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Il Piccolo, 20 giugno 2010
 
AVEVA LAVORATO ALLA CARTIERA PRIMA DI TROVARE UN POSTO AL SINCROTRONE DI TRIESTE 
Muore di cancro, sospetto amianto 
Vittima il monfalconese Fabrizio Antoniazzi, di 53 anni. Disposta l’autopsia

di TIZIANA CARPINELLI

Un’altra vittima potrebbe aggiungersi alla tragica sequela di decessi legati all’amianto. Giovedì scorso è spirato, in un letto dell’ospedale civile di Gorizia, il monfalconese Fabrizio Antoniazzi. Aveva da poco compiuto 53 anni e a stroncarlo è stato un tumore maligno al polmone. Dirigeva il reparto elettrico del Sincrotrone di Trieste, ma per vent’anni aveva lavorato, come il padre Nerio e la zia Valnea, alla cartiera di San Giovanni di Duino. A seguito del decorso clinico e del percorso professionale dell’uomo, il personale sanitario che lo ha assistito nelle ultime settimane ha presentato nei giorni scorsi denuncia all’Inail. E la magistratura ha disposto per domani alle 8.30 l’autopsia sul cadavere, che verrà eseguita a Gorizia da un anatomopatologo del presidio monfalconese.
I risultati dell’esame autoptico, che dovranno essere depositati alla Procura di Gorizia entro sessanta giorni, saranno utili a chiarire e l’origine della neoplasia e le cause del decesso. Il sospetto è infatti che la morte possa essere riconducibile all’esposizione all’amianto. Lo ha riferito la sorella Michela, fino all’ultimo rimasta amorevolmente accanto a Fabrizio. «Vicini al nostro dolore – così Michela Antoniazzi – la compagna Bruna, pure lei al capezzale, il nipote Federico e l’inseparabile amico Ivan». Dopo il nulla osta della magistratura, i funerali si terranno, giovedì alle 10, alla cappella del cimitero di via 24 Maggio, a Monfalcone. Fabrizio Antoniazzi era molto noto in città e la notizia della sua scomparsa ha destato vasto cordoglio. Profondamente addolorati gli amici di una vita, i compagni di pallone (in gioventù militava nel San Michele), i vicini (viveva nel rione di largo Isonzo, in una casa di via Ippolito Nievo) e i tanti colleghi del Sincrotrone, dove fin dall’inizio dell’attività del polo scientifico Antoniazzi, perito elettrotecnico, aveva trovato lavoro. «Putroppo – ha riferito Michela Antoniazzi – non potrò mantenere le ultime volontà di mio fratello, che desiderava essere cremato. L’atto dell’autopsia, infatti, nega la possibilità di incenerire il corpo. Apprendere che mio fratello potrebbe essere una vittima dell’amianto è stata una cosa assolutamente terribile: non avevo mai pensato, prima, a una tale eventualità. Sapevo, sì, che aveva lavorato per vent’anni in cartiera, iniziando d’estate, durante le vacanze, ma non credevo che avrebbe potuto fare questa fine. All’avvio del Sincrotrone, la sua domanda era stata accolta e la parentesi della cartiera si era conclusa».
Non è stato possibile accertare l’ipotesi di una conclamata asbestosi o di un mesotelioma mentre Fabrizio era in vita, per le complicanze patite dall’uomo. Durante una recente broncoscopia si era sentito male e i medici non avevano potuto effettuare l’esame. «Tutto – ha proseguito la sorella – è iniziato a novembre, all’insorgere di una trombosi. Mio fratello, che era sempre stato sano come un pesce, praticava ancora lo sport e andava pure a correre, si era presto ristabilito, ma il cardiologo a cui si era rivolto privatamente aveva notato, da una radiografia al polmone, una macchia scura. Verso la fine di dicembre, infatti, una brutta tosse aveva preso a perseguitarlo e il medico, forse con lungimiranza, aveva difatti intravisto qualcosa di anomalo». Di qui la trafila delle corsie d’ospedale, a causa di una serie di problemi sempre più gravi. «Da ultimo – ha concluso – era insorto un focolaio di broncopolmonite dal quale si stava comunque riprendendo. Ma il tumore, inoperabile, non gli ha dato scampo. Mi piace ricordarlo per ciò che è sempre stato: un amante della vita, uno cui piaceva la Monfalcone di un tempo, giocare a pallone, frequentare gli amici al bar. Era una persona dolce e disponibile. Mi mancherà moltissimo».

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