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Il Piccolo, 30 novembre 2010a 
 
OLTRE ALLE AREE RICCHE IL FENOMENO COLPISCE ANCHE LE ZONE DI CONFINE 
Danaro sporco, terzi in Italia per riciclaggio 
La provincia di Gorizia viene dopo Genova e Foggia secondo un’indagine dell’Associazione funzionari di polizia

di NICOLA COMELLI

Isontino terra d’investimento per la criminalità organizzata. I dati raccolti ed elaborati dall’Associazione nazionale funzionari di polizia (Anfp), e rilanciati ieri da ”Il Sole 24 Ore”, non lasciano spazio ad interpretazioni. Perché la provincia di Gorizia, con riferimento agli ultimi cinque anni, è al terzo posto in Italia per numero di reati di riciclaggio di denaro sporco. Lo ripetiamo: al terzo posto in Italia. Con 29,4 delitti ogni 100mila abitanti. Una cifra enorme, specie se si va a guardare la media nazionale, che non supera quota 10 (ogni anno, mediamente, si contano 2mila denunce di questo tipo – il reato è quello previsto dall’articolo 648 bis del Codice penale, in base al quale s’incrimina chiunque “sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità provenienti da delitto non colposo”). Genova, che guida la classifica, con 42,2 reati per riciclaggio ogni 100mila abitanti, è distantissima. Ma si tratta di una magra consolazione. Il capoluogo isontino, così come quello ligure, non è l’unico del Nord interessato da questo fenomeno. Nelle prime 15 posizioni della classifica, ad esempio, ci sono anche Udine e Trieste (rispettivamente al 5° e al 14° posto, fa eccezione Pordenone, per sua fortuna: 98esima); ma anche Cremona e Imperia. Oltre a diverse città del Centro, come Pescara e Arezzo. Certo, non mancano aree dove la presenza della criminalità organizzata è forte, come Caserta, Napoli, Reggio Calabria e Catania.
Ma, per l’appunto, resta il fatto che sono significativi i proventi di natura illecita che finiscono nell’Isontino. La materia è di stretta competenza della Direzione distrttuale antimafia di Trieste. Ma ciò non toglie che ieri mattina, così si dice, i dati riportati da ”Il Sole 24 Ore” siano stati attentamente esaminati al terzo piano del palazzo di Giustizia goriziano, dove si trovano gli uffici della Procura della Repubblica, guidata dalla dottoressa Caterina Ajello. Ciò che colpisce, in particolare, è il fatto che ai primi posti della classifica ci siano territori dove i reati di natura associativa e\o di stampo mafioso – specie quelli del Nord Italia – siano pochissimi, se non addirittura nulli. Segno inequivocabile che la criminalità organizzata ormai si muove con grande agilità e disinvoltura su tutto il territorio nazionale: al Sud macina ricavi; al Centro-Nord li reimpeiga e li reinveste, sfruttando a proprio vantaggio il maggiore dinamismo del tessuto economico della parte settentrionale e centrale della Penisola, con particolare riguardo ai territori di confine come la Venezia Giulia e il Ponente Ligure. Nei giorni scorsi hanno destato grande scalpore le parole di Roberto Saviano che, dagli schermi di Rai Tre, ha parlato delle pesanti infiltrazioni in Lombardia delle ‘ndrine calabresi, parole che hanno fatto andare su tutte le furie il ministro dell’Interno, Roberto Maroni. I dati raccolti dall’Anfp confermano che il fenomeno non solo esiste, ma è anche molto più ampio, e interessa da vicino la regione.
Gorizia in testa. La presenza di persone legate, direttamente o indirettamente, alle mafie nell’Isontino non è comunque una novità. E’ emersa periodicamente. Basterà ricordare la famosa operazione Torre Annunziata, coordinata proprio dalla Dda di Trieste, che ormai più di sei anni fa portò sul banco degli imputati undici persone (26 quelle che all’epoca finirono in manette). In quell’occasione gli inquirenti si mossero lungo l’asse Castellamare-Monfalcone, riuscendo ad individuare e contrastare quello che venne definito “un chiaro tentativo di insediamento camorristico nell’Isontino”. Non l’unico, evidentemente.

Il Piccolo, 01 maggio 2009 
 
ECONOMIA. I SINDACATI: «NON C’É ALCUN SEGNO DI SVOLTA. CALO DELLE COMMESSE IN TUTTI I SETTORI»  
La crisi morde in tutto l’Isontino In bilico 1.500 posti di lavoro
 
 
di FRANCESCO FAIN

È un’erosione lenta. Ma continua e incessante. Nell’Isontino si stanno perdendo posti di lavoro quasi quotidianamente. Le previsioni dei sindacati formulate ad inizio anno («Sono almeno 1.500 le persone che perderanno la propria occupazione nell’Isontino», le parole di Cgil, Cisl e Uil) si stanno puntualmente avverando.
«Avremmo preferito essere smentiti e avere preso un enorme abbaglio ma purtroppo quanto temevamo si sta puntualmente avverando – sottolinea Umberto Brusciano, segretario provinciale della Cisl -. La preoccupazione è alta perché questa è una crisi trasversale che colpisce, indistintamente, tutti i settori». Sino a qualche anno fa, infatti, era il commercio a fare da «salvagente»: essendo un comparto in salute era in grado di assorbire tutte (o quasi) le maestranze estromesse dall’industria. Oggi, non è più così. La riprova viene anche dagli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale del commercio secondo il quale, dal 2007 al 2008, si sono persi in tutto 368 esercizi commerciali in tutto il Triveneto: Gorizia fa la sua parte con 39 serrande abbassate in dodici mesi. In altre parole, il commercio non può più essere la valvola di sfogo. «La crisi, da queste parti, ha iniziato a mordere ancora prima – argomenta Brusciano -. È chiaro che assistiamo con profonda attenzione all’evolversi della situazione». Il numero uno della Cisl segnala anche un fenomeno. «Ci sono certe aziende che, con estrema furbizia, approfittano del momento e licenziano personale. Spiegano che ”c’è la crisi” e lo fanno senza alcun problema». In poche parole, stando alle parole di Brusciano, c’è chi «ci marcia» fra gli imprenditori. «Per quanto ci riguarda, noi continueremo a lottare perché vengano attivati tutti gli ammortizzatori sociali previsti in questi casi», conclude.
Visibilmente preoccupato Giacinto Menis, segretario provinciale della Uil. Anche lui – ad inizio anno – era stato piuttosto pessimista sul futuro. «Qualcuno dice che a livello nazionale piccoli segnali di controtendenza si iniziano a vedere. A Gorizia, no: a livello locale non c’è nemmeno una parvenza di svolta, qui la crisi è profonda». Stando all’osservatorio della Uil, le cose stanno peggiorando. Continuamente. Inesorabilmente. «Per fortuna che la Fincantieri regge. Sarebbe un dramma se anche nel settore navale la crisi iniziasse a mordere». Ma la lingua batte dove il dente duole. E il sindacalista, sollecitato anche dal cronista, rimarca una volta di più la scarsa efficacia dei vari tavoli del Patto per lo sviluppo. «Sì, ci incontriamo: il più delle volte i giudizi e le idee sono anche convergenti ma non si riesce mai a intraprendere azioni risolutive. Basterebbero pochi punti, due o tre al massimo, per cominciare a gettare le basi del rilancio di Gorizia».
Ma intanto, come evidenziato nei giorni scorsi dalla Fillea-Cgil, segnano il passo settori sino a qualche anno fa in grande salute: ovvero quello edilizio e quello del legno. E i posti di lavoro calano. Sempre più.

ECONOMIA. ISONTINO IN TESTA TRA LE PROVINCE DEL NORDEST  
Aumento record della cassa integrazione  
Nel primo bimestre 2009 autorizzate più di 265mila ore
  
 
Tra il primo bimestre del 2008 e il primo bimestre del 2009 le ore di cassa integrazione autorizzate in provincia di Gorizia sono più che raddoppiate: da 120-125mila ore a oltre 265mila. Il dato lo ha reso noto la Cgil. Non è un caso se con 10,2 ore di cassa per dipendente, l’Isontino sia al secondo posto tra le province del Nordest messe peggio. Ci supera solo Belluno, con una media di 10,5 ore, mentre Pordenone, Trieste e Udine si difendono rispettivamente con 6,3, 2,6 e 2,9 ore per addetto.
«Paghiamo la dimesione terzista delle nostre imprese – osserva il direttore dell’Assindustria, Flavio Flamio, commentando i dati, rilanciati da ’Il Sole 24 ore – Nordest’ -. Questo significa che abbiamo una deboleza realtiva maggiore rispetto a chi produce e vende un prodotto finito e completo».
In realtà, dagli anni Ottanta a oggi uno «svecchiamento» c’è stato, soprattutto nel comparto della metalmeccanica. «Se questa crisi che stiamo vivendo si fosse abbattuta in quegli anni la situazione sarebbe di gran lunga più difficile – conferma Flamio -. In più, non va dimenticato che in questi mesi, nonostante tutto, diverse imprese hanno innovato i loro processi produttivi e fatto investimenti, in alcuni casi anche molto consistenti. Si tratta di scelte coraggiose che, non appena s’innescherà la ripresa, daranno i loro frutti».
Su questo preciso punto Paolo Liva, il segretario provinciale della Cgil fa notare come «non sia un caso che ad essere andato in crisi, tra gli altri settori, sia stato il legno». Un comparto, rimarca Liva, «che nel recente passato ha puntato poco sulla ricerca e che, di fronte a un mercato che cambiava e a una clientela che nel mondo modificava i propri gusti, non è riuscito a riconvertirsi».
A questa annotazione si aggiunge, poi, da parte del sindacato la preoccupazione. «Se i dati sulla cassa integrazione del primo bimestre vengono confermati per l’intera durata dell’anno andremo incontro a uno scenario durissimo – afferma Liva, guardando ai prossimi otto mesi – e il prezzo che il tessuto socio-economico sarà chiamato a pagare sarà particolarmente pesante».
La nota positiva, comunque, c’è: i licenziamenti sono stati meno pesanti rispetto a tante altre zone d’Italia e, in particolare, dello stesso Triveneto. «Effettivamente il ricorso alla mobilità è stato più contenuto – prosegue il numero uno provinciale della Cgil – e di questo possiamo essere moderatamente soddisfatti: la salvaguardia del lavoro è a nostro avviso irrinunciabile». La vicenda della Astrel, di Mossa, in questo senso è simbolica e fa ben sperare. Di fronte alla richiesta di mettere in mobilità 20 degli 87 dipendenti avanzata dalla proprietà, le trattative con i sindacati hanno permesso di far scattare un anno di cassa integrazione che, a rotazione, dal prossimo giugno coinvolgerà tutto il personale. Una soluzione che, anche sotto il profilo psicologico, tutt’altro che secondario in frangenti come questi, può essere molto importante.
Nicola Comelli

Il Piccolo, 20 aprile 2009

AVVIATO IL PROGETTO DI ”ODONTOIATRIA SOCIALE” A FAVORE DELLE FASCE PIÙ DEBOLI 
Dal dentista con lo sconto per battere il carovita 
Ben cinque dei sette ambulatori che hanno aderito all’iniziativa a livello provinciale operano in città

di LAURA BORSANI

Medici odontoiatri a sostegno dei cittadini in difficoltà economica, applicando sconti per le cure. A Monfalcone sono cinque gli studi dentistici che hanno aderito al progetto frutto dell’accordo siglato tra l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), la più grande associazione di categoria, l’Oci, Odontoiatri cattolici italiani, e il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, finalizzato a sostenere le fasce sociali più deboli nell’ambito dell’offerta delle prestazioni dentistiche. L’accordo è caratterizzato da una connotazione volontaria, espressione pertanto di effettiva solidarietà da parte della categoria medica che propone alcune prestazioni odontoiatriche a tariffe ridotte nei confronti di persone in particolare stato di disagio economico.
L’accordo, denominato ”Odontoiatria sociale”, punta dunque a salvaguardare le categorie sociali più deboli, in particolare gli anziani e i bambini, ma anche le donne in gravidanza, volendo altresì promuovere l’educazione sanitaria e soprattutto la prevenzione. Nella provincia isontina hanno aderito all’iniziativa sette dentisti, tra cui uno studio di Grado e uno di Gorizia. Ma l’adesione più massiccia è quella registrata a Monfalcone, con cinque professionisti.
In particolare, sono quattro i requisiti richiesti per poter beneficiare degli sconti per le cure: un reddito Isee annuo non superiore a 8 mila euro, un reddito Isee non superiore ai 10 mila euro, l’esenzione dai ticket sanitari, il possesso della social card. Possono accedere allo sconto anche le donne incinta, ma limitatamente alla visita e all’ablazione del tartaro.
L’accordo è già operativo, quindi, anche in città è già possibile fare riferimento ai medici odontoiatri per avvalersi delle prestazioni a prezzo ridotto. La durata del progetto, a carattere sperimentale, è di due anni.
Le prestazioni oggetto di sconto sono: la visita odontoiatrica, l’ablazione del tartaro e l’educazione all’igiene orale, a fronte di 80 euro; la sigillatura dei solchi molari e premolari, per 25 euro l’uno; l’estrazione dei denti compromessi e non più curabili, per 60 euro l’uno; la protesi parziale, invece, costa 550 euro per arcata, quella totale a 800 euro ad arcata.
Il riferimento ai fini degli sconti per le relative prestazioni è il tariffario nazionale. Il grado di riduzione del prezzo pertanto risente della variabilità degli onorari stabiliti dai singoli medici odontoiatri che, comunque, per l’Isontino risentono già di un effetto ”calmieratore”, in virtù della vincinanza al confine sloveno. Si parla, tuttavia, in particolare in riferimento alle tariffe per le protesi, di sconti sull’ordine del 20-25%.
I cittadini che intendono avvalersi di questa opportunità dovranno comprovare il possesso dei requisiti previsti ai fini del beneficio, mediante un’autocertificazione da consegnare al dentista, il quale, a fronte di uno specifico ”prontuario” ne verificherà la corrispondenza per praticare lo sconto sulla cura. Le prestazioni vanno pagate direttamente al dentista che rilascia la ricevuta fiscale per l’importo dovuto. La ricevuta è utile anche ai fini della detrazione fiscale in ordine alla dichiarazione dei redditi. È disponibile anche un numero verde per conoscere il dentista aderente all’accordo: 800-911202.
«È un accordo su base volontaria – ha spiegato il dottor Lorenzo Spessot, odontoiatra monfalconese -, che offre una risposta di solidarietà alle famiglie in difficoltà economica. Il progetto è pensato in particolar modo per le fasce d’età più esposte, come gli anziani e i bambini. In questo contesto, si intende altresì promuovere la prevenzione facendo affluire negli studi dentistici un maggior numero di pazienti per effettuare periodici controlli».

Il Piccolo, 02 giugno 2009 
 
SI INTENSIFICA LA CAMPAGNA INFORMATIVA DEL SERVIZIO RIVOLTO A CITTADINI DISAGIATI  
Dentista con lo sconto, parte la promozione  
Si punta a coinvolgere odontotecnici, medici di base, associazioni e Comune
 
 
I medici odontoiatri dell’Isontino hanno già dato la loro adesione, con una maggiore rappresentatività a Monfalcone, che ha registrato la partecipazione di 5 studi dentistici rispetto ai 7 complessivi, assieme ad un professionista di Grado e uno di Gorizia. Ora attendono i pazienti ai quali viene offerta l’opportunità di avvalersi di cure e prestazioni odontoiatriche a prezzi agevolati. Ma perchè il nuovo servizio, denominato ”Odontoiatria sociale” e rivolto ai cittadini in difficoltà economica, possa decollare, si pone la necessità di avviare un’appropriata campagna informativa. Identificando i canali di diffusione dell’iniziativa, coinvolgendo i medici di base, ma anche le associazioni di volontariato. Il progetto, frutto dell’accordo siglato tra l’Associazione nazionale dentisti italiani (Andi), la più grande associazione di categoria, in provincia presieduta dal dottor Paolo Coprivez, assieme all’Oci (Odontoiatri cattolici italiani) e il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, è finalizzato a sostenere le categorie sociali più deboli erogando una serie di prestazioni dentistiche a tariffe scontate. L’accordo si pone l’obiettivo di aiutare le famiglie in difficoltà ed è rivolto in primis ad anziani e bambini, ma anche alle donne in gravidanza, e contestualmente vuole promuovere un’opera di prevenzione sanitaria.
Si profila pertanto la fase promozionale del progetto, caratterizzato dall’adesione volontaria dei medici odontoiatri. A breve sarà riunito il direttivo dell’Andi goriziano, al fine di mettere a punto la strategia comunicativa e organizzativa, alla ricerca delle istituzioni e dei riferimenti utili a veicolare le informazioni. Un coinvolgimento che si vorrebbe estendere alla categoria degli odontotecnici, per una migliore gestione delle agevolazioni tariffarie, estese anche alle protesi, e delle tipologie di intervento da assoggettare allo sconto. In questo contesto organizzativo, si guarda anche alla possibile sensibilizzazione dei medici di base per promuovere l’iniziativa. Il tutto facendo riferimento agli enti locali. Insomma, si tratta di prevedere una sorta di ”rete” in grado di far arrivare al meglio il messaggio di solidarietà e di promozione sanitaria. «Siamo in una fase organizzativa e di messa a punto del progetto, anche sotto il profilo delle tipologie di prestazioni da assoggettare alle agevolazioni – ha spiegato il dottor Gianfranco Ferrari, medico monfalconese e vicepresidente dell’Andi provinciale -. Intendiamo riunire il nostro direttivo per valutare l’accordo nazionale e la sua migliore applicazione. Pensiamo di poter coinvolgere anche la categoria degli odontotecnici». Il dottor Ferrari sottolinea quindi la necessità di lanciare un adeguato battage promozionale: «Serve una capillare opera informativa per far decollare il servizio. In questo senso, riteniamo importante il supporto del Comune, che si fa carico delle questioni di carattere sociale». I rappresentanti dell’Andi hanno già avuto un primo incontro con l’assessore alle Politiche sociali, Cristiana Morsolin, per gettare le basi della collaborazione. L’assessore Morsolin, da parte sua, esprime ampia disponibilità: «Il progetto è molto valido, intendiamo pertanto sostenerlo in tutte le forme utili, sia avvalendoci dei nostri sportelli e servizi sociali, sia coinvolgendo le associazioni di volontariato, attraverso la Consulta sociale, con la quale abbiamo già portato avanti iniziative che hanno già sortito positivi riscontri».
Laura Borsani

Il Piccolo, 03 aprile 2009 
 
EMERGENZA CASA  
Nell’Isontino 363 alloggi sfitti dell’Ater  
Sono 89 solo a Gorizia. Si moltiplicano le occupazioni abusive di abitazioni
 
 
di FRANCESCO FAIN

Sono 363 gli appartamenti sfitti (cioé inutilizzabili perché bisognosi di consistenti interventi) dell’Ater: 89 soltanto a Gorizia. Non pochi in una situazione di «fame» di alloggi popolari come si riscontra nella nostra Provincia.
Il dato è aggiornato a dicembre 2008 ed è contenuto nella risposta all’interrogazione relativa ai criteri di assegnazione degli alloggi Ater presentata qualche tempo fa dal consigliere regionale del partito dei Pensionati, Luigi Ferone. «All’Ater di Gorizia – si legge nella risposta all’interpellanza – risultano sfitti complessivamente 363 alloggi, di cui 298 per necessità di ristrutturazione e 65 per altre motivazioni. Questa è la suddivisione fra i Comuni di competenza: 6 a Capriva; 19 a Cormons; uno a Doberdò del Lago, 3 a Dolegna del Collio, altrettanti a Farra d’Isonzo, 5 a Fogliano, 89 a Gorizia, 13 a Gradisca, 10 a Grado, 9 a Mariano del Friuli, 2 a Medea, 113 a Monfalcone, 2 a Moraro, 6 a Mossa, 8 a Romans d’Isonzo, 27 a Ronchi, 5 a Sagrado, 23 a San Canzian, 3 a San Lorenzo, altrettanti a San Pier d’Isonzo, uno a Savogna d’Isonzo, 4 a Staranzano, 6 a Turriaco, 2 a Villesse».
Per quanto riguarda le motivazioni della mancata assegnazione dei 65 alloggi non «abbisognevoli» di ristrutturazione si segnalano complessivamente: 22 alloggi di prossima assegnazione; 7 alloggi assegnati in attesa di contratto; 36 alloggi da demolire. «Nella nostra provincia e nella nostra regione – commenta il consigliere Ferone – esiste una forte richiesta di alloggi da parte di tanti cittadini: non solo giovani intenzionati a crearsi una famiglia, ma anche da parte di tante famiglie che vivono in alloggi non adeguati o degradati. Questi numeri fanno pensare».
Il problema di fondo è che l’Ater fa quello che può: di fronte alla cancellazione dei fondi Gescal e al taglio (sempre più evidente) degli stanziamenti statali e regionali più di un centinaio di alloggi, fra nuovi e ristrutturati, non riesce ad offrire in un anno. E allora le liste d’attesa rischiano di diventare sempre più lunghe.
Per quanto riguarda l’emergenza abitativa in provincia, il sindacato degli inquilini del Sunia – in uno dei periodici bollettini informativi dell’Ater – ritiene che «la Regione debba prestare più sensibilità sociale, con adeguati finanziamenti per l’edilizia sovvenzionata e localizzazione delle risorse nei territori del Friuli Venezia Giulia in base al reale fabbisogno, documentato dai bandi Ater, dai punteggi, dagli sfratti e dallo stato di degrado degli immobili, consentendo prioritariamente il recupero degli alloggi sfitti. Nell’Isontino, inoltre, è presente un problema sociale e umano molto delicato, con le occupazioni abusive degli alloggi Ater sfitti che stanno alimentando, nel Monfalconese, una dolorosa guerra tra poveri, in particolare a danno delle famiglie che da anni sono in lista di attesa nelle graduatorie precedenti e attuali dell’Ater».

Il Piccolo, 06 aprile 2009 
 
COME LA CRISI STA CAMBIANDO LE ABITUDINI DEI PIÙ ABBIENTI  
È CORSA ALLA CASA, MA COME INVESTIMENTO  
Caccia all’alloggio da 100mila euro da dare in affitto. Aste convenienti per chi dispone di liquidità
 
 
di LAURA BORSANI

Prudenza prima di impegnarsi nelle operazioni immobiliari. Vogliono toccare con mano il prodotto finito. Alla ricerca dell’affare giocando al ribasso del prezzo. Comperano appartamenti tra gli 80 e i 120mila euro per ”metterli a reddito” attraverso le locazioni sfruttando la forte concentrazione di trasfertisti e immigrati e la contestuale alta domanda riuscendo spesso a imporre il canone. L’altra medaglia della crisi economica, quella vissuta dai monfalconesi più benestanti, è anche questo. Avvalendosi magari delle aste o delle offerte di vendita di chi, invece, non ce la fa a fronteggiare il pagamento del mutuo. C’è poi chi lo sostiene: «Il primo sentore di ripresa del mercato, da due mesi a questa parte – afferma un’operatrice dell’agenzia Omega Casa Sas – è stato il presentarsi di persone che, spaventati dagli eventi economici, hanno ritirato i propri depositi bancari per investire sul mattone. Le richieste maggiori riguardano l’acquisto di appartamenti con una o due camere, ma possibilmente con la previsione di un contratto di affitto o già occupato, per realizzare subito la rendita».
EFFETTO-EURO. A bloccare il mercato, aggiunge l’operatrice, c’è un altro fattore: l’effetto-euro, non ancora stemperatosi, a causa del quale le trattative di vendita stentano a ripartire poichè, pur a fronte di un ribasso dei prezzi, il proprietario dell’immobile non giunge al giusto compromesso. Insomma, il mattone continua a rappresentare il bene-rifugio e di investimento. L’acquisto o l’affare, tuttavia, rappresenta un’operazione economica da ponderare. Lo sostiene Enrico Manià, titolare dell’agenzia ”Gabbiano”. «Il bene immobile – esordisce – resta un riferimento primario ai fini degli investimenti. In questo difficile periodo, tuttavia, anche quanti hanno ampia disponibilità ci pensano bene prima di affrontare un’operazione economica. Vogliono valutare il prodotto finito». Accade anche per il nuovo complesso residenziale Parco Rocca, di via Rossini. «C’è interesse per l’intervento edilizio, a mio avviso, destinato a spostare l’asse finanziario e dei servizi della città. È caratterizzato da standard alti, di ottima qualità. Ma, anche in questo caso, non si acquista sulla carta. Vanno in porto le trattative per gli immobili ultimati. Soprattutto molti uffici». Tra le zone di pregio c’è la zona delle ville di Panzano. Il valore degli immobili oscilla dai 300 fino agli 800mila euro. Ma anche l’immediata periferia ha acquistato peso. Piace pure l’altipiano carsico, come Doberdò, verso il quale sono orientati imprenditori e professionisti. La capacità di spesa? La forbice si stringe, ma in città vengono vendute anche ville del valore di 500/550 mila euro. C’è poi chi acquista a fini di investimento redditizio: 3-4 appartamenti da 3-400 mila euro finalizzati alla rendita d’affitto, tra i 1.800 e i 2mila euro mensili.
CORSA ALLE ASTE. C’è pure il ricorso alle aste. Una casetta da ristrutturare di 90 metri quadrati, a esempio, è finita all’asta a 36mila euro. A risentire del calo è il mercato dell’usato. Si parla di flessioni del 15-20%. Un immobile da 100 mila euro scende a 90-80 mila. Ma i monfalconesi dove abitano? «Da tempo – spiega Manià – si è invertito il flusso residenziale, orientato da Monfalcone verso i paesi del mandamento. Questo in virtù dei prezzi inferiori, ma anche del cambiamento del tessuto sociale». In città un appartamento di 80 metri quadrati significa un affitto di 650 euro mensili. I bengalesi pagano 800 euro per 6-8 persone. Succede anche questo: «La tendenza è quella di non affittare a immigrati – aggiunge Manià -. Numerosi occupano gli appartamenti, ma pochi richiedono la residenza. Quindi, con il riavvicinamento familiare, ne arrivano altri».
LE SPECULAZIONI. Non mancano neppure le speculazioni. Lo spiega il titolare dell’agenzia ”Di Casa”, Massimiliano Dinoi: «Quanti hanno facoltà economica, se si muovono sul mercato immobiliare lo fanno per realizzare affari, anche per beni importanti, proponendo prezzi a ribasso, almeno del 30% rispetto alla richiesta del venditore. Gli investitori istituzionali acquistano appartamenti tra gli 80 e i 120mila euro per metterli a reddito». E un posto letto può arrivare a costare fino a 200 euro al mese.

Il Piccolo, 30 marzo 2009

FINANZA 
Scoperti 76 lavoratori irregolari 
Imprenditore isontino ha evaso l’erario per oltre 250mila euro
Nel mirino un’azienda del manifatturiero

di FRANCESCO FAIN

GORIZIA Corrispondeva compensi irregolari consistenti in indennità e rimborsi spese per trasferte in realtà mai effettuate ai suoi 76 dipendenti. In questa maniera – se da una parte erogava «sottobanco» al lavoratore l’entità che gli spettava, dall’altra comprimeva il proprio carico fiscale in quanto si trattava di somme in parte non imponibili ai fini delle imposte sui redditi. Protagonista un imprenditore isontino.
A scoprire il reato è stata la Guardia di Finanza di Gorizia nell’ambito dell’attività di contrasto all’evasione fiscale. Il titolare dell’azienda, che opera nell’ambito manifatturiero, aveva messo in atto un meccanismo che – secondo le Fiamme Gialle – è in realtà molto usato e oggetto anche di contestazione nell’ambito delle verifiche fiscali. In questo caso, l’industriale ha evaso l’erario per circa 250 mila euro. «L’intervento delle Fiamme Gialle – si legge in una nota – oltre che contrastare l’evasione fiscale, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti sotto il profilo previdenziale e contributivo. Inoltre questi meccanismi fraudolenti se da un lato consentono un abbattimento dei costi per l’azienda, dall’altro alterano i principi della corretta concorrenza sul mercato.
«Nel caso scoperto dai finanzieri, in particolare, il contribuente sottoposto a verifica fiscale aveva corrisposto compensi irregolari nei confronti di 76 lavoratori dipendenti, secondo il meccanismo illecito sinteticamente descritto, nel corso di tre anni, “evitando” in tal modo di versare all’erario le ritenute d’acconto che avrebbe dovuto operare sull’intero ammontare del trattamento economico corrisposto agli stessi, corrispondenti ad un importo prossimo ai 250mila euro di imposte evase – si legge in una nota delle Fiamme gialle -. Tra l’altro, l’intervento repressivo operato dai finanzieri, come molti altri della stessa natura, oltre che essere preordinato all’attività di contrasto dell’evasione fiscale, è finalizzato anche a garantire la tutela dei diritti maturati dai contribuenti titolari di reddito di lavoro dipendente, sotto il profilo previdenziale e contributivo, atteso che gli importi fittiziamente corrisposti a titolo di indennità di trasferta, anziché quale vera e propria retribuzione, non sono rilevanti nemmeno ai fini dell’imponibile contributivo, determinando – pertanto – un minor versamento periodico per il futuro trattamento pensionistico».

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Il Manifesto, 15 maggio 2008

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