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Il Piccolo, 22 settembre 2010
 
SI TEME IL MANCATO RIASSORBIMENTO 
Gli ex Ineos: Mangiarotti rispetti i patti

Gli ex dipendenti di Ineosfilms Monfalcone (ex Adriaplast) chiedono il rispetto dei patti alla Mangiarotti Spa. Preoccupati dalle affermazioni provenienti dall’azienda in merito al reperimento di personale anche dalle realtà aziendali del territorio colpite dalla crisi, come la Eurogroup e la Eaton. La questione è stata al centro di un’assemblea, l’altra sera, a Staranzano, alla quale hanno partecipato i sindaci di Monfalcone e Staranzano, Gianfranco Pizzolito e Lorenzo Presot, il consigliere provinciale Alessandro Perrone e i rappresentanti di tutti i partiti, tra cui il segretario provinciale di Prc, Alessandro Saullo, e il segretario del Partito democratico di Monfalcone, Paolo Frisenna. La ex Rsu di via Timavo, «che pur non ufficialmente continua ad essere punto di riferimento per i lavoratori ex Ineos», ha convocato la riunione in considerazione dello «sconcerto» riconducibile a quanto sostenuto dalla Mangiarotti, che ha parlato di un accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. «Questo accordo, apparentemente soddisfacente – è stato sottolineato -, in realtà annulla gli impegni preesistenti nei confronti dei lavoratori ex Ineos che hanno frequentato i lunghi percorsi di riqualificazione professionale, finanziati con fondi pubblici, richiesti, tra gli altri, dalla stessa Mangiarotti che ha pure fornito indicazioni precise sul tipo di figura professionale di cui avrebbero avuto bisogno a Monfalcone». L’accordo tra la Mangiarotti e le Organizzazioni sindacali che lo hanno sottoscritto, è stato ancora evidenziato, per quanto legittimo, esclude i lavoratori ex Ineos che si trovano in mobilità, quindi licenziati a tutti gli effetti, quando non scoperti dagli ammortizzatori sociali. Volendo evitare a tutti i costi scenari di conflitto tra lavoratori delle fabbriche in crisi, il sindaco Pizzolitto e il presidente della Provincia Gherghetta sono stati incaricati dall’assemblea di convocare entro 2 settimane un incontro tra le parti, Mangiarotti compresa, per riprendere il percorso che «avrebbe già dovuto condurre i lavoratori ex Ineos che hanno frequentato con profitto i corsi di riqualificazione all’assunzione presso la Mangiarotti». Ribadendo gli impegni enunciati al subentro del gruppo friulano, sarà richiesto alla Mangiarotti di farsi carico anche delle figure di impiegati amministrativi qualora la fase d’espansione che l’ha portata a Monfalcone richiedesse figure professionali specifiche.

Il Piccolo, 01 ottobre 2010

LA PROPRIETÀ HA ILLUSTRATO I SUOI PROGRAMMI PER IL SITO DI MONFALCONE 
Mangiarotti, 70 assunzioni ma solo 7 ex Ineos 
L’azienda precisa: «Non c’è alcun accordo esclusivo, cerchiamo gente superspecializzata»

di LAURA BORSANI

Una settantina di lavoratori altamente specializzati. Tanto per cominciare, ai fini dell’apertura del sito in via Timavo della Mangiarotti Spa che si prepara a mettere in campo, nell’ambito di 40mila metri quadrati di superficie acquisita e già in stato avanzato di realizzazione, la produzione di componenti per le centrali nucleari. Ma per i lavoratori dell’ex Ineos la ricerca dell’azienda si è fermata sette dipendenti. Per gli altri, si ipotizza almeno una quarantina, resta l’incertezza (tre avevano già rinunciato).
EX INEOS. Il reperimento di maestranze adeguate alle esigenze della società che intende avviare l’attività nel secondo semestre del 2011, è tutt’altro che semplice e scontato. Tanto da aver sottoscritto un accordo con le organizzazioni sindacali provinciali, Fim, Fiom e Uilm, che permetta entro tempi ragionevoli di acquisire e preparare la forza lavoro necessaria. Perchè la Mangiarotti Spa su questo punto è chiara: «Non abbiamo preclusioni di sorta ai fini delle assunzioni. Cerchiamo personale dotato di una specializzazione spinta. Non abbiamo pertanto sottoscritto alcuna intesa esclusiva». Lo sottolineano i proprietari della società, che annovera le sedi di Sedegliano e di Milano, Tarcisio Pio Testa e Paolo Di Salvio, assieme al direttore generale, Davide Vanin. Il riferimento è evidente: con i lavoratori dell’ex Ineos non c’è alcun impegno prestabilito, attenendosi invece ad una ricerca che tiene conto solo dell’istanza professionale. I dirigenti dicono di più: «A suo tempo – spiega Testa – la Provincia di Gorizia ha dato piena disponibilità a organizzare corsi di formazione professionale per i quali la nostra società ha garantito un supporto di consulenza gratuito. Ma il risultato, ad oggi, è stato ampiamente negativo. Abbiamo comunque già assunto alcuni lavoratori dell’ex Ineos, altri ancora hanno rinunciato. Le nostre esigenze sono quelle di reperire in tempi brevi personale adeguato».
AZIENDE IN CRISI. Da qui il recente accordo formalizzato tra la società e le organizzazioni sindacali, che «va nella direzione di un unico obiettivo – sottolineano i dirigenti -, perseguito fin dall’inizio, quando la società nel settembre 2008, comunicò il suo arrivo a Monfalcone: assumere personale in grado di garantire una produzione ad elevato contenuto tecnologico». Il rigore è tale, da sottoporre i dipendenti non solo ad un monitoraggio costante, ma anche ad una semestrale verifica di certificazione ai fini del mantenimento delle performance professionali. Un’operazione ad ampio raggio, il reperimento di lavoratori. A partire da quelli delle aziende in crisi, come Eurogroup e Eaton, per i quali è stata ravvisata una tipologia professionale compatibile. Ma le prospettive sono altre, volendo attingere personale laureato dagli atenei e diplomati preparati negli istituti del territorio. Testa osserva: «Abbiamo acquisito il terreno in via Timavo 59 poichè garantisce lo sbocco a mare e un pescaggio adeguato. Oltre ad un investimento importante, puntiamo su un’occupazione che riteniamo necessariamente qualificata, non potendo accettare richieste indistinte». La società s’è rivolta al Centro per l’impiego di Monfalcone per l’assunzione di 45 persone. La ricerca guarda anche ad una quindicina di figure di livello medio-alto. «Questi – concludono i dirigenti – sono i patti con il territorio, in collaborazione con i sindacati, gli Uffici del lavoro e la Provincia».
I SINDACATI. Dai sindacati giungono le conferme: «Fermo restando la solidarietà ai lavoratori dell’ex Ineos, con i quali rimaniamo disponibili ad un incontro – hanno osservato i segretari provinciali di Fiom e Fim, Thomas Casotto e Gianpiero Turus -, e che i lavoratori sono tutti uguali avendo diritto ad ogni sostegno possibile, l’accordo formalizzato è inequivocabile: verificare possibili assunzioni tra i lavoratori di Eurogroup e Eaton risultati più consoni alla tipologia produttiva richiesta, ma senza escludere altre aziende. Quanto all’aspetto formativo, riteniamo che le istituzioni regionali non abbiano fatto abbastanza per garantire adeguati percorsi di riqualificazione finalizzati al reintegro lavorativo. L’accordo vuole tutelare l’occupazione senza alcuna esclusione. Se qualcuno ha voluto cogliervi una mancata promessa, se ne assumerà le responsabilità».

IL PRESIDENTE DELLA PROVINCIA EVITA POLEMICHE 
Gherghetta ora vuole mediare: «Un tavolo con azienda e sindacati»
«Se è vero che i corsi non hanno funzionato almeno ce lo dicano»

Il presidente della Provincia, Enrico Gherghetta, non intende fare alcuna polemica volendo piuttosto ricercare le soluzioni migliori: «Certo – osserva -, non abbiamo siglato formalmente alcuna intesa per gli ex lavoratori dell’Ineos, ma la società aveva a suo tempo espresso la disponibilità a prendere in considerazione quanti avrebbero partecipato ai corsi di formazione sostenuti dalla Provincia e richiesti dalla stessa Mangiarotti».
Il presidente, evidenziando il momento critico per l’occupazione sul territorio e nel rispetto delle difficoltà dei lavoratori e delle loro famiglie, ritiene necessaria, come già proposto dal sindaco Gianfranco Pizzolitto, la convocazione di un tavolo di confronto tra l’azienda e le organizzazioni sindacali, che intende organizzare a breve in Provincia a Gorizia.
Gherghetta pertanto argomenta: «Ritengo sia opportuno fare il punto della situazione e chiarire la questione. Mi chiedo perchè sono stati eseguiti i corsi di formazione, se la Mangiarotti ora sostiene che non hanno prodotto i risultati auspicati. Per questo intendo convocare il tavolo di confronto».
Il presidente aggiunge: «Quando si parla di occupazione e di crisi economica, lo spirito delle istituzioni pubbliche, e in questo caso della Provincia, deve essere necessariamente quello di tutelare e sostenere prima di tutto i lavoratori del proprio territorio. Lavoratori che vanno considerati sullo stesso piano, evitando distinzioni tra maestranze di serie A e maestranze di serie B. In questo senso – continua Gherghetta – la Provincia cerca di affrontare al meglio il problema dei posti di lavoro. L’impegno resta improntato in questa direzione, a salvaguardia del tessuto sociale».
Gherghetta quindi conclude: «Abbiamo seguito e seguiamo quotidianamente i lavoratori dell’ex Ineos, che rappresentano la situazione più pesante sotto il profilo dell’impatto sociale, ma ne stiamo seguendo e ne seguiremo anche altri che potranno essere colpiti dalla crisi».

Il Piccolo, 05 novembre 2010 
 
TRATTATIVE IN CORSO CON IL LIQUIDATORE. TEMPO FINO A DICEMBRE 
Tads Metals vuole acquistare Eurogroup

C’è un acquirente per lo stabilimento di Eurogroup di Monfalcone, nato una decina d’anni fa per rispondere alle esigenze produttive di Fincantieri ed entrato in crisi lo scorso anno proprio a causa della riduzione degli ordini legati al colosso della cantieristica. Si tratta di Tad Metals, società della famiglia Agarini, sbarcata nel 2009 in regione per creare un hub logistico a Trieste e un centro per la lavorazione dell’acciaio inox in Friuli Venezia Giulia. Le trattative con il liquidatore di Eurogroup, che corrisponde alla proprietà, sono in corso. Un incontro decisivo è atteso entro la metà della prossima settimana. Dall’esito della trattativa dipende il futuro di 85 lavoratori, in cassa integrazione straordinaria dallo scorso marzo, e delle loro famiglie. Unicredit, istituto bancario di riferimento per Eurogroup, ha deciso di concedere ancora fiducia alla società. Unicredit ha posto però come termine la fine di dicembre: se nel giro di meno di due mesi non sarà definito il futuro dello stabilimento, la fiducia verrà meno ed Eurogroup dovrà avviare la procedura di fallimento. In ogni caso la cassa integrazione straordinaria si concluderà a marzo per i lavoratori, il cui rischio è quello di finire comunque in mobilità, perché i tempi sono molti stretti e il periodo di transizione tra Eurogroup e Tad Metals potrebbe non essere così immediato. Ecco perché ieri i rappresentanti delle segreterie provinciali di Fiom e Uilm, Rsu e lavoratori hanno voluto incontrare il sindaco Gianfranco Pizzolitto. «Il progetto di Tad Metals Friuli, compartecipata da Friulia, sarebbe quello di importare acciaio coreano – ha spiegato ieri Fabio Baldassi della segreteria provinciale della Fiom – in parte per rivenderlo sul mercato italiano in parte per lavorarlo nello stabilimento del Lisert, sfruttando quindi la vicinanza al porto». Il piano industriale di Tad Metals garantirebbe però occupazione solo a una cinquantina dell’ottantina di lavoratori di Eurogroup. «Al momento si tratta comunque dell’opzione migliore – ha aggiunto Baldassi -, dopo che i contatti con una grande multinazionale indiana sono evaporati. L’altro soggetto interessato al sito era un operatore della logistica spagnolo che avrebbe reimpiegato solo una decina di persone». In vista dell’incontro, nodale, della prossima settimana i sindacati e i lavoratori hanno chiesto il supporto delle istituzioni. Il sindaco ieri si è immediatamente attivato per un primo incontro con la Provincia, dando la propria disponibilità a creare anche un contatto con la prefettura, se si rivelasse necessario. «Purtroppo la crisi di Eurogroup è frutto delle scelte produttive effettuate da Fincantieri – ha detto il sindaco – e sulle quali bisogna iniziare a riflettere, per gli impatti sociali che producono, ma non solo. Mi chiedo se l’attuale politica di esternalizzazione produca a lungo termine i risultati di qualità e competitività utili alla stessa società».

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Repubblica, 8 luglio 2010

Milano, tensione al corteo degli operai. “Feriti in cinque per le manganellate”
Scontri durante la protesta per la Mangiarotti. La questura: “Non si sono fermati nel punto prestabilito”

Momenti di tensione nel centro di Milano, quando il corteo degli operai della Mangiarotti nuclear a pochi passi dalla prefettura è stato caricato dagli agenti in tenuta antisommossa e cinque lavoratori sono rimasti feriti. A denunciare l’episodio è un delegato Fiom della Rsu dello stabilimento milanese che rischia la chiusura per il trasferimento della produzione a Udine. Ma fonti della questura smentiscono le cariche facendo invece cenno ad “azioni di contenimento”: i manifestanti non si sarebbero fermati nel punto prestabilito.
“Il percorso del corteo era stato autorizzato – ha affermato Rosario Schiettini, delegato della Fiom nell’azienda che produce componenti per l’industria nucleare – ma all’imbocco di corso Monforte uno schieramento di forze dell’ordine ci ha impedito di arrivare fino al portone della prefettura. Sono partite le cariche e cinque operai sono stati colpiti dalle manganellate: uno di loro è stato portato via in ambulanza”.
La giornata di mobilitazione degli operai della Mangiarotti era iniziata davanti al consolato francese per impedire che la committente Areva chiedesse il trasferimento delle commesse dallo stabilimento di Milano. Dopo un colloquio fra un gruppo di sindacalisti e il diplomatico francese, il corteo a cui hanno partecipato anche una delegazione dei lavoratori della Maflow di Trezzano sul Naviglio e alcuni esponenti dei centri sociali, ha tentato di raggiungere la prefettura per chiedere al rappresentante provinciale del governo il rispetto di una sentenza che impone alla proprietà di mantenere la produzione nello stabilimento milanese. Dopo gli scontri una delegazione di rappresentati sindacali è riuscita a ottenere un’udienza in prefettura.

Articolo e galleria fotografica su Repubblica

Il Piccolo, 16 settembre 2009 
 
L’AZIENDA SUBENTRATA A INEOS PUÒ COMINCIARE LA COSTRUZIONE DEI NUOVI CAPANNONI  
La Mangiarotti cancella la vecchia Solvay  
Concessione edilizia col ”brivido”: contestava la produzione legata al nucleare
 
 
La Mangiarotti è pronta ad avviare la costruzione del nuovo stabilimento del Lisert, che sorgerà al posto dell’ex Adriaplast e poi Ineos Films, di cui non rimane ormai più nulla. I lavori inizieranno nelle prossime settimane, dopo che la società ha ottenuto il rilascio della concessione edilizia a costruire dal Comune di Monfalcone. Non senza un brivido finale, comunque, perchè in commissione edilizia, deputata a emettere il parere sul rilascio delle concessioni, qualcuno ha posto il problema della produzione che Mangiarotti effettuerà a Monfalcone, legata a doppio filo al settore dell’energia nucleare. «Possibile che a Monfalcone, che ha deciso di essere città denuclearizzata, si dia il via libera a un sito industriale che produrrà componenti per centrali nucleari?» è stato l’interrogativo posto, con forza, da un componente della commissione, anche se in ballo c’erano e ci sono un investimento da 100 milioni di euro e la creazione di almeno 200 posti di lavoro qualificati. Elementi che alla fine hanno pesato, visto che la concessione è stata rilasciata, ma lo hanno fatto anche a fronte delle esperienze accumulate nel corso degli ultimi 15 anni. Monfalcone, città industriale e sede di centrale termoelettrica che ha tutte le sue ragioni per non voler accogliere altri insediamenti impattanti, qualche occasione interessante l’ha già lasciata alle spalle (una su tutte il terminal della Snam, che comportava anche progetti per la città per un valore di oltre 50 milioni di euro) e la lezione sembra averla imparata, pur prestando sempre un occhio di riguardo all’ambiente e alla salute. L’operazione di riconversione del sito ex Ineos è in ogni caso decisamente importante per una città alle prese con le ripercussioni della crisi economica e ancora alla ricerca di una diversificazione della propria economia. Mangiarotti, che ha completato ormai la demolizione delle strutture preesistenti nell’area di via Timavo, investirà in totale 100 milioni di euro a Monfalcone. La società punta a realizzare il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari nell’arco di un anno e avviare quindi l’attività all’inizio del 2011. Della vecchia Adriaplast e quindi della storica presenza della Solvay a Monfalcone non rimarrà quindi pressochè nulla, se non il nucleo delle palazzine liberty realizzate in un’area adiacente allo stabilimento. Il progetto comprende la ristrutturazione di una delle residenze storiche, che la società pensa di adibire a foresteria interna. (la.bl.)

Il Piccolo, 10 febbraio 2010
 
Sparito il boschetto vicino all’ex Solvay 
Mangiarotti prepara la realizzazione del quartier generale

La presenza di Mangiarotti a Monfalcone è già una realtà. La struttura del grande capannone in cui saranno realizzate turbine per centrali nucleari svetta sulla zona industriale-portuale del Lisert, ben visibile da via Timavo. Mangiarotti, del resto, punta a realizzare entro un anno il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per impianti a energia nucleare nell’arco e di avviare quindi l’attività all’inizio del 2011. Il progetto sta prendendo forma nel suo insieme, compresa la parte relativa alla creazione di un nuovo accesso su via Vittorio Veneto per i mezzi dei fornitori e di un parcheggio, pure raggiungibile da questa strada, per i dipendenti. Quest’ultimo intervento ha però di fatto comportato l’eliminazione dell’ampia fascia di verde, ormai un boschetto in piena regola, che circondava l’area residenziale sorta negli anni ’30 a fianco dello stabilimento della Solvay. Le “ville dei dirigenti” possono ancora contare su ampii giardini di proprietà, in cui svettano alberi ormai non tanto distanti dal secolo, ma sembrano stranamente isolate e molto più esposte all’ambiente industriale in cui sono peraltro da sempre inserite. Nonostante la vicinanza del porto, della fabbrica e, oltre via Vittorio Veneto, della centrale termoelettrica, la fascia di verde era cresciuta tranquilla, diventando, assieme ai grandi giardini, un rifugio per la fauna selvatica, dagli scoiattoli ai fagiani. La scomparsa del boschetto era inclusa nel progetto e quindi prevedibile, ma ha comunque rattristato le famiglie che abitano nel “villaggio”. «Dispiace sempre se una fetta di verde scompare, ma credo si debba tenere a mente che il problema di fondo per l’ex Ineos era quello di individuare un riutilizzo industriale dell’area che creasse occupazione, come sta avvenendo», tiene a sottolineare l’assessore all’Urbanistica e lavori pubblici Massimo Schiavo. Il progetto per il quale Mangiarotti ha ottenuto l’autorizzazione a costruire da parte del Comune prevede comunque anche una nuova piantumazione e sistemazione del verde nell’ambito ex Ineos. Delle sei ville destinate ai dirigenti che compongono il “villaggio Solvay” due sono state fra l’altro acquisite da Mangiarotti. L’obiettivo è di andare alla ristrutturazione dei due edifici per realizzarvi una foresteria. Il progetto comprende anche un capannone destinato alla produzione di 40mila mq con un’altezza variabile (23-32 m) e un fabbricato di 1.800 mq per la mensa. (la. bl.)

Il Piccolo, 04 maggio 2010
 
TRASFERIMENTO DELLA PRODUZIONE DA MILANO IN REGIONE 
Protesta contro la Mangiarotti

È protesta contro la Mangiarotti, la società che ha acquistato i terreni ex Ineos a Monfalcone. Ma non da parte dei lavoratori monfalconesi, che sperano di essere riassorbiti. Bensì da quelli della Mangiarotti Nuclear di Milano che domani saranno a Trieste per manifestare contro il temuto trasferimento della produzione nella nostra regione. Una protesta che potrebbe incidere sul riassorbimento degli ex Ineos che hanno perso il lavoro. E non solo perchè la professionalità richiesta è molto elevata e specifica, visto il prodotto che sarà realizzato nel sito, cioè grandi componenti per centrali nucleari. Una parte della manodopera dello stabilimento in fase di completamento al Lisert potrebbe arrivare quindi da Milano, cioè dall’ex fabbrica Ansaldo Nucleare e poi Camozzi, che ha ceduto l’attività (ma non il terreno) a Mangiarotti nel 2008. Da mesi le Rsu del sito milanese sono in lotta contro la società accusata di non aver mantenuto i patti, dirottando un’importante commessa di Westinghouse per una centrale cinese verso lo stabilimento di Pannellia di Sedegliano in provincia di Udine. I 136 lavoratori della Mangiarotti Nuclear sono convinti che l’obiettivo sia trasferire tutta la produzione tra il Friuli e Monfalcone, chiudendo Milano la cui area sarebbe oggetto di una speculazione edilizia. Di certo c’è che le Rsu e i lavoratori della fabbrica saranno domani a Trieste per protestare sotto la sede della Regione e in Friuli davanti alla sede della Mangiarotti. Secondo i rappresentanti sindacali milanesi, una parte dei lavoratori sarà costretta ad accettare il trasferimento a Monfalcone, riducendo il numero di manodopera locale riassorbibile nella nuova attività industriale del Lisert. Mangiarotti ha comunque mantenuto l’impegno di utilizzare ex dipendenti Ineos e lavoratori locali negli interventi di ripristino del sito, realizzazione dei nuovi impianti e poi nell’avvio degli stessi. (la.bl.)

Il Piccolo, 06 maggio 2010
 
Mangiarotti fra due fuochi, ex Ineos e Nuclear di Sesto si contendono i posti di lavoro
Protesta a Trieste delle maestranze della fabbrica lombarda

Siamo alla ”guerra dei poveri” tra i lavoratori della Mangiarotti. Di fronte le maestranze della Mangiarotti Nuclear di Sesto San Giovanni e quelli dell’ex Ineos di Monfalcone. Tutti rischiano di restare senza lavoro e rivendicano la tutela dei loro posti. Una guerra che ha visto ieri i lavoratori lombardi manifestare a Trieste. La Regione, che li ha ricevuti in delegazione, si è detta disponibile a avviare un confronto con l’azienda e con le istituzioni sul riassetto della Mangiarotti Nuclear, che ha sede in Friuli Venezia Giulia e un’unità produttiva anche in Lombardia.
È quanto almeno emerso nell’incontro che l’assessore alle Attività produttive Luca Ciriani ha avuto ieri con i lavoratori dello stabilimento di Sesto che hanno espresso la preoccupazione per un progressivo ridimensionamento del ”loro” stabilimento a rischio di chiusura, soprattutto dopo che la Mangiarotti Nuclear, che produce componenti per centrali nucleari, ha rilevato il sito della ex Ineos di Monfalcone, scelto per il suo diretto collegamento con le banchine portuali. L’azienda ha recentemente chiesto di prolungare la cassa integrazione per l’80% degli addetti di Sesto, un centinaio. I rappresentanti di Sesto si pongono l’obiettivo di mantenere in Lombardia la progettazione e la produzione dei componenti meccanici, che verrebbero poi assemblati a Monfalcone, secondo gli impegni a suo tempo sottoscritti con l’ex proprietà dello stabilimento lombardo, il Gruppo Camozzi. È stata sottolineata l’alta professionalità delle maestranze di Sesto, non riproducibile facilmente altrove. Ciriani ha assicurato che saranno condotti alcuni approfondimenti sui programmi della Mangiarotti Nuclear, coinvolgendo il Comune e il Consorzio industriale di Monfalcone, assieme alla Provincia di Gorizia.

Il Piccolo, 09 maggio 2010

L’OPERAZIONE DI RICONVERSIONE DELL’AREA COSTA 100 MILIONI DI EURO 
Mangiarotti a regime nel 2011, lavoro per 200 
L’azienda assorbirà i disoccupati Ineos. Le prime 40 assunzioni riguarderanno operai specializzati

di LAURA BORSANI

Mangiarotti intende andare a regime con il nuovo stabilimento in costruzione nell’area già accupata dalla Ineos nell’arco del prossimo anno. Secondo le ipotesi di massima, si prevede, per una prima fase, l’assunzione di una quarantina di dipendenti specializzati, considerando che solo il 2-3% sarà personale generico. Un avvio che presuppone ulteriori sviluppi, incrementando progressivamente l’occupazione, in base alle commesse assegnate. Si parla di 200 posti di lavoro. È a Monfalcone pertanto che si trasferirà la produzione di apparecchiature per il settore nucleare dallo stabilimento Mangiarotti Nuclear di Milano per il quale l’azienda ha recentemente richiesto il prolungamento della cassa integrazione per l’80% degli addetti, un centinaio. Decisione che ha provocato la protesta dei lavoratori lombardi, giunti nei giorni scorsi a Trieste. L’operazione di riconversione del sito nella zona industriale del Lisert, da 100 milioni di euro, prevede la realizzazione di un capannone su un’area di 40mila metri quadrati, con possibilità di ulteriori ampliamenti. Nel progetto rientra anche la realizzazione di un fabbricato-mensa per i dipendenti, oltre alla palazzina uffici e direzionale. La città mantiene ancora il ricordo delle manifestazioni dei lavoratori ex Ineos. Nel 2007 alcuni lavoratori salirono sul silos dello stabilimento rimanendovi diversi giorni per cercare di salvare il posto.
E ora il piano industriale della Mangiarotti, società con sede in Friuli, a Sedegliano, è tracciato. Nel capoluogo lombardo rimarranno i settori amministrativi, acquisti e qualità, progettazione e ingegneristica dove, nei nuovi uffici sono occupati oltre 40 dipendenti. A Milano si prospetta inoltre la realizzazione di un centro tecnologico di riferimento, con l’impiego di addetti preparati nell’ambito delle saldature e della realizzazione di protitipi. Intanto per il sito monfalconese l’azienda cerca dipendenti qualificati. Anche avvalendosi dei corsi specializzati organizzati da Provincia di Gorizia e Regione, per i quali ha «garantito il massimo appoggio» di fronte alla necessità di reperire personale secondo precisi requisiti. A spiegarlo è il direttore generale della Mangiarotti Spa, Davide Vanin: si tratta di una ricerca oculata, considerata la tipologia produttiva. Un impegno anche finalizzato al riassorbimento degli ex lavoratori Ineos in mobilità? Il direttore spiega: «Abbiamo già assorbito una decina di lavoratori impiegati negli stabilimenti di Pannellia di Sedegliano e di San Giorgio di Nogaro. Faremo ulteriori assunzioni, perchè lo stabilimento di Monfalcone è grande. Ma sono legate a precisi requisiti, personale caratterizzato da una specializzazione spinta. Giovane se possibile, ma anche per chi ha superato i 40 anni c’è comunque la possibilità di rimettersi in gioco. Per questo abbiamo avviato la collaborazione con la Provincia di Gorizia e la Regione per l’istituzione di corsi funzionali alla nostra produzione. È un processo lento». E i dipendenti di Milano? Il direttore Vanin osserva: «Il piano industriale sviluppato dall’azienda parte nel 2007 con l’acquisizione da Ansaldo-Camozzi dello stabilimento di Milano, compreso il progetto industriale. Con ciò, a fronte dell’accettazione e della sottoscrizione dell’accordo da parte dei sindacati. Ci stiamo attenendo a quel piano industriale, redatto dalla Camozzi assieme alle organizzazioni sindacali. Non c’è stata alcuna imposizione, nè baratto. L’accordo prevedeva la realizzazione del sito produttivo con sbocco a mare. L’impegno riguardava altresì il mantenimento dei lavoratori. È questo il punto in discussione. La Mangiarotti Spa mantiene tutto il personale impiegato nei nuovi uffici milanesi, che comprendono la parte amministrativa, ingegneristica, di progettazione, acquisto, qualità. Inoltre, proprio per seguire il piano industriale e per voler dare una risposta al territorio, l’azienda intende realizzare un Centro tecnologico di riferimento, più congegnale a Milano. Ma l’accordo prevedeva che dopo il 2010 lo stabilimento produttivo sarebbe stato trasferito».

E la Provincia riqualifica i ”pirati” 
Corsi ad hoc per chi è rimasto senza posto

 
La Provincia, in collaborazione con il Comune e la Regione, procede con il piano di riqualificazione e di ricollocazione dei lavoratori dell’ex Ineos. Il presidente Enrico Gherghetta fornisce l’ultimo report: dei 107 lavoratori in mobilità presi in carico, 47 sono stati ricollocati, 30 a tempo indeterminato e 17 a tempo determinato. Lavoratori, questi ultimi, che «assieme all’assessore Pascolin e al Centro per l’impiego, seguiamo verificando le scadenze dei contratti e l’evoluzione affinchè queste posizioni professionali diventino definitive». I pensionati o a ridosso della quiescenza sono 15. Sono 45 i lavoratori in cerca di occupazione, di cui 10 impegnati nei lavori socialmente utili: «Anche in questo caso – dice il presidente -, l’attenzione è costante». Degli altri 35 disoccupati, 24 sono impegnati nei corsi di riqualificazione, per la preparazione di saldatori, mentre 11 non si sono più rivolti alla Provincia.
I corsi sono stati avviati su indicazione della stessa Mangiarotti. Il primo si è concluso e ha riguardato una decina di persone: «Saranno convocati dall’azienda – dice Gherghetta – per verificare i requisiti professionali e la possibilità di procedere con le assunzioni». È ora in atto il secondo corso per saldatori e ne seguirà un terzo. L’operazione è finalizzata al coinvolgimento di tutti i lavoratori ancora in cerca di occupazione. «I corsi – spiega Gherghetta – sono prevalentemente orientati sulle esigenze professionali della Mangiarotti, ma ciò non esclude che i lavoratori formati possano trovare collocamento in altre aziende». Il presidente tiene conto anche dei disoccupati che non hanno seguito i corsi e dei lavoratori rientranti nella categoria dell’invalidità. Come pure coloro che, dopo la mobilità, hanno di fronte 2-3 anni prima di maturare la pensione. «Sono tutte situazioni – conclude – che continuiamo a seguire. Gli incontri con i lavoratori sono mensili. Viene affrontato l’aspetto professionale e occupazionale tenendo conto anche della persona nel suo insieme. La vicenda-Ineos deve diventare un modello di gestione delle crisi aziendali e gli uffici della Provincia devono rappresentare una sorta di laboratorio di eccellenza. Non è facile, ma l’impegno resta quello di non abbandonare alcun lavoratore».

Il Piccolo, 14 maggio 2010
 
INVESTIMENTO DI 120 MILIONI SOSTENUTO DA FRIE E FRIULIA CON 27,5 MILIONI 
Mangiarotti, via alla produzione già a metà 2011

Circa 120 milioni di euro saranno investiti dal gruppo Mangiarotti, specializzato nella produzione di componenti per l’industria petrolchimica, per la realizzazione di uno stabilimento con sbocco al mare a Monfalcone. Il progetto, analizzato ieri a Udine in un incontro fra i rappresentanti dell’azienda e il vicpresidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Luca Ciriani, prevede l’assunzione di 350 persone (per la maggior parte tecnici qualificati) e la riconversione dell’area ex Ineos, in zona portuale, per una superficie di circa 200mila metri quadrati. Gli investimenti saranno sostenuti con interventi della finanziaria regionale Friulia per 7,5 milioni di euro e del Frie, con un finanziamento agevolato di 20 milioni. Lo stabilimento – è stato detto – diventerà operativo in meno di un anno e la produzione sarà avviata a metà 2011.
«È stato portato a compimento – ha detto Ciriani al termine dell’incontro con i titolari della Mangiarotti, Paolo Di Salvio e Tarcisio Testa, e l’amministratore delegato, Aniceto Tubaro – un importante piano di marketing territoriale. Il lavoro svolto – ha aggiunto – mette in evidenza come il nostro territorio possa essere competitivo e attrattivo se sostenuto con politiche e strumenti finanziari in grado di dare agli imprenditori supporto tecnico-finanziario e logistico».
Sede legale a Sedegliano, in provincia di Udine, la Mangiarotti gestisce dal Friuli Venezia Giulia il proprio business nel settore della componentistica per il petrolchimico.
Nel 2007 ha attivato una strategia per aggredire il mercato della componentistica delle centrali nucleari, acquisendo la Ansaldo-Camozzi di Milano. Il piano di sviluppo in questo settore ha evidenziato la necessità per la Mangiarotti di ottenere una migliore logistica, in particolare realizzando uno stabilimento con accesso diretto al mare.
Da qui, l’azione congiunta di Friulia e della Direzione regionale Attività produttive per candidare l’area occupata negli ultimi anni dall’ex Ineos alla riconversione, utilizzando a questo scopo una superficie di 200mila metri quadrati.

Il Piccolo, 08 giugno 2010
 
RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE. INTERPELLANZA IN REGIONE 
Antonaz: difficile accesso ai corsi per i cassintegrati della Eaton

Avvolti nella più assoluta incertezza sul futuro della propria fabbrica e del proprio lavoro, i dipendenti di Eaton hanno guardato con interesse ai corsi “professionalizzanti” obbligatori per chi sta usufruendo della cassa integrazione in deroga. C’era chi pensava di poter utilizzare davvero il percorso formativo, fra l’altro molto impegnativo (624 ore con frequenza minima di 313), per trovare un nuovo mestiere e passare dai torni e le macchina a controllo numerico al bancone del macellaio o al forno del pizzaiolo, mettendosi del tutto in gioco. I lavoratori che hanno chiamato le agenzie formative si sono però sentiti rispondere che per frequentare corsi di questo tipo bisogna raggiungere Trieste, Udine o Pordenone, con costi che quindi diventano pesanti per un cassintegrato a 800 euro al mese, o che i corsi non erano stati attivati del tutto per mancanza del numero minimo di iscrizioni. «Così i lavoratori sono stati inseriti d’ufficio in percorsi formativi di inglese e di informatica – riferisce il consigliere regionale del Prc, Roberto Antonaz, dopo aver parlato con diversi dipendenti di Eaton -. Meglio di niente, ma l’’impressione è che si tratti di un parcheggio che non dà realmente la possibilità di crearsi una nuova professione e garantirsi un futuro lavorativo concreto». E’ quanto Antonaz sottolinea nell’interpellanza che ha deciso di presentare alla Regione, competente in materia di riqualificazione professionale.

Il Piccolo, 10 giugno 2010
 
Pizzolitto chiede garanzie al Gruppo Mangiarotti per gli ex dipendenti Ineos
Incontro per esaminare le prospettive occupazionali Il sindaco visiterà l’impianto

Assicurazioni sull’impiego di manodopera locale, a partire dai lavoratori dell’ex Ineos. A rinnovare la richiesta ai rappresentanti del Gruppo Mangiarotti, è stato il sindaco Gianfranco Pizzolitto, in occasione di uno specifico incontro. L’incontro ha permesso di fare un esame generale dello stato dei lavori di realizzazione del nuovo stabilimento, nell’area ex Ineos, che si sviluppa su una superficie di 200mila metri quadrati, nella zona industriale del Lisert. Nei prossimi giorni, il primo cittadino eseguirà un sopralluogo per verificare le opere in corso. Il sindaco, dunque, ha rinnovato la richiesta di assorbire nel nuovo stabilimento i lavoratori dell’ex Ineos, compatibilmente con le caratteristiche professionali funzionali all’attività produttiva. L’azienda, infatti, che nel sito monfalconese produrrà apparecchiature per il settore nucleare, cerca personale specializzato. Il sindaco, peraltro, durante l’incontro, ha sottolineato che «l’Amministrazione provinciale, come reso noto dal presidente Enrico Gherghetta, in considerazione che le lavorazioni previste comportano l’impiego di personale altamente qualificato, si è attivata per promuovere idonei corsi di formazione».
Un’aspettativa, quella di attingere dai lavoratori dell’ex Ineos e dalla manodopera locale, legata anche alla collaborazione e al contributo garantiti dalle istituzioni pubbliche, ai fini del decollo dell’operazione di riconversione del sito industriale. L’investimento è di circa 100 milioni di euro e si avvale di un intervento da parte della finanziaria regionale Friulia per 7,5 milioni di euro e del Frie, attraverso un finanziamento agevolato di 20 milioni di euro.
Lo stabilimento in costruzione nell’area industriale del Lisert, diventerà operativo, è stato confermato durante l’incontro tra il sindaco e i rappresentanti del Gruppo Mangiarotti, in meno di un anno. La produzione sarà avviata a metà 2011. Attualmente, è in fase avanzata la realizzazione del capannone su un’area di 40mila metri quadrati, mentre nel progetto è prevista anche la realizzazione della palazzina uffici e direzionale, nonchè della mensa per i dipendenti. La struttura potrà essere, inoltre, ampliata in relazione all’andamento produttivo. Il sindaco Pizzolitto ha sottolineato il valore strategico rappresentato per Monfalcone dalla logistica e dall’infrastrutturazione dell’area del Lisert e le opportunità rilevanti derivanti dall’accesso al mare e dalla vicinanza del porto, che consentono anche in una situazione di crisi economica come quella in atto, di guardare con fiducia al futuro industriale del territorio.

Il Piccolo, 09 settembre 2010
 
STABILIMENTO DI 40MILA METRI QUADRATI PRONTO IL PROSSIMO ANNO
ASSUNZIONI 
Avviato il processo di riqualificazione della manodopera che verrà immessa in produzione
Nuove prospettive occupazionali per gli operai Eaton ed Eurogroup in cassa integrazione
Alla Mangiarotti i lavoratori delle aziende in crisi
 

di LAURA BORSANI

Lo stabilimento Mangiarotti, nella zona industriale del Lisert, sta prendendo forma. Le dimensioni dei capannoni industriali si stagliano con tutta la loro imponenza, a dimostrazione della portata dell’investimento nell’ambito della riconversione del sito che aveva ospitato la Ineos, a fronte di un impegno di 100 milioni di euro. Nel complesso industriale si stanno completando le fondazioni delle macchine utensili che dovranno essere installate, collaudate e certificate. Lo stabilimento, che si sviluppa su un’area di 40mila metri quadrati, dovrebbe venire ultimato il prossimo anno per poter presumibilmente entrare in funzione nel secondo semestre del 2011. L’occupazione a regime prevede 200 posti di lavoro. L’attivazione del sito industriale sarà comunque graduale, prevedendo una partenza con una quarantina di lavoratori.
Una realtà che avanza malgrado l’economia stenti a riprendersi. Un segnale in controtendenza, che prospetta ricadute positive per il territorio. Il processo di formazione dei lavoratori, destinati alla produzione di apparecchiature per il settore nucleare, attinge anche dalle realtà aziendali colpite dalla crisi. Come la Eurogroup, azienda in liquidazione per la quale gli 86 lavoratori sono stati messi in Cigs a zero ore. Ma anche la Eaton, con i suoi 280 dipendenti in cassa integrazione in deroga. Un percorso che, ha spiegato il direttore generale della Mangiarotti Spa, attualmente operante negli stabilimenti di Pannellia di Sedegliano e a San Giorgio di Nogaro, rientra nell’ambito di uno specifico accordo stipulato con le organizzazioni sindacali locali. Si tratta di individuare personale adatto all’impiego di un settore in cui le richieste in termini di professionalità sono estreme. «Le esperienze professionali compatibili con questa tipologia sono poco diffuse nel territorio – spiega il direttore generale, Davide Vanin -. La società pertanto sta assumendo personale della zona, ma lo sta inserendo negli attuali stabilmenti friulani, con lo scopo di fare un percorso di formazione adatto». A oggi sono stati assunti e affidati negli stabilimenti friulani una dozzina di lavoratori. Sono stati anche assorbiti alcuni dipendenti dell’ex Ineos, per i quali la riqualificazione professionale è risultata compatibile con le esigenze produttive. L’azienda è continuamente alla ricerca di personale ad alto profilo, destinato al settore assicurazione qualità, ingegneria e gestione. L’obiettivo è quello di consolidare il rapporto con il territorio e il tessuto sociale. «Laddove risultano realtà in crisi e surplus di personale – spiega Vanin -, l’azienda è disponibile a valutarne l’eventuale assorbimento. La nostra strategia è quella di inserirci nel territorio». Sul fronte milanese, l’azienda sta mantenendo le promesse indicate nel piano industriale, con la costituzione del Centro di riferimento sulle tecnologie di saldatura dei componenti nucleari. A Cinisello Balsamo la società ha acquisito un sito con un migliaio di metri quadrati. Stanno partendo le attività di sistemazione per essere operativi ai primi mesi del 2011. La società ha già assunto alcuni ingegneri nuclerari e laureati in fisica per consolidare la struttura milanese.
 
MANGIAROTTI. COMPONENTI PER CENTRALI NUCLEARI AL POSTO DELLA SODA 
Ecco cosa resta della vecchia Solvay 
L’azienda costruì anche un intero quartiere per i propri dipendenti

La Mangiarotti, che produce componenti per cnetrali nucleari, provvederà al restauro della palazzina storica Solvay, per mantenere un elemento della storia produttiva monfalconese e per impiegarla come sede di rappresentanza e commerciale dell’azienda, una sorta di gasthaus per ospitare i clienti.
È inoltre prevista la realizzazione della mensa che sarà costituita da pareti a vetro permettendo così una vista sul parco. Ma Monfalcone è piena di testimonianze della presenza pluridecennale dello stabilimento Solvay, che produceva soda, parte ancora inglobate all’interno della vecchia fabbrica, parte connesse con questa, come il villaggio delle ville dei dirigenti, parte distribuite in città nell’area compresa tra via Romana e via Valentinis.
Scomparsa invece la testimonianza forse più sgradevole, il ”mare bianco” di carbonato di calcio, ancora ben presente nel dopoguerra che comprendeva l’enorme area, ora portuale, ai confini con quella, pure scomparsa, di ”Marina vecia”. Una città nella città, quella della colonìa Solvay, con tanto di campo sportivo – l’”Ernesto Solvay” ovviamente -, ribatezzato Comunale in tempi più recenti dopo l’abbandono della multinazionale belga.
Una sorta di seconda Panzano, quella della Solvay, che aveva il suo epicentro lungo l’attuale via Valentinis, minuziosamente descritta da Anna Maria Sanguineti nel suo libro ”La Colonìa della Solvay. La fabbrica, il villaggio e i ricordi”.
C’era, e c’è ancora, il villaggio delle case degli impiegati, cinque palazzine quadrifamiliari in perfetta simmetria con tanto di terrazza sulla strada principale. Accanto, gli otto stabili delle case degli operai dove una scala centrale in pietra conduceva ai vari piani. In ogni piano si affacciavano quattro abitazioni.
Più fortunati quelli del pianterreno che potevano disporre di un orto. Gratis il carbone per riscaldarle, lo forniva la Solvay. Quasi tutti questi edifici sono stati ristrutturati e rientrano in parte nel patrimonio Ater.
Il villaggio per i dirigenti – o meglio, per ”ingegneri e capiservizio” – è sopravvissuto accanto allo stabilimento. Obiettivo del Comune è favorire un suo recupero quanto meno come testimonianza del passato. Ma a Monfalcone, sparsi per la città, gli edifici Solvay sono ancora numerosi. Tra le abitazioni degli impiegati e quelle degli operai, c’è ancora l’ex dopolavopro ”Ernesto Solvay”, ora ufficio postale distaccato e ambulatorio rionale del rione Romana-Solvay, allora edificio di svago riservato ai lavoratori della multinazionale, ma anche mini-ospedale e sala riunioni. Poco lontano, alla fine di via Valentinis, il doposcuola in stile Ventennio, riconvertito in magazzino comunale e deposito.
Ma la Solvay garantiva anche prestiti e mutui agevolati ai suoi dipendenti per costruirsi le case. E così ci sono le villette eleganti per gli impiegati e i dirigenti, tra le vie Matteotti, Marziale, Fratelli Fontanot e Carducci, e quelle (più semplici e scarne) per gli operai, in via del Carso e via del Lisert. E ”made in Solvay” è anche la casa-celibi di via Romana, trasformatasi poi in casa di riposo Dessenibus e, ora, in Centro di salute mentale. (f.m.)

Il Piccolo, 18 agosto 2009 
 
ESATTAMENTE 2 ANNI FA SI CONCLUSE LA CLAMOROSA OCCUPAZIONE DEL SILOS  
Ineos, altri 12 mesi di mobilità per cento Solo nel 2011 la fine della riconversione
 
 
Sono scesi ormai due anni fa dal silos dell’ex Adriaplast ed ex Ineos Films, dov’erano rimasti diversi giorni per cercare di salvare il proprio posto di lavoro e quello di altri 150 colleghi. Il silos nel frattempo è scomparso, mangiato dalle ruspe che stanno lavorando alla riconversione del sito industriale del Lisert, e i “pirati” dell’Ineos non hanno ottenuto quanto invece hanno portato a casa con la loro protesta i colleghi della Innse di Milano, acquistata da Camozzi che riattiverà la produzione mantenendo tutti i posti di lavoro. L’ex Ineos, chiusa nell’aprile 2007 dall’omonima multinazionale britannica a nemmeno due anni dall’acquisto da Solvay, è stata sì acquistata da Mangiarotti, ma la riconversione in stabilimento per la produzione di grandi componenti per il nucleare si concluderà appena verso la fine del prossimo anno-inizio 2011. Intanto per i primi lavoratori, quelli con un’età sotto i 40 anni, la mobilità scade in questi giorni. Si tratta comunque solo di due-tre persone alla cui ricollocazione sta attivamente lavorando la Provincia, mentre sono 94 quelli con un età sopra i 40 anni che rimangono ancora in mobilità per almeno un altro anno, però con un’indennità ridotta e che si aggirerà tra i 500 e i 600 euro al mese. «Il caso Ineos è quindi tutt’altro che chiuso – sottolinea Tiziano Pizzamiglio, già coordinatore della Rsu di stabilimento, uno dei lavoratori che protestarono salendo sul silos -. Abbiamo avuto di recente incontri con la Provincia, che si sta impegnando molto per individuare delle opportunità di lavoro. Va detto, però, che i corsi di riqualificazione e formazione professionale previsti due anni fa partiranno forse solo a settembre. Più il tempo passa più si creano situazioni pesanti, però, perché ci sono famiglie che scoppiano e lavoratori che entrano davvero in crisi». Insomma, a due anni dalla discesa dal silos, «molto c’è ancora da fare e da applicare». Ecco perché alcuni degli ex lavoratori Ineos stanno pensando, se non arriveranno a breve segnali concreti, di riprendere le fila dell’attività di sensibilizzazione effettuata nei mesi successivi alla chiusura della fabbrica, storica presenza per Monfalcone grazie a Solvay. «Sì, c’è un gruppo di persone disposto ad attuare – conferma Pizzamiglio – un’altra forma di protesta con le caratteristiche solite, quindi pacifica e democratica, ma comunque ad alta visibilità. Speriamo però non ce ne sia bisogno». Il presidente della Provincia Enrico Gherghetta, che sta seguendo di persona la ricollocazione delle ex maestranze Ineos, spiega come sopra i 40 anni ci siano appunto 94 persone, quindi ancora in mobilità, ma come una ventina di queste siano di fatto collocate. Una parte consistente del resto dei lavoratori sarà inserita nei corsi per magazziniere e in quelli, al via in settembre, per saldatore agganciati alle realtà industriali isontine. «Altri saranno in mobilità lunga fino al 2011 – aggiunge il presidente della Provincia -, mentre di una ventina di lavoratori abbiamo perso le tracce, nel senso che non si sono rivolti al nostro servizio per l’impiego. Stiamo in ogni caso gestendo i casi urgenti attraverso la task force dedicata, alla quale partecipa l’assessore al Lavoro Alfredo Pascolin ed è coordinata da me. Come ho promesso, non lasceremo solo neanche un lavoratore dell’Ineos».

Il Piccolo, 18 giugno 2009 
 
PORTO INCONTRO TRA IL SINDACO, L’IMPRENDITORE E L’ENTE CAMERALE  
Area contesa tra Aspm e Mangiarotti  
Partiranno entro l’estate le opere dell’azienda che ha acquisito lo stabilimento Ineos
 
 
Il progetto di Mangiarotti per la riconversione del sito ex Ineos si apre a prospettive di sviluppo. Lo conferma l’incontro che il sindaco Gianfranco Pizzolitto ha avuto con la società e l’Azienda speciale per il porto per tentare di arrivare a una composizione degli interessi che Mangiarotti e Aspm hanno sull’area compresa tra via Vittorio Veneto e via Timavo. Il terreno è di proprietà di Mangiarotti, che l’ha acquistato da Ineos ed è, in base al Piano regolatore comunale, destinato a servizi per l’industria, ma da tempo era considerato funzionale al progetto ”Autostrade del mare”, finanziato dal ministero dei Trasporti con 25 milioni di euro e di cui è stato finora realizzato il piazzale da 40mila metri quadrati. «Siamo in presenza di due progetti importanti – spiega il sindaco – come il terminale per il cabotaggio, che ha un reale bisogno di aree per il suo sviluppo, e il progetto di Mangiarotti, pure fondamentale per l’economia territoriale, perché si apre a prospettive ulteriori. Lo sforzo che stiamo effettuando è quindi quello di tentare di armonizzare i due progetti, per fare in modo che coesistano, portando la crescita attesa per l’economia».
Il progetto di Mangiarotti vale 100 milioni di euro e prevede una riconversione dell’ex fabbrica di materie plastiche nella produzione di grandi componenti per centrali nucleari. La società friulana prevede quindi di demolire i fabbricati industriali esistenti nell’area per soppiantarli con un unico grande cappannone. Viene costruita inoltre una nuova palazzina direzionale, pur mantenendo due edifici storici di epoca Solvay. Il progetto è andato ieri all’esame della commissione edilizia per il parere necessario al rilacio della concessione edilizia che, come conferma l’assessore all’Urbanistica Massimo Schiavo, è ormai imminente, visto che gli uffici hanno ormai concluso la loro istruttoria. I lavori potrebbero quindi partire a breve, forse già quest’estate, per concludersi nel 2011. La logistica dell’area, inserita nel contesto industriale-portuale del Lisert, rimane quindi interessante per la società che potrà avere accesso diretto alla banchina e quindi semplificare il trasporto degli enormi manufatti assemblati. Nel frattempo si prepara ad assumere una forma più compiuta anche il progetto Autostrade del mare, che l’Azienda speciale sta realizzando con i finanziamenti statali. Di fatto ultimato il piazzale a servizio del traffico di cabotaggio, l’Aspm sta per mandare in gara la sistemazione della banchina nel tratto degli ormeggi 1 e 2, un intervento da 8 milioni di euro che non prevede però la realizzazione di un dente fisso per l’attracco dei traghetti che, secondo Fincantieri, avrebbe potuto creare difficoltà all’attività dello stabilimento. Tra le ipotesi della nuova variante generale del Piano regolatore c’è fra l’altro lo spostamento dell’attività di cabotaggio in un’altra area del porto. «Per quanto mi riguarda credo però si debba andare avanti nell’area già individuata a questo scopo», sottolinea il sindaco.
Laura Blasich

Messaggero Veneto, 24 giugno 2009
 
Una nuova azienda sull’area dell’ex Ineos  
Via libera del consorzio per lo sviluppo industriale all’insediamento della Mangiarotti Spa
 
 
MONFALCONE. Con il parere positivo del consiglio di amministrazione del Consorzio per lo sviluppo industriale e della commissione edilizia del Comune di Monfalcone, il progetto per l’insediamento di Mangiarotti Spa (azienda leader mondiale nella costruzione di apparecchiature a pressione per le industrie chimiche e petrolchimiche e per il settore del nucleare) sull’area dell’ex Ineos a Monfalcone può muovere i primi passi, avviandosi a diventare a breve realtà.
Tra qualche giorno si terrà, infatti, l’incontro definitivo tra i responsabili della Mangiarotti e i vertici del Consorzio. «Si tratta di un progetto molto importante – spiega il presidente dell’ente, Renzo Redivo –, da noi sposato nella sua totalità, non soltanto perché prevede un recupero dell’area, ma anche perché è importante occasione di rioccupazione per le maestranze dell’ex Ineos». L’insediamento di Mangiarotti, che andrà a recuperare appunto il sito di via Timavo, ha quindi ricevuto il via libera unanime del consiglio di amministrazione dell’ente ed è stato esaminato favorevolmente anche dalla Commissione edilizia, alla quale era presente l’organo dirigenziale del consorzio.
Con oltre 320 addetti fra gli stabilimenti in Friuli e Milano, un fatturato 2008 di oltre 140 milioni di euro (pur se con dati provvisori), la Mangiarotti è una delle quattro principali realtà al mondo per la realizzazione di componenti per la creazione di reattori nucleari con generatori di vapore, che opera al 97% sul mercato estero (dal Venezuela alla Cina fino alla Finlandia) con player tra i più importanti al mondo nel settore del nucleare e società petrolchimiche a livello di Exxon, Mobil e Total. «Le possibilità di ampliamento previste dalla logistica del territorio – spiega il direttore dell’ente, Giampaolo Fontana – permettono di concentrare nella zona le diverse tipologie di produzione che la Mangiarotti intende portare a Monfalcone grazie alle commesse già avviate e di futura programmazione».
L’importanza del nuovo insediamento industriale risulta fondamentale anche in quanto prova concreta della bontà delle strategie finora attuate dal Consorzio in materia di logistica e infrastrutture: a far cadere la scelta di Mangiarotti sull’area ex Ineos è stata infatti principalmente la possibilità di servirsi della logistica offerta dalle aree industriali di competenza consortile e delle infrastrutture realizzate dal Consorzio in questi anni. In particolare, la vicinanza delle banchine portuali permetterà il trasporto via mare dei grossi impianti che verranno realizzati.
I pareri positivi ottenuti permettono a Mangiarotti di dare il via definitivo al progetto, i cui lavori per la realizzazione potrebbero partire fra breve per concludersi nel 2011. Proprio su tale argomento, nei prossimi giorni, si terrà l’incontro fra i vertici del consorzio industriale e l’azienda.

Il Piccolo, 24 giugno 2009
 
DAL CONSORZIO INDUSTRIALE  
Secondo ok al piano Mangiarotti  
Nell’area ex Ineos si produrranno componenti per centrali nucleari
 
 
Anche il cda del Consorzio industriale ha dato il via libera, dopo la Commissione edilizia del Comune, al progetto della Mangiarotti per la riconversione dell’area industriale ex Ineos Films. A breve ci sarà un nuovo incontro tra i vertici del Csim e quelli della società che ha acquistato l’area per destinarla alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari, per fare il punto sull’attuazione di un’operazione da 100 milioni di euro, quanto Mangiarotti ha previsto di investire per modificare la destinazione produttiva dell’ex Ineos. «È un progetto molto importante – afferma il presidente del Consorzio industriale, Renzo Redivo -, da noi sposato appieno, perché non solo prevede un recupero dell’area, ma anche un’occasione di nuova occupazione per le maestranze dell’ex Ineos». Le possibilità di ampliamento consentite dalla logistica del territorio, come spiega invece il direttore del Csim Gianpaolo Fontana, permettono inoltre «di concentrare nella zone le diverse fasi della produzione che la Mangiarotti intende portare a Monfalcone grazie alle commesse già in programma». Mangiarotti ora dovrebbe ottenere in tempi piuttosto stretti la concessione edilizia dall’ente locale e così avviare l’effettiva riconversione del sito che, stando alle previsioni della società, dovrebbe concludersi nel 2011.

Il Piccolo, 27 giugno 2009 
 
MANGIAROTTI INTENDE INSEDIARE UN SITO PER LA PRODUZIONE DI COMPONENTI PER CENTRALI NUCLEARI  
Demoliti i vecchi capannoni dell’ex Ineos  
Per 80 anni sede della Solvay. Scomparso un pezzo di storia industriale e sociale della città
 
 
La riconversione dell’ex Ineos Films è già iniziata. La Mangiarotti Spa ha avviato e ormai quasi concluso le demolizioni delle strutture esistenti nell’area, affacciata sul porto di Monfalcone e di proprietà per quasi ottant’anni della Solvay, che l’aveva ceduta poi a Ineos nel 2005. Mangiarotti vuole poter contare sul terreno sgombro da manufatti nel momento in cui il Comune rilascerà la concessione edilizia all’edificazione, dopo quella alle demolizioni, così da avviare subito la costruzione delle strutture destinate alla produzione. Mangiarotti punta del resto a realizzare il capannone destinato alla produzione di grandi componenti per centrali nucleari nell’arco di un anno e di avviare quindi l’attività all’inizio del 2011, come ha confermato ieri l’amministratore della società Paolo Di Salvio nell’incontro con i vertici del Consorzio industriale, interessato a individuare delle sinergie con il proprio intervento di recupero dell’ex foresteria Adriaplast. La società non deroga dall’obiettivo che si è data, nonostante la portata dell’operazione di riconversione del sito industriale e non solo dal punto di vista finanziario (100 milioni di euro di investimento). Il capannone destinato alla produzione coprirà un’area di 40mila metri quadri e avrà un’altezza variabile tra i 23 e i 32 metri e la società già ipotizza un possibile ampliamento per altri 20mila metri quadri. Nell’area è poi prevista la costruzione di un fabbricato di 1.800 metri quadri per la mensa dei dipendenti, mentre in quella compresa tra via Timavo e via Vittorio Veneto, ora esterna al perimetro dello stabilimento, sorgerà la nuova palazzina uffici e direzionale con una superficie di 3.600 metri quadri. Della vecchia Adriaplast, e quindi della storica presenza della Solvay a Monfalcone non rimarrà quindi pressoché nulla, perchè, dopo il silo su cui nel 2007 solirono alcuni lavoratori per protestare contro la chiusura della fabbrica, perché sarà demolita anche la palazzina uffici. Stabile che si trova adiacente all’ingresso da via Timavo, che sarà mantenuto, ma affiancato da due nuovi accessi su via Vittorio Veneto, uno per la zona residenziale delle “ville” Solvay e l’altro per i mezzi dei fornitori e parcheggio per i dipendenti. L’attuale ingresso alla zona residenziale sarà invece impiegato per accedere alla palazzina direzionale. Il progetto comprende anche la ristrutturazione di una delle residenze storiche vicine al sito industriale. «E’ una bifamiliare liberty – ha spiegato l’architetto Francesco Bonetti, che segue il progetto – che si pensa di adibire a foresteria interna». All’avvio dell’attività l’occupazione dovrebbe attestarsi sui 200 dipendenti, altamente qualificati, come ha ribadito ieri l’ad di Mangiarotti. Resta da capire che fine abbiano fatto i corsi di riqualificazione promossi dalla Provincia degli ex lavoratori Ineos, per i quali la mobilità scade a metà agosto, e non solo. (la. bl.)

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