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Il Piccolo, 10 settembre 2009

SI PROFILA IL RITORNO ALLA PACE SINDACALE NELLO STABILIMENTO DI PANZANO 
CONTENUTI 
C’è l’accordo, 950 euro in più ai cantierini 
Firmata l’intesa tra direzione e sindacati. Aumento legato agli obiettivi di efficienza e di programma
Saranno istituite commissioni per la verifica dei risultati

di ELISA COLONI

Quasi 950 euro (lordi) in più in busta paga a fine anno a tutti i 1800 dipendenti diretti di Fincantieri: questo il risultato della pace sindacale raggiunta dai rappresentanti dei lavoratori e la direzione aziendale dello stabilimento di Panzano. L’intesa mette fine alle turbolenze che negli ultimi mesi avevano creato una spaccatura profonda sia tra sindacati e azienda sia all’interno delle stesse forze sindacali. A dividere erano i due punti dell’integrativo inerenti i premi di efficienza e di programma. Due nodi che sono stati finalmente sciolti l’altro ieri, durante un incontro tra i segretari provinciali e le Rsu di Fim, Fiom e Uilm e i rappresentanti di Fincantieri, svoltosi nella sede goriziana di Confindustria. Un faccia a faccia che entrambe le parti hanno definito «positivo e soddisfacente», le cui conseguenze si materializzeranno nelle tasche dei dipendenti, che a fine anno riceveranno più soldi in busta paga: 943 euro lordi, corrispondenti, appunto, al premio di efficienza (750 euro) sommato a quello di programma (193 euro).
Uno dei problemi che si erano venuti a creare negli ultimi mesi riguardava appunto il premio di efficienza. Non si era riusciti a firmare l’accordo che istituisce le apposite commissioni che devono verificare lo stato delle officine e, di conseguenza, misurare l’aumento dell’efficienza. Se quella firma non fosse arrivata, i lavoratori avrebbero perso 750 euro. «Abbiamo stabilito l’istituzione delle commissioni di efficienza – spiega Thomas Casotto, segretario Fiom – con il relativo calendario di incontri di verifica». Viaggia su binari paralleli la questione relativa all’altro premio, quello di programma. I 193 euro previsti in questo caso avrebbero dovuto finire nelle buste paga per le prove in mare della Dream. Prove non portate a termine come richiesto dall’azienda, a causa (questo sostiene Fincantieri) degli scioperi proclamati dalla Fiom. Con il risultato che quei soldi non erano mai stati erogati. «Abbiamo raggiunto un accordo anche su questo – spiega Gianpiero Turus, segretario Fim -. Per permettere ai lavoratori di guadagnare quei 193 euro è stato fissato un nuovo obiettivo: il varo della Queen Elizabeth entro il 31 dicembre, con saldatura al 100% e start-up di una caldaia e tre motori».
«Per quanto riguarda la situazione degli appalti – aggiunge Turus – durante l’incontro abbiamo chiesto e ottenuto la convocazione di un confronto periodico, il primo già entro questo mese». Soddisfazione anche da parte di Fincatieri: «È stato colto l’appello lanciato dall’ad Bono sulla necessità di contribuire, tutti, all’aumento della produzione, e di mettere assieme le forze per raggiungere obiettivi di efficienza condivisi, fondamentali in un momento così delicato come quello attuale». E proprio in merito alla crisi e allo spauracchio della cassa integrazione che, nel caso non arrivassero nuove commesse, potrebbe far rimenere a casa, già a partire da ottobre, un centinaio di lavoratori, Luca Furlan (Uilm), spiega: «Durante l’incontro abbiamo discusso anche di questo: i sindacati monitoreranno l’andamento dei carichi produttivi e delle relative ricadute occupazionali».

Messaggero Veneto, 10 settembre 2009

Monfalcone. Siglata la “pax sindacale” dopo il vertice nella sede di Confindustria: entro il prossimo 31 dicembre il varo della Queen Elizabeth 
Fincantieri, c’è l’accordo con Fim Fiom Uilm e le Rsu aziendali

MONFALCONE. L’istituzione di una commissione di efficienza con il relativo calendario di incontri di verifica (già definiti), l’impegno dell’azienda, in coerenza con gli accordi sottoscritti, a operare in direzione di una migliore organizzazione del lavoro, impiantistica, formativa e di sicurezza e la definizione di un nuovo obiettivo per quanto attiene il premio di programma, ovvero il varo entro il prossimo 31 dicembre della Queen Elizabeth con il 100 per cento della nave saldata e start-up di una caldaia e tre motori: sono gli importanti punti su cui è stato trovato un accordo, martedì nella sede della Confindustria di Gorizia tra Fincantieri, le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm e le Rsu aziendali. Come previsto dall’accordo integrativo è stato concordato un tavolo specifico sulla situazione appalti, convocato entro settembre.
L’esito dell’incontro stempera un clima di tensione che si respirava da qualche tempo in azienda e stava creando serie difficoltà in merito al premio di efficienza e di programma. «È positiva la chiusura del confronto che vede la firma dei due accordi e dei relativi allegati e che di fatto rende esigibile il sistema premiante previsto dal nuovo accordo di secondo livello», affermano unitariamente le segreterie territoriali e le rsu Fim, Fiom e Uilm, che spiegano anche come si sia giunti così allo sblocco dei 750 euro previsti dal premio di efficienza con pagamento dell’80 per cento a dicembre e del restante 20 a gennaio 2010 a cui si aggiungeranno i 193 euro del gradino del premio di programma. Il nuovo obiettivo di programma, concordato in via del tutto eccezionale, sarà monitorato e verificato dalla commissione efficienza con «l’impegno da parte dell’azienda di ricercare i correttivi e le soluzioni necessarie, in caso di scostamenti o turbative che potessero mettere a rischio il raggiungimento dell’obiettivo». È stato fatto anche un rapido quadro sui carichi di lavoro, che dipinge una situazione di possibili difficoltà derivanti dalla carenza di ordinativi, con il rischio del ricordo alla cassa integrazione ordinaria dal prossimo mese di ottobre per circa 100 lavoratori. «Anche su questo tema, assolutamente centrale – dicono i sindacati – sarà monitorato l’andamento dei carichi produttivi e delle relative cadute occupazionali».
Soddisfatta per l’esito anche Fincantieri che plaude alla ritrovata “pax sindacale”, ma che evidenzia anche come l’accordo rappresenti il riconoscimento da parte dei lavoratori della «necessità di migliorare lo standard di produzione, così da poter stare sul mercato. È necessario il contributo di tutti – dice il portavoce dell’azienda – per recuperare competitività, in modo da essere in prima linea quando si tratterà di acquisire nuove commesse. La crisi passerà e il comparto riprenderà a crescere, ma non più a due cifre come prima». (c.v.)

Il Piccolo, 19 settembre 2009 
 
Fincantieri regge ma crollano gli ordini  
Utile di 9 milioni nel primo semestre. Parte l’aumento da 300 milioni
  
 
di PIERCARLO FIUMANÒ

TRIESTE Fincantieri chiude in utile (9 milioni di euro in calo rispetto ai 15 del 2008) il primo semestre ma i nuovi ordini crollano del 71,1% passando da 1.425 milioni a 398 milioni. In aumento (+15%) i ricavi, passati dai 1.372 milioni di euro del primo semestre 2008 ai 1.576 milioni dei primi sei mesi del 2009: un effetto del consolidamento del gruppo Usa Manitowoc Marine Group. A fine anno -come ha detto in più occasioni l’ad Giuseppe Bono- si prevede un utile ridotto ma sempre positivo.
Il gruppo cantieristico, in tempi di crisi, fa così il pieno di risorse finanziarie per realizzare un piano industriale (alla base del progetto ancora sospeso di quotazione in Borsa, peraltro previsto nel Dpef) che punta sull’aggiornamento tecnologico necessario a fronteggiare la ripresa dei mercati quando arriverà. Nel frattempo Bono chiede al governo e al ministro Tremonti «una più stretta collaborazione con i vari attori del sistema Paese». Possibili sgravi per la rottamazione delle navi ormai obsolete non sarebbero certo sgraditi a Trieste.
Fincantieri ha un portafoglio ordini ancora importante (9,8 milioni di euro) ma non è sufficiente per garantire la saturazione di tutti i cantieri. I tempi sono grigi per tutti: il 2009 sta soffrendo sul mercato mondiale della cantieristica un calo degli ordini del 90%. Un calo – ha spiegato Fincantieri – che riflette «la crisi finanziaria mondiale che ha portato a un sostanziale azzeramento dei nuovi ordini di navi da crociera e di traghetti». Il gruppo, pur assicurando «un carico di lavoro significativo», non può «garantire la saturazione completa della capacità produttiva di tutti gli stabilimenti già nel breve periodo» per cui si sta facendo ricorso alla cassa integrazione ordinaria per modulare l’attività nei cantieri in modo da non dover tagliare posti di lavoro. La cassa è già scattata progressivamente a Castellamare di Stabia, Palermo, Sestri Ponente. A Monfalcone, e ad Ancona, potrebbe partire in ottobre ma solo in assenza di nuovi ordini e «in modo graduale». Come affermano a Trieste «sono strumenti congiunturali» che consentono al gruppo di affrontare una fase critica sui mercati. Sia il risultato operativo (23 milioni di euro), sia l’utile – ha sottolineato Fincantieri – risentono «ancora delle tensioni sul mercato delle materie prime, in particolare acciaio e petrolio» che si sono «riflesse sugli acquisti conclusi nell’ultimo triennio e attualmente in carico alle navi in portafoglio». Ma per la ripresa, in un mercato ciclico, è solo questione di tempo. Di fatto -si sottolinea a Trieste- il mercato armatoriale tiene e si delinea una leggera crescita: Fincantieri si attrezza modulando l’attività su vari comparti: dalle navi da crociera al militare. Dall’inizio dell’anno nel settore militare Fincantieri ha incassato ordini per quasi 500 milioni di euro.
La posizione finanziaria netta negativa per 384 milioni di euro riflette i forti investimenti legati al maggior volume di ordini acquisiti negli anni precedenti: il gruppo triestino deve pagare fornitori e materiali su cifre notevoli (nel 2008 sono state consegnate 4 navi da crociera per circa 2 miliardi di euro). Da qui l’aumento del fabbisogno di circolante. Il bilancio semestrale del gruppo navalmeccanico, guidato da Giuseppe Bono, contrario ad aiuti di Stato («Dobbiamo mantenerci in piedi da soli»), è stato esaminato ieri a Trieste dal consiglio di amministrazione che ha deciso di richiamare l’aumento di capitale, autorizzato dall’ultima assemblea dei soci, per l’intero importo di 300 milioni di euro. La decisione è stata presa – spiega una nota – per «riequilibrare la situazione finanziaria, come previsto dal piano industriale».

Messaggero Veneto, 19 settembre 2009 
 
Monfalcone. Sindacati critici sulle parole dell’ad di Fincantieri Bono alla cerimonia della Carnival  
«Dimenticati i morti per le navi»
 
 
MONFALCONE. «È stato giusto rendere onore a chi contribuisce a portare la democrazia nel mondo, esprimendo cordoglio e solidarietà. Ma visto che l’amministratore delegato ha voluto ricordare i caduti in Afghanistan, morti nel compimento del loro dovere, crediamo sarebbe stato giusto anche ricordare le due persone che hanno perso la vita in cantiere, pure nel compimento del loro dovere: ovvero lavorando. Sarebbe bene che non ci si dimenticasse del sacrificio di chi ha perso la vita costruendo le navi». È amara la constatazione di Moreno Luxich, coordinatore Fiom nella Rsu Fincantieri dopo aver ascoltato l’intervento dell’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, giovedì nel corso della cerimonia di consegna della Carnival Dream, cerimonia che proprio per quanto avvenuto a Kabul si è svolta in tono dimesso.
Ma non solo il mancato riferimento ai lavoratori deceduti ha lasciato perplessi i sindacati, che sono trasaliti sentendo Bono affermare che è stata affrontata una lunga vertenza sindacale,«in cui siamo riusciti a portare avanti una nostra piattaforma (nostra riferita a Fincantieri, ndr) con principi innovativi». «Non siamo d’accordo su questa affermazione. È stato bypassato il sindacato. È stato invece stretto un accordo, all’inizio di settembre, tra azienda e parti sociali, accordo che ora come ogni documento di tale tipo va gestito, anche perché è stato il frutto di una discussione aspra», spiega Luxich, ricordando come questo accordo prevede anche un tavolo tra azienda e sindacati sulla situazione degli appalti che deve essere riunito mensilmente per avere periodicamente il polso della situazione. Luxich si dice rimasto basito anche dinanzi al concetto della moralità e della immoralità dei pagamenti («è morale pagare in modo congruente ed equo, se si crea un buon prodotto, altrimenti pagare è immorale», ha detto Bono). «È una cosa che non può essere accettata. I lavoratori producono se sono messi in grado di produrre. Ma se non si mette mano al processo produttivo con gli opportuni investimenti e miglioramenti, i lavoratori difficilmente possono recuperare l’efficienza». Che si parli di un accordo integrativo raggiunto tra tutte le parti coinvolte e non solo da parte dell’azienda è un concetto condiviso anche da Luca Furlan, segretario provinciale Uilm. «Non voglio fare polemica in un giorno di festa, ma che non siano assolutamente corrette le dichiarazioni sentite in questi giorni da parte di un politico locale che è andato a Palermo a fare proselitismo dicendo che Fincantieri è azienda nord-leghista. Non credo sia utile usare queste parole in funzione di elezioni attese per il 2013», ha detto, plaudendo per il lavoro realizzato «dai lavoratori tutti, quelli diretti e quelli delle imprese in appalto». Michele Zoff, coordinatore Fim nella Rsu, ha ribadito il fatto che l’accordo è stato preso a «quattro: tre sindacati e azienda. In questo momento di crisi è importante mantenere il lavoro e pensare che solo unitariamente si possono affrontare le difficoltà. Le responsabilità sono di tutti, non solo dei lavoratori, ma anche dell’azienda». (c.vis.)

Il Piccolo, 08 ottobre 2009 
 
MANIFESTAZIONE FIOM PER IL CONTRATTO  
Cento lavoratori monfalconesi domani in corteo a Milano
 
 
Sono un centinaio i lavoratori aderenti alla Fiom-Cgil che domani partiranno da Monfalcone per partecipare alla manifestazione indetta dall’organizzazione per sostenere la propria posizione nella vertenza per il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale. Lo sciopero di 8 ore e le iniziative organizzate a livello nazionale sono state precedute in questi giorni dalle assemblee nelle principali fabbriche della città. «La risposta dei lavoratori è stata più che buona – afferma il segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil, Thomas Casotto -, anche in Fincantieri, dove l’assemblea non era retribuita. I lavoratori sono con noi nel voler avere diritto di parola sugli accordi che li riguardano». Sta proprio qui il nodo per la Cgil e non solo sul fronte salariale. Federmeccanica invece ha risposto negativamente alla proposta dell’organizzazione, affermando che non è disponibile a sospendere o modificare il sistema di regole relative alla contrattazione definite, a livello confederale, con un accordo separato senza la Cgil. Federmeccanica non ha accolto nemmeno la proposta di bloccare i licenziamenti. La Fiom ha confermato quindi lo sciopero generale di domani di 8 ore della categoria «per la difesa dell’occupazione, la democrazia e il rinnovo del biennio economico». La Fiom ribadisce inoltre di essere disponibile a un referendum sulle piattaforme presentate al tavolo tra tutti i metalmeccanici, il cui esito però sia vincolante per tutte le organizzazioni. Domani scioperano anche gli aderenti all’Unicobas Scuola, che scenderà in piazza, a Roma, in difesa dei precari.

Il Piccolo, 12 novembre 2009 
 
CONTRATTO MOBILITAZIONE  
Oggi volantinaggio Fiom sulla statale 305 a Ronchi  
Ripartita ieri la protesta nelle maggiori fabbriche contro la firma separata 
Tre ore di sciopero all’Ansaldo Sistemi Industriali e quattro alla fine di ogni turno alla Fincantieri
 
 
La Fiom-Cgil ha avviato anche nel Monfalconese la sua mobilitazione contro la firma separata del contratto dei metalmeccanici, siglato da Fim-Cisl e Uilm con Federmeccanica. Lo ha fatto ieri con un volantinaggio in centro e scioperi nelle principali fabbriche cittadine e tornerà a farlo oggi a Ronchi dei Legionari. I rappresentanti della Fiom negli stabilimenti di Roen Est, Mw, Galileo Avionica, Omi e Detroit si sono dati appuntamento davanti a quest’ultima per distribuire volantini agli automobilisti di passaggio lungo la statale 305, dove, tra le 8 e le 11, il traffico sarà quindi rallentato in corrispondenza dell’incrocio verso il casello autostradale. Intanto ieri, rispettando le decisioni dell’assemblea dei delegati di Bologna, la Fiom ha proclamato 3 ore di sciopero all’Ansaldo Sistemi Industriali (dove un’ora di sciopero è stata utilizzata martedì per tenere un’assemblea con i lavoratori) e 4 alla fine di ogni turno in Fincantieri. I delegati sono inoltre andati tra le bancherelle del mercato settimanale del centro città per spiegare i motivi della propria protesta contro la firma separata del contratto e ribadire le proposte anti-crisi della Fiom. Ovvero blocco dei licenziamenti, estensione degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori e individuazione quindi di una soluzione transitoria di accordo economico. «Crediamo quindi che del contratto, fra l’altro non ancora scaduto e secondo noi perciò rinnovato in modo illegittimo, si sarebbe dovuto discutere una volta passata la crisi», ha detto ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu di Asi Maurizio Vesnaver. Uno dei volantini ieri comunque si intitolava: ”Accordo separato: pochi euro, zero democrazia”. La Fiom ieri è tornata a stigmatizzare il comportamento di Fim e Uilm, organizzazioni minoritarie nel settore metalmeccanico, anche a livello locale. «Pure nella principale realtà industriale del territorio, cioè Fincantieri, Fim e Uilm non hanno ancora dato conto delle proprie decisioni in assemblea – ha osservato ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu del cantiere navale Moreno Luxich -. Auspichiamo che lo facciano quanto prima». Rifiutata a livello nazionale la proposta di un referendum vincolante per tutti sul nuovo contratto, la Fiom tornerà nelle fabbriche, anche a Monfalcone, a chiedere a Fim e Uilm di tenere una consultazione sull’intesa che coinvolga ogni lavoratori e non solo gli iscritti alle due organizzazioni. Le Rsu Failms-Cisal della Fincantieri hanno invece proclamato domani uno sciopero di due ore alla fine di ogni turno. La protesta è stata indetta, spiega il coordinatore della Failms Mario Pizzolitto, per sollecitare l’azienda a occuparsi della tensione esistente in area Centro Manufatti Scafo e per «interrompere l’intero sistema selvaggio di appalti».
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 12 novembre 2009 
 
Fiom: sciopero e volantinaggio  
Metalmeccanici, protesta per l’intesa “monca” sul contratto
 
 
MONFALCONE. Sciopero e volantinaggio nell’ambito del mercato settimanale in città: sono queste le iniziative organizzate ieri dalla Fiom Cgil che hanno coinvolto Rsu e lavoratori di Fincantieri, Ansaldo ed Eurogroup nell’ambito della mobilitazione permanente «che ha lo scopo – si legge nei volantini – di rendere esigibile la democrazia nei luoghi di lavoro e la consultazione col referendum di tutti i lavoratori metalmeccanici iscritti e non iscritti a sindacati».
Oggetto della protesta l’intesa separata sul contratto nazionale dei metalmeccanici, siglato da Fim Cisl, Uilm Uil e Ugl con Federmeccanica. Prima del volantinaggio i rappresentanti sindacali e alcuni lavoratori si sono riuniti davanti all’ingresso Ansaldo, dove è stata fatta un’ora di assemblea con 3 ore di sciopero, mentre in Fincantieri sono state proclamate 4 ore di sciopero alle fine di ogni turno. «Lo scorso gennaio è stata siglata tra Governo, Confindustria, Cisl e Uil la riforma delle regole sulla contrattazione e che la Cgil non ha sottoscritto perché disattendeva le proposte portate avanti nella piattaforma, inizialmente unitaria. Seguendo tali nuove regole – dice per la Fiom della Rsu Ansaldo, Maurizio Vesnaver – è stato disdettato senza alcun mandato il contratto nazionale e approvata una piattaforma non condivisa da tutte le parti coinvolte. Alla luce di ciò Fim e Uilm non vogliono sottoporre l’intesa su contratto al referendum e al voto di tutti i lavoratori, ma solo dei loro iscritti. Ma i lavoratori devono avere la possibilità di esprimersi su una piattaforma che oltre a non prevedere un’adeguata tutela dei salari, introduce nuove norme che si insedieranno pericolosamente nella vita quotidiana dei lavoratori. Come Fiom Ansaldo abbiamo chiesto alle altre Rsu chiarimenti sulla posizione e fare il referendum. A giorni Fim e Uilm, e speriamo Ugl, dovranno venire a chiarire la loro scelta».
È poi il coordinatore Fiom nella Rsu Fincantieri, Moreno Luxich a spiegare come il contratto disdettato sarebbe scaduto solo alla fine del 2010. «Non so se Fim e Uilm ricordano che è stato frutto di forti battaglie e per noi è stato conquistato con una denuncia e l’apertura di un fascicolo per l’occupazione del casello autostradale. Mi pare strano come qualcuno disconosca quel periodo, quelle battaglie e quelle conquiste sia salariale, sia per parte normativa» dice, evidenziando come peraltro le due organizzazioni sindacali, nell’azienda più importante del territorio, siano minoritarie e come non diano spiegazione della loro scelta. Fare un referendum dedicato solo ai loro iscritti significherebbe chiedere il parere alla minoranza e soprattutto solo ad una parte dei lavoratori, per cui poi il contratto sarebbe applicato. «La maggior parte dei lavoratori non è con loro», dice Luxich.
Fiom annuncia quindi che il percorso di protesta è solo all’inizio. Intanto stamani dalle 8 alle 11 lavoratori e sindacati Fiom di Detroit, Mw, Rohen Est, Galileo e Omi con altre aziende della Destra Isonzo si riuniranno all’incrocio tra statale 305 e bretella che conduce all’autostrada per volantinaggio con rallentamento traffico.

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Messaggero Veneto, 28 ottobre 2008 
 
Monfalcone. Sul tavolo anche i problemi legati alla crisi economica e al numero di commesse  
I sindacati bussano a Fincantieri  
A giorni riprende il confronto per il rinnovo dell’integrativo 
L’azienda annuncia un rallentamento negli investimenti
 
 
MONFALCONE. È slittata a venerdì, per rispetto nei confronti dell’operaio deceduto sulla Ruby princess, la ripresa del confronto tra Fincantieri e Fim, Fiom, Uilm per il rinnovo del contratto integrativo che non ha avuto esito positivo. La Fiom-Cgil ha già proclamato un’ora di sciopero, che sarà utilizzata mercoledì e giovedì per tenere assemblee in tutti gli stabilimenti e informare i lavoratori sui contenuti del documento che la società ha presentato al tavolo.
Preoccupazione viene espressa da Fim-Cisl. «L’azienda ha posto la questione delle ripercussioni della crisi finanziaria ed economica – spiega il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus – da cui Fincantieri non sembra sia esclusa».
E nemmeno Monfalcone, quindi, dove le commesse, e quindi il lavoro, sono assicurate fino al 2010, ma dove le prime ripercussioni di scarico lavoro potrebbero essere avvertite già nella seconda metà del 2009, a carico soprattutto delle prime lavorazioni, tra cui per esempio il parco lamiere. È stata evidenziata anche una certa difficoltà di reperimento di commesse sul mercato.
«Sembra ci potesse essere possibilità di tre nuove commesse, ma per ora tutto è sospeso», spiega Turus che ricorda che resta valida la questione della concorrenza dei coreani entrati in Aker Yards. Fincantieri venerdì ha annunciato anche un rallentamento degli investimenti previsti, stando a quanto riferiscono i sindacati. Ma ciò che desta preaccupazione (e un certo fastidio) non è solo la situazione del mercato, ma anche l’atteggiamento dell’azienda. Fim, Fiom, Uilm hanno chiesto a Fincantieri di rispondere sulle parti comuni alle tre piattaforme presentate separatamente dalle organizzazioni dei metalmeccanici.
«Fincantieri continua a sostenere che il sistema va efficientato – spiega Turus –. Per noi però si tratta di incidere sull’organizzazione dell’azienda e del lavoro, per la società invece l’obiettivo è raggiungibile solo attraverso un aumento della produttività, rincorrendo il modello attuale degli appalti. Speriamo che il 4 novembre, quando si terrà il nuovo incontro, Fincantieri chiarisca se ha intenzione di entrare nel merito delle nostre piattaforme».
Insomma, nel corso dell’incontro si è respirato un clima pesante e pieno di tensione. Stando alla Fiom, Fincantieri ha presentato «una specie di contro-piattaforma» senza rispondere a quelle sindacali e ventilando «la richiesta di una moratoria di un anno della vertenza di gruppo». Avrebbe anche proposto «come via alternativa l’adesione dei sindacati a un “patto” che faccia propri gli obiettivi fondamentali del documento aziendale».
La Fiom ha escluso entrambe queste ipotesi, ribadendo di volere risposte sul proprio documento. Di fatto, se nel prossimo incontro le risposte dell’azienda confermeranno la linea del documento, allontanando così la possibilità di definire un accordo positivo per i lavoratori, secondo quanto spiegano i rappresentanti sindacali «sarà necessario passare immediatamente a forme di mobilitazione e di lotta molto incisive».

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