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Il Piccolo, 15 settembre 2009
 
Gorizia prima in Italia per infortuni sul lavoro: 57 ogni mille addetti 
Friuli Venezia Giulia al terzo posto tra le regioni Ma nel 2008 c’è stato un calo del 7,6 per cento

di ROBERTO URIZIO

TRIESTE Gorizia maglia nera tra le province italiane per la frequenza degli infortuni sul lavoro. E Friuli Venezia Giulia al terzo posto tra le regioni nella poco invidiabile classifica. Ma c’è un motivo di ottimismo e viene dal calo di incidenti: i 25.929 infortuni verificatisi nel 2008 sono il 7,6% in meno rispetto all’anno prima a fronte di un calo medio nazionale del 4,1%.
I numeri presentati nel rapporto dell’Ires sulla sicurezza nei luoghi di lavoro in Friuli Venezia Giulia descrivono una situazione che vede la nostra regione ai vertici delle graduatorie nazionali in fatto di incidentalità anche se la gravità dei casi non preoccupa e il trend complessivo invita ad un cauto ottimismo. A stare peggio di tutti è la provincia di Gorizia che, stando ai numeri del triennio 2004-2006, è in testa alle classifiche nazionali per la frequenza relativa di infortuni: 57,73 per ogni mille addetti contro una media regionale di 38,46 (Trieste con 32,07 è la più virtuosa in regione) e una nazionale di 29,52.
La frequenza degli incidenti non coincide però con un’alta mortalità, anzi l’Isontino fa registrare lo 0,05 di incidenti mortali (5 morti ogni 100.000 addetti, stessa media regionale), meglio di Pordenone che presenta un indice dello 0,08. Anche in questo caso Trieste sta meglio di tutti con lo 0,03 che vale il 99° posto in classifica.
Tra le regioni, il Friuli Venezia Giulia si attesta al terzo posto in Italia per frequenza di infortuni, alle spalle di Umbria ed Emilia Romagna, ma anche in questo caso di positivo c’è che il Friuli Venezia Giulia occupa gli ultimi posti quanto a gravità: soltanto la provincia di Bolzano fa meglio. In questo caso l’indice conta la media dei giorni di assenza dal lavoro dovuto all’incidente: in Friuli Venezia Giulia questo indice è di 3,6 giorni mentre in Italia raggiunge i 4,6 giorni.
I settori più a rischio sono i trasporti, l’industria metallurgica, quella di trasformazione e le costruzioni mentre interinali e stranieri sono i lavoratori più colpiti. «La sicurezza sul lavoro è una priorità – afferma l’assessore al lavoro Alessia Rosolen – e ci stiamo impegnando per inculcare la cultura della sicurezza fin dalla scuola». A questo proposito, è stato avviato un progetto Regione-Inail negli istituti tecnici professionali e negli istituti d’arte che prevede l’estensione di un modulo formativo di 40 ore a tutte le scuole tecniche e professionali. Nell’ambito degli accordi Stato-Regioni, inoltre, assieme a Veneto e Provincia di Trento, è stato attivato un percorso formativo finanziato con 922 mila euro destinato principalmente a scuole superiori, università, lavoratori con meno di due anni di esperienza ed immigrati. Ai figli minorenni di lavoratori deceduti per cause di lavoro, infine, sono destinati i contributi che, per quanto riguarda il 2008, hanno soddisfatto 22 domande ammesse in graduatoria mentre nel 2009 sono pervenute 12 richieste.
 
L’ANALISI DELLA RESPONSABILE ISONTINA DELL’INAIL CRISTINA SMET 
«La maglia nera? Pesa la cantieristica»

TRIESTE Se la frequenza di infortuni sul lavoro a Gorizia è la più alta in Italia, i numeri assoluti «non sono elevatissimi». Ad affermarlo è la responsabile della sede Inail di Gorizia, Cristina Smet, commentando i dati emersi nel rapporto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro redatto dall’Ires del Friuli Venezia Giulia. Un commento prudente da parte della responsabile dell’Istituto nazionale contro gli infortuni sul lavoro isontino, visto che quelli resi noti ieri dall’Ires sono numeri datati 2004-2006. Numeri magari datati ma che danno il termometro di una realtà su cui c’è da lavorare, anche se conforta la considerazione che, in quando a gravità degli incidenti, Gorizia è ben lontana dalle prime posizioni nazionali tanto da occupare il 72° posto per incidenti mortali, sempre nello stesso triennio.
Gorizia prima in Italia per frequenza di incidenti sul lavoro, anche se non gravi. È un dato preoccupante?
Siamo di fronte a cifre di qualche anno fa, sarebbe interessante sapere come si è evoluta la situazione negli ultimi anni.
Quali fattori possono determinare questo poco ambito primato per l’isontino?
Ritengo che la principale causa di questa situazione dipenda dalla forte presenza industriale, soprattutto nell’area monfalconese. È naturale che l’imponente presenza della cantieristica finisca per incidere in maniera forte su questo dato.
In effetti i dati relativi ai vari settori indicano proprio nella cantieristica la situazione più critica.
Si tratta di un settore tradizionalmente soggetto a questo fenomeno anche se non è il solo. Ad esempio anche l’industria della carta rappresenta un punto di criticità.
I numeri tuttavia dicono che Gorizia non è messa male per quanto concerne la gravità di questi incidenti.
C’è anche da aggiungere che il dato che vede Gorizia in testa alle classifiche nazionali è quello relativo agli incidenti per ogni mille addetti. In realtà se guardiamo i valori assoluti non siamo di fronte a cifre così elevate.
A parte le classifiche, come vi state muovendo per migliorare la sicurezza nei luoghi di lavoro dell’isontino?
Sul piano della prevenzione l’Istituto sta lavorando in maniera costante sia a livello nazionale che sul territorio. Già da anni siamo particolarmente attivi: finanziamo, ad esempio, progetti mirati alla prevenzione anche da parte di singole aziende che già si sono mosse in questa direzione e i risultati non sono mancati. (r.u.)

Il Piccolo, 24 febbraio 2010
 
FERITO UNO SLOVENO IN UN’AZIENDA AGRICOLA DI STARANZANO 
Operaio impigliato nel nastro trasportatore

STARANZANO Poteva avere conseguenze gravissime un infortunio avvenuto l’altro pomeriggio, poco dopo le 15, in un’azienda agricola di Staranzano. Un operaio sloveno di 44 anni, ha perso l’equilibrio dopo essere stato colpito da una lama ed è caduto malamente su un nastro trasportatore restando impigliato e venendo trascinato per alcuni metri prima che i compagni di lavoro potessero bloccare il macchinario. L’operaio, Rajko Rossetto, residente al di là del confine, dipendente dell’azienda agricola staranzanese, ha riportato nella caduta la frattura esposta dell’avambraccio destro e un trauma toracico. Ma la dinamica dell’infortunio ha rischiato di avere per lui conseguenze molto serie. Soccorso sul posto dai presenti, è stato quindi preso in consegna dai sanitari dell’emergenza territoriale che l’hanno stabilizzato sul posto. Lo sloveno è stato quindi trasferito all’ospedale di San Polo dove è stato sottoposto ad accertamenti e quindi avviato in reparto. Per lui la prognosi è di una quarantina di giorni.

Il Piccolo, 22 luglio 2009
 
RICOVERATO A UDINE. L’INCIDENTE A BORDO DELLA QUEEN ELIZABETH 
Colpito alla testa, salvo per miracolo 
Coinvolto un operaio di una ditta esterna. L’elmetto si è rotto sotto il peso di un martinetto

L’elmetto gli ha salvato la vita. Se non lo avesse indossato, probabilmente le conseguenze dell’infortunio avvenuto ieri mattina nel cantiere di Monfalcone, a bordo della Queen Elizabeth, sarebbero state ancora più gravi. Grazie a quella protezione C.C., operaio 46enne dipendente della ditta in appalto Cmp, non è in pericolo di vita.
L’uomo è stato comunque trasportato dai sanitari del 118 prima al Pronto soccorso di Monfalcone e poi, per una Tac approfondita, all’ospedale di Udine. Le dinamiche dell’incidente restano ancora da accertare, anche se sembrerebbe che l’operaio sia rimasto ferito durante un’operazione di saldatura. Un martinetto (macchinario utilizzato per avvicinare le lamiere pesanti e che va saldato alla lamiera stessa), probabilmente non saldato correttamente, ha ferito l’uomo alla testa, perforando l’elmetto di plastica e provocando un’abbondante emorragia.
I sanitari avrebbero infatti riscontrato un serio trauma cranico, anche se le condizioni dell’uomo, che in un primo momento sembravano estremamente gravi, ora non destano preoccupazione. L’operaio è rimsto sempre cosciente. L’infortunio è avenuto poco prima delle 10 a bordo della nave in bacino. Sul posto, oltre ai sanitari interni allo stabilimento, sono accorse le ambulanze del 118 e i carabinieri.
Secondo la ricostruzione dei fatti di Fincantieri, la saldatura presumibilmente «non sarebbe stata effettuata correttamente dall’operaio. È probabile che l’infortunio sia dovuto a un’incuria del lavoratore – spiega l’azienda tramite il proprio portavoce -. Il dipendente della Cmp era comunque un operaio esperto, da molti anni impegnato nel centiere di Monfalcone».
Diversa la versione dei rappresentanti sindacali, che commentano in maniera differente l’accaduto. «Gli infortuni sul lavoro non sono mai colpa degli operai – spiega Moreno Luxich, coordinatore Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -. E non credo al fatto che da parte del lavoratore ci sia stata incuria. Credo piuttosto che sia sempre responsabilità del datore di lavoro formare i propri dipendenti. Questo accaduto – conclude – riporta alta l’attenzione sulla sicurezza. Nel nuovo testo dell’accordo integrativo abbiamo previsto in stabilimento la presenza di un responsabile sicurezza per le ditte in appalto». (el.col.)
 
Messaggero Veneto, 22 luglio 2009

Colpito alla fronte da una scheggia: ferito un operaio della Fincantieri 

MONFALCONE. È stato ricoverato inizialmente all’ospedale di Monfalcone e poi trasportato all’ospedale di Udine per essere sottoposto a Tac, il lavoratore della Cmt, ditta privata in appalto allo stabilimento Fincantieri, coinvolto ieri mattina in un infortunio a bordo della Queen Elizabeth, la nuova nave da crociera commissionata dal Gruppo Carnival per la società armatrice inglese Cunard Line e la cui consegna è prevista per l’autunno del 2010. L’uomo, 46enne, è stato colpito alla fronte da un martinetto e i sanitari avrebbero riscontrato un serio trauma cranico, ma le sue condizioni, che in un primo momento sembravano estremamente gravi, non desterebbero preoccupazione.
Il ricovero e l’esame più approfondito sono stati dettati dalla precauzione e dalla necessità di fare degli accertamenti. L’infortunio è accaduto ieri nelle prime ore della mattina, a bordo della nave in bacino (nave la cui cerimonia di impostazione si è svolta il 2 luglio scorso). L’operaio stava provvedendo a normali lavori di carpenteria e stava allineando dei blocchi del pavimento, quando, secondo quanto riferito dai rappresentanti sindacali, da un’altra struttura, sembra una pompa in pressione che unisce due lamiera da saldare, si sono staccati dei punti di saldatura e un componete di questa è stato scagliato contro l’uomo, centrandolo alla fronte.
Secondo la versione di Fincantieri l’uomo stava operando alla saldatura di due lamiere, usando un “cavallotto”, da saldare al ponte. «Sembra che la saldatura non fosse stata fatta ad arte e mentre l’operaio stava prendendo un martinetto, questo è salato e ha sbattuto sull’elmetto, che è stato davvero salvifico. Con tutte le cautele del caso e attendendo il chiarimento della dinamica – dice il portavoce dell’azienda – si potrebbe trattare di incuria dell’operaio stesso». Un fatto è certo: il pezzo di ferro ha bucato la dura plastica del caschetto e se questo non ci fosse stato le conseguenze dell’infortunio avrebbero potuto essere ben più tragiche. Immediatamente i colleghi di lavoro, assieme ai vigili del fuoco di stabilimento, hanno provveduto a soccorrere l’operaio, che è rimasto sempre cosciente e ad avvisare i sanitari di stabilimento, ma anche del 118. L’uomo infatti è stato poi condotto all’ospedale con l’autoambulanza del 118 e non quella interna di stabilimento, ma fortunatamente il codice di gravità sarebbe risultato “basso”. In conseguenza all’infortunio, così come prassi in casi come questo, gli Rls di stabilimento hanno chiarito con la direzione, l’ufficio vigilanza e le forze dell’ordine, intervenute sul luogo dell’infortunio, ciò che è successo, anche se l’esatta dinamica deve ancora essere determinata con certezza.

Il Piccolo, 14 luglio 2009 
 
PROCESSO PER L’INFORTUNIO DELL’APRILE 2005  
Morte di Cicciarella, i testimoni
 
 
Si è svolta ieri in tribunale a Gorizia la prima udienza, davanti al giudice monocratico Elena Bigattin, del processo per determinare una serie di ulteriori responsabilità per la morte di Franco Cicciarella, deceduto in porto, in seguito a un incidente, l’11 aprile di quattro anni fa.
A rispondere di omicidio colposo sono chiamati Franco Romano, all’epoca legale rappresentante della Compagnia portuale (difeso dall’avvocato Nereo Battello), Sergio Rondi, responsabile operativo della stessa Compagnia (difeso dall’avvocato Donolato), Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società (avvocato Sanzin) e Guido Misseroni, legale rappresentante della Compagnia portuale sopraccarichi (avvocato Giadrossi).
Nel corso dell’udienza è stato ricostruito attraverso il resoconto di alcuni testimoni, convocati sia dall’accusa che dalle difese, cosa avvenne in quel maledetto pomeriggio di bora ”scura” sulla banchina numero 8. Franco Cicciarella, assieme ad altri colleghi, si stava occupando di scaricare un camion che trasportava bramme di ferro. Improvvisamente venne investito e schiacciato da un carrello elevatore che procedeva in retromarcia e di cui non si accorse proprio a causa del forte vento che copriva il rumore del mezzo.
Per lui non ci fu nulla da fare. Inutile aggiungere come e quanto lo sviluppo dei lavori processuali abbia emozionato i diversi amici e parenti che hanno seguito l’udienza. Fra loro, i fratelli di Franco, Riccardo, Emilio e Corrado e la convivente, Elena Fedel, tutti costituitisi parte civile e assistiti rispettivamente dagli avvocati Fabio Luzzatto Guerrini e Anna Grazia Luzzatto Guerrini.
«Vogliamo che venga fatta piena chiarezza su quanto accaduto – hanno sottolineato molto compostamente -. La morte di Franco deve servire da monito affinchè nei diversi ambienti di lavoro si faccia di più sul fronte della sicurezza». Non a caso, all’indomani della tragica scomparsa, proprio i parenti e gli amici di Franco hanno dato vita all’associazione “Carico sospeso” che in questi anni è stato molto attiva nella promozione di una rinnovata cultura della sicurezza. E i singoli aspetti correlati all’efficacia dei presidi di sicurezza allora in funzione sono uno dei temi cruciali attorno ai quali ruota l’intero procedimento e sul quale presumibilmente si concentrerà l’attenzione del pubblico ministero Massimo De Bortoli, che ha coordinato le indagini.
Il processo è stato aggiornato al 22 marzo 2010.
Nicola Comelli

Messaggero Veneto, 14 luglio 2009
 
Morì un operaio, in quattro a processo per omicidio colposo 
 
MONFALCONE. Si è aperto dinanzi al giudice monocratico Bigattin il processo per la morte di Franco Cicciarella, l’11 aprile 2005, per cui sono state rinviate a giudizio quattro persone, legate alla Compagnia portuale di Monfalcone e alla Cooperativa portuale sopraccarichi di Trieste. Devono rispondere di omicidio colposo Franco Romano, allora legale rappresentante della Compagnia portuale, Sergio Rondi, direttore operativo della stessa compagnia, Fabio Salvini, responsabile del servizio protezione e prevenzione della società, Guido Misseroni, legale rappresentante della Cooperativa portuale sopraccarichi. Cicciarella era sulla banchina 8 del porto, stava coordinando le fasi di scarico di un tir quando fu investito e schiacciato dalle ruote di un carrello elevatore. Ieri sentiti i primi testi che hanno raccontato cosa accadde quel giorno: il processo è aggiornato al 22 marzo 2010.

Il Piccolo, 08 luglio 2009
 
SETTE ANNI FA RIMASE FERITO UN MURATORE  
Infortunio, chieste sei condanne  
Imputati di lesioni i responsabili e alcuni operai di un’impresa
 
 
Sette anni fa in un cantiere di via Garibaldi un operaio di Latisana, Francesco Paschetto, rimase semisepolto da una parte di terra franata durante lo scavo delle fondamenta di un nuovo stabile in costruzione. A giudizio dinanzi al giudice Emanuela Bigattin sei tra operai, responsabili del cantiere e titolari della ditta, imputati di lesioni. Si tratta di Maurizio Corradin di Grado, Franco Zorzin e Flavio Zorzin di San Canzian, Claudio Esposito di Monfalcone, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone.
Ieri il pubblico ministero per i primi quattro imputati ha chiesto una condanna a 3 mesi di reclusione e 300 euro di multa e gli altri due a 2 mesi e 200 euro di multa con i benefici. I difensori hanno invece sollecitato l’assoluzione. Il giudiceviato il processo al prossimo 21 luglio per le repliche e la sentenza. Il fatto era accaduto il 10 gennaio 2002. Paschetto, dipendente dell’impresa Corradin, stava lavorando nel cantiere edile dove si stavano effettuando operazioni di scavo quando venne investito da una frana del terreno riportando alcune fratture e lesioni giudicate guaribili in oltre 40 giorni.
Franco Femia

Messaggero Veneto, 08 luglio 2009
 
Incidente sul lavoro: operaio 45enne cade da 8 metri e si frattura un braccio 
 
MONFALCONE. Un 45enne operaio goriziano, Alessandro Kavvs, dipendente di una ditta monfalconese, è rimasto ferito, fortunatamente non in modo grave, in un incidente sul lavoro, occorsogli nel pomeriggio di ieri alla Cartiera Burgo di Duino.
L’uomo è caduto al suolo da un’altezza di quasi 8 metri.
Intorno alle 17, secondo quanto si è potuto apprendere, il 45enne operaio goriziano (che come detto lavora per una ditta monfalconese esterna) era impegnato nello stabilimento della Burgo e stava effettuando degli interventi di manutenzione sulla linea di produzione numero 3 quando, per cause attualmente in corso di accertamento, sarebbe caduto da un telo di filtraggio, compiendo un volo di circa otto metri.
Una caduta da un’altezza considerevole che avrebbe potuto costargli davvero caro ma fortunatamente l’impatto è stato attutito in parte da un muro obliquo e le conseguenze sono state così tutto sommato non gravissime.
L’operaio isontino, che ha riportato la frattura di un braccio, è stato immediatamente soccorso dai sanitari del 118 che dopo avergli prestato le prime cure l’hanno trasferito all’ospedale di San Polo a Monfalcone dove l’uomo è stato accolto nel reparto di ortopedia.
Sul posto per gli accertamenti e i rilievi del caso è intervenuta la Polizia del Commissariato di Duino che sarà così chiamata a fare luce sulla dinamica dell’incidente che ha visto coinvolto il 45enne operaio isontino. (pi.ta.)

Il Piccolo, 22 luglio 2009 
 
DAVANTI AL GIUDICE DI GORIZIA IMPRESARI E DIPENDENTI  
Infortunio sul lavoro, tutti assolti i sei imputati di lesioni  
Sette anni fa un tecnico edile era rimasto semisepolto da una massa di terra e si era fratturato una gamba
 
 
Si è concluso con una sentenza di assoluzione per tutti i sei imputati il processo celebrato ieri davanti al tribunale di Gorizia per il grave infortunio occorso sette anni fa al latisanese Francesco Paschetto, oggi quarantenne, che rimase semisepolto da una massa di terra mentre lavorava in un cantiere edile di via Garibaldi a Monfalcone. Il muratore era riuscito a evitare di rimanere completamente sommerso con un movimento repentino che gli era però costato la frattura scomposta di un femore. Il giudice ha mandato assolti dall’accusa di lesioni colpose, perché il fatto non sussiste, Maurizio Corradin, di Grado, il titolare dell’omonima impresa edile, Flavio e Franco Zorzin, di Pieris, della ditta incaricata dei lavori di demolizone e sbancamento, e Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi, pure di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecusione delle opere edili.
L’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna di Corradin, Flavio e Franco Zorzin ed Esposito a tre mesi di reclusione ciascuno e per gli altri impuati a due mesi di carcere.
I difensori degli imputati, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Bendedittis e Roberto Ziani, avevano invece sostenuto la piena innocenza dei loro assisisti e si erano quindi battuti per per l’assoluzione. Il giudice monocratico Emanuela Bigattin ha ha assolto gli imputati facendo però riferimento, nel dispositivo di sentenza, al secondo comma che equivale alla vecchia formula dubitativa dell’insufficienza di prove.
L’infortunio di cui rimase vittima Paschetto risale al 10 gennaio del 2002. Si verificò nel cantiere aperto dall’impresa edile Corradin di Pertegada impegnata a Monfaocone nella costruzione di una palazzina in via Garibaldi. Paschetto stava lavorando munito di badile in una fassa profonda circa cinque metri mentre un collega stava muovendo della terra con un piccolo escavatore. All’improvviso una parete della fossa cedette. L’addetto all’escavatore se ne era accorto e aveva urlato al collega di scansarsi. Paschetto spiccò un balzo, ma si fratturò una gamba.

Messaggero Veneto, 22 luglio 2009 
 
Infortunio in un cantiere edile: tutti assolti  
Un operaio riportò la frattura del femore. Sotto processo finirono il titolare e altre cinque persone
 
 
MONFALCONE. Con l’assoluzione di tutti e sei gli imputati perché il fatto non sussiste si è concluso, ieri pomeriggio, in Tribunale, a Gorizia, il processo per il grave infortunio sul lavoro, accaduto sette anni fa, in un cantiere edile, dove l’operaio quarantenne Francesco Paschetto di Latisana rimase semisepolto da una massa di terra.
Per un soffio Paschetto era riuscito con un balzo ad evitare di essere sommerso del tutto. Ma, nel balzo, si era ferito alla gamba sinistra: frattura scomposta del femore avevano diagnosticato i medici.
E così erano finiti sotto processo con l’accusa di lesioni colpose Maurizio Corradin di Grado, titolare dell’omonima impresa, Flavio e Franco Zorzin di Pieris della ditta incaricata dei lavori di demolizione e sbancamento, Claudio Esposito di Monfalcone, direttore del cantiere, Attilio Urban di Latisana e Riccardo Leonardi di Monfalcone, rispettivamente dipendente dell’impresa Corradin e coordinatore per l’esecuzione delle opere del cantiere.
Il pm, Annunziata Puglia, aveva chiesto la condanna dei primi quattro a tre mesi di reclusione ciascuno, degli altri due a due mesi di carcere.
I difensori, avvocati Antonio Montanari, Massimo Bruno, Francesco De Benedittis e Roberto Ziani, si erano battuti per l’assoluzione dei sei imputati. Richiesta che il giudice monocratico, Emanuela Bigattin, ha accolto facendo, peraltro, riferimento del dispositivo della sentenza al secondo comma che equivale alla “vecchia” formula dubitativa.
L’incidente risale al 10 gennaio 2002 e ha avuto come teatro il cantiere dell’impresa Corradin di Pertegada, impegnata nella realizzazione di una palazzina di via Garibaldi.
Francesco Paschetto stava lavorando con la pala in una fossa profonda circa cinque metri, mentre un collega stava smuovendo la terra con un piccolo escavatore.
All’improvviso, la gigantesca parete di terra si era staccata.
Per fortuna, l’operaio che stava sull’escavatore se n’era accorto e aveva dato l’allarme, urlando al collega di mettersi al riparo.
Paschetto, come si è detto, aveva spiccato un balzo per evitare, appunto, di essere sepolto da quella massa di terriccio, ma “atterrando” si era fratturato il femore della gamba sinistra. (n.v.)

Il Piccolo, 13 maggio 2009

ABBAGLIATO DAL SOLE NELL’OFFICINA NAVALE 
Urto rovinoso in bici, ferito un ”capo”

Un ”capo” dello stabilimento Fincantieri di Monfalcone, Alessandro Waiglein di 47 anni, triestino, è rimasto vittima ieri a mezzogiorno di un infortunio all’interno dell’officina navale. A bordo di una delle biciclette assegnate a numero chiuso ai dipendenti diretti, Waiglein si stava spostando all’interno dell’officina quando, forse abbagliato dal sole, è andato a sbattere contro una struttura metallica. Stando alla ricostruzione dell’incidente effettuata da Fincantieri, l’uomo, capo della ”camera calda”, dove vengono effettuati i corsi di saldatura ai nuovi dipendenti, potrebbe essere stato abbagliato dal sole e non si sarebbe accorto della struttura, definita «ben visibile», contro cui è andato a cozzare violentemente con il volto procurandosi un trauma cranio-facciale e una vasta ferita alla fronte. Subito soccorso dai lavoratori che si trovavano nell’area e poi dal personale medico dello stabilimento, Waiglein è stato poi trasportato nel Pronto soccorso dell’ospedale cittadino dove è stato sottoposto a esami radiografici e ad accertamenti. Le condizioni dell’operaio sono definite delicate soprattutto per il fatto che le ferite hanno interessato la zona attorno agli occhi e la bocca. Un infortunio dunque anomalo in un momento in cui, a livello generale, le condizioni di sicurezza nello stabilimento Fincantieri di Monfalcone sembrano progressivamente migliorate. Lo scorso anno, quando però due degli incidenti ebbero esito mortale, i dipendenti diretti denunciarono 362 infortuni contro i 388 dell’anno precedente, mentre solo nel 2004 ne erano stati dichiarati 568. Nonostante il numero degli addetti sia superiore, anche se fluttuante a seconda delle fasi di lavorazione delle navi (si arriva a picchi di 2500 unità contro 1800 diretti), nel 2008 l’indotto ha collezionato in totale 324 infortuni contro i 329 del 2007.
Nella maggior parte dei casi gli infortuni si sono tradotti in contusioni alla mano, al tronco, alle ginocchia e di distorsioni alle caviglie.
 
Messaggero Veneto, 13 maggio 2009

Fincantieri, operaio ferito al volto 
Forse abbagliato dal sole, in sella alla bici è finito contro una struttura in ferro

MONFALCONE. Più che di un vero e proprio infortunio, si è trattato di un incidente sul lavoro quello che, ieri mattina, ha visto coinvolto un operaio triestino dello stabilimento Fincantieri di Panzano, Alessandro Waiglein, 47 anni, che si trova ora ricoverato nell’ospedale monfalconese di San Polo.
Verso mezzogiorno l’uomo, che era in sella alla sua bicicletta, si stava spostando nell’area dell’officina navale, quando improvvisamente, forse abbagliato dal sole, è andato a sbattere contro una struttura di ferro, contro la quale ha urtato con violenza il volto.
Il 47enne operaio è caduto pesantemente a terra.
Immediatamente è stato soccorso dai colleghi di lavoro, che hanno provveduto ad avvisare il personale medico in servizio all’interno dello stabilimento navalmeccanico monfalconese.
I sanitari sono accorsi sul posto e con l’autoambulanza interna hanno condotto lo sfortunato operaio nel pronto soccorso del nosocomio cittadino.
Qui i medici hanno riscontrato ad Alessandro Waiglein un trauma cranico e facciale, con una profonda ferita alla fronte.
Le sue condizioni, fortunatamente, non sarebbero gravi, ma le lesioni che ha riportato sono state giudicate «delicate» e quindi per l’uomo è stato deciso il ricovero.
L’azienda, in merito all’incidente di ieri, ha tenuto a precisare che la struttura contro la quale è andato a sbattere il dipendente triestino sarebbe stata ben visibile, anche se saranno naturalmente effettuati i controlli e gli approfondimenti di rito.
Appare quindi probabile che, in effetti, il 47enne operaio sia stato abbagliato dal sole e che non si sia accorto dell’ostacolo che si trovava sul suo cammino all’interno dello stabilimento navale di Panzano.

Il Piccolo, 24 aprile 2009 
 
INFORTUNIO SUL LAVORO  
Fincantieri, operaio ferito alla testa  
Medicato all’ospedale L’azienda: il dipendente non indossava il casco
 
 
Un operaio dipendente di Fincantieri è rimasto vittima, ieri mattina, di un infortunio. Il lavoratore, G. P., 32 anni, di Ronchi, ha riportato una leggera ferita al capo, guaribile in 5 giorni. L’incidente è avvenuto all’interno dello stabilimento, nella salderia B, dove l’operaio era alle prese con la saldatura di due lamiere. Durante la fase di giunzione, è saltato un perno che l’uomo stava avvitando e lo ha colpito al capo. Il lavoratore è stato trasferito all’ospedale San Polo per gli accertamenti e la medicazione. A seguito dell’incidente, i sindacati hanno richiesto un incontro chiarificatore con la direzione aziendale. In particolare, avrebbero fatto presente la questione legata allo stato di luminosità dell’area di lavoro. L’azienda, da parte sua, ha evidenziato l’obbligo dell’utilizzo dell’elmetto, facendo altresì riferimento alla lampada in dotazione fissa, condizioni che l’operaio in questione non aveva comunque rispettato. Sempre ieri nello stabilimento si sono verificati altri due piccoli incidenti.

Messaggero Veneto, 24 aprile 2009 
  
Lieve infortunio a un operaio nello stabilimento di Panzano 
 
MONFALCONE. È stato medicato all’ospedale San Polo, dove i sanitari gli hanno riscontrato 5 giorni di prognosi, il 32enne ronchese G.P., feritosi ieri mattina alla testa mentre stava lavorando alla Fincantieri di Panzano. L’infortunio, fortunatamente di lieve entità, è accaduto nella salderia B e ha coinvolto, appunto, il carpentiere in ferro, dipendente diretto dell’azienda, mentre stava operando per congiungere due lamiere. Secondo quanto riferito dall’azienda, mentre G.P. stava lavorando un perno è saltato e gli è caduto sulla testa, ferendolo lievemente. Sono stati chiesti i soccorsi e un’autoambulanza del 118 ha trasportato l’operaio al pronto soccorso. Subito i sindacati hanno chiesto un incontro con la direzione per avere spiegazioni sull’accaduto, soprattutto rispetto alla scarsa illuminazione dell’area di lavoro.
Sarebbe stato accertato che il 32enne stava lavorando senza l’elmetto protettivo obbligatorio e che non avrebbe avuto con sé nemmeno la lampada fornita dall’azienda.

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Monfalcone, la denuncia
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Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

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La costruzione
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Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
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Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


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