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Messaggero Veneto, 30 novembre 2008 
 
Monfalcone. L’assessore Luise: scelta dolorosa dopo attenti controlli  
Amianto, domani sarà chiuso il palasport
 
  
MONFALCONE. Sarà chiuso da domani il palazzetto dello sport di viale Cosulich, a Monfalcone. Nella struttura è stata riscontrata, infatti, la presenza di amianto e l’amministrazione comunale, nell’ottica di difesa della salute degli atleti, dei loro allenatori, ma anche degli spettatori e dei cittadini in generale, ha deciso, con ordinanza firmata dal sindaco, di chiudere la struttura.
La notizia è confermata dall’assessore allo Sport, Michele Luise, che spiega come la dolorosa decisione sia arrivata dopo verifiche e sopralluoghi attenti, ma che non hanno lasciato scelta.
«In seguito a un guasto dell’impianto di riscaldamento abbiamo scoperto che tutti i tubi sono ricoperti di amianto, cosa che d’altra parte è quasi logica, visto che la struttura risale a circa 40 anni fa. Abbiamo quindi fatto scattare il procedimento utile per capire come stessero davvero le cose e abbiamo affidato a una ditta esterna la verifica del problema, sopratutto rispetto alla polvere di amianto che sarebbe potuta essere presente nei locali», rileva.
La ditta ha sistemato misuratori e ha scoperto che in realtà polvere d’amianto era presente in quantità minima, soltanto in un angolo della tribuna e assolutamente assente sul parquet. Una situazione, quindi, sicura che consentito di non chiudere immediatamente, ma attendere l’esito dei controlli dell’azienda sanitaria, opportunamente avvisata e che ha inviato i suoi tecnici.
«Ma è emerso – dice – che non sarebbe stato sufficiente chiudere né un termoconvettore né tutto il riscaldamento per risolvere il problema. Oltretutto, vista la stagione, per norma non si può scendere sotto i 15 gradi e quindi comunque la struttura sarebbe stata inagibile».
La chiusura creerà certo difficoltà alle squadre e associazioni che si allenano e giocano al palazzetto: pallavolo e boxe dell’Ar Fincantieri, ma anche pallacanestro e arti marziali. L’assessore spiega come sia stato informato il gestore della palestra, l’Ar Fincantieri, appunto, con il presidente Carlo Fucile, che assieme alla consulta sport, con il presidente Abram, ha valutato la situazione per trovare delle soluzioni di emergenza. Per domani è convocata una riunione con le società sportive cittadine per riuscire a “incastrare” le attività in quelle già svolte in altre palestre.
Luise ha chiesto, quindi, al sindaco di fare il punto della situazione impianti in città e di avviare un tavolo di confronto e di lavoro a cui far partecipare anche la Provincia e la Regione.
«Occorre investire le risorse senza buttare via i soldi», dice ancora, chiedendo se valga la pena fare un intervento costosissimo su una struttura ormai vecchia e quindi «usare risorse senza dare poi risposte reali. È meglio concentrarsi allora su altri progetti» quali la realizzazione di un palazzetto mandamentale, cosa che l’assessore aveva già proposto all’inizio del suo mandato.
«Dobbiamo ragionare su questo perché non c’è miglior ammortizzatore sociale dello sport. Non vogliamo fare gli arroganti – conclude –, ma non si devono spendere milioni e milioni di euro. Basterà avere una struttura funzionale, che risponda a esigenze sovraccomunali». 
 
Il Piccolo, 30 novembre 2008
 
PROVVEDIMENTO DEL SINDACO  
Polveri di amianto, chiuso il palasport  
Rimaste senza palestra le squadre di volley e 500 tra atleti e studenti 
RISCONTRATE SULLE TRIBUNE TRACCE DEL MINERALE PROVENIENTI DALL’IMPIANTO DI RISCALDAMENTO
 
 
Il palazzetto dello sport di via Rossini da venerdì sera non è più agibile a causa della presenza, seppur minima, di polveri d’amianto, prodotte dalle cattive condizioni della coibentazione dell’impianto di riscaldamento vecchio di 40 anni. Il sindaco Gianfranco Pizzolitto, dopo le verifiche affidate a una società specializzata e i sopralluoghi dell’Azienda sanitaria, ha emesso l’ordinanza che ha decretato la chiusura dell’edificio a tempo indeterminato. Una decisione dovuta, come ha spiegato ieri l’assessore allo Sport Michele Luise, ma non facile. Il palazzetto dello sport è frequentato da oltre 500 tra atleti e bambini e ragazzi che frequentano le attività organizzate dall’Ar Fincantieri e ai quali vanno aggiunti anche gli studenti della sezione classica del liceo scientifico e dell’indirizzo alberghiero dell’Istituto professionale. L’edificio funziona infatti anche come palestra scolastica ed è evidente come la chiusura sta già creando enormi problemi.
L’Antonveneta di B2 femminile di pallavolo, campionato nazionale, avrebbe dovuto giocare in casa questo fine settimana e solo la disponibilità della Fipav pallavolo ha consentito di spostare la partita a Villa Vicentina. In assenza di un’alternativa, lo scontro sarebbe stato perso a tavolino per Monfalcone. L’assessore Luise ha convocato quindi per domani un incontro urgente con l’Ar Fincantieri, che gestisce fra l’altro l’impianto, la Consulta dello sport e i tecnici comunali per tentare di trovare delle soluzioni tampone che consentano di proseguire i campionati, ma anche l’attività giovanile. Luise ha però anche già chiesto al sindaco di aprire un tavolo con la Provincia, consiglieri regionali, Coni per fare il punto della situazione in materia di impiantistica sportiva e prendere delle decisioni conseguenti, vista anche l’insufficiente capienza della palestra polifunzionale di via Baden Powell.
Il problema del palasport, la cui età stava comunque già facendosi sentire in modo evidente, è emerso tre settimane fa a causa di un guasto dell’impianto di riscaldamento. «Siamo intervenuti e sono emerse le condizioni delle tubature coibentate in amianto – ha spiegato Luise -. Sono scattate subito le procedure per verificare lo stato delle cose. Abbiamo affidato a una ditta esterna specializzata l’incarico del controllo e, in base ai rilievi, abbiamo avvisato l’Ass per avere un giudizio sull’agibilità della struttura che alla fine è stato negativo, anche se va detto che minime tracce di polvere d’amianto sono state rinvenute in un solo punto delle tribune». Non è nemmeno pensabile, vista la stagione, chiudere il riscaldamento e basta, perché se la temperatura scende sotto i 15 gradi, il palazzetto comunque non è agibile. «Ci rendiamo perfettamente conto dei problemi creati all’attività agonistica e non agonistica – ha detto ieri Luise -. Proprio per questo non abbiamo dato subito l’allarme, anche perché era possibile che fosse sufficiente un intervento tampone per arrivare alla primavera. Dopo il primo sopralluogo dell’Ass pareva bastasse escludere un solo termoventilatore, ma il secondo ha escluso questa possibilità e quindi per precauzione è scattata l’ordinanza da parte del sindaco». La chiusura del palazzetto impone comunque, secondo Luise, una riflessione e una decisione in materia di strutture, «soprattutto se si crede che lo sport abbia una funzione di ammortizzatore sociale nel nostro territorio». L’assessore pensa sempre a un palazzetto di portata mandamentale da 3mila posti, anche se il problema di fondo resta quello della tempistica della realizzazione, al di là del reperimento dei fondi. L’ente locale invece a questo punto sta valutando se e come mettere mano al palazzetto di via Rossini, perché le carenze dell’edificio non si fermano all’impianto di riscaldamento. «Soprattutto a Monfalcone, già provata dal dramma dell’amianto, viene prima di tutto la salute – ha affermato ieri il presidente dell’Ar Fincantieri Carlo Fucile -. Il problema creato però dalla chiusura del palazzetto è enorme. Sono tra le 500 e le 600 persone a frequentare la struttura, scuole escluse».
Laura Blasich

Il Piccolo, 01 dicembre 2008
 
DOPO LA CHIUSURA DELL’IMPIANTO DI VIA ROSSINI PER LA PRESENZA DI POLVERI DI AMIANTO
Seicento giovani a caccia di una palestra Luise rilancia: «Palasport da 3000 posti» 
Oggi incontro tra Comune, società e Consulta per trovare una soluzione a breve termine

 
Seicento giovani all’improvviso senza palestra: match di volley di campionati nazionali da spostare, centinaia di atleti e mini-atleti senza un parquet di allenamento, pugili costretti a traslocare, studenti senza un luogo per l’educazione fisica. L’ordinanza di chiusura immediata del palasport di via Rossini da parte del sindaco Gianfranco Pizzolitto, per la riscontrata presenza di tracce di amianto provenienti dall’impianto di riscaldamento, rischia di mettere in ginocchio il mondo dello sport cittadino. La chiusura del palazzetto per amianto era forse prevedibile visti i 40 anni di età dell’edificio, ma riapre la questione della presenza e delle bonifiche del minerale-killer non ancora completate a 16 anni dall’entrata in vigore della legge 257 del 1992 di messa al bando dell’amianto in Italia.
Oggi pomeriggio, Comune, società e Consulta dello sport si incontreranno per definire un piano per l’immediato, a media e a lunga scadenza. Ma quali soluzioni si profilano? L’assessore allo Sport Michele Luise non nasconde una grande preoccupazione: «Per l’immediato – afferma – non ci sono alternative. Dovremo trovare ospitalità negli impianti mandamentali, magari fornendo un supporto economico alle società e alle famiglie. Per il lungo termine, ritengo che vada ripresa in esame la proposta di un palasport-contenitore a livello mandamentale». E sul sito Luise prospetta due proposte: un’area baricentrica della provinciale Monfalcone-Grado o, addirittura, l’area dell’ex discoteca Hippodrome, accanto al campo sportivo di via Boito, in totale abbandono da anni e la cui conversione in mini centro commerciale sembra sempre più problematica.
Ma è l’immediato a preoccupare le società. L’Ar Fincantieri, che con le sue squadre di volley occupa ogni giorno la struttura, chiede il ripristino immediato dell’agibilità del palazzetto. E questa soluzione porterà oggi al tavolo tecnico aperto dall’assessore Luise. Ma sedi alternative servono a tutte le attività finora ospitate dal palazzetto, cioé pallavolo femminile e maschile, ginnastica artistica, pugilato, motricità per i più piccoli, e frequentate da oltre 500 persone. Senza contare gli studenti della sezione classica del liceo scientifico e dell’indirizzo alberghiero del Professionale che la utilizzavano ogni mattina. La chiusura del palazzetto, arrivata dopo i sopralluoghi effettuati dall’Ass a seguito del guasto dell’impianto termico che ha fatto emergere la presenza di amianto, rischia di mettere a rischio non solo o non tanto i campionati, con quanto ne consegue anche sul piano economico, ma anche tutta l’attività giovanile e dilettantistica e il regolare svolgimento degli allenamenti.
«Ci siamo preparati per tempo, fortunatamente – afferma il presidente dell’Antonveneta che milita nel campionato di B2 femminile, Roberto Lorenzini -, e quindi abbiamo trovato e troveremo ospitalità dalle società del vicinato per le 9 partite che ancora ci rimangono da giocare in casa. Resta il problema degli allenamenti che per le prime squadre sono giornalieri, perché è quasi impensabile trovare spazi a Monfalcone». La pallavolo dell’Ar Fincantieri conta oltre 200 atleti e, quindi, la società prevede un possibile ridimensionamento dell’attività non agonistica.
«A preoccupare sono le tempistiche della soluzione del problema – aggiunge Lorenzini -, perché abbiamo fatto valutare la situazione da tecnici e sembra che il guasto all’impianto di riscaldamento si possa risolvere a breve. Per quel che riguarda l’amianto, i valori invece sono nella norma e la presenza di polveri è concentrata in una piccola zona delle tribune. Se c’è la volontà di mettere mano alla questione, credo che tempo un mese il problema potrebbe essere risolto. Anche se penso che il palazzetto non sarà più aperto in questa stagione». Lorenzini ritiene, in ogni caso, che la via da praticare sia quella di rimettere in carreggiata l’impianto di via Rossini, la cui capienza, circa 250 posti a sedere, viene ritenuta sufficiente dalla società.
A dover fare i conti con l’esigenza di individuare una sede alternativa c’è anche il settore pugilistico dell’Ar Fincantieri, che conta una trentina di atleti, tra amatori e agonisti. «Ci sono allenamenti e appuntamenti da rispettare – spiega Moreno Luxich, uno degli insegnanti -. Il settore è in ripresa, c’è stato il cambio generazionale, abbiamo dei risultati. Auspico davvero che la cosa si risolva quanto prima, perché per noi si tratterebbe di spostare il ring e le attrezzature per l’allenamento».

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