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Il Piccolo, 29 aprile 2010
 
PROGETTO DI RECUPERO DELL’ARCHITETTO GIANCARLO PELOSI 
Uffici e negozi nell’ex fabbrica del ghiaccio 
Lo storico edificio è stato acquistato dall’immobiliare Cà Brusà di Verona

L’ex fabbrica del ghiaccio vuole rinascere a nuova vita, come centro direzionale e commerciale. Questa è l’intenzione della nuova proprietà, l’immobiliare Cà  Brusà di Verona che ha rilevato l’edificio da Lino Pasquale, padovano creatore di Acqua Vera, scomparso la scorsa estate. La società, come spiega il progettista dell’intervento di recupero, l’architetto monfalconese Giancarlo Pelosi, sta lavorando per cercare un interlocutore interessato almeno a una parte dell’immobile. «C’è l’intenzione di realizzare l’intervento – aggiunge il progettista -, anche se il momento per il mercato non è certo facile.
L’operazione di recupero è inoltre complessa di per se stessa, ma l’edificio, uno degli ultimi esempi di archeologia industriale sopravvissuti a Monfalcone, ha un suo interesse». Anche perchè insiste su un’area, quella del parcheggio di interscambio a servizio della stazione ferroviaria, frequentata ogni giorno da centinaia di persone. Il recupero dell’ex fabbrica del ghiaccio punta non a caso sulla realizzazione di un complesso integrato con destinazione di uso commerciale, artigianale di servizio e per studi professionali, che, come spiega l’architetto Pelosi, contribuisca a valorizzare l’intera area e ne diventi parte integrante e funzionale.
Il progetto, che vuole essere il più possibile conservativo dell’esistente, prevede un piano terra da adibire a spazio per attività commerciali direzionali e artigianali di servizio, con la sistemazione di wellness club, centro medico e di uno spazio per la ristorazione con sala che si sviluppa su due livelli, mentre ai piani superiori troveranno posto spazi dedicati alle attività professionali.
Elemento architettonico caratterizzante dell’intervento sarà la struttura in vetro posta sulla copertura, destinata ad accogliere una zona servizi funzionale al complesso. La riconversione dell’edificio sarà effettuata nel rispetto del passato, ma all’insegna delle nuove soluzioni tecnologiche disponibili.
La copertura sarà così realizzata con la predisposizione di moduli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica. La sistemazione esterna privilegerà inoltre il verde rispetto il pavimentato, con la realizzazione di un parcheggio di pertinenza per soddisfare gli standard di piano.
«Sono più che felice che il progetto riparta, dopo i primi tentativi effettuati dalla vecchia proprietà circa cinque anni fa – afferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo -, perchè man mano che il tempo passa si rischia di perdere un’altra memoria della Monfalcone di fine ’800 e di inizio ’900. L’edificio è molto degradato e le sue condizioni stanno peggiorando in modo evidente». Tra l’altro è servito in passato anche per incontri di persone dediti allo spaccio di droga.
Laura Blasich

LA STORIA 
Nata nel 1920 in attività fino agli anni ’60

La fabbrica del ghiaccio fu realizzata nel 1920 ed è quindi uno degli impianti più recenti nel panorama dell’archeologia industriale monfalconese, come spiega l’architetto Pelosi. Il contesto storico in cui sorge la fabbrica è anomalo, perchè la città, passata all’Italia dopo il primo conflitto mondiale, non aveva più il ruolo di periferia industriale dell’Impero, ricoperto nei decenni precedenti grazie ai numerosi stabilimenti aperti durante le due precedenti fasi di sviluppo dell’economia della zona. La fabbrica fu aperta per far fronte alla richiesta di ghiaccio da parte del mercato del pesce e per altri usi alimentari.
Il luogo della sua costruzione era ritenuto ottimale per la vicinanza della linea ferroviaria. Già dall’apertura i macchinari dell’impianto erano alimentati da energia elettrica, e rimasero in uso fino agli anni ’60, quando la produzione fu sostituita dalla diffusione dei frigoriferi. Il layout produttivo presentava criteri funzionali e distributivi moderni: la movimentazione del ghiaccio avveniva tramite nastri trasportatori con carico e scarico diretto con la linea ferroviaria a Nord e con il piazzale e la strada a Sud.
L’acqua per il raffreddamento era prelevata direttamente da un pozzo artesiano e aveva una potenzialità fino a 1700 frigorie/ora. (la.bl.)

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