, gli ospiti hanno mangiato, parlato, riso e ascoltato la band salita sul palco. E poi hanno potuto giocare alla lotteria, con dei premi messi in palio grazie al contributo di un gruppo di lavoratori della centrale termoelettrica A2A.
«Vorrei ringraziare tutte le persone e le realtà che hanno permesso la realizzazione, anche quest’anno, di un evento importante e che riesce a donare gioia a tante persone – ha commentato don Ostroman -. A partire dai tanti volontari e fedeli che hanno dato una mano. E poi ci tengono a dire grazie a tutti coloro che, con le loro donazioni, hanno contribuito alla riuscita del pranzo. A partire dalla Fondazione Cassa di risparmio di Gorizia e dai lavoratori della centrale A2A, che hanno volontariamente contribuito all’acquisto dei premi con cui abbiamo potuto organizzare una divertente lotteria».

Il Piccolo, 31 luglio 2008 
  
Lettere al Piccolo
 
SICUREZZA  
Monfalcone non è il Bronx
 
 
Siamo cittadini monfalconesi che abitano in diverse aree della città. Vorremmo far sapere che siamo un po’ stanchi di veder descritta la nostra città come se fosse il Bronx. Nei nostri quartieri non esiste nessuna ragione visibile per sentirsi insicuri. La città è cambiata, ci sono stati molti nuovi arrivi e capiamo che qualcuno vorrebbe che il tempo scorresse all’indietro. Ma è tutto il mondo che è cambiato ed è il solo che abbiamo. E allora dobbiamo cercare di vivere il meglio possibile. Tutti, se possibile. Pensiamo che oggi ci siano cose molto più importanti per le quali sentirci insicuri: aumento dei prezzi, lavori precari, morti sul lavoro, cambiamenti climatici, prospettive delle nuove generazioni, ma forse questi sono problemi troppo complessi per quei politici che continuano solo a parlare di Monfalcone insicura. Mai una volta che ci mostrino numeri e statistiche sui reati, possibile che solo noi non conosciamo nessuno che viva in casa rinchiuso nel terrore di uscire? La sicurezza è importante ma non quando viene strumentalizzata a fini politici. Persino un sindacato di polizia importante come il Siulp tende a non enfatizzare posizioni allarmistiche. E basta anche con questa storia della piazza in cui non vanno i monfalconesi. Se non ci si va è perché forse non ci sono motivi per andarci, cosa c’entra la presenza o meno di extracomunitari? Insomma Monfalcone è una città in cui si può vivere bene, pur con tutti i problemi che ha. Infine un piccolo invito a non fermarsi solo a fenomeni restrittivi come a esempio la chiusura della musica nei bar alle 23, ma promuovere maggiormente cultura, sport, veri e unici collanti sociali, motori di benessere e di aggregazione al fine di non trasformare Monfalcone in una città dormitorio dominata da ingiustificate paure.

Marina Valent e altre 60 firme.

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Fincantieri, muore operaio,
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Di Maurizio Pagliassotti

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