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Monfalcone – Uniti contro la crisi
Verso la manifestazione del 16 ottobre.. e oltre

Incontro Pubblico a Monfalcone, sabato 9 Ottobre, ore 14.30.
Sala Convegni, Scuola di Musica Vivaldi
via G. Galilei 93/A, Monfalcone (Gorizia)

partecipano:

Giorgio Cremaschi, Segreteria Nazionale FIOM
Luca Tornatore, Ass. Ya Basta! Italia

Introduce:
Cristian Massimo

Siamo lavoratori precari nel mondo definibile genericamente “del sociale e della cultura”. Più nel dettaglio, lavoriamo con contratti di collaborazione e di lavoro a progetto, siamo lavoratori para-autonomi o i mitologici “soci-lavoratori” del lavoro cooperativo. Siamo anche piccoli padroni di noi stessi, lavoriamo con partita Iva o ritenuta d’acconto. A tutti gli effetti siamo padroni dei nostri mezzi di produzione, messi a lavoro nelle varie forme dell’appalto, del concorso, del bando di gara. Nella nostra giornata lavorativa prestiamo tutto il nostro tempo, la nostra passione, il nostro sapere, in definitiva la nostra vita, a quegli enti e a quelle istituzioni, che scaricano sul cosiddetto privato sociale quei lavori, immateriali e di relazione, tanto necessari quanto indispensabili, che l’Ente pubblico non è più in grado di svolgere, ma di cui deve garantire la presenza proprio per la sua stessa ragion d’essere.

Riteniamo quindi giusto definirci come lavoratori indispensabili alla società ed in particolare al territorio in cui viviamo e lavoriamo. Non solo per quanto riguarda l’ambito dei servizi essenziali alle persone: siamo contemporaneamente attori e strumenti di quello “Stato Sociale” in via di possibile ridefinizione e costantemente aggredito dal “mercato” che necessita sempre più di mettere a servizio del profitto anche l’ambito dei bisogni e dei “servizi”. Ci sentiamo indispensabili anche perché costituiamo materialmente quella rete di garanzie sociali minime che le trasformazioni del mercato del lavoro e degli ambiti di produzione utilizzano come parafulmine o valvola di sfogo all’interno della crisi per la miriade di “danni collaterali” che la precarietà, l’assenza di forme di garanzie sociali e l’esclusione dagli ambiti di produzione scaricano sul territorio e sulla società.
Riteniamo insomma di essere quelle figure lavorative che oggi, in questo tipo di economia, più di chiunque altro contribuiscono alla creazione di ricchezza e di profitto, alla crescita di ricchezza diffusa o di produttività calcolata in termini di PIL. Eppure viviamo l’estrema contraddizione di essere fondamentali e di venire descritti come nullafacenti, eterni giovani che non vogliono ancora trovare un vero lavoro come invece hanno fatto i nonni e i padri. Tale contraddizione diviene insopportabile ancor di più in una città e in un territorio che ancora oggi si definiscono “operai” e che, nelle parole delle forze politiche classiche, della sinistra e non solo, ritiene che l’unica risposta possibile alla crisi sia il rilancio di una generica “politica industriale”.
Una crisi che, quindi, è prima di tutto identitaria, nella difficoltà di esprimere un nuovo potenziale collettivo, una possibile fuoriuscita dalla crisi sociale, economica e culturale nell’ottica di un cambio radicale dei concetti di lavoro, cittadinanza, economia e collettività.

Non vi è possibilità alcuna, e per fortuna, verrebbe da dire, che dagli ambiti della politica istituzionale e dei partiti nasca un sogno, una suggestione o un desiderio di riforma radicale dell’esistente.

Aspettare una nuova svolta nella politica industriale significa proprio questo: assenza completa di immaginario se non nei termini ridicoli della nostalgia per un passato di cui nessuno sente la mancanza, arrivando addirittura a sperare che il “mercato” coincida totalmente e completamente con lo Stato, nell’illusione che esso possa risolvere questa crisi che egli stesso ha tenacemente voluto, pianificato e strutturato.

Sarebbe ridicolo, se non fosse che si parla di noi, del nostro territorio, della nostra città, della nostra vita.
Per questo decidiamo di organizzarci, sappiamo che aspettare oggi una risposta dai piani alti della politica, rappresenta il suicidio.
Le situazioni drammatiche in cui versano gli operai sono esemplificative del futuro che ci attende. Lavoratori radicalmente diversi da noi, classiche figure del mercato del lavoro di questi territori che intorno a loro hanno costruito quella identità collettiva che richiamavamo sopra, identità gloriosa per lunghi tratti, sempre più marginale, addomesticata, residuale e oggi considerata addirittura parassitaria.
Non ci è mai interessato essere metalmeccanici o operai classici. Ad essere sinceri, ci siamo rifiutati caparbiamente di esserlo. In ogni caso, comprendiamo bene come la crisi occupazionale delle grosse e medie aziende operaie non è un dramma solo per chi la vive in maniera diretta con la cassa integrazione o con la messa in mobilità quando non addirittura col licenziamento. Dal nostro ambito di lavoro vediamo costantemente come la crisi delle aziende significhi drastico ridimensionamento del reddito, aumento dell’esclusione sociale, aumento degli affitti o dei mutui e, quindi, di sfratti e pignoramenti, aumento della diffusione delle dipendenze sia legali che illegali, lavoro nero, sfruttamento, razzismo e frustrazione. La crisi produce emergenze sociali continue a cui né il mercato né la politica sono in grado di dare risposte. Al contrario, emergenze sociali così stratificate e persistenti tracimano dall’emergenza sociale e sconfinano nell’emergenza penale, come impariamo da chi di noi lavora nei servizi sociali di prossimità o nel volontariato carcerario. Emergenza sicurezza, emergenza carceri, emergenza immigrazione e centri di detenzione sono l’altra faccia della stessa medaglia. La crisi svuota le fabbriche e contemporaneamente riempie le carceri .
A questo scenario riteniamo doveroso opporci, prima di tutto come liberi cittadini ma anche come rete organizzata degli operatori sociali e culturali, perché vogliamo essere uniti contro la crisi ma anche perché vogliamo vivere e non sopravvivere dentro una crisi che sappiamo essere non solo strutturale, ma molto più radicale di quanto possa dimostrare la mera conta delle ore di cassa integrazione. Non vi è una fine o un ritorno al passato, non vi è mediazione possibile dentro questa crisi, non ci sono scappatoie o soluzioni individuali, di “categoria” né tanto meno aziendali: la crisi colpisce globalmente il territorio, i suoi abitanti, la loro identità e le loro relazioni sociali.
Vediamo nell’assemblea auto-convocata del 9 ottobre a Monfalcone la possibilità di iniziare un nuovo percorso di discussione e organizzazione. Un nuova fase costituente capace di costruire un ambito politico dove studenti, operai in cassa integrazione, migranti, operatori della cultura e del sociale, senza casa e tanti altri possano riconoscersi principalmente come vittime della stessa crisi ma anche come potenziali attori di un nuovo inizio.
Chiediamo a tutti di partecipare all’assemblea di Monfalcone assumendo l’appello “Uniti contro la crisi” lanciato a livello nazionale come stimolo alla riflessione.
Chiediamo di intervenire con suggestioni, idee e proposte sia in forma organizzata che individuale, non solo per rivendicare i propri bisogni e chiedere solidarietà alle varie vertenze già in essere, ma bensì nel tentativo di allargare lo sguardo e il ragionamento aldilà delle lotte e vertenze proprie per immaginare una possibile ricomposizione di un tessuto sociale e lavorativo sempre più frazionato e diviso sulle grandi problematiche che riguardano non solo una categoria, non solo un azienda ma tutta il nostro territorio e la vita di tutti.

Il Piccolo, 09 ottobre 2010 
 
OGGI AL ”VIVALDI” 
Giorgio Cremaschi parla di precariato

Ci sarà anche Giorgio Cremaschi, ex leader nazionale della Fiom a discutere della crisi che colpisce giovani e meno giovani, lavoratori precari e con il posto fisso. L’appuntamento è per questo pomeriggio dalle 14.30 alle 18 nella sala Vivaldi di via Galilei, promosso dalla Rete degli operatori sociali e culturali precari organizzati. L’evento, dal titolo ”Uniti contro la crisi, uniti dentro la crisi” vedrà la partecipazione, oltre che di Cremaschi, anche di Luca Tornatore, ricercato precario impegnato recentemente nelle lotte contro gli Ogm in Fvg. L’assemblea ha come obbiettivo di costruire una rete di relazioni e confronto tra tutte le componenti sociali e del mondo del lavoro che nel nostro territorio soffrono la crisi nei termini della cassa integrazione e dell’espulsione dal mercato del lavoro, ma anche la precarietà, il lavoro a progetto, la catena dei sub-sub appalti.
All’ assemblea sono stati invitati ad intervenire nel dibattito anche i collettivi studenteschi, i precari della ricerca e della formazione, i gruppi organizzati della precarietà dell’informazioni e del giornalismo, e le associazioni di culturali e del volontariato. (e.o.)

Il Piccolo, 20 settembre 2010

Fincantieri, tensione sui tagli. Appello di Bagnasco 
L’arcivescovo di Genova: tutelare i lavoratori. Martedì i sindacati convocano i sindaci e le regioni
LA CRISI DEI CANTIERI
Il gruppo triestino ribadisce che nessuna decisione è stata ancora presa A Riva Trigoso le Rsu annunciano l’occupazione degli stabilimenti

di PIERCARLO FIUMANÓ

TRIESTE Si apre una settimana delicata e tesa sul fronte Fincantieri dopo la pubblicazione della bozza del piano industriale 2010-2014 che prevede la chiusura degli stabilimenti di Riva Trigoso (Genova) e Castellammare di Stabia (Napoli) e tagli per 2500 unità. Il piano ”valorizza” Monfalcone che costituirà un polo delle navi da crociera assieme a Marghera e quindi viene risparmiata dalle conseguenze del riassetto. Ma in Campania e Liguria il clima è pesante. Domani i sindacati hanno convocato un tavolo sulla cantieristica con i sindaci e le regioni coinvolte dal piano. Già proclamate 8 ore di sciopero per il primo ottobre con manifestazione a Roma.
A Genova scende in campo il cardinale Bagnasco: il presidente della Cei e arcivescovo di Genova fa un appello a tutela dei lavoratori della Fincantieri.
Da Trieste Fincantieri, come abbiamo riportato ieri, ribadisce di “non aver preso alcuna decisione, e comunque prima di procedere in qualsiasi direzione di aver ben presente la necessità di aprire una discussione con sindacato e istituzioni”. Giorgio Cremaschi, leader nazionale della Fiom (intervista a parte), replica che la bozza di piano ”non è negoziabile” e chiede di aprire un tavolo nazionale sulla cantieristica.
Mentre cresce la mobilitazione di tutte le sigle sindacali e dei vari esponenti di partito, dal Pd al Pdl, all’Udc, la tensione resta alta a Genova dove il cardinale Bagnasco fa appello alle autorità: «Genova non deve assolutamente perdere nessuno dei suoi luoghi di lavoro tradizionali della sua imprenditoria, e la Fincantieri è certamente un punto di eccellenza della nostra storia di ieri e di oggi» afferma il cardinale nel suo appello. «Ho fiducia che il peggio sia scongiurato – dice il porporato – e che possa, non soltanto continuare questo luogo lavorativo per tanti operai, tanti dipendenti e le loro famiglie, ma addirittura possa essere ulteriormente potenziato. È quello che auspico e che auspichiamo tutti. Spero ci siano segnali in questa direzione».
Intanto la Rsu dello stabilimento di Riva Trigoso, dalla quale dipendono 800 persone e 400 lavoratori di ditte esterne, ha già annunciato per domani l’occupazione della direzione ed un’assemblea con sciopero. E i lavoratori di Palermo (in base al piano nello stabilimento non si farebbero più costruzioni navali ma solo trasformazioni e riparazioni con un forte ridimensionamento) fanno sapere di essere «pronti a lottare anche con azioni clamorose».
Il gruppo triestino, che guarda alla maxi-offerta fatta per aggiudicarsi il maxi-contratto da 5 miliardi di dollari negli Stati Uniti, resta impegnato in una doppia partita fra Roma e Bruxelles. Le ”promesse mancate” sul fronte delle commesse pubbliche sul mercato domestico (dalle carceri galleggianti ai pattugliatori) hanno convinto i vertici di Fincantieri che è arrivato il momento di giocare una partita difficile ma considerata necessaria per rafforzare la propria leadership mondiale quando finalmente i mercati ripartiranno. Per questo -come ha sottolineato il gruppo -”è doveroso studiare tutte le soluzioni alternative”.
A Bruxelles tutti i tentativi dei colossi della cantieristica di aprire un confronto sul settore fino a oggi sono rimasti inascoltati. A Roma la mancata nomina del ministro allo Sviluppo economico ha creato un vuoto di responsabilità dopo le promesse dell’allora ministro Scajola su progetti avveniristici come le carceri galleggianti. Di fatto in piena crisi Fincantieri non è rimasta a guardare. Fra dicembre 2009 e maggio 2010 il gruppo si è aggiudicato le uniche 3 navi da crociera commissionate sul mercato oltre a un mega yacht di 140 metri.
 
Il Paese sta rinunciando a un altro settore industriale strategico invece di puntare sugli investimenti
Cremaschi (Fiom): piano inaccettabile Il governo apra un tavolo sulla cantieristica

TRIESTE «Il piano Fincantieri non è negoziabile. Aprire un confronto sul mantenimento degli otto cantieri navali e sull’occupazione significherebbe rimettere in discussione dopo anni i princìpi stessi delle relazioni sindacali nel gruppo». Il leader nazionale della Fiom, il sindacato dei metalmeccanici, Giorgio Cremaschi, si prepara a una dura battaglia sulla ristrutturazione annunciata di Fincantieri.
L’azienda sostiene di non avere preso alcuna decisione e di essere pronta a negoziare.
Incontreremo i vertici Fincantieri a giorni. Questo piano sarebbe la presa d’atto di un disastro. Lo scontro sulla produttività ha allontanato l’attenzione dai problemi reali dell’azienda: struttura industriale, investimenti, capacità produttiva. Non dimentichiamo poi che Fincantieri è controllata, attraverso Fintecna, dal ministero del Tesoro. Il licenziamento di 2500 persone significa, compresi i lavoratori degli appalti, il taglio di 7.500 posti effettivi. Una operazione di questo tipo non è solo responsabilità dell’azienda e del suo management ma anche del governo. Significa che il governo, in assenza di una politica industriale seria, licenzia 7500 persone. É inaccettabile.
Cosa chiede la Fiom?
Un anno fa, al tavolo del ministero dello Sviluppo economico, il governo prese impegni precisi per il rilancio della cantieristica. Impegni che sono stati disattesi mentre attendiamo ancora la nomina del nuovo ministro. Da mesi chiediamo di avviare un tavolo sulla crisi di Fincantieri a Palazzo Chigi ma il ministero è assente. La Fiom chiede commesse e non promesse. Non si può reggere la struttura industriale complessa di Fincantieri in una pura logica di mercato. Parliamo di un gruppo che è patrimonio industriale del Paese e per il suo rilancio servono investimenti pubblici. Governo e azienda devono farsi parte attiva di un processo industriale che non può essere lasciato alla spontaneità del mercato.
Nel concreto?
La strada è solo una: il governo apra un tavolo sulla cantieristica navale, si faccia un piano di investimenti pubblici per la salvaguardia dei cantieri, coinvolgendo le regioni. L’Italia sta rinunciando a un altro settore industriale strategico.
La Fiat, e poi Fincantieri. La grossa industria sta affrontando il costo della crisi.
La Fiat sta imponendo da mesi il nodo della produttività del lavoro sviando l’attenzione rispetto ai problemi reali dell’azienda. Lo dimostra il fatto che lo stabilimento di Castellammare, che dovrebbe essere chiuso, secondo il Lingotto aveva i più alti livelli di produttività. Va detto però che la Fincantieri, al contrario della Fiat, non ci ha mai chiesto di cancellare il contratto nazionale. Nella vicenda Fiat, come in Fincantieri, brilla però l’assenza del sistema Paese. La fabbrica macchine di Torino sta abbandonando l’Italia mentre Francia e Germania aumentano la produzione di auto senza chiedere sacrifici ai lavoratori. Marchionne va a produrre in Serbia perchè in Italia manca totalmente una politica industriale. E anche Fincantieri va a investire negli Stati Uniti.
I cantieri di Monfalcone, secondo questa bozza di piano, andranno a costituire un polo produttivo per le navi da crociera con Marghera. É un passo in avanti?
Io vedo strategicamente un indebolimento di Monfalcone e Marghera anche se questi due cantieri non sono stati toccati dal piano. Fincantieri produceva navi di tutti i tipi: mercantile, militare, crociere. Questo piano ridimensionerebbe la forza strategica e industriale del gruppo. E di conseguenza indebolirebbe anche Monfalcone.
Lei ha detto di essere preoccupato per le conseguenze sociali del piano.
L’impatto sociale è drammatico, in Liguria e soprattutto in Campania dove temo una rivolta sociale. É una situazione drammatica. Martedì assieme a tutti gli enti locali e le regioni dei cantieri, con il Friuli Venezia Giulia e i sindaci delle città, chiederemo l’avvio di un confronto immmediato con Palazzo Chigi e e l’azienda. Il primo ottobre ci sarà uno sciopero di otto ore con manifestazione nazionale a Roma, peraltro programmato da tempo.
Sarà un autunno caldo con numerose industrie colpite dalla crisi?
Ci hanno detto che bastava che gli operai rinunciassero a un po’ di diritti e salario per uscire dalla crisi che invece è la crisi di tutto il sistema industriale. I governi europei hanno sostenuto il sistema industriale per migliorare impianti e qualità dei prodotti. L’Italia si è limitata a destinare risorse solo alla cassa integrazione. Stiamo precipitando in una nuova crisi industriale per il colpevole atteggiamento della nostra classe dirigente industriale e politica. (pcf)

DUE STABILIMENTI CHIUSI. 2450 TAGLI 
Cosa prevede la bozza di piano del gruppo
 

TRIESTE La chiusura di due cantieri e tagli per quasi 2.450 addetti. È quanto prevederebbe il piano industriale 2010-2014 di Fincantieri. Il cantiere di Castellamare sarebbe chiuso e riconvertito in una marina turistica; stessa sorte per quello militare di Riva Trigoso, che vedrebbe le sue produzioni meccaniche trasferite a Sestri Ponente, a sua volta dimezzato. Monfalcone diventa un polo delle crociere assieme a Marghera: «Scopo fondamentale è quello di salvaguardare al massimo i livelli occupazionali ed evitare quindi di dover ricorrere a strumenti di natura non congiunturale. pertanto è doveroso studiare tutte le possibili misure alternative».

Il Piccolo, 21 settembre 2010
 
«Sacrificio ridotto» spera Pizzolitto 
Il sindaco confida in una ripresa della crocieristica

Il sindaco Gianfranco Pizzolitto si riserva le valutazioni al rientro da Roma, ma non lo nega: «Ci sarà una ripercussione sui lavoratori dell’indotto, ma ritengo che sarà un impatto più contenuto rispetto alle maestranze dirette, trattandosi di persone che non risiedono solo nel Monfalconese. Molte ditte potranno sparire rendendo difficile la garanzia degli ammortizzatori. Certo, sono preoccupato. Già ci troviamo in una situazione al limite, con il rischio di acuire la tensione sociale e di impoverire lo stesso sviluppo produttivo a livello territoriale». Pizzolitto tuttavia mantiene un certo ottimismo: «Mi auguro che il mercato della crocieristica possa riprendere, nel settore turistico legato alle navi bianche ci sono ancora spazi di sviluppo».
Timori e preoccupazioni esprimono anche i rappresentanti della Rsu di Fincantieri, Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, nella prospettiva di un possibile calo delle commesse che «si trasformeranno in un problema sociale».
I sindacati intanto lo hanno già proposto: chiamare a raccolta nell’ambito del tavolo provinciale i consorzi delle imprese di appalto affinchè si «facciano carico» di anticipare la cassa integrazione, poi rimborsata dall’Inps, per fronteggiare gli ipotizzati scarichi produttivi. La riduzione di 500-600 unità rispetto alle circa 3000 maestranze esterne rischia di aprire nel territorio una evidente tensione sociale. Per questo i sindacati chiamano in causa non solo le imprese, ma anche le istituzioni e i rappresentanti politici per «gestire con serietà e in modo oculato quelle che potranno essere le ripercussioni, mettendo in campo un adeguato sistema di ammortizzamento sociale e di salvaguardia delle imprese. Si rivolgono a Fincantieri affinchè «faccia la sua parte» anche ai fini di una «selezione dell’indotto di qualità», comprendendo pertanto gli aspetti legati al trattamento salariale e la stessa sicurezza. 
 
REAZIONI PREOCCUPATE ALLA BOZZA DI PIANO INDUSTRIALE PRESENTATA DA FINCANTIERI 
Tagli all’indotto, si teme l’emergenza sociale 
Ieri un’ora di sciopero proclamato dalla Rsu. Seicento trasfertisti in meno previsti entro aprile

di LAURA BORSANI

Un’ora di sciopero subito, proclamato ieri alla fine di ogni turno. La bozza del piano industriale di Fincantieri non ha risparmiato reazioni anche nello stabilimento di Panzano. Perchè se le linee prospettate dal Gruppo tra il 2010 e il 2014 profilando la chiusura degli stabilimenti di Riva Trigoso e Castellammare di Stabia, a fronte di un taglio di 2500 lavoratori diretti, intendono invece valorizzare Monfalcone quale polo delle navi da crociera assieme a Marghera, dai sindacati della Rsu di stabilimento è scaturita un’immediata risposta: Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato un primo sciopero convocando per domani un’assemblea retribuita per discutere delle questioni interne allo stabilimento.
I sindacati pongono dubbi sulla gestione dei tagli prefigurati, ma soprattutto sulla tenuta dell’indotto a Monfalcone, per il quale si parla di una riduzione tra le 500 e le 600 unità da qui fino ad aprile 2011. Un’«emergenza sociale» con il timer per una città già alle prese con la crisi e, non ultima, la tensione abitativa. Oggi i coordinatori della Rsu, Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar saranno a Roma per partecipare al tavolo convocato sulla cantieristica. Ci sarà anche il sindaco Gianfranco Pizzolitto. Il primo ottobre, sciopero nazionale, le organizzazioni sindacali monfalconesi saranno a Roma per richiedere un incontro a Palazzo Chigi, «al fine di conoscere le intenzioni del Governo sul comparto della navalmeccanica».
I sindacati, hanno spiegato in una nota Fim, Fiom e Uilm, vogliono ribadire la «dura e ferma condanna nei confronti di questa azienda che si dimostra totalmente inaffidabile». L’orizzonte è denso di interrogativi. Ci si chiede, ha osservato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, se i tagli prefigurati non possano avere ripercussioni locali, come «il trasferimento di blocchi di produzione nei siti in crisi» o «lo spostamento dei lavoratori in esubero a Monfalcone»: «L’azienda – ha ricordato Casotto – ha sempre sostenuto di essere un Gruppo unico. Vogliamo pertanto capire come verrà gestita questa critica situazione».
E in parallelo si profila la questione-indotto per il quale viene prospettata una riduzione tra le 500 e le 600 unità fino ad aprile 2011: «Lo ha dichiarato l’azienda – ha confermato Casotto assieme al segretario provinciale Uilm, Luca Furlan – prima delle ferie, in occasione del tavolo provinciale istituito sull’appalto». La prospettiva è pesante, poichè potrebbe coinvolgere non solo immigrati e trasfertisti, comunque già radicati in città, ma anche monfalconesi ”autoctoni”, dipendenti delle ditte esterne. Il rischio è di andare incontro ad una recrudescenza della «tensione sociale». Si temono contraccolpi legati in primis alla tutela dei lavoratori e alle misure in ordine agli ammortizzatori. Per le piccole e medie aziende potrebbe significare la «sospensione delle maestranze a zero euro, considerate le modalità e i tempi burocratici che, in relazione alla cassa integrazione in questo settore – hanno osservato Casotto e Furlan – possono durare dai 4 ai 6 mesi». Sul tappeto c’è anche la questione legata alle dinamiche e al livello di professionalità dell’indotto che, in un contesto di crisi e di abbattimento dei costi, pone il problema della salvaguardia delle aziende sane, e, conseguentemente, dello stesso standard di qualità dello stabilimento.
 
NELLO STABILIMENTO DI PANZANO IMPEGNATI POCO PIÙ DI 5000 LAVORATORI 
Sono 350 le imprese con tremila addetti 
I ”diretti” ormai meno di 1700. Forza-lavoro sempre più sbilanciata verso l’appalto

Nel cantiere navale di Monfalcone lavorano circa cinquemila addetti, come a metà degli anni ’70, il decennio delle superpetroliere e dell’inizio dell’ultima più pesante crisi dello stabilimento, trascinatasi però durante tutto il decennio successivo. Delle cinquemila persone che ogni giorno varcano i cancelli dello stabilimento, però, nemmeno 1700 ormai sono dipendenti diretti di Fincantieri: il resto è frammento tra una miriade di imprese dell’indotto, legate da loro in consorzi o catene di subappalti.
In queste settimane, con una nave ormai vicinissima alla consegna, la ”Queen Elizabeth”, una in fase di allestimento, la ”Carnival Magic”, e una di cui è iniziata la produzione, la gemella di Magic, in cantiere sono presenti oltre tremila dipendenti di circa 350 imprese esterne, con una specializzazione che spazia dalla carpenteria all’arredamento di interni.
Nonostante i tentativi del sindacato, che anche nella seconda metà degli anni ’90 chiedeva un freno al ricorso all’appalto e nuove assunzioni dirette per raggiungere il tetto dei duemila dipendenti, il numero della forza lavoro diretta è andata via via erodendosi nell’arco degli ultimi dieci anni.
Nel 2001 i ”cantierini” erano ancora 1950, di cui quasi la metà di recentissima assunzione a causa del massiccio esodo dovuto al riconoscimento dell’esposizione all’amianto. L’anno dopo erano scesi, però, a 1880 per contrarsi ancora, anche se in modo graduale, fino a toccare i 1820 nel 2007. A gennaio 2010 i lavoratori diretti erano oltre un centinaio in meno, 1711 per l’esattezza, e il decremento ha avuto un effetto diretto anche sul numero dei delegati sindacali chiamati a rappresentare i ”cantierini”. Al rinnovo della Rsu questa volta, scesi i dipendenti diretti sotto il tetto delle 1800 unità, c’erano infatti da assegnare 18 seggi invece dei 21 del precedente mandato. All’orizzonte comunque si sta profilando un ridimensionamento anche del settore dell’appalto, la cui sofferenza si sta del resto già facendo evidente nel corso di questi mesi.
«Per ora rimaniamo a quanto affermato da Fincantieri e cioè alla prospettiva che ci siano 5-600 posti a rischio nell’indotto», afferma Moreno Luxich, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento. Con quale impatto sociale sulla città è difficile stabilire. (la.bl.)

Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
PIANO INDUSTRIALE DI FINCANTIERI: PIZZOLITTO E I SINDACATI A ROMA
Il sindaco: «Nuove tensioni, non lasciateci soli» 
«Povertà destinate a crescere anche in città, i Comuni non sono in grado di fronteggiarle»

di LAURA BORSANI

Monfalcone rischia di perdere 600 posti di lavoro nel settore dell’indotto di Fincantieri riversando una nuova ”emergenza” nella comunità. Quella di ieri a Roma, in occasione del convegno organizzato sulla cantieristica navalmeccanica, non è stata solo la giornata della solidarietà ai colleghi di Castellammare e di Riva Trigoso. L’impatto occupazionale e sociale si ripercuoterà anche in città. La convinzione corale è che «il Governo deve finalmente fare la sua parte». Compresa Fincantieri, che, come ha invitato lo stesso sindaco Gianfranco Pizzolitto, è chiamata a «ragionare profondamente» sulla metodica della esternalizzazione e sugli impatti economici, produttivi e sociali. La preoccupazione, dunque, non si è limitata a quei siti che la bozza di piano industriale di Fincantieri ha individuato nel prospettare un esubero di 2500 lavoratori diretti. Monfalcone ha ”serrato le fila”. Gli effetti ricadranno inevitabilmente sull’indotto. Seicento lavoratori che potranno trovarsi senza occupazione e senza protezioni ai fini degli ammortizzatori. Gli scenari prospettati non sono rosei. Aziende, specie del subappalto, che potranno «sciogliersi come neve al sole». Lavoratori chiamati a una difficile ricollocazione sul territorio. Alberto Urban e Paolo Frisenna, del Coordinamento Pd di Fincantieri, lo hanno evidenziato, in una nota, parlando di un «improbabile ritorno a casa di trasfertisti e di immigrati, comunque inseriti in città, che scaricheranno tutti gli effetti sociali sulla comunità locale». Nuovi disagi e povertà, ha osservato il sindaco Pizzolitto, che i Comuni, «considerati solo come centri di spesa fuori controllo, non sono messi in grado di fronteggiare».
E preoccupazione nei confronti di chi, come gli immigrati, «non ha una rete familiare – ha detto Moreno Luxich, della Rsu-Fiom – e, oltre a dover confrontarsi con le difficoltà di integrazione, potrebbe rischiare di rimanere senza lavoro e senza sostegni economici. Ciò non dovrà accadere, la nostra attenzione sarà massima su questo fronte, senza tralasciare l’orizzonte più generale in prospettiva futura».
Ieri a Roma le Organizzazioni sindacali, con i coordinatori della Rsu di Fincantieri, Moreno Luxich, Michele Zoff e Andrea Holjar, era presenti al completo. Quanto alle istituzioni, l’unico rappresentante del Friuli Venezia Giulia, è stato il sindaco Pizzolitto. La Regione assente rispetto agli altri rappresentanti provenienti dalle altre località italiane. Lo ha annotato Pizzolitto, facendo riferimento alla portata della questione in campo. Lo hanno evidenziato anche i sindacati. Luxich ha osservato come «è stato più volte dichiarato da tutti che lo stabilimento di Fincantieri produce oltre il 52% del Pil provinciale». «Non si è visto nessun assessore regionale – ha aggiunto Zoff -. È preoccupante, in un periodo così difficile per la cantieristica e per le criticità occupazionali e sociali che ne possono derivare».
Pizzolitto ha lanciato chiari segnali. «Non avevo intenzione di intervenire – ha esordito -, poichè ritengo che la situazione di Monfalcone sia migliore rispetto al contesto generale. Poi però, ascoltando i miei colleghi, ho constatato che la presenza di Monfalcone fosse invece indispensabile, così come un mio intervento». Il sindaco ha spiegato: «Non ci si salva solo con la solidarietà, ma attraverso una riflessione comune e condivisa, che ponga la cantieristica quale segmento essenziale del sistema industriale italiano. La crisi non l’ha provocata il lavoro, ma la finanza e il capitale, purtuttavia ricade sul lavoro». Pizzolitto ha poi evidenziato: «Non si tratta di chiedere un sostegno assistenzialistico per la cantieristica, ma di salvaguardare un sapere industriale quale parte integrante del sistema-Paese». E in ravvicinata prospettiva, l’affacciarsi delle «nuove povertà». Pizzolitto ha ribadito la preoccupazione verso le «emergenze destinate a crescere». Sottolineando la necessità di «rimanere uniti», s’è rivolto a Fincantieri quando ha posto la questione delle esternalizzazioni per le quali «è importante una riflessione profonda, anche sugli effetti dentro il cantiere e rispetto al mercato. Il rischio è che si spezzi il delicato equilibrio tra i benefici derivanti dalla presenza del cantiere e gli impatti sociali e di integrazione che ne scaturiscono». E ancora: «Non si capisce lo sforzo dell’azienda – ha concluso – che, cogliendo la tendenza anticiclica del mercato, ha acquisito nuove commesse nella consapevolezza che all’uscita della crisi si sarebbe trovata a competere con i migliori strumenti, quando poi prospetta un piano di ristrutturazione. Attenzione a non farci cogliere impreparati».

OGGI A RONCHI 
Volantinaggio sulla ”305” I lavoratori della De Rigo protestano per il contratto

Rallentamenti al traffico oggi, dalle 14 alle 16, lungo la statale, davanti allo stabilimento De Rigo Refrigeration, a Ronchi dei Legionari. La Rsu Fiom Cgil dell’azienda ha infatti indetto uno sciopero di due ore, a sostegno del Contratto collettivo nazionale unitario dei metalmeccanici del 2008, disdetto da Federmeccanica. Lo sciopero rientra nell’ambito delle indicazioni sindacali nazionali, che hanno già proclamato un ”pacchetto” di 4 ore complessive di sciopero, da effettuarsi entro il 16 ottobre. La mobilitazione, dunque, si articolerà oggi pomeriggio dalle 14 alle 16 (il turno della mattina si asterrà dal lavoro le ultime due ore), con la distribuzione di uno specifico volantino attraverso il quale vengono spiegati ai cittadini i motivi della protesta.
Il volantino esordisce: «Gentile signora e signore, ci scusiamo per il disagio che vi stiamo arrecando, ma siamo costretti a questa forma di protesta per difendere il nostro Contratto collettivo nazionale. Ancora una volta, e questa volta in modo veramente grave, viene messo in atto un tentativo di cancellare diritti fondamentali sanciti dal Contratto. E ancora una volta, ai lavoratori non viene data la possibilità di decidere del proprio futuro». Per la De Rigo, che conta 160 dipendenti, è la prima iniziativa prevedendo un secondo sciopero entro il 16 ottobre.

VERTICE IN ASSINDUSTRIA PER DEFINIRE IL FUTURO DELLO STABILIMENTO IN LIQUIDAZIONE 
Ipotesi di vendita dell’Eurogroup in crisi

Il futuro dello stabilimento del Lisert di Eurogroup rimane incerto, mentre il tempo stringe, perchè la cassa integrazione straordinaria che coinvolge i 75 dipendenti scade tra sei mesi. Nell’incontro di ieri nella sede di Assindustria di Gorizia l’azienda, posta in liquidazione a luglio, ha informato i rappresentanti dei sindacati dei metalmeccanici che continuano i rapporti con gli istituti di credito e che le banche stanno supportando i suoi progetti. Proseguono anche i contatti con possibili acquirenti della realtà industriale del Lisert, specializzata nella produzione di manufatti in acciaio e lega per il mercato della cantieristica italiana. Non è esclusa però al momento nemmeno la possibilità di individuare un’impresa che utilizzerebbe lo stabilimento del Lisert da affittuaria. L’azienda ieri non ha fatto nomi, vista la delicatezza della trattativa in corso, assicurando a Fim, Fiom e Uilm di voler concludere il percorso in atto nel più breve tempo possibile.
«L’azienda è consapevole che la cassa integrazione straordinaria scade a marzo – spiega Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil – e che sei mesi non sono molti per definire un’eventuale cessione dello stabilimento».
Anche ieri Eurogroup ha ribadito come il riassorbimento dei lavoratori sia un punto fermo del dialogo avviato con i possibili subentranti. Al momento i lavoratori in Cigs impiegati a Monfalcone sono scesi a 75, perchè una decina circa di addetti ha deciso di utilizzare la mobilità volontaria per trovare una nuova occupazione. «I lavoratori legati allo stabilimento sono quindi ancora molti e per questo ci auguriamo che i contatti di Eurogroup vadano a buon fine – aggiunge Baldassi -. Lo stabilimento è comunque recente e collocato in una posizione strategica, l’area portuale-industriale del Lisert». Le difficoltà di Eurogroup sono iniziate lo scorso anno sull’onda di quelle del mercato della cantieristica. Il fatturato di Eurogroup nel 2009 era legato per il 35% a Fincantieri e la discontinuità del carico di lavoro degli stabilimenti del gruppo avevano già provocato lo scorso anno il ricorso alla cassa integrazione ordinaria per quasi una novantina di dipendenti. (la.bl.)

Il Piccolo, 23 settembre 2010
 
Finita la ”cassa” all’Asi rischio di ferie forzate 
L’azienda ha comunicato ai sindacati che le prospettive di lavoro per ora sono incerte

Con la fine del mese si chiude il ricorso alla cassa integrazione ordinaria all’Ansaldo sistemi industriali, dove si era aperta con il primo marzo. Una decisione che l’azienda ieri ha annunciato ai rappresentanti delle Rsu e delle segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e Ugl, ma che non fa il paio con una netta ripresa degli ordini dello stabilimento di Panzano.
L’azienda è riuscita a stoppare la Cigo cercando di compattare le attività produttive così da mantenere a un buon livello i carichi di lavoro. Come ha spiegato ieri ai rappresentanti dei lavoratori, Asi si riserva di gestire eventuali difficoltà attraverso l’utilizzo delle ferie.
Le prospettive per lo stabilimento di Monfalcone rimangono al momento molto “volatili”. I margini per il 2010 sono bassi e la tendenza, stando a quanto emerso nell’incontro, è che non ci sia un miglioramento su questo fronte con il passare del tempo. Il carico di lavoro acquisito per il 2011 è per il momento inferiore a quello su cui lo stabilimento di Panzano ha potuto contare nel corso di quest’anno, ma è anche vero che ci sono diverse commesse in ballo e che strutturalmente un certo quantitativo di offerte si concretizza a dicembre. Nell’incontro di ieri Asi non ha fornito alcuna notizia certa sulla realizzazione, in partnership con Siemens, di motori per le prossime due navi da crociera che Fincantieri realizzerà a Monfalcone.
«L’azienda ha riferito di non aver ancora avuto un diniego ufficiale da Fincantieri – spiega Mauro Marcatti della segreteria provinciale dell’Ugl, presente ieri al tavolo di confronto -. Certo è che più passa il tempo, più pare probabile che l’ordine sia andato ad altri».
Nonostante un mercato che offre molte meno certezze rispetto a due anni fa, Ansaldo sistemi industriali ha programmato per il 2011 non solo il completamento del nuovo capannone (per il quale sta investendo attorno ai 15 milioni di euro), ma anche l’eliminazione di tutte le coperture in eternit presenti sui fabbricati più datati. Si tratta di diverse migliaia di metri quadri di cemento-amianto la cui bonifica richiederà  da parte di Asi la spesa di alcune centinaia di migliaia di euro.
Prosegue anche l’impegno sul fronte della formazione sui temi della sicurezza. Asi del resto punta a ottenere la certificazione Ohsas 18001 (Occupational health and safety assessment specification) proprio in materia di sicurezza e salute sul lavoro. (la. bl.)
 
Il Piccolo, 23 settembre 2010
 
Il segretario generale Fiom alle assemblee in cantiere 
Landini domani a Panzano per parlare del piano di ridimensionamento

Sarà il segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, a parlare domani, anche per conto di Fim-Cisl e Uilm, nelle assemblee convocate nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone in preparazione dello sciopero nazionale di 8 ore del primo ottobre, proclamato per chiedere la salvaguardia dei cantieri del gruppo e dell’occupazione.
Anche a livello locale Fim, Fiom, Uilm si stanno intanto attivando per portare più lavoratori possibile a Roma alla manifestazione che affiancherà lo sciopero. I sindacati stanno già organizzando dei pullman per raggiungere la capitale e consentire la partecipazione all’iniziativa di protesta.
Le ipotesi di ridimensionamento emerse in questi giorni hanno intanto tenuto banco anche nelle assemblee con i lavoratori che Fim, Fiom e Uilm avevano già programmato per fare il punto sul ricorso alla cassa integrazione ordinaria e sull’erogazione del premio di efficienza.
Un migliaio di lavoratori si sono riuniti ieri mattina, ascoltando in silenzio l’illustrazione dell’insieme di notizie apparse a partire dallo scorso fine settimana e l’esito del convegno di Roma sul futuro della cantieristica che ha messo attorno allo stesso tavolo i rappresentanti istituzionali delle aree in cui sono insediati gli stabilimenti Fincantieri.
Nell’aria ieri era palpabile la preoccupazione delle tute blu, nonostante il carico di lavoro acquisito dal cantiere navale di Panzano e la sua situazione logistica lo mettano al riparo dai tagli. Anche a Monfalcone si attende quindi con ansia l’incontro programmato per lunedì tra i vertici societari e i segretari nazionali di Fim, Fiom, Uilm.
Nell’assemblea retribuita di ieri si è parlato comunque anche del ricorso alla cassa integrazione ordinaria che al momento coinvolge circa 150 lavoratori di Fincantieri e che dovrebbe concludersi alla fine dell’anno. «Anche su questo fronte, però, non abbiamo una chiarezza totale», sottolinea Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento.

Il Piccolo, 25 settembre 2010
 
IL LEADER DEI METALMECCANICI FIOM A MONFALCONE ALLE ASSEMBLEE DI PANZANO 
LANDINI 
IL FUTURO 
In città la rabbia dei cantierini del Sud 
Minacciata l’occupazione di strade contro la chiusura dello stabilimento di Castellammare
Nuovo incontro a Roma sindacati-azienda sull’organizzazione del gruppo
«Non cadremo nel tranello di chi vuole dividere i lavoratori
 
di LAURA BORSANI

«Siamo pronti alla battaglia per difendere il nostro posto di lavoro. E a venire a Monfalcone e a Marghera ad occupare le strade, visto che, come sostiene l’amministratore delegato Bono, i due cantieri sono i fiori all’occhiello del Gruppo». L’alta tensione tra i lavoratori di Castellammare, di fronte agli esuberi prospettati dalla bozza di piano industriale di Fincantieri, rischia di riversarsi sulla città. La ”finestra” aperta sui dipendenti del cantiere campano durante la trasmissione ”Annozero”, ha lanciato toni pesanti, soprattutto quando un lavoratore ha tirato in ballo proprio Monfalcone e Marghera. Rabbia rieccheggiata ieri, mentre a Panzano è giunto il segretario generale della Fiom, Maurizio Landini. Con ciò insinuando il timore che si possa arrivare a una guerra tra lavoratori, in un momento delicato anche per il cantiere di Monfalcone, per il quale, dopo la cassa integrazione che ha coinvolto i lavoratori diretti, ora l’azienda ha prospettato lo scarico produttivo nell’indotto ipotizzando 500-600 dipendenti a rischio. Al termine della prima assemblea con le maestranze, Landini ha osservato: «Nessun stabilimento della Fincantieri deve sentirsi al sicuro. Sinceramente – ha risposto alla domanda se Monfalcone non sarà davvero interessata da eventuali ristrutturazioni – non riesco a vedere quale cantiere possa oggi ritenersi tranquillo e possa pensare di essere fuori dai problemi». Il leader della Fiom ha sottolineato la necessità del «rispetto degli accordi in vigore», quello di gruppo siglato in aprile-luglio 2009 e quello del dicembre 2009 sancito al ministero dello Sviluppo economico, nei quali veniva chiarito che gli 8 cantieri non si toccano, come i posti di lavoro. Un impegno dichiarato dallo stesso ad Giuseppe Bono a Monfalcone in occasione della consegna di Azura. «Da questi accordi vogliamo partire per conoscere le reali intenzioni di Fincantieri», ha continuato Landini facendo riferimento all’incontro previsto lunedì a Roma con l’ad di Fincantieri. «Non può essere una trattativa il presunto esubero di 2500 lavoratori». E la guerra tra lavoratori? «Credo che rappresenti un tentativo del Governo, attraverso le politiche che sta perseguendo. Non siamo affatto disponibili a cadere in questi tranelli». Il segretario generale ha ricompreso anche i lavoratori dell’indotto a proposito dei 600 posti a rischio. Ha poi evidenziato: «Dopo tante parole e illazioni sulla stampa, ora contano i fatti. Ci aspettiamo coerenza. Fincantieri e il Governo devono fare la loro parte. Non è una rivendicazione, è un invito preventivo a rispettare gli accordi».
Landini, accolto da un’assemblea «partecipata, nella quale abbiamo ottenuto la condivisione sulla proposta del sindacato», s’è detto «fiducioso» nella riuscita dello sciopero previsto il 1° ottobre: «C’è la consapevolezza di evitare logiche di competizione tra lavoratori e stabilimenti. Il punto vero resta l’assunzione da parte del Governo e di Fincantieri di decisioni finalizzate alla salvaguardia e all’investimento nella cantieristica nel nostro Paese. Rivendicheremo un tavolo alla Presidenza del Consiglio che tolga ogni idea di tagli o ridimensionamenti».
Il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, ha ribadito il ”no” alla messa in discussione dei posti di lavoro: «L’azienda deve applicare gli accordi anche per l’indotto», ha detto, facendo altresì riferimento a contratti solidali per i lavoratori esterni. Ha ricordato la richiesta ai Consorzi delle imprese d’appalto al fine di anticipare la cassa integrazione. Mauro Brumat ha aggiunto: «Buona parte dei lavoratori dell’indotto, in virtù della legge sulla residenza, non possono neppure accedere ai fondi regionali». E Moreno Luxich (Rsu-Fiom): «Ci siamo impegnati raggiungendo una posizione comune, che va verso la battaglia volta a mantenere tutti i siti produttivi. È una situazione molto seria, anche se a Monfalcone c’è maggiore tranquillità. Al Governo chiediamo un serio piano industriale». Il segretario provinciale della Fim, Gianpiero Turus, ha continuato: «Il piano ha ben poco di industriale se prospetta lo smantellamento di una parte dei cantieri. E se fino a poco tempo fa le dichiarazioni del Governo parlavano di un settore strategico, ci attendiamo risposte conseguenti». Ha quindi avvertito: «Non cadiamo nella trappola della divisione tra cantieri e lavoratori. Se il piano industriale serve a questo, non ci stiamo». Un concetto ripreso da Luca Furlan (Rsu-Uilm): «Il cantiere è uno solo, è Fincantieri Italia. Dobbiamo essere compatti per non prestare il fianco all’azienda e al Governo».

Il Piccolo, 26 settembre 2010

SI APRE IN CITTÀ UNA NUOVA EMERGENZA CHE RISCHIA DI DIVENTARE ESPLOSIVA SOTTO IL PROFILO SOCIALE 
Crisi Fincantieri, colpiti 600 operai dell’indotto 
La Fiom: esuberi strutturali. Da qui a marzo 2011 saranno travolti autoctoni, trasfertisti e immigrati

di LAURA BORSANI

Seicento lavoratori dell’indotto che da qui fino a marzo del 2011 rischiano di restare a casa. Famiglie ”autoctone”, ma anche immigrati e trasfertisti comunque radicati da tempo in città. Ciò che la Fincantieri ha prospettato ai sindacati prevedendo lo scarico produttivo che si potrà ripercuotere pesantemente sulle imprese dell’appalto, è destinato a tradursi in una nuova emergenza sociale. Si parla infatti di 600 esuberi ”strutturali”, come ha spiegato il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, per i quali pertanto non è neppure previsto il reintegro, provocando non solo l’acuirsi delle tensioni, «ma anche un depauperamento professionale, frutto del ”gioco al ribasso” sui costi tra le imprese esterne». Il sindacalista mette in conto l’«esasperato ricorso all’appalto, che ha prodotto un arcipelago di micro-imprese, molte difficialmente rintracciabili. Si pone quindi un problema di malfunzionamento della macchina-Stato, anche ai fini del trattamento economico dei lavoratori».
Casotto parla di «lavoratori di serie A e di serie B» che «solo un adeguato monitoraggio e controllo, garantendo una indistinta tutela dell’occupazione, delle regole e della qualità professionale, può colmare». E aggiunge: «Intendiamo chiedere anche lo sblocco delle assunzioni interne per ridurre la forbice tra lavoratori diretti ed esterni. Abbiamo già perso un centinaio di unità: l’organico previsto dovrebbe essere di 1800 dipendenti».
Insomma, l’incertezza è decisamente aperta e ben poco prevedibile nei suoi reali contraccolpi. Compresa la situazione interna al cantiere, poiché, dice Casotto, «le dinamiche di questa crisi sono così fluttuanti e complesse che nessuno può sentirsi oggi immune».
Per la città, dunque, si profilano nuove povertà e tensioni sociali, considerato che per molti lavoratori dell’indotto si porrà il problema di poter assicurare gli ammortizzatori sociali. Il rischio è quello di trovarsi senza lavoro e senza reddito, in attesa mesi di poter percepire la cassa integrazione. I sindacati insistono pertanto sulle ”contromisure” per prevenire situazioni limite: il coinvolgimento al tavolo sull’appalto istituito in Confindustria dei Consorzi delle ditte d’appalto ai fini dell’anticipazione della cassa integrazione. Ma anche i contratti solidali, la ”cassa” spalmata su tutti i lavoratori.
L’impatto pertanto si profila pesante per la comunità se non migliorerà l’andamento del mercato in fatto di acquisizioni di ulteriori commesse. Anche perché, non sarà neppure così ”automatico”, né consistente l’esodo delle famiglie verso i propri paesi di origine. «Molti lavoratori – spiega Casotto – sono ormai radicati. Vi sono immigrati bengalesi, ad esempio, residenti sul territorio da oltre dieci anni. Lavorano da tempo, pagano i contributi e, magari, percepiscono meno del dovuto». A questi si affiancano i trasfertisti, presenti in città anche da 20 anni. La prospettiva di un acuirsi della tensione sociale è concreta. Anzi, il fenomeno s’è già affacciato, non ultimo il caso di Adriatica, storica azienda d’appalto di Fincantieri, con 40 lavoratori che da aprile non percepiscono la cassa integrazione.
L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, è ben consapevole della criticità della situazione. Attualmente almeno 200 famiglie sono alle prese con le difficoltà economiche legate alla perdita del lavoro. Situazioni per le quali, «il Comune – dice l’assessore – non può che offrire misure-tampone e limitate. Ci troviamo di fronte a veri e propri drammi umani. La realtà è già pesante e l’indotto è entrato in sofferenza almeno da un anno». «Ai nostri servizi sociali – continua la Morsolin – arrivano famiglie locali e straniere senza distinzione. È un errore distinguere i lavoratori. In città ci sono bengalesi, croati, cittadini dei Paesi dell’Est che hanno investito sul territorio, pagano le tasse e hanno acquistato casa accendendo i mutui. Bisogna evitare la ”guerra tra poveri”. Se non si interviene a livello istituzionale più ampio, regionale e statale, anche in termini di rilancio dello sviluppo produttivo, la crisi rischia di spezzare indistintamente tutte le famiglie».
Povertà che si aggiungono ad altre povertà. Tenendo conto di un altro aspetto: gli extracomunitari non hanno neppure accesso al contributo del Fondo di solidarietà. L’assessore Morsolin osserva: «Considerata la situazione di crisi, abbiamo anche istituito un regolamento prevedendo i cosiddetti ”casi in deroga”, ossia, l’accesso al contributo regionale per i cassaintegrati, attualizzando il parametro Isee, rendendolo conforme alla difficoltà economica intervenuta con la perdita del lavoro. Ma anche questa misura non è applicabile agli extracomunitari». E intanto, qualche famiglia lascia la città. I dati più recenti indicano un calo delle residenze degli stranieri. Le famiglie residenti a giugno risultavano 616 rispetto alle 671 dell’aprile 2009.
 
Lavori socialmente utili, in Comune cassaintegrati di Eaton, Eurogroup e Sbe, ma anche licenziati Ineos

Si chiamano Lsu, Lavori socialmente utili, e a Monfalcone sono risultati davvero tali. Sia per il Comune, che anche nel settore delle manutenzioni è riuscito a realizzare interventi altrimenti da lasciare a data da destinarsi, sia per i lavoratori, tutti dipendenti di imprese locali, Eaton, la scomparsa Ineos, Eurogroup, Sbe, dalla cui crisi e difficoltà sono rimasti coinvolti. Il bilancio, a poco meno di un anno dall’attivazione dei primi progetti, è più che positivo, secondo l’assessore ai Servizi tecnici, Giordano Magrin, che dal dicembre 2009 ha potuto contare su una squadra di cinque Lsu, da marzo poi guidati da un tecnico, dipendente di Eaton e quindi in cassa integrazione in deroga, sempre “assunto” tramite gli Lsu. Nella fase iniziale i lavoratori (tre di Eaton e due di Ineos, quest’ultimi sostituiti a luglio da uno di Eurogroup e uno di Sbe) sono stati impiegati soprattutto a supporto delle squadre lavori del Comune. Poi sono stati elaborati alcuni progetti specifici, che la squadra di Lsu, finalmente dotata di un coordinatore, ha gestito in autonomia. Si è trattato della riverniciatura e risistemazione della staccionata dell’intera pista ciclabile lungo il canale De Dottori: 1.885 metri lineari di rencinzione in legno affiancati inoltre dalla manutenzione della passerella, sempre in legno, che scavalca il corso d’acqua per congiungere il tracciato ciclabile con via Pacinotti. Il secondo progetto, come spiega il caposquadra Ugo Biasiol, è consistito invece nel censimento e nel rifacimento delle panchine in legno disseminate nei giardini, aree verdi e piazze di Monfalcone. In tutto 266 sedute (su un totale di 314 panchine presenti in città in zone pubbliche) di cui 212 sono state risistemate. La squadra degli Lsu si è occupata nel corso dell’estate anche di quelle collocate in piazza della Repubblica o nel giardino dell’Unicef. «Dove, purtroppo, negli scorsi mesi siamo dovuti intervenire almeno quattro volte per riparare i danneggiamenti subiti dalla staccionata e dai giochi», osserva Ugo Biasiol. La squadra lavori “aggiunta” non ha invece potuto fare altro in queste ultime settimane che portare via i resti di panchine e tavolo quasi del tutto distrutti nell’area verde ai piedi della Rocca.
Il team è infine occupato nel mettere in sicurezza e ripristinare dal punto di vista estetico i giochi per bambini dei giardini pubblici. Il giardino “campione” è stato quello di via Cellottini, completato all’inizio della settimana, e la squadra si prepara a passare a quello a fianco del duomo, soggetto appunto a continui danneggiamenti. In tutto il Comune di Monfalcone ha creato 17 posti di Lsu grazie ai fondi della Regione, che ha coperto l’80% dei costi. In tutto gli Lsu hanno richiesto un finanziamento complessivo di 148.500 euro.
Laura Blasich

Il Piccolo, 13 giugno 2009

Cremaschi: successo dello sciopero a Panzano
La Failms contesta l’iniziativa e ritira la sua adesione

La Fiom non arretra, convinta che «le navi più belle del mondo si devono fare, ma con dignità per i lavoratori», come ha sottolineato ieri il coordinatore dell’rganizzazione nella Rsu, Moreno Luxich. «Il grande successo dello sciopero a Monfalcone, dove c’è stato anche il blocco totale dei lavoratori in appalto – ha affermato il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi – dice che la vertenza non si è conclusa con l’accordo separato. Abbiamo aspettato, dopo il successo dello sciopero di gruppo del 22 maggio, ma finora l’azienda ha fatto finta di nulla». Lo sciopero di Monfalcone e quelli che seguiranno in tutti i cantieri dicono però, secondo Cremaschi, che «Fincantieri deve prendere atto della realtà e convocare le trattative». Per la Fiom rimane imprescindibile la revisione del meccanismo del premio di efficienza. «Il recupero di 20 punti di produttività – ribadisce Luxich – non può avvenire solo a spese dei lavoratori, come si sta profilando in Salderia B, dove, dopo le riunioni effettuate dall’azienda, saranno imposte pause-caffé a orari fissi e sanzioni nel caso in cui si abbandoni la lavorazione sul blocco. Stiamo parlando di saldocarpentieri, che non possono operare per 8 ore continuate. Abbiamo già chiesto un documento di valutazione dei rischi a Fincantieri per quell’area».
La Fiom torna però a chiedere anche una più stringente regolamentazione degli appalti. Lo fa a fronte del caso dei lavoratori croati non pagati per due mesi, ma anche di nuove segnalazioni, da addetti dell’appalto che si sono visti trattenere i badge dai propri capi in grado così di effettuare le timbrature a proprio piacimento.
Dalla Uilm ieri, dopo l’incontro con il direttore di stabilimento, è arrivato invece un appello alla responsabilità. «Visto il quadro delineato dal direttore e anche perché non si può mettere a rischio una fetta così consistente del salario dei lavoratori», ha detto ieri Luca Furlan a nome della segreteria provinciale Uilm, che all’azienda ha chiesto invece di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro». Nella divisione in atto a livello sindacale si inserisce comunque anche la decisione della Failms-Cisal di ritirare le sue due firme al documento con cui la maggioranza dei delegati Fincantieri si è dichiarata contraria all’accordo integrativo, chiedendo quindi la riapertura della trattativa. Una maggioranza che senza i due delegati Failms nella Rsu dello stabilimento di Monfalcone ora non esiste più. La Failms, come spiega il segretario nazionale Gabriele Bazzaro, pur ribadendo il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, aveva però chiarito che a fronte degli obiettivi del documento sottoscritto anche dalle sue Rsu doveva esserci una collegialità sulle iniziative da prendere», dando mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento sottoscritto.

INTEGRATIVO FINCANTIERI APERTA A PANZANO UNA NUOVA FASE DELLA VERTENZA
Riparte la protesta Fiom, a rischio i test di ”Dream”
Bloccati per tre ore gli ingressi. L’azienda convoca i sindacati: «In pericolo due obiettivi su 4 dei lavoratori»

di LAURA BLASICH

La Fiom-Cgil ha aperto ieri da Monfalcone, il più grande stabilimento di Fincantieri, una nuova fase di azioni contro il contratto integrativo che la società ha sottoscritto il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl. E l’azienda annuncia che le agitazioni stanno mettendo a rischio il varo e i test in mare delle due unità in contruzione e allestimento,
LO SCIOPERO. Tre le ore di sciopero per turno con presidio dell’ingresso del cantiere navale, con un’adesione del 44% dei lavoratori Fincantieri, la più alta di sempre da quando l’organizzazione ha avviato la sua campagna contro un integrativo di cui non condivide soprattutto l’aumento del 20% della produttività ”a totale carico delle maestranze”. Lo sciopero ha inoltre bloccato buona parte dei camion con a bordo le forniture necessarie alla produzione all’esterno dello stabilimento e lungo le strade del rione di Panzano che portano al cantiere navale, del tutto bloccate per alcune ore, oltre ad aver fatto saltare la prova di evacuazione dalla Azura P&O. La Fiom ieri ha inoltre annunciato nuovi presidi e quindi blocco del lavoro straordinario oggi e domani e una nuova iniziativa di sciopero lunedì. Il tutto a una settimana dall’uscita della Carnival Dream, il colosso da 130mila tonnellate di stazza lorda e 300 metri di lunghezza da consegnare nella seconda metà di settembre, per le prove in mare aperto e a due settimane dal varo della Azura P&O, altra maxi-passeggeri da 116mila tonnellate di stazza lorda, la cui consegna è programmata per la prossima primavera.
L’AZIENDA. Nel primo pomeriggio di ieri il direttore dello stabilimento, l’ingegner Paolo Capobianco, ha quindi convocato d’urgenza la Rsu al completo, comunicando che «vista la nuova fase di scioperi avviata dalla Fiom, è a rischio l’uscita per le prove in mare della Carnival Dream e le difficoltà si stanno riversando pure sulla Azura P&O che deve essere varata il 27 giugno». In pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioé 600 euro. «Alla Rsu ho comunicato anche – prosegue Capobianco – che a oggi non ci sono ancora nuove commesse per Monfalcone, che quindi inizierà ad avere qualche problema di scarico di lavoro già a ottobre per quel che riguarda gli uffici tecnici e a novembre per l’area sottoassiemi e navale. Anche nel caso fosse siglata qualche commessa nei prossimi mesi, ci sarà qualche scarico da gestire».
NUOVE COMMESSE. Fincantieri, come ha confermato anche nel corso della primavera, sta proseguendo fitte trattative con Carnival. Pare su un ordine di tre navi per la cui realizzazione la società armatrice avrebbe però chiesto uno ”sconto” del 10%, pari quindi a circa 60 milioni di euro a unità. Novità positive, se ci saranno, non sono comunque attese che dopo l’estate, mentre per il mondo dell’indotto, fornitori e appalti, si profila quindi un’ulteriore riduzione dei margini di profitto. Intanto, a Castellammare di Stabia l’accordo sul ricorso alla cassa integrazione ordinaria è stato siglato due giorni fa e da qui alla fine dell’anno saranno un migliaio, su 9.500, i dipendenti che andranno in Cigo nei cantieri del gruppo, esclusi quelli di Monfalcone, Marghera, Riva Trigoso e Muggiano.
PIENA OCCUPAZIONE. Allo stato attuale il cantiere di Panzano sta però vivendo una situazione di superaffollamento, perché la fase avanzata di allestimento della Dream si somma all’uscita della Azura dal bacino in cui sarà impostata, subito dopo il varo della P&O, la Queen Elizabeth. In cantiere ci sono quindi quasi 5mila addetti: i lavoratori esterni hanno raggiunto il tetto delle 3mila unità che vanno a sommarsi ai circa 1.800 dipendenti Fincantieri.

Messaggero Veneto, 13 giugno 2009

Monfalcone. La seconda fase della protesta è cominciata, ieri mattina, con uno sciopero di tre ore
Sale la tensione alla Fincantieri

MONFALCONE. Come deciso nel corso del Coordinamento nazionale Fiom della scorsa settimana, che ha stabilito un pacchetto di otto ore di sciopero da distribuire nelle settimane seguenti, è cominciata ieri la seconda fase della vertenza del contratto integrativo, sostenuta da Fiom e partita già prima della firma separata dell’accordo.
La seconda fase di protesta si è iniziata con lo sciopero di tre ore per ogni turno (primo turno dalle 6 alle 9, giornalieri dalle 8 alle 11 e per gli altri turni le ultime tre ore) e presidio delle portinerie dalle 5 alle 10. Il presidio della portinerie proseguirà anche oggi e domani. Lunedì, oltre al presidio dalla 5 alle 11, i lavoratori incroceranno le braccia per altre tre ore. Lo sciopero di ieri non ha creato disagi al traffico, visto che i mezzi pesanti diretti al cantiere sono stati fatti entrare per il portone di viale Cosulich. «Si parla di recupero di produttività, ma come lo si fa – chiede amaro il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –? Con imposizione della pausa caffè a orari fissi, con la caccia all’uomo se un lavoratore si allontana dal blocco senza motivazioni apparenti e con le sanzioni. Si cerca il recupero della produttività, ma sulla schiena dei lavoratori, mentre Fincantieri non ha presentato piani per un’organizzazione decente del lavoro».
Porta l’esempio della salderia B, per cui è stata chiesta una valutazione del rischio, «visto che i saldocarpentieri fanno un tipo di lavoro che non può essere protratto per otto ore filate». Resta aperta poi la questione appalto. Sarebbero giunte alla Fiom denunce di lavoratori di ditte private secondo cui il loro datore di lavoro tratterebbe per sé il loro tesserino d’ingresso e lo timbrerebbe per loro. «Serve una regola», sollecita Luxich, anche a fronte della presenza in cantiere, dove si sta allestendo la Dream Princess, si sta per varare l’Azura e per impostare la Queen Elizabeth, di 3 mila operai esterni. «Per ogni cantiere sono stati firmati premi di programma diversi, che non rispondono a quanto previsto dall’integrativo. Vuol dire che quell’accordo – conclude il rappresentante Fiom – non vale niente». Nella mattinata di ieri il direttore dello stabilimento Fincaniteri, Paolo Capobianco, ha convocato i rappresentanti della Fiom, a cui ha chiaramente spiegato come il proseguimento della vertenza possa mettere in pericolo l’uscita della Dream Princess per le prove in mare, prevista per il 19 giugno, visto che nel corso della settimana dovranno essere realizzati importanti test.

Il Piccolo, 14 giugno 2009

L’AZIENDA MINACCIA DI ANTICIPARE AD AUTUNNO LA ”CASSA” PREVISTA IN ASSENZA DI COMMESSE PER INIZIO 2010
Protesta Fiom, presìdi a oltranza a Fincantieri
Il sindacato: violato il protocollo sulla sicurezza, operai entrati senza timbrare. La ditta: solo persone note alla vigilanza

di LAURA BLASICH

Il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone, dove è insediato il più grande stabilimento del gruppo, si fa sempre più duro. Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, l’organizzazione dei metalmeccanici ieri ha iniziato a presidiare l’ingresso del cantiere navale prima delle 4, pronta a riproporre la stessa azione oggi e a ritornare in sciopero non solo lunedì, per altre tre ore, ma anche martedì e, forse, oltre.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
Il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova quindi tutta la sua preoccupazione per la situazione che si sta venendo a creare a Monfalcone.
«In questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare – spiega Capobianco – e quindi è davvero a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, che, va sottolineato, tutti ci auguriamo, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. L’ammortizzatore dovrà poi essere impiegato a caduta per il personale dell’officina navale».
Fincantieri denuncia che ieri il presidio “anticipato”, alle 4, della Fiom abbia «reso impossibile l’accesso alla maggior parte del personale delle ditte». Il sindacato da parte sua invece segnala come «Fincantieri abbia autorizzato l’ingresso di personale delle imprese esterne e dell’armatore senza che fosse effettuata la smarcatura ai tornelli e da altri accessi secondari».
«Si tratta di una procedura del tutto anomala – ha denunciato ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto – rispetto all’esigenza di sicurezza dello stabilimento e anche ai contenuti del Protocollo di trasparenza. Ho poi personalmente visto dei lavoratori entrare alle 3.45, persone che hanno lavorato durante tutto il resto della settimana e con tutta probabilità si presenteranno anche domani (oggi, ndr). Si parla sempre di sicurezza, ma quante ore accumulano i dipendenti degli appalti? Monitoreremo il fenomeno ed effettueremo delle segnalazioni agli organi competenti».
La società spiega invece come sia stata autorizzata l’entrata, anche da accessi diversi dall’ingresso principale, di persone già conosciute alla vigilanza dello stabilimento, sottolineando invece «l’ingresso del coordinatore Fiom nella Rsu nelle officine, come non potrebbe avvenire».
«Fincantieri non può scaricare sulla Fiom – ha aggiunto ieri proprio il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – problemi che ha voluto creare, scegliendo di chiudere un integrativo in modo separato e senza il consenso della maggioranza dei lavoratori, che sono invece con noi. Il modo più semplice per andare a una conclusione positiva della vicenda è quello di aprire un tavolo e discutere per trovare una soluzione oppure sottoporre il nuovo integrativo al parere di tutti i lavoratori del gruppo».
La Fiom in ogni caso è decisa a proseguire le azioni di protesta, dopo il presidio di oggi e lo sciopero di domani: nuove iniziative sono già in vista per martedì.

Il Piccolo, 15 giugno 2009

Fincantieri, prosegue la protesta della Fiom
Terza giornata di sciopero e presìdi E oggi si replica

Puntuali, delegati e aderenti alla Fiom-Cgil ieri si sono presentati alle 5 di mattina davanti all’ingresso dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone per presidiarlo. E’ stato il terzo giorno consecutivo di protesta da parte dell’organizzazione sindacale, che non considera quindi affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo di gruppo e che per oggi ha indetto altre tre ore di sciopero per turno. Quante saranno effettuate con tutta probabilità anche domani, superando di fatto il pacchetto di otto ore deciso dal coordinamento nazionale della Fiom. «Valuteremo a questo punto come concludere la settimana», ha detto ieri il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto, presente al presidio come sabato, quando però l’azione era scattata attorno alle 4. La mattinata di ieri, stando alla Fiom, è stata tranquilla: in stabilimento sono entrati però solo gli addetti alla sicurezza delle unità in allestimento, mentre i lavoratori delle ditte in appalto che si erano affacciati a Panzano se ne sono andati, dopo aver visto che in atto c’era una nuova protesta.
«Fincantieri insiste sulla possibilità di uno scarico di lavoro – ha detto ancora ieri Casotto – che non neghiamo, ma che resta del tutto indipendente dalla vertenza sul nuovo contratto integrativo. Non vorremmo, quindi, si trattasse di una prospettiva usata solo per spaventare i lavoratori, che in questi giorni ancora una volta hanno ribadito di non condividere in larga maggioranza l’accordo separato firmato il primo aprile. La crisi c’è e lo sappiamo anche noi, ma il suo costo non può essere scaricato solo sulle spalle dei lavoratori». Casotto osserva inoltre come Fincantieri non dica però una parola sulle modalità con cui lavorano gli appalti nello stabilimento di Monfalcone. «Un turno che inizia alle 3.30 non l’ho mai visto – ha sottolineato ieri il segretario provinciale della Fiom -. Intanto continuano ad arrivare segnalazioni da parte di lavoratori che lamentano di non essere stati pagati con regolarità».

Il Piccolo, 16 giugno 2009

BLOCCO DEGLI INGRESSI DELLO STABILIMENTO DI PANZANO
Sciopero, saltano il varo di Azura e i test di Dream
Il direttore Capobianco: «Ormai mancati due dei quattro obiettivi del premio di programma»

di FABIO MALACREA

Gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo tornano a bloccare il cantiere di Panzano. E l’azienda ammonisce: solo una ripresa immediata a ritmi serrati del lavoro nello stabilimento potrebbe consentire il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovevano essere avviati venerdì, salvando due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori. Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita ma che le tute blu monfalconesi perderanno qualora, come tutto ormai fa prevedere, i due obiettivi saranno mancati. Ad affermarlo è il direttore dello stabilimento Paolo Capobianco che invita la Fiom a far rientrare la protesta in un momento cruciale per lo stabilimento e ricorda che in assenza di nuove commesse ci saranno scarichi di lavoro in progressione a partire da quello del settore-progetti già tra settembre e ottobre, e un possibile ricorso alla cassa integrazione ordinaria per i dipendenti diretti tra novembre e dicembre. Il direttore Capobianco prospetta uno scenario futuro estremamente incerto e chiama la Fiom a una riflessione, visto che la sua linea dura rischia di ritorcersi non solo sul piano economico contro gli stessi lavoratori.
Ci sono rischi immediati per lo stabilimento di Monfalcone visto l’aumento della tensione sindacale?
Come direttore dello stabilimento mi sono molto preoccupato nel momento in cui la Fiom ha annunciato una nuova ondata di scioperi e per questo ho chiesto a tutte le componenti della Rsu di affrontare assieme la situazione. Purtroppo la Fiom si è dissociata. La realtà è che, se la vertenza dovesse proseguire in questi termini, sta già diventando impossibile programmare per venerdì l’uscita della Carnival Dream per i test che dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, operazioni di carenaggio di una settimana all’Arsenale di Trieste e le prove di velocità e manovrabilità in mare aperto, con rientro a Monfalcone il 2 luglio. Non solo, il blocco in banchina di Dream provocherà anche il rinvio del varo di Azura, ora in bacino, in programma il 27 giugno. Queste due scadenze incidono per il 50% sul premio di programma, negli stessi termini della presentazione di Dream, prevista il 18 settembre, e la consegna dei blocchi-nave a fine ottobre.
C’è ancora margine per il rispetto dei tempi?
Ci sarebbe ancora una possibilità: una ripresa del lavoro a pieno regime che, alla luce di quanto si avverte sul fronte sindacale, è assai remota.
Proprio nel cantiere di Monfalcone la Fiom sta alzando i toni della protesta. Ci sono rischi concreti per il futuro dello stabilimento?
Il futuro del nostro stabilimento si giocherà sulla competitività. La crisi ha incattivito il mercato, i nostri concorrenti sono sempre più aggressivi. Anche quando tutto sarà finito, dovremo ricalibrarci su un pacchetto-navi dimezzato rispetto al passato: non più cinque o sei navi passeggeri l’anno ma due o tre. E a lavorare saranno i cantieri più produttivi e competitivi. Fa riflettere, in questo contesto, che Monfalcone accusi un tasso di assenteismo altissimo, vicino al 17%, il doppio rispetto a Marghera. Insomma ci sarebbe bisogno di compattarsi, di uno sforzo maggiore da parte di tutti.
Sembra che la tensione si stia alzando a Monfalcone. Lo confermerebbe l’ampio spiegamento di forze dell’ordine.
La tensione sale ma in effetti non ci sono mai stati degli eccessi. È stata una mobilitazione preventiva. C’era solo da evitare forzature nel caso qualche lavoratore avesse voluto entrare in fabbrica. La presenza delle forze dell’ordine è stata molto discreta.
Si parla di trattative per nuove commesse.
Le trattative ci sono, non si sono mai interrotte. Ma sono sempre più difficili. Purtroppo però, anche se entro quest’anno dovesse arrivare qualche ordine, non si potrebbero evitare i primi scarichi di lavoro. Tra settembre e ottobre nel settore progettazione e ingegneria, tra ottobre e novembre nell’officina navale. Le prefabbricazioni resteranno senza lavoro tra dicembre e gennaio.
Il ricorso alla cassa integrazione è già iniziato in alcuni cantieri del gruppo. E a Monfalcone?
Tra le ditte private si stanno già registrando riduzioni di lavoro. Il nostro obiettivo è di garantire il posto ai dipendenti diretti e lo facciamo anche riorganizzando il lavoro, a esempio, nell’area scafo con un maggiore impiego di lavoratori diretti rispetto all’appalto. Ma senza nuove commesse sarà inevitabile il ricorso alla cassa integrazione tra novembre e dicembre anche a Monfalcone.
Il futuro si gioca dunque sulla produttività.
Il mercato mondiale ed europeo delle crociere sta contenendo la flessione solo con l’abbattimento delle tariffe. La crisi passerà, ma è indubbio che, alla ripresa, nulla sarà come prima. Gli armatori americani soffrono per la chiusura del credito da parte delle banche. La ripresa sarà lenta. E a beneficiarne saranno i cantieri più produttivi e affidabili. In quest’ottica mi sarei aspettato un’assunzione di responsabilità da parte dei sindacati, della Fiom in particolare. Mi auguro che la Fiom comperenda questa situazione e non persegua ancora obiettivi che rischiano di rivoltarsi contro gli stessi lavoratori.

UN’ALTRA GIORNATA DI TENSIONE
Quarto giorno di presìdi, cordoni di polizia
Adesione del 40%. La Fim: «A rischio il salario frutto di un buon accordo»

di LAURA BLASICH

Lo stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri è stato presidiato, per il quarto giorno consecutivo, dagli aderenti alla Fiom-Cgil, ma anche da una massiccia presenza delle forze dell’ordine. Una ventina tra agenti di Polizia e carabinieri si è posizionata a ridosso dell’ingresso principale del cantiere navale, mantenendolo sgombero e utilizzabile dalle automobili, mentre un’altra ventina si è piazzata davanti all’ingresso del parco-lamiere, impiegato ieri per l’ingresso dei mezzi pesanti in stabilimento. Uno spiegamento che raramente si è visto in questi ultimi anni in occasioni di scioperi alla Fincantieri, ma che ha dato la misura del livello raggiunto dallo scontro in atto tra società e Fiom sul nuovo integrativo.
Non ci sono comunque state tensioni. L’adesione alla protesta indetta dalla Fiom è stata del 40% nel primo turno e giornalieri (dati Fincantieri), nonostante il rischio denunciato dalla società dello slittamento delle prove a mare della Dream. Le nuove iniziative di sciopero già in vista per oggi sono state però sospese, in parte perché il pacchetto di 8 ore deciso dal coordinamento per la cantieristica Fiom è andato quasi esaurito tra ieri e venerdì, in parte perché l’organizzazione attendeva qualche novità da Roma, frutto di un possibile dialogo tra i propri vertici e Fincantieri. «I lavoratori hanno aderito alla protesta e non hanno risposto alle provocazioni – ha il coordinatore della Fiom nella Rsu, Moreno Luxich -. Il ruolo del sindacato in questi casi è teso a spiegare perché c’è una mobilitazione: questo è un presidio. Non facciamo picchetti e chi ha voluto entrare lo ha fatto senza problemi. A Fincantieri ancora diciamo che per chiudere il contenzioso basta indire un referendum sull’integrativo il cui risultato va però accettato da tutti».
Il segretario provinciale Fiom Thomas Casotto si è detto «contento della presenza delle forze dell’ordine. Magari, però, ci fosse ogni giorno, a controllare cosa accade nello stabilimento», ha aggiunto Casotto, sottolineando l’impegno del sindacato nel sostenere il rispetto della legalità. Le altre organizzazioni ieri hanno invece espresso preoccupazione sulla possibile perdita di un pezzo del premio di programma. Lo ha fatto Michele Zoff, a nome della Fim, secondo cui «i lavoratori rischiano davvero di perdere del salario garantito da un buon accordo. A quelle sigle che mi hanno attaccato per averlo sottoscritto – ha aggiunto – voglio dire che non accetto lezioni da chi si è fatto eleggere sotto una bandiera, ben presto abbandonata per passare ad altri».
In un comunicato la Uilm, pure sottolineando la preoccupazione e facendo appello al senso di responsabilità di tutti, ha invece voluto porre ai lavoratori alcune riflessioni. La Uilm si chiede innanzitutto come mai solo a Monfalcone siano «attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti, mettendo così a rischio parte del premio siglato con accordo Fim-Uilm pari a circa 600 euro». Vedi l’assenza, secondo la Uilm, di «azioni di lotta forti» in occasione della doppia consegna di Costa Pacifica e Costa Luminosa in Liguria, dove poi il premio di programma è stato sottoscritto anche dalla Fiom. La Uilm chiede ai lavoratori di pensare a quante ore di sciopero siano state fatte a Monfalcone e quante negli altri cantieri. Ai lavoratori hanno portato la propria solidarietà il consigliere regionale di Rifondazione Roberto Antonaz e l’assessore provinciale alle Politiche sociali, Licia Morsolin.

Una partita che si gioca sul recupero complessivo del 20% di efficienza

Oggetto del contendere è il nuovo contratto integrativo sottoscritto da Fincantieri il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, ma non dalla Fiom e dalla Failms-Cisal. Cardine dell’intesa, e anche dello scontro tra Fincantieri e Fiom, è il recupero di efficienza complessivo del 20%. Il relativo premio è stato quindi articolato in 20 punti da 75 euro lordi annui l’uno per un obiettivo massimo quindi di 1500 euro annui. Secondo la Fiom, si tratta di un traguardo irraggiungibile, perché scaricato semplicemente sulla “buona volontà” dei lavoratori. Stando all’accordo, l’obiettivo dovrebbe essere raggiunto attraverso un impegno dell’azienda a sviluppare gli interventi impiantististici indispensabili per il consolidamento del sistema produttivo, a proseguire il potenziamento delle capacità gestionali nelle officine, a promuovere le innovazioni tecnologiche, a intensificare il programma di miglioramento continuo, che punta alla riduzione degli sprechi. Per contro alle risorse viene chiesto un nuovo impegno nello svolgimento della prestazione, dovendo poter contare, per i traguardi da raggiungere, su una prestazione che si caratterizzi per una maggiore presenza, tempi e qualità di esecuzione. In ogni caso si tratta di assicurare un miglioramento di sistema, in termini di efficienza globale, dell’ordine del 20%.

Messaggero Veneto, 16 giugno 2009

Monfalcone. Allo sciopero di ieri ha partecipato il 40 per cento dei lavoratori. Polemiche per la presenza della polizia
Nuovo contratto, Fiom-Fincantieri ai ferri corti

MONFALCONE. Prosegue e si fa sempre più teso il braccio di ferro sul nuovo contratto integrativo tra Fiom e Fincantieri a Monfalcone. Ieri davanti all’ingresso dello stabilimento, in via Marconi e davanti all’ingresso del parco lamiere, in viale Cosulich oltre ai lavoratori in sciopero e ai rappresentanti sindacali, c’erano anche decine di agenti della polizia, alcuni in assetto antisommossa e carabinieri. Presenza che sembra sia stata richiesta dalla stessa azienda, che, come già fatto nei giorni scorsi, ha aperto il grande cancello del parco lamiere per fare entrare i mezzi pesanti diretti allo stabilimento.
Dopo lo sciopero di 3 ore di venerdì, che ha dato il via alla seconda fase della vertenza sostenuta da Fiom contro l’accordo per l’integrativo firmato separatamente da Fim, Uilm e Ugl e soprattutto contro il previsto aumento del 20% della produttività «a totale carico delle maestranze», l’organizzazione dei metalmeccanici di Cgil anche ieri ha presidiato l’ingresso del cantiere navale fin dalla prime ore del mattino, pronta a riproporre la stessa azione e tornare in sciopero anche oggi, superando quindi il pacchetto di otto ore deciso a livello nazionale dalla sigla sindacale.
Allo sciopero di tre ore di ieri ha partecipato il 40% dei lavoratori (per il primo turno e giornalieri), una percentuale piuttosto alta, superata comunque dalla percentuale di venerdì quando ad incrociare le braccia sono stati il 44% dei dipendenti Fincantieri.
La protesta della Fiom si inasprisce, quindi, a pochissimi giorni dal termine massimo per l’uscita della Carnival Dream per le prove in mare e a non molti dal varo della Azura P&O, mentre il carico di lavoro si sta assottigliando.
«Abbiamo notato lo spiegamento di forze dell’ordine davanti al cantiere, ma i lavoratori non hanno risposto alla provocazione e hanno aderito alla manifestazione. I nostri sono presidi e non picchetti, e quanti hanno chiesto di entrare sono potuti entrare» ha detto il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich, che, prendendo atto del successo dello sciopero, ha voluto evidenziare come sia ruolo proprio del sindacato spiegare il perché della manifestazione.
Luxich ha, quindi, confermato come sia costante il contatto della Rsu con la segretaria nazionale per decidere come e cosa fare. «Ci saranno altre mobilitazioni – ha spiegato – che rafforzeranno la posizione del cantiere di Monfalcone. La cosa più semplice da fare per porre termine a questa tensione è l’indizione di un referendum sull’accordo: Fiom terrebbe conto dell’esito».
Il segretario provinciale Fiom, Thomas Casotto presente davanti al cantiere ha voluto sottolineare di essere contento della presenza delle forze dell’ordine, che garantiscono la sicurezza, «sarebbe bello che venissero ogni giorno dentro lo stabilimento per garantire la stessa cosa. E comunque il sindacato agisce sempre nella legalità». Mentre già nei giorni scorsi la Uilm aveva fatto appello alla responsabilità di Fiom perché non venga messa a rischio una fetta consistente del salario dei lavoratori (in pericolo ci sono di conseguenza due dei quattro obiettivi su cui è stato costruito il premio di programma, siglato dall’azienda con Fim, Uilm e Ugl a livello di stabilimento, e in concreto per i lavoratori la metà dello stesso premio, cioè 600 euro) e aveva chiesto all’azienda di mettere in campo le soluzioni utili a vedere tutelato anche il diritto al lavoro, ieri anche i rappresentanti Fim si sono detti preoccupati per il rischio del premio di programma, «punto positivo previsto dall’integrativo. Abbiamo paura che la gente, non solo chi sciopera, ma anche altri, non ottengano i loro soldi».
Anche il direttore dello stabilimento, ingegner Paolo Capobianco, rinnova la preoccupazione per la situazione e ricorda che in questi giorni dovrebbero essere ultimati i test che vanno realizzati prima dell’uscita per le prove in mare.
Ricorda che è a rischio il rispetto di una scadenza che rientra nel premio di programma, assieme al varo della Azura, la cui data, il 27 giugno, diventa sempre più difficile da rispettare. La prospettiva di uno scarico di lavoro per lo stabilimento di Monfalcone è invece sempre più reale. Finora si è sempre parlato di un ricorso alla cassa integrazione ordinaria a inizio 2010, ma, in mancanza di carichi di lavoro nuovi, qualche unità degli uffici tecnici andrà in Cigo già a ottobre-novembre. (c.v.)

La Failms ritira le firme dal documento sottoscritto con gli altri sindacati

MONFALCONE. Come chiesto dalla segretaria nazionale, anche i rappresentanti della Failms nella Rsu del cantiere navale di Monfalcone hanno ritirato le proprie firme da documento che alcuni mesi fa avevano sottoscritto assieme alle Rsu di altre organizzazioni e che avrebbe dovuto rilanciare una nuova proposta sull’intesa del contratto integrativo siglata tra Azienda – Fim-Uilm e successivamente anche da Ugl.
«Da sempre gli incontri con l’Azienda si svolgono a tavoli divisi e la firma del documento avrebbe dovuto permettere la nascita di un movimento per produrre proposte fuori dalle orbite delle organizzazioni sindacali, e di fatto annullare quelle diversità che Fim Fiom e Uilm, da sempre, sollevano nei nostri confronti – spiega la segretaria nazionale Failms –. La bontà del ragionamento era confermata dall’adesione a questo documento anche da parte di delegati di Rsu appartenenti a organizzazioni sindacali che avevano sottoscritto l’intesa».
Alla luce di ciò la Failms aveva risposto positivamente alla richiesta pervenuta dal segretario della Fiom nazionale. «Oggi dopo diverse settimane dal nostro documento che ribadiva, sì il diritto di ogni organizzazione di decidere in piena libertà, ma chiedeva anche collegialità sulle iniziative da prendere, prendiamo atto – dice Failms – che Fiom invece ha intrapreso una strada del tutto autonoma sulla questione».
La segreteria, quindi, ha dato mandato ai delegati delle Rsu Failms di ritirare l’adesione al documento, «perché non vi sia un uso improprio delle firme apposte. Nel ribadire la linea sulle risposte pervenuteci dall’Azienda inerenti le nostre richieste per il rinnovo del contratto aziendale, invitiamo le Segreterie provinciali Failms ad aprire una discussione con i propri dirigenti sulla questione, in vista di una riunione nazionale che dovrà tracciare la strada da intraprendere».

Il Piccolo, 17 giugno 2009
 
«Il ritardo di Dream non dipende dalla Fiom»  
Il sindacato ribatte alle affermazioni dei vertici Fincantieri
 
 
La costruzione di Dream è in ritardo a prescindere dagli scioperi della Fiom. È quanto ribatte l’organizzazione al direttore dello stabilimento Paolo Capobianco, secondo il quale le azioni di protesta degli ultimi giorni hanno compromesso l’uscita della super-passeggeri da 130mila tonnellate per le prove a mare e messo fortemente a rischio anche il varo di Azura P&O. Due appuntamenti importanti per la società, ma anche per i lavoratori, perché il loro raggiungimento vale la metà del premio di programma. «La costruzione di Dream è in ritardo di un paio di mesi e non di certo per colpa degli scioperi Fiom – afferma il coordinatore nella Rsu, Moreno Luxich -, ma forse perché Fincantieri dovrebbe rivedere l’organizzazione del lavoro necessaria per realizzare un prodotto come quello, senza scaricare poi la responsabilità di recuperare il 20% di efficienza solo sui lavoratori. Ci viene chiesta affidabilità, ma dove è quella dell’azienda che non ha ancora indicato le azioni da mettere in campo per migliorare il sistma produttivo? I ritardi in cantiere sono comunque legati anche a investimenti corposi, ma poco riusciti, come la nuova panel-line, che stenta a funzionare a pieno regime». La Fiom quindi rimane sul piede di guerra, sempre con l’obiettivo di arrivare alla riapertura di un confronto con Fincantieri sull’integrativo frutto di un accordo separato dell’azienda con Fim, Uilm e Ugl. «Il ciclo di mobilitazioni non è ancora finito – preannuncia Luxich – e azioni di protesta sono iniziate anche negli altri cantieri del gruppo, perché noi vogliamo andare al tavolo per discutere i punti contesi». A Fim e Uilm, che hanno espresso le proprie preoccupazioni sulla decurtazione del premio di programma per lo slittamento delle prove a mare della Dream, la Fiom ribatte invece che «gli scioperi sono contro questo integrativo e per evitarli bastava tenere un referendum tra tutti i lavoratori che, come è evidente condividono la posizione, vista l’adesione alla protesta di iscritti ad altre organizzazioni».
Rispetto al fenomeno dell’assenteismo, la Fiom si limita a ribadire di aver chiesto da tempo l’apertura, possibile, di un canale preferenziale per gli infortunati, così da ridurre i tempi di diagnosi e cura.
Rispetto alla cassa integrazione, infine, il sindacato sottolinea come si tratti di qualcosa di assolutamente indipendente dalla vertenza sull’integrativo. Gli scioperi degli ultimi giorni avrebbero comunque creato più di qualche malumore nel mondo dell’indotto, costretto a rispettare le scadenze imposte da Fincantieri, oltre che a fare i conti con margini di utile sempre più risicati, e messo quindi in difficoltà da azioni di protesta che hanno anche rallentato il flusso delle forniture allo stabilimento.

Messaggero Veneto, 17 giugno 2009 
 
Uilm: la Fiom fa perdere soldi agli operai 
 
Vertenza Fincantieri
MONFALCONE. «Sosteniamo con forza, ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti coloro che con queste agitazioni mettono a rischio due dei 4 obiettivi del premio, prove a mare e varo, pari a circa 600 euro. Pur legittime, ma non condivise, queste azioni rischiano di penalizzare fortemente anche quei lavoratori che condividono la scelta responsabile della Uilm e della Fim che, in questo difficile momento, durante cui si apprende che ad oggi non ci sono nuovi ordini e Castellammare ha fatto partire la Cassa integrazione ordinaria mentre altri cantieri sono prossimi a scarichi di lavoro, si sono assunte la responsabilità di sottoscrivere l’accordo integrativo di gruppo separatamente consapevoli delle conseguenze»: è questo quanto chiede la Rsu Uilm di Fincantieri Monfalcone in merito allo sciopero proclamato da Fiom, ricordando che i primi risultati di quell’accordo «sono tangibili e verificabili già dalle ultime buste paga, dove si può riscontrare il congelamento della vecchia produttività e nei prossimi mesi, buon senso permettendo, vedremo l’intera applicazione dell’accordo a dimostrazione della bontà della scelta di firmare effettuata dalla Uilm e dalla Fim».
I rappresentanti sindacali dei metalmeccanici Uil, pongono ai lavoratori alcuni riflessioni. «Come mai solo a Monfalcone vengono attuate azioni di lotta così eclatanti a differenza degli altri stabilimenti del gruppo, mettendo così a rischio parte del premio? perché in Liguria dove si è firmato unitariamente l’accordo sul premio di programma non ci sono state azioni di lotta forti durante la mega-cerimonia di consegna, dove sicuramente l’effetto mediatico sarebbe stato molto più visibile e sentito dall’azienda?» chiedono e proseguono domandando se il pacchetto nazionale di sciopero è di 8 ore «quante ne sono state fatte nel resto del gruppo e quante si intendono fare a Monfalcone», ma anche per quale motivo altri integrativi sottoscritti sul territorio, come ad esempio quello di pochi giorni fa con la ditta Beraud Mare «vengono costruiti con lo stesso impianto di quello di Fincantieri (efficentamento, recupero produttività e presenza) e firmati unitariamente? Come Uilm ci chiediamo perché, le lavoratrici e i lavoratori di Monfalcone, devono sempre dare più degli altri stabilimenti, riguardo a ore di sciopero, con ingenti sacrifici economici? Solo perché siamo lo stabilimento più grosso del gruppo? Il sacrificio economico per raggiungere un obiettivo comune – concludono – dovrebbe essere della stessa proporzione».

Il Piccolo, 18 giugno 2009
 
Vertenza integrativo, interverrà Tondo  
Replica ad Antonaz nel question-time in giunta regionale
 
 
Il presidente della Regione, Renzo Tondo, chiederà un incontro a Fincantieri per fare il punto sulla situazione anche a fronte della forte contrapposizione creatasi con la Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo. È questa la risposta fornita dall’assessore regionale alle Attività produttive Luca Ciriani al consigliere regionale di Rifondazione comunista Roberto Antonaz nel ”question time” che ha aperto la seduta del Consiglio regionale.
Nella sua interrogazione Antonaz, ricostruendo le tappe della vertenza, puntava il dito sull’atteggiamento di rigidità, definita ”sconcertante”, dell’azienda, sottolineando nello stesso tempo l’importanza di Fincantieri per l’economia del Friuli Venezia Giulia.
Secondo Antonaz era ed è quindi «interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare l’economia di un territorio già alle prese con una grave crisi». «L’impegno del presidente Tondo c’è ed è un dato positivo – ha commentato ieri il consigliere di Rc -, ma mi sono detto non soddisfatto della risposta fornita dall’assessore Ciriani, perché credo la si potesse articolare di più e, soprattutto, spingersi a prendere una posizione sulla vicenda».
Dallo scontro in atto tra la Fiom e la Fincantieri la politica cittadina rimane intanto molto defilata, se si eccettua appunto Rifondazione comunista, che ribadisce, attraverso il proprio segretario provinciale e consigliere comunale Alessandro Saullo, la propria piena solidarietà ai lavoratori in sciopero. «È scandaloso che l’azienda accusi i lavoratori – aggiunge Saullo – della cattiva gestione della produzione e degli appalti». La Fiom da parte sua preannuncia altre iniziative, ma ”a sorpresa”, rispetto invece a quanto avvenuto tra venerdì e lunedì, ribadendo ancora una volta, anche a Fim e Uilm, come la vertenza sia facilmente risolvibile ricorrendo alla consultazione dei lavoratori. In stabilimento la situazione è tranquilla, nel frattempo, ma i rapporti con l’azienda sono meno distesi, anche su aspetti che riguardano la vita ordinaria del sito produttivo.
A denunciarlo è la Uilm, che ieri, assieme proprio alla Fiom, mancando la Fim, ha chiesto a Fincantieri un incontro per discutere della turnazione estiva, adattata per le categorie le cui lavorazioni diventano ancora più gravose con il caldo. «L’zienda ci ha risposto che se ne discute la prossima settimana – spiega Luca Furlan a nome della Uilm -. Riusciamo a capire che Fincantieri usi a questo punto gli strumenti a sua disposizione per difendere le proprie posizioni, ma ci appelliamo al senso di responsabilità dell’azienda rispetto una questione pratica la cui soluzione va anche nel suo interesse». (la.bl.)

FINCANTIERI MOMENTANEA TREGUA SINDACALE  
Test della ”Dream”, corsa contro il tempo  
Lavori a pieno regime per consentire domani la partenza della nave e rispettare il cronoprogramma 
 
di FABIO MALACREA

La temporanea ”tregua” sindacale degli ultimi due giorni e una forte accelerazione dei ritmi di lavoro potrebbero consentire domani l’avvio delle prove in mare di ”Carnival Dream”, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda la più grande nave passeggeri mai realizzata nello stabilimento di Panzano e dalla Fincantieri nel suo complesso, attualmente all’ormeggio alla banchina di Fincantieri per il completamento dell’allestimento. Ma questo obiettivo, al quale è legato il 20% del premio di programma di circa 1200 euro ai lavoratori, non è per nulla scontato. Sarà una sorta di lotta contro il tempo che solo nelle ultime ore consentirà di capire se l’enorme mole della ”Dream” potrà lasciare lo stabilimento e iniziare le verifiche tecniche previste dal contratto. Fincantieri, che due giorni fa, per bocca del suo direttore di stabilimento Paolo Capobianco, ha rivolto un appello alla distensione alla Fiom, nella vertenza-integrativo, afferma che lo stabilimento sta operando a pieno regime cercando di ridurre al massimo l’impatto della protesta sindacale.
Secondo l’azienda a rischiare di ritardare l’avvio dei test potrebbe essere il mancato completamento del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. Di fatto, comunque, l’azienda ha già avviato la procedura per la partenza della nave nella giornata di domani, attorno alle 9.30. Notificando i tempi di uscita alla Capitaneria, mobilitando circa 500 tecnici che dovrebbero salire a bordo, predisponendo carte di imbarco e cabine. Anche la cambusa è già stata adeguatamente rifornita. «Comunque vada – aggiunge Fincantieri – faremo di tutto per ridurre al massimo eventuali ritardi». I test di ”Dream” dovrebbero comprendere due giorni di prove preliminari, una settimana di ricovero all’arsenale triestino San Marco per le operazioni di carenaggio e quindi test di velocità e manovrabilità nel Medio e Alto Adriatico.
Il rientro a Monfalcone è previsto per il 2 luglio. Poco prima, il 27 giugno, dovrebbe essere effettuato il varo tecnico di ”Azura”, l’unità in fase di costruzione in bacino.
Fincantieri replica anche alla Fiom che ieri ha attribuito proprio alle falle nel sistema produttivo dell’azienda i ritardi accumulati dalle due navi. «La ”Dream” – afferma Fincantieri – è in linea con i programmi, tanto che la data di consegna è stata confermata per il 18 settembre. Per quanto riguarda poi la ”Panel line” – conclude Fincantieri – sta lavorando già dal mese di febbraio al massimo della produttività».

Messaggero Veneto, 18 giugno 2009
 
Failms-Fincantieri, fumata nera  
Fallito il tentativo di conciliazione sul tempo necessario ai lavoratori per cambiarsi
I rappresentanti dell’azienda non si sono presentati all’incontro con il sindacato L’avvocato Liuzzi: gli operai vanno tutelati, il ricorso approderà in tribunale
 
 
MONFALCONE. È fallito, per la mancata presenza di una delle parti, il tentativo di conciliazione fra la Failms, il sindacato metalmeccanici della Cisal, e la Fincantieri: a non presentarsi, alla Direzione provinciale del lavoro di Gorizia, è stata quest’ultima, mentre c’erano diversi lavoratori che hanno inscenato una manifestazione assieme a esponenti dell’Rsu, al segretario provinciale della Fialms, Fabrizio Ballaben, e al legale del sindacato, Faustino Liuzzi.
Sul tappeto c’era il ricorso al magistrato del lavoro nei confronti dell’azienda affinché il tempo utilizzato dai lavoratori per vestirsi e svestirsi, con le obbligatorie tute, considerate per legge un dispositivo per la protezione individuale, venga considerato all’interno dell’orario di lavoro e, quindi, retribuito.
Si tratta di circa 50 minuti complessivi al giorno, utilizzati all’inizio e alla fine del turno per il cambio degli abiti, che la Fialms ritiene debbano essere retribuiti, anche in considerazione di precise sentenze della Cassazione, ovvero, secondo l’avvocato Liuzzi, in presenza di «un consolidato orientamento giurisdizionale». La seconda richiesta riguarda il lavaggio delle tute, anche questo a carico, attualmente, del lavoratore. Secondo la Failms, la legislazione prevede, invece, che a farsene carico debba essere il datore di lavoro e domanda, quindi, il rispetto di questa normativa, anche attraverso un rimborso delle spese sostenute dal dipendente per la “manutenzione” degli abiti da lavoro.
Fallito il tentativo di conciliazione all’Ufficio del lavoro, è chiaro che, adesso, il ricorso approderà in tribunale, come conferma l’avvocato Liuzzi. «Crediamo fermamente che queste richieste siano mirate a tutelare un diritto dei lavoratori – afferma il legale –, considerando anche che in altre realtà, come per esempio Marghera, sono già state acquisite da tempo e soltanto a Monfalcone c’è ancora questa situazione. Voglio però precisare – aggiunge – che noi non perseguiamo la logica pura e semplice della contrapposizione, ma siamo disponibili anche a un confronto costruttivo con l’azienda e auspichiamo che quest’ultima sia altrettanto orientata in tal senso».
Come detto, davanti alla Direzione del lavoro di Gorizia ieri mattina erano presenti diversi lavoratori, che hanno esposto uno striscione riguardante la vertenza. «Voglio nuovamente ricordare che la nostra battaglia è a difesa non soltanto degli iscritti, ma di tutto il personale interessato da questi provvedimento della Fincantieri – ha ribadito Ballaben – e abbiamo il sostegno, in questo, non soltanto dei lavoratori presenti, ma anche di molti altri che, per motivazioni di lavoro, non hanno potuto partecipare a quest’importante appuntamento. Sapevamo che il tentativo di conciliazione molto probabilmente non sarebbe andato a buon fine, ma noi abbiamo intenzione di proseguire sulla strada tracciata e andremo avanti per far valere questi diritti, affinché nelle buste paga del personale arrivi, finalmente, anche l’importo relativo a quei 50 minuti giornalieri che vengono utilizzati per il cambio degli abiti e che rientrano, a tutti gli effetti, nell’ambito dell’orario di lavoro».
Patrizia Artico 
 
Antonaz: adesso deve intervenire subito la Regione  
 
La vertenza
MONFALCONE. «È intenzione del presidente della Regione, Renzo Tondo intervenire a tutti i livelli con Fincantieri e a livello governativo perché venga riaperta la trattativa azienda-sindacati, superando veti e rigidità pregiudiziali nell’interesse generale della comunità regionale?»: la domanda è posta dal consigliere regionale di Rc, Roberto Antonaz in un’interrogazione che vuole sollecitare la Regione «per richiamare Fincantieri alle sue responsabilità», alla luce dell’aspra vertenza in atto nel gruppo Fincantieri e quindi anche nello stabilimento di Monfalcone.
Vertenza che, secondo Antonaz, si sta inasprendo a causa della rigidità dell’azienda, mentre l’attuale situazione è la diretta conseguenza dell’accordo separato firmato il primo aprile, su contenuti non condivisi da tutti i lavoratori. «In questi mesi il rifiuto dell’accordo separato è cresciuto, culminando nello sciopero generale del gruppo con manifestazione nazionale di Trieste. Anche nelle sigle sindacali firmatari i dissensi sono forti e in alcuni casi culminati anche nella clamorosa sconfessione delle scelte dei loro dirigenti» dice Antonaz, che prosegue indicando come l’azienda «invece di cercare una soluzione positiva della vertenza ha manifestato una rigidità sconcertante, chiudendo ogni spiraglio alla riapertura della trattativa. Fincantieri è una delle nostre attività industriali più importanti e prestigiose ed è interesse primario della Regione contribuire a risolvere una situazione che rischia di danneggiare tutta l’economia di un territorio già alla prese con una grave crisi».
Intanto l’azienda, nei giorni scorsi, ha sottolineato come gli scioperi Fiom per il rinnovo del contratto integrativo mettono in pericolo il rispetto dei tempi per il varo di Azura, il 27 giugno, e per l’inizio dei test di Carnival Dream che dovrebbero essere avviati domani e di conseguenza anche due dei quattro obiettivi del premio di programma garantito ai lavoratori.
Si tratta della somma di 600 euro, mezza mensilità, che pareva ormai acquisita, ma che le tute blu monfalconesi potrebbero perdere qualora i due obiettivi fossero mancati. Sembra però che a fronte dell’assegnazione delle cabine agli addetti ai lavori, avvenuta nelle scorse ore, i test in mare di Dream potrebbero svolgersi come programmato.

Il Piccolo, 19 giugno 2009
 
L’AVVIO DEI TEST ERA PREVISTO PER OGGI  
Slittate le prove in mare della ”Dream”  
Nonostante il superlavoro Fincantieri non è riuscita a preparare la nave per l’uscita
 
 
La Carnival Dream non ce la farà a uscire oggi in mare per le necessarie prove tecniche. La ”tregua sindacale” e l’accelerazione dei ritmi di lavoro nello stabilimento di Panzano non hanno consentito a Fincantieri di approntare adeguatamente la nave per consentirle di lasciare la banchina. Una valutazione, fa sapere l’azienda, verrà fatta in questi giorni per fissare la data d’inizio delle prove tecniche di navigazione. Intanto, per quanto riguarda i presunti ritardi imputati dal rappresentante Fiom in seno alla Rsu ad alcune carenze nel sistema produttivo dell’azienda, Fincantieri, replicando che i tempi sono in linea con i programmi prefissati, lancia il suo affondo nei confronti degli scioperanti: «Probabilmente il rappresentante Fiom nella Rsu, che spara tali accuse, è troppo impegnato nell’organizzazione dei picchetti che finisce per perdere di vista la reale attività produttiva del cantiere». La Fiom-Cgil da parte sua respinge direttamente le accuse al mittente. «Fincantieri non può assolutamente imputare agli scioperi degli scorsi giorni il fatto che non si sia riusciti a completate le verifiche a terra degli impianti, i cosiddetti test memoranda – afferma il coordinatore della Fiom nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich -. Di fronte a impianti nuovi di un’unità nuova, non una ripetuta, Fincantieri è arrivata in ritardo a causa della sua disorganizzazione. Se Fincantieri non vuole quindi pagare la parte di premio di programma legata alle prove in mare, si assuma le responsabilità di ritardi di cui sta tendando appunto di scaricare le cause. La nostra è una battaglia di dignità e anche quanto accaduto negli ultimi giorni sarebbe stata evitabile: bastava solo far votare l’accordo sul contratto integrativo a tutti i lavoratori». Ed è finito in un nulla di fatto, l’altro giorno, il tentativo di conciliazione con Fincantieri sulla riconoscimento richiesto dalla Failms-Cisal del “tempo tuta”, cioé del tempo necessario per vestire e svestire la tenuta da lavoro, e del costo sopportato dai lavoratori per lavare il “terliz”. La società non si è semplicemente presentata nella sede della Direzione del lavoro di Gorizia, dove avrebbe dovuto avere luogo il tentativo di conciliazione obbligatorio e davanti alla quale si è radunata una trentina di dipendenti Fincantieri, i primi che si sono associati all’azione legale della Failms. «Il tentativo ha avuto esito negativo per la mancata comparizione dell’azienda – spiega il legale della Failms, avvocato Faustino Liuzzi del Foro di Napoli, che sta seguendo azioni analoghe per altri cantieri del gruppo Fincantieri e per altre realtà industriali -. Presenteremo quindi ricorso al magistrato del lavoro a brevissimo, essendosi conclusa la fase pregiudiziale per questa prima tranche di lavoratori, una trentina appunto. L’adesione da parte dei lavoratori all’iniziativa della Failms è però superiore e davvero corposa, riconoscendo così sia la validità in sé dell’azione sia l’impegno dell’organizzazione sindacale nel tutelare i diritti reali dei lavoratori». Il legale della Failms auspica, nonostante la mancata comparizione, che con Fincantieri possa aprirsi un momento di dialogo sull’oggetto del contendere. La Failms si è mossa a fronte delle sentenze della Cassazione e di alcuni Tribunali che hanno dato ragione ai lavoratori che chiedevano il riconoscimento della retribuzione per il tempo necessario alla “vestizione-svestizione indumenti da lavoro”, ma anche “l’indennizzo e corresponsione oneri lavaggio abiti di lavoro”.

Il Piccolo, 20 giugno 2009
  
”Dream” inizia i test in mare, partenza tra stasera e domani  
Palleggiamento di responsabilità sui ritardi tra Fiom e azienda

di LAURA BORSANI

”Carnival Dream” lascerà il cantiere di Panzano per dare inizio ai test di navigazione tra questo pomeriggio e domani mattina. Condizioni meteorologiche permettendo. Lo ha riferito ieri l’azienda, in considerazione dello stato, in via di ultimazione, del Pms, il Power management system, nel sistema propulsivo dell’unità. E intanto, viene ribadito che, presumibilmente, non verrà corrisposta la tranche del premio di programma, a fronte del mancato rispetto del primo dei quattro obiettivi stabiliti in ordine alle prove in mare. Secondo l’azienda, lo step non è stato rispettato, a fronte di uno slittamento di due giornate rispetto alla tempistica stabilita. Lo aveva anticipato il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco quando, davanti alle Rsu, aveva prospettato il rischio del mancato pagamento.
Dalla Fiom-Cgil giungono nuovi rimandi circa i presunti ritardi che l’azienda imputa ai presidi attuati dal sindacato la scorsa settimana. La Fiom-Cgil sostiene che ”Carnival Dream” è pronta per uscire in mare: «Una parte dei lavoratori è già imbarcata – ha affermato ieri il coordinatore dell’organizzazione nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich – con l’indennità di prove a mare. In base alle notizie che abbiamo, ci chiediamo come mai la nave non esce, visto che a bordo c’è tutto quanto serve per partire». Luxich ha aggiunto: «A Fincantieri vorrei ribadire che la Fiom non ha mai effettuato alcun picchetto, ma dei presidi, come riconosciuto dallo stesso direttore dello stabilimento. Tant’è vero che chi è voluto entrare in cantiere lo ha fatto senza difficoltà». Luxich respinge altresì gli attacchi personali ricevuti: «Rappresento un’organizzazione e i lavoratori che vi si riconoscono, rappresento un potere contrattuale e in questo ambito opero. Non accetto quindi che si facciano delle personalizzazioni, che comunque lasciano il tempo che trovano, visto il consenso dato dai lavoratori all’azione della Fiom anche in questi ultimi giorni».
Ma anche dalla Failms-Cisal giungono precisi segnali. Se infatti a Trieste, martedì scorso, in virtù dell’asserita autonomia e della propria linea sindacale intorno al contratto integrativo, il sindacato ha concordato con la direzione un «percorso di collaborazione», a livello di stabilimento evidenzia due aspetti di peso: l’«assenza a bordo della Dream per le prove in mare di un rappresentante dei lavoratori, necessario per vigilare sulla tutela e la sicurezza delle maestranze, cosa mai avvenuta ad oggi». La Failms rimarca altresì la mancata risposta in relazione a una specifica richiesta espressa al capo del personale per la partecipazione di un proprio delegato a bordo. Il segretario provinciale e regionale della Failms, Fabrizio Ballaben, nel richiedere spiegazioni per questa esclusione, ha parlato di circostanze «molto gravi». Ciò, nonostante «gli sforzi prodotti per addivenire a un rapporto non conflittuale con l’azienda, a Trieste. I nostri lavoratori già imbarcati – ha aggiunto Ballaben preannunciando ulteriori prese di posizione – hanno riscontrato una disorganizzazione lamentando che la nave esca in mare senza un proprio rappresentante sindacale». La Failms interviene altresì sul prospettato mancato pagamento relativo al premio di programma. «Non accettiamo – ha sottolineato il coordinatore della Rsu di stabilimento Mario Pizzolitto – che, anche per una questione politica, il lavoratore ci rimetta il premio, perchè tutti i lavoratori hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo. Come coordinatore, mi attiverò per cercare in tutti i modi possibili e leciti di garantire il pagamento».

Il Piccolo, 21 giugno 2009
 
IL SOFFERTO AVVIO DEI TEST IN MARE DELLA NAVE PASSEGGERI  
Questa mattina la ”Dream” sfila nel Golfo  
Confermati tra venerdì e sabato il varo e l’uscita dal bacino di ”Azura P&o”
 
 
Ormai alle spalle il duro scontro di questi giorni tra Fincantieri e Fiom sul nuovo integrativo, la ”Carnival Dream” esce questa mattina per le prove in mare. La conferma arriva dalla Capitaneria cui ieri la società ha richiesto la disposizione di servizi per la mattina di oggi. L’orario esatto in cui saranno mollati gli ormeggi dalla riva E dello stabilimento di Panzano non è stato stabilito, anche perché condizionabile da una situazione meteo decisamente instabile, anche se in tendenziale miglioramento. A bordo della ”Dream”, superpasseggeri da 130mila tonnellate di stazza lorda per 301 metri di lunghezza, la più grande nave da crociera mai realizzata da Fincantieri e dallo stabilimento di Monfalcone, già ieri si trovava imbarcato tutto il personale necessario, cioé alcune centinaia di persone tra tecnici e addetti di Fincantieri, imprese esterne e società armatrice, in parte a bordo già da giovedì, in attesa dell’uscita in golfo. Stando al programma originario della società, la super-passeggeri avrebbe dovuto lasciare il cantiere venerdì scorso, per entrare poi il 22 giugno nell’arsenale San Marco di Trieste, da cui sarebbe dovuta ripartire il 29 giugno per altri due o tre giorni di test di velocità in Adriatico. Tutto dovrebbe essere spostato in avanti di un paio di giorni, mentre al momento non pare debba subire slittamenti il varo della ”Azura P&O”, le cui due fasi, cerimonia e uscita dal bacino, sono previste per venerdì pomeriggio e sabato mattina. I sindacati non hanno ricevuto al momento indicazioni contrarie rispetto a quanto programmato.
L’assenza della ”Carnival Dream”, la cui consegna è prevista a metà settembre, sarà sfruttata per posizionare in banchina la ”Azura”. La nuova unità della flotta P&O, gemella della ”Ventura”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza, sarà trasferita dai rimorchiatori in riva E, dove finora è stata ormeggiata la ”Dream”, che al suo rientro a Monfalcone passerà invece in riva D per completare l’allestimento. La riva E dello stabilimento di Monfalcone è stata del resto dotata di una nuova gru a braccio della portata massima di 20 tonnellate che il mezzo è capace di esprimere anche a sbraccio completo. Il completamento di ”Azura” è in programma per l’inizio della prossima primavera e il suo posto in bacino dovrebbe essere occupato, già la prossima settimana dalla prima sezione della ”Queen Elizabeth”, 92mila tonnellata di stazza, ma alto standard qualitativo, che sarà realizzata per conto di Cunard del gruppo Carnival. I test in mare rappresentano uno step fondamentale nella realizzazione della ”Dream”, di cui sarà comandante il ligure Carlo Queirolo.
Durante le prove in mare i diversi sistemi sono testati in condizioni estreme. Vedi il ”Crash stop”, brusca ”frenata” al massimo della velocità. La Dream è un prototipo a tutti gli effetti: a bordo potranno viaggiare 3646 passeggeri e 1367 componenti dell’equipaggio. (la.bl.)

Il Piccolo, 22 giugno 2009 
 
LA NUOVA CARNIVAL SI È STACCATA ALL’ALBA DALLA BANCHINA 
La ”Dream” protagonista nel Golfo di Trieste  
Imponente la stazza della passeggeri, impegnata nelle prime manovre e nelle verifiche
 
 
di LAURA BLASICH

La ”Carnival Dream” ha lasciato la banchina dello stabilimento Fincantieri di prima mattina, ieri, per affrontare i test degli impianti di bordo e di navigazione in mare aperto. Cogliendo di sorpresa quanti contavano di godersi lo spettacolo dell’uscita della superpasseggeri che, con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda e i suoi 301 metri di lunghezza, è la più grande nave da crociera mai realizzata a Monfalcone, la Dream si è staccata dalla banchina poco dopo le 6 per la sua personale passerella. Il personale Fincantieri era stato allertato già alle 4 per le operazioni preliminari necessarie alla partenza, avvenuta quindi in piena luce.
LA PARTENZA. Come previsto dall’accordo che la Rsu dello stabilimento ha sottoscritto il primo dicembre 2007 con Fincantieri, dopo che i sindacati avevano aperto la vertenza sulla sicurezza delle operazioni in banchina, messe sotto accusa quando il traghetto Fram, che avrebbe dovuto essere ormeggiato nel primo pomeriggio, era poi uscito dal bacino solo alle 21 di un giorno di novembre. In base a quanto stabilito dall’accordo, le fasi di ormeggio e disormeggio, per quel che riguarda vari o prove a mare, dovrebbero essere sempre programmate durante le ore diurne, mentre partenze o rientri devono avvenire entro la mattinata, in modo da evitare che si concludano con il buio, e in caso di situazioni eccezionali qualsiasi decisione deve essere assunta assieme ai rappresentanti dei lavoratori. La bora, che ieri mattina spazzava il golfo in modo abbastanza sostenuto (raffiche fino a 30 nodi), non ha invece rallentato le operazioni di uscita e lo svolgimento dei primi test. La Dream ieri mattina si stagliava quindi netta sullo sfondo di Trieste e delle alture carsiche alle spalle del capoluogo regionale, rendendo in qualche modo meglio comprensibili le sue eccezionali dimensioni, ma anche dimostrando la sua manovrabilità. La passeggeri, con a bordo alcune centinaia di tecnici Fincantieri, della società armatrice e delle imprese esterne, ha effettuato alcune virate piuttosto strette, fornendo uno spettacolo inaspettato a quanti ieri mattina si sono trovati a percorrere la strada costiera tra Trieste e Monfalcone o già affollavano il litorale cittadino.
”QUEEN ELIZABETH”. Lo stabilimento di Monfalcone si cimenterà comunque a breve anche con ”prodotti” improntati a una politica decisamente diversa. È il caso della ”Queen Elizabeth”, la cui impostazione in bacino è ormai imminente: 92mila tonnellate di stazza lorda, allestimenti extralusso, valore di circa 500 milioni di euro. La ”Queen Elizabeth”, che potrà ospitare fino a 2.092 passeggeri, in consegna nell’autunno 2010, per l’elevatissimo livello di comfort che offrirà ai suoi ospiti, rifletterà l’eccellenza propria dello stile Cunard, la cui flotta si caratterizza per l’inconfondibile colore nero dello scafo, bianco delle sovrastrutture e rosso del fumaiolo. Tra ”Dream” e ”Queen Elizabeth” si colloca comunque la ”Azura P&O”, in consegna nella primavera del prossimo anno, mentre a chiudere il portafoglio ordini per ora c’è ancora solo la ”Carnival Magic”, gemella di ”Dream”, in consegna nella primavera del 2011.

Messaggero Veneto, 26 giugno 2009
 
Monfalcone. La corazzata dei mari di 116 mila tonnellate, realizzata dalla Fincantieri, sarà completata all’inizio della prossima primavera  
Rinvio scongiurato, stamane il varo della nave da crociera Azura P&O
 
 
MONFALCONE. Fugati i timori dei giorni scorsi di non poter rispettare i tempi previsti, si terrà stamattina nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone la cerimonia del varo di Azura P&O, nuova nave da crociera in costruzione nel cantiere, gemella di Ventura, nave consegnata lo scorso anno alla società armatrice P&O Cruises. 
La cerimonia, che potrebbe avere come madrina la moglie del comandante designato della nave passeggeri, prenderà il via alle 10.20 con la “coin ceremony”, cioè la sistemazione di una moneta in segno di buon augurio ai piedi di quello che sulle navi tradizionali era l’albero maestro a cui seguirà alle 11 il varo vero e proprio che prevede il tradizionale taglio della cordicella che trattiene la bottiglia di spumante, che dovrà andare a rompersi sulla fiancata della nave.
Oltre ai rappresentanti della società armatrice, sarà presente alla cerimonia il direttore di stabilimento, Paolo Capobianco. La “Azura”, 116 mila tonnellate di stazza lorda, sarà completata all’inizio della prossima primavera, visto che la società armatrice ha programmato la partenza della crociera inaugurale, di 16 giorni nel Mediterraneo, per il 12 aprile del 2010. Potrà vantare un teatro da 800 posti sviluppato su due livelli, tre piscine principali, un grande schermo affacciato su una delle aree esterne dotate di piscina, mentre ad arricchire l’offerta enogastronomica (12 i bar e locali a bordo) ci sarà il ristorante Sindhu dello chef stella Michelin, Atul Kochhar.
Intanto mercoledì è giunta a Trieste la Carnival Dream, che con le sue 130mila tonnellate di stazza lorda è la più grande nave da crociera realizzata da Fincantieri. La Dream, lunga 306 metri, alta come un palazzo di 25 piani e larga poco meno di 50 metri, dopo la prima tranche di prove in mare degli scorsi giorni, si trova nel bacino dell’arsenale San Marco, dove sarà sottoposta alle operazioni di carenaggio e dove rimarrà fino a mercoledì, quando riprenderà il mare aperto per testare la capacità di velocità e le performance di navigazione.
Il colosso dei mari è dotata del caratteristico fumaiolo a coda di balena, ma ha anche una serie di scivoli degni di un parco acquatico. Il 2 luglio, invece, dovrebbe essere impostata la prima sezione di “Queen Elizabeth” che affonda le sue radici nella tradizione di Cunard, la cui prima unità dallo stesso nome comparve nel ’38, diventando la più grande nave di linea del momento. La “Queen” sarà lunga 294 metri, larga 32 e alta 54,5 dalla linea di galleggiamento. In tutto sarà in grado di trasportare 2.058 passeggeri che potranno contare sull’85% delle cabine affacciate all’esterno.
Dei grandi transatlantici del passato la “Queen” riprenderà la livrea nera e rossa che contraddistingue Cunard e grandi altezze negli spazi pubblici, ricchi decori e pannellature in legno, mosaici e candelieri e marmi. Rimandi all’Art deco renderanno quindi omaggio alla Queen Elizabeth “originale”, assieme, però, anche alla gamma di intrattenimenti che sarà offerta a bordo. Nello stesso tempo l’unità ricorderà i legami storici che Cunard può vantare con la famiglia reale britannica.
E così a bordo i passeggeri troveranno la Queens room, la tradizionale sala da ballo, da tremila metri quadri di superficie, che sarà tappezzata da vedute dei palazzi reali e fotografie della regina e della famiglia reale, mentre la Garden lounge, con il suo soffitto di vetro ricreerà l’ambiente di una serra ispirata alle “glass houses” dei Kew Gardens di Londra. (c.v.)

Il Piccolo, 26 giugno 2009
 
PANZANO  
Tregua armata della Fiom: non ci faremo intimidire dalle sparate di Fincantieri  
Il sindacato: senza fondamento la richiesta di risarcimento per presunti danni d’immagine  
Oggi la cerimonia del varo di ”Azura”. Proseguono i test della ”Carnival Dream”
 
 
di LAURA BLASICH

E’ una tregua armata quella che è in corso a Monfalcone tra Fiom-Cgil, che continua a ritenere aperta la vicenda del nuovo contratto integrativo, e Fincantieri, che intende avanzare nei confronti dell’organizzazione sindacale una richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro per i presunti danni d’immagine arrecati all’azienda a seguito delle azioni di protesta organizzate dalla Fiom. Nello stabilimento di Panzano in vista non ci sono oggi, nella cui mattinata avrà luogo la cerimonia del varo dell’Azura P&O, nuove iniziative di mobilitazione, stando a quanto affermato ieri dal segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto. Rimangono però da effettuare ancora 2 delle 8 ore di sciopero proclamate dall’organizzazione a livello di gruppo e la Fiom non sembra avere alcuna intenzione di non utilizzarle, a meno che la situazione in qualche modo non si sblocchi. «Abbiamo deciso di non effettuare nuove azioni nel periodo in cui la Dream effetua le prove a mare – ha detto ieri Casotto – e comunque le 2 ore vanno effettuate entro il 15 luglio». Sempre come deciso nell’ultima riunione del coordinamento nazionale per la cantieristica Fiom, che tornerà a riunirsi martedì, dopo che la riunione convocata per ieri è slittata a causa dell’indisponibilità di Casotto (impegnato in assemblee all’Ansaldo) e del segretario di Venezia. «Non è escluso che il coordinamento decida un ulteriore pacchetto di ore di sciopero, se Fincantieri non accetterà di riaprire il dialogo», ha aggiunto ieri Casotto. Intanto oggi scioperano gli aderenti alla Fiom delle sedi di Genova e Trieste, mentre la segreteria nazionale della Fiom ieri ha chiarito di considerare «priva di qualsiasi fondamento la richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro ventilata dai legali della Fincantieri nel processo per antisindacalità in atto contro l’azienda». «La Fiom ha semplicemente esercitato dei puri diritti costituzionali, di pensiero, parola e sciopero», sottolinea il segretario nazionale dell’organizzazione Giorgio Cremaschi, che ribadisce come la vertenza vada avanti. Secondo la Fiom la richiesta di Fincantieri è «la conferma piena della cultura e delle scelte antisindacali del gruppo». Dopo un accordo separato che «ha violato le più elementari regole di democrazia», tutte le azioni di protesta, rivendica la Fiom, sono state effettuate in un contesto di rispetto delle regole e delle leggi. «Peraltro la Fincantieri è stata più volte sanzionata dalla magistratura – aggiunge la segreteria nazionale della Fiom -, ultimo caso ad Ancona, che ha definito come antisindacali i suoi comportamenti tesi a limitare il diritto di sciopero. La minaccia dei danni è priva di qualsiasi fondamento giuridico e materiale, ma è, purtroppo l’ennesima dimostrazione che l’azienda ha intrapreso una strada di rottura e scontro con il più importante sindacato del gruppo e la grande maggioranza dei lavoratori. Non saranno certo atteggiamenti di questo genere che faranno deviare la Fiom dalla decisione di perseguire un accordo giusto e condiviso da tutti i lavoratori del gruppo». Fincantieri da parte sua ribatte di non perseguire alcuna politica antisindacale, sottolineando come la richiesta di risarcimento danni nei confronti di Fiom sia «al momento solo un’ipotesi percorribile». Fincantieri non ha quindi presentato alcuna istanza formale di risarcimento danni, che, comunque, secondo la società, rappresenterebbe «una risposta a un’azione giudiziaria avviata per iniziativa della Fiom». «Rispetto alla presunta infondatezza delle nostre azioni – conclude Fincantieri – crediamo che a esprimersi dovranno essere gli organismi preposti e non certo la Fiom». Intanto questa mattina lo stabilimento di Monfalcone festeggerà il primo contatto con il mare di una nuova grande nave passeggeri, l’”Azura P&O”, 116mila tonnellate di stazza lorda per 290 metri di lunghezza la cui consegna è programmata per l’inizio della primavera 2010. Alla cerimonia saranno presenti per l’armatore David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e Nigel Esdale, managing di director di P&O, mentre per Fincantieri è certa la partecipazione del direttore di stabilimento Paolo Capobianco.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
FINCANTIERI. MERCOLEDÌ UN’APPOSITA SEDUTA  
In Consiglio la vertenza Fiom-azienda
 
 
Del braccio di ferro tra Fiom-Cgil e Monfalcone si occuperà mercoledì prossimo il Consiglio comunale di Monfalcone, città la cui economia dipende ancora in buona parte dal cantiere navale e il cui assetto sociale è stato ed è largamente condizionato dalle necessità produttive dello stabilimento. La conferenza dei capigruppo consiliari giovedì sera ha deciso di dedicare un’intera seduta alla vertenza sul contratto integrativo che in queste ultime settimane si è intrecciata a importanti scadenze produttive dello stabilimento e alla prospettiva di uno scarico di lavoro per alcuni settori del cantiere già a partire dal prossimo autunno, anche nel caso in cui fosse chiuso un ordine in tempi medio-brevi. La discussione comunque partirà mercoledì dall’ordine del giorno presentato dal gruppo di Rifondazione comunista. A fronte della situazione creatasi nelle ultime settimane, secondo Rc, «le amministrazioni delle città dove questi cantieri sono insediate non possono ritenersi estranee a un processo che rischia di deteriorare i rapporti democratici e sindacali in uno dei maggiori gruppi industriali del Paese». Di fatto Rc chiede al sindaco di convocare il tavolo di coordinamento dei comuni delle città dei cantieri perché sostenga nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura delle trattative per arrivare a «un accordo efficace e sostenuto dalla maggioranza dei lavoratori», ma anche «l’applicazione di strumenti di democrazia sindacale per la verifica degli accordi contrattuali come modalità di risoluzione dei conflitti tra le parti». 
 
OGGI LA MAXI-NAVE PASSEGGERI LASCERÀ IL BACINO DELLA FINCANTIERI  
Tace la protesta, festa per il varo di «Azura»  
Rispettata la tregua annunciata dai metalmeccanici Cgil. Appello del direttore di stabilimento a un recupero di produttività
 
 
di LAURA BLASICH

Una nuova maxi-nave da crociera, la Azura P&O, è stata varata ieri nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. A vent’anni dall’impostazione della prima Crown Princess, che segnò l’inizio di una scommessa, vinta, per Fincantieri, cioé il rientro nella costruzioni di navi passeggeri, le prospettive si fanno altrettanto incerte per il cantiere navale, per il quale si profila in modo sempre più deciso uno scarico di lavoro a partire dall’autunno, perlomeno per alcuni settori. Anche se nuovi ordini fossero acquisita entro la fine dell’anno, come pare potrebbe avvenire. Il direttore dello stabilimento, Paolo Capobianco, nel suo intervento durante la cerimonia del varo di Azura, ha quindi lanciato un nuovo appello stare uniti nel puntare su un recupero di efficienza ritenuto necessario per poter rimanere sul mercato. «Purtroppo, come tutti sanno, anche noi oggi dobbiamo confrontarci con una situazione particolarmente delicata – ha detto – a seguito della crisi economica internazionale. Se finora questo stabilimento ha potuto contare su un portafoglio ordini solido, acquisito negli anni passati, è anche vero che al momento nuove commesse non ce ne sono e, se non ne arriveranno già nel breve-medio termine, non potremo garantire la saturazione di tutti i reparti della linea produttiva». Oggi, quindi, per Monfalcone, così come per altri stabilimenti del gruppo, ha aggiunto il direttore del cantiere navale, è «più che mai necessario puntare al recupero dell’efficienza così da metterci nella posizione di stimolare la domanda, offrendo navi a prezzi sempre più competitivi». «E’ questo il nostro obiettivo – ha aggiunto – e mi auguro che il nostro impegno sia condiviso a tutti i livelli dell’organizzazione». Il direttore ha quindi ringraziato, a nome del presidente di Fincantieri Corrado Antonini e dell’amministratore delegato Giuseppe Bono, tutte le maestranze che, si è detto sicuro Capobianco, porteranno a compimento un ottimo lavoro su Azura, «nonostante la recente tensione delle relazioni industriali di stabilimento». Di cui ieri non si è vista comunque traccia: la Fiom-Cgil, che ritene ancora del tutto aperta la vertenza sul contratto integrativo, frutto di un accordo separato con Fim, Uilm e Ugl, non ha effettuato alcuna iniziativa di protesta. E’ quanto del resto era stato preannunciato alla vigilia della cerimonia, sia a fronte dell’impegno rappresentato dalle prove in mare della Dream sia perché un nuovo coordinamento nazionale Fiom si terrà martedì a Roma. Da parte sua la società armatrice, per voce di David Dingle, Ceo di Carnival Uk, e di Nigel Esdale, managing director di P&O, ha confermato l’ottimo livello di collaborazione raggiunto con Fincantieri, che ha «compreso bene le esigenze dell’armatore rendendo Ventura un successo». «Ecco perché possiamo aspettare con fiducia la consegna di Azura, che di Ventura è gemella, nella prossima primavera», ha detto Dingle. Dopo la cerimonia di ieri, di cui è stata madrina Amanda Dowds, moglie del futuro comandante dell’unità, Keith Dowds, la nave passeggeri è attesa all’uscita dal bacino questa mattina, attorno alle 10.45, come indicato dall’ordinanza della Capitaneria di porto che vieta, dalle 10 e fino a conclusione delle operazioni, la sosta e la navigazione nel tratto di mare antistante le banchine della Fincantieri. Il secondo obiettivo del premio di programma, costituito appunto dal varo dell’Azura entro il 27 giugno, è stato centrato. A differenza, perlomeno secondo Fincantieri, del primo, l’uscita per le prove in mare della Dream, slittata di due giorni a causa degli scioperi Fiom, un’accusa che l’organizzazione ha respinto al mittente.

Il Piccolo, 30 giugno 2009 

HANNO ABBANDONATO LA TRATTATIVA. PARTI SEMPRE DISTANTI  
Fim, Fiom e Uilm ritrovano l’unità sindacale contro Fincantieri sul premio d’efficienza

Dopo mesi di contrastri, sul contratto integrativo, i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone ieri si sono mossi all’unisono nell’abbandonare il tavolo convocato dall’azienda per fare il punto sull’applicazione del premio di efficienza, sul quale le distanze rimangono tutte. A ricompattare i metalmeccanici di Cgil, Cisl e Uil è stata alla presenza all’incontro di tre delegati a nome della Failms-Cisal, mentre, secondo quanto deciso dalla commissione elettorale, dovrebbero essere due, riportando il numero complessivo a 21. Al momento i delegati sono invece 22, perché la Failms rivendica l’acquisizione di un terzo rappresentante dal 2008, da quando cioé un eletto con l’Ugl passò ai metalmeccanici della Cisal, e l’Ugl, da parte sua, non ha mai accettato di vedere stravolto il risultato del rinnovo della Rsu del 2007. “Non c’è nulla di personale nei confronti della Failms e del suo delegato – afferma il coordinatore della Fiom, Moreno Luxich – , ma non è possibile che esista questa confusione e che l’azienda gestisca le cose in questo modo”. Il coordinatore della Uilm, Luca Furlan, ieri ha sottolineato come fra l’altro si sia andati oltre l’accordo integrativo, che prevedeva per la commissione del premio di efficienza tre componenti delle Rsu e tre dell’azienda, decidendo di garantire un rappresentante per ogni organizzazione sindacale. “Ci siamo trovati invece con la presenza di tutti i componenti della Failms e senza che sia stata fatta rispettare la decisione della commissione elettorale – ha aggiunto Furlan -. Non ci pare un comportamento coerente da parte di una società che chiede rapporti chiari e collaborativi. Torneremo al tavolo quando Fincantieri chiarisce chi fa parte della Rsu”. Michele Zoff, coordinatore della Fim-Cisl, rileva come “a questo punto ognuno potrebbe sentirsi legittimato ad aumentare i propri delegati, a prescindere dal numero massimo di 21 previsto per lo stabilimento”. Doveva essere proprio la commissione elettorale e il comitato dei garanti interni alla Rsu di Fincantieri a decidere se la Failms-Cisal, sigla sorta dopo le elezioni della Rsu del cantiere navale del 2007, avesse diritto ad aumentare ancora il suo «peso» quanto a numero di delegati. È quanto aveva disposto il giudice del Lavoro del tribunale di Gorizia, cui la Failms si era rivolta. Il contenzioso, che ha coinvolto anche Fincantieri, era nato nel 2008, quando un delegato dell’Ugl aveva deciso di aderire alla Failms, diventandone quindi rappresentante nella Rsu. L’Ugl non aveva però abbozzato rispetto la scelta del suo ex iscritto e aveva nominato un nuovo delegato, difendendo, quindi, il risultato delle elezioni del 2007 e di conseguenza il numero di 3 rappresentanti dei lavoratori. A questo punto Fincantieri, a fronte dell’indicazione di un sostituto da parte dell’Ugl, aveva effettuato una comunicazione di presa d’atto, non riconoscendo implicitamente il delegato trasmigrato alla Failms, che aveva quindi deciso di ricorrere al giudice del Lavoro.

Messaggero Veneto, 03 luglio 2009
 
Comune, tavolo di confronto con Fincantieri 
 
MONFALCONE. È stata quasi una serata dedicata a Fincantieri, quella che ha visto riunito, l’altro giorno, il consiglio comunale di Monfalcone, che, partendo dalla discussione su un ordine del giorno presentato da Rc e dedicato a “Sostegno al lavoro e lavoratori Fincantieri” e a cui è stato contrapposto un altro documento presentato dal Pdl, è arrivato a parlare del peso economico e sociale che l’azienda rappresenta per la città, dello sviluppo portato dai cantieri, ma anche del disagio causato dal sistema produttivo con appalti e subappalti, dei riflessi della crisi economica e del pericolo concreto di scarico di lavoro con conseguente spettro di cassa integrazione, della tensione che in questi ultimi mesi ha caratterizzato il rapporto sindacati-lavoratori da una parte e azienda dall’altra a causa delle firma separata sul contratto integrativo, non condiviso dalla Fiom.
È stato ricordato anche come in occasione dell’ultimo sciopero davanti ai cancelli dello stabilimento sia comparsa la polizia in assetto antisommossa. Insomma, una serata che ha cercato di valutare a 360 gradi il significato della presenza Fincantieri a Monfalcone. Il documento di Rc, che è stato approvato con il voto positivo della maggioranza (“no” di Grassilli, Nicoli, Kulier, la Lega Nord non ha votato, mentre erano assenti i consiglieri che si identificano con l’Udc, Giorgio Pacor, Calzolari, Murgia e Antonaci) non chiedeva un voto sul contratto integrativo, «ma – come ha spiegato Alessandro Saullo di Rc – sul percorso travagliato tra lavoratori e azienda. Non vogliamo fare sindacato, ma politica, ma la città è preoccupata se vede la polizia davanti ai cancelli e la politica deve occuparsi del cantiere, deve dire che se non va bene se non c’è un accordo condiviso e deve capire quali possono essere le prospettive future».
L’odg, alla luce di tutti gli aspetti affrontati, impegna il sindaco a convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni della città dei cantieri e «a sostenere nelle sedi opportune la necessità di una immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace e condiviso». Chiede anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali, ma impegna anche sindaco e giunta a un dialogo sempre più proficuo con Fincantieri in modo da giungere a una constatazione della situazione economica generale dello stabilimento con attenzione a prospettive future, commesse e carichi di lavoro e soprattuto «garantire un’armoniosa coesistenza tra le esigenze della città e quelle dell’industria e lavorative, attraverso l’integrazione delle preoccupazioni di impatto sociale ed etico all’interno della visione strategica dell’impresa».
Articolato il dibattito, che ha visto intervenire tutte le forze politiche, in modo pacato e civile. Dura, tra queste, la posizione di Sergio Pacor (Lega Nord) che ha parlato di un’azienda in cui «non ci sono pié regole, né controlli. I problemi sociali della città sono responsabilità di Fincantieri: si deve capire che questa non è la città dei cantieri, ma la città con i cantieri. Tutto si sopporta perché tutto, si dice, dipende da Fincantieri, ma Monfalcone ha avuto ben poco vantaggio dal cantiere, ha prodotto ben poco benessere e il degrado della città è vergognoso».
È stato il sindaco, Gianfranco Pizzolitto, a sottolineare come sia stato opportuno affrontare l’argomento perché il Comune è “istituzione di prossimità” e deve occuparsi di temi che creano ansia nei cittadini. Il sindaco ha cercato con obiettività di toccare luci e ombre del rapporto con l’azienda, con cui «entro Natale dovremmo arrivare alla firma per la dismissione della piccola ferrovia che taglia la città. Sono dati che indicano che c’è una forte apertura e che la grande fabbrica non può andare in direzione diversa rispetto alla città. Rispetto alla tensione attuale per il contratto integrativo, non possiamo entrare nelle dinamiche sindacali, ma dobbiamo sollecitare una distensione».
Ha stigmatizzato comunque l’intervento della polizia in occasione dello sciopero, «intervento che poteva essere una provocazione, ma priva di senso».

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
SARÀ CONVOCATO IL COORDINAMENTO DELLE CITTÀ DOVE HANNO SEDE GLI STABILIMENTI DEL GRUPPO  
Pizzolitto mediatore tra Fincantieri e Fiom  
Il Consiglio comunale ha dato mandato al sindaco di promuovere un’azione di pacificazione
 
 
L’inasprirsi dello scontro tra Fincantieri e Fiom-Cgil sul nuovo contratto integrativo preoccupa Monfalcone, in cui è insediato il più grande cantiere del gruppo, anche a fronte del progressivo assottigliamento del portafoglio ordini dello stabilimento. A tal punto che il Consiglio comunale, ribadendo di non potere e non volere entrare nel merito di una vertenza che è e rimane sindacale, ha deciso nella seduta di giovedì sera di dare mandato al sindaco Gianfranco Pizzolitto di avviare un’azione di “pacificazione” tra le parti.
L’assemblea lo ha fatto a maggioranza (centrosinistra più l’esponente della lista civica Città Comune), approvando l’ordine del giorno presentato da Rifondazione comunista, che l’ha poi riveduto e corretto nel corso degli ultimi giorni per cercare di trovare il massimo consenso possibile in aula. Il sindaco dovrà quindi innanzitutto “convocare il tavolo di coordinamento delle amministrazioni delle città  dei cantieri e sostenere nelle sedi opportune la necessità di un’immediata riapertura del confronto per giungere a un accordo efficace largamente condiviso». Al primo cittadino viene chiesto però anche di agevolare la valutazione degli strumenti di democrazia sindacale più opportuni per la verifica degli accordi contrattuali in modo da trovare una più alta modalità  di risoluzione dei problemi ancora aperti. Sindaco e giunta dovranno però pure tentare di dare corpo a un dialogo sempre più proficuo con ”il mondo Fincantieri” viste le prospettive, al momento allarmanti, sul carico di lavoro e l’esigenza, tuttora presente, di arrivare a una coesistenza tra le necessità della città e quelle industriali e lavorative dello stabilimento. Nel corso del dibattito giovedì sera è ritornato del resto a galla, e in modo piuttosto trasversale, il nodo degli impatti prodotti su Monfalcone, 28mila abitanti, dalla presenza del cantiere, 5mila lavoratori, sul fronte dell’immigrazione, pressione sui servizi sociali, sanitari e scolastici, situazione abitativa. Un giudizio estremamente critico su quanto prodotto negli ultimi vent’anni dalle politiche di Fincantieri lo ha espresso ancora una volta la Lega Nord, che non ha voluto votare il documento, come del resto anche Giorgio Pacor dell’Udc, Cesare Calzolari, Giuliano Antonaci e Antonello Murgia dell’Unione di centro (che non si sono nemmeno presentati in aula).
«Abbiamo visto approvare molti ordini del giorno in questi anni, ma non abbiamo visto uscirne nulla di buono», ha sottolineato il capogruppo del Carroccio Sergio Pacor. Il documento presentato da Rc, invece, secondo il sindaco Pizzolitto, «risponde alla necessità di rompere il silenzio rispetto a una situazione che sta creando forte ansia in città». «Siamo l’istituzione di prossimità – ha detto il sindaco – e l’interesse della nostra gente non possiamo trascurarlo». Pur sottolineando i passi avanti compiuti nel rapporto con Fincantieri, che hanno prodotto gli accordi sul recupero delle case Spaini e degli ex alberghi e stanno per produrre un accordo quadro sulla nuova viabilità per lo stabilimento, il sindaco non ha nascosto la sua perplessità rispetto l’impiego di forze consistenti di polizia davanti agli ingressi dello stabilimento in concomitanza con l’ultimo sciopero indetto dalla Fiom. Pizzolitto ha ribadito come la volontà  dell’amministrazione e del Consiglio non sia quella di entrare in percorsi estranei all’ente locale, ma quella di «dare lo spunto per creare un contesto generale diverso e più sereno». L’approvazione dell’ordine del giorno di Rc ha fatto decadere quello presentato dal Pdl che al sindaco chiedeva invece di agire in modo «forte e autorevole» per promuovere la sottoscrizione dell’integrativo anche da parte della Fiom così da consentire alla società di rimanere sul mercato.
Laura Blasich

Il Piccolo, 08 luglio 2009 
 
FINCANTIERI: I NUMERI DELLO ”SCARICO DI LAVORO” 
Fra un anno il 10% a rischio-cassa  
A ottobre i primi 34 tra operai e impiegati fuori della produzione
 
 
di FABIO MALACREA

Se non dovessero andare in porto le trattative per nuove commesse, nello stabilimento di Panzano della Fincantieri, a ottobre di quest’anno lo scarico di lavoro interesserà 34 lavoratori, destinati a raddoppiare il mese successivo, fino a raggiungere il top di 508 a giugno del 2010, il 10% dell’intera forza-lavoro. Sono questi i numeri che Fincantieri ha fornito ieri alla Rsu e ai sindacati a margine della riunione programmata per discutere del premio di efficienza. Una ”fotografia” della situazione allo stato attuale, senza cioè nuove commesse all’orizzonte, che non significa – precisa l’azienda – automaticamente un ricorso alla cassa integrazione. Una contrazione del lavoro che, comunque, l’azienda intende affrontare in modo congiunturale e non strutturale in attesa che la crisi passi. La cassa integrazione, del resto, è già scattata a giugno nel cantiere di Castellammare di Stabia, ed è attesa a settembre a Sestri e a Palermo. Monfalcone si accoderebbe, assieme ai cantieri di Ancona, a ottobre. La data era stata anticipata di recente da Fincantieri che aveva parlato di primi ”scarichi” proprio a ottobre nei settori della progettazione e del taglio delle lamiere. Ora ci sono anche i numeri: all’inizio contenuti ma poi in crescita verticale e molto preoccupanti, pur in un cantiere che occupa oltre cinquemila lavoratori, tra ”diretti” e dell’appalto.
La lista parte dai 34 lavoratori di ottobre, ai 76 di novembre, ai 138 di dicembre. Una progressione al raddoppio che continua con i 200 di gennaio 2010, ai 259 di febbraio, ai 325 di marzo, ai 385 di aprile, fino ai 508 di giugno 2010, passando attraverso i 449 di maggio. A essere colpiti dallo scarico di lavoro e quindi da un possibile ricorso alla cassa integrazione, insomma, potrebbe essere, la prossima estate, il 10% dello stabilimento, tra impiegati e operai. Fincantieri non ha invece quantificato i periodi di cassa integrazione, auspicando che, comunque, siano i più brevi possibile. Tutto ciò, ha chiarito l’azienda, se non dovessero subentrare novità circa nuove commesse. E non sembra che attualmente ci siano le premesse per una schiarita su questo fronte visto che le trattative in corso non sembrano trovare sbocchi a breve termine.
«Sono numeri che mancano della considerazione del ”se” – ha commentato Moreno Luxich, coordinatore della Fiom nella Rsu -, numeri allarmistici che andavano trattati con maggiore prudenza da parte di un’azienda che ha la responsabilità di dare lavoro a Monfalcone a cinquemila persone. Sono numeri, oltretutto, che pongono delle serie responsabilità anche agli amministratori locali che rischiano di scottarsi presto con una patata bollente del genere tra le mani».
Preoccupazione è stata espressa dalla Failms: «Ci sono situazioni economiche insostenibili in cui i lavoratori – ha detto il coordinatore nella Rsu Mario Pizzolitto – non riescono più a ”sbarcare” il mese. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei Lavoratori». La Failms ha chiesto a Fincantieri di fornire quanto prima «informazioni spettanti per legge al sindacato»: schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, carichi di lavoro suddivisi per reparti. 
 
Finita la tregua, tornano i presìdi davanti al Cantiere 
 
A quasi un mese dalla precedente tornata di scioperi la Fiom-Cgil riprende la sua protesta venerdì con l’obiettivo di riaprire il tavolo di confronto sul contratto integrativo firmato da Fincantieri con Fim, Uilm e Ugl. Come da mandato del coordinamento nazionale per la cantieristica dell’organizzazione, la Fiom a livello locale dovrebbe esaurire il pacchetto di 8 ore di sciopero deciso a inizio giugno e quindi andare a effettuare 2 ore di astensione dal lavoro. Resta ancora da vedere con quali modalità. Non è escluso, come accaduto attorno a metà dello scorso mese, che possa essere effettuato il presidio dell’ingresso del cantiere navale di Panzano. «La vertenza sull’integrativo si sta intrecciando con il rinnovo del biennio economico del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici – afferma il segretario provinciale della Fiom, Thomas Casotto -. Per quanto ci riguarda terremo le assemblee con i lavoratori, anche di Fincantieri, entro il 28 luglio». Intanto la società sta ricorrendo alla cassa integrazione ordinaria a Castellamare e ha già previsto di utilizzare l’ammortizzatore sociale in altre realtà del gruppo. Il coordinamento nazionale Fiom ritiene però che «prima è necessario risolvere al più presto i problemi determinati dall’accordo separato, con una nuova intesa basata su soluzioni più giuste ed equilibrate, e immediatamente dopo è indispensabile convocare un tavolo nazionale per la gestione contrattata della crisi con l’obiettivo di evitare che l’attuale gestione della crisi da parte dell’azienda possa arrivare a configurare esuberi che in Fincantieri non ci sono e non ci saranno».
Se per lo stabilimento di Monfalcone la Cigo potrebbe aprirsi già in autunno per gli uffici tecnici, altre realtà del territorio la stanno prolungando a fronte della mancata ripresa degli ordini. Dopo la Sbe, anche la Detroit del gruppo de Rigo ha deciso di ricorrere a un nuovo periodo di Cigo: si tratta di 6 settimane a completamento delle 7 avviate a inizio maggio. La Cigo coinvolge, a rotazione, una quarantina dei 100 lavoratori dello stabilimento di Ronchi. Per Roen Est ci sarà invece una verifica sulla Cigo alla fine del mese. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009 
 
Monfalcone. Lo ha comunicato la stessa azienda in un incontro con le rappresentanze sindacali  
Fincantieri, rischio cassa integrazione
  
 
MONFALCONE. Da ottobre, anche nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone potrebbe arrivare la cassa integrazione.
Lo ha comunicato la stessa azienda nel corso di un incontro convocato dalla Direzione Fincantieri a cui sono state chiamate le Rappresentanze Sindacali Unitarie e voluto per informare i rappresentanti dei lavoratori in merito allo stato futuro di lavoro, futuro non certo roseo con l’ attuale situazione delle commesse e la previsione di un preoccupante scarico di lavoro.
«Prima che si arrivi alla cassa integrazione ordinaria, la Direzione ha voluto fornirci una ipotesi di situazione che potrebbe verificarsi in caso di mancate nuove acquisizioni di commesse, situazione determinata dalla crisi economica finanziaria di portata internazionale, che ha provocata discontinuità nei carichi di lavoro» spiega il coordinatore Failms nella Rsu, Mario Pizzolitto che fa anche un elenco ipotetico del numero di lavoratori che potrebbero essere interessati dalla cassa integrazione: in ottobre 2009, 34 lavoratori, seguiti da 76 nel novembre 2009, 138 per dicembre 2009. Nel 2010 si proseguirebbe con 200 persone a gennaio, 259 per febbraio, 325 per marzo, 385 per aprile, 449 per maggio, 508 in giugno.
Naturalmente Fincantieri dal canto suo auspica che ci siano acquisizioni di costruzioni entro tempi brevi e che il periodo di cassa integrazione siano le più brevi possibili
La Failms esprime preoccupazione, visto che già oggi esistono situazioni economiche insostenibili, con lavoratori che non riescono ad arrivare a fine mese. “Si prevedono periodi difficili. Abbiamo ribadito che il contratto integrativo entrato in vigore non ha portato nessun beneficio economico per la grande maggioranza dei lavoratori. Abbiamo rimarcato a Fincantieri – dice Pizzolitto – di fornire quanto prima informazioni spettanti per legge al Sindacato, quali le schede di commessa, gli organici suddivisi per dirigenti, quadri, impiegati, operai, i carichi di lavoro suddivisi per reparti e la formazione in corso nel 2009 per operai, impiegati e quadri”.
 

Il Piccolo, 10 luglio 2009 
 
INTEGRATIVO FINCANTIERI  
Sospesi sciopero e picchetti, giovedì incontro con l’azienda
 
 
Niente sciopero oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone. La Fiom-Cgil aveva proclamato una sospensione del lavoro di 3 ore a sostegno della sua vertenza per il rinnovo del contratto integrativo, ma ha deciso nella tarda mattinata di ieri di sospendere l’iniziativa a fronte della convocazione di un incontro da parte di Fincantieri per giovedì prossimo. «A seguito di questa convocazione – si legge in una brevissima nota dell’organizzazione sindacale – la segreteria nazionale della Fiom ha deciso di sospendere le iniziative di lotta previste per i prossimi giorni nel gruppo e di convocare per la giornata del 10 luglio il coordinamento nazionale. Questo ai fini di trovare una soluzione positiva al conflitto sindacale aperto». Anche i rappresentanti dei lavoratori dello stabilimento di Monfalcone saranno quindi oggi a Roma per il confronto interno che precederà la riapertura del dialogo con la società. Resta tutto da vedere l’esito dell’appuntamento della prossima settimana che arriva dopo mesi contrassegnati da uno scontro sempre più duro tra Fincantieri, che ha firmato l’integrativo il primo aprile con Fim, Uilm e Ugl, e la Fiom, che si è dichiarata contraria ai contenuti dell’intesa, chiedendo il referendum sull’accordo tra tutti i lavoratori o in alternativa la riapertura della trattativa.

Il Piccolo, 06 giugno 2009 
  
VARATE DUE NAVI COSTA  
Fincantieri, Bono: «Nel 2009 chiuderemo ancora in utile»
 
 
GENOVA «Chiuderemo in utile il 2009 nonostante la crisi e spero anche gli anni a venire». E’ quanto ha affermato l’amministratore delegato di Fincantieri, Giuseppe Bono, in occasione della conferenza stampa per il battesimo di Costa Luminosa e Costa Pacifica, le due navi consegnate dal gruppo cantieristico a Costa Crociere. L’ad del colosso della cantieristica ha anche confermato che «L’aumento di capitale (300 milioni per finanziare l’attività ndr) lo lanceremo. Sara’ sottoscritto dal nostro azionista Fintecna e quando ci sarà la ripresa faremo la quotazione che è decisamente necessaria per l’azienda»
Il manager ha voluto peraltro sottolineare come «siamo in un momento difficile. Bisognerebbe fare un appello per recuperare la competitività». Comunque «supereremo la crisi e ne usciremo più forti di prima».
Il manager ha sottolineato come «quelle delle navi e’ il settore piu’ complesso che mi e’ capitato di vedere. La consegna di due navi insieme implica notevoli difficoltà e quindi siamo molto soddisfatti per l’evento di oggi. Comunque è possibile fare meglio, dobbiamo farlo e lo faremo».
La crisi, ha proseguito Bono, «porta ad una serie di eventi negativi ma che possono rivelarsi opportunita’. Se si affrontano bene si esce più forti». L’ad si e’ detto «moderatamente fiducioso» ma soddisfatto di «aver lavorato in sinergia» con Costa Crociere e Bei (Banca europea degli investimenti) per il finanziamento che «non era un’operazione facile. Spero sara’ il primo e non l’ultimo». La Bei ha firmato un contratto con Costa Crociere per un prestito diretto di 550 milioni di euro per sostenere lo sviluppo della flotta (cinque nuove navi entro il 2012) per un investimento complessivo di 2,4 miliardi.
«Puntiamo a raggiungere l’obiettivo di 1,5 mln di clienti al 2010» e nel 2008 Costa Crociere ha toccato quota 1,2 mln di ospiti. Ha annunciato Pier Luigi Foschi, presidente e amministratore delegato di Costa Crociere.
«Lo sviluppo del nostro gruppo – ha spiegato Foschi – e’ stato di grandissimo significato negli ultimi 10 anni. Ci siamo scavati uno spazio molto importante in tutto il mondo e siamo diventati il piu’ grande esportatore di turismo». Il manager ha aggiunto come Costa Crociere muova in Italia un’economia da 1,1 mld euro. Dal 2000 al 2012 sono stati investiti circa 5,5 mld euro e «ci tengo a sottolineare l’impegno economico del gruppo aanche in un momento di crisi da cui noi non siamo immuni». Entro il 2012 avremo 5 nuove navi, «tutte ordinate a Fincantieri, per dimostrare il sodalizio tra queste due imprese».
 

Il Piccolo, 05 giugno 2009

CONTRATTO FINCANTIERI  
 
La Fiom-Cgil mantiene aperta la vertenza sul nuovo contratto integrativo di Fincantieri, che il primo aprile è stato sottoscritto con la società da Fim, Uilm e Ugl. Il coordinamento nazionale dell’organizzazione ha deciso un ulteriore pacchetto di 8 ore di sciopero da effettuare entro la metà di luglio, utilizzando il massimo dell’articolazione possibile per rendere il più efficaci possibile le astensioni dal lavoro. La Fiom riconferma però anche lo sciopero dello straordinario e della flessbilità, sottolineando inoltre che eventuali intese a livello di stabilimento non dovranno avere alcun riferimento all’accordo separato del primo aprile, di cui l’organizzazione non riconosce la validità. A Monfalcone, dov’è insediato il più grande cantiere del gruppo, le Rsu e la segreteria provinciale della Fiom decideranno nell’arco dei prossimi giorni come utilizzare il pacchetto di ore di sciopero, tenendo com’è logico presenti le importanti scadenze produttive che vedranno lo stabilimento impegnato questo mese. Il 19 giugno è attesa l’uscita della Carnival Dream per i test tecnici in mare, mentre per il 27 è programmato il varo della Azura P&O. Continua intanto lo stato di tensione nell’officina navale e nell’area di preffabricazione dello stabilimento. A sostenerlo è la Failms-Cisal che ne addebita la causa all’attuale gestione dell’area «centro manufatti scalo». Al di là dello spostamento a turno giornaliero di diversi lavoratori, la Failms segnala le reali difficoltà degli addetti a rimanere nel tempo concesso per la pausa mensa. «Nella mezz’ora prevista il lavoratore deve mettere in sicurezza le macchine – afferma il coordinatore della Failms nella Rsu di stabilimento Mario Pizzolitto -, lavarsi, prendere il mezzo, affrontare una fila chilometrica in mensa e riprendere il bus per tornare sul posto di lavoro, senza sgarrare di un minuto, perché altrimenti scatta il rapporto disciplinare». La Failms chiede quindi se Fincantieri non abbia pensato magari a riattivare la mensa nella Salderia B.
 

Il Piccolo, 03 giugno 2009

Integrativo, summit Fiom a Roma  
Presente alla trattativa anche la Rsu dello stabilimento di Panzano
 
 
Si riunisce oggi a Roma, presente il segretario generale Gianni Rinaldini, il coordinamento nazionale Fiom Fincantieri per decidere le iniziative sulla vertenza-integrativo, dopo la firma separata delle organizzazioni sindacali.
Sarà presente anche una delegazione dello stabilimento navale di Monfalcone. «L’incontro servirà a decidere come proseguire la vertenza che per noi è aperta e sostenuta dalla gran parte dei lavoratori», afferma il coordinatore Fiom nella Rsu Moreno Luxich. Amarezza invece viene espressa da Luxich per il fatto che «in questo periodo elettorale, tutte le forze politiche ci abbiano contattato, tranne il Pd». Intanto la Fiom, come preannunciato dal segretario confederale Giorgio Cremaschi, ha denunciato Fincantieri per attività antisindacale. «Va segnalato in particolare il contrasto evidente tra quanto sancito dal contratto dei metalmeccanici rinnovato il 20 gennaio 2008 e il comportamento di Fincantieri in questa vertenza», aveva affermato Cremaschi il 22 maggio scorso. Secondo lo stesso Cremaschi, il contratto stabilisce che i programmi produttivi che servono a calcolare del premio di risultato devono essere concordati, mentre quelli previsti per l’accordo separato non possono esserlo per tre ragioni: non hanno avuto il consenso del sindacato più rappresentativo, non sono stati validati dal voto referendario, la maggioranza assoluta delle Rsu ha sottoscritto un testo in cui dichiara di non approvare l’accordo.
 

Messaggero Veneto, 03 giugno 2009 
 
Fiom, oggi vertice nazionale su Fincantieri 
 
MONFALCONE. Si riunirà oggi a Roma, alla presenza del segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini, il coordinamento nazionale Fiom del gruppo Fincantieri, incontro già annunciato dopo l’imponente sciopero dello scorso 22 maggio a Trieste e voluto per decidere le iniziative necessarie a dare continuità alla vertenza sul contratto integrativo, inaspritasi soprattutto dopo la firma separate delle organizzazioni sindacali.
Tra i presenti al tavolo romano anche i rappresentanti Rsu Fiom dello stabilimento navale di Monfalcone. «Il coordinamento si riunisce dopo la grande manifestazione di Trieste, che è stata un successo, anche per la dignità dimostrata dai lavoratori – dice il coordinatore Fiom nella Rsu di Monfalcone, Moreno Luxich –. L’incontro servirà per decidere come proseguire la vertenza che per noi è aperta e sostenuta, ci tengo a sottolinearlo, dalla gran parte dei lavoratori. È arrivato il momento di decidere perché la vertenza deve avere una soluzione».
Amara invece la constatazione di Luxich in merito al fatto che, in questo periodo elettorale, «tutte le forze politiche in campo, candidate alle elezioni europee, ci hanno contattato, tranne i rappresentanti del Partito democratico. Ripeto, le Rsu hanno incontrato tutti, tranne rappresentanti e candidati del Pd».
Intanto, nelle settimane scorse Fiom, come annunciato dal segretario confederale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi, ha denunciato Fincantieri per attività antisindacale. «Ci riferiremo, in particolare, al contrasto evidente che c’è tra quanto sancito dal Contratto dei metalmeccanici rinnovato il 20 gennaio dell’anno scorso e il comportamento di Fincantieri in questa vertenza», ha affermato Cremaschi nel corso dello sciopero del 22 maggio.
«Infatti, il Contratto stabilisce che i programmi produttivi che servono per il calcolo del Premio di risultato devono essere concordati. Ma i programmi previsti per questo accordo separato non possono essere concordati per tre motivi: primo, non hanno avuto il consenso del sindacato maggiormente rappresentativo, cioè Fiom-Cgil. Secondo, non sono stati convalidati dal voto referendario dei lavoratori dal momento che nessun referendum è stato indetto. Terzo – ha concluso –, la maggioranza assoluta delle Rsu ha sottoscritto un testo in cui dichiara che non approva l’accordo del 1º aprile».
 

Il Piccolo, 26 maggio 2009 
  
IL COLOSSO CANTIERISTICO VERSO LA RICONFERMA DEL MANAGEMENT: IN GIUGNO IL CDA SUI VERTICI  
Fincantieri, rotta negli Usa. Bono resta al timone  
Il gruppo triestino con Boeing punta alla costruzione di una flotta di 80 hovercraft
 
 
di LAURA BLASICH

MONFALCONE In stallo la quotazione in Borsa, congelata per ora anche la cessione di una quota minoritaria della società, ma alle spalle la firma del nuovo contratto integrativo di gruppo e l’ingresso sempre più deciso nel settore militare Usa, Fincantieri si avvia al rinnovo dei suoi vertici che sembra improntato a una linea di continuità. Perlomeno per quel che riguarda l’incarico di amministratore delegato che sarà riaffidato a Giuseppe Bono, da sette anni alla guida della società di cui ha consolidato il ruolo di leader mondiale nel settore del cruise, diversificando però la produzione con l’avvio della costruzione di maxi-yacht e sostenendo strategie di “globalizzazione” di Fincantieri, con l’espansione oltreoceano.
Dal Cda, che tre anni fa su indicazione dell’allora ministro dell’Economia scende da 11 a 7 componenti, dovrebbe invece uscire Luciano Rebulla, monfalconese, amministratore delegato di Friulia Lis, nel 2006 indicato dalla Regione, allora governata dal centrosinistra. Una data per la nomina del nuovo Consiglio di amministrazione da parte dell’assemblea dei soci ancora non c’è, fa sapere Fincantieri, ma, a questo punto, è probabile se ne parli solo dopo l’inizio di giugno e quindi le elezioni europee. Per la Fiom-Cgil, che sui contenuti del nuovo contratto integrativo ha intavolato un duro braccio di ferro con la società, l’interlocutore non pare quindi destinato a cambiare, anche se Fincantieri sembra aver assunto una linea più “morbida”, pur ribadendo di non avere alcuna intenzione di rimettere in discussione l’impianto dell’accordo aziendale. La società ribadisce però la propria disponibilità a discutere con il sindacato, tutto, di “problemi concreti, a iniziare da quelli della sicurezza”.
Già entro la fine del mese, però, dovrebbero essere avviati i confronti di stabilimento per scattare la fotografia dei risultati raggiunti e delle criticità esistenti necessaria a stabilire i criteri per raggiungere l’obiettivo incluso nel contratto integrativo e che Fincantieri ritiene fondamentale, cioé il recupero di 20 punti di produttività, per poter mantenere le posizioni acquisite e superare la crisi. Che c’è, anche nel settore della crocieristica. Il Clia (Cruise lines international association) prevede per il 2009 il raggiungimento di un target di 13,5 milioni di passeggeri, con una crescita del 2,3% rispetto ai 12,56 milioni del 2008, mentre il tasso di crescita degli anni precedenti si avvicinava all’8%. Si profila quindi una sovracapacità produttiva della cantieristica europea, anche perché le società con le spalle meno larghe dal punto di vista finanziario stanno faticando pure a mantenere gli impegni presi. La diretta conseguenza sta nel crollo degli ordini: nel 2008 sono state ordinate solo tre navi di dimensione superiore a 10mila tonnellate di stazza lorda contro le 16 del 2007 e le 13 del 2006. Nel 2009 non è stato ancora effettuato alcun ordine nel settore del cruise, mentre due operazioni importanti sono state messe a segno durante questo mese nel segmento militare: la consegna del primo dei quattro pattugliatori 701 “Fatah” alla marina irachena e l’alleanza, quella con Boeing, per aggiudicarsi dal Pentagono la costruzione della nuova flotta di hovercraft, 80 unità per un valore di 4 miliardi di dollari, che la Us Navy utilizzerà nei prossimi anni. In questo quadro e nonostante i segnali in qualche modo più distensivi provenienti da Fincantieri, la Fiom-Cgil non abbandona la battaglia sull’integrativo. «All’azienda, dopo la manifestazione di venerdì scorso, diamo qualche giorno di tempo per riflettere – afferma il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi. Nel caso in cui non ci sia la volontà di convocare un incontro partiremo con un programma di lotta molto duro». 

Il Piccolo, 23 maggio 2009 
 
CORTEO LUNGO LE VIE DELLA CITTÀ E DAVANTI ALLA SEDE SOCIETARIA. TRIESTE PARALIZZATA  
Fincantieri, da Trieste la Fiom lancia la sfida  
Duemila i partecipanti, ma per la questura solo la metà. La Uilm attacca: «È stato un fallimento» 
 
di MADDALENA REBECCA

TRIESTE «Ci hanno dipinto come un gruppo di facinorosi, pericolosi e irresponsabili. L’hanno fatto nella speranza di togliere credibilità alle nostre critiche sull’integrativo e ridurci al silenzio. Ma il loro piano è fallito e continuerà a fallire, perchè da qui, da Trieste, prenderà il via una nuova stagione di battaglie». Parola del popolo Fiom che ieri, nella città che ospita la sede di Fincantieri, ha messo in scena una protesta vibrante, sentita e, a dispetto delle tante Cassandre, senza disordini o scontri. Una protesta che, però, bloccando la circolazione nel tratto tra piazza Libertà e piazza Tommaseo, ha di fatto paralizzato il traffico cittadino e costretto decine di automobilisti a snervanti attese e altrettanto lunghe deviazioni.
LA GUERRA DELLE CIFRE Inevitabili, visti anche i tanti riflettori accessi sulla manifestazione, i balletti delle cifre e i distinguo sulla riuscita o meno dell’evento. I vertici della Fiom- Cgil parlano di oltre 2 mila partecipanti al corteo (1100 secondo la questura), e di un’adesione allo sciopero nazionale superiore al 90%, mentre per Mario Ghini, segretario nazionale della Uilm, «la mobilitazione ha coinvolto appena il 35% delle maestranze e si è rivelata un fallimento». Giudizio quest’ultimo in linea con quello espresso dall’azienda: «La scarsissima adesione si commenta da sola. I dipendenti Fincantieri scesi in strada a Trieste sono stati meno di 400 e alla cifra fornita dalla questura si è arrivati solo grazie alla presenza di lavoratori di altre ditte (dalla System sensor alla Safilo ndr). Pensiamo quindi di poter affermare – sottolinea ancora il gruppo di Bono – che la partecipazione è stata molto inferiore alle attese della Fiom».
UNA MANIFESTAZIONE PACIFICA Su un punto, però, tutte le voci hanno dovuto convenire: il corteo si è svolto pacificamente e, se si escludono il lancio di un petardo e l’accensione di un paio di fumogeni, senza alcun tipo di provocazione. Nessuno dei metalmeccanici arrivati a Trieste da mezza Italia, nemmeno i vulcanici operai dello stabilimento di Castellammare di Stabia – considerati «teste calde» e guardati a vista dall’imponente apparato di sicurezza composto da polizia, finanza e carabinieri in tenuta anti-sommossa -, è caduto nella trappola della tensione alimentata da certe dichiarazioni della vigilia. E anche la tentazione di scavalcare le transenne poste a protezione del quartier generale dell’azienda, è stata lasciata cadere.
IL SERVIZIO D’ORDINE Merito, va detto, anche di un attento servizio d’ordine interno, affidato ad alcuni iscritti con t-shirt rossa e scritta nera sul fianco, incaricati di calmare gli spiriti più accesi. Sono stati loro a far ripartire il serpentone e a disperdere alcuni gruppetti particolarmente agguerriti quando, sotto le finestre del quartier generale di via Genova, sono partiti incitamenti a «portare la lotta dentro al palazzo del potere, dove siedono dirigenti che si sono regalati aumenti di 18 mila mentre ai lavoratori pretendono di imporre premi di produzione da elemosina». Appelli che alla fine, appunto, sono caduti nel vuoto e hanno prodotto soltanto fischi e slogan (da «vergogna, vergogna» a «coniglio alza la voce») rivolti verso gli uffici Fincantieri, e l’accensione di un fumogeno rosso davanti al balcone in cui sventolava il simbolo del gruppo.
POLIZIA: NESSUN INTERVENTO Nulla insomma che abbia richiesto l’intervento dei trenta militari in tenuta antisommossa schierati a difesa dell’edificio di via Genova. Una presenza, la loro, ampiamente contestata dai vertici del sindacato. «È stata una pura dimostrazione muscolare che, peraltro, rischiava di essere anche controproducente – ha commentato il segretario regionale della Cgil Franco Belci -. Tecnicamente infatti, in caso di scontri, quel tipo di schieramento si sarebbe rivelato del tutto inadeguato. Ma non ce n’è stato comunque bisogno visto che il sindacato ha dato prova di come, anche in un momento di aspra conflittualità, la protesta possa essere gestita con senso di responsabilità». «I metalmeccanini hanno fatto sentire forte e chiara la loro voce scrollandosi di dosso l’etichetta di soggetti pericolosi – hanno sottolineato durante il comizio finale in piazza della Borsa gli esponenti Fiom, introdotti dal triestino Antonio Saulle -. La campagna allarmistica dell’amministratore delegato Bono e le voci messe in giro ad arte da più parti (voci secondo le quali tra i manifestanti si sarebbero infiltrati dei disobbedienti del Veneto ndr) – insomma, si sono rivelate del tutto infondate».
TRIESTE PARALIZZATA A verificarsi puntualmente, invece, sono state le previsioni di chi ipotizzava una giornata di fuoco sul fronte della viabilità. La partenza del corteo da piazza Libertà ha costretto infatti a chiudere fin dal primo mattino l’accesso alla città da viale Miramare. Le auto dirette verso il centro sono state così deviate verso via Udine, con inevitabili ingorghi già all’altezza di largo Roiano. Nel senso opposto, il blocco è scattato all’altezza di piazza Dalmazia e tutti i veicoli diretti verso le Rive o la Costiera sono state fatte salire nella stretta via Martiri della Libertà. Risultato, auto in coda non solo in via Carducci, ma in Barriera e, addirittura viale d’Annunzio.
 
IL GRUPPO DI BONO CHIEDE DI RIAPRIRE IL TAVOLO SULLA SICUREZZA SUL LAVORO  
L’azienda: pronti al dialogo ma non sul contratto  
A Castellammare parte la cassa integrazione: «Discutiamo come superare la crisi»
  
 
di PIERCARLO FIUMANÓ

TRIESTE «Non siamo arroccati sulle nostre posizioni. Siamo pronti a confrontarci con il sindacato sulle questioni legate all’andamento industriale, alla produttività e al recupero di efficienza»: all’indomani della manifestazione nel quartier generale della Fincantieri nulla è cambiato. Resta una apertura sostanziale al dialogo ma senza modificare la linea sin qui assunta: il contratto integrativo non si discute. Anzi a Trieste la percezione è quella di una «perdita di consenso» all’interno degli stessi iscritti alla Fiom sulla linea intransigente sin qui assunta dai metalmeccanici: «Ribadiamo la nostra disponibilità a una nuova fase di confronto su temi industriali concreti come la sicurezza sui luoghi di lavoro (come trovare un accordo per la formazione dei Rls, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza)».
Fincantieri, su questo tema, ricorda che per quanto riguarda la gestione degli appalti i sindacati hanno disertato l’incontro convocato due giorni fa dalla prefetturta di Gorizia per fare il punto sull’attuazione del protocollo di trasparenza: «Serve un momento di confronto comune. La gestione degli incarichi di lavoro e l’adozione degli strumenti congiunturali per superare la crisi sono temi cruciali».
L’azienda si prepara intanto ad affrontare gli effetti collaterali della crisi che ha colpito la cantieristica: giovedì si è svolto a Napoli nella sede di Assindustria un tavolo di confronto sulla cassa integrazione che fra poco partirà nei cantieri di Castellammare di Stabia. A breve altri incontri si terranno ad Ancona, Sestri Ponente e Palermo. In autunno, in assenza di nuove acquisizioni, altri stabilimenti del gruppo dovranno affrontare la gestione degli incarichi legati a eventuali provvedimenti di cassa integrazione. Tagli in vista? «Non abbiamo mai parlato di tagli o di chiusure di cantieri ma solo provvedimenti temporanei legati al superamento di questa fase delicata», afferma il portavoce della Fincantieri. L’azienda non fornisce cifre: «Sono decisioni legate alla gestione dell’andamento industriale e congiunturale. Ne abbiamo già discusso con i sindacati durante il confronto sull’integrativo».
 
Ferrero: «La democrazia è un fastidio per il premier»  
Il segretario di Rc al corteo cittadino: «Siamo come nel biennio che ha preceduto il fascismo»
 
 
di ROBERTO URIZIO

TRIESTE Ha sfilato nel corteo di ieri mattina della Fiom «perché sto dalla parte di chi continua a fare il sindacato dalla parte dei lavoratori». Non una mossa elettoralistica, come sindacalisti di altre sigle hanno accusato, quella di Paolo Ferrero, segretario di Rifondazione Comunista che non ha da farsi eleggere non essendo nelle liste del suo partito per le prossime europee. Ma non ha risparmiato forti critiche al governo: «Siamo in una situazione analoga a quella che precedette l’avvento del fascismo in Italia».
La vicenda Fincantieri sta accentuando le crepe tra i diversi sindacati. Un pericolo per il lavoro?
«Quella della Fincantieri è una situazione incredibile; parliamo di un’azienda dello Stato che ha una quantità pazzesca di precariato con rischi sul piano della sicurezza e concorrenza salariale. L’accordo riversa sui lavoratori il problema della produttività quando invece andrebbe affrontato con investimenti».
Gli altri sindacati non fanno?
«La maggioranza delle Rsu non hanno firmato l’accordo, la soluzione migliore e più democratica sarebbe il referendum che chiede la Fiom. Quanto a Cisl e Uil, non si comportano da sindacato ma mantengono posizioni di rendita per seguire un disegno politico aldilà dei bisogni dei lavoratori. Stanno perfettamente all’interno del clima da regime che vive il Paese».
Le dichiarazioni di Berlusconi sulla magistratura e sul Parlamento sono segno del clima che lei respira? «La democrazia è un fastidio per il Presidente del Consiglio e quindi piovono gli attacchi ai magistrati di sinistra e alle Camere. Questa è l’Italia di Berlusconi».
I numeri dicono che la crisi è ancora forte. L’Italia in che condizione è?
«Che l’Italia stia meglio degli altri è una fiaba che racconta Berlusconi. In realtà stiamo male e di questo passo ne usciremo peggio. Se non si interviene per sostenere i salari e redistribuire la ricchezza non si ricrea un mercato nazionale e quindi non ci sono le basi per uscire dalla crisi. Berlusconi fa una politica opposta che porterà a tenere bassi i consumi».
L’attivismo di Marchionne e della Fiat è un possibile riscatto o una fonte di rischi?
«Stati Uniti e Germani giustamente chiedono garanzie che Marchionne sta accettando. Ma il prodotto del nuovo soggetto non sarà la somma dei tre originari e quindi il rischio è che ci siano ripercussioni sul lavoro e sugli stabilimenti italiani. E, visti gli scarsi investimenti di Fiat sulla ricerca, il pericolo è che la testa della compagnia vada altrove con ripercussioni ancora sulla qualità del lavoro e sui salari con la prospettiva di un inasprimento della ”guerra tra poveri” sul quale poi si fondano sentimenti di razzismo a cui abbiamo assistito recentemente. Si usano 250 disperati come capro espiatorio mentre invece si perdono quotidianamente 300 posti di lavoro e, se continueremo a non investire nella ricerca, raggiungeremo il milione di posti persi».
Alla vigilia delle elezioni gli ultimi sondaggi danno Rifondazione con il Pdci appena sotto al 4% e Sinistra e Libertà poco sopra il 3%. Non sarebbe una beffa avere due forze di sinistra fuori dal Parlamento Europeo per pochi voti?
«Vogliamo costruire una sinistra alternativa ad un Pd che si occupa di cose inessenziali e che è subalterno a Confindustria e Vaticano. Noi abbiamo scelto una strada che richiamasse a storia e valori della sinistra, altri hanno preferito un cartello elettorale per cercare di arrivare al 4%».
 
I VOLTI DELLA PROTESTA  
Da Akhmir a Beppe: «Noi, gli invisibili»
 

TRIESTE Akhmir, bandiera rosso Fiom in mano e kefia arrotolata attorno alla vita, viene dal Senegal. Ha 23 anni e la lotta di classe, espressione riecheggiata più volte alla vigilia della manifestazione triestina, non sa nemmeno cosa sia. «Però – racconta a chi sceglie di fare un pezzo di strada con lui dentro al corteo – so bene cosa si prova a sentirsi invisibili dentro un’azienda». Una consapevolezza che lo accomuna ai tanti precari stranieri arrivati da tutta Italia – da Palermo a Bari, da Ancora a Marghera -, per rivendicare il diritto dei lavoratori Fincantieri «a contare di più». Come gli scatenati ragazzi dello Sry Lanka che, emulando gli «Stomp», battono sui bidoni di latta al ritmo di «Bella ciao» in versione ska. O come i «fratelli bengalesi», per dirla con il sindacalista Giulio Troccoli, che reggono con orgoglio e attenzione lo striscione dello stabilimento di Sestri.
Le loro ragioni di lavoratori giovani e senza certezze, e soprattutto senza possibilità d’accesso all’integrativo tanto contestato, si incrociano a Trieste con l’esperienza disincantata dei tanti operai che i cantieri li frequentano da una vita. Uomini grandi e grossi con draghi tatuati sulle braccia accanto a fisici più esili, vestiti con i ”fratini” catarifrangenti e marsupi carichi di panini. Persone a cui, si capisce dagli scampoli di conversazione carpiti qua e là, far navi alla fin fine piace. «E visto che noi le costruiamo – tuona un ”compagno” di Marghera -, noi decidiamo gli accordi». Uno slogan che strappa l’applauso delle tute blu che marciano vicino a lui, e riassume alla perfezione il pensiero di chi ha scelto di muoversi sotto le insegne della Fiom. Un sindacato indiscutibilmente più duro di molti altri, visto per questo come una polveriera pronta a saltare da un momento all’altro. «Ma se difendere senza cedimenti la dignità del lavoro signfica essere pericolosi allora sì, noi siamo pericolosi – sbotta Beppe, un metalmeccanico di Castellammare. Lo stesso che, assieme al rappresentante Rsu che poco dopo salirà sul palco, davanti alla sede di via Genova rivolge epiteti poco gentili alla volta dell’ad Bono e butta una bottiglietta d’acqua vuota oltre le transenne. Ma al di là di quello, almeno a Trieste, la rabbia non va. E il corteodiventa anche un momento di festa, un’occasione per scambiare battute con vecchi colleghi e fare qualche foto ricordo con i big del giorno. Come i ragazzi dell’Isotta Fraschini che, avvistato il segretario di Rifondazione in piazza Libertà urlano: «Compagno Ferrero, un bel sorriso, possibilmente non di circostanza». I duri e puri della Fiom sono anche questo. «Ma meglio di tutti sono quelli della Fiat – sentenzia l’ambulante arrivato alla manifestazione carico di fischietti in vendita a 1 euro -. Con loro sabato a Torino ho fatto ottimi affari. Con questi qui invece…» (m.r.)

Il Piccolo, 23 maggio 2009

In riferimento alla riunione sul Protocollo di legalità e trasparenza che si è tenuta in Prefettura e la sorpresa di Fincantieri per l’assenza delle organizzazioni sindacali, manifestata a mezzo stampa, della quale siamo esterefatti in quanto avevamo per tempo informato della nostra indisponibilità e di quella dei metalmeccanici, intendiamo chiarire quanto segue.
Successivamente alla convocazione, Cgil, Cisl e Uil UIL provinciali inviavano un fax alla Prefettura comunicando che impegni inderogabili precedentemente presi (fuori regione) rendevano impossibile la loro presenza alla riunione prevista per il giorno 20 e contemporaneamente indicavano una serie di altre date alternative al fine di ottimizzare i tempi per una riconvocazione.
A seguito di tale segnalazione ci attendevamo un rinvio della riunione, anche in considerazione del fatto che i primi promotori e sostenitori del Protocollo di trasparenza e legalità, i primi a crederci, tra indicibili difficoltà e rinvii nell’avviarlo, siamo stati sicuramente noi assieme alla categoria dei metalmeccanici.
Proprio per tali considerazioni ci sembra perlomeno indelicato se non inopportuno aver svolto comunque la riunione senza le organizzazioni sindacali e, con rammarico, ne prendiamo atto.
Per quanto riguarda la sorpresa di Fincantieri per la mancata partecipazione dei sindacati al tavolo, riteniamo che la Direzione dello stabilimento monfalconese anziché polemizzare velatamente su questo, dovrebbe iniziare a entrare nel merito della questione appalti, considerato il “disagio” dei lavoratori delle ditte ed il fatto che non è ancora chiara qual è la reale volontà di Fincantieri di collaborare per rendere più trasparente la gestione dell’indotto.
Infine riteniamo che, comunque prima di questa riunione, considerate anche le conclusioni dell’incontro di dicembre 2008, ci sia la necessità di un incontro del sindacato di categoria con il “Gruppo ispettivo misto”, in quanto è sicuramente quello l’ambito dove si devono denunciare le ditte che hanno comportamenti anomali.
Un tanto per opportuna chiarezza.
Le segreterie provinciali di Cgil Cisl e Uil

Il Piccolo, 22 maggio 2009 
 
LA PROTESTA NEI CANTIERI 
Rinaldini: «La sfida sui contratti parte da Trieste»  
Il gruppo di Bono: «È una deriva politica». In corteo anche il segretario di Rc Ferrero
  
 
di PIERCARLO FIUMANÓ

TRIESTE «La vertenza Fincantieri è di assoluto rilievo. Confindustria e il governo stanno approfittando della crisi economica per fare accordi separati contro i lavoratori»: da Bruxelles il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini lancia il guanto di sfida mentre oggi a Trieste si svolgerà la manifestazione nazionale organizzata dai metalmeccanici nell’ambito della dura vertenza sul contratto integrativo del gruppo triestino. Fincantieri attacca la Fiom colpevole di avere trasformato la vertenza nel «campo di battaglia di una guerra di classe». E a Trieste si stigmatizza il fatto che alla manifestazione di oggi partecipi anche il segretario nazionale di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. La conferma, avvertita ai piani alti del gruppo triestino, che la vicenda si sia trasformata in una «deriva politica». Rinaldini replica: «A Trieste è stato sottoscritto un accordo un accordo da parte di alcune organizzazioni sindacali senza la firma della Rsu e della Fiom e quindi della maggioranza dei lavoratori: l’unica alternativa è il referendum».
Il segretario generale della Fiom è convinto che l’intensità della crisi si stia aggravando: «Sta aumentando la cassa integrazione in siderurgia. Mi sembra un segnale grave. È una crisi drammatica e sconosciuta dal dopoguerra in poi. Nonostante ciò non c’è stato da parte del governo alcun intervento per affrontare l’emergenza sociale che abbia le stesse caratteristiche degli interventi che invece sono stati decisi per il sistema finanziario». Rinaldini considera così la vertenza Fincantieri come una conseguenza diretta dell’accordo separato del luglio scorso sulla riforma contrattuale che ha escluso la Cgil di Epifani: «È un fatto grave che non ha precedenti nella storia del Paese e inevitabilmente avrà ricadute sui contratti. Confindustria e governo hanno fatto una scelta irresponsabile».
Ma il sindacato resta diviso. A Trieste si sottolinea che nei vari stabilimenti del gruppo (da Sestri a Palermo) anche le Rsu della Fiom stanno sottoscrivendo gli accordi previsti dall’integrativo. La Fiom rilancia e propone il «modello Piaggio» anche a Trieste: «Facciamo un referendum nelle fabbriche». «Ci siamo confrontati con cinque piattaforme diverse -replica la Fincantieri- e questo è un accordo approvato da Fim, Uilm e Ugl che riteniamo soddisfacente. I benefici salariali si sono già visti per tutti i lavoratori nella busta paga di aprile. La vertenza ha assunto una deriva politica. È il momento di tornare a parlare del futuro di questa azienda e delle commesse».
Negli stabilimenti del gruppo la tensione è molto alta. E sembra a rischio anche la cerimonia di consegna all’armatore della nave Costa Pacifica, prevista nello stabilimento di Genova Sestri Ponente per il 29 prossimo. Sarà bloccata come successo a Marghera per Costa Luminosa? «Dopo lo sciopero e la manifestazione di Trieste, Fincantieri manderà dei segnali. A quel punto decideremo», ha detto ieri Costanzo Camillo, coordinatore regionale della Fiom-Cgil di Genova. Il nodo della contesa è il premio di efficienza proposto dall’azienda: «La nostra manifestazione sarà assolutamente pacifica sostenuta dalla maggioranza dei lavoratori. Chiediamo che Fincantieri torni indietro rispetto alle sue decisioni», dice Gianpaolo Roccasalva, segretario regionale delle tute blu della Cgil.
Il segretario della Cgil del Friuli Venezia Giulia Gianfranco Belci, difende la linea intransigente della Fiom: «Si è comportata con responsabilità e equilibrio. La Fincantieri di Bono invece mostra i muscoli in modo per noi incomprensibile. Da un lato il gruppo triestino lancia messaggi tranquillizzanti sullo stato delle commesse nonostante la crisi. Allo stesso tempo si comporta come se volesse incrinare le relazioni sindacali. La Fiom non accetta un modello che riproduce gli schemi dei contratti d’appalto. L’ad di Fincantieri Bono deve riflettere sulla possibilità che si torni tutti a discutere intorno a un tavolo. Oppure prevalga la linea del referendum nelle fabbriche il cui esito accetteremmo senza discussione».
Per la Uilm «è stato giusto firmare il contratto integrativo alla Fincantieri». In una nota diffusa a Trieste il sindacato precisa che «se non avessimo responsabilmente sottoscritto l’ intesa, oggi i lavoratori di Fincantieri avrebbero percepito meno salario». E un appello ai dipendenti Fincantieri a non aderire allo sciopero viene rivolto dal segretario nazionale della Uilm Giovanni Contento, secondo il quale la Fiom punta a «distruggere Fincantieri». Secondo la Uilm «i benefici che l’accordo ha prodotto sono stati visibili a tutti già dall’ultima busta paga, a dispetto di chi continua a sostenerne tutte le nefandezze possibili e immaginabili». Intanto il tribunale di Ancona ha condannato la Fincantieri per comportamento antisindacale, riconoscendo che lo sciopero a singhiozzo contro il contratto integrativo proclamato il 16 e 19 gennaio scorsi dalla Fiom-Cgil era legittimo. Fincantieri ricorrerà contro la condanna: «È una sentenza che riconosce la normale dialettica fra parte datoriale e sindacale in fase di rinnovo del contratto».  
 
POLEMICA FIOM-FIM  
Casotto: «Assenza legittima al Protocollo di trasparenza»
 
 
La manifestazione nazionale di questa mattina a Trieste organizzata dalla Fiom-Cgil contro il nuovo contratto integrativo di Fincantieri sarà senz’altro civile e democratica. È quanto ribatte il segretario provinciale dell’organizzazione sindacale Thomas Casotto al segretario regionale della Fim-Cisl Alberto Monticco, che si è augurato sia rispettato il diritto a non scioperare e che l’iniziativa non si trasformi in uno spot elettorale per politici in corsa per le europee.
«In ogni caso, è difficile accettare lezioni di democrazia – aggiunge Casotto – da chi usa l’istituto del referendum quando fa comodo, cioé quando da un esito in linea con le proprie aspettative. Proprio per una questione di democrazia non abbiamo inoltre partecipato alla riunione in Prefettura del Protocollo di trasparenza degli appalti Fincantieri, visto che un rinvio era stato concesso a noi la scorsa settimana, mentre per la Fim non è stato così».
Rispetto la convocazione del Protocollo di trasparenza, aggiunge Casotto, è però del tutto fuori luogo che Fincantieri si dica sorpresa per la mancata partecipazione dei sindacati. «Ricordiamo inoltre alla società che la questione degli appalti a Monfalcone nasce all’inizio degli anni ’90 – sottolinea Casotto – e che la città si trova a gestirne i contraccolpi da quasi vent’anni ormai. Non ci pare che Fincantieri in questo arco di tempo si sia spesa poi molto o almeno non abbastanza da dettare linee di comportamento rispetto a questo tema».

Messaggero Veneto, 22 maggio 2009 
 
Integrativo, oggi manifestazione a Trieste 
 
MONFALCONE. Si terrà oggi a Trieste, come annunciato nelle scorse settimane, la manifestazione nazionale di gruppo, organizzata da Fiom e che vedrà i lavoratori manifestare sotto la sede triestina di Fincantieri.
La manifestazione rientra nelle forme di protesta volute dal sindacato metalmeccanici di Cgil per protestare contro l’accordo sul contratto integrativo che ha visto i rappresentanti sindacali andare a firma separata.
In occasione della manifestazione nel cantiere navale monfalconese sono state proclamate otto ore di sciopero. Il Coordinamento operai comunisti del monfalconese, esprime vicinanza e sostegno con la lotta dei lavoratori dei cantieri per esigere un contratto integrativo, giusto, equo e solidale e annuncia l’adesione alla manifestazione.
“Bene ha fatto la Fiom – affermano i rappresentanti del coordinamento – ha indire gli scioperi e le azioni di lotta del comparto, a seguito dell’ennesima firma contrattuale separata, voluta da Fim e Uilm nazionali, in ossequio alle volontà della direzione di Fincantieri, la quale intendendo imporre alla maggioranza dei lavoratori un contratto capestro (che punta a ridurre il salario ed i diritti dei lavoratori), attraverso il sostegno della minoranza dei sindacati senza alcuna legittimazione democratica dalla base”.
Secondo il coordinamento agli operai non sfugge il peso e la valenza della vertenza Fincantieri, non solo per chi in essa vi lavora, “ma per l’insieme del movimento operaio italiano, che deve affrontare in tutti i luoghi di lavoro un sistema di relazioni contrattuali e di scontro tra iteressi di classe contrapposti, simile al modello senza regole che vuole imporre Fincantieri; una delle più grandi aziende industriali pubbliche nazionali, nonché tra i maggiori azionisti di Confindustria, capofila di quel blocco padronale sempre più insofferente ai rapporti sindacali e alla democrazia nei posti di lavoro”.
Gli operai comunisti uniscono la loro voce ai lavoratori in lotta nel rivendicare “la riapertura della trattativa e la cancellazione dell’accordo separato, il ripristino di un sistema di consultazione democratica della base, vincolante per tutte le organizzazioni sindacali, un salario adeguato ed equo per tutte le categorie professionali, pienamente trasparente, senza autoritarismi e senza discriminazioni arbitrarie, il riconoscimento della produttività anche nelle buste paga ai lavoratori degli appalti e la loro progressiva equiparazione contrattuale all’insieme del comparto e – concludono – una organizzazione del lavoro e dei cicli produttivi, nonché degli eventuali scarichi di lavoro, assoggettate al consenso inderogabile delle Rsu”. 

Il Piccolo, 21 maggio 2009
 
Fincantieri, duro scontro tra la Fiom e l’azienda 
NEI CANTIERI
«Siamo un sindacato di classe». Replica: battaglia politica. Domani manifestazione nazionale a Trieste
LA PROTESTA 
Logorante guerra di posizione vissuta con forti contrapposizioni anche tra le sigle e nelle fabbriche fra i lavoratori

di PIERCARLO FIUMANÓ

TRIESTE Il caso Fincantieri s’infiamma alla vigilia della manifestazione (con sciopero nazionale) indetta dalla Fiom per domani a Trieste. La Fiom, in un comunicato apparso sul suo sito, definisce il negoziato su Fincantieri «campo di battaglia per l’applicazione del nuovo modello di contrattazione». Uno snodo – dice la Fiom – per Confindustria e per Cisl e Uil: «Non siamo disposti a cambiare la nostra linea e la nostra identità di sindacato di classe dove la partecipazione e la democrazia rimangono cardini fondamentali assieme al conflitto sociale». Per la Fiom a Trieste è in gioco «il futuro del sindacato». Parole dure che innescano l’immediata reazione dell’azienda in un avviso fatto affiggere nelle fabbriche: «Questo non è uno scontro sul futuro industriale di Fincantieri e le prospettive sull’occupazione ma è il terreno di battaglia di una guerra di classe. È uno scontro di potere dove i lavoratori sono le vittime incolpevoli».
Dal primo aprile (data dell’accordo separato siglato da Fim, Uilm e Ugl ma non dai duri della Fiom) il colosso cantieristico triestino è diventato l’epicentro di una battaglia sul contratto integrativo che in queste ore sta aumentando di intensità. Al centro della contesa il premio di produttività (1.200 euro). Si consuma una logorante guerra di posizione. «Questo è un accordo di minoranza privo di legittimità formale», protesta dalla Sicilia il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi (vedi intervista). «Ci auguriamo che la manifestazione di venerdì non si trasformi in una kermesse elettorale avvallata da qualche partito politico», replica il segretario regionale della Fim-Cisl, Alberto Monticco.
Al centro della contesa c’è il nuovo contratto integrativo aziendale (il precedente era scaduto nel dicembre 2007) che il gruppo di Bono considera fondamentale «per mantenere l’attuale struttura del gruppo e salvaguardare i posti di lavoro». La crisi non perdona e bisogna attrezzarsi in tempo: la riduzione degli ordini a Trieste ha portato il portafoglio totale a 10,8 miliardi di euro, due miliardi di meno rispetto al record del 2007. Il carico di lavoro medio non è in grado -si afferma a Trieste- di saturare la capacità produttiva dei nove stabilimenti in Italia.
La Fiom si prepara a un’altra probabile protesta il 29 maggio per la cerimonia di consegna della Costa Pacifica a Genova. Il 30 aprile, a causa di uno sciopero annunciato dai duri della Fiom, il gruppo triestino si vide costretto ad annullare la cerimonia di consegna della Costa Pacifica. Preoccupato Pierluigi Foschi, numero uno di Costa Crociere, il principale committente del cantiere italiano (controllata dal colosso Usa Carnival): Fincantieri sarà in grado di fare fronte agli ordini?
Ma anche fra le tute blu inizia a insinuarsi il dubbio che questa sia una battaglia senza fine. A Riva Trigoso e a Muggiano la Rsu della Fiom decide di firmare gli obiettivi del premio di programma. «Sarà un corteo composto da lavoratori in sciopero ma anche da politici in cerca di qualche scatto gratis per la campagna elettorale e sindacalisti di altre categorie», dice ancora il leader della Fim-Cisl regionale Monticco. Speriamo che la manifestazione di domani si svolga in modo civile e democratico».
 

Cremaschi: Trieste caso nazionale come la Fiat 
Il leader dei metalmeccanici: «Il rapporto fra salari e produttività non può essere imposto dall’azienda»

 
TRIESTE Per il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi, il caso Fincantieri assomiglia molto alla situazione alla Fiat: «Temiamo che Marchionne dopo avere fatto l’accordo con i tedeschi ci venga a presentare il conto di migliaia di licenziamenti…».
Segretario Cremaschi, cosa non vi piace dell’integrativo alla Fincantieri?
Fincantieri propone obiettivi non raggiungibili e non chiari in cambio di pochi soldi. Il contratto nazionale dei metalmeccanici stabilisce che gli obiettivi del premio di risultato devono essere concordati e non imposti. Mi riferisco all’obiettivo di aumentare del 20% la produttività che non è stato affatto concordato.
Gli altri punti di dissenso?
Sono insufficienti le regolamentazioni sulla salute e la sicurezza. Chiediamo più trasparenza negli appalti.
Fincantieri accusa la Fiom di andare alla lotta di classe e di fare una battaglia politica.
Ho la sensazione che sia vero il contrario. Noi stiamo facendo una battaglia squisitamente sindacale. Siamo il sindacato più rappresentativo alla Fincantieri. Abbiamo la maggioranza assoluta dei voti e il 49% dei delegati. Ricordo che alla Fincantieri anche alcuni delegati della Fim hanno sottoscritto un testo che boccia l’accordo.
Il sindacato è diviso.
Si è scelto di fare un accordo minoritario. Non è stata una scelta nostra. Siamo d’accordo sull’ipotesi di un referendum. Ma il responso deve valere per tutti, come è stato fatto alla Piaggio. Non possono chiederci di scomparire perchè l’accordo non è condiviso dalla maggioranza dei lavoratori.
Cosa chiedete?
Noi abbiamo fatto all’azienda due proposte: o il referendum oppure riapriamo il tavolo sull’accordo.
Per la Fiom Fincantieri è un caso nazionale?
L’accordo separato del 22 gennaio sulla riforma del sistema contrattuale (che la Cgil non ha approvato al contrario di Cisl e Uil) ha prodotto un influsso politico negativo. È evidente che non possiamo accettare che in un grande gruppo italiano come Fincantieri, in cui la Fiom è in maggioranza, passi il principio che il rapporto fra salario e produttività possa essere imposto dall’azienda e non concordato. Alla manifestazione di venerdì a Trieste annuncieremo nuove iniziative.
La Fiom viene accusata di cavalcare il malcontento sociale in tempi di crisi. Fincantieri, come altri gruppi, deve produrre utili ed essere concorrenziale.
Noi chiediamo all’azienda di affrontare la crisi economica con il consenso e senza imporre le soluzioni. In questo momento mi trovo in Sicilia a una manifestazione di lavoratori Fiat a Termini Imerese. A volte i lavoratori sono divisi ma tutti vogliono vedere riconosciuti i propri diritti. Fincantieri, come la Fiat, non può trattare con tutto il mondo tranne che con gli operai italiani. Temiamo che Marchionne dopo avere fatto l’accordo con i tedeschi ci venga a presentare la prospettiva di migliaia di licenziamenti. Non vorremmo che accadesse anche a Trieste.
pcf
 
RIUNIONE IN PREFETTURA 
Protocollo di trasparenza senza Fiom, Fim e Uilm 
Sorpresa di Fincantieri, previsti miglioramenti dei controlli sugli appalti

Il tavolo del Protocollo di trasparenza degli appalti Fincantieri ieri si è riunito in Prefettura di Gorizia, che lo coordina, assenti però i sindacati dei metalmeccanici che pure hanno sottoscritto l’’intesa per garantire trasparenza e legalità al mondo delle imprese esterne che operano all’interno dello stabilimento di Monfalcone. La riunione era stata convocata dalla Prefettura per il 14 maggio, ma era stata poi posposta su richiesta della Fiom-Cgil provinciale il cui segretario Thomas Casotto non avrebbe potuto essere presente, perché impegnato a Roma. Il nuovo incontro era stato fissato per ieri mattina, ma la Fim aveva già fatto sapere che non avrebbe potuto esserci perché impegnata nel congresso nazionale, mentre la Uilm avrebbe ricevuto con molto ritardo la convocazione ufficiale.
Anche la Fiom ha quindi ritenuto di non partecipare, visto che non si sarebbero sedute al tavolo le altre organizzazioni sindacali firmatarie, nel novembre del 2007, dell’accordo. «Se l’accordo prevede che alle riunioni partecipino tutti i soggetti firmatari – si chiede il segretario provinciale della Fiom Casotto -, si va avanti comunque? Speriamo ci possa essere comunque una nuova convocazione a breve, perché di fatti da segnalare rispetto a quanto accade nel mondo degli appalti ne abbiamo diverse». Alcuni sono finiti comunque già all’attenzione delle forze dell’ordine, perché, come sottolinea Casotto, «erano decisamente al di fuori dell’ambito sindacale».
Fincantieri, che non nasconde la sorpresa per la mancata partecipazione dei sindacati, da sempre molto attenti alla questiona appalti, all’incontro di ieri, spiega come la riunione abbia consentito comunque di proseguire la strada intrapresa con la stipula del Protocollo di trasparenza, anche perché tutti gli altri firmatari erano presenti. Le procedure previste dall’accordo sono state attuate, stando a Fincantieri. Nell’incontro si sarebbe inoltre valutata la possibilità di creare un gruppo permanente in grado di predisporre dei piani migliorativi per il controllo degli appalti.
L’applicazione del nuovo contratto integrativo di Fincantieri continua intanto a mantenere accesa la discussione tra le organizzazioni dei metalmeccanici, che sulla questione hanno assunto posizioni molto diverse. Dopo gli attacchi subiti dal coordinatore della Fim nello stabilimento di Monfalcone, Michele Zoff, che ha deciso di firmare il premio di programma, il segretario regionale dell’organizzazione Alberto Monticco interviene, sottolineando come «la Fim è sempre stata vicina a Michele e lo continua a essere anche adesso, manifestandogli la propria solidarietà e invitandolo a continuare a difendere gli interessi dei lavoratori». Rispetto la manifestazione di domani indetta dalla Fiom-Cgil contro l’integrativo siglato il primo aprile, la Fim si augura invece che «vengano salvaguardati i diritti di tutti: sia il diritto di chi vuole manifestare le proprie ragioni e il proprio dissenso sia quello di chi vuole lavorare perché non condivide quelle ragioni e quel dissenso». Monticco a nome della Fim auspica poi che si tratti di «una manifestazione di lavoratori metalmeccanici di Fincantieri che, in modo civile e democratico, scioperano per dare forza alle proprie ragioni» e non, invece, di «una kermesse elettorale, avvallata da qualche partito politico particolarmente interessato alle elezioni europee». Sul primo punto la Fim auspicha una forte condivisione e un forte impegno da parte di tutti, anche da parte dell’azienda. «Sugli altri due cominciamo a nutrire alcuni dubbi – afferma Monticco -, avallati anche dalla richiesta fatta dalla segreteria provinciale della Cgil di Trieste che ha chiesto a tutte le altre categorie sindacali di garantire delegazioni a sostegno di questa manifestazione».

Messaggero Veneto, 21 maggio 2009
 
Vertice senza i sindacati 
Assenti al tavolo del protocollo sugli appalti Fincantieri

MONFALCONE. Pur nell’assenza delle rappresentanze sindacali, si è riunito ieri in Prefettura il tavolo del Protocollo di trasparenza degli appalti Fincantieri. L’intesa, coordinata dalla Prefettura e firmata oltre che da Fincantieri anche dai sindacati, punta a garantire trasparenza e legalità al mondo delle imprese esterne operanti nello stabilimento di Panzano.
La riunione di ieri avrebbe già dovuto tenersi il 14 maggio, ma era poi slittata su richiesta della Fiom-Cgil provinciale il cui segretario Thomas Casotto non avrebbe potuto essere presente, perché impegnato a Roma. Il nuovo incontro era stato fissato dunque per ieri mattina, ma nelle ore precedenti la convocazione Fim aveva fatto sapere che non avrebbe potuto esserci perché impegnata nel congresso nazionale, mentre la Uilm avrebbe affermato di aver ricevuto con molto ritardo la convocazione ufficiale. A quel punto neppure Fiom ha ritenuto di partecipare, visto che non si sarebbero sedute al tavolo le altre organizzazioni sindacali firmatarie, nel novembre 2007, dell’intesa.
«Se l’accordo prevede che alle riunioni partecipino tutti i soggetti firmatari – si chiede il segretario provinciale della Fiom, Casotto –, si va avanti comunque? Speriamo ci possa essere una nuova convocazione a breve, perché di fatti da segnalare rispetto a quanto accade nel mondo degli appalti ne abbiamo diversi». Alcuni sono finiti comunque già all’attenzione delle forze dell’ordine, perché, come sottolinea Casotto, «erano al di fuori dell’ambito sindacale».
Fincantieri, da parte sua, ha espresso per lo meno sorpresa per la mancata partecipazione dei sindacati. «Siamo stupiti – spiega il portavoce – perché da sempre le organizzazioni sindacali sono molto attente alla questione appalti, trasparenza e correttezza. Comunque la riunione ha consentito di proseguire la strada intrapresa con la stipula del Protocollo di trasparenza, anche perché tutti gli altri firmatari erano presenti».
Le procedure previste dall’accordo sono state attuate, stando a Fincantieri, che ha già provveduto dal novembre 2008 a fornire dati sulle ditte che entrano in cantiere. Nell’incontro si sarebbe inoltre valutata la possibilità di creare un gruppo permanente in grado di predisporre dei piani migliorativi per il controllo degli appalti.
L’applicazione del nuovo contratto integrativo di Fincantieri continua intanto a mantenere accesa la discussione tra le organizzazioni dei metalmeccanici, che sulla questione hanno assunto posizioni diverse.
 
Il Piccolo, 20 maggio 2009
 
RIUNIONE-FIUME. IL SEGRETARIO CREMASCHI OTTIMISTA NONOSTANTE LE DIVISIONI INTERNE 
Integrativo Fincantieri, Fiom avanti da sola 
Monfalcone conferma la protesta di venerdì. Resta il no al premio di efficienza

di LAURA BLASICH

MONFALCONE La partita sul nuovo contratto integrativo di Fincantieri non è affatto chiusa per la Fiom-Cgil, che si prepara a dimostrarlo alla società con la manifestazione nazionale, affiancata da otto ore di sciopero, di venerdì a Trieste. Il coordinamento nazionale della cantieristica che la Fiom ha tenuto ieri a Selz, alle porte di Monfalcone, dov’è insediato il più grande cantiere del gruppo e nucleo della “resistenza” all’accordo, grazie anche all’apporto locale della Fim-Cisl, è stato però segnato da tensioni. Quelle sorte innanzitutto dalla decisione dei rappresentanti dell’organizzazione nei cantieri di Sestri e Palermo di sottoscrivere con l’azienda un accordo sull’erogazione del premio di programma, previsto dal contratto integrativo siglato il primo aprile da Fim nazionale, Uilm e Ugl. Se la teoria della Fiom monfalconese era ed è quella che sottoscrivendo il premio di programma si avvalla tutto l’integrativo, il confronto con chi all’interno dell’organizzazione la pensa in modo diverso ieri era ineludibile. Com’è avvenuto. La differenza di vedute sembra però essersi allargata anche alle modalità di prosecuzione di una battaglia che alla lunga, se non porterà risultati in qualche modo visibili per la Fiom, rischia di esaurirsi per stanchezza, nonostante le assemblee post-accordo tenute a Monfalcone abbiano dimostrato come le posizioni dei metalmeccanici della Cgil siano condivise in modo piuttosto trasversale dai lavoratori. Per ora, quindi, si rimane fermi alla manifestazione nazionale di venerdì, la cui riuscita potrebbe condizionare la prosecuzione della vertenza, anche se alla conclusione del coordinamento, durato circa 6 ore, il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, presente assieme al coordinatore Sandro Bianchi, ha parlato di «un’ottima riunione». «Ci sarà tantissima gente alla manifestazione di venerdì a Trieste – ha aggiunto – e poi andremo avanti. Le altre iniziative le annunceremo dal palco in piazza della Borsa». «Abbiamo affrontato le differenze che ci sono state all’interno dell’organizzazione – non ha nascosto Cremaschi – sul premio di programma, una questione che però non riguarda il punto nodale della nostra contrarietà all’integrativo, cioé il premio di efficienza. Su questo c’è un atteggiamento comune che l’azienda continuerà a ritrovarsi». Fincantieri, intanto, stando al segretario nazionale della Fiom, starebbe tentando anche la strada dei «contatti personalizzati» con i dirigenti dei territori in cui sono insediati i cantieri navali per tentare di riaprire forse il dialogo.
«L’azienda, visto il periodo in cui ci troviamo, sta facendo il Giro d’Italia – ha detto Cremaschi -, ma senza vincere una tappa. Credo che Fincantieri stia cercando una via d’uscita, dopo essersi resa conto di aver sbagliato a chiudere l’accordo sull’integrativo per metodo e contenuti, perché se davvero vuole dare i 1.500 euro promessi ai lavoratori sull’efficienza dovrà rinunciare all’obiettivo del recupero di 20 punti di produttività. In caso contrario, non potrà mantenere la promessa sulla distribuzione del premio». Per la Fiom «la cosa più seria» rimane quindi quella di «trovarsi di nuovo attorno a un tavolo per riaprire un negoziato che nei fatti, comunque, non sembra essersi mai chiuso».

Il Piccolo, 22 aprile 2009 
 
APPELLO DEL DIRETTORE CAPOBIANCO PER UN AUMENTO DI EFFICIENZA E PRODUTTIVITÀ  
PROGETTI  
Fincantieri: la crisi colpirà alla fine dell’anno  
Senza nuove commesse, primi scarichi di lavoro da ottobre. A Panzano record di assenteismo
 

di LAURA BLASICH

I segnali di ripresa, timidi, ci sono e il mercato delle crociere non ha subito crolli devastanti come quello dell’automobile. Il numero dei passeggeri, però, quest’anno aumenterà solo del 2,5% rispetto a un tasso di crescita dell’8% degli anni precedenti e quindi una sovracapacità produttiva della cantieristica è all’orizzonte. In concreto, ha confermato ieri Fincantieri nell’incontro promosso dal Propeller Club nella sala del Consiglio comunale, non ci sono al momento nuovi ordini in grado di prolungare il carico di lavoro dello stabilimento navale di Monfalcone. Il più grande del gruppo, quello che ha assunto un ruolo di leadership mondiale da vent’anni a questa parte nella costruzione di grandi navi bianche, ma anche quello meno efficiente in un momento in cui, come ha spiegato il presidente della società Corrado Antonini, la competitività si giocherà soprattutto sul prezzo e quindi sui costi di produzione e non tanto, come finora, su capacità tecniche, tecnologiche ed estetiche.
COMMESSE. Nel cantiere navale di Monfalcone al momento lavorano circa 1800 dipendenti diretti e tremila addetti delle imprese esterne, ma il carico di lavoro attuale è adeguato a questa forza lavoro solo fino alla fine dell’anno. «La situazione non è rosea – ha spiegato il direttore dello stabilimento, l’ingegner Paolo Capobianco -, perché il primo scarico di lavoro per le officine e l’area scafo arriverà con la fine dell’anno. Questo vuol dire che l’ingegneria ne risentirà già da ottobre-novembre». Nonostante il quadro di difficoltà, la società sta comunque effettuando uno sforzo consistente, ha aggiunto Capobianco, per incrementare efficienza e competitività dello stabilimento. «Il più grande del gruppo, ma che ha delle deficienze», ha affermato il direttore, riferendosi in modo esplicito al problema dell’assenteismo.
ASSENTEISMO. «Il cantiere navale di Monfalcone è maglia nera – ha spiegato – con il 16% di assenze sul monte di ore lavorate, pari a 285 ore pro capite. In sostanza, i dipendenti diretti si fanno quasi due mesi di ferie aggiuntive. Per recuperare efficienza e produttività anche l’azienda deve fare un suo sforzo, come sta avvenendo e come dimostrano gli investimenti realizzati e in programma, ma anche le maestranze devono fornire un maggiore aiuto per aumentare una produttività che a Monfalcone, nonostante appunto gli investimenti, è rimasta quella degli anni ’80».
INTEGRATIVO. Il direttore dello stabilimento ha fatto cenno quindi anche alla vicenda del contratto integrativo, non sottoscritto da tutte le sigle a dispetto, secondo Capobianco, del suo contenuto solidaristico, cioé degli strumenti che saranno messi in campo per tutelare i lavoratori coinvolti dallo scarico di lavoro degli stabilimenti. L’auspicio della società è, comunque, che tutto il cantiere riesca a fare squadra per superare un momento decisamente delicato. Il quadro delineato dal presidente della società Antonini è decisamente pesante, soprattutto per quel che riguarda le navi da trasporto, convenzionali e portacontainer. Anche la crocieristica non potrà però contare sui tassi di crescita di passeggeri degli ultimi anni e sulla redditività del business. La diretta conseguenza sta nel crollo degli ordini: solo tre nel 2008, nessuno nel 2009, mentre le società con le spalle meno larghe stanno faticando pure a mantenere gli impegni presi. In vista pare esserci una sovracapacità produttiva che rischia di doversi concludere con una selezione tra i concorrenti giocata quasi del tutto sul prezzo e quindi sui costi.
PIÙ EFFICIENZA. Il presidente di Fincantieri ha delineato quindi una necessità di efficientamento di tutta la filiera, dai fornitori, che rappresentano l’80% del valore di una nave, agli stabilimenti. «Bisogna darsi da fare – ha concluso Antonini -, perché è vero che chi sopravviverà sarà più forte di prima». Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, da parte sua, ha infine rinnovato l’esigenza di una stretta sinergia tra città e fabbrica a vantaggio di entrambe. L’incontro di ieri è stato introdotto dal presidente del Propeller Club Giuseppe Scarambone e ha visto la partecipazione dell’ammiraglio Renato Ferraro di Silvi e Castiglione, oltre che la presenza del prefetto di Gorizia Maria Augusta Marrosu. 
 
CONTRATTO INTEGRATIVO  
Cremaschi (Fiom) in assemblea
 
 
Dopo pochissimi giorni di tregua riprende oggi nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone il confronto sul nuovo contratto integrativo, siglato il primo aprile con la società, ma solo da parte di Fim, nazionale, Uilm e Ugl. Alle assemblee, molto movimentate, di giovedì scorso indette da Fim e Uilm per illustrare i contenuti dell’intesa, nel corso delle quali i segretari nazionali delle due organizzazioni sono stati oggetto di una dura contestazione da parte dei lavoratori presenti, fanno seguito questa mattina e nel primo pomeriggio quelle convocate dalla Fiom-Cgil.
Un appuntamento molto atteso, anche perché vi prenderà parte il segretario nazionale dell’organizzazione Giorgio Cremaschi. La prima assemblea prenderà però il via alle 8.30, prima del solito quindi, per consentire a Cremaschi di essere presente anche all’assemblea con i lavoratori della sede di Trieste, mentre la seconda avrà luogo nel pomeriggio odierno dalle 15 alle 16.
«Il nuovo incontro con i lavoratori serve per discutere tutti assieme di una vertenza che noi non consideriamo ancora chiusa – spiega il coordinatore della Fiom nella Rsu dello stabilimento di Panzano, Moreno Luxich -, per fare il punto e decidere come proseguire».
Nelle assemblee di oggi sarà inoltre annunciata l’iniziativa di protesta organizzata dalla Fiom per il 30 aprile a Marghera, in concomitanza con la consegna di Costa Luminosa, e alla quale Fincantieri ha risposto mettendo tutti i lavoratori dello stabilimento in Par, cioé in permesso retribuito. Nelle assemblee di oggi si parlerà comunque anche della manifestazione nazionale del settore cantieristico che la Fiom ha deciso di realizzare il 22 maggio a Trieste, dove è la sede centrale di Fincantieri.
«Le assemblee sono retribuite – ricorda Moreno Luxich – e auspichiamo una massiccia partecipazione da parte dei lavoratori, perché si tratta di una buona occasione per capire come proseguire una partita seria e interessante. Siamo inoltre convinti che stiamo rappresentando tutti i lavoratori e non abbandoneremo questa che è una lotta di dignità».
Divise sul contratto integrativo, Fim, Fiom e Uilm si ritroveranno invece unite venerdì nell’ambito del Comitato unitario antifascista di stabilimento, che è il promotore della tradizionale cerimonia in ricordo dei 503 cantierini, italiani e sloveni, morti nella guerra di Liberazione. La cerimonia, che avrà inizio alle 11.30, avrà come oratore ufficiale Susanna Camusso, la numero due della segreteria nazionale della Cgil, che prima della manifestazione sarà accolta nella sede delle Rsu dello stabilimento navale di Panzano. (la.bl.)
 

Messaggero Veneto, 22 aprile 2009 
  
Monfalcone. La difficile situazione illustrata dal presidente Antonini e dal direttore di stabilimento Capobianco  
Fincantieri, la crisi potrebbe farsi sentire già in ottobre

MONFALCONE. Fincantieri, pur avendo un carico di lavoro fino a tutto il 2009, si trova in una situazione stagnante: niente nuovi ordini e futuro non roseo. Si potrebbe avere un primo scarico di lavoro per le officine scafo entro l’anno, ma per l’ingegneria lo scarico potrebbe farsi sentire già in ottobre.
È questo il quadro che il direttore dello stabilimento di Panzano, Paolo Capobianco, ha tratteggiato ieri nell’incontro organizzato dal Propeller club su crisi internazionale e suoi riflessi sulla cantieristica.
«Non voglio essere pessimista, ma realista per affrontare le cose in maniera seria, altrimenti rischiamo, al momento della ripresa, di trovarci con un pugno di mosche», ha detto, evidenziando come l’azienda ora debba fare un grande sforzo per aumentare efficienza e competitività. Ma non può farlo da sola: «Monfalcone, pur essendo il più grande cantiere del gruppo, ha la maglia nera dell’assenteismo con tasso del 16% sulle ore lavorate, pari a 285 ore pro capite, due mesi di “ferie” aggiuntive per ogni lavoratore. La direzione deve fare uno sforzo negli investimenti, spingere nella logistica, ma – ha aggiunto – sono le maestranze che devono dare un aiuto. La produttività è quella degli anni 80. Per rendere efficiente il sistema dobbiamo spingere tutti nello stesso verso». Ha ricordato la vicenda della firma separata dell’integrativo, del quale chi non ha firmato non ha saputo cogliere, per esempio, gli aiuti previsti in caso di cassa integrazione: «Bisogna fare squadra in attesa che i tempi migliorino, stringere i denti, ed è vero – ha ammesso – che serve olio di gomito».
Più ampia l’analisi fatta dal presidente Fincantieri, Corrado Antonini, che ha spiegato come lo sconquasso finanziario, «vero tsunami», abbia avuto profondi effetti sull’economia reale e quindi anche sulla produzione Fincantieri. Nel settore mercantile, l’elevato livello di domanda degli anni passati ha alimentato un portafoglio ordini record, pari a oltre 9 mila 700 navi, 540 miliardi di dollari. Questa crescita accelerata ha favorito, a sua volta, investimenti in nuova capacità produttiva sia in paesi emergenti sia presso concorrenti consolidati quali i coreani. L’industria cantieristica mondiale è oggi in grado di produrre 50 milioni di tonnellate l’anno, valore che si stima ben superiore al reale fabbisogno di nuove costruzioni dei prossimi anni a fronte di un tasso di crescita dei traffici marittimi che dovrebbe ridursi dal 5% al 3,5%. Di fronte a questo scenario, una crescita della flotta del 10%, derivante dalla consegna delle navi in portafoglio, supera di gran lunga la reale richiesta di trasporto e crea uno squilibrio che avrà in suoi effetti anche dopo la crisi. A ciò si aggiunge la difficoltà degli armatori di trovare i finanziamenti per pagare ciò che hanno commissionato. Nel 2008 la domanda mondiale di nuove costruzioni si è praticamente dimezzata rispetto al 2007, attestandosi su 43,7 milioni di tonnellate e l’andamento del 2009 appare ancor più drammatico: gli ordini dei primi due mesi sono pari a 0,5 milioni di tonnellate contro una media di 10 milioni, consolidati nei primi due mesi del 2007 e del 2008.
«In pratica il mercato – ha detto – è completamente fermo. Per il settore crocieristico gli effetti della crisi potrebbero, secondo un primo approccio, essere considerati meno drammatici; tuttavia anche per questo comparto il 2008 è stato negativo: sono state ordinate solo tre navi di dimensione superiore a 10 mila tonnellate di stazza lorda, contro le 16 del 2007 e le 13 del 2006. Il mercato crocieristico ha riportato una riduzione d’incremento passando dall’8% degli anni passati (dato che aveva saturato di lavori i cantieri) al 2%: ciò renderà esuberanti le navi commissionate».
Ha poi evidenziato come i crocieristi siano di fatto molto più attenti a come spendono il loro denaro, come le compagnie offrano pacchetti promozionali a costi ridotti e come si sia praticamente annullato l’utile che si ricavava da ciò che veniva speso durante la crociera.
«Quando finirà la crisi la competizione non si giocherà più su tecnologia, estetica e tecnica, ma sui costi. Ci sarà un aumento di competitività che si sposterà su tutta la filiera. Ci sarà una grossa battaglia – ha previsto –. Bisogna che ci attrezziamo rimboccandoci le maniche. Chi sopravviverà sarà più forte».
Cristina Visintini

Messaggero Veneto, 23 aprile 2009 
 
Monfalcone. Accuse del direttore  
Assenteismo, insorgono gli operai della Fincantieri
 
 
MONFALCONE. Le affermazioni del direttore dello stabilimento Fincantieri sull’assenteismo dei lavoratori, fatte martedì all’incontro organizzato dal Propeller club, hanno provocato le reazioni dei lavoratori stessi, che rispondono a gran voce come nessuno sapesse che “essere malati significa stare in ferie”.
Capobianco ha infatti evidenziato che il tasso di assenteismo del cantiere è del 16% e che le 285 ore di assenza pro capite si traducono per i dipendenti in circa due mesi di ferie in più all’anno. Il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, definisce «grave» l’atteggiamento dell’azienda che in fondo accusa anche l’Ordine dei medici di rilasciare certificati non reali ai lavoratori. La posizione assunta dall’azienda non è giustificabile nemmeno per la Failms-Cisal: «Anche perché – sottolinea il delegato della Rsu e segretario provinciale dell’organizzazione, Fabrizio Ballaben – l’azienda non fornisce i dati sulle assenze. Inoltre, vista la situazione esistente nello stabilimento, forse chi deve metterci più olio di gomito è lo staff dirigenziale. Che gli investimenti servano lo stiamo poi dicendo da tempo». Altro punto su cui ribattono i sindacati sono le ore di assenza per infortuni, in calo per quantità, ma non per indice di gravità: «Per quel che riguarda gli infortuni – ricorda Luxich –, il sindacato da tempo va chiedendo alle istituzioni di fare in modo che i lavoratori possano contare, come avviene nelle altre regioni, su una corsia preferenziale per quel che riguarda diagnosi e cura. I percorsi ordinari sono lunghi e ritardano il rientro del lavoratore in fabbrica». Nel 2008 i dipendenti diretti hanno denunciato 362 infortuni, meno, quindi, dei 388 dell’anno precedente e notevolmente di meno rispetto ai 568 del 2004. Ma gli infortuni restano gravi. Non manca il riferimento alla necessità del recupero di efficienza, tema sottolineato con uguale intensità dal direttore Capobianco, che ha sottolineato come la produttività, nonostante gli investimenti, sia rimasta ferma agli anni 80. Ma tema che è anche al centro del contendere del nuovo contratto integrativo aziendale, non sottoscritto dalla Fiom. È sempre Luxich a rilevare come «Fincantieri non abbia ancora presentato un piano industriale complessivo e serio che indichi dove stanno gli sprechi e i ritardi e il modo per porvi rimedio, consentendo agli stessi lavoratori di recuperare efficienza».
«L’organizzazione del lavoro, deficitaria, è rimasta invariata; non esiste una sinergia fra tutte le lavorazioni, nonostante, appunto, gli investimenti fatti e che, comunque, non sempre hanno avuto la riuscita attesa, vedi la nuova panel line». Le affermazioni dell’azienda sulle assenze per malattia e infortunio sono considerate gravi, anche perché si mettono di fronte i dipendenti, più tutelati, e i lavoratori dell’appalto, che lo sono molto meno. Alla fine si cerca sempre di spingere sulle esternalizzazioni e non è un caso che nel testo del nuovo integrativo non ci sia alcun approfondimento sul tema degli organici». 
 
Lavoratori contro l’integrativo  
La Fiom: a nessuno piace l’intesa siglata da Fim, Uilm e Ugl
 
  
MONFALCONE. I lavoratori Fincantieri, indipendentemente dalla sigla sindacale a cui aderiscono, non condividono l’accordo sul contratto integrativo firmato da Fim, Uilm e Ugl. Questo è quanto avrebbero confermato le assemblee svoltesi ieri nello stabilimento di Panzano a cui ha partecipato il segretario nazionale Fiom, Giorgio Cremaschi, assemblee molto più tranquille di quella della scorsa settimana alla presenza dei segretari nazionali di Fim e Uilm.
Secondo Fiom, i lavoratori avrebbero anche chiaramente espresso la volontà di proseguire la protesta iniziata ben prima del 1º aprile, giorno in cui si è avuta la firma separata. Di conseguenza lunedì, nella riunione con i segretari nazionali di Fim e Uilm, la Fiom porterà la richiesta di riconoscere il no all’accordo espresso da 65 delegati sui 127 delle Rsu del gruppo e quindi di andare a un referendum tra i lavoratori dall’esito vincolante per tutti.
Nelle assemblee di ieri Cremaschi ha inoltre confermato l’iniziativa di protesta del 30 aprile a Marghera, in concomitanza con la consegna di Costa Luminosa, e quella nazionale del 22 maggio a Trieste.
«Un accordo che non ha legittimità democratica – ha ribadito ieri il segretario nazionale della Fiom, dopo le assemblee della mattina a Monfalcone e Trieste –, ogni giorno che passa diventa un macigno sulla sua normalizzazione. Chi pensava che il trascorrere del tempo avrebbe cancellato i fatti si sbagliava, perché la ferita sul piano democratico è viva e l’azienda dovrebbe prendere atto che è impensabile fare un accordo, soprattutto di gestione della crisi, senza l’intesa con i lavoratori del gruppo. Il malessere è diffuso e non esiste solo a Monfalcone, dove oggi (ieri, ndr) non si è levata una sola voce a favore dell’accordo».
La Fiom, ha annunciato ieri Cremaschi, si riserva inoltre di intervenire a livello istituzionale, rivolgendosi alla commissione Lavoro della Camera e del Senato. 
 

Il Piccolo, 23 aprile 2009
 
FINCANTIERI 
Non si ferma la protesta contro l’integrativo  
Nuove azioni di lotta annunciate nelle assemblee di Panzano dal segretario nazionale della Fiom
 
 
A oltre tre settimane dalla firma, separata, dell’accordo, il nuovo contratto integrativo di Fincantieri rimane tutt’altro che un risultato acquisito. Lo hanno confermato ieri le due assemblee, molto partecipate, ma non “agitate”, tenute ieri dal segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, nello stabilimento di Monfalcone e pure quella che ha visto riuniti a Trieste 150 dipendenti della sede centrale della società. Per la Fiom, che l’intesa non l’ha sottoscritta, a differenza di Fim, Uilm e Ugl, i lavoratori ieri, a prescindere dall’appartenenza sindacale, hanno ribadito di non condividere i contenuti del contratto e di voler proseguire la battaglia intrapresa in queste settimane.
Le tappe sono in qualche modo già fissate, perché lunedì nella riunione con i segretari nazionali di Fim e Uilm la Fiom porterà la richiesta di riconoscere il “no” all’accordo espresso da 65 delegati sui 127 delle Rsu del gruppo e quindi di andare a un referendum tra i lavoratori dall’esito vincolante per tutti.
Nelle assemblee di ieri Cremaschi ha inoltre confermato l’iniziativa di protesta del 30 aprile a Marghera, in concomitanza con la consegna di Costa Luminosa, e quella nazionale del 22 maggio a Trieste. «Un accordo che non ha legittimità democratica – ha ribadito ieri il segretario nazionale della Fiom, dopo le assemblee della mattina a Monfalcone e Trieste – ogni giorno che passa diventa un macigno sulla sua normalizzazione. Chi pensava che il trascorrere del tempo avrebbe cancellato i fatti si sbagliava, perché la ferita sul piano democratico è viva e l’azienda dovrebbe prendere atto che è impensabile fare un accordo, soprattutto di gestione della crisi, senza l’intesa con i lavoratori del gruppo. Il malessere è diffuso e non esiste solo a Monfalcone, dove oggi (ieri, ndr) non si è levata una sola voce a favore dell’accordo». La Fiom, ha annunciato ieri Cremaschi, si riserva inoltre di intervenire a livello istituzionale, rivolgendosi alla commissione Lavoro della Camera e del Senato.
E i rapporti con Fim e Uilm? «Ai lavoratori non chiediamo assolutamente di cambiare tessera, perché non è una campagna a favore della Fiom – ha aggiunto Cremaschi -, ma di dire ai propri sindacati che sbagliano».
 
I SINDACATI RIBATTONO AL DIRETTORE DELLO STABILIMENTO 
CONTRATTO  
I cantierini: non siamo assenteisti  
«Essere malati non è essere in ferie». Meno burocrazia per l’accertamento degli infortuni 
«Agli iscritti di Fim e Uilm chiederemo di dire ai loro sindacati che sbagliano»
 
 
di LAURA BLASICH

I lavoratori dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone non ci stanno a essere accusati dall’azienda di assenteismo facile. A far discutere ieri nel cantiere navale di Panzano non sono stati tanto i dati, quanto le affermazioni fatte durante il convegno di martedì del Propeller Club dal direttore del cantiere navale, ingegner Paolo Capobianco, secondo il quale le 285 ore di assenza pro capite si traducono per i dipendenti in circa due mesi di ferie in più all’anno. «La classe operaia non sapeva che essere ammalati significasse essere in ferie», ha sbottato un cantierino ieri, mentre il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento, Moreno Luxich, definisce “grave” l’atteggiamento che l’azienda a questo punto assume nei confronti dell’ordine dei medici, che rilasciano il certificato ai lavoratori. La posizione assunta dall’azienda non è giustificabile nemmeno per la Failms-Cisal. «Anche perché – sottolinea il delegato della Rsu e segretario provinciale dell’organizzazione, Fabrizio Ballaben – l’azienda non fornisce i dati sulle assenze. Inoltre, vista la situazione esistente nello stabilimento, forse chi deve metterci più olio di gomito è lo staff dirigenziale. Che gli investimenti servano lo stiamo poi dicendo da tempo». Le assenze sono legate però anche agli infortuni, che sono in calo per quantità, ma non per indice di gravità. «Per quel che riguarda gli infortuni – ricorda Luxich -, il sindacato da tempo va chiedendo alle istituzioni di fare in modo che i lavoratori possano contare, come avviene nelle altre regioni, su una corsia preferenziale per quel che riguarda diagnosi e cura. I percorsi ordinari sono lunghi e ritardano il rientro del lavoratore in fabbrica». Nel 2008 i dipendenti diretti hanno denunciato 362 infortuni contro i 388 dell’anno precedente, mentre solo nel 2004 ne erano stati dichiarati 568, ma l’indice di gravità non è appunto diminuito. Il tema dell’assenteismo si lega comunque per Fincantieri, ma anche per il sindacato, a quello del recupero di efficienza dello stabilimento, oltre che del gruppo nel suo complesso, non a caso questo il cuore e l’oggetto del contendere del nuovo contratto integrativo aziendale, non sottoscritto dalla Fiom. Stando al direttore del cantiere navale di Panzano, la produttività a Monfalcone è rimasta ferma agli anni ’80, nonostante gli investimenti effettuati negli ultimi anni. «Peccato che Fincantieri non abbia ancora presentato un piano industriale complessivo e serio che indichi dove stanno gli sprechi e i ritardi e il modo per porvi rimedio, consentendo agli stessi lavoratori di recuperare efficienza – afferma Luxich -. L’organizzazione del lavoro, deficitaria, è rimasta invariata, non esiste una sinergia tra tutte le lavorazioni, nonostante appunto gli investimenti fatti e che, comunque, non sempre hanno avuto la riuscita attesa, vedi la nuova panel line». Il botta e risposta tra Fincantieri e Fiom com’era inevitabile si intreccia sempre ai contenuti del nuovo contratto integrativo, la cui applicazione dovrebbe fra l’altro passare dal lavoro di una serie di commissioni miste. «Le affermazioni dell’azienda sulle assenze per malattia e infortunio sono gravi – osserva ancora Luxich -, anche perché si mettono di fronte i dipendenti, più tutelati, e i lavoratori dell’appalto, che lo sono molto di meno. Alla fine si cerca sempre di spingere sulle esternalizzazioni e non è un caso che nel testo del nuovo integrativo non c’è alcun approfondimento sul tema degli organici». Stando a quanto affermato dal direttore Capobianco nell’incontro promosso dal Propeller Club, il cantiere navale di Monfalcone è la maglia nera del gruppo con il 16% di assenze sul monte di ore lavorate, pari a 285 ore pro capite. «Per recuperare efficienza e produttività anche l’azienda deve fare un suo sforzo, come sta avvenendo e come dimostrano gli investimenti realizzati e in programma – aveva affermato Capobianco , ma anche le maestranze devono fornire un maggiore aiuto per aumentare una produttività che a Monfalcone, nonostante appunto gli investimenti, è rimasta quella degli anni ’80».

Messaggero Veneto, 24 aprile 2009 
 
Monfalcone. L’azienda replica alle proteste di sindacati e lavoratori dopo l’intervento di Capobianco  
Fincantieri: sull’assenteismo il direttore ha riportato i dati
 
 
MONFALCONE. Le dichiarazioni rilasciate dal direttore dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, Paolo Capobianco, in occasione della conferenza organizzata dal Propeller club su “Crisi globale e cantieristica internazionale”, sono supportate dall’analisi dei consuntivi disponibili alla scadenza del primo trimestre 2009 che, purtroppo, rendono ancora più grave la situazione, già pesante, registrata nel 2008. Il totale delle assenze nello stabilimento si attesta al 17,10% contro il 16% registrato a fine 2008.
Fincantieri ribatte così alla protesta dei sindacati e dei lavoratori in reazione alle dichiarazioni del direttore Capobianco, dichiarazioni definite «gravi, visto che nessuno sapeva – dicono i rappresentanti sindacali – che essere malati significa andare in ferie».
L’azienda specifica che tali dati, forniti e verificabili con assoluta trasparenza, devono essere valutati considerando anche la disponibilità di ferie e Par (permessi annui retribuiti), pari a oltre 260 ore, assicurate a ogni lavoratore annualmente.
«Ne consegue che la durata della prestazione, nello stabilimento di Monfalcone, si riduce di un terzo. Se poi si prendono in considerazione le ore di presenza attiva in stabilimento – spiega l’azienda in una nota ufficiale –, la durata della prestazione diventa di circa 1.100 ore l’anno, che corrispondono a 21 ore settimanali».
In tale ambito non lascerebbe spazio a interpretazione neppure l’analisi degli infortuni. Infatti, i dati di consuntivo pro capite dei primi mesi 2009 confermano Monfalcone come l’unità Fincantieri con i numeri più alti: 12,72 ore di infortunio pro capite, contro la media Fincantieri che si cifra in 8,15 ore pro capite.
«Il dato non si giustifica se si considera che le condizioni di lavoro all’interno degli stabilimenti del gruppo non presentano differenze di rilievo; anzi, nel caso di Monfalcone, anche in considerazione degli investimenti effettuati, sono sicuramente migliori. Corre poi l’obbligo di sottolineare – prosegue l’azienda – che tale situazione si verifica in un periodo in cui l’azienda, sia a livello centrale, sia a livello di singoli stabilimenti, si è fortemente adoperata per coinvolgere le istituzioni pubbliche (Inps e Inail), l’Ordine dei medici e, naturalmente, le organizzazioni sindacali, proprio al fine di ottenere soluzioni condivise più incisive, a salvaguardia anche di quei dipendenti che effettuano onestamente la loro prestazione lavorativa».
In un’ultima considerazione si evidenzia che il problema dell’assenteismo, superando livelli fisiologici, costringe l’azienda «a un massiccio ricorso alla leva degli appalti. Questo, se da un lato scongiura ritardi nella consegna delle navi alle società armatrici, dall’altro – conclude Fincantieri – comporta un forte aggravio dei costi di produzione e determina un impatto sociale sul territorio».
Cristina Visintini

Messaggero Veneto, 27 aprile 2009 
 
Rifondazione non condivide l’analisi dei dirigenti dello stabilimento navale sui dipendenti in malattia  
Assenze, Rc contesta Fincantieri  
Zotti: a Panzano ambiente di lavoro insalubre e ritmi esasperati 
C’è dell’altro riguardo al ricorso agli appalti
  
MONFALCONE. Rifondazione comunista non condivide assolutamente l’analisi che i dirigenti della Fincantieri fanno sulla situazione delle assenze per malattia negli stabilimenti del gruppo e ribadiscono che «rimanere a casa quando si è ammalati non può essere considerata una assenza ingiustificata, un vezzo del dipendente, ma è un diritto sancito dalla Costituzione e tutelato dal contratto di lavoro. Le affermazioni che i dirigenti fanno insinuano due cose: il primo che i dipendenti abusano di tale diritto, il secondo che gli organi di controllo non compiono il loro dovere».
Il responsabile provinciale lavoro di Rc, Emiliano Zotti, interviene sui dati forniti da Fincantieri sull’assenteismo nello stabilimento di Panzano, che nel gruppo avrebbe la maglia nera rispetto ad assenze di dipendenti: per il 2008 il dato si attesterebbe sul 16%, mentre per il primo trimestre 2009 l’azienda parla del 17,10%.
Secondo Rc, le cause della presunta anomalia statistica sottolineata da Fincantieri vanno ricercate soprattutto in un ambiente di lavoro insalubre e nei ritmi esasperati. «Crediamo vada ricercata anche in una organizzazione del lavoro che non tiene conto della individualità dei lavoratori, ne causa l’alienazione e la disaffezione con conseguenti risvolti anche sul piano della salute individuale. Gli incidenti che hanno causato la morte di due operai in un brevissimo lasso di tempo – afferma Zotti – sono tragici fatti che concordano con questa analisi. Imputare a una anomalia statistica, quindi ai lavoratori e agli organi di controllo, il massiccio ricorso ad appalti e subappalti ci suona quasi ridicolo. È evidente che questa prassi fa parte di una strategia ben più ampia che ha altrove le sue cause». In particolare, Zotti punta il dito sull’affermazione di Fincantieri secondo cui «il problema dell’assenteismo, superando livelli fisiologici, costringe l’azienda a un massiccio ricorso alla leva degli appalti. Questo, se da un lato scongiura ritardi nella consegna delle navi alle società armatrici, dall’altro comporta un forte aggravio dei costi di produzione e determina impatto sociale sul territorio».
Per Rc, l’uso massiccio dei lavoratori esterni ha ben altri scopi: diminuire i costi e aumentare la flessibilità, sgretolare il senso di appartenenza alla classe operaia, impedire la sindacalizzazione, aumentare la possibilità di ricatto nei confronti dei lavoratori. «È anche l’evidente l’indice dell’incapacità politica e amministrativa di attuare investimenti efficaci e di gestire la produzione in maniera efficiente; si vogliono scaricare costi e colpe di tutto questo su chi, nei fumi delle officine e nel buio dei doppifondi, lavora e paga con la salute gli errori altrui. Il modello produttivo tedesco in questo ambito lo dimostra: i lavoratori godono di stipendi più alti, di uno stato sociale migliore e, nonostante questo, i dipendenti diretti sono molti di più e gli appalti esterni molti di meno. I sindacati fanno bene in questo momento a rivendicare il loro ruolo di rappresentanza. Crediamo inoltre che, oggi più che mai, per dare forza alle battaglie politiche e sindacali in corso – conclude –, sia necessario ricostruire il senso di appartenenza e di gruppo fra operai, interni o esterni, e impiegati. Siamo solidali con quelle sigle e con i singoli rappresentanti dei lavoratori che non avendo firmato l’intesa proposta dall’azienda dimostrano nei fatti di voler tutelare i diritti dei lavoratori e averne a cuore la salute».
Cristina Visintini

Messaggero Veneto, 29 aprile 2009 
  
Cerimonia annullata a Marghera Polemica tra Fincantieri e Fiom

MONFALCONE. Annullati nello stabilimento Fincantieri di Marghera i festeggiamenti per la consegna della Costa luminosa, unità da crociera realizzata per la società armatrice Costa crociere, cerimonia che avrebbe coinvolto i lavoratori del cantiere, quelli delle ditte dell’appalto e le loro famiglie.
«Questa non facile decisione nasce dalla seria e fondata preoccupazione che quella che sarebbe dovuta essere una giornata di festa potesse essere pesantemente condizionata da forme di protesta abnorme preannunciate dalla Fiom nell’ambito della propria lotta contro il rinnovo del contratto integrativo aziendale sottoscritto lo scorso 1º aprile da Fim, Uilm e Ugl. Le agitazioni avrebbero impedito il regolare svolgimento della giornata, causando non pochi disagi a tutti gli ospiti e alle famiglie degli stessi lavoratori», ha spiegato Fincantieri scusandosi con gli invitati alla cerimonia e con i lavoratori, «che, penalizzati da questa decisione, nella stragrande maggioranza dei casi non condividono gli atteggiamenti prevaricanti che l’hanno determinata. Lo sciopero è un diritto del lavoratore e, come tale, è pienamente rispettato dall’azienda. Tuttavia le azioni di lotta non dovrebbero essere indirizzate a un’esasperata spettacolarizzazione delle tensioni come negli ultimi mesi è purtroppo avvenuto tra la Fiom da un lato e l’azienda e le altre componenti sindacali dall’altro. Tanto più grave se questo avviene in occasione di eventi che, invece, dovrebbero costituire motivo di orgoglio e soddisfazione per tutti». Alla manifestazione della Fiom, che a questo punto è stata pure annullata, avrebbero dovuto partecipare anche i rappresentanti della Rsu Fincantieri di Monfalcone.
«Credo che sia una decisione che manca di rispetto a chi vuol manifestare il proprio dissenso in modo legittimo. Nelle nostre manifestazioni non abbiamo mai creato danni – dice il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich –. Evidentemente la società ha paura di discutere di fatti concreti e di riaprire le trattative. È una scelta antidemocratica». Secondo quanto spiega la Fiom, la manifestazione era annunciata da tempo, assolutamente pacifica e responsabile, e aveva come scopo quello di far partecipare alla consegna della nave i lavoratori che l’hanno costruita. «La direzione della Fincantieri aveva già da tempo annunciato la chiusura dello stabilimento il 30 aprile, mettendo in permesso retribuito tutti i lavoratori, sperando evidentemente che davanti ai cantieri non ci fosse nessuno. È chiaro che ha capito che non sarebbe stato così e perciò ha cancellato la manifestazione. La direzione accusa la Fiom di voler danneggiare la Fincantieri, ma si assume essa la responsabilità di cancellare la cerimonia di consegna della nave. In questo modo la direzione mostra di avere più a cuore le sue scelte antisindacali rispetto ai destini produttivi e occupazionali del gruppo. La direzione Fincantieri dichiara che la maggioranza dei lavoratori sono con lei. Ma ha un solo modo per provarlo: accettare, come da tempo chiede la Fiom, il responso di un referendum sul suo accordo».
Confermata la grande manifestazione di gruppo prevista a Trieste sotto la direzione Fincantieri del 22 maggio.

Messaggero Veneto, 30 aprile 2009 
 
Vertenza Fincantieri, Rc con Fiom  
Zotti: va riaperta la trattativa sul contratto integrativo 
MONFALCONE 
Rifondazione comunista torna sulla firma separata dell’accordo e sulla cancellazione della cerimonia di sabato nello stabilimento di Marghera
 
 
MONFALCONE. Dopo la firma separata del contratto integrativo, quella dell’annullamento della cerimonia nello stabilimento di Marghera. Rifondazione comunista sostiene la battaglia della Fiom e la richiesta avanzata dalla sigla sindacale e dalla maggioranza dei rappresentanti delle Rsu del gruppo Fincantieri sulla necessità di ritirare l’intesa e riaprire la trattativa per il rinnovo dell’integrativo.
«Si tratta di democrazia e su questo non si transige», afferma il rappresentante provinciale di Rifondazione-Lavoro, Emiliano Zotti, spiegando che, se la manifestazione di Marghera di sabato non fosse stata cancellata, Rc sarebbe stata al fianco dei lavoratori e ricorda che l’ipotesi di piattaforma contrattuale elaborata da Fiom-Cgil e presentata a tutti i lavoratori nel luglio 2008 è stata sottoposta a referendum, che ha registrato una partecipazione con il 93,58% di voti favorevoli sul totale, evidenziando un chiaro mandato da parte dei lavoratori.
«Ma la risposta dell’azienda è assolutamente negativa: ha avanzato una propria proposta che è stata giudicata negativamente dal Coordinamento nazionale Fiom del gruppo Fincantieri», prosegue, spiegando come l’ultimatum dell’azienda non sia stato sottoscritto per vari motivi, fra cui «l’aumento della produttività del 20%, tutto a carico della prestazione di lavoro, con taglio dei tempi e aumento dei ritmi di lavoro; in cambio si prevede un aumento salariale incerto e irrisorio, mentre il salario già acquisito col premio di programma torna a essere a rischio. Il fatto è che l’accordo separato lascia all’azienda mano libera sulla gestione del modello produttivo, di appalti e organici, che sulla questione decisiva nei cantieri navali della salute e della sicurezza l’accordo separato non riconosce nuovi diritti ai lavoratori e peggiora persino quanto è già previsto dalla legge, che l’intesa separata prevede soluzioni salariali discriminatorie e punta così a dividere i lavoratori e che, nonostante la ricapitalizzazione, che dovrebbe rendere disponibili importanti risorse, l’accordo separato non prevede un programma d’investimenti adeguato a fronteggiare la crisi; il piano d’investimenti è scomparso».
Secondo Rc, l’accordo separato conferma la linea scelta da Confindustria e governo e sta diventando una prassi anche a livello aziendale: «La Fincantieri ha perseguito tale obiettivo per segnare una svolta negativa nelle relazioni industriali del gruppo prevedendo, su molti importanti capitoli, significativi peggioramenti e arretramenti rispetto ai precedenti accordi di gruppo del 2000 e del 2004. La proposta di Fiom di sottoporre l’accordo a referendum è respinta anche da Fim e Uilm: in Fincantieri i lavoratori non devono votare, perché si teme che l’accordo separato sia respinto.
Fiom chiede quindi la riapertura immediata della trattativa per la definizione di una nuova intesa, che dovrà essere sottoposta a referendum vincolante fra lavoratrici e lavoratori del gruppo».
Cristina Visintini

Il Piccolo, 27 aprile 2009 
 
«Non è per le assenze il ricorso al subappalto»  
Rc contesta le affermazioni di Fincantieri: lavorazioni esterne più economiche
 
 
«Non condividiamo assolutamente l’analisi che i dirigenti Fincantieri fanno sulla situazione delle assenze per malattia negli stabilimenti del gruppo. Rimanere a casa quando si è ammalati non può essere considerata una assenza ingiustificata, un vezzo del dipendente, ma è un diritto sancito dalla costituzione e tutelato dal contratto di lavoro». Per il responsabile provinciale del lavoro di Rifondazione comunista, Emiliano Zotti, le affermazioni che i dirigenti fanno insinuano due cose: «il primo che i dipendenti abusano di tale diritto, il secondo che gli organi di controllo non compiono il loro dovere».
Le cause della presunta anomalia statistica sottolineata da Fincantieri, secondo Zotti, vanno eventualmente ricercate altrove ”soprattutto in un ambiente di lavoro insalubre e nei ritmi esasperati». «Crediamo – aggiunge – vada ricercata anche in una organizzazione del lavoro che non tiene conto della individualità dei lavoratori, ne causa l’alienazione e disaffezione con conseguenti risvolti anche sul piano della salute individuale. Gli incidenti che hanno causato la morte di due operai in un brevissimo lasso di tempo sono tragici fatti che concordano con questa analisi». Per Zotti imputare a una anomalia statistica, quindi ai lavoratori e agli organi di controllo, il massiccio ricorso ad appalti e subappalti «suona quasi ridicolo». «È evidente – sottolinea – che questa prassi fa parte di una strategia ben più ampia che ha altrove le sue cause. L’uso massiccio dei lavoratori esterni ha ben altri scopi: diminuire i costi e aumentare la flessibilità, sgretolare il senso di appartenenza alla classe operaia, impedire la sindacalizzazione, aumentare la possibilità di ricatto nei confronti dei lavoratori». Secondo l’esponente di Rc «è anche l’evidente l’indice dell’incapacità politica e amministrativa di attuare investimenti efficaci e di gestire la produzione in maniera efficiente; si vogliono scaricare i costi e le colpe di tutto questo su chi, nei fumi delle officine e nel buio dei doppifondi, lavora e paga con la propria salute gli errori altrui. Il modello produttivo tedesco in questo ambito lo dimostra: i lavoratori godono di stipendi più alti, di uno stato sociale migliore e, nonostante questo, i dipendenti diretti sono molti di più e gli appalti esterni molti di meno».
Zotti aggiunge che i sindacati fanno bene in questo momento a rivendicare il loro ruolo di rappresentanza. «Crediamo inoltre – concluce – che oggi più che mai, per dare forza alle battaglie politiche e sindacali in corso, sia necessario ricostruire il senso di appartenenza e di gruppo fra operai, interni o esterni che siano, e impiegati. Siamo solidali con quelle sigle e con i singoli rappresentanti dei lavoratori che non avendo firmato l’accordo proposto dall’azienda dimostrano nei fatti di voler tutelare i diritti dei lavoratori e averne a cuore salute e benessere».

Il Piccolo, 01 maggio 2009 
  
PROTESTA A VENEZIA  
Fincantieri: «Cremaschi scherza col fuoco sul contratto integrativo»
 
 
«L’azienda indica un referendum sull’accordo. Altrimenti chiediamo la riapertura delle trattative». Il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi, rilancia a Venezia, durante il presidio organizzato davanti al cantiere laddove è stato annullato dall’azienda il varo della nave da crociera ”Costa Luminosa”, in virtù delle forme di protesta preannunciate dal sindacato. Con ciò anticipando una nuova manifestazione nazionale il 22 maggio a Trieste. Ma Fincantieri ribatte: «Ci sembra che Cremaschi continui a scherzare con il fuoco, inducendo i lavoratori a non andare da nessuna parte, se non alla rovina. I salari sono tra i più alti nel comparto. Già da questo mese, grazie all’accordo firmato il primo aprile, tutti i lavoratori del gruppo percepiscono in busta paga qualche centinaio di euro in più». Dopo l’accordo sottoscritto per il gruppo Fincantieri da Fim e Uilm, con il disaccordo della maggioranza dei componenti delle Rsu, la Fiom ha aperto lo stato di agitazione chiedendo la consultazione dei lavoratori.

Il Piccolo, 03 maggio 2009 
 
SINDACATI E RSU SUL PIEDE DI GUERRA  
Tagli in casa-albergo, ultimatum al Comune  
Una settimana di tempo per ritirare l’affidamento a ”esterni” del servizio-cucina 
«Tre posti di lavoro a rischio senza garanzie di riduzione di costi»
 
 
Una settimana di tempo: è l’ultima concessione che il sindacato fa in merito alla decisione sulla situazione della casa di riposo di via Crociera. La fumata nera di mercoledì scorso, quando in teoria avrebbe dovuto esserci una decisione in un senso o nell’altro, ha infatti preoccupato non poco le sigle sindacali, dal momento che nella delibera che prevede la chiusura della casa di riposo di via Crociera a partire dal primo luglio è scritto, nero su bianco, che una decisione in merito alla cucina (al momento esclusa dallo stop) avrebbe dovuto essere presa entro la fine del mese di aprile. Scadenza che è già stata superata.
Prima un incontro con il sindaco (che pure aveva fatto balenare qualche apertura nella trattativa) aveva rimandato tutto al tavolo tecnico in programma mercoledì scorso. Poi, anche al tavolo non è stato deciso nulla, visto che l’amministrazione si è riservata in realtà di compiere «maggiori approfondimenti». Rimandando quindi ancora una volta la decisione a una seconda seduta, in programma mercoledì prossimo. Sarà una seduta che i sindacati dicono chiaro e tondo di ritenere risolutiva, perchè un rinvio non sarebbe più possibile: il termine di luglio si avvicina, e sono in ballo ben tre posti di lavoro degli addetti alla struttura che fanno parte della cooperativa alla quale al momento è affidata la gestione. Il Comune di Monfalcone ha intenzione di esternalizzare il servizio di cucina, sospendendo così l’incarico in corso. E questo, oltre a essere secondo le sigle sindacali «uno spreco di denaro», visti gli oltre 70mila euro stanziati lo scorso anno proprio per mettere a norma la struttura interna alla casa di riposo, è anche una minaccia per alcuni posti di lavoro. «Se la cosa dovesse essere confermata secondo le ultime risultanze – spiegano le Rsu – sarebbero a rischio i tre lavoratori della cooperativa che attualmente si sta occupando del servizio di refezione». Tre lavoratori si troverebbero, a partire dal primo luglio, senza lavoro. «Il tutto, mettendo a rischio la funzionalità di un servizio che al momento è gestito in modo eccellente dal personale comunale – spiegano Cgil Funzione pubblica, Cisl Funzione pubblica e Rsu del Comune di Monfalcone -. Per questo, durante il presidio sono state esposte a tutti i componenti della giunta le preoccupazioni che ci portano a prevedere per il futuro non un aumento degli utenti serviti bensì una riduzione degli stessi e dei servizi che, non gestiti più all’interno vedranno sicuramente una drastica riduzione della qualità».
Dopo la protesta di due settimane fa davanti alla giunta, il Comune di Monfalcone ha congelato la decisione, ma i sindacati hanno fatto sapere che, se la data di cessione del servizio al primo luglio dovesse essere confermata, si susseguiranno iniziative di protesta e di sensibilizzazione sulla vicenda. Proprio i sindacati hanno attuato, giorni fa, un singolare sit-in sui gradini del municipio durante una riunione della giunta comunale. (e.o.)

Messaggero Veneto, 03 maggio 2009 
  
Continua il botta e risposta tra Fiom e azienda 
Protesta sull’integrativo, nuovo presidio davanti alla Fincantieri 
Monfalcone
 
 
MONFALCONE. Nuovo presidio, ieri mattina, davanti ai cancelli dello stabilimento Fincantieri di Panzano. L’iniziativa indetta dalla Fiom-Cigl prosegue così le manifestazioni di protesta dei lavoratori Fincantieri contro il nuovo contratto integrativo aziendale, frutto di un accordo separato che appunto Fiom non ha firmato e anticipa la grande manifestaizone di gruppo prevista per il 22 maggio a Trieste, davanti alla sede della direzione dell’azienda.
La tensione tra rappresentanti sindacali dei metalmeccanici Cgil aveva avuto un punto piuttosto alto negli scorsi giorni quando Fincantieri, sapendo dello sciopero con manifestazione proclamato per lo scorso 30 aprile, in occasione della consegna al cantiere di marghera di Costa Luminosa, aveva annullato la cerimonia. Fatto che a sua volta aveva indotto i sindacati Fiom ad annullare la manifestazione, ma a organizzare un incontro davanti ai cancelli dello stabilimento veneto.
«L’azienda indica un referendum sull’accordo. Altrimenti chiediamo la riapertura delle trattative», ha affermato il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi, durante il presidio organizzato a Marghera, anticipando la manifestazione nazionale di Trieste. Ma Fincantieri ha ribattuto: «Ci sembra che Cremaschi continui a scherzare con il fuoco, inducendo i lavoratori a non andare da nessuna parte, se non alla rovina. I salari sono tra i più alti nel comparto. Già da questo mese, grazie all’accordo firmato il primo aprile, tutti i lavoratori del gruppo percepiscono in busta paga qualche centinaio di euro in più».
Affermazioni che hanno portato al presidio di ieri, a cui non è mancato il sostegno del Coordinamento operai comunisti, «nella convinzione – afferma Alessandro Perrone a nome del coordinamento – che lo scontro in atto, travalichi i connotati di una vertenza interna, assumendo un livello di conflitto generale tra interessi opposti, riguardante, non solo le condizioni della vita e del lavoro dei lavoratori Fincantieri e degli appalti, ma di tutti i metalmeccanici, che nell’ambito della crisi economica in atto, oltre alla salvaguardia della propria occupazione, sono chiamati a difendere la qualità del lavoro stesso, che, appunto, Fincantieri per conto di Confindustria mira a svilire, in una logica di deregolamentazione al ribasso, retta sulla pelle della manodopera diretta e indiretta del gruppo».
Gli operai comunisti annunciano la partecipazione alla manifestazione proclamata dalla Fiom per il prossimo venerdì 22 maggio. (cr.vi.)

Il Piccolo, 04 maggio 2009 
  
Integrativo, Ferrero davanti al cantiere  
Riprende la protesta della Fiom. Incontro con i cassintegrati
  
 
Politica e istituzioni finora si sono tenute, per quanto possibile, ai margini dello scontro tra Fincantieri e Fiom, che a Monfalcone non è isolata sulle sue posizioni, sul nuovo contratto integrativo del gruppo. Nel pomeriggio di oggi il segretario nazionale di Rifondazione, Paolo Ferrero, incontrerà le Rsu del cantiere all’esterno dei cancelli. A Monfalcone Ferrero viene per partecipare a una serie di incontri con i lavoratori e di iniziative pubbliche. Gli appuntamenti avranno al centro il confronto sulla difficile situazione economica attuale e sulle soluzioni praticabili. In questo contesto si inserisce quindi l’incontro delle 16 con le Rsu, mentre alle 17 il segretario nazionale di Rc sarà nella sede locale del partito in via Carducci con i lavoratori cassintegrati della Eaton e di altre realtà territoriali. La giornata terminerà alle 18 con un’assemblea aperta alla cittadinanza in Provincia a Gorizia.
Ritenuta responsabile da Fincantieri di possibili danni alla società e quindi ai lavoratori, la Fiom respinge intanto al mittente le accuse, mosse anche dal presidente di Costa Crociere Pier Luigi Foschi. «Le manifestazioni sindacali non sono ”poco comprensibili” – ribatte il coordinatore Fiom nella Rsu, Moreno Luxich -, perché sono solo lo strumento attraverso il quale i lavoratori possono esprimere la propria contrarietà a una posizione non condivisa. Non credo inoltre che un’iniziativa come quella che doveva essere realizzata a Marghera possa mettere a rischio il know how e la leadership che abbiamo nel cruise». Chi si reca nei cantieri per partecipare alle cerimonie dovrebbe, secondo Luxich, «porsi la domanda di chi costruisce le navi da crociera su cui si trovano, con quale fatica, in quali condizioni».

Messaggero Veneto, 05 maggio 2009 
 
Monfalcone. Incontro con Ferrero (Rc). Verso un cooordinamento provinciale dei lavoratori cassintegrati  
Eaton, 150 i posti a rischio nella fabbrica di via Bagni
 
 
MONFALCONE. Potrebbero essere 100 o addirittura 150 i posti a rischio alla Eaton Automotive di Monfalcone. L’azienda non avrebbe detto, né confermato nulla, ma la prospettiva potrebbe essere concreta, soprattutto al termine dell’anno di cassa integrazione straordinaria che stanno già vivendo i 340 lavoratori dell’azienda di via Bagni e che hanno deciso, proprio per tener alta l’attenzione sulla loro situazione, di creare un coordinamento provinciale (e magari anche sovrapprovinciale) di tutti i lavoratori in cassa integrazione delle aziende in crisi. La notizia degli esuberi e del coordinamento è stata resa nota da una delegazione dei dipendenti Eaton nel corso dell’incontro di ieri nella sede di Rifondazione comunista a Monfalcone con il segretario nazionale di Rc, Paolo Ferrero.
Hanno illustrato la loro vicenda, la crisi legata all’andamento del mercato dell’auto, il calo della produzione e la paura che l’importante investimento fatto da Eaton in Polonia significhi perdita di lavoro per le maestranze locali. «Il nostro stabilimento, uno dei più grossi del gruppo, produceva 25 milioni di valvole; quello in Polonia è stato realizzato per produrre 50 milioni di valvole. Per ora è sottoproduttivo, ma il metodo usato da Eaton ci preoccupa: prima si chiede la cassa integrazione e poi arrivano le lettere della mobilità», hanno detto, annunciando di voler proseguire le iniziative di mobilitazione, anche perché si teme che, una volta calata l’attenzione sulla Eaton, l’azienda possa portar via, in sordina, una serie di macchinari.
«Siamo disposti a difendere i cancelli. Sappiamo di essere un settore maturo ed è per questo che chiediamo alla Regione di avviare i corsi di riqualificazione promessi e che non sono partiti, neanche per i lavoratori di Ineos, che già da oltre un anno sono senza lavoro. Dicono che non ci siano i fondi e c’è un rimpallo tra amministrazione regionale e provinciale», hanno spiegato, confermando per sabato un concerto di sensibilizzazione a Turriaco, occasione in cui sarà dato vita al coordinamento dei lavoratori.
Iniziativa accolta con favore da Ferrero, che, manifestando la piena disponibilità al sostegno, ha evidenziato come ci sia «un sacco di posti di lavoro che saltano, ma non c’è una lotta generale. Purtroppo, però, non ci si salva da soli: serve la lotta che spinga Regione ed enti locali ad agire con il governo ed è importante anche – ha detto – agire per chi non ha diritti, i precari».
Il consigliere regionale Roberto Antonaz ha puntato il dito contro la giunta Tondo, che vuol cancellare la legge del buon lavoro: «Non è vero che non ci sono i fondi: non li hanno messi. Siamo alla vigilia di un decreto giuntale anticrisi con cui si destinano l’80% dei fondi alle aziende e zero risorse per l’integrazione del reddito. Per parte nostra – ha annunciato – presenteremo una legge anti-delocalizzazione».
Cristina Visintini 

Vertenza Fincantieri, Ferrero vicino alle ragioni della Fiom sull’integrativo 
 
MONFALCONE. Prima dei lavoratori Eaton, Ferrero ha incontrato davanti ai cancelli dello stabilimento Fincantieri i rappresentanti Fiom nella Rsu, che hanno illustrato la situazione di tensione con l’azienda in seguito alla firma separata dell’accordo per il contratto integrativo, azienda che non intende andare al referendum.
«Vuol dire che hanno paura del risultato. Noi – ha detto Moreno Luxich –, se i lavoratori dovessero dire sì, saremmo anche disposti a firmare, ma chiediamo che il referendum sia fatto. La nostra è una battaglia di dignità che accomuna tutti i lavoratori e non soltanto gli iscritti Fiom. Andremo avanti perché senza consultazione per noi non ci sarà accordo».
Anche a loro Ferrero ha espresso solidarietà per una battaglia di democrazia e che non rispetta soltanto i principii, «ma anche i fatti reali, come i punti salariali. È una battaglia decisiva: se si accetta la logica imposta vuol dire che il sindacato è un’altra cosa rispetto a ciò che dovrebbe essere». Anche in questo caso ha ricordato che «bisogna dare una mano anche ai precari, a chi lavora in appalto, condizione che è una sorta di Far West. La logica di continuare a costruire la produttività sul costo del lavoro è all’origine della crisi».
 

Il Piccolo, 05 maggio 2009 
  
CONTRATTO E INDUSTRIE IN CRISI 
La Fiom a Ferrero: non è chiusa la battaglia sull’integrativo  
Preoccupazione dei lavoratori Eaton: si teme il taglio di 150 posti
 
 
di LAURA BLASICH

Non far calare il silenzio sulle difficoltà della loro fabbrica, perché in un anno di chiusura le possibilità di una dismissione totale si alzano. Soprattutto se quanto si produce è legato al mercato dell’auto, in piena crisi. È questa la priorità per i cassintegrati della Eaton Automotive, che ieri hanno incontrato il segretario nazionale di Rifondazione comunista Paolo Ferrero, hanno avviato un coordinamento con i lavoratori delle altre aziende in crisi della regione e organizzato un concerto per sabato a Turriaco, paventando tagli, peraltro non confermati dall’azienda di 100-150 posti.
Poco prima il segretario nazionale di Rc aveva incontrato all’esterno dello stabilimento Fincantieri anche i rappresentanti dei lavoratori della Fiom-Cgil, che non considera affatto chiusa la vertenza sul nuovo contratto integrativo, sottoscritto da Uilm, Ugl e Fim. Nazionale, perché a livello locale i metalmeccanici della Cisl hanno bocciato in modo quasi monolitico l’accordo del primo aprile con Fincantieri. In ballo, in questo caso, come ha sottolineato ieri il coordinatore della Fiom nella Rsu Moreno Luxich, c’è una battaglia di dignità e democrazia, oltre che sul salario, perché i 1500 euro del premio di efficienza legati al recupero di 20 punti di produttività sono «inarrivabili», secondo l’organizzazione sindacale. I rappresentanti della Fiom hanno spiegato i motivi della propria contrarietà all’accordo sul nuovo contratto integrativo, sottolineando la scarsa chiarezza della società in materia di appalti e di carico di lavoro. «Per quel che riguarda la Borsa, credo che tutti, per come sono andate le cose, dovrebbero dire grazie la Fiom», ha inoltre tenuto ad aggiungere il coordinatore Luxich. Il segretario nazionale di Rc ha dato tutto il suo appoggio «a questa battaglia per la democrazia e il salario». «La logica di continuare a costruire la produttività sul costo del lavoro – ha detto Ferrero – è all’origine della crisi economica. Come Rifondazione pensiamo che mantenere alti i salari sia l’unico modo invece per uscirne».
Per i cassintegrati della Eaton Automotive invece i problemi di salario stanno tutti in una busta-paga che al massimo arriva agli 800 euro a causa della Cigs. «Il nodo di fondo sta però soprattutto in un futuro con il punto di domanda – hanno spiegato alcuni lavoratori nella sede di Rc al segretario nazionale del partito Ferrero -, perché non sappiamo se alla fine dell’anno di Cassa straordinaria torneremo a lavorare. E se lo faremo, la possibilità è che la fabbrica riapra, ma con 100-150 esuberi. L’azienda non l’ha dichiarato ufficialmente, ma i numeri sono questi». Un quadro aggravato, come ha aggiunto Alessandro Perrone, dipendente dello stabilimento e consigliere provinciale del PdCi, dall’investimento plurimilionario che Eaton ha effettuato in Polonia, ampliando un ex stabilimento Fiat fino a una capacità produttiva di 50 milioni di valvole contro i 27 milioni raggiunti da Monfalcone. «Ed Eaton, come abbiamo potuto constatare in questi anni – ha rilevato Perrone -, non si è fatta troppi scrupoli nel chiudere gli stabilimenti di Rivarolo Canavese e Massa. A Monfalcone il metodo non è stato lo stesso credo anche per le iniziative che siamo riusciti a mettere in campo». Su questa strada i lavoratori di Eaton hanno intenzione di proseguire: è stato avviato un coordinamento con le altre aziende in crisi e sabato sarà la volta di un concerto a Turriaco, all’ex Arci.
Nel frattempo, però, ha denunciato Perrone, non sono partiti, nemmeno per gli ex lavoratori di Ineos Films, i corsi di formazione sostenuti dalla Regione, che avrebbero dovuto rappresentare un’integrazione al reddito dei cassintegrati. «Ci dicono che non ci sono i fondi e così assistiamo a un rimpallo tra Regione e Provincia», ha aggiunto. «Rifondazione dà la sua massima disponibilità a sostenere iniziative – ha detto Ferrero – che devono essere coordinate per poter effettuare pressioni sugli enti locali e quindi sul Governo, costringendolo a impegnarsi sul fronte del lavoro». Rc presenterà inoltre in Regione, ha spiegato il consigliere regionale del partito Roberto Antonaz, un disegno di legge per impedire le delocalizzazioni facili, magari sostenute da fondi pubblici.

Il Piccolo, 12 maggio 2009
 
La Fiom sull’integrativo: «Denunceremo Fincantieri» 
Cremaschi parla di «elementi di antisindacalità». L’azienda: «Nelle buste-paga già inseriti i primi aumenti»

«Denunceremo Fincantieri alla magistratura perché l’accordo firmato da Fim, Uilm e Ugl con l’azienda presenta diversi elementi di antisindacalità». Lo ha detto il segretario nazionale Fiom Giorgio Cremaschi, ieri a Genova alla Camera del lavoro per un coordinamento dei delegati Fiom. «Stiamo studiando le carte con i nostri legali – ha aggiunto il leader nazionale dei metalmeccanici della Cgil -. Secondo noi c’è una violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei lavoratori e quindi attività antisindacale da parte del gruppo. Porteremo a breve le carte ai magistrati. Stiamo decidendo da quale cantiere partire e quindi al tribunale del lavoro di quale città presentare la denuncia».
«Sono state violate le più elementari regole della democrazia – aggiunge Cremaschi -: si vuole imporre a tutti i lavoratori un accordo sottoscritto da una minoranza». «Non solo – prosegue Cremaschi – sono venute meno tutte le regole delle relazioni sindacali seguite finora. Prima si teneva conto della volontà della maggioranza, ora invece durante gli incontri tra direzioni aziendali e rappresentanze dei lavoratori sembra che si reciti a soggetto. Non ci sono più regole e la controparte fa di tutto per dividere i lavoratori». Secondo Cremaschi un accordo aziendale senza il consenso delle Rsu non è sindacalmente valido.
Sulla possibilità che la denuncia possa partire da Monfalcone, interessando quindi la magistratura goriziana, Cremaschi non si sbilancia. «É una decisione che sarà presa in base a considerazioni di tipo legale – afferma – e non sindacale». Come dire che non sarà determinante la consistenza della rappresentanza sindacale di un determinato stabilimento del gruppo Fincantieri, ma l’entità e la la frequenza degli episodi della presunta violazione dello statuto dei lavoratori.
Nessun commento da parte di Fincantieri sulle dichiarazioni fatte ieri da Cremaschi a Genova che ha di fatto ribadito quanto affermato soltanto una decina di giorni fa a Venezia. Allora la Fincantieri aveva messo in guardia Cremaschi: «Sta scherzano con il fuoco portando i lavoratori sulla strada del non ritorno».
Fincantieri ricorda poi che nella busta-paga di aprile i lavoratori, «tutti i lavoratori», hanno percepito qualche centinaio di euro in più di retribuzione, proprio in base all’accordo sottoscritto con Fim, Uilm e Ugl. Ieri intanto a Monfalcone le rappresentanze aziendali di Fim e Uilm hanno sottoscritto con Fincantieri un accordo sul premio di programma che la Fiom provinciale ritiene «insufficiente e per di più pericoloso» in quanto «presuppone un recepimento integrale dell’accordo integrativo di gruppo firmato il primo aprile scorso».
Inspiegabile per la Fiom la posizione assunta dalla Fim che a livello locale non aveva controfirmato l’intesa nazionale.
Domenico Diaco

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