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Il Piccolo, 14 dicembre 2010 
 
INFORTUNIO IN FINCANTIERI 
Grave operaio travolto da una trave sulla ”Magic” 
Frattura vertebrale per Carlo Bevilacqua, 51 anni. Operato all’Unità spinale di Udine
UN PESANTE MANUFATTO SI È SGANCIATO DALL’IMBRAGATURA E HA INVESTITO L’ADDETTO

di LAURA BORSANI

Grave infortunio sul lavoro, ieri mattina, attorno alle 8, sulla ”Carnival Magic” nello stabilimento Fincantieri. Un imbragatore di 51 anni, Carlo Bevilacqua di Monfalcone, è stato travolto da una trave metallica, lunga una decina di metri, subendo un trauma cranico, lo schiacciamento del bacino e la frattura di due vertebre. Rischia un gravissimo danno alla funzionalità degli arti inferiori. Già nella tarda mattinata di ieri, l’operaio è stato sottoposto a un intervento chirurgico nell’Unità spinale dell’ospedale di Udine, dove è stato trasferito con l’elicottero dell’Elisoccorso, atterrato in banchina accanto alla passeggeri. A investire Bevilacqua è stata una guida di sostegno dei ”cesti” lavavetri della nave, una sorta di rotaia di ferro semicurva di mezzo quintale, precipitata da circa 8 metri. La guida metallica era stata sollevata da una gru per raggiungere il ponte 15 di ”Magic”, in allestimento in banchina. L’operatore a terra, accortosi che le due rotaie che aveva appena imbragato dando l’okay al sollevamento, si erano sfilate, ha tentato di allontanarsi dall’area per evitare di esserne travolto. Ma una delle due guide gli è invece finita addosso, non è chiaro se colpendolo direttamente o di rimbalzo, facendolo cadere a terra e battere la testa.
Carlo Bevilacqua, esperto imbragatore, dipendente Fincantieri nel settore da almeno trent’anni, è stato colpito alla schiena e al bacino. Un impatto violento: l’uomo è rimasto a terra in una pozza di sangue. Sempre cosciente, tanto da provvedere a chiamare al cellulare i familiari, ma lamentando di non sentire più le gambe, secondo quanto riferito dai colleghi presenti sul luogo dell’infortunio.
Immediati sono stati i soccorsi, con l’intervento dell’elicottero del 118 che ha trasferito l’operaio all’Unità spinale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine dove, in tarda mattinata, è stato sottoposto a un delicato intervento chirurgico.
Le rappresentanze delle Rsu di stabilimento Fim, Fiom e Uilm, hanno proclamato lo sciopero, con presidio della portineria per bloccare l’attività dello stabilimento. Lo sciopero ha riguardato il primo turno, dalle 10 fino alle 14.
Un evento, dunque, drammatico, che ha riproposto il problema legato alla sicurezza sul posto di lavoro, riaccendendo le preoccupazioni da parte delle maestranze e dei rappresentanti sindacali, a poco più di un mese peraltro da un altro infortunio avvenuto nella nuova panel-line, memori altresì dell’incidente che nell’aprile del 2008 costò la vita ad un lavoratore dell’appalto croato.
Sull’infortunio è stata aperta un’indagine, affidata alla Polizia del locale Commissariato intervenuta sul posto assieme ai funzionari dell’Azienda sanitaria. Stando alle informazioni fornite dall’azienda, le modalità dell’incidente vengono al momento confermate nelle linee essenziali ipotizzate. Il lavoratore era dunque alle prese con le operazioni di imbragatura. Una volta sistemate le due guide lavavetri, ha quindi dato il ”via libera” al sollevamento del materiale. Durante il trasferimento, le guide si sono sfilate precipitando. È da accertare se una di queste rotaie abbia travolto direttamente o indirettamente l’operatore che, tra l’altro, si stava allontanando dall’area essendosi accorto che non tutto stava procedendo per il verso giusto. Anche l’azienda ha aperto un’inchiesta interna per l’accertamento delle cause dell’infortunio.
(ha collaborato Laura Blasich).

L’ASSESSORE CRISTIANA MORSOLIN 
Il Comune protesta: «Episodio gravissimo»

L’amministrazione comunale di Monfalcone giudica «gravissimo» quanto accaduto ieri in Fincantieri a Monfalcone. Una posizione dura nei confronti della società  navalmeccanica quella assunta dall’ente locale e di cui si fa portavoce, a nome del sindaco, l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin. «La linea, sempre più praticata anche a livello nazionale, in base alla quale la sicurezza sul lavoro è responsabilità esclusiva e diretta del lavoratore – sottolinea l’assessore Morsolin – non è accettabile. Vanno messe invece in campo tutte le misure necessarie per tutelare i lavoratori, in questo caso diretti e indiretti».
Su questo fronte Fincantieri, secondo l’assessore, «ha ancora delle lacune, dimostrate dai precedenti infortuni mortali o gravissimi di cui è stato teatro il cantiere navale in questi ultimi anni».
Secondo Emiliano Zotti responsabile dell’area lavoro di Rifondazione «davanti all’ennesimo grave infortunio avvenuto in Fincantieri non possiamo che constatare quale altissimo prezzo venga pagato dai lavoratori alle logiche della produzione. L’infortunio infatti, stando alle prime ricostruzioni, era evitabile se si fosse attuata una differente organizzazione del lavoro, più rispettosa dei metodi e dei tempi della sicurezza. In queste ore all’operaio Bevilacqua va la nostra solidarietà e gli auguri di un pronto recupero dal grave infortunio subito. (la.bl.) 
 
TUONA IL MEGAFONO NELLO STABILIMENTO PER ANNUNCIARE LO SCIOPERO. ADESIONE ANCHE DA PARTE DEI LAVORATORI DELLE DITTE PRIVATE 
«Tutti fuori». Scatta alle 10 l’esodo di migliaia di tute blu 
Luxic: «Questo è l’epilogo delle nostre richieste cadute nel vuoto». Gherghetta: «L’organizzazione del lavoro va rivista»

di SILVIA ZANARDI

A passo lento. Con la scritta ”Fincantieri” alle spalle e una fila di colleghi davanti, tutti diretti verso la città. Qualcuno è saltato in fretta sulla sua bici, altri si sono fatti strada a lungo il marcipiede bagnato dal nevischio. Chi gesticolando, chi accendendosi una sigaretta.
Hanno mollato attrezzi, gru e imbragature attorno alle dieci: operai, tanti, centinaia. Un esodo infinito di uomini con i volti tirati, le tute da lavoro sporche di ferraglia, gli elmetti blu sotto il braccio: qualcuno se lo è tenuto in testa. Hanno risposto al richiamo di un megafono che, di prima mattina, si è messo a gridare: «Uscite tutti, andiamo via. Un nostro collega ha avuto un incidente sulla Carnival, sta male. Oggi non si lavora, scioperiamo». La voce era quella di Moreno Luxic, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento.Quanto detto al megafono lo ha ripetuto ai colleghi e ai giornalisti poco dopo, quando ormai stavano uscendo tutti e il cantiere navale di Monfalcone era già semideserto: «Abbiamo fatto presente all’azienda più e più volte che per sollevare i manufatti ci vogliono le ceste omologate, ma non siamo mai stati ascoltati. E questo è il risultato: un nostro collega ha avuto un incidente grave e non è che il tragico epilogo di richieste finite nel vuoto».
Accanto a lui, stesso berretto di lana, Andrea Holjar (Uilm): «Allo sciopero hanno aderito in tanti, sia i lavoratori diretti della Fincantieri, sia quelli delle ditte in appalto. Siamo compatti». Nel giorno di sciopero per il collega Carlo Bevilacqua, che è rimasto schiacciato sotto una trave di metallo, negli occhi degli operai si legge una sola frase: «Poteva succedere il peggio. Di lavoro non si può morire».
«Ancora un incidente grave, e ancora alla Fincantieri. Non è un caso, qui siamo di fronte a una pericolosità oggettiva», dice il presidente della Provincia Enrico Gherghetta. «Significa che l’azienda deve riflettere e deve porsi con maggiore attenzione nei confronti dei suoi lavoratori: non si può finire sotto un pezzo di ferro imbragato male, non è ammissibile. C’è qualcosa che non va alla base dell’organizzazione aziendale», aggiunge.
Mentre, sulla Carnival, l’operaio Carlo Bevilacqua cercava di sottrarsi alla caduta violenta di quella maledetta trave, l’eurodeputata Debora Serracchiani incontrava gli operatori portuali per discutere del futuro dello scalo monfalconese. Con lei, c’era il segretario del circolo Pd di Monfalcone e consigliere comunale Paolo Frisenna: «A quanto si è detto, Carlo Bevilacqua è un operaio esperto e questo può escludere che l’incidente sia avvenuto per un errore umano. C’è anche da augurarsi che non dipenda da falle nella sicurezza garantita dall’azienda e che si sia verificato per un fatalità sfortunata». E aggiunge: «Spetta a chi di competenza accertarlo, ma siamo preoccupati: non si può pensare allo sviluppo industriale se gli operai mettono la loro vita a rischio ogni giorno».

Il Piccolo, 15 dicembre 2010 
 
RESTA GRAVE L’OPERAIO, SOTTOPOSTO A INTERVENTO CHIRURGICO ALLA SPINA DORSALE 
«Troppi infortuni in cantiere, ora basta» 
La Rsu scrive all’ad Bono, al sindaco e ai presidenti di Regione e Provincia 
 
di SILVIA ZANARDI

L’hanno operato al midollo spinale, ma è ancora presto per dire se Carlo Bevilacqua tornerà a camminare. Un elicottero dell’ospedale Civile di Udine è venuto a prenderlo di urgenza lunedì mattina alla Fincantieri, dopo che una pesante trave di alluminio lo ha travolto mettendo a rischio la sua vita. Era andato a lavorare come tutti i giorni, ma l’imbragatura di una gru si è sfilata all’improvviso ed è stata questione di pochi secondi.
I suoi colleghi, quelli nuovi e quelli di vecchia data, che hanno iniziato a lavorare con lui trent’anni fa, sono in costante contatto con la moglie per avere notizie sull’esito dell’intervento. Si confida nell’ipotesi migliore, ma già conforta che Carlo Bevilacqua non sia in pericolo di vita.
Sulla scia dello sciopero immediato, indetto subito dopo il suo infortunio fra gli operai della Fincantieri, hanno aderito quasi tutti, i rappresentanti di Rsu Fim, Fiom e Uilm chiedono alle istituzioni di intervenire, di far sentire la loro voce a difesa della sicurezza sul lavoro che, se messa a repentaglio o trascurata, può portare a tragici incidenti appesi alla fatalità.
Quello che ha portato in sala operatoria Carlo Bevilacqua, non è primo a scatenare l’ira dei lavoratori dello storico cantiere navale di Monfalcone. Prima di lui, nel 2010, un lavoratore è stato investito da una lama mentre cercava di sbloccare un manufatto che si era incastrato tra due rulli e un secondo rischiava di rimanere ucciso come Yuko Jerco nel 2008, schiacciato da una lamiera in una normale giornata di lavoro.
I rappresentanti sindacali della Fincantieri hanno scritto una lettera aperta indirizzata a Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri, a Renzo Tondo, governatore del Friuli Venezia Giulia, a Enrico Gherghetta, presidente della Provincia di Gorizia, e a Gianfranco Pizzolitto, sindaco di Monfalcone.
«Tre gravi incidenti hanno aperto il 2010, solo fortunamente senza gravi conseguenze per i lavoratori. Nel corso di quest’anno sono state fatte da parte nostra almeno cinque segnalazioni alla medicina del lavoro, dove venivano evidenziate gravi e ripetute violazioni delle norme di sicurezza. Rimane aperta a oggi la questione molatura, bollata spesso come mancanza di volontà da parte di lavoratori di svolgere quel tipo di attività», scrivono i sindacati.
«Ci sono stati anche tre infortuni dalle dinamiche drammatiche, due dei quali avrebbero potuto avere gravi conseguenze. L’ultimo risale a lunedì 13 dicembre, dove un lavoratore è rimasto colpito alla schiena dalla caduta di un tubo durante le operazioni di sollevamento. Con molta probabilità il nostro collega rimarrà tutta la vita seduto su una sedia a rotelle», aggiungo. E concludono: «Crediamo che alla base di tutto questo ci sia una gestione sbagliata dei cicli produttivi, basati essenzialmente sulla compressione dei tempi di lavoro e dei costi e questa noncuranza si riflette sulla risorsa più importante dell’azienda: i lavoratori. Chiediamo all’amministratore delegato di Fincantieri di operare in tempi strettissimi al fine di mettere l’azienda, la Stabilimento di Monfalcone, in condizioni di sicurezza e di legalità degni di un paese civile».

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Il Piccolo, 04 novembre 2010 
 
INFORTUNIO NELLA NUOVA PANEL-LINE DELLO STABILIMENTO NAVALE DI PANZANO 
Operaio ferito, scattano 2 ore di sciopero 
Escluse complicazioni per il dipendente diretto Pietro Carnese, carpentiere di 28 anni

Imprigionato con una gamba tra un rullo e un pannello mentre spostava una lamiera nella nuova panel-line: un infortunio simile a quello che nell’aprile 2009 era costato la vita al croato Juko Jerko, ha visto coinvolto ieri un dipendente diretto di Fincantieri, il carpentiere Pietro Carnese, 28 anni. L’uomo è stato soccorso dall’ambulanza di servizio nello stabilimento e trasferito all’ospedale di San Polo. I controlli ai quali è stato sottoposto non hanno rilevato complicazioni, tanto che già oggi Carnese potrebbe essere dimesso con una prognosi di pochi giorni. Ma sono state la dinamica dell’incidente e l’analogia con l’episodio mortale del 2009 a far scattare la protesta della Rsu che ha proclamato uno sciopero nelle ultime due ore di ogni turno. «A un anno e mezzo dall’infortunio nella nuova linea pannelli e che ci ha visto piangere il nostro collega Jerko – scrive la Rsu Fim-Fiom-Uilm – la realtà si è riproposta. Due coincidenze troppo simili perché si possano attribuire al caso. Un lavoratore Fincantieri è rimasto infatti imprigionato con la gamba tra la rulliera e una lama durante lo spostamento di un pannello. Un pannello che non avrebbe dovuto muoversi ma, rimasto agganciato a un secondo manufatto, avanzava causando l’incidente. Il lavoratore è stato ricoverato all’ospedale. Questo grave episodio è emblematico e mette in evidenza il comportamento dell’azienda sulle disposizioni di sicurezza, sottolineando ancora una volta come principale responsabile delle violazioni delle regole sia Fincantieri. Passa, con queste logiche sempre più pressanti, l’idea che sia il profitto al centro dell’interesse aziendale, e non i lavoratori».
Fincantieri, dal canto suo, declina ogni responsabilità sull’accaduto. In una lettera affissa in bacheca nello stabilimento l’azienda rileva come «l’infortunio è riconducibile a comportamenti di singoli soggetti non consoni alle regolari modalità di lavoro che hanno originato condizioni di non adeguata sicurezza. In particolare – rileva l’azienda – il posizionamento dei pannelli sulla linea è stato attuato non rispettando le necessarie distanze tra pannelli al fine di consentire il corretto impiego delle attrezzature utilizzate per la traslazione. L’azienda si riserva di adottare i provvedimenti necessari nei confronti dei responsabili dell’accaduto». (f.m.)

Il Piccolo, 14 novembre 2010

IL 22 SI CHIUDE LA CASSA INTEGRAZIONE 
Fincantieri, presidio di protesta ai cancelli 
Sempre più duro lo scontro tra azienda e sindacati sulla sicurezza nel posto di lavoro

La vertenza aperta da Fim, Fiom, Uilm sulle modalità  di uso della molatura all’interno dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone si fa sempre più dura, mentre si avvicinano scadenze produttive importanti. Dopo lo sciopero di mercoledì, che ha bloccato i diversi settori del cantiere navale durante buona parte della giornata, l’annuncio del presidio di ieri, organizzato per rafforzare il blocco dello straordinario, ha vuotato lo stabilimento, come accade ormai di rado al sabato mattina. I lavoratori, sia dipendenti sia, in numero maggiore, delle imprese dell’appalto, non si sono nemmeno avvicinati all’ingresso del cantiere navale. Perlomeno di prima mattinata. Qualcuno si è fatto vivo attorno alle 9, sperando magari che i rappresentanti delle organizzazioni sindacali se ne fossero già andati, cosa che non è avvenuta, se non verso le 11, ed è stato pertanto convinto a non entrare. Magari dopo uno scambio di battute dal tono teso. «Perché non scioperate a oltranza? E i problemi che ci sono sulla nave in bacino a quelli ci pensate?», ha detto un operaio di una ditta esterna. Il nodo, però, stando a Fim, Fiom, Uilm, sta anche qua: evitare di allargare le maglie degli accordi esistenti in materia di sicurezza e salute che, secondo i isndacati, sono già di difficile applicazione, soprattutto nelle aree in cui operano le imprese dell’appalto e del subappalto. Dopo che l’ultimo incontro con la società, martedì scorso in stabilimento non ha segnato dei passi avanti rispetto le richieste avanzate dai sindacati (presentazione di un piano di investimenti, modifica dei cicli produttivi) per mettere in piena sicurezza l’impiego della molatura contestualmente alle lavorazioni di saldatura, le azioni di pressione sembrano destinate a proseguire nei prossimi giorni. Le Rsu si ritroveranno domani per fare il punto e decidere come proseguire la vertenza. Intanto si avvicinano scadenze produttive importanti. Una data ancora non c’è, ma pare che Carnival Magic, il nuovo colosso in realizzazione su commissione di Carnival Cruise Line, varato a fine agosto, debba effettuare i primi test in mare aperto già nel corso del prossimo mese. L’ultimazione della nave da crociera, lunga 306 metri, larga 42 e alta 64, con una stazza lorda di 130mila tonnellate e una velocità massima di 23 nodi, è prevista per aprile del 2011, visto che la crociera inaugurale nel Mediterraneo salperà da Venezia il primo maggio. Ormai imminente è anche l’impostazione in bacino del primo blocco della gemella di Magic e Dream, che la società armatrice ha deciso di chiamare “Breeze”, cioè brezza. La realizzazione della super-nave da crociera è programmata per l’estate del 2012 e non dovrebbe subire ritardi, anche se i motori diesel a essa destinati saranno dirottati sulla Costa Fascinosa, già in costruzione in bacino nello stabilimento Fincantieri di Marghera. I propulsori in costruzione alla Wartsila di Trieste per Breeze sono del resto identici, modello W46 a 12 cilindri, ai sei affondati a settembre a 20 metri di profondità al largo di Venezia.
L’impostazione del primo blocco è condizionata comunque anche dalla conclusione degli interventi di manutenzione straordinaria che stanno interessando il bacino del cantiere navale di Monfalcone, dove alla fine della prossima settimana si chiuderà la cassa integrazione ordinaria per tutti i lavoratori ancora coinvolti. Il rientro delle maestranze è previsto per il 22 novembre, mentre il giorno successivo a Roma si terrà un incontro di gruppo tra società e sindacati sui carichi di lavoro, dove dovrebbe emergere se i “buchi” nella produzione degli altri stabilimenti del gruppo saranno tamponati con un trasferimento di personale a Monfalcone.

Il Piccolo, 07 settembre 2010

INFORTUNIO IERI MATTINA NELL’OFFICINA NAVALE DI FINCANTIERI 
Operaio investito da una lamiera 
Il giovane ricoverato all’ospedale. Scattata subito un’ora di sciopero

Viene investito da una lamiera dopo aver tentato di sbloccare un manufatto che si era incastrato tra due rulli, e le organizzazioni sindacali, con le Rsu Fim, Fiom e Uilm, proclamano subito sciopero, un’ora alla fine di ogni turno. È accaduto ieri mattina tra le 9 e le 10 allo stabilimento di Panzano. Un giovane operatore addetto alla linea di sabbiatura e pitturazione, nell’officina navale, ha riportato una contusione all’anca. È stato trasferito con l’ambulanza interna del cantiere all’ospedale di San Polo.
Le sue condizioni non sono state ritenute gravi. Ma la dinamica dell’infortunio avrebbe potuto produrre conseguenze molto serie. Secondo una prima ricostruzione dell’evento, il dipendente stava dunque controllando la linea di sabbiatura quando una delle lamiere si è incastrata tra il carrello e la rulliera successiva. L’operatore è intervenuto per tentare di sbloccare il manufatto che, in seguito a una sorta di ”effetto-molla”, lo ha investito colpendolo all’anca. I rappresentanti delle Rsu si sono recati sul luogo dell’infortunio per verificare la situazione e sincerarsi sulle condizioni di salute dell’operaio. Hanno quindi proclamato lo sciopero di un’ora alla fine di ogni turno. Oggi, inoltre, sarà effettuato un volantinaggio all’esterno del cantiere con la distribuzione di un comunicato firmato dalla Rsu Fim-Fiom-Uilm. Alla base dello sciopero c’è la questione della sicurezza. I sindacati, come hanno spiegato Moreno Luxich, della Fiom, e Andrea Holjar, della Uilm, hanno sottolineato come «ancora una volta gli interventi correttivi ai fini della sicurezza vengono assunti dall’azienda solo a infortunio accaduto». Hanno inoltre osservato che «la pericolosità in ordine alle rulliere era già stata segnalata in altre occasioni» e che la stessa commissione ambiente «aveva già evidenziato la necessità di rivedere gli automatismi di sicurezza della linea, senza che nulla sia stato fatto».
L’azienda, da parte sua, ha garantito gli accertamenti sulla linea per verificare l’opportunità di ulteriori interventi migliorativi dell’impianto, comunque, ha aggiunto, rinnovato e sottoposto a regolare manutenzione. (la.bo.)

Il Piccolo, 30 aprile 2010
 
Operaio cade da 2 metri, un’ora di sciopero 
Il giovane ferito, un portoghese, non è grave. Accertata l’assenza di una transennatura

Un operaio portoghese della ditta ”Navi Ravenna” operante all’interno di Fincantieri, T.H. le sue iniziali, 24 anni, è caduto l’altra sera, poco dopo le 22, da un’altezza di circa due metri mentre stava lavorando su un blocco nei piazzali davanti alla Salderia B. Il giovane è stato soccorso dal personale dello stabilimento e trasportato con l’ambulanza all’ospedale di San Polo.
Nella caduta ha riportato un trauma facciale e ferite in più parti del corpo. Sottoposto ad accertamenti che hanno escluso complicazioni, l’operaio è stato dimesso ieri con una prognosi di 17 giorni. Secondo quanto rilevato dalla stessa Fincantieri, il lavoratore dell’appalto, che stava effettuando una lavorazione di spazzolatura, è caduto da un’apertura che non risultava transennata. All’incidente ha fatto seguito, ieri, la proclamazione di un’ora di sciopero alla fine di ogni turno di lavoro.
L’azienda ha aperto un’indagine interna per definire le circostanze e le modalità di quanto accaduto allo scopo di accertare le responsabilità e adottare eventuali provvedimenti del caso. La lavorazione in cui era impiegato l’operaio era comunque prevista dopo le 22, come pure le pitturazioni, proprio per evitare eccessive ”contaminazioni” ambientali. Il rispetto delle misure di sicurezza, secondo l’azienda, sono a carico delle ditte. La Rsu di stabilimento, da parte sua, ha richiamato Fincantieri «alle proprie responsabilità». «Fincantieri ha il dovere – ha riferito Moreno Luxich della Fiom – di verificare il rispetto delle condizioni di lavoro nello stabilimento anche da parte dell’indotto. E da parte nostra c’era stato più di un richiamo in tal senso». «Le segnalazioni fatte, anche in forma scritta – afferma una nota della Rsu – all’azienda sul continuo mancato rispetto dei protocolli di sicurezza, ancora una volta sono cadute nel vuoto». La Rsu sottolinea come «alla base di quanto accaduto ci sia una perdita di controllo da parte della struttura aziendale in materia di sicurezza, a causa della compressione dei programmi e dei tempi di lavorazione».
Da parte del sindacato viene rilevato ancora che, «solo per caso questo ennesimo incidente nello stabilimento non ha avuto gravi conseguenze per l’operaio coinvolto».

Il Piccolo, 07 aprile 2010
 
MANIFESTAZIONE DI ”CARICO SOSPESO” SABATO IN PORTO 
Omaggio a Cicciarella a 5 anni dalla morte 
Promosso un concorso letterario tra i ragazzi sul tema della sicurezza sul lavoro

L’associazione ”Carico Sospeso” ritornerà sabato nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si ritroveranno alle 13 nei pressi dell’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si terrà nella banchina alle 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella fu investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio. Non esistono tragiche fatalità e non c’è distrazione che possa portare a un incidente mortale, ci sono invece delle gravi mancanze nei sistemi di sicurezza di troppe aziende. La tutela dell’integrità  psicofisica è un diritto per le lavoratrici e i lavoratori e un dovere per i datori di lavoro sanciti dalla Costituzione italiana, dalle normative europee, dalla legislazione del nostro Paese». Per questi motivi ”Carico Sospeso” ha promosso in queste settimane un concorso letterario, che prevede una sezione di prosa e uno di poesia. L’associazione in questo modo desidera offrire ai ragazzi del Monfalconese l’opportunità di riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro, esprimendo i propri pensieri e le proprie emozioni e preparandosi quindi a una più ampia comprensione del futuro che li aspetta. Il bando è stato trasmesso alle segreterie della scuole medie inferiori e superiori di Monfalcone, Ronchi dei Legionari e Staranzano. Il termine per la presentazione degli elaborati è fissato per il 4 maggio. Intanto il processo penale per l’accertamento delle responsabilità per la morte di Franco Cicciarella proseguirà il 24 maggio nel Tribunale di Gorizia. (la.bl.)

Il Piccolo, 11 aprile 2010
 
L’ASSOCIAZIONE CARICO SOSPESO INDICE UN CONCORSO NELLE SCUOLE SULL’IMPORTANZA DELLA PREVENZIONE 
Ricordato Cicciarella a 5 anni dalla morte 
Cerimonia in porto sul luogo della disgrazia che costò la vita a un dipendente della Cooperativa

L’associazione ”Carico Sospeso” è tornata ieri nel porto di Monfalcone per ricordare Franco Cicciarella a cinque anni dal tragico incidente in banchina che costò la vita al dipendente della Cooperativa sopraccarichi. I partecipanti alla cerimonia si sono ritorvati alle 13 dinanzi all’ingresso al Porto di Monfalcone, mentre il momento di ricordo e riflessione si è tenuto poco dopo alla banchina 13.30 davanti alla targa commemorativa collocata di fronte al luogo in cui Franco Cicciarella venne investito da un carrello elevatore l’11 aprile del 2005. Morire sul lavoro, ribadisce l’associazione sorta dopo la morte di Franco Cicciarella, non è mai una fatalità. «Spesso la causa è l’assenza di una cultura della sicurezza e della prevenzione – prosegue l’associazione -, per cui sembra quasi che nel lavoro, in certi lavori in particolare, sia insito un rischio». Per questo l’associazione ha promosso un concorso letterario nelle scuole che prevede una sezione di prosa e uno di poesia per far riflettere sul tema della sicurezza e della dignità sul posto di lavoro.

Il Piccolo, 24 maggio 2010
 
Riprende il processo per la morte di Cicciarella 
Udienza alle 9.30 al tribunale di Gorizia con tre testimoni

Riprende oggi in tribunale a Gorizia, dopo il rinvio dell’udienza dello scorso 22 marzo, il processo penale per l’accertamento delle responsabilità del decesso di Franco Cicciarella, vittima l’11 aprile del 2005 di un infortunio sul lavoro mentre stava operando in banchina, nel porto, assieme ad alcuni colleghi.
Il rinvio era stato deciso a causa di un impedimento dell’avvocato Alessandro Giadrossi, difensore di uno degli imputati, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa Sopraccarichi di cui era dipendente Cicciarella. Nell’udienza odierna, fissata alle 9.30, saranno ascoltati tre testimoni chiamati dal pm.
Lo scorso 13 luglio erano stati sentiti altri testimoni, sia dell’accusa che della difesa, con lo scopo di accertare cosa sia accaduto quel pomeriggio nel porto di Monfalcone, sferzato dalla bora.
Il conducente del carrello elevatore che investì Franco Cicciarella, procurandogli lesioni mortali, è già uscito dal processo, scegliendo la via del patteggiamento. Rimangono sul banco degli imputati, oltre a Misseroni, l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, e Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società.

Il Piccolo, 25 maggio 2010
 
Processo Cicciarella, ascoltati tre testimoni

È ripreso ieri, a Gorizia, il processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, Franco Cicciarella, mentre stava operando in banchina, in porto, assieme ad alcuni colleghi. Imputati per la morte del monfalconese, dipendente della Cooperativa ”Sopraccarichi”, l’ex presidente della Compagnia portuale Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, il triestino Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Misseroni, legale rappresentante della Coop Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il Cicciarella, aveva patteggiato la pena. Davanti al giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ieri sono sfilati gli ultimi testi dell’accusa (pm Valentina Bossi): l’ispettore di Polizia, Codutti, il responsabile di banchina, Fausto Polez, e Facchini, il dipendente della Compagnia portuale presente al tragico evento. Il processo è stato rinviato al 21 giugno.

Il Piccolo, 22 giugno 2010
 
IL 16 LUGLIO LA DISCUSSIONE FINALE 
Processo Cicciarella, la parola ai testi sui sistemi di sicurezza

Ultima udienza prima della discussione finale, fissata venerdì 16 luglio, al Tribunale di Gorizia, in relazione al processo per l’infortunio sul lavoro nel quale ha perso la vita, l’11 aprile 2005, il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop ”Sopraccarichi”. Imputati l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della ”Sopraccarichi”. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. Ieri, davanti al giudice monocratico Emanuela Bigattin, hanno deposto i testi presentati dalla difesa, l’ingegner Bozzetto, dell’Università di Trieste, quale perito di parte, due carrellisti ora in pensione, l’attuale responsabile della sicurezza della Compagnia portuale e l’impiegata amministrativa della ”Sopraccarichi”.
Bozzetto si è così soffermato sull’idoneità dei mezzi impiegati dalla Compagnia, evidenziando che un eventuale avvisatore acustico di retromarcia sarebbe stato inutile, se non addirittura dannoso. I carrellisti hanno sostanzialmente dichiarato che il carrello elevatore assicura visibilità a 360 gradi, basta ovviamente girarsi durante la retromarcia. Il responsabile della sicurezza della Compagnia portuale ha invece relazionato sull’attuale stato di fatto circa il rispetto della normativa vigente, la formazione e l’aggiornamento degli operatori. Nel controinterrogatorio, è emerso che per limitare il rischio di investimento da mezzi in manovra, nulla è cambiato dal 2005 a oggi, lasciando libera iniziativa agli operatori. Il Pm Valentina Bossi ha chiesto di ascoltare Dario Zorzin, l’acquisizione della documentazione che Salvini ha presentato alla ”Sopraccarichi” quale responsabile della sicurezza, e la presentazione dell’organigramma della Compagnia portuale (2005) per capire incarichi ed eventuali responsabilità. Richiesta anche l’acquisizione della documentazione sui controlli effettuati dal 2000 al 2005. Tutte richieste rigettate dal giudice.

Il Piccolo, 17 luglio 2010 
 
MODIFICATO IL CAPO DI IMPUTAZIONE 
Cicciarella, udienza a novembre

Era attesa la discussione finale del processo, in relazione all’infortunio sul lavoro nel quale l’11 aprile 2005 aveva perso la vita il monfalconese Franco Cicciarella, dipendente della Coop Sopraccarichi. Ieri invece, al Tribunale di Gorizia, è stato modificato il capo di imputazione e l’udienza è stata pertanto rinviata al 22 novembre. È stata così aggiunta un’ulteriore ipotesi di accusa, relativa alla violazione della norma che disciplina la sicurezza sul lavoro (articolo 7, legge 626 del ’94). Si tratta del necessario coordinamento tra datori di lavoro diversi, nel caso in cui i rispettivi dipendenti operano in uno stesso contesto. In sostanza, la Compagnia portuale e la Coop Sopraccarichi avrebbero dovuto coordinarsi predisponendo uno specifico piano. Al riguardo, l’avvocato Francesco Donolato, ieri ha osservato: «In realtà il coordinamento era stato regolarmente attivato, come pure erano stati garantiti i controlli. Aspetti questi per i quali abbiamo già depositato gli atti».
Imputati al processo sono l’ex presidente della Compagnia portuale, Franco Romano, allora legale rappresentante dell’impresa il cui dipendente investì il Cicciarella, Sergio Rondi, direttore operativo della Compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, e Guido Masseroni, legale rappresentante della Sopraccarichi. Dario Zorzin, 50 anni, di Staranzano, conducente del carrello elevatore che aveva colpito il monfalconese, è uscito dal processo avendo patteggiato la pena. (la.bo.)

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