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Il Piccolo, 15 luglio 2010

IL PROGETTO
Mitigato l’impatto ambientale della Tav
Il sindaco Pizzolitto: «Ma il tracciato non è in discussione»
Utile confronto tra i tecnici Rfi e le amministrazioni comunali interessate dall’infrastruttura

Anche il nuovo progetto della Tav non risparmia impatti importanti al territorio monfalconese. Il confronto già avviato con la Regione e i tecnici di Rfi ha però consentito di mitigarli in modo consistente. E’ quanto ha affermato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo alla domanda di chiarimenti del consigliere comunale di Rifondazione comunista Emiliano Zotti nella seduta di martedì sera del Consiglio comunale. «Il tracciato, comunque, non si discute, perché rientra in una pianificazione europea e questo l’assessore regionale ai Trasporti Riccardi l’ha chiarito da subito», ha aggiunto il sindaco. «La fase è quella della predisposizione del progetto preliminare – ha spiegato l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo – e il confronto con le amministrazioni locali è servito per fornire le osservazioni dei territori attraversati dalla linea. Il coinvolgimento del Consiglio comunale ci sarà». In ogni caso si parla ormai, stando all’assessore all’Urbanistica di Ronchi dei Legionari, Sara Bragato, di Alta capacità e non più di Alta velocità. La proposta progettuale di Rfi è quindi quella di interrare la linea storica Udine-Trieste a partire pressapoco dal confine tra i comuni di Ronchi e Monfalcone, per permettere lo scavalco della stessa da parte della linea ”storica” Trieste-Venezia e della futura linea AC. «Se tale interramento fosse fatto partire già prima della stazione di Ronchi Nord – afferma Sara Bragato – potrebbe essere risolto d’un colpo il problema dell’isolamento del rione dello Zochet e delle frazioni di Vermegliano e Selz, sulle quali pesa anche il traffico proveniente da Doberdò e altri comuni carsici, attraverso la strada provinciale numero 15». La possibilità di progettare fin d’ora le opere legate alla soluzione del bivio San Polo e al passaggio dell’AC, prevedendo l’interramento della linea Udine-Trieste già in territorio di Ronchi, è però legato alla soppressione della ”lunetta”. Vale a dire del binario unico di collegamento tra le due linee Udine-Trieste e Trieste-Venezia, che interseca la statale 305 in prossimità del cimitero di Ronchi. (la. bl.)

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Il Piccolo, 08 maggio 2010
 
DOPO LE DICHIARAZIONI DELL’ESPONENTE LEGHISTA, SCONFESSATO DA FONTANINI 
Ballaman fa riapparire lo spettro-nucleare 
Pizzolitto: sono decisamente preoccupato. Gherghetta: faremo un referendum

Torna lo spettro-nucleare in città, all’indomani delle dichiarazioni del presidente del Consiglio regionale, Edouard Ballaman, favorevole a una centrale in Friuli Venezia Giulia. Ma la Lega Nord, attraverso il segretario regionale, Pietro Fontanini, ieri ha sconfessato il compagno di partito: «Sono idee sue, personalissime. Il partito e il gruppo consiliare non hanno mai affrontato il tema». Ha spiegato che la Lega Nord è favorevole al nucleare, «del resto siamo al Governo – ha detto -. Ma da qui a volere una centrale in Friuli Venezia Giulia, ce ne corre». Ha espresso anche una battuta: «Speriamo che non si stia andando verso una ”sindrome Fini” a livello regionale. Condividendo poi la ”linea Tondo” ha aggiunto: «Se Krsko deve raddoppiare, è giusto e utile che cerchiamo di partecipare al progetto. Mi sembra una strategia corretta, sensata e logica. Ma di aprire il nucleare in regione non se ne parla». Parole alle quali ha fatto eco il consigliere regionale del Carroccio, il monfalconese Federico Razzini: «Premesso che le dichiarazioni di Ballaman sono state estrapolate da una conferenza stampa che nulla aveva a che vedere con questo tema, il presidente del Consiglio non ha alcun ruolo nell’Esecutivo regionale ha espresso un’opinione personale e isolata. La posizione resta quella ribadita dal segretario Fontanini: la Lega è assolutamente contraria a una centrale in regione. Invito pertanto subito gli abili ”manipolatori” della sinistra a non strumentalizzare queste dichiarazioni».
Dichiarazioni e pronte sconfessioni interne alla Lega. Lette con preoccupazione in città. Perchè il sindaco Gianfranco Pizzolitto, ha osservato: «Se prima ero dubbioso, oggi sono decisamente preoccupato. Ballaman è presidente del Consiglio regionale, un esponente autorevole della maggioranza. Non posso che ribadire la mia opinione: la Regione esprime sul tema-nucleare una posizione debole. Si definiscono nuclearisti, ma poi dicono che la centrale non la vogliono in casa. Mentre altre amministrazioni di centrodestra hanno detto chiaramente ”no” al nucleare. Che la Regione dica chiaramente qual è la sua posizione. Chi ci garantisce, del resto, che la centrale non potrà arrivare a Monfalcone? Scajola, forse?».
Caustico il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta: «Ballaman si interessa di nucleare? Strano, pensavo si interessasse solo di Bingo…». E aggiunge: «Sono contro al nucleare, ieri, oggi e domani. Qui e ovunque. Sono un convinto sostenitore della micro-produzione di energia e delle fonti alternative. Bisogna piuttosto modificare lo stile di vita in ordine al consumo energetico. Chi parla del nucleare con tanta facilità, non sa di cosa parla. Comunque, abbiamo fatto un referendum sul terminal Snam, vorrà dire che lo faremo anche sulla centrale. La strategia del nucleare è completamente sbagliata, sotto tutti i punti di vista». Legambiente con il presidente Michele Tonzar rilancia: «Le dichiarazioni di Ballaman non lasciano molto spazio a dubbi. Sembra un gioco della parti, il presidente Tondo che sostiene una cosa e un rappresentante di maggioranza che dice altro. Non aiuta certo a fare chiarezza. Né ritengo possa essere diverso, visto che Monfalcone sarebbe stata indicata come possibile sito. Siamo assolutamente contrari al nucleare, in regione e fuori dalla regione. Gli esempi dei due reattori in Finlandia e di quelli in costruzione in Francia dimostrano l’insostenibilità di questa opzione, anche sotto il profilo economico. Il nucleare non dà alcun contributo reale all’indipendenza energetica dell’Italia e all’abbattimento dell’effetto-serra. Quanto al negoziare su costi dell’energia quale contropartita, diciamo: non siamo disponibili a monetizzare la salute dei cittadini o altri rischi. Deve invece cambiare la filosofia di fondo, considerato che la nostra regione è ai primi posti come consumo pro-capite di energia». (la.bo.)

Il Piccolo, 13 maggio 2010
 
Pd: sul nucleare doppio gioco della Ln 
Greco: a Roma dicono sì ma dove governano si schierano contro

«La reazione scomposta della Lega Nord all’iniziativa promossa dal Pd sul nucleare dimostra con grande chiarezza l’imbarazzo e la difficoltà a giustificare una scelta sbagliata e controproducente. Cercano di derubricare una gravissima dichiarazione di Ballaman, che fino a prova contraria è presidente del Consiglio regione, a opinione personale, svilendo il ruolo che ricopre. Troppo facile!». Immediata la replica del segretario provinciale del Pd, Omar Greco, alle dichiarazioni rese dal Carroccio monfaconese che prendeva le distanze da Ballaman. Per Greco la Lega «dovrà assumersi la propria responsabilità davanti ai cittadini di questa regione, qualora l’opzione nucleare del Governo Berlusconi dovesse avanzare» e aggiunge «come al solito i dirigenti della Ln fanno i furbi. A Roma votano a favore del nucleare, mentre sui territori dove governano, compreso Veneto e Lombardia, si professano contrari e accusano il Pd di fare allarmismo».
Greco non risparmia critiche: «E’ inutile che Razzini faccia il Masaniello, la verità è che è incapace di difendere le prerogative del nostro territorio e non bastano le dichiarazioni di Fontanini per rassicurare chi vive nella nostra Regione. Ci vogliono atti politici ufficiali conseguenti». Il segretario provinciale ricorda che il Pd ha presentato in Consiglio regionale una proposta di legge che prevede l’impossibilità di installare impianti nucleari sul nostro territorio. Proposta firmata da tutti i consiglieri del gruppo. «La approvino all’unanimità e convincano il presidente Tondo – aggiunge Ggreco rivolgendosi agli esponenti leghisti, a dire una parola chiara sull’argomento, cosa che fino ad oggi non ha fatto. L’unica rassicurazione che abbiamo avuto da Tondo, era la parola del ministro Scajola, che oggi non è più ministro e non può quindi garantire alcunché».
Secondo Greco, continuare a parlare di Krsko, come fa Tondo, «equivale a gettare fumo negli occhi delle persone visto che la Regione si ostina a sostenere un progetto per la cui realizzazione servirebbe il coinvolgimento dello Stato italiano. Infatti, se si parla di energia, materia strategica per ogni Paese, giustamente la Slovenia, che è uno Stato sovrano, è disposta a confrontarsi con lo stesso livello istituzionale e non certo con una Regione. Non ci sembra poi corretto dire di essere favorevoli all’atomo, ma indisponibili ad ospitare un impianto sul proprio territorio». «Per quanto ci riguarda – conclude Greco – abbiamo espresso la nostra contrarietà all’impiego della tecnologia che dovrebbe essere importata in Italia. Inoltre bisogna tenere conto del fatto che fra 10 anni, quando le centrali dovrebbero cominciare a funzionare, la tecnologia utilizzata rischia di essere già superata. Senza contare i costi astronomici dell’operazione e la ancora non avvenuta risoluzione del problema legato allo smaltimento delle scorie».

Il Piccolo, 20 maggio 2010
 
Pizzolitto alla Regione: «Urgenti scelte chiare di politica energetica»

”No” al raddoppio di Krsko, se non dopo aver adeguato la centrale agli standard di sicurezza; sostegno della Regione per il rispetto del piano di conversione a metano della centrale e sulla questione nucleare; una posizione chiara che fughi ogni dubbio sul fatto che una centrale atomica non arriverà mai nè a Monfalcone nè in qualsiasi altro sito della regione. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto chiede chiarezza a Tondo. E non nasconde di sentirsi solo a difendere la città e il territorio.
«Voglio premettere – dice il sindaco – che, se come cittadino sono un antinuclearista, come sindaco devo analizzare qualsiasi proposta che arrivi in campo energetico. Sul nucleare, non mi pare che l’Italia sia coinvolta in studi per modelli ultrasicuri. Si sta acquisendo know-how per centrali di terza generazione del tipo di quelle francesi, ormai superate, o peggio russe, con l’incubo di Chernobyl ancora ben vivo. Non posso non essere preoccupato: la nostra Regione è fra le tre, in sede di Conferenza Stato-Regioni, che ha detto ”sì” al nucleare, una scelta di debolezza e di incoerenza quando, poi, si vuole poi sostenere ”non qui da noi”. Non dovrebbe essere difficile dimostrare che nel Friuli Venezia Giulia un insediamento nucleare è incompatibile con la struttura industriale e turistica. La tecnologia francese, che piace ai governo, comporta un utilizzo massiccio di acqua. Quindi il sito dovrebbe obbligatoriamente essere sulla costa, tra Trieste e Lignano. Altre undici Regioni hanno in piedi ricorsi contro la legge istitutiva del nucleare. Lombardia e Veneto si sono detti subito contrari a insediamenti sul loro territorio. Temo che il Friuli Venezia Giulia, dotato di minor forza contrattuale, possa domani ritrovarsi a pagare per tutti, essendo l’anello debole della catena».
Quali i passi necessari? «Credo che la Regione farebbe bene a mettere in campo una politica energentica e un modello di sviluppo credibili all’interno dei quali dimostrare che una centrale nucleare sarebbe una contraddizione». Pizzolitto è perplesso anche sul raddoppio della centrale di Krsko. «Quella centrale è obloseta, fra 4-5 anni dovrebbe essere dismessa. In queste condizioni sarebbe da chiudere non da raddoppiare. L’interlocuzione con la Slovenia, poi, non può essere lasciata alla Regione, deve pensarci il governo. Nessuno, poi, ci ha ancora spiegato – continua Pizzolitto – quanto verrebbe a costare l’energia prodotta con il nucleare. Nulla garantisce che rappresenterebbe un risparmio, a fronte di impatti a dir poco problematici. In realtà non esiste una politica energetica. La giunta Illy aveva ottenuto, con un documento sottoscritto da Comune ed Endesa, la conversione della centrale di Monfalcone da carbone ”normale” a carbone ”ambientalizzato” e la dismissione dei due gruppi alimentati a olio pesante con il passaggio al metano. Ora A2a intende mantenere l’alimentazione a carbone, sia pure avanzata, ma fa capire di non voler più ricorrere al gas. Ma dove sta la politica energentica della Regione? Illy l’ha fatta. Tondo non si è mai espresso su argomenti che comportano oltretutto un impatto occupazionale e contraddice un patto sancito e sotttoscritto. Mi sembra di essere rimasto solo a portare avanti questa battaglia. La Regione non si esprime, neanche sulla questione rigassificatori. Io non sono contrario ai rigassificatori, ma mi sarebbe piaciuto che le autonomie locali fossero state coinvolte. E poi, ditemi, che senso avrebbe per noi un rigassificatore se poi la centrale non dovesse utilizzare quel metano». (f.m.)

Messaggero Veneto, 17 gennaio 2010
 
Monfalcone: attivato il servizio on line per accedere agli atti pubblici del Comune

MONFALCONE. Importante novità all’insegna dell’innovazione e della trasparenza al Comune di Monfalcone con l’attivazione dell’Albo pretorio on line, che permette a tutti i cittadini di accedere agli atti pubblici direttamente dal portale dell’amministrazione comunale dal sito www.comune.monfalcone.go.it. In questo modo l’ente si colloca fra quelli più avanzati, attuando quanto stabilito da una recente disposizione di legge, nella modernizzazione dell’azione amministrativa mediante il ricorso agli strumenti ed alla comunicazione informatica.
«Il nuovo sistema – ha rilevato il sindaco Gianfranco Pizzolitto – non solamente rende direttamente accessibili i documenti con l’utilizzo del computer, ma consente anche uno scambio d’informazioni, una vera e propria interazione tra gli uffici interni ed esterni, riducendo notevolmente i passaggi e le procedure burocratiche».
In pratica, cliccando su un apposito link posto nella sezione denominata “Albo pretorio” del sito del Comune, si potrà accedere non solamente alle deliberazioni, ma anche a tutti gli avvisi ufficiali dei diversi enti che una volta pubblicati all’albo del Comune si intendono conosciuti e possono, pertanto, dar seguito ai loro effetti giuridici, ovvero possono essere impiegati in base ai termini di pubblicazione. In questo modo aumentano le garanzie sia per i cittadini, sia per i soggetti collettivi, di poter essere edotti e informati sulle decisioni che riguardano la nostra comunità.

Il Piccolo, 08 dicembre 2009
 
UNA ”BATTUTA” DELL’AD DI ENEL CONTI SCATENA UNA RIDDA DI IPOTESI. POI IL CHIARIMENTO 
Monfalcone respira, non avrà il nucleare 
L’impianto di A2A non può essere riconvertito in quanto produttivo e da trasformare a metano

Monfalcone non sarà sede di una centrale nucleare. Per due ragioni: l’impianto esistente non appartiene ad Enel, che in joint-venture con la francese Edf realizzerà gli studi di fattibilità per quattro reattori nucleari di terza generazione in Italia, bensì alla sua concorrente A2a. Ma anche perchè non è un impianto improduttivo da convertire al nucleare, anzi è al centro di un piano di riconversione a metano.
La città può tirare un respiro di sollievo dopo le voci e i timori degli ultimi mesi ma soprattutto alla luce della ”famigerata” lista di dieci siti nucleari possibili in cui Monfalcone continua a comparire al primo posto. La notizia, trapelata dalla stessa Enel, fa tirare un mezzo respiro di sollievo anche al sindaco Gianfranco Pizzolitto si era sentito in dovere di inviare una lettera aperta al presidente Tondo chiedendogli sostegno e garanzie, alla luce delle notizie che si rincorrevano. La situazione era sembrata addirittura precipitare quando l’ad di Enel, Fulvio Conti, nella trasmissione ”Effetto Domino” il 5 dicembre su ”La7”, ha affermato che l’azienda ha già individuato i possibili siti sove sorgeranno le centrali nucleari in Italia. Aggiungendo: «Non li rivelerò neanche sotto tortura». Conti, in effetti, ha già le idee molto chiare sui siti possibili anche se la scelta preliminare non spetta a lui bensì al governo tramite l’Agenzia per il nucleare che, a quanto si sa, non sarà attivata prima della primavera. Conosce però bene, tanto da poter già restringere il numero dei siti ”candidati”, i parametri che le future centrali nucleari dovranno rispettare: vicinanza alla rete nazionale di distribuzione e al mare, bassa sismicità della zona e – aspetto che interessa da vicino Monfalcone – sottoutilizzazione dell’impianto dell’Enel da riconvertire al nucleare. Monfalcone sarebbe un sito ideale secondo i primi tre parametri ma non per l’ultimo, essendo la centrale di proprietà di A2a, estremamente ”produttiva” e destinata a un piano di riconversione a metano. Facile prevedere, quindi, che la scelta possa andare a cadere su vecchi impianti nucleari in disarmo o su centrali alimentate a olio combustibile senza piani di riconversione.
Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non si sente del tutto tranquillo. «Intendo mandare altre due lettere, a Tondo e ai vertici di A2a, per chiedere garanzie politiche ma anche per farmi chiarire da A2a se abbiano un fondamento certe voci di fonte sindacale secondo cui il processo di riconversione a metano sia di fatto congelato». Anche Michele Tonzar, responsabile di Legambiente, ritiene che il pericolo non sia scongiurato. «Già da un incontro con A2a – afferma – era emerso che l’ipotesi di una centrale nucleare a Monfalcone sarebbe stata improbabile in prima battuta. In prima battuta, appunto. Ma il fatto che altre Regioni coinvolte stiano già presentando o preparando ricorsi di incostituzionalità per il mancato coinvolgimento degli enti locali, mentre la nostra non si sta esprimendo in termini ufficiali, mi fa temere che la partita non sia del tutto chiusa». Più rassicurante il consigliere della Lega Federico Razzini: «È bastato che l’ad di A2a non escludesse di poter operare anche nel nucleare per scatenare una tempesta mediatica. Il presidente Tondo ha già dato garanzie in senso opposto. Eppure il sindaco ha voluto chiedere ulteriori rassicurazioni. Pizzolitto pensi piuttosto alle centrali a biomasse che lui e i suoi colleghi del centrosinistra stanno facendo sorgere in Bisiacaria con veri e propri blitz». (f.m.)

Il Piccolo, 09 dicembre 2009
 
SI ALLONTANA LO SPETTRO-NUCLEARE IN CITTÀ
A2A rassicura: «Il piano-metano non si ferma» 
Definite infondate le voci di stop al progetto. Annunciato l’ammodernamento dei gruppi a carbone

di LAURA BORSANI

La via è tracciata: A2a procede nella riconversione dei gruppi ad olio combustibile, per i quali, in virtù del completamento dell’iter autorizzativo, da maggio s’è innescato il count-down che prevede la realizzazione del nuovo ciclo combinato da 815 megawatt entro 47 mesi, quindi nel 2013. Con ciò contemplando la ”dismissione” obbligata dei gruppi 3 e 4. Non solo. L’azienda intende impegnarsi, contestualmente, sul versante del miglioramento anche della sezione a carbone, investendo su nuove tecnologie. Per l’operazione di rinnovamento è da avviare l’intera procedura. Sul tappeto resta il ripensamento in corso relativo al tracciato del gasdotto, che l’azienda vorrebbe più breve.
A ribadire la tabella di marcia è il direttore della centrale termoelettrica, ingegner Luigi Manzo. Una conferma, dunque, che allontana lo spettro-nucleare in città. Con il timore espresso dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, che ha anticipato di voler inviare una lettera ad A2A per chiedere la consistenza di alcune ”voci” che danno per morto e sepolto il piano di metanizzazione della centrale termoelettrica. Ma l’azienda è tassativa nel definire infondate tali ”voci”: rallentamenti ci sono stati, afferma, ma esclusivamente tecnico-procedurali, quindi non forieri di un cambiamento di rotta della politica produttiva.
Un punto, dunque, a favore, verso il rilancio della centrale termoelettrica. Anche rispetto a quanto riferito da ”Milano Finanza” che ieri, sulla scorta del dossier, rigorosamente top secret, in possesso dell’amministratore delegato dell’Enel, Fulvio Conti, sui siti ”papabili”, ha riportato la mappa ufficiosa individuando le nuove centrali nelle immediate vicinanze dei siti ospitanti gli impianti chiusi dopo il referendum del 1987: a Trino Vercellese (Vercelli), Caorso (Piacenza), Latina e Garigliano di Sessa Aurunca (Caserta), inserendovi la ”new entry” di Montalto di Castro (Viterbo). E affiancando, in seconda battuta, Monfalcone, unitamente a Termoli (Campobasso), Palma (Agrigento) e Oristano. Gli impianti italo-francesi, frutto dell’accordo tra Enel e Edf, sarebbero quattro da 1.600 Megawatt ciascuno, per un totale di 6.400 Megawatt, previsti per il 2020. I criteri nella valutazione dei siti restano la vicinanza alla rete nazionale di distribuzione e al mare, la bassa sismicità della zona e la sottoutilizzazione di impianti di proprietà Enel da riconvertire al nucleare. Il tutto, comunque, è vincolato alla scelta preliminare del Governo, tramite l’Agenzia per la sicurezza del nucleare di prossima istituzione. Intanto anche il consigliere regionale di Rifondazione comunista, Roberto Antonaz, ha preso posizione: «Mi auguro che si tratti di un falso allarme. Voglio ribadire l’assoluta contrarietà al nucleare, una decisione assurda, che devasterebbe un’area già inquinata come Monfalcone, peraltro area sismica come tutto il Friuli Venezia Giulia». Antonaz ha annunciato che la Federazione della Sinistra, lanciata sabato a Roma, prevede, quale prima iniziativa, la raccolta di firme per tre referendum abrogativi, tra cui, assieme alla privatizzazione dell’acqua e la legge 30 sulla precarietà, anche l’abrogazione della legge per il ritorno del nucleare. «Sono convinto – ha concluso – che Monfalcone saprà respingere questa provocazione, come ha fatto anni fa per il terminal di rigassificazione di Snam».
Luigi Manzo, tuttavia, osserva sgomberando il campo dai dubbi: «Stiamo rivalutando il tracciato relativo al gasdotto, ma l’attività legata al processo di riconversione della centrale, pur rallentata per il passaggio di proprietà, procede comunque. L’intenzione è anche quella di investire su nuove tecnologie per il carbone. Il programma attuale, pertanto, è quello di installare il ciclo combinato a gas e di ammodernare l’impianto a carbone, al fine di garantire rendimenti più elevati ed emissioni molto basse. Questo investimento sull’esistente dimostra che l’attività della centrale termoelettrica è votata al rilancio produttivo, escludendo automaticamente l’ipotesi-nucleare». Considerando altresì che il sito monfalconese non è di proprietà Enel. L’ingegner Manzo quindi conclude: «Non ci sono ipotesi sulla conversione al nucleare per la centrale di Monfalcone, nè alcun progetto, studio o verifiche di fattibilità».

IL RESPONSABILE AMBIENTE DEL PD: ININFLUENTE CHE IL DOSSIER SIA STATO O MENO INVIATO AL GOVERNO 
Realacci: «La nuova lista? Enel ha sempre saputo quali sono i siti»

«Non c’è niente di nuovo sotto il sole. L’Enel ha sempre saputo quali sono i siti che possono accogliere una centrale nucleare. E che il dossier sia stato o meno inviato al Governo non cambia molto le cose. Il punto è che il Governo adesso gioca a tirare in lungo per scavalcare le elezioni regionali e non provocare sommosse popolari durante la campagna elettorale».
Ermete Realacci, responsabile Ambiente del Pd, commenta le ultime notizie sul progetto nucleare annunciato dal Governo in carica: «Un Governo – ripete – che fa di tutto pur di non affrontare un serio dibattito sull’argomento». Lo fa in merito al ”balletto” di liste sui siti sede di possibili impianti nucleari trapelate e poi smentite, in un vorticoso ”ping pong”. Liste dove ricorre sempre Monfalcone, solo che se prima veniva inserita tra i primi posti, ora sarebbe passata in seconda battuta.
Sulla mappa presentata dai Verdi, comunque, adesso ci sono i nomi di otto località precise. «Nomi che circolano e ricircolano da anni – continua Realacci -, perché i requisiti che devono avere questi siti sono sempre gli stessi, non sono cambiati nel tempo: tanta acqua a disposizione, una sufficiente stabilità geologica, poca popolazione attorno. Dunque lungo il Po, il solo fiume capace di reggere l’impatto, o al mare».
Il ministro Claudio Scajola però proprio ieri ha confermato l’intenzione di procedere verso un ”mix energetico” (25 per cento da fonti rinnovabili, 25 dal nucleare, 50 per cento dal fossile) per ridurre costi ed emissioni.
«Ma qui continua la commedia degli equivoci – continua il responsabile Ambiente del Partito democratico -. Perché quello che Scajola non dice è che il nucleare ha costi altissimi che si riverseranno inevitabilmente sulla bolletta degli italiani. Bollette, è bene ricordarlo, sulle quali già pesano 400 milioni di euro l’anno per i costi dovuti allo smaltimento delle scorie ereditate».
Insomma quella del risparmio economico è una bufala? «Assolutamente sì – conclude Realacci -. Tanto che il nucleare non è stato fatto fuori dal mercato per ragioni ambientali o ecologiche, ma per ragioni di mancato profitto legate ai costi, specie a quelli di costruzione, dismissione e smantellamento degli impianti».
L’Enel però stringe alleanze benedette da Palazzo Chigi. «L’Enel – risponde Realacci – è quotata in Borsa e ha i suoi interessi, che non sono quelli della comunità. Basti pensare che sul kilowattora nucleare l’Enel si prepara a chiedere il prezzo fisso. Altro che risparmio per i cittadini».

Il ”giallo” dell’elenco con le 10 sedi candidate

Lo ”spettro nucleare” a Monfalcone è scaturito nel 2008, quando i Verdi sostennero l’esistenza di una lista di siti candidabili.
Nell’aprile del 2008, a ridosso delle elezioni politiche, i Verdi avevano tirato in ballo la presenza di uno studio del Pdl che tra i 15 siti ipotetici per la creazione di impianti nucleari includeva anche la città dei cantieri.
Si scatenarono le prese di posizione, tra le quali quella dell’allora assessore regionale, Roberto Antonaz (Sinistra Arcobaleno). Anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto mise le mani avanti: «Siamo disponibili ad ospitare ciò che crea prospettive di sviluppo sostenibile – aveva dichiarato -. Monfalcone ha già dato».
Nell’estate del 2009 ritorna in ballo il ”toto-siti”, a fronte di una lista pubblicata sul ”Sole 24 Ore” indicante 10 città, tra le quali anche Monfalcone. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, aveva smentito l’esistenza della lista data in circolazione.
Della lista delle 10 città italiane ”papabili” se n’era occupato anche il sito informativo ”Ingegneri.info”, riportando la città dei cantieri in cima all’elenco.
I Verdi, ieri, con il presidente Angelo Bonelli, hanno rilanciato la questione, rivelando un presunto elenco dei siti quali possibili sedi di centrali nucleari in Italia, ricondotto a uno studio che l’Enel avrebbe inviato al Governo. L’elenco cita Monfalcone assieme a Montalto di Castro, Borgo Sabotino, nel Lazio, Trino Vercellese, Garigliano (Caserta), Caorso (Piacenza), Oristano, Palma (Agrigento). Enel ha però sementito precisando di non aver inviato al Governo alcun dossier in tal senso.

Il Piccolo, 10 dicembre 2009
 
POCO RASSICURANTI LE DICHIARAZIONI DEL RAPPRESENTANTE DEL GOVERNO  
Nucleare in città? Scajola: nulla è stato deciso  
Il ministro: chiacchiere tutte le ipotesi emerse. Sarà la futura Agenzia nazionale a indicare i siti
 
 
Questa fantomatica lista, esiste o no? E la centrale termoelettrica di Monfalcone, verrà convertita o no, in una delle nuove centrali nucleari italiane? In città sono in tanti a chiederselo. Ma il caso dei siti papabili per la costruzione degli impianti atomici continua ogni giorno a tingersi di giallo.
Da una parte i Verdi e alcuni deputati del Pd, che accusano l’Enel e il Governo di aver già messo sul tavolo la mappa del futuro nucleare italiano, che includerebbe anche la Città dei cantieri. Dall’altra il ministro Scajola, che nega con forza e taccia come «pure chiacchiere» le dichiarazioni e i rumor sentiti in questi giorni. In mezzo c’è una città che ha paura. Lo stesso sindaco Pizzolitto, deciso a tenere alta la guardia, non nasconde la sua preoccupazione, anche alla luce di alcune indiscrezioni giuntegli proprio ieri – dice il sindaco – da fonti interne al Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche), che confermerebbero la presenza di Monfalcone nella tanto discussa lista.
Il risultato è che, per il momento, il futuro della città resta avvolto dal mistero. Ed è probabile che i giochi si faranno a carte scoperte solamente la prossima primavera, come spiegato ieri dal ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola, a margine di un convegno alla Farnesina. «Tutto ciò che è stato detto in questi giorni sono chiacchiere, ipotesi e ragionamenti fatti da qualcuno. Ma non corrispondono alla realtà delle cose. Solamente in primavera definiremo quali sono i siti che possiedono tutte le caratteristiche per poter ospitare centrali di energia nucleare, attraverso impianti che le imprese vorranno proporre per avere le concessioni necessarie». Il motivo dello slittamento alla prossima primavera, come affermato dal ministro, è chiaro: «C’è un percorso da affrontare. Lo statuto dell’Agenzia per il nucleare, che io ho già firmato, è ancora in fase di approvazione da parte dei vari ministri». E poi ha aggiunto: «Che ci siano discussioni e polemiche sul nucleare mi pare naturale: dopo ben vent’anni è stato deciso il rientro dell’Italia nel nucleare civile per produrre energia elettrica».
Al di là delle dichiarazioni del resposansabile dello Sviluppo economico, i dubbi restano, eccome. Non bastavano le accuse lanciate dai Verdi e dal responsabile Ambiente del Pd Ermete Realacci, che l’altro giorno ha sparato a zero sull’Enel, dichiarando che il gruppo elettrico «sa benissimo quali siano i siti che possono accogliere le centrali». Non bastava questo. Ora ci sono altre indiscrezioni che rimbalzano da una parte all’altra di Monfalcone. L’ultima arriva per voce del sindaco Gianfranco Pizzolitto, che spiega di aver ricevuto nelle utlime ore notizie da fonti interne al Cnr, che vorrebbero la città dei Cantieri come uno dei siti dati per più che probabili.
Ma in tutta questa viceda, cosa dice uno dei protagonisti, l’Enel? La società ripete che «non esistono liste segrete. È il Governo a decidere, attraverso l’Agenzia per il nucleare che si sta costituendo, non l’Enel – spiega il gruppo elettrico -. Di Monfalcone si parla perché la città è inserita in un censimento dell’Enea di trenta anni fa, che nulla ha a che fare con la mappa che verrà predisposta il prossimo anno dal Governo. Se l’onorevole Realacci dichiara di essere a conoscenza di una nuova lista, evidentemente lui ha accesso, grazie al suo ruolo politico, a fonti governative di cui noi non disponiamo».
Tra un botta e risposta e l’altro, Monfalcone rimane in attesa del verdetto finale. A mettere le mani avanti è stata, l’altro giorno, anche la A2A, società italiana proprietaria della centrale termoelettrica, che ha confermato la volontà di proseguire con il piano di ammodernamento dell’impianto, che consiste nella graduale sostituzione dei gruppi alimentati a olio combustibile con quelli a metano. Una variante di non poco conto, che allontanerebbe lo spauracchio della trasformazione in impianto nucleare. Una delle caratteristiche necessarie per la conversione di una centrale, infatti, è la scarsa produttività. Caratteristica che non riguarda l’impianto monfalconese, molto produttivo e destinato, appunto, a una profonda ristrutturazione. (el.col.)

Il Piccolo, 11 dicembre 2009
 
QUATTRO AUSPICI DEL SINDACO PER LA CITTÀ 
Pizzolitto: subito garanzie sul rischio-nucleare 
Le altre speranze: più lavoro e sicurezza, tutela della sanità, maggiore tranquillità sociale
 

di LAURA BORSANI
Occupazione. Nuove povertà. E il recupero della serenità di giudizio discernendo le vere emergenze da quelle apparenti. Non da meno c’è la questione-ospedale che deve fare i conti con il piano sanitario regionale. E la centrale nucleare, per la quale chiede al presidente Renzo Tondo un impegno ufficiale sull’esclusione di Monfalcone tra i siti di possibile realizzazione. A preoccupare il sindaco Gianfranco Pizzolitto sono infatti quelle che ha riferito essere «indiscrezioni interne del Cnr», secondo cui la città sarebbe ritenuta una sede utile a ospitare una centrale nucleare. Nè lo tranquillizzano le garanzie sulla prosecuzione del processo di riconversione a metano della centrale termoelettrica, per il quale il sindaco chiede la certificazione, tabella di marcia alla mano, che il patto stabilito all’epoca tra Endesa e il presidente Illy, venga rispettato.
Pizzolitto formula così i suoi auguri di Natale alla città. «Il mio augurio alla città – esordisce – è che ci sia lavoro. È la prima emergenza, la sicurezza del posto e sul posto di lavoro. Non dimentico l’aumento degli infortuni. Il lavoro dev’essere luogo dove il cittadino trova la sua dignità, non un fronte di guerra. Il mio augurio va anche alle famiglie colpite dalla crisi, ai cassintegrati e alle fasce più deboli, anziani e bambini. Tutto ciò mentre la Finanziaria prevede un taglio di 100 milioni per i Comuni». Si rivolge quindi alla comunità: «Auspico la serenità di giudizio, che possa permettere di capire e decidere autonomamente quali sono i problemi da affrontare. È una questione di consapevolezza, prendendo le distanze da temi che suscitano solo emozioni, ma non rappresentano la realtà delle emergenze. Serenità di giudizio vuol dire anche superare atteggiamenti di chiusura che non fanno bene alla comunità e alla sua tenuta sociale». Pizzolitto prende a prestito le parole dell’arcivescovo Dino De Antoni, che, in occasione della Madonna della Salute, ha invitato alla riscoperta del valore della solidarietà.
Il terzo augurio è rivolto all’ospedale di San Polo: «Auspico che continui ad essere un presidio di rete. Sono molto preoccupato alla luce della riforma regionale, anche se riconosco che le nostre forze politiche si stanno impegnando per ragionare insieme, superando i campanilismi. La bozza di riforma porta con sè segnali che fanno temere in un impoverimento del servizio, ridotto a un insieme di poliambulatori. Mi riferisco ai tagli per la Terapia intensiva, che significherebbero perdere anche reparti di eccellenza come Chirurgia e Ortopedia».
Quindi, la questione-nucleare: «Mi auguro che il presidente Tondo – osserva Pizzolitto – risponda alla mia lettera aperta. Vorrei che tranquillizzasse i monfalconesi con un impegno forte, affinchè non vi siano inganni e che si proceda alla conversione a gas della centrale».
 
AUSPICATA LA RICONVOCAZIONE DI UN TAVOLO-AMBIENTE 
«Serve chiarezza sulla riconversione a metano»
 

Fare chiarezza subito sulla riconversione della centrale; garantire l’applicazione dell’accordo che risale al 2004; fissare tempi certi di realizzazione dei lavori. Sono le questioni che il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, ha posto alla Regione e alla società di gestione dell’impianto termoelettrico chiedendo la convocazione urgente del tavolo che, il 29 aprile 2004, con la presidenza di Riccardo Illy, portò a stabilire una serie d’interventi a tutela dell’ambiente e della salute pubblica. Pizzolitto, dunque, non demorde. Specie alla luce di indiscrezioni che ha riferito provenienti dal Cnr, secondo le quali Monfalcone sarebbe indicato quale sito utile ai fini della realizzazione di una centrale nucleare. Il timore del primo cittadino è infatti legato alla considerazione che un rallentamento o un blocco nella trasformazione a metano della centrale termoelettrica possa rappresentare, invece, un cambio di politica produttiva, a fronte di un impianto che, sottoutilizzato, possa diventare funzionale alla realizzazione di una centrale nucleare.
Il sindaco ha quindi formalizzato la sua richiesta al presidente Renzo Tondo, agli assessori regionali all’Energia, Riccardo Riccardi, e all’Ambiente, Elio De Anna, ma anche al presidente della Provincia Enrico Gherghetta e ai vertici di A2A, il presidente Giuliano Zuccoli e il direttore generale Renato Ravanelli.
«Dopo un lungo confronto – sottolinea Pizzolitto – l’accordo stabilito nel 2004 rappresentò un risultato fondamentale per arrivare finalmente a ridurre l’inquinamento prodotto dalla centrale. Stabiliva la riconversione a gas di uno dei gruppi a olio combustibile con la chiusura dell’altro gruppo al termine dei lavori, mentre per quanto riguarda i due gruppi a carbone era previsto un intervento di ambientalizzazione, per consentire livelli di emissione inferiori a quelli previsti dalle norme Ue, nonché l’istituzione di un Osservatorio ambientale, d’intesa con Regione e Arpa. In questo modo si riconosceva – rileva Pizzolitto – che l’impianto, collocato in un’area urbanizzata cittadina, è fattore di forte impatto ambientale, di rischio e di inquinamento, toccando una zona popolata, specie quella le cui abitazioni ne sono a ridosso. A oltre cinque anni dalla firma del protocollo e, indipendentemente dagli assetti societari succedutisi – afferma il sindaco -, ogni ulteriore dilazione, della riconversione a gas, risulta ingiustificata e inaccettabile se si vuole garantire alla città condizioni tollerabili di sostenibilità ambientale. Di conseguenza, è indispensabile stabilire certezze sul rispetto degli impegni, sugli investimenti e sui tempi di attuazione della riconversione e dismissione dei gruppi a olio combustibile». Da qui la richiesta della convocazione del tavolo regionale. «L’amministrazione – conclude Pizzolitto – non può accettare posizioni vaghe e indeterminate, non rispettose della salvaguardia in ordine ai necessari minori impatti ambientali e alla qualità della vita della comunità».

Messaggero Veneto, 11 dicembre 2009

Centrale, il sindaco chiama in causa la Regione

MONFALCONE. Fare chiarezza subito sulla riconversione della centrale; garantire l’applicazione dell’accordo che risale al 2004; fissare tempi certi di realizzazione dei lavori. Sono queste le tre questioni che il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, ha posto alla Regione e alla società di gestione dell’impianto termoelettrico di Monfalcone, chiedendo la convocazione urgente dello stesso tavolo che, appunto il 29 aprile 2004, con la presidenza di Riccardo Illy, portò a stabilire una serie d’interventi a tutela dell’ambiente e della salute cittadina. Il sindaco Pizzolitto ha formalizzato la richiesta al presidente della Regione, Renzo Tondo, agli assessori regionali all’Energia, Riccardo Riccardi, e all’Ambiente, Elio De Anna, al presidente di A2A, Giuliano Zuccoli, al direttore generale di A2A, Renato Ravanelli, e al presidente della Provincia, Enrico Gherghetta.
«Dopo un lungo confronto – sottolinea Pizzolitto –, quell’accordo rappresentò un risultato fondamentale per arrivare finalmente a ridurre l’inquinamento prodotto dalla centrale. Stabiliva la riconversione a gas di uno dei gruppi a olio combustibile con la chiusura dell’altro gruppo al termine dei lavori, mentre per quanto riguarda i due gruppi a carbone era previsto un intervento di ambientalizzazione in modo da consentire livelli di emissione inferiori a quelli previsti dalle norme comunitarie, nonché l’istituzione di un Osservatorio ambientale, d’intesa con la Regione e con l’Arpa».
Pizzolitto prosegue evidenziando che in questo modo si riconosceva il fatto che l’impianto, collocato all’interno dell’area urbanizzata cittadina è fattore di forte impatto ambientale, di rischio e d’inquinamento, toccando un’area estesa di territorio e di popolazione, e specialmente quella le cui abitazioni sono a ridosso. «Sono trascorsi oltre cinque anni dalla firma del protocollo e, indipendentemente dagli assetti societari che si sono succeduti – afferma il sindaco –, ogni ulteriore dilazione, per quanto attiene in particolare alla riconversione a gas, risulta del tutto ingiustificata e inaccettabile se si vuole garantire alla nostra città condizioni tollerabili di sostenibilità ambientale. Di conseguenza, è indispensabile stabilire certezze sul rispetto degli impegni, sugli investimenti e sui tempi di concreta attuazione della riconversione e della conseguente dismissione dei gruppi funzionanti a olio combustibile».
Di qui la richiesta della convocazione urgente del tavolo regionale e la precisazione del primo cittadino che in ogni caso «l’amministrazione comunale non può accettare ulteriormente posizioni vaghe e indeterminate, non rispettose della salvaguardia in ordine ai necessari minori impatti ambientali e alla qualità della vita della nostra comunità».
Sul tema nucleare interviene anche il segretario provinciale del Pd, Omar Greco, che chiarisce come il Pd sia contrario all’utilizzo della tecnologia nucleare, almeno quella attualmente in uso di terza generazione, e non abbasserà la guardia di un millimetro nemmeno nei prossimi mesi riguardo a ipotesi d’insediamento d’impianti di questo tipo sul nostro territorio. «È giusto che il dibattito avvenga alla luce del sole, senza ambiguità, ricordando alcune posizioni espresse non molto tempo fa. Parto dalla scelta di ricorrere alla tecnologia nucleare fatta da questo governo. Si è deciso di riesumare una tecnologia vecchia e superata qual è il nucleare di terza generazione, senza tener conto dei tempi di costruzione lunghissimi degli impianti, del costo smisurato che ricadrà sulla collettività e di un “problemino” che si chiama smaltimento delle scorie, a cui non è stata data ancora risposta e che già oggi pesa sulla bolletta energetica degli italiani per 400 milioni di euro l’anno, come giustamente ricordava ieri Ermete Realacci».

Il Piccolo, 12 dicembre 2009
 
PARLA PAOLO ROSSETTI, DIRETTORE GENERALE DELL’AREA TECNICA-OPERATIVA DELL’AZIENDA PROPRIETARIA DELL’IMPIANTO DI MONFALCONE 
A2A rilancia: centrale a metano e teleriscaldamento 
Nucleare? Improbabile, più ragionevole sfruttare i siti già esistenti. Illustrata la strategia fino al 2015

di LAURA BORSANI

La riconversione a metano è sicura. Così come l’ambientalizzazione, ossia l’ammodernamento tecnologico degli impianti a carbone. Ma nel futuro di A2A c’è un investimento ben più significativo, a segnare il radicamento della centrale termoelettrica nel territorio: forte infatti di un’esperienza quarantennale già applicata a Milano, Brescia e Bergamo, la società punta a portare il progetto di teleriscaldamento anche a Monfalcone. Considerandolo un servizio rivolto alla comunità. Si partirebbe così dagli edifici principali, per poi estendersi gradualmente.
È questa la strategia messa in campo da A2a da qui al 2015. Lo spiega scendendo nei dettagli il direttore generale dell’Area tecnica-operativa, Paolo Rossetti. Il dirigente fornisce un quadro complessivo. L’azienda punta non solo a ridurre le emissioni inquinanti degli impianti, confermando pertanto la linea della conversione e del rilancio, in sintonia con l’accordo siglato nel 2004 tra Endesa e l’allora presidente della Regione, Riccardo Illy. Guarda anche a una politica di investimenti a lungo termine. «La nostra presenza a Monfalcone – ha spiegato il dottor Rossetti – vuole essere una presenza intelligente, rivolta ad un futuro di lungo termine. L’obiettivo è quello di mantenere un forte legame con il territorio, volendo anche rendere un servizio alla comunità».
Conferme, dunque, che sgomberano il campo da dubbi e incognite circa il rischio-nucleare. Perchè la centrale termoelettrica, sostiene Rossetti, segue la tabella di marcia programmata. Il direttore generale parte dall’esistente: attualmente sono attivi due gruppi a carbone rispettivamente da 160 e 170 Megawatt, e due gruppi a olio combustibile da 320 Megawatt, per una produzione complessiva di circa 970 Megawatt. La trasformazione definita in relazione alla recente approvazione Aia (Autorizzazione integrata ambientale) prevede che i due gruppi a carbone funzionino fino al 2015, essendo stati oggetto di una recente installazione di dispositivi utili a ridurre le emissioni di ossido di azoto. In parallelo, i due gruppi a olio saranno progressivamente sostituiti da gruppi a gas e a carbone ”pulito”.
«I due gruppi a carbone – continua Rossetti – potranno proseguire grazie al processo di ambientalizzazione, mentre quelli ad olio combustibile saranno sostituiti da gruppi a gas e a carbone pulito. Con ciò tenendo conto di una produzione sostenibile sul mercato elettrico. I sistemi a metano, infatti, pur efficienti, funzionano pochissime ore all’anno, comportando costi di esercizio elevati. Si tratta inoltre di sistemi automatizzati che, come tali, determinano una minore occupazione. Il risultato che intendiamo ottenere, pertanto, è un mix tra carbone pulito e una quota ragionevole di gas. Solo questa combinazione ci permetterà anche di fornire un servizio alla città con il teleriscaldamento».
Parole chiare anche a proposito dell’accordo siglato nel 2004 tra Endesa e la Regione Friuli Venezia Giulia: «Il nostro impegno – precisa Rossetti – è quello di procedere verso l’ambientalizzazione della centrale, senza far venir meno comunque la produzione di metano. Crediamo nella centrale di Monfalcone, per questo puntiamo su investimenti a lungo termine».
Una filosofia, dunque, che fa leva proprio sul collegamento con il territorio: «Non siamo produttori di energia fine a se stessa – osserva Rossetti -. Deriviamo da aziende municipalizzate e quindi abbiamo un forte slancio verso il territorio che ospita i nostri impianti».
E veniamo al rischio-nucleare. Il dirigente, pur non volendo entrare nel merito di scelte che spettano al Governo nazionale, distingue tra fantasia e realtà. «Il governo – osserva – ha dichiarato più volte che identificherà i siti ritenuti idonei. Non sono le aziende a scegliere, ma la politica governativa. Al momento non abbiamo alcuna informazione ufficiale. Personalmente, ritengo che Monfalcone non sia idonea ad ospitare una centrale nucleare. Ritengo peraltro più ragionevole pensare a impianti già esistenti in Italia e adeguati a questo tipo di produzione».

Il Piccolo, 13 dicembre 2009
 
DIBATTITO A DISTANZA IN PIAZZA SUL POSSIBILE INSEDIAMENTO DI UN IMPIANTO IN CITTÀ  
Tondo: «Nucleare a Monfalcone? Non se ne parla»  
Il governatore: l’impegno prioritario della Regione è la messa in sicurezza della centrale di Krsko
 
 
di LAURA BORSANI

«Ipotizzare che Monfalcone possa essere inserita in una presunta lista dei siti nucleari, significa fare terrorismo psicologico. E chiedermi che posizione intendo assumere a riguardo è una falsa domanda. Piuttosto la Regione è impegnata per la messa in sicurezza della centrale di Krsko. Abbiamo coinvolto il Governo in questo senso, tanto che mercoledì a Roma avrò un incontro con Enel».
Il presidente della Regione, Renzo Tondo, insomma è stato lapidario: «Smettiamola di fare terrorismo psicologico – ha obiettato -. Il nostro impegno verso la Slovenia, peraltro, significa che non c’è alcuna ragione di chiamare in causa Monfalcone. Pensiamo dunque alla vera priorità, che è quella oltreconfine».
Il presidente ieri è giunto in piazza della Repubblica nel pomeriggio, assieme al coordinatore regionale Isidoro Gottardo e al sottosegretario Roberto Menia, per incontrare e sostenere i rappresentanti del Pdl, in occasione dell’avvio della campagna di tesseramento. Il coordinatore comunale Giuseppe Nicoli ha fatto gli onori di casa. Tra gli altri, c’erano i sindaci Antonio Calligaris, di Fogliano, e il consigliere regionale di An, Roberto Marin, il consigliere comunale di An, Suzana Kulier in Pusateri e il consigliere comunale di An a Staranzano, Pasquale Pusateri.
Il tutto, mentre a pochi metri, un altro banchetto, quello di Legambiente, invitava i cittadini a firmare a sostegno di una forte iniziativa contro il cambiamento climatico e a ribadire il ”no” al nucleare «ovunque sia installato».
Inevitabile, dunque, la domanda al governatore della Regione attorno alla questione-nucleare, alla luce delle stesse preoccupazioni espresse dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, che ha richiesto al presidente una presa di posizione chiara e rassicurante, anche in ordine al processo di riconversione della centrale termoelettrica di A2A. Tondo dunque non s’è sottratto dal rispondere. E ha chiarito: «Il tema-nucleare e la centrale termoelettrica sono due aspetti diversi, non sono collegati». Quindi ha aggiunto: «Il governo che ha scelto il nucleare sta definendo il programma relativo ai criteri e alle caratteristiche dei siti. Non esiste pertanto alcun elenco». Se dunque da un lato, ha osservato il presidente, «stiamo lavorando attorno alla politica energetica, senza toccare però il nostro territorio, dall’altra, vogliamo partecipare al processo di salvaguardia legato alla centrale nucleare di Krsko».
Altro è, invece, il processo di metanizzazione della centrale termoelettrica, per il quale Tondo ha osservato: «Stiamo lavorando sulle politiche energetiche». A fare eco, anche Giuseppe Nicoli: «Non c’è alcun atto, nè indirizzo che faccia presupporre che a Monfalcone vi sia la possibilità di installare una centrale nucleare. È inutile che il sindaco cerchi di distogliere l’opinione pubblica da quelli che sono stati e sono i veri fallimenti. È una strategia che tende a portare solo tensione e ingiustificato allarmismo, irresponsabile e che stigmatizzo».
A ridosso di via Battisti, intanto, Legambiente, con il presidente Michele Tonzar, proponeva la campagna all’insegna dello slogan «Fermiamo la febbre del pianeta». «Si tratta di due iniziative – ha spiegato Fabio Morea -. La prima petizione è a sostegno di una iniziativa forte contro il cambiamento climatico, in concomitanza con la conferenza di Copenaghen. Con l’altra raccolta di firme chiediamo invece di ribadire il ”no convinto” contro il nucleare, ovunque possa essere ubicato».
 

Il Piccolo, 13 dicembre 2009
 
IL DIBATTITO SULLA PAGINA DEL ”PICCOLO”  
Su Facebook è già un coro di ”no” 
 
«Mi farìa anche una mega-discarica verso Muggia insieme al gasdotto, centrali a carbon e un deposito de uranio in Grotta gigante!». La butta sul ridere Fabio, uno dei tanti internauti che hanno deciso di entrare nel sito del Piccolo www.ilpiccolo.it e cliccare sul link dedicato a Facebook per dire la loro sulla ventilata ipotesi che la centrale termoelettrica di Monfalcone venga convertita in uno dei futuri impianti nucleari voluti dal Governo.
Fabio ci scherza su, ma in realtà sono in tanti a prendere la faccenda molto, ma molto sul serio, accogliendo l’ipotesi circolata in questi giorni a Monfalcone con un sonoro coro di no. C’è infatti chi, come Alessia Posar, la definisce «un’idea ridicola», oppure Gigi Migliore, che la boccia con un secco: «Non la vogliamo a Monfalcone» e propone addirittura di scendere in piazza.
Altri utenti, come Antonio Tiberi, sottolineando come la centrale nucleare a Monfalcone e il rigassificatore a Trieste, se venissero construiti, si troverebbero vicinissimi l’uno all’altro, concentrati in un raggio di soli 30 chilometri. Brunoi Carini, invece, non si limita al semplice commento, ma rilancia: «Perché non cercare energie alternative?». C’è infine chi taglia la testa al toro, come Donatella Demarchi, che dice: «No alla centrale nucleare, ma in nessun luogo!».
Pochi quelli che si schierano a favore della possibilità di realizzare una centrale nucleare in Bisiacaria. Così la pensa, a esempio, Fabio Seni, che dice: «Una centrale nucleare, probabilmente di ultima generzaione, a Monfalcone no? Grande pericolo? Nessuno sembra invece preoccuparsi di quel pericoloso rudere a pochi chilometri da noi, che è la centrale slovena di Krsko… Mah…». E poi, sul tema delle energie verdi, aggiunge: «Ho letto delle centrali fotovoltaiche. Credo che le energie alternative possano essere di grande utilità, ma non penso che potrebbero coprire il fabbisogno mondiale. La strada più praticabile è nucleare, che comporta certamente delle problematiche (risolvibili) e ci permetterebbe di affrancarci dal petrolio, sempre piu difficile da estrarre e con costi sempre più proibitivi». A stare dalla sua parte c’è anche Paolo Perez: «Sì al nucleare, e se decidono di fare la centrale a Monfalcone, così sia. Chi ha più potere? Il Governo o il Consilio comunale?». Tullio si limita a un commento secco: «È sempre meno inquinante della centrale a carbone».
Inutile dire che, come ogni argomento che tocca da vicino la vita, la quotidinità delle persone e, soprattutto, la salute della gente, anche il caso della possibile costruzione della centrale nucleare a Monfalcone sta appassionando gli internauti bisiachi, goriziani e triestini.

Messaggero Veneto, 13 dicembre 2009
 
Legambiente: «Monfalcone sito ideale per ospitare una centrale nucleare» 
 
MONFALCONE. “La questione del nucleare non è accademia ma una possibilità concreta. L’obiettivo del governo sembra essere quello di produrre circa il 20% dell’energia elettrica nazionale con il nucleare, per tale ragione sarà necessario costruire parecchie centrali. In questo caso Monfalcone potrebbe ragionevolmente entrare a far parte degli ipotetici siti”. Sulla discussione della possibilità che la città dei cantieri ospiti una centrale nucleare interviene ancora una volta Legambiente ricordando che le centrali hanno bisogno di molta acqua quindi devono essere poste sul mare o in prossimità delle foci del Po. “L’Umbria ad esempio – spiega Rudy Fumolo per il circolo monfalconese dell’associazione -, per questo motivo, non potrà avere una centrale nucleare. Inoltre la centrale nucleare non deve essere posta in una zona sismica, quindi, per fare degli esempi concreti, sicuramente non si possono costruire centrali a Reggio Calabria o Messina. La zona non deve essere a rischio idrogeologico, in pratica non si può realizzare un impianto in prossimità di una zona franosa o in una zona soggetta ad esondazioni. Infine, l’area deve essere servita da adeguate strutture di trasporto dell’energia prodotta, Monfalcone, in questo caso, sarebbe un luogo ideale”. Con tutti questi vincoli tecnici le località in Italia in cui si può costruire una cosiddetta “centrale nucleare di terza generazione avanzata” sono pochi e Monfalcone sarebbe fra questi. “Ovviamente – prosegue – se in Italia verranno costruite una o due sole centrali, sicuramente non sarà Monfalcone la prima scelta, se però il piano parte con 5-6 impianti, Monfalcone, anche per questioni di distribuzione geografica, potrebbe diventare uno dei siti nucleari italiani più appetibili. Ora, che il governo abbia fatto la scelta di divulgare i siti in primavera è dovuto unicamente all’imbarazzo ed all’impopolarità che un simile annuncio avrebbe prima delle prossime elezioni regionali, null’altro”. Per Legambiente quindi la questione è seria e non va banalizzata e le esplicite dichiarazioni a favore del nucleare del presidente della Regione Tondo non sono certo di aiuto a tranquillizzare l’opinione pubblica, “anche se sulla localizzazione in Regione sembra sia molto più cauto. Tuttavia non va dimenticato che la procedura di localizzazione dei siti è nazionale e non dipende dalla Regione”.

Il Piccolo, 14 dicembre 2009
 
REAZIONI ALLE DICHIARAZIONI DEL GOVERNATORE  
Pizzolitto: resta l’incertezza sul rischio-nucleare
 
 
di LAURA BORSANI

«Le affermazioni del presidente Tondo non sono esaustive. Anzi, si prestano a letture tutt’altro che tranquillizzanti. Quando chiama in causa la centrale di Krsko indicandola come priorità per la Regione, sposta la questione di fondo, senza chiarire inequivocabilmente che il nucleare a Monfalcone non sarà mai realizzato». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non si ritiene soddisfatto, nè rassicurato, all’indomani delle dichiarazioni del governatore regionale attorno alla questione-nucleare.
Pizzolitto sottolinea: «Non voglio polemizzare, nè intendo strumentalizzare alcunchè, di fronte a un tema così importante e delicato. Se ho inviato una lettera aperta al presidente Tondo, significa che sono stato indotto a farlo da validi motivi». Li spiega: «Governo e Regione sostengono la politica nuclearista. E intanto rimbalza ovunque la notizia dell’esistenza di un elenco di siti nel quale risulta inserita proprio Monfalcone. Sono stato contattato dal Centro nazionale ricerche, ma anche intervistato dai maggiori quotidiani e settimanali nazionali, dal Sole 24 Ore a Panorama, fino all’Anci nazionale. Tutti mi hanno interpellato in virtù del fatto che la nostra città è considerata tra i siti possibili per ospitare una centrale nucleare. A questo punto, mi sono chiesto e mi continuo a chiedere, rivolgendomi ai cittadini: in questa circostanza devo o non devo essere preoccupato? Devo o non devo chiedere espresse garanzie, quando, se è vero che il problema non si pone per Monfalcone, non se ne dovrebbe neppure parlare? Se tutto è pacifico e lineare, perchè il rincorrersi delle ipotesi sulla lista dei siti?».
Il sindaco aggiunge: «La risposta del presidente della Regione non è completa. Mi attendo di conoscere in modo chiaro quale sia la sua posizione nell’eventualità che la città possa diventare un sito di possibile installazione di una centrale nucleare. Ponendo questi dubbi e pretendendo spiegazioni esaustive, non credo proprio di voler strumentalizzare la situazione. Piuttosto sono molto preoccupato e per questo credo che la rassicurazione in tal senso sia dovuta».
Pizzolitto fa un’altra considerazione, a proposito della centrale di Krsko: «Trovo incoerente – osserva – la priorità assegnata alla centrale dalla Regione, quando ritengo sia una problematica che vada affrontata paritariamente tra i rispettivi Governi centrali».
Insomma, i dubbi restano. Anche a proposito della metanizzazione della centrale termoelettrica «che stenta a procedere. In questo senso, rinnovo la richiesta al presidente Tondo, come a suo tempo al presidente Illy, che il processo di riconversione si attivi quanto prima». Il sindaco pertanto conclude: «La mia richiesta va nella direzione dell’assunzione piena di responsabilità su questi temi da parte della Regione».

LA PROPOSTA DEL DIRETTORE GENERALE DELL’AZIENDA PROPRIETARIA DELLA CENTRALE  
Dubbi sul teleriscaldamento, bello ma inattuabile  
Il sindaco: «Ottima soluzione, però onerosa e complessa». Pacor: «Un’occasione perduta trent’anni fa»
 
 
di FABIO MALACREA

Il teleriscaldamento? Una prospettiva eccezionale per la città ma praticamente irrealizzabile. Il treno Monfalcone l’ha già perso trent’anni fa quando, caduta l’ipotesi di realizzare una rete di teleriscaldamento abbinata al raddoppio della centrale allora di proprietà dell’Enel, è partita la metanizzazione della città. Ora, insomma, è tardi. E la proposta del direttore generale dell’area tecnica-operativa di A2A Paolo Rossetti di mettere a disposizione di Monfalcone un’esperienza analoga a quelle già attuate a Milano, Bergamo e soprattutto a Brescia, sia pure nel lungo termine, viene vista come tardiva, di una complessità estrema e, per qualcuno, anche come un tentativo di A2A di ”barattare” i ritardi del processo di metanizzazione della centrale cittadina.
Era il 1975 – sindaco Gianni Maiani – quando si cominciò a parlare di teleriscaldamento a Monfalcone. Il periodo in cui Enel aveva deciso di potenziare l’impianto cittadino. Non c’erano allacciamenti allora in città e tutte le abitazioni si riscaldavano in modo autonomo. Condizioni ideali insomma per pensare a una rete di teleriscaldamento con la prospettiva di acqua calda e caloriferi accesi a costo praticamente zero. Ci furono convegni, visite alla Grandi Motori che produceva macchinari a questo scopo. Ma poi emersero problemi di ordine economico. Troppi soldi. Enel raddoppiò ugualmente la centrale di Monfalcone ma ritirò la proposta. E Monfalcone, una quindicina di anni dopo, scelse la via della metanizzazione.
Ora è A2A a riproporre il teleriscaldamento, forte di un’esperienza quarantennale già applicata in Lombardia. Considerandolo un servizio rivolto alla comunità. Un piano a lungo termine e per tappe: partendo dagli edifici principali, per poi estendersi gradualmente a tutta la città.
Rossetti lo ha detto: «La nostra presenza a Monfalcone – ha spiegato – vuole essere intelligente, rivolta a un futuro di lungo termine. L’obiettivo è mantenere un forte legame con il territorio, volendo anche rendere un servizio alla comunità. Il risultato che intendiamo ottenere – ha spiegato – è un mix tra carbone pulito e una quota ragionevole di gas. Solo questa combinazione ci permetterà anche di fornire un servizio alla città con il teleriscaldamento».
Ma è proprio la parola, ”ragionevole”, a preoccupare Giorgio Pacor, esponente dell’Udc, che ha vissuto in prima persona, da assessore, la prima ipotesi di teleriscaldamento. «È inutile proporre – dice Pacor – una scelta che per Monfalcone è già ampiamente superata dai tempi. Quello che noi, oggi, ci aspettiamo da A2A è il completamento dell’ambientalizzazione dei due gruppi alimentati a carbone e soprattutto la trasformazione a metano dei due gruppi alimentati a olio pesante su cui la nuova proprietà continua a frenare».
Scettico anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «L’ipotesi di realizzare a Monfalcone una rete di teleriscaldamento merita senz’altro attenzione ed è del massimo interesse perchè significa riscaldamento a costo praticamente zero per la comunità e impatto ambientale quasi nullo. Ma, nel contempo, significa la necessità di lavori imponenti. L’attuale rete metanifera dovrebbe essere smantellata e sostituita, tutta la tecnologia reinventata. Un intervento proibitivo per il Comune che non sarebbe in grado da solo di sostenere spesa e organizzazione. Il teleriscaldamento richiederebbe uno sforzo sinergico enorme, sia sul piano finanziario sia progettuale».

Messaggero Veneto, 23 dicembre 2009
 
Il sindaco: «Preoccupa l’emergenza lavoro» 

MONFALCONE. È positivo il bilancio di fine anno che il sindaco di Monfalcone, Gianfranco Pizzolitto trae per la città. nonostante la crisi e i problemi del mondo del lavoro, che hanno avuto i loro effetti più pesanti sui dipendenti delle aziende cittadine. «L’anno da questo punto di vista è stato terribile, con riflessi pesanti prodotti dalla cassa integrazione e sulle categorie deboli. Il 2010 non sarà certo più facile. Il problema del lavoro va monitorato con attenzione. Sono reduce da numerosi incontri, ultimo quello sulla cantieristica: ci sono volani che vanno ad alta velocità e che si fermeranno nell’anno che sta per iniziare e che ci fanno dire che dalla crisi ancora non siamo usciti. È come se fossimo fermi ad un grosso ingorgo stradale che si sta risolvendo. I primi della colonna si stanno muovendo, ma noi che siamo ultimi, siamo ancora fermi. Penso ai cassaintegrati, ma anche ai giovani con la diffusa precarietà del lavoro e ai pensionati» ha detto Pizzolitto nel consueto incontro di fine anno durante cui ha rivolto gli auguri di liete feste ai dipendenti comunali. Per il primo cittadino la città in questo anno ha raggiunto, però, risultati importanti: è stato inaugurato l’Europalace Monfalcone-ex Albergo Impiegati, è stato cantierato il recupero dell’ex Albergo Operai, è stato consegnato il complesso di via Pisani a Panzano, è stata cantierata la sistemazione di via Marcelliana e via Grado e si sono gettate le premesse per realizzare la rotatoria del porticciolo Nazario Sauro. Non ha dimenticato il recupero delle Terme romane, «tanto che – ha detto – speriamo di poter svolgere l’incontro degli auguri del 2010 proprio alle terme. Alla gara indetta per la gestione non ha partecipato nessuno e quindi verrà commissionata al proponente. Speriamo di cantierare a gennaio». In merito al problema della sanità si è detto “orgoglioso” che le forze politiche isontine si siano unite per affrontare il problema della riorganizzazione, perché «dobbiamo far capire che se ci viene tolta la terapia intensiva, i nostri ospedali non saranno ospedali di rete, ma semplici ambulatori».
Senza volontà di polemica ha quindi parlato della centrale termoelettrica e del pericolo di realizzazione di un sito nucleare. «È un tema su cui mi sento molto solo. Come città siamo in un elenco di possibili siti nucleari, ma l’ho detto più volte che qui non c’è spazio più nemmeno per uno spillo e che non siamo un territorio cassonetto, dove buttare tutto ciò che pare». (c.vi.)

Il Piccolo, 23 dicembre 2009

Sì al nucleare, soldi ai comuni che ospitano le centrali 
Saranno le imprese a scegliere dove realizzarle. Tondo: «Enel col Fvg per raddoppiare Krsko»
Il Consiglio dei ministri approva il decreto per individuare i siti In pole position le aree di Montalto, Trino, Caorso e Garigliano

di GIULIO GARAU

TRIESTE Finanziamenti milionari e taglio delle tasse a chi accoglie, Regioni, Comuni e cittadini, un sito nucleare. Il governo spalanca la porta al nucleare in Italia con uno schema di decreto legislativo approvato ieri in Consiglio dei ministri. Si parla subito di «individuazione dei siti» adatti ad ospitare le centrali (oltre a quelle già esistenti e attualmente congelate), l’esecutivo non indica ancora i luoghi possibili, ma subito si riaccendono polemiche e prese di posizione da tutta Italia.
Pure dal Friuli Venezia Giulia che sta dialogando con la vicina centrale slovena di Krsko per possibili collaborazioni se ci sarà un raddoppio e da Monfalcone dove monta già la protesta sul timore di essere uno dei siti prescelti. Un dibattito infuocato (stanno già sorgendo banchetti degli ambientalisti che raccolgono firme, l’Idv annuncia un referendum e il Pd parla di piano insensato) che rischia di durare un anno intero. Il Consiglio dei ministri infatti indica la data di fine marzo (dopo le elezioni regionali) per le scelte dei siti idonei mentre, secondo quanto si è capito, ci vorrà almeno un anno prima che la nascente Agenzia per la sicurezza nucleare certifichi appena i quattro siti dati tra i favoriti, più il parco tecnologico con annesso deposito, (Trino Vercellese, Caorso, Montalto di Castro e Garigliano) d’intesa con amministrazioni locali, commissioni parlamentari e i ministeri.
Da questi siti arrivano già i primi «no grazie» e il dibattito esplode letteralmente pochi minuti dopo l’annuncio del governo con prese di posizione, molte contrarie e poche favorevoli. Tra i protagonisti lo stesso presidente della giunta del Fvg, Renzo Tondo che ribadisce quanto sostenuto da mesi: «La nostra Regione è interessata a partecipare al raddoppio della centrale nucleare slovena di Krsko». Ieri la riconferma della posizione durante il consueto incontro di auguri di fine anno: «Il presidente Gnudi mi ha assicurato che è di interesse anche dell’Enel l’eventuale partecipazione al raddoppio della centrale di Krsko. Enel ovviamente si farà viva quando la Slovenia aprirà, come ci auguriamo, il percorso in questa direzione. Aspettiamo quindi soltanto la disponibilità di Lubiana».
Una centrale nucleare distante 120 chilometri in linea d’aria dal Fvg potrebbe bastare secondo molti, secondo altri, soprattutto a Monfalcone, e in particolare il sindaco Gianfranco Pizzolitto, no. E c’è il rischio, secondo lui, che proprio la città dei cantieri possa essere scelta tra i siti più adatti.
La protesta popolare a Monfalcone che tra l’altro ospita una centrale dell’Enel (ma a olio combustibile e che sostiene qualcuno potrebbe essere riconvertita) è fortissima, il sindaco ha più volte ufficialmente ribadito il «no a qualsiasi ipotesi» e nonostante le smentite (arrivate recentemente dall’Enel e dallo stesso ministro allo sviluppo economico Scajola) insiste a vedere un rischio per Monfalcone. Troppo sospette e troppo insistenti, secondo il sindaco, le indiscrezioni giunte dalla stampa nazionale e soprattutto del Cnr che ha contattato direttamente il Comune.
Il ministero per ora non dà alcun indizio, Scajola nella nota dice solo che «con questo provvedimento abbiamo fissato i criteri per la localizzazione dei siti dando come obiettivo prioritario non soltanto la loro sicurezza, ma anche le esigenze di tutela della salute della popolazione e di protezione dell’ambiente». Sulla base di questi criteri dunque «saranno le imprese interessate a proporre in quali zone intendono realizzare gli impianti nucleari».
Certi invece i benefici. Si parte da un’entrata onnicomprensiva annuale pari a 3 mila euro per megawatt. Una volta entrata in funzione la centrale il beneficio sarà commisurato all’energia prodotta e immessa in rete pari a 0,4 euro per megawatt da dare a imprese e cittadini che si vedranno tagliate le bollette.
Il 10% andrà alle Province che ospitano l’impianto, il 55% ai Comuni, il 35% a quelli limitrofi fino ad un massimo di 20 km dall’impianto. Per quanto riguarda la fase di realizzazione dell’impianto i benefici sono destinati per il 40% agli enti locali per «finalità istituzionali» e per il 60% alle persone e alle imprese sul territorio circostante il sito con un taglio delle bollette energetiche, della Tarsu, delle addizionali Irpef, Irpeg e dell’Ici secondo le scelte degli enti locali.
 
Armaroli (Cnr): «L’Italia è il Paese più inadatto al mondo per l’atomo» 
Questo settore è ormai in crisi, non interessa più i Paesi industriali L’investimento giusto è il solare

di MARCO BALLICO

TRIESTE «Non c’è un solo Paese al mondo più inadatto dell’Italia a ospitare centrali nucleari nel 2009». Nicola Armaroli, ricercatore del Cnr, autore del libro «Energia per l’ astronave Terra», rilancia l’urgenza dello sfruttamento dell’energia solare e stronca il ritorno al nucleare. Non sono a Monfalcone, ma in tutta Italia.
Armaroli, perché no al nucleare?
In Italia è installata una potenza elettrica pari a 94 gigawatt, il doppio rispetto alla richiesta di picco. E’ il motivo per cui l’elettricità costa tanto: c’è troppa distanza tra domanda e offerta. Ed è la conferma che non scontiamo alcun ritardo rispetto al nucleare. Ma poi basta guardarsi un po’ attorno.
Che succede altrove?
Non si riscontra alcun interesse nei Paesi industriali. Negli Stati Uniti non c’è da trent’anni un progetto serio. La famosa centrale finlandese è impantanata tra battaglie legali e ritardi. In Germania si è deciso di prolungare la vita di alcune centrale ma si va verso la chiusura. Il nucleare sconta una crisi epocale e noi pensiamo bene di rilanciare la partita. In un’Italia, però, priva di combustibile, di tecnologia, di know how e soprattutto di quattrini.
Ha letto i criteri decisi dal governo?
Una non notizia. Sono gli stessi che si usano da 50 anni in tutto il mondo.
Monfalcone può essere un sito possibile?
E’ inadeguato come del resto tutto un Paese che è cambiato nel corso dei decenni e non è più quello degli anni Cinquanta. Pensiamo solo alla densità abitativa.
I problemi di Monfalcone?
Si trova in una regione a rischio sismico e vicino a comprensori turistici. Senza tener conto che nei prossimo anni è previsto l’innalzamento del mare Adriatico: altra questione da non sottovalutare.
Ma il nucleare farebbe risparmiare?
Tutt’altro. Il nostro sistema industriale, fatto per il 95% di imprese con meno di 5 dipendenti, è lontanissimo dal gigantismo del nucleare. Senza grandi consumatori non ci sarebbe ritorno.
Il fattore sicurezza?
Sicuramente le centrali non sono più quelle di Chernobyl ma la sicurezza al cento per cento non esiste. Senza dimenticare che è molto labile il confine tra uso civile e uso militare. Una settantina di anni fa l’Italia era uno Stato canaglia, la storia cambia il corso delle cose. E i rischi sono dietro l’angolo.
Alternative?
L’energia solare. Un investimento che darebbe lavoro a tante imprese italiane. 
 
POLITICI E AMMINISTRATORI SI APPELLANO ALLA REGIONE 
Polemiche a Monfalcone. Il sindaco ribadisce il suo «no»

MONFALCONE «Ci batteremo per dire un forte no al nucleare» aveva ribadito in mattinata il sindaco di Monfalcone Pizzolitto nella festa degli auguri con i dipendenti comunali. Negli stessi istanti il Consiglio dei ministri procedeva sulla strada del nucleare, mettendo a punto i criteri con cui identificare i siti delle centrali nucleari. Nessuna indicazione, però…
«Però siccome Monfalcone viene indicato come sito nucleare una volta sì e una volta anche sarebbe opportuno che il presidente della Regione Tondo chiarisse quali elementi dispone per negare, come ha ribadito recentemente, che Monfalcone sarà sede di centrale nucleare», chiede il consigliere regionale del Pd, Giorgio Brandolin.
Di Monfalcone quale sito nucleare parla invece senza esitazione Paolo Brutti, responsabile del dipartimento ambiente dell’Italia dei valori: «È il regalo di Natale del governo agli italiani di Monfalcone e di altre 11 località. Quattro di queste località ospiteranno subito un impianto nucleare e un sito di stoccaggio. Le altre lo avranno dopo».
A Monfalcone si assiste disorientati a questo tam-tam di voci sulla centrale nucleare. Resta da capire se il sito di Monfalcone abbia o meno i requisiti per poter ospitare la centrale nucleare. (r.c.)

Il Piccolo, 24 dicembre 2009
 
NUCLEARE. IL SINDACO RIBADISCE LA SUA CONTRARIETÀ A UNA CENTRALE ATOMICA  
Pizzolitto: «La Regione deve fare chiarezza»  
Sollecitata la promessa riconversione a metano dei gruppi alimentati a olio di A2A
 
 
«Il presidente Tondo, se condivide la nostra posizione, deve comunicare subito in maniera ufficiale al premier Berlusconi e al ministro Scajola la contrarietà alla possibile conversione della centrale termoelettrica di Monfalcone in un impianto nucleare. E, di conseguenza, deve chiedere la cancellazione di Monfalcone dall’eventuale elenco dei siti esistente, ma non ancora reso noto». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, sulla questione nucleare, non ha nessuna intenzione di fare retromarcia e mollare la presa.
L’altro ieri il Governo ha posato la prima pietra di quel lungo tracciato che dovrebbe portare, nel giro di qualche anno, al pieno ritorno dell’Italia al nucleare. Lo ha fatto per mano del Consiglio dei ministri, che ha approvato il decreto legislativo che, senza rivelare i possibili siti, fissa i criteri per la loro selezione e, soprattutto, le generose compensazioni previste per gli enti locali che accoglieranno gli impianti. Al di là del calendario seguito dall’esecutivo nazionale, però, il primo cittadino di Monfalcone è lapidario: «Qui non c’è posto per la centrale nucleare». Pizzolitto spiega: «È fondamentale fare chiarezza sulla riconversione della centrale termoelettrica A2A e garantire l’applicazione dell’accordo del 2004, oltre a fissare tempi certi di realizzazzione dei lavori». Sono queste le tre questioni chiave. Richieste che il sindaco ha formalizzato al presidente della Regione Tondo e agli assessori Riccardo Riccardi ed Elio De Anna, responsabili rispettivamente all’energia e all’ambiente, oltre che al presidente di A2A Giuliano Zuccoli, al direttore generale Renato Ravanelli e al presidente della Provincia Gherghetta. «Quell’accordo – spiega il sindaco – rappresentò un risultato fondamentale per arrivare a ridurre l’inquinamento della centrale. L’accordo stabiliva la riconversione a gas di uno dei gruppi a olio combustibile. Sono trascorsi oltre cinque anni dalla firma del protocollo e ogni dilazione risulta ingiustificata e inaccettabile. Per questo non si può più attendere per convocare un tavolo regionale. Basta con le posizioni vaghe e indeterminate». Un discorso, quello del sindaco, molto chiaro: il futuro della centrale deve essere, come concordato nel 2004, nel segno del metano. Che si proceda velocemente su questa strada, onde evitare che la mancata riconversione possa aprire le porte al nucleare.
 
NUCLEARE. PARLA L’EX PRIMO CITTADINO  
Persi: «Un impianto a Monfalcone? Un’idea folle. Meglio le energie verdi»
 
 
«Cosa farei se fossi al posto di Gianfranco Pizzolitto davanti all’eventualità che Monfalcone venga scelta per ospitare una centrale nucleare? Chiederei alla Regione di esprimere un parere preciso in merito. Cosa che, ad oggi, non mi sembra sia avvenuta». Ha le idee ben chiare l’ex sindaco Adriano Persi che, sul nucleare, non ci sta. Lui, che negli anni Novanta ha vissuto l’avvio e il fallimento del progetto dell’impianto di rigassificazione Snam, bocciato dal referendum, parla di quella avventura come di un treno perso per la città, ma si oppone a questa nuova ipotesi in campo energetico. «Non ci sono buone ragioni in partenza: il nucleare è destinato a essere superato dalle energie alternative». Al di là delle considerazioni generali, però, quel che per Adriano Persi conta è il ruolo della Regione. «La nostra è a statuto speciale, quindi ha una forte autonomia in campo energetico; il Governo non può calare dall’alto una centrale nucleare senza lasciare margini di manovra alla Regione. È questo ente che deve assumersi le responsabilità di scegliere, in base al proprio fabbisogno energetico. E poi realizzare un impianto a Monfalcone sarebbe un’idea folle. La città si trova in una strettoia tra il Golfo e la Slovenia, a ridosso delle fonti idriche di Trieste, ed è destinata a essere attraversata da nuove infrastrutture, come il Corridoio 5 e il gasdotto. Ricordiamoci poi che il Fvg, dopo Chernobyl, ha pagato un pesante tributo in termini di vite umane, distrutte dai tumori. Davanti a questo, tutte le rassicurazioni dal caso possono non essere sufficienti». (el.col.)

Messaggero Veneto, 24 dicembre 2009
 
Del Bello (Pd): «Tondo ambiguo sul nucleare» 
 
MONFALCONE. «Dalle mie ricerche e dalle mosse dei politici regionali così si può sintetizzare la situazione: esiste una lista di possibili siti per centrali nucleari nella quale Monfalcone occupa il primi posto; ci sono dieci siti, quattro saranno scelti. Il rischio insomma c’è e statisticamente è rilevante! La Regione Friuli Venezia Giulia ovviamente a parole non è favorevole al nucleare a Monfalcone, ma verosimilmente non farà neanche una aspra battaglia contro come la Regione Lazio ha preannunciato chiaramente su Montalto di Castro. Il presidente Tondo, invece di rispondere ufficialmente al sindaco, viene in piazza a chiacchierare: un comportamento istituzionalmente surreale e perciò inquietante. Perché non viene in aula a ripetere ciò che ha detto in modo peraltro ambiguo?».
Il consigliere provinciale e comunale del Pd, Fabio Del Bello interviene ancora una volta sul delicato tema del nucleare, soprattutto dopo l’annuncio del Governo dei compensi che saranno dati ai siti in cui sorgeranno le centrali. «Il presidente della Provincia Gherghetta – prosegue Del Bello – affermato a ragion veduta che i Parlamentari non si sbottoneranno in alcun modo prima delle elezioni regionali di primavera, del resto il Parlamento stesso è esautorato come non mai dalla Destra che lo ha ridotto ad una conventicola dorata di nominati addetti a premere il fatidico bottone. Sappiamo che, sentite le Regioni (non gli enti locali), deciderà il Governo e poi militarizzerà i siti. Ovviamente il Governo compenserà i Comuni prescelti con un abbondante ricaduta monetaria, perciò gli sarà agevole trovare dappertutto il Quisiling di turno». Davanti a questo scenario Del Bello si augura che forze politiche trovino un comun denominatore, «che il centrodestra scelga gli interessi della Città piuttosto che quelli dello schieramento e che il centrosinistra attivi la mobilitazione Che cosa si deve fare concretamente? Si deciderà assieme alla società civile, ma l’ispirazione – conclude – deve essere guidata un alto sentire e molto grintosa».
E in merito alla decisione del consiglio dei ministri di dare compensi ai comuni che ospiteranno le centrali, interviene anche Paolo Brutti, responsabile del dipartimento Ambiente per l’Italia dei valori: «È il regalo di Natale del Governo agli italiani di Monfalcone, ma anche degli altri siti in lista per ospitare un impianto nucleare e un sito di stoccaggio. Le altre lo avranno dopo. La decisione del Cdm sarebbe ridicola se non fosse tragica, per quei cittadini e per tutto il Paese. Grosse centrali, grossi affari. Poi che c’importa se non sappiamo cosa fare delle scorie radioattive e se ogni centrale costerà quanto il ponte sullo stretto e produrrà elettricità a costi astronomici. L’allargamento del sistema di potere di Berlusconi e del Pdl e il vero scopo della scelta nucleare che illumina questo Santo Natale».
Chiede quindi cosa dicono al proposito i presidenti delle dieci regioni che ospiteranno i siti nucleari e se si esprimeranno prima delle elezioni. «Prepariamoci – conclude – a fermare il governo con il referendum e con le prossime elezioni regionali».

Il Piccolo, 02 dicembre 2009
 
PIZZOLITTO CHIEDE GARANZIE E SOSTEGNI POLITICI 
Lettera a Tondo: «No al nucleare in città»
 
 
«È emergenza nucleare». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto non nega che un rischio, su questo fronte, esista davvero per Monfalcone. E decide di passare alle vie di fatto mandando una lettera aperta al presidente della Regione, Renzo Tondo, e convocando parlamentari, consiglieri regionali e associazioni ambientaliste per rispondere alle preoccupazioni sempre più diffuse in città per le scelte che stanno per essere fatte dal governo.
A preoccupare il sindaco è ancora quella lista ”ufficiosa” di dieci siti selezionati in tutta Italia per ospitare un impianto nucleare di cui tutti continuano a parlare, nonostante le smentite del governo, nella quale Monfalcone risulta essere in cima all’elenco. Ma anche «strane voci di sopralluoghi che ci sarebbero stati in città».
«L’attuale Governo – rileva Pizzolitto nella lettera aperta al presidente Tondo – ha inserito nei suoi programmi la realizzazione di un piano di centrali nucleari. Si tratta di una scelta che vede la contrarietà di istituzioni e realtà scientifiche, preoccupate per i notevoli rischi di questi impianti, sul piano ambientale, nell’impatto con il territorio e la salute delle popolazioni e per i problemi irrisolti come quello dello smaltimento delle scorie.
«A suo tempo la città di Monfalcone – continua il sindaco – è stata inserita quale sito considerato idoneo in uno studio preliminare. Nell’ultimo periodo, sempre più spesso, l’ipotesi di Monfalcone ha preso corpo ed è stata rilanciata in sedi autorevoli e nei media. Interpretando il comune sentire della città, ho avuto modo di esprimere l’assoluta contrarietà nei confronti di questa prospettiva. Nessuna centrale nucleare può essere prevista a Monfalcone: questa comporterebbe, oltre al carico irrisolto dei problemi e dei rischi, la devastazione della nostra area fortemente antropotizzata ed urbanizzata e comprometterebbe ogni altra prospettiva di sviluppo. Il fatto che a queste mie prese di posizione non ci siano state rassicurazioni aggrava il senso di preoccupazione.
«È tempo che la città di Monfalcone – conclude il sindaco Pizzolitto – faccia sentire la sua voce per la salvaguardia del suo territorio e per ottenere chiarezza sulle scelte che toccano il proprio futuro. Rinnovo, dunque, anche all’amministrazione regionale l’appello affinché esprima in modo chiaro la necessaria contrarietà all’ipotesi di una centrale nucleare nel nostro territorio».
 
Messaggero Veneto, 02 dicembre 2009
 
Pizzolitto scrive a Tondo: no al nucleare 
 
MONFALCONE. É emergenza nucleare. Il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, manda una lettera aperta al Presidente della Regione, Renzo Tondo, e convoca parlamentari, consiglieri regionali e associazioni ambientaliste per rispondere alle preoccupazioni sempre più diffuse in città per le scelte che stanno per essere fatte dal Governo rispetto alla possibile realizzazione di una centrale nucleare.
Su una lista di dieci siti selezionati in tutta Italia, Monfalcone risulta essere in cima all’elenco. “L’attuale Governo – rileva Pizzolitto nella lettera aperta – ha inserito nei propri programmi la realizzazione di un piano di centrali nucleari per la produzione di energia elettrica. Si tratta di una scelta che vede la contrarietà di istituzioni e realtà scientifiche, legittimamente preoccupate per i notevoli rischi di questi impianti, sul piano ambientale, nell’impatto con il territorio e la salute delle popolazioni e per i problemi irrisolti come quello dello smaltimento delle scorie”.
“A suo tempo la città di Monfalcone – continua il sindaco – è stata inserita quale sito considerato idoneo in uno studio preliminare che elenca le località individuate a questo fine. Nell’ultimo periodo, sempre più spesso, l’ipotesi di Monfalcone ha preso corpo ed è stata rilanciata in sedi autorevoli e nei media. Interpretando il comune sentire della città, ho avuto modo di esprimere l’ assoluta contrarietà nei confronti di questa prospettiva”.
Più volte il sindaco di Monfalcone, anche rispondendo ad interrogazioni presentate in consiglio comunale ha ribadito la posizione “non nuclearista” dell’amministrazione e come nessuna centrale nucleare possa essere prevista a Monfalcone: essa comporterebbe, oltre al carico irrisolto dei problemi e dei rischi che si accompagnano a questo tipo di insediamento,la devastazione dell’area, già fortemente antropotizzata ed urbanizzata e comprometterebbe ogni altra prospettiva di sviluppo economico ed industriale.
“Il fatto che a queste mie prese di posizione non ci siano state risposte e rassicurazioni aggrava il senso di preoccupazione e d’incertezza. È tempo che la Città di Monfalcone – conclude Pizzolitto – faccia sentire alta e forte la sua voce per la salvaguardia del proprio territorio e per ottenere chiarezza sulle scelte che toccano il proprio futuro. Rinnovo, dunque, anche all’Amministrazione regionale l’appello affinché esprima in modo chiaro la necessaria contrarietà all’ipotesi di una centrale nucleare nel nostro territorio”.

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