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Il Piccolo, 29 novembre 2008 
 
DIFFICOLTÀ PER REGGIANE  
Fantuzzi chiede che sia rispettato il preliminare siglato con Terex
 
 
Fantuzzi ha intenzione di dare battaglia per vedere rispettato il contratto preliminare siglato a inizio agosto con Terex, che una decina di giorni fa ha invece effettuato una frenata dell’operazione di acquisizione del gruppo emiliano, fondamentale per risolverne le difficoltà finanziarie e garantire un futuro anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Palnts di Monfalcone. Nell’incontro di questi giorni con i sindacati a Reggio Emilia la società ha ribadito di voler far valere l’accordo, la cui attuazione sembra bloccata solo dal via libera dell’autorità antitrust turca. Secondo Fantuzzi Reggiane non sussiste alcun elemento ostativo al closing dell’operazione di cessione al gruppo americano Terex, che quindi può essere perfezionata non appena sarà rilasciato a breve, dalla Turchia, l’ultimo dei nulla osta delle autorità antitrust competenti. In un’intervista a inizio settimana a Bloomberg Tv, canale di informazione finanziaria, il Ceo di Terex Ron DeFeo ha comunque confermato quanto comunicato alla Sec, la società di controllo della Borsa di New York, e cioé di ritenere che si sia verificato un deterioramento delle attività del gruppo Fantuzzi tale da impedire il perfezionamento dell’acquisizione e di aver chiesto ulteriori informazioni alla società emiliana per chiarire la situazione. «Il problema è che c’è poco tempo – sottolinea il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, perché il bond contratto da Fantuzzi scade a gennaio». Il coordinamento della Fiom-Cgil del gruppo Eaton si ritroverà invece martedì a Massa, dove la società statunitense ha deciso di chiudere il suo stabilimento, mettendo in mobilità 355 lavoratori. «Abbiamo intanto tenuto assemblee nella fabbrica di Monfalcone – spiega Casotto – per informare i lavoratori su cosa sta accadendo. Aspettiamo di incontrare quanto prima l’azienda a livello locale per un quadro dei carichi di lavoro per il prossimo anno».

Messaggero Veneto, 23 novembre 2008 
 
Reggiane, saltata l’acquisizione da parte della statunitense Terex 
MONFALCONE 
Sale la preoccupazione fra i 120 lavoratori del sito di via Timavo
 
 
MONFALCONE. Le Reggiane, parte industriale del gruppo Fantuzzi, non saranno acquisite dalla statunitense Terex. La notizia, un vero fulmine a ciel sereno, è arrivata ieri, dopo che negli scorsi mesi era sembrato che il percorso per la soluzione dei problemi finanziari del gruppo Fantuzzi, proprietario dello stabilmento di Monfalcone dove si producono grandi gru portuali, si potesse concludere positivamente proprio con l’acquisizione da parte di Terex.
È stata la stessa Terex Corporation a recedere dall’accordo sottoscritto lo scorso agosto secondo cui sarebbero state acquisite le attività nel settore delle gru portuali dell’italiana Fantuzzi Industries, per circa 215 milioni di euro. Tra gli stabilimenti italiani della Fantuzzi che sarebbero dovuti passare al gruppo Terex era compreso, oltre a quelli situati a Lentigione (nel Comune di Brescello, Reggio Emilia, 250 persone) e Reggio Emilia (120 addetti) anche quello di Monfalcone (120 addetti) di via Timavo.
Sarebbe stata la grave crisi che attanaglia l’America, ma in generale il mondo economico mondiale, a far decidere il gruppo statunitense a non rispettare l’accordo di acquisizione, anche se è vero che Terex non aveva ancora ottenuto i permessi antitrust europei. Da ricordare che l’intesa di agosto aveva consentito alla Reggiane, che si era trovata praticamente in mano alla banche e con la necessità di coprire un prestito obbligazionario, di ottenere con le stesse il ripristino temporaneo delle garanzie bancarie per i nuovi ordini e delle linee di credito a breve per il finanziamento della produzione. Ora la decisione di Terex fa ripiombare il gruppo nella difficile condizione in cui si era trovato a luglio.
È il segretario provinciale della Fiom Cgil, Thomas Casotto a fare da portavoce alle preoccupazioni dei lavoratori e rappresentanti sindacali monfalconesi e a spiegare che Reggiane ora resta in mano a Fantuzzi, che probabilmente chiederà un riscadenziamento del bond. Ipotesi vista, però, dai sindacati come improbabile. A fronte della mancata acquisizione, il gruppo potrebbe cadere di nuovo in mano alle banche e il futuro si potrebbe configurare nuovamente molto, molto incerto. I sindacati chiedono quindi l’apertura di un tavolo di crisi al ministero delle Attività produttive e annunciano già l’interessamento delle istituzioni locali e la concertazione con i colleghi di Reggio Emilia.
«Monfalcone resta uno stabilimento appetibile per la logistica, anche eventualmente per altre attività, ma è anche vero che la Regione, a questo punto – dice Casotto – deve pensare di cambiare i propri strumenti di intervento, soprattutto a fronte delle necessità di tamponare la crisi crescente, soprattutto nel settore industriale. E siamo solo all’inizio». Nei prossimi giorni sono previsti incontri con i lavoratori, che a Monfalcone continuano l’attività nonostante per il gruppo sia stata decisa la cassa integrazione. Lo stabilimento di via Timavo può infatti contare su un buon carico di lavoro, tra cui una nuova gru portuale per E-On, già Endesa per un investimento di oltre 3 milioni di euro.
«Speriamo che la brutta novità non blocchi le forniture. Sarebbe un fatto increscioso perché ciò – conclude il segretario Fiom – porterebbe a un non rispetto delle commesse». (cr.vi.)

Il Piccolo, 24 novembre 2008 
 
SALTATA L’ACQUISIZIONE  
La Terex fa marcia indietro: preoccupazioni alla Reggiane  
La mancanza di liquidità mette a rischio il pagamento dei salari dei prossimi mesi
 
 
Torna a complicarsi la situazione del gruppo Fantuzzi Reggiane, di cui fa parte lo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone, 80 dipendenti e una produzione di grandi gru portuali. La statunitense Terex che all’inizio di agosto aveva annunciato l’acquisto della società emiliana per un valore di 215 milioni di euro in questi giorni ha fatto marcia indietro. In una comunicazione formale alla Sec, la società di controllo della Borsa di New York, Terex afferma di aver informato Fantuzzi di ritenere che si sia verificato un deterioramento delle attività del gruppo Fantuzzi tale da impedire il perfezionamento dell’acquisizione. Preoccupazione è stata espressa dai sindacati per la rinuncia all’acquisizione da parte di Terex. La paura, come spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto, è quella di non vedere ripagato a gennaio il bond emesso dalla società emiliana nel 2004 e di dover assistere al passaggio della proprietà agli istituti bancari. «Il rischio è di tornare a non avere più la liquidità sufficiente – aggiunge Luca Furlan della segreteria provinciale della Uilm – e quindi di non riuscire a pagare gli stipendi già dal prossimo mese. Terex potrebbe ripensarci, ma riteniamo sia bene prepararsi al peggio». Per questo le organizzazioni sindacali, che si stanno coordinando con quelle dell’area di Reggio Emilia, dove hanno sede gli altri stabilimenti del gruppo, hanno intenzione di chiedere l’apertura di un tavolo nazionale di crisi al ministero delle Attività produttive, ma anche di coinvolgere le istituzioni locali, cioé Regione Friuli Venezia Giulia, Provincia di Gorizia e Comune di Monfalcone per gestire appunto un’eventuale situazione di crisi e un possibile processo di riconversione del sito industriale, quasi affacciato sulla banchina del porto di Monfalcone, in posizione strategica. I sindacati incontreranno inoltre quanto prima i lavoratori per i quali è ancora aperta una cassa integrazione ordinaria a livello di gruppo, che al momento non sta comunque interessando Monfalcone, ma solo gli stabilimento emiliani. La realtà monfalconese, dove la Cigo ha coinvolto una trentina degli 80 dipendenti diretti dell’azienda da inizio luglio alla metà di agosto, al momento conta su un buon carico di lavoro. Il rischio è che appunto si ripetano le condizioni dell’inizio dell’estate, quando le difficoltà finanziarie hanno bloccato le forniture e costretto a ricorrere agli ammortizzatori sociali. «Le attività a questo punto rischiano di rimanere a Fantuzzi – afferma il segretario della Fiom-Cgil isontina Thomas Casotto – che non potrà fare fronte al pagamento del bond. La società quindi sarà controllata dagli istituti bancari, con tutto ciò che ne potrebbe conseguire». Per quanto riguarda la mancata acquisizione Terex afferma di aver richiesto a Fantuzzi ulteriori informazioni per verificare se siano state rispettate tutte le condizioni precedenti sugli impegni di Terex a completare l’acquisizione. Nella comunicazione alla Sec Terex sostiene anche di aver avuto una discussione iniziale con Fantuzzi, ma che il risultato finale della questione non può essere al momento stabilito. Fantuzzi Reggiane ha però immediatamente risposto di ritenere che, non sussistendo alcun elemento ostativo al closing dell’operazione di cessione al gruppo americano Terex, questa si possa perfezionare non appena sarà rilasciato a breve, dalla Turchia, l’ultimo dei nulla osta delle autorità antitrust competenti. La Fantuzzi Industries ha quindi già comunicato alla Terex Corporation «l’insussistenza di qualsivoglia circostanza o evento, allo stato non divulgabili in ragione degli obblighi di riservatezza che vincolano Terex e Fantuzzi, che possa pregiudicare il completamento del trasferimento a Terex del gruppo Fantuzzi in conformità agli impegni contrattuali».

Il Piccolo, 25 novembre 2008 
 
SINDACATO  
Crisi Reggiane: a rischio in porto 80 posti di lavoro
 
 
C’è estrema preoccupazione tra i sindacati e gli 80 lavoratori diretti della Reggiane Cranes&Plants per l’evidente marcia indietro della statunitense Terex, che a inizio agosto aveva raggiunto un accordo per l’acquisizione di Fantuzzi, di cui avrebbe ripianato l’indebitamento con le banche. La paura, come spiega il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto, è quella di non vedere ripagato a gennaio il bond emesso dalla società emiliana nel 2004 e di dover assistere al passaggio della proprietà agli istituti bancari. «Il rischio è di tornare a non avere più la liquidità sufficiente – aggiunge Luca Furlan della segreteria provinciale della Uilm – e quindi di non riuscire a pagare gli stipendi già dal prossimo mese. Terex potrebbe ripensarci, ma riteniamo sia bene prepararsi al peggio». Per questo le organizzazioni sindacali, che si stanno coordinando con quelle dell’area di Reggio Emilia, hanno intenzione di chiedere l’apertura di un tavolo nazionale di crisi al ministero delle Attività produttive per fare chiarezza sulla situazione. I sindacati si sono inoltre già attivati per coinvolgere le istituzioni locali, cioé Regione, Provincia e Comune, per gestire appunto un’eventuale situazione di crisi e un possibile processo di riconversione del sito industriale, quasi affacciato sulla banchina del porto di Monfalcone, in posizione strategica. Ieri c’è stato un primo confronto con l’assessore provinciale al Lavoro Marino Visintin e la presa di contratto con il sindaco Gianfranco Pizzolitto. I sindacati incontreranno inoltre quanto prima i lavoratori per i quali è ancora aperta una cassa integrazione ordinaria a livello di gruppo, che al momento non sta comunque interessando Monfalcone, ma solo gli stabilimento emiliani. La realtà monfalconese, dove la Cigo ha coinvolto una trentina degli 80 dipendenti diretti dell’azienda da inizio luglio alla metà di agosto, al momento conta su un buon carico di lavoro. Intanto attorno alla metà del prossimo mese dovrebbe tenersi un nuovo incontro all’Assindustria tra Eaton e rappresentanti sindacali per fare il punto di una situazione che vede i 340 lavoratori dello stabilimento in cassa integrazione ordinaria per il calo delle commesse, mentre la società sta chiudendo la realtà produttiva di Massa. Fim, Fiom, Uilm e le Rsu hanno già chiesto nel precedente incontro all’azienda di presentarsi con un piano industriale relativo al 2009 in modo da avere un quadro chiaro delle prospettive e quindi delle azioni eventualmente da mettere in campo.

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