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Il Piccolo, 10 maggio 2010
 
COMINCIANO A DELINEARSI I DANNI PROVOCATI DALLA PROMOTRICE FINANZIARIA MIRELLA MACERA 
Caso Unipol, liquidazioni in fumo 
Dei pensionati hanno chiesto la restituzione del capitale. «Non si sono più soldi» è stata la risposta
Si ipotizza che in totale siano state bruciate centinaia di migliaia di euro

di TIZIANA CARPINELLI

Con quel gruzzolo, frutto della liquidazione incassata dopo una vita di lavoro, sognavano di ristrutturare la propria abitazione. Una casetta, non certo un villone, nel piccolo comune di Staranzano. Ma ora, forse, rischiano di non rivedere neppure un euro dei loro sudati risparmi. Marito e moglie, infatti, figurano tra le decine e decine di persone che in questi giorni si stanno angosciosamente chiedendo: «Che fine hanno fatto i miei soldi?». La coppia, due anziani di oltre sessant’anni, residenti appunto a Staranzano, si era infatti rivolta alla 57enne promotrice finanziaria Mirella Macera, contitolare della filiale Unipol di via San Francesco a Monfalcone, finita nella bufera dopo che una somma imprecisata di denaro (si parla di alcune centinaia di migliaia di euro) è andata ”bruciata”.
I coniugi le avevano affidato 45mila euro, dirottati in fondi di investimento. Conoscevano Mirella Macera dal 2000, si fidavano di lei. Chissà, in precedenza avevano magari stipulato anche una polizza. Oppure no. Fatto sta che le avevano messo in mano i loro averi, sperando di vederli crescere. A febbraio, la necessità di rientrare in possesso dei risparmi, per ristrutturare casa. Erano tornati all’ufficio di via San Francesco e avevano chiesto di essere liquidati. La loro domanda, tuttavia, non aveva ricevuto soddisfazione. Di qui il primo incrinarsi delle certezze. Il sospetto che qualcosa non stesse andando per il verso giusto. Certo non la consapevolezza del polverone che di lì a qualche mese si sarebbe sollevato. Difatti i due anziani, sempre rassicurati dai modi affabili della promotrice, hanno atteso fino alla scorsa settimana prima di muovere la prima pedina. E così appena l’altro lunedì si sono rivolti alla Federconsumatori, per vedere in quale modo tutelarsi.
«Sono amareggiati – spiega Marco Valent, responsabile per le gestioni bancarie dell’associazione – perchè per loro non è un gruzzolo da poco e temono di non ottenere il rimborso del capitale investito. Sono molto inquieti e preoccupati, ma hanno ancora la speranza che l’equivoco venga risolto. Sono venuti qui con carte alla mano, che ho provveduto a fotocopiare. Si tratta di un documento intestato a Unipol con la firma della promotrice. Loro dicono di essersi rivolti a quella sede e di aver sempre e solo trattato con lei». «Al momento, comunque, non resta che attendere visto che i pensionati non avevano neppure fatto richiesta formale di rimborso dell’investimento – prosegue -: il mio consiglio è stato di spedire una raccomandata con ricevuta di ritorno allo stesso indirizzo presente sulla carta intestata, dunque a Unipol. Si vedrà dalla risposta come proseguire». Analoga prassi è stata eseguita per un’altra coppia di pensionati di Ronchi che si è pure rivolta alla Federconsumatori dopo aver consegnato alla promotrice Macera 10mila euro. «L’unica cosa da fare in questi casi – chiosa Valent – è quella di chiedere lumi alla società presso la quale si sono investiti i fondi. Se la risposta non soddisfa e si ritiene di voler liquidare il fondo, allora basta mandare una raccomandata. Il cittadino può farlo in via assolutamente autonoma o, se crede, può chiedere il nostro ausilio».
Da un’ispezione decisa alcuni mesi fa dalla sede principale di Bologna, erano emerse delle ”gravi irregolarità”, ammesse – secondo quanto riferito dalla casa-madre – dalla stessa Macera che, su espressa richiesta, aveva rassegnato le dimissioni sia dall’incarico di promotrice per conto di Unipol Banca sia dalla società. Il controllo non avrebbe accertato anomalie nell’attività dell’agenzia assicurativa, rimasta ora nelle mani del solo agente Salvatore Roccaro, estraneo ai fatti. Tutt’altra situazione, invece, per quanto riguarda le promozioni finanziarie, gestite negli ultimi anni in piena libertà e autonomia dalla Macera. Rapporti spesso basati sulla fiducia, sotto il ”cappello” della società, tenuta all’oscuro. Il denaro sarebbe andato perduto in investimenti ad alto rischio o, pare, per tappare gli ammanchi venutisi a creare per una gestione sfuggita di mano alla promotrice.

Il Piccolo, 11 maggio 2010
 
Caso Unipol-Macera, indaga la magistratura 
La Procura ha aperto un fascicolo sulla vicenda che ha visto protagonista la promotrice finanziaria

di TIZIANA CARPINELLI

Sul caso Unipol-Macera ora indaga la magistratura di Gorizia. La Procura della Repubblica, secondo quanto emerso ieri mattina, ha infatti avviato un’inchiesta per far luce sull’intricata vicenda che vede protagonista l’ex promotrice finanziaria dell’Unipol, Mirella Macera, 57 anni, residente a Monfalcone. Lo ha confermato il procuratore capo Caterina Ajello: «Sì, è stato aperto un fascicolo».
Le indagini della magistratura saranno tese e delineare i contorni del quadro entro cui sarebbe andata ”bruciata” una somma ancora imprecisata di denaro. Somma che però, dagli accertamenti derivati da un’ispezione voluta alcuni mesi fa dalla stessa sede principale, ammonterebbe ad alcune centinaia di migliaia di euro. Si tratta di denaro che decine di piccoli risparmiatori del mandamento avevano affidato, sulla base anche di un rapporto fiduciario, alla promotrice Mirella Macera, all’epoca dei fatti contitolare dell’agenzia assicurativa e finanziaria Unipol di via San Francesco.
Gruzzoli volatilizzati in investimenti ad alto rischio o, come pare, per tappare gli ammanchi venutisi via via a creare a fronte di una gestione sfuggita di mano alla promotrice. Una vicenda ingarbugliata, insomma, difficile da chiarire anche perché la donna, caduta in uno stato di profonda prostrazione, è ricoverata in una clinica in Veneto, e dunque non sarebbe al momento in grado di fornire elementi utili a ricostruire la dinamica dei fatti. Fatto sta che ieri, all’apertura al pubblico degli uffici della Federconsumatori, altre dodici persone si sono recate allo sportello di via Valentinis per richiedere una consulenza in merito alla propria, delicata situazione, dichiarandosi clienti della promotrice finanziaria. «Si tratta di un’utenza perlopiù rappresentata da pensionati – ha riferito Marco Valent, responsabile per le gestioni bancarie dell’associazione – che si era rivolta alla donna in virtù di un rapporto di amicizia. Parliamo di somme che mediamente oscillano tra 20 e 50mila euro».
La Macera è molto nota in città. Ed è descritta da tutti come una donna cordiale, affabile, grintosa. Viene inoltre ricordata da diverse persone pure per l’incarico ricoperto – che nulla ha a che vedere con questa vicenda – in seno alla Confesercenti. «Per il momento – ha concluso Valent – ho esaminato dieci casi, per un ammontare complessivo di 310mila euro. Le persone hanno dichiarato di aver fatto richiesta alla donna di rientrare in possesso del capitale investito. Lei ha sempre ribadito loro la volontà di rimborsarli al più presto, ma ciò non è ancora avvenuto. Come in precedenza, ho suggerito di redigere una richiesta formale».
Va detto che dall’ispezione voluta dalla casa-madre di Bologna, non erano emerse irregolarità nell’attività dell’agenzia assicurativa, rimasta ora nelle mani di un solo agente, dopo che la Macera, su espressa richiesta, aveva rassegnato le dimissioni e dall’incarico di promotrice per conto di Unipol Banca e dalla società. Diverso lo scenario sul fronte delle promozioni finanziarie, gestite negli ultimi anni in piena libertà e autonomia dalla donna. Il controllo aveva individuato almeno una dozzina di situazioni ”irregolari”, ma l’azione ispettiva sarebbe ancora aperta. Tutto ancora in evoluzione, dunque.
Emergerebbe, comunque, un’attività basata più sulla fiducia che sulle documentazioni ufficiali sotto il controllo e il ”cappello” della società, lasciata all’oscuro. La promotrice monfalconese era entrata in contatto col mondo Unipol alla fine degli anni Novanta. Dopo una prima interruzione del rapporto professionale, durata un paio d’anni, la donna era rientrata come coagente nel 2000, dedicandosi quasi esclusivamente alla promozione finanziaria.

Il Piccolo, 12 maggio 2010
 
CASO UNIPOL-MACERA. UNA QUINDICINA DI PERSONE SI È RIVOLTA NEGLI ULTIMI GIORNI A FEDERCONSUMATORI 
Risparmiatori allarmati, 400mila euro a rischio 
Molti sperano ancora di poter riavere i loro soldi. «Mirella aveva promesso che ce li avrebbe resi»

di TIZIANA CARPINELLI

La ”processione” allo sportello della Federconsumatori di via Valentinis è proseguita ieri pomeriggio, con l’affiorare di nuovi casi di cittadini timorosi di vedere volatilizzato il proprio gruzzolo a seguito del caso Unipol-Macera.
Tra questi, anche una giovane donna sulla trentina, cervignanese, che aveva consegnato alla 57enne promotrice finanziaria dell’agenzia Unipol di via San Francesco, Mirella Macera, poi dimessasi dall’incarico, la somma per lei non certo modesta di 20mila euro. Denaro che, adesso, le sarebbe servito a stipulare un mutuo per la casa da acquistare col compagno.
Solo tra venerdì e ieri pomeriggio è sfilata una quindicina di persone che avevano affidato alla Macera un capitale globale di oltre 400mila euro.
Tutte hanno raccontato ai responsabili dell’associazione che tutela i consumatori le proprie, diverse storie. Accomunate però da un sottile filo rosso: l’amicizia intessuta con la promotrice finanziaria monfalconese nel corso degli anni. Il rapporto di stima e rispetto reciproco. E la fiducia incondizionata nell’affidare i propri risparmi alle sue mani. Alla luce di queste relazioni potrebbe spiegarsi la mancanza, in circa la metà dei casi all’attenzione della Federconsumatori, di un modulo con regolare intestazione Unipol che attesti l’avvenuto investimento.
Parecchi clienti, infatti, sono risultati in possesso di un solo foglio privo di intestazione, a testimonianza del fatto che l’agente avrebbe agito a titolo personale. In tutti, comunque, è viva la speranza che l’”equivoco” si possa risolvere e che si possa rientrare presto in possesso della somma investita. Qualcuno si è preoccupato anche di informarsi delle condizioni di salute della donna, che fino alla scorsa settimana risultava ancora in un profondo stato di prostrazione, auspicando nei suoi confronti una pronta guarigione. Una cosa è certa: la vicenda è assai ingarbugliata. Tutti chiedono una sola cosa: che sia fatta chiarezza nel più breve tempo possibile.
«Le persone giunte qui – spiega Marco Valent, responsabile per le gestioni bancarie di Federconsumatori – hanno descritto rapporti di vera amicizia. Legami che si protraevano da anni: per alcuni era quasi una di famiglia. C’è chi era rimasto completamente all’oscuro di tutto e ha appreso dal ”Piccolo” il fatto. Lunedì al nostro sportello c’era la fila: ho visto persone fare baruffa per entrare». Nervosismo a fior di pelle, dunque.
«A tutti la donna aveva ribadito la sua volontà di restituire il denaro ma agli appuntamenti fissati, in alcuni casi, non si è presentata e nessuno sa come contattarla – ha concluso Valent -: al momento ci siamo limitati a inoltrare una formale richiesta di restituzione del denaro. Dalla risposta stabiliremo il da farsi».

CASO UNIPOL-MACERA. LE TAPPE DELLA VICENDA 
Una parte delle ricevute sono prive di intestazione

Sarà la magistratura di Gorizia, che sul caso ha aperto un fascicolo, a delineare i contorni dell’intricata vicenda dell’agenzia Unipol di via San Francesco a Monfalcone, finita nella bufera dopo che una somma imprecisata di denaro (si parla di alcune centinaia di migliaia di euro) sarebbe andata ”bruciata”. I soldi sarebbero andati perduti in investimenti ad alto rischio o, pare, per tappare gli ammanchi venutisi a creare per una gestione sfuggita di mano alla promotrice Mirella Macera. Da un’ispezione decisa dalla sede di Bologna, erano emerse delle ”gravi irregolarità”, ammesse dalla stessa Macera che aveva rassegnato le dimissioni sia dall’incarico di promotrice per conto di Unipol Banca sia dalla società. Il controllo non avrebbe accertato anomalie nell’attività dell’agenzia assicurativa. Tutt’altra situazione, invece, per quanto riguarda le promozioni finanziarie, gestite negli ultimi anni in piena libertà e autonomia dalla Macera. «La conoscevo da 40 anni – ha riferito un pensionato a Federconsumatori -: in lei avevo stima e fiducia. Fino a quando è scoppiato questo ”bubbone” ho pensato solo le cose più belle di lei. Poi ho appreso la vicenda e mi sono allarmato. Le avevo affidato 30mila euro, la liquidazione. I soldi rimanevano dormienti, ogni tanto ritiravo gli interessi. Quando ho avuto necessità di una somma maggiore, lei me l’ha data. Ora è scoppiato il caso: una parte dei fondi ha l’intestazione Unipol, ma altri 11mila no… È per questi che temo». (t.c.)

Il Piccolo, 13 maggio 2010
 
CASO UNIPOL-MACERA 
La casa madre indaga su decine di transazioni

Alla sede centrale di Unipol Banca a Bologna stanno pervenendo in questi giorni decine di ”rapporti” su transazioni e investimenti effettuati dell’ex promotrice finanziaria Mirella Macera. Sono fax inviati all’agenzia Unipol di via San Francesco da Federconsumatori, cui si è rivolta almeno una ventina di risparmiatori, in cui l’associazione sollecita il rientro, nel giro di tre giorni, del denaro investito. O sono richieste dirette di chiarimento da parte di altri clienti.
L’agenzia Unipol, di fronte a una sorta di ”processione”, non può fare altro che inoltrare tutto alla casa-madre di Bologna cui spetterà il compito di sbrogliare la matassa. Perchè proprio di questo si tratta. Visto che, se alcune operazioni gestite da Mirella Macera sarebbero avvenute nell’ambito del suo ruolo di promotrice di Unipol Banca, altre invece si presenterebbero sotto una veste del tutto informale. Operazioni basate esclusivamente sulla fiducia. Il problema, quindi, è ora quello di ricostruire nei dettagli l’attività della promotrice negli ultimi anni, impresa che si annuncia tutt’altro che agevole, senza alcuna collaborazione fornita dalla donna,
Proprio la difficoltà di dare una dimensione alla vicenda, rende impossibile al momento anche qualsiasi previsione circa la possibilità dei clienti di tornare in possesso del loro capitale, qualora questo sia, come sembra, svanito nel nulla. La stessa casa-madre di Bologna, per ora, attende di avere un quadro preciso della situazione.
Dando comunque qualche speranza almeno a coloro che hanno affidato i loro risparmi alla Macera nella sua veste ”ufficiale” di promotrice di Unipol Banca, con una documentazione quindi in regola. Almeno questi clienti, quindi, dovrebbero essere tutelati. Diversa potrebbe essere la situazione per tutti coloro che non possono purtroppo godere di analoghe garanzie.

Il Piccolo, 14 maggio 2010
 
L’ASSOCIAZIONE SPIEGA COME I RISPARMIATORI POSSONO GARANTIRSI 
«La Macera non è promotrice finanziaria» 
Secondo l’Anasf l’ultimo mandato della donna è cessato dieci anni fa

Per Mirella Macera, la 57enne monfalconese dimessasi dall’incarico alla filiale Unipol di via San Francesco dopo che una somma imprecisata di denaro (si parla di parecchie centinaia di migliaia di euro) è andata ”bruciata”, si starebbe ora verificando l’esistenza di un mandato di promotore finanziario. Secondo quanto emerso, i soldi sarebbero andati perduti in investimenti ad alto rischio o, pare, per tappare gli ammanchi venutisi a creare per una gestione sfuggita di mano alla donna.
Da un’ispezione decisa dalla casa-madre di Bologna, erano infatti emerse delle ”gravi irregolarità”, ammesse dalla stessa Macera che aveva rassegnato le dimissioni sia dall’incarico di promotrice per conto di Unipol Banca sia dalla società. L’Associazione nazionale promotori finanziari (Anasf), unica associazione di categoria che rappresenta esclusivamente promotori finanziari e conta 12.300 iscritti, svolgendo azione di rappresentanza degli interessi della categoria presso le istituzioni e dialogando con le autorità su tutti gli aspetti di regolamentazione dell’attività, afferma infatti di non averla avuta tra i suoi iscritti. «Non conosciamo i risvolti della vicenda – afferma Alberto Bazzeo, coordinatore Regionale Friuli Venezia Giulia – ma dai dati risultanti e consultabili sul sito di Apf con delibera del 17 ottobre 2000 risulta che veniva cessato il mandato per conto di un intermediario e che da quella data non vi sono altre delibere. Oltre al mandato di agente assicurativo andrebbe dunque verificata l’esistenza di un mandato di promotore finanziario». L’Anasf, sempre per bocca di Alberto Bazzeo, intende esprimere alcuni suggerimenti ai risparmiatori, proprio alla luce del recente caso. In particolare intende sottolineare le cinque regole fondamentali per il risparmiatore. «Al primo posto – rende noto – verificare l’iscrizione all’albo pubblico del promotore finanziario e accertarsi che questi abbia un mandato per conto di un intermediario abilitato (www.albopf.it ). Al secondo: essere consapevoli delle scelte d’investimento. Al terzo: mai consegnare denaro contante o assegni intestati al promotore finanziario. Al quarto: conservare copia dei contratti e delle conferme delle operazioni effettuate inviate dall’intermediario (Banche, Sim, Compagnie di assicurazione ). E, infine, richiedere aggiornamenti documentati». «La categoria dei promotori finanziari, al di là delle isolate vicende che vedono coinvolte alcune “mele marce” è sana, lo dicono i numeri. Le sospensioni dall’albo applicate dalla Consob, la Commissione nazionale per le società e la Borsa che si occupa di vigilare sull’albo dei promotori finanziari, sono diminuite negli ultimi due anni di oltre il 40%».

Il Piccolo, 07 giugno 2010
 
LA FILIALE DI VIA SAN FRANCESCO
Caso Macera, bruciati quasi 2 milioni 
Primi esposti alle forze dell’ordine e venti casi approdati a Federconsumatori

 
di TIZIANA CARPINELLI

Dopo l’apertura di un fascicolo alla Procura della Repubblica di Gorizia, a cascata sono piovuti gli esposti. Nei giorni scorsi alcuni risparmiatori monfalconesi hanno depositato, sulle scrivanie di finanzieri e carabinieri, i primi atti di richiesta di intervento per accertare eventuali profili di responsabilità connessi al caso Unipol-Macera, l’agenzia assicurativa e finanziaria di via San Francesco finita nella bufera dopo che una somma di denaro a sei zero, frutto di investimenti, sarebbe andata ”bruciata”. Denaro affidato, sulla base anche di un rapporto fiduciario, alla 57enne promotrice finanziaria Mirella Macera, all’epoca dei fatti contitolare della filiale e poi dimessasi a seguito della vicenda. Già a metà maggio il procuratore capo di Gorizia Caterina Ajello aveva annunciato l’avvio di un’inchiesta tesa a chiarire i fatti.
Intanto, almeno una ventina di cittadini, rivoltisi nelle ultime settimane alla Federconsumatori di Monfalcone, ha visto volatilizzarsi i risparmi d’una vita: i soldi della pensione o della liquidazione, evaporati in un batter d’occhio. C’è chi ha lamentato la perdita di un gruzzolo di 10mila euro e chi di 70mila. Ad ogni modo, se effettivamente accertato, si tratterebbe solo per queste persone di un ammanco di 1,3 milioni di euro. Cifre da capogiro, dunque. A cui si aggiungerebbero le perdite di quei clienti – diverse decine – recatisi direttamente alla sede Unipol di via San Francesco, presentando ricevute ”approssimative” nella maggior parte dei casi. Per questi l’ammontare sarebbe di un milione circa. Altri, invece, si sono messi nelle mani di un avvocato. Insomma, secondo stime approssimative l’entità del denaro svanito potrebbe attestarsi sui 2 milioni di euro.
Per il momento allo sportello della Federconsumatori di via Valentinis, il motto ricorrente è ”La tutela del risparmiatore prima di tutto”. Alla mancata risposta delle svariate lettere di sollecito inviate all’Unipol, infatti, la sigla che tutela i consumatori ha intenzione di replicare in sede civile. «Nessuna risposta è pervenuta dall’agenzia – ha spiegato Marco Valent, responsabile per le gestioni bancarie di Federconsumatori – resteremo in attesa ancora per una settimana, dopodiché considereremo l’ipotesi di avviare azioni civili per il recupero delle somme. Mi risulta, comunque, che chi si era rivolto già a febbraio a un legale di fiducia non abbia ancora ricevuto risposta dalla banca. Siamo tutti nella medesima situazione, insomma».
«Secondo un calcolo approssimativo – ha aggiunto – i 20-25 utenti del mandamento da noi supportati hanno accumulato un ammanco di 1,3 milioni di euro. Ho sentito, però, che anche alcuni investitori di Trieste e Udine denuncerebbero un mancato rientro del capitale personale. E mi risulta che alcuni cittadini giunti al nostro sportello si siano poi rivolti anche alla Guardia di Finanza per formulare un esposto». Pare inoltre che qualcuno, sempre con lo stesso intendimento, si sia diretto dai carabinieri. «Ci interessa solo far recuperare i soldi ai risparmiatori – ha concluso Valent – e il nostro impegno sarà speso in tal senso: la maggior parte della persone è risultata assolutamente a digiuno di nozioni finanziarie ed è pacifico che abbia affidato i loro risparmi principalmente sulla base di un rapporto fiduciario». Tra il plotone di cittadini inferociti, rimasti sul lastrico, ci sarebbe anche qualche ex dipendente o pensionato che aveva prestato denaro a Macera mentre si trovava esposta: ora si troverebbero nella spiacevole condizione di riparare ai debiti della promotrice.
Dalla casa madre di Bologna, l’ufficio stampa di Unipol holding fa sapere che «l’inchiesta interna risulta ancora aperta e si concluderà solo quando tutte le persone aventi diritto verranno rimborsate». «Stiamo valutando caso per caso – ha concluso Unipol – verificando di volta in volta le carte in mano alla persona che si fa avanti con una richiesta di consulenza per la restituzione del capitale. In primis si esamina la documentazione aziendale in possesso al cliente. Non sarebbe la prima volta, infatti, che qualcuno, approfittando del caos, si fa avanti con richieste illegittime. Per le operazioni svolte da Macera nella veste di promostrice Unipol è chiaro che la banca sarà chiamata a rispondere, ma nei casi in cui le operazioni sono avvenute in forma strettamente amichevole, senza pezze, il quadro di complica oltremodo».

Il Piccolo, 30 marzo 2009 
 
DAL CENTRO ALLA PERIFERIA  
Cresce del 20% il prezzo della colazione al bar Clienti in calo di un terzo  
Più consistente in un anno l’aumento di cappuccino e brioche rispetto a quello della tazzina di caffè
 
 
di CIRO VITIELLO

La crisi economica non fa sconti a nessuno. Caffè, cappuccino e brioche sono più cari e la colazione al mattino nei bar è diventata quasi un lusso. Rispetto a gennaio 2008 il prezzo della tazzina di caffè al bar è aumentato in media del 10% e la colazione (cappuccino più brioche) è invece cresciuta del 20%. Nello stesso periodo, però, i consumi sono calati di quasi il 30%. Ecco i prezzi. Al banco la tazzina costa da un minimo di 70 a un massimo di 95 centesimi di euro, mentre la classica colazione cappuccino-brioche, ha un prezzo che oscilla da 1.50 a un massimo di 2.50 euro. Al tavolo, invece, bisogna aggiungere un aumento di circa il 10%. E’ quanto emerge da un’indagine su un’abitudine molto radicata fra la gente, travolta anch’essa da una congiuhtura negativa che non accenna a fermarsi.
La maggior parte dei consumi avviene spesso al mattino o in alcune ore di punta della giornata o anche nel fine settimana, dove la massima concentrazione della clientela si ha soprattutto nelle ore pomeridiane del sabato e in quelle della domenica mattina. Come si rileva nella tabella, i prezzi della torrefazione Casa del caffé (dove la tazzina costa 0.70 euro, mentre la colazione 1,50 euro), sono rimasti praticamente entrambi invariati rispetto allo scorso anno. «Faccio fatica a contenere le spese – dice Luigi Giustina, il titolare – e sono proprio al limite del guadagno solo perché faccio io la tostatura. In 25 anni di lavoro, considerando anche la trasformazione dalla lire in euro non ho mai avuto il coraggio di aumentare il prezzo. E’ rimasto sempre lo stesso di quello in lire».
Alcuni locali, per porre un freno al calo dei consumi, propongono una serie offerte speciali. Ad esempio, «Placet Mo’ Caffè» e il bar «Nazionale», offrono un abbonamento di 10 caffè più 250 grammi di macinato a 8,50 euro. Oppure al caffè «Centrale», l’accoppiata cappuccino più brioche viene data a 1,60 euro invece di 2,30 euro (1,40 cappuccino e 0,90 brioche se consumati singolarmente). O ancora come al bar «De Pellegrin» dove ogni 10 caffè ce n’è uno gratis. Ma esiste anche il parametro «qualità» che impone determinati prezzi. «Per quanto riguarda il caffè e la brioche – spiega il titolare del bar ”Commercio” – credo che il paragone fra le offerte dei vari bar si possa fare solamente a parità di prodotto. Per il caffè a esempio usiamo una speciale miscela di arabica pura. Le brioche, invece, sono fresche di forno ogni giorno e non confezionate o riscaldate perché precongelate». In quasi tutti i bar ci sono stati, tuttavia, incrementi giustificati dai costi di gestione e dall’aumento della materia prima, in particolare di caffè, latte e zucchero. La signora Antonella del bar «Latino», ricorda che gli aumenti sono causati da problemi di mercato. «Abbiamo avuto tre ritocchi sul prezzo del caffè – sostiene – e solo alla fine siamo stati costretti a dover correggere il nostro listino». Ma c’è stato anche chi ha diminuito la tazzina passando da 0,85 a 0,80. «Per ora riusciamo a starci dentro – dice la signora Egle di «Sei come sei» – ma è un sacrificio. Speriamo di continuare così». Anche la titolare del bar «Aris» ha lasciato la tazzina di caffè a 0,85 come nel 2008 «perché – afferma – questo non è il momento di fare aumenti». «I clienti cercano di spendere il minimo indispensabile – dichiara Maria Grazia, titolare della «Nova Gisella» – perché i soldi oramai non sono tanti. Mi accorgo di certe cose perchè vendo anche tabacchi. Molti hanno la sensazione di risparmiare perché con 5 euro fanno colazione e acquistano il pacchetto da 10 sigarette. Invece non è così».

MONITORAGGIO DELLA FEDERCONSUMATORI  
Spesa più conveniente in Slovenia  
Tra i prodotti meno cari frutta e verdura. Sulle mele risparmio di 70 centesimi
 
 
Come annunciato la Federconsumatori ha dato avvio al monitoraggio dei prezzi di largo consumo anche in Slovenia. Oltre ai supermercati abitualmente presi in esame i rilevatori sono andati oltre confine.
sotto la lente è finito infatti l’Interspar di Nova Gorica, già meta non solo dei cittadini residente a Gorizia, ma che di quelli che invece abitano a Monfalcone e nella Bisiacaria. Le rilevazioni hanno quindi permesso di mettere a confronto i prezzi rilevati in Slovenia con quelli dei sei supermercati monitorati nel Monfalconese.
È così emerso che fare la spesa oltre confine è decisamente più conveniente. Anche se alcuni prodotti costano di più che in Italia.
Fare la spesa a Nova Gorica conviene per esempio per prodotti come lo yoghurt, che costa anche 20 centesimi di meno. Oppure l’olio di semi di girasole, che costa anch’esso 20 centesimi in meno. Convenienti anche le mele golden, che arrivano a far risparmiare anche 70 centesimi al chili. Ma non tutto è così conveniente come si potrebbe pensare. Per esempio, a sorpresa, costa di più la pasta: la Barilla arriva infatti a richiedere 11 centesimi in più (costa infatti 0,99 centesimi per la confezione da mezzo chilo).
Altra curiosità è quella del tonno, che pur essendo di marca diversa da quello venduto nei supermercati italiani costa 26 centesimi in più. Costoso anche l’olio extravergine di oliva, e di parecchio: quasi quaranta centesimi in più per la marca più a buon mercato. A costare meno è invece il pane: solo due centesimi per la baguette, ma addirittura 40 per il pane locale. Costa meno anche la verdura, mentre a essere più cari, curiosamente, sono i prodotti per la casa: il dentifricio viene a costare anche 50 centesimi in più, la saponetta anche 40. A salvarsi è il detersivo per i piatti, che perde 40 centesimi. Lo sgrassatore è invece un vero salasso: quasi un euro in più che da noi.
Il monitoraggio della Federconsumatori ha così chiuso, anche con questa tappa, le due trasferte previste dal programma, la prima delle quali si è tenuta, a Sistiana, e la seconda è appunto questa di Nova Gorica. L’azione dei controllo dei prezzi è quindi arrivata alla conclusione della sua seconda azione. Ora si partirà con la terza sezione di controllo dei prezzi cittadini, per poi arrivare alla fine del secondo anno, in maggio, quando sarà fatto il bilancio dell’iniziativa, con un confronto tra inizio e fine e le considerazioni sulla crescita del costo della vita.
Il controllo della Federconsumatori va avanti ormai da oltre due anni, e finora ha contribuito a tenere sotto controllo i prezzi cittadini, mettendo bene in evidenza convenienze e aumenti «esagerati».
Non solo, da quest’anno fa anche la somma di una spesa considerata «tipica» per le famiglie di Monfalcone, con un conteggio totale di quanto si va spendere.
Ecco quindi che è possibile considerare, per ognuna delle sei strutture, quanto costa una spesa di «marca», una di marca di casa e una di «primo prezzo».
I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, e che finora gli aumenti sono stati piuttosto contenuti: a crescere, più che i prodotti di marca, sono stati quelli di sottomarca. Nella sua prima fase, il progetto è durato sei mesi e ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityiper, Coop, Ipercoop Gradisca, A&O di Staranzano, Emisfero, poi modificati parzialmente nella seconda fase).
I risultati sono poi anche pubblicati sul sito Internet del Comune e su degli schermi predisposti nel municipio di piazza della Republbica e appesi alle bacheche nelle sedi dei Comitati di rione. (e. o.)

Messaggero Veneto, 29 maggio 2009 
  
Illustrati i risultati del progetto realizzato da Federconsumatori Gorizia in collaborazione con il Comune  
Il risultato non è stato raggiunto su frutta e verdura 
Prezzi, monitoraggio calmieratore 
 
MONFALCONE. Il progetto Prezzinvista realizzato da Federconsumatori Gorizia con il Comune di Monfalcone ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) e la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita.
Anche se lo stesso risultato non è stato raggiunto per frutta e verdura. È questo il risultato conseguito dal progetto, che sviluppato nel 2008 e parte del 2009, si è concluso in questi giorni.
La responsabile del progetto, Silvia Padovani, spiega che sono state effettuate in tutto 14 rilevazioni che hanno interessato i sei maggiori esercizi commerciali del Monfalconese e della destra Isonzo, nonché una realtà del Triestino e una della Slovenia. Le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana-Trieste), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25, gli stessi considerati nel precedente progetto: pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivo piatti, detersivo lavatrice, sgrassatore. Questi 25 prodotti sono stati monitorati come marca nota, marca della casa, primo prezzo; tutto ciò tranne verdure e pane, che sono stati considerati come prezzo unico per le prime e per formato per il secondo. I tabulati del paniere considerato sono stati trasmessi tempestivamente ai media, mentre il Comune li ha pubblicati sul proprio sito;alcuni esemplari, in formato manifesto, sono stati esposti in municipio, nelle sedi dei Comitati di quartiere e dei sindacati.
La quantità di dati prodotta ogni 15 giugno (414 prezzi) ha consentito di tenere sotto controllo un cospicuo numero di generi di prima necessità e trarre significative considerazioni su andamento e tendenza dei prezzi nei singoli negozi, anche in comparazione fra i vari punti vendita. «Possiamo asserire – dice Padovani – che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi, con contenimento dell’incremento e livellamento verso una media complessiva. Dall’osservazione dei dati balza all’occhio la differenza tra il paniere della marca nota e quello del primo prezzo che, per la marca nota risulta essere superiore del 50%».
Spiega come per le marche note nel periodo gennaio 2008-maggio 2009 i prezzi hanno avuto un costante incremento mediamente del 5%. «Ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalla casa madre. Mentre, dove il singolo rivenditore può intervenire, in particolare per marchio della casa e primi prezzi, si è mantenuto un andamento costante».
Il monitoraggio ha avuto quindi come conseguenza diretta che la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita. Circa la pasta, si constata un lieve calo del prezzo di vendita. Non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione. Si rileva invece un costante ribasso del prezzo dell’olio extravergine d’oliva in tutti e tre i panieri considerati, mentre hanno subito aumenti riso, grana, prosciutti e salsa.
Discorso a parte per frutta e verdura, che hanno subito un costante aumento, specie negli ultimi mesi: aumenti per patate, mele, finocchi, zucchine e carote, con percentuali di incremento anche fino al 350%.

Il Piccolo, 01 giugno 2009 
  
CHIUSA LA CAMPAGNA DI RILEVAMENTO IN SEI SUPERMERCATI CITTADINI  
Il monitoraggio dei prezzi frena i rincari  
Federconsumatori: risultato raggiunto. L’analisi riprenderà in ottobre
 
 
Chiude i battenti il progetto di controllo dei prezzi realizzato da Federconsumatori e Comune di Monfalcone. Con l’ultima rilevazione, infatti, ha ufficialmente chiuso la sua attività per l’anno 2008-2009. Il progetto, secondo quanto annunciato da Federconsumatori, riprenderà in autunno. Innegabile il suo effetto di calmieramento dei prezzi, e anchese sul singlo prodotto il prezzo di vedita è auentato le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere gli aumenti. Un risultato che però non è stato raggiunto per frutta e verdura. «Il nostro progetto viene rinnovato di anno in anno – spiega Mario Cecolin, operatore dell’associazione – e per quanto ci riguarda, visti gli ottimi risultati finora ottenuti, abbiamo già fatto richiesta di rinnovare il progetto per il prossimo anno. Se tutto va bene quindi inizieremo a ottobre». Probabilmente le stesse modalità: rilevazioni quindicinali in sei punti vendita monfalconesi -Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative operaie ed Eurospar (già Despar) – magari qualche puntatina fuori Monfalcone, come accaduto in questi mesi con le ”trasferte” al Qlandia di Nova Gorica e al Conad di Sistiana. Per quanto rigurda l’ultima rilevazione, come sempre, le maggiori differenze si rilevano nella frutta e nella verdura, i generi alimentari che maggiormente sono soggetti a variazioni stagionali. Anche in questo caso, districarsi tra i vari prezzi è veramente difficile. Diverso discorso per le zucchine, che invece calano ovunque: costano da un massimo di 1,49 euro a un minimo di 0,99, ma praticamente dappertutto si parla di un calo, pari anche a un euro rispetto a inizio anno. In modo contrario si comportano invece le carote: aumentano infatti da 1,10 euro agli 1,49 euro attuali, oppure dai 0,78 precedenti ai 1,39 euro attuali. Il progetto 2008-2009 della Federconsumatori ha proposto anche un esame della spesa totale delle famiglie, per capire quanto consistente è il risparmio scegliendo prodotti di marca e non di marca. Acquistando i prodotti monitorati (pasta da mezzo chilo, riso arborio da un chilo, yogurt da due pezzi, burro da 250 grammi, latte intero da un litro, formaggio grana, olio extravergine, olio di semi, caffè, la confezione da tre pezzi di tonno, prosciutto crudo, prosciutto cotto, salsa di pomodoro da 700 grammi, un chilo di pane, patate, mele, uova medie, finocchi, zucchine, cavoli, dentifricio, saponetta, detersivo per piatti e per lavatrice e sgrassatore) una famiglia spende una media di 30 euro per articoli ”generici” e sui 47 per quelli di marca.
Elena Orsi

Il Piccolo, 12 giugno 2009 
 
CONCLUSO IL MONITORAGGIO  
Di frutta e verdura i rincari-record  
Federconsumatori: «In alcuni casi registrati aumenti del 350%, un’assurdità»
 
 
In un anno, in alcuni casi, frutta e verdura hanno subito aumenti pari al 350% che, secondo Federconsumatori, sono del tutto ingiustificati. È questo il dato, più clamoroso, rilevato dal report finale del monitoraggio dei prezzi dell’associazione dei consumatori nel confronto 2008 – 2009.
Ciò che balza anche all’occhio è la differenza tra il paniere fatto con prodotti di marca e quello ”primo prezzo”: il primo costa il 50% in più. Sono stati soprattutto i prodotti di marca infatti a subire, tra il gennaio 2008 e il maggio 2009 aumenti medi del 5%. Secondo Federconsumatori «ciò potrebbe spiegarsi con la quasi assenza totale di controllo da parte delle singole realtà di vendita sui prezzi imposti dalle case-madri mentre, dove il singolo rivenditore è in certa misura potuto intervenire, si è mantenuto un andamento pressoché costante».
Ma il vero dato “drammatico” è quello della frutta e verdura, che meritano, come spiega Federconsumatori, un discorso a parte. «Sono aumentate patate, mele, finocchi, zucchine e carote raggiungendo percentuali di incremento anche fino al 350%. Aumenti che paiono ancor più ingiustificati se consideriamo che particolari fenomeni atmosferici o disastri ambientali non risultano essersi manifestati nella passata stagione per i generi monitorati.
Tutto ciò è in netto contrasto anche con la tendenza al calo dei derivati del petrolio che hanno consentito considerevoli diminuzioni nei prezzi di trasporto ed energetici in genere».
Infine, relativamente alla pasta, si avverte un lieve calo del prezzo di vendita non commisurato al notevole ribasso della materia prima di derivazione, mentre si rileva un costante ribasso del prezzo dell’olia extravergine di oliva in tutti e tre i panieri considerati. Hanno subito un costante aumento: riso, grana, prosciutti e salsa.
Una buona notizia però c’è. «Circa l’utilità del nostro operato è significativo osservare che di rilevazione in rilevazione per tutti i panieri considerati (marca nota, marca della casa e primi prezzi) la tendenza è stata in costante calo per adeguarsi alla media delle altre realtà di vendita».
Possiamo asserire che il nostro lavoro ha prodotto sulle realtà di vendita monitorate un effetto di calmieramento dei prezzi. Anche se sul singolo prodotto il prezzo di mercato è aumentato, le promozioni messe in atto dai negozianti hanno contribuito a contenere l’incremento atteso, per cui ne è risultato un livellamento verso una media complessiva. Il monitoraggio di Federconsumatori ha riguardato complessivamente 14 rilevazioni nei sei maggiori esercizi commerciali del mandamento monfalconese e della Destra Isonzo, nonché una realtà della provincia di Trieste e una della Slovenia.
Nel dettaglio, le realtà monitorate sono state Ipersimply (già Cityper), Emisfero, Bennet, Ipercoop, Cooperative Operaie, Eurospar (già Despar), Conad (Sistiana), Interspar (Nova Gorica). I prodotti presi in esame sono stati 25 (pasta, riso, yogurt, burro, latte, formaggio, olio d’oliva, olio di semi, caffè, tonno, prosciutto crudo e cotto, salsa, pane, patate, mele, uova, finocchi, zucchine, carote e dentifricio, saponette, detersivi, sgrassatori). (e.o.)

Il Piccolo, 19 gennaio 2009 
 
MONITORAGGIO DI FEDERCONSUMATORI IN SEI SUPERMERCATI  
In un anno la pasta è aumentata del 33%  
Rincari elevati anche per il prosciutto: 27%. Risparmi fino al 37% per la spesa di prodotti non di marca
 
 
I prezzi al consumo dei generi alimentari continua a crescere. Il confronto tra l’ultimo rilevamento, quello effettuato venerdì scorso dalla Federconsumatori e quello di 12 mesi fa mettono in evidenza i rincari. Ecco perchè il monitoraggio portato avanti dalla Federconsumatori già dallo scorso anno è così utile. Per il motivo che, a distanza di mesi, permette di capire di quanto e in che modo sono cresciuti i prezzi di certi generi alimentati, di vedere dove sono cresciuti e magari approfittare delle offerte dei vari centri commerciali. La Federconsumatori, con il supporto del Comune di Monfalcone, ne tiene d’occhio sei sul territorio cittadino. E fa loro i «conti in tasca».
GLI AUMENTI Ecco quindi che, andando a confrontare il monitoraggio di inizio 2008 con quello del 2009, si registra un boom nel prezzo della pasta: da 66 centesimi a 88 per la confezione da mezzo chilo. E anche con quella più a buon mercato non va meglio: si passa da 45 centesimi a 50.
Ma gli esempi sono tanti: c’è il prosciutto di San Daniele che passa da 16 euro e 90 al chilo a 21,50 euro. Aumenta anche la salsa confezionata, anche se di poco: da 0,83 a 0,86 euro. C’è poi il riso, che passa da 2 euro e 45 centesimi a 2 euro e 69. Ma la cosa curiosa è che non aumentano solo i generi alimentari, che come si presume sono più legati per esempio a eventi naturali: si può vedere il caso del dentifricio, che da 1 euro e 92 arriva a 1,99, ed è pure in offerta, quindi indica che il prezzo finale è ancora maggiore. Insomma, la vita per le famiglie si fa ancora più dura.
IL MONITORAGGIO Il controllo della Federconsumatori va avanti ormai da oltre due anni, e finora ha contribuito a tenere sotto controllo i prezzi cittadini, mettendo bene in evidenza convenienze ed aumenti «esagerati». Non solo: da quest’anno fa anche la somma di una spesa considerata «tipica» per le famiglie di Monfalcone, facendo il confronto totale di quanto si va spendere. Ecco quindi che è possibile considerare, per ognuna delle sei strutture, quanto costa una spesa di «marca», una delle marca di casa e una di «primo prezzo». Alla fine del periodo di controllo, la Federconsumatori provvederà a verificare quanto effettivamente i prezzi sono cresciuti dall’inizio del secondo periodo di monitoraggio e come sono variate le spese. I primi risultati hanno evidenziato che tra la spesa di marca e non di marca c’è una differenza anche del 37 per cento, e che finora gli aumenti sono stati piuttosto contenuti: a crescere, più che i prodotti di marca, sono stati quelli di sottomarca. Nella sua prima fase, il progetto è durato sei mesi e ha visto la rilevazione del prezzo dei prodotti su 25 tipologie di beni alimentari in sei grandi ipermercati del mandamento (Bennet, Cityiper, Coop, Ipercoop Gradisca, A&O di Staranzano, Emisfero, poi modificati parzialmente nella seconda fase). I risultati sono poi anche pubblicati sul sito del Comune, e su degli schermi predisposti nella sede centrale, e appesi alle bacheche dei Comitati di rione.
LA SECONDA FASE Questa seconda trance di misurazioni riguarda Bennet, Cityiper, Cooperative operaie, Eurospar, Ipercoop, Emisfero. Ma non solo: la rilevazione sarà ampliata anche fuori provincia. Tanto è vero che un primo confronto è già stato fatto, con una struttura di Sistiana. In questo caso c’è stata una buona notizia, derivante dal fatto che i prezzi a Monfalcone si sono rivelati nettamente minori. La prossima «visita» fuori provincia è già in previsione, e riguarderà il Qlandia di Nova Gorica. Poi la Federconsumatori interromperà ancora il rilevamento per effettuare alcune valutazioni, in modo per «tirare le fila» in vista di una futura prosecuzione del progetto.
Elena Orsi

Il Piccolo, 13 gennaio 2009
 
MANCA LA PASSWORD 
Poche le Social card e inutilizzabili nei negozi 
Una cinquantina in tutto le tessere arrivate in città a Grado e nel mandamento

 
La Social card, a Monfalcone, rischia di diventare un’operazione di pura facciata. Perché non solo le card in arrivo, tra Monfalcone, comuni del mandamento e Grado sono appena una cinquantina visti i limiti di reddito minimi richiesti, ma anche i negozi che hanno intenzione di attivarla potrebbero essere davvero pochi. Tre, al momento, appartenenti allo stesso titolare. E anche questi comunque non sono ancora abilitati perchè l’Ascom non ha mai ricevuto la password che consente di registrare, nel sistema, i negozi stessi. A Grado, per fare un esempio, di negozi non ce n’è nemmeno uno, come ha spiegato di recente il segretario dei pensionati Cisl, Mauro Degrassi. Ma, a parte questo, è la Social card che rischia di rappresentare una goccia nell’oceano dell’ambito degli aiuti alle famiglie in crisi.
In città la nuova povertà è un fenomeno evidente. Eppure, a tutt’ora i titolari delle card che permettono di beneficiare di 80 euro al mese da spendere nei negozi sono pochissimi e non in grado di spendere effettivamente quei denari. Tanto che alcuni, una volta verificata l’impossibilità di utilizzare la card, si sono rivolti alla Federconsumatori. «Ci sono state alcune persone che si sono rivolte a noi perchè, una volta fatta la spesa e chiesto di pagare con la card, si sono sentite rispondere che le stesse card non erano ancora abilitate – spiega l’associazione -. In più, visto che le stesse card comportano una spesa per i commercianti, dato che funzionano come carte di credito, a loro non è nemmeno così conveniente attivarle. Da parte nostra, però, possiamo fare poco. La sola cosa è inviare queste persone all’Agenzia delle Entrate o a un patronato per essere informate meglio sul problema».
Gli stessi negozianti di Monfalcone si stanno muovendo, comunque, per tentare di promuovere l’uso della Social card. Questa settimana è in programma un’assemblea tra i soci in cui si discuterà appunto delle azioni da attivare a Monfalcone per venire incontro agli utenti maggiormente in difficoltà. E tra queste c’è appunto la possibilità di sviluppare le convenzioni per la Social card. Questo però non modifica il fatto che i beneficiari siano una platea quanto mai risicata a causa dei limiti di reddito troppo bassi stabiliti per poter avanzare la richiesta e ricevere quindi la card. Limiti molto più bassi di quelli richiesti a esempio per il «reddito di cittadinanza» o per la Carta famiglia. Secondo i dati diffusi dal ministero per l’Economia, in regione dovrebbero arrivare 23mila card che, rapportate alla popolazione, per Monfalcone dovrebbero essere 500. Una cifra che sembrerebbe rispecchiare la situazione della città, visto che la Carta famiglia, un provvedimento simile a quello della Social card previsto dalla Regione, ha registrato avuto in città circa 600 domande. La Card però prevede però limiti ben più rigorosi. Decisivi, al momento, per il suo scarso successo.
Elena Orsi

Il Piccolo, 29 dicembre 2008 
 
DICEMBRE DIFFICILE PER IL COMMERCIO CITTADINO  
Vendite in calo del 15% in centro  
Tra i settori più colpiti rientrano le calzature e l’abbigliamento
 
 
Calano le vendite a Monfalcone di circa il 15%, nel settore calzature e abbigliamento, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Nonostante le promozioni iniziate già all’inizio del mese. La situazione è quasi in linea con quella riscontrata su scala nazionale dove, stando ai dati raccolti dagli osservatori di Codacons, Adusbef e Federconsumatori, risultano in frenata anche i settori merceologici di mobili, elettrodomestici e profumeria (-10%), elettronica (-5%). Mentre un piccolo balzo in avanti lo hanno compiuto cartolibreria (+1,5%), alimentari (+0,4%) e giocattoli (+0,4%). E per fortuna, secondo la maggiore parte dei commercianti monfalconesi, tre giorni prima di Natale c’è stato un rialzo negli acquisti, evitando una flessione ben più critica.
Il tutto, dicono i commercianti, è riconducibile alle pesanti condizioni meteorologiche che hanno caratterizzato quasi tutto il mese di dicembre, alla crisi economica che non accenna a diminuire e al minore potere di acquisto delle famiglie. In pochi giorni, inoltre, al centro commerciale Emisfero di via Pocar, hanno aperto il negozio di abbigliamento «Ovs Industry», altro punto vendita dopo quello in viale San Marco della catena nazionale Oviesse. Ha debuttato anche il negozio Indexè di abbigliamento per bambini e Mediaworld di elettronica e prodotti della casa. A Ronchi, invece, è stato inaugurato il centro commerciale «Sorelle Ramonda». Un’ondata di aperture fronteggiata dai negozi cittadini con le vendite promozionali contribuendo, da un lato, ad attrarre gli acquisti e, dall’altro, a contrastare la concorrenza con i centri commerciali.
Secondo l’Ascom, il centro di Monfalcone resterà sempre punto di riferimento del commercio locale, dove in questo periodo sta ottenendo successo il concorso «Gratta e vinci» con il quale, a fronte di acquisti, si possono vincere buoni spesa. Ci sono, inoltre, tutte le condizioni per parlare di segnali positivi, nonostante la maggior parte dei monfalconesi mantiene prudenza, preoccupata dall’inarrestabile crisi economica. Spese diverse e più selettive, orientate verso le offerte, i discount e i supermercati, evitando invece grandi magazzini che i negozi al dettaglio. E intanto la categoria dei commercianti confida sul prossimo appuntamento: dal 2 gennaio fino al 31 marzo, sarà la volta dei saldi, alimentando la speranza di nuovi affari.
«A novembre abbiamo avuto una crisi paurosa – ha spiegato Annalisa Zelik, titolare del negozio ”Calzature Castiglioni” e capocategoria del settore merceologico -. Dicembre è stato in linea come lo scorso anno. È arrivato poi il maltempo e infine c’è stato qualche giorno di ripresa prima di Natale. Vorrei sottolineare il movimento della clientela, nonostante l’apertura del centro commerciale a Ronchi e i nuovi negozi insediatisi in via Pocar. Il nostro negozio non ha effettuato promozioni. Siamo ottimisti e fiduciosi che i saldi possano cominciare bene».
Mauela del negozio di abbigliamento «Glenfield» è soddisfatta solo del movimento registrato qualche giorno prima di Natale. «La promozione del -20% è servita – afferma – però, rispetto allo scorso anno, devo registrare più di -15% nelle vendite».
«Non è andata come speravo – dice Francesca di ”And” confezioni -, si sente molto la crisi. Poi c’è sempre lo stesso problema. La città si svuota e tutti vanno verso i centri commerciali». Alessandra di «Iana» abbigliamento osserva: «Solo per pochi giorni è andata bene, speriamo che vada meglio con i saldi di gennaio».
«Con le vendite siamo in linea con l’andamento nazionale per il nostro settore – dice Patrizia, titolare del negozio ”Pelletterie Agostini” – che registra un calo dal 15 al 20%. Per i saldi le prospettive le riteniamo non splendide ma discrete».
«Vendita promozionale fino a -50%», annuncia il cartello all’esterno del negozio di «Alcott» abbigliamento. «Cambieremo ancora la percentuale in occasione dei saldi – spiega Claudia – per avere un riscontro maggiore». Anche Alessia, di «Skianto» abbigliamento, confida nei saldi che inizieranno il 2 gennaio, poiché, dice, a parte qualche giornata prenatalizia, il resto è da cancellare.

Messaggero Veneto, 02 gennaio 2009 
 
Monfalcone. La crisi è stata acuita dal proliferare dei centri di grande distribuzione. L’Ascom intende migliorare il servizio per gli anziani  
Affari in calo per i piccoli commercianti
 
 
MONFALCONE. Il commercio monfalconese, ma anche la vita culturale e sociale, ha risentito in modo profondo della nascita dei centri di grande distribuzione, ma il progetto dei Centri integrati di via darà l’input necessario ai negozi cosiddetti “di vicinato” di riprendere vigore e riuscire ad attrarre nuovamente nel centro città le persone ridando vita al commercio “minuto” che, minacciato dalla crisi, nel 2008 ha saputo reggere con una forza maggiore di quanto si era creduto.
È questa la sostanza del bilancio 2008 del presidente dell’Ascom di Monfalcone, Glauco Boscarolli, un bilancio non negativo e improntato alle proposte costruttive per ridare appunto vita al commercio dei piccoli negozi. «Il 2008 è stato un anno impegnativo, il 2009 lo sarà anche di più. Il commercio di Monfalcone e del mandamento è stato e continuerà a essere influenzato dall’abnorme installarsi in questo territorio di centri di grande distribuzione; al punto da creare difficoltà e squilibri anche tra queste stesse aziende», spiega Boscarolli, ricordando che chi ne ha subito le maggiori conseguenze sono stati l’occupazione complessiva nel commercio e i punti vendita “di vicinato”.
I piccoli commercianti hanno abbandonato i comuni minori, le periferie e in parte anche il centro città, fatto che ha influito non solo sull’occupazione, ma anche sulla qualità dei servizi commerciali e sui prezzi dei prodotti. «Ne risente anche la qualità della vita: se i centri di aggregazione sociale diventano i supermercati, le fondamentali attività del tempo libero, sport, associazionismo, cultura, partecipazione sociale e politica si addormentano, lentamente, ma inesorabilmente. Ci sono – prosegue – meno cittadini, ma più consumatori inconsapevoli e plagiati. Il vero commercio, in quanto attività di servizio, ha invece bisogno di consumatori consapevoli».
«È in questo scenario che si inserisce l’iniziativa dei Centri integrati di via, che dovrà migliorare l’offerta dei servizi commerciali, irrobustire il commercio, riportare i cittadini nelle strade e nei centri, a vivere la città».
Contestualmente ci sta anche il modo per migliorare il servizio verso gli anziani, le casalinghe, le persone in difficoltà, grazie anche alla buona iniziativa di qualche associato Ascom. Boscarolli non manca poi di analizzare la situazione presente, dove «è verosimile che qualche singolo commerciante abbia avuto cali sensibili nel suo volume d’affari».
Nel suo insieme il commercio locale ha superato il 2008 meglio di quanto tante cassandre avevano vaticinato, comunque meglio delle medie italiane, per non parlare degli altri paesi industrializzati. Per l’intero anno la valutazione media complessiva non è peggiore di un -1%, per dicembre non oltre un -2%. Il problema non è di prezzi al consumo o di disponibilità economiche – dice ancora –. Sull’anno hanno influito soprattutto i pesanti aumenti di bollette e servizi pubblici, dei prodotti energetici (compresa la perdita delle agevolazioni di zona franca), del credito e, infine, delle massacranti informazioni su una crisi mondiale di cui, nel reale, non abbiamo ancora subito gli effetti».
Su dicembre ha pesato anche il cattivo tempo, anche se sono state organizzate iniziative interessanti quali le vendite promozionali o i biglietti “Gratta e vinci” cui hanno aderito quasi duecento associati. Secondo il presidente Ascom non saranno le anticipazioni dei saldi invernali o di quelli estivi a risolvere i problemi dei consumatori e dei commercianti. Le prospettive serie sono altre: i Centri integrati di via, il rafforzamento dei servizi anche all’interno dell’associazione, ma, e soprattutto, verso i consumatori.
«Sono certo che i nostri commercianti hanno compreso che il vecchio detto “l’unione fa la forza” ci aiuterà ad affrontare con soluzioni intelligenti e concrete non soltanto il 2009, ma anche un futuro di ripresa, difficile e faticoso, ma solo se lavoreremo insieme. Commercianti, ma anche città e mandamento. Se i nostri amministratori pubblici incominciano a parlare di “città comune”, ricordiamo che la nostra associazione comprende tutto il mandamento da oltre sessant’anni, quindi condividiamo fortemente tali intenzioni», afferma ricordando come spesso piani del commercio o i piani del traffico separati abbiano creato danni notevoli.
«Ci metteremo quindi ben volentieri a tavolino a discutere dei problemi del commercio assieme a un’unica amministrazione, oramai necessaria per affrontare i molti problemi del territorio. Il 2009 può essere anche questo – conclude –: un anno di iniziative concrete e ragionate insieme, pubbliche e private per migliorare la vita della comunità». Ciro Vitiello

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