You are currently browsing the tag archive for the ‘iris’ tag.

Il Piccolo, 28 aprile 2010
 
Rifiuti industriali, un impianto a Bistrigna 
Presentato un progetto di Iris, Sagidep e Igp. Investimento di due milioni

 
Iris assieme a due partner privati, la Sagidep di Mantova e la Igp di Trieste, intende investire due milioni di euro per realizzare a Bistrigna un impianto per il trattamento dei rifiuti liquidi industriali. La struttura progettata da Isi Ambiente, questo il nome della società partecipata al 34% da Iris e al 33% da Sagidep e Igp, risponderà così a una forte esigenza presente nel comprensorio industriale di Monfalcone e delle realtà produttive del resto della provincia, ha spiegato ieri il presidente di Iris, Armando Querin, presentando l’iniziativa al Monfalcone Palace di via Cosulich. Al di là delle ricadute occupazionali dirette (una decina gli addetti previsti), l’impianto produrrà un alleggerimento dei costi per l’industria insediata in una zona, come ha rilevato Querin, in cui alcune tipologie di rifiuti liquidi di natura industriale trovano difficile collocazione negli impianti di trattamento acque sia pubblici sia privati. In base all’indagine delle esigenze presenti nel territorio, Isi Ambiente ha individuato come principali categorie di rifiuti liquidi da trattare nell’impianto quelli prodotti dall’industria metalmeccanica, dall’agricoltura e dall’allevamento, dalle attività di lavorazione del legno e da attività portuali.
Il progetto, che deve ancora completare le fasi autorizzative, prevede la costruzione delle strutture di stoccaggio e trattamento dei materiali, di un laboratorio interno e di uffici in un’area di 11mila metri quadrati alle spalle del depuratore di Bistrigna e a ridosso della zona destinata ad accogliere la centrale a biomasse da 55 megawatt. Vista la collocazione dell’impianto, particolare attenzione è stata prestata al problema della viabilità di accesso che, comunque, dovrebbe quella necessaria a servire anche la centrale a biomasse. Nel caso in cui la nuova strada d’accesso non sia realizzata in tempo utile, la società ipotizza la costruzione di una bretellina dalla strada bianca che già consente di raggiungere il depuratore. L’impianto avrà del resto una capacità ricettiva di 300 tonnellate al giorno e 75mila tonnellate l’anno, generando quindi una notevole mole di traffico su gomma. I materiali conferiti all’impianto saranno poi trattati in tre linee, una destinata ai rifiuti semplici, una ai rifiuti complessi e una ai fanghi, che saranno sempre analizzati in ingresso e poi durante le fasi di lavorazione dal laboratorio di cui si è deciso di dotare l’impianto per consentire un costante monitoraggio. Le attività principali saranno effettuate in un capannone per evitare fuoriuscite di odori e di rumori. L’impatto paesaggistico della struttura, le cui acque di risulta dei trattamenti saranno accolte dal depuratore di Irisacqua, sarà inoltre ridotto dalla creazione di una quinta verde sui lati esterni e non confinanti con gli altri impianti presenti e previsti nella zona. Iris svolgerà le funzioni di controllo e certificazione dell’impianto, Sagidep l’attività commerciale e Igp la gestione operativa, mentre il Ceta di Gorizia sta fornendo supporto progettuale, anche per il superamento del percorso autorizzativo.
Laura Blasich

FIRME CONTRO LA PRIVATIZZAZIONE 
Nasce a Staranzano il nucleo provinciale in difesa dell’acqua

STARANZANO Nasce a Staranzano il nucleo provinciale isontino del Comitato di coordinamento di Gorizia per la raccolta firme del referendum contro la privatizzazione dell’acqua, che ha come capofila l’associazione staranzanese Benkadì con sede in piazza Dante 4. Lo slogan della campagna referendaria sarà: “L’acqua non si vende. Fuori l’acqua dal mercato, fuori i profitti dall’acqua”. Del Comitato isontino fanno parte esponenti del mondo associativo, Legambiente di Monfalcone, il gruppo Aria di Cormons, Meet-up Gorizia e i gruppi Gas “Il Ponte” e Cvcs.
Supportano il comitato anche rappresentanti di Rifondazione comunista e Sinistra ecologia e Libertà. «Durante l’incontro dell’altra sera – spiega Giovanni Dean di Benkadì – abbiamo analizzato quale potrebbe essere la logistica per essere più incisivi nella raccolta firme e quali le manifestazioni di questo inizio campagna referendaria. Benkadì sarà il fulcro di collegamento e di riferimento, ma l’obiettivo è che in ogni Comune nasca un gruppo di persone che possa coordinare le iniziative. Pertanto invitiamo le associazioni e i cittadini a impegnarsi nella collaborazione per il raggiungimento degli obbiettivi prefissati». Saranno operativi banchetti nei punti strategici della provincia di Gorizia, in particolare nei centri di Monfalcone, Ronchi, Staranzano, San Canzian, Turriaco e Doberdò.
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 24 settembre 2009
 
VENDITA DEL RAMO ENERGIA 
No di Rifondazione allo spezzatino di Iris

Rifondazione comunista chiede che i criteri della vendita del ramo energia di Iris siano modificati. Il partito, che è parte integrante della maggioranza di centrosinistra al governo di Monfalcone, lo fa quasi alla vigilia delle sedute del Consiglio comunale cittadino, in programma per lunedì e martedì, alle 20.30, in cui sarà portata la delibera relativa all’operazione. Ineccepibile dal punto di vista della forma, non dei contenuti, almeno per Rc, che ritiene la vendita una privatizzazione di fatto dei servizi coinvolti, con inevitabili conseguenze su occupazione e qualità del servizio. I vertici provinciali di Rc ieri hanno quindi annunciato che i loro consiglieri, in tutti i Consigli comunali dell’Isontino, dopo aver illustrato il proprio dissenso, usciranno dalle aule senza esprimere alcun voto. La posizione a Monfalcone potrebbe essere condivisa anche da parte della minoranza e dai due consiglieri dell’Unione di centro Murgia e Antonaci. La maggioranza che sostiene la giunta Pizzolitto, già ridotta a 13 voti certi che scendono a 11 senza Rifondazione, potrebbe quindi trovarsi in difficoltà a garantire il numero legale e quindi l’approvazione della delibera. «Abbiamo fatto un ragionamento complessivo e una valutazione del punto in cui siamo arrivati per fornire una linea unitaria all’azione dei nostri consiglieri – ha spiegato ieri il segretario provinciale di Rc, Alessandro Saullo nel corso di un incontro nella sede monfalconese del partito -. Crediamo che quanto ci viene proposto sia propriamente un atto di privatizzazione di un servizio pubblico. E’ stato detto che la vendita avrebbe rafforzato il settore ambiente grazie all´arrivo dei 90 milioni di euro, ipotetici, portati dalla vendita. In realtà il denaro non confluirebbe in Iris Ambiente, ma sarebbe ripartito tra i Comuni soci, che avrebbero una sorta di tesoretto per abbellire il corso o magari mettere una nuova fontana». Interventi pure utili, ma che, secondo Rc, non servirebbero di certo a rafforzare il settore ambiente.
Saullo ha sottolineato ieri che Iris è una società pubblica, di cui sono responsabili i sindaci. Rifondazione è invece d’accordo sulla decisione di prorogare di un anno del servizio di distribuzione del gas, punto pure ricompreso nella delibera che andrà in aula nei prossimi giorni. Il partito chiede quindi di scorporarlo dal documento, scindendo in due la delibera. 
Messaggero Veneto, 24 settembre 2009

Rc: no alla vendita di Iris energia

MONFALCONE. Non è messa in dubbio la forma della delibera, che sicuramente è stata studiata con attenzione, ma il contenuto della stessa, ovvero il principio secondo cui si procederà alla vendita di un servizio pubblico, che sarà quindi privatizzato, con inevitabili conseguenze sui posti di lavoro e sul tipo di servizio.
È questa l’obiezione principale che Rifondazione Comunista pone alla vendita del ramo energia di Iris – Isontina Reti integrate e servizi Spa. Obiezione che porterà i rappresentanti del partito, presenti nei consiglio comunali della provincia di Gorizia, chiamati a votare la delibera di cessione, ad illustrare la propria posizione di dissenso e poi a uscire dalla aule consiliari, senza esprimere alcun voto. «Abbiamo fatto un ragionamento complessivo e una valutazione di dove siamo arrivati per dare una linea unitaria di azione ai nostri consiglieri – spiega il segretario provinciale di Rc, Alessandro Saullo nel corso di un incontro nella sede monfalconese –. Crediamo sia propriamente un atto di privatizzazione di un servizio pubblico. È stato detto che la vendita avrebbe rafforzato il settore ambiente grazie all’arrivo dei 90 milioni di euro, ipotetici, portati dalla vendita. In realtà il denaro non confluirebbe in Iris Ambiente, ma sarà ripartito tra i comuni soci, avrebbero una sorta di tesoretto per abbellire il corso o magari mettere una nuova fontana. Certo cose anche utili, ma non servirebbe a rafforzare il settore ambiente, posto poi trovarci tra due anni nelle stesse condizioni di oggi e costretti a vendere anche il settore ambiente».
Saullo ricorda che Iris è una società pubblica, di cui sono responsabili i sindaci e quindi se le condizioni non sono buone è responsabilità anche di chi l’ha gestita in questi 10 anni. «È stato detto no ad un percorso di aggregazione con altre realtà pubbliche: crediamo invece che il pubblico possa gestire i servizi al meglio, con il controllo del territorio e vicino ai cittadini. È evidente però che questa aggregazione non avrebbe consentito di fare cassa, come invece la cessione» spiega ancora, sottolineando come la delibera che sarà posta in votazione sia composta da due punti essenziali, la vendita del ramo energia e la proroga di un anno (fino al dicembre 2010) a Iris del servizio di concessione di distribuzione gas.
«Su questo punto siamo invece d’accordo e quindi chiederemo lo scorporamento della delibera in due parti. Parteciperemo al dibattito, esprimeremo il dissenso e poi sapendo che non possiamo fermare la delibera, che è blindata – conclude –, usciremo dall’aula. Lasceremo che la votino Pd e Pdl, che evidentemente hanno raggiunto un accordo». (cris.vis.)

Il Piccolo, 30 settembre 2009 
 
Sì alla vendita del ramo-energia di Iris  
Dubbi sul numero dei consiglieri presenti. Minaccia di un ricorso
 
  
Il Consiglio di Monfalcone avvalla la vendita del ramo-energia di Iris per fare cassa e rilanciare il settore ambiente. O forse no. In effetti, il via libera all’operazione è avvenuto all’una di notte con numeri ridotti all’osso, dopo la dissociazione del Pdl cittadino dalla linea del partito a livello goriziano, l’uscita di scena della Lega Nord, contraria, e quella dell’intero gruppo misto, (Antonaci, Calzolari, Murgia, Giorgio Pacor e Lionella Zanolla), con motivazione, però, squisitamente politica («Questa maggioranza si regge sulla presenza di Rc – ha detto il capogruppo Antonaci -: Se la maggioranza c’è, continuate pure a gestire i problemi come volete»). In aula attorno a mezzanotte è quindi rimasto poco più della metà del Consiglio, cioè gli esponenti di Pd e Sdi, fedeli alla linea del sindaco Pizzolitto, e Maurizio Volpato di Città Comune. Oltre ai due consiglieri di Rc, che alla vigilia della seduta avevano preannunciato di essere disposti a votare la proroga per un altro anno della concessione a Isogas, ma non l’operazione di vendita del ramo energia. L’impegno era di non votare, abbandonando l’aula. Rc ha tenuto fede alla prima parte, meno alla seconda: i due consiglieri non hanno estratto la scheda elettronica dalla loro postazione, risultando quindi presenti in aula e garantendo il numero legale. Questa l’interpretazione dei funzionari comunali, che hanno spulciato più volte il regolamento del Consiglio. Di fatto la delibera ha raccolto 9 voti favorevoli (Pd e Sdi) più quello del presidente del Consiglio Marco Ghinelli (Pd), che l’ha fatto mettere a verbale, perchè ”si era scordato di votare”. Contro si è schierato Volpato, secondo cui l’operazione rappresenta una scommessa troppo alta, soprattutto in mancanza di un ragionamento di portata regionale sull’ambiente. Il sindaco non ha inoltre incassato il voto di Gianpaolo Andrian, eletto con i Ds e mai transitato al Pd. L’amministrazione ritiene quindi la delibera ”passata” (anche se senza immediata esecutività), ma Antonaci ha preannunciato ieri di voler impugnare il documento. Rifondazione, dal canto suo, ritiene di avere agito nel modo corretto, perchè l’obiettivo, ha spiegato il segretario Emiliano Zotti, rimane quello di mantenere alta l’attenzione sulla vendita del ramo energia di Iris e «dimostrare che ci si poteva anche non piegare all’operazione imbastita in modo trasversale dai sindaci di Gorizia e Monfalcone. Il Pdl se n’è andato perchè la giunta, dopo aver portato una delibera in commissione, ne ha presentate due in aula, accontendando Rc. «Se il sindaco non fosse ostaggio di Rc, saremmo rimasti in aula a discutere», ha detto il consigliere Giuseppe Nicoli, che di fatto, però, ha contravvenuto agli ordini di scuderia, suscitando non pochi fastidi nel partito a livello provinciale.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 30 settembre 2009 
 
Monfalcone. Approvata tra le polemiche la delibera con soli 9 voti favorevoli e si profila una possibile impugnazione per mancanza del numero legale  
Iris, caos in consiglio comunale sulla cessione del ramo energia
 
 
MONFALCONE. Se la delibera relativa alla proroga di un anno (fino al dicembre 2010) a Iris del servizio di concessione gas è stata approvata con unanimità, è stata invece approvata a fatica dal consiglio la delibera che prevede la cessione del ramo energia di Iris. Un consiglio peraltro decimato, visto che i consiglieri di opposizione (Lega, Pdl/Fi e Pdl/An), tranne Volpato che ha però votato contro, assieme ai colleghi del gruppo misto hanno lasciato l’aula, senza partecipare al voto, che i consiglieri di Rc avevano già annunciato il non voto e che il consigliere del Pd, Andrian, ha deciso di astenersi. In sostanza la delibera è stata approvata con nove voti favorevoli, un astenuto, un voto contrario e un non voto, determinato però da una disattenzione del presidente del consiglio, Marco Ghinelli, che ha fatto mettere a verbale la sua volontà di votare a favore della delibera. In totale 12 voti totali, che non corrisponderebbero però al numero legale dell’assemblea necessario per rendere valida la votazione. Una situazione particolare: secondo la dirigente facente funzioni di segretario comunale la votazione delle delibera è stata giudicata valida visto che i voti sarebbero stati solo 12, ma i presenti in aula sarebbero stati 14 e quindi in numero legale, ma che secondo i consiglieri del gruppo misto/Udc sarà sicuramente impugnata perché appunto priva dei numeri necessari.
Ciò che è certo è che il consiglio è stato irto di ostacoli per il sindaco Gianfranco Pizzolitto che assieme al collega di Gorizia Romoli si era auspicato un voto positivo trasversale alla cessione. Anzi ha visto anche i consiglieri di Pdl/Fi, Riccardo Grassilli e Giuseppe Nicoli, contravvenire agli “ordini di scuderia” e decidere di abbandonare l’aula. La Lega tramite il capogruppo Sergio Pacor ha ricordato la sempre netta opposizione a una azienda considerata «un carrozzone, che pesa sulle tasche dei cittadini. Ora chi l’ha voluta si assuma la responsabilità di decidere», mentre Giuliano Antonaci per il gruppo misto/Udc ha stigmatizzato il fatto che la maggioranza dipenda da Rifondazione. «Se avete la maggioranza, votatevi la delibera. Noi usciamo». Rc, d’altra parte, aveva già annunciato nei giorni scorsi la netta contrarietà alla privatizzazione di un servizio pubblico, oltretutto nell’ottica non di migliorare un servizio, ma di ottenere il massimo profitto, che «non sarà investito nel settore ambiente, ma distribuito tra i Comuni soci». Maurizio Volpato di CittàComune ha parlato di azienda sovraddimensionata, nata per volontà dei sindaci, «palla al piede per il territorio. Ora si vende il settore energia che ha tenuto in piedi tutto: come si può pensare di gestire il servizio ambiente con quello che rimarrà? Oltretutto la classe politica non ha fatto niente per ragionare a livello regionale». A sorpresa poi Andrian, pur non volendo mettersi contro il sindaco, ha detto di «sentirsi preoccupato per questa operazione e non mi stupirei che fra un anno si arrivasse a vendere anche il settore ambiente. Mi astengo perché non credo che questo modello economico sia quello corretto». A margine della seduta, Emiliano Zotti di Rc ha definito strumentale e infantile l’atteggiamento della destra e della Lega, «aggrappate a un cavillo per non esprimere la propria posizione. Diverso l’atteggiamento dell’Udc. Il suo è stato uno scontro politico con l’obiettivo di dimostrare l’inaffidabilità di Rc e proporsi come stampella per l’amministrazione». (c.v.)

Messaggero Veneto, 03 ottobre 2009 
 
Monfalcone. Approvato l’odg proposto da Omar Greco (Pd). Messo in discussione il numero legale durante la votazione della delibera sulla cessione  
Dal consiglio comunale gli indirizzi per il futuro di Iris
 
 
MONFALCONE. Una volta espletata la cessione di Gas Newco, Elettricità Newco e Isogas, massima parte dei proventi ottenuti, così come quelli derivati dalla vendita del ramo residuo, dovranno essere destinati dai comuni-soci ad Ambiente Newco, che così, in parallelo con la definizione del nuovo quadro regionale, potrà disporre di una sufficiente capacità di autofinanziamento per rafforzare e ottimizzare, in prospettiva, la gestione del settore ambiente e consentire soprattutto una diminuzione futura della tariffa a carico dei cittadini, sia per l’azzeramento della quota oneri sull’indebitamento, sia per la maggiore efficienza degli impianti grazie al completamento su base locale della filiera di trattamento del ciclo integrato dei rifiuti.
È questo il punto essenziale dell’ordine del giorno proposto dal consigliere del Pd, Omar Greco, approvato dal consiglio comunale di Monfalcone con 10 voti favorevoli (un no e 3 astenuti) e che contiene gli indirizzi in merito alla procedura di liquidazione delle controllata Iris Spa, alla costituenda Newco Ambiente al piano di riparto. L’odg evidenzia come la documentazione relativa alla cessione di Iris energia lascia ancora elementi di incertezza su questioni politico-amministrative essenziali e soprattutto come non ci siano «vincoli inderogabili per la salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, contrattuali e retributivi».
Chiede quindi l’uso delle risorse per migliorare il settore ambiente e che si avviino urgentemente da parte del consiglio di amministrazione, una volta liquidata Iris, «ricerche di partner per eventuali forme di aggregazione su bacini territorialmente contigui. L’obiettivo relativo alla governance deve però restare quello di controllo pubblico, a livello di bacino provinciale, su gestione della Ambiente Newco e impianti posseduti direttamente e o indirettamente». Non manca poi il punto relativo alla salvaguardia degli attuali livelli occupazionali, contrattuali, retributivi, quale condizione vincolante e inderogabile per la cessione del ramo energia.
Intanto a Monfalcone Giuliano Antonaci, capogruppo del Misto, e Riccardo Grassilli, capogruppo di Fi/Pdl, annunciano di voler segnalare a Comitato regionale di controllo, Procura di Gorizia e Procura regionale della Corte dei conti l’esito della votazione delle delibera relativa alla cessione di Iris. L’impugnazione dell’atto era stata annunciata già nella stessa sera del consiglio che l’aveva approvato (lunedì), perché i votanti, 12, così come riportati sulla stampa dell’esito della votazione, non sarebbero stati tali da garantire il numero legale. Obiezione non condivisa dal dirigente comunale presente al consiglio, secondo il quale i votanti sarebbero stati 12, ma i presenti 14, quindi in numero legale.

Il Piccolo, 17 ottobre 2009 
 
«Cessione di Iris-gas, delibera illegittima»  
Partiti i ricorsi di Antonaci a Procura e Corte dei conti
 
 
Impugnata in Procura e in sede di Corte dei conti la delibera del Consiglio comunale con la quale è stata approvata la cessione del ramo energia di Iris. A presentare opposizione all’atto (n. 71 del 28 settembre) è stato il consigliere Giuliano Antonaci. Sostiene che la deliberazione «è palesemente viziata per illegittimità, quindi, si tratta di un atto in condizione di potenziale invalidità, emanato in modo non conforme alle prescrizioni normative». Antonaci ha richiesto, pertanto, l’annullamento della delibera. Elencandone i motivi: «Il vizio di legittimità e il possibile dolo – osserva – si manifestano per la mancanza del numero legale necessario in aula e per la contraddizione della formulazione dell’atto deliberativo rispetto alle risultanze e al contenuto del verbale della riunione. Ciò potrebbe ipotizzare un travisamento intenzionale dei fatti se il funzionario verbalizzante si fosse lasciato guidare da interessi diversi, per condivisione politica della decisione assunta, con un eccesso di potere consistente nell’uso di un tipo legalmente scorretto di valutazione nella formulazione degli atti».
Antonaci aggiunge: «Il Consiglio di Monfalcone ha adottato il sistema di votazione mediante il voto elettronico, che rende trasparente e certificato il conteggio e le procedure. Questo sistema viene codificato attraverso la consegna dell’apposita scheda a ciascun consigliere. L’attivazione della scheda certifica la partecipazione alla discussione degli atti deliberativi, la loro votazione e l’espressione del voto. La non attivazione della scheda certifica l’assenza dalla discussione della deliberazione (fase preparatoria) e dalla fase di votazione». Antonaci continua: «Alla votazione della delibera sono stati certificati 12 presenti e 11 partecipanti al voto, considerato che il presidente del Consiglio ha dichiarato che, pur attivando la propria scheda ai fini della certificazione della presenza, non avrebbe espresso alcun voto. Il risultato è stato di 11 voti su 12 presenti, ma in assenza del numero legale previsto (13 consiglieri: non è stato rispettato il regolamento del Consiglio)». Il consigliere aggiunge: «In sede di formulazione del verbale che riporta correttamente i 12 nomi dei consiglieri presenti e certificati alla votazione, il funzionario ha aggiunto a penna in fondo ”+2 consiglieri”, commettendo un abuso. Nella stesura dell’atto sono stati aggiunti tra i partecipanti al voto ulteriori 2 nominativi rispetto a quelli indicati nel verbale, compiendo un falso». I rappresentanti di Rc, Alessandro Saullo ed Emiliano Zotti, aggiunti nel verbale, avevano annunciato la volontà di non partecipare al voto. La loro presenza in aula, non certa in quanto entravano e uscivano, non può essere conteggiata non avendo attivato la scheda di partecipazione. Di fronte al dato elettronico, il loro conteggio per avere efficacia avrebbe richiesto in ogni caso la verifica nominativa del numero legale, con il pronunciamento degli stessi dell’espressa partecipazione alla seduta e, dopo la verifica del numero legale – se positiva – si sarebbe dovuto procedere alla votazione elettronica. La seduta in questione è pubblica e la presenza in sala di un consigliere non significa la sua partecipazione ai lavori se non viene accertata con le forme dovute». (l.bo.)

Il Piccolo, 06 giugno 2009

L’INDUSTRIA E LA CRISI
SITUAZIONE
La Mw riparte, rientrano 50 operai
Acquisite nuove commesse. Chiamati in produzione i lavoratori interinali
Restano però in cassa integrazione 80 dipendenti della ex Finmek

La Mw di Ronchi, l’ex Finmek, che produce componenti elettronici per conto terzi, si conferma una delle poche aziende la cui attività in questo momento è in controtendenza rispetto la crisi che sta attanagliando molte realtà industriali del Monfalconese. Nell’incontro avuto con le Rsu e le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici la proprietà ha delineato una situazione che vede un volume degli ordini per il mese di giugno superiore alle previsioni. L’incremento, legato alla maggiore domanda dei clienti, ha richiesto il rientro in azienda di una cinquantina di lavoratori interinali, mentre due contratti a tempo determinato in scadenza a maggio e sei a giugno sono stati riconfermati. In cassa integrazione straordinaria rimane un’ottantina di dipendenti Finmek, che quindi dipendono ancora dalla gestione commissariale della società creata dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir. Quello che si concluderà il 31 agosto è il quinto anno di Cigs: resta da vedere se sarà concessa un’ulteriore proroga, dopo quella dello scorso anno.
La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiugersi gli interinali. Salvo una riduzione del carico di lavoro, la fabbrica chiuderà quindi per le ferie estive solo nelle due settimane centrali di agosto, mentre un incontro di verifica del percorso di riconversione e rilancio dello stabilimento, coinvolto nel fallimento del gruppo Finmek, dovrebbe avere luogo alla fine dell’estate nella sede dell’Assindustria. Finora gli impegni assunti sono stati mantenuti, anche per quel che riguarda gli investimenti. Oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, la società ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano con un investimento che, stando al sindacato, supera i 2 milioni di euro. La spesa consentirà però a Mw di abbattere i costi dell’energia. L’impianto fotovoltaico dovrebbe entrare in attività nell’arco di alcuni mesi. Si tratta di 2900 moduli per complessivi 4.500 metri quadrati che, con un investimento da 3 milioni, forniscono una potenza di 500 kw all’unità produttiva che è così autosufficiente per il 75%. Nel sito sta inoltre proseguendo la collaborazione con l’Area di ricerca proprio sui temi del risparmio e dell’efficienza energetici con un progetto che vede coinvolti dieci ingegneri elettronici delle Università di Udine e di Vienna.
Quanto emerso dall’incontro con i sindacati è in linea con le previsioni della società di un fatturato in crescita del 5% nel secondo trimestre del 2009, dopo il leggero calo della prima parte dell’anno. Se il mercato terrà, Mw, che ha investito molto in ricerca e sviluppo, conta di chiudere il 2009 con una crescita del 10%. Mw ritiene lo stabilimento di Ronchi uno dei poli di riferimento per l’intero gruppo. Il piano industriale avviato nel 2008 va completato nel 2010, ma la società ha già proceduto tra lo scorso anno e la prima metà del 2009 all’acquisto dello stabilimento e all’installazione dell’impianto fotovoltaico.
Laura Blasich

Il Piccolo, 16 giugno 2009

L’INDUSTRIA ALLE PRESE CON LA CRISI
Reggiane e Frandoli allungano la Cassa

Alla Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone si allunga ancora il ricorso alla cassa integrazione ordinaria, perché pure la prossima settimana saranno effettuate altre giornate di Cigo a zero ore e si lavorerà quindi solo lunedì e martedì. A differenza di altre situazioni presenti nel mandamento, lo stabilimento del Lisert, che conta un’ottantina di dipendenti e produce grandi gru portuali semoventi, non sta pagando una mancanza di commesse, ma la difficile situazione finanziaria della società che ormai da tempo si sta ripercuotendo sulle forniture di materiale. Il quadro dovrebbe comunque migliorare dopo il passaggio definitivo della società di Reggio Emilia alla statunitense Terex con cui alla fine è stata trovata un’intesa per la vendita e il rapporto con i creditori. La chiusura dell’operazione, data per fatta già nelle scorse settimane, è stata però rallentata dalla complessità, anche burocratica, del percorso, prolungando le difficoltà in cui si trova Reggiane.
«Abbiamo deciso di accettare la proroga della cassa integrazione ordinaria in attesa del closing con Terex – spiega Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, con cui però a questo punto c’è l’esigenza di avere un confronto quanto prima per verificare quali siano le intenzioni rispetto la realtà italiana. A Monfalcone c’è lavoro, ma mancano le forniture». La Reggiane non è l’unica realtà del Monfalconese in cui comunque rimane aperta la Cigo a fronte di un allungarsi della crisi che ha investito il comparto industriale dopo quello finanziario. La cassa integrazione, come riferisce il rappresentante della Fiom rimane aperta alle Officine Frandoli, sempre insediate al Lisert, anche se per un numero limitato di lavoratori, e alla Roen Est di Ronchi, anche se con la modalità di un dimezzamento dell’orario normale di lavoro dei 180 dipendenti. La Cigo nella fabbrica di Ronchi, che produce scambiatori di calore, si prolungherà per una buona parte di luglio. «Nella Destra Isonzo abbiamo invece sottoscritto la cassa integrazione straordinaria per i 44 dipendenti della Spei Orion di San Lorenzo Isontino – aggiunge Baldassi -, anche se a rotazione per una trentina di lavoratori e con la possibilità di un’incidenza maggiore per un massimo di 15 lavoratori». In questa fotografia ancora negativa della produzione industriale del territorio si inserisce però la sospensione del ricorso alla Cigo a fronte di una ripresa delle commesse da parte della Omi di Fogliano Redipuglia, una settantina di dipendenti, che produce impianti refrigeranti.

AUMENTO DELLE INDENNITÀ DEL 9%
Schiarita, firmato alla Beraud l’integrativo per i 90 dipendenti

La novantina di dipendenti di Beraud, realtà ”storica” dell’appalto Fincantieri, ha un nuovo integrativo che prevede un aumento medio del 9% delle indennità erogate con il vecchio accordo, scaduto alla fine del 2008. L’intesa, siglata dall’azienda con Fiom e Uilm, organizzazioni presenti nella Rsu della ditta, prevede inoltre un aumento delle ferie aggiuntive riconosciute a quei dipendenti impegnati in lavorazioni particolarmente gravose, oltre che dell’indennità per la presenza al lavoro nei giorni di sabato e nei festivi. Il nuovo contratto integrativo, della durata di 4 anni, comprende anche un’indennità di trasporto per i lavoratori che effettuano il turno dalle 16 alle 24 e quindi non possono contare sui trasporti pubblici e devono impiegare i propri mezzi per raggiungere lo stabilimento. L’integrativo incentiva la presenza, prevedendo un premio di produzione di 423 euro annui in due tranche, come pure il premio di programma. L’una tantum per il periodo di vacanza contrattuale è stato fissato in 150 euro, mentre il tetto massimo di lavoratori a tempo determinato, fissato al 10% di quelli a tempo indeterminato, può essere superato solo nelle fasi di varo e consegna. «Siamo soddisfatti dall’accordo – afferma Fabio Baldassi, della Fiom -, è un segnale positivo». Soddisfazione anche da Luca Furlan, della Uilm provinciale. «L’integrativo porterà nuovo salario ai lavoratori – afferma Furlan -, e introduce un meccanismo per efficientare i risultati, necessario perché Fincantieri sta chiedendo sempre più sconti al suo indotto».

Messaggero Veneto, 19 giugno 2009 
 
La crisi attanaglia il porto crolla il traffico merci  
 
MONFALCONE. Dopo un lieve momento di sollievo che sembrava aver portato aprile, il porto di Monfalcone a maggio è stato nuovamente colpito in modo deciso dalla crisi. Lo rivelano i dati del movimento che sono ai minimi storici degli ultimi anni. Lo scorso mese dalle banchine di Portorosega sono transitate in tutto 174.423 tonnellate, il 59% in meno del risultato conseguito nello stesso periodo del 2008, calo determinato soprattutto dalla frenata degli sbarchi più che degli imbarchi, che movimentano comunque un volume inferiore di merci.
Il dato negativo di maggio ha influito sul dato totale dei cinque mesi dell’anno, che in totale vedono manipolate 1 milione 249.403 tonnellate di merci, con una diminuzione del 26% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Una situazione prevista però dagli operatori del porto, tant’è che Compagnia portuale e sindacato hanno raggiunto già a marzo un accordo sulla mobilità volontaria di un massimo di 23 dei 120 lavoratori dell’impresa, i più anziani. I dati di maggio, forniti dall’Azienda speciale per il porto non presentano alcuna voce positiva, tranne quella degli imbarchi, che hanno chiuso i cinque mesi a 208.465 tonnellate movimentate, pari a un più 13,6% sui primi cinque mesi del 2008.
Sugli sbarchi, che invece registrano un meno 31%, ha inciso il pesante rallentamento del traffico di prodotti metallurgici (519.912 tonnellate, meno 26,15%), che in questi ultimi anni avevano rappresentato un elemento di traino e di crescita costante per lo scalo monfalconese, che ha chiuso il 2007 con una movimentazione di 4,4 milioni di tonnellate e il 2008 con 4 milioni. Ma un traguardo simile sarà davvero difficile da raggiungere per l’anno in corso, che, se prosegue l’andamento registrato finora, potrà chiudere con una movimentazione di circa 3 milioni di tonnellate. Anche se, è giusto dirlo, sembra che a giugno ci siano dei segnali di ripresa.
La Cetal del gruppo partenopeo Grimaldi sta intanto tentando di fronteggiare le pesantissime ripercussioni del crollo del mercato dell’auto. Finora dal terminale monfalconese della società sono transitate 18.247 vetture con un calo del 63,14% rispetto ai primi cinque mesi del 2008. Cetal è andata così a ridurre le aree che utilizzava nel porto di Monfalcone per il traffico di rotabili. Il 2009 sarà un anno durissimo anche per il traffico vetture, perché miglioramenti della situazione per quel che riguarda il settore auto sono attesi solo per il prossimo anno. Tra le merci trattate storicamente da Portorosega quella che sta perdendo meno al momento è la cellulosa, di cui sono state manipolate finora 289.427 tonnellate, con un calo dell’11,43% rispetto al periodo gennaio-maggio del 2008.
Prosegue invece il trend negativo del rifornimento di carbone alla centrale termoelettrica E.On (ma ormai presto A2A), perché nei primi cinque mesi dell’anno alla banchina dell’impianto ne sono state sbarcate 227.362 tonnellate, pari a un meno 39,69% sullo stesso periodo del 2008.

Il Piccolo, 20 giugno 2009 
 
Soccorso-mutui ai cassintegrati  
Prende corpo l’idea nata dalle richieste dei lavoratori Eaton
 
 
L’Anci regionale assieme anche all’Unione delle Province sta cercando di costruire una cornice di riferimento per consentire ai cassintegrati di ricontrattare i mutui stipulati quando il salario mensile non era ridotto a 750 euro. L’idea nata dalle richieste dei lavoratori della Eaton, relative anche ai percorsi per la formazione, ha assunto quindi una dimensione regionale. «Stiamo cercando di arrivare a un rapporto con il sistema bancario regionale – ha spiegato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, rispondendo al Pd Paolo Frisenna in Consiglio – per consentire ai cassintegrati di rivedere i mutui o i prestiti in corso per tararli alle loro disponibilità attuali». Di questo si è discusso anche nell’ultimo comitato esecutivo dell’Anci al quale hanno partecipato anche i rappresentanti delle segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, Giuliana Pigozzo, Elvio Di Lucente e Ferdinando Della Ricca, e il segretario dell’Upi, Rodolfo Ziberna, che hanno condiviso lo spirito dell’azione, assicurando il massimo sostegno. All’incontro hanno preso parte anche Adele Pino, assessore della Provincia di Trieste, che ha rivendicato alle Province la competenza della formazione professionale, come accade nel resto d’Italia. Sta proseguendo comunque, come ha spiegato il sindaco, il lavoro degli assessori alle Finanze di Trieste Giovanni Battista Ravidà e di Gorizia Guido Bettarin per arrivare alla predisposizione di una bozza di documento da condividere con il sistema bancario del Friuli Venezia Giulia per sostenere il credito dei lavoratori in cassa integrazione, parte integrante del progetto dell’Anci. Si starebbe quindi profilando unìalleanza tra Comuni, Province, Regione, sindacati e istituti di credito, nell’ambito dell’Osservatorio regionale per le crisi industriali, per sostenere i lavoratori in Cig. «Stiamo lavorando – spiega Pizzolitto – per costruire un modello che sia applicabile alle crisi aziendali di tutta la regione, che non disperda le energie in tanti rivoli e recuperi tutte le competenze e le risorse. Non si tratterà di una risposta esaustiva, ma si tratta di un elemento per resistere alla crisi». Rimane inoltre ferma l’intenzione di andare a organizzare una Conferenza economica di portata provinciale, all’interno del Patto territoriale, in grado «di far emergere anche elementi di cura dell’economia isontina. Non ci si può limitare a scattare una fotografia della situazione attuale», sottolinea il sindaco, secondo cui non sarebbe inutile andare a un ulteriore convegno che si limiti a individuare le cause della crisi senza indicare gli strumenti per rafforzare il sistema economico provinciale. (la.bl.) 
 
CARICHI DI LAVORO GARANTITI FINO A FINE ANNO  
Ansaldo, martedì il punto sulle commesse  
Vesnaver: «L’azienda si sta riproponendo sul mercato che risponde però in modo tiepido»
 
 
Il carico di lavoro per lo stabilimento Ansaldo di Monfalcone rimane buono fino alla fine dell’anno, anche se la produzione dei motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, resta in sofferenza. Una piccola ripresa c’è stata, anche su questo fronte, ma la situazione delle commesse per lo stabilimento, il più grande della società, sarà approfondita in un incontro tra azienda e sindacati a Monfalcone martedì, dopo quello di gruppo che ha avuto luogo a Milano. Al tavolo l’amministratore delegato della società Claudio Andrea Gemme ha ribadito le azioni intraprese dalla società per saturare la produzione in tutti i suoi stabilimenti, anche se in quello di Vicenza si è dovuta aprire la cassa integrazione ordinaria per 8 settimane, anche se per soli dieci addetti e nei soli giorni del lunedì e del venerdì. «L’azienda si sta muovendo bene e si sta proponendo sul mercato – ha riferito dopo l’incontro il coordinatore della Fiom-Cgil nella Rsu, Maurizio Vesnaver – che è in leggera ripresa, ma risponde ancora in modo tiepido. Per quel che riguarda Monfalcone se non andranno in porto alcuni ordini importanti ai quali la società sta lavorando, potrebbe porsi qualche problema. La situazione rimane quindi tale da dover essere monitorata in modo attento e costante». Il punto sui carichi di lavoro del sito produttivo di Panzano sarà quindi già effettuato martedì in stabilimento, presenti anche le segreterie provinciali dei sindacati dei metalmeccanici, mentre una verifica a livello di gruppo è stata già programmata per la fine di settembre.
Intanto stanno procedendo i lavori per la realizzazione del nuovo capannone, necessario per espandere e sostenere la capacità produttiva dello stabilimento e per la cui costruzione e allestimento la società sta investendo 14,7 milioni di euro. 
 
SINDACATI IN MUNICIPIO  
Reggiane non scioperano per consegnare la maxi-gru
 
 
Il passaggio di consegne da Fantuzzi a Terex va effettuato il più presto possibile per dare prospettive certe anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone dove un’ottantina di dipendenti diretti sono ancora coinvolti dalla cassa integrazione ordinaria. I segretari provinciali di Fiom Thomas Casotto e Uilm Luca Furlan assieme alle Rsu ieri hanno incontrato il sindaco Pizzolitto, chiedendogli di farsi tramite per un contatto con Terex per chiarire le intenzioni della società Usa. Il sindacato ha trovato la disponibilità del primo cittadino e ha pure spiegato i motivi per cui a Monfalcone si è deciso di non effettuare 8 ore di sciopero come a Reggio Emilia. «C’è una gru in consegna e, dopo un ritardo di alcuni mesi – ha affermato Casotto -, il termine ultimo per effettuare la consegna scade domenica. In caso contrario l’Aspm, cui è destinato il mezzo, non ritirerà più la gru. Non ci pareva opportuno effettuare uno sciopero in queste condizioni». Lo stabilimento di Monfalcone ha un buon carico di lavoro ma ha pure risentito dei problemi finanziari di Fantuzzi, perché qualche commessa è andata perduta. Le prospettive inoltre dipendono sempre dai termini dell’operazione di acquisto e dalle intenzioni per il futuro di Terex. I sindacati incontreranno martedì a Reggio Emilia i rappresentanti di Fantuzzi e due consulenti di Terex.

Messaggero Veneto, 20 giugno 2009 
 
Reggiane, sospeso lo sciopero ma il futuro è in mano a Terex 
 
MONFALCONE. Si deve puntare ad effettuare il passaggio di consegne da Fantuzzi a Terex nel tempo più breve possibile, ciò per dare prospettive certe anche allo stabilimento Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone. È questo quanto hanno evidenziato i segretari provinciali di Fiom, Thomas Casotto e Uilm, Luca Furlan assieme alle Rsu della fabbrica al sindaco Gianfranco Pizzolitto, con cui ieri hanno avuto un incontro e a cui hanno chiesto di farsi tramite per un contatto con Terex in grado di chiarire le intenzioni della società statunitense che da poco ha acquisito Reggiane.
Il sindacato, che aveva sollecitato l’incontro, ha trovato la piena disponibilità del primo cittadino e ha colto l’occasione per spiegare i motivi per i quali a Monfalcone si è deciso di non effettuare 8 ore di sciopero come a Reggio Emilia. «C’è una gru in consegna e, dopo un ritardo che è già di alcuni mesi – ha affermato il segretario provinciale della Fiom Thomas Casotto –, il termine ultimo per effettuare appunto la consegna scade domenica. In caso contrario l’Azienda speciale per il porto, cui è destinato il mezzo, non ritirerà più la gru. Non ci pareva quindi opportuno effettuare uno sciopero in queste condizioni».
Lo stabilimento di Monfalcone, come ha confermato ieri la Rsu, ha un buon carico di lavoro, che però comunque ha risentito dei problemi finanziari di Fantuzzi, perché qualche commessa è andata perduta. Le prospettive inoltre dipendono sempre dai termini dell’operazione di acquisto e dalle intenzioni per il futuro di Terex.
I sindacati incontreranno nuovamente martedì a Reggio Emilia i rappresentanti di Fantuzzi e due consulenti di Terex, senza attendersi però grandi novità. In merito alla situazione delle industrie del territorio è intervenuto anche il consigliere comunale e segretario cittadino del Pd, Paolo Frisenna che in consiglio comunale ha chiesto al sindaco Gianfranco Pizzolitto di poter avere una panoramica completa della realtà industriale ed economica. Richieste, che secondo quanto ha riferito il primo cittadino troverà risposta nella conferenza economica territoriale che si terrà nell’ambito del patto di sviluppo.

Messaggero Veneto, 24 giugno 2009 
 
Avvisaglie di crisi all’Ansaldo 
 
MONFALCONE. Non dovrebbero esserci ripercussioni già sulla produzione 2009, ma la crisi e il forte rallentamento dei mercati potrebbero creare delle preoccupazioni anche per lo stabilimento Ansaldo sistemi industriali di Monfalcone, che non ha prospettive certe per il 2010 in quanto a carico di lavoro. Se il prossimo anno ci fosse un pieno livello di produzione, l’azienda potrebbe dover ricorrere a strumenti che vadano oltre l’utilizzo delle ferie e dei permessi a disposizione.
Una prospettiva che potrebbe diventare realtà, però, già dopo le ferie di agosto per i lavoratori della linea a corrente continua, che sta pagando le pesanti difficoltà del mercato siderurgico. La non rosea prospettiva è emersa ieri nell’incontro che la direzione dello stabilimento ha avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e la Rsu sui carichi di lavoro per il sito di Monfalcone, il più grande della società in Italia con circa 450 dipendenti. Almeno fino a fine anno non ci dovrebbero essere problemi per la produzione di motori a corrente alternata, se non degli scarichi di lavoro minimi in alcuni reparti, ma gestibili senza dover ricorrere alla cassa integrazione ordinaria. L’azienda stima che i volumi di produzione a budget siano simili a quelli del 2008, anche se i margini di profitto saranno più bassi, anche perché il costo delle materie prime è ripreso a salire. Come riferisce il coordinatore Fiom nella Rsu, Maurizio Vesnaver, la crisi del mercato siderurgico pesa però già ora sulla linea dei motori a corrente continua, che conseguirà risultati decisamente inferiori rispetto a quelli del 2008. La società, fin dall’inizio dell’anno, ha utilizzato la mobilità interna del personale per evitare ripercussioni all’occupazione. Tant’è che gli addetti alla corrente continua si sono ridotti a 21, per i quali, però, dopo le ferie potrebbe presentarsi una situazione di criticità e quindi la necessità di ricorrere alla Cigo.

Il Piccolo, 24 giugno 2009 
 
INCONTRO TRA SINDACATI E VERTICI AZIENDALI SUI CARICHI DI LAVORO  
Ansaldo, rischio di Cassa già a fine agosto  
Gli ordini coprono tutto il 2009 ma l’anno prossimo potrebbe esserci una contrazione
 
 
Il fortissimo rallentamento dei mercati inizia a creare preoccupazione anche nello stabilimento di Ansaldo, che pure dovrebbe superare pressoché indenne il 2009. Le prospettive per il 2010 in quanto a carico di lavoro sono tutt’altro che certe, a meno che la crisi non allenti la morsa, e in caso di mancata saturazione della produzione l’azienda potrebbe dover ricorrere il prossimo anno a strumenti che vadano oltre l’utilizzo delle ferie e dei permessi a disposizione. Ed è quanto potrebbe già avvenire dopo le ferie di agosto per i lavoratori della linea a corrente continua, che sta pagando le pesanti difficoltà del mercato siderurgico, come è emerso ieri nell’incontro che la direzione dello stabilimento ha avuto con le segreterie provinciali di Fim, Fiom, Uilm e la Rsu sui carichi di lavoro per il sito di Monfalcone, il più grande della società in Italia con i suoi 450 dipendenti. Per la produzione di motori a corrente alternata la società non prevede grossi problemi fino alla fine dell’anno, se non scarichi di lavoro minimi in alcuni reparti, ma gestibili senza dover ricorrere alla Cigo. L’azienda stima che i volumi di produzione a budget siano simili a quelli del 2008, anche se i margini di profitto saranno più bassi, anche perché il costo delle materie prime è ripreso a salire. Asi sconta invece già ora, come riferisce il coordinatore Fiom nella Rsu, Maurizio Vesnaver, una crisi notevole nella linea dei motori a corrente continua che conseguirà risultati inferiori rispetto a quelli del 2008 a causa della crisi del mercato siderurgico. La società, fin dall’inizio dell’anno, ha utilizzato la mobilità interna del personale per evitare ripercussioni sull’occupazione. Tant’è che gli addetti alla corrente continua si sono ridotti a 21, per i quali dopo le ferie potrebbe presentarsi la necessità di ricorrere alla Cigo. «Prima di utilizzare degli strumenti nuovi – afferma Vesnaver – saranno però valutate tutte le possibilità di spostamenti e affiancamenti in altri reparti». Problemi maggiori sui carichi di lavoro sono attesi comunque, anche per la corrente alternata, dall’inizio del 2010. «I carichi sono un po’ scarsi rispetto ai due anni precedenti – spiega Vesnaver -, anche se ci sono molte offerte in giro. Da parte della Rsu c’è preoccupazione, perché oggi nessuno è in grado di dire quale sarà l’evoluzione dei prossimi mesi. Rimane fermo l’obiettivo di superare la crisi. E l’avvio dei lavori del nuovo capannone rappresenta un buon segnale». (la.bl.)
 

Messaggero Veneto, 25 giugno 2009 
 
Monfalcone. La prossima settimana potrebbe essere ufficializzato il passaggio dell’azienza al gruppo Terex  
Ex Reggiane, è pronto il piano di rilancio  
Corti: completate le delibere per l’acquisizione. Inaugurata la gru
  
 
MONFALCONE. Potrebbe essere ufficializzato la prossima settimana il passaggio di Reggiane Cranes&Plantes del gruppo Fantuzzi al gruppo statunitense Terex, che consentirà finalmente allo stabilimento monfalconese di via Timavo di cominciare a guardare al futuro con maggiore ottimismo.
Anche perché, secondo quanto ha spiegato ieri il direttore commerciale di Reggiane, Gino Corti, «il futuro per Monfalcone potrebbe essere davvero positivo, visto che lo stabilimento diventerà autonomo a tutti gli effetti. Non più solo sito produttivo, ma azienda vera e propria con un proprio assetto direzionale. Monfalcone dovrebbe prendere il volo, mentre il sito produttivo di Reggio dovrebbe essere chiuso. Notizie ufficiose dicono infatti che Terex è molto interessata a Monfalcone, considerato sito strategico per lo sbocco a mare e per la possibilità di aumento della cubatura coperta della stabilimento, cosa che consentirebbe di trasportare proprio qui la produzione di macchinari oggi realizzati in Germania».
La buona notizia riguardante una delle maggiori industrie cittadine è stata data nel corso dell’incontro con il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, del sindaco Gianfranco Pizzolitto e dei rappresentanti del Consorzio industriale, il presidente Renzo Redivo e il direttore, Gianpaolo Fontana, incontro voluto per inaugurare la nuova grande gru Mhc 4000, realizzata per l’Azienda speciale per il porto, rappresentata ieri mattina dal direttore Sergio Signore, che ha sottolineato l’importante ruolo della Camera di commercio e del fondo Gorizia che ha finanziato l’operazione.
La gru, capace di sollevare fino a 110 tonnellate di peso, è costata circa 2,5 milioni di euro e sarà operativa al porto di Monfalcone. Corti ha ricordato brevemente le vicende dell’acquisizione del gruppo, le difficoltà create dalla crisi finanziaria e soprattutto gli ostacoli rappresentati dagli istituti bancari, «che però – ha detto – ho saputo stamattina hanno fatto tutte le procure e le delibere necessarie all’ acquisizione. Ora si tratta di mantenere la produzione sulle 30/35 gru l’anno, produzione che consente di avere degli utili. Confido comunque in un ottimo futuro per Monfalcone e ringrazio l’Aspm che ci ha commissionato la gru, dandoci l’opportunità di lavorare e che ha sopportato anche i ritardi».
Il direttore di stabilimento, Vittorio Ottolina, ha ricordato che lo stabilimento copre un’area di 300 mila metri quadrati, di cui 31 mila coperti, che è servito da un accesso diretto al porto che consente la spedizione delle gru già montate, «mentre finché la produzione era a Reggio Emilia le gru dovevano essere consegnate utilizzando cinque autotreni». Lo stabilimento ha un’area carpenteria e montaggio, il taglio lamiere avviene con dipendenti diretti, mentre la verniciatura è affidata a ditta esterna in appalto. «Nel 2008 abbiamo perso del personale e adesso ci sono 70 dipendenti di cui 50 operai e 20 impiegati. Oggi si porta avanti una produzione che non ha certo un volume ottimale, ma per il futuro il piano di produzione prevede ordini importanti. Nel corso di questo mese – ha annunciato Ottolina – abbiamo acquisito un ordine di cinque macchine per il Marocco e per il 2010 ci saranno altre forniture per lo Sri Lanka. Ciò dimostra che l’azienda non è rimasta ferma e che è dinamica, cercando di cogliere obiettivi pur nelle difficoltà».

Il Piccolo, 03 luglio 2009 
 
Sbe, ”cassa” prorogata di altre 13 settimane per i 340 lavoratori  
 
di ELISA COLONI

La crisi economica continua a mordere il tessuto produttivo isontino e a far tremare le aziende del nostro territorio. Una di queste è la Sbe, dove persistono le difficoltà e non si chiude il capitolo della cassa integrazione per i 340 dipendenti. Il trattamento di Cigo, utilizzato dall’azienda manifatturiera monfalconese già negli ultimi sei mesi, e che avrebbe dovuto scadere la prossima settimana, è stato infatti prorogato per altre trecidi settimane. Risultato: una ventina di dipendenti a ore zero e orario ridotto del 40% per tutti gli altri.
La conferma arriva dallo stesso presidente della Società bulloniera europea, Alessandro Vescovini: «Ripeteremo lo stesso percorso seguito negli ultimi sei mesi – spiega Vescovini -. Ciò equivale a una riduzione del 40% dell’orario lavorativo per gli addetti dello stabilimento. Solo un piccolo nucleo di dipendenti, che svolge mansioni oggi obsolete – aggiunge il presidente della Sbe – rimarrà invece a ore zero. Abbiamo chiesto di accedere al trattamento di cassa integrazione ordinaria per le prossime tredici settimane a causa della crisi economica – puntualizza ancora il presidente – che tra il 2008 e il 2009 ha frenato la produzione e ha fatto perdere alla nostra azienda circa il 40% del fatturato».
Le realtà più indebolite dalle scosse del terremoto finanziario globale, infatti, restano le imprese manifatturiere. Il ricorso alla cassa integrazione ha interessato negli ultimi mesi numerose aziende nel monfalconese (la Eaton Automotive, la Roen Est e la Cartiera Burgo di San Giovanni di Duino, solo per citarne alcune), e non sembra destinato a essere messo in cassetto.
Qualche barlume di speranza, però, c’è. Almeno stando alle previsioni dello stesso Vescovini, che per il 2010 prospetta un andamento meno nero rispetto a quello dell’anno in corso, con una lieve risalita della produzione e, di conseguenza, dei volumi di vendita. «Non è semplice esprimere previsioni sull’andamento futuro dell’economia – sottolinea il numero uno della Società bulloniera europea (facente parte del gruppo Vescovini, che al suo interno annovera anche la Osd di Pioltello e la Varvit di Reggio Emilia) – ma si possono comunque trarre alcune indicazioni osservando ciò che è accaduto negli ultimi due mesi. In questo periodo, infatti, non si è verificato quello che alcuni prospettavano: l’ulteriore aggravarsi della crisi, con una conseguente acutizzazione delle sofferenza di imprese e famiglie. La situazione, invece di peggiorare, è rimasta stabile. E questo – conclude l’imprenditore – rappresenta già di per sé una buona notizia, un elemento che fa ben sperare per il prossimo anno».
Nel 2010, dunque, la cassa integrazione potrà essere solo un brutto ricordo? «Non so se l’economia tornerà a crescere – si limita ad affermare Vescovini – ma certo è che negli ultimi due mesi abbiamo vissuto uno scenario meno buio del previsto».

PROTESTANO A REGGIO EMILIA I LAVORATORI MONFALCONESI  
Reggiane, slitta il passaggio a Terex
 
 
Anche lavoratori delle Reggiane Cranes&Plants di Monfalcone saranno oggi a Reggio Emilia a manifestare sotto il palazzo della prefettura di quella città per esprimere tutta la propria preoccupazione per l’ulteriore rinvio della chiusura dell’acquisto di Fantuzzi Reggiane da parte della statunitense Terex.
Data per certa la scorsa settimana dalla società  emiliaria, la stipula definitiva del contratto è stata messa nuovamente in forse dall’amministratore delegato del Banco Popolare, Francesco Saviotti. L’amministratore delegato di Banco Popolare ha fatto sapere di volere comprendere fino in fondo i termini del contenzioso e dell’intesa trovata con Terex, che dopo aver chiuso un preliminare d’acquisto nell’agosto dello scorso anno ha poi tentato di fare marcia indietro, confermano alla fine a primavera la volontà iniziale, a fronte comunque di uno “sconto” di 40 milioni di euro sul prezzo iniziale di 215 milioni. Per Reggiane rimane indispensabile definire quanto prima la partita per ottenere la liquidità  finanziaria sufficiente a riprendere la piena operatività.
Anche per i settannta dipendenti dello stabilimento di Monfalcone non a caso la cassa integrazione ordinaria rimarrà aperta fino alla fine di luglio per un massimo di tre giorni alla settimana. «Abbiamo quindi contattato immediatamente il sindaco Gianfranco Pizzolitto – afferma Fabio Baldassi, della segreteria provinciale della Fiom-Cgil -, perché si mettesse in contatto con l’amministrazione locale di Reggio Emilia. Siamo così venuti a sapere che un nuovo incontro tra Reggiane, Terex e le banche creditrici è fissato appena per mercoledì prossimo». I sindacati dei metalmeccanici hanno quindi organizzato per oggi un corteo che dai cancelli dello stabilimento storico di Reggio raggiungerà poi la prefettura per sottolineare al rappresentante del Governo sul territorio l’estremo disagio dei lavoratori di Fantuzzi. i sindacati dei metalmeccanci della Cgil e della Uil dell’Isontino terranno comunque delle assemblee nello stabilimento del Lisert già lunedì.

Il Piccolo, 04 luglio 2009 
 
MULTISERVIZI  
I vertici di Iris rassicurano: «Nessun taglio all’orizzonte» 
LA VENDITA DEL RAMO ENERGIA
 
 
La prossima settimana o, comunque, entro metà mese. Questi i tempi per l’incontro tra i vertici di Iris, le sigle sindacali e l’advisor che si sta occupando di redigere il bando attraverso il quale verrà messo sul mercato il ramo energia della multiservizi isontina per discutere delle garanzie occupazionali da fornire ai dipendenti in prospettiva della cessione. «Metteremo nero su bianco una serie di paletti a tutela dei lavoratori – anticipa il presidente della multiutility, Armando Querin – e lo faremo confrontandoci apertamente con il sindacato, senza preclusioni, portando avanti quel dialogo che finora non è mai venuto meno. Possono già dire che non ci saranno problemi a recepire buona parte delle istanze avanzate in questi ultimi mesi».
Al 31 dicembre scorso Iris contava 189 dipendenti. Nel 2007 erano 197 e nel 2006 molti di più: 232. Sfogliando il bilancio, si scopre che dei 189 attualmente in servizio 3 sono dirigenti, 5 rientrano nel novero dei quadri, 102 risultano operai e 79 vengono inquadrati come impiegati. Dalla direzione di via IX Agosto non lo dicono apertamente ma questi ultimi sono troppi. Non è un caso se sotto la presidenza Querin, le sfoltite più incisive hanno interessato proprio questa categoria. A fine 2006 gli impiegati erano 108, a fronte di 116 operai. In due anni ne sono stati «tagliati» 29. Sempre con riferimento al 2008, il costo globale del personale è stato pari a 9,40 milioni di euro. Di questi, 6,48 milioni sono stati rappresentati dalle retribuzioni. Nel 2007, queste due cifre risultavano leggermente più alte: rispettivamente, 9,57 e 6,53 milioni.
Quale sarà il futuro del personale dal prossimo gennaio, quando verosimilmente sarà ormai andata in porto la cessione del ramo energia? Querin si dice tranquillo. «Credo che i dipendenti non dovranno preoccuparsi perché confluiranno in un’altra società di dimensioni più grandi e quindi più solida, da tutti i punti di vista. E poi – fa notare – non dimentichiamoci che ci sono dei contratti nazionali a loro tutela, dove vengono indicate con precisione garanzie sia di carattere economico sia di carattere lavorativo».
Paradossalmente, secondo il presidente della multiservizi, potrebbero esserci «rischi» maggiori per quei lavoratori che rimarranno in carico a Iris. «Se nel futuro, quando tutti i servizi erogati alla comunità verranno forniti attraverso una gara (a cominciare dalla raccolta e dallo smaltimento dei rifiuti, ndr), questa società non dovesse riuscire ad aggiudicarseli – evidenzia – allora le ripercussioni per il personale potrebbero potenzialmente essere particolarmente dure».
Nicola Comelli

Il Piccolo, 13 settembre 2009 
 
PROROGA IN ATTESA SOLO DI UNA CONFERMA UFFICIALE  
Per 80 dell’ex Finmek altri 10 mesi di ”cassa”  
Ne beneficeranno soprattutto le dipendenti che non sono state riassorbite dalla Mw
 
 
L’ottantina di dipendenti del gruppo Finmek che non sono stati riassorbiti dalla nuova gestione dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e non hanno ancora trovato un impiego potranno contare su altri dieci mesi di cassa integrazione straordinaria. La Cigs, aperta ormai dall’estate del 2005 per i lavoratori coinvolti dal crollo dell’impero dell’elettronica creato dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir, è stata rinnovata nell’ambito dei provvedimenti varati dal Governo a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto, visto che proprio in Abruzzo si trovava il nucleo più consistente della società.
«Non abbiamo ancora la comunicazione ufficiale – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto -, ma il provvedimento è certo, anche se ne attendiamo la formalizzazione». Non sono invece ancora definiti i percorsi formativi utili a fornire una possibilità di nuova occupazione alle maestranze della ex Finmek, composte in gran parte da donne. «Abbiamo interessato la Provincia di Gorizia – dice Casotto -. Si tratta di organizzare e costruire dei corsi che possano offrire dei reali sbocchi lavorativi, anche se ci rendiamo conto che il momento non è dei più propizi. I percorsi formativi potrebbero però fornire un aiuto anche sul fronte dell’integrazione al reddito».
L’assenza di certezze finora sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria stava impensierendo non poco i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nella chiusura dello stabilimento di Ronchi, stando a quanto riferisce la Rsu di Mw, cioé dello stabilimento ex Finmek, che ancora rappresenta un punto di riferimento per gli ex colleghi.
Nonostante la situazione di Mw sia abbastanza soddisfacente, stando ai rappresentanti sindacali, non si parla di un ulteriore possibile riassorbimento di lavoratori cassintegrati. La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiugersi gli interinali. I contratti in scadenza tra ottobre e la fine di quest’anno sono una ventina e la rappresentanza sindacale interna spera che si possa procedere a una loro riconferma. Mw, oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano con un investimento che, stando al sindacato, supera i 2 milioni di euro. (la.bl.)

Messaggero Veneto, 16 settembre 2009 
 
Finmek: cassa integrazione prolungata di dieci mesi per ottanta dipendenti 
 
Ronchi
Altri dieci mesi di cassa integrazione straordinaria per circa un’ottantina di dipendenti del gruppo Finmek che non sono stati riassorbiti dalla nuova gestione dello stabilimento di Ronchi dei Legionari e non hanno ancora trovato un impiego. La Cigs, aperta per i lavoratori Finmek nell’estate del 2005 dopo il crollo dell’impero dell’elettronica creato dall’imprenditore friulano Carlo Fulchir, è stata rinnovata nell’ambito dei provvedimenti varati dal Governo a sostegno delle popolazioni abruzzesi colpite dal terremoto, visto che proprio in Abruzzo si trovava il nucleo più consistente della società.
«Non abbiamo ancora la comunicazione ufficiale – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, ma il provvedimento è certo, anche se ne attendiamo la formalizzazione». Una buona notizia a cui si accompagna però la conferma che non sono stati ancora definiti i percorsi formativi utili a fornire una possibilità di nuova occupazione alle maestranze della ex Finmek, composte in gran parte da donne.
«Abbiamo interessato la Provincia di Gorizia – dice Casotto –. Si tratta di organizzare e costruire dei corsi che possano offrire dei reali sbocchi lavorativi, anche se ci rendiamo conto che il momento non è dei più propizi. I percorsi formativi potrebbero però fornire un aiuto anche sul fronte dell’integrazione al reddito». L’assenza di certezze finora sul rinnovo della cassa integrazione straordinaria stava impensierendo non poco i lavoratori e le lavoratrici coinvolte nella chiusura dello stabilimento di Ronchi, stando a quanto riferisce la Rsu di Mw, cioè dello stabilimento ex Finmek, che ancora rappresenta un punto di riferimento per gli ex colleghi. Nonostante la situazione di Mw sia abbastanza soddisfacente, stando ai rappresentanti sindacali, non si parla di un ulteriore possibile riassorbimento di lavoratori cassintegrati. La Mw, nel suo stabilimento di Ronchi, conta 289 dipendenti ai quali vanno ad aggiungersi gli interinali. I contratti in scadenza tra ottobre e la fine di quest’anno sono una ventina e la rappresentanza sindacale interna spera che si possa procedere a una loro riconferma. Mw, oltre ad aver acquistato gli immobili in cui si sviluppa l’attività produttiva, ha rinnovato alcune linee e di recente ha ultimato la messa in posa di pannelli solari sui tetti degli edifici del complesso di Soleschiano.

Il Piccolo, 14 ottobre 2009 
 
Ansaldo, lavoro sicuro fino a dicembre  
Trattative in corso da parte dell’azienda per acquisire nuove commesse
 
 
I primi sei mesi del 2010 al momento rappresentano un incognita per lo stabilimento monfalconese di Ansaldo, il più grande della società in Italia, 450 dipendenti e un valore della produzione che nel 2008 ha raggiunto i 100 milioni di euro. Il carico di lavoro è assicurato fino a dicembre 2009 e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al 2010 senza ansie. Società e sindacati, che si sono incontrati lunedì a Vicenza, hanno deciso di rivedersi a fine novembre, quando Asi dovrebbe essere in grado di fornire un quadro più preciso delle prospettive future. L’azienda, che ha risentito in modo ritardato della crisi in considerazione del suo ciclo produttivo, da parte sua sottolinea come ci sia molta attenzione nei confronti dei primi semestre 2010. A Monfalcone intanto si fa sempre i conti con le difficoltà della produzione di motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, tra quelli che più hanno risentito della recessione mondiale. La siderurgia sta dando qualche timido segnale di ripresa, come spiega la società, ma non ancora tale da tradursi in ordini. Ansaldo sta quindi continuando a riconvertire i lavoratori impiegati nel settore dei motori a corrente continua per impegnarli nella produzione delle grandi macchine a corrente alternata. Visto il carico di lavoro esistente in questo settore, l’azienda conta di non dover ricorrere a strumenti diversi rispetto la mobilità interna e le ferie. In nessun stabilimento italiano si sta ricorrendo in questo momento alla cassa integrazione. «L’incontro di lunedì è stato del tutto interlocutorio – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil Thomas Casotto -, perché al momento la società mantiene aperta qualsiasi possibilità per il primo semestre del 2010». A Monfalcone sta in ogni caso procedendo secondo la tempistica programmata la realizzazione del nuovo capannone, che consentirà ad Asi di costruire e testare motori di dimensioni ancora superiori a quelle attuali. Per la società si tratta di un investimento di 14 milioni di euro. (la. bl.)
 
Messaggero Veneto, 14 ottobre 2009
 
Ansaldo a caccia di certezze per il 2010 
 
MONFALCONE. Il carico di lavoro per Ansaldo sistemi industriali è assicurato fino alla fine dell’anno, poi sul futuro dello stabilimento monfalconese, il più grande della società in Italia, 450 dipendenti e un valore della produzione che nel 2008 ha raggiunto i 100 milioni di euro, grava un grosso punto di domanda e solo la positiva chiusura delle trattative in corso per nuove commesse nel settore oil&gas e navale consentirebbe di guardare al 2010 con fiducia e positività.
Società e sindacati, incontratisi a Vicenza, hanno deciso di rivedersi a fine novembre, quando Asi dovrebbe essere in grado di fornire un quadro più preciso delle prospettive per l’anno prossimo. L’azienda, che ha risentito in modo ritardato della crisi in considerazione del suo ciclo produttivo, sottolinea come ci sia molta attenzione nei confronti del prossimo anno, soprattutto per i primi sei mesi.
A Monfalcone, intanto, si fa sempre i conti con le difficoltà della produzione di motori a corrente continua, legata al settore della siderurgia, tra quelli che più hanno risentito della recessione mondiale dell’economia, settore che sta mostrando qualche lieve segnale di ripresa, ma non ancora tale da tradursi in ordini immediati. Ansaldo sta quindi continuando a riconvertire i lavoratori impiegati nel settore dei motori a corrente continua per impegnarli nella produzione delle grandi macchine a corrente alternata. Visto il carico di lavoro esistente per il settore, l’azienda conta di non dover ricorrere a strumenti diversi rispetto la mobilità interna e le ferie e comunque in nessun stabilimento italiano si sta ricorrendo in questo momento alla cassa integrazione ordinaria.
«L’incontro di lunedì è stato del tutto interlocutorio – afferma il segretario provinciale della Fiom-Cgil, Thomas Casotto –, perché al momento la società mantiene aperta qualsiasi possibilità per il primo semestre del 2010. Contiamo che nel prossimo incontro, a fine novembre, Asi sia in grado di fornire indicazioni più chiare».
A Monfalcone, intanto, sta procedendo la realizzazione del nuovo capannone (nell’area che confina con via dell’Agraria) che, con un investimento di 14 milioni, consentirà ad Asi di costruire e testare motori a corrente alternata di dimensioni ancora superiori a quelle attuali.

Il Piccolo, 07 marzo 2009

DEMOLIZIONE DEGLI STABILI «OTTOALLOGGI»
Discarica a cielo aperto, proteste a Panzano
Calcinacci, vecchi mobili e pezzi di vetro sparsi sui marciapiedi e sulle strade del rione

Legno marcio, materassi, divani sgangherati, plastica, vetro, porte, parti di vecchi soffitti e un cattivo odore per tutto il giorno. Qualcuno ha avvistato anche ratti in cerca di cibo. C’è di tutto e per di più in bella vista sui marciapiedi via Cosulich e nelle laterali a Panzano, trasformati da una settimana in una discarica a cielo aperto. Il cantiere comunque è stato recintato. L’impresa, per effettuare le parziali demolizioni, ha cominciato a sventrare le tre palazzine «ottoalloggi» che rientrano nel programma di recupero del quartiere di Panzano. La protesta arriva dai residenti del lato opposto delle strade interessate dal cantiere, in particolare quelli delle vie Venezia, Torino, Firenze e Predonzani. Protestano non tanto per i lavori in sé, ma perché la procedura adottata non rispetterebbe le regole dell’igiene. Da una settimana, infatti, il materiale è depositato a terra e nè il Comune e nè tantomeno Iris vengono a prelevarlo. «Un lavoro a regola d’arte – dice uno dei residenti – dovrebbe contemplare a fine giornata l’impegno di eliminare la parte demolita. Invece non è così. Tutto resta ammassato a marcire per giorni. Inviterei in questa zona solo per mezza giornata i nostri consiglieri comunali e assessori, per verificare di persona gli olezzi che sopportiamo dalla mattina alla sera e quale è la sporcizia con cui dobbiamo convivere. Sono sicuro che darebbero priorità assoluta all’eliminazione di questa sporcizia che, tra l’altro, pone seri problemi igienici».
«Dovrebbe intervenire anche l’ufficio sanitario dell’Ass a mettere a posto le cose – ribatte una donna – ma quando servono veramente le istituzioni non ci sono mai. Abbiamo segnalato anche ai vigili questa situazione ma ancora nessuna risposta. Speriamo che ci liberino presto da questo materiale. Purtroppo siamo a fine settimana e quindi per altri due giorni tutto resterà così». Presi di mira anche gli operai del cantiere edile che naturalmente si difendono. «Noi abbiamo solo l’incarico di demolire e accumulare il materiale – spiegano –, al resto dovrebbe pensare il Comune che ha preso accordi con Iris. Non possiamo smaltire questi rifiuti che si accumulano giorno dopo giorno. Eravamo convinti, poi, di trovare gli appartamenti vuoti e invece sono pieni di vecchi mobili. Questi imprevisti ci fanno anche ritardare la demolizione poiché dobbiamo prima liberare gli alloggi da ogni cosa». Alcune stradine interne chiuse al traffico, inoltre, sono interamente occupate nella loro larghezza della carreggiata da container che recuperano alberi e verde tagliati dai giardini. I detriti edilizi invece vengono ammucchiati nei giardini degli alloggi.
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 04 marzo 2009 
 
DISAGI A CAUSA DELLE LETTERE CON RICHIESTE DI DATI SUGLI IMMOBILI INVIATE DA IRIS  
Assalto al Catasto, code all’alba e proteste  
Mamme in fila con i bambini per ore. Agli sportelli una media di 500 cittadini al giorno
 
 
Una coda di un centinaio di metri, fino a 4-500 persone «inferocite» al giorno in attesa del proprio turno per richiedere all’ufficio del Catasto di via Valentinis i dati delle rispettive abitazioni, come chiesto da Iris con le decine di migliaia di lettere inviate in queste settimane ai cittadini, con obbligo di risposta (pena sanzioni anche pesanti) entro il 10 marzo. Gente costretta a prendere posto alle 7.30, altra bloccata per tutta la mattina, per un’incombenza ritenuta da tutti una perdita di tempo. Ed è la rabbia. «La lettera mi è arrivata 4 giorni fa – dice una signora, in coda con gli altri, con in mano la cartellina con tutti i fogli che è riuscita a trovare – e devo fare la dichiarazione entro il 10 marzo, altrimenti mi viene data una multa. E se io fossi stata in ferie, in questi giorni?». C’è chi borbotta: «È un’assurdità». Chi se la prende con Iris dato che «non vedo perchè devo essere io a fare il suo lavoro di verifica». Chi si rassegna e cerca di tenere a bada i bambini che non ha potuto fare a meno di portarsi dietro. Insomma, al Catasto di Monfalcone, in questi giorni, succede davvero di tutto. «Mio marito è venuto qui ieri cercando di portare tutto il materiale, ma c’era troppa gente ed è dovuto tornare indietro – spiega un’altra signora –. E oggi sono io qui, a perdere tutta la mattinata. Ma ha senso tutto ciò? Quando ho fatto il rogito della mia casa, un anno fa, in quei documenti c’era già tutto». La cosa che infatti stupisce più di qualcuno è dover andare a pescare dati catastali, particelle e quant’altro magari a distanza di pochi mesi da quando, effettivamente, è stato stipulato il contratto di utenze. Purtroppo, non c’è niente da fare: la risposta va data, pena sanzioni anche salatissime. E il risultato, visto il poco tempo a disposizione, è la maxi-coda. I responsabili dell’ufficio del Catasto non possono rilasciare dichiarazioni. Ma si vede che stanno vivendo giornate infernali. Hanno fatto il possibile, sistemando anche dei numeri salvacode. Hanno aperto tre sportelli in più per poter smaltire prima le code. Hanno anche provveduto a farsi consegnare dall’Ater l’elenco dei proprietari delle case, così da evitare a questi ulteriori ricerche. Purtroppo però le richieste sono tante, in media 500 al giorno. Solo in febbraio l’ufficio di Monfalcone avrebbe trattato oltre 16mila casi. Allarga le braccia anche Federconsumatori: «Meno male – affermano – che Iris ha preparato un unico modello uguale per tutte le utenze, altrimenti sarebbero state necessarie tre dichiarazioni separate».
Elena Orsi

Home page

Parlano di noi

Monfalcone, la denuncia
corre sul blog

Il Manifesto, 15 maggio 2008

L'altra Monfalcone scende in piazza
Carta n.21, 6 giugno 2008

Fincantieri, muore operaio,
sciopero generale

L'Unità OnLine, 16 ottobre 2008

Inchieste

La costruzione
della grande nave.

Di Maurizio Pagliassotti

Lavoro Killer.
Di Fabrizio Gatti

Il caso Fincantieri:
giungla d'appalto.

Di Roberto Greco

La peste di Monfalcone.
Di Angelo Ferracuti

Monfalcone:
l'emergenza casa.

Di Giulio Tarlao


Morire di cantiere

Morire di cantiere

Statistiche

  • 227.521 visite