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Il Piccolo, 11 dicembre 2010 
 
Assegni Inps agli stranieri, il Comune dovrà pagare 
L’amministrazione aveva rigettato la domanda di un kosovaro. Sentenza destinata a fare giurisprudenza

di FRANCO FEMIA

I cittadini stranieri titolari di un permesso di soggiorno e da tempo residenti sul territorio nazionale hanno diritto all’assegno per i nuclei familiari numerosi, che viene assegnato dall’Inps tramite il Comune in cui risiedono. Lo ha stabilito il Tribunale di Gorizia respingendo, lo scorso 7 dicembre, il ricorso presentato dall’Inps contro la sentenza emessa il primo ottobre scorso dal giudice del lavoro Barbara Gallo. Il ricorso si riferiva al caso di una famiglia kosovara residente a Monfalcone – composta da padre, madre e tre figli con un modesto reddito – che aveva presentato domanda al Comune per ottenere il contributo sociale che viene poi concesso dall’Inps.
Nella motivazione della decisione presa, in sede di appello, il giudice Nicola Russo ha ritenuto responsabile di discriminazione non soltanto il Comune di Monfalcone ma anche l’Inps in quanto, sebbene il beneficio venga concesso dai Comuni e solo successivamente erogato dall’Istituto di previdenza, quest’ultimo non è immune da responsabilità nel mancato riconoscimento del diritto spettante agli extracomunitari che legalmente risiedono da lungo tempo in Italia, in quanto ha emanato circolari e pareri volti a escludere illegittimamente gli immigrati dal contributo.
Il Tribunale di Gorizia, nel rigettare il reclamo, ha disposto che il Comune di Monfalcone e l’Inps, ciascuno in base alle proprie competenze, pongano fine al trattamento discriminatorio attivandosi per corrispondere alla famiglia l’assegno dovuto inclusi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria.
«La sentenza del Tribunale di Gorizia – afferma il dottor Walter Citti dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione, che ha assistito nella causa la famiglia kosovara – è la prima in Italia e segna un precedente importante. È destinata cioè a fare giurisprudenza».
Il cittadino kosovaro aveva presentato domanda di accesso al beneficio Inps nel novembre dello scorso anno, ma ad aprile, su sollecito dello stesso Inps, il Comune di Monfalcone aveva respinto la richiesta giustificando la decisione con la mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria. Con il sostegno dell’Asgi (Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione), lo straniero aveva quindi avviato un’azione giudiziaria anti-discriminatoria assistito dagli avvocati Tamara Amadio e Alberto Guariso, messi a disposizione dell’Associazione studi giuridici dell’immigrazione, che pure aveva presentato ricorso. L’Asgi si appella, dunque agli enti locali e all’Anci, di cui tra l’altro il sindaco di Monfalcone Gianfranco Pizzolitto è presidente regionale, affinchè cessi ogni discriminazione nei confronti degli stranieri titolari di un lungo permesso di soggiorno che chiedono l’assegno per i nuclei familairi numerosi.
 
L’ASSESSORE ALLE POLITICHE SOCIALI ACCOGLIE CON FAVORE LA SENTENZA 
Morsolin: «Ora la Regione riveda la legge»

«Il Comune di Monfalcone, già in occasione del primo pronunciamento del Tribunale a favore dello straniero, aveva deciso di non presentare ricorso. Non solo perchè l’ente locale era semplice erogatore di fondi regionali, dovendosi attenere alla normativa, ma anche perchè non riteniamo congrua la legge che stabilisce un tetto di residenza per gli stranieri al fine di poter beneficiare di contributi». L’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, ribadisce la sua posizione, all’indomani della sentenza definitiva pronunciata dal Tribunale, che ha rigettato il ricorso presentato dall’Inps che aveva negato l’assegno familiare integrativo a un kosovaro, padre di tre figli. L’assessore quindi sottolinea: «Accogliamo con favore la sentenza, poichè la normativa regionale, a nostro avviso, non garantisce equità, negando un diritto agli stranieri che si trovano in un grave stato di disagio economico. Del problema – aggiunge la Morsolin – abbiamo anche investito l’Anci, per capire come devono comportarsi i Comuni di fronte a questa legge alla quale non possono sottrarsi e che in regione ha registrato numerosi ricorsi risultati favorevoli ai cittadini proponenti. Ritengo che la conferma definitiva da parte del Tribunale rappresenti la rivincita del buonsenso e delle regole civili. Auspico, pertanto, che la Regione, di fronte a questi ricorsi, possa avere un ripensamento sulla normativa». La Morsolin conclude: «Per quanto riguarda invece la gestione dei fondi comunali in questo ambito, i nostri regolamenti tengono esclusivamente conto dell’indicatore di reddito e della situazione sociale del cittadino richiedente il contributo. Abbiamo assunto una linea precisa, basata sul criterio di necessità». (la.bo.)

Il Piccolo, 05 ottobre 2010

L’AMMINISTRAZIONE AVEVA RESPINTO LA RICHIESTA 
Comune condannato a pagare gli assegni Inps a un kosovaro
 

L’assegno Inps per le famiglie numerose dovrà essere corrisposto anche ai genitori stranieri titolari di un permesso di soggiorno di lunga durata. Il giudice del lavoro di Gorizia ha accolto il ricorso presentato da un cittadino kosovaro, padre di tre figli e con una situazione reddituale Isee modesta, a cui il Comune di Monfalcone e l’Istituto nazionale di previdenza sociale avavano negato l’aiuto economico.
Si tratta di una sentenza che apre una nuova strada e che è destinata a fare giurisprudenza. Il cittadino kosovaro aveva presentato domanda d’accesso al beneficio Inps nel novembre dello scorso anno, ma ad aprile, su sollecito dell’Inps, il Comune aveva respinto la richiesta giustificando la decisione con la mancanza del requisito della cittadinanza italiana o comunitaria.
Con il sostegno dell’Asgi-Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione, l’uomo aveva quindi avviato un’azione giudiziaria anti-discriminatoria. «L’11 agosto – ricorda l’assessore alle Politiche sociali Cristiana Morsolin – l’amministrazione comunale aveva riconosciuto che la famiglia aveva diritto all’assegno, ma che l’erogazione non dipendeva da noi».
La delibera non sembra però essere stata sufficiente a evitare la condanna. Venerdì il tribunale di Gorizia ha ritenuto illegittima la disparità di trattamento tra cittadini italiani e comunitari da un lato e cittadini di Paesi terzi titolari di un permesso di soggiorno per lungo periodo dall’altra. In base al principio di parità di trattamento in materia di benefici di assistenza sociale, il giudice del lavoro ha quindi ordinato al Comune di Monfalcone e all’Inps di porre fine al trattamento discriminatorio e di corrispondere all’uomo l’assegno per l’anno 2009 (inclusi gli interessi legali e la rivalutazione monetaria). L’amministrazione comunale e l’Istituto nazionale di previdenza sociale sono stati, inoltre, condannati al pagamento delle spese legali.
Nell’esprimere apprezzamento per l’ordinanza del Tribunale di Gorizia, l’Asgi confida ora che la sentenza possa indurre il ministero del Lavoro e la stessa l’Inps a non applicare più il requisito della cittadinanza agli stranieri di Paesi terzi protetti dal diritto comunitario. (s.b.)

Il Piccolo, 01 settembre 2010
 
CAUSA PILOTA. L’ASGI: «VIVE IN CITTÀ DA 11 ANNI E MERITA GLI STESSI DIRITTI» 
Gli negano il bonus per il terzo figlio Kosovaro denuncia Comune e Inps

di GIOVANNI TOMASIN

Vive in Italia da più di dieci anni, il suo terzo figlio è nato a Gorizia, eppure il Comune gli nega il bonus da mille euro per il terzo figlio. Protagonista della vicenda è un cittadino kosovaro residente a Monfalcone, che per ottenere il contributo ha avviato una causa contro Inps e Comune, rispettivamente ente pagante ed ente erogatore del bonus, secondo quanto stabilito dalla legge.
A occuparsene è l’avvocato milanese Alberto Guariso, membro dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione. L’Asgi è infatti promotrice della causa assieme all’interessato. Guariso era ieri a Gorizia per la prima udienza del processo: «Si tratta a tutti gli effetti di una causa pilota – spiega l’avvocato -: ciò che il giudice deciderà in questo caso farà da guida ai tanti casi analoghi che si stanno verificando in Italia». La legge sul bonus per il terzo figlio, risalente al 1998, stabilisce che il beneficio sia riservato soltanto ai cittadini italiani, e per questo motivo il bonus è stato negato al cittadino kosovaro: «Ma quella norma è ormai sorpassata da una direttiva comunitaria – spiega l’avvocato -. Bruxelles ha stabilito che gli immigrati di lunga residenza debbano avere gli stessi diritti dei cittadini. Il mio cliente, nella fattispecie, è detentore di carta di soggiorno, e vive stabilmente in Italia dal 1999. Lavora qui addirittura dal 1996».
La famiglia kosovara, insomma, possiede tutti i requisiti per essere considerata ”di lunga residenza”, e quindi meritevole del bonus: «Se vogliamo è una piccola controversia – dice Guariso -, ma è esemplificativa della differenza di trattamento generalizzata che viene applicata a italiani e stranieri». Il divario è provocato dalla confusione delle norme italiane in materia di immigrazione, che spesso creano casi paradossali come quello del kosovaro: «I suoi primi due figli hanno lasciato il Kosovo giovanissimi – dice l’avvocato -, e la terza è addirittura nata in Italia. Si sentono italiani a tutto tondo, eppure per lo Stato sono cittadini stranieri e non meritano gli stessi diritti degli italiani».
Secondo Guariso è prematuro parlare degli esiti della causa: «Il giudice ha rinviato al 30 settembre – spiega l’avvocato -, ma ha preso seriamente in considerazione le nostre osservazioni. Se la causa dovesse andare come speriamo, costituirebbe un precedente prezioso».

Il Piccolo, 10 aprile 2009 
 
PROTEZIONE CIVILE  
Cassintegrati Eaton nelle zone terremotate  
Aperto un conto corrente per realizzare un progetto monfalconese in Abruzzo
 
 
Pensare al dopo terremoto, già da ora. È questo l’appello che la squadra cittadina della Protezione civile, a fronte dell’esperienza maturata in Valle d’Aosta e Piemonte, e il Comune lanciano alla comunità, assieme quindi a una raccolta di fondi su un conto corrente dedicato. Le sottoscrizioni sul conto intestato al Comune di Monfalcone nella Cassa di risparmio del Friuli Venezia Giulia, codice Iban IT51 P063 4012 3150 6700 0270 19A (causale Abruzzo, da non scordare), saranno gestite dalla Protezione civile monfalconese e dall’amministrazione per realizzare un progetto mirato e individuato in base alle valutazioni effettuate dai volontari che stanno operano nelle zone terremotate. Lo hanno spiegato ieri l’assessore alla Protezione civile Massimo Schiavo e il responsabile della squadra cittadina, Sandro Ustulin. «Molti cittadini hanno chiesto come poter aiutare le comunità colpite dal terremoto», ha spiegato Schiavo. L’auspicio è che la solidarietà continui, perché la fase più complessa, quella della normalizzazione di un territorio devastato, deve ancora arrivare.
Tra i volontari della Protezione civile di Monfalcone ci sono anche alcuni cassintegrati della Eaton. Una disponibilità che, assieme a quella di altre persone costrette a rimanere lontane dal lavoro a causa della crisi economica, la Regione ha deciso di premiare. A questi lavoratori sarà riconosciuto mensilmente un importo pari alla metà della differenza tra lo stipendio ordinariamente percepito e l’importo del trattamento di integrazione salariale spettante.

Il Piccolo, 12 aprile 2009 
 
I DATI FORNITI DALL’INPS  
Cigo, impennata nell’Isontino  
Concesse 187.878 ore nel marzo 2009 contro le 2328 del marzo 2008
 
 
Impennata in provincia di Gorizia del ricorso alla cassa integrazione. Secondo i dati Inps, la cassa integrazione ordinaria è salita dalle 2328 ore concesse a marzo 2008 alle 187.878 ore concesse nello stesso periodo di quest’anno. Una crescita che supera quella misurata a livello regionale, che già è elevata in quanto viaggia sul 900% nel confronto 2008-2009. Nel 2008, in provincia, su 2328 ore di Cigo concesse, 1827 riguardavano gli operai e 504 gli impiegati. Nel 2009, a fronte di un totale di oltre 187mila ore, 170.548 sono di competenza degli operai, e 17.330 degli impiegati. Nel dettaglio, la maggior parte delle ore (oltre 157mila per gli operai e 17.315 per gli impiegati) sono relative al settore dell’industria. Solo una minima parte (13.278 per gli operai e 15 per gli impiegati) sono riferibili al settore dell’edilizia. Per quanto riguarda la cassa integrazione straordinaria, i dati sono vicini allo zero.
Ma proprio di recente a questo ammortizzatore stanno per ricorrere i 333 lavoratori della Eaton Automotive di via Bagni. Di recente la Provincia di Gorizia ha dato il via al piano di grave crisi per i settori della plastica e del legno in Fvg. Questo comporta la possibilità per aziende e lavoratori di accedere agli appositi strumenti di sostegno del reddito.

Il Piccolo, 16 aprile 2009 
 
I 340 LAVORATORI DI VIA BAGNI SONO IN CIGS FINO ALLA FINE DELL’ANNO  
La Rsu Eaton si appella all’Arcivescovo  
«Impossibile vivere con 750 euro al mese». Chieste anche agevolazioni al Comune 
I dipendenti, che sono disponibili ad accettare lavori socialmente utili, confidano di poter beneficiare del fondo di solidarietà della diocesi
 
 
di LAURA BLASICH

I 340 lavoratori della Eaton Automotive di via Bagni hanno alle spalle quasi 6 mesi di cassa integrazione ordinaria, pressoché inninterrotta, e la prospettiva di dover utilizzare tutta la ”straordinaria” concessa. In pratica, davanti c’è un anno a 750 euro netti al mese, niente di più. Anche se le rate del mutuo rimangono le stesse e le bollette pure. Tagliare ancora in un bilancio familiare in cui già non c’è molto spazio per il superfluo vuol dire davvero non riuscire a far quadrare i conti. Ecco quindi che la Rsu dei lavoratori ha deciso di chiedere un incontro con la diocesi di Gorizia che, per iniziativa dell’arcivescovo Dino De Antoni, ha deciso di creare un Fondo straordinario di solidarietà per chi ha perso il lavoro. Le Rsu della Eaton di via Bagni Nuova, entrata subito in difficoltà lo scorso autunno a causa del crollo del mercato delle automobili per le quali produce valvole, vogliono discutere con la diocesi «le varie possibilità che la diocesi di Gorizia intende mettere a disposizione delle lavoratrici e lavoratori della provincia. La nostra azienda è in Cigs dal 14 aprile – spiegano le Rsu -, pertanto la richiesta di un confronto è obbligatoria per noi, visto che rappresentiamo le lavoratrici e i lavoratori». La Rsu spiega di essersi mossa a fronte di quanto affermato dalla diocesi nel presentare l’iniziativa del fondo di solidarietà, condividendolo. «Pensiamo che il nostro dovere come rappresentanti sia quello di percorrere tutte le strade per dare risposte certe alle maestranze in difficoltà – aggiunge la Rsu – e quindi accogliamo il vostro appello per ricevere qualsivoglia aiuto, atto a risolvere le difficoltà economiche delle lavoratrici e lavoratori tutti». In attesa del confronto con la diocesi di Gorizia, le Rsu hanno deciso però di andare a un dialogo diretto anche con i Comuni di cui i lavoratori della Eaton sono residenti. «Alle amministrazioni locali dobbiamo porre il problema dell’esenzione dal pagamento dei servizi per tutta la durata della cassa integrazione – spiega Livio Menon, coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu di stabilimento -, ma anche della possibilità di utilizzare i cassintegrati per lavori socialmente utili. Da martedì siamo in Cigs per un anno, ma alle spalle ci sono già sei mesi di cassa integrazione ordinaria, sempre a 750 euro netti al mese». Stando a Menon, le prospettive di una ripresa e di un rientro al lavoro nei prossimi mesi non c’è. L’azienda a maggio metterà in sicurezza i macchinari per poi porli in stand-by, mentre il 28 aprile i 340 lavoratori si ritroveranno in assemblea con i propri rappresentanti per discutere della gestione dei prossimi mesi, anche per quel che riguarda la necessità di non far calare l’attenzione sul caso Eaton.
Proprio domenica, invece, anche in tutte le parrocchie di Monfalcone prenderà il via la raccolta di fondi a livello diocesano a sostegno di coloro che sono stati licenziati, di chi è in cassa integrazione o in mobilità. L’iniziativa è stata annunciata dal parroco di Sant’Ambrogio don Fulvio Ostroman. Il progetto di aiuto parte da una dotazione iniziale della diocesi e con tutta probabilità sarà prolungato fino a tutto maggio.

Messaggero Veneto, 16 aprile 2009 
 
Monfalcone. Crisi: incontro  
Eaton, gli operai si rivolgono alla Diocesi
 
 
MONFALCONE. Saputo della disponibilità della Diocesi di mettere a disposizione risorse per le famiglie isontine in difficoltà a causa della crisi, le Rsu della Eaton di Monfalcone, azienda in cassa integrazione e in forte crisi visto che la sua produzione è legata al mercato dell’auto, hanno inviato una lettera per chiedere un incontro in cui discutere »le varie possibilità che la Diocesi di Gorizia intende mettere a disposizione delle lavoratrici e dei lavoratori della provincia».
«Come già sapete – scrivono i rappresentanti sindacali – la nostra azienda è in cassa integrazione straordinaria dal 14 aprile del corrente anno, pertanto la richiesta di un confronto è obbligatoria per noi, visto che rappresentiamo le lavoratrici e i lavoratori. La richiesta è chiaramente fatta in base alle vostre dichiarazioni, che noi condividiamo, dichiarazioni che permettono in qualche maniera di affrontare le varie difficoltà che le famiglie corrono in questo preciso momento di crisi. Pensiamo inoltre che il nostro dovere come rappresentanti sia quello di percorrere tutte le strade per dare risposte certe alle maestranze in difficoltà. Accogliamo il vostro appello, per ricevere qualsivoglia aiuto, atto a risolvere le difficoltà economiche delle lavoratrici e dei lavoratori tutti». In attesa di una risposta e di una convocazione, Livio Menon, coordinatore della Rsu Eaton, ricorda che formalmente i 333 lavoratori sono in Cigs dal 14 aprile e che ci resteranno per un anno, ma che in realtà la crisi e la cassa integrazione ordinaria sono già scattate mesi fa. «La prospettiva non è felice e i carichi di lavoro non si vedono. Dei 3 milioni e mezzo di valvole che dovremmo realizzare ne sono già stati realizzati due e i lavoratori devono fare i conti con 750 euro netti al mese. È per questo – dice – che abbiamo deciso di accogliere la possibilità offerta dalla diocesi e di capire che aiuto potremmo avere». A maggio, intanto, sarà messo in sicurezza lo stabilimento e saranno messi in stand by gli impianti. È stato deciso anche di chiedere un incontro a tutti i sindaci, anche quelli della Bassa friulana, visto che la maggior parte dei lavoratori della Eaton arrivano dal Monfalconese, ma anche dai Comuni friulani. Ai primi cittadini verrà spiegata la situazione, ponendo i problemi delle eventuali esenzioni e dei lavori socialmente utili. Il 28 aprile è già stata fissata, intanto, un’assemblea di tutti i lavoratori. La crisi dello stabilimento Eaton si è iniziata, per gli allora 340 dipendenti, all’inizio di dicembre, quando di fatto è cominciata la cassa integrazione ordinaria, intervallata da una quindicina di giorni lavorativi tra gennaio e inizio marzo. Visto il protrarsi della crisi, l’obiettivo, raggiunto, era di arrivare all’apertura della cassa integrazione straordinaria, firmata lo scorso 7 aprile, che i sindacati e l’azienda ritengono il principale strumento utile a gestire la crisi da qui al 2010, in attesa della ripresa del mercato dell’auto.

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