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Il Piccolo, 04 novembre 2010

Centrale nucleare? Dibattito con il Comune, A2A e Legambiente

Il circolo Green Gang di Legambiente sarà in piazza della Repubblica a Monfalcone sabato, dalle 15 alle 18, nel 23° anniversario della vittoria referendaria contro il nucleare, per ribadire che il futuro è nell’efficienza energetica e nelle fonti rinnovabili. Anche a Monfalcone, come in altre 100 piazze in tutta Italia, i cittadini potranno firmare il progetto di legge d’iniziativa popolare sullo sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima.
Le firme saranno poi consegnate in Parlamento prima delle festività natalizie. L’iniziativa di sabato pomeriggio permetterà inoltre a Legambiente di presentare il ciclo di incontri ”Il nostro futuro comune: lo stato dell’ambiente nel territorio monfalconese”. La serie di appuntamenti inizierà giovedì 11 novembre, alle 18, nel Centro Giovani di viale San Marco con un incontro dedicato alla ”Mobilità sostenibile: piste ciclabili, autobus, car pooling… soluzioni percorribili”. A parlare di questi temi saranno Andrea Wehrenfennig, responsabile del settore Mobilità di Legambiente Fvg, Nicola Conficoni, assessore all’Ambiente e Mobilità del Comune di Pordenone, e Silvia Altran, vicesindaco e assessore all’Istruzione del Comune di Monfalcone, per il quale ha promosso la realizzazione dei pedibus e dei bicibus a servizio delle scuole dell’obbligo cittadine. Il secondo degli incontri ospitati dal Centro Giovani, il 25 novembre, sempre alle 18, sarà però proprio dedicato alla questione energetica. Si discuterà infatti sul tema ”Gli insediamenti di produzione energetica a Monfalcone: dalla centrale termoelettrica alla centrale nucleare?”. Relatori dell’appuntamento saranno Cristiano Gillardi, responsabile del settore Energia di Legambiente Fvg, il sindaco Gianfranco Pizzolitto e Massimo Tiberga, responsabile del settore termoelettrico di A2A, proprietaria dell’impianto di Monfalcone.

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
INIZIATIVA DI LEGAMBIENTE 
Raccolte 100 firme in tre ore a favore dell’energia pulita

Legambiente, ormai radicata da tempo nel territorio monfalconese, cerca ora di farsi conoscere e avvicinare i più giovani. L’associazione sarà non a caso oggi dalle 17 alle 19 nel Centro giovani di viale San Marco. Nel corso dell’incontro, aperto alla partecipazione di chiunque sia interessato ai temi dell’ambiente, verranno illustrate le campagne nazionali, l’attività dell’associazione a livello regionale e del circolo di Monfalcone. Legambiente ha trasferito in questi anni a livello locale le campagne nazionali di Puliamo il Mondo, quest’anno dedicata al litorale, Goletta Verde, Mal’Aria, Operazione Fiumi. L’associazione è impegnata anche nella compilazione dei dossier Ecosistema urbano, Comuni ricicloni, Comuni rinnovabili. Tra le campagne regionali spicca Scarpe e Cervello, creata per far conoscere da vicino il territorio in cui si abita, ma anche “Le classi per l’ambiente”. Il Circolo Green Gang sabato pomeriggio è invece sceso in piazza, raccogliendo oltre cento firme in tre ore a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare per incentivare le fonti di energia rinnovabile. «Al tavolo informativo allestito in piazza della Repubblica molti sono venuti per firmare e per chiedere informazioni. Forse anche per respingere al mittente l’ipotesi avanzata dall’oncologo Umberto Tirelli – afferma l’associazione – che qualche giorno fa sosteneva che Monfalcone dovrebbe fare salti di gioia all’idea di poter accogliere sul proprio territorio una centrale nucleare».
La raccolta di firme, che proseguirà in tutta Italia fino agli inizi di dicembre, si pone l’obiettivo delle 50mila sottoscrizioni e punta a una legge che realizzi il Piano energetico ambientale nazionale, a interventi per privilegiare il trasporto pubblico e la mobilità sostenibile, a diminuire i vincoli burocratici per gli impianti termici e fotovoltaici di piccola taglia.
Si potrà firmare anche giovedì, dalle 18 alle 20, al Centro giovani in occasione dell’incontro “Per una mobilità sostenibile: piste ciclabili, autobus, car pooling… soluzioni percorribili!”, il primo di una serie d’appuntamenti pubblici organizzati da Legambiente su molte questioni d’interesse generale che hanno rilevanza nel territorio di Monfalcone.

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Il Piccolo, 06 luglio 2010
 
CONVEGNO DI LEGAMBIENTE 
Corridoio 5, quale l’impatto sulle abitazioni

Nel Monfalconese si ritorna a parlare del tracciato della linea ferroviaria ad Alta velocità e degli impatti che avrà sui centri del mandamento attraversati. Lo fanno venerdì, alle 20.30 in piazza della Libertà a Turriaco, i Giovani comunisti della provincia di Gorizia assieme al circolo monfalconese di Legambiente e all’Arci.
Interverranno come relatori Rudy Fumolo, responsabile sui temi della mobilità di Legambiente, e Roberto Linari, specialista in vibrazioni indotte. L’incontro sarà moderato da Valerio Bobig della Federazione di Gorizia dei Giovani comunisti. L’appuntamento cercherà di fornire qualche risposta agli interrogativi su quali potrebbero essere gli impatti, sulla vita quotidiana e sulle abitazioni, dell’attraversamento nei territori comunali di Pieris, San Canzian, Staranzano, Ronchi e Turriaco da parte del tracciato del Corridoio 5.
Nell’incontro si cercherà però anche si fare chiarezza sui costi che saranno sostenuti per realizzare l’opera, in fase di progettazione preliminare. L’assessore regionale alla Viabilità e Trasporti Riccardo Riccardi ha tenuto proprio in questi giorni nella sede della Regione a Udine una serie di riunioni con alcuni dei Comuni della Bassa friulana e dell’Isontino per una verifica sulla progettazione preliminare in corso del tracciato ferroviario ad Alta velocità/Alta capacità tra Venezia e Trieste. Riccardi ha incontrato a Udine, assieme ai tecnici di Rfi-Rete ferroviaria italiana e ai responsabili della direzione Infrastrutture di trasporto della Regione, i sindaci Alessandra Brumat di Turriaco, Silvia Caruso di San Canzian d’Isonzo, Roberto Fontanot di Ronchi dei Legionari e Gianfranco Pizzolitto di Monfalcone, oltre a quelli si San Giorgio di Nogaro Pietro Del Frate e di Torviscosa Roberto Fasan. Con i tecnici di Rfi i sindaci hanno valutato e approfondito anche alcuni dettagli del passaggio della linea AV/AC sul territorio, in particolare per quanto riguarda le cosiddette interferenze (sovrapassi e sottopassi), le attività di esproprio, la viabilità locale, la realizzazione di ciclovie e i piani di ”mitigazione” ambientale dell’opera.

Il Piccolo, 07 novembre 2010 
 
OGGI LA PRESENTAZIONE UFFICIALE 
Nasce il Coordinamento dei comitati popolari contro il Corridoio 5

Forse, almeno nella Bisiacaria, la tensione si è un po’ allentata. Ma l’emergenza appare ancora giustificata se, come ben si sa, entro il prossimo 31 dicembre, Rfi dovrà presentare il progetto preliminare per la tratta ferroviaria del Nordest che riguarda l’ormai famoso Corridoio 5 e l’Alta velocità. Il punto della situazione è stato fatto venerdì sera, a Ronchi dei Legionari, in occasione di un’iniziativa promossa dal circolo cittadino di Rifondazione comunista e dai Giovani comunisti della provincia di Gorizia. «Lo scenario appare inquietante – ha esordito Luigi Bon – in quanto proprio a Ronchi dei Legionari si delineano tre prospettive che andranno a mutare il volto del territorio, vale a dire l’alta velocità, il polo intermodale dei trasporti e la variante generale del piano regolatore. Tre aspetti che ci preoccupano non poco». E’ più che mai attivo, invece, il comitato “No Tav” della Bassa Friulana che, per voce di Giancarlo Pastorutti, sottolinea come dalla Regione tutto venga fatto passare sotto silenzio e senza che nessuno abbia la possibilità di vedere le “carte” che sono state prodotte in merito. Ad evidenziare ciò anche Dario Predonzan, responsabile settore trasporti ed energia del Wwf regionale.
Il tracciato dell’alta velocità, però, interessa anche Monfalcone. Esso, infatti, prevede una galleria ai piedi della Gradiscata, a qualche centinaio di metri dall’ospedale di San Polo: 28 chilometri sotto il monte Hermada sino a Opicina. «Un’opera ciclopica – ha dichiarato il consigliere provinciale Fabio Del Bello – con un impatto ambientale che appare davvero molto preoccupante». E se, poi, il progetto iniziale prevedeva l’ingresso della galleria sotto la collina dello Zochet e il passaggio sotto i laghetti delle Mucille, la strenua battaglia del comitato locale ha avuto partita vinta. Il tracciato è stato infatti abbassato e passa dietro le colline monfalconesi, con un sensibile peggioramento dell’impatto proprio ai danni della città dei cantieri. Ma, sempre secondo Del Bello, va fatto rispettare ciò che ha deliberato il Consiglio comunale nel 2008, quando venne chiesta una revisione del progetto. E questa mattina, alle 11.30, nel parco della Rocca, verrà presentato il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo, il quale punta alla realizzazione del parco naturale del Carso.
Luca Perrino

Il Piccolo, 08 novembre 2010 
 
Un parco regionale per salvare il Carso 
Proposto dal neonato Coordinamento zonale che si batte contro l’Alta velocità

Nasce, a Monfalcone, il Coordinamento zonale per la difesa del Carso e del Timavo e per la costituzione del parco naturale regionale. L’iniziativa, scatenata dalle ultime notizie riguardanti il nuovo tracciato dell’Alta velocità ferroviaria che mette in serio pericolo il Carso monfalconese, è stata presentata ieri mattina dal consigliere comunale Fabio Del Bello, da Graziano Benedetti del Wwf e da Gianpaolo Zernetti del Cai che, però, si pongono come portavoce di questa realtà come semplici cittadini. Cittadini preoccupati, ma anche desiderosi di saperne di più su un progetto che risulta essere alquanto impattante per una zona che, sotto il profilo naturalistico e ambientale, ha sempre rappresentato molto per la popolazione. Ma che ora rischia di scomparire, mentre del parco del Carso non se ne parla quasi più da molto tempo. «Vogliamo affermare – hanno detto – quella che deve essere la sacralità e l’inviolabilità della zona che verrebbe irrimediabilmente distrutta se si decidesse di far partire proprio da qui il grande tunnel ferroviario verso Trieste. Il Carso ha già subito molto in passato: due guerre mondiali, la mancata salvaguardia, persino progetti che volevano urbanizzare il colle della Rocca. Non possiamo permettere che esso muoia per sempre». Lo strumento più efficace, hanno sottolineato, appare l’istituzione di una grande area protetta, un parco regionale che metta al riparo da ogni possibile pericolo. «Entro il prossimo 31 dicembre – hanno aggiunto – dovrà essere approvato il progetto preliminare, un progetto che, se dovesse poi passare, porrà enormi vincoli, creando delle servitù contro le quali non si potrà più combattere. E così sia il Carso, sia il Timavo rischierebbero grosso». I tre portavoce chiamano a raccolta la gente, le associazioni, tutti coloro i quali amano il Carso ed il fiume che sfocia a Duino Aurisina affinchè possano essere al loro fianco in questa lotta. «Ma principalmente – concludono – chiediamo alle istituzioni di essere messi a conoscenza di quanto potrebbe accadere in futuro, prima che sia davvero irrimediabilmente troppo tardi».
Luca Perrino

Il Piccolo, 01 luglio 2010 
 
DATI CONTRASTANTI SULLO STATO DI SALUTE DEL MARE 
Balneabilità, Legambiente smentisce l’Arpa 
L’agenzia regionale ribatte: teniamo conto dei parametri imposti dall’Ue

Legambiente di Monfalcone polemizza sulla balneabilità del litorale monfalconese (da Marina Nova al Lido di Staranzano) dopo le analisi dei prelievi dell’acqua di mare comunicati dall’Arpa regionale relativi a maggio, risultati ampiamente nei limiti massimi della legge, in contrasto con quelli forniti invece da Goletta Verde e illustrati martedì scorso nel corso di una conferenza stampa a San Giorgio di Nogaro. Per la sigla ambientalista, infatti, le minacce più gravi per il mare e per i 111 chilometri di coste friulane, arrivano proprio dalle foci dei fiumi, Aussa-Corno, Isonzo, Stella e Tagliamento che risulterebbero inquinate da allarme rosso e rappresentano quattro dei sei punti più critici rilevati. Per l’Arpa regionale, invece, anche le analisi di giugno (i cui valori verranno inviate nei prossimi giorni ai Comuni interessati) confermano la striscia positiva dell’acqua pulita (e quindi la balneabilita del mare) rilevati il mese precedente con risultati ben al di sotto della soglia di limite fissata dai parametri di inquinamento. E’ Michele Tonzar di Legambiente a evidenziare la contraddizione che esiste fra le diverse valutazioni dei due enti. «Non è possibile – dice – che alla Foce dell’Isonzo la Goletta Verde rilevi acqua inquinata al massimo e per l’Arpa, invece, sia tutto normale. C’è qualcosa che non funziona».
L’Arpa si limita, invece, a ribadire che tutti i prelievi dell’acqua di mare avvengono nel rispetto delle normative nazionali ed europee. Fino allo scorso anno, infatti, la balneabilità del mare veniva regolata dal Decreto del presidente della Regione del 982 e da successive modificazioni dove i parametri si riferivano soprattutto alle quantità presenti nell’acqua di coliformi fecali, coliformi totali o di streptococchi e salmonelle. Nell’aprile scorso, invece, La Regione ha recepito un decreto attuativo di una direttiva europea in materia di inquinanmento dell’acqua. La nuova certificazione dell’Arpa per stabilire la balneabilità o meno del mare, utilizza i nuovi parametri adeguati alle normative europee e si basa solo su due valori. Si misurano, cioè, le quantità di enterococchi intestinali, dove il limite di conformità è 200 Ufc/100 ml e di escherichia coli, con il limite massimo è di 500 Mpn/100 ml. Inoltre non vengono più effettuati, come un tempo, due prelievi al mese, ma solamente uno e in un’unica località. «Oggi – risponde l’Arpa – le nostre analisi che sono adeguate alle normative europee seguono una precisa metodologia e prendono in esame soprattutto il contenuto microbiologico dell’acqua piuttosto che quello chimico. Per quanto riguarda poi le modalità dei prelievi, sui risultati influiscono moltissimi fattori: il luogo, il giorno, l’ora, la temperatura, prima o dopo la pioggia, il caldo e il freddo, la bassa o l’alta marea (quest’ultima trattiene le acque dei canali eventualmente inquinati spingendole verso terra). I valori di Goletta Verde e i nostri potrebbero essere comparati solo se venissero effettuati nello stesso momento e con uguali caratteristiche e parametri. Senza voler togliere nulla all’attività di Legambiente, bisognerebbe verificare prima tutte queste cose».
Ciro Vitiello

Il Piccolo, 14 luglio 2010
 
NEGLI ULTIMI VENT’ANNI SOLO TANTI INTERVENTI TAMPONE 
Marina Julia, la beffa dei progetti mancati 
Parte un nuovo piano di risanamento. Ma il Comune ne aveva uno, gratis, pronto da 14 anni

di FABIO MALACREA

A furia di interventi-tampone del tutto inutili, la spiaggia di Marina Julia è da vent’anni una divoratrice di denaro pubblico. Centinaia di migliaia di euro regolarmente spazzati via dalle mareggiate, come la sabbia. E ogni volta si ricomincia.
Con i ”grandi” progetti per creare un vero polo turistico monfalconese, poi, siamo al paradosso. Non c’è sindaco che non l’abbia inserito nel suo programma elettorale. Nel 1996, quando la Snam scelse Monfalcone come sito per un terminal per la rigassificazione del metano liquido, poi bocciato da un referendum, il recupero della spiaggia fu inserito ai primi posti nelle cosiddette opere ”di compensazione” richieste dal Comune.
Di progetti ce ne sono stati già tre. L’ultimo – quello affidato all’ingegner Luca Falcomer con un compenso di 38mila euro – prevede barriere sott’acqua per contrastare l’erosione e ridare una veste dignitosa definitiva alla spiaggia di Marina Julia. Spesa: circa 350mila euro. Si parla di un consistente ripascimento dell’arenile con l’arrivo di nuova sabbia su un tratto di 250 metri e dell’installazione di opere a mare proprio per garantire la ”stabilità” del litorale.
Sarà veramente la volta buona per Matina Julia? Lo si vedrà l’anno prossimo. Peccato che da 14 anni un progetto analogo e del tutto gratuito sia dimenticato in qualche cassetto del Municipio.
Lo aveva elaborato l’insegner Giampaolo Fontana, attuale direttore del Consorzio industriale, per conto della Snam. Prevedeva più o meno la stessa soluzione: barriere sottomarine. E un rialzo della linea di spiaggia di circa un metro e mezzo, con pennelli frangivento. L’obiettivo era di creare una nuova spiaggia di circa un chilometro e mezzo larga un centinaio di metri.
Tutto gratis per il Comune visto che a saldare il conto sarebbe stata la Snam. Di mezzo però c’è stato il referendum. La Snam se n’è andata e il progetto e finito nel dimenticatoio. Nel frattempo il Comune ha pensato di ritentare con un nuovo progetto di minima, per andare almeno al ripristino di un tratto di spiaggia molto più contenuto, tra i 200 e i 250 metri, attraverso il riporto di sabbia e la realizzazione di opere a mare.
Niente a che vedere con un altro progetto, quello per il quale otto anni fa la Regione destinò ben 8 miliardi delle vecchie lire, che prevedeva l’applicazione del modello americano sperimentato per la spiaggia di Saint Germain, in Normandia, riadatta l’intervento tarandolo su misura delle caratteristiche di Marina Julia. Doveva essere la soluzione definitiva di tutti i problemi. Poi arrivarono le mareggiate, la necessità di interventi-tampone immediati per non far naufragare definitivamente la spiaggia. Una parte dei fondi fu dirottata su altre spiagge regionali, un’altra servì, come sempre, a tappare i buchi di Marina Julia. La maggior parte fu stornata. E si tornò agli interventi-tampone che continuano tuttora.

Il Piccolo, 27 aprile 2010
 
Wwf: il super-porto metterà a rischio la zona naturalistica 
Anche Legambiente sottolinea la difficile convivenza tra industria e aree protette
Tonzar: «L’area del Lisert è stata negli anni soggetta a uno sviluppo senza pianificazione Un risanamento appare oggi assai complicato»

di TIZIANA CARPINELLI

Zona di insediamento industriale, ma anche di sviluppo artigianale per l’attività di rimessaggio delle barche. Luogo di interesse naturalistico, ma anche di affari a tre zeri, con la sede della Camera di commercio e l’azienda speciale per il porto. Futuro polo di attrazione turistica, grazie alla prossima rinascita delle Terme Romane, ma anche sito di brillamento delle bombe gettate alle foci del Timavo dopo la Seconda guerra mondiale. E, da ultimo, luogo di raccolta rifiuti. Insomma, ce n’è per tutti i gusti nell’area del Lisert. Forse troppi. Almeno stando alle parole di Michele Tonzar, presidente della sezione monfalconese di Legambiente: «Nei decenni passati si è assistito a uno sviluppo senza pianificazione di un territorio malgestito. Ora risanare questa situazione non è affatto semplice».
Per l’ambientalista urgono «collegamenti alle diverse aree naturali, in raccordo con le attività umane compatibili». «Va altresì istituito un tavolo con un supervisor – chiosa – per promuovere una futura riorganizzazione degli insediamenti, suscettibile sul lungo termine di garantire solo l’inserimento di realtà industriali tecnologicamente avanzate ed ecocompatibili, per un’occupazione di qualità».
Dello stesso avviso il Wwf Isontino, che da tempo si interessa all’area del Lisert. «La cosiddetta Cassa di Colmata, per quanto artificiale, si è perfettamente naturalizzata, costituendo una particolare attrattiva per gli uccelli acquatici, sia migranti sia stanziali, e offrendo rifugio a un numero eccezionale di specie», riferisce l’ornitologo Paolo Utmar. «La parte più orientale è inclusa nel Sito natura 2000 del Carso Triestino e Goriziano – prosegue – mentre la parte a ovest è destinata a essere tombata per permettere l’ampliamento del porto». Una cosa ovviamente non auspicata dagli ambientalisti, dato il pregio delle specie accolte. Un fenicottero, per esempio, vi ha sostato lo scorso gennaio. Ma sono stati avvistati anche dodici esemplari di Oca granaiola (una specie che sverna con pochi individui in Italia). Mentre nell’adiacente canneto ha nidificato il falco di palude, assieme ad altre 84 specie di volatili. Insomma, un’Isola della Cona in minor.
Come se non bastasse è stato rinvenuto di recente, sempre in quel canneto, un raro grilletto: il grillastro marmorato (Zeuneriana marmorata), dato ormai per scomparso. «La nostra proposta – chiarisce il presidente del Wwf Isontino Claudio Siniscalchi – è di garantire una qualche forma di tutela, come l’ampliamento del Sic o l’istituzione di un biotopo regionale, anche al fine di creare una sorta di corridoio ecologico tra le pendici del Carso e il mare. Sarebbe inoltre opportuno limitare la caccia, realizzando una “zona di rifugio”, in virtù della rarità delle presenze faunistiche presenti». «Negli ultimi mesi – conclude – si è parlato insistentemente dei progetti di ampliamento dello scalo, con la previsione di tombamento del bacino del Porto romano e della Cassa di colmata attiva, oltre alle aree retrostanti. Per tentare di giungere a una convivenza delle attività economiche e delle aree naturalistiche, si propone di procedere per lotti, in modo da valutare se davvero c’è l’esigenza di ampliamenti così consistenti, per non trovarsi con un porto molto ampio e sottoutilizzato».

Il Piccolo, 15 marzo 2010
 
CONFRONTO A PIÙ VOCI PROMOSSO DA LEGAMBIENTE 
Riprogettare l’ambiente urbano per vivere senza inquinamento

Monfalcone è in grado di diventare una città  sostenibile? E’ questo l’interrogativo che Legambiente pone al centro del convegno che avrà luogo venerdì, dalle 17, nella biblioteca comunale di via Ceriani, ed è stato organizzato nell’ambito della campagna antismog “Mal’Aria”. Un appuntamento che si aprirà  comunque con la presentazione del rapporto Ecosistema urbano redatto da Legambiente. A illustrarlo sarà il presidente regionale dell’associazione ambientalista, che sarà affiancato da una serie di relatori di valenza nazionale. La presidente dell’istituto Ambiente Italia, Maria Berrini, parlerà su “Progettare l’ambiente urbano, costruire città sostenibili”, mentre il presidente dell’Associazione trasporti, Marcello Panettoni, interverrà sulla mobilità sostenibile e il ruolo che in questo contesto ha il trasporto pubblico. Se si parla di ecosistema urbano, a Monfalcone è comunque difficile prescindere da presenze che almeno nei passati decenni sono risultate “ingombranti”. Il convegno dedicherà quindi non a caso un approfondimento alla presenza della centrale termoelettrica di A2a, per la quale rimane in sospeso l’avvio della riconversione a metano dei due gruppi a olio combustibile, che intanto però saranno demoliti. A illustrare prospettive e sviluppi dell’impianto nello scenario elettrico italiano saranno il responsabile del settore termoelettrico della società Massimo Tiberga e il responsabile della centrale di Monfalcone Luigi Manzo. Il presidente del circolo monfalconese di Legambiente Michele Tonzar renderà  invece il senso della presenza dell’associazione ambientalista nel territorio, mentre spetterà  all’assessore all’Urbanistica e Lavori pubblici Massimo Schiavo rispondere all’interrogativo “Monfalcone, città sostenibile?”. Per Legambiente l’appuntamento di venerdì, che sarà moderato da Arturo Bertoli, ha il senso di sollecitare una riflessione che non può essere solo un esercizio accademico, ma la base di partenza per aggiungere tasselli di sostenibilità.

Il Piccolo, 22 marzo 2010
 
A2a, ecco il piano ”carbone pulito” 
Il progetto nel convegno di Legambiente sulla città sostenibile

A2a ”congela” la riconversione a metano dei due gruppi a olio della centrale termoelettrica di Monfalcone, ma mette in campo soluzioni che renderanno l’impianto sempre più a misura di ambiente e della comunità. È emerso al convegno su ”Monfalcone, città sostenibile?”, organizzato da Legambiente nell’ambito della campagna nazionale anti-smog ”Mal’Aria”. La società sta valutando se soppiantare le attuali due sezioni a carbone da 165 e 171 megawatt con una da 460 a ”carbone pulito”, senza rinunciare però al progetto di realizzare una rete di teleriscaldamento utilizzando il calore in surplus prodotto dall’impianto. La società starebbe già cercando gli utilizzatori finali, tra i quali potrebbero esserci alcune realtà della media e grande distribuzione non troppo distanti dalla centrale. Il direttore dell’impianto, Luigi Manzo, ha presentato uno scenario futuro che vedrà la centrale prediligere appunto l’uso del ”carbone pulito” e di sezioni produttive ”ipercritiche” per la produzione di energia elettrica dismettendo i due attuali gruppi a carbone, oltre a quelli a olio combustibile, operazione da effettuare entro tre anni.
A2a non abbandonerà, inoltre, la produzione di energia con biomasse che «ha consentito di risparmiare l’emissione di 170mila tonnellate di anidride carbonica». Il direttore della centrale ha però confermato come il gruppo abbia congelato il progetto di ciclo combinato a causa delle mutate condizioni del mercato dell’energia. «A Monfalcone comunque si è intervenuti con forti investimenti per l’abbattimento delle emissioni in atmosfera – ha aggiunto -, soprattutto grazie ai desolforatori dei gruppi a carbone, costati 70 milioni di euro. In totale sono stati 118 i milioni di euro spesi per ridurre le emissioni». L’obiettivo è «migliorare l’impatto ambientale e il rendimento energetico, mantenendo l’attuale livello occupazionale e condividendo con amministrazioni e cittadini gli strumenti da mettere in campo». L’amministrazione comunale si sta muovendo per rendere Monfalcone  sempre più sostenibile, ha detto l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo. Come? «Estendendo le aree pedonali, creando una rete di piste ciclabili, sistemando le zone cittadine con arredo urbano e illuminazione a basso impatto – ha risposto Schiavo -, cercando soluzioni alla mobilità con i piani del traffico urbano e intercomunale, promuovendo il trasporto pubblico locale e progetti di pedibus e bicibus, cercando di concretizzare progetti che possano togliere il traffico pesante dalle aree urbane». Legambiente è sempre stata di stimolo, ha ricordato il presidente locale, Michele Tonzar, elencando le battaglie degli ultimi anni, dal Corridoio 5 al sostegno alla raccolta differenziata. All’incontro sono intervenuti anche la presidente di Ambiente Italia, Maria Berrini, e Marcello Panettoni, presidente di Asstra-Associazioni trasporti pubblici. (la. bl.)

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